Quando mi hanno detto "Leoncavallo", pensavo a uno dei tanti G.A.S. e ho chiesto: dammi l'indirizzo preciso, è proprio via Leoncavallo? No, givattau. Come? G. Wattau. Ah, il centro sociale! Così, oggi ho consegnato il buonissimo pesce della Cooperativa del Golfo, arrivato direttamente da Catania, alle cucine del Leonka [in via Antoine Watteau, 7]. Non so nemmeno da quanto tempo non ci mettessi piede, anni, aaaaanni, e di sicuro non c'ero mai stato di pomeriggio: la sensazione, bellissima, è stata quella di visitare un luogo turistico fuori stagione, quando alle folle si sostituisce il silenzio e alla malagrazia dettata dalla fretta e dalla furia, una tranquillità che permette di intrecciare mani e saluti e qualche chiacchiera al volo, con la promessa di tornare a trovarli, magari proprio una delle sere in cui organizzano le cene (di solito, il mercoledì).
--
nota quasi nostalgica: della vecchia sede del C.S. in via Leoncavallo, quella abbattuta dalle ruspe nell'agosto 1989, calcai il palco in diverse occasioni con i Fragole & Sangue.
22 giugno 2012
21 giugno 2012
Non è dove il punto
Mi hanno chiesto dove vorrei andare a vivere se dovessi scegliere di allontanarmi da Milano e dal suo hinterland. Non è che sia uno di quelli che odiano questa città e nemmeno uno di quelli che la amano incondizionatamente.* Mi godo qualcosa di quel che c'è, conscio di alcuni suoi pesanti limiti, dunque non sarebbe un dramma né continuare a ronzarci intorno, né abbandonarla. Però, questo è il punto che mi stranisce, non sono stato in grado di pensare immediatamente a un posto alternativo.
In effetti, sebbene abbia dei luoghi del cuore, anche parecchi, sparsi in giro, sono ben consapevole che:
a) un conto è passarci qualche giorno o settimana, un altro sarebbe viverci tutto l'anno;
b) per me, in ogni caso, più dei luoghi contano le persone.
per il punto b)
Vero è che le persone le trovi in tutto il mondo e quindi tanto varrebbe orientarsi su un luogo più ameno che diviso per. Osservazione a margine: il discorso dei figli, è ovvio, pesa immensamente in senso positivo, ma niente è eterno e un giorno o l'altro nel futuro potrebbero essere loro a trasferirsi altrove.
riguardo al punto a)
Un posto, anche bellissimo, in certi mesi dell'anno può essere noioso come non immagini se ti limiti a estrapolare i tuoi ricordi limitati facendo un copia-incolla eterno (la stessa cosa, a pensarci, può succedere con i rapporti personali non vissuti nella quotidianità).
quindi, sintetizzando
Qualsiasi posto, anche non bellissimo, diventa speciale se lo vivi in modo soddisfacente, facendo quel che ti aggrada davvero. Come ripetutamente dichiarato, anche nel sottotitolo di questo blog, per me tutto ciò diventa assai più bello se condiviso con qualcuno che conta (nelle cerchie via via più ampie degli amori, degli affetti, degli amici e delle conoscenze gradite). Quindi non avrei timori o troppi pregiudizi né a restare né ad andarmene, però dipende con chi.
Vedi anche:
- in Lessico da amare: [amore sconfinato]
- su twitter: Per un momento
--
* Ripenso e cito a memoria una vecchia vignetta di MAD, giornaletto umoristico americano, in cui a un adesivo con la scritta perentoria: "America: love it or leave it!" rispondeva un altro affermando: "I just sort of like it. Can I live on the Canadian border?"
(America: amala o vattene! / A me piace, ma solo un po'. Posso vivere sul confine col Canada?)
In effetti, sebbene abbia dei luoghi del cuore, anche parecchi, sparsi in giro, sono ben consapevole che:
a) un conto è passarci qualche giorno o settimana, un altro sarebbe viverci tutto l'anno;
b) per me, in ogni caso, più dei luoghi contano le persone.
per il punto b)
Vero è che le persone le trovi in tutto il mondo e quindi tanto varrebbe orientarsi su un luogo più ameno che diviso per. Osservazione a margine: il discorso dei figli, è ovvio, pesa immensamente in senso positivo, ma niente è eterno e un giorno o l'altro nel futuro potrebbero essere loro a trasferirsi altrove.
riguardo al punto a)
Un posto, anche bellissimo, in certi mesi dell'anno può essere noioso come non immagini se ti limiti a estrapolare i tuoi ricordi limitati facendo un copia-incolla eterno (la stessa cosa, a pensarci, può succedere con i rapporti personali non vissuti nella quotidianità).
quindi, sintetizzando
Qualsiasi posto, anche non bellissimo, diventa speciale se lo vivi in modo soddisfacente, facendo quel che ti aggrada davvero. Come ripetutamente dichiarato, anche nel sottotitolo di questo blog, per me tutto ciò diventa assai più bello se condiviso con qualcuno che conta (nelle cerchie via via più ampie degli amori, degli affetti, degli amici e delle conoscenze gradite). Quindi non avrei timori o troppi pregiudizi né a restare né ad andarmene, però dipende con chi.
Vedi anche:
- in Lessico da amare: [amore sconfinato]
- su twitter: Per un momento
--
* Ripenso e cito a memoria una vecchia vignetta di MAD, giornaletto umoristico americano, in cui a un adesivo con la scritta perentoria: "America: love it or leave it!" rispondeva un altro affermando: "I just sort of like it. Can I live on the Canadian border?"
(America: amala o vattene! / A me piace, ma solo un po'. Posso vivere sul confine col Canada?)
20 giugno 2012
Parole
Quand'è che le parole sono belle? Quando non sono solo parole. Quando riescono a dire l'indicibile e sono vere nel farlo. Quando il dolore patito o la gioia sprigionata che esprimono è in loro. E quando ti conducono per mano a conoscere qualcosa che non sapevi di sapere.
--
precedenti: a proposito di parole, e una canzone.
--
precedenti: a proposito di parole, e una canzone.
19 giugno 2012
Tanti gradi
Fa così caldo che la volontà c'era e perciò si è fusa.
Fa così caldo che la ventola del PC è un phon per le cimici.
Fa così caldo che la brezza usa gli alberi per sventolarsi.
Fa così caldo che la zuppa sa di umanità.
Fa così caldo che si sciolgono i preservativi.
Fa così caldo che si suda a ricordare.
Interi asciugamani intrisi di ricordi.
--
bonus musicale: Pino Daniele, Che calore
Fa così caldo che la ventola del PC è un phon per le cimici.
Fa così caldo che la brezza usa gli alberi per sventolarsi.
Fa così caldo che la zuppa sa di umanità.
Fa così caldo che si sciolgono i preservativi.
Fa così caldo che si suda a ricordare.
Interi asciugamani intrisi di ricordi.
--
bonus musicale: Pino Daniele, Che calore
18 giugno 2012
Fino allo stecco
C'è una gelateria niente male davanti all'ingresso di Villa Litta ad Affori. Hanno anche i ghiaccioli artigianali e ne ho presa una manciata a gusti misti mentre andavo in Bovisa per vedere la partita coi miei ragazzi. Me n'è toccato uno allo yogurt, gusto inedito per me in questa forma. Buono, sembrava una specie di gelato ghiacciato. Più tardi ho festeggiato la qualificazione mangiandone un altro, stavolta al limone. Illusorio refrigerio che ho gustato fino in fondo, succhiando anche il legnetto intriso di succo, alla fine.
17 giugno 2012
Non sempre il gin tonifica
Mi si dice che gli inglesi ridono più degli italiani. Correggerei il tiro riferendo tale affermazione agli expat, inglesi, anzi britannici, anzi anglofoni, in trasferta all'estero: loro sì che sono indubbiamente una compagnia gradevolmente rumorosa e incline alla risata. L'ho verificato con piacere brindando ripetutamente a un aperitivo del British Council, ambito che sa alternare il rigore del lavoro con le atmosfere da allegra brigata. Brigata multinazionale e di svariate fasce d'età che ha poi sciamato verso altri luoghi. Mi sono accodato allo sciame più frizzante attraverso parchi e strade fino ai tavolini di un bar e se tra chiacchiere e risate non avessi esagerato coi drink avrei potuto parlare di serata magnifica in tutti i sensi, anziché trascinarmi a fatica fino a casa senza essere nemmeno in grado di rispondere degnamente a una telefonata.
16 giugno 2012
Dal tango ai balcani
Ha un certo fascino ballare il tango sul tetto di un centro commerciale lasciandosi investire dai raggi orizzontali del sole calante. Ha un certo fascino anche Elena Sorba, che mi ha trasmesso un paio di graziosi consigli sulla postura prima di esprimere pubblicamente la sua sensualità tanguera in un'esibizione insieme ad altri maestri presenti.
Passare l'ora che volge il disio in compagnia amichevole disinnesca in modo efficacissimo la malinconia e prepara ai godimenti successivi, come quello di ballare al suono di un'orchestrina composta da pianoforte, contrabbasso, violino e due bandoneón.
Dal tango ai balcani si arriva in fretta seguendo i mutevoli cromatismi del cielo fino al Carroponte, giusto in tempo per assistere al concerto della Babbutzi Orkestar, che non vedevo dal vivo da qualche tempo. Li ho trovati ulteriormente migliorati negli arrangiamenti dei brani e nella cura delle esecuzioni, ma senza tradire il senso di divertimento e l'energia che sprigionano, bravi!
A seguire, i Nema Problema, una bella e travolgente valanga di suono portato dai fiati che ruota attorno allo spettacolare basso tuba nomade per il palco (ascolta Balkan, per esempio).
Passare l'ora che volge il disio in compagnia amichevole disinnesca in modo efficacissimo la malinconia e prepara ai godimenti successivi, come quello di ballare al suono di un'orchestrina composta da pianoforte, contrabbasso, violino e due bandoneón.
Dal tango ai balcani si arriva in fretta seguendo i mutevoli cromatismi del cielo fino al Carroponte, giusto in tempo per assistere al concerto della Babbutzi Orkestar, che non vedevo dal vivo da qualche tempo. Li ho trovati ulteriormente migliorati negli arrangiamenti dei brani e nella cura delle esecuzioni, ma senza tradire il senso di divertimento e l'energia che sprigionano, bravi!
A seguire, i Nema Problema, una bella e travolgente valanga di suono portato dai fiati che ruota attorno allo spettacolare basso tuba nomade per il palco (ascolta Balkan, per esempio).
15 giugno 2012
Certe volte
Certe volte la pigrizia o la fretta ti fa tralasciare di controllare cosa dica esattamente una canzone, ma ne prendi un verso e lo fai tuo, tuo in quel momento specifico e trovi l'inno dell'istante che chiede di esprimersi. Certe volte sei lì e sai che devi sbrigarti perché le cose da fare sono tutte o quasi urgenti e ruggenti, ma il loro accumulo ti porta allo stallo e ti metti a fare qualcosa che non c'entra niente e che al momento sembra farti perdere tempo e invece te lo fa prendere, il tempo. Certe volte non puoi andare a vivere in un posto che ti piacerebbe molto, così ti accontenti di andarci in vacanza per qualche giorno* e finisci per cogliere qualche momento magico che s'infilerà per sempre (o finché alzheimer non vi separi) nella collana di perle della tua memoria. Certe volte il pensiero ti rimane a metà perché le immagini per dipingerlo sono sparse per i ricordi condivisi del mondo o perché le frasi che ne potrebbero parlare sono scritte da qualche parte a matita, ma il sorriso lieve che scaturisce è intero e si chiama fruizione malinconica del vivere.
--
* vedi le considerazioni di Pennac in Comme un roman quando parla dei diritti del lettore (Come un romanzo nella traduzione di Yasmina Melaouah).
--
* vedi le considerazioni di Pennac in Comme un roman quando parla dei diritti del lettore (Come un romanzo nella traduzione di Yasmina Melaouah).
14 giugno 2012
Tu, per esempio, come osi?
Ci sono persone che frenano e persone che si buttano, nel senso di osare. Tutte, sicuramente, lo fanno perseguendo il bene per sé.
Immagino che in una sorta di dialogo tra la propria anima, per così dire, e la parte di sé che le custodisce o le guida, ovvero, altrimenti detto, tra il sentire e la ragione, le prime abbiano complessivamente una considerazione positiva per le sofferenze evitate ("Vedi, ti ho preservato da quell'esperienza perché successivamente ti avrebbe potuto causare dolore." "Brava, grazie."), mentre le seconde il freno lo mordano ("Vaffanculo, mi hai precluso tale e tale godimento, chissenefrega del ginepraio che avrei poi dovuto attraversare!") e sebbene non possa ragionevolmente attribuire maggiore saggezza a queste ultime, sento di esservi proclive.
L'importante è che buttarsi mantenga il senso di osare e non quello di finire tra i rifiuti.
Immagino che in una sorta di dialogo tra la propria anima, per così dire, e la parte di sé che le custodisce o le guida, ovvero, altrimenti detto, tra il sentire e la ragione, le prime abbiano complessivamente una considerazione positiva per le sofferenze evitate ("Vedi, ti ho preservato da quell'esperienza perché successivamente ti avrebbe potuto causare dolore." "Brava, grazie."), mentre le seconde il freno lo mordano ("Vaffanculo, mi hai precluso tale e tale godimento, chissenefrega del ginepraio che avrei poi dovuto attraversare!") e sebbene non possa ragionevolmente attribuire maggiore saggezza a queste ultime, sento di esservi proclive.
