23 novembre 2020

Per i risultati

Per i risultati, ci vuole tempo. Una semplice verità, applicabile quasi a tutto, che però tendiamo a scordare, presi dall'impazienza, dall'ansia o dalla frettolosità. Se hai prefissato un programma per giungere all'obiettivo, non abbandonarlo prima che possa fare effetto. 

Questo vale per: una dieta, un allenamento, l'apprendimento di un'abilità, l'abbandono di una cattiva abitudine, l'acquisizione di una benefica attitudine, la conquista di un traguardo, l'avvicinamento a una meta, la ricerca del benessere, del piacere, della serenità, o anche la mitigazione di una pandemia. Per dire.

22 novembre 2020

La foglia prima che cada

Prima che cadano, non vuoi fotografarle tutte, quelle foglie? Colori d'autunno, meravigliosi quanto effimeri, o meravigliosi soprattutto in quanto effimeri. Il fatto è che niente sembra più imperdibile di ciò che sta per scomparire, come la storia del mandala destinato alla cancellazione. 

Se così è, si prospettano due strade: quella della continua e inevitabile malinconia per la continua e inevitabile perdita, oppure quella che passo dopo passo conduce alla capacità di cogliere e godere ciascun raggio in ciascun istante. 

Quest'ultima, ricordiamocelo, può funzionare anche dopo il calar del sole, come la musica.

21 novembre 2020

Alle giostre solo se ne hai voglia

Vai alle giostre solo se hai voglia di andare alle giostre. Fatti una passeggiata solo se ti va di passeggiare. Ordina una birra solo se davvero desideri berla. Scegli dal menu quello che intendi mangiare e nient'altro. Guarda la tivù solo se trasmettono qualcosa che ti interessa o ti diverte. 

Non andare alle giostre solo per incontrare quella ragazza. Non stare in giro giusto per paura di annoiarti a star fermo. Non prendere da bere o da mangiare tanto per prendere qualcosa. Non scegliere il meno peggio: anziché fare zapping sul vivere, opta consapevolmente per quello che vuoi. 

Però, se l'unico modo per incontrare quella ragazza è andare alle giostre, allora vacci pure alle giostre, vacci in ogni caso.

17 novembre 2020

Occhi al cielo

Hai apprezzato anche tu la sottilissima falce di luna che disegnava un arco pastello tra il tramonto e il crepuscolo? Hai considerato il privilegio di poterne gioire con gli occhi, di riuscire col respiro a ingurgitarne il sentimento fino a lasciartene pervadere? Hai inseguito l'emozione nel suo rapido tragitto verso il limitare dei dotti lacrimali? 

Niente di male se qualche groppo di troppo s'è sciolto, niente di male se è invece il riso che ti ha arriso. 

Quel che hai sentito è vissuto, quel che hai sognato è compiuto: s'intende l'eterno nel tempo di un solo minuto.

06 novembre 2020

Haiku vascolare

Oh, meraviglia! 
Là dov'era la stenosi 
ostenti uno stent 

[se vuoi vedere le radiografie, clicca qui]

31 ottobre 2020

Ridere sempre così giocondo

"Il riso cancella la paura", declamava indignato il venerabile Jorge, e su questo aveva ragione: è uno strumento potentissimo e benefico, sia per il morale, sia per gli effetti chimici che innesca nel nostro organismo, grazie al rilascio delle endorfine. Pensa che figata, una droga autoprodotta che ti fa star bene senza effetti indesiderati! 

Anche il sorriso produce benefici: lo sottolineava tra gli altri un simpatico squinternato e lo conferma l'esperienza, se ci provi. Da parte mia lo suggerisco ai ragazzi a scuola ("Prima regola, indispensabile: Breathe, respira; seconda regola, non indispensabile ma molto consigliato: Smile, sorridi."), perché è facile, è gratis, ti aiuta e non ha controindicazioni. 

È la risata, però, il vero toccasana, soprattutto quando è condivisa. C'è chi la usa come terapia (vedi il Laughter yoga, lo yoga della risata), c'è chi la seppe produrre in modalità contagiosa, come Stan Laurel e Oliver Hardy. Riuscire a trovare o creare occasioni per ridere è di per sé un traguardo di benessere; farlo in compagnia attiva un senso di condivisione intensa; raggiungere il culmine di una risata fragorosa collettiva, ardisco dire, potrebbe contribuire a risolvere molti ma molti conflitti. 

Tampone

L'auto è rimasta parcheggiata per diciassette minuti, che sono stati sufficienti a entrare in ospedale superando il controllo della temperatura, raggiungere il lungo corridoio verso il settore A, fare la coda per l'ambulatorio, effettuare il tampone e tornare alla cassa automatica del parcheggio. 

Oltre che veloce, l'ho trovato poco invasivo, più o meno come infilarsi un cotton fioc su per il naso, una narice dopo l'altra. Probabile che l'abitudine decennale alle laringoscopie mi abbia allenato, ma o sono stato particolarmente fortunato, o le varie descrizioni che ho sentito e letto in giro sono esagerate. 

Adesso mi tocca fare il monaco di clausura in attesa dell'esito, che se sarà quello auspicato mi permetterà di essere ricoverato e poi operato nei primi giorni della settimana entrante. 

P.S.: "settimana entrante" mi fa sorridere perché è un'espressione che usava papà.

30 ottobre 2020

Antidoto

Che tutto sia sospeso, tutto un po' precario, non è una novità: pare anzi la condizione predefinita per l'umanità. Stendiamo un passo, un altro e non sappiam nemmeno se il piede troverà un buco o del terreno su cui poggiare, però passiamo avanti tra settemila inciampi, fidando negli istanti, nei petali infiniti che sono lì ad aprirsi laddove ci si soffermi attenti, sguardo e respiro intenti a reperire l'intensità invisibile. Antidoto agli ostacoli materiali, il reticolato del sentire. 

29 ottobre 2020

Quasi perso via

Al mattino, è rosa di là. Alla sera, è rosa di qua. Li chiamerò Est e Ovest. Più tardi, in mezzo, spesso compaiono tre punti luminosi allineati: sembrano la cintura di un gigante. Proverò a figurarmelo. 

E intanto, di già, la pizza bianca ogni sera più grande, quasi perfettamente tonda ormai, coronata da un'aureola iridescente, divampa senza occultare il puntino rosseggiante poco sopra di lei. 

Non c'è che dire, bello scenario. Dovrai impegnarti per distogliermene. 

28 ottobre 2020

Se va tutto bene andrà tutto meglio

Disporre di un buon libro e di acqua potabile permette di superare le attese evitando noia e disagio. 

Cerco di attrezzarmi sempre all'uopo e l'ho fatto anche in data odierna, riuscendo così a trascorrere un'intera mattinata al San Gerardo di Monza in modalità a tratti persino piacevole. Espletate così le pratiche del prericovero, resto in attesa di conoscere la data dell'intervento grazie al quale il flusso ematico più non stenterà lungo la mia arteria carotide destra, che invece potrà auspicabilmente ostentare una pervietà pressoché ottimale grazie a uno stent

Ah, m'hanno detto che la stenosi non dipende dalla mia ghiottoneria, bensì dalle radiazioni che mi salvarono la corda vocale e la vita dieci anni fa. 

26 ottobre 2020

Privazioni

Di tutte le privazioni, continuo a patire in modo particolare quella degli abbracci. Chi propende per un'affettuosità diffusa capirà bene che si tratta di una privazione non da poco. Di certo ne sta soffrendo buona parte della comunità tanguera, perché non sono solo la musica e il ballo a mancare. 

Sono consapevole che ci sono drammi più dolorosi, problemi più angoscianti, situazioni molto più difficili da affrontare o sopportare, ma la loro esistenza nulla toglie ai piccoli o grandi patimenti da astinenza. 

Vero è che l'astensione, ove provvisoria, porterà a un maggiore apprezzamento di ciò che si potrà di nuovo gustare, quando lo si potrà, e questo deve essere monito da ricordare e soprattutto patrimonio da portare con sé. 

Per il resto, tante sono le perplessità sul modo di affrontare la crisi da pandemia: rigore ed equilibrio non riescono ad andare di pari passo e in generale siamo troppo stupidi o egoisti per poter puntare a soluzioni meno sventurate e contraddittorie rispetto ai provvedimenti in atto. Cerchiamo comunque, tutti quanti, di fare del nostro meglio per danneggiare il meno possibile noi stessi e gli altri, adottando ogni ragionevole precauzione. 

Basta anche solo sfiorare situazioni critiche per rendersi conto della serietà della cosa: in questi giorni sono stato piuttosto in ansia perché, in attesa di una chiamata dalla struttura ospedaliera per un intervento di chirurgia che dovrò affrontare, temevo un rinvio sine die a causa dell'emergenza sanitaria. Ora mi hanno convocato per il prericovero e confido che l'iter prosegua senza intoppi. 

Un anno fa, per dire, ero in procinto di partire per una gita scolastica in Umbria, visita istruttiva che si rivelò anche molto divertente. Oggi esulto all'idea di poter entrare in ospedale. Per la serie: trarre il meglio da quel che c'è, in fiduciosa attesa di quel che sarà. 

Una cosa bella è stata sentirmi dire dai ragazzi a scuola: "Mi raccomando, prof, torni...". Li ho rassicurati, anche perché stare con loro mi piace sempre di più.  

24 ottobre 2020

Le cose belle lo sono sempre

Ci sono film che non stufano mai. Per esempio, Pane e tulipani

Dopo averlo guardato per l'ennesima volta, l'inedito è ballarne il tango finale in ciabatte e in uno spazio ristretto, tra lo stendino, il tavolo, il divano e vari altri ostacoli dettati da un felice disordine.

22 ottobre 2020

L'acchiappasogni

L'acchiappasogni doveva funzionare per catturare gli incubi, ma, lungamente negletto, accumulò tanta di quella polvere che pareva tossicchiare ad ogni tentativo di filtraggio. Il sonno prese così a popolarsi di sventure e disavventure, tappi e intoppi, loculi e ostacoli. Non si riuscì ad acclarare se fossero gli incubi ad approfittarsene sgattaiolando tra le maglie vetuste come desuete ragnatele o se fossero i sogni, anche quelli belli, a sporcarsi e deteriorarsi fino a risultare irriconoscibili. Occorreva tornare a occuparsene: ripulirlo, arieggiarlo e soprattutto staccarlo dalla parete per appenderlo in posizione centrale e libero di penzolare. Forse in tal caso si sarebbe riscoperto che il suo compito reale era attirare l'attenzione su di sé per liberare la mente e rasserenare l'animo. Un po' come una ninna nanna mediata, come le fusa di un felino domestico, come un mantra cantato, come le orazioni di un piccino, come un hobby meticoloso, come una passione innocua. Una passione innocua capace di anestetizzare quelle divoranti. Acchiappasogni: non catturarli tutti, però. 

19 ottobre 2020

Dalla bellezza la resurrezione

È sempre un'ottima idea rifocillarsi di bellezza: l'ho detto a mia figlia che è andata a farsi un giro all'Hangar Bicocca per vedere le mostre lì allestite. 

Lo ripeto a me stesso e a chiunque rischi di abbrutirsi dando per scontata la quotidianità anziché provare a coglierne perle e luccichii. Non dirmi che è tutto grigiore e piattume: le occasioni per nutrirsi interiormente sono molteplici e sfaccettate come le pietre preziose che si occultano nel pulsare di ciascun istante. 

Certo, la sorpresa deve trovarti disponibile: come quella di una decina di sere fa, quando per caso ho scoperto che proprio sotto casa mia ci sarebbe stato uno spettacolo e ho ottenuto di potervi assistere nonostante non avessi prenotato. Ho così potuto apprezzare il "Piccolo canto di resurrezione", scritto e interpretato dalla Compagnia Piccolo Canto. Bravissime le cantattrici, intensa e pregnante la rappresentazione, fatta di racconti cantati e misteriosi, canti intrecciati e intimi, ispirazioni mistiche e comiche, umanissime e selvatiche, toccando temi spirituali e terreni, tragicomici, giocosi, liberatori. 

