Dialogo familiare, all'incirca alle 7 del mattino:
- Lorenzo, svegliati.
- Mmh.
- Dai, è ora di alzarsi.
- No!
- Se non ti alzi subito facciamo tardi come ieri mattina.
- Non è mattina, guavda fuovi, è già seva!
Per strada, dopo le 8. Lorenzo sul seggiolino dietro di me, Francesca sulla sua biciclettina: le cade la catena. Ci fermiamo e mi metto ad aggiustargliela. Lorenzo commenta:
- Mi volete fav avvivave in vitavdo, così non vedo i miei amici?
Ripartiamo. Question time:
- Papà, lo smog è peggio dell'inquinamento?
- Lo smog è l'inquinamento dell'aria. Oggi poi ci sono sia il fumo delle auto sia la nebbia.
- Non posso vespivave finché non avvivo alla mia scuola matevna.
- Perché?
- Pevché soffvo di puzza.
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query lorenzo. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query lorenzo. Ordina per data Mostra tutti i post
12 gennaio 2005
08 marzo 2004
Ottomarzo
Antologia di Lorenzo, mentre sguazzavamo in piscina:
Gli esseri umani vivono sulla terra, ma possono anche andare in acqua e nuotare. Io sono un essere umano maschio, ma ci sono anche gli esseri umani femmine.
Quando compirò quattro anni diventerò un ragazzino e cambierò la voce. Quando crescerò diventerò adulto ma sarò sempre un maschio. Mia sorella invece sarà una femmina.
I figli non si possono sposare con la mamma altrimenti escono fuori bambini tutti storti.
Dialogo odierno:
- Lorenzo, sai che oggi è la festa della donna?
- Giulia invece l'ha fatta ieri la festa.
- Che c'entra, la cuginetta festeggiava il compleanno. Oggi è la festa di tutte le donne.
- Di tutte le femmine?
- Sì.
- Il 28 maggio invece è la festa dei maschi.
- Lorenzo, quello è il tuo compleanno.
Per lui è ancora un po' troppo difficile, ma per tutti noi non sarebbe male leggere quel che scrisse qualche mese fa babsi jones.
Gli esseri umani vivono sulla terra, ma possono anche andare in acqua e nuotare. Io sono un essere umano maschio, ma ci sono anche gli esseri umani femmine.
Quando compirò quattro anni diventerò un ragazzino e cambierò la voce. Quando crescerò diventerò adulto ma sarò sempre un maschio. Mia sorella invece sarà una femmina.
I figli non si possono sposare con la mamma altrimenti escono fuori bambini tutti storti.
Dialogo odierno:
- Lorenzo, sai che oggi è la festa della donna?
- Giulia invece l'ha fatta ieri la festa.
- Che c'entra, la cuginetta festeggiava il compleanno. Oggi è la festa di tutte le donne.
- Di tutte le femmine?
- Sì.
- Il 28 maggio invece è la festa dei maschi.
- Lorenzo, quello è il tuo compleanno.
Per lui è ancora un po' troppo difficile, ma per tutti noi non sarebbe male leggere quel che scrisse qualche mese fa babsi jones.
27 maggio 2012
Webbietà
Che ridere, sentire Lorenzo parlare del prossimo 29 maggio come del suo "giorno da babalastre".
[nel suo vecchio blog, Sphera raccontò di come nella sua famiglia chi compiva gli anni fosse in quel giorno "onorato" e quindi privilegiato in tutto e per tutto, ma il giorno successivo cadesse praticamente in disgrazia, nello stato di babalastre, ovvero di chi avrebbe dovuto aspettare più di chiunque altro per essere di nuovo "onorato". Avrei voluto puntarvi un collegamento, ma per colpa della chiusura di Splinder se ne sono perse le tracce]
In effetti, riferire ai miei ragazzi le cose del web porta spesso a bei momenti. Ieri, sempre a Lorenzo, ho letto questa frase:
[nel suo vecchio blog, Sphera raccontò di come nella sua famiglia chi compiva gli anni fosse in quel giorno "onorato" e quindi privilegiato in tutto e per tutto, ma il giorno successivo cadesse praticamente in disgrazia, nello stato di babalastre, ovvero di chi avrebbe dovuto aspettare più di chiunque altro per essere di nuovo "onorato". Avrei voluto puntarvi un collegamento, ma per colpa della chiusura di Splinder se ne sono perse le tracce]
In effetti, riferire ai miei ragazzi le cose del web porta spesso a bei momenti. Ieri, sempre a Lorenzo, ho letto questa frase:
da grande voglio diventare "collaudatrice de il suono di ringhiere con piccoli legnetti"e lui in un risolino trasognato ha detto: "Vringhievre... che bello."
31 maggio 2013
Piccole magie
A proposito di grasse risate, mi rinutrono al ripensarci quelle dell'altra sera, quando ero seduto di fronte al tredicenne al Golfo di Mondello, rosticceria siciliana che merita più di un passaggio (si trova a Milano, in via Murat).
