L'acchiappasogni doveva funzionare per catturare gli incubi, ma, lungamente negletto, accumulò tanta di quella polvere che pareva tossicchiare ad ogni tentativo di filtraggio. Il sonno prese così a popolarsi di sventure e disavventure, tappi e intoppi, loculi e ostacoli. Non si riuscì ad acclarare se fossero gli incubi ad approfittarsene sgattaiolando tra le maglie vetuste come desuete ragnatele o se fossero i sogni, anche quelli belli, a sporcarsi e deteriorarsi fino a risultare irriconoscibili. Occorreva tornare a occuparsene: ripulirlo, arieggiarlo e soprattutto staccarlo dalla parete per appenderlo in posizione centrale e libero di penzolare. Forse in tal caso si sarebbe riscoperto che il suo compito reale era attirare l'attenzione su di sé per liberare la mente e rasserenare l'animo. Un po' come una ninna nanna mediata, come le fusa di un felino domestico, come un mantra cantato, come le orazioni di un piccino, come un hobby meticoloso, come una passione innocua. Una passione innocua capace di anestetizzare quelle divoranti. Acchiappasogni: non catturarli tutti, però.
22 ottobre 2020
19 ottobre 2020
Dalla bellezza la resurrezione
È sempre un'ottima idea rifocillarsi di bellezza: l'ho detto a mia figlia che è andata a farsi un giro all'Hangar Bicocca per vedere le mostre lì allestite.
Lo ripeto a me stesso e a chiunque rischi di abbrutirsi dando per scontata la quotidianità anziché provare a coglierne perle e luccichii. Non dirmi che è tutto grigiore e piattume: le occasioni per nutrirsi interiormente sono molteplici e sfaccettate come le pietre preziose che si occultano nel pulsare di ciascun istante.
Certo, la sorpresa deve trovarti disponibile: come quella di una decina di sere fa, quando per caso ho scoperto che proprio sotto casa mia ci sarebbe stato uno spettacolo e ho ottenuto di potervi assistere nonostante non avessi prenotato. Ho così potuto apprezzare il "Piccolo canto di resurrezione", scritto e interpretato dalla Compagnia Piccolo Canto. Bravissime le cantattrici, intensa e pregnante la rappresentazione, fatta di racconti cantati e misteriosi, canti intrecciati e intimi, ispirazioni mistiche e comiche, umanissime e selvatiche, toccando temi spirituali e terreni, tragicomici, giocosi, liberatori.
Come ho scritto sul loro libricino dopo gli applausi: "Grazie per l'abbraccio vocale che ci avete regalato alla fine", quando le interpreti si sono poste a cantare ai due lati della platea, costituita da sedie distanziate posizionate tra la villa secentesca Casati Stampa e la strada, rimasta oltre il cancello insieme al resto del mondo, mondo che però in un certo qual modo era tutto dentro alla teatralità dei loro canti polifonici e testi multifonici.
17 ottobre 2020
A scuola di magia
Oggi ho telefonato alla mia maestra delle elementari, Annamaria Bianchini. A 90 anni di età, ha la stessa voce e scioltezza di allora. Le ho raccontato dei recenti contatti con alcuni ex compagni e lei, chiedendomi di salutarglieli, ha detto che ricorda in particolare la nostra classe perché "non so se eravate molto bravi o molto monelli, ma c'era qualcosa di speciale".
Forse, ho ipotizzato, è perché siamo stati l'ultimo ciclo con il senso della magia per il mondo della scuola. Abbiamo frequentato le elementari in un'epoca in cui permaneva un rispetto enorme, sia da parte nostra sia della società, per la figura della maestra, un riferimento importante e stimato.
Tra l'altro, siamo stati gli ultimi a fare in tempo a vedere e a utilizzare il calamaio, sia pure solo per pochi mesi. Proprio un'altra epoca, in un misto di disciplina considerata normalità e di meravigliosa scoperta, tra grembiulini e fiocchi, quaderni e astucci, libro e sussidiario, ascolto e interrogazioni, silenzio e vivacità controllata.
Certo, non saranno state sempre rose e fiori, per qualcuno qualcosa sarà sicuramente andato storto, perché non tutti avranno avuto la fortuna di trovare una maestra fantastica come la mia.
L'augurio è che le brave maestre di oggi, genitori iperapprensivi permettendo, possano far rivivere quella magia anche ai bambini che sono loro affidati nei nuovi decenni di questo millennio.
30 settembre 2020
A balzi nel tempo
Tutti abbiamo avuto vent'anni e forse da qualche parte li abbiamo sempre.
Se tornassi indietro, cosa diresti al tuo io ventenne? Io non gli svelerei alcunché, ma gli direi di osare sempre un po' di più di quel che gli sembra possibile.
E il tuo io ventenne, cosa ti direbbe incontrandoti oggi? Probabilmente il mio non sarebbe incantato se dovesse fermarsi all'apparenza, ma se potesse cogliere qualche lampo di vissuto e leggermi dentro, forse gli occhi gli brillerebbero d'incredula magia.
Vent'anni da qualche parte li abbiamo ancora ogniqualvolta riusciamo a praticare l'arte di miscelare presente e futuro, cogliendo l'istante senza trascurare la prospettiva, e ampliandola, qualunque sia il punto di fuga che ci attende laggiù in fondo al paesaggio degli anni a venire.
Quando finisce settembre
C'era uno che cantava di svegliarlo quando finisce settembre, ma io non lo capisco: non vorrei perdermi nemmeno un giorno di nessun mese, figuriamoci questo che è un passaggio di dorature e malinconie, dal caldo ai tepori al freschino, con sole e pioggia e qualche stellata, con un fremito di nuove attività, con l'illusione di saperle affrontare alla perfezione, e poi con la certezza di fare quantomeno un po' meglio di prima.
28 settembre 2020
La vera bellezza
Che bel pezzo quello scritto da Sabina Moscatelli dopo una serata alla Scala!
Mi piace come mi piacciono le occasioni in cui ogni cosa sembra collegarsi a tutto quanto, e condivido e ammiro la capacità di farlo a emozioni aperte.
Il livello di raffinatezza può variare, ma nel momento in cui si riesce a rendersi consapevoli delle percezioni dell'animo, sarà possibile vivere e godersi rarefazioni della materia capaci di carezze ineffabili. In una sorta di sorridente ebbrezza o d'incontenibile piantoriso, s'attraverserà con malinconica euforia lo spaziotempo di singoli eterni istanti, gemme del presente e perle della futura collana dei ricordi preziosi.
27 settembre 2020
Future albe buie
La constatazione di non avere davanti a sé un numero congruo di ore di sonno prima del suono della sveglia non è essa stessa carenza di sonno? Non so, ma sto cercando di mettere d'accordo il mio io della sera prima e il mio io del mattino dopo. Occorre disciplinarsi per farcela: poi mi godrò anche le cromie antelucane, ove cispa non sia d'intralcio.
25 settembre 2020
AngioTAC
A distanza di anni, di nuovo mi sono lasciato iniettare del liquido colorato in tutto il corpo, sdraiato in un apparecchio rumoroso e inquietante.
In realtà, l'ansia è stata tutta nel prima, giacché durante l'esame mi sono totalmente rilassato e nemmeno il liquido di contrasto mi ha fatto molto effetto, giusto un po' di calura in giro per l'apparato circolatorio.
Alla fine l'ho detto all'addetto e l'addetto m'ha detto che l'effetto è variabile, non solo da persona a persona, ma da momento a momento.
Questa considerazione m'ha riportato all'attenzione una massima di saggezza: come ti senti dipende in parte da quel che ti capita, ma molto da come lo accogli tu.
24 settembre 2020
Grazie al cielo
Gli scappava, oh se gli scappava, si vedeva proprio, ma ha resistito.
Ringrazio il cielo di averla trattenuta concedendomi di correre per mezz'ora all'asciutto. Asciutto per modo di dire, a dire il vero, visto che sudo due magliette alla volta intridendomi di me stesso come fossi in vasca.
Come ogni volta, niente di che, però dopo ci si sente meglio. Tutto sta a ricordarselo, ogni volta, per scavalcare ogni volta la pigrizia che è sempre sempre sempre in agguato e piena di scuse pronte all'uso.
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bonus: Neil Young, Long May You Run
23 settembre 2020
Persistenza
La capacità di non mollare l'ho imparata sicuramente dai miei genitori per il loro atteggiamento generale, ma in modo particolare dalla tenacia di nonna Teresita.
Ora cerco di trasmetterla anche alle nuove generazioni: innanzitutto ai miei figli e poi a tutti i ragazzi che ho accompagnato e accompagno nel percorso scolastico e di crescita personale. Si tratta di qualcosa che non si riesce a tramandare solo a parole, bensì con l'esempio.
Anche oggi l'ho utilizzata per aiutare Licia a evitare la resa di fronte alle pastoie burocratiche capaci di sopravvivere perfino nella versione online dell'Inps, il cui complicato sito è già musica e dolciumi in confronto alle pazzie del cumulo cartaceo richiesto per chi voglia o debba rivolgersi a sportelli di aiuto tipo Caf. Il bel risultato è che probabilmente nostro figlio riuscirà a ottenere una strameritata borsa di studio che però sembrava irraggiungibile per questioni di lungaggini burocratiche e complicazioni documentali.
