08 agosto 2020

Tutta l'immane bellezza che c'è

Quando il cielo notturno sta per accendersi, le prime lucine che appaiono alla vista sono i pianeti. Spesso risulta facilmente visibile Giove, grande com'è; talvolta Marte rosseggia; Venere è per i più attenti, incantevole al tramonto o all'alba. Saturno invece si mostra di rado, soprattutto nel cielo cittadino col suo inquinamento luminoso. Da settimane, però, lo si sta vedendo accostato a Giove: per qualche giorno hanno addirittura formato un bel trittico con la Luna. In questi casi si parla di congiunzione, ed è un bello spettacolo. 
Naturalmente, è tutta un'illusione della nostra mente, che ama ricostruire legami e immagini anche laddove la realtà la smentisce, esattamente come succede con le costellazioni, solo apparentemente disposte in disegni creati dalla fantasia dell'essere umano. Un'illusione non vana: senza di essa, la vertigine dello spazio cosmico s'impadronirebbe del nostro sguardo verso l'alto, risucchiando la nostra sicumera e annientando perfino la sicurezza con cui posiamo i piedi a terra sulla Terra. 

Per ritrovarci occorrerà perderci nell'immensità, non quella di una notte coi grilli che cantano, non quella dello sciabordio degli oceani, non quella delle sommità poco ossigenate né quella degli abissi insondabili: l'immensità delle distanze davvero irraggiungibili, quella delle scale appena immaginabili, quella delle moltiplicazioni di quasi-infiniti difficili pure da concepire... 
In verità, la vertigine con me funziona sempre nel solito modo: più che guardando direttamente nel burrone, mi spaurisco adocchiando la montagna di fronte e immaginando di trovarmi a mezz'aria. Anche con lo spazio, più che le stelle, sono i pianeti a darmi il senso delle distanze e dell'enormità, proprio perché relativamente vicini e così lontani. 
Dunque per perdersi basterà lasciarsi andare alla "vertigine all'insù", un po' come quella che si può provare sotto le Torri del Vajolet; dopo l'inebriamento, per ritrovarsi urgerà accorgersi della straordinarietà della nostra condizione: ci siamo, esistiamo, saremo anche dei puntolini, ma siamo qui e volendo siamo bravi a gustare un pezzettino di tutta l'immane bellezza che c'è.

02 agosto 2020

Strage

Ore 10:25 del 2 agosto 1980, Bologna: 85 morti e oltre 200 feriti.
Dopo 40 anni, sappiamo che gli esecutori della strage furono i neofascisti dei NAR e che i mandanti furono la P2 e Licio Gelli.
Dopo 40 anni, la rabbia e il disprezzo per quelli là non calano.
E il ricordo non muore, perché chi non ha memoria non ha futuro.

All'epoca, la notizia la appresi molte ore dopo. Coi miei amici, eravamo partiti da Milano Centrale la sera prima, diretti in Sicilia. In realtà, appena tornato dal Trentino dove avevo lavorato come lavapiatti, non avevo voglia di rimettermi subito in treno: fu solo grazie alle loro insistenze che mi convinsi ad anticipare la partenza. Passammo dunque indenni da Bologna, ma nella giornata seguente il treno subì una serie di forti rallentamenti, per fermarsi poi non so più quante ore dalle parti di Salerno. Qualcuno disse che c'era stato "un grosso incidente" a Bologna, ma solo un paio di giorni dopo, quando arrivammo stanchi affamati e puzzolenti al campeggio di Capocalavà dove già si erano insediati altri nostri amici, venimmo a sapere della strage (ma s'era ragazzini, il pensiero non si soffermò lì per molto).

Ogni volta che ripenso a quanto fui fortunato, al sollievo si mescola un dolore affettuoso per chi purtroppo ci rimase sotto.
Solo rabbia e disprezzo, invece, per chi disprezzò le vite altrui per qualche malvagio tornaconto.

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La strage
Le 85 vittime: Nome Cognome (età)
La vicenda politico-giudiziaria

31 luglio 2020

In un modo o nell'altro

Se i pensieri turbinano creando piccoli uragani inafferabili quasi in ogni istante quotidiano fino ad accompagnare e oscurare anche i singoli gesti, tu prendi quei singoli gesti e metti ciascuno di essi sotto il riflettore della tua attenzione. Riporta lo sguardo mentale lì dove stanno i sensi, percepisci e osserva, guarda e senti e ritrova il tuo sé più semplice senza doverti imbrigliare, ma sbrogliandoti dalle ansie di ciò che non c'è ancora e dalle angosce di quel che fu o che non è stato. Un eterno presente brillante, ecco la tua ghirlanda: sperimentala sotto la doccia, rimanendo con le gocce e gli scrosci d'acqua e il bagnoschiuma e la tua pelle, anziché permettere al pilota automatico di portarti via di lì e via da te. Fai questo per riancorarti al qui e ora ogniqualvolta ti accorgerai che il cervello punta altrove nel tempo e nello spazio.

Ove mai ti scoprissi invece schiavo d'un'alienante routine, lascia che i pensieri turbinino creando piccoli uragani inafferrabili quasi in ogni istante quotidiano, sciogli le briglie al cervello affinché possa puntare altrove nel tempo e nello spazio, permettendo ai sogni del futuro e del passato di mescolarsi nella tua visione finché il sorriso non tornerà ad avvilupparti l'essere per intero.

30 luglio 2020

Vedi che mi ricordo?

Oggi nel 1911 nasceva Teresita. Figlia di contadini, le piaceva andare a scuola ed era brava in matematica, ma dovette lasciarla dopo la seconda elementare. Da allora in poi i suoi studi riguardarono in particolare la mucca e il mattarello. Quest'ultimo imparò a usarlo quando ancora non arrivava al tavolo e per fare la sfoglia doveva salire su uno sgabellino. Intorno ai dodici anni si diede il primo timido bacio con Giulio, che dopo un paio di lustri sarebbe diventato suo marito. Ebbero due figlie, nel '34 e nel '36, ma la seconda non fece in tempo a vedere il suo babbo, stroncato da una polmonite verosimilmente insorta in seguito a un incidente di lavoro, per via di un giogo non bloccato correttamente e di buoi troppo impetuosi. Teresita si ritrovò dunque vedova, povera e sola, giacché la casa patriarcale si era smembrata (a quanto pare, Giulio era l'unico davvero animato dalla passione per il lavoro nei campi: "Lo vedi questo podere? Me lo farei tutto da solo."), tuttavia non si perse d'animo e con molti sacrifici, molto lavoro e pochissimo denaro riuscì comunque a far studiare le figlie, entrambe diplomate alla scuola magistrale. Per farlo, questa giovane contadina ignorante dovette anche lottare contro i pregiudizi e i moniti alla rassegnazione che le pervenivano dal circondario. Finalmente, con le figlie sistemate, si accingeva a una tranquilla vita di paese, con il suo negozietto di frutta e verdura (ma anche caramelle, giocattoli, statuine del presepe...), ma a un certo punto divenne nonna e si trasferì dalla Romagna alla Brianza per aiutare la figlia maggiore con quel primo nipote che portava lo stesso nome del nonno. Temporaneamente, certo... invece arrivarono altri bambini, uno dietro l'altro, e lei si fermò a Seregno fino alla fine, nel 2002. Due soli crucci aveva, pensando alla morte: che ci scordassimo di lei e di non essere tumulata accanto al marito. Invece, nonna, su questo puoi stare tranquilla: da diciott'anni sei lì accanto al tuo Giulio, e quest'altro Giulio non ti dimenticherà mai.

29 luglio 2020

In poche parole

A proposito di chi pensa che per imparare qualsiasi cosa basti seguire dei tutorial in rete, o di chi ritiene che una laurea in medicina valga meno di mezz'ora passata a consultare Google:
Experts aren’t always right. But I’d rather live in a building built by an expert, fly in a plane designed by an expert and yes, have surgery done by an expert.
Seth Godin
"Gli esperti non hanno sempre ragione, ma preferirei vivere in un edificio costruito da un esperto, volare su un aereo progettato da un esperto ed essere operato da un chirurgo esperto."

Ragioni e sentimenti

Se per farti notare scegli sempre la via più breve, tenderai a collezionare figuracce. Poi peggiorerai la situazione inventandoti argomentazioni per sostenere le tue posizioni, per quanto assurde. Assurdità si assommeranno ad assurdità e, quel che è peggio, avrai contribuito a diffonderle.

Impara che non c'è niente di male ad assumere un atteggiamento ragionevole dinanzi alla realtà, che è sempre più complessa di quanto immaginiamo a un'occhiata superficiale e frettolosa. L'atteggiamento ragionevole comporta la necessità di porsi dei dubbi, di cercare risposte attraverso approfondimenti e di essere pronti ad aggiustare il tiro una volta che sbocceranno nuovi elementi a confermare o smentire le ipotesi precedenti.

Mi rendo conto che tale atteggiamento assomiglia molto al metodo scientifico, però non temere: lo si può adottare anche senza inaridirsi. Una volta stabiliti dei punti fermi, per quanto provvisori, ci sarà comunque l'opportunità di assaporare un po' di bella vaghezza, lasciandosi accarezzare dalle immagini che lo sguardo ci restituirà, dai suoni che le onde canteranno, dalle sensazioni che la mente ricostruirà, dai vertiginosi brividi che l'indicibile avrà sempre in serbo per chi vorrà cedere agli sgrisoli.

27 luglio 2020

Un prof che studia

Un tuffo dove il web è più blu... Già, perché anziché il mare, l'orizzonte cromatico me lo disegna il sito del MIUR, al quale ormai ho imparato ad accedere con una certa disinvoltura, avvalendomi dello SPID. In verità, anche in questo caso di mare si tratta: quello della burocrazia, che però, bisogna dirlo, on-line è meno da incubo rispetto a quella che immagino abbia angosciato le generazioni precedenti.

Giusto un momento di pausa dopo aver conseguito i 24 CFU e poi vedrò il da farsi per la preparazione ai concorsi (straordinario e ordinario) che affronterò per ottenere l'abilitazione all'insegnamento. Forse ne varrebbe la pena anche solo per poter rispondere con giustificato orgoglio alla fatidica domanda: "Quand'è l'ultima volta che hai fatto qualcosa per la prima volta?", invece lo stimolo viene da altre direzioni, e cioè la voglia di svolgere stabilmente e senza patemi economici un lavoro che mi piace talmente da farmi dimenticare, spesso, che di lavoro si tratta: insegnare.

Ci sono arrivato dopo lustri di altre esperienze e sono queste ad arricchire quel che posso trasmettere agli alunni, in gran parte entusiasti quanto me.

