16 giugno 2018

All You Need Is Pop

Alla festa di Radio Popolare ci sono andato ieri sera per un paio di motivi, anzi qualcuno in più: per ascoltare il recital di Lella Costa (che ricordavo spiritosa e intelligente, ma che ho trovato bravissima sul palco, ancora meglio rispetto ai ricordi del passato), per bere la birra artigianale, per mangiare alle bancarelle del cibo da strada di qualità, per passare una serata in un parco, per fare un po' di chiacchiere, per sostenere la mia radio, alla quale sono abbonato da almeno un paio di decenni.
Abbonarsi significa sostenere l'informazione indipendente, merce rarissima, quasi quanto il giornalismo vero. Per abbonarsi bastano 90 euro all'anno (pochi centesimi al giorno).
"All You Need Is Pop" continua oggi (sabato) e domani (domenica).

05 giugno 2018

Ciculabet

Ho scoperto che questa parola, poesia della semplicità infantile, evocatrice di colori a macchie rosse sul ciglio delle strade o in mezzo ai campi, viene compresa in un'area ben più limitata di quel che pensavo.
Ho verificato che se dico "ciculabèt" a Milano, non mi capiscono nemmeno le persone che conservano una buona pratica dialettale. Questo perché solo in brianzolo (o quantomeno, in dialetto seregnese) si dice così "papavero" o "papaveri".
Non so a quali fonti attinga l'etimo, foriero di tanta affascinante stranezza, ma so che in me, outsider linguistico nella fanciullezza in Brianza, quale figlio di un napoletano e di una romagnola, il suono e il seme di questo lemma avevano attecchito ben bene, raggiungendo il livello di naturalezza degli assiomi.
Quand'ero piccolo, parecchi ragazzi appena più grandi di età usavano ancora il dialetto in famiglia e con gli amici e le mie orecchie, già bilingui in ambito domestico, si arricchivano d'altro idioma. Le scoperte si ampliavano poi d'estate, in Trentino, dove da bambini passavamo intere giornate con i coetanei valligiani molto più che con altri villeggianti.
Oggi permangono alcuni vivaci ricordi, rarefatti ma sgargianti, un po' come delle macchie rosse in un campo, eleganti e attraenti nella loro ammiccante immediatezza.

03 giugno 2018

In balia della malia

Tutt'e due con l'accento sulla i, beninteso. Così ci si sente ad ascoltare la voce di Marisol Martinez da Buenos Aires.
Posso ben dirlo, avendola sentita ad aprile con l'orchestra argentina del momento, la Romantica Milonguera, a maggio in duo con il bravo pianista Jean Filoramo (che avevo già sentito accompagnare il grande bandoneonista Osvaldo Barrios), e ieri sera con l'orchestra Solo Tango, formazione russa di livello mondiale e apprezzata anche in Argentina. Giustamente apprezzata, direi, perché in quattro esprimono e trasmettono un'energia essenziale e avvolgente con interpretazioni impeccabili e passionali al tempo stesso.
Marisol Martinez è indubbiamente bella, ma il fascino della sua voce è anche superiore alla sua avvenenza. Riesce a toccare corde profonde, attingendo direttamente al dire e al sentire proprio del tango tradizionale. Quando canta, viene contemporaneamente voglia di restare fermi ad ascoltare e di mettersi a ballare. La contraddizione viene risolta dal suo invito a riempire la pista di abbracci. Perché un suo invito non si può certo declinare, trovandosi in balia della sua malia.

