Eppure, in ogni momento agiamo, con il corpo e con la mente, facciamo succedere cose, intrecciamo relazioni con parole e sguardi. E ogni volta che ci ricordiamo di apprezzare gli istanti come fossero farfalle, ammirandoli e godendone senza pretendere di agguantarli, ne dilatiamo la portata e il respiro.
30 settembre 2026
Come fossero farfalle
Eppure, in ogni momento agiamo, con il corpo e con la mente, facciamo succedere cose, intrecciamo relazioni con parole e sguardi. E ogni volta che ci ricordiamo di apprezzare gli istanti come fossero farfalle, ammirandoli e godendone senza pretendere di agguantarli, ne dilatiamo la portata e il respiro.
31 agosto 2026
Nel blu dipinto di magia
Una vacanza riuscita è quella in cui si riesce a espandere il tempo, il che succede più facilmente dove è possibile cambiare i ritmi, dimenticando gli stress e le abitudini che li innescano.
Latitudini e longitudini non sono vincolanti, però una menzione particolare la voglio dedicare all'Egeo, dal quale mancavo da tre anni (vacanza a scoprire Psarà), e alle piccole isole (quest'anno: Sikinos). In quel blu dipinto di magia mi ritrovo, mentre perdo la cognizione del tempo e m'immergo nei paesaggi e nelle acque con la contentezza del bimbo quando gioca, intento a vivere il qui e ora e nient'altro.
In verità, le preoccupazioni e i pensieri affiorano persino in quei frangenti, ma il fatto stesso di concedersi una pausa e una ricarica fisica e spirituale aiuta ad accettarne l'insorgenza con maggiore equilibrio. Quel luccichio blu ridipinge magico tanti istanti.
31 luglio 2026
Epoche
31 maggio 2026
Romagna di tutti
Per la prima volta mi trovo a Cervia, per un po' di relax e due dosi di tango.
Basta qualche decina di chilometri per trovare un'altra provincia, un accento meno marcato e frequentazioni diverse. Succede in tutt'Italia, d'accordo, ma nella "mia" terra mi fa più impressione.
Quello che non cambia è la mia voglia di godermi quel che c'è e di farlo, sebbene il pensiero vada ad accarezzare anche altre care preoccupazioni.
30 aprile 2026
Aprile, aprile
Aprile, apri le braccia, aprile. Ma aprile è durato solo 20 minuti, è appena arrivato e già se ne va via. Uh, è vero, certo, se lo paragoni ai 40 e più giorni di gennaio. In realtà, però, se ti guardi indietro e soprattutto se ti guardi dentro, ci sono più istanti in quei venti minuti che in tre o quattro vite. Cioè, se li sai vedere. Oh, è vero, certo, se lo guardi di traverso, in sezione, e se lo affetti finissimo, come una tac, gli istanti paiono infiniti. A dire il vero, se anche tenessi gli occhi chiusi e semplicemente ricordassi, le intensità gioiose e dolorose si moltiplicherebbero a dismisura, ben oltre la tua capienza. Hai ragione, o meglio, è una coincidentia oppositorum, una sagra dell'indeterminatezza, un qui e ora che si fa eterno, nel bene e nel male. Insomma: la vita, le vite. Dunque: ad aprile, apri le braccia, àprile.
01 marzo 2026
29 febbraio
Beh, in effetti mi sarebbe servito un giorno in più. E quando non? Il tempo sembra non essere mai abbastanza, in termini di minuti, ore, giorni, anni...
Viene da lamentarsi, certo, invece converrebbe ribaltare la prospettiva e considerare il limite come risorsa. Me l'hanno detto di recente a un corso di formazione, ed è in un certo senso la riformulazione di quanto affermava il mio ex-suocero parlando della vita: "Se non ci fosse una fine, che sfizio ci sarebbe?"
Il tempo e lo spazio sono probabilmente infiniti, ma non nella nostra vita materiale. Lì siamo continuamente obbligati a decidere, a scegliere cosa e dove, non potendo contare su ubiquità e sincronia. Nel tempo come pure nello spazio, insomma, per noi c'è sempre un limite. Occorre riconoscerlo, accettarlo, sfruttarlo in modo consapevole. Altra via non c'è.
