Ho riacceso le lucine.
Il periodo è di nuovo quello, l’eterna vigilia, ma le parole avevano iniziato il loro andirivieni un po’ prima, scivolando sul ghiaccio dei polder e dei canali di campagna, prendendo la rincorsa dalle terre basse per giungere fino a qui. Un “qui” doppio, visto che stavo con un piede in ciascuna staffa: di giorno in una casa, di notte in un’altra, da solo solissimo, ma per scelta.
Un commento inatteso, una risposta, altri commenti, e poi g-talk. Una membrana che si apre e inonda i pixel di caratteri che già sorridono, perché niente si cerca. Poi, se una svolta dev’essere individuata, ci fu un tragitto in cui le parole restarono sospese per i venti minuti necessari a raggiungere l’altro computer. In attesa della nuova connessione, però, la connessione si rafforzò in modo decisivo. Ti aspetto. Ti porto con me. Rieccomi. Rieccoci.
Senza ancora saperlo, di persona ci si era già avvinghiati quella sera. In carne e ossa fu questione di qualche settimana più in là, quando le lucine si riaccesero ovunque e senza bisogno di elettricità. Je maakt me blij, vlinderfee.
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24 dicembre 2017
Parole di connessione
Quest'anno le lucine le ho messe su all'ultimo momento, ma la parola "lucine" mi ha fatto tornare in mente che anni fa avevo scritto in 20 minuti un pezzo per Gallizio perdendone poi le tracce. Ora, grazie alla Wayback Machine, l'ho recuperato e lo ricopio qui:
15 dicembre 2012
Lucine
In soffitta a prendere le decorazioni natalizie ci sono andato durante la pubblicità del thriller che ci stavamo vedendo io e la Caju, col patatino già nel mondo dei sogni. Mi sono portato torcia e cellulare oltre alle chiavi e quando sono giunto lassù ho illuminato ben bene gli anfratti, a evitare sorprese d'ogni genere, visti i criminali che ci sono in giro sul piccolo schermo. Ho compiuto la missione agevolmente, grazie alla previdenza con cui avevo riposto il materiale, tutto in un unico sacco nero. Ci sta tutto lì perché si tratta di poca roba: un alberello da mobiletto, qualche cosina da appendere qua e là e tre file di lucine colorate, che ora campeggiano su una parete, una finestra e l'alberello. Anche il thriller alla fine è finito bene, d'altronde si sa che alla fine tutto va bene e se non va bene, allora non è ancora la fine.
08 agosto 2020
Tutta l'immane bellezza che c'è
Quando il cielo notturno sta per accendersi, le prime lucine che appaiono alla
vista sono i pianeti. Spesso risulta facilmente visibile Giove, grande com'è;
talvolta Marte rosseggia; Venere è per i più attenti, incantevole al tramonto o
all'alba. Saturno invece si mostra di rado, soprattutto nel cielo cittadino col
suo inquinamento luminoso. Da settimane, però, lo si sta vedendo accostato a
Giove: per qualche giorno hanno addirittura formato un bel trittico con la Luna.
In questi casi si parla di congiunzione, ed è un bello spettacolo.
Naturalmente,
è tutta un'illusione della nostra mente, che ama ricostruire legami e immagini
anche laddove la realtà la smentisce, esattamente come succede con le
costellazioni, solo apparentemente disposte in disegni creati dalla fantasia
dell'essere umano. Un'illusione non vana: senza di essa, la vertigine dello
spazio cosmico s'impadronirebbe del nostro sguardo verso l'alto, risucchiando la
nostra sicumera e annientando perfino la sicurezza con cui posiamo i piedi a
terra sulla Terra.
Per ritrovarci occorrerà perderci nell'immensità, non quella
di una notte coi grilli che cantano, non quella dello sciabordio degli oceani,
non quella delle sommità poco ossigenate né quella degli abissi insondabili:
l'immensità delle distanze davvero irraggiungibili, quella delle scale appena
immaginabili, quella delle moltiplicazioni di quasi-infiniti difficili pure da concepire...