02 giugno 2018

Cosa di tutti

Cercare di non farsi livellare verso il basso è un dovere verso sé stessi e un beneficio per tutti. Non dico sia facile riuscirci regolarmente, ma già pensarci ogni tanto può portare qualche frutto.
Che oggi sia la festa della Repubblica non deve indurci allo sconforto per il contrasto tra gli ideali del documento che la costituì e le ignobili bassezze di intrallazzatori e incapaci.
Pensiamo piuttosto al fatto che quel due giugno del quarantasei, oltre al referendum che sancì la scelta repubblicana, rendendoci cittadini anziché sudditi, fu anche la prima occasione in cui le donne ebbero l'opportunità di votare e di essere votate in elezioni politiche (nelle amministrative era già successo pochi mesi prima, nel marzo 1946). Inoltre, fu eletta l'Assemblea Costituente, che si occupò di redigere la nuova Costituzione della Repubblica Italiana.
La Repubblica non è cosa di altri: qualunque cosa le facciamo, la stiamo facendo anche a noi stessi.

01 giugno 2018

Comfort zone

Il presente, l'immediato, l'istante, il bambino che in te pretende, subito: un'indulgenza a pranzo, un'ulteriore leccornia in un'ottima gelateria, un giretto in bici con puntatina in biblioteca.
La capacità di gustarlo, quel presente, col giovinetto che in te scalpita gioioso, tuttora e nonostante: le chiacchiere in compagnie variabili, il compiacimento di assaporare golose combinazioni, il fresco arioso sulla pelle, la disponibilità a invertire la pedalata per dispensare viva cordialità, e la propensione a sorridere al mondo anche così com'è.
La prospettiva e le aspettative, la preoccupazione di procurarsi la quasi certezza del futuro piacere, in grado di contrastare l'ansia e di darti la forza di rimandarlo: nel ballo, nella lettura, nelle visioni, fors'anche nel resto.
Un futuro incerto, ma che non sia senza presente.

31 maggio 2018

You don't know what you've got till it's gone

Lo cantava Joni Mitchell in un verso di Big Yellow Taxi: non ti accorgi di quel che hai fino al momento in cui svanisce.
Averne la consapevolezza può consentirti di porvi rimedio, imparando a scorgere e apprezzare tutto ciò che di buono abitualmente daresti per scontato. Ciò e chi: cose e persone, situazioni e relazioni.

30 aprile 2018

Dieci album in 10 giorni

Qualche settimana fa Luca Talamazzi (caro amico e bravo chitarrista con cui ebbi la ventura e il piacere di collaborare negli Ohm Suite Ohm e nei Fragole e Sangue) mi nomina su facebook per una cosa "che può anche piacermi, sebbene non sia sicuro di continuare per 10 giorni di fila", questa:
Giorno 1 di 10 giorni. 10 dischi all time della tua vita. Qualcosa che realmente ha avuto un impatto su di te e che continui o continueresti ad ascoltare. Posta solo la copertina, non aggiungere spiegazioni. Uno al giorno. E nomina una persona al giorno.
Qui di seguito, le conseguenze.

Per il primo, me la cavo condividendo la stessa copertina di Luca Talamazzi, perché non mi sono mai stufato di riascoltare i Velvet Underground & Nico.
Però lo dico già: non nominerò nessuno, chi vuole partecipi, commentando o pubblicando.
Aggiungerò il link di (almeno) una canzone per disco. Adesso mi va di riascoltare subito I'll Be Your Mirror.

Secondo giorno: Bossanova dei Pixies, che uscì nel 1990.
Come singolo pezzo, scelgo Allison, di cui proponemmo la cover con i Pontebragas.

Terzo giorno, terzo album: The Queen Is Dead degli Smiths. Iniziai ad ascoltare molto spesso i loro pezzi durante la naja, sdraiato in branda la sera tardi. Certe volte i commilitoni mi chiedevano di abbassare o spegnere, perché nonostante le cuffiette, il walkman sparava troppo.
La canzone che scelgo è solo una delle tante, anzi tutte, belle, dell'album: There Is A Light That Never Goes Out. Una curiosità: l'apertura ricorda un pezzo dei Velvet Underground (There She Goes Again), che a loro volta riprendevano un pezzo di Marvin Gaye (Hitch Hike, la cui versione eseguita dai Rolling Stones ispirò lo scherzetto di Johnny Marr).