L'importante è che buttarsi mantenga il senso di osare e non quello di finire tra i rifiuti.
13 giugno 2012
L'arte del mestiere
Mi piace chi fa bene il proprio mestiere, l'ho già scritto e lo ribadisco. È una cosa che noto e mi fa un bell'effetto, mi sembra ogni volta un sorriso in più regalato al mondo, che si tratti di un ferramenta della Bovisa (quello in piazza Bausan, tanto per non far nomi), di un gelataio (quando le papille fanno faville) o di un barbiere (ma per la precisione dovrei dire acconciatore, visto che mi riferisco a Daniele di MIDA, in quel di Cinisello Balsamo).
Il mestiere fatto per bene si percepisce dai particolari e dalle attenzioni inattese, oltre che dal risultato finale: è una pietanza fatta di competenza, ma il suo condimento è la passione.
Un lavoro svolto con passione riesce meglio e in più ti evita l'alienazione, annullando la noia e trasformando la fatica in soddisfazione. Ti porta a regalare qualche sforzo in più senza patirne il peso e senza nemmeno sapere che alla lunga ne sarai ripagato (quasi un paradosso, la remunerazione della gratuità, ma in genere, in una forma o nell'altra, funziona).
Succede anche a me in vari ambiti e il bello è quando a fine compito, nonostante le lunghe fatiche, non sembra nemmeno di aver lavorato. Non approfittatene, però, eh!
Il mestiere fatto per bene si percepisce dai particolari e dalle attenzioni inattese, oltre che dal risultato finale: è una pietanza fatta di competenza, ma il suo condimento è la passione.
Un lavoro svolto con passione riesce meglio e in più ti evita l'alienazione, annullando la noia e trasformando la fatica in soddisfazione. Ti porta a regalare qualche sforzo in più senza patirne il peso e senza nemmeno sapere che alla lunga ne sarai ripagato (quasi un paradosso, la remunerazione della gratuità, ma in genere, in una forma o nell'altra, funziona).
Succede anche a me in vari ambiti e il bello è quando a fine compito, nonostante le lunghe fatiche, non sembra nemmeno di aver lavorato. Non approfittatene, però, eh!
12 giugno 2012
11 giugno 2012
Atrás
La donna che ballando procede a ritroso arpeggia la terra coi suoi passi mentre solca lo spazio con l'aggraziata sfrontatezza delle sue curve vitali. Curve del bacino, sporgenza del posteriore, violino di delizie sicuro e audace perché si esprime nell'arte che traduce i segni in sogni; femmina, mappa terrena di un mondo ulteriore che interpretando la musica ne sviluppa il senso, magicamente alimentando e soddisfacendo anche lo spirito, in uno sconfinato fugace paradiso ancorato alla terra, anzi, al pavimento, l'unico vero amico di chi si cimenta nel tango.
--
Proponendo l'ascolto di Por una cabeza eseguita da Itzhak Perlman, matoart sottolinea come nel tango il violino rappresenti la grazia femminile.
--
Proponendo l'ascolto di Por una cabeza eseguita da Itzhak Perlman, matoart sottolinea come nel tango il violino rappresenti la grazia femminile.
10 giugno 2012
Bovisa bazar
Ogni domenica, che piova o splenda il sole, nel piazzale antistante alle Ferrovie Nord ha luogo il mercatino della Bovisa. Una specie di bazar dell'usato, dove scambio e compravendita di oggetti di ogni genere vivacizzano la mattinata e il primo pomeriggio. Per pochissimi euro si possono trovare: "usato di pregio, modernariato, vintage, creazioni artistiche, antiquariato, bigiotteria, libri, dischi, vestiti, elettronica, biciclette, utensili, elettrodomestici, mobili e molto altro ancora."
È bello osservarne il brulicare con lo stupore ad affollarti lo sguardo la prima volta che apri le persiane su quel paesaggio umano inaspettato. A me è capitato il fine settimana in cui ero sfuggito al papa ed è allora che ho scattato la foto col cellulare.
Stavolta, invece, ho avuto il privilegio di assistere ai primi allestimenti, perché un sms all'alba mi ha ricordato di... spostare l'auto rimasta nel parcheggio! Così, in tempo zero, stamane sono sceso a spostarne due, giacché anch'io, dimentico dell'evento, avevo posteggiato lì. Per fortuna, che piova o splenda il sole, riesco a riprendere il sonno più o meno dove l'avevo lasciato.
--
bonus musicale: Ray Charles, Come Rain or Come Shine
09 giugno 2012
Votaladebbie!
Di Deborah Ardes conservo un ricordo prorompente. Non intendo alludere alle sue doti di femmina procace, bensì a quando cantammo insieme, con i Blubaluba, a una festa di matrimonio nei dintorni di Parma. Lei aveva sostituito la temporaneamente indisponibile Elisa e con una sola sessione di prove ci avventurammo a intrattenere i festanti convitati. Furono tutti soddisfatti, e anche noi: menzione particolare a una focosa esecuzione di Sex Machine, omaggio a James Brown ma anche all'entusiasmo di tutti i presenti. Magari Debbie non si ricordava proprio tutte le parole dei pezzi, però l'interpretazione era indubbiamente carica d'energia espressiva.
Ora le parole mi pare le abbia trovate, scrivendo un suo pezzo, Luna Park, che propone all'ascolto (e alla votazione) nel sito Music Flash.
[Se vuoi votare devi registrarti e accedere alla sezione "votazioni" -- per invogliarti ti fanno anche partecipare all'estrazione di alcuni aggeggi (iPhone e iPad).]
Ora le parole mi pare le abbia trovate, scrivendo un suo pezzo, Luna Park, che propone all'ascolto (e alla votazione) nel sito Music Flash.
[Se vuoi votare devi registrarti e accedere alla sezione "votazioni" -- per invogliarti ti fanno anche partecipare all'estrazione di alcuni aggeggi (iPhone e iPad).]
08 giugno 2012
Accauno in finale
07 giugno 2012
Escuchando a tus ángeles
C'è ancora posto per iscriversi al Workshop di traduzione letteraria dallo spagnolo con Ilide Carmignani che si terrà sabato 9 giugno 2012 a Milano grazie all'organizzazione di Dori Agrosì.
06 giugno 2012
Dance dance dance
Pensavo di fare io un favore a lui e invece l'ha fatto lui a me. Mi riferisco a Lorenzo, che ha chiesto e ottenuto di essere accompagnato allo spettacolo di danza moderna organizzato e coreografato da OrMars presso l'Auditorium Don Bosco (quello dove andavo al cineforum). Pensavo di stufarmi e invece ho applaudito convinto. Sul palco per Renaissance c'erano in gran numero anche i ragazzini e i bambini delle medie e delle elementari della Bovisa e ne abbiamo ammirato la bravura, raggiunta dopo mesi e mesi di intensi allenamenti e prove. Alla fine, tra chiacchiere amene e sorrisi radiosi, siamo andati a congratularci in particolare con Julian e Rehana, da kids a grown-ups in un batter di lunghe ciglia. Keep dancing!
05 giugno 2012
Mescolanza
La musica di Ratka Piratka m'accompagna nel tragitto automobilistico verso casa come tanti altri martedì, ma stavolta la serata è stata diversa dal previsto e dal consueto. Anche la giornata, in effetti. Ho vissuto il primo scrutinio scolastico dall'altra parte della barricata, tanto per dirne una. Poi ho fatto da taxista tra un pronto soccorso e tre piani a piedi, mannaggia a quel metatarso rotto, chissà che male. Alla cena superfamiliare sono giunto solo per il taglio della torta, ma in tempo per recuperare le mie due meraviglie e anche per imboscarmi un paio di leccornie che mi avevano messo da parte. Alla fine, insieme alla musica balcanica (e dei Carpazi, e kletzmer, eccetera), spettacolo per la coda dell'occhio e poi per lo sguardo tutto è la luna, la luna ancora quasi piena e il suo cielo d'intorno, acquerellato a tinte chiaroscurali, composizione d'artista dalla luminosità più che maliziosa, civettuola, invitante. Ora finisco d'ascoltare la trasmissione (viva RadioPop!) e come esempio ti metto questa stramberia: Yuri, degli Oi Va Voi.
04 giugno 2012
Un'isola a nord e un'isola a sud
La diaspora degli amici, ne sono convinto, non annulla i legami. Restano, tra le distanze, lunghi fili variamente intrecciati, di diverso spessore e più o meno tesi. Talvolta, addirittura, paradossalmente s'intensificano le vicinanze: lo si verifica quando succede di rivedersi, anzi quando non si manca di farlo capitare nelle rare occasioni che possono presentarsi. I fili, naturalmente, sono corroborati dalle svariate possibilità di comunicare, nelle forme concesse dal tempo e dalla tecnologia, ma quelle che contano sono la volontà e la voglia.
A proposito, c'è un bel blog, prevalentemente fotografico, che si presenta così:
A proposito, c'è un bel blog, prevalentemente fotografico, che si presenta così:
Sono originaria di Milano. Mi sono trasferita in Sicilia per un anno. Almeno. Poi si vedrà.Si chiama: La Sicilia vista da me.
03 giugno 2012
Tanto oggi non è mica lunedì
Se non vuoi ingrassare, non ti conviene avere un amico come lo Zio Masciu (el sio masciu), che allestisce e ti ammannisce una paella miracolosamente vicina alla bontà di quella che gustai a Llavaneras, nei pressi di Barcellona, insieme a un altro Massimo, con il quale girovagai in autostop l'estate della maturità.
Lo zio Masciu, poi, tra le varie leccornie, ti fa deliziare proponendoti tre chili di gelato, ovviamente fatto in casa, con quattro gusti uno più buono dell'altro (nella fattispecie: fior di latte con una punta di vaniglia, crema aromatizzata al liquore, marron glacé e cioccolato con un filo di rum) e come bicchiere della staffa un liquore polacco di vodka al caramello condito da foglie d'oro (seguirà documentazione fotografica).
Per fortuna oggi si va a mangiare dalla nonna, dove sicuramente (ehm) staremo a dieta...
Lo zio Masciu, poi, tra le varie leccornie, ti fa deliziare proponendoti tre chili di gelato, ovviamente fatto in casa, con quattro gusti uno più buono dell'altro (nella fattispecie: fior di latte con una punta di vaniglia, crema aromatizzata al liquore, marron glacé e cioccolato con un filo di rum) e come bicchiere della staffa un liquore polacco di vodka al caramello condito da foglie d'oro (seguirà documentazione fotografica).
Per fortuna oggi si va a mangiare dalla nonna, dove sicuramente (ehm) staremo a dieta...
02 giugno 2012
Un tabù di meno
Non mi sono imbarazzato nemmeno un po', pensa, ballando il tango per la prima volta davanti ai miei figli. L'ho fatto alla festa popolare in atto al parco di via Livigno e grazie alla bravissima Elena, che una volta di più è stata tanto gentile da prestarsi a farmi da partner.
01 giugno 2012
Astrology Domine
Per sfuggire alle orde del Paparatzi e all'enorme e inequivocabile rutto tonante che a metà della cerimonia liturgica il cielo di certo scatenerà sul suo palco pinkfloydiano, questo fine settimana migro in Bovisa.
--
Floating down, the sound surrounds
Around the icy waters underground.
--
Floating down, the sound surrounds
Around the icy waters underground.
31 maggio 2012
Desideri mitici
Con senso di responsabilità faccio come Ulisse e per resistere alle sirene del tango m'incateno dinanzi al tavolo delle verifiche da correggere. Anche la brezzolina notturna invitava a uscire, ma stasera mi limito al balcone, occhieggiando la luna umida e annusando l'aria dopo aver strofinato una carezza al basilico e al rosmarino che da qualche giorno gli fa compagnia. Son sereno, ma so bene che così non va: voglio e devo cambiare marcia, riorganizzarmi per ritagliare sempre il tempo necessario a tutto quel che mi serve e che desidero, dall'attività fisica a quella ludica, col senso della musica e con la musica dei sensi.
--
Il bonus musicale è un Battiato di qualche decennio fa.
--
Il bonus musicale è un Battiato di qualche decennio fa.
30 maggio 2012
Cose che rispuntano
Per esempio, prendi una canzone degli anni ottanta: You Spin Me Around.
La prima volta che la sentii ero in discoteca a Plymouth e un tipo in carrozzella la ballava ruotando vorticosamente, come un derviscio a rotelle, su ogni ritornello. Il Paio, se si ricorda, può testimoniare.
A guardarlo ora, il video originale dei Dead or Alive è piuttosto ridicolo, comunque all'epoca mica lo sapevo. Agnimodo, senti invece la cover dei Dope, che non è male.
La prima volta che la sentii ero in discoteca a Plymouth e un tipo in carrozzella la ballava ruotando vorticosamente, come un derviscio a rotelle, su ogni ritornello. Il Paio, se si ricorda, può testimoniare.
A guardarlo ora, il video originale dei Dead or Alive è piuttosto ridicolo, comunque all'epoca mica lo sapevo. Agnimodo, senti invece la cover dei Dope, che non è male.
29 maggio 2012
Milongueros
L'ultimo giorno di scuola porta con sé il rischio della malinconia, ma una birretta condita da qualche risata la sciacqua via agile come lo scorrere della Martesana nei pressi del boschetto. Quello del martedì, come dice Anna, è un gruppo simpatico; un gruppo che miscela affinità e differenze in modo utile e divertente, aggiungo io; un gruppo che sarà contento di ritrovarsi alle pratiche ora che il corso di tango è terminato e che probabilmente sciamerà spesso in milonga, per imparare un po' alla volta a disegnare col corpo le musiche provenienti dall'anima nostalgica.