Si confida dunque in un'ulteriore occasione per brindare.
22 settembre 2020
Voglie d'autunno
Oggi il penultimo raggio di sole dalla finestra del bagno ha lo stesso colore delle foglie che stanno per cadere.
Autumn leaves, foglie d'autunno, lo puoi leggere anche come "l'autunno se ne va", ma stai pur certo che non lo farà prima di aver colorato tutto quanto delle sue generose sfumature.
D'ogni stagione ammira i colori, gusta i sapori, anticipa le voglie: quelle non cadono.
15 settembre 2020
Bici in catene
Mi hanno rubato la catena e lasciato lì la bici.
Lo avevo detto per scherzo, che i miei antifurti valevano più della bici, vecchia e un po' scassona, ma era proprio la verità. Quella che hanno rubato è una catena lunga e flessibile con un buon lucchetto, tipo questa, con la quale legavo la bicicletta al palo sotto casa. Non so cosa se ne faranno, visto che presumibilmente avranno dovuto segarla o scassinare la chiusura, ma sta di fatto che se la sono portata via.
La bici era assicurata anche da un fermaruota molto robusto, tipo questo, e non ci hanno provato, però la catena se la sono presa, dunque posso affermare con dire veritiero che mi hanno rubato la catena e lasciato lì la bici.
31 agosto 2020
2020-2021 tra pochissimo
A celebrare simbolicamente il passaggio verso quello che in molti considerano il vero capodanno basteranno un po' di dolci acini d'uva bianca e un sorriso alla luna quasi piena.
Buon ventiventi-ventiventuno, auguri a tutti! Baci sempre graditi.
30 agosto 2020
Esonda su onda
Benvenuto raggio di sole: lo cantava De Gregori, mi pare, ma non è questo che conta, bensì ricordarsi di dirlo con gratitudine quando le precipitazioni si diradano un poco, e con sollecitudine approfittarne finché dura e finché dura goderne, semplicemente e senza ulteriori aspettative, per quel che si potrà e come si riuscirà, fugando i timori per gli eccessivi rivolgimenti ormai in corso ed evitando di annegare le robuste speranze, seppur non sempre ben riposte.
[Benvenuto clima di nessuno: un cambiamento traumatico negato per paura, vedi La grande cecità (The Great Derangement) di Amitav Ghosh.]
26 agosto 2020
Corsette esplorative
Una mezz'ora di corsetta un giorno sì e uno no è meglio di niente, però dovunque vada a corricchiare, che sia il parco Trotter a Milano o il lungomare di Rimini, potrei facilmente sentirmi una merdina se mi lasciassi condizionare da quanti vedo correre a ritmi per me strabilianti. Invece, riesco perfino a compiacermi nel momento in cui, rotto il fiato, mi sento procedere senza eccessivi patimenti, pur sudando l'inverosimile. L'obiettivo a medio termine è senz'altro quello di intensificare (allungando la durata o aumentando l'andatura o la frequenza delle uscite), ma sono già contento ogni volta che faccio prevalere la forza di volontà su qualsiasi scusa possa presentarsi.
Al di là del benessere fisico, ne trae giovamento anche lo spirito, specialmente se i luoghi variano e si riesce ad approfittare di tali occasioni per una sorta di piccoli giri turistici inaspettati, come quando a Galeata ho preso la strada del Pantano e nel vano tentativo di ritrovare luoghi d'infanzia dimenticati mi sono goduto paesaggi rasserenanti e dal benevolo influsso sentimentale, raggiungendo inoltre la chiesetta romanica di Santa Maria del Pantano, i cui affreschi sono conservati al Museo Mambrini del borgo medievale di Pianetto (frazione di Galeata).
Il Museo civico Mambrini espone tra l'altro importanti reperti archeologici di varie epoche, dalla preistoria al medioevo, ed emozionanti bassorilievi dell'abbazia di Sant'Ellero. L'abbiamo potuto visitare grazie alla gentilezza e alla disponibilità di Catia Collinelli, che illustrandolo ci ha fatto aumentare la voglia di tornare presto in zona.
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| Nel chiostro del convento di Pianetto con la gentilissima Catia Collinelli, che porta lo stesso cognome della mia bisnonna Giacomina. |
25 agosto 2020
Un po' di riviera
Ecco, per la prima volta ho fatto qualche giorno di vacanza a Rimini, mi sono detto. Poi invece mi son reso conto di aver già messo piede su quelle spiagge da piccolino, quando mi portarono a Viserba, che di Rimini è "la più importante frazione".
Così, il giorno della partenza ho voluto fare una deviazione per tornare a toccare con mano la sabbia di Viserba, in un gesto simbolico solo apparentemente nostalgico, ma in realtà connesso al sempiterno desiderio di abbracciare tempo e spazio in un impossibile tentativo di capienza emotiva e vitale.
Poi, rispettando la tradizione delle deviazioni in viaggio, abbiamo puntato il navigatore su Bertinoro e siamo ripartiti attraverso una soprendente periferia riminese in cui dopo qualche brutto edificio si alternavano casolari di campagna e capannoni, stradine e svincoli, fino a giungere a un quartiere dedicato agli artisti: mai avevo percorso una via Elvis Presley (seguita da via John Lennon, via Antonio De Curtis - Totò e affiancata da via Anna Magnani e via A.Daolio, sì, l'Augusto dei Nomadi!).
Riguadagnata l'A14 per pochi chilometri prima di riprendere la SS9 (quant'è lunga e ricca la via Emilia, e che bello sia stesa lì a collegare Milano sud con il sud della Riviera), alla domanda "Che musica vuoi?" ho risposto: "Metti Casadei". Romagna mia, Ciao mare, Romagna e Sangiovese, Io cerco la morosa... Martina rideva stupita per il fatto che le riconoscessi, ma il liscio è fatto in quel modo lì, capace di entrarti in testa anche se non ti sei mai messo ad ascoltarlo.
A pensarci bene, il liscio è un po' come la riviera romagnola: nel mio immaginario non è meta vacanziera agognata, però sa rendersi godibile se hai voglia di goderti il bello che c'è, e ce n'è di tanti tipi e per molti gusti diversi. Due flash goduriosi: la sabbia morbida e abbondante; un refolo serale tra i riflessi di luce presso il ponte di Tiberio.
16 agosto 2020
La Romagna miissima di me
Ogni volta che arrivo a Galeata in auto, all'ingresso nel territorio del mio paese natio suono il clacson.
Oggi per la prima volta l'ho suonato dalla parte di San Zeno: che meraviglia giungerci da lì, percorrendo curve salite e discese tra panorami verdeggianti e pieni di tanto mondo, superando Rocca San Casciano, il passo Centoforche e quello delle Forche dopo aver lasciato Castrocaro e l'ottimo gelato gustato con la zia Lilli.
Guidando, ero pieno di contentezza, una sorta di soddisfazione esagerata, dovuta al solo fatto di esistere e di essere lì, con la storia mia e della mia genealogia. Una specie di bonus, un vero e proprio regalo. Ne sono grato e questa gratitudine nutre in me commozione e bellezza.
12 agosto 2020
Caldo e zanzare
08 agosto 2020
Tutta l'immane bellezza che c'è
02 agosto 2020
Strage
Dopo 40 anni, sappiamo che gli esecutori della strage furono i neofascisti dei NAR e che i mandanti furono la P2 e Licio Gelli.
Dopo 40 anni, la rabbia e il disprezzo per quelli là non calano.
E il ricordo non muore, perché chi non ha memoria non ha futuro.
All'epoca, la notizia la appresi molte ore dopo. Coi miei amici, eravamo partiti da Milano Centrale la sera prima, diretti in Sicilia. In realtà, appena tornato dal Trentino dove avevo lavorato come lavapiatti, non avevo voglia di rimettermi subito in treno: fu solo grazie alle loro insistenze che mi convinsi ad anticipare la partenza. Passammo dunque indenni da Bologna, ma nella giornata seguente il treno subì una serie di forti rallentamenti, per fermarsi poi non so più quante ore dalle parti di Salerno. Qualcuno disse che c'era stato "un grosso incidente" a Bologna, ma solo un paio di giorni dopo, quando arrivammo stanchi affamati e puzzolenti al campeggio di Capocalavà dove già si erano insediati altri nostri amici, venimmo a sapere della strage (ma s'era ragazzini, il pensiero non si soffermò lì per molto).
Ogni volta che ripenso a quanto fui fortunato, al sollievo si mescola un dolore affettuoso per chi purtroppo ci rimase sotto.
Solo rabbia e disprezzo, invece, per chi disprezzò le vite altrui per qualche malvagio tornaconto.