26 luglio 2020

Quasi fuori tempo massimo

"No, stasera non posso: devo studiare." "Rimandiamo a dopo l'esame." "Ho i 24 CFU, non posso." "Andate voi in gita, io resto a casa a studiare." "Mi spiace, devo prepararmi all'esame, ci rifaremo."
Roba da non credersi, ma a 57 anni suonati mi sono ritrovato a pronunciare più o meno letteralmente e più volte queste frasi. Tutto perché ho finalmente deciso di puntare all'abilitazione all'insegnamento e per il concorso sono obbligatori quei crediti formativi, che all'epoca della mia laurea (1988) non esistevano e che in tutti questi anni non mi erano mai serviti.
Dopo aver studiato un po' di corsa, ma coscienziosamente: Psicologia dell'educazione, Pedagogia generale sociale, Metodologie e tecnologie didattiche, Antropologia culturale, domani sosterrò l'esame: si tratta di quiz a scelta multipla cui rispondere oralmente.
Poi megagelato, per festeggiare (spero) o per consolarmi.

10 luglio 2020

Il salmì non c'entra

Un leprottino, anzi: due. L'ho visto, li ho visti a Villa Ghirlanda, dov'ero andato a fare una corsetta. Corsetta faticosa a causa dei chili superflui vilmente attribuiti al periodo del lockdown, ma che in realtà afferiscono alla mia golosità. Il tempo necessario me lo sono preso come pausa dallo studio nel quale sono immerso per prepararmi agli esami per i 24 CFU, che dovrò sostenere entro fine luglio. Ne è valsa la pena, anche grazie ai graziosi leprottini.

30 giugno 2020

Viaggiatori o turisti

Quanto vi dico potrebbe valere sia per le prossime vacanze, sia come metafora per la vita, perché spesso la si paragona a un viaggio.

Ci sono due modi per partire: da turisti o da viaggiatori. Il turista si fa portare da un punto all'altro senza farci caso, si lascia trascinare quasi passivamente, cercando solo relax e piacevolezza in una nuova routine. A volte, lo ammetto, ci vuole anche questo, però non ci si arricchisce, non si cresce.

Il viaggiatore, invece, è già in partenza mentre prepara il bagaglio; esce di casa ed è già in vacanza. È consapevole, compie il tragitto guardandosi intorno con interesse e l'itinerario stesso lo riempie di meraviglia e godimento. Quando arriva a destinazione, ha già vissuto un'esperienza, e invece questa lo aspetta a mondo aperto per tanti giorni ancora.

Vi auguro di essere viaggiatori e non turisti.

Questo, parola più parola meno, è l'auspicio che ho rivolto ai miei studenti che hanno appena concluso la terza media.

29 giugno 2020

Dal passo alla corsa

Mi fa male il tallone sinistro, ma da un paio di settimane ho ricominciato da zero il programma di allenamento alla corsa (corsetta, dai) che avevo affrontato anni fa, dopo tanto tempo che non mi cimentavo.

Il segreto, come per quasi ogni cosa, è una miscela di costanza e umiltà. Miscelando alla consapevolezza dei propri limiti una generosa dose di buona volontà, si possono superare o aggirare i soliti ostacoli: pigrizia, arrendevolezza, tendenza alla procrastinazione.

28 giugno 2020

Un futuro libro da comprare ora

Da anni, per la lettura mi avvalgo delle risorse della biblioteca civica (Il Pertini di Cinisello Balsamo, nel mio caso) e compro libri solo per regalarli.

Stavolta, però, ti invito a imitarmi in un acquisto azzardato: un libro che ancora non c'è, un libro che ci sarà solo se lo preacquisteremo in un certo numero di lettori. Quando dico che il libro non c'è, mi riferisco alla sua forma definitiva, perché l'editing verrà completato solo in vista dell'effettiva pubblicazione, che dipende da noi: non mancano molte copie al raggiungimento della massa critica necessaria, quindi puoi essere determinante.

S'intitola Baby-Lon.616. Il motivo per cui te lo consiglio è la fiducia che ripongo in una delle mani che l'ha scritto, avendo già letto e apprezzato altre sue opere. Di più non sono autorizzato a dire.

Se vuoi saperne di più e magari preordinarlo, vai alla pagina dedicata a Baby-Lon.616 su bookabook, l'editoria basata sulla comunità dei lettori.

27 giugno 2020

Tre testi e tre audio per rinascere come la Fenice

Ho raccolto in una pagina i tre file audio che avevo realizzato per la mostra collettiva online "Come la Fenice".

I testi sono questi e li ho rielaborati a partire da vecchi post:

Non farla finita
Puoi morire e rinascere senza mutare piano d’esistenza, cadere e risorgere restando qui, attingendo fiduciosamente alle meraviglie che se non sono già sbocciate stanno per gemmare. Per convincersene non occorre nemmeno rifarsi agli irrinunciabili affetti infiniti dei legami di sangue e di cuore: basta volersi tuffare in una qualsiasi occupazione relazionale con appassionata curiosità. Prova a imparare, prova a insegnare, prova a ballare.

Dolomiti
Camminavo in cresta e assaporando il silenzio, o meglio, il canto delle montagne. Il vento si era placato e così rimasi un po’ lì, incantato a guardare, ad ascoltare, a sentire, a sentirmi pieno di gratitudine e godimento. Capisco chi iniziando a inerpicarsi o addirittura ad arrampicare poi non riesce più a farne a meno, perché quelli sono momenti perfetti, di unicità e completezza, di annullamento e rinascita, di bella essenzialità, come orgasmi dell’anima, insomma.

Grotte
Dentro e fuori, come in un utero fatto di mare. Dentro e fuori, come una rinascita. Si può rinascere anche nuotando in una serie di grotte comunicanti, con il brivido di un passaggio al buio il cui superamento ti farà esultare d’euforia, in un’acqua limpida e multicolore quasi quanto le pareti ornate di corallo viola e di rocce variopinte.


26 giugno 2020

Candele

Per fare quel che bisogna fare, talvolta tocca trascurare quel che si vorrebbe. Può risultarne uno strappo doloroso, un magone che non trova opportunità di sfogo, una fatica fin nel respiro. Eppure se ne può uscire fortificati, sapendo di aver fatto la cosa giusta e riuscendo a rimandare a dopo il momento del ritrovamento (di sé, di qualcosa, di qualcuno).

Non sono di quelli che si tengono tutto dentro, non a lungo quantomeno: preferisco condividere e lasciarmi accompagnare dal bene altrui, conscio che nel gioco degli scambi di energie nessuno ci perde mai veramente. Torna alla mente il paragone della candela che può accenderne un'altra senza perdere nulla della sua luce, e anzi ottenendo un effetto di accresciuta luminosità proprio all'atto del passaggio.

Ora però vorrei essere capace di volare, per trasmigrare quel tanto che basta e ritornare in men che non si dica, toccando le terre natie per salutare chi da quelle non si potrà più muovere. Intanto lo faccio col pensiero... poi verrà il momento di ritrovare l'occasione, e il tempo, e lo spazio.

22 giugno 2020

Manca sempre un ultimo ciao

Nel tempo, il rammarico non si estingue, anzi: si moltiplica. Nel tempo, sono sempre più numerosi gli addii mancati, le azioni compiute a metà, le intenzioni lasciate appassire. Cresce o si assomma il fastidio di non poter tornare indietro un pochino. È un rincrescimento amaro, che bussa e poi ti picchia dentro.

La fregatura è che non c'è niente da fare: in ogni caso si troverà qualche negligenza di cui rimproverarsi, un "se" che percuote il sé. Ancorarsi a ipotesi non percorse, tuttavia, è tutto meno che saggio. Ove mai fosse possibile rifare tutto, certamente si finirebbe per trascurare comunque qualcosa.

Dunque il cammino dovrà proseguire senza ulteriore fardello, compiendo subito il prossimo passo. Dunque lo sguardo andrà puntato in avanti e intorno, tentando di scorgere la via e le bellezze anche quando un velo di lacrime le offusca.

31 maggio 2020

Rinascita di una Fenice

Mesi fa dalla Val di Fiemme, in Trentino, mi avevano chiesto la disponibilità a partecipare a una mostra collettiva che si sarebbe dovuta inaugurare il 2 maggio presso il centro culturale "Casa Gialla" di Cavalese. Tema proposto: la rinascita.


Avevo accettato, stimolato da un contatto via mail e poi telefonico con Elisa Zanotta, presentatami con gli stessi mezzi dal mio amico Luigi Piazzi, fotografo di grande sensibilità, tra le varie sue doti.

Poi subentrò il lockdown, confinamento collettivo che stiamo tuttora attraversando, e pensavo non se ne sarebbe fatto più nulla.

Ora invece ci si accinge a realizzarla in modalità digitale. Confermo quindi la mia adesione e rilancio qui sotto l'appello a partecipare:

Come la Fenice

Simbolo di "morte e rinascita" che la Natura attraversa ciclicamente ogni anno, ma anche dell'eternità
dello spirito e di tutti quei simbolici momenti di morte interiore - lutti, malattie, separazioni, traumi, difficoltà - che si presentano nella vita e che, superandoli, consentono all'uomo di rinascere più forte e consapevole di prima.


MOSTRA COLLETTIVA
ospitata sul blog del centro culturale "Casa Gialla"
Se sei interessato/a a partecipare con una tua opera, contatta per informazioni Cornelia 3661217187 o Elisa 3470934937.
È ammesso ogni mezzo artistico ed espressivo.

30 maggio 2020

Dimmelo sempre

Più o meno uno lo sa già se sta facendo bene o se sta facendo male qualcosa, però ricevere delle conferme in positivo rassicura e gratifica assai. Se ci pensi, vale praticamente in ogni ambito: da quelli più intimi, al campo delle relazioni affettive o delle interazioni sociali, fino al settore professionale.

"Le parole non contano", "La vera comunicazione avviene a livello superiore", "Non abbiamo bisogno di dircelo" sono tutte affermazioni di un certo livello, certo, ma se l'umanità ha inventato e sviluppato la verbalizzazione, qualche buon motivo ci sarà.
Il dire da solo, ammetto, non vale granché, ma sono molte le occasioni in cui un'esplicitazione risulta più che gradita e si dimostra utile e feconda di cicli virtuosi.

A proposito di un settore professionale che coinvolge a pieno titolo ed effetto anche gli ambiti delle relazioni affettive e delle interazioni sociali, ossia l'insegnamento, ho ricevuto in questi giorni diversi attestati di apprezzamento e stima da fonti diverse, e in parte inattese. Starà a me dimostrare quanto tali gratificazioni possano farsi seme di nuovi e ulteriori entusiasmi, e ne sono lieto.