Il limite si rivela risorsa utile anche nella scrittura: limite come vincolo (rima, metrica) o limite quantitativo (numero di caratteri, parole, righe). Utile perché funziona nell'attivazione del pensiero, laddove ci si ingegna per adattarvisi, per farsi capire rispettando la capienza. Un'attivazione che ci porta oltre, accompagnandoci a mete impreviste, fino a un dire di cui in partenza non sapevamo.
31 gennaio 2026
Perché il tango?
Di recente mi è stata posta la domanda: "Por qué el tango? Cuéntame un poco si quieres."
La risposta breve è semplice: perché è una cosa che o si fa insieme o non esiste.
...
Ricordo i tempi in cui, sentendo di amici che andavano a lezione di tango, non mi capacitavo del fatto che potessero rinunciare, che so, a una spaghettata in compagnia in virtù di quell'impegno, che mi pareva tutt'altro che imprescindibile.
Fu a quel punto, a distanza di un paio d'anni dal mio ultimo concerto, che mi lasciai tentare da una prova gratuita di questo tango nei confronti del quale diverse persone mi avevano incuriosito. Era in una palestra vicino a casa e non potevo trovare scuse. Certo, la prova era solo una camminata in coppia, con la ballerina che procedeva all'indietro tenendo le mani sulle mie spalle: l'abbraccio era di là da venire, ma subito mi affascinò quel ballo in cui ci si muoveva in sincrono e la breve esperienza fu sufficiente a farmi percepire che il tango fosse una cosa che o si fa insieme o non esiste.
La coppia di insegnanti, nella mia ignoranza totale, mi pareva bravissima. In verità, fu una fortuna la carenza di pecunia che mi indusse a rinunciare all'iscrizione al corso: quei due, belli e aitanti (bellissima lei, aitante lui), avrebbero insegnato zumba l'ora successiva e qualcos'altro ancora quella dopo. In pratica, si limitavano a insegnare passi imparati a memoria, senza poter trasmettere quel che ignoravano: l'essenza del tango.
Dopo quella volta, per un paio di mesi partecipai a tutte le presentazioni di corsi gratuite che si tenevano in zona, finché approdai a una sala in viale Monza, nella sede del Circolo di Unità Proletaria, dove all'epoca insegnavano Antonio e Anna, che furono i miei primi veri maestri. Quindi posso dire di aver mosso i miei primissimi maldestri passi di tanguero sul piso del Tangoy, storica milonga milanese che felicemente continua a ospitare serate alle quali partecipo di frequente.
Da allora sono passati un bel po' di anni e ho fatto esperienza con altri maestri e maestre di tango, ma da più di un lustro devo molto agli insegnamenti di Luis Rojas, che continuo a seguire. In effetti, è come per lo studio di uno strumento musicale: più progredisci, più ti accorgi del bisogno di migliorare e affinarti.
Oggi mi capita spesso di ballare con tanguere che un tempo mi parevano irraggiungibili, ma anche di scoprirne di nuove. Sovente mi dicono che in milonga sorrido sempre: non credo sia vero, ma di certo sono contento per la musica che non mi ha mai stufato e per gli abbracci che talvolta mi rapiscono. Insomma, ballare tango mi pare irrinunciabile e alla domanda "Perché il tango?" risponderei: "E perché no?".
28 dicembre 2025
Buone Feste
Un po' frammentate, saltabeccando tra gli affetti data l'impossibilità di radunarli, ma belle, grazie a ciascuno e a tutti.
Ora un po' frammentato risulta pure il viaggio, con un lungo scalo a Barcellona in attesa di decollare per Granada, che ci mostrerà le sue delizie e alcune sue milonghe.
30 novembre 2025
Ma poi
Avrei voluto scrivere chissà cosa e chissà quanto, ma poi mi sono dedicato ad altro.
Tante belle cose, belle anche quelle faticose.
31 ottobre 2025
Se odo sento
La musica mi fa viaggiare nel tempo: con potenza irresistibile, ovemai volessi resisterle, mi conduce ad attraversare d'incanto d'un tratto intere epoche. Così, di nota in onda, respirando il sogno, sorvolo ere del mio vissuto e guardo come lo rivivo nella memoria fatta d'istanti vicini al mio essere e divenire, in entrambe le direzioni della cronologia del sentire.