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La strage
Le 85 vittime: Nome Cognome (età)
La vicenda politico-giudiziaria
31 luglio 2020
In un modo o nell'altro
Ove mai ti scoprissi invece schiavo d'un'alienante routine, lascia che i pensieri turbinino creando piccoli uragani inafferrabili quasi in ogni istante quotidiano, sciogli le briglie al cervello affinché possa puntare altrove nel tempo e nello spazio, permettendo ai sogni del futuro e del passato di mescolarsi nella tua visione finché il sorriso non tornerà ad avvilupparti l'essere per intero.
30 luglio 2020
Vedi che mi ricordo?
29 luglio 2020
In poche parole
Experts aren’t always right. But I’d rather live in a building built by an expert, fly in a plane designed by an expert and yes, have surgery done by an expert."Gli esperti non hanno sempre ragione, ma preferirei vivere in un edificio costruito da un esperto, volare su un aereo progettato da un esperto ed essere operato da un chirurgo esperto."
Seth Godin
Ragioni e sentimenti
Impara che non c'è niente di male ad assumere un atteggiamento ragionevole dinanzi alla realtà, che è sempre più complessa di quanto immaginiamo a un'occhiata superficiale e frettolosa. L'atteggiamento ragionevole comporta la necessità di porsi dei dubbi, di cercare risposte attraverso approfondimenti e di essere pronti ad aggiustare il tiro una volta che sbocceranno nuovi elementi a confermare o smentire le ipotesi precedenti.
Mi rendo conto che tale atteggiamento assomiglia molto al metodo scientifico, però non temere: lo si può adottare anche senza inaridirsi. Una volta stabiliti dei punti fermi, per quanto provvisori, ci sarà comunque l'opportunità di assaporare un po' di bella vaghezza, lasciandosi accarezzare dalle immagini che lo sguardo ci restituirà, dai suoni che le onde canteranno, dalle sensazioni che la mente ricostruirà, dai vertiginosi brividi che l'indicibile avrà sempre in serbo per chi vorrà cedere agli sgrisoli.
27 luglio 2020
Un prof che studia
Giusto un momento di pausa dopo aver conseguito i 24 CFU e poi vedrò il da farsi per la preparazione ai concorsi (straordinario e ordinario) che affronterò per ottenere l'abilitazione all'insegnamento. Forse ne varrebbe la pena anche solo per poter rispondere con giustificato orgoglio alla fatidica domanda: "Quand'è l'ultima volta che hai fatto qualcosa per la prima volta?", invece lo stimolo viene da altre direzioni, e cioè la voglia di svolgere stabilmente e senza patemi economici un lavoro che mi piace talmente da farmi dimenticare, spesso, che di lavoro si tratta: insegnare.
Ci sono arrivato dopo lustri di altre esperienze e sono queste ad arricchire quel che posso trasmettere agli alunni, in gran parte entusiasti quanto me.
26 luglio 2020
Quasi fuori tempo massimo
Roba da non credersi, ma a 57 anni suonati mi sono ritrovato a pronunciare più o meno letteralmente e più volte queste frasi. Tutto perché ho finalmente deciso di puntare all'abilitazione all'insegnamento e per il concorso sono obbligatori quei crediti formativi, che all'epoca della mia laurea (1988) non esistevano e che in tutti questi anni non mi erano mai serviti.
Dopo aver studiato un po' di corsa, ma coscienziosamente: Psicologia dell'educazione, Pedagogia generale sociale, Metodologie e tecnologie didattiche, Antropologia culturale, domani sosterrò l'esame: si tratta di quiz a scelta multipla cui rispondere oralmente.
Poi megagelato, per festeggiare (spero) o per consolarmi.
10 luglio 2020
Il salmì non c'entra
30 giugno 2020
Viaggiatori o turisti
Quanto vi dico potrebbe valere sia per le prossime vacanze, sia come metafora per la vita, perché spesso la si paragona a un viaggio.
Ci sono due modi per partire: da turisti o da viaggiatori. Il turista si fa portare da un punto all'altro senza farci caso, si lascia trascinare quasi passivamente, cercando solo relax e piacevolezza in una nuova routine. A volte, lo ammetto, ci vuole anche questo, però non ci si arricchisce, non si cresce.
Il viaggiatore, invece, è già in partenza mentre prepara il bagaglio; esce di casa ed è già in vacanza. È consapevole, compie il tragitto guardandosi intorno con interesse e l'itinerario stesso lo riempie di meraviglia e godimento. Quando arriva a destinazione, ha già vissuto un'esperienza, e invece questa lo aspetta a mondo aperto per tanti giorni ancora.
Vi auguro di essere viaggiatori e non turisti.
Questo, parola più parola meno, è l'auspicio che ho rivolto ai miei studenti che hanno appena concluso la terza media.
29 giugno 2020
Dal passo alla corsa
Il segreto, come per quasi ogni cosa, è una miscela di costanza e umiltà. Miscelando alla consapevolezza dei propri limiti una generosa dose di buona volontà, si possono superare o aggirare i soliti ostacoli: pigrizia, arrendevolezza, tendenza alla procrastinazione.
28 giugno 2020
Un futuro libro da comprare ora
Stavolta, però, ti invito a imitarmi in un acquisto azzardato: un libro che ancora non c'è, un libro che ci sarà solo se lo preacquisteremo in un certo numero di lettori. Quando dico che il libro non c'è, mi riferisco alla sua forma definitiva, perché l'editing verrà completato solo in vista dell'effettiva pubblicazione, che dipende da noi: non mancano molte copie al raggiungimento della massa critica necessaria, quindi puoi essere determinante.
S'intitola Baby-Lon.616. Il motivo per cui te lo consiglio è la fiducia che ripongo in una delle mani che l'ha scritto, avendo già letto e apprezzato altre sue opere. Di più non sono autorizzato a dire.
Se vuoi saperne di più e magari preordinarlo, vai alla pagina dedicata a Baby-Lon.616 su bookabook, l'editoria basata sulla comunità dei lettori.
27 giugno 2020
Tre testi e tre audio per rinascere come la Fenice
I testi sono questi e li ho rielaborati a partire da vecchi post:
Non farla finita
Puoi morire e rinascere senza mutare piano d’esistenza, cadere e risorgere restando qui, attingendo fiduciosamente alle meraviglie che se non sono già sbocciate stanno per gemmare. Per convincersene non occorre nemmeno rifarsi agli irrinunciabili affetti infiniti dei legami di sangue e di cuore: basta volersi tuffare in una qualsiasi occupazione relazionale con appassionata curiosità. Prova a imparare, prova a insegnare, prova a ballare.
Dolomiti
Camminavo in cresta e assaporando il silenzio, o meglio, il canto delle montagne. Il vento si era placato e così rimasi un po’ lì, incantato a guardare, ad ascoltare, a sentire, a sentirmi pieno di gratitudine e godimento. Capisco chi iniziando a inerpicarsi o addirittura ad arrampicare poi non riesce più a farne a meno, perché quelli sono momenti perfetti, di unicità e completezza, di annullamento e rinascita, di bella essenzialità, come orgasmi dell’anima, insomma.
Grotte
Dentro e fuori, come in un utero fatto di mare. Dentro e fuori, come una rinascita. Si può rinascere anche nuotando in una serie di grotte comunicanti, con il brivido di un passaggio al buio il cui superamento ti farà esultare d’euforia, in un’acqua limpida e multicolore quasi quanto le pareti ornate di corallo viola e di rocce variopinte.
26 giugno 2020
Candele
Non sono di quelli che si tengono tutto dentro, non a lungo quantomeno: preferisco condividere e lasciarmi accompagnare dal bene altrui, conscio che nel gioco degli scambi di energie nessuno ci perde mai veramente. Torna alla mente il paragone della candela che può accenderne un'altra senza perdere nulla della sua luce, e anzi ottenendo un effetto di accresciuta luminosità proprio all'atto del passaggio.
Ora però vorrei essere capace di volare, per trasmigrare quel tanto che basta e ritornare in men che non si dica, toccando le terre natie per salutare chi da quelle non si potrà più muovere. Intanto lo faccio col pensiero... poi verrà il momento di ritrovare l'occasione, e il tempo, e lo spazio.
22 giugno 2020
Manca sempre un ultimo ciao
La fregatura è che non c'è niente da fare: in ogni caso si troverà qualche negligenza di cui rimproverarsi, un "se" che percuote il sé. Ancorarsi a ipotesi non percorse, tuttavia, è tutto meno che saggio. Ove mai fosse possibile rifare tutto, certamente si finirebbe per trascurare comunque qualcosa.
Dunque il cammino dovrà proseguire senza ulteriore fardello, compiendo subito il prossimo passo. Dunque lo sguardo andrà puntato in avanti e intorno, tentando di scorgere la via e le bellezze anche quando un velo di lacrime le offusca.
31 maggio 2020
Rinascita di una Fenice
Avevo accettato, stimolato da un contatto via mail e poi telefonico con Elisa Zanotta, presentatami con gli stessi mezzi dal mio amico Luigi Piazzi, fotografo di grande sensibilità, tra le varie sue doti.
Poi subentrò il lockdown, confinamento collettivo che stiamo tuttora attraversando, e pensavo non se ne sarebbe fatto più nulla.