Nel momento in cui il proprietario ha sentito che era il compleanno di Lorenzo, ci ha annunciato che avrebbe mandato al nostro tavolo un "mago" di livello. Il tempo di gustarci una parmigiana, un po' di panelle, un involtino di melanzane e qualche altra sfiziosità prima di chiudere con cannoli e cassatine, ed ecco che arriva Valery, prestigiatore che si trovava nel locale non so se per caso o per accordi loro. Dopo essersi presentato, precisando di essere provvisto soltanto di un mazzo di carte da allenamento, ci ha sciorinato una serie di giochetti meravigliosi, eseguiti con una destrezza agile e invisibile, proponendoci poi analoghi exploit con una moneta da 20 centesimi. Eravamo tutti e quattro (pur da separati, ci riuniamo volentieri in occasioni speciali) contenti ed entusiasti come bambini di fronte ai fuochi d'artificio e grati per quell'inatteso intrattenimento.
Al termine dell'esibizione, è stato Lorenzo a innescare la ridarola: dopo aver preso un po' in giro la Caju che di recente si era maldestramente esibita con piccoli giochi di prestigio in occasione di una grigliata con amici e parenti, si è messo a parodiare la sparizione di oggetti usando un pacchetto di fazzolettini, con effetti che ricordavano un po' i bimbi che si "nascondono" semplicemente coprendosi gli occhi con le mani.
Una cosa bella delle risate è che sono contagiose, l'altra è che hanno solo effetti collaterali positivi: quando te le godi e poi quando te le ricordi. In grado di dipingere momenti di bella semplicità, di semplice bellezza. Sono queste le vere piccole magie.
Nel momento in cui il proprietario ha sentito che era il compleanno di Lorenzo, ci ha annunciato che avrebbe mandato al nostro tavolo un "mago" di livello. Il tempo di gustarci una parmigiana, un po' di panelle, un involtino di melanzane e qualche altra sfiziosità prima di chiudere con cannoli e cassatine, ed ecco che arriva Valery, prestigiatore che si trovava nel locale non so se per caso o per accordi loro. Dopo essersi presentato, precisando di essere provvisto soltanto di un mazzo di carte da allenamento, ci ha sciorinato una serie di giochetti meravigliosi, eseguiti con una destrezza agile e invisibile, proponendoci poi analoghi exploit con una moneta da 20 centesimi. Eravamo tutti e quattro (pur da separati, ci riuniamo volentieri in occasioni speciali) contenti ed entusiasti come bambini di fronte ai fuochi d'artificio e grati per quell'inatteso intrattenimento.
Al termine dell'esibizione, è stato Lorenzo a innescare la ridarola: dopo aver preso un po' in giro la Caju che di recente si era maldestramente esibita con piccoli giochi di prestigio in occasione di una grigliata con amici e parenti, si è messo a parodiare la sparizione di oggetti usando un pacchetto di fazzolettini, con effetti che ricordavano un po' i bimbi che si "nascondono" semplicemente coprendosi gli occhi con le mani.
Una cosa bella delle risate è che sono contagiose, l'altra è che hanno solo effetti collaterali positivi: quando te le godi e poi quando te le ricordi. In grado di dipingere momenti di bella semplicità, di semplice bellezza. Sono queste le vere piccole magie.
15 novembre 2006
Boccaccia mia
Ieri ho fatto una gaffe, ma una di quelle imperdonabili: vedendo che avevo preso questo titolo di Izzo (da regalare), la libraia ha espresso il suo entusiasmo per l'autore marsigliese, del quale ha dichiarato di aver letto tutti i libri tranne due. Così ci siamo messi a parlare, e l'originale, e la traduzione, ma com'è bravo, com'era bravo, e quello è un pugno nello stomaco ma ne vale la pena e poi, a un certo punto, con la nonchalance più maldestra del mondo, en passant, raccontandole la reazione di un'amica nello scoprire [una certa cosa] ho rivelato alla mia interlocutrice il finale di Solea! Avevo capito chissà come che l'avesse già letto e invece, mamma mia, mi sono sentito davvero mortificato, sebbene lei, pur dispiaciutissima, provasse a minimizzare.
Niente da fare: imperdonabile. Sono uscito dalla libreria sapendomi più coglione che mai. Più tardi, però, dopo essere andato a prendere i bimbi, ci sono tornato con loro a portarle dei dolcetti e lei è scoppiata a ridere.
A Lorenzo, a Francesca e alla sua amichetta Bianca avevo raccontato la vicenda ed esemplificato:
- Un po' come se svelassi alla Cajuina (appassionatamente impegnata a leggersi l'intera serie di Salgari) che alla fine...
- No, papà!
- ...che alla fine, Sandokan...
- No, dai, non farlo, uffa!
- ...che Sandokan alla fine... diventa una femmina.
Uahr, uahr, uhar, scoppi di risa in Bianca e Lorenzo, il quale inoltre condiva con varie smorfie la soddisfazione per la battuta, quasi una rivalsa sull'eroe preferito della sorella.
Francesca invece s'è indignata e financo offesa. Toccale tutto, ma non il suo pirata prediletto.
Niente da fare: imperdonabile. Sono uscito dalla libreria sapendomi più coglione che mai. Più tardi, però, dopo essere andato a prendere i bimbi, ci sono tornato con loro a portarle dei dolcetti e lei è scoppiata a ridere.
A Lorenzo, a Francesca e alla sua amichetta Bianca avevo raccontato la vicenda ed esemplificato:
- Un po' come se svelassi alla Cajuina (appassionatamente impegnata a leggersi l'intera serie di Salgari) che alla fine...
- No, papà!
- ...che alla fine, Sandokan...
- No, dai, non farlo, uffa!
- ...che Sandokan alla fine... diventa una femmina.