Come ho scritto sul loro libricino dopo gli applausi: "Grazie per l'abbraccio vocale che ci avete regalato alla fine", quando le interpreti si sono poste a cantare ai due lati della platea, costituita da sedie distanziate posizionate tra la villa secentesca Casati Stampa e la strada, rimasta oltre il cancello insieme al resto del mondo, mondo che però in un certo qual modo era tutto dentro alla teatralità dei loro canti polifonici e testi multifonici.

17 ottobre 2020

A scuola di magia

Oggi ho telefonato alla mia maestra delle elementari, Annamaria Bianchini. A 90 anni di età, ha la stessa voce e scioltezza di allora. Le ho raccontato dei recenti contatti con alcuni ex compagni e lei, chiedendomi di salutarglieli, ha detto che ricorda in particolare la nostra classe perché "non so se eravate molto bravi o molto monelli, ma c'era qualcosa di speciale". 

Forse, ho ipotizzato, è perché siamo stati l'ultimo ciclo con il senso della magia per il mondo della scuola. Abbiamo frequentato le elementari in un'epoca in cui permaneva un rispetto enorme, sia da parte nostra sia della società, per la figura della maestra, un riferimento importante e stimato. 

Tra l'altro, siamo stati gli ultimi a fare in tempo a vedere e a utilizzare il calamaio, sia pure solo per pochi mesi. Proprio un'altra epoca, in un misto di disciplina considerata normalità e di meravigliosa scoperta, tra grembiulini e fiocchi, quaderni e astucci, libro e sussidiario, ascolto e interrogazioni, silenzio e vivacità controllata. 

Certo, non saranno state sempre rose e fiori, per qualcuno qualcosa sarà sicuramente andato storto, perché non tutti avranno avuto la fortuna di trovare una maestra fantastica come la mia. 

L'augurio è che le brave maestre di oggi, genitori iperapprensivi permettendo, possano far rivivere quella magia anche ai bambini che sono loro affidati nei nuovi decenni di questo millennio. 

30 settembre 2020

A balzi nel tempo

Tutti abbiamo avuto vent'anni e forse da qualche parte li abbiamo sempre.

Se tornassi indietro, cosa diresti al tuo io ventenne? Io non gli svelerei alcunché, ma gli direi di osare sempre un po' di più di quel che gli sembra possibile.

E il tuo io ventenne, cosa ti direbbe incontrandoti oggi? Probabilmente il mio non sarebbe incantato se dovesse fermarsi all'apparenza, ma se potesse cogliere qualche lampo di vissuto e leggermi dentro, forse gli occhi gli brillerebbero d'incredula magia.

Vent'anni da qualche parte li abbiamo ancora ogniqualvolta riusciamo a praticare l'arte di miscelare presente e futuro, cogliendo l'istante senza trascurare la prospettiva, e ampliandola, qualunque sia il punto di fuga che ci attende laggiù in fondo al paesaggio degli anni a venire.

Quando finisce settembre

C'era uno che cantava di svegliarlo quando finisce settembre, ma io non lo capisco: non vorrei perdermi nemmeno un giorno di nessun mese, figuriamoci questo che è un passaggio di dorature e malinconie, dal caldo ai tepori al freschino, con sole e pioggia e qualche stellata, con un fremito di nuove attività, con l'illusione di saperle affrontare alla perfezione, e poi con la certezza di fare quantomeno un po' meglio di prima. 

28 settembre 2020

La vera bellezza

Che bel pezzo quello scritto da Sabina Moscatelli dopo una serata alla Scala! 

Mi piace come mi piacciono le occasioni in cui ogni cosa sembra collegarsi a tutto quanto, e condivido e ammiro la capacità di farlo a emozioni aperte. 

Il livello di raffinatezza può variare, ma nel momento in cui si riesce a rendersi consapevoli delle percezioni dell'animo, sarà possibile vivere e godersi rarefazioni della materia capaci di carezze ineffabili. In una sorta di sorridente ebbrezza o d'incontenibile piantoriso, s'attraverserà con malinconica euforia lo spaziotempo di singoli eterni istanti, gemme del presente e perle della futura collana dei ricordi preziosi. 

27 settembre 2020

Future albe buie

La constatazione di non avere davanti a sé un numero congruo di ore di sonno prima del suono della sveglia non è essa stessa carenza di sonno? Non so, ma sto cercando di mettere d'accordo il mio io della sera prima e il mio io del mattino dopo. Occorre disciplinarsi per farcela: poi mi godrò anche le cromie antelucane, ove cispa non sia d'intralcio. 

25 settembre 2020

AngioTAC

A distanza di anni, di nuovo mi sono lasciato iniettare del liquido colorato in tutto il corpo, sdraiato in un apparecchio rumoroso e inquietante. 

In realtà, l'ansia è stata tutta nel prima, giacché durante l'esame mi sono totalmente rilassato e nemmeno il liquido di contrasto mi ha fatto molto effetto, giusto un po' di calura in giro per l'apparato circolatorio. 

Alla fine l'ho detto all'addetto e l'addetto m'ha detto che l'effetto è variabile, non solo da persona a persona, ma da momento a momento. 

Questa considerazione m'ha riportato all'attenzione una massima di saggezza: come ti senti dipende in parte da quel che ti capita, ma molto da come lo accogli tu. 

24 settembre 2020

Grazie al cielo

Gli scappava, oh se gli scappava, si vedeva proprio, ma ha resistito. 

Ringrazio il cielo di averla trattenuta concedendomi di correre per mezz'ora all'asciutto. Asciutto per modo di dire, a dire il vero, visto che sudo due magliette alla volta intridendomi di me stesso come fossi in vasca. 

Come ogni volta, niente di che, però dopo ci si sente meglio. Tutto sta a ricordarselo, ogni volta, per scavalcare ogni volta la pigrizia che è sempre sempre sempre in agguato e piena di scuse pronte all'uso. 

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bonus: Neil Young, Long May You Run

23 settembre 2020

Persistenza

La capacità di non mollare l'ho imparata sicuramente dai miei genitori per il loro atteggiamento generale, ma in modo particolare dalla tenacia di nonna Teresita

Ora cerco di trasmetterla anche alle nuove generazioni: innanzitutto ai miei figli e poi a tutti i ragazzi che ho accompagnato e accompagno nel percorso scolastico e di crescita personale. Si tratta di qualcosa che non si riesce a tramandare solo a parole, bensì con l'esempio. 

Anche oggi l'ho utilizzata per aiutare Licia a evitare la resa di fronte alle pastoie burocratiche capaci di sopravvivere perfino nella versione online dell'Inps, il cui complicato sito è già musica e dolciumi in confronto alle pazzie del cumulo cartaceo richiesto per chi voglia o debba rivolgersi a sportelli di aiuto tipo Caf. Il bel risultato è che probabilmente nostro figlio riuscirà a ottenere una strameritata borsa di studio che però sembrava irraggiungibile per questioni di lungaggini burocratiche e complicazioni documentali. 

Si confida dunque in un'ulteriore occasione per brindare.

22 settembre 2020

Voglie d'autunno

Oggi il penultimo raggio di sole dalla finestra del bagno ha lo stesso colore delle foglie che stanno per cadere. 

Autumn leaves, foglie d'autunno, lo puoi leggere anche come "l'autunno se ne va", ma stai pur certo che non lo farà prima di aver colorato tutto quanto delle sue generose sfumature. 

D'ogni stagione ammira i colori, gusta i sapori, anticipa le voglie: quelle non cadono. 

15 settembre 2020

Bici in catene

Mi hanno rubato la catena e lasciato lì la bici. 

Lo avevo detto per scherzo, che i miei antifurti valevano più della bici, vecchia e un po' scassona, ma era proprio la verità. Quella che hanno rubato è una catena lunga e flessibile con un buon lucchetto, tipo questa, con la quale legavo la bicicletta al palo sotto casa. Non so cosa se ne faranno, visto che presumibilmente avranno dovuto segarla o scassinare la chiusura, ma sta di fatto che se la sono portata via. 

La bici era assicurata anche da un fermaruota molto robusto, tipo questo, e non ci hanno provato, però la catena se la sono presa, dunque posso affermare con dire veritiero che mi hanno rubato la catena e lasciato lì la bici. 

31 agosto 2020

2020-2021 tra pochissimo

A celebrare simbolicamente il passaggio verso quello che in molti considerano il vero capodanno basteranno un po' di dolci acini d'uva bianca e un sorriso alla luna quasi piena. 

Buon ventiventi-ventiventuno, auguri a tutti! Baci sempre graditi. 

30 agosto 2020

Esonda su onda

Benvenuto raggio di sole: lo cantava De Gregori, mi pare, ma non è questo che conta, bensì ricordarsi di dirlo con gratitudine quando le precipitazioni si diradano un poco, e con sollecitudine approfittarne finché dura e finché dura goderne, semplicemente e senza ulteriori aspettative, per quel che si potrà e come si riuscirà, fugando i timori per gli eccessivi rivolgimenti ormai in corso ed evitando di annegare le robuste speranze, seppur non sempre ben riposte.

[Benvenuto clima di nessuno: un cambiamento traumatico negato per paura, vedi La grande cecità (The Great Derangement) di Amitav Ghosh.] 

26 agosto 2020

Corsette esplorative

Una mezz'ora di corsetta un giorno sì e uno no è meglio di niente, però dovunque vada a corricchiare, che sia il parco Trotter a Milano o il lungomare di Rimini, potrei facilmente sentirmi una merdina se mi lasciassi condizionare da quanti vedo correre a ritmi per me strabilianti. Invece, riesco perfino a compiacermi nel momento in cui, rotto il fiato, mi sento procedere senza eccessivi patimenti, pur sudando l'inverosimile. L'obiettivo a medio termine è senz'altro quello di intensificare (allungando la durata o aumentando l'andatura o la frequenza delle uscite), ma sono già contento ogni volta che faccio prevalere la forza di volontà su qualsiasi scusa possa presentarsi. 

Al di là del benessere fisico, ne trae giovamento anche lo spirito, specialmente se i luoghi variano e si riesce ad approfittare di tali occasioni per una sorta di piccoli giri turistici inaspettati, come quando a Galeata ho preso la strada del Pantano e nel vano tentativo di ritrovare luoghi d'infanzia dimenticati mi sono goduto paesaggi rasserenanti e dal benevolo influsso sentimentale, raggiungendo inoltre la chiesetta romanica di Santa Maria del Pantano, i cui affreschi sono conservati al Museo Mambrini del borgo medievale di Pianetto (frazione di Galeata). 

Il Museo civico Mambrini espone tra l'altro importanti reperti archeologici di varie epoche, dalla preistoria al medioevo, ed emozionanti bassorilievi dell'abbazia di Sant'Ellero. L'abbiamo potuto visitare grazie alla gentilezza e alla disponibilità di Catia Collinelli, che illustrandolo ci ha fatto aumentare la voglia di tornare presto in zona. 

Nel chiostro del convento di Pianetto con la gentilissima Catia Collinelli,
che porta lo stesso cognome della mia bisnonna Giacomina.


25 agosto 2020

Un po' di riviera

Ecco, per la prima volta ho fatto qualche giorno di vacanza a Rimini, mi sono detto. Poi invece mi son reso conto di aver già messo piede su quelle spiagge da piccolino, quando mi portarono a Viserba, che di Rimini è "la più importante frazione". 

Così, il giorno della partenza ho voluto fare una deviazione per tornare a toccare con mano la sabbia di Viserba, in un gesto simbolico solo apparentemente nostalgico, ma in realtà connesso al sempiterno desiderio di abbracciare tempo e spazio in un impossibile tentativo di capienza emotiva e vitale. 

Poi, rispettando la tradizione delle deviazioni in viaggio, abbiamo puntato il navigatore su Bertinoro e siamo ripartiti attraverso una soprendente periferia riminese in cui dopo qualche brutto edificio si alternavano casolari di campagna e capannoni, stradine e svincoli, fino a giungere a un quartiere dedicato agli artisti: mai avevo percorso una via Elvis Presley (seguita da via John Lennon, via Antonio De Curtis - Totò e affiancata da via Anna Magnani e via A.Daolio, sì, l'Augusto dei Nomadi!). 

