30 aprile 2025

I se e il sé

Tranquillo, non ti agitare: nel caso ti vengano rimpianti su azioni compiute, ricorda che se pure potessi viaggiare nel passato per cambiarle, poi (ora) ti verrebbe a mancare qualcos'altro che nel frattempo hai vissuto e non andresti mai in pari con le vicende e le interazioni. 

Oltretutto, oggi è il passato del futuro, ed è oggi semmai che si può e si deve agire, tenendo gli occhi sulla strada da percorrere, senza inutili torcicollo. 

Il fatto è: ogni volta che leggo o vedo storie che in qualche modo intrecciano il tempo, mi si sbalestrano le emozioni; cuore e respiro prendono vie traverse e i se comprimono gli spazi del sé; insomma, fatico. 

Aiuta un poco l'immagine dei pesci e dello stagno (se i pesci sono le emozioni, tu cerca di essere lo stagno), che vale anche per gli stress in genere.  

E la scrittura, pur brevissima. 

08 marzo 2025

Per voi tutte, per noi tutti

Buon 8 marzo!
Che possiate continuare ad apportare al mondo bellezza e giustizia. 

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(dedicato in particolare a tutte le donne di valore che ho avuto la fortuna di conoscere)

31 gennaio 2025

Hai letto

Uno Tsundoku di libri già letti è un controsenso semantico, eppure è così su quella sedia in sala: il fatto è che, prima di metterli via, per mia colpa o fissazione voglio inserirne titolo e date di lettura su Anobii e spedirne l'incipit a Pino Ierolli, come faccio da anni per il suo Incipitario punto com. 

Per essere uno che lavora e vive intensamente, leggo molto, e molto piacere ne traggo. Mi piace soprattutto quando arriva il momento in cui fatichi a interrompere la lettura del libro che ti ha catturato. Mi piace anche il leggero struggimento di quando si mescolano l'anelito del voler giungere alla fine e il dispiacere che la fine stia per giungere. 

Un piacere fatto di parole ma che a parole non è facile trasmettere. Per indurvi altri, e penso soprattutto ai più giovani e ai piccoli, forse può funzionare l'esempio, meglio ancora la lettura ad alta voce, versione strutturata dell'antico raccontare. 

Un piacere che diventa un modo di imparare divertendosi, di imparare tante piccole cose inutili o di cogliere qualche scintilla inattesa, o di farne scoccare dentro, accorgendosene magari qualche passo più in là. 

31 dicembre 2024

Una specie di augurio

Quando arrivano le scadenze si cerca di rispettarne il termine, e le ricorrenze, perlomeno alcune di esse, quando si affacciano sembrano invitarti a non lasciare le cose a metà. 

Provi a ubbidire, ma sai che inevitabilmente, prima o poi, le cose a metà le dovrai lasciare per forza, perché la vita è un'incompiuta e non si può arrotondare, a meno che non si tratti di quella che tende a prorompere poco sopra i fianchi. 

Il cambio dei calendari alle pareti è uno dei momenti capaci di imporre una certa solennità, un po' comica se applicata a piccoli gesti domestici. Addomesticarsi ai rituali è però un conforto diffuso, un modo di trovare punti di riferimento nell'enorme vastità degli istanti, che se condivisi moltiplicano proporzionalmente il proprio valore alla percezione, aumentando le probabilità di godimento. 

Però qualcosa manca, e perciò una specie di augurio sia quello di capire che ciò che vuoi è già lì, anche se magari occorre la pazienza di vederlo germogliare, dopo la speranzosa semina e l'amorevole accudimento. 

30 novembre 2024

Chimico benessere

Stendo fuori. Tempo due o tre minuti e vedo, controsole, il fumo uscire dalle magliette appese. È vapore, che bello! Sorrido alla natura e alla termodinamica, e a me che con l'andar del tempo non perdo l'entusiasmo per le piccole cose. 

Oggi è sant'Andrea*, patrono della Scozia, dove andrò forse un altr'anno, non il prossimo. Così si chiude novembre, mese tra alti e bassi, ma mi rammento che è bene ricordare ogni momento in cui si è stati felici, o sereni, o in pace, scoprendo che non sono pochi. E che è bene farlo sorridendo, con il concreto beneficio delle sane dopamine che autorilasciamo per il nostro chimico benessere.

* auguri a mio nipote!

30 settembre 2024

Baluginii

Un giorno dopo l'altro, è il calendario, ma la cronologia non è quella evidente e appesa alla parete: momenti distanti, come lampi siderei s'intrecciano a nutrire e complicare orizzonti, ricordi, e molteplici futuri. 

I mille universi di tutti i libri letti colorano gli interstizi tra le tessere e pure i pezzi mancanti del puzzle che riassume il presente. 
La musica lo avvolge e ne è il propellente. 

E di nuovo si impara a.
Muoversi tra gli immensi spiragli che lo sguardo regala se lo si punta per bene sul bene. 

Creature di noi stessi, a ritrovar di slancio e fuori dal tempo nuove e antiche dimensioni.

30 agosto 2024

Oggi per domani e oltre

Ehi, ma non sei abbronzato, e le ferie? Eh, sono ormai lontane: quest'anno le ho fatte il 30 e il 31 febbraio. 

Ehi, allora, com'era l'Egeo? Ondoso, soprattutto al largo; anzi, alla larga, purtroppo. 

Ehi, ti sei riposato, sei carico? Carico a pallettoni, come una lupara in bianco. 

Ehi, chissà come te la sei goduta, coi vostri tre mesi di vacanze, vero? Sì, abbiamo tutti in dotazione il calendario di Interstellar. 

= = =

Ma ne sarà valsa la pena, lo dico e ci voglio credere. 
E nel frattempo, tango a sfinimento, anche se in realtà non sfinisce mai, perché ti ricarica con ogni nuovo abbraccio e soprattutto con ogni bell'abbraccio ritrovato. 

= = =

(P.S.: e tu non fare scherzi: procedi a tappe verso una felice serenità.)

31 luglio 2024

Zampine

Mi lascio percorrere la pelle della mano e poi dell'avambraccio dalle zampine di una coccinella mentre sistemo una minuscola percentuale del marasma casalingo dopo le settimane di assenza in questo luglio diviso tra Trentino e Inghilterra. 

Porta buono, la coccinella, così dicono, ma più che altro mi è simpatica e con ciò mi fa sentire fortunato. La fortuna può essere anche, anzi talvolta soprattutto, uno scampato pericolo, di cui assai semplice è il criterio: se si campa, lo si scampa. 

La stanchezza si fa sentire, specialmente quella emotiva, ma il procedere della coccinella suggerisce che il rallentamento dei ritmi, lungi dal produrre danni, aiuta a ricentrarsi e a generare cerchi benefici attorno a sé, a patto di non incresparne le onde con l'impazienza dell'impulsività. 

Altre onde attenderanno, nell'Egeo nord-orientale, di avvolgere piaceri e confondere le lacrime, riassestando corpo e anima, carezzando pelle e mente. Mi lascerò percorrere il pensiero dalle zampine della nostalgia e della malinconia, affidando a sole e brezza maiuscoli sorrisi in minuscola risposta. 

30 giugno 2024

Piccola cronaca

L'oleandro è fiorito bene; sul balconcino esposto a sud tutte le piante vivono felici: ho perfino gustato qualche pomodoro (datterini e sardi) nato e maturato lì. 

L'esame l'ho passato, benissimo, conseguendo ufficialmente l'abilitazione all'insegnamento dell'inglese (la seconda, giacché la prima l'avevo presa per sbaglio in francese, avendo clamorosamente equivocato sulla classe di concorso al momento della frettolosa iscrizione due anni prima, in piena era Covid). 

Nel frattempo, è passato anche il tuo quinto non-compleanno, papà Umberto, che manchi e ci sei. 


Riposati, mi hanno suggerito alla fine degli impegni scolastici; invece, ho approfittato per festeggiare e divertirmi in questo entr'acte, prima di immergermi in un luglio denso di impegni, familiari e in qualche modo scolastici, giacché accompagnerò dapprima la mamma in Trentino (non vede l'ora) e poi i miei studenti in Inghilterra (finalmente ci torno). 

31 maggio 2024

Su, coraggio

L'oleandro sul balcone sta fiorendo, sempre che la grandinata non l'abbia fatto fuori. Domattina, se farò in tempo, darò un'occhiata. 

Ho una prova di abilitazione tra tre giorni e mi torna in mente Eduardo De Filippo, Gli esami non finiscono mai: visto che ho già superato i sessanta, a quanto pare aveva ragione lui. 

Si possono sempre scovare motivi per essere lieti tra una tragedia e l'altra, purché non bombardino noi. E non mi riferisco alla grandine. 

Tra meno di una decina di giorni ci sono le europee: pur senza entusiasmo, a votare andiamoci, ché quelli là sono pericolosi, anche un secolo dopo. 

La stanchezza non vale come scusa. 

Tra parentesi, non vedo l'ora di tornare a ballare, soprattutto perché al momento me ne devo astenere per prepararmi all'esame; ma in fondo è solo per qualche giorno, De Filippo non avrà ragione del tutto... a parte le inevitabili incombenze legate agli esami dei miei alunni di terza media!

Come, scusa? La stanchezza non vale?

29 aprile 2024

Ora e sempre (resistenza)

Imbracciammo il fucile
per tornare a ballare.

Questo è il punto, la differenza essenziale tra partigiani e fascisti. 

Per circa un ventennio le camicie nere avevano usurpato posti di potere in virtù della catena di comando instaurata dalla violenza ingiusta: repressione, ricino e bastonate al servizio dei più abbienti senza scrupoli e con la complicità degli ignavi. 

L'orizzonte dei resistenti nasceva dalla disperazione, ma tra lacrime e stenti si colmava di speranza per un futuro di gioiosa normalità, di vita e giustizia. I nostri ragazzi, ossia i nonni e bisnonni che all'epoca erano per lo più giovinetti, di far la guerra avrebbero fatto volentieri a meno. 
Anche per questo dico che nella seconda parte della seconda guerra mondiale, in Italia un partigiano sarà stato sempre meglio di un fascista. 

31 marzo 2024

Di (n)uovo

Oh, sì, dai, sorprendimi! Detto, fatto. Come si è schiusa, la giornata mi ha annunciato il regalino: un'ora in più. Che bello, pensavo, e invece no. L'ora in più era sull'orologio, non nel tempo a disposizione. 

Stavolta mi ha colto impreparato, totalmente ignaro, ma dov'ero stato? Forse impegnato a ballare, probabilmente distratto da begli scambi comunicativi, sicuramente inebriato da una personale risurrezione, sta di fatto che il passaggio all'ora legale me lo sono proprio perso. 

Ho rimediato con una corsa, un affrettarsi che è sempre alla portata più di quanto si pensi, e il resto è fluito. 
Alla nuova luce e nuova ombra mi abituerò piano piano, come tutti. 

29 febbraio 2024

Un giorno in più?

Che te ne faresti di un giorno in più? 
Ventiquattro preziose ore regalate, pensaci. Nel momento in cui ti dovessi sentire in affanno, ecco un bacino di espansione per affrontare gli imprevisti, evadere le incombenze, sciogliere i nodi, mettersi in pari. Già: mettersi in pari, ma in pari con cosa? 

Quando può capitarti un giorno in più? 
Trecentosessantasei invece di trecentosessantacinque, è chiaro: in un anno bisestile. Bonus per tutti: anche dovesse piovere, sempre di bonus si tratta. Proprio quello che ti serviva, dici, giusto il tempo di recuperare, di fare quel che hai ripetutamente rimandato. Dunque, dipende dal calendario? 