27 maggio 2020

Una specie di non detto

Quanto ai dolori, siano essi puntuali o diffusi, variano con le singole esistenze e nei diversi momenti di queste e non ne parliamo ora. Del non detto, d'altronde, son piene le interlinee, e talvolta anche i tasti "Canc" e "Backspace". Quel che pur sarebbe tecnicamente comunicabile non sempre ottiene l'imprimatur. Giustamente.

Bisognerebbe saper suonare come qualche genio per esprimere un colore poco definito, una specie d'azzurro, spezie di note che dopo oltre sessant'anni continuano a tracciare solchi d'ineffabile tra l'orecchio e l'animo.

Invece, lo posso solo ascoltare: così come nessuno può suonare al posto mio, io non posso fare passi al posto di qualcun altro, nemmeno quando vedo chiaro il tracciato, nemmeno se il tragitto mi pare facile, quasi elementare. Ecco, lo dico: il dolore è quello di vedere e non poter agire.

25 maggio 2020

Tasselli

Sono tante le cose da mettere a posto, ammesso e non concesso che ci si riuscirà compiutamente. Per ciascuno si tratta di piccole o grandi situazioni disagevoli, di rinunce o coercizioni, di mancanze, preoccupazioni, lontananze. Evitiamo però che le lagnanze minute facciano perdere il polso della visione d'insieme: ci sono sciocchezze e facezie e ci sono dolori e stupori, ci sono puntuti fastidi e amplissime devastazioni; i reali sconquassi non vanno confusi con meri contrattempi, e se una cosa buona si deve trarre dal periodo trascorso (ma in verità lo si dovrebbe fare sempre) è quella di saper valutare e apprezzare l'essenzialità, ossia ciò che conta davvero.

Ad esempio, gli affetti e gli abbracci. Quelli che già da prima sussistevano solo nel pensiero e nell'animo, ci sono e non ci sono indipendentemente da qualsiasi virus. Quei pochi che finora abbiamo potuto ritrovare, però, come delizie c'insaporiscono e nel contempo fanno anelare ad allargare la cerchia, riallacciandone i fili sottili fino ad ogni palpito riconosciuto.

Nella sottocategoria dei riabbracci, il tango come pratica collettiva e sociale mancherà per chissà quanto ancora, ma nel frattempo piccoli tasselli semi-isolati vanno a comporre una simil-milonga, minuscola e solo in video, grazie alle cure della cara Deborah, in arte Lulamiao, che il sabato sera sta organizzando da qualche settimana Lejos de ti, milonga a distanza per chi ne ha voglia. Scaricato Zoom sul cellulare, per la prima volta ho partecipato anch'io, con Martina, ed è stato bello condividere questa nostra passione, anche se per poche tande. Quando Lulamiao pubblicherà il video, metterò un link qui.

30 aprile 2020

Sfasature

Fase uno: cibi. Fase due: bici. Fase tre: baci.
O anche tutt'insieme: cibi bici baci.
Ordine intercambiabile.
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bonus: fase REM

28 aprile 2020

Far bene quello che fai

È lungo questo confinamento, più di quanto ci si aspettasse all'inizio. Mi piacerebbe dire "è stato lungo", ma so che purtroppo non è ancora finita, che le limitazioni si protrarranno per chissà quanto ancora. Non sto a parlare dei cambiamenti che per tutti hanno toccato i grandi e piccoli aspetti del quotidiano, facendoci patire anche per quelli apparentemente insignificanti, o per meglio dire reputati tali fintanto che li davamo per scontati.
Una ricetta per procedere al meglio, senza farsi scalfire troppo e soprattutto senza sprecare questo tempo che mai nessuno ci restituirà, è una modalità che durante la naja mi aiutò in diverse occasioni. Un semplice atteggiamento, o un motto: cerca di far bene quello che fai. In tal modo, il tuo fare nutrirà l'essere e l'essere non si alienerà, nemmeno nelle più banali incombenze.

Tra le cose meno banali, invece, ho la fortuna di poter continuare a insegnare, attività che mi sta piacendo sempre più con il passare degli anni, dopo lustri e lustri a fare altro.

Ai miei alunni delle medie ho scritto delle istruzioni per le verifiche da svolgere a casa (a casa perché non voglio usare troppe lezioni on-line per dei test).
"Svolgi la verifica in modo autonomo e onesto: ricorda che lo scopo non è quello di ottenere un voto più o meno alto (valore effimero), ma di imparare (valore concreto).
La valutazione servirà poi a indicarti il livello raggiunto e a suggerirti su cosa lavorare (ristudiare, ripassare, esercitarti fino a raggiungere un livello soddisfacente).
La correzione degli errori mirerà a evitare di ripeterli in futuro."
Con gioia e soddisfazione mi sto rendendo conto che per la stragrande maggioranza hanno recepito correttamente.

25 aprile 2020

Il 25 aprile è l'Anniversario della Liberazione dal nazifascismo

Oggi si manifesta in modo insolito: un po' qui, un po' lì, con le parole, la musica, il pensiero, le immagini trasmesse, ma in ogni caso si tratterà di condivisione, di esserci, insieme per ricordare e per rilanciare.
Ricordare chi ci liberò da una dittatura, rilanciare per evitare di ricaderci.
Ora e sempre resistenza, non fine a sé stessa, ma per vivere meglio e possibilmente con gioia!

Ecco qualche iniziativa on-line:
- Radio Popolare
- Partigiani in Ogni Quartiere
- 25 aprile 2020 Bella ciao da ogni balcone L'Italia che resiste A.N.P.I.
- I Ribelli delle Langhe (da un'idea di Silvia Giordanino)
- 25 aprile 2020 #iorestolibero #iorestolibera
- Ieri Partigiani, oggi Antifascisti - con Alessandro Barbero
- Maratona web per la Festa della Liberazione #Torino25aprile
...

01 aprile 2020

COFISH-19

Sono contento che ormai sia tutto a posto, perché con le lezioni online faticavo il doppio per metà risultato. Certo è stata dura stamattina alzarsi così presto per essere a scuola in tempo per il Buongiorno e per la prima ora, ma che bello rivedere i ragazzi di persona e riabbracciare colleghe e colleghi! Comunque, dalle lezioni online parecchi alunni hanno imparato a gestirsi in maggiore autonomia e in qualcuno è fiorito uno spiccato senso di responsabilità.

Sono contento che ormai sia tutto a posto, perché restando sempre a casa mi muovevo la metà ingrassando il doppio. Certo, è dura riprendere il ritmo di una quotidianità dinamica e variegata, ma che bello ritrovare gli affetti e le amicizie a portata di mano e poter brindare per davvero e non in videochiamata! Comunque, dalle distanze si misurano meglio i desideri e s'impara l'arte di setacciare le scelte.

Sono contento che ormai sia tutto a posto, perché ero stufo di non ballare tango. Certo, sarà dura trovare posto stasera in milonga non avendo prenotato, ma che bello reimmergersi nella musica e negli abbracci di quelle meravigliose creature chiamate tanguere! Comunque, dall'assenza di una graziosa abitudine se ne comprende l'importanza, smettendo di dare per scontata la ripetibilità del piacere o di sottovalutarne la reperibilità.

Sono contento che ormai sia tutto a posto perché con questa chiusura totale stavo invecchiando un anno per ogni mese. Ci riprenderemo alla velocità della luce, anzi dovremo superarla per recuperare, ma oggi tutto è possibile: basta pescare la soluzione giusta.

03 marzo 2020

Sama significa cielo

For Sama (Alla mia piccola Sama) è un documentario sull'assedio di Aleppo. La cosa particolare è che è girato dal di dentro, da una giovane giornalista che ha deciso di rimanere, dopo le manifestazioni antiregime che avevano accomunato gran parte della popolazione.
Il racconto è crudo, ovviamente violento in molti momenti, ma il film ha una sua grazia, con il montaggio che fa scorrere il tempo avanti e indietro, a rimarcare le differenze tra il prima e il dopo. A far da discrimine, i bombardamenti russi sulla città assediata, bombardamenti che non risparmiano nemmeno l'ospedale. L'ospedale però viene rimesso in funzione, utilizzando un palazzo di uffici che viene alla bell'e meglio riadattato alla bisogna. Lì ci lavora Hamza, giovane medico che abbandona la sua vita per dedicarsi alla causa. I due si innamorano, si sposano e faranno due figlie. Alla prima, Sama, è dedicato il documentario, nell'intento di spiegarle quelle difficili scelte compiute dai suoi genitori.

L'ho visto in lingua originale, arabo, che sa essere dolcissimo, coi sottotitoli in italiano ardui da leggere a causa di un capoccione seduto nella fila davanti a me. Non c'erano ancora le ordinanze, il cinema Beltrade era strapieno, e ringrazio Debora che mi ci ha condotto dopo avermi indotto a incuriosirmene.

È un film duro, molto, e molto intenso. Aspro, doloroso; dolce, amoroso.

Il dolore era sapere che in quello stesso momento, in molte parti del mondo, stavano (stanno) consumandosi drammi analoghi: sofferenze inutili di persone che chiedono soltanto di vivere in questo mondo. Il pensiero rabbioso era sapere che da parecchi decenni ormai nelle guerre muoiono soprattutto i civili: uomini donne e bambini, persone che qualcuno da lontano condanna a smettere di vivere in questo mondo.
La consapevolezza di tali ingiustizie forse può servirci a ridimensionare un po' le nostre menate e a ricordarci che se può esistere l'amore in mezzo all'orrore, se permangono istanti di serenità tra uno sconvolgimento e l'altro, significa che la vita ha una forza enorme e che questa forza può essere anche nostra.

02 marzo 2020

Geografia che ti cattura

Non è il tempo, ma lo spazio a farla da padrone nel saggio di Tom Marshall, tradotto in italiano da Roberto Merlini col titolo Le 10 mappe che spiegano il mondo.
Innanzitutto, ti fa capire l'importanza della geografia e per questo l'ho segnalato ad alcune colleghe di quella materia. Della geografia fisica, e di come e quanto questa influenzi quella politica e, di conseguenza, la storia.
Da una sorta di determinismo geografico (l'originale s'intitola Prisoners of Geography) prendono le mosse una serie di quadri interconnessi che illuminano le vicende storiche e gli accadimenti contemporanei mettendoli in una prospettiva d'ampio respiro senza dare per scontata la situazione cui siamo abituati nella nostra parte di mondo privilegiato.
Punti di vista interessanti, deduzioni intelligenti e considerazioni che inquietano un po' sono ottimi motivi per iniziare a leggerlo: la stesura scorrevole e avvincente provvederà poi a non fartene staccare fino alla fine. Ci guadagnerai in consapevolezza, un tantino amara a dire il vero, pur senza perdere un barlume di speranza.