Riguadagnata l'A14 per pochi chilometri prima di riprendere la SS9 (quant'è lunga e ricca la via Emilia, e che bello sia stesa lì a collegare Milano sud con il sud della Riviera), alla domanda "Che musica vuoi?" ho risposto: "Metti Casadei". Romagna mia, Ciao mare, Romagna e Sangiovese, Io cerco la morosa... Martina rideva stupita per il fatto che le riconoscessi, ma il liscio è fatto in quel modo lì, capace di entrarti in testa anche se non ti sei mai messo ad ascoltarlo. 

A pensarci bene, il liscio è un po' come la riviera romagnola: nel mio immaginario non è meta vacanziera agognata, però sa rendersi godibile se hai voglia di goderti il bello che c'è, e ce n'è di tanti tipi e per molti gusti diversi. Due flash goduriosi: la sabbia morbida e abbondante; un refolo serale tra i riflessi di luce presso il ponte di Tiberio. 

16 agosto 2020

La Romagna miissima di me

Ogni volta che arrivo a Galeata in auto, all'ingresso nel territorio del mio paese natio suono il clacson. 

Oggi per la prima volta l'ho suonato dalla parte di San Zeno: che meraviglia giungerci da lì, percorrendo curve salite e discese tra panorami verdeggianti e pieni di tanto mondo, superando Rocca San Casciano, il passo Centoforche e quello delle Forche dopo aver lasciato Castrocaro e l'ottimo gelato gustato con la zia Lilli.

Guidando, ero pieno di contentezza, una sorta di soddisfazione esagerata, dovuta al solo fatto di esistere e di essere lì, con la storia mia e della mia genealogia. Una specie di bonus, un vero e proprio regalo. Ne sono grato e questa gratitudine nutre in me commozione e bellezza. 

12 agosto 2020

Caldo e zanzare

Caldo e zanzare, sonnolenza e cose da fare: non è questa la miscela base per la felicità. 

Spostare in avanti il pensiero (tra una settimana al mare, tra due in montagna) per me non vale: mai ho voluto che il tempo passasse più in fretta, tutt'al più ho desiderato di poterlo rallentare, questo sì tantissime volte. 

Dunque la soluzione va trovata vicino, nel tempo e nello spazio: cominciamo con una piastrina insetticida e l'aspirazione a un refolo, che già pare farsi vivo dal balcone. No, è ancora di là da venire. Intanto, le cose da fare: una alla volta e un po' come capita, senza pretese. 

Respirare: questa è la base indispensabile per prepararsi alla felicità.

08 agosto 2020

Tutta l'immane bellezza che c'è

Quando il cielo notturno sta per accendersi, le prime lucine che appaiono alla vista sono i pianeti. Spesso risulta facilmente visibile Giove, grande com'è; talvolta Marte rosseggia; Venere è per i più attenti, incantevole al tramonto o all'alba. Saturno invece si mostra di rado, soprattutto nel cielo cittadino col suo inquinamento luminoso. Da settimane, però, lo si sta vedendo accostato a Giove: per qualche giorno hanno addirittura formato un bel trittico con la Luna. In questi casi si parla di congiunzione, ed è un bello spettacolo. 
Naturalmente, è tutta un'illusione della nostra mente, che ama ricostruire legami e immagini anche laddove la realtà la smentisce, esattamente come succede con le costellazioni, solo apparentemente disposte in disegni creati dalla fantasia dell'essere umano. Un'illusione non vana: senza di essa, la vertigine dello spazio cosmico s'impadronirebbe del nostro sguardo verso l'alto, risucchiando la nostra sicumera e annientando perfino la sicurezza con cui posiamo i piedi a terra sulla Terra. 

Per ritrovarci occorrerà perderci nell'immensità, non quella di una notte coi grilli che cantano, non quella dello sciabordio degli oceani, non quella delle sommità poco ossigenate né quella degli abissi insondabili: l'immensità delle distanze davvero irraggiungibili, quella delle scale appena immaginabili, quella delle moltiplicazioni di quasi-infiniti difficili pure da concepire... 
In verità, la vertigine con me funziona sempre nel solito modo: più che guardando direttamente nel burrone, mi spaurisco adocchiando la montagna di fronte e immaginando di trovarmi a mezz'aria. Anche con lo spazio, più che le stelle, sono i pianeti a darmi il senso delle distanze e dell'enormità, proprio perché relativamente vicini e così lontani. 
Dunque per perdersi basterà lasciarsi andare alla "vertigine all'insù", un po' come quella che si può provare sotto le Torri del Vajolet; dopo l'inebriamento, per ritrovarsi urgerà accorgersi della straordinarietà della nostra condizione: ci siamo, esistiamo, saremo anche dei puntolini, ma siamo qui e volendo siamo bravi a gustare un pezzettino di tutta l'immane bellezza che c'è.

02 agosto 2020

Strage

Ore 10:25 del 2 agosto 1980, Bologna: 85 morti e oltre 200 feriti.
Dopo 40 anni, sappiamo che gli esecutori della strage furono i neofascisti dei NAR e che i mandanti furono la P2 e Licio Gelli.
Dopo 40 anni, la rabbia e il disprezzo per quelli là non calano.
E il ricordo non muore, perché chi non ha memoria non ha futuro.

All'epoca, la notizia la appresi molte ore dopo. Coi miei amici, eravamo partiti da Milano Centrale la sera prima, diretti in Sicilia. In realtà, appena tornato dal Trentino dove avevo lavorato come lavapiatti, non avevo voglia di rimettermi subito in treno: fu solo grazie alle loro insistenze che mi convinsi ad anticipare la partenza. Passammo dunque indenni da Bologna, ma nella giornata seguente il treno subì una serie di forti rallentamenti, per fermarsi poi non so più quante ore dalle parti di Salerno. Qualcuno disse che c'era stato "un grosso incidente" a Bologna, ma solo un paio di giorni dopo, quando arrivammo stanchi affamati e puzzolenti al campeggio di Capocalavà dove già si erano insediati altri nostri amici, venimmo a sapere della strage (ma s'era ragazzini, il pensiero non si soffermò lì per molto).

Ogni volta che ripenso a quanto fui fortunato, al sollievo si mescola un dolore affettuoso per chi purtroppo ci rimase sotto.
Solo rabbia e disprezzo, invece, per chi disprezzò le vite altrui per qualche malvagio tornaconto.

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La strage
Le 85 vittime: Nome Cognome (età)
La vicenda politico-giudiziaria

31 luglio 2020

In un modo o nell'altro

Se i pensieri turbinano creando piccoli uragani inafferabili quasi in ogni istante quotidiano fino ad accompagnare e oscurare anche i singoli gesti, tu prendi quei singoli gesti e metti ciascuno di essi sotto il riflettore della tua attenzione. Riporta lo sguardo mentale lì dove stanno i sensi, percepisci e osserva, guarda e senti e ritrova il tuo sé più semplice senza doverti imbrigliare, ma sbrogliandoti dalle ansie di ciò che non c'è ancora e dalle angosce di quel che fu o che non è stato. Un eterno presente brillante, ecco la tua ghirlanda: sperimentala sotto la doccia, rimanendo con le gocce e gli scrosci d'acqua e il bagnoschiuma e la tua pelle, anziché permettere al pilota automatico di portarti via di lì e via da te. Fai questo per riancorarti al qui e ora ogniqualvolta ti accorgerai che il cervello punta altrove nel tempo e nello spazio.

Ove mai ti scoprissi invece schiavo d'un'alienante routine, lascia che i pensieri turbinino creando piccoli uragani inafferrabili quasi in ogni istante quotidiano, sciogli le briglie al cervello affinché possa puntare altrove nel tempo e nello spazio, permettendo ai sogni del futuro e del passato di mescolarsi nella tua visione finché il sorriso non tornerà ad avvilupparti l'essere per intero.

30 luglio 2020

Vedi che mi ricordo?

Oggi nel 1911 nasceva Teresita. Figlia di contadini, le piaceva andare a scuola ed era brava in matematica, ma dovette lasciarla dopo la seconda elementare. Da allora in poi i suoi studi riguardarono in particolare la mucca e il mattarello. Quest'ultimo imparò a usarlo quando ancora non arrivava al tavolo e per fare la sfoglia doveva salire su uno sgabellino. Intorno ai dodici anni si diede il primo timido bacio con Giulio, che dopo un paio di lustri sarebbe diventato suo marito. Ebbero due figlie, nel '34 e nel '36, ma la seconda non fece in tempo a vedere il suo babbo, stroncato da una polmonite verosimilmente insorta in seguito a un incidente di lavoro, per via di un giogo non bloccato correttamente e di buoi troppo impetuosi. Teresita si ritrovò dunque vedova, povera e sola, giacché la casa patriarcale si era smembrata (a quanto pare, Giulio era l'unico davvero animato dalla passione per il lavoro nei campi: "Lo vedi questo podere? Me lo farei tutto da solo."), tuttavia non si perse d'animo e con molti sacrifici, molto lavoro e pochissimo denaro riuscì comunque a far studiare le figlie, entrambe diplomate alla scuola magistrale. Per farlo, questa giovane contadina ignorante dovette anche lottare contro i pregiudizi e i moniti alla rassegnazione che le pervenivano dal circondario. Finalmente, con le figlie sistemate, si accingeva a una tranquilla vita di paese, con il suo negozietto di frutta e verdura (ma anche caramelle, giocattoli, statuine del presepe...), ma a un certo punto divenne nonna e si trasferì dalla Romagna alla Brianza per aiutare la figlia maggiore con quel primo nipote che portava lo stesso nome del nonno. Temporaneamente, certo... invece arrivarono altri bambini, uno dietro l'altro, e lei si fermò a Seregno fino alla fine, nel 2002. Due soli crucci aveva, pensando alla morte: che ci scordassimo di lei e di non essere tumulata accanto al marito. Invece, nonna, su questo puoi stare tranquilla: da diciott'anni sei lì accanto al tuo Giulio, e quest'altro Giulio non ti dimenticherà mai.

29 luglio 2020

In poche parole

A proposito di chi pensa che per imparare qualsiasi cosa basti seguire dei tutorial in rete, o di chi ritiene che una laurea in medicina valga meno di mezz'ora passata a consultare Google:
Experts aren’t always right. But I’d rather live in a building built by an expert, fly in a plane designed by an expert and yes, have surgery done by an expert.
Seth Godin
"Gli esperti non hanno sempre ragione, ma preferirei vivere in un edificio costruito da un esperto, volare su un aereo progettato da un esperto ed essere operato da un chirurgo esperto."

Ragioni e sentimenti

Se per farti notare scegli sempre la via più breve, tenderai a collezionare figuracce. Poi peggiorerai la situazione inventandoti argomentazioni per sostenere le tue posizioni, per quanto assurde. Assurdità si assommeranno ad assurdità e, quel che è peggio, avrai contribuito a diffonderle.

Impara che non c'è niente di male ad assumere un atteggiamento ragionevole dinanzi alla realtà, che è sempre più complessa di quanto immaginiamo a un'occhiata superficiale e frettolosa. L'atteggiamento ragionevole comporta la necessità di porsi dei dubbi, di cercare risposte attraverso approfondimenti e di essere pronti ad aggiustare il tiro una volta che sbocceranno nuovi elementi a confermare o smentire le ipotesi precedenti.

Mi rendo conto che tale atteggiamento assomiglia molto al metodo scientifico, però non temere: lo si può adottare anche senza inaridirsi. Una volta stabiliti dei punti fermi, per quanto provvisori, ci sarà comunque l'opportunità di assaporare un po' di bella vaghezza, lasciandosi accarezzare dalle immagini che lo sguardo ci restituirà, dai suoni che le onde canteranno, dalle sensazioni che la mente ricostruirà, dai vertiginosi brividi che l'indicibile avrà sempre in serbo per chi vorrà cedere agli sgrisoli.