Un giorno è un giorno; se è in più, a deciderlo non sarà una convenzione appesa al muro, ma il tuo atteggiamento. Come in quel film bellissimo, About time, con l'intuizione che non sto a svelare qui, ma che riguarda il modo di porsi nei confronti di ogni singola giornata e di ciascun istante del suo svolgersi. Non ci credi? 

04 febbraio 2024

Ieri e ieri l'altro e di nuovo

Non vi è stato alcun bisogno di infilare occhiali rosa con quel cielo confetto: un rosazzurro quasi da cartone animato. Rosazzurro come il negozio nel quale i miei si servivano quando eravamo piccoli: la tranquillità esperita inconsapevolmente e perciò data per scontata. Bellezze incredibili, a riguardarle con gli occhi della memoria.

Un bianco e nero quasi seppiato poche ore più tardi al cinema, con temi trattati in modo crudamente geniale, vedi le violente movenze sui virtuosismi vocali di Petra Magoni. Scene e vicende che lasciano l'amaro in bocca, perché l'apparente esagerazione caricaturale è purtroppo molto meno di quel che accadeva e continua ad accadere. C'è ancora domani, dice lei, ed è purtroppo vero ancora oggi. 

Bianca e nera anche la torta per la festa del Tangoy sabato. Un'intera sera a ballare: non ci si stufa mai, e come si potrebbe?, di musica e abbracci, quelli ritrovati e rinnovati, quelli nuovi che spesso celano piacevoli scoperte, quelli riscoperti. 

Oggi un'altalena al parco Trotter ha ospitato una ottantanovenne, che a un certo punto ha perfino iniziato a spingersi da sola: mia mamma, se sollecitata, lo spirito ce l'ha. Sorrido. 

01 febbraio 2024

Lo stupore degli occhi bambini

Lo stupore degli occhi bambini che abbiamo in noi se non lo soffochiamo ci permette di godere di tanti piccoli frammenti di felicità. Si tratta di istanti da cogliere e custodire poi sorridendo nella memoria delle inezie senza scopo specifico. 

Un semplice esempio è rievocare l'incredula divertita gioia di quando per la prima volta mi resi conto che in Mrs Robinson Simon e Garfunkel menzionavano un nome che per me che avevo studiato francese alle medie e al liceo era stato assolutamente impossibile captare fino a quel momento: Joe DiMaggio, poesia sonora pur non avendo io mai apprezzato né conosciuto il baseball. 

Il verso richiama l'Ubi sunt? già risonante nella Ballade des dames du temps jadis di François Villon:

Where have you gone, Joe DiMaggio?

E la sottostante malinconia si fa plurale in quello seguente:

Our nation turns its lonely eyes to you

Canticchiamola. [testo qui]

30 gennaio 2024

Malie

Che cosa bussa al tuo cuore? Memoria o passione?

Se ti svegli dal buio alla luce, cosa cerchi oltre all'acqua che plachi l'arsura del respiro mozzato? Sono di più i perché o i sorrisi, i rammarichi o gli entusiasmi, gli slanci o gli affanni, nel tuo salire e scendere le scalinate del quotidiano esistere?

Tra quelli che affiorano al tuo dire, quanti verbi sono al presente? Quanto te ne discosti armeggiando tra futuro e passato, brandendo condizionali o evasioni ipotetiche? Come ti agganci al qui e ora, come resisti all'altrove spaziotemporale? 

E se invece sei saldamente nel reale, riesci nondimeno a coltivare ogni espansione di te in tempi e distanze vissuti e da vivere? 

Voglio musica ad avvolgermi fin qui, estatica dinamica d'abbracci.

31 dicembre 2023

Buon ognigiorno

Mettersi a chiedere cose all'anno che verrà, se non sei Lucio Dalla, ha davvero poco senso. Se qualcosa migliorerà, non sarà certo dovuto all'ultimo foglio di calendario che lascia il posto a un nuovo fascicolo. E poi, chi è questo Anno che arriva? La personificazione è un tentativo perso in partenza poiché colloca al di fuori di noi le responsabilità, come fanno i fanatici. 
È pur vero che chiedendo si mettono a fuoco i desideri e che questo è il primo passo per puntare a realizzarli. Quindi in questo senso potrebbe anche andare, purché in qualche modo gli auspici riguardino direttamente noi e le nostre azioni. 

Augurare un intero anno buono è di un ottimismo che supera perfino il mio, ma va bene, è una bella intenzione. 
Tuttavia, pensando che in realtà sia il qui e ora a decidere e influenzare il futuro, preferisco un augurio che ci segua passo passo, nell'attenzione vigile alle piccole cose, nell'apprezzamento del bello e dei momenti di gioia, nella cura nei confronti delle mini-decisioni che grandemente informano la nostra quotidianità. 

Per questo vi auguro e ci auguro Buon Ognigiorno, fin dall'inizio del 2024.

30 novembre 2023

Affettuosità

Questo è uno dei doni che mi hanno trasmesso i miei genitori e in generale tutti i miei cari. Si tratta di un atteggiamento beneficamente contagioso, a ricarica reciproca automatica, una modalità che in molte situazioni è salvifica, tendendo a instillare buonumore. 

In determinati ambiti può essere considerata affine all'invadenza, ma basta controllarsi un pochino per evitare di risultare fastidiosi; oppure, orientarsi verso ambiti in cui viene apprezzata come valore predefinito, e crogiolarvisi. 

31 ottobre 2023

Cicatrici

I segni delle ferite rimangono.

Me ne accorgo guardandomi il dito medio della mano destra, dal lato dell'anulare. Reca il pallore della carne rimarginata, liscia e capace di infastidire un pochino. 

Per la prima volta nella vita, sul finire di agosto, sono stato morsicato da un cane. Un cagnone che pareva pacioso, sdraiato in quella viuzza accanto a un paio di gattini. Ero uscito di mattina a esplorare l'isoletta alla quale eravamo approdati nel cuore della notte precedente, dopo sei ore di traversata su scomode poltrone. 

L'isoletta, Psarà, è una meraviglia per chi ama una vacanza molto tranquilla in mezzo all'Egeo, ma il paesino è in verità piuttosto sgarrupato. Tra i lavori in corso per le numerose ristrutturazioni ci siamo districati un po' a caso per l'intera settimana, percorrendo quasi sempre itinerari diversi per tornare alla base, cosa che in una località tanto piccola sembrava impossibile. 

Quella mattina, quindi, a maggior ragione stavo vagando e mi apprestavo a sbucare sul lungomare dell'esiguo porticciolo quando il grosso pacioso peloso quadrupede decise di attaccarmi mentre attraversavo quello che evidentemente considerava il suo territorio. Per fortuna al penultimo istante l'istinto mi spinse a correre, e la bavosa bocca mi addentò solo parzialmente. Entrai in un bar chiedendo di potermi lavare la mano sanguinolenta e fui immediatamente assistito da due o tre persone, una delle quali poi insistette per accompagnarmi in motorino dal medico. 

Un bel fastidio dover rinunciare per un paio di giorni a tuffarmi in quel mare, una scocciatura dovermi sottoporre anche nei giorni successivi al rito della medicazione all'ambulatorio turistico. Tuttavia, l'incidente si rivelò foriero di amenità e coccole da parte di varie persone della piccola comunità insulare, della quale in un certo qual modo ci siamo sentiti parte per l'intera vacanza, al punto di progettarvi un ritorno a breve. 

Morale: da una ferita può nascere qualcosa di buono oltre al dolore, però i segni rimangono. 

30 settembre 2023

Il v(u)oto del plenilunio

L'illusione di poter catturare il momento si evidenzia quando, privi di nozioni approfondite, abilità specifiche e strumenti idonei, tentiamo, improvvisando, di ritrarre un plenilunio, un paesaggio a perdita d'occhio, un insieme ineffabile di sfumature. 

Ancor più quando proviamo a rendere in parole un senso di smarrimento o di mancanza, un disagio non circoscritto, una sofferenza vaga e per questo inaffrontabile.

Tutto ciò si moltiplica, come difficoltà comunicativa, laddove tali intenzioni riguardino non il nostro personale abisso, ma quello tanto più insondabile di qualcun altro. 

Lì, la formula del patire è semplicemente proporzionale all'intensità del legame affettivo che permane oltre lo spesso muro dell'incomprensione.

E tuttavia, non si smette di sperare per il meglio (vedi: luna dei regalini). 

31 agosto 2023

Verso il primo di settembre

Delle ferie appena trascorse in Grecia voglio certamente dire, ma non ora, ché mi devo preparare al vero capodanno.

Ciao! 

31 luglio 2023

Due terzi

In questo luglio gironzolone, tra l'altro ho compiuto 60 anni. Mi fa impressione avere completato una porzione significativa della mia esistenza, ma il numero in sé non mi pesa quanto avevo immaginato. 

Come sempre, ho festeggiato nel giorno giusto, con chi c'era: in questo caso, brindando con la Guinness insieme a una mia collega, al barista e a un avventore del pub in cui ci eravamo infilati, dopo aver ricevuto dal vivo gli auguri dei trenta allievi che abbiamo accompagnato a Dublino.

È stato un mese denso e impegnativo, dolce e intenso, doloroso e intricato, ma vivo, un po' come il cielo d'Irlanda che t'intride mettendoti talvolta a dura prova, ma che sa avvolgerti sempre nell'incanto, soprattutto se anche in caso di precipitazioni riesci a scorgere il barlume di speranza che da qualche parte s'accende, insieme alle soddisfazioni. 


27 giugno 2023

Un incipit

"Quando la trovarono, era per strada di notte con un secchio vuoto in mano, lungo una via piena di negozi, e non disse nulla."

Rileggendolo per mandarlo a Pino Ierolli di incipitario.com, m'accorgo che questo è un gran bell'incipit, perlomeno nella traduzione dal tedesco di Ada Vigliani.
Si tratta del romanzo breve Storia della bambina che volle fermare il tempo, di Jenny Erpenbeck (Sellerio, 2020). L'originale uscì nel 1999 col titolo Geschichte vom alten Kind, che se capisco bene significa letteralmente "storia della bambina vecchia": un romanzo strano, strambo, ma di indubbio valore. 

06 giugno 2023

Lì in mezzo

C'è una foto di mio papà Umberto che tiene per mano mio figlio Lorenzo piccolino, bello e buffo con il berretto a sghimbescio: li riguardo e mi sembra di stare lì in mezzo, tra le loro mani, contento e sorridente di tenerezza anch'io.
Non la pubblico qui ma fidati, è bella, bella ben oltre la mia ovvia parzialità.
Baci e baci.

29 maggio 2023

More di gelso

Quando le cogli poi si vede perché ti tingono le dita, quando le mangi si sente perché sono dolci dolci e poi anche lì si vede perché ti tingono il sorriso. 

Le colsi e le mangiai al parco di Villa Litta ad Affori, le ho colte e mangiate al parco Nord nella zona di Bruzzano che ho visitato ieri per la prima volta. 
In entrambe le occasioni, grazie ai festeggiamenti per mio figlio Lorenzo, un patatino allora, un grandone oggi, sempre con tanta dolcezza. La mia, la nostra, quella della famiglia riunita per le occasioni speciali. 
Le more invece stavolta erano meno pronte, sebbene parecchio apprezzabili. Il cane Nelson non le ha mangiate, era troppo occupato ad agitarsi per le numerose papere che si aggiravano nei dintorni.