01 marzo 2020

Sabbie pastello

Sabbia sottile color pastello da lasciar scorrere durante l'infusione. Così funziona il "Perfect Tea Timer" che in una pasticceria molto carina di Seregno ti portano al tavolo insieme ai filtri del tè: tre piccole clessidre di tre colori diversi affinché si sappia regolare chi lo vuole light (3 minuti), medium (4 minuti) o strong (5 minuti di infusione).
Mia mamma ha apprezzato, sebbene le abbia dovuto spiegare il perché e il percome di quello strano aggeggio più volte, visto che si lasciava distrarre dalla bontà della minimeringa abbinata, che ha ripetutamente provato a offrirmi nonostante ne avessi già mangiate due ad accompagnare il mio caffè con panna, oltre che dalle immancabili chiacchiere con le sconosciute vicine di tavolino, figlia con mamma in là con gli anni ma sostenuta da un bel DNA.
Mi godevo ogni singola inquadratura della scena che mi comprendeva, e mi comprendevo nel sorriso di tenerezza che scaturiva dalla serenità del momento e in un momento m'avvolgeva.

29 febbraio 2020

Un po' di rincorsa

Ho parecchie cose in mente, da raccontare e da mettere in atto. Lo farò a partire dal mese prossimo, cioè domani. Il giorno in più, malgrado il grigiore e il freddo, ha pur riservato momenti utili e istanti godibili. Di sicuro ne verranno di migliori, ma la lezione da ricordare è che nessun granello di sabbia di questa clessidra va sprezzato: in retrospettiva potremo coglierne le cromie e accoglierne le tonalità col sorriso, anche quelle pastello.

28 febbraio 2020

Tempo in più

Il privilegio di avere a disposizione un giorno in più per via dell'anno bisestile non è certo da poco. Se ci pensi, è un po' come con il ritorno dall'ora legale all'ora solare, quando ti pare di guadagnare un'ora. Essendo il tempo la cosa più preziosa, si tratta di un gran bel regalo.

O no? Beh, è vero che tanti posti in cui vorresti andare sono chiusi, molte persone che vorresti rivedere sono rintanate, che tu stesso ti rintani volontariamente e per senso di responsabilità eviti di fungere da catalizzatore d'incontri e ammassi umani, dunque il rischio è che quel regalo non venga goduto appieno.

A contrastare tale rischio, due piani: uno pratico e uno più sottile. Il primo consiste nel saper sfruttare l'occasione per risolvere questioni rimandate, svolgere compiti trascurati, porre attenzione a particolari dimenticati, insomma: riuscire a mettersi in pari (o almeno, procedere in quella direzione).

Per il secondo, occorre esplorare le diverse sfumature del tempo, a partire dai quattro vocaboli e relativi concetti del Greco. Non l'ho mai studiato (ho fatto lo scientifico), ma sono lieto di accontentarmi di poter contare su wikipedia:
Gli antichi greci avevano quattro parole per indicare il tempo: χρόνος (chronos), καιρός (kairos), αἰών (Aion) e ἐνιαυτός (Eniautos). Mentre la prima si riferisce al tempo cronologico e sequenziale, la seconda significa "un tempo nel mezzo", un momento di un periodo di tempo indeterminato nel quale "qualcosa" di speciale accade, la terza invece si riferisce al tempo eterno e la quarta indicava un anno.
Già solo essere consapevole dell'esistenza di una tale raffinatezza terminologica fa svanire ogni remoto rischio di potersi annoiare. Qualcosa di bello e di divertente si troverà sempre, come sapevamo fare da bambini.

30 gennaio 2020

Ritornando al futuro

Come tendenza, ho a lungo vissuto con la testa voltata all'indietro, ammaliato dal passato, ammalato di ricordi. Non del tutto, in verità, giacché il presente m'ha sempre catturato, spesso gioiosamente. Da qualche tempo e in maniera crescente m'accorgo invece di tenere lo sguardo puntato al futuro, in un miscuglio quasi affascinante d'intenzione e attenzione, per le cose da fare e da ricercare. Mi limito a prenderne atto, non l'ho deliberato. Certo è che l'entusiasmo non manca e l'energia si rinnova a ogni nuova soddisfazione.
Al futuro, comunque, punto lo sguardo e non il cannocchiale, ché troppo in là non mi voglio sporgere: talvolta basta un mese un anno una stagione, talaltra una serata un bacio un'occasione, a volte un quadrimestre è dove voglio andare, più spesso in una pista mi troverò a ballare, di quando in quando un cielo stellato con la luna, e grazie alle carezze ritrovo la fortuna.

10 dicembre 2019

Gioielleria

Da sempre l'oro era per me metallo giallo del colore suo. Altri colori significavano altri metalli. Solo da grande, traducendo cataloghi on-line, scoprii sfumature e cromie dianzi insospettate: rosa, rosso, bianco, tonalità champagne, una mimesi da far impazzire gli alchimisti, questo Au.

In catalogo o in vetrina, gioielli e monili non m'hanno mai attirato molto, con l'eccezione di alcuni orecchini d'epoca romana realizzati a mano che grazie a una lente d'ingrandimento ammirai nel museo di Marsala negli anni novanta, in una giornata di cuscus al pesce e pioggerellina.

Gioielli autentici, invece, mi si offrono alla vista la mattina quando in auto aggiro da nord il centro urbano della mia cittadina di residenza. L'aura cangiante del massiccio del Monte Rosa totalmente innevato furoreggia sfidando il quotidiano, annichilendo la banalità e annullando la percezione delle distanze.

Gioielli autentici ci si offrono, in verità, ogni volta che ascoltiamo con gli occhi e volteggiamo col pensiero alla musica fuori e dentro di noi, e tra noi e chi con noi sta traballando su questo geoide velocissimo e vorticante (vedi a tal proposito e riascolta la già citata Galaxy Song).

01 dicembre 2019

La danza delle voglie

Un po' di freddo, un po' di raffreddore, voglia di cioccolato. Un po' di freddo dopo una notte calda, un po' di zerinol dopo la vitamina C, voglia di mangiarlo ma anche di rifarlo, il cioccolato, come quel giorno alla Perugina i tartufini fondenti.

Qualche coperta in più basterà, un libro appassionante scalderà il sonno, per il resto ci sarà tempo e luogo: per la voglia di cioccolato e per tutte le altre, in questo dolce e soddisfacente avvento che mescola futuro e passato nella danza di una circolarità musicale e sorridente.

30 novembre 2019

Perfino in mezzo al fango

L'autunno è la stagione dei pittori, diceva zia Giulia. Novembre nella valle del Bidente le ha dato perfettamente ragione, coi colori degli alberi e delle colline a prorompere delicati e imprescindibili.

Quegli stessi colori, uguali e diversi nelle innumerevoli sfumature e infinite giustapposizioni, ci accompagnano poi ogniqualvolta attiviamo lo sguardo consapevole, anche o soprattutto nei luoghi che solitamente diamo per scontati.

Di più: che sia un giorno di pioggia e foschia o un mattino baciato da raggi imprevisti, ugualmente potremo, volendo, regalare alle arti combinatorie del ricordo e del fantasticare un appiglio per ogni qui e ora, perfino in mezzo al fango.

Ora fa un po' più freddo, a breve sarà tempo di salutare quelle foglie e le loro cromie, ma sarà solo per un po', solo per un po'. Baci.

31 ottobre 2019

Vigilie

C'è come una specie di molla carica nell'attesa. Forse per questo le vigilie sono così sentite. Sfruttarne la spirale positiva porterebbe ad avvantaggiarsi nel godimento futuro, purché le scintille anticipatrici che già scaturiscono non vengano soffocate dal coltrone delle aspettative. Via, fluire, respirare; aria, ampiezza, divagare; ali, levità, spaziare. Dolce lieve giunga quel che sarà. Carica di sorrisi la molla della vigilia e ricordati che ogni giorno è vigilia del successivo.

Risvegliandomi gioiosamente ammansiscimi.

12 ottobre 2019

Nei sogni il risveglio

Lo scenario onirico non contraddiceva i dati di realtà, ma li ingarbugliava, porgendogli al risveglio talvolta lo stupore, talaltra il disappunto.

Credi nei tuoi sogni! In genere te lo dicono a mo' di incoraggiamento, ma l'intimazione andrebbe presa anche nel senso letterale: come le fiabe, i sogni sono veri. Occorrerà rileggerli, certo, ma essendo prodotti da te, considerali tranquillamente delle rielaborazioni, degli sfoghi, degli scongiuri e vedrai che fungeranno da analisi, alleggerimento, talismano per la complessità del quotidiano vivere; anche da motore, nel caso dei sogni desiderio, sempre che tu abbia il coraggio di smuoverti e muoverti. Inoltre, fin dove possibile, trasforma i sogni consolatori in sogni desiderio e prova a raggiungerli.

Ora basta con le prescrizioni, vado a seguire quelle mediche, per curarmi e guarire prima possibile da tosse e raffreddore, ché ho voglia di tutto.

05 ottobre 2019

Traversate

Di albe buie aveva già cantato in gioventù, ma senza figurarsele in solitaria: l'attendeva, fino alla successiva unione amorosa, una traversata di diverse notti nel talamo ormai troppo ampio.

Per attraversare un grande fiume, il mare, il deserto o anche solo una lunga distesa è sempre meglio essere preparati (come diceva pure il fratellino Estha nel romanzo bellissimo e terribile Il dio delle piccole cose).
La prima difficoltà è coniugare il non-si-sa-mai all'esigenza di movimento, che richiede un bagaglio il più possibile leggero e maneggevole. Nello zaino ideale metterei prima di tutto la musica - cosa di più leggero? cosa di più intenso? - che è il latte condensato dell'anima. Poi la lettura - cosa di più ampio in rapporto allo spazio occupato? - che è la compagnia dell'anima. Poi la possibilità di rimanere in contatto - sia essa garantita da internet, da un telefono o dalla Supremazia postale del raccontino di Hayford Peirce (da 44 microstorie) - ché nessun uomo è un'isola. Utili anche, possibilmente, uno stimolante incarico lavorativo da svolgere, la voglia di continuare a imparare, qualche passione da coltivare, meglio ancora se condivisibile, e una salute discreta. Naturalmente, senza dimenticare l'acqua potabile.

Bene, ciò detto, andrò a ballare tango: in un colpo solo, musica, passione, abbracci, condivisione.

29 settembre 2019

Ora di alzarsi

L'indomani furono le chiazze rosacee dell'aurora a raddolcire l'ennesima levata forzatamente antelucana. Di albe buie aveva già cantato in gioventù, ma senza figurarsele in solitaria.