27 luglio 2020

Un prof che studia

Un tuffo dove il web è più blu... Già, perché anziché il mare, l'orizzonte cromatico me lo disegna il sito del MIUR, al quale ormai ho imparato ad accedere con una certa disinvoltura, avvalendomi dello SPID. In verità, anche in questo caso di mare si tratta: quello della burocrazia, che però, bisogna dirlo, on-line è meno da incubo rispetto a quella che immagino abbia angosciato le generazioni precedenti.

Giusto un momento di pausa dopo aver conseguito i 24 CFU e poi vedrò il da farsi per la preparazione ai concorsi (straordinario e ordinario) che affronterò per ottenere l'abilitazione all'insegnamento. Forse ne varrebbe la pena anche solo per poter rispondere con giustificato orgoglio alla fatidica domanda: "Quand'è l'ultima volta che hai fatto qualcosa per la prima volta?", invece lo stimolo viene da altre direzioni, e cioè la voglia di svolgere stabilmente e senza patemi economici un lavoro che mi piace talmente da farmi dimenticare, spesso, che di lavoro si tratta: insegnare.

Ci sono arrivato dopo lustri di altre esperienze e sono queste ad arricchire quel che posso trasmettere agli alunni, in gran parte entusiasti quanto me.

26 luglio 2020

Quasi fuori tempo massimo

"No, stasera non posso: devo studiare." "Rimandiamo a dopo l'esame." "Ho i 24 CFU, non posso." "Andate voi in gita, io resto a casa a studiare." "Mi spiace, devo prepararmi all'esame, ci rifaremo."
Roba da non credersi, ma a 57 anni suonati mi sono ritrovato a pronunciare più o meno letteralmente e più volte queste frasi. Tutto perché ho finalmente deciso di puntare all'abilitazione all'insegnamento e per il concorso sono obbligatori quei crediti formativi, che all'epoca della mia laurea (1988) non esistevano e che in tutti questi anni non mi erano mai serviti.
Dopo aver studiato un po' di corsa, ma coscienziosamente: Psicologia dell'educazione, Pedagogia generale sociale, Metodologie e tecnologie didattiche, Antropologia culturale, domani sosterrò l'esame: si tratta di quiz a scelta multipla cui rispondere oralmente.
Poi megagelato, per festeggiare (spero) o per consolarmi.

10 luglio 2020

Il salmì non c'entra

Un leprottino, anzi: due. L'ho visto, li ho visti a Villa Ghirlanda, dov'ero andato a fare una corsetta. Corsetta faticosa a causa dei chili superflui vilmente attribuiti al periodo del lockdown, ma che in realtà afferiscono alla mia golosità. Il tempo necessario me lo sono preso come pausa dallo studio nel quale sono immerso per prepararmi agli esami per i 24 CFU, che dovrò sostenere entro fine luglio. Ne è valsa la pena, anche grazie ai graziosi leprottini.

30 giugno 2020

Viaggiatori o turisti

Quanto vi dico potrebbe valere sia per le prossime vacanze, sia come metafora per la vita, perché spesso la si paragona a un viaggio.

Ci sono due modi per partire: da turisti o da viaggiatori. Il turista si fa portare da un punto all'altro senza farci caso, si lascia trascinare quasi passivamente, cercando solo relax e piacevolezza in una nuova routine. A volte, lo ammetto, ci vuole anche questo, però non ci si arricchisce, non si cresce.

Il viaggiatore, invece, è già in partenza mentre prepara il bagaglio; esce di casa ed è già in vacanza. È consapevole, compie il tragitto guardandosi intorno con interesse e l'itinerario stesso lo riempie di meraviglia e godimento. Quando arriva a destinazione, ha già vissuto un'esperienza, e invece questa lo aspetta a mondo aperto per tanti giorni ancora.

Vi auguro di essere viaggiatori e non turisti.

Questo, parola più parola meno, è l'auspicio che ho rivolto ai miei studenti che hanno appena concluso la terza media.

29 giugno 2020

Dal passo alla corsa

Mi fa male il tallone sinistro, ma da un paio di settimane ho ricominciato da zero il programma di allenamento alla corsa (corsetta, dai) che avevo affrontato anni fa, dopo tanto tempo che non mi cimentavo.

Il segreto, come per quasi ogni cosa, è una miscela di costanza e umiltà. Miscelando alla consapevolezza dei propri limiti una generosa dose di buona volontà, si possono superare o aggirare i soliti ostacoli: pigrizia, arrendevolezza, tendenza alla procrastinazione.

28 giugno 2020

Un futuro libro da comprare ora

Da anni, per la lettura mi avvalgo delle risorse della biblioteca civica (Il Pertini di Cinisello Balsamo, nel mio caso) e compro libri solo per regalarli.

Stavolta, però, ti invito a imitarmi in un acquisto azzardato: un libro che ancora non c'è, un libro che ci sarà solo se lo preacquisteremo in un certo numero di lettori. Quando dico che il libro non c'è, mi riferisco alla sua forma definitiva, perché l'editing verrà completato solo in vista dell'effettiva pubblicazione, che dipende da noi: non mancano molte copie al raggiungimento della massa critica necessaria, quindi puoi essere determinante.

S'intitola Baby-Lon.616. Il motivo per cui te lo consiglio è la fiducia che ripongo in una delle mani che l'ha scritto, avendo già letto e apprezzato altre sue opere. Di più non sono autorizzato a dire.

Se vuoi saperne di più e magari preordinarlo, vai alla pagina dedicata a Baby-Lon.616 su bookabook, l'editoria basata sulla comunità dei lettori.

27 giugno 2020

Tre testi e tre audio per rinascere come la Fenice

Ho raccolto in una pagina i tre file audio che avevo realizzato per la mostra collettiva online "Come la Fenice".

I testi sono questi e li ho rielaborati a partire da vecchi post:

Non farla finita
Puoi morire e rinascere senza mutare piano d’esistenza, cadere e risorgere restando qui, attingendo fiduciosamente alle meraviglie che se non sono già sbocciate stanno per gemmare. Per convincersene non occorre nemmeno rifarsi agli irrinunciabili affetti infiniti dei legami di sangue e di cuore: basta volersi tuffare in una qualsiasi occupazione relazionale con appassionata curiosità. Prova a imparare, prova a insegnare, prova a ballare.

Dolomiti
Camminavo in cresta e assaporando il silenzio, o meglio, il canto delle montagne. Il vento si era placato e così rimasi un po’ lì, incantato a guardare, ad ascoltare, a sentire, a sentirmi pieno di gratitudine e godimento. Capisco chi iniziando a inerpicarsi o addirittura ad arrampicare poi non riesce più a farne a meno, perché quelli sono momenti perfetti, di unicità e completezza, di annullamento e rinascita, di bella essenzialità, come orgasmi dell’anima, insomma.

Grotte
Dentro e fuori, come in un utero fatto di mare. Dentro e fuori, come una rinascita. Si può rinascere anche nuotando in una serie di grotte comunicanti, con il brivido di un passaggio al buio il cui superamento ti farà esultare d’euforia, in un’acqua limpida e multicolore quasi quanto le pareti ornate di corallo viola e di rocce variopinte.


26 giugno 2020

Candele

Per fare quel che bisogna fare, talvolta tocca trascurare quel che si vorrebbe. Può risultarne uno strappo doloroso, un magone che non trova opportunità di sfogo, una fatica fin nel respiro. Eppure se ne può uscire fortificati, sapendo di aver fatto la cosa giusta e riuscendo a rimandare a dopo il momento del ritrovamento (di sé, di qualcosa, di qualcuno).

Non sono di quelli che si tengono tutto dentro, non a lungo quantomeno: preferisco condividere e lasciarmi accompagnare dal bene altrui, conscio che nel gioco degli scambi di energie nessuno ci perde mai veramente. Torna alla mente il paragone della candela che può accenderne un'altra senza perdere nulla della sua luce, e anzi ottenendo un effetto di accresciuta luminosità proprio all'atto del passaggio.

Ora però vorrei essere capace di volare, per trasmigrare quel tanto che basta e ritornare in men che non si dica, toccando le terre natie per salutare chi da quelle non si potrà più muovere. Intanto lo faccio col pensiero... poi verrà il momento di ritrovare l'occasione, e il tempo, e lo spazio.

22 giugno 2020

Manca sempre un ultimo ciao

Nel tempo, il rammarico non si estingue, anzi: si moltiplica. Nel tempo, sono sempre più numerosi gli addii mancati, le azioni compiute a metà, le intenzioni lasciate appassire. Cresce o si assomma il fastidio di non poter tornare indietro un pochino. È un rincrescimento amaro, che bussa e poi ti picchia dentro.

La fregatura è che non c'è niente da fare: in ogni caso si troverà qualche negligenza di cui rimproverarsi, un "se" che percuote il sé. Ancorarsi a ipotesi non percorse, tuttavia, è tutto meno che saggio. Ove mai fosse possibile rifare tutto, certamente si finirebbe per trascurare comunque qualcosa.

Dunque il cammino dovrà proseguire senza ulteriore fardello, compiendo subito il prossimo passo. Dunque lo sguardo andrà puntato in avanti e intorno, tentando di scorgere la via e le bellezze anche quando un velo di lacrime le offusca.

31 maggio 2020

Rinascita di una Fenice

Mesi fa dalla Val di Fiemme, in Trentino, mi avevano chiesto la disponibilità a partecipare a una mostra collettiva che si sarebbe dovuta inaugurare il 2 maggio presso il centro culturale "Casa Gialla" di Cavalese. Tema proposto: la rinascita.


Avevo accettato, stimolato da un contatto via mail e poi telefonico con Elisa Zanotta, presentatami con gli stessi mezzi dal mio amico Luigi Piazzi, fotografo di grande sensibilità, tra le varie sue doti.

Poi subentrò il lockdown, confinamento collettivo che stiamo tuttora attraversando, e pensavo non se ne sarebbe fatto più nulla.

Ora invece ci si accinge a realizzarla in modalità digitale. Confermo quindi la mia adesione e rilancio qui sotto l'appello a partecipare:

Come la Fenice

Simbolo di "morte e rinascita" che la Natura attraversa ciclicamente ogni anno, ma anche dell'eternità
dello spirito e di tutti quei simbolici momenti di morte interiore - lutti, malattie, separazioni, traumi, difficoltà - che si presentano nella vita e che, superandoli, consentono all'uomo di rinascere più forte e consapevole di prima.


MOSTRA COLLETTIVA
ospitata sul blog del centro culturale "Casa Gialla"
Se sei interessato/a a partecipare con una tua opera, contatta per informazioni Cornelia 3661217187 o Elisa 3470934937.
È ammesso ogni mezzo artistico ed espressivo.

30 maggio 2020

Dimmelo sempre

Più o meno uno lo sa già se sta facendo bene o se sta facendo male qualcosa, però ricevere delle conferme in positivo rassicura e gratifica assai. Se ci pensi, vale praticamente in ogni ambito: da quelli più intimi, al campo delle relazioni affettive o delle interazioni sociali, fino al settore professionale.

"Le parole non contano", "La vera comunicazione avviene a livello superiore", "Non abbiamo bisogno di dircelo" sono tutte affermazioni di un certo livello, certo, ma se l'umanità ha inventato e sviluppato la verbalizzazione, qualche buon motivo ci sarà.
Il dire da solo, ammetto, non vale granché, ma sono molte le occasioni in cui un'esplicitazione risulta più che gradita e si dimostra utile e feconda di cicli virtuosi.

A proposito di un settore professionale che coinvolge a pieno titolo ed effetto anche gli ambiti delle relazioni affettive e delle interazioni sociali, ossia l'insegnamento, ho ricevuto in questi giorni diversi attestati di apprezzamento e stima da fonti diverse, e in parte inattese. Starà a me dimostrare quanto tali gratificazioni possano farsi seme di nuovi e ulteriori entusiasmi, e ne sono lieto.

