04 maggio 2012

Prepararsi alla luna gigante

Lasciando cadere la palpebra fino al crollo della capoccia, con l'autosabotaggio a suggerire una cosa e il suo contrario. Ignorando il futuro, giacché la mantica della pelle di luna può sì farlo immaginare, ma senza portarsi troppo avanti, pena l'anestesia del gusto. Il minuetto al pianoforte si sente a intermittenza fra canzoni sconosciute, laggiù ci son sirene che non vengono dal mare ma coi lampeggianti e intanto un aereo solca il vento blu.

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P.S.: come bonus fotografico, la serie Moon di Tomohide Ikeya.

03 maggio 2012

Cose di case

Domani è 'O quatto 'e maggio e una volta, vent'anni fa, traslocai davvero proprio in quel giorno. Con la mia compagna andai ad abitare alla Bovisa, dove avevamo acquistato un minuscolo appartamento al primo piano.

Per la serie "il mondo è piccolo"*, ieri dalla logopedista era seduto accanto a me un anziano signore siciliano; ne ho riconosciuto il cognome e mi è scattato il flash mnemonico; al mio interrogativo ha confermato: quella casa l'avevamo comprata proprio da lui (che però non vi abitava, lo vedemmo mezza volta per la firma dal notaio).

* poi io ci aggiungo sempre "...e la rete è grande", ma in questo caso non c'entra.

02 maggio 2012

Figli pellegrini

Bello lo spettacolino sui Pilgrim Fathers messo in scena dagli scolari di prima e seconda media della Maffucci, perlomeno per noi genitori accorsi ad applaudire i pargoli, che si sono cimentati chi con la recitazione di qualche battuta in inglese nelle vesti dei Padri Pellegrini, chi con l'esecuzione della colonna sonora di accompagnamento ispirata a L'ultimo dei Mohicani. Il patatino mi ha fatto gonfiare d'orgoglio e contentezza per essersela cavata benissimo in entrambi i ruoli, ma soprattutto per aver superato il suo imbarazzo da palcoscenico, uscendone soddisfatto e divertito.

01 maggio 2012

Merenda

Intorno a un tavolo a far merenda, un tavolo tondo con una grande ciotola di fragole, un paio di teglie di crostata fatta in casa dalla nonna e una caraffa di mascarpone preparato dalla nipotina, intorno a un tavolo rotondo in semplicità, con una sufficiente dose di allegria per godersi le battute, con una grande dose di piacere per il fatto di vederli lì, figli e nipoti, cresciuti, cresciuti bene e belli, con quanto basta di stupore per il confronto con il ricordo immortalato in fotografie di fine secolo, proprio sulla poltrona accanto, il tutto innaffiato di gioia per la possibilità di condividerlo con le tre generazioni presenti, lì intorno a un tavolo, con la dolcezza di una merenda fatta in casa.

30 aprile 2012

Età adulta?

Quando al funerale ho visto la mia amica piangere accanto alla bara dell'anziano genitore, anziché immedesimarmi in lei sono balzato nel futuro e ho pensato con tenerezza a mia figlia; all'evidente dolore della perdita si è sovrapposta la percezione del distacco, ma dall'altro punto di vista, quello ignoto, dal buio dell'interno della bara o dalla luce dell'ineffabile eterea essenza, chissà. In pratica, è come se mi fossi immedesimato nel morto, ma sentendomi vivo e sereno, in tranquilla incosciente salda tenera dolcezza.

29 aprile 2012

Con una certa frequenza

Un momento in cui impreco è quando Radio Maria, con illegale prevaricazione, va a sovrapporsi alle frequenze di trasmissione di Radio Popolare, sulla quale i miei apparecchi casalinghi sono sempre sintonizzati.
RP, soprattutto per l'informazione, è una radio imprescindibile, ma senza santi in paradiso... anche per questo la sostengo (con l'abbonamento).

28 aprile 2012

I freni alla passione

A proposito di rinunce, mi dispiace molto perdermi oggi il Workshop di traduzione letteraria dal francese tenuto da Yasmina Melaouah (l'ottima traduttrice di Daniel Pennac) e organizzato da Dori Agrosì per N.d.T. - La Nota del Traduttore.

Stamattina prima del risveglio ho perfino sognato che ci andavo comunque un momento... e che poi non riuscivo più a venir via. Evidentemente la carica ammaliatrice di questo tipo di incontri agisce potente su di me anche a livello subliminale, se non addirittura nell'inconscio.

Per tenersi informati sulle prossime iniziative, basta iscriversi alla newsletter.

27 aprile 2012

Dovere

Come mi dispiace, quanto mi dispiace, eccome se mi spiace rinunciare alle cose belle da fare perché ce ne sono altre che vanno fatte per forza. E quando lo so, che starò per qualche ora dentro a quel dispiacere, devo compensare in qualche modo: questo è certo un buon metodo, salvo che ingrassa (quando ricorro ai gelati) o fa consumare tempo (se indulgo al cazzeggio in rete o all'ennesima visione di un bel film), tempo che di conseguenza mi ritroverò a rincorrere, tempo che dovrò un po' impiegare a correre, anche, per smaltire. Certo ci sarebbero altri modi e metodi per compensare, ma non dipendono solo da me, ahimè.

26 aprile 2012

Bombe del passato

Di Guernica, nel senso del massacro civile provocato dai bombardamenti nazifranchisti nel 1937, ricorre oggi l'anniversario. Lo ricorda anche questo segnapagine.

Guernica, Pablo Picasso

Di Guernica, nel senso del capolavoro di sintesi realizzato da Picasso, ricordo la sala dedicata al Reina Sofia, l'apprezzamento e l'emozione, ma, insieme, che il respiro corto di poco dopo, cortissimo, fu dovuto al fatto che lei, rimasta in hotel per stanchezza, mi mancava troppo, da troppe decine di minuti, e il fatto di saperla altrove, ma raggiungibile in poche fermate di metrò, mi fece affrettare il resto della visita, saltare diverse sale e precipitarmi a ripercorrere il tratto Atocha - Sol al più presto, per ricominciare a respirare, almeno per un po'.

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edit 2017: su gentile richiesta di Louise di Artsy, segnalo la pagina da loro dedicata a Pablo Picasso.

25 aprile 2012

Festa

Un po' cla-clang lo faceva, la bici, ma si è proprio comportata bene stamattina, rimanendo gonfia e funzionante fino alla fine del giro, bello per i simboli e i ricordi, per le persone partecipanti e per lo splendore della giornata che si è dipinta per noi alla Bovisa.

Nel pomeriggio c'è stato tempo per godersi un pezzetto di manifestazione in centro, e in quel pezzetto coglierne la parte che più mi piace, quella della festa, celebrata musicalmente dapprima attraverso i canti delle Voci di mezzo in piazza san Carlo, ai quali ho partecipato pure io per un po' (ovviamente senza forzare), poi sui ritmi dei Mitoka Samba in corso Vittorio Emanuele e infine con le esecuzioni della Banda degli Ottoni a Scoppio, che dopo aver sfilato in corteo eseguendo il repertorio tradizionale (che comprende per esempio Bella ciao e Ale Brider, Fischia il vento e L'Internazionale, Ederlezi e Siamo i ribelli della montagna), si è fermata sul lato del Duomo esibendosi anche in una rivisitazione di Luglio, agosto, settembre degli Area (oltre a Nkosi Sikeleli Africa).

Mi è piaciuta particolarmente l'atmosfera di condivisione fattiva con i canti popolari guidati dalle Voci di mezzo, ai quali si univa chiunque ne avesse voglia, seguendo i testi fotocopiati e distribuiti (tra cui: E anche per quest'anno, Gorizia, L'estaca, Addio morettin, Cosa rimiri mio bel partigiano).

Come pezzo del giorno eleggo il brano catalano L'estaca (il palo), che dice:
"Se io tiro forte di qui e tu tiri forte di là, sicuro che cade, cade, cade e potremo liberarci".

Ora:
- se vuoi leggere il testo e ascoltarlo nella versione delle Voci di mezzo, clicca qui;
- qui trovi l'originale di Lluís Llach;
- se invece preferisci una rivisitazione vivace, ascolta lo ska basco dei Betagarri;
- infine, eccoti la versione in occitano di Lou Dalfin: Lo pal.

24 aprile 2012

Buon venticinque aprile!

Domani mattina - fazzoletto rosso al collo - porterò, porteremo corone di fiori ai partigiani della Bovisa.

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23 aprile 2012

Chi, mica quello lì?!

- Il numero di Avogadro.
- Eh?
- Come, non lo conosci?
- Mmh, non mi pare, però aspetta che controllo, magari ho il suo indirizzo e-mail.

22 aprile 2012

Poesia e traduzione (poesia è traduzione)

Sono contentissimo dell'esperienza di ieri: il Workshop di traduzione letteraria dall'inglese - Poesia tenuto da Franco Buffoni è stato un vero nutrimento per l'anima.

La premessa teorica, ovviamente schematica dato il poco tempo a disposizione, ha fatto riferimento alla traduttologia, giovane scienza che coniuga i formalismi della linguistica teorica e i principi della filosofia estetica grazie ai concetti di avantesto, ritmo, poetica, intertestualità, movimento del linguaggio. Prendevo appunti e piacevolmente riecheggiavano da un lato gli esempi di teoria e pratica della traduzione presenti già nei primi numeri della rivista Testo a fronte, dall'altro il ricordo del corso di laurea allo IULM di qualche lustro fa.
Passando alla pratica, abbiamo esaminato i nostri timidi tentativi di tradurre versi generati da mostri di calibro assoluto (W.H. Auden, D.H. Lawrence, Ezra Pound, T.S. Eliot), grandi da poco scomparsi (Allen Mandelbaum) e qualche nuova voce (Kate Clanchy). Questo prima di confrontarci con le soluzioni spesso geniali di Franco Buffoni stesso, dal suo Quaderno di traduzioni appena uscito per Marcos y Marcos col titolo Una piccola tabaccheria.

Così è stato possibile esemplificare e provare ad applicare il concetto di "lealtà" del traduttore spiegato nella premessa del volume: Mia ferma convinzione è che non di “fedeltà” si dovrebbe parlare bensì di “lealtà”. Il termine fedeltà connota guanciali, lenzuola e sotterfugi; il termine lealtà due occhi che fissando altri occhi dichiarano amore ammettendo un momentaneo “tradimento”. Sono stato leale alla tua altezza poetica, tradendoti qui e qui e qui: l’ho fatto per restare il più lealmente possibile alla tua altezza.