30 aprile 2023

Come un venticinque aprile

Incontri attesi e incontri disattesi, incontri inaspettati e incontri mancati; incontri improvvisi, incontri di sorrisi: in manifestazione, in una manifestazione partecipatissima e sentita, è come nella vita: non riesci a vedere tutti, ma sai che ci sono o saprai che ci sono stati; e soprattutto, sai di esserci e sarai contento di esserci stato. 

Come nella vita, in un venticinque aprile anche chi non c'era lo puoi portare con te, per un pezzetto di strada, nell'aria come la musica, nello spazio come le danze, nello specchio dei sorrisi moltiplicati, nel passato dei ricordi, nel futuro del pensiero.

31 marzo 2023

Riveditinme

Cercherò di riflettere meglio, disse lo specchio, ma tu prenditi cura della mia nitidezza.

28 febbraio 2023

Un paio di cose

Prima che il mese breve se ne vada per fare spazio a quello pazzerello, desidero appuntare qui un paio di cose: una riguarda l'ascoltare il corpo, l'altra una serie TV della quale ho completato la visione.

Domenica mi è capitata una cosa per me insolita, dopo una giornata lunga, bella e intensa. 
In mattinata sono andato a prendere mia mamma all'RSA perché potesse gioire di un pranzo familiare nel corso del quale non sono mancate risate e libagioni: a casa di Martina, sopraffina cuoca come sempre, c'erano anche mio fratello, sua moglie e mia figlia, e abbiamo gustato un rosso, il Sagrantino, che picchia duro dopo qualche bicchiere. Alla fine ho riportato mia mamma in struttura, cercando di consolarla quando a un certo punto si è resa conto che un sacco di nostri cari sono morti (se mi fa domande, non riesco a mentirle). 
Poi me ne sono tornato a casa, intenzionato a uscire di nuovo per andare a ballare. Tuttavia, sentendomi "un po' stanchino", verso le sette ho deciso di farmi un pisolo, ma per bene, cioè in pigiama e sotto le pezze. Di solito mi basta un quarto d'ora di ricarica, ma già immaginavo di restare a dormire per una mezz'oretta, date le circostanze. Ebbene, dopo un po' ho riaperto gli occhi e la radiosveglia, che non avevo attivato, figurati, segnava le 2:33. Invece di contrariarmi, ho sorriso, contento di aver accondisceso a un'esigenza del mio corpo, che non sempre ascolto, e ho ripreso a dormire fino al mattino seguente. 

L'altro fatto riguarda la serie Shameless, di cui negli ultimi mesi ho guardato tutti gli episodi delle 11 stagioni, in originale coi provvidi sottotitoli in inglese. 
Quando qualcosa termina, sono sempre un po' triste, è una sensazione che mi trascino fin da piccolo. Nel momento in cui l'ultimo episodio si avviava alla conclusione, mi predisponevo già al minuscolo lutto, ma la malinconia si è attenuata nel sorriso mentre mi rendevo conto di un riecheggiare, che ho poi verificato: le atmosfere e perfino le parole finali riportano fedelmente all'inizio del primissimo episodio, in una circolarità spiraloide, in cui niente è come prima, ma in un certo qual modo lo ricorda e lo porta in sé, per sempre. 

16 gennaio 2023

Fermare il tempo

There are moments when time does stop. We must be alert enough to notice such moments.  

(John Irving, A Widow for One Year)

Leggo un'altra bella storia di John Irving, autore che dopo più di trent'anni ancora non mi stufa, e concordo con questa sua affermazione: "Ci sono momenti in cui il tempo davvero si ferma." 

Uno, e scriverne è quasi ricorsivo, è quello della lettura, se ci si trova immersi in una storia avvincente. Un altro è l'ascolto della musica, quando le si dedica attenzione e sentimento. Esempio attiguo è quello del ballo, nella mia esperienza soprattutto il tango, in quanto coincidenza di percezione e comunicazione espresse nel movimento condiviso. 

Sintetizzando, succede quando ci si appassiona. 

Quanto alla seconda frase di Irving, è un monito saggio e utile: "Dobbiamo essere abbastanza vigili da notarli."
Utile non solo per goderseli come si deve, ma anche per distinguerli da altri modi per fermare il tempo che attengono all'ambito delle dipendenze. Come riconoscerle? Basta rendersi conto di come ci si sente dopo: carichi e contenti o vuoti e depressi. 

07 gennaio 2023

Viaggiare nello spazio

Per viaggiare nello spazio, il modo più economico è immergersi nella lettura: abbandonarsi a parole, pagine, vicende rese reali attraverso la decodifica di segni su carta. 

Un altro è percorrere chilometri, a decine o centinaia, per spostarsi anche fisicamente in luoghi diversi. 

Entrambi sono affascinanti, ma il secondo ti permette di vivere da vicino graziosità e bellezze in parte inattese, come nel caso del centro storico di Treviso, e magari di incontrare finalmente di persona chi conoscevi solo online da qualche lustro, come nel caso del magnifico Mistro, che dal vivo è perfino più simpatico e interessante che sul web. 

05 gennaio 2023

Per la Befana

Anziché una calza, per la Befana lascio in vista una scarpa da tango, perché me la riempia di tante altre occasioni per ballare. (*)

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(*) ballare tango mi piace molto; perfino quando durante una serata il pavimento si rivela inadeguato continua a piacermi molto, se le tanguere sono quelle giuste. (**) 

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(**) nessun accostamento deve essere inteso tra di esse e la signora che vien di notte con le scarpe tutte rotte.

04 gennaio 2023

Viaggiare nel tempo

Per viaggiare nel tempo, il modo più facile è abbandonarsi alla musica. Un altro è seguire i fili d'Arianna dei ricordi condivisi. Funziona anche ripensare alle persone che nel corso della nostra vita hanno accompagnato momenti o periodi particolarmente incisivi. 

Viaggiare nel passato, in effetti, soprattutto nel proprio, è tutt'altro che impossibile; farlo nel futuro, però, richiede uno sguardo lungo, lunghissimo, che non tutti possiedono. Io non ce l'ho, né credo di volerlo, tutto sommato. 

03 gennaio 2023

Qualità o quantità

La finitezza della dimensione temporale suggerisce o addirittura impone di privilegiare la qualità rispetto alla quantità.

Tuttavia, elementi quali ansia, impazienza e golosità vi si frappongono come ostacoli non immediatamente sormontabili.

Credo valga tanto per il cibo e le libagioni quanto per intrattenimenti vari, tra cui per esempio il tango.

Sono l'accresciuta consapevolezza e l'affinamento del gusto a indurre la capacità selettiva, ma sarebbe arido tralasciare il fattore umano, e stupido ridurre la gioiosa interattività, sia essa in ambito ludico, lavorativo o sociale in senso ampio.  

02 gennaio 2023

Basta

Per sognare, basta addormentarsi; per interrompere un brutto sogno, basta svegliarsi; per fare, basta rimanere svegli.

Per fare sogni a occhi aperti, basta tenere un piede al di qua e uno al di là della concretezza; per non addormentarsi per sempre, basta evitare di farlo guidando. 

Per realizzare i sogni, non basta una cosa qualsiasi e una sola cosa non basta; di sicuro, però, per realizzarli occorre prima sognarli, e poi riuscire a risvegliarsi e fare. 

01 gennaio 2023

Questo è un anno

Questo è un anno di 365 giorni e miracoli non ne farai, salvo quello di considerare prezioso e irripetibile ciascuno di essi. 

31 dicembre 2022

Per ogni anno nuovo

Come augurio, voglio riportare quello scritto da mia mamma su uno dei suoi quadernini e destinato a noi figli e ai nipoti: 
Siate sempre felici ed entusiasti.
Mi pare bellissimo non solo come auspicio, ma come proposito, perché almeno in parte dipende proprio da noi, ed è bene ricordarcelo; per il nuovo anno, certamente, ma anche per tutti quelli successivi che avremo in sorte. 

Baci e sorrisi a tutti, nonostante ogni giustificata malinconia. 

24 novembre 2022

Son rossori

I crisantemi sul balcone si stanno imporporando 
- oh, meraviglia - 
come le stringhe bianche delle mie scarpe rosse 
che con la pioggia stingono.  

31 ottobre 2022

Cielo sole mare

I piedi nell'acqua salata li avevo già bagnati qualche giorno fa ad Amalfi, durante la bella uscita didattica, va be', gita, di tre giorni con gli alunni di terza media. Un'ovvia e attesa fatica, soprattutto a causa dell'incessante impegno e della grande responsabilità, compensata però da parecchie gioie, amplificate nel mio caso dal fatto di ritornare a Napoli e dintorni dopo tanti anni. 

Oggi in mare ci sono entrato per intero, a Cap Ferrat, dopo un paio di giorni trascorsi nei pressi di Nizza, visitata dopo aver conosciuto ed esplorato i paesini di Tourrette-Levens e Aspremont. Anche in questo caso, l'inevitabile fatica dovuta alla voglia, soddisfatta, di fare tante cose in poco tempo, è stata bilanciata e sopraffatta dalla contentezza di tornare oltr'alpe godendo tra l'altro di un'accoglienza calorosa e generosa da parte delle vecchie e nuove generazioni. 

29 settembre 2022

I(n)spirazione

"Respira" è il consiglio che do da sempre, ma intanto io non riuscivo a farlo bene. 

Setto nasale deviato, turbinati ipertrofici e concha bullosa ostacolavano il flusso aereo mandandomi talvolta in apnea, ma finalmente mi sono fatto operare. Già sto percependo i benefici, nonostante i fastidi inevitabili e previsti per le prime settimane. Anche dopo la dimissione dall'ospedale, sono rimasto diversi giorni tagliato fuori dal resto del mondo a causa di una noiosa febbriciattola. Poi la prima visita di controllo, rassicurante, e il riavvio delle normali attività, sebbene non mi senta ancora al cento per cento. 

Ora è presto, ma ho grandi aspettative e pare pure che abbia smesso di russare. A naso, sarei portato ad affermare che sarà un punto di svolta, perché l'ispirazione potrà anche portare a grandi cose, ma se l'inspirazione non funziona, c'è poco da sperare. 

30 agosto 2022

Foto di parole

Il lago di Garda visto dall'alto per la prima volta, lungo l'ascesa a tratti rocciosa e scoscesa fino all'eremo di San Valentino, sopra Gargnano. 

La sorpresa di due castelli e un piccolo borgo antico intravisto di passaggio e poi visitato con piacere, nella placida e gentile provincia: Strassoldo, frazione di Cervignano del Friuli. 
Prima e dopo, la piazza piovosa e poi soleggiata e di nuovo piovosa, ma sotto i portici danzata al ritmo di swing, di una città-fortezza a nove punte, girata con curiosità da porta a porta e da bastione e bastione: Palmanova. 

Parco e fontane da un lato, il mare dall'altro, ricchissimo all'interno anche se non di mio gusto: il Castello di Miramare, e poco in là, Trieste. 
L'accoglienza affettuosa, l'aperitivo al Caffé degli Specchi nella piazza sontuosa e grandissima, la cena alle Rive, la passeggiata nelle vivaci vie pedonali. 
Il giorno dopo, una telefonata alla mia maestra delle elementari per dirle che la sua città mi piace moltissimo, e la salita a San Giusto. Poi, dopo esserci rifocillati da Pepi S'Ciavo, sosta golosa e letteraria al Caffé San Marco prima di ripartire. 

