26 aprile 2021

Nel mio raccontare

Non ti devi preoccupare se sentirai lo strazio tra le parole del mio dire: è solo che m'immergo e nel raccontare m'intrido di quei momenti laceranti passati e ormai da tempo superati. 

Non ti devi ingelosire se sentirai la brama tra il mio dire e le parole: è solo che m'intrido nell'immersione del racconto di quei lucenti istanti lontani quanto il firmamento. 

Sappi però che ogni passato m'è presente sempre, più o meno intermittente, e a tasselli mi compone quasi quanto l'odierno esperire. 

Sono antico, contemplo moltitudini. 

23 aprile 2021

Per il soffio d'un soffione

Ha iniziato a prudermi il naso solo a guardarlo, quel tarassaco, o dente di leone, detto soffione nella sua veste bianca, quando i petali diventano piume pronte a diffondersi. Mi ha fatto prudere il naso solo a guardarlo disperdersi nella brezza, ed era solo un filmato. 

Penso sia l'effetto ritardato del lockdown duro dell'anno scorso, quando rintanati per mesi non abbiamo disturbato le proliferazioni naturali e queste si son moltiplicate esageratamente, per noi allergici, giungendo a molestarci in modo massiccio con una dozzina di mesi di ritardo. 

Non ho alcuna pezza d'appoggio per sostenere una tesi del genere, naturalmente, ma perché non sparare un'ipotesi a caso, tra un prurito e l'altro e poco prima di assumere un antistaminico, pratica che malgrado le sofferenze avevo totalmente sdegnato per anni, lustri, decenni. 

Sarà l'allergia, mi dico, a peggiorarmi l'umore e a incrementare l'insofferenza, ma so che in fondo non è vero, so che ci sono vari motivi, più o meno seri, a condizionarmi rendendomi un cuorcontento a intermittenza, con momenti non brevissimi in cui s'interrompe il sorriso. 

Naturalmente si tratta di un periodo, di situazioni transitorie, ma poiché tutto è transitorio, la consolazione è solo parziale e il transito che s'attende è quello dal "Via!", come a un Monopoli quadrimensionale, per poter ricominciare un nuovo giro. 

In tale attesa convivono impazienza e apprensione. Impazienza di riacquisire la facoltà di vivere tutte le normali pratiche più stimolanti, avvolgenti e soddisfacenti. Apprensione per quel che potrà essere o negarsi, o essere e poco dopo nuovamente negarsi. 

Nel frattempo mi gratto il naso e in ogni caso ci sorrido su. 

24 marzo 2021

Cosa s'osa fare

L'anno scorso non mi sarei mica azzardato, in zona rossa, a uscire di casa per diletto. Invece stavolta l'ho fatto. Senza rischi per nessuno, s'intende: ho inforcato la bici, il mio bel catorcio rosso, e mi sono inoltrato nelle vie ciclabili del Parco Nord, sconfinando di certo in territori comunali altri, ma senza mai uscire dal parco, resistendo alla tentazione di deviazioni che mi avrebbero permesso di andare a trovare persone care o di ravvivare relazioni sociali da troppi mesi sopite. 
Passata una settimana dalla prima dose di vaccino, la mia quotidianità non è cambiata, comprensibilmente, ma la visione del futuro concede qualche barlume di vecchia novità, una fuggevole percezione di ripristino, la fiduciosa convinzione che tutto l'umanamente possibile lo sarà di nuovo. Ecco cosa s'osa fare: guardare oltre l'orizzonte degli attuali eventi. 

24 febbraio 2021

22 febbraio 2021

Vigilie perenni

La vigilia per eccellenza era quella in cui si aspettava la befana. Si piazzavano le calze appendendole, in mancanza del camino, alla cappa in cucina (all'operazione si dedicava in genere nonna Teresita, esibendo ai nostri occhietti una sorta di fiduciosa competenza). Le calze erano lunghe e di lana, specificamente assegnate di anno in anno al medesimo scopo: accogliere e magicamente riempirsi di dolciumi e frutta. Tipicamente, le trovavamo il mattino dopo colme e appesantite con due arance, una in punta e una al tallone, diverse noci, noccioline e arachidi, qualche pezzo di carbone di zucchero e molte caramelle di varia foggia, dalle onnipresenti e apprezzate Rossana alle preferite e raramente disponibili mou (al caramello o alla menta-liquerizia), oltre a numerosi cioccolatini e a qualche leccornia di livello superiore, quale il marzapane a forma di frutta (solo molti anni dopo lo sentii denominare "frutta martorana"). 

Era l'Epifania un momento perfino più suggestivo del Natale, perché nonostante il tono minore, portava un carico di magia decisamente misterioso, con quel miscuglio di indiscutibile bruttezza e inscrutabile bontà che contraddistingueva la figura della Befana. 

Una vigilia densa di aspettativa, ma segnata da grande spensieratezza. 