A un certo punto ci ha illustrato la distinzione operata da Pound tra poesia della melopea (in cui prevale la musicalità), quella della logopea (in cui conta soprattutto il discorso o ragionamento) e quella della fanopea (il cui fulcro è l'epifania o illuminazione). Nel tradurre, individuare l'elemento predominante aiuta a capire che cosa eventualmente sacrificare nella resa. Il livello della sfida però s'innalza inesorabilmente affrontando i grandissimi poeti, capaci di fondere nei propri versi i tre elementi.

A fondere i tre elementi è di sicuro riuscito Franco Buffoni in questo incontro, che è stato una lezione interessante e coinvolgente, un godimento estetico condiviso, un movimento intellettivo piacevole e illuminante. Ascoltarlo leggere o recitare a memoria versi di immensa grandezza e vederseli porgere a portata di gusto mi ha fatto sentire una volta di più fortunato e grato alla complicata bellezza dell'umano vivere.

21 aprile 2012

Fare il verso ai versi

Grazie alla mia amica Dajna e poi a Dori Agrosì di N.d.T. - La Nota del Traduttore, tra poco esco e vado a seguire il seminario di traduzione letteraria sulla poesia che terrà oggi Franco Buffoni, anche per il piacere di rivedere il mio insegnante e relatore per la tesi di laurea dei tempi dello IULM.
L'ho saputo quasi all'ultimo, per cui la mia preparazione è stata scarsa, ma sufficiente a farmi rendere conto che tradurre poesia è il miglior modo di leggerla.

20 aprile 2012

Due cose o tre

Stasera allo Spazio A di Sesto San Giovanni c'è un concerto rock: tra i gruppi che si esibiranno seguirò con particolare partecipazione gli Accauno, in cui suona la batteria mio fratello Beppe. Vieni anche tu?

Poi qui aggiungo un'altra cosa che non c'entra niente, ma dopo, ché adesso devo andare.
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Rieccomi [19:10]. Dice: Ma tu prendi tutto in allegria, come fai. Boh. In verità, giornate e settimane sono sempre contrassegnate anche da torcimenti di pensieri frammisti a malinconia, ma sta di fatto che in un modo o nell'altro gli umori positivi prevalgono e i sorrisi permangono anche senza che ci sia di mezzo un'emiparesi.
Oggi verso mezzogiorno, per esempio, mentre andavo a sottopormi all'ennesima laringoscopia di controllo, la nuvolaglia scura non m'impediva di spaziare con l'immaginazione a gradevoli dettagli cutanei sostenuti da preziosi ricordi. All'uscita, dopo aver fatto da interprete a una giovane signora indiana di nome Krishna, ho indulto alla gola (nel senso del peccato capitale) concedendomi uno stop in una rosticceria siciliana che avevo adocchiato poco prima. Arrivato lì ho avuto due belle sorprese e una conferma: avevano i tavolini per poter mangiare lì, a uno dei tavoli stava seduto un caro amico che non vedevo da tempo, contento e sorpreso quanto me dell'incontro, e le pietanze hanno risposto degnamente alle aspettative. Al Golfo di Mondello di via Murat a Milano mi sono pappato una pasta alle sarde, cui ho fatto seguire un involtino di melanzane e lo sfizio di un mini-arancino, prima di concludere con una cassatina. Uscito di lì, le nuvole avevano fatto spazio all'azzurro, per cui era il cielo stesso a rispondere sorridendo alla mia sorridente sazietà. Mi ci sono crogiolato.

E un'altra cosa ancora: poc'anzi, procedendo verso il sole con l'acqua sul parabrezza, sapevo che da qualche parte, su quelle gocce di pioggia ridente doveva esserci un arcobaleno che non riuscivo a vedere. Poi ho capito che non potevo vederlo, perché tra gli splash radenti delle gomme e le radiosità illuminanti, l'arcobaleno ero io.

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P.S.: riguardo alla laringoscopia, tutto OK.

19 aprile 2012

Grande giro

Mi pare che l'espressione "What goes around comes around" perda un po' del suo senso karmico una volta tradotta in italiano: "Chi la fa, l'aspetti" emana un tono di ammonimento tutto negativo, a scapito del magico rapporto causa-effetto che ammanta il proverbio anglofono.
Come già ebbi a dire, credo nel grande giro e in qualche modo dovrei pure temerlo, se non fosse per il mio quasi fastidioso ottimismo. Lo stesso che mi fece scrivere così:
Maths

If you give two, you will receive 2 times as much.
If you give four, you will receive 4 times as much.
If you give five, you will be given a hand to touch.

If you give twenty, you will receive 20 times as much.
If you give forty, you will receive 40 times as much.
If you give love, you will be given a heartful touch.

18 aprile 2012

Aesculus pavia - ippocastano (var. a fiori rossi)

Oggi ho comprato un ombrello di emergenza dopo un incontro con la logopedista. Un ombrello davvero brutto, ma già dopo aver parcheggiato avevo intenzione di lasciare qualche euro in tasca a quel ragazzo scuro e gentile e all'uscita l'incalzare della pioggia mi ha definitivamente indotto all'acquisto. Un po' mi sono bagnato lo stesso, poi sono salito in macchina e ho attraversato un paio di volte l'autolavaggio celeste versione leggera.

Sul finire del pomeriggio, costeggiando il parco Nord tra un acquazzone e l'altro, ho rallentato fino quasi a fermare l'auto: era di nuovo il momento della fioritura e ho sorriso tra me e me.
Due anni fa, quando scattai quelle foto, anche il cuore stava fiorendo di illusioni nonostante le difficoltà del momento. Ho cullato dolcemente il ricordo, ma senza struggermi e dicendomi che il tempo dei petali non muore mai, che da qualche parte è sempre primavera. Basta non smettere di stupire e prima o poi capiterà nuovamente di tramutare l'allergia in allegria.

17 aprile 2012

Nel caso

Sebbene tutto sfugga via come sabbia di clessidra tra le dita, oggi ho voluto aggiornare la pagina delle Zuccate. Sarà perché, a proposito di tracce, stamane ho rivisto il film Ogni cosa è illuminata.
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* ho aggiornato anche il link a una "zuccata" vera e propria.

16 aprile 2012

Un sogno a prima sera

Mi canticchio mentalmente un motivetto ed ecco, so quando ricanterò per davvero: quando me sentirò 'n friccico ner còre anziché in gola.
Ne rileggo il testo, casualmente vedo l'anno e gli autori e mi dico Toh, non lo sapevo che Tanto pe' canta' fosse un'altra canzone degli anni '30.
Gli occhi guardano qui e ora, ma forse vedono quel che ancora non c'è.

15 aprile 2012

Tu aprile

Non è poi vero che aprile sia il mese più crudele: dipende da quel che ti capita di anno in anno. Dire Aprile spalanca le porte a un sacco di associazioni d'idee, per esempio richiama quel vecchio spettacolo di Paolini, che aprile lo esaltava come simbolo di riapertura e nuovo inizio. Aprile di suo ha tante cose, per esempio il pesce del Primo, per esempio la festa del Venticinque, senza contare i compleanni, che però ci sono anche negli altri mesi a dire il vero. Aprile, per una cosa mia, mi fa venire in mente anche i cioccolatini, quelli nella scatola di Forrest Gump, dolce metafora in allettante confezione, e la voglia di continuare ad assaggiarne, solo che qui intanto i cioccolatini li ho finiti, me li sono mangiati tutti quegli ovetti, quelli rossi fondenti e pure quelli gialli al caffè, tutti quanti, troppo piccoli per placare la golosità dei piccoli vuoti. Però è aprile, dunque trova altre scatole, aprile e ce ne saranno altri. Trovarle le trovi, perché le scatole finiscono solo quando non hai più voglia di aprirle, quando non hai più voglia di aprile.

14 aprile 2012

Centottanta gradi

Insegnami a usare il forno. No, ma quali doppi sensi, figurati, no no, ti giuro che non alludevo alla furnacella. Oddio, ora che mi ci fai pensare, certo... Ok, ok, va be', non prendertela. Dicevo: insegnami a usare il forno. Insegnami per bene, mettitici e fammi spiare i tuoi gesti mentre me li racconti per filo e per segno. Preparazione, disposizione, ingredienti, temperatura, controllo e monitoraggio: tutto, tutto quanto, non dare niente per scontato, perché niente so. Insegnami per bene, ché voglio imparare sul serio. Poi magari non è detto che lo userò molto, ma delle orate ogni tanto, in mancanza di griglia e brace, le potrei cucinare lì. E poi, soprattutto, mi piace come fai, come stai, come sei in cucina, tanto che... Ok, ok, va be', come vuoi. Non prendertela. A me va bene anche in un'altra stanza.

13 aprile 2012

Allo spiedo

L'orario è una cosa astratta, pensò, con cui però tocca fare i conti, come con lo spartito nella musica per poter suonare insieme agli altri. Per questo si decise a interrompere la lettura delle vicende di Willy Melodia tornato dall'America e ad accingersi alle abluzioni mattutine prima di fiondarsi in una giornata che si preannunciava più carica d'incombenze che di nuvole.
Una vita sana ha bisogno di dormite più lunghe, si disse, tanto convinto d'aver ragione quanto di continuare a smentirsi nei fatti. Anche lì era una questione di orari, di mezz'ore che sfilavano tra le dita piombando nel passato prossimo come perline d'acciaio da un filo spezzato, di ore che si rimpicciolivano al buio, di mezze giornate svaporate tra il dire e il non fare.
Era, quello, un tempo un po' in sospeso ma cadenzato da impegni a cascata, un tempo infilzato da cadenze orarie grevi di scadenze difficili da danzare. Al mercato, verdure e pesce da cucinare con calma poi, e subito qualcosa di pronto da mangiare in fretta. Tipo quello, facciamo mezzo, sospeso e infilzato, arrostito allo spiedo, come il tempo, per essere in orario anche senza sapere ancora quando.

12 aprile 2012

Leccornie

Secrezioni ghiandolari coagulate, rigurgito di insetti, semi oleaginosi di drupa pelosa: incredibile come siano gustosi, come stiano bene insieme il formaggio di capra, il miele e le mandorle. Ancor meglio se ci si beve sopra del buon Vermentino di Sardegna.