28 maggio 2012
27 maggio 2012
Webbietà
Che ridere, sentire Lorenzo parlare del prossimo 29 maggio come del suo "giorno da babalastre".
[nel suo vecchio blog, Sphera raccontò di come nella sua famiglia chi compiva gli anni fosse in quel giorno "onorato" e quindi privilegiato in tutto e per tutto, ma il giorno successivo cadesse praticamente in disgrazia, nello stato di babalastre, ovvero di chi avrebbe dovuto aspettare più di chiunque altro per essere di nuovo "onorato". Avrei voluto puntarvi un collegamento, ma per colpa della chiusura di Splinder se ne sono perse le tracce]
In effetti, riferire ai miei ragazzi le cose del web porta spesso a bei momenti. Ieri, sempre a Lorenzo, ho letto questa frase:
[nel suo vecchio blog, Sphera raccontò di come nella sua famiglia chi compiva gli anni fosse in quel giorno "onorato" e quindi privilegiato in tutto e per tutto, ma il giorno successivo cadesse praticamente in disgrazia, nello stato di babalastre, ovvero di chi avrebbe dovuto aspettare più di chiunque altro per essere di nuovo "onorato". Avrei voluto puntarvi un collegamento, ma per colpa della chiusura di Splinder se ne sono perse le tracce]
In effetti, riferire ai miei ragazzi le cose del web porta spesso a bei momenti. Ieri, sempre a Lorenzo, ho letto questa frase:
da grande voglio diventare "collaudatrice de il suono di ringhiere con piccoli legnetti"e lui in un risolino trasognato ha detto: "Vringhievre... che bello."
26 maggio 2012
Orate et manducate
Quando mi sono accorto che erano integre, mi è partita una fila di porchi. Non me le avevano pulite, al mercato, quelle tre orate. Subito il raddoppio della fila di porchi pensando che allora non me le avevano nemmeno squamate e come avrei fatto a cuocerle al forno? Calcola l'insipienza culinaria come attenuante a siffatta reazione esageratamente sanguigna, calcola che il forno è quasi un mistero per me, calcola che non avrei avuto tempo e modo di organizzare altro per il pranzo coi miei pargoli. Comunque, una volta esaurito lo sfogo, ho preso un coltello e dopo aver ribestemmiato per l'inadeguatezza della lama, le ho aperte per eviscerarle. Ho visto che non è impossibile. Poi mi s'è accesa una lampadina, ricordando una frase della mia pescivendola di fiducia che parlava di cuocerle "al sale". Nelle teglie oliate e insaporite con origano, basilico, mandorle, capperi e olive taggiasche avevo già preparato un letto di zucchini, pomodori e cipollotto dolce tagliati sottili e veli di patate ottenuti col pelapatate. Su quel goloso giaciglio ho posto i pesci, ma cospargendoli di sale sopra e sotto. Poi ho infornato, senza cartoccio stavolta. Ce le siamo slappate con alto gradimento.
25 maggio 2012
Piccole droghe
Se in questo momento stessi viaggiando in auto, accosterei. Se stessi guidando in autostrada, mi fermerei alla prima area di sosta o di servizio, parcheggerei, reclinerei il sedile e mi farei una decina di minuti di sonno. Poi ripartirei: ritemprato e sicuro di farcela ad arrivare, riprenderei il tragitto senza chiedermi perché stia procedendo nella direzione che mi allontana dai desideri. Custodirei nel sentire corporeo, insieme alla fatica, il compiacimento di credere che ne sia valsa la pena. Saluterei come ineluttabili i cartelli stradali fugacemente schierati ad accogliermi e i lampioni accesi. Proseguirei fino all'ultimo tratto contrastando la stanchezza riaffiorante. Posteggiando sotto casa, pregusterei l'agognato riposo. Girata la chiave nella toppa, posati zaino e borse, affronterei con le residue energie le piccole operazioni di vivibilità e poi, finalmente pronto a dormire, rimarrei invece a cincischiare per casa o davanti a un monitor fino a ciondolare. Raggiungere lo sfinimento sarebbe forse un modo per imbrigliare la lucidità, quella del pensiero e quella degli occhi, non paghi di tuffarsi da troppo tempo in cieli troppo lontani.
24 maggio 2012
L'iridescenza è nell'iride di chi sa
23 maggio 2012
Leggi un po'
Oggi ti mando a leggere una cosa bella di arsenio bravuomo, una poesia che si chiama superpoteri.
Per me, di superpotere vorrei quello di saper fermare lo struggersi qualche momento prima che vi si affigga il prefisso "di", affinché si liberi spazio per le fiumane del bello, che possano scorrere convergendo dal passato e dal futuro, come un denso arcobaleno di fotoni liquidi.
Per me, di superpotere vorrei quello di saper fermare lo struggersi qualche momento prima che vi si affigga il prefisso "di", affinché si liberi spazio per le fiumane del bello, che possano scorrere convergendo dal passato e dal futuro, come un denso arcobaleno di fotoni liquidi.
22 maggio 2012
Gemme di maggio
Durante una supplenza ho letto il sonetto 18 di Shakespeare e ho parlato loro della paradossale opposizione tra natura e arte, ove la prima, tumultuosamente in divenire, richiama il declino e la morte mentre la seconda, nella sua fissità, promette vita eterna.
Ho anche suggerito di apprezzare l'interpretazione canora di David Gilmour, che ben si attaglia all'idea di musicalità da sempre in qualche modo intrecciata all'espressione poetica.
Ma così come la bellezza s'allontana dal bello, neanche i versi eterni a un certo punto bastano più. Meglio il caduco vivere, un ansito di qui-e-ora, meglio il lampo d'un sorriso fugace ma acceso, un fazzoletto di paradiso rubato agli dei del tempo, meglio un passo di danza maldestro condito di gioia fanciulla, e i giochi i colori i disegni i baci, meglio i baci, e dagli occhi vederti che ridi e che sei come sei.
Ho anche suggerito di apprezzare l'interpretazione canora di David Gilmour, che ben si attaglia all'idea di musicalità da sempre in qualche modo intrecciata all'espressione poetica.
Ma così come la bellezza s'allontana dal bello, neanche i versi eterni a un certo punto bastano più. Meglio il caduco vivere, un ansito di qui-e-ora, meglio il lampo d'un sorriso fugace ma acceso, un fazzoletto di paradiso rubato agli dei del tempo, meglio un passo di danza maldestro condito di gioia fanciulla, e i giochi i colori i disegni i baci, meglio i baci, e dagli occhi vederti che ridi e che sei come sei.
21 maggio 2012
Automotivarsi
Dal sito nuovo e utile - teorie e pratiche della creatività, la Zoe segnala Motivazione: per soldi o per sogni?, un interessante articolo (che a sua volta rimanda a un video e ad altri link da esplorare, ma ora non ne ho il tempo) sul "chi ce lo fa fare" di mettere più energie del dovuto (ovvero di lavorare indipendentemente dal compenso) per fare bene le cose.
Trovo vera l'affermazione: "quanto più il compito è sfidante, complesso e creativo, tanto meno può essere motivato solo da un compenso materiale".
La trovo vera per esperienza e come esempio mi viene in mente la traduzione di uno dei testi meno facili dei Beatles, realizzata qualche anno fa per la versione domestica del dvd di un film (lavoro condiviso con la collega Raffaella Capellaro, ma questo brano toccò a me).
Ecco come la presentai, dopo aver consultato una miriade di pagine, dopo aver importunato un'amica insegnante di madrelingua inglese e il pusher di John Lennon, dopo essermi lambiccato cervello e polpastrelli nel tentativo di sintetizzare impossibili doppi sensi e giochi di parole, il tutto per un compenso inferiore a quello di due pagine di semplici istruzioni per l'uso di un qualsiasi aggeggio o macchinario:
Come Together
[nota: quasi tutte le espressioni utilizzate in questo testo si prestano a molteplici interpretazioni]
(Venite insieme)
di John Lennon e Paul McCartney
© 1969
Eccolo che arriva con la chitarra a cassa piatta, ciondolando lento
ha l’occhio allucinato, lui credente infervorato
ha i capelli fino alle ginocchia
dev’essere un mattacchione, fa quel che gli pare
Non calza scarpe lucide, ha una mischia di schifezze tra le dita dei piedi
ha un dito scimmiesco, si fa di coca-cola
dice: “Vi conosco, mi conoscete”
Quel che vi so dire è che dovete essere liberi
Venite insieme adesso su di me
S’intasca la produzione, ha stivali in gomma da tricheco
ha Ono accanto, ti raddrizza la schiena
tiene i piedi sotto le ginocchia
ti accoglie tra i suoi braccioli, si sente che è malato
Venite insieme adesso su di me
Va su e giù, è preveggente
tra l’acqua di loto e un filtro magico
dice: “Uno più uno più uno fa tre”
Dev’essere un bel vedere se riesci a vederlo
Venite insieme adesso su di me
Il testo originale recita:
Come together
Here come old flat top
He come groovin' up slowly
He got jew jew eyeballs
He want holy rollers
He got hair down to his knees
Got to be a joker
He just do what he please
He wear no shoeshine
He got toe jam football
He got monkey finger
He shoot Coca Cola
He say I know you, you know me
One thing I can tell you is
You got to be free
Come together, right now
Over me
He bag production
He got walrus gumboot
He got Ono sideboard
He one spinal cracker
He got feet down below his knees
Hold you in his armchair
You can feel his disease
Come together, right now
Over me
He roller coaster
He got early warning
He got muddy water
He one Mojo filter
He say one and one and one is three
Got to be good looking
'cause he's so hard to see
Come together right now
Over me
Come together, yeah
Come together, yeah
Come together, yeah
Come together, yeah
Come together, yeah
Come together, yeah
Come together, yeah
Come together, yeah
Come together, yeah
Come together, yeah
--
P.S.: per monkey finger avrei dovuto dire: "ha il dito che sa di culo".
Trovo vera l'affermazione: "quanto più il compito è sfidante, complesso e creativo, tanto meno può essere motivato solo da un compenso materiale".
La trovo vera per esperienza e come esempio mi viene in mente la traduzione di uno dei testi meno facili dei Beatles, realizzata qualche anno fa per la versione domestica del dvd di un film (lavoro condiviso con la collega Raffaella Capellaro, ma questo brano toccò a me).
Ecco come la presentai, dopo aver consultato una miriade di pagine, dopo aver importunato un'amica insegnante di madrelingua inglese e il pusher di John Lennon, dopo essermi lambiccato cervello e polpastrelli nel tentativo di sintetizzare impossibili doppi sensi e giochi di parole, il tutto per un compenso inferiore a quello di due pagine di semplici istruzioni per l'uso di un qualsiasi aggeggio o macchinario:
Come Together
[nota: quasi tutte le espressioni utilizzate in questo testo si prestano a molteplici interpretazioni]
(Venite insieme)
di John Lennon e Paul McCartney
© 1969
Eccolo che arriva con la chitarra a cassa piatta, ciondolando lento
ha l’occhio allucinato, lui credente infervorato
ha i capelli fino alle ginocchia
dev’essere un mattacchione, fa quel che gli pare
Non calza scarpe lucide, ha una mischia di schifezze tra le dita dei piedi
ha un dito scimmiesco, si fa di coca-cola
dice: “Vi conosco, mi conoscete”
Quel che vi so dire è che dovete essere liberi
Venite insieme adesso su di me
S’intasca la produzione, ha stivali in gomma da tricheco
ha Ono accanto, ti raddrizza la schiena
tiene i piedi sotto le ginocchia
ti accoglie tra i suoi braccioli, si sente che è malato
Venite insieme adesso su di me
Va su e giù, è preveggente
tra l’acqua di loto e un filtro magico
dice: “Uno più uno più uno fa tre”
Dev’essere un bel vedere se riesci a vederlo
Venite insieme adesso su di me
Il testo originale recita:
Come together
Here come old flat top
He come groovin' up slowly
He got jew jew eyeballs
He want holy rollers
He got hair down to his knees
Got to be a joker
He just do what he please
He wear no shoeshine
He got toe jam football
He got monkey finger
He shoot Coca Cola
He say I know you, you know me
One thing I can tell you is
You got to be free
Come together, right now
Over me
He bag production
He got walrus gumboot
He got Ono sideboard
He one spinal cracker
He got feet down below his knees
Hold you in his armchair
You can feel his disease
Come together, right now
Over me
He roller coaster
He got early warning
He got muddy water
He one Mojo filter
He say one and one and one is three
Got to be good looking
'cause he's so hard to see
Come together right now
Over me
Come together, yeah
Come together, yeah
Come together, yeah
Come together, yeah
Come together, yeah
Come together, yeah
Come together, yeah
Come together, yeah
Come together, yeah
Come together, yeah
--
P.S.: per monkey finger avrei dovuto dire: "ha il dito che sa di culo".
20 maggio 2012
Fremiti terrestri
Ieri notte il letto mi ha scosso, svegliandomi. Poi, poco più tardi, l'ha rifatto. Ma in quel letto che non cigola ero solo, era un'ennesima notte di assestamento. Gli scuotimenti veri erano lontani anni luce e dell'epicentro si erano perse le tracce da anni. Eppure l'avevo anche scritto sull'argilla, un tempo, prima ancora di rimanere col naso all'insù a inseguire comete, prima ancora di tornare a sperare e nuovamente disperare. Un nuovo firmamento con le stelle doppie a croce prima o poi lo guarderò, anche se ancora non so da quale Sud.