Alzarsi presto sarà senz'altro un toccasana per un sacco di motivi, ma essere obbligati a farlo dovrebbe essere annoverato tra i maltrattamenti sanzionabili ai sensi della convenzione di Ginevra. "Presto" si intende prima delle sette: una barriera psicofisica il cui superamento abbisogna di forti motivazioni o di una volontà ferrea. Perfino durante il servizio militare cercavamo di aggirarla. Una sveglia che anticipa il sorgere del sole ti strappa dai sogni e ti getta in una semioscurità che s'incarna in un grosso quesito: perché? Se ci si trova da soli, senza il conforto di un respiro altrui, di un corpo caldo da sfiorare, di mezzi mugugni condivisi o almeno di qualcuno che russi ancora nella stanza attigua, la forza di volontà deve essere richiamata con maggiore decisione a farsi innesco di generatore automatico in grado di avviare l'apparato osteomuscolare per riuscire ad autopartorirsi fuori dall'abbraccio del giaciglio. Un processo potenzialmente lungo, da attuare invece nel minor numero di minuti possibile, pena la corsa finale per rispettare gli orari prestabiliti.

Poi, per fortuna, lo sappiamo, si va e si sorride; anzi, ricorda di farlo fin da subito, magari già davanti allo specchio, ti aiuterà molto, vedrai.

26 settembre 2019

La fossa dei leoni

Stasera il tessitore l'ho fatto all'assemblea condominiale.
Prima utilizzando le competenze di interprete per chiarire tra due accesi interlocutori un equivoco di comunicazione basato sull'utilizzo di un vocabolo tecnico non correttamente recepito. In seguito, mettendo un po' di pace tra gli animi esagitati che si urlavano in faccia senza capirsi: a un certo punto sembrava di assistere a quella scenetta di Aldo Giovanni e Giacomo degli esordi in cui due di loro litigavano furiosamente dicendo esattamente le stesse cose su Schillaci.
All'amministratore, che voleva mollarci, ho assicurato che siamo brave bestie: gente onesta con cui in alcune occasioni bisogna solo avere un po' di pazienza. Speriamo che basti.

25 settembre 2019

Nutrimento

La luce d'oro che dal buco della serratura di casa l'accolse al rientro poco avanti il tramonto esibiva una promessa di benessere domestico e calore spirituale che in realtà erano intimamente presenti fin dal canticchiare mattutino.

In ogni situazione, essere in grado di cogliere le manifestazioni di preziosa bellezza è utile come nutrimento. Se è vero che la prima regola della fortuna è sentirsi fortunati, condizione indispensabile per godersi gli istanti è riuscire a percepirli, saperli sfiorare con almeno uno dei sei o sette sensi, sorridere loro dal profondo e magari anche dagli occhi, perfino quando questi sono velati da emissioni liquide.

Cantami o diva della pura meraviglia e ti meraviglierò.

14 settembre 2019

Luna di mezza stagione

Segnalami la luna, fammi notare il fiore, ritma il respiro col mio alla brezza. Sentine la musica, toccami la faccia, addenta il profumo che l'aria sospende. Fammi ascoltare i colori, indica la cascata, rendimi note le carezze del prato.
Mettiti il mio nome in bocca e blandendomici sciogli le ritrosie: scivola nell'abbraccio, abbandonati e abbandonando i timori riluci del tuo brillio.

Ora sono io a indicarti la luna, a ricordarti le lusinghe acquatiche, a evocare gli spazi immensi in cui tuffare la fantasia, a ispirare balzi e voli oltre ogni vertigine.
È il giorno delle leggende e la luna che lo sa si è fatta bella: capisce di poter essere irresistibile ai nostri occhi, che non ne tasteranno mai la lontana freddezza, contenti dell'inganno dolce come una notte di mezza stagione.

12 settembre 2019

Il primo consiglio

Ho iniziato: nelle classi è tutto uno zuccherino, con gli alunni che seguono partecipi ed entusiasti. Incrocio le dita dicendolo, ma in verità confido che continueranno a permettermi di accompagnarli nella loro crescita con un apprendimento attivo.
Per le attività collaterali, ovviamente non ho ancora assimilato le procedure e non posso dunque contare sugli automatismi che consentono di risparmiare energie per dedicarle a ciò che conta davvero. Comunque, anche colleghe già presenti in quella scuola negli scorsi anni confessavano di sentirsi affaticate dopo il primo giorno pieno: evidentemente abbiamo tutti messo più energia di quella necessaria.
Questo mi riporta al primo consiglio che ho dato ai ragazzi: Sapete quel è la prima regola per imparare l'inglese? Breathe! Respirate! Se stiamo in apnea non possiamo parlare, pensare, agire, vivere, o almeno non a lungo.

10 settembre 2019

Lacune

Viene lo sconforto mettendosi a discorrere con persone che non tengono conto dei fatti, dei dati, della realtà, né li vogliono leggere, considerare, studiare per rimediare alle proprie lacune. Mi riferisco al social network blu, quel giardinetto recintato che solo ogni tanto ne azzecca una.

Balliamoci su, va': in effetti ci rimango per gli amici e per il tango.

09 settembre 2019

Programmazione

Per il tango, mi arrivano inviti a eventi milongueri con molti mesi di anticipo, ma non mi piace programmare queste cose. Più che altro, non abbraccio facilmente l'idea di vincolare giornate, serate o fine settimana così in là nel tempo non potendo sapere quali altri impegni o incombenze sopraggiungeranno, né gradisco dare la mia adesione e poi sottrarla (al di là dell'eventuale esborso preventivo).
Come attestato di buona volontà e lungimiranza, mi pare già sufficiente prenotare due posti in milonga con quasi una settimana di anticipo (come ho fatto per il Treno che riapre il 15 settembre).

A proposito di programmazione, non mi piace nemmeno quella scolastica, sebbene ne intenda la necessità. Il fatto è che sono incline a insegnare focalizzandomi sulle persone e adeguando le lezioni alle loro capacità, al loro livello di competenze e alle loro specifiche necessità di apprendimento. Per questo, nei corsi privati, procedo navigando a vista, pur avendo ben chiari gli obiettivi finali. Quest'anno invece mi toccherà proprio, a breve, metter mano al pomposo e imprescindibile documento chiamato per l'appunto "programmazione".
Spero di riuscire comunque a mantenere la concentrazione più sui ragazzi che sui programmi, mirando alla concretezza della loro crescita ed evitando di smarrirmi nella fumosa astrazione di pretenziose normative.

08 settembre 2019

Buone telecomunicazioni

Oggi, ancora una volta*, sono stato tessitore di contatti.
Nel dopopranzo di una festa parrocchiale alla quale avevo accompagnato mia mamma per farla distrarre un po', è saltato fuori che un paio di volontari lì presenti erano stati allievi di Antonia Mazzoni, per me "la Tonina", che da Galeata era venuta a insegnare a Seregno negli anni '70, soggiornando anche a casa nostra per un po'.
Mi sono fatto dare il numero dall'agendina che mia madre conserva e aggiorna da non so quanti decenni e l'ho chiamata. Quando, dopo affettuosi saluti in romagnolo, le ho passato i suoi ex scolari Giovanna e Fiorenzo (che lei ricordava perfettamente), ho sorriso di gusto vedendo riaffiorare nelle loro espressioni gli atteggiamenti dei bambini di fronte alla "signora maestra".
È stato divertente e bello. Per loro, molto bello: l'hanno dichiarato, ma lo sapevo già, perché in questi ultimi anni in più occasioni ho parlato al telefono con la mia maestra Annamaria Bianchini e ogni volta è stata una gioia piena.

* come avevo già detto, a suo tempo bgeorg mi aveva inserito tra i "tessitori".

07 settembre 2019

La parola è d'argento

Le cose, anche quelle scontate, forse soprattutto quelle, bisogna dirle. Va bene tacere anziché parlare a vanvera o solo per riempire vuoti apparenti durante le pause di cui invece abbiamo bisogno, ma fidarsi dell'interpretazione di un silenzio, specie a distanza, non è sempre saggio.
Pensa a quante volte gli innamorati, più che mai bisognosi di rassicurazione, si ripetono sdolcinatezze che a rigor di logica non sarebbero necessarie, almeno fintanto che gli occhi brillano. Così, dichiara che vuoi bene a chi vuoi bene, anche quando si sa. Denuncia il senso di mancanza, assicura la tua disponibilità, pronuncia i nomi, evoca i gesti affettuosi, in attesa di poterli esprimere dal vivo.

06 settembre 2019

Silenzi d'oro

Sono quelli che mantieni con le persone cui vuoi bene, quando sai che è meglio per loro non subire interferenze. Per esempio con i figli, quando hanno bisogno di volare liberi per sperimentarsi; con le ex, quando hanno bisogno di staccarsi per trovare altre strade; con i genitori anziani, quando hanno bisogno di riposare.
Altri silenzi d'oro sono quelli che mantieni con chi sta lavorando sul serio e necessita di grande concentrazione; con chi sta ballando e vuole godersi la musica mentre cerca di interpretarla insieme a te; con chi sta leggendo, qualsiasi cosa stia leggendo. E naturalmente, come diceva Marquant in Zitti al cinema, quando si guarda un film sul grande schermo.

05 settembre 2019

Antidoto

Non ostanti il dolore al piede e l'orario già tardivo, direi che è tempo di tornare in milonga.
Vado a prepararmi, ché musica e abbracci, per chi non lo sapesse, sono il miglior antidoto alla stanchezza!

04 settembre 2019

Età

A una collega che scherzando denunciava la sua angoscia per gli imminenti 50 anni (portati splendidamente, mi pare), ho risposto: "Li ho già ampiamente compiuti e ti assicuro che non succede niente. La stessa sensazione di vertigine si era annunciata a ogni decennio, ma in realtà continui a fare tutto quel che facevi prima, solo che i tempi di recupero si allungano."
Mentre lo dicevo, un sorriso interiore mi rammentava le parole che Enzo Baldoni ci scriveva in Zonker Zone: "Ragazzi, i cinquanta sono una figata!" Non mi sento di dargli torto: in effetti ogni età della vita, finora, ha avuto e sta avendo la sua bellezza.
Con un piccolo distinguo: non posso più bere caffè la sera, pena un'insonnia di cui mai ho sofferto in passato.

03 settembre 2019

La malinconia

È quel che ti cattura senza lasciarsi prendere, che t'abbraccia con arti da fantasma, di nascosto ti fa visita e all'improvviso si svela quasi, comunque irraggiungibile.