27 maggio 2020

Una specie di non detto

Quanto ai dolori, siano essi puntuali o diffusi, variano con le singole esistenze e nei diversi momenti di queste e non ne parliamo ora. Del non detto, d'altronde, son piene le interlinee, e talvolta anche i tasti "Canc" e "Backspace". Quel che pur sarebbe tecnicamente comunicabile non sempre ottiene l'imprimatur. Giustamente.

Bisognerebbe saper suonare come qualche genio per esprimere un colore poco definito, una specie d'azzurro, spezie di note che dopo oltre sessant'anni continuano a tracciare solchi d'ineffabile tra l'orecchio e l'animo.

Invece, lo posso solo ascoltare: così come nessuno può suonare al posto mio, io non posso fare passi al posto di qualcun altro, nemmeno quando vedo chiaro il tracciato, nemmeno se il tragitto mi pare facile, quasi elementare. Ecco, lo dico: il dolore è quello di vedere e non poter agire.

25 maggio 2020

Tasselli

Sono tante le cose da mettere a posto, ammesso e non concesso che ci si riuscirà compiutamente. Per ciascuno si tratta di piccole o grandi situazioni disagevoli, di rinunce o coercizioni, di mancanze, preoccupazioni, lontananze. Evitiamo però che le lagnanze minute facciano perdere il polso della visione d'insieme: ci sono sciocchezze e facezie e ci sono dolori e stupori, ci sono puntuti fastidi e amplissime devastazioni; i reali sconquassi non vanno confusi con meri contrattempi, e se una cosa buona si deve trarre dal periodo trascorso (ma in verità lo si dovrebbe fare sempre) è quella di saper valutare e apprezzare l'essenzialità, ossia ciò che conta davvero.

Ad esempio, gli affetti e gli abbracci. Quelli che già da prima sussistevano solo nel pensiero e nell'animo, ci sono e non ci sono indipendentemente da qualsiasi virus. Quei pochi che finora abbiamo potuto ritrovare, però, come delizie c'insaporiscono e nel contempo fanno anelare ad allargare la cerchia, riallacciandone i fili sottili fino ad ogni palpito riconosciuto.

Nella sottocategoria dei riabbracci, il tango come pratica collettiva e sociale mancherà per chissà quanto ancora, ma nel frattempo piccoli tasselli semi-isolati vanno a comporre una simil-milonga, minuscola e solo in video, grazie alle cure della cara Deborah, in arte Lulamiao, che il sabato sera sta organizzando da qualche settimana Lejos de ti, milonga a distanza per chi ne ha voglia. Scaricato Zoom sul cellulare, per la prima volta ho partecipato anch'io, con Martina, ed è stato bello condividere questa nostra passione, anche se per poche tande. Quando Lulamiao pubblicherà il video, metterò un link qui.

30 aprile 2020

Sfasature

Fase uno: cibi. Fase due: bici. Fase tre: baci.
O anche tutt'insieme: cibi bici baci.
Ordine intercambiabile.
--
bonus: fase REM

28 aprile 2020

Far bene quello che fai

È lungo questo confinamento, più di quanto ci si aspettasse all'inizio. Mi piacerebbe dire "è stato lungo", ma so che purtroppo non è ancora finita, che le limitazioni si protrarranno per chissà quanto ancora. Non sto a parlare dei cambiamenti che per tutti hanno toccato i grandi e piccoli aspetti del quotidiano, facendoci patire anche per quelli apparentemente insignificanti, o per meglio dire reputati tali fintanto che li davamo per scontati.
Una ricetta per procedere al meglio, senza farsi scalfire troppo e soprattutto senza sprecare questo tempo che mai nessuno ci restituirà, è una modalità che durante la naja mi aiutò in diverse occasioni. Un semplice atteggiamento, o un motto: cerca di far bene quello che fai. In tal modo, il tuo fare nutrirà l'essere e l'essere non si alienerà, nemmeno nelle più banali incombenze.

Tra le cose meno banali, invece, ho la fortuna di poter continuare a insegnare, attività che mi sta piacendo sempre più con il passare degli anni, dopo lustri e lustri a fare altro.

Ai miei alunni delle medie ho scritto delle istruzioni per le verifiche da svolgere a casa (a casa perché non voglio usare troppe lezioni on-line per dei test).
"Svolgi la verifica in modo autonomo e onesto: ricorda che lo scopo non è quello di ottenere un voto più o meno alto (valore effimero), ma di imparare (valore concreto).
La valutazione servirà poi a indicarti il livello raggiunto e a suggerirti su cosa lavorare (ristudiare, ripassare, esercitarti fino a raggiungere un livello soddisfacente).
La correzione degli errori mirerà a evitare di ripeterli in futuro."
Con gioia e soddisfazione mi sto rendendo conto che per la stragrande maggioranza hanno recepito correttamente.

25 aprile 2020

Il 25 aprile è l'Anniversario della Liberazione dal nazifascismo

Oggi si manifesta in modo insolito: un po' qui, un po' lì, con le parole, la musica, il pensiero, le immagini trasmesse, ma in ogni caso si tratterà di condivisione, di esserci, insieme per ricordare e per rilanciare.
Ricordare chi ci liberò da una dittatura, rilanciare per evitare di ricaderci.
Ora e sempre resistenza, non fine a sé stessa, ma per vivere meglio e possibilmente con gioia!

Ecco qualche iniziativa on-line:
- Radio Popolare
- Partigiani in Ogni Quartiere
- 25 aprile 2020 Bella ciao da ogni balcone L'Italia che resiste A.N.P.I.
- I Ribelli delle Langhe (da un'idea di Silvia Giordanino)
- 25 aprile 2020 #iorestolibero #iorestolibera
- Ieri Partigiani, oggi Antifascisti - con Alessandro Barbero
- Maratona web per la Festa della Liberazione #Torino25aprile
...

01 aprile 2020

COFISH-19

Sono contento che ormai sia tutto a posto, perché con le lezioni online faticavo il doppio per metà risultato. Certo è stata dura stamattina alzarsi così presto per essere a scuola in tempo per il Buongiorno e per la prima ora, ma che bello rivedere i ragazzi di persona e riabbracciare colleghe e colleghi! Comunque, dalle lezioni online parecchi alunni hanno imparato a gestirsi in maggiore autonomia e in qualcuno è fiorito uno spiccato senso di responsabilità.

Sono contento che ormai sia tutto a posto, perché restando sempre a casa mi muovevo la metà ingrassando il doppio. Certo, è dura riprendere il ritmo di una quotidianità dinamica e variegata, ma che bello ritrovare gli affetti e le amicizie a portata di mano e poter brindare per davvero e non in videochiamata! Comunque, dalle distanze si misurano meglio i desideri e s'impara l'arte di setacciare le scelte.

Sono contento che ormai sia tutto a posto, perché ero stufo di non ballare tango. Certo, sarà dura trovare posto stasera in milonga non avendo prenotato, ma che bello reimmergersi nella musica e negli abbracci di quelle meravigliose creature chiamate tanguere! Comunque, dall'assenza di una graziosa abitudine se ne comprende l'importanza, smettendo di dare per scontata la ripetibilità del piacere o di sottovalutarne la reperibilità.

Sono contento che ormai sia tutto a posto perché con questa chiusura totale stavo invecchiando un anno per ogni mese. Ci riprenderemo alla velocità della luce, anzi dovremo superarla per recuperare, ma oggi tutto è possibile: basta pescare la soluzione giusta.

03 marzo 2020

Sama significa cielo

For Sama (Alla mia piccola Sama) è un documentario sull'assedio di Aleppo. La cosa particolare è che è girato dal di dentro, da una giovane giornalista che ha deciso di rimanere, dopo le manifestazioni antiregime che avevano accomunato gran parte della popolazione.
Il racconto è crudo, ovviamente violento in molti momenti, ma il film ha una sua grazia, con il montaggio che fa scorrere il tempo avanti e indietro, a rimarcare le differenze tra il prima e il dopo. A far da discrimine, i bombardamenti russi sulla città assediata, bombardamenti che non risparmiano nemmeno l'ospedale. L'ospedale però viene rimesso in funzione, utilizzando un palazzo di uffici che viene alla bell'e meglio riadattato alla bisogna. Lì ci lavora Hamza, giovane medico che abbandona la sua vita per dedicarsi alla causa. I due si innamorano, si sposano e faranno due figlie. Alla prima, Sama, è dedicato il documentario, nell'intento di spiegarle quelle difficili scelte compiute dai suoi genitori.

L'ho visto in lingua originale, arabo, che sa essere dolcissimo, coi sottotitoli in italiano ardui da leggere a causa di un capoccione seduto nella fila davanti a me. Non c'erano ancora le ordinanze, il cinema Beltrade era strapieno, e ringrazio Debora che mi ci ha condotto dopo avermi indotto a incuriosirmene.

È un film duro, molto, e molto intenso. Aspro, doloroso; dolce, amoroso.

Il dolore era sapere che in quello stesso momento, in molte parti del mondo, stavano (stanno) consumandosi drammi analoghi: sofferenze inutili di persone che chiedono soltanto di vivere in questo mondo. Il pensiero rabbioso era sapere che da parecchi decenni ormai nelle guerre muoiono soprattutto i civili: uomini donne e bambini, persone che qualcuno da lontano condanna a smettere di vivere in questo mondo.
La consapevolezza di tali ingiustizie forse può servirci a ridimensionare un po' le nostre menate e a ricordarci che se può esistere l'amore in mezzo all'orrore, se permangono istanti di serenità tra uno sconvolgimento e l'altro, significa che la vita ha una forza enorme e che questa forza può essere anche nostra.

02 marzo 2020

Geografia che ti cattura

Non è il tempo, ma lo spazio a farla da padrone nel saggio di Tom Marshall, tradotto in italiano da Roberto Merlini col titolo Le 10 mappe che spiegano il mondo.
Innanzitutto, ti fa capire l'importanza della geografia e per questo l'ho segnalato ad alcune colleghe di quella materia. Della geografia fisica, e di come e quanto questa influenzi quella politica e, di conseguenza, la storia.
Da una sorta di determinismo geografico (l'originale s'intitola Prisoners of Geography) prendono le mosse una serie di quadri interconnessi che illuminano le vicende storiche e gli accadimenti contemporanei mettendoli in una prospettiva d'ampio respiro senza dare per scontata la situazione cui siamo abituati nella nostra parte di mondo privilegiato.
Punti di vista interessanti, deduzioni intelligenti e considerazioni che inquietano un po' sono ottimi motivi per iniziare a leggerlo: la stesura scorrevole e avvincente provvederà poi a non fartene staccare fino alla fine. Ci guadagnerai in consapevolezza, un tantino amara a dire il vero, pur senza perdere un barlume di speranza.

01 marzo 2020

Sabbie pastello

Sabbia sottile color pastello da lasciar scorrere durante l'infusione. Così funziona il "Perfect Tea Timer" che in una pasticceria molto carina di Seregno ti portano al tavolo insieme ai filtri del tè: tre piccole clessidre di tre colori diversi affinché si sappia regolare chi lo vuole light (3 minuti), medium (4 minuti) o strong (5 minuti di infusione).
Mia mamma ha apprezzato, sebbene le abbia dovuto spiegare il perché e il percome di quello strano aggeggio più volte, visto che si lasciava distrarre dalla bontà della minimeringa abbinata, che ha ripetutamente provato a offrirmi nonostante ne avessi già mangiate due ad accompagnare il mio caffè con panna, oltre che dalle immancabili chiacchiere con le sconosciute vicine di tavolino, figlia con mamma in là con gli anni ma sostenuta da un bel DNA.
Mi godevo ogni singola inquadratura della scena che mi comprendeva, e mi comprendevo nel sorriso di tenerezza che scaturiva dalla serenità del momento e in un momento m'avvolgeva.

29 febbraio 2020

Un po' di rincorsa

Ho parecchie cose in mente, da raccontare e da mettere in atto. Lo farò a partire dal mese prossimo, cioè domani. Il giorno in più, malgrado il grigiore e il freddo, ha pur riservato momenti utili e istanti godibili. Di sicuro ne verranno di migliori, ma la lezione da ricordare è che nessun granello di sabbia di questa clessidra va sprezzato: in retrospettiva potremo coglierne le cromie e accoglierne le tonalità col sorriso, anche quelle pastello.