--
Buonanotte, criceti ***
--
Buonanotte, criceti ***
19 maggio 2012
Bruttezze
Cedere un passo alla volta porta comunque all'annientamento.
Viva il mondo colorato, quello capace di sorridere.
Viva il mondo colorato, quello capace di risorgere.
Viva il mondo colorato, ancor più in questa giornata di lutto (maledetti!)
--
[immagini dall'album di Gio McCluskey]
Viva il mondo colorato, quello capace di sorridere.
Viva il mondo colorato, quello capace di risorgere.
Viva il mondo colorato, ancor più in questa giornata di lutto (maledetti!)
--
[immagini dall'album di Gio McCluskey]
18 maggio 2012
17 maggio 2012
I feel post
Scrive Brunella su facebook: "Mo' m'arraccumanno: eravate tutti fan e amici di Donna Summer, è ove'?"
Da questo deduco che la cantante sia morta e penso al fenomeno della commemorazione di massa on-line, con serie apparentemente infinita di link a canzoni.
Indi rispondo: "no, però Love to love you baby sul juke box da ragazzino l'ascoltavo."
Da questo deduco che la cantante sia morta e penso al fenomeno della commemorazione di massa on-line, con serie apparentemente infinita di link a canzoni.
Indi rispondo: "no, però Love to love you baby sul juke box da ragazzino l'ascoltavo."
16 maggio 2012
Riso soffiato
Il vento qui ha fatto un buon lavoro, regalando una giornata col cielo favolosamente terso e il sole che bacia l'aria.
Anche Joshua Held ha fatto un buon lavoro, con questa vignetta:
Mentre sorridi, un bonus musicale del 1939: Giuseppe Lugo, La mia canzone al vento (Bixio, Cherubini)
Anche Joshua Held ha fatto un buon lavoro, con questa vignetta:
Mentre sorridi, un bonus musicale del 1939: Giuseppe Lugo, La mia canzone al vento (Bixio, Cherubini)
15 maggio 2012
Vasenicola
Al mercato del venerdì avevo comprato una piantina di basilico per il balcone troppo nudo e per le insalate di pomodori, poi me la sono dimenticata lì per qualche giorno e quando me ne son ricordato era avvizzita. Sconsolato, le ho dato un po' d'acqua come rimedio di coscienza tardivo e son tornato alle altre occupazioni. Qualche ora dopo, mentre cucinavo, ho pensato che anche una foglia semisecca sarebbe stata meglio che niente, sono uscito sul balcone e, meraviglia, la piantina era lussureggiante, lussuriosamente verde e provocante. "Che bello!" ho mormorato, e ne ho staccato un paio di foglioline, di quelle che se le strofini diffondono un profumo che vorrebbe rimanerti addosso sempre.
14 maggio 2012
Finché vita non vi separi
Chiamami aquila (Continental Divide), film con John Belushi nel ruolo di un giornalista d'inchiesta di Chicago, è sostanzialmente una storia romantica. Mi piacque quando lo vidi negli anni '80 in un cinema di periferia, il Perla*, che si trovava alla Bovisa.
La storia, come pure il personaggio, mi piace ancora, con i contrastanti accostamenti e gli slanci di cui è pervasa. Soprattutto, in tutti questi anni non avevo dimenticato quell'impossibilità di separarsi tanto ben raffigurata dalla scena dei saluti alla stazione che si prolungano sul treno fermata dopo fermata...
Un esempio di coincidenza degli opposti, di superamento delle distanze senza che le differenze si annullino. Come l'autentico reciproco infinito conoscersi.
* in seguito quella sala, dopo un periodo come cinema a luci rosse, chiuse definitivamente.
La storia, come pure il personaggio, mi piace ancora, con i contrastanti accostamenti e gli slanci di cui è pervasa. Soprattutto, in tutti questi anni non avevo dimenticato quell'impossibilità di separarsi tanto ben raffigurata dalla scena dei saluti alla stazione che si prolungano sul treno fermata dopo fermata...
Un esempio di coincidenza degli opposti, di superamento delle distanze senza che le differenze si annullino. Come l'autentico reciproco infinito conoscersi.
* in seguito quella sala, dopo un periodo come cinema a luci rosse, chiuse definitivamente.
13 maggio 2012
Colpi di fortuna
Ho già detto da qualche parte che avere fortuna è innanzitutto sentirsi fortunati. Di essere fortunato nelle piccole cose sono davvero convinto e l'ho detto ai miei figli. Peraltro, ho soggiunto, un paio di volte ho anche vinto alla lotteria. Loro hanno sgranato gli occhi, ovviamente increduli, visto lo stato modesto delle mie finanze. Sì, proprio così, ho continuato. Mi sono capitati due biglietti vincenti: uno nel 1996 e uno nel 2000. Dopo un secondo di sospensione hanno sorriso all'unisono, la mia quasi sedicenne e il mio quasi dodicenne.
12 maggio 2012
Come fosse facile
La maggior parte delle cose non dipendono da te, quindi rilassati.
Molte cose, però, s'intrecciano con la tua vita, quindi vigila.
Come fosse facile.
Già, come fosse facile.
Molte cose, però, s'intrecciano con la tua vita, quindi vigila.
Come fosse facile.
Già, come fosse facile.
11 maggio 2012
Al naturale
Questa mi piace (anche) perché canta a piedi nudi. Piedi nudi che trasmettono sensualità tattile, che fanno pensare a piastrelle calde pulite su un terrazzo d'estate, all'erba di un parco ancora un po' umida, a sabbia da riconoscere, a pediluvi in ascolto di altre voci, all'intreccio di una caviglia in un letto lontano nel tempo e nello spazio, a magie di contatti d'anima attraverso la riflessologia plantare, a rituali inventati da un geniaccio. Piedi nudi che prendono energia dalla Terra e la tramutano in sentire.
10 maggio 2012
Quel che sovviene
Devo smettere di guardare le foto. Devo smetterla per evitare che i ricordi si riducano alla bidimensionalità. Sì, perché le memorie registrate dalla mente attraverso tutti i sensi sono multidimensionali, seppur sfuggenti come sogni fatti di brume. Invece i pixel delle immagini, sovrapponendovisi, appiattiscono le porzioni di ricordo cristallizzando un'espressione, annullando gli odori, negando l'impronta tattile e l'elasticità di un contatto epidermico, il sapore di uno scambio umorale, la traccia dei gesti condivisi e dei movimenti nello spazio. Il rischio è quello del souvenir, che si oppone all'esperienza e anestetizza il ricordo che intendeva evocare.
09 maggio 2012
Esercizietto di traduzione
Come si potrebbe tradurre la seguente scritta, riportata su un furgone e segnalata dal sito Star Walls?
Questa la mia proposta per aggirare l'ostacolo:
Ti vengono in mente altre soluzioni?
...intanto, alcune proposte sono sortite dai commentatori di friendfeed.
--
v. anche gli esercizi di traduzione: *, **, ***
Life sucks if your girlfriend doesn’tIl problema è rendere il gioco di parole che in inglese si produce grazie al doppio significato del verbo to suck: "fare schifo" e "succhiare" (La vita [xxx] se la tua ragazza non [xxx]).
Questa la mia proposta per aggirare l'ostacolo:
La vita ti spompa se non lo fa la tua ragazza
Ti vengono in mente altre soluzioni?
...intanto, alcune proposte sono sortite dai commentatori di friendfeed.
--
v. anche gli esercizi di traduzione: *, **, ***
08 maggio 2012
Diamanti
Le madeleine sono password per le aree più infrattate della memoria affettiva. Criptate da qualche parte, non sappiamo mai come e quando si faranno evocare, né se l'effetto di quanto evocheranno saprà di dolcezza, malinconia, sofferenza, allegria. Per fortuna siamo abbastanza complessi da non risultare sempre prevedibili. Per fortuna la vita ci riserva tante sfiziosità e lo sfizio di non conoscerne prima perfettamente il sapore. Per la fortuna di tutti i sensi, sempre che i diamanti continuino a brillare.
07 maggio 2012
Morfeologia
Ho un appuntamento, durante il tg3 mi addivàno un momento per rilassarmi e mi addormento: sonno profondo con sogni, risveglio in preda all'ansia per il ritardo... ma avevo dormito solo nove minuti.
Era un po' che non mi capitava, ma ricordo quella volta che mi successe in metrò, nello spaziotempo tra due o tre fermate, e mi meravigliai contento di quel dilatarsi dello scorrere dei minuti, pronti a diventare mantice per contenere scampoli del regno di Morfeo.
La fortuna di riuscire a fare microsonnellini ristoratori la imparai da mio padre, che era capace di mettersi in poltrona dopo la pausa pranzo chiedendoci di svegliarlo dopo cinque minuti in modo che facesse in tempo a prendere l'autobus per tornare al lavoro.
Ora però vado, altrimenti faccio tardi davvero.
Era un po' che non mi capitava, ma ricordo quella volta che mi successe in metrò, nello spaziotempo tra due o tre fermate, e mi meravigliai contento di quel dilatarsi dello scorrere dei minuti, pronti a diventare mantice per contenere scampoli del regno di Morfeo.
La fortuna di riuscire a fare microsonnellini ristoratori la imparai da mio padre, che era capace di mettersi in poltrona dopo la pausa pranzo chiedendoci di svegliarlo dopo cinque minuti in modo che facesse in tempo a prendere l'autobus per tornare al lavoro.
Ora però vado, altrimenti faccio tardi davvero.
06 maggio 2012
A piedi su invisibili raggi
La luna poi la notte dei regalini non s'è lasciata guardare, ma tanto qualche desiderio lo esaudisce sempre qua e là: a volte bastano un gelato e una lunga passeggiata i cui passi abbraccino un quartiere e una quindicina d'anni.
05 maggio 2012
Una bella nidiata
Rivedere in una carrellata di foto dei "ragazzi del 2000" la loro crescita, nel fisico e negli atteggiamenti, riconoscere un sacco di compagni e compagne dai tempi della materna o addirittura del nido, riderne insieme e anziché alla lacrimuccia, lasciare spazio e voce all'esclamazione: è bello il mondo colorato!
A domani, sul campo di basket per le finali. Forza Guicciardi 1 e Guicciardi 2!
A domani, sul campo di basket per le finali. Forza Guicciardi 1 e Guicciardi 2!
04 maggio 2012
Prepararsi alla luna gigante
Lasciando cadere la palpebra fino al crollo della capoccia, con l'autosabotaggio a suggerire una cosa e il suo contrario. Ignorando il futuro, giacché la mantica della pelle di luna può sì farlo immaginare, ma senza portarsi troppo avanti, pena l'anestesia del gusto. Il minuetto al pianoforte si sente a intermittenza fra canzoni sconosciute, laggiù ci son sirene che non vengono dal mare ma coi lampeggianti e intanto un aereo solca il vento blu.
--
P.S.: come bonus fotografico, la serie Moon di Tomohide Ikeya.
--
P.S.: come bonus fotografico, la serie Moon di Tomohide Ikeya.
03 maggio 2012
Cose di case
Domani è 'O quatto 'e maggio e una volta, vent'anni fa, traslocai davvero proprio in quel giorno. Con la mia compagna andai ad abitare alla Bovisa, dove avevamo acquistato un minuscolo appartamento al primo piano.
Per la serie "il mondo è piccolo"*, ieri dalla logopedista era seduto accanto a me un anziano signore siciliano; ne ho riconosciuto il cognome e mi è scattato il flash mnemonico; al mio interrogativo ha confermato: quella casa l'avevamo comprata proprio da lui (che però non vi abitava, lo vedemmo mezza volta per la firma dal notaio).
* poi io ci aggiungo sempre "...e la rete è grande", ma in questo caso non c'entra.
Per la serie "il mondo è piccolo"*, ieri dalla logopedista era seduto accanto a me un anziano signore siciliano; ne ho riconosciuto il cognome e mi è scattato il flash mnemonico; al mio interrogativo ha confermato: quella casa l'avevamo comprata proprio da lui (che però non vi abitava, lo vedemmo mezza volta per la firma dal notaio).
* poi io ci aggiungo sempre "...e la rete è grande", ma in questo caso non c'entra.
02 maggio 2012
Figli pellegrini
Bello lo spettacolino sui Pilgrim Fathers messo in scena dagli scolari di prima e seconda media della Maffucci, perlomeno per noi genitori accorsi ad applaudire i pargoli, che si sono cimentati chi con la recitazione di qualche battuta in inglese nelle vesti dei Padri Pellegrini, chi con l'esecuzione della colonna sonora di accompagnamento ispirata a L'ultimo dei Mohicani. Il patatino mi ha fatto gonfiare d'orgoglio e contentezza per essersela cavata benissimo in entrambi i ruoli, ma soprattutto per aver superato il suo imbarazzo da palcoscenico, uscendone soddisfatto e divertito.
01 maggio 2012
Merenda
Intorno a un tavolo a far merenda, un tavolo tondo con una grande ciotola di fragole, un paio di teglie di crostata fatta in casa dalla nonna e una caraffa di mascarpone preparato dalla nipotina, intorno a un tavolo rotondo in semplicità, con una sufficiente dose di allegria per godersi le battute, con una grande dose di piacere per il fatto di vederli lì, figli e nipoti, cresciuti, cresciuti bene e belli, con quanto basta di stupore per il confronto con il ricordo immortalato in fotografie di fine secolo, proprio sulla poltrona accanto, il tutto innaffiato di gioia per la possibilità di condividerlo con le tre generazioni presenti, lì intorno a un tavolo, con la dolcezza di una merenda fatta in casa.