10 aprile 2012

E l'aria sapeva

Ho camminato nelle pozzanghere a piedi asciutti, per le strade attraversando il traffico, ho camminato sui marciapiedi attento a non calpestare le fenditure, sulle grate sentendo gli sbuffi di calore malsano, ho slalomato tra le deiezioni, ho camminato sotto le gocce di un ombrello che perde, tra rosso verde e anabbaglianti, ho camminato al ritmo di una voce, ho parlato portando la macchina con un occhio al tachimetro e l'altro alle lumìe del passato, ho saltato semafori e lampeggianti sognando balzi spaziotemporali, ho raccolto multe da pagare, ho posteggiato salvaguardando lo specchietto che fu rotto, ho riascoltato la pioggia, ho camminato in una pozzanghera bagnata a piedi ancora asciutti, ho lasciato camminare lo sguardo sulle gocce vanitose sotto i lampioni, le ho annusate nell'aria e l'aria sapeva di memoria pirata.

09 aprile 2012

Fruibili ispirazioni da aspirazioni impossibili

Poema si chiama questa canzone, ma le rime le tracciano i due corpi che danzano insieme, con la musica a esorcizzare dolcemente lo struggente testo.

08 aprile 2012

Mela mangio

Sbucciare la mela è un gesto familiare, un simbolo di cura per l'altro, soprattutto tra genitori e figli. Quando sbuccio la mela per qualcuno, sto sempre attento a togliere anche le pellicine del torsolo*, il cui contatto in bocca mi ha sempre infastidito oltremisura.
Da piccolo non avrei concepito di mangiare una mela non sbucciata, forse perché mi è sempre stata presentata già mondata. Questo, in verità, talora avveniva anche in età adolescenziale, le volte in cui, mentre studiavamo, ci veniva servita a spicchi trafitti da stuzzicadenti affinché non dovessimo sporcarci le mani (che vizi, ah, che vizi!).
Naturalmente, nel frattempo mangiavo anche mele intere, ma ero particolarmente schifiltoso quando arrivavo nei pressi del torsolo. Un giorno però, nel 1981 a Hastings, vidi Birgit, una ragazza di Basilea, che la mela la divorava intera e per intero, sputandone solo i semi, alla fine. Guardai e ammirai come, rimanendo col picciuolo in mano, coniugava voracità e nonchalance e cambiai atteggiamento nei confronti del torsolo**. Permase tuttavia l'esigenza di eliminare quelle pellicine dagli eventuali spicchi.
Ieri, comunque, ne ho sbucciata e mondata una per bene e ho fatto colazione con fette di mela e miele di abete, sorta di connubio tra una tradizione da capodanno ebraico e i sapori del Trentino.

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* torsolo che in realtà sarebbe il vero frutto.
** altro argomento decisivo in merito: Pinocchio e le pere.

07 aprile 2012

Questione di ritmo

Quando hai molto da fare, fai più cose, l'avevo già rimarcato. Per converso, non appena ti lasci andare, tenere il passo sostenuto diventa un'impresa e non appena ti fermi, riavviarsi diventa ancor più arduo.
Se vuoi riprendere buone abitudini, il segreto è non mettersi a proclamare i propositi, ma metterli in atto direttamente, ricordando che per fare le cose bisogna farle* e che non serve annunciarle né sottolinearle: perché si avverino bisogna che siano, non basta che siano dette, e per la continuità ci vuole la dedizione nei fatti.
Quindi non starò a dire che cosa sono andato a fare oggi al parco Nord, dopo mesi e mesi che non.

06 aprile 2012

Ci vuol passione

A non darmi mai per vinto devo averlo imparato da nonna Teresita, che quando qualcosa andava perduto non si rassegnava mai, cercando fino al ritrovamento.
La prima volta fu una lezione collettiva, visto che noi bambini avevamo smarrito il pallone tra i cespugli di un declivio e stavamo già rinunciando al possibile recupero, sebbene all'epoca un pallone rappresentasse un patrimonio cospicuo e non facilmente sostituibile. Con l'agire e l'applicazione ci dimostrò che le cose non possono sparire.
Ricordo la sua tenacia anche nell'episodio del mio giubbetto in pelle dimenticato chissà dove durante una gita a Pietralba (Weissenstein), dove io e lei ritornammo in corriera il giorno seguente. Interrogò non so quante persone, finché venimmo a sapere che il giubbetto era stato ritrovato. Un signore ci accompagnò con una 600 bianca fino al limitare di un bosco nei pressi di Aldino (Aldein), dove abitava il tizio che ce lo restituì. Poi alla fine facemmo l'autostop per tornare alla base, Castello di Fiemme, non volendo stare ad aspettare troppo a lungo la corriera serale.
Era una nonna sprint, quella lì.

05 aprile 2012

Istantanee

Passeggiando per il quartiere, guardiamo il passaggio tra fioriture e fresche fronde, quel novello ammantarsi di verdi foglioline che sta per uniformare la livrea agli alberi dopo l'effimero variopinto sfoggio delle recenti settimane. Alcuni li fotografiamo, con le palpebre, proprio mentre sono metà in fiore e metà in foglia. È, questo essere che il divenire ben presto occulterà, un momento da cogliere al volo come un incontro senza appuntamento, una vicinanza imprevista, il passaggio di una cometa; è un piacere da gustare immediatamente, quasi come un gelato che mentre lo mangi fa dire a te "mi sciolgo".

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* L'ultima frase è dedicata a Michela, promettente gelataia in Bovisa.
** Riguardo all'immagine del gelato che si scioglie, vedi anche: Sapore di sapere.

04 aprile 2012

Nuovi lemmi da amare

Ho aggiornato Lessico da amare, il blog che dal 2003 raccoglie "lessico amoroso, lessico amorevole, parole d'amanti, diamanti espressivi, coccole verbali e verbalizzazioni dell'indicibile".

A proposito, se vuoi dire la tua o aggiungere qualche lemma, scrivimi.

03 aprile 2012

In onda

Quando non sai più cosa fare, perché non è tempo o non è luogo o perché perché perché, se ti viene, irradia amore. Farà bene anche a te, eccome.
Poi secondo me a un certo punto ci vogliono pure dei begli abbracci, però quanto sopra vale sempre, tanto con le maiuscole che con le minuscole.

02 aprile 2012

Lustro

Cinque anni dopo, si guardò intorno. Ricostruiva a fatica gli spazi vuoti che all'epoca connotavano l'intera dimora. All'epoca non c'erano quasi mobili, a parte un tavolo, un divano, qualche sedia e, di là, un letto e un armadio. Anche la cucina era ridotta all'essenziale e nemmeno corredata. Nessun elettrodomestico e solo un vecchio cellulare come solo mezzo di comunicazione immediata.
Però le piastrelle e tutte le loro fughe erano più pulite allora, quando si era conquistato metro per metro la nettezza di un nuovo abitare e quando ancora non erano passati cinque anni di solitudini e intermittenti luminescenze a dargli lustro.

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bonus: David Bowie, Five Years

01 aprile 2012

Ciorciola di saggezza

Nella vita il cioccolato non finisce mai se ogni giorno riesci a vedere il tuo pezzettino di cielo.

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video sorridente: Evelyn Evelyn (ovvero Amanda Palmer & Jason Webley), Have You Seen My Sister Evelyn

P.S.: questa ciorciola ("pigna", in dialetto trentino) è una sintesi tra un racconto di Evelyn, direttrice dell'Hotel Shandranj in Val di Fiemme, e un mio "predicozzo" ai rassegnati della vita.

31 marzo 2012

Giringiro

Non viaggi davvero da solo se ad aspettarti c'è un abbraccio desiderato, ma oggi sono partito sapendo che avrei viaggiato da solo. A consolare il cuore c'era la vista, giacché stamane la giornata esplodeva, tanto era raggiante ogni tassello di mondo. Un effetto che si è decuplicato passando dal cielo di Lombardia a quello del Trentino.
Arrivato in Val di Fiemme, l'incanto si è presto mutato in emozione, quando l'ingresso a Castello mi ha procurato sensazioni analoghe a quanto provo ogni volta che torno alla natìa Galeata. Sarà stato per la bellezza dei luoghi, per i colori della primavera, per il sole caldo giocherellone nei suoi rimbalzi tra le cime ancora innevate e le prorompenti fioriture, ma il palpitare di questo giretto fuori stagione sembra rammentare una volta di più che c'è tutto un mondo intorno.

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ovvio bonus musicale: Antonella Ruggiero e Timoria, da Registrazioni moderne

30 marzo 2012

Tutto l'oro del mondo

Un venerdì sera, io e il patatino qui da me.
- Metto su la pasta: spaghetti o maccheroni?
- Spaghetti!
- Aspetta, ma come condimento vuoi il ragù o il pesto?
- Mmh, vragù, anzi no: pesto.
- Allora metto su le linguine.
Al che, lui ridacchia. Non faccio in tempo a interrogarlo con lo sguardo che soggiunge:
- Eh, eh, eh... Non sono spaghetti, sono linguine.
Dal tono capisco, e rido come il sole, che sta citando La strana coppia, quando il precisino Felix Ungar (Jack Lemmon) irride lo squinternato Oscar Madison (Walter Matthau).

29 marzo 2012

Come in un frattale

Moltiplicare il tempo non si può, però magari trovare il modo di farlo schiudere come i famosi petali, trovando quarti d'ora in ciascun minuto visto da vicino, interi secondi in ciascuna delle loro frazioni, financo giornate in un solo momento, quello sì, se in qualche modo a piacimento si potesse, cavoli, come sarebbe utile.

28 marzo 2012

Vai che vai che va

Se è vero che funziona l'effetto San Matteo, quello per cui il lavoro chiama lavoro, i soldi attirano soldi, la conoscenza innesca conoscenza, sarà meglio non smettere mai di darsi da fare e farlo con piglio ottimista; analogamente, per lo stesso principio secondo il quale l'acqua va al mare, anziché stare a lagnarsi o commiserarsi, sarà meglio allenarsi a sorridere e prepararsi a baciare ogni raggio di sole, foriero di nuovi raggi che richiameranno nuovi baci e nuovi sorrisi. Troppo semplice? Chiedilo all'alba un istante prima che la brezza l'accarezzi.

27 marzo 2012

Hemmablind

A un certo punto, le strade che erano sconosciute diventano percorsi automatici, i gesti che furono nuovi si annullano nell'oblio della routine, gli interrogativi che ammantavano ogni piccola decisione vengono soverchiati dall'abitudine e la cecità va a coprire gli arredi e i corredi, le pareti e le suppellettili, occultando sfondi e dettagli alla visione vigile.
Che tutto ciò possa condurre a una complessiva inconsapevolezza è solo un rischio, ma non va sottovalutata la sottrazione di sapore a scapito dei singoli momenti, una sorta di offesa al dio delle piccole cose. Un dio che è in ciascuna scintilla di ciascun essere, d'io della mente e dello spirito d'ogni giorno e d'ogni dove.