28 febbraio 2020

Tempo in più

Il privilegio di avere a disposizione un giorno in più per via dell'anno bisestile non è certo da poco. Se ci pensi, è un po' come con il ritorno dall'ora legale all'ora solare, quando ti pare di guadagnare un'ora. Essendo il tempo la cosa più preziosa, si tratta di un gran bel regalo.

O no? Beh, è vero che tanti posti in cui vorresti andare sono chiusi, molte persone che vorresti rivedere sono rintanate, che tu stesso ti rintani volontariamente e per senso di responsabilità eviti di fungere da catalizzatore d'incontri e ammassi umani, dunque il rischio è che quel regalo non venga goduto appieno.

A contrastare tale rischio, due piani: uno pratico e uno più sottile. Il primo consiste nel saper sfruttare l'occasione per risolvere questioni rimandate, svolgere compiti trascurati, porre attenzione a particolari dimenticati, insomma: riuscire a mettersi in pari (o almeno, procedere in quella direzione).

Per il secondo, occorre esplorare le diverse sfumature del tempo, a partire dai quattro vocaboli e relativi concetti del Greco. Non l'ho mai studiato (ho fatto lo scientifico), ma sono lieto di accontentarmi di poter contare su wikipedia:
Gli antichi greci avevano quattro parole per indicare il tempo: χρόνος (chronos), καιρός (kairos), αἰών (Aion) e ἐνιαυτός (Eniautos). Mentre la prima si riferisce al tempo cronologico e sequenziale, la seconda significa "un tempo nel mezzo", un momento di un periodo di tempo indeterminato nel quale "qualcosa" di speciale accade, la terza invece si riferisce al tempo eterno e la quarta indicava un anno.
Già solo essere consapevole dell'esistenza di una tale raffinatezza terminologica fa svanire ogni remoto rischio di potersi annoiare. Qualcosa di bello e di divertente si troverà sempre, come sapevamo fare da bambini.

30 gennaio 2020

Ritornando al futuro

Come tendenza, ho a lungo vissuto con la testa voltata all'indietro, ammaliato dal passato, ammalato di ricordi. Non del tutto, in verità, giacché il presente m'ha sempre catturato, spesso gioiosamente. Da qualche tempo e in maniera crescente m'accorgo invece di tenere lo sguardo puntato al futuro, in un miscuglio quasi affascinante d'intenzione e attenzione, per le cose da fare e da ricercare. Mi limito a prenderne atto, non l'ho deliberato. Certo è che l'entusiasmo non manca e l'energia si rinnova a ogni nuova soddisfazione.
Al futuro, comunque, punto lo sguardo e non il cannocchiale, ché troppo in là non mi voglio sporgere: talvolta basta un mese un anno una stagione, talaltra una serata un bacio un'occasione, a volte un quadrimestre è dove voglio andare, più spesso in una pista mi troverò a ballare, di quando in quando un cielo stellato con la luna, e grazie alle carezze ritrovo la fortuna.

10 dicembre 2019

Gioielleria

Da sempre l'oro era per me metallo giallo del colore suo. Altri colori significavano altri metalli. Solo da grande, traducendo cataloghi on-line, scoprii sfumature e cromie dianzi insospettate: rosa, rosso, bianco, tonalità champagne, una mimesi da far impazzire gli alchimisti, questo Au.

In catalogo o in vetrina, gioielli e monili non m'hanno mai attirato molto, con l'eccezione di alcuni orecchini d'epoca romana realizzati a mano che grazie a una lente d'ingrandimento ammirai nel museo di Marsala negli anni novanta, in una giornata di cuscus al pesce e pioggerellina.

Gioielli autentici, invece, mi si offrono alla vista la mattina quando in auto aggiro da nord il centro urbano della mia cittadina di residenza. L'aura cangiante del massiccio del Monte Rosa totalmente innevato furoreggia sfidando il quotidiano, annichilendo la banalità e annullando la percezione delle distanze.

Gioielli autentici ci si offrono, in verità, ogni volta che ascoltiamo con gli occhi e volteggiamo col pensiero alla musica fuori e dentro di noi, e tra noi e chi con noi sta traballando su questo geoide velocissimo e vorticante (vedi a tal proposito e riascolta la già citata Galaxy Song).

01 dicembre 2019

La danza delle voglie

Un po' di freddo, un po' di raffreddore, voglia di cioccolato. Un po' di freddo dopo una notte calda, un po' di zerinol dopo la vitamina C, voglia di mangiarlo ma anche di rifarlo, il cioccolato, come quel giorno alla Perugina i tartufini fondenti.

Qualche coperta in più basterà, un libro appassionante scalderà il sonno, per il resto ci sarà tempo e luogo: per la voglia di cioccolato e per tutte le altre, in questo dolce e soddisfacente avvento che mescola futuro e passato nella danza di una circolarità musicale e sorridente.

30 novembre 2019

Perfino in mezzo al fango

L'autunno è la stagione dei pittori, diceva zia Giulia. Novembre nella valle del Bidente le ha dato perfettamente ragione, coi colori degli alberi e delle colline a prorompere delicati e imprescindibili.

Quegli stessi colori, uguali e diversi nelle innumerevoli sfumature e infinite giustapposizioni, ci accompagnano poi ogniqualvolta attiviamo lo sguardo consapevole, anche o soprattutto nei luoghi che solitamente diamo per scontati.

Di più: che sia un giorno di pioggia e foschia o un mattino baciato da raggi imprevisti, ugualmente potremo, volendo, regalare alle arti combinatorie del ricordo e del fantasticare un appiglio per ogni qui e ora, perfino in mezzo al fango.

Ora fa un po' più freddo, a breve sarà tempo di salutare quelle foglie e le loro cromie, ma sarà solo per un po', solo per un po'. Baci.

31 ottobre 2019

Vigilie

C'è come una specie di molla carica nell'attesa. Forse per questo le vigilie sono così sentite. Sfruttarne la spirale positiva porterebbe ad avvantaggiarsi nel godimento futuro, purché le scintille anticipatrici che già scaturiscono non vengano soffocate dal coltrone delle aspettative. Via, fluire, respirare; aria, ampiezza, divagare; ali, levità, spaziare. Dolce lieve giunga quel che sarà. Carica di sorrisi la molla della vigilia e ricordati che ogni giorno è vigilia del successivo.

Risvegliandomi gioiosamente ammansiscimi.

12 ottobre 2019

Nei sogni il risveglio

Lo scenario onirico non contraddiceva i dati di realtà, ma li ingarbugliava, porgendogli al risveglio talvolta lo stupore, talaltra il disappunto.

Credi nei tuoi sogni! In genere te lo dicono a mo' di incoraggiamento, ma l'intimazione andrebbe presa anche nel senso letterale: come le fiabe, i sogni sono veri. Occorrerà rileggerli, certo, ma essendo prodotti da te, considerali tranquillamente delle rielaborazioni, degli sfoghi, degli scongiuri e vedrai che fungeranno da analisi, alleggerimento, talismano per la complessità del quotidiano vivere; anche da motore, nel caso dei sogni desiderio, sempre che tu abbia il coraggio di smuoverti e muoverti. Inoltre, fin dove possibile, trasforma i sogni consolatori in sogni desiderio e prova a raggiungerli.

Ora basta con le prescrizioni, vado a seguire quelle mediche, per curarmi e guarire prima possibile da tosse e raffreddore, ché ho voglia di tutto.

05 ottobre 2019

Traversate

Di albe buie aveva già cantato in gioventù, ma senza figurarsele in solitaria: l'attendeva, fino alla successiva unione amorosa, una traversata di diverse notti nel talamo ormai troppo ampio.

Per attraversare un grande fiume, il mare, il deserto o anche solo una lunga distesa è sempre meglio essere preparati (come diceva pure il fratellino Estha nel romanzo bellissimo e terribile Il dio delle piccole cose).
La prima difficoltà è coniugare il non-si-sa-mai all'esigenza di movimento, che richiede un bagaglio il più possibile leggero e maneggevole. Nello zaino ideale metterei prima di tutto la musica - cosa di più leggero? cosa di più intenso? - che è il latte condensato dell'anima. Poi la lettura - cosa di più ampio in rapporto allo spazio occupato? - che è la compagnia dell'anima. Poi la possibilità di rimanere in contatto - sia essa garantita da internet, da un telefono o dalla Supremazia postale del raccontino di Hayford Peirce (da 44 microstorie) - ché nessun uomo è un'isola. Utili anche, possibilmente, uno stimolante incarico lavorativo da svolgere, la voglia di continuare a imparare, qualche passione da coltivare, meglio ancora se condivisibile, e una salute discreta. Naturalmente, senza dimenticare l'acqua potabile.

Bene, ciò detto, andrò a ballare tango: in un colpo solo, musica, passione, abbracci, condivisione.

29 settembre 2019

Ora di alzarsi

L'indomani furono le chiazze rosacee dell'aurora a raddolcire l'ennesima levata forzatamente antelucana. Di albe buie aveva già cantato in gioventù, ma senza figurarsele in solitaria.

Alzarsi presto sarà senz'altro un toccasana per un sacco di motivi, ma essere obbligati a farlo dovrebbe essere annoverato tra i maltrattamenti sanzionabili ai sensi della convenzione di Ginevra. "Presto" si intende prima delle sette: una barriera psicofisica il cui superamento abbisogna di forti motivazioni o di una volontà ferrea. Perfino durante il servizio militare cercavamo di aggirarla. Una sveglia che anticipa il sorgere del sole ti strappa dai sogni e ti getta in una semioscurità che s'incarna in un grosso quesito: perché? Se ci si trova da soli, senza il conforto di un respiro altrui, di un corpo caldo da sfiorare, di mezzi mugugni condivisi o almeno di qualcuno che russi ancora nella stanza attigua, la forza di volontà deve essere richiamata con maggiore decisione a farsi innesco di generatore automatico in grado di avviare l'apparato osteomuscolare per riuscire ad autopartorirsi fuori dall'abbraccio del giaciglio. Un processo potenzialmente lungo, da attuare invece nel minor numero di minuti possibile, pena la corsa finale per rispettare gli orari prestabiliti.

Poi, per fortuna, lo sappiamo, si va e si sorride; anzi, ricorda di farlo fin da subito, magari già davanti allo specchio, ti aiuterà molto, vedrai.

26 settembre 2019

La fossa dei leoni

Stasera il tessitore l'ho fatto all'assemblea condominiale.
Prima utilizzando le competenze di interprete per chiarire tra due accesi interlocutori un equivoco di comunicazione basato sull'utilizzo di un vocabolo tecnico non correttamente recepito. In seguito, mettendo un po' di pace tra gli animi esagitati che si urlavano in faccia senza capirsi: a un certo punto sembrava di assistere a quella scenetta di Aldo Giovanni e Giacomo degli esordi in cui due di loro litigavano furiosamente dicendo esattamente le stesse cose su Schillaci.
All'amministratore, che voleva mollarci, ho assicurato che siamo brave bestie: gente onesta con cui in alcune occasioni bisogna solo avere un po' di pazienza. Speriamo che basti.

25 settembre 2019

Nutrimento

La luce d'oro che dal buco della serratura di casa l'accolse al rientro poco avanti il tramonto esibiva una promessa di benessere domestico e calore spirituale che in realtà erano intimamente presenti fin dal canticchiare mattutino.

In ogni situazione, essere in grado di cogliere le manifestazioni di preziosa bellezza è utile come nutrimento. Se è vero che la prima regola della fortuna è sentirsi fortunati, condizione indispensabile per godersi gli istanti è riuscire a percepirli, saperli sfiorare con almeno uno dei sei o sette sensi, sorridere loro dal profondo e magari anche dagli occhi, perfino quando questi sono velati da emissioni liquide.

Cantami o diva della pura meraviglia e ti meraviglierò.