30 aprile 2012
Età adulta?
Quando al funerale ho visto la mia amica piangere accanto alla bara dell'anziano genitore, anziché immedesimarmi in lei sono balzato nel futuro e ho pensato con tenerezza a mia figlia; all'evidente dolore della perdita si è sovrapposta la percezione del distacco, ma dall'altro punto di vista, quello ignoto, dal buio dell'interno della bara o dalla luce dell'ineffabile eterea essenza, chissà. In pratica, è come se mi fossi immedesimato nel morto, ma sentendomi vivo e sereno, in tranquilla incosciente salda tenera dolcezza.
29 aprile 2012
Con una certa frequenza
Un momento in cui impreco è quando Radio Maria, con illegale prevaricazione, va a sovrapporsi alle frequenze di trasmissione di Radio Popolare, sulla quale i miei apparecchi casalinghi sono sempre sintonizzati.
RP, soprattutto per l'informazione, è una radio imprescindibile, ma senza santi in paradiso... anche per questo la sostengo (con l'abbonamento).
RP, soprattutto per l'informazione, è una radio imprescindibile, ma senza santi in paradiso... anche per questo la sostengo (con l'abbonamento).
28 aprile 2012
I freni alla passione
A proposito di rinunce, mi dispiace molto perdermi oggi il Workshop di traduzione letteraria dal francese tenuto da Yasmina Melaouah (l'ottima traduttrice di Daniel Pennac) e organizzato da Dori Agrosì per N.d.T. - La Nota del Traduttore.
Stamattina prima del risveglio ho perfino sognato che ci andavo comunque un momento... e che poi non riuscivo più a venir via. Evidentemente la carica ammaliatrice di questo tipo di incontri agisce potente su di me anche a livello subliminale, se non addirittura nell'inconscio.
Per tenersi informati sulle prossime iniziative, basta iscriversi alla newsletter.
Stamattina prima del risveglio ho perfino sognato che ci andavo comunque un momento... e che poi non riuscivo più a venir via. Evidentemente la carica ammaliatrice di questo tipo di incontri agisce potente su di me anche a livello subliminale, se non addirittura nell'inconscio.
Per tenersi informati sulle prossime iniziative, basta iscriversi alla newsletter.
27 aprile 2012
Dovere
Come mi dispiace, quanto mi dispiace, eccome se mi spiace rinunciare alle cose belle da fare perché ce ne sono altre che vanno fatte per forza. E quando lo so, che starò per qualche ora dentro a quel dispiacere, devo compensare in qualche modo: questo è certo un buon metodo, salvo che ingrassa (quando ricorro ai gelati) o fa consumare tempo (se indulgo al cazzeggio in rete o all'ennesima visione di un bel film), tempo che di conseguenza mi ritroverò a rincorrere, tempo che dovrò un po' impiegare a correre, anche, per smaltire. Certo ci sarebbero altri modi e metodi per compensare, ma non dipendono solo da me, ahimè.
26 aprile 2012
Bombe del passato
Di Guernica, nel senso del massacro civile provocato dai bombardamenti nazifranchisti nel 1937, ricorre oggi l'anniversario. Lo ricorda anche questo segnapagine.
Di Guernica, nel senso del capolavoro di sintesi realizzato da Picasso, ricordo la sala dedicata al Reina Sofia, l'apprezzamento e l'emozione, ma, insieme, che il respiro corto di poco dopo, cortissimo, fu dovuto al fatto che lei, rimasta in hotel per stanchezza, mi mancava troppo, da troppe decine di minuti, e il fatto di saperla altrove, ma raggiungibile in poche fermate di metrò, mi fece affrettare il resto della visita, saltare diverse sale e precipitarmi a ripercorrere il tratto Atocha - Sol al più presto, per ricominciare a respirare, almeno per un po'.
--
edit 2017: su gentile richiesta di Louise di Artsy, segnalo la pagina da loro dedicata a Pablo Picasso.
Di Guernica, nel senso del capolavoro di sintesi realizzato da Picasso, ricordo la sala dedicata al Reina Sofia, l'apprezzamento e l'emozione, ma, insieme, che il respiro corto di poco dopo, cortissimo, fu dovuto al fatto che lei, rimasta in hotel per stanchezza, mi mancava troppo, da troppe decine di minuti, e il fatto di saperla altrove, ma raggiungibile in poche fermate di metrò, mi fece affrettare il resto della visita, saltare diverse sale e precipitarmi a ripercorrere il tratto Atocha - Sol al più presto, per ricominciare a respirare, almeno per un po'.
--
edit 2017: su gentile richiesta di Louise di Artsy, segnalo la pagina da loro dedicata a Pablo Picasso.
25 aprile 2012
Festa
Un po' cla-clang lo faceva, la bici, ma si è proprio comportata bene stamattina, rimanendo gonfia e funzionante fino alla fine del giro, bello per i simboli e i ricordi, per le persone partecipanti e per lo splendore della giornata che si è dipinta per noi alla Bovisa.
Nel pomeriggio c'è stato tempo per godersi un pezzetto di manifestazione in centro, e in quel pezzetto coglierne la parte che più mi piace, quella della festa, celebrata musicalmente dapprima attraverso i canti delle Voci di mezzo in piazza san Carlo, ai quali ho partecipato pure io per un po' (ovviamente senza forzare), poi sui ritmi dei Mitoka Samba in corso Vittorio Emanuele e infine con le esecuzioni della Banda degli Ottoni a Scoppio, che dopo aver sfilato in corteo eseguendo il repertorio tradizionale (che comprende per esempio Bella ciao e Ale Brider, Fischia il vento e L'Internazionale, Ederlezi e Siamo i ribelli della montagna), si è fermata sul lato del Duomo esibendosi anche in una rivisitazione di Luglio, agosto, settembre degli Area (oltre a Nkosi Sikeleli Africa).
Mi è piaciuta particolarmente l'atmosfera di condivisione fattiva con i canti popolari guidati dalle Voci di mezzo, ai quali si univa chiunque ne avesse voglia, seguendo i testi fotocopiati e distribuiti (tra cui: E anche per quest'anno, Gorizia, L'estaca, Addio morettin, Cosa rimiri mio bel partigiano).
Come pezzo del giorno eleggo il brano catalano L'estaca (il palo), che dice:
"Se io tiro forte di qui e tu tiri forte di là, sicuro che cade, cade, cade e potremo liberarci".
Ora:
- se vuoi leggere il testo e ascoltarlo nella versione delle Voci di mezzo, clicca qui;
- qui trovi l'originale di Lluís Llach;
- se invece preferisci una rivisitazione vivace, ascolta lo ska basco dei Betagarri;
- infine, eccoti la versione in occitano di Lou Dalfin: Lo pal.
Nel pomeriggio c'è stato tempo per godersi un pezzetto di manifestazione in centro, e in quel pezzetto coglierne la parte che più mi piace, quella della festa, celebrata musicalmente dapprima attraverso i canti delle Voci di mezzo in piazza san Carlo, ai quali ho partecipato pure io per un po' (ovviamente senza forzare), poi sui ritmi dei Mitoka Samba in corso Vittorio Emanuele e infine con le esecuzioni della Banda degli Ottoni a Scoppio, che dopo aver sfilato in corteo eseguendo il repertorio tradizionale (che comprende per esempio Bella ciao e Ale Brider, Fischia il vento e L'Internazionale, Ederlezi e Siamo i ribelli della montagna), si è fermata sul lato del Duomo esibendosi anche in una rivisitazione di Luglio, agosto, settembre degli Area (oltre a Nkosi Sikeleli Africa).
Mi è piaciuta particolarmente l'atmosfera di condivisione fattiva con i canti popolari guidati dalle Voci di mezzo, ai quali si univa chiunque ne avesse voglia, seguendo i testi fotocopiati e distribuiti (tra cui: E anche per quest'anno, Gorizia, L'estaca, Addio morettin, Cosa rimiri mio bel partigiano).
Come pezzo del giorno eleggo il brano catalano L'estaca (il palo), che dice:
"Se io tiro forte di qui e tu tiri forte di là, sicuro che cade, cade, cade e potremo liberarci".
Ora:
- se vuoi leggere il testo e ascoltarlo nella versione delle Voci di mezzo, clicca qui;
- qui trovi l'originale di Lluís Llach;
- se invece preferisci una rivisitazione vivace, ascolta lo ska basco dei Betagarri;
- infine, eccoti la versione in occitano di Lou Dalfin: Lo pal.
24 aprile 2012
Buon venticinque aprile!
Domani mattina - fazzoletto rosso al collo - porterò, porteremo corone di fiori ai partigiani della Bovisa.
*
*
23 aprile 2012
Chi, mica quello lì?!
- Il numero di Avogadro.
- Eh?
- Come, non lo conosci?
- Mmh, non mi pare, però aspetta che controllo, magari ho il suo indirizzo e-mail.
- Eh?
- Come, non lo conosci?
- Mmh, non mi pare, però aspetta che controllo, magari ho il suo indirizzo e-mail.
22 aprile 2012
Poesia e traduzione (poesia è traduzione)
Sono contentissimo dell'esperienza di ieri: il Workshop di traduzione letteraria dall'inglese - Poesia tenuto da Franco Buffoni è stato un vero nutrimento per l'anima.
La premessa teorica, ovviamente schematica dato il poco tempo a disposizione, ha fatto riferimento alla traduttologia, giovane scienza che coniuga i formalismi della linguistica teorica e i principi della filosofia estetica grazie ai concetti di avantesto, ritmo, poetica, intertestualità, movimento del linguaggio. Prendevo appunti e piacevolmente riecheggiavano da un lato gli esempi di teoria e pratica della traduzione presenti già nei primi numeri della rivista Testo a fronte, dall'altro il ricordo del corso di laurea allo IULM di qualche lustro fa.
Passando alla pratica, abbiamo esaminato i nostri timidi tentativi di tradurre versi generati da mostri di calibro assoluto (W.H. Auden, D.H. Lawrence, Ezra Pound, T.S. Eliot), grandi da poco scomparsi (Allen Mandelbaum) e qualche nuova voce (Kate Clanchy). Questo prima di confrontarci con le soluzioni spesso geniali di Franco Buffoni stesso, dal suo Quaderno di traduzioni appena uscito per Marcos y Marcos col titolo Una piccola tabaccheria.
Così è stato possibile esemplificare e provare ad applicare il concetto di "lealtà" del traduttore spiegato nella premessa del volume: Mia ferma convinzione è che non di “fedeltà” si dovrebbe parlare bensì di “lealtà”. Il termine fedeltà connota guanciali, lenzuola e sotterfugi; il termine lealtà due occhi che fissando altri occhi dichiarano amore ammettendo un momentaneo “tradimento”. Sono stato leale alla tua altezza poetica, tradendoti qui e qui e qui: l’ho fatto per restare il più lealmente possibile alla tua altezza.
A un certo punto ci ha illustrato la distinzione operata da Pound tra poesia della melopea (in cui prevale la musicalità), quella della logopea (in cui conta soprattutto il discorso o ragionamento) e quella della fanopea (il cui fulcro è l'epifania o illuminazione). Nel tradurre, individuare l'elemento predominante aiuta a capire che cosa eventualmente sacrificare nella resa. Il livello della sfida però s'innalza inesorabilmente affrontando i grandissimi poeti, capaci di fondere nei propri versi i tre elementi.
A fondere i tre elementi è di sicuro riuscito Franco Buffoni in questo incontro, che è stato una lezione interessante e coinvolgente, un godimento estetico condiviso, un movimento intellettivo piacevole e illuminante. Ascoltarlo leggere o recitare a memoria versi di immensa grandezza e vederseli porgere a portata di gusto mi ha fatto sentire una volta di più fortunato e grato alla complicata bellezza dell'umano vivere.
La premessa teorica, ovviamente schematica dato il poco tempo a disposizione, ha fatto riferimento alla traduttologia, giovane scienza che coniuga i formalismi della linguistica teorica e i principi della filosofia estetica grazie ai concetti di avantesto, ritmo, poetica, intertestualità, movimento del linguaggio. Prendevo appunti e piacevolmente riecheggiavano da un lato gli esempi di teoria e pratica della traduzione presenti già nei primi numeri della rivista Testo a fronte, dall'altro il ricordo del corso di laurea allo IULM di qualche lustro fa.
Passando alla pratica, abbiamo esaminato i nostri timidi tentativi di tradurre versi generati da mostri di calibro assoluto (W.H. Auden, D.H. Lawrence, Ezra Pound, T.S. Eliot), grandi da poco scomparsi (Allen Mandelbaum) e qualche nuova voce (Kate Clanchy). Questo prima di confrontarci con le soluzioni spesso geniali di Franco Buffoni stesso, dal suo Quaderno di traduzioni appena uscito per Marcos y Marcos col titolo Una piccola tabaccheria.
Così è stato possibile esemplificare e provare ad applicare il concetto di "lealtà" del traduttore spiegato nella premessa del volume: Mia ferma convinzione è che non di “fedeltà” si dovrebbe parlare bensì di “lealtà”. Il termine fedeltà connota guanciali, lenzuola e sotterfugi; il termine lealtà due occhi che fissando altri occhi dichiarano amore ammettendo un momentaneo “tradimento”. Sono stato leale alla tua altezza poetica, tradendoti qui e qui e qui: l’ho fatto per restare il più lealmente possibile alla tua altezza.