Tante diverse vigilie costellarono poi la vita: molte condite dalla gradevole quanto effimera sensazione da sabato del villaggio, dove l'illusorietà esperita non inficiava l'attesa successiva. Altre, tese o addirittura drammatiche, in grado di arrestare il respiro fino alla risoluzione, bella o brutta che fosse. 

Altre ancora, la maggior parte, vigilie personalizzate, forse finte, forse più interruzioni di un flusso di vita che preludio di evoluzioni o rivoluzioni. Vigilie perenni, tipo quelle lunghe e recentissime del lockdown, vigilie da confinamento, attese buzzatiane o addirittura beckettiane, in cui però il personaggio che non arriva siamo noi stessi. 

Da qualche parte ho letto che "Il momento migliore per piantare un albero era venti anni fa. Il secondo momento migliore è oggi." 

Dunque, meglio regolarsi, meglio ricentrarsi, meglio sapere, pur senza rinunciare all'attesa. Meglio scriversi un promemoria, un intento, un motto: in ogni vigilia, l'importante è non dimenticare il presente. 

19 febbraio 2021

Giro e giravolta

Quasi un intero giro intorno al sole e siamo ancora sotto le nuvole di un confinamento più lungo di quanto avevamo immaginato all'inizio. 

Per andare oltre continueremo a fare tesoro di ogni situazione, anche quelle più difficili da gestire. Le mancanze saranno temporaneamente tamponate da interessi contingenti, ma l'impossibilità di usare liberamente il tempo futuro dei verbi, ossia di progettare, pesa tuttora, e comincia a pesare un po' troppo. 

Per venire oltre, come si dice in romagnolo, dovrai aspettare che tolgano i divieti, ma per questo ai tamponi dovranno essersi affiancati numerosi i vaccini. Aspettare è diventato il verbo, il Verbo, e la pazienza necessità più che virtù. 

Per trovarsi oltre continueremo a scrutare il blu, a incantarci di tenui o intensi brillii, a ricercare stelle buone, pur sapendo che di noi quegli astri se ne fottono beatamente. 

Quasi un intero giro intorno al sole e il sole non si vede per via delle nuvole. Quasi un'intera giravolta e nemmeno le stelle si vedono da qui. Ci resta però la musica, a tutte le ore. 

--bonus musicale: Cristina Donà, Stelle buone (1997)

31 gennaio 2021

Una petizione da firmare

Firma questa iniziativa dei cittadini europei per essere sicuri che la Commissione europea faccia tutto quanto in suo potere per rendere i vaccini e le cure anti-pandemiche un bene pubblico globale, accessibile gratuitamente a tutti e tutte.

È una cosa seria, infatti ti chiedono gli estremi di un documento d'identità, ma è davvero semplice. 
L'ho fatto, bastano pochi passaggi. 

Le ragioni per farlo sono spiegate bene e sinteticamente da Vittorio Agnoletto:

Tre cose che l’Italia e l’UE dovrebbero fare immediatamente:

• ricorrere alle licenze obbligatorie, una clausola di salvaguardia prevista nell’art. 31 degli accordi sulla proprietà intellettuale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (gli accordi TRIPs) che autorizza gli Stati in una situazione di pandemia e di difficoltà economica a produrre direttamente i farmaci salva-vita come farmaci generici scavalcando il brevetto.

• appoggiare le richieste di India e Sudafrica di un’immediata moratoria sui brevetti per i vaccini e i farmaci anti-Coronavirus;

• rivendicare che i brevetti finanziati coi soldi dei cittadini siano pubblici e quindi i vaccini vengano considerati un bene comune.

Per raggiungere questi obiettivi è necessario firmare e sostenere la petizione europea 
dobbiamo raccogliere un milione di firme in EU e 180.000 in Italia.

30 gennaio 2021

Passare il testimone

Mercoledì, in occasione del Giorno della Memoria, ho indicato tre riferimenti ai ragazzi di terza media: un film, un libro, un fumetto. 

Ho raccontato loro di quando vidi al cinema Au revoir les enfants (Arrivederci ragazzi), di Louis Malle, e di come mi fece capire quanto vicini a noi fossero i deportati: nostri compagni di classe, vicini di casa, parenti, amici.

Ho ammesso di avere letto con un certo ritardo Se questo è un uomo di Primo Levi: stavo lavorando per rifinire la tesi di laurea quando non potei fare a meno di prendermi una pausa da tutto quanto per divorare quel resoconto preciso, terribile, esposto con l'autenticità di chi sa davvero scrivere e raccontare. 

Ho suggerito loro di prendere in considerazione, magari tra qualche anno, il capolavoro Maus, realizzato da Art Spiegelman, avvertendoli della sua crudezza, ammantata però da immensa umanità. 

Passare il testimone è qualcosa che va fatto. Con l'auspicio che nulla sia dimenticato, certo, ma anche con la speranza che l'essere umano possa far rinascere la bellezza oltre ogni tragedia.



a cura di Giulio Pianese

scrivimi