È l'inafferrabilità delle striature cangianti d'una volta rosaceleste che si tinge d'arancione e grigiume a due passi o tre dal cobalto crepuscolare. È la lontananza irreversibile d'un bimbo piccolino che corricchia ridacchiante i primissimi passi sulla sabbia bagnata facendo la spola tra mamma e papà. È la musica frangibarriere che ambisce a farti abbracciare l'impossibile, ingannevole nel prometterti di comprendere in te e il tempo e lo spazio. È il ricordo di un ricordo, forse un sapore, un profumo, un colore mitizzati nel cristallo d'un istante che si crede irripetibile.
È il vuoto e il pieno d'un piantoriso agrodolce che ti snuda l'anima, è il pieno e il vuoto d'illusoria dulcamara.

La malinconia sa cantare i colori anche a voce spezzata, dipingere il sonno di veglie sognate, scolpire nelle nubi gli ardori agognati.
La malinconia è uno sbuffo della pentola a pressione delle emozioni, che senza quello sfiato s'addenserebbero in tristezza, producendo una pennellata di pece densa in luogo di acquerelli variopinti.

02 settembre 2019

Le prime volte

Quando viene a mancare qualcuno, mi dissero, il primo anno è il peggiore, in quanto zeppo di prime volte "senza".

In effetti, ad esempio, oggi per la prima volta non ho potuto far gli auguri di buon anniversario ai miei genitori e mi son dovuto limitare a telefonare alla mamma ricordando anche papà. Stamattina me ne ero astenuto perché lei mi era sembrata un po' così e ho svicolato, parlando d'altro, casomai il suo pensiero potesse distrarsi altrove almeno per un po'. Stasera invece, cenando con mia figlia, sua prima nipote, l'abbiamo richiamata e tra varie affettuose comunicazioni informative, ci siamo scambiati parole augurali (lei ricambia sempre gli auguri quando li riceve, anche al suo compleanno, per dire).

Le prime volte, per fortuna, non sono sempre negative. Lo so, e a tal proposito mi piace celebrare un tormentone di questo blog: "Quand’è l’ultima volta che hai fatto una cosa per la prima volta?"

Le prime volte possono essere molto positive. Lo spero: sto iniziando una nuova avventura lavorativa. Sarà certamente un anno di prime volte. Gioiose, stimolanti, soddisfacenti, confido, giacché si tratta di insegnare inglese in una scuola media molto ben organizzata e accogliente.

01 settembre 2019

Capodanno amaro, anzi gustoso

Lo dicono in tanti che il vero capodanno sia il primo di settembre: prodromo del nuovo anno di attività, secondo lo schema ereditato dal calendario scolastico, rappresenta, con l'inizio dell'autunno meteorologico, l'avvio a un decisivo cambio di stagione ed è il tempo in cui i nodi cominciano a venire al pettine, soprattutto per tutto quanto è stato rimandato a "dopo le ferie".

È dunque un momento legittimo per i buoni propositi.
Sì, quelli che poi generalmente non si mantengono. La difficoltà nel metterli in atto si acuisce quanto più distanti si trovano dalle intenzioni autentiche. Formularne di troppo ambiziosi non porterà alcun risultato: meglio qualcosa di ben determinato, immediatamente verificabile e alla portata della nostra volontà.

Per esempio, nel mio caso, un mese senza dolci. Un bel sacrificio per me che sono goloso, ma primo passo necessario per riguadagnare una forma fisica accettabile.
Ritenendo di facilitarmi, ho preso la rincorsa e ieri ho assaporato un caffè senza zucchero. Mentre lo sorbivo, ho pensato al cioccolato extra fondente, quello dall'85 per cento in su, e mi sono goduto quella tazzina che di colpo non è stata più tristemente amara, offrendomi invece un gusto particolare e tutto suo, per una volta non occultato dal dannoso zucchero.

29 giugno 2019

Un fiume, un refolo, la luna

Un fiume, un refolo d'aria fresca, la luna, che ora invece è nascosta nel cono d'ombra planetario, sono presenti nella musica, nel desiderio e nel ricordo anche recente, anche presente.

La musica è quella di un vals, Pequeña, che inizia con il verso "Donde el río se queda y la luna se va", un vals più da ascoltare che da ballare, specialmente nell'interpretazione del Chino Laborde che ricordo una sera al Cristal (Spirit de Milan).

Il fiume è il Bidente ("il più bel fiume per pescare", dissero soddisfatti in quel di Galeata, presso il lavatoio di via Gallica, due appassionati di pesca sportiva, reduci da una gara da 33 kg di pesci catturati con l'amo senza ardiglione e rilasciati vivi e non feriti), che solca la valle natia e nel quale mi sono reimmerso or non è guari. Le acque che passano non sono mai le stesse, ma è bello sapere di esserci stati con le persone care, in carne o in spirito.

Il refolo è qui, ora, più che benvenuto dopo le ardue prove termiche della giornata.

Nel desiderio, oltre alla necessità di occuparmi con metodo e continuità di quel che va fatto, compresa la cura di sé (perché per fare le cose bisogna farle), c'è anche l'ambizione di portare il tutto in me nei diversi tragitti e nelle varie destinazioni (temporanee)*.

* "Sono qui di passaggio."
"Tutti lo siamo."

31 maggio 2019

L'iceberg del dolore

L'altra mattina sono caduto dalla bici e ho ancora le ginocchia sbucciate, come da bambino.
È successo mentre salivo di fretta sul bordo basso del marciapiede vicino all'entrata della Mazzini: un po' l'asfalto bagnato, un po' l'effetto rotaia, la ruota mi è scivolata di lato e ho dovuto lasciar andare il velocipede evitando di poco un impatto diretto con le auto parcheggiate. Sono atterrato nello spazio tra due veicoli, riuscendo a rimettermi in piedi senza nemmeno imprecare.
Al momento ho avvertito solo il dolore delle escoriazioni e ho fatto lezione normalmente, dopo essermi medicato grazie al kit gentilmente improvvisato da Frankie, storico e mitico bidello. Solo il giorno successivo sono emerse le acciaccature dovute ai colpi e contraccolpi subiti.

Così è l'effetto iceberg del dolore: ciò che spunta all'inizio è solo una minima parte di quanto soggiace. A questo penso, e un po' lo temo, quando sbuffo, m'arrabbio e mi struggo espirando il vuoto mentre fatico ad accettare l'irreversibilità degli eventi.
Per l'animo ferito dispongo innanzi all'occhio della mente gli antidoti: in primis la memoria, dettagliata forza del ricordo a scongiurare il tempo perduto, con la consolazione delle felicità passate, poi la ragionevolezza, capace di accompagnare l'accettazione, quindi gli affetti, potenti lenitivi ed efficaci nutrienti, non ultimi gli scambi d'energia umana, molteplici canali aperti e all'apparenza inestinguibili, e infine la consapevolezza dell'infinita finitezza di noi tutti, irresistibile magia di questo esistere.

E tuttavia, sai che c'è? Mi sta un po' sul cazzo l'irreversibilità degli eventi.

30 maggio 2019

Teacher

I ragazzi della 4a C stanno terminando il percorso scolastico al CIOFS e hanno realizzato un video con dediche a ciascun insegnante.
A me è toccato questo bellissimo pensiero:



He said "learning is never ending"
He put his heart out on teaching
So here we are thanking
Our Prof. Pianese who's watching

Bello perché centrato: "non si finisce mai d'imparare" lo dico sempre, e il cuore ce lo metto tutto.

11 maggio 2019

Papà Umberto

L'avevo scritto in piccolo: "papà mi manchi già", in fondo a una pagina ancora vuota del libricino delle firme, e solo dopo che s'è riempito sono andato a ripescare la scritta per accostarvi il mio nome. L'avevano appena portato lì, nella saletta condominiale che anni e anni fa aveva già accolto la nonna Teresita, ricomposto ed elegante nel suo completo gessato del giorno del matrimonio (completo mai più indossato da lui, che era aumentato di svariate taglie, ma utilizzato da me occasionalmente in gioventù per variare il look e da allora conservato nei miei armadi; pensando a quanto era dimagrito nell'ultimo anno e soprattutto durante l'ultimo lungo ricovero, m'è venuta l'idea di consegnarlo alla casa funeraria perché glielo facessero indossare). L'avevano appena portato lì, ricomposto nella bara, e il freddo della sua pelle era pungente quanto quello del vento che fuori soffiava facendosi gelida corrente sotto il porticato del palazzo. La duplice assenza di calore raggelava il cuore distillandone lacrime disperate.

Per lunghe ore e per tutto il giorno seguente, a nulla valeva farsi forza ogniqualvolta un qualsiasi riferimento verbale riportava all'evidenza l'enorme e triste perdita. Per questo su facebook scrivevo:
Le parole mi squassano. Come le leggo, le dico o le pronuncio, gli argini s'infrangono. Però di lì dovrò e vorrò passare. Ne scriverò e ne dirò. Intanto, l'immagine dell'estate scorsa che abbiamo scelto per ritrarlo. Con tutto il bene del mondo, il nostro papà Umberto, 6/6/1931 - 5/5/2019
Il giorno dopo (un lunedì al quadrato) sono andato lo stesso a scuola, dove ho insegnato per sei ore, piangendo solo negli intervalli tra una lezione e l'altra. Nel pomeriggio ero di nuovo accanto alla bara aperta, ma già il freddo veniva contrastato da un sole meno timido e dall'andirivieni ancor più nutrito di parenti e amici. Come viatico per la nottata, non sono mancato alla lezione di tango, dove musica e abbracci mi hanno aiutato moltissimo a staccare un po'.

Prima, per due mesi ci eravamo alternati tutti quanti (due fratelli e due sorelle, più la nostra mamma, i nostri figli e familiari, vari parenti e amici) per lasciarlo solo il meno possibile nelle peripezie ospedaliere iniziate a causa della frattura di un femore. Eravamo stati molto con lui, spaventandoci in più occasioni e risollevandoci insieme alle sue condizioni, purtroppo ogni volta un gradino più in giù della precedente. Come sempre succede, tuttavia, mi sembra di non esserci stato abbastanza: quel che soprattutto urla è il rammarico per la penultima sera, giunta dopo una giornata in cui papà sembrava quasi sulla via della ripresa: pur essendomi fermato lì oltre l'orario consentito, so che avrei potuto trattenermi ulteriormente e che l'avrei fatto se avessi potuto immaginare il seguito.

L'ultima notte io e mio fratello (con sua moglie) eravamo lì ad accarezzarlo fino alla fine anche se non era più vigile, con la saturazione che si abbassava e la pulsazione che s'affievoliva. Com'è sottile il confine! Com'è sottile, e non capisci più se il battito c'è o s'è arrestato, non lo capisci più nonostante il monitor, con l'allarme che continua a suonare e a essere annullato, perché non c'è un arbitro che fischia, è un digradare attraverso un territorio incerto, un territorio misterioso che si estende tra un qui e un lì di cui non sappiamo poi tanto. Le carezze non sono cessate neanche dopo il tracciato ufficiale (20 minuti di ECG piatto), quando siamo rientrati nella stanza insieme alla mamma che era sopraggiunta con le nostre sorelle e abbiamo continuato a sentire il calore del suo sangue, che è anche il nostro.