A un certo punto ci ha illustrato la distinzione operata da Pound tra poesia della melopea (in cui prevale la musicalità), quella della logopea (in cui conta soprattutto il discorso o ragionamento) e quella della fanopea (il cui fulcro è l'epifania o illuminazione). Nel tradurre, individuare l'elemento predominante aiuta a capire che cosa eventualmente sacrificare nella resa. Il livello della sfida però s'innalza inesorabilmente affrontando i grandissimi poeti, capaci di fondere nei propri versi i tre elementi.
A fondere i tre elementi è di sicuro riuscito Franco Buffoni in questo incontro, che è stato una lezione interessante e coinvolgente, un godimento estetico condiviso, un movimento intellettivo piacevole e illuminante. Ascoltarlo leggere o recitare a memoria versi di immensa grandezza e vederseli porgere a portata di gusto mi ha fatto sentire una volta di più fortunato e grato alla complicata bellezza dell'umano vivere.
21 aprile 2012
Fare il verso ai versi
Grazie alla mia amica Dajna e poi a Dori Agrosì di N.d.T. - La Nota del Traduttore, tra poco esco e vado a seguire il seminario di traduzione letteraria sulla poesia che terrà oggi Franco Buffoni, anche per il piacere di rivedere il mio insegnante e relatore per la tesi di laurea dei tempi dello IULM.
L'ho saputo quasi all'ultimo, per cui la mia preparazione è stata scarsa, ma sufficiente a farmi rendere conto che tradurre poesia è il miglior modo di leggerla.
L'ho saputo quasi all'ultimo, per cui la mia preparazione è stata scarsa, ma sufficiente a farmi rendere conto che tradurre poesia è il miglior modo di leggerla.
20 aprile 2012
Due cose o tre
Stasera allo Spazio A di Sesto San Giovanni c'è un concerto rock: tra i gruppi che si esibiranno seguirò con particolare partecipazione gli Accauno, in cui suona la batteria mio fratello Beppe. Vieni anche tu?
Poi qui aggiungo un'altra cosa che non c'entra niente, ma dopo, ché adesso devo andare.
--
Rieccomi [19:10]. Dice: Ma tu prendi tutto in allegria, come fai. Boh. In verità, giornate e settimane sono sempre contrassegnate anche da torcimenti di pensieri frammisti a malinconia, ma sta di fatto che in un modo o nell'altro gli umori positivi prevalgono e i sorrisi permangono anche senza che ci sia di mezzo un'emiparesi.
Oggi verso mezzogiorno, per esempio, mentre andavo a sottopormi all'ennesima laringoscopia di controllo, la nuvolaglia scura non m'impediva di spaziare con l'immaginazione a gradevoli dettagli cutanei sostenuti da preziosi ricordi. All'uscita, dopo aver fatto da interprete a una giovane signora indiana di nome Krishna, ho indulto alla gola (nel senso del peccato capitale) concedendomi uno stop in una rosticceria siciliana che avevo adocchiato poco prima. Arrivato lì ho avuto due belle sorprese e una conferma: avevano i tavolini per poter mangiare lì, a uno dei tavoli stava seduto un caro amico che non vedevo da tempo, contento e sorpreso quanto me dell'incontro, e le pietanze hanno risposto degnamente alle aspettative. Al Golfo di Mondello di via Murat a Milano mi sono pappato una pasta alle sarde, cui ho fatto seguire un involtino di melanzane e lo sfizio di un mini-arancino, prima di concludere con una cassatina. Uscito di lì, le nuvole avevano fatto spazio all'azzurro, per cui era il cielo stesso a rispondere sorridendo alla mia sorridente sazietà. Mi ci sono crogiolato.
E un'altra cosa ancora: poc'anzi, procedendo verso il sole con l'acqua sul parabrezza, sapevo che da qualche parte, su quelle gocce di pioggia ridente doveva esserci un arcobaleno che non riuscivo a vedere. Poi ho capito che non potevo vederlo, perché tra gli splash radenti delle gomme e le radiosità illuminanti, l'arcobaleno ero io.
--
P.S.: riguardo alla laringoscopia, tutto OK.
Poi qui aggiungo un'altra cosa che non c'entra niente, ma dopo, ché adesso devo andare.
--
Rieccomi [19:10]. Dice: Ma tu prendi tutto in allegria, come fai. Boh. In verità, giornate e settimane sono sempre contrassegnate anche da torcimenti di pensieri frammisti a malinconia, ma sta di fatto che in un modo o nell'altro gli umori positivi prevalgono e i sorrisi permangono anche senza che ci sia di mezzo un'emiparesi.
Oggi verso mezzogiorno, per esempio, mentre andavo a sottopormi all'ennesima laringoscopia di controllo, la nuvolaglia scura non m'impediva di spaziare con l'immaginazione a gradevoli dettagli cutanei sostenuti da preziosi ricordi. All'uscita, dopo aver fatto da interprete a una giovane signora indiana di nome Krishna, ho indulto alla gola (nel senso del peccato capitale) concedendomi uno stop in una rosticceria siciliana che avevo adocchiato poco prima. Arrivato lì ho avuto due belle sorprese e una conferma: avevano i tavolini per poter mangiare lì, a uno dei tavoli stava seduto un caro amico che non vedevo da tempo, contento e sorpreso quanto me dell'incontro, e le pietanze hanno risposto degnamente alle aspettative. Al Golfo di Mondello di via Murat a Milano mi sono pappato una pasta alle sarde, cui ho fatto seguire un involtino di melanzane e lo sfizio di un mini-arancino, prima di concludere con una cassatina. Uscito di lì, le nuvole avevano fatto spazio all'azzurro, per cui era il cielo stesso a rispondere sorridendo alla mia sorridente sazietà. Mi ci sono crogiolato.
E un'altra cosa ancora: poc'anzi, procedendo verso il sole con l'acqua sul parabrezza, sapevo che da qualche parte, su quelle gocce di pioggia ridente doveva esserci un arcobaleno che non riuscivo a vedere. Poi ho capito che non potevo vederlo, perché tra gli splash radenti delle gomme e le radiosità illuminanti, l'arcobaleno ero io.
--
P.S.: riguardo alla laringoscopia, tutto OK.
19 aprile 2012
Grande giro
Mi pare che l'espressione "What goes around comes around" perda un po' del suo senso karmico una volta tradotta in italiano: "Chi la fa, l'aspetti" emana un tono di ammonimento tutto negativo, a scapito del magico rapporto causa-effetto che ammanta il proverbio anglofono.
Come già ebbi a dire, credo nel grande giro e in qualche modo dovrei pure temerlo, se non fosse per il mio quasi fastidioso ottimismo. Lo stesso che mi fece scrivere così:
Come già ebbi a dire, credo nel grande giro e in qualche modo dovrei pure temerlo, se non fosse per il mio quasi fastidioso ottimismo. Lo stesso che mi fece scrivere così:
Maths
If you give two, you will receive 2 times as much.
If you give four, you will receive 4 times as much.
If you give five, you will be given a hand to touch.
If you give twenty, you will receive 20 times as much.
If you give forty, you will receive 40 times as much.
If you give love, you will be given a heartful touch.
18 aprile 2012
Aesculus pavia - ippocastano (var. a fiori rossi)
Oggi ho comprato un ombrello di emergenza dopo un incontro con la logopedista. Un ombrello davvero brutto, ma già dopo aver parcheggiato avevo intenzione di lasciare qualche euro in tasca a quel ragazzo scuro e gentile e all'uscita l'incalzare della pioggia mi ha definitivamente indotto all'acquisto. Un po' mi sono bagnato lo stesso, poi sono salito in macchina e ho attraversato un paio di volte l'autolavaggio celeste versione leggera.
Sul finire del pomeriggio, costeggiando il parco Nord tra un acquazzone e l'altro, ho rallentato fino quasi a fermare l'auto: era di nuovo il momento della fioritura e ho sorriso tra me e me.
Due anni fa, quando scattai quelle foto, anche il cuore stava fiorendo di illusioni nonostante le difficoltà del momento. Ho cullato dolcemente il ricordo, ma senza struggermi e dicendomi che il tempo dei petali non muore mai, che da qualche parte è sempre primavera. Basta non smettere di stupire e prima o poi capiterà nuovamente di tramutare l'allergia in allegria.
Sul finire del pomeriggio, costeggiando il parco Nord tra un acquazzone e l'altro, ho rallentato fino quasi a fermare l'auto: era di nuovo il momento della fioritura e ho sorriso tra me e me.
Due anni fa, quando scattai quelle foto, anche il cuore stava fiorendo di illusioni nonostante le difficoltà del momento. Ho cullato dolcemente il ricordo, ma senza struggermi e dicendomi che il tempo dei petali non muore mai, che da qualche parte è sempre primavera. Basta non smettere di stupire e prima o poi capiterà nuovamente di tramutare l'allergia in allegria.
17 aprile 2012
16 aprile 2012
Un sogno a prima sera
Mi canticchio mentalmente un motivetto ed ecco, so quando ricanterò per davvero: quando me sentirò 'n friccico ner còre anziché in gola.
Ne rileggo il testo, casualmente vedo l'anno e gli autori e mi dico Toh, non lo sapevo che Tanto pe' canta' fosse un'altra canzone degli anni '30.
Gli occhi guardano qui e ora, ma forse vedono quel che ancora non c'è.
Ne rileggo il testo, casualmente vedo l'anno e gli autori e mi dico Toh, non lo sapevo che Tanto pe' canta' fosse un'altra canzone degli anni '30.
Gli occhi guardano qui e ora, ma forse vedono quel che ancora non c'è.
15 aprile 2012
Tu aprile
Non è poi vero che aprile sia il mese più crudele: dipende da quel che ti capita di anno in anno. Dire Aprile spalanca le porte a un sacco di associazioni d'idee, per esempio richiama quel vecchio spettacolo di Paolini, che aprile lo esaltava come simbolo di riapertura e nuovo inizio. Aprile di suo ha tante cose, per esempio il pesce del Primo, per esempio la festa del Venticinque, senza contare i compleanni, che però ci sono anche negli altri mesi a dire il vero. Aprile, per una cosa mia, mi fa venire in mente anche i cioccolatini, quelli nella scatola di Forrest Gump, dolce metafora in allettante confezione, e la voglia di continuare ad assaggiarne, solo che qui intanto i cioccolatini li ho finiti, me li sono mangiati tutti quegli ovetti, quelli rossi fondenti e pure quelli gialli al caffè, tutti quanti, troppo piccoli per placare la golosità dei piccoli vuoti. Però è aprile, dunque trova altre scatole, aprile e ce ne saranno altri. Trovarle le trovi, perché le scatole finiscono solo quando non hai più voglia di aprirle, quando non hai più voglia di aprile.
14 aprile 2012
Centottanta gradi
Insegnami a usare il forno. No, ma quali doppi sensi, figurati, no no, ti giuro che non alludevo alla furnacella. Oddio, ora che mi ci fai pensare, certo... Ok, ok, va be', non prendertela. Dicevo: insegnami a usare il forno. Insegnami per bene, mettitici e fammi spiare i tuoi gesti mentre me li racconti per filo e per segno. Preparazione, disposizione, ingredienti, temperatura, controllo e monitoraggio: tutto, tutto quanto, non dare niente per scontato, perché niente so. Insegnami per bene, ché voglio imparare sul serio. Poi magari non è detto che lo userò molto, ma delle orate ogni tanto, in mancanza di griglia e brace, le potrei cucinare lì. E poi, soprattutto, mi piace come fai, come stai, come sei in cucina, tanto che... Ok, ok, va be', come vuoi. Non prendertela. A me va bene anche in un'altra stanza.
13 aprile 2012
Allo spiedo
L'orario è una cosa astratta, pensò, con cui però tocca fare i conti, come con lo spartito nella musica per poter suonare insieme agli altri. Per questo si decise a interrompere la lettura delle vicende di Willy Melodia tornato dall'America e ad accingersi alle abluzioni mattutine prima di fiondarsi in una giornata che si preannunciava più carica d'incombenze che di nuvole.
Una vita sana ha bisogno di dormite più lunghe, si disse, tanto convinto d'aver ragione quanto di continuare a smentirsi nei fatti. Anche lì era una questione di orari, di mezz'ore che sfilavano tra le dita piombando nel passato prossimo come perline d'acciaio da un filo spezzato, di ore che si rimpicciolivano al buio, di mezze giornate svaporate tra il dire e il non fare.
Era, quello, un tempo un po' in sospeso ma cadenzato da impegni a cascata, un tempo infilzato da cadenze orarie grevi di scadenze difficili da danzare. Al mercato, verdure e pesce da cucinare con calma poi, e subito qualcosa di pronto da mangiare in fretta. Tipo quello, facciamo mezzo, sospeso e infilzato, arrostito allo spiedo, come il tempo, per essere in orario anche senza sapere ancora quando.
Una vita sana ha bisogno di dormite più lunghe, si disse, tanto convinto d'aver ragione quanto di continuare a smentirsi nei fatti. Anche lì era una questione di orari, di mezz'ore che sfilavano tra le dita piombando nel passato prossimo come perline d'acciaio da un filo spezzato, di ore che si rimpicciolivano al buio, di mezze giornate svaporate tra il dire e il non fare.
Era, quello, un tempo un po' in sospeso ma cadenzato da impegni a cascata, un tempo infilzato da cadenze orarie grevi di scadenze difficili da danzare. Al mercato, verdure e pesce da cucinare con calma poi, e subito qualcosa di pronto da mangiare in fretta. Tipo quello, facciamo mezzo, sospeso e infilzato, arrostito allo spiedo, come il tempo, per essere in orario anche senza sapere ancora quando.