Ora invece ci si accinge a realizzarla in modalità digitale. Confermo quindi la mia adesione e rilancio qui sotto l'appello a partecipare:
Come la Fenice
Simbolo di "morte e rinascita" che la Natura attraversa ciclicamente ogni anno, ma anche dell'eternità
dello spirito e di tutti quei simbolici momenti di morte interiore - lutti, malattie, separazioni, traumi, difficoltà - che si presentano nella vita e che, superandoli, consentono all'uomo di rinascere più forte e consapevole di prima.
MOSTRA COLLETTIVA
ospitata sul blog del centro culturale "Casa Gialla"
Se sei interessato/a a partecipare con una tua opera, contatta per informazioni Cornelia 3661217187 o Elisa 3470934937.
È ammesso ogni mezzo artistico ed espressivo.
30 maggio 2020
Dimmelo sempre
"Le parole non contano", "La vera comunicazione avviene a livello superiore", "Non abbiamo bisogno di dircelo" sono tutte affermazioni di un certo livello, certo, ma se l'umanità ha inventato e sviluppato la verbalizzazione, qualche buon motivo ci sarà.
Il dire da solo, ammetto, non vale granché, ma sono molte le occasioni in cui un'esplicitazione risulta più che gradita e si dimostra utile e feconda di cicli virtuosi.
A proposito di un settore professionale che coinvolge a pieno titolo ed effetto anche gli ambiti delle relazioni affettive e delle interazioni sociali, ossia l'insegnamento, ho ricevuto in questi giorni diversi attestati di apprezzamento e stima da fonti diverse, e in parte inattese. Starà a me dimostrare quanto tali gratificazioni possano farsi seme di nuovi e ulteriori entusiasmi, e ne sono lieto.
27 maggio 2020
Una specie di non detto
Bisognerebbe saper suonare come qualche genio per esprimere un colore poco definito, una specie d'azzurro, spezie di note che dopo oltre sessant'anni continuano a tracciare solchi d'ineffabile tra l'orecchio e l'animo.
Invece, lo posso solo ascoltare: così come nessuno può suonare al posto mio, io non posso fare passi al posto di qualcun altro, nemmeno quando vedo chiaro il tracciato, nemmeno se il tragitto mi pare facile, quasi elementare. Ecco, lo dico: il dolore è quello di vedere e non poter agire.
25 maggio 2020
Tasselli
Ad esempio, gli affetti e gli abbracci. Quelli che già da prima sussistevano solo nel pensiero e nell'animo, ci sono e non ci sono indipendentemente da qualsiasi virus. Quei pochi che finora abbiamo potuto ritrovare, però, come delizie c'insaporiscono e nel contempo fanno anelare ad allargare la cerchia, riallacciandone i fili sottili fino ad ogni palpito riconosciuto.
Nella sottocategoria dei riabbracci, il tango come pratica collettiva e sociale mancherà per chissà quanto ancora, ma nel frattempo piccoli tasselli semi-isolati vanno a comporre una simil-milonga, minuscola e solo in video, grazie alle cure della cara Deborah, in arte Lulamiao, che il sabato sera sta organizzando da qualche settimana Lejos de ti, milonga a distanza per chi ne ha voglia. Scaricato Zoom sul cellulare, per la prima volta ho partecipato anch'io, con Martina, ed è stato bello condividere questa nostra passione, anche se per poche tande. Quando Lulamiao pubblicherà il video, metterò un link qui.
30 aprile 2020
28 aprile 2020
Far bene quello che fai
Una ricetta per procedere al meglio, senza farsi scalfire troppo e soprattutto senza sprecare questo tempo che mai nessuno ci restituirà, è una modalità che durante la naja mi aiutò in diverse occasioni. Un semplice atteggiamento, o un motto: cerca di far bene quello che fai. In tal modo, il tuo fare nutrirà l'essere e l'essere non si alienerà, nemmeno nelle più banali incombenze.
Tra le cose meno banali, invece, ho la fortuna di poter continuare a insegnare, attività che mi sta piacendo sempre più con il passare degli anni, dopo lustri e lustri a fare altro.
Ai miei alunni delle medie ho scritto delle istruzioni per le verifiche da svolgere a casa (a casa perché non voglio usare troppe lezioni on-line per dei test).
"Svolgi la verifica in modo autonomo e onesto: ricorda che lo scopo non è quello di ottenere un voto più o meno alto (valore effimero), ma di imparare (valore concreto).Con gioia e soddisfazione mi sto rendendo conto che per la stragrande maggioranza hanno recepito correttamente.
La valutazione servirà poi a indicarti il livello raggiunto e a suggerirti su cosa lavorare (ristudiare, ripassare, esercitarti fino a raggiungere un livello soddisfacente).
La correzione degli errori mirerà a evitare di ripeterli in futuro."
25 aprile 2020
Il 25 aprile è l'Anniversario della Liberazione dal nazifascismo
Ricordare chi ci liberò da una dittatura, rilanciare per evitare di ricaderci.
Ora e sempre resistenza, non fine a sé stessa, ma per vivere meglio e possibilmente con gioia!
Ecco qualche iniziativa on-line:
- Radio Popolare
- Partigiani in Ogni Quartiere
- 25 aprile 2020 Bella ciao da ogni balcone L'Italia che resiste A.N.P.I.
- I Ribelli delle Langhe (da un'idea di Silvia Giordanino)
- 25 aprile 2020 #iorestolibero #iorestolibera
- Ieri Partigiani, oggi Antifascisti - con Alessandro Barbero
- Maratona web per la Festa della Liberazione #Torino25aprile
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01 aprile 2020
COFISH-19
Sono contento che ormai sia tutto a posto, perché restando sempre a casa mi muovevo la metà ingrassando il doppio. Certo, è dura riprendere il ritmo di una quotidianità dinamica e variegata, ma che bello ritrovare gli affetti e le amicizie a portata di mano e poter brindare per davvero e non in videochiamata! Comunque, dalle distanze si misurano meglio i desideri e s'impara l'arte di setacciare le scelte.
Sono contento che ormai sia tutto a posto, perché ero stufo di non ballare tango. Certo, sarà dura trovare posto stasera in milonga non avendo prenotato, ma che bello reimmergersi nella musica e negli abbracci di quelle meravigliose creature chiamate tanguere! Comunque, dall'assenza di una graziosa abitudine se ne comprende l'importanza, smettendo di dare per scontata la ripetibilità del piacere o di sottovalutarne la reperibilità.
Sono contento che ormai sia tutto a posto perché con questa chiusura totale stavo invecchiando un anno per ogni mese. Ci riprenderemo alla velocità della luce, anzi dovremo superarla per recuperare, ma oggi tutto è possibile: basta pescare la soluzione giusta.
03 marzo 2020
Sama significa cielo
Il racconto è crudo, ovviamente violento in molti momenti, ma il film ha una sua grazia, con il montaggio che fa scorrere il tempo avanti e indietro, a rimarcare le differenze tra il prima e il dopo. A far da discrimine, i bombardamenti russi sulla città assediata, bombardamenti che non risparmiano nemmeno l'ospedale. L'ospedale però viene rimesso in funzione, utilizzando un palazzo di uffici che viene alla bell'e meglio riadattato alla bisogna. Lì ci lavora Hamza, giovane medico che abbandona la sua vita per dedicarsi alla causa. I due si innamorano, si sposano e faranno due figlie. Alla prima, Sama, è dedicato il documentario, nell'intento di spiegarle quelle difficili scelte compiute dai suoi genitori.
L'ho visto in lingua originale, arabo, che sa essere dolcissimo, coi sottotitoli in italiano ardui da leggere a causa di un capoccione seduto nella fila davanti a me. Non c'erano ancora le ordinanze, il cinema Beltrade era strapieno, e ringrazio Debora che mi ci ha condotto dopo avermi indotto a incuriosirmene.
È un film duro, molto, e molto intenso. Aspro, doloroso; dolce, amoroso.
Il dolore era sapere che in quello stesso momento, in molte parti del mondo, stavano (stanno) consumandosi drammi analoghi: sofferenze inutili di persone che chiedono soltanto di vivere in questo mondo. Il pensiero rabbioso era sapere che da parecchi decenni ormai nelle guerre muoiono soprattutto i civili: uomini donne e bambini, persone che qualcuno da lontano condanna a smettere di vivere in questo mondo.
La consapevolezza di tali ingiustizie forse può servirci a ridimensionare un po' le nostre menate e a ricordarci che se può esistere l'amore in mezzo all'orrore, se permangono istanti di serenità tra uno sconvolgimento e l'altro, significa che la vita ha una forza enorme e che questa forza può essere anche nostra.
02 marzo 2020
Geografia che ti cattura
Innanzitutto, ti fa capire l'importanza della geografia e per questo l'ho segnalato ad alcune colleghe di quella materia. Della geografia fisica, e di come e quanto questa influenzi quella politica e, di conseguenza, la storia.
Da una sorta di determinismo geografico (l'originale s'intitola Prisoners of Geography) prendono le mosse una serie di quadri interconnessi che illuminano le vicende storiche e gli accadimenti contemporanei mettendoli in una prospettiva d'ampio respiro senza dare per scontata la situazione cui siamo abituati nella nostra parte di mondo privilegiato.