All'alba mi sono coricato e il sonno tardava a sopraffarmi, mentre s'affollavano numerosissime le immagini delle ultime settimane, tutte d'ambientazione tristemente simile, seppur piene di tenerezza. Allora ho fatto un esercizio mentale analogo a quando si pratica la respirazione profonda, diaframmatica: rilassando il cranio e chiudendo le palpebre, ho permesso alla memoria di fluttuare, come se sovrastasse immensi campi fioriti. Sono così emerse varie immagini, ricordi recenti o lontanissimi, di qualche anno o di pochi mesi, di diversi decenni o di qualche lustro, tutte testimonianze di una vita ricca di affetto e cura, di particolari spassosi o di normalità rassicurante, di senso della famiglia e di semplicità, quasi fosse ovvio essere un papà così bravo. Così bravo e così normale, capace di non lamentarsi mai per i doveri e le incombenze, dotato di un'acutezza mascherata da una grande adattabilità e dall'accettazione, ma pronto a incazzarsi platealmente e rumorosamente per quisquilie, alternando pazienza e irascibilità in modo quasi incredibile. Capace di godersi la quotidianità e sempre contento di accogliere, ha saputo trasmetterci un affetto indiscutibile e tutti i riferimenti necessari senza dover usare molte parole.

Sull'urna lignea predisposta per accogliere le sue ceneri, noi figli e nipoti abbiamo scritto o disegnato con dei pastelli forniti dall'impresa funebre. La mia frase l'ho scritta in rosso e firmata in blu: "Che bello è stato avere te come papà!".

Al funerale di papà ci sono stati più abbracci che in una bella serata di tango.

In chiesa, gremita di persone care, non avevamo previsto musica, troppo presi da tutto il resto, ma una signora al microfono intonava i canti liturgici. Dal primo banco, ho cantato anch'io quelli che conoscevo e nonostante l'emozione me la spezzasse, sentivo la mia voce uscire e amplificarsi quasi come nel tempo in cui ce l'avevo. Mia sorella Teresa che mi sedeva accanto a un certo punto si è messa a fare le doppie voci ed è stato bello.
Dopo la funzione, usciti sul piazzale ci siamo soffermati a salutare e salutarci prima che il carro funebre si avviasse al tempio crematorio. È stato un bagno di calore affettuoso, tanto calore e tanto affetto, molti abbracci e baci e sorrisi e un po' di piantoriso, una sorta di malinconica euforia, di gioia vitale in contrasto con la "sorella del sonno", ladra di un pezzo di noi che se n'è andato, ma impossibilitata a rubarci quanto di lui è in noi.

In casa della mamma, dove noi familiari siamo saliti con gli amici che hanno potuto e voluto farlo, a un certo punto l'atmosfera si è evoluta in una vera e propria festa, con focaccine, pizzette e biscotti, bibite e vino, tante chiacchiere e ricordi, parecchi aneddoti, alcuni "cult", altri di cui non rammentavamo l'esistenza, tante tessere del mosaico della memoria collettiva, quella in grado di far rivivere i tratti di chi ci manca, di renderlo presente anche se fisicamente non c'è più. "Ma quanto sarebbe stato contento Umberto di una cosa così?" ci siamo detti, credo a ragione, conoscendo il suo gradimento per la convivialità allargata.

E continua a volteggiare la rete di connessioni, intrecci, scambi e affetti che sa pescare dai fiumi di vita vissuta innumerevoli guizzanti esemplari, vivissimi istanti che niente e nessuno potrà portarci via: tutte cose che aiutano ad attraversare meglio il dolore, la tristezza e la malinconia, condendoli di gusto per le cose presenti e passate, di voglia di futuro e di interazioni affettuose.

Ecco, sintesi consolatoria e tanto vera, le parole che abbiamo fatto stampare sul retro della foto ricordo:

Qualcosa di te
in ciascuno di noi
per sempre.

20 aprile 2019

Nodi d'impermanenza

Tenere insieme tutti i fili è sempre più difficile, succede se non soffochi l'inclinazione a essere nodo relazionale ampio e aperto. La difficoltà nasce dall'esigenza di scegliere di momento in momento quali azioni intraprendere in via prioritaria tenendo conto degli impegni, degli affetti, degli auspici.

Dalla tensione a ricomporre il puzzle identitario del nostro intorno, sia esso ampio e rarefatto o circoscritto e denso, di quando in quando scaturisce un temporaneo blocco delle iniziative, blocco che va forzato per ripartire a essere e fare. Dopotutto, il più delle volte, basta darsi una mossa e il resto vien da sé, si spera.

Possiamo stare seduti sul cuor della terra, ma non siamo obbligati a restarci per sempre. Muovendosi anziché star fermi e facendolo in due, come succede nel tango in abbraccio chiuso, aumentano massa e velocità. Essendo queste le condizioni per il rallentare del tempo*, ecco spiegato il motivo per cui il ballo ringiovanisce.

Tenere insieme i fili vuol dire anche miscelare situazioni e iniziative, incontrando e facendo incontrare persone di ambiti differenti e dagli interessi variegati, oppure vedendo le stesse persone in ambienti diversi dal solito, innescando qualcosa di semplice e quasi banale, ma vero e godibile, come ad esempio un picnic quasitanguero al parco Nord a pasquetta.

* Carlo Rovelli, L'ordine del tempo

31 marzo 2019

Durata più o meno ampia e definita

Qui già il tempo è quello che è: poco, e questi che fanno? Gli rubano un'ora. Poi te la restituiamo, dicono. Certo, certo. Intanto però la corsa si fa più affannnosa, o per meglio dire, più affannoso risulta il pensiero che tenta d'anticiparla. La corsa, di per sé, nemmeno esiste. Anzi, è proprio quando le ondate di "cose da fare" affogano le rive che ci si blocca, non capendo più da che parte cominciare a sbrogliarsela.

Da qualche tempo, prima di iniziare la lezione nelle classi più turbolente in cui insegno inglese, prendo in prestito un orologio, possibilmente con le lancette, e chiedo a tutti quanti di dedicare un minuto a noi stessi, staccandoci per 60 secondi da cellulari, iPad, penne e quaderni, rimanendo svegli e in silenzio. L'idea l'ho presa da una lezione di Lorenzo Pierobon sull'uso della voce in ambito didattico e ho potuto constatare la verità di quanto ci aveva anticipato, ossia il generale gradimento dell'iniziativa da parte dei ragazzi. Per loro soprattutto, ma in fondo anche per molti di noi, non è agevole trovare nel corso della giornata momenti di quiete assoluta in cui ci si possa e voglia concedere il lusso di fermarci.

Riguardo al tempo, quel che succede fermandosi è che un po' lo si rallenta: quasi ne incrementassimo l'ampiezza, come se in un respiro più grande i petali della rosa infinita di ciascun istante trovassero modo di schiudersi, regalandoci per quegli attimi tranquilli un sentore d'eternità. A quel punto, sapremo soppesare l'importanza o l'irrilevanza delle incombenze e percepire quali petali assecondare a seconda delle azioni e modalità che intenderemo consacrare come irrinunciabili.

07 febbraio 2019

Un mare di roccia

Ad avere pazienza e abbastanza tempo, ci si renderebbe conto che le montagne non sono altro che un mare fatto di roccia, un mare terrestre dal respiro lentissimo e ampio, con qualche singulto che qua e là talvolta ci fa sobbalzare. Le catene montuose in prospettiva a scolorare, fascinose onde al rallentatore, frantumano il senso del tempo che crediamo nostro, dilatandolo e riducendolo con il loro quieto mantice impercettibile all'occhio minuto. Sospeso a mezz'aria lo sguardo, incerto tra materia e divenire si posa e rivola, s'allunga e riviene. In balia della malia vogliosa ad un tempo di tattilità e fluttuazione, si perde e si riperde, finché nel ritmo di un nuovo respiro ritrova il suo mare interiore, goccia non meno magica di quello più grande, là fuori e tutto intorno.

27 gennaio 2019

Giornata della smemoria

La fame. Il freddo. Il disagio di non potersi lavare. I pruriti. La sete. La fame. Il freddo. La sporcizia. La fame. La debolezza. Il freddo. L'impossibilità di riposare. La fame. La stanchezza. La sete. Lo sconforto. Il freddo. La mancanza di prospettiva. La paura. I dolori. Il disagio di patire ogni patimento. L'assenza di prospettiva. Il freddo. La stanchezza. La disperazione. La sete. Il dolore. Il disagio delle ferite non curate. Il non potersi lavare. Le rogne. La fame. La stanchezza. L'assenza di umanità. La disperazione. L'oblio del Sé. Fame sete freddo stanchezza oblio. Disperazione oblio. Il patimento dei patimenti.

Perché perché perché perché perché perché perché?
Perché?
Perché allora? Perché adesso? Perché ancora? Perché?

Ricordiamoci la nostra umanità per riconoscere quella degli altri. Ricordiamoci per riconoscerci.
Non tutto è perduto finché noi siamo noi e diamo spazio all'essere più che al negare.

Che l'amore possa sconfiggere la paura, sì, paura, poiché altro non è che paura quella prepotenza esibita e urlata: paura e pura debolezza.
Che l'amore dia la forza di superare paure e debolezze, le stupide paure dei prepotenti senza potenza umana.

Chi nega (e annega) l'altrui umanità, nega e annulla la propria.

08 gennaio 2019

Qui peraltro non s'era mai chiuso

Pare ci siano diversi blog d'epoca che in questi giorni, stiracchiandosi dopo un lungo sonno, contravvengono alla regola della Pizia (roba da Blog Club, più o meno). D'altro canto, non vedo perché non debba valere anche la regola di Livefast.

Comunque sia... ciao con la manina a Strelnik, al Many e a Mirumir, tanto per cominciare (qui m'era uscito un refuso che val più d'un lapsus: "tango per cominciare").

28 dicembre 2018

Promemoria

Facile facile: quando fai qualcosa, qualunque essa sia, ricordati di respirare e sarà più facile.
E inoltre: quando fai qualcosa, qualunque essa sia, se oltre a respirare ti ricordi di sorridere, ti verrà meglio.
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Nota utile: il sorriso va adeguato alle circostanze: in taluni casi andrà espresso solo interiormente.

14 dicembre 2018

S'accorciano

Luce. Buio. Luce. Buio. Luce. Buio. Luce. Un sorriso, un bel saluto. Una frustrazione, un'incazzatura. Affetto, sintonia. Introversione, distanza. Euforia immotivata, musica coinvolgente. Lagnosità varie, circoli viziosi. Contagi d'allegria, potenti spirali virtuose.