L'emozione di varcare una e due frontiere dopo tre anni di autarchia, ciao Slovenia, ciao Croazia. 
Un arcobaleno sulle verdeggianti strade interne dell'Istria, poi giù fino al mare, lungo carreggiate sempre più strette e curve. 
Un buongiorno di sole e d'azzurro dalla terrazza, a Drenje. 
Un campanile da fotografare e un altro da cui guardare il panorama, a Labin. 
Un anfiteatro romano e un tempio e un arco della stessa epoca, e il centro storico e la fortezza: Pola. 
Dopo le escursioni, torniamo alla base e passiamo un paio di giorni sulla nostra spiagga, non facilmente raggiungibile e sassosa, ma con il mare proprio bello: Jadrina. 
Un borgo storico colorato e spumeggiante condensato in un promontorio che fronteggia un piccolo arcipelago: Rovinij. 
Quando vieni via dal mare ma le vacanze non sono finite, la malinconia non ti assale, soprattutto se di passaggio t'imbatti in una trattoria semplice, ma che più tentatrice non si può: Gostilna Erna, a Podgrad, in Slovenia. 

Di nuovo Trieste e... tango! Ci limitiamo però a una pomeridiana nell'ambito del ricco festival di questi giorni, perché la sera la passiamo in giro per la città. 

Nell'ultimo giorno (per questa volta) a Trieste dedico qualche ora a visitare la Risiera di San Sabba, che tra i campi di concentramento nazifascisti in territorio italico è stato l'unico anche di sterminio. 
"Non è solo un’esigenza di giustizia, ma anche un problema educativo. Tutti devono sapere che delitti come questi non cadono sul fondo della memoria, non vengono prescritti. Chiunque pensasse ad un nuovo fascismo deve sapere che, alla fine, sarà sempre la giustizia a vincere. Anche se i mulini della giustizia macinano lentamente." (Simon Wiesenthal) 

Le celle, minuscole, opprimenti, asfissianti. Un lungo momento toccante che prosegue nei suoi effetti anche oltre l'uscita, quando a non uscire è la mia voce al telefono. Poi, ovviamente, si passa ad altro. Ma senza dimenticare. 

Quando la vacanza è davvero finita e ci si trova sulla via del ritorno, mi piace aggiungere una deviazione, un prolungamento, un extra, un piccolo bonus: in questo caso, il cadeau è stato il carinissimo borgo di Soave (VR), che meriterà una visita meno frettolosa una volta o l'altra. 

31 luglio 2022

Tutto questo è gioia

L'acqua dei torrenti è benefica già a bagnarcisi i piedi, ma immergendovisi completamente e a più riprese, la sensazione è quella di una rinascita, quasi una sorta di autobattesimo laico con la benedizione dell'energia della Natura, quella che sgorga e si esprime indipendentemente dalla nostra presenza, della quale, ricordiamoci, saprebbe fare benissimo a meno. 

Due volte in questo luglio ho goduto di tali privilegi: la prima in alta val Brembana, la seconda in val di Fiemme. Dalla Lombardia al Trentino, le premesse erano di esperienze a metà tra vacanza e fatica, ma come sempre mi accade, sono riuscito a godermi numerosi momenti di intenso benessere. Grazie alla Natura, certo, ma soprattutto grazie alle persone, delle quali è bellissimo non fare a meno. 

Della settimana a Mezzoldo, ad accompagnare un'ottantina di allievi di prima, seconda e terza media, conservo una montagna di ricordi derivati dalle molteplici attività svolte quasi incessantemente, con grande tripudio dei ragazzi che hanno potuto vivere esperienze interessanti e coinvolgenti. Rimane però soprattutto la contentezza dovuta a come sono stato bene coi colleghi e ancor più al segno lasciato fin nel profondo dagli abbracci finali spontanei, commossi e commoventi degli ormai ex allievi e allieve di terza media, pronti a volare verso il mondo dei più grandi. 

In Trentino, il bello -- e il difficile -- è stato portare in vacanza la mamma, facendola uscire dalla RSA per 15 giorni e permettendole di godersi gli amatissimi ambiti di Castello di Fiemme e dintorni, con varie puntate in alta montagna: passo Lavazè, passo Rolle, passo San Pellegrino, ovviamente in diverse giornate, condividendo il gusto per i paesaggi e l'aria, il sole e l'acqua, e dandole la possibilità di rivedere tante persone care, con alcune delle quali ha condiviso oltre mezzo secolo di villeggiature estive. Siamo riusciti a fare tutto ciò superando le paure del Covid e delle possibili fratture da caduta, due spettri che abbiamo disinnescato con un'attenzione continua e col sollievo finale di una soddisfazione condivisa. 

30 giugno 2022

Fine e inizio, come sempre

Fine semestre dell'anno solare, fin della fine dell'anno scolastico: sembrerebbe di poter segnare un punto fermo, un punto e a capo, ma in verità, come sempre, c'è sempre qualcosa in sospeso, punti da ridefinire e appunti da riordinare, bagagli da inventare e viaggi da organizzare. 

Soprattutto, però, ci sono volontà da reinnescare e sogni da accompagnare. Piccole azioni che devono ricominciare perché possano far da viatico al rinnovamento del percorso personale, e perché il viatico non prenda la maiuscola della rassegnazione. 

Passo dopo passo dopo passo, che siano in montagna o nella musica. 
Onda dopo onda dopo onda, che lambiscano gli scogli, la battigia o i confini dell'anima. 

31 maggio 2022

Il suono che ti sostiene

Belle canzoni da bei film: questa l'idea per "Soundtracks", piccola* e selezionata playlist sul mio profilo Spotify. 

Per ora ho attinto parsimoniosamente, non più di un pezzo per film, dalle colonne sonore di questi titoli cinematografici:

Reservoir Dogs (Le iene) - 1992
Good Morning, Vietnam - 1987
Fight Club - 1999
A Serious Man - 2009
O Brother, Where Art Thou? (Fratello, dove sei?) - 2000
Pulp Fiction - 1994
Arizona Dream - 1993
Forrest Gump - 1994
Magnolia - 1999
A Bronx Tale (Bronx) - 1993
Mujeres al borde de un ataque de nervios (Donne sull'orlo di una crisi di nervi) - 1988 
Dona Flor e seus dois maridos (Donna Flor e i suoi due mariti) - 1976
Pensavo fosse amore... invece era un calesse - 1991
Toto le héros (Toto le héros - Un eroe di fine millennio) - 1991
Strange days - 1995
This Must Be the Place - 2011

... e poi:
The Big Chill (Il grande freddo) - 1983
Il divo - 2008
Up in the Air (Tra le nuvole) - 2009
Radio Days - 1987
About Time (Questione di tempo) - 2013
Something Wild (Qualcosa di travolgente) - 1986
Trainspotting - 1996
Marrakech Express - 1989
The Purple Rose of Cairo (La rosa purpurea del Cairo) - 1985
La prima cosa bella - 2010
American Hustle - 2013
Paris, Texas - 1984
Querelle (Querelle de Brest) - 1982
Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Se mi lasci ti cancello) - 2004
Joker - 2019

(*)Piccola per ora; l'elenco è in aggiornamento, l'invito è semplice: trova o suggerisci l'abbinamento canzone-film che preferisci. 

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Apprezzamenti:
In the Death Car di Goran Bregović cantata da Iggy Pop in Arizona Dream (Sara)

Suggerimenti:
Last night sleep dei Can in Until the end of the world (Sara)
Imagine di John Lennon in The Killing Fields (Urla del Silenzio) (Marco)

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Registi finora coinvolti: 
Quentin Tarantino, Barry Levinson, David Fincher, Joel Coen e Ethan Coen, Emir Kusturica, Robert Zemeckis, Paul Thomas Anderson, Robert De Niro, Pedro Almodóvar, Massimo Troisi, Jaco Van Dormael, Kathryn Bigelow, Paolo Sorrentino, Lawrence Kasdan, Jason Reitman, Woody Allen, Richard Curtis, Jonathan Demme, Danny Boyle, Gabriele Salvatores, Paolo Virzì, David O. Russell, Wim Wenders, Rainer Werner Fassbinder, Michel Gondry, Todd Phillips

29 aprile 2022

Personal lockdown

Domani dovrei uscirne. Sono prudente, perché già una settimana fa mi ero illuso di uscirne, e dunque di poter di nuovo uscire. Tutto dipenderà dalla comparsa o meno di una striscetta rossa. 
Alla fine, per fortuna e grazie anche ai vaccini, si è trattato più che altro di una scocciatura, visto che come sintomi ho avuto solo qualche giorno di tosse e raffreddore, senza nemmeno una linea di febbre. 

È opportuno rammentarlo e ribadirselo, giacché troppo spesso ci si dimentica di ridimensionare, laddove è invece sano e giusto riportare alla giusta misura le piccole o grandi avversità che capita di dover attraversare. 
Ridimensionare per contrastare l'abbattimento, il provvisorio abbattimento, al quale reagire si deve e si può, trovando istante per istante antidoti che tenderanno a moltiplicarsi quanto più permetteremo loro di farlo, aprendoci alle possibilità proprio nel momento in cui ci tocca rinchiuderci, letteralmente.  

Leggere, risistemare, cucinare, fare le pulizie, poi a un certo punto mettersi a disposizione per collegarsi online e fare lezione: lavorare mentre si potrebbe poltrire è il contrario di quel che raccomando a chiunque, però insegnare è bello, e sapere di poter aiutare i propri alunni a superare delle difficoltà in vista della fine dell'anno scolastico è sufficiente a far saltare la barricata della pigrizia e della voglia di rimanere a dormire un po' più a lungo al mattino. 

Un motivo in più per sperare di uscirne è la necessità di riprendere la discesa ponderale, che ha avuto una pericolosa inversione in sole due settimane. Far urlare il corpo in movimento anziché la bilancia sarà salutare e potenzialmente assai piacevole. 

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bonus musicale: Depeche Mode e Johnny Cash

31 marzo 2022

Reset

Forse per via del cordone ombelicale che rischiò di strozzarmi proprio mentre mi accingevo a venire alla luce, il mio peggiore incubo a livello personale è il soffocamento. 
In questo momento, il naso tappato ne rappresenta una buona perfida approssimazione. Un fastidioso cocktail con parti variabili di banali allergie, setto deviato e sensibilità alla pessima qualità dell'aria di questa pianura industriosa e crudele fa sì che il mio sonno si interrompa più volte e che il risveglio sia spesso contraddistinto da fauci riarse. 
Difficile mantenere il buonumore in tali frangenti, ma fortunatamente tutto ciò non mi capita mentre mi delizio con passatempi e passioni. Tuttavia, dovrò decidermi a intervenire, perché non avrebbe senso lasciar perdere la qualità del vivere. A meno di improbabili intuizioni di altro genere, temo che dovrò farmi raddrizzare il setto nasale. Già dico ahia, ma alle volte ci vuole proprio un reset. 

28 febbraio 2022

Ti tocca approfondire in ogni caso

"It's more complicated than that!" è una frase che mi è sempre rimasta in mente dopo averla letta qualche lustro fa sul blog di Gaspar Torriero, dove campeggia tuttora. 
Purtroppo o per fortuna, è vera. Purtroppo, perché sarebbe meno faticoso se le cose fossero più semplici. Per fortuna, perché sarebbe noioso se fossero sempre banali e totalmente prevedibili. 

La realtà è sempre un po' più complicata di come appare a una considerazione fugace o pigra; per questo le discussioni "da scompartimento del treno" (quando gli scompartimenti c'erano ancora), superficiali quanto fulminee nel raggiungere conclusioni apodittiche, non giovano alla comprensione e tantomeno alla possibile risoluzione di problemi generali intrecciati a situazioni complesse. 