Punti di vista interessanti, deduzioni intelligenti e considerazioni che inquietano un po' sono ottimi motivi per iniziare a leggerlo: la stesura scorrevole e avvincente provvederà poi a non fartene staccare fino alla fine. Ci guadagnerai in consapevolezza, un tantino amara a dire il vero, pur senza perdere un barlume di speranza.
01 marzo 2020
Sabbie pastello
Mia mamma ha apprezzato, sebbene le abbia dovuto spiegare il perché e il percome di quello strano aggeggio più volte, visto che si lasciava distrarre dalla bontà della minimeringa abbinata, che ha ripetutamente provato a offrirmi nonostante ne avessi già mangiate due ad accompagnare il mio caffè con panna, oltre che dalle immancabili chiacchiere con le sconosciute vicine di tavolino, figlia con mamma in là con gli anni ma sostenuta da un bel DNA.
Mi godevo ogni singola inquadratura della scena che mi comprendeva, e mi comprendevo nel sorriso di tenerezza che scaturiva dalla serenità del momento e in un momento m'avvolgeva.
29 febbraio 2020
Un po' di rincorsa
28 febbraio 2020
Tempo in più
O no? Beh, è vero che tanti posti in cui vorresti andare sono chiusi, molte persone che vorresti rivedere sono rintanate, che tu stesso ti rintani volontariamente e per senso di responsabilità eviti di fungere da catalizzatore d'incontri e ammassi umani, dunque il rischio è che quel regalo non venga goduto appieno.
A contrastare tale rischio, due piani: uno pratico e uno più sottile. Il primo consiste nel saper sfruttare l'occasione per risolvere questioni rimandate, svolgere compiti trascurati, porre attenzione a particolari dimenticati, insomma: riuscire a mettersi in pari (o almeno, procedere in quella direzione).
Per il secondo, occorre esplorare le diverse sfumature del tempo, a partire dai quattro vocaboli e relativi concetti del Greco. Non l'ho mai studiato (ho fatto lo scientifico), ma sono lieto di accontentarmi di poter contare su wikipedia:
Gli antichi greci avevano quattro parole per indicare il tempo: χρόνος (chronos), καιρός (kairos), αἰών (Aion) e ἐνιαυτός (Eniautos). Mentre la prima si riferisce al tempo cronologico e sequenziale, la seconda significa "un tempo nel mezzo", un momento di un periodo di tempo indeterminato nel quale "qualcosa" di speciale accade, la terza invece si riferisce al tempo eterno e la quarta indicava un anno.Già solo essere consapevole dell'esistenza di una tale raffinatezza terminologica fa svanire ogni remoto rischio di potersi annoiare. Qualcosa di bello e di divertente si troverà sempre, come sapevamo fare da bambini.
30 gennaio 2020
Ritornando al futuro
Al futuro, comunque, punto lo sguardo e non il cannocchiale, ché troppo in là non mi voglio sporgere: talvolta basta un mese un anno una stagione, talaltra una serata un bacio un'occasione, a volte un quadrimestre è dove voglio andare, più spesso in una pista mi troverò a ballare, di quando in quando un cielo stellato con la luna, e grazie alle carezze ritrovo la fortuna.
10 dicembre 2019
Gioielleria
In catalogo o in vetrina, gioielli e monili non m'hanno mai attirato molto, con l'eccezione di alcuni orecchini d'epoca romana realizzati a mano che grazie a una lente d'ingrandimento ammirai nel museo di Marsala negli anni novanta, in una giornata di cuscus al pesce e pioggerellina.
Gioielli autentici, invece, mi si offrono alla vista la mattina quando in auto aggiro da nord il centro urbano della mia cittadina di residenza. L'aura cangiante del massiccio del Monte Rosa totalmente innevato furoreggia sfidando il quotidiano, annichilendo la banalità e annullando la percezione delle distanze.
Gioielli autentici ci si offrono, in verità, ogni volta che ascoltiamo con gli occhi e volteggiamo col pensiero alla musica fuori e dentro di noi, e tra noi e chi con noi sta traballando su questo geoide velocissimo e vorticante (vedi a tal proposito e riascolta la già citata Galaxy Song).
01 dicembre 2019
La danza delle voglie
Qualche coperta in più basterà, un libro appassionante scalderà il sonno, per il resto ci sarà tempo e luogo: per la voglia di cioccolato e per tutte le altre, in questo dolce e soddisfacente avvento che mescola futuro e passato nella danza di una circolarità musicale e sorridente.
30 novembre 2019
Perfino in mezzo al fango
Quegli stessi colori, uguali e diversi nelle innumerevoli sfumature e infinite giustapposizioni, ci accompagnano poi ogniqualvolta attiviamo lo sguardo consapevole, anche o soprattutto nei luoghi che solitamente diamo per scontati.
Di più: che sia un giorno di pioggia e foschia o un mattino baciato da raggi imprevisti, ugualmente potremo, volendo, regalare alle arti combinatorie del ricordo e del fantasticare un appiglio per ogni qui e ora, perfino in mezzo al fango.
Ora fa un po' più freddo, a breve sarà tempo di salutare quelle foglie e le loro cromie, ma sarà solo per un po', solo per un po'. Baci.
31 ottobre 2019
Vigilie
Risvegliandomi gioiosamente ammansiscimi.
12 ottobre 2019
Nei sogni il risveglio
Credi nei tuoi sogni! In genere te lo dicono a mo' di incoraggiamento, ma l'intimazione andrebbe presa anche nel senso letterale: come le fiabe, i sogni sono veri. Occorrerà rileggerli, certo, ma essendo prodotti da te, considerali tranquillamente delle rielaborazioni, degli sfoghi, degli scongiuri e vedrai che fungeranno da analisi, alleggerimento, talismano per la complessità del quotidiano vivere; anche da motore, nel caso dei sogni desiderio, sempre che tu abbia il coraggio di smuoverti e muoverti. Inoltre, fin dove possibile, trasforma i sogni consolatori in sogni desiderio e prova a raggiungerli.
Ora basta con le prescrizioni, vado a seguire quelle mediche, per curarmi e guarire prima possibile da tosse e raffreddore, ché ho voglia di tutto.
05 ottobre 2019
Traversate
Per attraversare un grande fiume, il mare, il deserto o anche solo una lunga distesa è sempre meglio essere preparati (come diceva pure il fratellino Estha nel romanzo bellissimo e terribile Il dio delle piccole cose).
La prima difficoltà è coniugare il non-si-sa-mai all'esigenza di movimento, che richiede un bagaglio il più possibile leggero e maneggevole. Nello zaino ideale metterei prima di tutto la musica - cosa di più leggero? cosa di più intenso? - che è il latte condensato dell'anima. Poi la lettura - cosa di più ampio in rapporto allo spazio occupato? - che è la compagnia dell'anima. Poi la possibilità di rimanere in contatto - sia essa garantita da internet, da un telefono o dalla Supremazia postale del raccontino di Hayford Peirce (da 44 microstorie) - ché nessun uomo è un'isola. Utili anche, possibilmente, uno stimolante incarico lavorativo da svolgere, la voglia di continuare a imparare, qualche passione da coltivare, meglio ancora se condivisibile, e una salute discreta. Naturalmente, senza dimenticare l'acqua potabile.
Bene, ciò detto, andrò a ballare tango: in un colpo solo, musica, passione, abbracci, condivisione.
29 settembre 2019
Ora di alzarsi
Alzarsi presto sarà senz'altro un toccasana per un sacco di motivi, ma essere obbligati a farlo dovrebbe essere annoverato tra i maltrattamenti sanzionabili ai sensi della convenzione di Ginevra. "Presto" si intende prima delle sette: una barriera psicofisica il cui superamento abbisogna di forti motivazioni o di una volontà ferrea. Perfino durante il servizio militare cercavamo di aggirarla. Una sveglia che anticipa il sorgere del sole ti strappa dai sogni e ti getta in una semioscurità che s'incarna in un grosso quesito: perché? Se ci si trova da soli, senza il conforto di un respiro altrui, di un corpo caldo da sfiorare, di mezzi mugugni condivisi o almeno di qualcuno che russi ancora nella stanza attigua, la forza di volontà deve essere richiamata con maggiore decisione a farsi innesco di generatore automatico in grado di avviare l'apparato osteomuscolare per riuscire ad autopartorirsi fuori dall'abbraccio del giaciglio. Un processo potenzialmente lungo, da attuare invece nel minor numero di minuti possibile, pena la corsa finale per rispettare gli orari prestabiliti.
Poi, per fortuna, lo sappiamo, si va e si sorride; anzi, ricorda di farlo fin da subito, magari già davanti allo specchio, ti aiuterà molto, vedrai.
26 settembre 2019
La fossa dei leoni
Prima utilizzando le competenze di interprete per chiarire tra due accesi interlocutori un equivoco di comunicazione basato sull'utilizzo di un vocabolo tecnico non correttamente recepito. In seguito, mettendo un po' di pace tra gli animi esagitati che si urlavano in faccia senza capirsi: a un certo punto sembrava di assistere a quella scenetta di Aldo Giovanni e Giacomo degli esordi in cui due di loro litigavano furiosamente dicendo esattamente le stesse cose su Schillaci.