In verità, la
vertigine con me funziona sempre nel solito modo: più che guardando direttamente
nel burrone, mi spaurisco adocchiando la montagna di fronte e immaginando di
trovarmi a mezz'aria. Anche con lo spazio, più che le stelle, sono i pianeti a
darmi il senso delle distanze e dell'enormità, proprio perché relativamente
vicini e così lontani.
Dunque per perdersi basterà lasciarsi
andare alla "vertigine all'insù", un po' come quella che si può provare sotto le Torri del
Vajolet; dopo l'inebriamento, per ritrovarsi urgerà accorgersi della straordinarietà della
nostra condizione: ci siamo, esistiamo, saremo anche dei puntolini, ma siamo qui
e volendo siamo bravi a gustare un pezzettino di tutta l'immane bellezza che c'è.
20 dicembre 2013
Quasinverno
Al laio piovoso d'una
sveglia buia assai,
l'aurora boreale
è un alberello
- in corridoio -
bardato di modeste
lucine colorate.
sveglia buia assai,
l'aurora boreale
è un alberello
- in corridoio -
bardato di modeste
lucine colorate.
13 dicembre 2017
Fermo mezzo giro
La notte più lunga, l'inverno, le lucine per esorcizzare il buio sempre più incombente, tutte quelle cose lì, e santalucia, quest'anno sono giunte per dirmi di rallentare, anzi di fermarmi un momento, di prendermi il tempo per recuperare. Con una sorta di minaccia d'influenza, oggi il mio organismo mi ha suggerito e poi imposto di mettermi un po' giù, di riposare e rimandare tutto quanto.
Ho ubbidito, confidando che poi piano piano si possa di nuovo procedere spediti, pronti a soddisfare la sete di luce, che sappiamo tornerà, tra pochi giorni, a essere sempre più abbondante, rosicchiando minuti di giorno in giorno all'alba e al tramonto.
Ho ubbidito, confidando che poi piano piano si possa di nuovo procedere spediti, pronti a soddisfare la sete di luce, che sappiamo tornerà, tra pochi giorni, a essere sempre più abbondante, rosicchiando minuti di giorno in giorno all'alba e al tramonto.
19 dicembre 2012
Buonanotte
Musica musica musica, musica prima dopo e durante, musica per le orecchie e per gli occhi.
Musica del saggio alle scuole medie, grazie all'impegno dei ragazzini e dei loro insegnanti: bello riconoscerne tanti là in mezzo, oltre ovviamente alla presa della presenza dolce della figliolanza, Lorenzo sul palco e la Caju accanto a me, intenta a frenarmi durante alcune esecuzioni particolarmente coinvolgenti per il mio orecchio emotivo (alcuni brani kletzmer più un elettricissimo Hideaway, che mi scaglia immediatamente nei solchi di Blues Breakers e quel che per me comporta).
Musica alla festa della scuola di tango, con tante belle persone e parecchie tande altrettanto belle, col taglio della torta per Antonio (riauguri!) e numerosi brindisi ottimamente musicalizzati.
Musica del ridere e sorridere, musica di luci e lucine dal firmamento che colora il centro città e i suoi bijoux, musica della radio fino in mezzo alla nebbia sulla via del ritorno, e musica anche al calduccio mentre scrivo questa buonanotte ai suonatori, ai danzatori e ai brindatori.
Musica del saggio alle scuole medie, grazie all'impegno dei ragazzini e dei loro insegnanti: bello riconoscerne tanti là in mezzo, oltre ovviamente alla presa della presenza dolce della figliolanza, Lorenzo sul palco e la Caju accanto a me, intenta a frenarmi durante alcune esecuzioni particolarmente coinvolgenti per il mio orecchio emotivo (alcuni brani kletzmer più un elettricissimo Hideaway, che mi scaglia immediatamente nei solchi di Blues Breakers e quel che per me comporta).
Musica alla festa della scuola di tango, con tante belle persone e parecchie tande altrettanto belle, col taglio della torta per Antonio (riauguri!) e numerosi brindisi ottimamente musicalizzati.
Musica del ridere e sorridere, musica di luci e lucine dal firmamento che colora il centro città e i suoi bijoux, musica della radio fino in mezzo alla nebbia sulla via del ritorno, e musica anche al calduccio mentre scrivo questa buonanotte ai suonatori, ai danzatori e ai brindatori.