Uahr, uahr, uhar, scoppi di risa in Bianca e Lorenzo, il quale inoltre condiva con varie smorfie la soddisfazione per la battuta, quasi una rivalsa sull'eroe preferito della sorella.
Francesca invece s'è indignata e financo offesa. Toccale tutto, ma non il suo pirata prediletto.
05 marzo 2006
Nobile sport
Alle 11 iniziano a giocare. È piovuto, fango garantito: lo spettacolo sarà completo. Andiamo a vedere.
(...)
Avevo accettato di buon grado la sveglia mattutina, nonostante le poche ore di sonno della nottata postconcerto, soprattutto per due motivi: accontentare Lorenzo che da tempo aspettava di poter assistere a una partita di rugby dal vivo e vedere all'opera Fabio Accaputo, ex vicino di casa conosciuto quando aveva più o meno l'età attuale di mia figlia e che ora è giovane uomo nonché agonista fatto e temprato.
Famigliola al completo, abbiamo raggiunto Lambrate portandoci i cuscinetti del Milan, da qualche anno in disuso, ma utilissimi per i gradoni ancora bagnati del Crespi.
Una alla volta le squadre si riscaldano e provano qualche schema, poi è partita, subito vera. Lorenzo si informa su quale sia la nostvra squadvra, si esalta con il tifo alla meta e trasformazione, poi si avvicina a un signore e prima di accarezzare la boxer tigrata che tiene al guinzaglio, gli chiede per chi faccia il tifo. Per i gialli, risponde quello che poi scopriremo essere il presidente della Union Rugby Milano.
In campo si procede senza esclusione di colpi, fango e sangue si mischiano nelle pozzanghere, c'è parecchia tensione e non solo muscolare, ma trova spazio anche un siparietto simpatico quando un treno passa e fischia per un saluto di incitamento.
Le azioni si alternano alle mischie, e non ti posso dire dove mi porta la mente quando al contatto i pacchetti mugghiano in una sorta di gemito collettivo.
Tutti ci danno dentro con ardore e generosità fino all'ultimo e alla fine Union Rugby Milano - A.S.R. Lainate finisce in parità, con due mete e due trasformazioni a testa.
Torneremo a vederli, anche perché oggi a Fabio è toccato il turnover e la panchina, ma soprattutto perché questo rimane e si conferma uno sport bestiale giocato da gentiluomini, in cui dopo essersi massacrati ci si stringe la mano e si va a bere qualcosa tutti insieme.
(...)
Famigliola al completo, abbiamo raggiunto Lambrate portandoci i cuscinetti del Milan, da qualche anno in disuso, ma utilissimi per i gradoni ancora bagnati del Crespi.
Una alla volta le squadre si riscaldano e provano qualche schema, poi è partita, subito vera. Lorenzo si informa su quale sia la nostvra squadvra, si esalta con il tifo alla meta e trasformazione, poi si avvicina a un signore e prima di accarezzare la boxer tigrata che tiene al guinzaglio, gli chiede per chi faccia il tifo. Per i gialli, risponde quello che poi scopriremo essere il presidente della Union Rugby Milano.
In campo si procede senza esclusione di colpi, fango e sangue si mischiano nelle pozzanghere, c'è parecchia tensione e non solo muscolare, ma trova spazio anche un siparietto simpatico quando un treno passa e fischia per un saluto di incitamento.
Le azioni si alternano alle mischie, e non ti posso dire dove mi porta la mente quando al contatto i pacchetti mugghiano in una sorta di gemito collettivo.
Tutti ci danno dentro con ardore e generosità fino all'ultimo e alla fine Union Rugby Milano - A.S.R. Lainate finisce in parità, con due mete e due trasformazioni a testa.
Torneremo a vederli, anche perché oggi a Fabio è toccato il turnover e la panchina, ma soprattutto perché questo rimane e si conferma uno sport bestiale giocato da gentiluomini, in cui dopo essersi massacrati ci si stringe la mano e si va a bere qualcosa tutti insieme.
30 settembre 2004
Per ogni dove
Lorenzo sul seggiolino, io che pedalo. Passiamo accanto alla sua educatrice Stefania che si accinge a salire in auto.
Lorenzo: - Deve fave un tvagitto lungo?
Zu: - Credo di sì, visto che va in macchina.
L.: - E se il tvagitto è bveve?
Z.: - Si va a piedi.
L.: - E se è un tvagitto "giusto"?
Z.: - In bici.
L.: - E se uno deve andave dall'altva pavte della Tevva?
Z.: - Se deve attraversare il mare, dici? Mmh, vediamo: secondo te?
L.: - Pvende la nave!
Z.: - E dimmi: se uno deve andare dall'altra parte della Terra, ma vuole andare veloce e arrivare presto, cosa prende?
L.: - ...SPIDIGONZAAALEEEEES!
[Andrea, prendi nota?]