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Hemmablind è la parola svedese che sintetizza la "cecità domestica", ovvero l'incapacità di vedere (o di apprezzare) le cose che si hanno intorno abitualmente.

26 marzo 2012

Tempo non immemore

Passo il tempo a non rendermi conto del tempo passato; questo perché 2 anni, o 4, o 6, perfino 10 o 30 sono un niente per la mia memoria affettiva che al passaggio sfonda le membrane, allaga i ventricoli e s'insinua tra le percezioni, riportando al presente quel che presente non è più.
Come chi rimirando guardi la luce di una stella che in realtà è già spenta da tempo.

25 marzo 2012

All your base are belong to Caesar

Babaorum, che in francese suona come "babà al rum", è uno dei quattro accampamenti romani che cingono inutilmente d'assedio il villaggio gallico di Asterix.
Un grazioso paradosso, giacché di fronte a un babà ogni resistenza è futile, come ben sa chiunque abbia avuto la fortuna di assaggiarne uno debitamente bagnato.

24 marzo 2012

Minuti

Ti doneranno un minuto per ogni sguardo irradiato, un minuto per ogni sorriso elargito, uno per ogni carezza regalata. Ti doneranno un minuto per ciascuno dei gesti sacralizzati, uno per ciascuna delle movenze che onorano l'essere, un minuto per ogni minuto movimento pieno di grazia. Un minuto te lo doneranno perché sei tu, uno te lo concederanno per riconoscerti, un altro lo disporranno per effigiarti e un altro minuto ancora per ammirarti. Un minuto sarà lì da sé, un altro minuto sarà lì da sempre, un minuto ancora e ancora un minuto si faranno tra loro compagnia. Il penultimo minuto annuncerà il sessantesimo e tutti insieme svaniranno per incanto, di colpo, ma pronti a riapparire quando verrà il momento di risarcirti.

23 marzo 2012

Frullo d'ali

Come te la racconterai, la tua storia? Ci penserai un giorno o magari ci pensi già ora, mentre la confondi tra cinema e sogno, col lampeggio della tivù a lambirti le palpebre chiuse. Quali saranno stati i momenti in cui il fato ti ha teso la mano? Quali quelli in cui avrai obliato di esistere, esistendo allora per davvero? E come mi racconterai la mia? ...se farò in tempo ad ascoltarla; altrimenti: Come ti racconterai la mia, se te la racconterai?

22 marzo 2012

Autofagia

Ti mangi le unghie, le pellicine, perfino i polpastrelli. Ti stacchi minuscoli brandelli di epidermide coi denti. Ti mordi per sbaglio l'interno della guancia e prosegui addentando la carne viva, allargando la ferita. Ti mangi il fegato per un'incomprensione o per un'ingiustizia patita. Ti mangi le palle per una decisione mal presa, l'errore, o per una decisione mai presa, l'ignavia. Ti mangi lo stipendio buttandolo in gettoni o schedine, in gratta e perdi, frustranti pantomime. Ti mangi le mani e non le digerisci. Ti mangi la parola, il respiro e forse l'anima.

Lascia che le cellule ricrescano, le carni si rimarginino, che si ricompongano le lacerazioni. Lascia che la pazienza ti porti a riscoprire quanto c'è in più da assaporare, lascia che l'audacia suggerisca che puoi tu farti assaggiare. Lascia che il sapere qualifichi i sapori, che la veglia nutra il sopore, che la voglia lenisca il dolore col colore di una nuova soglia. Un passo, due passi e sei già là fuori, mille passi poi saranno facili e godibili.

21 marzo 2012

Erba

Voglio sentire le parole "Ray Charles" pronunciate da Al Pacino, o anche dal suo doppiatore italiano; non voglio avvertire il mancamento sensoriale da doppio gin tonic al ricordo di certe sue canzoni in notturna. Voglio vedere il segno di una pennellata d'autore, su tela o su campo da calcio, ma dal vivo; non voglio addormentarmi sulla noia di una telecronaca fintamente entusiastica. Voglio una carezza inattesa durante un abbraccio imprevisto; non voglio morire di voglia insoddisfatta. Voglio i sorrisi tra sillabe contente di esserci; non voglio il peccato mortale delle insofferenze rassegnate. Voglio ballare sapendolo fare, voglio poterti guidare. Insomma, voglio il giardino del re; e giura, voglio giocarci con te.

20 marzo 2012

Je voudrais

In un pezzo dei Louise Attaque che mi piace molto, tratto dal loro primo album uscito nel 1997, gioca su un'omofonia il cambio di senso tra il verso chiave della canzone e la sua chiusa:
et je voudrais que tu te rappelles
notre amour est éternel
et pas artificiel


Vorrei ti ricordassi: il nostro amore è eterno e non artificiale

et je voudrais que tu te rappelles,
notre amourette éternelle,
artificielle...


Vorrei ti ricordassi il nostro amoretto eterno, artificiale
Sembra uno di quei giochi ottici grazie ai quali osservando un'immagine se ne possono cogliere due interpretazioni completamente diverse, ma senza la possibilità di captarle contemporaneamente.
In tutto questo c'è sicuramente una profonda morale, che però al momento mi sfugge.*

Comunque, godiamoci il pezzo:



J't'emmène au vent

Allez viens, j't'emmène au vent,
je t'emmène au dessus des gens,
et je voudrais que tu te rappelles,
notre amour est éternel
et pas artificiel
je voudrais que tu te ramènes devant,
que tu sois là de temps en temps
et je voudrais que tu te rappelles
notre amour est éternel
et pas artificiel
je voudrais que tu m'appelles plus souvent,
que tu prennes parfois les devants
et je voudrais que tu te rappelles
notre amour est éternel
et pas artificiel
je voudrais que tu sois celle que j'entends
allez viens j't'emmène au dessus des gens,
et je voudrais que tu te rappelles,
notre amourette éternelle,
artificielle...

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*l'espressione è una semicitazione omaggiante il drago bloggatore Gaspar Torriero.

19 marzo 2012

Pa-ra-papà

Con allegria ho fatto fuori la stanchezza, sgarbugliato gli impegni, incastrato gli orari e sono riuscito a pranzare coi miei figli e a cenare coi miei genitori, così ho potuto trasmettere a papà mio un abbraccio augurale, dopo avere accolto quelli dei cuccioli (passata l'epoca dei lavoretti, per fortuna non s'è estinta quella delle espressioni di affettuosità).

18 marzo 2012

H2O

L'acqua è vita non è solo slogan da Giornata mondiale. L'acqua segna davvero, simbolicamente e di fatto, passaggi essenziali dell'esistenza: dal parto alle partenze, dal lavacro al lavarsi, dalla sete alla suzione; che sia saliva, linfa o sale lacrimale, ogniqualvolta la fine coincide con un nuovo inizio, la parte liquida si mette in mostra, e mentre imponendosi finge di opporsi, in realtà aiuta a fluidificare sciogliendo nodi, a nutrire la purezza esplorativa riaprendo vie di navigazione, a sciacquare agile l'anima come la pioggia fa col cielo di marzo.

17 marzo 2012

Punto com e punto it

"Sul blog non si parla di blog", diceva la Pizia, però il fatto che Blogger mi abbia cambiato l'URL senza preavviso (da giuliozu.blogspot.com a giuliozu.blogspot.it) mi infastidisce assai, soprattutto perché sballa il collegamento ai commenti (ex Haloscan, ora Echoqualcosa) e ora dovrò trovare il tempo per smanettare nel tentativo di recuperarli (giova ricordare che per un blogger i commenti sono una bella gratificazione, spesso un gradevole scambio e talvolta una pregiata miniera di contenuti).

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Aggiornamento: grazie a una segnalazione di mirumir su friendfeed, ho provveduto a disinnescare il reindirizzamento automatico e tutto dovrebbe essere come prima.

16 marzo 2012

Primizie

Tutto l'improvviso sbocciare, quei filari dal finestrino e questi rami dal balconcino per me sono solo colori, ché i nomi dei fiori non li so, ma ne godo da ignorante e con gli occhi me ne beo. Se me li insegnassi bacio per bacio, però, forse li imparerei e di sicuro ci vorrei provare.

15 marzo 2012

Sono pieno di bontà...

...perché ho fatto un salto a Seregno e mi sono abbuffettato a laTaste, un bistrot con tante delizie enogastronomiche, in occasione del primo compleanno del locale.

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(grazie a boccolidoro per la tempestiva segnalazione)

14 marzo 2012

Le trote e una dote

In questo periodo ho sottomano I 49 racconti di Hemingway (purtroppo in una traduzione opinabile, d'altronde si tratta di un'edizione euroclub scovata a casa dei miei). Nei giorni scorsi ne ho letto uno di quelli con Nick protagonista, Il gran fiume dai due cuori. La sua avventura in solitaria è una bella boccata di freschezza e un susseguirsi di sensazioni fisiche derivate da una serie di gesti, di azioni, di scelte. Semplicità e autenticità sono gli attributi di un ritorno a sé attraverso il mondo vissuto in solitudine, con una diretta interazione tra uomo e natura che presuppone abilità tecniche e capacità di adattamento, ma soprattutto la grande dote di stare bene con sé stessi.

È questa una dote che talvolta ci si riconosce a vanvera: io, per esempio, sostengo automaticamente di star bene con me, però poi mi accorgo di trovarmi troppo spesso proiettato all'esterno e di non volere far sempre i conti con la mia "anima" (questo mi ricorda la volta in cui sentenziarono: sei estroverso con gli altri, ma introverso con te stesso). Non che intenda forzare eccessivamente le mie predisposizioni, che pure tante gioie mi portano, ma non volendo smettere di imparare, osservo e accarezzo anche quel raccoglimento, riconoscibile in alcuni personaggi e nelle persone un po' selvadeghe.

13 marzo 2012

Ci sono cose

Ci sono cose che una volta che ti sono capitate cambiano tutto quel che viene dopo e queste cose sono più o meno tutte le cose, se solo ci fai caso.

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bonus: Morphine, Buena

12 marzo 2012

Al muro

Incredibile come vola il tempo: ho schiattato * la prima zanzara dell'anno. Volava senza lancette.