Praticamente per ogni questione, il manicheismo da tifosi non può funzionare come analisi seria e l'assenza di interrogativi prelude a una insopportabile schiera di stupidi punti esclamativi. 
Purtroppo o per fortuna, ti tocca approfondire: studiare le cause, le conseguenze, le interazioni, le possibili ripercussioni. Pensaci, prima di parlare a vanvera. 

Con questo, non intendo si debba evitare di schierarsi ove l'emergenza o l'urgenza lo richieda, però sarebbe bene ricordarsi che per quasi qualunque cosa: "È più complicato di così!"

31 gennaio 2022

Verità o auspici

Con il passare degli anni, il dentro e il fuori rischiano di assomigliarsi sempre meno, salvo che non si sorrida con gli occhi e dal cuore. Quello sarà di certo l'antidoto all'avvizzirsi dell'animo, talvolta perfino a quello dell'epidermide. 

Con il passare del tempo, il tempo stesso sembra scivolare più lesto, come un torrente in prossimità delle rapide. Eppure, se si imparano i segreti della rosa dagli infiniti petali, il suo schiudersi saprà eternizzare ogni istante, e se la vita non potrà allungarsi, sarà però più ampia. 

Che lo sguardo lungo sia come quello di un vals ballato in modo fluido, che il qui e ora sia come una milonga gioiosamente scandita, che gli abbracci siano come quelli di un tango gustato intensamente e fino in fondo. 

Che il vivere e il ballare possano imitarsi a vicenda, intersecandosi con soddisfazione e divertimento. 

31 dicembre 2021

Auguri a tutti

Non importa il colore delle mutande che indossi, ma il calore di chi te le toglie.

Negatività

Non ho tanta fame, non ho voglia di cotechino e lenticchie. No, tranquilli, i sapori li sento, è che ne sento tanti e spesso. Magari più tardi. 

Non andiamo a ballare, stasera. Tutto annullato, tutto chiuso, il tango se ci sarà sarà casalingo. 

Non sparerò i botti. Certo, ci sarebbero mille buoni motivi per non farlo, ma in realtà, a pensarci bene, non lo faccio per pigrizia. 

Non andremo nemmeno al cinema, stasera. Ci si sarebbe dovuti organizzare per tempo, ma è tutto un cincischiare, un mezzo ciancicare, tra falsi allarmi e un sentimento d'attesa, quasi di vita sospesa. 

Non esser così negativo, dai! E invece sì, voglio esser negativo... per questo mi sto facendo un test, così domani vado tranquillo a trovare la mamma, che è sempre più confusa ma sempre più felice di vederci. 

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N.B.: ho in corpo tre dosi di vaccino e altrettante ne auguro a voi.

30 novembre 2021

Stare per

Stiamo per tuffarci in un dicembre luminoso. 

Sempre di vigilie si parla? Beh, in un certo senso è logico, se si hanno aspettative riguardo a un possibile domani. E sempre inguaribilmente ottimista? Beh, luminoso lo sarà davvero e in ogni caso: regalandoci splendori di celesti gradazioni oppure ricorrendo agli artifizi delle colorate tradizioni, con le loro luci, lucine, candele e candeline. 

Stiamo per tuffarci in un qui e ora fuori dal tempo, una sospensione d'attesa che andrà però vissuta in ogni luccichio, facendo tintinnare uno alla volta tutti gli istanti. Prendi fiato e rilassa i pensieri: stiamo per tuffarci. 

23 ottobre 2021

Gl'incendi d'una luna d'argento

Altra perla aggiunta sulla bella e povera collana delle novità! 
Per la serie: "Quand'è l'ultima volta che hai fatto una cosa per la prima volta?", oggi ho spento tre princìpi d'incendio. Mi firmerò griZù. 
A parte la  faticosa sveglia all'alba di sabato, il corso antincendio è stato interessante e per l'ennesima volta, come ai tempi della naja, ho applicato l'antidoto perfetto contro ogni rischio di frustrazione e noia: cercare di far meglio possibile quel che tocca fare, per quanto in questa occasione fossi aiutato dalla piacevole compagnia dei colleghi e degli istruttori. 

Per il resto, una nota dolente e una gaudente: mi sono ritrovato a fare gli auguri (su facebook) a qualcuno che non c'è più e di cui ignoravo la dipartita. È la seconda volta che mi capita ed è triste. 

Motivo di gaudio, invece, l'imminente ritorno in milonga dopo un anno e mezzo di astinenza: stasera Mariposa. 
Si spengon gl'incendi, ma non il fuoco della passion tanguera!

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bonus musicale con una luna d'argento (Luna De Plata, Orquesta Miguel Caló con Raúl Iriarte, 1943)

16 ottobre 2021

Date e dati

Ci ha pensato facebook a ricordarmi che dodici anni fa nella data di oggi salii sul palco per il mio ultimo concerto. Che sarebbe stato l'ultimo, allora non lo sapevo: succede quasi sempre così in tutte le cose. 

Il basilico stavolta l'ho lasciato fiorire. So che non ne avrà per molto, quindi tanto vale lasciarlo sfogare, per una questione di bellezza e anche di inno alla fecondità. 

Se tornassi indietro, cercherei di stressare un po' meno mio padre riguardo alla necessità di moderarsi sul cibo e sul fumo: gli facevano male, è vero, ma li desiderava più di quanto il diabete e i polmoni potessero sconsigliarlo. 

Ieri sono stato al cinema*, a breve tornerò in milonga. I piaceri e le soddisfazioni piano piano ricominciano a potersi moltiplicare. Non dimentico che ciò** avviene grazie alle vaccinazioni. 

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(*) Al cinema Anteo in sala President alle 22:30 eravamo meno di dieci persone, ma Ariaferma è davvero un bel film: 117 minuti in cui non cala mai una tensione latente che ti tiene avvinto mentre durezza e umanità s'intrecciano. 

(**) Osserva i numeri dei ricoveri e delle terapie intensive, entrambi in calo laddove un anno fa erano in ripida ascesa. 

30 settembre 2021

Così è settembre

Un mese contraddittorio è quello che da un lato annuncia un inizio, con il "vero capodanno" nel suo primo giorno, perché in fondo le annate per la stragrande maggioranza delle persone non coincidono affatto con l'anno fiscale, bensì con l'anno scolastico, con il campionato di calcio, con i programmi che iniziano da quel "ne riparliamo a settembre" inteso a scavalcare un'estate che segna la fine dell'annata precedente. Il contrassegno è una data che richiede il trattino per abbracciare un pezzo di quest'anno e un'abbondante porzione di quello che verrà, così: 2021-2022. 

Da un lato, dunque, annuncia un inizio, dall'altro prefigura la stagione fredda, con giornate via via meno generose di luce e calore: mese contraddittorio è settembre anche per il meteo geograficamente variabilissimo, estate di là, mezzastagione da questa parte, freschetto prodromo di futuri inverni in qualche caso. 

Contraddittorio nel distribuire le energie o nel tenersele per sé, tra molle e mollezze elargite a giorni alterni, tanto che i progetti e le speranze appariranno ora irrealizzabili ora a portata di respiro. Espositore di antinomie come lo stress e il relax, egualmente presenti in diversi istanti di giornate scandite, per esempio, da un traffico ogni volta peggiore di prima e da un languore di mezzastagione che edulcora l'animo. 

Così è settembre o forse così siamo noi, sono io, in questo periodo. Le gioie e le fatiche si frammischiano, l'essenziale però si impone nel momento in cui si decide di scavalcare ogni piccolo impedimento. In questo periodo, si dice, ma in fondo è così tutta la vita.  

Nel frattempo abbiamo ricominciato con il tango, prudentemente e gioiosamente, seguendo belle lezioni per ricominciare a imparare godendosela. 

31 agosto 2021

Pomeriggio

Vacanza vera e propria è cosa rara assai: sempre affanni preoccupazioni angosce fanno capolino a inficiarne la spensieratezza.

Tuttavia si puote afferrarne l'essenza, a dosi effimere, occasionali e imprevedibili, a patto di sapersi predisporre ad accogliere la serenità delle piccole cose.

Così ti trovi a guardare in su, dal prato mezzo ingiallito di Villa Litta, alle navicelle ovattate in campo azzurro, al cielo che ritaglia chiome scure, e poi di lato, al rigoglioso fogliame degli enormi alberi cui enormemente sei grato, mentre alle orecchie giungono le urla giocose d'un branco di umpalumpa che si contendono il pallone, e il suono dell'ukulele che tua figlia strimpella, e sorridi al mondo che si sorride nonostante tutto. 

29 luglio 2021

Un criterio

Non è questione di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma di rendersi conto che non resterà così per sempre. Muoversi bisogna, evitando di farsi mangiare il tempo dalle piccole azioni non pienamente volute. Fare le cose gustandosele rimane un criterio vincente per allargare i petali dell'esserci. Che il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto, quel che importa è sapere se si ha davvero voglia di berlo. E in tal caso, capire come poterlo riempire di nuovo. 

08 giugno 2021

Che ne è di te?

Non viene facile rispondere al volo, né trovare le parole giuste per farlo. 

Innanzitutto, perché la domanda induce a porsene un'altra: quale "me"? Il "me" di qualche tempo fa, il "me" bambino... quale "me"? 

Se invece la si volesse intendere al pari di un finto interrogativo, un'interlocuzione convenzionale, che non è, occorrerebbe mettersi a fare un riassunto, cosa non bella e forse inutile, e comunque: un riassunto a partire da quando? 

"Che ne è di te?" bisognerebbe chiederselo di tanto in tanto, per non perdersi, per ritrovarsi, per riacciuffare il filo dei pensieri veri, la scia dei sogni che contano, il luccichio delle visioni d'antichi incanti, tra i cuscini di magiche filastrocche e i sofà delle favole conosciute a memoria, in compagnia d'onnipresenti melodie e d'arte inconsapevole ma bella. 

Che ne è di te tra un'amarezza e l'altra non sapresti sempre dirlo, ma tra un amaretto e l'altro ce n'è di dolcezza. 

Di te ci sono tracce nel mondo, parecchie e a diversi livelli di vicinanza e di profondità. Di te ci sono residui di memoria, in te e negli altri, fors'anche in oggetti, più o meno eterei. Di te c'è un segnale che ti precede e un nome che ti segue, un giudizio che forse t'attende e un presente impetuoso che tuttavia alle volte stenta a farsi strada tra tutti gli altri tempi. 

Vivere alla giornata con leggerezza è stata una benedizione e al contempo un errore, assaggiare il tempo nell'istante in cui concentra ogni dimensione una prelibatezza impagabile, ripensare un futuro malleando il passato, impossibile, ma il busillis è l'impalpabilità di tutto ciò che conta davvero, quel che c'è ma non si sa bene dove, un po' come la musica. 

A "Che ne è di te?" forse non saprò rispondere, però ci sono. 

Ci sono. Questo posso dirlo. 

08 maggio 2021

Di slancio

Lo slancio non manca, anzi, talvolta mi sembra di essere in un'eterna adolescenza, ma questa in verità è soltanto un'impressione, ché gli anni sul groppone un peso ce l'hanno. Lo vedi: guardi vecchie foto e noti le differenze cromatiche, tra l'ex chioma e il vecchio e nuovo pizzetto, che di tanto in tanto s'allarga in barba. Lo senti: qualche dolorino di troppo, e tempi di recupero che s'allungano sempre più. 