15 marzo 2004
Occhio
Di quel circo scalcagnato in cui ho sofferto il freddo ma ancor più il pensiero di come dovesse patirlo la giocoliera acrobata semisvestita, attempata madre dal corpo giovane. Di quel circo in cui ho passato una serata compassionevole, con buona disposizione d'animo, prontezza nel giustificare la sospensione dell'energia elettrica, serenità nell'affrontare l'imprevista pausa respirando torce al petrolio animate da clown ragazzini. Di quel circo in cui il presentatore ambiva alla dignità di un grande impresario con le fattezze di un imbonitore da mercatino rionale. Di quel circo in cui gli animali, a parte le colombe ammaestrate, si facevano quasi i fatti loro trottando in circolo a mostrarsi allo sparuto pubblico, a parte il rincoglionitissimo serpente boa estratto e riposto in cassa lignea, con il cavallo entrato a sorpresa e uscito prima che potessimo dire bah, a parte Lorenzo che entusiasta di gridolini ha riconosciuto l'incarnazione perfetta del suo peluche; animali aromatizzati alla segatura, animali un po' frusti anche quando fingevano di obbedire al domatore, come il dromedario acconsentendo ad accovacciarsi; animali vecchiotti, a parte l'asinello nero di 20 giorni che sembrava davvero un peluche, lui; animali così così dunque, a parte l'elefante. Un elefante indiano dal vivo e da vicino, pronto a ballare il valzer, poverino. Un'elefantessa, anzi. Di quel circo, dicevo, mi è rimasto impresso l'occhio di quell'elefante: un occhio che mi guardava come da dentro un'armatura, come da dietro una maschera. Un occhio venato di rosso e patinato di stanchezza, un occhio in bilico tra l'orrore di un errore karmico e l'accettazione del proprio destino evolutivo, in una catena di reincarnazioni non perfettamente a fuoco. L'elefante, anzi l'elefantessa, ha incassato le coccole di Lorenzo, che ha chiesto e ottenuto di poter accarezzare anche la proboscide, ma in quei momenti come in quello della foto ricordo non ho voluto incrociarne lo sguardo. Mi aveva già parlato, l'occhio di un'elefantessa di un circo scalcagnato.
13 settembre 2003
Una vita segreta
Da qualche settimana qui da noi si segue Zorro. I bambini l'hanno scoperto mentre stavano in montagna dai nonni e ci siamo adeguati anche noi a questo rito vespertino. Prima con sufficienza, poi con nostalgica condiscendenza, infine con partecipazione e di gusto. Devo ammettere di apprezzarlo più oggi di quando lo vedevo da piccolo, forse perché allora non coglievo con lo stesso piacere le sfumature farsesche che condiscono il dramma avventuroso. Le differenze rispetto al ricordo sono nel colore (all'epoca tutti i televisori erano in bianco e nero) e nel testo della sigla, che non è quello che conoscevo.
Le vicende vengono seguite con molta apprensione da Francesca (7 anni) e con grande entusiasmo da Lorenzo (3), il quale però gradirebbe una maggiore semplificazione dei ruoli. La divisione tra buoni e cattivi non è per lui abbastanza netta e rassicurante, per cui costella la visione di ciascun episodio con una sequela interminabile di Pevchèè?, prolungando l'apertura della "e" finale finché qualcuno di noi non lo zittisce ammannendogli una spiegazione per lui plausibile.
In verità, certe giornate qui a casa sembrano un lungo interminabile episodio, quando il piccolo indossa e non si vuole più togliere la mascherina nera ritagliatagli su misura dal nonno materno. La sua identificazione con l'eroe mascherato ha raggiunto livelli tali per cui l'altro giorno, riferendosi alla sua educatrice della scuola materna, Lorenzo ne pregustava l'incontro dicendo: "Eugenia adesso non mi conosce, pevché ho una vita segveta!" [questa la mando a Frasi storiche]
Le vicende vengono seguite con molta apprensione da Francesca (7 anni) e con grande entusiasmo da Lorenzo (3), il quale però gradirebbe una maggiore semplificazione dei ruoli. La divisione tra buoni e cattivi non è per lui abbastanza netta e rassicurante, per cui costella la visione di ciascun episodio con una sequela interminabile di Pevchèè?, prolungando l'apertura della "e" finale finché qualcuno di noi non lo zittisce ammannendogli una spiegazione per lui plausibile.
In verità, certe giornate qui a casa sembrano un lungo interminabile episodio, quando il piccolo indossa e non si vuole più togliere la mascherina nera ritagliatagli su misura dal nonno materno. La sua identificazione con l'eroe mascherato ha raggiunto livelli tali per cui l'altro giorno, riferendosi alla sua educatrice della scuola materna, Lorenzo ne pregustava l'incontro dicendo: "Eugenia adesso non mi conosce, pevché ho una vita segveta!" [questa la mando a Frasi storiche]
14 agosto 2013
Zing e zang
C'è la mezza luna e un bel cielo fresco con qualche nuvola tono su tono, c'è Venere all'occaso che brilla sui colori del crepuscolo, c'è in giro tanto da fare e da guardare, ma per una sera me ne starò tranquillo. Tranquillo sul fare perché devo puntare un po' sul lavoro e un po' sul riposo, tranquillo sul guardare perché se vuoi vedere non devi cercare.
Quest'ultima cosa me l'ha ricordata il firmamento nella sua emissione notturna tra sabato e domenica, al ritorno dalla bella serata di tango altoatesina. Nel cuore della notte di san Lorenzo, appena rientrato a Castello di Fiemme, mentre camminavo dal parcheggio a casa, ho alzato lo zaino delle scarpe da ballo fino a coprire alla vista la luce dei lampioni e, immediatamente, non solo la stellata s'è accesa, ma è sfrecciata, zing, una stella cadente da destra a sinistra. Il tempo di sorridere, fare tre passi, ripetere il gesto dello zaino e zang, stavolta da sinistra a destra, un'altra stella cadente ad aprirmi il sorriso.