17 novembre 2017
Pedala forza vai
Vale sempre la pena far aggiustare la bici, quella quasi gloriosa carretta rossa che mi permette di infilarmi tra il traffico anticipando i pesanti e puzzolenti quattroruote (li chiamo così quegli animaloni brutti solo quando non sono io a usarli) e di arrivare a destinazione un po' sudato ma con un senso di tonicità e qualche grado di soddisfazione.
Vale la pena gelarsi le mani perché non si trovano i guanti al mattino, vale la pena asciugarsi il naso al semaforo, vale faticare un po' per procedere spedito anche nelle rare salite. Vale ancora di più andarsele a cercare, quelle salite, attraversando il parco per tornare a Cinisello dalla Bovisa dopo un pranzo troppo lauto e con tanto sapore affettivo.
Vale tantissimo godersi le immagini attraverso il parco, con lo specchio del laghetto di Niguarda colorato dai riflessi degli alberi, bellimbusti che esibiscono spettacolari chiome provvisorie. Chiome simili si moltiplicano procedendo oltre e abbracciano lo sguardo assommandosi in foresta fatata che chiama a farsi esplorare.
Va, va, ma nel frattempo il buio si fa strada, il buio ti sorprende e a nulla valgono le lucine del Decathlon se le hai lasciate a casa sul comodino antiquato vicino all'ingresso. Una bianca una rossa, capaci di lampeggiare o di fissarti e di farsi notare comunque fino a 300 m, nientedimeno. Vai, vai, che sembra che arrivano i pompieri, diceva Gino il ciclista l'altra sera, dopo avermi raddrizzato la ruota: abilità che in questo caso vale più di un congiuntivo.
Vale la pena gelarsi le mani perché non si trovano i guanti al mattino, vale la pena asciugarsi il naso al semaforo, vale faticare un po' per procedere spedito anche nelle rare salite. Vale ancora di più andarsele a cercare, quelle salite, attraversando il parco per tornare a Cinisello dalla Bovisa dopo un pranzo troppo lauto e con tanto sapore affettivo.
Vale tantissimo godersi le immagini attraverso il parco, con lo specchio del laghetto di Niguarda colorato dai riflessi degli alberi, bellimbusti che esibiscono spettacolari chiome provvisorie. Chiome simili si moltiplicano procedendo oltre e abbracciano lo sguardo assommandosi in foresta fatata che chiama a farsi esplorare.
Va, va, ma nel frattempo il buio si fa strada, il buio ti sorprende e a nulla valgono le lucine del Decathlon se le hai lasciate a casa sul comodino antiquato vicino all'ingresso. Una bianca una rossa, capaci di lampeggiare o di fissarti e di farsi notare comunque fino a 300 m, nientedimeno. Vai, vai, che sembra che arrivano i pompieri, diceva Gino il ciclista l'altra sera, dopo avermi raddrizzato la ruota: abilità che in questo caso vale più di un congiuntivo.
07 gennaio 2017
Rilucere
Ancora un po' di ore concesse a lucine e luminarie, che ci hanno accompagnato nelle settimane con meno luce diurna. Ora che le giornate si sono visibilmente allungate, possiamo salutarle e piano piano smontare anche le decorazioni.
Giorno sette: rievocare la storiella di Dumbo e della piuma per ricordarsi che la luce vera la si emana dagli occhi e attraverso le affettuosità, anche in assenza di energia elettrica.
Giorno sette: rievocare la storiella di Dumbo e della piuma per ricordarsi che la luce vera la si emana dagli occhi e attraverso le affettuosità, anche in assenza di energia elettrica.
08 gennaio 2012
Come lucine colorate
Saper godere del bello è un modo per onorare l'universo, una sorta di preghiera vivente. Un po' come gustarsi fino in fondo un bel piatto di tagliatelle fatte in casa e rivolgere un gaudente complimento a chi le ha preparate. "Preghiera", dunque, intesa nel senso di rendere grazie, anche quando non si sa bene a chi. Un'emissione di piccoli bagliori di gioia che si accendono qua e là nel mondo, rilucendo per poco e a momenti alterni dal buio, ma senza smettere di farlo finché ogni cosa è illuminata.