Per esempio, ieri all'intervallo ho accettato l'invito a qualche scambio di palleggi e bagher con le ragazzine di terza media, ma a un certo punto mi son lasciato coinvolgere troppo e non ho resistito all'istinto che dormiva da un ventennio d'inattività pallavolistica: mi sono tuffato per salvare un pallone e ce l'ho fatta, senza curarmi troppo di essermi dovuto rotolare sul terreno per addolcirne l'impatto. Pantaloni sporcati d'erba e terra, ma tutto bene. 
Solo che oggi mi sento addosso l'effetto d'immaginarie tumefazioni e abrasioni, manco m'avessero menato. So' gli anni, so'. Sul groppone, per l'appunto.

26 aprile 2021

Nel mio raccontare

Non ti devi preoccupare se sentirai lo strazio tra le parole del mio dire: è solo che m'immergo e nel raccontare m'intrido di quei momenti laceranti passati e ormai da tempo superati. 

Non ti devi ingelosire se sentirai la brama tra il mio dire e le parole: è solo che m'intrido nell'immersione del racconto di quei lucenti istanti lontani quanto il firmamento. 

Sappi però che ogni passato m'è presente sempre, più o meno intermittente, e a tasselli mi compone quasi quanto l'odierno esperire. 

Sono antico, contemplo moltitudini. 

23 aprile 2021

Per il soffio d'un soffione

Ha iniziato a prudermi il naso solo a guardarlo, quel tarassaco, o dente di leone, detto soffione nella sua veste bianca, quando i petali diventano piume pronte a diffondersi. Mi ha fatto prudere il naso solo a guardarlo disperdersi nella brezza, ed era solo un filmato. 

Penso sia l'effetto ritardato del lockdown duro dell'anno scorso, quando rintanati per mesi non abbiamo disturbato le proliferazioni naturali e queste si son moltiplicate esageratamente, per noi allergici, giungendo a molestarci in modo massiccio con una dozzina di mesi di ritardo. 

Non ho alcuna pezza d'appoggio per sostenere una tesi del genere, naturalmente, ma perché non sparare un'ipotesi a caso, tra un prurito e l'altro e poco prima di assumere un antistaminico, pratica che malgrado le sofferenze avevo totalmente sdegnato per anni, lustri, decenni. 

Sarà l'allergia, mi dico, a peggiorarmi l'umore e a incrementare l'insofferenza, ma so che in fondo non è vero, so che ci sono vari motivi, più o meno seri, a condizionarmi rendendomi un cuorcontento a intermittenza, con momenti non brevissimi in cui s'interrompe il sorriso. 

Naturalmente si tratta di un periodo, di situazioni transitorie, ma poiché tutto è transitorio, la consolazione è solo parziale e il transito che s'attende è quello dal "Via!", come a un Monopoli quadrimensionale, per poter ricominciare un nuovo giro. 

In tale attesa convivono impazienza e apprensione. Impazienza di riacquisire la facoltà di vivere tutte le normali pratiche più stimolanti, avvolgenti e soddisfacenti. Apprensione per quel che potrà essere o negarsi, o essere e poco dopo nuovamente negarsi. 

Nel frattempo mi gratto il naso e in ogni caso ci sorrido su. 

24 marzo 2021

Cosa s'osa fare

L'anno scorso non mi sarei mica azzardato, in zona rossa, a uscire di casa per diletto. Invece stavolta l'ho fatto. Senza rischi per nessuno, s'intende: ho inforcato la bici, il mio bel catorcio rosso, e mi sono inoltrato nelle vie ciclabili del Parco Nord, sconfinando di certo in territori comunali altri, ma senza mai uscire dal parco, resistendo alla tentazione di deviazioni che mi avrebbero permesso di andare a trovare persone care o di ravvivare relazioni sociali da troppi mesi sopite. 
Passata una settimana dalla prima dose di vaccino, la mia quotidianità non è cambiata, comprensibilmente, ma la visione del futuro concede qualche barlume di vecchia novità, una fuggevole percezione di ripristino, la fiduciosa convinzione che tutto l'umanamente possibile lo sarà di nuovo. Ecco cosa s'osa fare: guardare oltre l'orizzonte degli attuali eventi. 

24 febbraio 2021

Haiahiku

Violenza domestica

Zanzara zozza,
molto mi molestasti:
t'annulla l'alba.

22 febbraio 2021

Vigilie perenni

La vigilia per eccellenza era quella in cui si aspettava la befana. Si piazzavano le calze appendendole, in mancanza del camino, alla cappa in cucina (all'operazione si dedicava in genere nonna Teresita, esibendo ai nostri occhietti una sorta di fiduciosa competenza). Le calze erano lunghe e di lana, specificamente assegnate di anno in anno al medesimo scopo: accogliere e magicamente riempirsi di dolciumi e frutta. Tipicamente, le trovavamo il mattino dopo colme e appesantite con due arance, una in punta e una al tallone, diverse noci, noccioline e arachidi, qualche pezzo di carbone di zucchero e molte caramelle di varia foggia, dalle onnipresenti e apprezzate Rossana alle preferite e raramente disponibili mou (al caramello o alla menta-liquerizia), oltre a numerosi cioccolatini e a qualche leccornia di livello superiore, quale il marzapane a forma di frutta (solo molti anni dopo lo sentii denominare "frutta martorana"). 

Era l'Epifania un momento perfino più suggestivo del Natale, perché nonostante il tono minore, portava un carico di magia decisamente misterioso, con quel miscuglio di indiscutibile bruttezza e inscrutabile bontà che contraddistingueva la figura della Befana. 

Una vigilia densa di aspettativa, ma segnata da grande spensieratezza. 

Tante diverse vigilie costellarono poi la vita: molte condite dalla gradevole quanto effimera sensazione da sabato del villaggio, dove l'illusorietà esperita non inficiava l'attesa successiva. Altre, tese o addirittura drammatiche, in grado di arrestare il respiro fino alla risoluzione, bella o brutta che fosse. 

Altre ancora, la maggior parte, vigilie personalizzate, forse finte, forse più interruzioni di un flusso di vita che preludio di evoluzioni o rivoluzioni. Vigilie perenni, tipo quelle lunghe e recentissime del lockdown, vigilie da confinamento, attese buzzatiane o addirittura beckettiane, in cui però il personaggio che non arriva siamo noi stessi. 

Da qualche parte ho letto che "Il momento migliore per piantare un albero era venti anni fa. Il secondo momento migliore è oggi." 

Dunque, meglio regolarsi, meglio ricentrarsi, meglio sapere, pur senza rinunciare all'attesa. Meglio scriversi un promemoria, un intento, un motto: in ogni vigilia, l'importante è non dimenticare il presente. 

19 febbraio 2021

Giro e giravolta

Quasi un intero giro intorno al sole e siamo ancora sotto le nuvole di un confinamento più lungo di quanto avevamo immaginato all'inizio. 

Per andare oltre continueremo a fare tesoro di ogni situazione, anche quelle più difficili da gestire. Le mancanze saranno temporaneamente tamponate da interessi contingenti, ma l'impossibilità di usare liberamente il tempo futuro dei verbi, ossia di progettare, pesa tuttora, e comincia a pesare un po' troppo. 

Per venire oltre, come si dice in romagnolo, dovrai aspettare che tolgano i divieti, ma per questo ai tamponi dovranno essersi affiancati numerosi i vaccini. Aspettare è diventato il verbo, il Verbo, e la pazienza necessità più che virtù. 

Per trovarsi oltre continueremo a scrutare il blu, a incantarci di tenui o intensi brillii, a ricercare stelle buone, pur sapendo che di noi quegli astri se ne fottono beatamente. 

Quasi un intero giro intorno al sole e il sole non si vede per via delle nuvole. Quasi un'intera giravolta e nemmeno le stelle si vedono da qui. Ci resta però la musica, a tutte le ore. 

--bonus musicale: Cristina Donà, Stelle buone (1997)

31 gennaio 2021

Una petizione da firmare

Firma questa iniziativa dei cittadini europei per essere sicuri che la Commissione europea faccia tutto quanto in suo potere per rendere i vaccini e le cure anti-pandemiche un bene pubblico globale, accessibile gratuitamente a tutti e tutte.

È una cosa seria, infatti ti chiedono gli estremi di un documento d'identità, ma è davvero semplice. 
L'ho fatto, bastano pochi passaggi. 

Le ragioni per farlo sono spiegate bene e sinteticamente da Vittorio Agnoletto:

Tre cose che l’Italia e l’UE dovrebbero fare immediatamente:

• ricorrere alle licenze obbligatorie, una clausola di salvaguardia prevista nell’art. 31 degli accordi sulla proprietà intellettuale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (gli accordi TRIPs) che autorizza gli Stati in una situazione di pandemia e di difficoltà economica a produrre direttamente i farmaci salva-vita come farmaci generici scavalcando il brevetto.

• appoggiare le richieste di India e Sudafrica di un’immediata moratoria sui brevetti per i vaccini e i farmaci anti-Coronavirus;

• rivendicare che i brevetti finanziati coi soldi dei cittadini siano pubblici e quindi i vaccini vengano considerati un bene comune.

Per raggiungere questi obiettivi è necessario firmare e sostenere la petizione europea 
dobbiamo raccogliere un milione di firme in EU e 180.000 in Italia.

30 gennaio 2021

Passare il testimone

Mercoledì, in occasione del Giorno della Memoria, ho indicato tre riferimenti ai ragazzi di terza media: un film, un libro, un fumetto. 

Ho raccontato loro di quando vidi al cinema Au revoir les enfants (Arrivederci ragazzi), di Louis Malle, e di come mi fece capire quanto vicini a noi fossero i deportati: nostri compagni di classe, vicini di casa, parenti, amici.

Ho ammesso di avere letto con un certo ritardo Se questo è un uomo di Primo Levi: stavo lavorando per rifinire la tesi di laurea quando non potei fare a meno di prendermi una pausa da tutto quanto per divorare quel resoconto preciso, terribile, esposto con l'autenticità di chi sa davvero scrivere e raccontare. 

Ho suggerito loro di prendere in considerazione, magari tra qualche anno, il capolavoro Maus, realizzato da Art Spiegelman, avvertendoli della sua crudezza, ammantata però da immensa umanità. 

Passare il testimone è qualcosa che va fatto. Con l'auspicio che nulla sia dimenticato, certo, ma anche con la speranza che l'essere umano possa far rinascere la bellezza oltre ogni tragedia.

31 dicembre 2020

Auguri

Dal solstizio in poi ogni vizio

sia propizio al nuovo inizio! 

Privilegi

Quando sostengo che non è tutto da buttare, so cosa dico. 

Anche senza andare lontano, il fatto di poter stare al calduccio, disporre di cibo e libagioni in abbondanza, rimanere in contatto visivo o almeno verbale con tante persone care è già un privilegio. Per molti di noi, il freddo e la fame sono condizioni che non siamo costretti a vivere. Le privazioni di cui ci lamentiamo sono dei lussi, e in gran parte potremo colmarle in un futuro non troppo distante. 

Il futuro ci offre delle prospettive: possiamo auspicare o addirittura aspettarci di ricominciare a godere di tanti altri privilegi, e il fatto stesso di poter avere delle prospettive è a sua volta un privilegio. La vera fortuna, però, si afferra solo nel momento in cui riusciamo a trarre il meglio da quel che c'è. 

Al mondo dei più

C'è poco da fare: più a lungo vivi, più persone vedi morire. 

Sono numerose le assenze indelebilmente presenti in noi, ma in questo momento voglio ricordare in particolare due lutti legati alle terre di Romagna in cui sono nato: la dipartita di zio Aldo, che in giugno ha raggiunto zia Giulia, e quella recentissima di zia Lilli (che avevo rivisto quest'estate a Castrocaro).