In entrambe le occasioni avevo rivolto lo sguardo verso l'alto solo per godermi la meraviglia scura punteggiata di luci cosmiche ed ero stato premiato con lo spettacolo aggiuntivo delle scie luminose senza nemmeno il tempo di pensare a un desiderio né, tantomeno, di esprimerlo. A quel punto, pochi passi dopo, ho provato una terza volta a guardare all'insù riparando la vista dall'invadenza delle poche luci elettriche, ma in questo caso, evidentemente, lassù si sono accorti* che non mi stavo limitando ad ammirare la volta celeste in versione blu scuro, bensì che miravo a rimirare un'altra stella cadente e per questo, credo, l'ulteriore bonus mi si è negato.
* semicit. Troisi.
Quest'ultima cosa me l'ha ricordata il firmamento nella sua emissione notturna tra sabato e domenica, al ritorno dalla bella serata di tango altoatesina. Nel cuore della notte di san Lorenzo, appena rientrato a Castello di Fiemme, mentre camminavo dal parcheggio a casa, ho alzato lo zaino delle scarpe da ballo fino a coprire alla vista la luce dei lampioni e, immediatamente, non solo la stellata s'è accesa, ma è sfrecciata, zing, una stella cadente da destra a sinistra. Il tempo di sorridere, fare tre passi, ripetere il gesto dello zaino e zang, stavolta da sinistra a destra, un'altra stella cadente ad aprirmi il sorriso.
In entrambe le occasioni avevo rivolto lo sguardo verso l'alto solo per godermi la meraviglia scura punteggiata di luci cosmiche ed ero stato premiato con lo spettacolo aggiuntivo delle scie luminose senza nemmeno il tempo di pensare a un desiderio né, tantomeno, di esprimerlo. A quel punto, pochi passi dopo, ho provato una terza volta a guardare all'insù riparando la vista dall'invadenza delle poche luci elettriche, ma in questo caso, evidentemente, lassù si sono accorti* che non mi stavo limitando ad ammirare la volta celeste in versione blu scuro, bensì che miravo a rimirare un'altra stella cadente e per questo, credo, l'ulteriore bonus mi si è negato.
* semicit. Troisi.
07 marzo 2008
Tacabanda
In casa sono stato sempre il più pigro con gli strumenti musicali (a parte il flauto a scuola, ho suonato solo il sax tenore per un paio d'anni verso la fine dell'adolescenza), credo soprattutto perché ai tempi del liceo già cantavo in un gruppo e mi piaceva così.
Gli altri invece almeno per un po' ci hanno dato dentro: mio fratello, oltre a suonare la batteria nei Fragole e Sangue e nei Pontebragas, se la cava un po' con la chitarra; la sorellina più piccola con clarinetto e sax, anche se poi s'è messa a far tremila altre cose e ha abbandonato il pentagramma.
Tere invece continua a suonare, oltre alla chitarra per i bimbi della scuola materna, il basso elettrico nella Banda di Seregno e la tromba in vari altri contesti, tra cui la S. Cecilia Big Band che si esibirà domani sera, 8 marzo 2008, al Teatro San Giuseppe di via Verdi a Meda (MI), alle ore 21:15, nell'ambito della VI Rassegna jazz medese.
--
(io non vi assisterò perché impegnato sulle nevi coi miei pargoli - in Lorenzo s'è accesa la passione e pare anche parecchio portato per lo sci, sicuramente molto più di me, che bado più che altro a sopravvivere rimettendomi in gioco dopo un trentennio in panciolle)
Gli altri invece almeno per un po' ci hanno dato dentro: mio fratello, oltre a suonare la batteria nei Fragole e Sangue e nei Pontebragas, se la cava un po' con la chitarra; la sorellina più piccola con clarinetto e sax, anche se poi s'è messa a far tremila altre cose e ha abbandonato il pentagramma.
Tere invece continua a suonare, oltre alla chitarra per i bimbi della scuola materna, il basso elettrico nella Banda di Seregno e la tromba in vari altri contesti, tra cui la S. Cecilia Big Band che si esibirà domani sera, 8 marzo 2008, al Teatro San Giuseppe di via Verdi a Meda (MI), alle ore 21:15, nell'ambito della VI Rassegna jazz medese.
--
(io non vi assisterò perché impegnato sulle nevi coi miei pargoli - in Lorenzo s'è accesa la passione e pare anche parecchio portato per lo sci, sicuramente molto più di me, che bado più che altro a sopravvivere rimettendomi in gioco dopo un trentennio in panciolle)
31 marzo 2019
Durata più o meno ampia e definita
Qui già il tempo è quello che è: poco, e questi che fanno? Gli rubano un'ora. Poi te la restituiamo, dicono. Certo, certo. Intanto però la corsa si fa più affannnosa, o per meglio dire, più affannoso risulta il pensiero che tenta d'anticiparla. La corsa, di per sé, nemmeno esiste. Anzi, è proprio quando le ondate di "cose da fare" affogano le rive che ci si blocca, non capendo più da che parte cominciare a sbrogliarsela.
Da qualche tempo, prima di iniziare la lezione nelle classi più turbolente in cui insegno inglese, prendo in prestito un orologio, possibilmente con le lancette, e chiedo a tutti quanti di dedicare un minuto a noi stessi, staccandoci per 60 secondi da cellulari, iPad, penne e quaderni, rimanendo svegli e in silenzio. L'idea l'ho presa da una lezione di Lorenzo Pierobon sull'uso della voce in ambito didattico e ho potuto constatare la verità di quanto ci aveva anticipato, ossia il generale gradimento dell'iniziativa da parte dei ragazzi. Per loro soprattutto, ma in fondo anche per molti di noi, non è agevole trovare nel corso della giornata momenti di quiete assoluta in cui ci si possa e voglia concedere il lusso di fermarci.