14 dicembre 2018
S'accorciano
Luce. Buio. Luce. Buio. Luce. Buio. Luce. Un sorriso, un bel saluto. Una frustrazione, un'incazzatura. Affetto, sintonia. Introversione, distanza. Euforia immotivata, musica coinvolgente. Lagnosità varie, circoli viziosi. Contagi d'allegria, potenti spirali virtuose.
Luce. Buio. Un po' meno luce. Un po' più di buio. Ancora meno luce. Un po' di buio in più. Luce sempre più breve. Buio sempre più lungo. Per paura che la tenebra si mangi piano piano tutto il lume, si accendono le lucine: quelle delle candele di ḥănukkāh, quelle degli alberi di Natale, e prima ancora quelle delle lampade tradizionali del Diwali. Basterebbe salire in soffitta per averne anche qui: magari domani, magari dopodomani.
Luce breve e fioca. Buio, notte lunga. Luci piccoline stese mentre annotta. Lunghe notti buie e brevi accese intermittenze. Alba che confonde il giorno con il buio e poi di nuovo buio con le luci nella notte. Notte buio amori, stelle rilucenti. Buio che rifulge, notte nuovo giorno. Buio non più buio con il sole anche di notte. Luce buio luce buio luce.
Luce, buio. Le presenze, le assenze. Luce, buio. Buio, luce. Vecchi amici che ci sono sempre e altri che per sempre se ne vanno. Persone sempre vive nel ricordo anche quando non ci si vede quasi mai e persino quando vive, purtroppo, non sono più. Di una, conosciuta ai tempi delle prime ondate di blogger, ho saputo solo da pochi giorni. Mardin la voglio celebrare con parole da lei ritwittate qualche mese fa:
Luce. Buio. Un po' meno luce. Un po' più di buio. Ancora meno luce. Un po' di buio in più. Luce sempre più breve. Buio sempre più lungo. Per paura che la tenebra si mangi piano piano tutto il lume, si accendono le lucine: quelle delle candele di ḥănukkāh, quelle degli alberi di Natale, e prima ancora quelle delle lampade tradizionali del Diwali. Basterebbe salire in soffitta per averne anche qui: magari domani, magari dopodomani.
Luce breve e fioca. Buio, notte lunga. Luci piccoline stese mentre annotta. Lunghe notti buie e brevi accese intermittenze. Alba che confonde il giorno con il buio e poi di nuovo buio con le luci nella notte. Notte buio amori, stelle rilucenti. Buio che rifulge, notte nuovo giorno. Buio non più buio con il sole anche di notte. Luce buio luce buio luce.
Luce, buio. Le presenze, le assenze. Luce, buio. Buio, luce. Vecchi amici che ci sono sempre e altri che per sempre se ne vanno. Persone sempre vive nel ricordo anche quando non ci si vede quasi mai e persino quando vive, purtroppo, non sono più. Di una, conosciuta ai tempi delle prime ondate di blogger, ho saputo solo da pochi giorni. Mardin la voglio celebrare con parole da lei ritwittate qualche mese fa:
i am nothing more than a[Sono nulla più che una piuma presa nel vento; ma comunque, volo.]
feather caught in the wind,
but still, i fly.
13 maggio 2013
Tanto quanto un quanto
A un certo punto ci fu come un rallentamento. Se ne avvide grazie alla canzone che stavano trasmettendo alla radio: conoscendone bene il tempo, s'accorse dell'infinitesima discontinuità. La melodia continuava a funzionare, ma i giri erano lievemente indugianti. S'immaginò rimpicciolire fino allo spessore d'un'onda di frequenza ed entrare in quella fenditura per sottrarsi un momento, un istante, un'inezia, alla cronologia. Farlo attraverso la musica avrebbe per così dire garantito la bontà dell'effimera esperienza, quasi rappresentato un'assicurazione sulla possibilità di varcare l'ineffabile soglia anche in senso contrario. Schiudersi ed esplorare quel desiderio fu tutt'uno e così avvenne il passaggio: fu un mulinio d'immagini e sensazioni, un turbinare di evocazioni e ricordi, una congerie di punti di riferimento a far da madeleine in rapida e intensa successione, nel loro variopinto evocare, nella loro innata capacità di suscitare emozionanti picchi di multisensorialità. Quando tornò, avvertiva ancora una carica elettrica pervadere il suo essere, friccicante fino ai polpastrelli: era come l'accensione in serie delle lucine dell'albero di Natale, però ce l'aveva dentro la linfa. Alla fine, nulla era diverso dal solito, ma era cosciente di quel balzo e si ricordò una volta di più che nessuno può toglierti quello che hai ballato.