C'è poco da fare: d'altronde, come diceva proprio zio Aldo con cadenza romagnola: "Ció, siamo di una specie che muore!" 

Come bonus musicale, propongo una canzone di Joni Mitchell che riporta nel titolo il vero nome di zia Lilli. 

30 dicembre 2020

Dei cappelletti io son goloso e lo sanno

Come pre-cenone, mio fratello mi ha fatto i cappelletti in brodo. Oh, ha proprio creato l'impasto, tirato la sfoglia con il mattarello, l'ha riempita con il compenso da lui preparato (con grande sacrificio, giacché non sopporta il formaggio), ha mirabilmente modellato uno a uno e in gran numero i cappelletti e stasera ce li siamo mangiati cotti nel brodo di cappone (e coda di vitello: questo è il tocco di Rita). 

Una sorpresa pienamente riuscita e goduriosamente consumata rispettando i tempi del coprifuoco. La serata è stata contrassegnata anche da altre piacevolezze, gastronomiche e dialogiche, ma il colpo dei cappelletti fatti in casa è memorabile. Grazie, Beppe! 

Whackmageddon

Paradossale che l'anno scorso, quando circolavo ovunque sempre e liberamente,  sia sopravvissuto al Whamageddon e che in quest'anno di semi-segregazione sia stato eliminato dopo pochi giorni. 

Mi è bastato entrare dal barbiere giovedì 10 dicembre per riconoscere la canzoncina, che tra l'altro proprio non mi piace. Comunque l'ho presa bene, sorridendo per il paradosso e, incredibile a dirsi, godendomi il resto di quel disco (la colonna sonora del film, mi disse il barbiere Daniele) che non era male.

Se non hai capito bene di cosa si tratta, leggi questa spiegazione in italiano.

Letteratura in pillole musicali

Quando me l'aveva mandato tramite WhatsApp avevo riconosciuto subito le parole del mio autore italiano preferito. Ora ho visto che ha aperto una pagina su SoundCloud per raccogliere le sue sperimentazioni.

Ecco dunque la Caju, mia figlia, che maneggia le parole di "italino calvo": Il visco dimezza.

Alla faccia della mafia!

Il regalo di Natale della mia scuola a noi docenti è stato apprezzabile ad almeno due livelli: gastronomico ed etico. 

Questo perché i prodotti del consorzio Libera Terra sono un risvolto tangibile della lotta alla criminalità organizzata: le cooperative sociali che riunisce gestiscono strutture produttive e terreni sottratti alle mafie in Sicilia, Puglia, Calabria e Campania.

Il vino Centopassi, per esempio, è buono, ma diventa eccezionale nel momento in cui ti ispira a fare un brindisi alla faccia della mafia!

29 dicembre 2020

Inocularsi una mucca

Pur essendo appassionato di parole, fino all'altro giorno non sapevo o non ricordavo l'origine del termine "vaccino" nel significato medico odierno. Poi, in una videochiamata augurale, mio fratello ce l'ha spiegato.

La sintesi c'è anche su Wikipedia, alla voce Vaccino antivaioloso:

Il vaccino del vaiolo, il primo vaccino efficace mai sviluppato, è stato introdotto da Edward Jenner nel 1798. Jenner aveva notato che le mungitrici che si erano infettate con il vaiolo bovino, in seguito non sviluppavano più il vaiolo, il che mostrava come l'inoculazione di vaiolo bovino proteggesse contro il vaiolo. Il termine vaccino deriva dalla parola variolae vaccinae (cioè vaiolo della vacca), il termine ideato da Jenner per indicare il vaiolo bovino. Il termine vaccinazione sostituì presto la dizione inoculazione da vaiolo della mucca, e fu usato per la prima volta in un documento che fu dato alle stampe da un amico di Jenner, Richard Dunning, nel 1800. Inizialmente, il termine vaccino/vaccinazione fu riservato al solo vaiolo, ma nel 1881 Louis Pasteur propose di onorare la scoperta di Jenner utilizzando il termine anche per le nuove e future vaccinazioni.

Grazie alle vaccinazioni di massa, il vaiolo fu eradicato globalmente. L'auspicio è che possa esserlo anche il coronavirus (SARS-CoV-2). 

La vaccinazione che attendiamo non avrà però tempi brevissimi: oltre agli indispensabili controlli e alle necessarie approvazioni, la fase di distribuzione non è uno scherzo e sarebbe stupido fare le cose di fretta e in modo raffazzonato. Non sarà facile pazientare fino al nostro turno, ma dovremo essere pazienti per non diventare pazienti gravi. 

Corto e intenso

In fondo a queste righe trovi il link a un cortometraggio bellissimo. Ce l'avevo in videocassetta, registrato dalle trasmissioni di Telepiù nei primi anni '90. L'abbonamento me l'avevano regalato e poi l'emittente me l'aveva prolungato gratuitamente, per cui in quel periodo ero riuscito a scoprire, vedere e in molti casi registrare una serie di film altrimenti poco fruibili, vuoi per la limitatissima o inesistente distribuzione nelle sale, vuoi perché erano capolavori del passato (tutti quelli di Ernst Lubitsch, per esempio). Naturalmente la programmazione comprendeva anche i film di cassetta, e me li godevo, approfittando anche della possibilità di vederli in lingua originale. 

Se tutto ciò ti sembra poco, probabilmente dimentichi che in quegli anni Internet non era ancora disponibile (per la serie: dare per scontato quel che c'è senza pensare che potrebbe non esserci). 

Tornando al cortometraggio: avevo voglia di rivederlo, ma soprattutto di mostrarlo a chi non lo aveva mai visto, perché si sa che la condivisione raddoppia il piacere. Solo grazie a Martina, però, mi è sovvenuto che ricorrendo al web sarei forse riuscito a scavalcare la mancanza di un apparecchio VCR. Ho così potuto condividerlo coi miei figli e farlo rivedere anche alla loro mamma, che se lo ricordava. 

Il cortometraggio s'intitola Kill Me Later ed è l'opera prima di Maria Ripoll, che in soli 9 minuti racconta tutto in modo intenso e molto cinematografico, ossia comprensibile in primo luogo attraverso le immagini. 

28 dicembre 2020

Stragi di innocenti

Nel romanzo La chute, Albert Camus in un dialogo al bar fa dire a un suo personaggio che Gesù si sentì sempre irrimediabilmente in colpa per i neonati uccisi in sua vece: quelli della strage prescritta da Erode nel tentativo di eliminare il suo potenziale concorrente. 

Il calendario li ricorda come "santi Innocenti martiri" nella giornata di oggi 28 dicembre. 

In questa stessa giornata però ricorre l'anniversario di altri innocenti martiri: i sette fratelli Cervi, fucilati dai fascisti il 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia.

Non tutto è da buttare via

Ricorre da molte parti l'espressione "buttiamo via questo duemilaeventi", ma non mi trova concorde. Non esiste un anno, per quanto terribile, privo di momenti preziosi da ricordare. Dunque, casomai, sarebbe da applicare il concetto di raccolta differenziata anziché quello del repulisti.

Quotidianamente ci troviamo nella necessità di smaltire rifiuti e sappiamo bene, o dovremmo sapere, che si tratta di un grande guaio. Andando indietro negli anni, basterebbe rileggere Un mondo usa e getta. La civiltà dei rifiuti e i rifiuti della civiltà (di Guido Viale, 1994, poi uscito in edizione economica nel 2000, sempre per Feltrinelli) per rendersi conto di quanto ciascuno di noi sia coinvolto.

La raccolta differenziata non risolve totalmente il problema: sarebbe necessario, o meglio, indispensabile, ridurre il volume totale di rifiuti, attraverso il riutilizzo o anche l'astensione dagli acquisti inutili. Tuttavia, la raccolta differenziata è un passo importante, da compiere giorno per giorno. Da compiere nonostante lo scoramento che ci affligge ogniqualvolta guardiamo dentro i bidoni condominiali: c'è chi mischia i materiali, fregandosene; c'è chi li separa, ma confezionandoli in modo sbagliato, con l'umido o la carta depositati in sacchetti di plastica; c'è chi cerca di rispettare le norme, ma si confonde o non sa.

Per quest'ultima categoria, può essere utile consultare il sito web del proprio Comune, che in genere fornisce le informazioni utili. A Cinisello Balsamo, per esempio, basta entrare nella pagina "Dove lo butto?" per risolvere pressoché qualsiasi dubbio sullo smaltimento.

07 dicembre 2020

Abbracci da sogno

Prima di parlarne ho aspettato qualche giorno, e l'ho raccontato a mia mamma perché sapevo che l'avrebbe allietata: "L'altra notte ho sognato papà." "Ooh, e cosa faceva?" "Sorrideva, lo abbracciavo ed era contento." "Oh, che bello che sorrideva!"

Lui era un po' più giovane degli ultimi tempi, io invece avevo la mia età attuale. Ci trovavamo nel salotto dei miei. Lui sorrideva perché ero lì, lo abbracciavo, ci abbracciavamo e si percepiva che la sua contentezza andava oltre le parole, che non pronunciava, limitandosi a sorridere di cuore. C'era una sorta di pudore, quello che sempre, tutti, abbiamo avuto in famiglia riguardo alla verbalizzazione. In verità, credo che tale sorta di pudore investa tutte le famiglie, almeno fino a una certa fase, superata la quale si riesce, perlomeno ogni tanto, a dirsi esplicitamente anche il bene. 

In quell'abbraccio lungo e affettuoso c'era quello mio di figlio e quello suo di padre, ma anche quello mio di padre abbracciato da mio figlio, nel senso che i gesti nel sogno replicavano quelli della realtà recente, del modo in cui il mio secondogenito ventenne mi abbraccia dopo qualche tempo che non ci si vede. 

Nell'abbraccio, in tutti gli abbracci veri, c'è tutto un linguaggio, che comprende e va oltre le parole. Nel sogno, in tutti i sogni vissuti, c'è tutta una realtà, che comprende e va oltre il dire. Abbracci e sogni, veri e reali di per sé, cercano però le parole e il dire che sappiano guarnirli, fissarli, incorniciarli, perché restino un po' di più, ancora un po', almeno un altro po'.

30 novembre 2020

E il mattino avrà l'oro in bocca

La canzone bella è quella che hai voglia di riascoltare subito. Il cibo buono è quello che ti delizia senza appesantirti. Il passatempo benefico è quello che ti lascia indosso il sorriso. Il lavoro migliore è quello che non ti accorgi di svolgere. L'amore ideale è quello che si lascia cantare.
La musica benefica è quella che non ti accorgi di ascoltare. Il passatempo bello è quello che ti delizia subito. Il cibo migliore è quello che hai voglia di rimangiare presto. La canzone buona è quella che ti lascia addosso la musica. L'amore ideale è quello che ti induce a cantare.
Il passatempo buono è quello che il tempo delizia. Il lavoro benefico è quello che sparge intorno il sorriso. Il cibo bello è quello che hai voglia di riguardare. La canzone migliore è quella che non ti accorgi di cantare. L'amore ideale è quello che si lascia riascoltare.
Il cibo benefico è quello che ti lascia indosso il sorriso. Il lavoro bello è quello che si pasce della sua stessa delizia. Il passatempo migliore è quello che ti induce a cantare. La canzone benefica è quella che suona come un sorriso. L'amore ideale è quello che ti vuole ascoltare.  