All'amministratore, che voleva mollarci, ho assicurato che siamo brave bestie: gente onesta con cui in alcune occasioni bisogna solo avere un po' di pazienza. Speriamo che basti.
25 settembre 2019
Nutrimento
In ogni situazione, essere in grado di cogliere le manifestazioni di preziosa bellezza è utile come nutrimento. Se è vero che la prima regola della fortuna è sentirsi fortunati, condizione indispensabile per godersi gli istanti è riuscire a percepirli, saperli sfiorare con almeno uno dei sei o sette sensi, sorridere loro dal profondo e magari anche dagli occhi, perfino quando questi sono velati da emissioni liquide.
Cantami o diva della pura meraviglia e ti meraviglierò.
14 settembre 2019
Luna di mezza stagione
Mettiti il mio nome in bocca e blandendomici sciogli le ritrosie: scivola nell'abbraccio, abbandonati e abbandonando i timori riluci del tuo brillio.
Ora sono io a indicarti la luna, a ricordarti le lusinghe acquatiche, a evocare gli spazi immensi in cui tuffare la fantasia, a ispirare balzi e voli oltre ogni vertigine.
È il giorno delle leggende e la luna che lo sa si è fatta bella: capisce di poter essere irresistibile ai nostri occhi, che non ne tasteranno mai la lontana freddezza, contenti dell'inganno dolce come una notte di mezza stagione.
12 settembre 2019
Il primo consiglio
Per le attività collaterali, ovviamente non ho ancora assimilato le procedure e non posso dunque contare sugli automatismi che consentono di risparmiare energie per dedicarle a ciò che conta davvero. Comunque, anche colleghe già presenti in quella scuola negli scorsi anni confessavano di sentirsi affaticate dopo il primo giorno pieno: evidentemente abbiamo tutti messo più energia di quella necessaria.
Questo mi riporta al primo consiglio che ho dato ai ragazzi: Sapete quel è la prima regola per imparare l'inglese? Breathe! Respirate! Se stiamo in apnea non possiamo parlare, pensare, agire, vivere, o almeno non a lungo.
10 settembre 2019
Lacune
Balliamoci su, va': in effetti ci rimango per gli amici e per il tango.
09 settembre 2019
Programmazione
Come attestato di buona volontà e lungimiranza, mi pare già sufficiente prenotare due posti in milonga con quasi una settimana di anticipo (come ho fatto per il Treno che riapre il 15 settembre).
A proposito di programmazione, non mi piace nemmeno quella scolastica, sebbene ne intenda la necessità. Il fatto è che sono incline a insegnare focalizzandomi sulle persone e adeguando le lezioni alle loro capacità, al loro livello di competenze e alle loro specifiche necessità di apprendimento. Per questo, nei corsi privati, procedo navigando a vista, pur avendo ben chiari gli obiettivi finali. Quest'anno invece mi toccherà proprio, a breve, metter mano al pomposo e imprescindibile documento chiamato per l'appunto "programmazione".
Spero di riuscire comunque a mantenere la concentrazione più sui ragazzi che sui programmi, mirando alla concretezza della loro crescita ed evitando di smarrirmi nella fumosa astrazione di pretenziose normative.
08 settembre 2019
Buone telecomunicazioni
Nel dopopranzo di una festa parrocchiale alla quale avevo accompagnato mia mamma per farla distrarre un po', è saltato fuori che un paio di volontari lì presenti erano stati allievi di Antonia Mazzoni, per me "la Tonina", che da Galeata era venuta a insegnare a Seregno negli anni '70, soggiornando anche a casa nostra per un po'.
Mi sono fatto dare il numero dall'agendina che mia madre conserva e aggiorna da non so quanti decenni e l'ho chiamata. Quando, dopo affettuosi saluti in romagnolo, le ho passato i suoi ex scolari Giovanna e Fiorenzo (che lei ricordava perfettamente), ho sorriso di gusto vedendo riaffiorare nelle loro espressioni gli atteggiamenti dei bambini di fronte alla "signora maestra".
È stato divertente e bello. Per loro, molto bello: l'hanno dichiarato, ma lo sapevo già, perché in questi ultimi anni in più occasioni ho parlato al telefono con la mia maestra Annamaria Bianchini e ogni volta è stata una gioia piena.
* come avevo già detto, a suo tempo bgeorg mi aveva inserito tra i "tessitori".
07 settembre 2019
La parola è d'argento
Pensa a quante volte gli innamorati, più che mai bisognosi di rassicurazione, si ripetono sdolcinatezze che a rigor di logica non sarebbero necessarie, almeno fintanto che gli occhi brillano. Così, dichiara che vuoi bene a chi vuoi bene, anche quando si sa. Denuncia il senso di mancanza, assicura la tua disponibilità, pronuncia i nomi, evoca i gesti affettuosi, in attesa di poterli esprimere dal vivo.
06 settembre 2019
Silenzi d'oro
Altri silenzi d'oro sono quelli che mantieni con chi sta lavorando sul serio e necessita di grande concentrazione; con chi sta ballando e vuole godersi la musica mentre cerca di interpretarla insieme a te; con chi sta leggendo, qualsiasi cosa stia leggendo. E naturalmente, come diceva Marquant in Zitti al cinema, quando si guarda un film sul grande schermo.
05 settembre 2019
Antidoto
Vado a prepararmi, ché musica e abbracci, per chi non lo sapesse, sono il miglior antidoto alla stanchezza!
04 settembre 2019
Età
Mentre lo dicevo, un sorriso interiore mi rammentava le parole che Enzo Baldoni ci scriveva in Zonker Zone: "Ragazzi, i cinquanta sono una figata!" Non mi sento di dargli torto: in effetti ogni età della vita, finora, ha avuto e sta avendo la sua bellezza.
Con un piccolo distinguo: non posso più bere caffè la sera, pena un'insonnia di cui mai ho sofferto in passato.
03 settembre 2019
La malinconia
È l'inafferrabilità delle striature cangianti d'una volta rosaceleste che si tinge d'arancione e grigiume a due passi o tre dal cobalto crepuscolare. È la lontananza irreversibile d'un bimbo piccolino che corricchia ridacchiante i primissimi passi sulla sabbia bagnata facendo la spola tra mamma e papà. È la musica frangibarriere che ambisce a farti abbracciare l'impossibile, ingannevole nel prometterti di comprendere in te e il tempo e lo spazio. È il ricordo di un ricordo, forse un sapore, un profumo, un colore mitizzati nel cristallo d'un istante che si crede irripetibile.
È il vuoto e il pieno d'un piantoriso agrodolce che ti snuda l'anima, è il pieno e il vuoto d'illusoria dulcamara.
La malinconia sa cantare i colori anche a voce spezzata, dipingere il sonno di veglie sognate, scolpire nelle nubi gli ardori agognati.
La malinconia è uno sbuffo della pentola a pressione delle emozioni, che senza quello sfiato s'addenserebbero in tristezza, producendo una pennellata di pece densa in luogo di acquerelli variopinti.
02 settembre 2019
Le prime volte
In effetti, ad esempio, oggi per la prima volta non ho potuto far gli auguri di buon anniversario ai miei genitori e mi son dovuto limitare a telefonare alla mamma ricordando anche papà. Stamattina me ne ero astenuto perché lei mi era sembrata un po' così e ho svicolato, parlando d'altro, casomai il suo pensiero potesse distrarsi altrove almeno per un po'. Stasera invece, cenando con mia figlia, sua prima nipote, l'abbiamo richiamata e tra varie affettuose comunicazioni informative, ci siamo scambiati parole augurali (lei ricambia sempre gli auguri quando li riceve, anche al suo compleanno, per dire).
Le prime volte, per fortuna, non sono sempre negative. Lo so, e a tal proposito mi piace celebrare un tormentone di questo blog: "Quand’è l’ultima volta che hai fatto una cosa per la prima volta?"
Le prime volte possono essere molto positive. Lo spero: sto iniziando una nuova avventura lavorativa. Sarà certamente un anno di prime volte. Gioiose, stimolanti, soddisfacenti, confido, giacché si tratta di insegnare inglese in una scuola media molto ben organizzata e accogliente.
01 settembre 2019
Capodanno amaro, anzi gustoso
È dunque un momento legittimo per i buoni propositi.
Sì, quelli che poi generalmente non si mantengono. La difficoltà nel metterli in atto si acuisce quanto più distanti si trovano dalle intenzioni autentiche. Formularne di troppo ambiziosi non porterà alcun risultato: meglio qualcosa di ben determinato, immediatamente verificabile e alla portata della nostra volontà.
Per esempio, nel mio caso, un mese senza dolci. Un bel sacrificio per me che sono goloso, ma primo passo necessario per riguadagnare una forma fisica accettabile.