09 gennaio 2013
Luci nel neon-ato anno
Quand'è che si devono spegnere le lucine di Natale? Una volta accese, avendo optato per versioni non intermittenti e senza stramberie, ci si rende conto dell'atmosfera carina che creano, ma soprattutto di come aiutino ad attraversare il periodo più buio dell'anno (per ragioni astronomiche, non certo psicologiche).
Ora però che le giornate si allungano sempre più, con lo sguardo si può già trovare un ponte luminoso naturale verso le stagioni più miti, purché lo si faccia restando ben imbacuccati dietro sciarponi e copricapi. È a questo punto, coincidente con la fine delle feste (anche di quella ortodossa), che si possono spegnere.
Lo farò anch'io, censurando un'insana e impossibile voglia che mi verrebbe guardandone i colori sul muro. Quella di allestire qualcosa a imitazione delle opere di Dan Flavin.
Ora però che le giornate si allungano sempre più, con lo sguardo si può già trovare un ponte luminoso naturale verso le stagioni più miti, purché lo si faccia restando ben imbacuccati dietro sciarponi e copricapi. È a questo punto, coincidente con la fine delle feste (anche di quella ortodossa), che si possono spegnere.
Lo farò anch'io, censurando un'insana e impossibile voglia che mi verrebbe guardandone i colori sul muro. Quella di allestire qualcosa a imitazione delle opere di Dan Flavin.
30 novembre 2021
Stare per
Stiamo per tuffarci in un dicembre luminoso.
Sempre di vigilie si parla? Beh, in un certo senso è logico, se si hanno aspettative riguardo a un possibile domani. E sempre inguaribilmente ottimista? Beh, luminoso lo sarà davvero e in ogni caso: regalandoci splendori di celesti gradazioni oppure ricorrendo agli artifizi delle colorate tradizioni, con le loro luci, lucine, candele e candeline.
Stiamo per tuffarci in un qui e ora fuori dal tempo, una sospensione d'attesa che andrà però vissuta in ogni luccichio, facendo tintinnare uno alla volta tutti gli istanti. Prendi fiato e rilassa i pensieri: stiamo per tuffarci.
25 marzo 2013
Percorsi figurati
Con un cielo coperto che solo per un senso di decenza o forse d'imbarazzo esita a scaricare neve, ché l'aria sarebbe quella, l'esitazione nel prendere la strada di casa necessita del calore di qualche risata in più e poi ristà al colore di un semaforo presso il quale indugiare inutilmente a contemplare nel paesaggio suburbano il passaggio di un bus interurbano il cui verde ornato di lucine sfreccia al passo cadenzato di una tabella oraria tra fermate deserte o disattese.
La musica in apparenza è quella di una radio qualsiasi, indesiderata, ma l'ascolto vero zampetta oltre, nel tempo e nello spazio, tra ricordi e desideri di note, lontani, e recentissime impressioni corporee ballate e godute passo dopo passo. Musiche da ascoltare e da vivere che in qualche modo già segnano il calendario prossimo venturo, qualunque cosa succeda. Passi pronti a gonfiare vele di soddisfazioni condivise, come una rosa dei venti disegnata sul pavimento di una milonga dal movimento di quattro piedi in sorridente sintonia.
La musica in apparenza è quella di una radio qualsiasi, indesiderata, ma l'ascolto vero zampetta oltre, nel tempo e nello spazio, tra ricordi e desideri di note, lontani, e recentissime impressioni corporee ballate e godute passo dopo passo. Musiche da ascoltare e da vivere che in qualche modo già segnano il calendario prossimo venturo, qualunque cosa succeda. Passi pronti a gonfiare vele di soddisfazioni condivise, come una rosa dei venti disegnata sul pavimento di una milonga dal movimento di quattro piedi in sorridente sintonia.