11 marzo 2012

La fara fa da faro

Per un momento, poc'anzi, il patatino e la cajuina stavano studiando in contemporanea i Longobardi (rispettivamente sul libro delle medie e delle superiori). Passando da una stanza all'altra, l'intreccio delle voci che ripetevano la lezione mi ha soleggiato il sorriso.

10 marzo 2012

Paramnesie

Se immagini quel che non puoi sapere è perché nella tua testa o forse nella tua anima tu sai. Clic. Sai quel che sentiresti o potresti sentire anche prima di sentirlo, conosci quel che non dovresti ancora conoscere, intrecci quel che non s'è mai davvero intrecciato, sorvoli su ali di nulla un ignoto déjà-vu. Sfidi con fiducia il divenire, muovi i tuoi passi con l'inconcludente perentorietà di un amague su ciascuno dei sette colori celesti colti nel loro trasmutare. Clic. Però sai anche quanto il lasciarsi incantare dallo sguardo del cielo, con gli occhietti rilucenti dei due pianeti protagonisti di queste serate, non possa sostituire degnamente altre illuminazioni. Clic.

09 marzo 2012

Vado a fabbricare le Z

Se aspettassi ancora un poco senza spegnere, anziché scrivere un post potrei casualmente realizzare un'opera di ascii art non figurativa, perché la faccia mi cadrebbe sulla tastiera. Buonanotte.

08 marzo 2012

Donna fanciulla preziosa

Oggi anziché mimose ho portato parole. Dopo averla letta in classe insieme ai ragazzi di "4a elettrici", ho lasciato in segreteria e in aula professori una fotocopia della poesia di Pablo Neruda Niña morena y ágil.
Mi sembra una celebrazione degna della magia femminile, magia che va riconosciuta ogni giorno e non solo l'8 marzo con un fiore reciso e un pochino puzzolente (ma in fondo anche una mimosa è meglio che niente, via). Ovviamente, colori e forme non sono vincolanti.

Eccone il testo originale e la traduzione di Roberto Paoli:
Niña morena y ágil, el sol que hace las frutas,
el que cuaja los trigos, el que tuerce las algas,
hizo tu cuerpo alegre, tus luminosos ojos
y tu boca que tiene la sonrisa del agua.

Un sol negro y ansioso se te arrolla en las hebras
de la negra melena, cuando estiras los brazos.
Tú juegas con el sol como con un estero
y él te deja en los ojos dos oscuros remansos.

Niña morena y ágil, nada hacia ti me acerca.
Todo de ti me aleja, como del medio día.
Eres la delirante juventud de la abeja,
la embriaguez de la ola, la fuerza de la espiga.

Mi corazón sombrío te busca, sin embargo,
y amo tu cuerpo alegre, tu voz suelta y delgada.
Mariposa morena dulce y definitiva
como el trigal y el sol, la amapola y el agua.


--

Fanciulla snella e bruna, il sole che crea la frutta,
quello che incurva le alghe e fa granire i grani,
creò il tuo corpo gaio, i tuoi occhi di luce
e la tua bocca che sorride col sorriso dell’acqua.

Un sole nero e ansioso ti si avvolge a ogni filo
dei tuoi neri capelli, quando stiri le braccia.
Tu giochi con il sole come con un ruscello
e due oscuri ristagni lui ti lascia negli occhi.

Fanciulla snella e bruna, niente a te mi avvicina.
Tutto da te mi scosta come dal mezzogiorno.
Tu sei la gioventù frenetica dell’ape,
l’ubriachezza dell’onda, la forza della spiga.

Eppure, tenebroso, il mio cuore ti cerca:
amo il tuo corpo gaio, la tua voce svelta e lieve.
Farfalla bruna, dolce e definitiva,
come il frumento e il sole, il papavero e l’acqua.
--
Se vuoi ascoltarla dalla voce del poeta che l'ha scritta, clicca qui.

07 marzo 2012

La volta

Giove e Venere che lo punteggiavano fino a poco fa, prima che la luna prendesse per sé il centro della scena, sembravano ricordare che non è il sole, ma tutto il cielo che tramonta a ovest. Poi però fa tutto il giro, non ti preoccupare, fa tutto il giro e torna.

06 marzo 2012

Come quando

Come quando guardo il cielo e lo vorrei addentare mentre attendo di esser fuoco e di esser mare, neve planante sulla lingua che uscirà a leccare, mentre attendo che sia tu la terra che risponde al cielo scuro e al suo pulsare, e che il segreto tuo si voglia scappucciare. Come quando il tempo ingoia crono e meteo risputando insieme tutte quante le stagioni, quando insieme sprizzano e un po' urlano babeliche le varie sensazioni, mentre fami e seti ataviche riaffiorano potenti quanto le eruzioni. Come se potesse dirsi quanto è pieno e quanto è vuoto il fuori e il dentro in tutto, come se mangiare l'albero equivalesse ad assorbirne il frutto, a misurare il passo che t'appaghi in pieno l'animo tra i viveri e ogni lutto. Come quando, poi, lo sguardo sale fin dove il respiro spinge, e intanto il cielo guarda qui e si ridipinge, piano piano o anche di botto, ma in un modo che di come fa non te ne accorgi mai, neanche se sei lì.

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bonus musicale: Wishlist dei Pearl Jam
bonus di parole: Presto di Livefast

05 marzo 2012

Prima-verapioggia

L'odore della pioggia sono andato ad annusarlo alla finestra. Voglio registrarne il rumore per farmici obnubilare, in assenza di cornetti della coop in confezione da sei, in mancanza di poterti istigare smielando a richiesta un Rock me baby per attraversar la notte cullandoci e pulsando di pulsioni.

04 marzo 2012

Magmi

Una volta un'animadorata mi chiese: "ma io vorrei sapere tra il parlare e lo scrivere c'è qualcosa di te che non dici? qualcosa di segreto?"
Ebbene sì, non tutto viene esternato, ma non parlerei di segreti, ché quelli prima o poi vengono fuori, piuttosto di esercizi di autocontenimento, attuati perlopiù onde evitare inforcate troppo frequenti nello slalom dei sentimenti, sebbene sia ogni volta durissimo rassegnarsi alla chiusura degli impianti di risalita.

Esercizi utili però anche a lasciarsi lambire dalle ondate senza confonderle con le maree, utili a imparare a esser Vesuvio anziché Etna, ossia a non lasciar sgorgare immediatamente ogni accenno di eruzione, ma almeno di tanto in tanto lasciar riposare le sensazioni o le pensate, attendendo che il vaglio del tempo sospeso trattenga solo ciò che ha dignità di durata oltre l'attimo, ciò che sedimentando lascia traccia fossile anziché semplicemente svaporare. Tanto, dall'essenziale non ci si distacca.

In certi casi, però, è impossibile non dire. Anzi, no, non impossibile, piuttosto insopportabile. E allora, se sei una meraviglia, te lo dico.

03 marzo 2012

Essere in ballo

Tra le altre risposte alle cose per cui vale la pena vivere ne ricorre una alquanto paradossale, e cioè "vivere". In realtà, non è poi così assurda né tautologica, se interpretata nelle sue articolazioni e oltretutto non potrei essere io a contestarla, visti i precedenti.
La sua bellezza deriva dal sovrappiù di energia che se ne ricava, una scorta sufficiente quantomeno a far invertire il senso di marcia sulla spirale evolutiva, avviandosi a procedere verso l'apertura e innescando le reazioni positive che invece l'involuzione, il rovello e il nichilismo della pseudolucidità negano e distruggono.
E dai, su: comunque tu la veda, cogli l'occasione di questo brulicare! Sei in ballo, balla. Balla perché nessuno potrà poi togliertelo, balla per inseguire una farfalla, balla perché ti ci invita anche la radio.

02 marzo 2012

Una, due, tre

E poi ci sono le coincidenze: una, due, tre coincidenze che fanno un indizio, tre indizi che fanno una prova, tre prove che invece non fanno niente, perché se hai bisogno di prove per convincerti, allora non vale, allora non funziona. Non è come i tre corner che fanno un rigore, anche perché il rigore lo devi abbandonare per abbandonarti. Così come devi scoprirti per scoprire, esplorarti mentre esplori, aprirti per aprire nuove porte e portoni, per percorrere le viuzze della taumaturgia. Ricrederti per darti credito e per credere, in te e alle coincidenze. Anche solo per accarezzarle nel breve fluire, anche solo per ancheggiare all'impasto del vivere, e golosamente condividerne il gusto.

01 marzo 2012

Magia al forno

Da piccolo guardavo spesso Pippi Calzelunghe. Di quella bambina non mi sbalordivano i vestiti bizzarri, il fatto che vivesse da sola in una casa enorme con una scimmietta e un cavallo bianco a pallini neri, il baule di monete d'oro ereditato dal padre pirata nei Mari del Sud e nemmeno la smisurata forza fisica che le permetteva di sollevare agevolmente il cavallo portandoselo fin sopra la testa con un'impertinenza derisoria. Quello che mi faceva urlare interiormente al miracolo era la sua capacità di fare i biscotti cuocendoli nel forno di casa.
Con un rapido cambio di vocale, associo il mio atteggiamento a quello di Pippo nell'episodio in cui la strega Amelia era entrata in possesso di un cappello magico che aveva la possibilità di materializzare qualsiasi cosa fosse elencata nell'enciclopedia fornitale da un altro personaggio (non so chi, scusa, ma non ricordo proprio tutto tutto tutto*). Ebbene: in quell'enciclopedia, per errore, avevano tralasciato la voce "coniglio". Quando la sera dell'esibizione lei è pronta a strabiliare tutti quanti, Pippo, con la sua ingenuità, le chiede di estrarre dal cilindro un coniglio. Proprio la cosa più banale per qualsiasi prestigiatore diventa impresa impossibile per la fattucchiera, che prova a stupirlo cavando fuori di tutto e di più dal nero cappello, senza però scalfire l'ostinato scetticismo del goffo cane umanizzato, il quale per convincersi della magia pretende solo ed esclusivamente un coniglio dal cilindro.
Finisce che Amelia si mangia il cappello (stile Rockerduck) o forse lo distrugge, non so più. Io invece preferisco mangiarmi i biscotti, se me li inforni, grazie.

* comunque ipotizzo: Archimede o Pico della Mirandola.

29 febbraio 2012

Cotillon

Eccola dunque questa giornata regalata: effimero per eccellenza, il 29 febbraio, quasi fosse lì a ricordare la preziosità unica di ciascun giorno.