Ritenendo di facilitarmi, ho preso la rincorsa e ieri ho assaporato un caffè senza zucchero. Mentre lo sorbivo, ho pensato al cioccolato extra fondente, quello dall'85 per cento in su, e mi sono goduto quella tazzina che di colpo non è stata più tristemente amara, offrendomi invece un gusto particolare e tutto suo, per una volta non occultato dal dannoso zucchero.
29 giugno 2019
Un fiume, un refolo, la luna
La musica è quella di un vals, Pequeña, che inizia con il verso "Donde el río se queda y la luna se va", un vals più da ascoltare che da ballare, specialmente nell'interpretazione del Chino Laborde che ricordo una sera al Cristal (Spirit de Milan).
Il fiume è il Bidente ("il più bel fiume per pescare", dissero soddisfatti in quel di Galeata, presso il lavatoio di via Gallica, due appassionati di pesca sportiva, reduci da una gara da 33 kg di pesci catturati con l'amo senza ardiglione e rilasciati vivi e non feriti), che solca la valle natia e nel quale mi sono reimmerso or non è guari. Le acque che passano non sono mai le stesse, ma è bello sapere di esserci stati con le persone care, in carne o in spirito.
Il refolo è qui, ora, più che benvenuto dopo le ardue prove termiche della giornata.
Nel desiderio, oltre alla necessità di occuparmi con metodo e continuità di quel che va fatto, compresa la cura di sé (perché per fare le cose bisogna farle), c'è anche l'ambizione di portare il tutto in me nei diversi tragitti e nelle varie destinazioni (temporanee)*.
* "Sono qui di passaggio."
"Tutti lo siamo."
31 maggio 2019
L'iceberg del dolore
È successo mentre salivo di fretta sul bordo basso del marciapiede vicino all'entrata della Mazzini: un po' l'asfalto bagnato, un po' l'effetto rotaia, la ruota mi è scivolata di lato e ho dovuto lasciar andare il velocipede evitando di poco un impatto diretto con le auto parcheggiate. Sono atterrato nello spazio tra due veicoli, riuscendo a rimettermi in piedi senza nemmeno imprecare.
Al momento ho avvertito solo il dolore delle escoriazioni e ho fatto lezione normalmente, dopo essermi medicato grazie al kit gentilmente improvvisato da Frankie, storico e mitico bidello. Solo il giorno successivo sono emerse le acciaccature dovute ai colpi e contraccolpi subiti.
Così è l'effetto iceberg del dolore: ciò che spunta all'inizio è solo una minima parte di quanto soggiace. A questo penso, e un po' lo temo, quando sbuffo, m'arrabbio e mi struggo espirando il vuoto mentre fatico ad accettare l'irreversibilità degli eventi.
Per l'animo ferito dispongo innanzi all'occhio della mente gli antidoti: in primis la memoria, dettagliata forza del ricordo a scongiurare il tempo perduto, con la consolazione delle felicità passate, poi la ragionevolezza, capace di accompagnare l'accettazione, quindi gli affetti, potenti lenitivi ed efficaci nutrienti, non ultimi gli scambi d'energia umana, molteplici canali aperti e all'apparenza inestinguibili, e infine la consapevolezza dell'infinita finitezza di noi tutti, irresistibile magia di questo esistere.
E tuttavia, sai che c'è? Mi sta un po' sul cazzo l'irreversibilità degli eventi.
30 maggio 2019
Teacher
A me è toccato questo bellissimo pensiero:
Bello perché centrato: "non si finisce mai d'imparare" lo dico sempre, e il cuore ce lo metto tutto.
11 maggio 2019
Papà Umberto
Per lunghe ore e per tutto il giorno seguente, a nulla valeva farsi forza ogniqualvolta un qualsiasi riferimento verbale riportava all'evidenza l'enorme e triste perdita. Per questo su facebook scrivevo:
Le parole mi squassano. Come le leggo, le dico o le pronuncio, gli argini s'infrangono. Però di lì dovrò e vorrò passare. Ne scriverò e ne dirò. Intanto, l'immagine dell'estate scorsa che abbiamo scelto per ritrarlo. Con tutto il bene del mondo, il nostro papà Umberto, 6/6/1931 - 5/5/2019Il giorno dopo (un lunedì al quadrato) sono andato lo stesso a scuola, dove ho insegnato per sei ore, piangendo solo negli intervalli tra una lezione e l'altra. Nel pomeriggio ero di nuovo accanto alla bara aperta, ma già il freddo veniva contrastato da un sole meno timido e dall'andirivieni ancor più nutrito di parenti e amici. Come viatico per la nottata, non sono mancato alla lezione di tango, dove musica e abbracci mi hanno aiutato moltissimo a staccare un po'.
Prima, per due mesi ci eravamo alternati tutti quanti (due fratelli e due sorelle, più la nostra mamma, i nostri figli e familiari, vari parenti e amici) per lasciarlo solo il meno possibile nelle peripezie ospedaliere iniziate a causa della frattura di un femore. Eravamo stati molto con lui, spaventandoci in più occasioni e risollevandoci insieme alle sue condizioni, purtroppo ogni volta un gradino più in giù della precedente. Come sempre succede, tuttavia, mi sembra di non esserci stato abbastanza: quel che soprattutto urla è il rammarico per la penultima sera, giunta dopo una giornata in cui papà sembrava quasi sulla via della ripresa: pur essendomi fermato lì oltre l'orario consentito, so che avrei potuto trattenermi ulteriormente e che l'avrei fatto se avessi potuto immaginare il seguito.
L'ultima notte io e mio fratello (con sua moglie) eravamo lì ad accarezzarlo fino alla fine anche se non era più vigile, con la saturazione che si abbassava e la pulsazione che s'affievoliva. Com'è sottile il confine! Com'è sottile, e non capisci più se il battito c'è o s'è arrestato, non lo capisci più nonostante il monitor, con l'allarme che continua a suonare e a essere annullato, perché non c'è un arbitro che fischia, è un digradare attraverso un territorio incerto, un territorio misterioso che si estende tra un qui e un lì di cui non sappiamo poi tanto. Le carezze non sono cessate neanche dopo il tracciato ufficiale (20 minuti di ECG piatto), quando siamo rientrati nella stanza insieme alla mamma che era sopraggiunta con le nostre sorelle e abbiamo continuato a sentire il calore del suo sangue, che è anche il nostro.
All'alba mi sono coricato e il sonno tardava a sopraffarmi, mentre s'affollavano numerosissime le immagini delle ultime settimane, tutte d'ambientazione tristemente simile, seppur piene di tenerezza. Allora ho fatto un esercizio mentale analogo a quando si pratica la respirazione profonda, diaframmatica: rilassando il cranio e chiudendo le palpebre, ho permesso alla memoria di fluttuare, come se sovrastasse immensi campi fioriti. Sono così emerse varie immagini, ricordi recenti o lontanissimi, di qualche anno o di pochi mesi, di diversi decenni o di qualche lustro, tutte testimonianze di una vita ricca di affetto e cura, di particolari spassosi o di normalità rassicurante, di senso della famiglia e di semplicità, quasi fosse ovvio essere un papà così bravo. Così bravo e così normale, capace di non lamentarsi mai per i doveri e le incombenze, dotato di un'acutezza mascherata da una grande adattabilità e dall'accettazione, ma pronto a incazzarsi platealmente e rumorosamente per quisquilie, alternando pazienza e irascibilità in modo quasi incredibile. Capace di godersi la quotidianità e sempre contento di accogliere, ha saputo trasmetterci un affetto indiscutibile e tutti i riferimenti necessari senza dover usare molte parole.
Sull'urna lignea predisposta per accogliere le sue ceneri, noi figli e nipoti abbiamo scritto o disegnato con dei pastelli forniti dall'impresa funebre. La mia frase l'ho scritta in rosso e firmata in blu: "Che bello è stato avere te come papà!".
Al funerale di papà ci sono stati più abbracci che in una bella serata di tango.
In chiesa, gremita di persone care, non avevamo previsto musica, troppo presi da tutto il resto, ma una signora al microfono intonava i canti liturgici. Dal primo banco, ho cantato anch'io quelli che conoscevo e nonostante l'emozione me la spezzasse, sentivo la mia voce uscire e amplificarsi quasi come nel tempo in cui ce l'avevo. Mia sorella Teresa che mi sedeva accanto a un certo punto si è messa a fare le doppie voci ed è stato bello.
Dopo la funzione, usciti sul piazzale ci siamo soffermati a salutare e salutarci prima che il carro funebre si avviasse al tempio crematorio. È stato un bagno di calore affettuoso, tanto calore e tanto affetto, molti abbracci e baci e sorrisi e un po' di piantoriso, una sorta di malinconica euforia, di gioia vitale in contrasto con la "sorella del sonno", ladra di un pezzo di noi che se n'è andato, ma impossibilitata a rubarci quanto di lui è in noi.