14 settembre 2019

Luna di mezza stagione

Segnalami la luna, fammi notare il fiore, ritma il respiro col mio alla brezza. Sentine la musica, toccami la faccia, addenta il profumo che l'aria sospende. Fammi ascoltare i colori, indica la cascata, rendimi note le carezze del prato.
Mettiti il mio nome in bocca e blandendomici sciogli le ritrosie: scivola nell'abbraccio, abbandonati e abbandonando i timori riluci del tuo brillio.

Ora sono io a indicarti la luna, a ricordarti le lusinghe acquatiche, a evocare gli spazi immensi in cui tuffare la fantasia, a ispirare balzi e voli oltre ogni vertigine.
È il giorno delle leggende e la luna che lo sa si è fatta bella: capisce di poter essere irresistibile ai nostri occhi, che non ne tasteranno mai la lontana freddezza, contenti dell'inganno dolce come una notte di mezza stagione.

12 settembre 2019

Il primo consiglio

Ho iniziato: nelle classi è tutto uno zuccherino, con gli alunni che seguono partecipi ed entusiasti. Incrocio le dita dicendolo, ma in verità confido che continueranno a permettermi di accompagnarli nella loro crescita con un apprendimento attivo.
Per le attività collaterali, ovviamente non ho ancora assimilato le procedure e non posso dunque contare sugli automatismi che consentono di risparmiare energie per dedicarle a ciò che conta davvero. Comunque, anche colleghe già presenti in quella scuola negli scorsi anni confessavano di sentirsi affaticate dopo il primo giorno pieno: evidentemente abbiamo tutti messo più energia di quella necessaria.
Questo mi riporta al primo consiglio che ho dato ai ragazzi: Sapete quel è la prima regola per imparare l'inglese? Breathe! Respirate! Se stiamo in apnea non possiamo parlare, pensare, agire, vivere, o almeno non a lungo.

10 settembre 2019

Lacune

Viene lo sconforto mettendosi a discorrere con persone che non tengono conto dei fatti, dei dati, della realtà, né li vogliono leggere, considerare, studiare per rimediare alle proprie lacune. Mi riferisco al social network blu, quel giardinetto recintato che solo ogni tanto ne azzecca una.

Balliamoci su, va': in effetti ci rimango per gli amici e per il tango.

09 settembre 2019

Programmazione

Per il tango, mi arrivano inviti a eventi milongueri con molti mesi di anticipo, ma non mi piace programmare queste cose. Più che altro, non abbraccio facilmente l'idea di vincolare giornate, serate o fine settimana così in là nel tempo non potendo sapere quali altri impegni o incombenze sopraggiungeranno, né gradisco dare la mia adesione e poi sottrarla (al di là dell'eventuale esborso preventivo).
Come attestato di buona volontà e lungimiranza, mi pare già sufficiente prenotare due posti in milonga con quasi una settimana di anticipo (come ho fatto per il Treno che riapre il 15 settembre).

A proposito di programmazione, non mi piace nemmeno quella scolastica, sebbene ne intenda la necessità. Il fatto è che sono incline a insegnare focalizzandomi sulle persone e adeguando le lezioni alle loro capacità, al loro livello di competenze e alle loro specifiche necessità di apprendimento. Per questo, nei corsi privati, procedo navigando a vista, pur avendo ben chiari gli obiettivi finali. Quest'anno invece mi toccherà proprio, a breve, metter mano al pomposo e imprescindibile documento chiamato per l'appunto "programmazione".
Spero di riuscire comunque a mantenere la concentrazione più sui ragazzi che sui programmi, mirando alla concretezza della loro crescita ed evitando di smarrirmi nella fumosa astrazione di pretenziose normative.

08 settembre 2019

Buone telecomunicazioni

Oggi, ancora una volta*, sono stato tessitore di contatti.
Nel dopopranzo di una festa parrocchiale alla quale avevo accompagnato mia mamma per farla distrarre un po', è saltato fuori che un paio di volontari lì presenti erano stati allievi di Antonia Mazzoni, per me "la Tonina", che da Galeata era venuta a insegnare a Seregno negli anni '70, soggiornando anche a casa nostra per un po'.
Mi sono fatto dare il numero dall'agendina che mia madre conserva e aggiorna da non so quanti decenni e l'ho chiamata. Quando, dopo affettuosi saluti in romagnolo, le ho passato i suoi ex scolari Giovanna e Fiorenzo (che lei ricordava perfettamente), ho sorriso di gusto vedendo riaffiorare nelle loro espressioni gli atteggiamenti dei bambini di fronte alla "signora maestra".
È stato divertente e bello. Per loro, molto bello: l'hanno dichiarato, ma lo sapevo già, perché in questi ultimi anni in più occasioni ho parlato al telefono con la mia maestra Annamaria Bianchini e ogni volta è stata una gioia piena.

* come avevo già detto, a suo tempo bgeorg mi aveva inserito tra i "tessitori".

07 settembre 2019

La parola è d'argento

Le cose, anche quelle scontate, forse soprattutto quelle, bisogna dirle. Va bene tacere anziché parlare a vanvera o solo per riempire vuoti apparenti durante le pause di cui invece abbiamo bisogno, ma fidarsi dell'interpretazione di un silenzio, specie a distanza, non è sempre saggio.
Pensa a quante volte gli innamorati, più che mai bisognosi di rassicurazione, si ripetono sdolcinatezze che a rigor di logica non sarebbero necessarie, almeno fintanto che gli occhi brillano. Così, dichiara che vuoi bene a chi vuoi bene, anche quando si sa. Denuncia il senso di mancanza, assicura la tua disponibilità, pronuncia i nomi, evoca i gesti affettuosi, in attesa di poterli esprimere dal vivo.

06 settembre 2019

Silenzi d'oro

Sono quelli che mantieni con le persone cui vuoi bene, quando sai che è meglio per loro non subire interferenze. Per esempio con i figli, quando hanno bisogno di volare liberi per sperimentarsi; con le ex, quando hanno bisogno di staccarsi per trovare altre strade; con i genitori anziani, quando hanno bisogno di riposare.
Altri silenzi d'oro sono quelli che mantieni con chi sta lavorando sul serio e necessita di grande concentrazione; con chi sta ballando e vuole godersi la musica mentre cerca di interpretarla insieme a te; con chi sta leggendo, qualsiasi cosa stia leggendo. E naturalmente, come diceva Marquant in Zitti al cinema, quando si guarda un film sul grande schermo.

05 settembre 2019

Antidoto

Non ostanti il dolore al piede e l'orario già tardivo, direi che è tempo di tornare in milonga.
Vado a prepararmi, ché musica e abbracci, per chi non lo sapesse, sono il miglior antidoto alla stanchezza!

04 settembre 2019

Età

A una collega che scherzando denunciava la sua angoscia per gli imminenti 50 anni (portati splendidamente, mi pare), ho risposto: "Li ho già ampiamente compiuti e ti assicuro che non succede niente. La stessa sensazione di vertigine si era annunciata a ogni decennio, ma in realtà continui a fare tutto quel che facevi prima, solo che i tempi di recupero si allungano."
Mentre lo dicevo, un sorriso interiore mi rammentava le parole che Enzo Baldoni ci scriveva in Zonker Zone: "Ragazzi, i cinquanta sono una figata!" Non mi sento di dargli torto: in effetti ogni età della vita, finora, ha avuto e sta avendo la sua bellezza.
Con un piccolo distinguo: non posso più bere caffè la sera, pena un'insonnia di cui mai ho sofferto in passato.

03 settembre 2019

La malinconia

È quel che ti cattura senza lasciarsi prendere, che t'abbraccia con arti da fantasma, di nascosto ti fa visita e all'improvviso si svela quasi, comunque irraggiungibile.

È l'inafferrabilità delle striature cangianti d'una volta rosaceleste che si tinge d'arancione e grigiume a due passi o tre dal cobalto crepuscolare. È la lontananza irreversibile d'un bimbo piccolino che corricchia ridacchiante i primissimi passi sulla sabbia bagnata facendo la spola tra mamma e papà. È la musica frangibarriere che ambisce a farti abbracciare l'impossibile, ingannevole nel prometterti di comprendere in te e il tempo e lo spazio. È il ricordo di un ricordo, forse un sapore, un profumo, un colore mitizzati nel cristallo d'un istante che si crede irripetibile.
È il vuoto e il pieno d'un piantoriso agrodolce che ti snuda l'anima, è il pieno e il vuoto d'illusoria dulcamara.

La malinconia sa cantare i colori anche a voce spezzata, dipingere il sonno di veglie sognate, scolpire nelle nubi gli ardori agognati.
La malinconia è uno sbuffo della pentola a pressione delle emozioni, che senza quello sfiato s'addenserebbero in tristezza, producendo una pennellata di pece densa in luogo di acquerelli variopinti.

02 settembre 2019

Le prime volte

Quando viene a mancare qualcuno, mi dissero, il primo anno è il peggiore, in quanto zeppo di prime volte "senza".

In effetti, ad esempio, oggi per la prima volta non ho potuto far gli auguri di buon anniversario ai miei genitori e mi son dovuto limitare a telefonare alla mamma ricordando anche papà. Stamattina me ne ero astenuto perché lei mi era sembrata un po' così e ho svicolato, parlando d'altro, casomai il suo pensiero potesse distrarsi altrove almeno per un po'. Stasera invece, cenando con mia figlia, sua prima nipote, l'abbiamo richiamata e tra varie affettuose comunicazioni informative, ci siamo scambiati parole augurali (lei ricambia sempre gli auguri quando li riceve, anche al suo compleanno, per dire).

Le prime volte, per fortuna, non sono sempre negative. Lo so, e a tal proposito mi piace celebrare un tormentone di questo blog: "Quand’è l’ultima volta che hai fatto una cosa per la prima volta?"

Le prime volte possono essere molto positive. Lo spero: sto iniziando una nuova avventura lavorativa. Sarà certamente un anno di prime volte. Gioiose, stimolanti, soddisfacenti, confido, giacché si tratta di insegnare inglese in una scuola media molto ben organizzata e accogliente.

01 settembre 2019

Capodanno amaro, anzi gustoso

Lo dicono in tanti che il vero capodanno sia il primo di settembre: prodromo del nuovo anno di attività, secondo lo schema ereditato dal calendario scolastico, rappresenta, con l'inizio dell'autunno meteorologico, l'avvio a un decisivo cambio di stagione ed è il tempo in cui i nodi cominciano a venire al pettine, soprattutto per tutto quanto è stato rimandato a "dopo le ferie".

È dunque un momento legittimo per i buoni propositi.
Sì, quelli che poi generalmente non si mantengono. La difficoltà nel metterli in atto si acuisce quanto più distanti si trovano dalle intenzioni autentiche. Formularne di troppo ambiziosi non porterà alcun risultato: meglio qualcosa di ben determinato, immediatamente verificabile e alla portata della nostra volontà.

Per esempio, nel mio caso, un mese senza dolci. Un bel sacrificio per me che sono goloso, ma primo passo necessario per riguadagnare una forma fisica accettabile.
Ritenendo di facilitarmi, ho preso la rincorsa e ieri ho assaporato un caffè senza zucchero. Mentre lo sorbivo, ho pensato al cioccolato extra fondente, quello dall'85 per cento in su, e mi sono goduto quella tazzina che di colpo non è stata più tristemente amara, offrendomi invece un gusto particolare e tutto suo, per una volta non occultato dal dannoso zucchero.

29 giugno 2019

Un fiume, un refolo, la luna

Un fiume, un refolo d'aria fresca, la luna, che ora invece è nascosta nel cono d'ombra planetario, sono presenti nella musica, nel desiderio e nel ricordo anche recente, anche presente.

La musica è quella di un vals, Pequeña, che inizia con il verso "Donde el río se queda y la luna se va", un vals più da ascoltare che da ballare, specialmente nell'interpretazione del Chino Laborde che ricordo una sera al Cristal (Spirit de Milan).