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* (un giorno in più)
** (precedenti)
*** (un giorno speciale, in fondo)

28 febbraio 2012

Arco diurno

L'aurora oggi ha la testa tra le nuvole, nuvole di cui l'alba farà carta dorata. Poi uno scintillio di panna si muterà in lattiginoso mare dietro al quale sguscerà la luce dell'astro più acceso. È allora che i cirrocumuli vivacizzeranno il ton sur ton, ben prima che chiazze di calore troppo schermato preannuncino obliquamente un timido roseggiare. Infine, in un ultimo cromatico sussulto, il sole andrà sontuoso a deporsi, distante freccia, in attesa dell'altrui disporsi, stasera.

È stato un post in progress: 06:42 - 13:30 - 15:09 - 17:00 - 18:23.

27 febbraio 2012

Goccia

L'acqua ossigenata sa sciogliere le macchie di sangue su un lenzuolo affinché dopo il lavaggio non ne resti traccia. La memoria invece brucia l'ossigeno e staglia le immagini cavandole dalla penombra. Con un sorriso proietta di nuovo quella goccia di sangue scuro sulla coscia, con un sorriso e senza paura alcuna. Vista che funziona con poca luce, tatto di seta e olfatto d'ebbrezza, stupore udito anima e gusto gli altri sensi, tra memoria ultratemporale e onde di presente. Senza paura di quel sangue proibito e non mescolabile, temibile e bello per la sua provenienza. Amore temerario e fiducioso oltremisura, protettivo e proiettivo, amore di conoscenza e superamento di sé, amore esploratore, fino al centro della terra, fino allo specchio della guarigione. L'acqua ossigenata che friccica quando rimargina le escoriazioni brucia ma aiuta a cicatrizzare meglio, con bellissime indelebili tracce.

26 febbraio 2012

Solo sole e vento

Oh, ma il sole, eh? E il vento? No, dico, sole da scaldare la pelle nuda delle braccia, eh. Vento, dico, spazzanubi da intonso nitore, non so se, oh. E guarda il cielo: cielo da sguardo perso in su, cielo da azzurro terso e più, da foglie danzerecce nello scintillare, da voglie che, ecco, che non ti dico perché non voglio usare i verbi al condizionale, non oggi, no. Uno splendore di giornata, qui, e io ho lavato il balcone. Uno splendore di giornata e io ho buttato, anzi forse donato, un vecchio giaccone. Uno splendore di giornata e mi sono allungato in un giro a vuoto e a scintillare era il mio immotivato sorriso, lo sentivo come se lo vedessi da fuori: dal sagrato coi sassolini sbuffati via, dalle strade semideserte, dal giardino senza più il salice piangente di quattro anni fa, dallo spiazzo del mercato del venerdì, dal ricordo delle parole "saranno sole e vento a dirci dove andare", dalla cancellata dei giardinetti, da una telefonata urgente fatta da lì due primavere fa, dalle stelle filanti variopinte che riposano sull'erba dopo i festeggiamenti di ieri, dalle badanti ucraine che sorridono a loro volta dalla panchina riparandosi i capelli nel cappuccio, dall'incrocio percosso dal vento che s'incanala tra le palazzine, da una scia d'aereo che pare una chioma chiara e da una chioma scura che m'è passata accanto e che riguardo da dietro. Poi torno, sapendo che questo è solo un anticipo, di primavera e musica imminenti.

25 febbraio 2012

24 febbraio 2012

23 febbraio 2012

Quando la banda passò

L'ho sentita e sono subito andato ad aprire la finestra meglio orientata per udirla meglio. Forse sta suonando nel piazzale antistante alla chiesa, forse in una delle vie limitrofe, non so perché non la vedo. Ho però ascoltato una marcetta e un'altra poco dopo, niente di che in realtà, eppure irresistibile richiamo.
Più o meno come succedeva alla mia bisnonna romagnola, stando ai racconti di sua figlia Teresita: la Iacmèina (Giacomina), quando non era occupata a partorire, faceva la contadina; ogni volta che la banda suonava, lei si spostava dal lato del campo più vicino, contenta di quel godimento. A casa sua non c'erano la radio né altri apparecchi di riproduzione sonora, e comunque la musica sarebbe stata bandita dalla rigorosa severità dell'ottocentesco capofamiglia. Era dunque, il suo, un assaporare impreziosito dalla fame, la quale è notoriamente il miglior condimento di qualunque pietanza.

E oggi? Non è certo la penuria a indurmi il fanciullesco entusiasmo, quando basterebbero un paio di clic per avere a disposizione quasi qualunque brano di qualsivoglia genere. Sarà allora il fascino dell'esecuzione dal vivo, preziosa in quanto irripetibile; sarà la nostalgia di un passato vissuto indirettamente, come la tv attraverso la radio*; sarà il desiderio di ali che servano a volare ma che sappiano anche proteggere o accudire.
Nel frattempo, là fuori le arie più leggere sono state rimpiazzate da una marcia funebre e capisco che si è trattato di un funerale come si deve: accompagnato dalla musica e da qualche parola di apprezzamento. Un funerale quasi come quello del Marieuz (Mariuccia, la sorella maggiore di mia nonna), che ebbe l'accompagnamento della banda di Galeata che suonava la sua preferita: Romagna mia.

* questa versione è stata trasmessa l'altra sera da Ratka Piratka.

22 febbraio 2012

Giudizio universale

Ai ragazzi di due diverse classi a scuola ho fatto fare un gioco, riesumando quello che il settimanale satirico Cuore portò avanti per circa tre anni quasi un ventennio fa.
Scrivere "Le 5 cose per cui vale la pena vivere" è un buon esercizio di per sé, lo sarebbe per tutti. Nel caso specifico è servito come punto d'avvio per stimolare discussioni e qualche accenno di approfondimenti: differenze tra sesso e amore, tra strumenti e fini, tra soggettività e oggettività. Interessante anche notare come, accanto a ovvie esplosioni goliardiche e qualche scartamento provocatorio, i valori più gettonati siano stati quelli tradizionali e più rassicuranti, ossia famiglia e amici.
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La classifica finale della rubrica di Cuore, con i dieci valori più votati dai lettori, fu pubblicata come Top ten per l'eternità sul n. 140 del "Settimanale di resistenza umana", uscito il 4 ottobre 1993.

21 febbraio 2012

Sassi

Oggi ho letto un commento bellissimo in calce all'ennesimo bel post di Sphera. È firmato Bandini, uno che aveva un blog notevole, ingoiato dalla dissoluzione di Splinder. Dopo averlo riportato su CuT'n'PaStE, lo cito anche qui. Dice:
Io a dieci anni sapevo tutti i sassi della strada davanti casa mia.
C'è da rimanere lì, imbacaliti dall'incanto riverberante l'epoca in cui "fare" e "essere" coincidevano in ogni istante. C'è da risognare, c'è da reimparare, c'è da ammirare e imitare chi più di qualche volta ci riesce ancora. Ricordati di esserne capace, animadorata, e ogni volta un raggio misterioso si anniderà tra i tuoi capelli.

20 febbraio 2012

Fino al pentagramma e oltre

Ci sono casi in cui la comunicazione patisce oltremodo le limitazioni. Tipo se ti dico una cosa al telefono e non è esattamente quello che intendo, perché quello che intendo non sono parole e quindi posso solo descriverti più o meno vagamente, per esempio, un'azione. Peggio ancora se quello che intendo non è nemmeno un'azione, ma un sentimento, forse-ma-forse parzialmente trasmissibile come onda carezzevole, di certo non in un involucro di sillabe dette e non dette. Massima frustrazione, poi, se il contenuto da comunicare è un coacervo di sensazioni e sentimenti e intenzioni e patimenti, slanci irrefrenabili e coscienza dei limiti, propri e imposti da divisori altrui. E allora? Perché mai rinunciare? Ci sono pur sempre altri linguaggi capaci a modo loro di portare una carezza come un'onda, un'onda come una carezza.

19 febbraio 2012

Ride il telefono

Il mio amico Cesare (Cece), che oggi ha compiuto gli anni (auguri anche da qui!), da piccolo aveva anche un soprannome: Cisca, come lo chiamavano soprattutto i compagni di squadra di calcio. Lui, di una pigrizia leggendaria, in campo si è sempre trasformato in cursore infaticabile e grintosissimo.
Al di fuori del terreno di gioco, però, l'indolenza prevaleva, potente fino al contagio, soprattutto nell'ambito scolastico. Così talvolta, nei primi anni di liceo, anziché sui libri passavamo i pomeriggi a fare scherzi telefonici, con giochi di parole stupidotti e voci e vocine varie, in quell'epoca di apparecchi con combinatore a disco.
Non mi stupii troppo, perciò, quando rispondendo una sera al telefono sentii la sua imitazione di una vecchietta che cercava del "signor Pianesi", deformando la desinenza del mio cognome in puro stile brianzolo.
Dopo aver ridacchiato, urlai nel ricevitore: "Cisca, pirla!"
Un momento di silenzio e poi, dall'altra parte, la stessa voce ancor più tremula: "Scuuusi, devo aver sbagliato numero."
Richiamò poco dopo e lasciai rispondere mio padre: era un'anziana e affezionata cliente del suo bancolotto che intendeva chiedergli consiglio per una giocata.

18 febbraio 2012

Bau

Ha detto semplicemente così, ma l'ha detto in tono molto contento, Samba, la femmina husky che siamo andati a trovare oggi al canile di Milano. Non so se abbia avuto cuccioli nella sua lunga vita, ho visto però come son contenti i miei di averla adottata a distanza (con l'aiuto di Licia).
Puoi farlo anche tu: il Parco canile ospita e aiuta molti quadrupedi bisognosi di attenzioni e di qualche euro.

17 febbraio 2012

A lume di naso

Forse è realmente il trait d'union tra corporeo e invisibile, ma non è vero che un odore lo si può ricordare solo dopo averlo risentito. Altrimenti non mi spiegherei, per esempio, l'improvvisa madeleine tardopomeridiana da inchiostro di calamaio, l'occasionale effluvio d'incenso pur in assenza del braciere, né le volte in cui l'olfatto si lascia ingannare dai balzi temporali del cuore dei sensi, quel palpito incontrollabile che si muove da sé quando vuole, come vuole, perfino se non vuoi, perdurando a scrutare a modo suo nel buio delle distanze di troppo.