Il 4° album che scelgo è Mlah, quello d'esordio (1988) delle Négresses Vertes, che m'estasiarono anche dal vivo al Rolling Stone di Milano, in un concerto davvero irripetibile, anche perché di lì a pochi mesi Helno, il cantante, morì.
Dilemma per la selezione di una canzone, visto che quasi tutte mi piacciono tantissimo, ma opto per l'imprescindibile C'est pas la mer à boire.

5° su 10. Il mio primissimo acquisto da ragazzino delle medie, quando ancora non avevo lo stereo, fu la cassetta Rimmel di Francesco De Gregori.
La canzone che mi va di riascoltare è quella che dà il titolo all'album, uscito nel 1975.
Per i più giovani eventualmente ignari, un'audiocassetta era una cosa così.

6° su 10. Babele Dunnit, anch'egli coinvolto da Luca Talamazzi, dichiarava: "Degli Stones non so scegliere. Veramente un casino. Troppi, troppi pezzi eccezionali."
Invece io a questo proposito non ho dubbi, soprattutto perché questo doppio uscito nel 1972 l'ho ascoltato davvero moltissime volte anche di recente, avendone il CD in auto. Il lato buffo è che è stato mio figlio Lorenzo a riportarmelo all'attenzione pochi anni fa: "Ohi pa', devi assolutamente ascoltare questo!" E io, sorridendo fin da dentro: "Bello, eh? L'hai trovato nella colonna lì in Bovisa, vero? E chi credi l'abbia comprato?".
Rolling Stones, Exile On Main Street. Come singolo, stasera scelgo Tumbling Dice, ma non obietterei a qualsiasi altro pezzo di questo disco straordinario.

Una menzione per Neil Young non può mancare, quindi per il 7° su 10 propongo un suo album. Tra i tanti che riascolterei volentieri in qualsiasi momento, scelgo il primo che acquistai, verso la fine degli anni settanta: After The Gold Rush, pubblicato nel 1970.
Il disco iniziava così.

8° su 10. Oggi la palma d'oro va a Remain In Light, capolavoro dei Talking Heads, che scoprii nel 1980 grazie al mio primo insegnante d'inglese David Jelley.
Il singolo che ripropongo all'ascolto è The Great Curve, che tra l'altro contiene uno dei miei versi preferiti in assoluto e cioè: "The world moves on a woman's hips", il mondo si muove sui fianchi di una donna.

Per il 9° su 10, sfrutto il post di Maurizio Raspante. Per me i Jefferson Airplane sono e sono stati imprescindibili fin dall'adolescenza. Questo disco, poi, contiene diversi pezzi che varrebbero da soli il "prezzo del biglietto". Dunque, vada per Surrealistic Pillow (1967).
La voglia del momento è di omaggiare Jorma Kaukonen con il suo Embryonic Journey... però aggiungo qualche parola su Somebody To Love, al quale dedicai un post sul blog.

10° su 10 giorni: Sciò di Pino Daniele. Innanzitutto perché è un doppio dal vivo del 1984 che racchiude molti dei suoi pezzi migliori e poi perché fu proprio nell'autunno di quell'anno che assistei a un suo concerto a Milano, la sera prima di partire per Napoli in autostop. Quel concerto iniziò con Je sto vicino a te, di cui ti faccio riascoltare la versione tratta dal suo secondo album, Pino Daniele, del 1979.
In effetti, preferisco le versioni che si trovano nei dischi originariamente registrati in studio, ma per le regole di questo giochino non potevo inserire Terra mia, Pino Daniele, Nero a metà, Vai mo', Bella 'mbriana e Musicante in un unico post.

25 aprile 2018

Buon 25 aprile!

Sto per andare in Bovisa, in giro in bici con l'ANPI a omaggiare e ricordare i partigiani caduti.
Oggi più che mai: ora e sempre Resistenza.
Se ci tieni ai diritti civili, che oramai diamo per scontati, ricorda e resisti anche tu. Possibilmente, producendo gioia.


a cura di Giulio Pianese

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