29 novembre 2020

La polpa dei polpastrelli

La polpa dei polpastrelli me l'affettai nel 1984 per mancanza di prudenza: lavoravo come cameriere in un ristorantino italiano a Plymouth e dovendo preparare un'insalata mista, pensai che poche fettine di cetriolo sarebbero bastate e quindi non utilizzai la protezione, ma tenni l'ortaggio direttamente in mano, procedendo con l'affettatrice per qualche millimetro di troppo. 

In quella occasione constatai innanzitutto la padronanza dell'italiano che John, cameriere esperto di origine spagnola (era di Malaga), aveva imparato ascoltando i dischi degli Squallor: alla vista del danno che mi ero procurato in quel frangente delicato per il servizio in sala, scandì con un aplomb del tutto British una sola frase: "Certo che sei proprio un cacacazzo."

Sempre in quella occasione, a testimonianza del fatto che l'apprendimento avviene in modo ottimale tramite l'esperienza, venni a sapere e mai più dimenticai che in inglese i punti di sutura si chiamano stitches. 

Visti da vicino, ancora oggi l'indice e il medio della mano destra portano traccia di quell'incidente, e mi viene da rimproverare il ragazzo che ero per la sconsideratezza e la distrazione. Poi però gli mando un sorriso carezzevole per i pensieri che già davano le ali al cuore. 

28 novembre 2020

Un tango e il Pibe de Oro

Dopo diverse settimane, di nuovo mezz'ora di corsetta al parco. Dopo diversi giorni, di nuovo mezz'ora di tango casalingo. Piccole attività benefiche da non trascurare troppo a lungo.

A introdurre la tanda, una richiesta particolare mi è stata esaudita e così abbiamo ballato El sueño del pibe in una interpretazione non ortodossa, quella cantata da Diego Maradona. Il Pibe un sogno l'aveva davvero, anzi due, e li esprime in modo semplice e diretto all'inizio del brevissimo video: "Il primo è giocare il mondiale, il secondo è vincerlo." Ballare e pensare alla semplicità e purezza di quel ragazzino è stato doppiamente bello e per me anche un po' commovente, se devo dirla tutta. 

Poi, naturalmente, abbiamo ballato la versione di Osvaldo Pugliese. 

27 novembre 2020

Rispetto

Non puoi definire un essere umano, dire chi o cosa è stato, etichettarlo e riporlo così. Tutt'al più, potrai dire cosa è stato per te.

26 novembre 2020

La magia

"Papà, esiste la magia?", chiedeva mia figlia da piccola. Le rispondevo di sì. "E noi siamo magici?", incalzava. Certo, replicavo: basta vedere che effetto fai sui nonni con la tua sola presenza. 

Magico mi sono sentito molte volte, ma si sa che sono fortunato. È una bella sensazione, sebbene lasci un sapore strano, come qualcosa d'immeritato, di troppo bello perché sia lì da cogliere senza fatica. Eppure, forse basta convincersi che ci siano non solo fatiche e asperità, ma anche tante bellezze ad attenderci lungo il cammino, e che per incontrarle, osservarle o assaporarle, ammirarle o captarle, sia sufficiente procedere con l'occhio aperto, lo sguardo attento e il cuore rilassato. 

La magia è il respiro del vivere e ti tocca nel vivo, con intensità tale da risultare perfino dolorosa: una velatissima percezione del tutto, di tutto quanto e oltre che oltre si situa, come una luce dolorosamente inagguantabile. Una traslucenza che ti pianta lì nel presente, al quale mentre già sfugge non puoi far altro che sorridere appena, vagamente consapevole di aver sfiorato l'ineffabile con almeno una parte di te. 

24 novembre 2020

Il sapore di un ricordo

Quando posso e me ne rammento, metto nel caffè un pizzico di cannella per aiutarmi a berlo senza zucchero. Oggi l'ho aggiunta anche nel caffè freddo (sì, non avevo voglia di rifarlo né di scaldarlo) e la cannella ha prevalso nettamente, facendomi inalare il sapore di un ricordo. 

Ho percepito, o creduto di percepire, il gusto dei coni di panna montata che prendevamo da piccoli la domenica mattina accompagnati da papà nella latteria di via Cavour a Seregno. Buoni, gustosi e con una spolverata di cannella. 

Dal ricordo di un sapore al sapore del ricordo passa un sorriso che nessuna malinconia può cancellare: una di quelle piccole grandi cose che niente ci potrà mai portare via (a parte l'alzheimer, ovviamente, ma lo dico facendo i debiti scongiuri). 

23 novembre 2020

Per i risultati

Per i risultati, ci vuole tempo. Una semplice verità, applicabile quasi a tutto, che però tendiamo a scordare, presi dall'impazienza, dall'ansia o dalla frettolosità. Se hai prefissato un programma per giungere all'obiettivo, non abbandonarlo prima che possa fare effetto. 

Questo vale per: una dieta, un allenamento, l'apprendimento di un'abilità, l'abbandono di una cattiva abitudine, l'acquisizione di una benefica attitudine, la conquista di un traguardo, l'avvicinamento a una meta, la ricerca del benessere, del piacere, della serenità, o anche la mitigazione di una pandemia. Per dire.

22 novembre 2020

La foglia prima che cada

Prima che cadano, non vuoi fotografarle tutte, quelle foglie? Colori d'autunno, meravigliosi quanto effimeri, o meravigliosi soprattutto in quanto effimeri. Il fatto è che niente sembra più imperdibile di ciò che sta per scomparire, come la storia del mandala destinato alla cancellazione. 

Se così è, si prospettano due strade: quella della continua e inevitabile malinconia per la continua e inevitabile perdita, oppure quella che passo dopo passo conduce alla capacità di cogliere e godere ciascun raggio in ciascun istante. 

Quest'ultima, ricordiamocelo, può funzionare anche dopo il calar del sole, come la musica.

21 novembre 2020

Alle giostre solo se ne hai voglia

Vai alle giostre solo se hai voglia di andare alle giostre. Fatti una passeggiata solo se ti va di passeggiare. Ordina una birra solo se davvero desideri berla. Scegli dal menu quello che intendi mangiare e nient'altro. Guarda la tivù solo se trasmettono qualcosa che ti interessa o ti diverte. 

Non andare alle giostre solo per incontrare quella ragazza. Non stare in giro giusto per paura di annoiarti a star fermo. Non prendere da bere o da mangiare tanto per prendere qualcosa. Non scegliere il meno peggio: anziché fare zapping sul vivere, opta consapevolmente per quello che vuoi. 

Però, se l'unico modo per incontrare quella ragazza è andare alle giostre, allora vacci pure alle giostre, vacci in ogni caso.

17 novembre 2020

Occhi al cielo

Hai apprezzato anche tu la sottilissima falce di luna che disegnava un arco pastello tra il tramonto e il crepuscolo? Hai considerato il privilegio di poterne gioire con gli occhi, di riuscire col respiro a ingurgitarne il sentimento fino a lasciartene pervadere? Hai inseguito l'emozione nel suo rapido tragitto verso il limitare dei dotti lacrimali? 

Niente di male se qualche groppo di troppo s'è sciolto, niente di male se è invece il riso che ti ha arriso. 

Quel che hai sentito è vissuto, quel che hai sognato è compiuto: s'intende l'eterno nel tempo di un solo minuto.

06 novembre 2020

Haiku vascolare

Oh, meraviglia! 
Là dov'era la stenosi 
ostenti uno stent 

[se vuoi vedere le radiografie, clicca qui]

31 ottobre 2020

Ridere sempre così giocondo

"Il riso cancella la paura", declamava indignato il venerabile Jorge, e su questo aveva ragione: è uno strumento potentissimo e benefico, sia per il morale, sia per gli effetti chimici che innesca nel nostro organismo, grazie al rilascio delle endorfine. Pensa che figata, una droga autoprodotta che ti fa star bene senza effetti indesiderati! 

Anche il sorriso produce benefici: lo sottolineava tra gli altri un simpatico squinternato e lo conferma l'esperienza, se ci provi. Da parte mia lo suggerisco ai ragazzi a scuola ("Prima regola, indispensabile: Breathe, respira; seconda regola, non indispensabile ma molto consigliato: Smile, sorridi."), perché è facile, è gratis, ti aiuta e non ha controindicazioni. 

È la risata, però, il vero toccasana, soprattutto quando è condivisa. C'è chi la usa come terapia (vedi il Laughter yoga, lo yoga della risata), c'è chi la seppe produrre in modalità contagiosa, come Stan Laurel e Oliver Hardy. Riuscire a trovare o creare occasioni per ridere è di per sé un traguardo di benessere; farlo in compagnia attiva un senso di condivisione intensa; raggiungere il culmine di una risata fragorosa collettiva, ardisco dire, potrebbe contribuire a risolvere molti ma molti conflitti. 

Tampone

L'auto è rimasta parcheggiata per diciassette minuti, che sono stati sufficienti a entrare in ospedale superando il controllo della temperatura, raggiungere il lungo corridoio verso il settore A, fare la coda per l'ambulatorio, effettuare il tampone e tornare alla cassa automatica del parcheggio. 

Oltre che veloce, l'ho trovato poco invasivo, più o meno come infilarsi un cotton fioc su per il naso, una narice dopo l'altra. Probabile che l'abitudine decennale alle laringoscopie mi abbia allenato, ma o sono stato particolarmente fortunato, o le varie descrizioni che ho sentito e letto in giro sono esagerate. 

Adesso mi tocca fare il monaco di clausura in attesa dell'esito, che se sarà quello auspicato mi permetterà di essere ricoverato e poi operato nei primi giorni della settimana entrante. 

P.S.: "settimana entrante" mi fa sorridere perché è un'espressione che usava papà.

30 ottobre 2020

Antidoto

Che tutto sia sospeso, tutto un po' precario, non è una novità: pare anzi la condizione predefinita per l'umanità. Stendiamo un passo, un altro e non sappiam nemmeno se il piede troverà un buco o del terreno su cui poggiare, però passiamo avanti tra settemila inciampi, fidando negli istanti, nei petali infiniti che sono lì ad aprirsi laddove ci si soffermi attenti, sguardo e respiro intenti a reperire l'intensità invisibile. Antidoto agli ostacoli materiali, il reticolato del sentire. 

29 ottobre 2020

Quasi perso via

Al mattino, è rosa di là. Alla sera, è rosa di qua. Li chiamerò Est e Ovest. Più tardi, in mezzo, spesso compaiono tre punti luminosi allineati: sembrano la cintura di un gigante. Proverò a figurarmelo. 

E intanto, di già, la pizza bianca ogni sera più grande, quasi perfettamente tonda ormai, coronata da un'aureola iridescente, divampa senza occultare il puntino rosseggiante poco sopra di lei. 

Non c'è che dire, bello scenario. Dovrai impegnarti per distogliermene. 

28 ottobre 2020

Se va tutto bene andrà tutto meglio

Disporre di un buon libro e di acqua potabile permette di superare le attese evitando noia e disagio. 

Cerco di attrezzarmi sempre all'uopo e l'ho fatto anche in data odierna, riuscendo così a trascorrere un'intera mattinata al San Gerardo di Monza in modalità a tratti persino piacevole. Espletate così le pratiche del prericovero, resto in attesa di conoscere la data dell'intervento grazie al quale il flusso ematico più non stenterà lungo la mia arteria carotide destra, che invece potrà auspicabilmente ostentare una pervietà pressoché ottimale grazie a uno stent. 

Ah, m'hanno detto che la stenosi non dipende dalla mia ghiottoneria, bensì dalle radiazioni che mi salvarono la corda vocale e la vita dieci anni fa. 



a cura di Giulio Pianese

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