16 febbraio 2012

Un popolo di toticutugni

La prima volta che ci feci caso, fu perché la udii dalla voce della moglie del presidente del consorzio del Centro archeologico della città di Grenoble. Se la godeva tutta, cantando a piena gola in un sorriso solare: "Lasiatemi k-hant-are / con la citàra in mano". Di quella canzone, non sgradevole da sentire una tantum, c'era da incensare un verso cui forse all'epoca non davamo adeguata importanza, quello di "un partigiano come Presidente" (eh, già, era proprio così)*.

Oggi, dopo ben oltre un quarto di secolo, la stessa melodia viene impiegata per uno spot pubblicitario che istiga a scommettere denaro sull'estrazione di alcuni numeri. Il testo è stato adeguato alla bisogna, per cui l'esigenza primaria passa dal canto al sogno. In effetti, si tratta di un comportamento talmente diffuso che non è difficile riconoscersi in quel "Lasciatemi sognare / sono un Italiano": capita anche a me, le volte in cui decido di buttare un euro tentando la sorte contro ogni ragionevole probabilità. Il sogno, chiaramente, è quello di risolvere ogni cosa in un istante e senza fatica.

Come antidoto alla doppia fallacia, mi ci vuole una voce ancora più antica, quella coi capelli bianchi di mia nonna, che ridendo ammoniva: "Chi dal lotto aspetta soccorso / mette il pelo come l'orso".

* Nota marginale: i mondiali di calcio si vincono quando in carica c'è un uomo proveniente dai partiti di sinistra (vedi Pertini per il 1982, vedi Napolitano per il 2006... quanto alla doppietta 1934-1938, beh, in fondo il puzzone era un ex socialista).

15 febbraio 2012

Due etti e mezzo di sillabe

L'erba e la terra dei giardinetti si erano già bevute quasi tutta la neve, il sole titillava la pelle invitando a scoprirla in spregio a ogni prudenza. Già lo sguardo saliva trasognato nell'improvviso azzurro. Trasvolami il tuo dire raggio dopo raggio, dis-astro lucente.
Pane fette biscottate marmellata uova biscotti, ma che lista è questa, riformulala. Non vale aggiungere al momento altra marmellata formaggio e cioccolato fondente con nocciole perché possa dirsi completa. Fa freddo, dice l'omino lì fuori che patisce più di te, nonostante i tuoi debiti. Svuotati le tasche degli spicci e la bocca di un saluto prima di ripartire con la spesa.
Il sole scintillava sui residui di neve sporca, invitando a scoprire il pregio dell'impudenza. Passi obliqui sui margini di ghiaccio croccante, immotivatamente ottimista, questione di accordi. Non credere però che la primavera arrivi in quattro e quattr'otto. Ci vorranno... beh, ci vorranno settimane, perché arrivi. Intere settimane, sì.

14 febbraio 2012

Sanvalentineggiandoti

Il cioccolato dovrebbe fungere da surrogato e non da materia prima in certe occasioni. Lo stesso dicasi, in un certo senso, di tutti i gesti e gli oggettini in qualche modo marchiati e macchiati dal festeggiamento coatto. Insomma: se ti viene voglia di festeggiarla quasi ogni giorno, allora festeggiala anche oggi, la cosa degli innamorati, altrimenti lascia perdere. Tutto ciò, naturalmente, se ti trovi nella compagnia giusta. Se no, fai altro, qualcosa che ti piaccia davvero. Per esempio, esci e prova ad accostarti alla musica per importare un pizzico della sua magia nei tuoi passi, almeno in parte, almeno un po'.

12 febbraio 2012

11 febbraio 2012

Prendersi il tempo

Il linguaggio aiuta a capire meglio la realtà, non solo a fissarne qualche punto. Le altre lingue aiutano a capire meglio alcuni meccanismi, non solo a segnare qualche punto.
Così, per esempio, sapere che in inglese per "trovare il tempo" lo si deve "prendere" (infatti si dice "to take the time") è utile per rifornirsi della determinazione necessaria a dettare i comportamenti giusti, quelli che ti evitano di rimandare i contatti affettivi a momenti migliori che non arriveranno mai da sé.
Pensa a quel che conta davvero e agisci subito. Vai a trovare i tuoi figli o i tuoi genitori o i tuoi amici o i tuoi amori, attuali o futuri. Poi, certo, dovrai recuperare il da farsi in orari imprevisti, ma avrai spazzato via per sempre le nubi del rimpianto.

10 febbraio 2012

Lampo senza flash

All'improvviso vedere in una parete il vuoto, dove invece andrebbe un quadro, un'immagine o una foto. Spazio bianco di solitudine da un divano poco comodo, subitanea coscienza di manchevolezze, negligenze, trascuratezze, deficienze nelle attenzioni da prestare al proprio nido. Finestre comunicative sempre aperte su mondi e spazi fino ad annullar distanze, ma limitata cura della tana. Caro mio orso inconsapevole, ponivi rimedio, dice il grillo un istante prima di sottrarsi alla martellata. Ho lavato il pavimento per ballarci meglio, dal mocio all'ocho, risponde garrulo il fessacchiotto. Garrulo te lo potevi risparmiare. Sì, in effetti, sì. Comunque, dacci dentro.

09 febbraio 2012

Carnevali ardenti

Tira in aria una manciata di coriandoli. Sono colorati, ma non a tinta unita: ciascuno di essi riporta un brano intero, scritto in caratteri microscopici, recante il destino di un desiderio. Guardali salire, indugiare nell'intervallo infinitesimo tra moto ascensionale e richiamo gravitazionale, leggili tutti insieme in un lampo d'intuizione comprensiva, soffia e ridi, solleva i muscoli e apri il fiato, ridi col viso e con gli occhi, ridi di ebbrezza. Poi lascia che ricadano, pioggia lievissima di carta variopinta. Carta carica, tu segretamente lo sai, di mille e mille e mille parole, parole di tutti e anche tue, parole di auspici e capricci, aneliti e concupiscenze, volontà di cupidi Cupidi. Non ripararti, non scansarti, non importa se al momento ti sembra che quei coriandoli non ti riguardino. Lascia che ti solletichino e poi lanciane un'altra manciata.

08 febbraio 2012

E poi dormire

A paralizzarti può essere la pigrizia, può essere il clima o qualche altra scusa, oppure può essere la congestione di quanto vorresti fare: troppe cose insieme nel tuo collo di bottiglia spaziotemporale, un qui e ora troppo obliato e poco obliterato. Se succede, è innanzitutto perché hai dimenticato di respirare come si deve, è perché vai in apnea trascurando di prendere fiato o di emetterlo fino in fondo. Poi, magari, è a causa dell'impazienza, del pensiero che s'aggancia alle pulsioni proiettandosi più avanti delle reali possibilità di attuazione (è l'altra faccia della medaglia di un atteggiamento fiduciosamente ottimista). Beh, non è che ci siano ricette pronte, se non affrontare le incombenze come diceva Churchill: "One by one", una alla volta. Compreso il dormire. Nighty-night, sleep tight.

07 febbraio 2012

Sgelami, grazie

Nel suo blog, Leah Dieterich scrive ogni giorno un bigliettino di ringraziamento. A qualsiasi cosa, perché c'è sempre qualcosa a cui essere grati: dalle canzoni che ti imbarazzi di apprezzare, alle palpebre pesanti che ti dicono quando hai bisogno di dormire; dalla compagnia aerea che ti permette di intrecciare una relazione a distanza, alla stazione radio che trasmettendo jazz ti fa sentire come in un film di Woody Allen; dagli amici agli amori, dalle felicità alle tristezze, Leah trova in ogni dove un motivo sufficiente a svolgere il suo quotidiano esercizio di gratitudine.
Ritengo sia un bell'esercizio e che serva a non dare niente per scontato.
Per esempio, hai pensato alla fortuna di tornare la sera in una casa riscaldata? Ringrazia la caldaia, se funziona. Comunque, battute a parte, il gelo fa gelare il cuore se si pensa a chi questa fortuna non ce l'ha.

06 febbraio 2012

D'un tratto

Lascerò il corrimano mentre salirò e scenderò le scale a quattro a quattro, attraverserò di corsa il cortile scavalcando la rete per uscire sul retro e solcherò rapido i campi sbucando in nuovi sentieri costeggianti le molli zolle. Per fuggire lo farò, per sfuggire, per saltare, per evolvere. Per lanciarmi e per sganciarmi lo farò, per salvarmi. Schiverò i colpi saettanti, morderò il respiro accelerato, l'adrenalina si sarà mangiata la paura, sarò tutto vivo finché lo sarò, sarò tutto io, tutto lì e in quel mentre, tutto vivo veramente. Sarò un proietto più veloce dei proiettili, arriverò prima di me, perfino. Sarà tutto di colpo e tutto eterno come un infinito schiudersi in avanti. Sarà tutto quasi così nel futuro da saper davvero che cos'è il presente.

05 febbraio 2012

Se ti avvicini te lo racconto per bene

Il messaggero onirico sostiene che se ti sogno due volte è perché ho bisogno di te, è così che dice in caso di bis. Eppure non l'avrei detto, manco ci pensavo. Se due persone si sognassero a vicenda nella stessa notte, mi sono sempre chiesto, non è un po' come se si incontrassero davvero. E se, scoprendo tale porta, ritrovassero eden perduti, avrebbero la forza di volontà di tornare indietro, varcandola a ritroso. Non ci sono punti di domanda e nemmeno risposte, ma probabilmente non importa.

Mi torna in mente una vecchia canzone scritta per i Fragole e sangue. Non la incidemmo mai, ma ne ricordo almeno un'esecuzione dal vivo, credo fosse alla facoltà di architettura occupata, a Milano sul finire degli anni ottanta:
Sognami, io ci sarò
Ad assaporare te
Per aver gli umori tuoi
Addosso
Lete di magia

Guardami, ti penserò
A compenetrarmi in te
Perso negli amori ma
Indosso
Luci di magia

04 febbraio 2012

Tapparelle giù

Annusata dal balcone, oggi l'aria qui fuori, bianca di neve, sapeva di montagna.
Stanotte, bianca di luna ma umida e viola, è tutta intrisa di città.
È tutto troppo elettrico, meglio spegnere e immergersi tra le coltri.
Fino a domani e alla nuova luce riavvolgibile.