08 gennaio 2014
Di luci e di pile
Passato anche il Natale ortodosso, non ci sono più scuse per tenere accese le lucine, ma tanto i risvegli antelucani stanno per diventare albe luminose, fors'anche lucenti. Non temo, su questo, di peccare come mio solito di facile ottimismo: le probabilità che le giornate tornino ad allungarsi sono molto elevate, stando alle precedenti esperienze.
Bisognerebbe, semmai, far tesoro di queste ultime settimane ancora un po' buie per ricaricare le pile, ma sappiamo tutti quanto sia difficile rinunciare ai divertimenti, in specie quelli dispendiosi dal punto di vista energetico.
A proposito, oggi sono rimasto male nell'apprendere una notizia sullo smaltimento di pile e batterie: i rivenditori non le raccolgono più, perché non solo il Comune non passa a ritirarle, ma se loro si presentano alla piattaforma ecologica, vengono respinti o viene loro richiesta una gabella. Se quest'ultima informazione è vera, mi sembra una cretinata, giacché la comunità dovrebbe trarre vantaggio dallo smaltimento differenziato di materiali pericolosi, che altrimenti finirebbero per inquinare irrimediabilmente il terreno e la falda acquifera. O sbaglio?
Dunque ho messo da parte la vecchia batteria del cordless e la pila ormai scarica della radiosveglia, in attesa della prossima spedizione in via Petrella 55 (che è pur sempre una bella gita, quasi come andare a vedere le nutrie).
Bisognerebbe, semmai, far tesoro di queste ultime settimane ancora un po' buie per ricaricare le pile, ma sappiamo tutti quanto sia difficile rinunciare ai divertimenti, in specie quelli dispendiosi dal punto di vista energetico.
A proposito, oggi sono rimasto male nell'apprendere una notizia sullo smaltimento di pile e batterie: i rivenditori non le raccolgono più, perché non solo il Comune non passa a ritirarle, ma se loro si presentano alla piattaforma ecologica, vengono respinti o viene loro richiesta una gabella. Se quest'ultima informazione è vera, mi sembra una cretinata, giacché la comunità dovrebbe trarre vantaggio dallo smaltimento differenziato di materiali pericolosi, che altrimenti finirebbero per inquinare irrimediabilmente il terreno e la falda acquifera. O sbaglio?
Dunque ho messo da parte la vecchia batteria del cordless e la pila ormai scarica della radiosveglia, in attesa della prossima spedizione in via Petrella 55 (che è pur sempre una bella gita, quasi come andare a vedere le nutrie).
08 ottobre 2003
Windows 2003
Non so bene chi l'abbia installato, ma stasera funziona da dio.
E in più deve averci lavorato un web designer della madonna, visto il layout.
La cosa strana è che continua a migliorare di minuto in minuto: una miscela di colori inarrivabile, dall'azzurro chiaro al rosa che poi vira sull'arancione dorato... Ora un lato del multischermo tende al blu cobalto, con una striatura bianca nella parte superiore e masse scure dai contorni sfumati vicino alla barra di stato.
In questo istante, in tutte e quattro le finestre aperte noto un aumento di pixel scuri. Certo che il programma ci mette un po' a partire, ma devo ammettere che non ho nemmeno un po' di fretta.
Forse devo cliccare quelle lucine che stanno cominciando ad accendersi in alto una dopo l'altra.
Cavoli, mi piace proprio. Chissà se è previsto un abbonamento.
E in più deve averci lavorato un web designer della madonna, visto il layout.
La cosa strana è che continua a migliorare di minuto in minuto: una miscela di colori inarrivabile, dall'azzurro chiaro al rosa che poi vira sull'arancione dorato... Ora un lato del multischermo tende al blu cobalto, con una striatura bianca nella parte superiore e masse scure dai contorni sfumati vicino alla barra di stato.
In questo istante, in tutte e quattro le finestre aperte noto un aumento di pixel scuri. Certo che il programma ci mette un po' a partire, ma devo ammettere che non ho nemmeno un po' di fretta.
Forse devo cliccare quelle lucine che stanno cominciando ad accendersi in alto una dopo l'altra.
Cavoli, mi piace proprio. Chissà se è previsto un abbonamento.
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