Riguardo al tempo, quel che succede fermandosi è che un po' lo si rallenta: quasi ne incrementassimo l'ampiezza, come se in un respiro più grande i petali della rosa infinita di ciascun istante trovassero modo di schiudersi, regalandoci per quegli attimi tranquilli un sentore d'eternità. A quel punto, sapremo soppesare l'importanza o l'irrilevanza delle incombenze e percepire quali petali assecondare a seconda delle azioni e modalità che intenderemo consacrare come irrinunciabili.
Da qualche tempo, prima di iniziare la lezione nelle classi più turbolente in cui insegno inglese, prendo in prestito un orologio, possibilmente con le lancette, e chiedo a tutti quanti di dedicare un minuto a noi stessi, staccandoci per 60 secondi da cellulari, iPad, penne e quaderni, rimanendo svegli e in silenzio. L'idea l'ho presa da una lezione di Lorenzo Pierobon sull'uso della voce in ambito didattico e ho potuto constatare la verità di quanto ci aveva anticipato, ossia il generale gradimento dell'iniziativa da parte dei ragazzi. Per loro soprattutto, ma in fondo anche per molti di noi, non è agevole trovare nel corso della giornata momenti di quiete assoluta in cui ci si possa e voglia concedere il lusso di fermarci.
Riguardo al tempo, quel che succede fermandosi è che un po' lo si rallenta: quasi ne incrementassimo l'ampiezza, come se in un respiro più grande i petali della rosa infinita di ciascun istante trovassero modo di schiudersi, regalandoci per quegli attimi tranquilli un sentore d'eternità. A quel punto, sapremo soppesare l'importanza o l'irrilevanza delle incombenze e percepire quali petali assecondare a seconda delle azioni e modalità che intenderemo consacrare come irrinunciabili.
27 maggio 2007
Incipit è un termine che significa inizio
Qualcuno mi ha chiesto di riportare gli incipit di 5 libri per me importanti (di sicuro Sara e Jane, non ricordo se anche altri - nel caso, dimmelo e segnalerò), ma al momento mi vengono invece in mente un paio di finali: uno è quello del Corsaro Nero di Salgari, con le parole: "Guarda lassù: il Corsaro Nero piange!" scolpite nella mia memoria di fanciullino e ritrovate 35 anni dopo, quando la Cajuina ha ultimato la lettura del romanzo (ormai del finto viaggiatore veronese ha spulciato quasi l'intera serie).
L'altro è l'unico motivo per cui son grato a Baricco Alessandro, che lo lesse in TV anni e anni orsono: il paragrafo che suggella L'amore ai tempi del colera di García Márquez, del quale mi piace riportare anche l'originale, oltre all'efficace traduzione di Claudio M. Valentinetti:
Quanto agli incipit, ce ne sono mille milioni di miliavrdi, come direbbe Lorenzo, ma per ora me la cavo con uno che m'ha sempre divertito, in ragione di quel Barrabás destinato a infilzare cagnoline sulla sua verga: La casa degli spiriti di Isabel Allende.
L'altro è l'unico motivo per cui son grato a Baricco Alessandro, che lo lesse in TV anni e anni orsono: il paragrafo che suggella L'amore ai tempi del colera di García Márquez, del quale mi piace riportare anche l'originale, oltre all'efficace traduzione di Claudio M. Valentinetti:
-Y hasta cuándo cree usted que podemos seguir en este ir y venir del carajo?- le preguntò.
Florentino Ariza tenía la respuesta preparada desde hacía cincuenta i tres años, siete meses y once días con sus noches.
-Toda la vida- dijo.El amor en los tiempos del cólera
"E fino a quando crede che possiamo continuare con questo andirivieni del cazzo?" gli domandò.
Florentino Ariza aveva la risposta pronta da cinquantatré anni sette mesi e undici giorni, notti comprese.
"Per tutta la vita" disse.
Quanto agli incipit, ce ne sono mille milioni di miliavrdi, come direbbe Lorenzo, ma per ora me la cavo con uno che m'ha sempre divertito, in ragione di quel Barrabás destinato a infilzare cagnoline sulla sua verga: La casa degli spiriti di Isabel Allende.
Barrabás arrivò in famiglia per via mare, annotò la piccola Clara con la sua delicata calligrafia. Già allora aveva l'abitudine di scrivere le cose importanti e più tardi, quando rimase muta, scriveva anche le banalità, senza sospettare che, cinquant'anni dopo, i suoi quaderni mi sarebbero serviti per riscattare la memoria del passato, e per sopravvivere al mio stesso terrore.(traduzione di Angelo Molino e Sonia Piloto di Castri)
Barrabás llegó a la familia por vía marítima, anotó la niña Clara con su delicada caligrafía. Ya entonces tenía el hábito de escribir las cosas importantes y más tarde, cuando se quedó muda, escribía también las trivialidades, sin sospechar que cincuenta años después, sus cuadernos me servirían para rescatar la memoria del pasado y para sobrevivir a mi proprio espanto.La casa de los espíritus
19 dicembre 2012
Buonanotte
Musica musica musica, musica prima dopo e durante, musica per le orecchie e per gli occhi.