12 aprile 2012
Leccornie
Secrezioni ghiandolari coagulate, rigurgito di insetti, semi oleaginosi di drupa pelosa: incredibile come siano gustosi, come stiano bene insieme il formaggio di capra, il miele e le mandorle. Ancor meglio se ci si beve sopra del buon Vermentino di Sardegna.
11 aprile 2012
Il bacio colorato tra cielo e terra
Oggi nella pentola d'oro nascosta dove finisce l'arcobaleno c'è il sonno.
10 aprile 2012
E l'aria sapeva
Ho camminato nelle pozzanghere a piedi asciutti, per le strade attraversando il traffico, ho camminato sui marciapiedi attento a non calpestare le fenditure, sulle grate sentendo gli sbuffi di calore malsano, ho slalomato tra le deiezioni, ho camminato sotto le gocce di un ombrello che perde, tra rosso verde e anabbaglianti, ho camminato al ritmo di una voce, ho parlato portando la macchina con un occhio al tachimetro e l'altro alle lumìe del passato, ho saltato semafori e lampeggianti sognando balzi spaziotemporali, ho raccolto multe da pagare, ho posteggiato salvaguardando lo specchietto che fu rotto, ho riascoltato la pioggia, ho camminato in una pozzanghera bagnata a piedi ancora asciutti, ho lasciato camminare lo sguardo sulle gocce vanitose sotto i lampioni, le ho annusate nell'aria e l'aria sapeva di memoria pirata.
09 aprile 2012
Fruibili ispirazioni da aspirazioni impossibili
Poema si chiama questa canzone, ma le rime le tracciano i due corpi che danzano insieme, con la musica a esorcizzare dolcemente lo struggente testo.
08 aprile 2012
Mela mangio
Sbucciare la mela è un gesto familiare, un simbolo di cura per l'altro, soprattutto tra genitori e figli. Quando sbuccio la mela per qualcuno, sto sempre attento a togliere anche le pellicine del torsolo*, il cui contatto in bocca mi ha sempre infastidito oltremisura.
Da piccolo non avrei concepito di mangiare una mela non sbucciata, forse perché mi è sempre stata presentata già mondata. Questo, in verità, talora avveniva anche in età adolescenziale, le volte in cui, mentre studiavamo, ci veniva servita a spicchi trafitti da stuzzicadenti affinché non dovessimo sporcarci le mani (che vizi, ah, che vizi!).
Naturalmente, nel frattempo mangiavo anche mele intere, ma ero particolarmente schifiltoso quando arrivavo nei pressi del torsolo. Un giorno però, nel 1981 a Hastings, vidi Birgit, una ragazza di Basilea, che la mela la divorava intera e per intero, sputandone solo i semi, alla fine. Guardai e ammirai come, rimanendo col picciuolo in mano, coniugava voracità e nonchalance e cambiai atteggiamento nei confronti del torsolo**. Permase tuttavia l'esigenza di eliminare quelle pellicine dagli eventuali spicchi.
Ieri, comunque, ne ho sbucciata e mondata una per bene e ho fatto colazione con fette di mela e miele di abete, sorta di connubio tra una tradizione da capodanno ebraico e i sapori del Trentino.
--
* torsolo che in realtà sarebbe il vero frutto.
** altro argomento decisivo in merito: Pinocchio e le pere.
Da piccolo non avrei concepito di mangiare una mela non sbucciata, forse perché mi è sempre stata presentata già mondata. Questo, in verità, talora avveniva anche in età adolescenziale, le volte in cui, mentre studiavamo, ci veniva servita a spicchi trafitti da stuzzicadenti affinché non dovessimo sporcarci le mani (che vizi, ah, che vizi!).
Naturalmente, nel frattempo mangiavo anche mele intere, ma ero particolarmente schifiltoso quando arrivavo nei pressi del torsolo. Un giorno però, nel 1981 a Hastings, vidi Birgit, una ragazza di Basilea, che la mela la divorava intera e per intero, sputandone solo i semi, alla fine. Guardai e ammirai come, rimanendo col picciuolo in mano, coniugava voracità e nonchalance e cambiai atteggiamento nei confronti del torsolo**. Permase tuttavia l'esigenza di eliminare quelle pellicine dagli eventuali spicchi.
Ieri, comunque, ne ho sbucciata e mondata una per bene e ho fatto colazione con fette di mela e miele di abete, sorta di connubio tra una tradizione da capodanno ebraico e i sapori del Trentino.
--
* torsolo che in realtà sarebbe il vero frutto.
** altro argomento decisivo in merito: Pinocchio e le pere.
07 aprile 2012
Questione di ritmo
Quando hai molto da fare, fai più cose, l'avevo già rimarcato. Per converso, non appena ti lasci andare, tenere il passo sostenuto diventa un'impresa e non appena ti fermi, riavviarsi diventa ancor più arduo.
Se vuoi riprendere buone abitudini, il segreto è non mettersi a proclamare i propositi, ma metterli in atto direttamente, ricordando che per fare le cose bisogna farle* e che non serve annunciarle né sottolinearle: perché si avverino bisogna che siano, non basta che siano dette, e per la continuità ci vuole la dedizione nei fatti.
Quindi non starò a dire che cosa sono andato a fare oggi al parco Nord, dopo mesi e mesi che non.
Se vuoi riprendere buone abitudini, il segreto è non mettersi a proclamare i propositi, ma metterli in atto direttamente, ricordando che per fare le cose bisogna farle* e che non serve annunciarle né sottolinearle: perché si avverino bisogna che siano, non basta che siano dette, e per la continuità ci vuole la dedizione nei fatti.
Quindi non starò a dire che cosa sono andato a fare oggi al parco Nord, dopo mesi e mesi che non.
06 aprile 2012
Ci vuol passione
A non darmi mai per vinto devo averlo imparato da nonna Teresita, che quando qualcosa andava perduto non si rassegnava mai, cercando fino al ritrovamento.
La prima volta fu una lezione collettiva, visto che noi bambini avevamo smarrito il pallone tra i cespugli di un declivio e stavamo già rinunciando al possibile recupero, sebbene all'epoca un pallone rappresentasse un patrimonio cospicuo e non facilmente sostituibile. Con l'agire e l'applicazione ci dimostrò che le cose non possono sparire.
Ricordo la sua tenacia anche nell'episodio del mio giubbetto in pelle dimenticato chissà dove durante una gita a Pietralba (Weissenstein), dove io e lei ritornammo in corriera il giorno seguente. Interrogò non so quante persone, finché venimmo a sapere che il giubbetto era stato ritrovato. Un signore ci accompagnò con una 600 bianca fino al limitare di un bosco nei pressi di Aldino (Aldein), dove abitava il tizio che ce lo restituì. Poi alla fine facemmo l'autostop per tornare alla base, Castello di Fiemme, non volendo stare ad aspettare troppo a lungo la corriera serale.
Era una nonna sprint, quella lì.
La prima volta fu una lezione collettiva, visto che noi bambini avevamo smarrito il pallone tra i cespugli di un declivio e stavamo già rinunciando al possibile recupero, sebbene all'epoca un pallone rappresentasse un patrimonio cospicuo e non facilmente sostituibile. Con l'agire e l'applicazione ci dimostrò che le cose non possono sparire.
Ricordo la sua tenacia anche nell'episodio del mio giubbetto in pelle dimenticato chissà dove durante una gita a Pietralba (Weissenstein), dove io e lei ritornammo in corriera il giorno seguente. Interrogò non so quante persone, finché venimmo a sapere che il giubbetto era stato ritrovato. Un signore ci accompagnò con una 600 bianca fino al limitare di un bosco nei pressi di Aldino (Aldein), dove abitava il tizio che ce lo restituì. Poi alla fine facemmo l'autostop per tornare alla base, Castello di Fiemme, non volendo stare ad aspettare troppo a lungo la corriera serale.
Era una nonna sprint, quella lì.
05 aprile 2012
Istantanee
Passeggiando per il quartiere, guardiamo il passaggio tra fioriture e fresche fronde, quel novello ammantarsi di verdi foglioline che sta per uniformare la livrea agli alberi dopo l'effimero variopinto sfoggio delle recenti settimane. Alcuni li fotografiamo, con le palpebre, proprio mentre sono metà in fiore e metà in foglia. È, questo essere che il divenire ben presto occulterà, un momento da cogliere al volo come un incontro senza appuntamento, una vicinanza imprevista, il passaggio di una cometa; è un piacere da gustare immediatamente, quasi come un gelato che mentre lo mangi fa dire a te "mi sciolgo".
--
* L'ultima frase è dedicata a Michela, promettente gelataia in Bovisa.
** Riguardo all'immagine del gelato che si scioglie, vedi anche: Sapore di sapere.
--
* L'ultima frase è dedicata a Michela, promettente gelataia in Bovisa.
** Riguardo all'immagine del gelato che si scioglie, vedi anche: Sapore di sapere.
04 aprile 2012
Nuovi lemmi da amare
Ho aggiornato Lessico da amare, il blog che dal 2003 raccoglie "lessico amoroso, lessico amorevole, parole d'amanti, diamanti espressivi, coccole verbali e verbalizzazioni dell'indicibile".
A proposito, se vuoi dire la tua o aggiungere qualche lemma, scrivimi.
A proposito, se vuoi dire la tua o aggiungere qualche lemma, scrivimi.
03 aprile 2012
In onda
Quando non sai più cosa fare, perché non è tempo o non è luogo o perché perché perché, se ti viene, irradia amore. Farà bene anche a te, eccome.
Poi secondo me a un certo punto ci vogliono pure dei begli abbracci, però quanto sopra vale sempre, tanto con le maiuscole che con le minuscole.
Poi secondo me a un certo punto ci vogliono pure dei begli abbracci, però quanto sopra vale sempre, tanto con le maiuscole che con le minuscole.
02 aprile 2012
Lustro
Cinque anni dopo, si guardò intorno. Ricostruiva a fatica gli spazi vuoti che all'epoca connotavano l'intera dimora. All'epoca non c'erano quasi mobili, a parte un tavolo, un divano, qualche sedia e, di là, un letto e un armadio. Anche la cucina era ridotta all'essenziale e nemmeno corredata. Nessun elettrodomestico e solo un vecchio cellulare come solo mezzo di comunicazione immediata.
Però le piastrelle e tutte le loro fughe erano più pulite allora, quando si era conquistato metro per metro la nettezza di un nuovo abitare e quando ancora non erano passati cinque anni di solitudini e intermittenti luminescenze a dargli lustro.
--
bonus: David Bowie, Five Years
Però le piastrelle e tutte le loro fughe erano più pulite allora, quando si era conquistato metro per metro la nettezza di un nuovo abitare e quando ancora non erano passati cinque anni di solitudini e intermittenti luminescenze a dargli lustro.
--
bonus: David Bowie, Five Years
01 aprile 2012
Ciorciola di saggezza
Nella vita il cioccolato non finisce mai se ogni giorno riesci a vedere il tuo pezzettino di cielo.
--
video sorridente: Evelyn Evelyn (ovvero Amanda Palmer & Jason Webley), Have You Seen My Sister Evelyn
P.S.: questa ciorciola ("pigna", in dialetto trentino) è una sintesi tra un racconto di Evelyn, direttrice dell'Hotel Shandranj in Val di Fiemme, e un mio "predicozzo" ai rassegnati della vita.
--
video sorridente: Evelyn Evelyn (ovvero Amanda Palmer & Jason Webley), Have You Seen My Sister Evelyn
P.S.: questa ciorciola ("pigna", in dialetto trentino) è una sintesi tra un racconto di Evelyn, direttrice dell'Hotel Shandranj in Val di Fiemme, e un mio "predicozzo" ai rassegnati della vita.
31 marzo 2012
Giringiro
Non viaggi davvero da solo se ad aspettarti c'è un abbraccio desiderato, ma oggi sono partito sapendo che avrei viaggiato da solo. A consolare il cuore c'era la vista, giacché stamane la giornata esplodeva, tanto era raggiante ogni tassello di mondo. Un effetto che si è decuplicato passando dal cielo di Lombardia a quello del Trentino.
Arrivato in Val di Fiemme, l'incanto si è presto mutato in emozione, quando l'ingresso a Castello mi ha procurato sensazioni analoghe a quanto provo ogni volta che torno alla natìa Galeata. Sarà stato per la bellezza dei luoghi, per i colori della primavera, per il sole caldo giocherellone nei suoi rimbalzi tra le cime ancora innevate e le prorompenti fioriture, ma il palpitare di questo giretto fuori stagione sembra rammentare una volta di più che c'è tutto un mondo intorno.
--
ovvio bonus musicale: Antonella Ruggiero e Timoria, da Registrazioni moderne
Arrivato in Val di Fiemme, l'incanto si è presto mutato in emozione, quando l'ingresso a Castello mi ha procurato sensazioni analoghe a quanto provo ogni volta che torno alla natìa Galeata. Sarà stato per la bellezza dei luoghi, per i colori della primavera, per il sole caldo giocherellone nei suoi rimbalzi tra le cime ancora innevate e le prorompenti fioriture, ma il palpitare di questo giretto fuori stagione sembra rammentare una volta di più che c'è tutto un mondo intorno.
--
ovvio bonus musicale: Antonella Ruggiero e Timoria, da Registrazioni moderne
30 marzo 2012
Tutto l'oro del mondo
Un venerdì sera, io e il patatino qui da me.
- Metto su la pasta: spaghetti o maccheroni?
- Spaghetti!
- Aspetta, ma come condimento vuoi il ragù o il pesto?
- Mmh, vragù, anzi no: pesto.
- Allora metto su le linguine.