03 febbraio 2012

(s)Tralci di vite

Con la scusa di san Biagio mi sono scofanato mezzo panettone semiartigianale. Che poi di Biagio, in vita mia, a parte l'amico vagabondo di Lilli, ho conosciuto superficialmente solo un signore, qualche decennio fa. Di lui non ricordo granché; molto, invece, della sua famiglia, anche perché per qualche anno abitammo nello stesso condominio: dei quattro figli, tutti belli, i due maschi furono scolari di mia mamma e una delle femmine fu compagna di classe di mia sorella. L'altra, pochi anni più grande di me, era un mito per noi fanciulli non ancora ragazzini e tale rimase anche in seguito, perfino quando la conobbi un po' più da vicino scoprendo tra l'altro qualche affinità negli ascolti musicali.
È che se qualcosa o qualcuno ti pare inarrivabile, puoi star certo che non ci arriverai, a meno che non sia la montagna stessa a venirti incontro. E tuttavia, nel momento in cui il fenomeno dovesse verificarsi, se starai lì a badare di non farti travolgere non riuscirai comunque a salire al volo sull'incredibile convoglio. Oppure, per ironia, talvolta di convogli ce ne saranno due nello stesso istante: nessun indugio sarà ammesso, ma non è improbabile che la scelta comporterà un successivo rimpianto.
È quanto successe, in tale vendemmia di vite sfiorate, quella domenica pomeriggio al cinema in cui, adolescemo, mi sedetti accanto a un nuovo batticuore destinato a durare tre settimane, anziché accondiscendere all'invito ansioso di una mano ancor più giovane di me che graziosamente mi stringeva il braccio salendo gli scalini.
Basta, altrimenti finirò per scofanarmi anche l'altra metà del panettone, tra un sorriso goloso e un pensiero leggiadro alla seconda figlia del santo del giorno.

02 febbraio 2012

Tre, due e dieci

Di mamma ce n'è una sola, ma io ne ho avute tre. Colei che patì per farmi nascere (grazie!), sua sorella mia zia mia omonima, e la mia nonnina. Tre perché tutte e tre mi hanno badato da piccolo. Anzi, fosse stato per loro, non avrebbero mai smesso (e in un certo senso, davvero non hanno smesso mai).

Oggi, scivolando su una lastra di marmo nascosta sotto un immacolato strato di neve, ho ruzzolato cavandomela senza danni: mi son girato come fossi un gatto e ho messo giù le mani ridendo, tutto in un istante, senza quasi nemmeno il tempo di spaventarmi. Oggi, due febbraio, fanno dieci anni che quella coi capelli bianchi non c'è più.

Stasera ho ripensato a quella volta che da piccolo caddi sul ghiaccio trascinandomela e a come per tanti anni, nonostante le mie rassicurazioni, continuò a sentirsi in colpa per il mio sopracciglio rotto nell'impatto. Stasera ho riso di nuovo pensando che magari c'era anche lei lì oggi, quando me la sono cavata senza danni e ridendoci su.

01 febbraio 2012

Giùperstizioni

In tempi di pezzi di web che svaniscono (tipo splinter che va in schegge), annoto che la memoria di noi unità al carbonio rimane sfiziosa per capacità di permanere, perlomeno finché alzheimer non ci separi.
La cosuccia portafortuna di pronunciare le parole "rabbit rabbit" appena svegli il primo del mese me la ricordavo da un vecchio blog della primissima ora, ocurréncia (di Valentina "bellachioma" Tampellini). Solo in seguito ne cercai e trovai una spiegazione più ampia su Wikipedia, spiegazione comprendente la formula "rabbit, rabbit, white rabbit". Stamane mi è venuta in mente e alle labbra; di lì alla canzone, il passo è breve come un blip. Feed your head (and your blog).

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Nota: qui sopra non ho inserito i link al blog menzionato perché fanno scattare una segnalazione di malware. In verità, visitandoli non mi è successo alcunché (ho antivirus e firewall AVG), ma ci ho tenuto ad avvisare.
Sono questi: 1° luglio 2002 (Rabbit! Rabbit!) e ocurréncia (home page, aggiornata al febbraio 2007).

31 gennaio 2012

La tavolata

Ecco il nuovo indirizzo del blog collettivo Zu-ppa-zu-ppa–ppa (in rete dal gennaio 2003), recuperato in extremis grazie all'intervento di occhivispi prima della definitiva chiusura di Splinder.

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Grazie mille anche a chi ha offerto aiuto e disponibilità rispondendo all'appello nei commenti o in privato.

30 gennaio 2012

Nostalgia del futuro

Certe volte verrebbe da pensare quanto possa essere utile e bello disporre di un backup della nostra vita. Una copia di riserva per essere sicuri di saperne ripercorrere tutti i momenti e gli intrecci. Poi però ci si rende conto che non sarebbe comunque l'originale e che non ha senso fermarsi ai miraggi. Meglio cercare un'oasi, ove ombra d'ambra sia a dissetare i sensi.

29 gennaio 2012

Anish Kapoor

Apprezzamento estetico, esperienza sensoriale, escursione metafisica, segmento di tragitto nella conoscenza di sé e nella reinterpretazione della realtà: tutto questo, che idealmente potrebbe contraddistinguere un capolavoro artistico, si trova, anzi si vive nell'opera di Anish Kapoor.

Visto che la mostra è stata prorogata fino al 31 gennaio 2012, la sua installazione Dirty Corner rimarrà esposta alla Fabbrica del vapore di via Procaccini 4 a Milano ancora per qualche giorno.
Puoi guardarla, entrarci, ascoltarne i riverberi sonori, che comprenderanno i tuoi. L'ho fatto ieri sera, lasciandomi suggestionare senza filtri, senza approfondimenti preventivi né informazioni precise e ha funzionato.

Poi sono entrato nella saletta di proiezione, dove ho seguito il video di 22 minuti realizzato da Christina Clausen, in cui è l'artista stesso a presentarsi, illustrando le sue sperimentazioni e i risultati materiali e immateriali che ne derivano ("il conoscere passa attraverso il fare").
La sua è arte vera, con valore estetico e cognitivo, arte connessa alla sua fruizione sociale, prodotto concettuale che s'innesta nella realtà generando godimento e sapere aggiunto, mistero e intuizione.

Alla fine ho ripercorso il tunnel e arrivato in fondo ho canticchiato una canzone rivolto a quel grembo buio. Ho sorriso ascoltando la mia voce rimbalzare e pervadere tutto quanto. Si sentiva da tutte le parti, mi hanno detto.

28 gennaio 2012

Dimmi di sci

Non è certo un tormento
sciar nella tormenta
sebbene sia veloce
la pista che era lenta

Mi beo di questo spasso
sciando a più non posso
e al Passo della Croce
non mi spaventa il rosso

La neve intanto cade
ma dove vuoi che vada
ammanta tutto quanto
è quella la sua strada

Sulla vallata affaccio
coi fiocchi sulla faccia
e ne respiro il canto
che tanto mondo abbraccia

La cima è una pagoda
la vista mia ne gode
una magia soffusa
e la risata esplode

Però mi manca il sole
stanotte dormo solo
e senza le tue fusa
è come stare al polo

27 gennaio 2012

La memoria non sfuma

Maus di Art Spiegelman è un romanzo a fumetti molto particolare: racconta l'Olocausto attraverso la biografia del padre dell'artista, ebreo polacco sopravvissuto ad Auschwitz, da lui intervistato.

Gli ebrei sono raffigurati come topi umanizzati, i nazisti sono gatti (disumani), i (kapò) polacchi maiali, gli americani cani. La storia è molto efficace, pregnante, bella nella sua drammaticità, autentica nell'evitare edulcorazioni: capace di mostrare, accanto all'assurdità dell'orrore complessivo, le piccole meschinità presenti in tutti gli esseri umani in difficoltà, dunque anche nelle vittime.


Fino al 5 febbraio 2012, l'opera è presentata in 26 pannelli esposti alla mostra "I Fumetti della Memoria: Maus e Giorgio Perlasca", aperta allo Wow Spazio Fumetto in viale Campania 12 a Milano, infoline 02-49.52.47.44, ingresso gratuito.

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Ah, siccome certi deficienti credono di lavarsi la coscienza ascrivendo ogni atrocità "agli altri", non trascuriamo in guardare la sozzura in casa nostra, ricordando i campi di concentramento italiani: quelli di Fossoli, Bolzano, Trieste (Risiera di San Sabba) e tutti gli altri.

Senza dimenticare la vergogna delle leggi razziali, emanate da Mussolini nel 1938 e accettate o comunque non abbastanza contrastate da noi "Italiani-brava-gente", forse perché nessuno aveva ancora meditato su parole come queste:

Als die Nazis die Kommunisten holten, / habe ich geschwiegen; / ich war ja kein Kommunist.
Als sie die Sozialdemokraten einsperrten, / habe ich geschwiegen; / ich war ja kein Sozialdemokrat.
Als sie die Gewerkschafter holten, / habe ich nicht protestiert; / ich war ja kein Gewerkschafter.
Als sie die Juden holten, / habe ich nicht protestiert; / ich war ja kein Jude.
Als sie mich holten, / gab es keinen mehr, / der protestieren konnte.


Martin Niemöller (1892 – 1984)

Quando i nazisti vennero per i comunisti,
io restai in silenzio;
non ero comunista.

Quando rinchiusero i socialdemocratici,
rimasi in silenzio;
non ero un socialdemocratico.

Quando vennero per i sindacalisti,
io non feci sentire la mia voce;
non ero un sindacalista.

Quando vennero per gli ebrei,
rimasi in silenzio;
non ero un ebreo.

Quando vennero per me,
non era più rimasto nessuno
che potesse far sentire la mia voce.

26 gennaio 2012

Più che un post, un appello

Tra pochi giorni, il 31 gennaio, Splinder chiuderà. Su quella piattaforma, aperta sul finire del 2002, sbarcai a gennaio 2003 su loro richiesta. Era gestita da un manipolo di giovanotti in gamba: riuscirono a creare l'alternativa italiana a blogspot e furono di fatto corresponsabili dell'incremento numerico di bloggatori nel nostro paese. Siccome avevo già un blog personale (dal 5 luglio 2002), pensai di aprirne colà uno collettivo e nacque Zu-ppa-zu-ppa--ppa (La tavolata), che annunciai così.
Ora, è pur vero che tutto passa, ma mi dispiacerebbe che tutto quanto andasse perduto, anche perché, soprattutto nei primi anni di vita, quel convivio telematico registrò una notevole vivacità, con tanto di insigni partecipazioni nell'ambito dell'italica blogselva. Quindi, se sai come fare e ti va di aiutarmi a salvare il tutto trasmigrando (su wordpress o su blogspot, come ti viene meglio), fammi un fischio via e-mail, grazie.


a cura di Giulio Pianese

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