Il fiume è il Bidente ("il più bel fiume per pescare", dissero soddisfatti in quel di Galeata, presso il lavatoio di via Gallica, due appassionati di pesca sportiva, reduci da una gara da 33 kg di pesci catturati con l'amo senza ardiglione e rilasciati vivi e non feriti), che solca la valle natia e nel quale mi sono reimmerso or non è guari. Le acque che passano non sono mai le stesse, ma è bello sapere di esserci stati con le persone care, in carne o in spirito.

Il refolo è qui, ora, più che benvenuto dopo le ardue prove termiche della giornata.

Nel desiderio, oltre alla necessità di occuparmi con metodo e continuità di quel che va fatto, compresa la cura di sé (perché per fare le cose bisogna farle), c'è anche l'ambizione di portare il tutto in me nei diversi tragitti e nelle varie destinazioni (temporanee)*.

* "Sono qui di passaggio."
"Tutti lo siamo."

31 maggio 2019

L'iceberg del dolore

L'altra mattina sono caduto dalla bici e ho ancora le ginocchia sbucciate, come da bambino.
È successo mentre salivo di fretta sul bordo basso del marciapiede vicino all'entrata della Mazzini: un po' l'asfalto bagnato, un po' l'effetto rotaia, la ruota mi è scivolata di lato e ho dovuto lasciar andare il velocipede evitando di poco un impatto diretto con le auto parcheggiate. Sono atterrato nello spazio tra due veicoli, riuscendo a rimettermi in piedi senza nemmeno imprecare.
Al momento ho avvertito solo il dolore delle escoriazioni e ho fatto lezione normalmente, dopo essermi medicato grazie al kit gentilmente improvvisato da Frankie, storico e mitico bidello. Solo il giorno successivo sono emerse le acciaccature dovute ai colpi e contraccolpi subiti.

Così è l'effetto iceberg del dolore: ciò che spunta all'inizio è solo una minima parte di quanto soggiace. A questo penso, e un po' lo temo, quando sbuffo, m'arrabbio e mi struggo espirando il vuoto mentre fatico ad accettare l'irreversibilità degli eventi.
Per l'animo ferito dispongo innanzi all'occhio della mente gli antidoti: in primis la memoria, dettagliata forza del ricordo a scongiurare il tempo perduto, con la consolazione delle felicità passate, poi la ragionevolezza, capace di accompagnare l'accettazione, quindi gli affetti, potenti lenitivi ed efficaci nutrienti, non ultimi gli scambi d'energia umana, molteplici canali aperti e all'apparenza inestinguibili, e infine la consapevolezza dell'infinita finitezza di noi tutti, irresistibile magia di questo esistere.

E tuttavia, sai che c'è? Mi sta un po' sul cazzo l'irreversibilità degli eventi.

30 maggio 2019

Teacher

I ragazzi della 4a C stanno terminando il percorso scolastico al CIOFS e hanno realizzato un video con dediche a ciascun insegnante.
A me è toccato questo bellissimo pensiero:



He said "learning is never ending"
He put his heart out on teaching
So here we are thanking
Our Prof. Pianese who's watching

Bello perché centrato: "non si finisce mai d'imparare" lo dico sempre, e il cuore ce lo metto tutto.

11 maggio 2019

Papà Umberto

L'avevo scritto in piccolo: "papà mi manchi già", in fondo a una pagina ancora vuota del libricino delle firme, e solo dopo che s'è riempito sono andato a ripescare la scritta per accostarvi il mio nome. L'avevano appena portato lì, nella saletta condominiale che anni e anni fa aveva già accolto la nonna Teresita, ricomposto ed elegante nel suo completo gessato del giorno del matrimonio (completo mai più indossato da lui, che era aumentato di svariate taglie, ma utilizzato da me occasionalmente in gioventù per variare il look e da allora conservato nei miei armadi; pensando a quanto era dimagrito nell'ultimo anno e soprattutto durante l'ultimo lungo ricovero, m'è venuta l'idea di consegnarlo alla casa funeraria perché glielo facessero indossare). L'avevano appena portato lì, ricomposto nella bara, e il freddo della sua pelle era pungente quanto quello del vento che fuori soffiava facendosi gelida corrente sotto il porticato del palazzo. La duplice assenza di calore raggelava il cuore distillandone lacrime disperate.

Per lunghe ore e per tutto il giorno seguente, a nulla valeva farsi forza ogniqualvolta un qualsiasi riferimento verbale riportava all'evidenza l'enorme e triste perdita. Per questo su facebook scrivevo:
Le parole mi squassano. Come le leggo, le dico o le pronuncio, gli argini s'infrangono. Però di lì dovrò e vorrò passare. Ne scriverò e ne dirò. Intanto, l'immagine dell'estate scorsa che abbiamo scelto per ritrarlo. Con tutto il bene del mondo, il nostro papà Umberto, 6/6/1931 - 5/5/2019
Il giorno dopo (un lunedì al quadrato) sono andato lo stesso a scuola, dove ho insegnato per sei ore, piangendo solo negli intervalli tra una lezione e l'altra. Nel pomeriggio ero di nuovo accanto alla bara aperta, ma già il freddo veniva contrastato da un sole meno timido e dall'andirivieni ancor più nutrito di parenti e amici. Come viatico per la nottata, non sono mancato alla lezione di tango, dove musica e abbracci mi hanno aiutato moltissimo a staccare un po'.

Prima, per due mesi ci eravamo alternati tutti quanti (due fratelli e due sorelle, più la nostra mamma, i nostri figli e familiari, vari parenti e amici) per lasciarlo solo il meno possibile nelle peripezie ospedaliere iniziate a causa della frattura di un femore. Eravamo stati molto con lui, spaventandoci in più occasioni e risollevandoci insieme alle sue condizioni, purtroppo ogni volta un gradino più in giù della precedente. Come sempre succede, tuttavia, mi sembra di non esserci stato abbastanza: quel che soprattutto urla è il rammarico per la penultima sera, giunta dopo una giornata in cui papà sembrava quasi sulla via della ripresa: pur essendomi fermato lì oltre l'orario consentito, so che avrei potuto trattenermi ulteriormente e che l'avrei fatto se avessi potuto immaginare il seguito.

L'ultima notte io e mio fratello (con sua moglie) eravamo lì ad accarezzarlo fino alla fine anche se non era più vigile, con la saturazione che si abbassava e la pulsazione che s'affievoliva. Com'è sottile il confine! Com'è sottile, e non capisci più se il battito c'è o s'è arrestato, non lo capisci più nonostante il monitor, con l'allarme che continua a suonare e a essere annullato, perché non c'è un arbitro che fischia, è un digradare attraverso un territorio incerto, un territorio misterioso che si estende tra un qui e un lì di cui non sappiamo poi tanto. Le carezze non sono cessate neanche dopo il tracciato ufficiale (20 minuti di ECG piatto), quando siamo rientrati nella stanza insieme alla mamma che era sopraggiunta con le nostre sorelle e abbiamo continuato a sentire il calore del suo sangue, che è anche il nostro.

All'alba mi sono coricato e il sonno tardava a sopraffarmi, mentre s'affollavano numerosissime le immagini delle ultime settimane, tutte d'ambientazione tristemente simile, seppur piene di tenerezza. Allora ho fatto un esercizio mentale analogo a quando si pratica la respirazione profonda, diaframmatica: rilassando il cranio e chiudendo le palpebre, ho permesso alla memoria di fluttuare, come se sovrastasse immensi campi fioriti. Sono così emerse varie immagini, ricordi recenti o lontanissimi, di qualche anno o di pochi mesi, di diversi decenni o di qualche lustro, tutte testimonianze di una vita ricca di affetto e cura, di particolari spassosi o di normalità rassicurante, di senso della famiglia e di semplicità, quasi fosse ovvio essere un papà così bravo. Così bravo e così normale, capace di non lamentarsi mai per i doveri e le incombenze, dotato di un'acutezza mascherata da una grande adattabilità e dall'accettazione, ma pronto a incazzarsi platealmente e rumorosamente per quisquilie, alternando pazienza e irascibilità in modo quasi incredibile. Capace di godersi la quotidianità e sempre contento di accogliere, ha saputo trasmetterci un affetto indiscutibile e tutti i riferimenti necessari senza dover usare molte parole.

Sull'urna lignea predisposta per accogliere le sue ceneri, noi figli e nipoti abbiamo scritto o disegnato con dei pastelli forniti dall'impresa funebre. La mia frase l'ho scritta in rosso e firmata in blu: "Che bello è stato avere te come papà!".

Al funerale di papà ci sono stati più abbracci che in una bella serata di tango.

In chiesa, gremita di persone care, non avevamo previsto musica, troppo presi da tutto il resto, ma una signora al microfono intonava i canti liturgici. Dal primo banco, ho cantato anch'io quelli che conoscevo e nonostante l'emozione me la spezzasse, sentivo la mia voce uscire e amplificarsi quasi come nel tempo in cui ce l'avevo. Mia sorella Teresa che mi sedeva accanto a un certo punto si è messa a fare le doppie voci ed è stato bello.
Dopo la funzione, usciti sul piazzale ci siamo soffermati a salutare e salutarci prima che il carro funebre si avviasse al tempio crematorio. È stato un bagno di calore affettuoso, tanto calore e tanto affetto, molti abbracci e baci e sorrisi e un po' di piantoriso, una sorta di malinconica euforia, di gioia vitale in contrasto con la "sorella del sonno", ladra di un pezzo di noi che se n'è andato, ma impossibilitata a rubarci quanto di lui è in noi.

In casa della mamma, dove noi familiari siamo saliti con gli amici che hanno potuto e voluto farlo, a un certo punto l'atmosfera si è evoluta in una vera e propria festa, con focaccine, pizzette e biscotti, bibite e vino, tante chiacchiere e ricordi, parecchi aneddoti, alcuni "cult", altri di cui non rammentavamo l'esistenza, tante tessere del mosaico della memoria collettiva, quella in grado di far rivivere i tratti di chi ci manca, di renderlo presente anche se fisicamente non c'è più. "Ma quanto sarebbe stato contento Umberto di una cosa così?" ci siamo detti, credo a ragione, conoscendo il suo gradimento per la convivialità allargata.

E continua a volteggiare la rete di connessioni, intrecci, scambi e affetti che sa pescare dai fiumi di vita vissuta innumerevoli guizzanti esemplari, vivissimi istanti che niente e nessuno potrà portarci via: tutte cose che aiutano ad attraversare meglio il dolore, la tristezza e la malinconia, condendoli di gusto per le cose presenti e passate, di voglia di futuro e di interazioni affettuose.

Ecco, sintesi consolatoria e tanto vera, le parole che abbiamo fatto stampare sul retro della foto ricordo:

Qualcosa di te
in ciascuno di noi
per sempre.

20 aprile 2019

Nodi d'impermanenza

Tenere insieme tutti i fili è sempre più difficile, succede se non soffochi l'inclinazione a essere nodo relazionale ampio e aperto. La difficoltà nasce dall'esigenza di scegliere di momento in momento quali azioni intraprendere in via prioritaria tenendo conto degli impegni, degli affetti, degli auspici.

Dalla tensione a ricomporre il puzzle identitario del nostro intorno, sia esso ampio e rarefatto o circoscritto e denso, di quando in quando scaturisce un temporaneo blocco delle iniziative, blocco che va forzato per ripartire a essere e fare. Dopotutto, il più delle volte, basta darsi una mossa e il resto vien da sé, si spera.

Possiamo stare seduti sul cuor della terra, ma non siamo obbligati a restarci per sempre. Muovendosi anziché star fermi e facendolo in due, come succede nel tango in abbraccio chiuso, aumentano massa e velocità. Essendo queste le condizioni per il rallentare del tempo*, ecco spiegato il motivo per cui il ballo ringiovanisce.

Tenere insieme i fili vuol dire anche miscelare situazioni e iniziative, incontrando e facendo incontrare persone di ambiti differenti e dagli interessi variegati, oppure vedendo le stesse persone in ambienti diversi dal solito, innescando qualcosa di semplice e quasi banale, ma vero e godibile, come ad esempio un picnic quasitanguero al parco Nord a pasquetta.

* Carlo Rovelli, L'ordine del tempo


a cura di Giulio Pianese

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