In casa della mamma, dove noi familiari siamo saliti con gli amici che hanno potuto e voluto farlo, a un certo punto l'atmosfera si è evoluta in una vera e propria festa, con focaccine, pizzette e biscotti, bibite e vino, tante chiacchiere e ricordi, parecchi aneddoti, alcuni "cult", altri di cui non rammentavamo l'esistenza, tante tessere del mosaico della memoria collettiva, quella in grado di far rivivere i tratti di chi ci manca, di renderlo presente anche se fisicamente non c'è più. "Ma quanto sarebbe stato contento Umberto di una cosa così?" ci siamo detti, credo a ragione, conoscendo il suo gradimento per la convivialità allargata.
E continua a volteggiare la rete di connessioni, intrecci, scambi e affetti che sa pescare dai fiumi di vita vissuta innumerevoli guizzanti esemplari, vivissimi istanti che niente e nessuno potrà portarci via: tutte cose che aiutano ad attraversare meglio il dolore, la tristezza e la malinconia, condendoli di gusto per le cose presenti e passate, di voglia di futuro e di interazioni affettuose.
Ecco, sintesi consolatoria e tanto vera, le parole che abbiamo fatto stampare sul retro della foto ricordo:
in ciascuno di noi
per sempre.
20 aprile 2019
Nodi d'impermanenza
Dalla tensione a ricomporre il puzzle identitario del nostro intorno, sia esso ampio e rarefatto o circoscritto e denso, di quando in quando scaturisce un temporaneo blocco delle iniziative, blocco che va forzato per ripartire a essere e fare. Dopotutto, il più delle volte, basta darsi una mossa e il resto vien da sé, si spera.
Possiamo stare seduti sul cuor della terra, ma non siamo obbligati a restarci per sempre. Muovendosi anziché star fermi e facendolo in due, come succede nel tango in abbraccio chiuso, aumentano massa e velocità. Essendo queste le condizioni per il rallentare del tempo*, ecco spiegato il motivo per cui il ballo ringiovanisce.
Tenere insieme i fili vuol dire anche miscelare situazioni e iniziative, incontrando e facendo incontrare persone di ambiti differenti e dagli interessi variegati, oppure vedendo le stesse persone in ambienti diversi dal solito, innescando qualcosa di semplice e quasi banale, ma vero e godibile, come ad esempio un picnic quasitanguero al parco Nord a pasquetta.
* Carlo Rovelli, L'ordine del tempo
31 marzo 2019
Durata più o meno ampia e definita
Da qualche tempo, prima di iniziare la lezione nelle classi più turbolente in cui insegno inglese, prendo in prestito un orologio, possibilmente con le lancette, e chiedo a tutti quanti di dedicare un minuto a noi stessi, staccandoci per 60 secondi da cellulari, iPad, penne e quaderni, rimanendo svegli e in silenzio. L'idea l'ho presa da una lezione di Lorenzo Pierobon sull'uso della voce in ambito didattico e ho potuto constatare la verità di quanto ci aveva anticipato, ossia il generale gradimento dell'iniziativa da parte dei ragazzi. Per loro soprattutto, ma in fondo anche per molti di noi, non è agevole trovare nel corso della giornata momenti di quiete assoluta in cui ci si possa e voglia concedere il lusso di fermarci.
Riguardo al tempo, quel che succede fermandosi è che un po' lo si rallenta: quasi ne incrementassimo l'ampiezza, come se in un respiro più grande i petali della rosa infinita di ciascun istante trovassero modo di schiudersi, regalandoci per quegli attimi tranquilli un sentore d'eternità. A quel punto, sapremo soppesare l'importanza o l'irrilevanza delle incombenze e percepire quali petali assecondare a seconda delle azioni e modalità che intenderemo consacrare come irrinunciabili.
07 febbraio 2019
Un mare di roccia
27 gennaio 2019
Giornata della smemoria
Perché perché perché perché perché perché perché?
Perché?
Perché allora? Perché adesso? Perché ancora? Perché?
Ricordiamoci la nostra umanità per riconoscere quella degli altri. Ricordiamoci per riconoscerci.
Non tutto è perduto finché noi siamo noi e diamo spazio all'essere più che al negare.
Che l'amore possa sconfiggere la paura, sì, paura, poiché altro non è che paura quella prepotenza esibita e urlata: paura e pura debolezza.
Che l'amore dia la forza di superare paure e debolezze, le stupide paure dei prepotenti senza potenza umana.
Chi nega (e annega) l'altrui umanità, nega e annulla la propria.
08 gennaio 2019
Qui peraltro non s'era mai chiuso
Comunque sia... ciao con la manina a Strelnik, al Many e a Mirumir, tanto per cominciare (qui m'era uscito un refuso che val più d'un lapsus: "tango per cominciare").
28 dicembre 2018
Promemoria
E inoltre: quando fai qualcosa, qualunque essa sia, se oltre a respirare ti ricordi di sorridere, ti verrà meglio.
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Nota utile: il sorriso va adeguato alle circostanze: in taluni casi andrà espresso solo interiormente.
14 dicembre 2018
S'accorciano
Luce. Buio. Un po' meno luce. Un po' più di buio. Ancora meno luce. Un po' di buio in più. Luce sempre più breve. Buio sempre più lungo. Per paura che la tenebra si mangi piano piano tutto il lume, si accendono le lucine: quelle delle candele di ḥănukkāh, quelle degli alberi di Natale, e prima ancora quelle delle lampade tradizionali del Diwali. Basterebbe salire in soffitta per averne anche qui: magari domani, magari dopodomani.
Luce breve e fioca. Buio, notte lunga. Luci piccoline stese mentre annotta. Lunghe notti buie e brevi accese intermittenze. Alba che confonde il giorno con il buio e poi di nuovo buio con le luci nella notte. Notte buio amori, stelle rilucenti. Buio che rifulge, notte nuovo giorno. Buio non più buio con il sole anche di notte. Luce buio luce buio luce.
Luce, buio. Le presenze, le assenze. Luce, buio. Buio, luce. Vecchi amici che ci sono sempre e altri che per sempre se ne vanno. Persone sempre vive nel ricordo anche quando non ci si vede quasi mai e persino quando vive, purtroppo, non sono più. Di una, conosciuta ai tempi delle prime ondate di blogger, ho saputo solo da pochi giorni. Mardin la voglio celebrare con parole da lei ritwittate qualche mese fa:
i am nothing more than a[Sono nulla più che una piuma presa nel vento; ma comunque, volo.]
feather caught in the wind,
but still, i fly.
04 dicembre 2018
Sulla fiducia
Fiducia facile da riporre, peraltro, quando nel bluette antelucano là fuori si presenta un cielo da "a mille ce n'è", con la luna e la stellina, ovvero l'ultimo quarto del nostro satellite naturale e il brillio di Giove, che all'occhio nudo in questi giorni pare accompagnare la falce di luna girandole attorno in una gentile danza lenta.
Ci si ferma incantati, e poi ci tocca correre.
29 novembre 2018
Era ieri o ieri l'altro
Saran passati cinque giorni da quel lungo viaggiare lungo vie deserte, una decina al massimo dai giri in autostop. Forse un paio di mesi, o tre, dagli umidi baci timidi e, te lo concedo, almeno un anno e mezzo da quel dieci e lode preso nel dettato. Magari un lustro avanti nemmeno c'ero ancora.
Invece un giorno e un mese dopo, andando e riavvolgendo, diverse e assai copiose ecco affiorare nitide, lucenti e sfarfallare poi trentaduemila e cento immagini, sottili come petali archiviati in un sussurro.
È così fatto, pare, della memoria l'almanacco, coi misteriosi anditi, suoi magici wormhole che in un baleno svelano stanzoni e bugigattoli, colori e panorami, distese e controcieli di luci radenti, meravigliosi attimi infiniti, distanti e vicini, meravigliosi attimi infiniti.
27 ottobre 2018
Prima che il tempo cambi
Prima che il tempo cambi, riscopri ogni minuto e le sue frazioni, nidi d'eternità minuscole e preziose, spesso più imperdibili di quanto non appaia.
Prima che cambi il tempo, risoffia sulle nuvole direzionandole a forgiare forme e disegni disparati, protagonisti ingenui di vivide vicende e fantasie fiabesche.
Prima che il tempo cambi, richiama a te le ore del ricordo e della speme, lancette fisse nel cielo mobile dei giganteschi ruotismi d'ingranaggi vitali.
Prima che cambi il tempo, sii tu sole e vento. Qui.
Prima che il tempo cambi, sii tu l'istante. Ora.
30 settembre 2018
04 agosto 2018
Abbracciare tempo e spazio
Con un pochino d'imbarazzo, confesso di aver pianto come una fontanella. Il fatto è che l'opera si lega molto, troppo, al tema degli addii e al mio bisogno di abbracciare tempo e spazio. Un bisogno che talvolta si soddisfa, almeno un po', almeno per un po', nel ricordarsi, nel ritrovarsi, nella condivisione di storie e memorie e negli sguardi allungati ad accarezzare panorami noti che lasciano ogni volta scoprire qualcosa in più di sé (in entrambi i sensi custoditi da questo pronome riflessivo).
Comunque, a sfogarsi poi ci si sente meglio e ci si trova subito pronti a risorridere.
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Link: da questo stesso blog, qualcosa più o meno a proposito di quanto sopra.