Musica del saggio alle scuole medie, grazie all'impegno dei ragazzini e dei loro insegnanti: bello riconoscerne tanti là in mezzo, oltre ovviamente alla presa della presenza dolce della figliolanza, Lorenzo sul palco e la Caju accanto a me, intenta a frenarmi durante alcune esecuzioni particolarmente coinvolgenti per il mio orecchio emotivo (alcuni brani kletzmer più un elettricissimo Hideaway, che mi scaglia immediatamente nei solchi di Blues Breakers e quel che per me comporta).
Musica alla festa della scuola di tango, con tante belle persone e parecchie tande altrettanto belle, col taglio della torta per Antonio (riauguri!) e numerosi brindisi ottimamente musicalizzati.
Musica del ridere e sorridere, musica di luci e lucine dal firmamento che colora il centro città e i suoi bijoux, musica della radio fino in mezzo alla nebbia sulla via del ritorno, e musica anche al calduccio mentre scrivo questa buonanotte ai suonatori, ai danzatori e ai brindatori.
Musica del saggio alle scuole medie, grazie all'impegno dei ragazzini e dei loro insegnanti: bello riconoscerne tanti là in mezzo, oltre ovviamente alla presa della presenza dolce della figliolanza, Lorenzo sul palco e la Caju accanto a me, intenta a frenarmi durante alcune esecuzioni particolarmente coinvolgenti per il mio orecchio emotivo (alcuni brani kletzmer più un elettricissimo Hideaway, che mi scaglia immediatamente nei solchi di Blues Breakers e quel che per me comporta).
Musica alla festa della scuola di tango, con tante belle persone e parecchie tande altrettanto belle, col taglio della torta per Antonio (riauguri!) e numerosi brindisi ottimamente musicalizzati.
Musica del ridere e sorridere, musica di luci e lucine dal firmamento che colora il centro città e i suoi bijoux, musica della radio fino in mezzo alla nebbia sulla via del ritorno, e musica anche al calduccio mentre scrivo questa buonanotte ai suonatori, ai danzatori e ai brindatori.
30 luglio 2012
Un ottimo metodo
Un ottimo metodo, di cui ieri ho avuto la riprova, un ottimo e sano metodo per riportarsi al qui e ora, cancellando ogni altra preoccupazione e pensiero, è quello di attraversare a piedi nudi un ruscelletto di montagna, per esempio il Travignolo durante una scampagnata in val Venegia. Meglio ancora farlo come bonus di fine gita, quel fuori programma che tanto mi piace in quanto prolungamento extra di ogni piacevole attività, dalle feste alle vacanze... a tutto il resto.
Un altro metodo può essere quello di sudare un paio di magliette per salire un’erta, basta anche il Cimon del Tò della Trappola, ma in tal caso ci vuole anche un piccolo aiuto soprannaturale per scansare la pioggia, com’è successo oggi a me e Lorenzo, graziati dal cielo che ci regalava lo squarcio d’azzurro a seguire i nostri spostamenti fino ai laghetti Bombasel. Il “piccolo aiuto” sarebbe il nostro pensiero al giorno del compleanno della nonnina Teresita (1911-2002), una ricorrenza che anche l’anno scorso aveva portato buono dissipando la nuvolaglia per una gita al Laresei, dove fu scattata questa foto.
Un altro metodo può essere quello di sudare un paio di magliette per salire un’erta, basta anche il Cimon del Tò della Trappola, ma in tal caso ci vuole anche un piccolo aiuto soprannaturale per scansare la pioggia, com’è successo oggi a me e Lorenzo, graziati dal cielo che ci regalava lo squarcio d’azzurro a seguire i nostri spostamenti fino ai laghetti Bombasel. Il “piccolo aiuto” sarebbe il nostro pensiero al giorno del compleanno della nonnina Teresita (1911-2002), una ricorrenza che anche l’anno scorso aveva portato buono dissipando la nuvolaglia per una gita al Laresei, dove fu scattata questa foto.
28 maggio 2008
Una vincita all'otto
Oggi pomeriggio vado a festeggiare il Tondino (come lo chiamava la Caju* da piccolo per via della forma del capo e delle protuberanti guanciotte), che compie 8 anni. L'ho menzionato tante volte, ma al di là delle sue uscite che forse meriterebbero un blog a parte, non saprei esplicitare in misura sufficiente quanto mi apra il cuore la sua esistenza. Auguri, Lorenzo!
(*)Francesca, l'altra mia meraviglia.
(*)Francesca, l'altra mia meraviglia.
29 luglio 2017
Di grappa e altre bellezze
Ho usato due litri di Grappa Franciacorta Morbida per riempire i boccacci nei quali ora riposano alcoliche le ciorciole e i rametti di cembro che mi ha dato Walter della Baita Caserina perché potessi provare a farmi la grappa al cirmolo.
Non so quale sarà il risultato finale: intanto sto facendo il possibile, trasferendo ogni mattina i barattoli sul balcone perché si possano crogiolare al sole per tutto il giorno e riportandoli in casa la sera. Lo zucchero aggiunto si è già sciolto completamente, il colorito rosaceo è già stato acquisito, ma la pazienza è la virtù primaria per chi voglia sorbirsi dei bicchierini all'altezza delle aspettative.