Al che, lui ridacchia. Non faccio in tempo a interrogarlo con lo sguardo che soggiunge:
- Eh, eh, eh... Non sono spaghetti, sono linguine.
Dal tono capisco, e rido come il sole, che sta citando La strana coppia, quando il precisino Felix Ungar (Jack Lemmon) irride lo squinternato Oscar Madison (Walter Matthau).
- Metto su la pasta: spaghetti o maccheroni?
- Spaghetti!
- Aspetta, ma come condimento vuoi il ragù o il pesto?
- Mmh, vragù, anzi no: pesto.
- Allora metto su le linguine.
Al che, lui ridacchia. Non faccio in tempo a interrogarlo con lo sguardo che soggiunge:
- Eh, eh, eh... Non sono spaghetti, sono linguine.
Dal tono capisco, e rido come il sole, che sta citando La strana coppia, quando il precisino Felix Ungar (Jack Lemmon) irride lo squinternato Oscar Madison (Walter Matthau).
29 marzo 2012
Come in un frattale
Moltiplicare il tempo non si può, però magari trovare il modo di farlo schiudere come i famosi petali, trovando quarti d'ora in ciascun minuto visto da vicino, interi secondi in ciascuna delle loro frazioni, financo giornate in un solo momento, quello sì, se in qualche modo a piacimento si potesse, cavoli, come sarebbe utile.
28 marzo 2012
Vai che vai che va
Se è vero che funziona l'effetto San Matteo, quello per cui il lavoro chiama lavoro, i soldi attirano soldi, la conoscenza innesca conoscenza, sarà meglio non smettere mai di darsi da fare e farlo con piglio ottimista; analogamente, per lo stesso principio secondo il quale l'acqua va al mare, anziché stare a lagnarsi o commiserarsi, sarà meglio allenarsi a sorridere e prepararsi a baciare ogni raggio di sole, foriero di nuovi raggi che richiameranno nuovi baci e nuovi sorrisi. Troppo semplice? Chiedilo all'alba un istante prima che la brezza l'accarezzi.
27 marzo 2012
Hemmablind
A un certo punto, le strade che erano sconosciute diventano percorsi automatici, i gesti che furono nuovi si annullano nell'oblio della routine, gli interrogativi che ammantavano ogni piccola decisione vengono soverchiati dall'abitudine e la cecità va a coprire gli arredi e i corredi, le pareti e le suppellettili, occultando sfondi e dettagli alla visione vigile.
Che tutto ciò possa condurre a una complessiva inconsapevolezza è solo un rischio, ma non va sottovalutata la sottrazione di sapore a scapito dei singoli momenti, una sorta di offesa al dio delle piccole cose. Un dio che è in ciascuna scintilla di ciascun essere, d'io della mente e dello spirito d'ogni giorno e d'ogni dove.
--
Hemmablind è la parola svedese che sintetizza la "cecità domestica", ovvero l'incapacità di vedere (o di apprezzare) le cose che si hanno intorno abitualmente.
Che tutto ciò possa condurre a una complessiva inconsapevolezza è solo un rischio, ma non va sottovalutata la sottrazione di sapore a scapito dei singoli momenti, una sorta di offesa al dio delle piccole cose. Un dio che è in ciascuna scintilla di ciascun essere, d'io della mente e dello spirito d'ogni giorno e d'ogni dove.
--
Hemmablind è la parola svedese che sintetizza la "cecità domestica", ovvero l'incapacità di vedere (o di apprezzare) le cose che si hanno intorno abitualmente.
26 marzo 2012
Tempo non immemore
Passo il tempo a non rendermi conto del tempo passato; questo perché 2 anni, o 4, o 6, perfino 10 o 30 sono un niente per la mia memoria affettiva che al passaggio sfonda le membrane, allaga i ventricoli e s'insinua tra le percezioni, riportando al presente quel che presente non è più.
Come chi rimirando guardi la luce di una stella che in realtà è già spenta da tempo.
Come chi rimirando guardi la luce di una stella che in realtà è già spenta da tempo.
25 marzo 2012
All your base are belong to Caesar
Babaorum, che in francese suona come "babà al rum", è uno dei quattro accampamenti romani che cingono inutilmente d'assedio il villaggio gallico di Asterix.
Un grazioso paradosso, giacché di fronte a un babà ogni resistenza è futile, come ben sa chiunque abbia avuto la fortuna di assaggiarne uno debitamente bagnato.
Un grazioso paradosso, giacché di fronte a un babà ogni resistenza è futile, come ben sa chiunque abbia avuto la fortuna di assaggiarne uno debitamente bagnato.
24 marzo 2012
Minuti
Ti doneranno un minuto per ogni sguardo irradiato, un minuto per ogni sorriso elargito, uno per ogni carezza regalata. Ti doneranno un minuto per ciascuno dei gesti sacralizzati, uno per ciascuna delle movenze che onorano l'essere, un minuto per ogni minuto movimento pieno di grazia. Un minuto te lo doneranno perché sei tu, uno te lo concederanno per riconoscerti, un altro lo disporranno per effigiarti e un altro minuto ancora per ammirarti. Un minuto sarà lì da sé, un altro minuto sarà lì da sempre, un minuto ancora e ancora un minuto si faranno tra loro compagnia. Il penultimo minuto annuncerà il sessantesimo e tutti insieme svaniranno per incanto, di colpo, ma pronti a riapparire quando verrà il momento di risarcirti.
23 marzo 2012
Frullo d'ali
Come te la racconterai, la tua storia? Ci penserai un giorno o magari ci pensi già ora, mentre la confondi tra cinema e sogno, col lampeggio della tivù a lambirti le palpebre chiuse. Quali saranno stati i momenti in cui il fato ti ha teso la mano? Quali quelli in cui avrai obliato di esistere, esistendo allora per davvero? E come mi racconterai la mia? ...se farò in tempo ad ascoltarla; altrimenti: Come ti racconterai la mia, se te la racconterai?
22 marzo 2012
Autofagia
Ti mangi le unghie, le pellicine, perfino i polpastrelli. Ti stacchi minuscoli brandelli di epidermide coi denti. Ti mordi per sbaglio l'interno della guancia e prosegui addentando la carne viva, allargando la ferita. Ti mangi il fegato per un'incomprensione o per un'ingiustizia patita. Ti mangi le palle per una decisione mal presa, l'errore, o per una decisione mai presa, l'ignavia. Ti mangi lo stipendio buttandolo in gettoni o schedine, in gratta e perdi, frustranti pantomime. Ti mangi le mani e non le digerisci. Ti mangi la parola, il respiro e forse l'anima.
Lascia che le cellule ricrescano, le carni si rimarginino, che si ricompongano le lacerazioni. Lascia che la pazienza ti porti a riscoprire quanto c'è in più da assaporare, lascia che l'audacia suggerisca che puoi tu farti assaggiare. Lascia che il sapere qualifichi i sapori, che la veglia nutra il sopore, che la voglia lenisca il dolore col colore di una nuova soglia. Un passo, due passi e sei già là fuori, mille passi poi saranno facili e godibili.
Lascia che le cellule ricrescano, le carni si rimarginino, che si ricompongano le lacerazioni. Lascia che la pazienza ti porti a riscoprire quanto c'è in più da assaporare, lascia che l'audacia suggerisca che puoi tu farti assaggiare. Lascia che il sapere qualifichi i sapori, che la veglia nutra il sopore, che la voglia lenisca il dolore col colore di una nuova soglia. Un passo, due passi e sei già là fuori, mille passi poi saranno facili e godibili.
21 marzo 2012
Erba
Voglio sentire le parole "Ray Charles" pronunciate da Al Pacino, o anche dal suo doppiatore italiano; non voglio avvertire il mancamento sensoriale da doppio gin tonic al ricordo di certe sue canzoni in notturna. Voglio vedere il segno di una pennellata d'autore, su tela o su campo da calcio, ma dal vivo; non voglio addormentarmi sulla noia di una telecronaca fintamente entusiastica. Voglio una carezza inattesa durante un abbraccio imprevisto; non voglio morire di voglia insoddisfatta. Voglio i sorrisi tra sillabe contente di esserci; non voglio il peccato mortale delle insofferenze rassegnate. Voglio ballare sapendolo fare, voglio poterti guidare. Insomma, voglio il giardino del re; e giura, voglio giocarci con te.
20 marzo 2012
Je voudrais
In un pezzo dei Louise Attaque che mi piace molto, tratto dal loro primo album uscito nel 1997, gioca su un'omofonia il cambio di senso tra il verso chiave della canzone e la sua chiusa:
In tutto questo c'è sicuramente una profonda morale, che però al momento mi sfugge.*
Comunque, godiamoci il pezzo:
J't'emmène au vent
Allez viens, j't'emmène au vent,
je t'emmène au dessus des gens,
et je voudrais que tu te rappelles,
notre amour est éternel
et pas artificiel
je voudrais que tu te ramènes devant,
que tu sois là de temps en temps
et je voudrais que tu te rappelles
notre amour est éternel
et pas artificiel
je voudrais que tu m'appelles plus souvent,
que tu prennes parfois les devants
et je voudrais que tu te rappelles
notre amour est éternel
et pas artificiel
je voudrais que tu sois celle que j'entends
allez viens j't'emmène au dessus des gens,
et je voudrais que tu te rappelles,
notre amourette éternelle,
artificielle...
--
*l'espressione è una semicitazione omaggiante il drago bloggatore Gaspar Torriero.
et je voudrais que tu te rappellesSembra uno di quei giochi ottici grazie ai quali osservando un'immagine se ne possono cogliere due interpretazioni completamente diverse, ma senza la possibilità di captarle contemporaneamente.
notre amour est éternel
et pas artificiel
Vorrei ti ricordassi: il nostro amore è eterno e non artificiale
et je voudrais que tu te rappelles,
notre amourette éternelle,
artificielle...
Vorrei ti ricordassi il nostro amoretto eterno, artificiale
In tutto questo c'è sicuramente una profonda morale, che però al momento mi sfugge.*
Comunque, godiamoci il pezzo:
J't'emmène au vent
Allez viens, j't'emmène au vent,
je t'emmène au dessus des gens,
et je voudrais que tu te rappelles,
notre amour est éternel
et pas artificiel
je voudrais que tu te ramènes devant,
que tu sois là de temps en temps
et je voudrais que tu te rappelles
notre amour est éternel
et pas artificiel
je voudrais que tu m'appelles plus souvent,
que tu prennes parfois les devants
et je voudrais que tu te rappelles
notre amour est éternel
et pas artificiel
je voudrais que tu sois celle que j'entends
allez viens j't'emmène au dessus des gens,
et je voudrais que tu te rappelles,
notre amourette éternelle,
artificielle...
--
*l'espressione è una semicitazione omaggiante il drago bloggatore Gaspar Torriero.
19 marzo 2012
Pa-ra-papà
Con allegria ho fatto fuori la stanchezza, sgarbugliato gli impegni, incastrato gli orari e sono riuscito a pranzare coi miei figli e a cenare coi miei genitori, così ho potuto trasmettere a papà mio un abbraccio augurale, dopo avere accolto quelli dei cuccioli (passata l'epoca dei lavoretti, per fortuna non s'è estinta quella delle espressioni di affettuosità).
18 marzo 2012
H2O
L'acqua è vita non è solo slogan da Giornata mondiale. L'acqua segna davvero, simbolicamente e di fatto, passaggi essenziali dell'esistenza: dal parto alle partenze, dal lavacro al lavarsi, dalla sete alla suzione; che sia saliva, linfa o sale lacrimale, ogniqualvolta la fine coincide con un nuovo inizio, la parte liquida si mette in mostra, e mentre imponendosi finge di opporsi, in realtà aiuta a fluidificare sciogliendo nodi, a nutrire la purezza esplorativa riaprendo vie di navigazione, a sciacquare agile l'anima come la pioggia fa col cielo di marzo.
17 marzo 2012
Punto com e punto it
"Sul blog non si parla di blog", diceva la Pizia, però il fatto che Blogger mi abbia cambiato l'URL senza preavviso (da giuliozu.blogspot.com a giuliozu.blogspot.it) mi infastidisce assai, soprattutto perché sballa il collegamento ai commenti (ex Haloscan, ora Echoqualcosa) e ora dovrò trovare il tempo per smanettare nel tentativo di recuperarli (giova ricordare che per un blogger i commenti sono una bella gratificazione, spesso un gradevole scambio e talvolta una pregiata miniera di contenuti).
--
Aggiornamento: grazie a una segnalazione di mirumir su friendfeed, ho provveduto a disinnescare il reindirizzamento automatico e tutto dovrebbe essere come prima.
--
Aggiornamento: grazie a una segnalazione di mirumir su friendfeed, ho provveduto a disinnescare il reindirizzamento automatico e tutto dovrebbe essere come prima.
16 marzo 2012
Primizie
Tutto l'improvviso sbocciare, quei filari dal finestrino e questi rami dal balconcino per me sono solo colori, ché i nomi dei fiori non li so, ma ne godo da ignorante e con gli occhi me ne beo. Se me li insegnassi bacio per bacio, però, forse li imparerei e di sicuro ci vorrei provare.
15 marzo 2012
Sono pieno di bontà...
...perché ho fatto un salto a Seregno e mi sono abbuffettato a laTaste, un bistrot con tante delizie enogastronomiche, in occasione del primo compleanno del locale.
--
(grazie a boccolidoro per la tempestiva segnalazione)
--
(grazie a boccolidoro per la tempestiva segnalazione)
Iscriviti a:
Post (Atom)