Il colpo di fulmine gustativo era avvenuto quando, dopo una passeggiata in cresta sul Cornon, ero sceso col mio amico Franz a rifocillarmi alla Caserina. Qualche giorno più avanti, insieme a mio figlio Lorenzo avevamo ripetuto la camminata, allungandoci a percorrere il panoramicissimo monte Agnello prima di inoltrarci lungo il grazioso sentiero tra pini mughi e stelle alpine che dai "Cornacci" sovrasta da un lato la val di Fiemme e dall'altro l'ampio anfiteatro verde di Pampeago, incorniciato dalla magnificenza del Latemar, ma che offre alla vista, tra l'altro, anche l'intera catena del Lagorai, le Pale di San Martino, la Marmolada, il Piz Boè. In questa occasione, ripassando dalla Caserina per una fortaia di metà pomeriggio, insieme alla degustazione mi sono stati offerti gli onori boschivi atti alla produzione casereccia dell'ambita acquavite.
Mi rendo conto, scrivendone, che non si tratta solamente di voler ottenere una leccornia fine a sé stessa, ma di una sorta di tentativo di catturare la bellezza sensoriale promanante da un'intera area geografica che parla ai ricordi e alle voglie, comunicando quindi attraverso il tempo, dal passato al futuro, e che regala istanti sempre presenti grazie all'intensità della sua bellezza.
Non so quale sarà il risultato finale: intanto sto facendo il possibile, trasferendo ogni mattina i barattoli sul balcone perché si possano crogiolare al sole per tutto il giorno e riportandoli in casa la sera. Lo zucchero aggiunto si è già sciolto completamente, il colorito rosaceo è già stato acquisito, ma la pazienza è la virtù primaria per chi voglia sorbirsi dei bicchierini all'altezza delle aspettative.
Il colpo di fulmine gustativo era avvenuto quando, dopo una passeggiata in cresta sul Cornon, ero sceso col mio amico Franz a rifocillarmi alla Caserina. Qualche giorno più avanti, insieme a mio figlio Lorenzo avevamo ripetuto la camminata, allungandoci a percorrere il panoramicissimo monte Agnello prima di inoltrarci lungo il grazioso sentiero tra pini mughi e stelle alpine che dai "Cornacci" sovrasta da un lato la val di Fiemme e dall'altro l'ampio anfiteatro verde di Pampeago, incorniciato dalla magnificenza del Latemar, ma che offre alla vista, tra l'altro, anche l'intera catena del Lagorai, le Pale di San Martino, la Marmolada, il Piz Boè. In questa occasione, ripassando dalla Caserina per una fortaia di metà pomeriggio, insieme alla degustazione mi sono stati offerti gli onori boschivi atti alla produzione casereccia dell'ambita acquavite.
Mi rendo conto, scrivendone, che non si tratta solamente di voler ottenere una leccornia fine a sé stessa, ma di una sorta di tentativo di catturare la bellezza sensoriale promanante da un'intera area geografica che parla ai ricordi e alle voglie, comunicando quindi attraverso il tempo, dal passato al futuro, e che regala istanti sempre presenti grazie all'intensità della sua bellezza.
07 marzo 2014
Verso l'uno o l'altro declivio
Da cuorcontento con la malinconia in agguato, mi basta poco a far vacillare l'umore verso uno o l'altro declivio del benessere interiore.
L'importante è agire. Tipo oggi, quando dopo la seduta dall'igienista dentale ho cambiato itinerario per intercettare il mio Lorenzo e salutarlo mentre si aggirava con amici e amiche in vena di scherzi carnevaleschi per la Bovisa e dintorni. È stato un toccasana in questo pomeriggio di pieno sole che sarebbe stato troppo azzurro e lungo senza gli affetti più cari più che vicini. O tipo poco fa, quando sono uscito sul balcone cogliendo con lo sguardo una scia d'aereo rosata e il bel croissant rilucente di questo quarto di luna abbondante e ammiccante.
Quando l'umore si stabilisce per il verso giusto, è anche più facile trasmetterlo, il battito da cuorcontento, come nella ridente telefonata della carissima seguidora rediviva, Elena, che non vedo l'ora di ritrovare in pista non appena le fortune lo permetteranno.
L'importante è agire. Tipo oggi, quando dopo la seduta dall'igienista dentale ho cambiato itinerario per intercettare il mio Lorenzo e salutarlo mentre si aggirava con amici e amiche in vena di scherzi carnevaleschi per la Bovisa e dintorni. È stato un toccasana in questo pomeriggio di pieno sole che sarebbe stato troppo azzurro e lungo senza gli affetti più cari più che vicini. O tipo poco fa, quando sono uscito sul balcone cogliendo con lo sguardo una scia d'aereo rosata e il bel croissant rilucente di questo quarto di luna abbondante e ammiccante.
Quando l'umore si stabilisce per il verso giusto, è anche più facile trasmetterlo, il battito da cuorcontento, come nella ridente telefonata della carissima seguidora rediviva, Elena, che non vedo l'ora di ritrovare in pista non appena le fortune lo permetteranno.
30 agosto 2007
Auto demo
Oggi abbiamo fatto demolire la Ford Fiesta, malgrado la Caju e soprattutto Lorenzo non vi si volessero rassegnare. Ci ha accompagnati Fraps, che ha avuto la luminosa idea di far staccare i due marchi dall'auto affinché i piccoli se ne venissero via con qualcosa, tipo quando uno si porta l'urna del defunto a casa. Ha funzionato!
Iscriviti a:
Post (Atom)