Luce. Buio. Un po' meno luce. Un po' più di buio. Ancora meno luce. Un po' di buio in più. Luce sempre più breve. Buio sempre più lungo. Per paura che la tenebra si mangi piano piano tutto il lume, si accendono le lucine: quelle delle candele di ḥănukkāh, quelle degli alberi di Natale, e prima ancora quelle delle lampade tradizionali del Diwali. Basterebbe salire in soffitta per averne anche qui: magari domani, magari dopodomani.

Luce breve e fioca. Buio, notte lunga. Luci piccoline stese mentre annotta. Lunghe notti buie e brevi accese intermittenze. Alba che confonde il giorno con il buio e poi di nuovo buio con le luci nella notte. Notte buio amori, stelle rilucenti. Buio che rifulge, notte nuovo giorno. Buio non più buio con il sole anche di notte. Luce buio luce buio luce.

Luce, buio. Le presenze, le assenze. Luce, buio. Buio, luce. Vecchi amici che ci sono sempre e altri che per sempre se ne vanno. Persone sempre vive nel ricordo anche quando non ci si vede quasi mai e persino quando vive, purtroppo, non sono più. Di una, conosciuta ai tempi delle prime ondate di blogger, ho saputo solo da pochi giorni. Mardin la voglio celebrare con parole da lei ritwittate qualche mese fa:
i am nothing more than a
feather caught in the wind,

but still, i fly.
[Sono nulla più che una piuma presa nel vento; ma comunque, volo.]

04 dicembre 2018

Sulla fiducia

Nell'autunno inoltrato, un saluto al sole eseguito al mattino presto si fa sulla fiducia.

Fiducia facile da riporre, peraltro, quando nel bluette antelucano là fuori si presenta un cielo da "a mille ce n'è", con la luna e la stellina, ovvero l'ultimo quarto del nostro satellite naturale e il brillio di Giove, che all'occhio nudo in questi giorni pare accompagnare la falce di luna girandole attorno in una gentile danza lenta.

Ci si ferma incantati, e poi ci tocca correre.

29 novembre 2018

Era ieri o ieri l'altro

Era ieri, sì, ieri, son sicuro: era ieri, o l'altro ieri, quando stavo al sole in cima ad una cresta dolomitica. Era forse il giorno prima quando al caldo bianco e blu la brezzolina greca accarezzava in spiaggia le mie voglie.
Saran passati cinque giorni da quel lungo viaggiare lungo vie deserte, una decina al massimo dai giri in autostop. Forse un paio di mesi, o tre, dagli umidi baci timidi e, te lo concedo, almeno un anno e mezzo da quel dieci e lode preso nel dettato. Magari un lustro avanti nemmeno c'ero ancora.
Invece un giorno e un mese dopo, andando e riavvolgendo, diverse e assai copiose ecco affiorare nitide, lucenti e sfarfallare poi trentaduemila e cento immagini, sottili come petali archiviati in un sussurro.
È così fatto, pare, della memoria l'almanacco, coi misteriosi anditi, suoi magici wormhole che in un baleno svelano stanzoni e bugigattoli, colori e panorami, distese e controcieli di luci radenti, meravigliosi attimi infiniti, distanti e vicini, meravigliosi attimi infiniti.

27 ottobre 2018

Prima che il tempo cambi

Prima che cambi il tempo, lascia risplendere quel tuo sorriso, capace di far scintillare gli occhi tuoi e quelli altrui.
Prima che il tempo cambi, riscopri ogni minuto e le sue frazioni, nidi d'eternità minuscole e preziose, spesso più imperdibili di quanto non appaia.
Prima che cambi il tempo, risoffia sulle nuvole direzionandole a forgiare forme e disegni disparati, protagonisti ingenui di vivide vicende e fantasie fiabesche.
Prima che il tempo cambi, richiama a te le ore del ricordo e della speme, lancette fisse nel cielo mobile dei giganteschi ruotismi d'ingranaggi vitali.
Prima che cambi il tempo, sii tu sole e vento. Qui.
Prima che il tempo cambi, sii tu l'istante. Ora.

30 settembre 2018

04 agosto 2018

Abbracciare tempo e spazio

Stasera la traduzione che sto completando ha lasciato spazio, anzi tempo, anzi spazio-tempo, alla seconda visione di un film che richiama, per quanto può, un libro bellissimo che lessi nel 2005 in italiano e nel 2009 in lingua originale: rispettivamente La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo e The Time Traveler's Wife.

Con un pochino d'imbarazzo, confesso di aver pianto come una fontanella. Il fatto è che l'opera si lega molto, troppo, al tema degli addii e al mio bisogno di abbracciare tempo e spazio. Un bisogno che talvolta si soddisfa, almeno un po', almeno per un po', nel ricordarsi, nel ritrovarsi, nella condivisione di storie e memorie e negli sguardi allungati ad accarezzare panorami noti che lasciano ogni volta scoprire qualcosa in più di sé (in entrambi i sensi custoditi da questo pronome riflessivo).

Comunque, a sfogarsi poi ci si sente meglio e ci si trova subito pronti a risorridere.

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Link: da questo stesso blog, qualcosa più o meno a proposito di quanto sopra.

22 luglio 2018

Tropical

Qui sopra la grandinata, mentre nel cielo a destra del balconcino le nuvole sono ornate dai raggi solari. Cerco dalla parte opposta l'arcobaleno e incontro invece una mezzaluna pallida, un attimo prima che svanisca dietro le gocce sempre più fitte.
Bello, ma poi penso: chissà se questo sarà il succo climatico che ci toccherà sempre più spesso.
In tal caso, c'è da sperare che le dosi non siano troppo massicce, che ci si possa continuare a riderci su, godendone l'anomalia temporanea e non i terribili effetti... Per sperare con qualche probabilità positiva di rallentare il cambiamento climatico, però, sarà meglio darsi da fare a invertire la rotta, a cominciare da una maggiore consapevolezza nei piccoli gesti e nelle scelte quotidiane.

20 luglio 2018

Scatola di pioggia

American Beauty è uno dei due album acustici dei Grateful Dead.
Roba del secolo scorso che ascoltavo da ragazzo e che mi piace ancora un sacco, dentro la scatola di pioggia* in cui viviamo, tra gioia e malinconia, immensità e finitezza, unità e distacchi, ma con il canto sempre pronto a irrorarci l'animo e lo sguardo, l'euforia e il piantoriso, fin quando durerà e forse anche oltre, chissà.

* "Box of Rain" è il titolo del primo brano di questo LP uscito nel 1970.

06 luglio 2018

Non è uno spazio libero

È il rimescolio di vita e morte, tempo dei ricordi e lampi di non tempo, passato smarrito e futuro nostalgico, è tutto questo di sicuro, con la musica come eccipiente, a innescare poesia; è tutto questo di sicuro, ma probabilmente altro ancora, a innescare le lacrime, con la musica come grimaldello.
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Giorgio Gaber, La libertà

Cannibalismi

La donna dei miei sogni varia secondo i sogni, forse dipende da quello che ho mangiato la sera prima.
Le donne dei sogni fagocitano le realtà indigeribili, ma in definitiva narcotizzano.
Lungo è il sonno che nutre l'oblio degli altri sogni, quelli da inseguire e trasformare in realtà.
La faticosa realtà, bella però, dove chi conta davvero deve essere, esserci, volermi sapere e sapere ingolosirmi.

29 giugno 2018

Where we belong

L'inizio e la fine, le partenze e i ritorni, gli addii e i nuovi saluti: tutto questo, condito da una dolce malinconia, c'è nella canzone che fu l'ultimo singolo dei R.E.M., come un sogno fatto nell'omonima fase del sonno, poco prima del risveglio decisivo.

S'intitola We All Go Back to Where We Belong, "Torniamo tutti dove ci sentiamo a casa" (a scuola si insegna sempre la formula "belong to" = appartenere, ma il verbo "belong" significa innanzitutto "sentirsi a proprio agio", "essere nel posto giusto"; che poi, volendo, è una sorta di appartenenza).

Ritorni e passi all'indietro ne ho fatti tanti in vita mia: non nel senso dell'arretramento, semmai del recupero, quasi una piccola ricerca (del tempo perduto) per ritrovare e ritrovarsi. Negli ultimi due mesi, però, due volte in particolare mi è risuonata questa frase, proprio musicalmente, così com'è cantata: per i miei genitori. Quel giorno in cui ho mollato per qualche ora le scadenze incombenti e sono corso a far gli auguri alla mamma per l'omonima festa, pur sapendo che l'unico modo per farsela contare valida sarebbe stato fermarsi a pranzo. Quella sera in cui mi sono imposto perché festeggiassimo il compleanno di papà il giorno giusto, il sei di giugno, a costo di avere una tavolata incompleta: eravamo meno di una decina, ma lui è stato contento.

A breve li accompagnerò in montagna e mi fermerò con loro: una sorta di ribaltamento dei ruoli, se penso che ci fu un tempo in cui il 29 giugno (SS. Pietro e Paolo, all'epoca giorno festivo) era la data canonica per l'epopea delle partenze vacanziere familiari.
Per l'ennesima volta, la meta sarà Castello di Fiemme, uno dei luoghi che possiamo chiamare "casa". Confido che il senso di appartenenza nutra adeguatamente in me la necessaria pazienza.

Intanto, godiamoci la canzone:

16 giugno 2018

All You Need Is Pop

Alla festa di Radio Popolare ci sono andato ieri sera per un paio di motivi, anzi qualcuno in più: per ascoltare il recital di Lella Costa (che ricordavo spiritosa e intelligente, ma che ho trovato bravissima sul palco, ancora meglio rispetto ai ricordi del passato), per bere la birra artigianale, per mangiare alle bancarelle del cibo da strada di qualità, per passare una serata in un parco, per fare un po' di chiacchiere, per sostenere la mia radio, alla quale sono abbonato da almeno un paio di decenni.
Abbonarsi significa sostenere l'informazione indipendente, merce rarissima, quasi quanto il giornalismo vero. Per abbonarsi bastano 90 euro all'anno (pochi centesimi al giorno).
"All You Need Is Pop" continua oggi (sabato) e domani (domenica).

05 giugno 2018

Ciculabet

Ho scoperto che questa parola, poesia della semplicità infantile, evocatrice di colori a macchie rosse sul ciglio delle strade o in mezzo ai campi, viene compresa in un'area ben più limitata di quel che pensavo.
Ho verificato che se dico "ciculabèt" a Milano, non mi capiscono nemmeno le persone che conservano una buona pratica dialettale. Questo perché solo in brianzolo (o quantomeno, in dialetto seregnese) si dice così "papavero" o "papaveri".
Non so a quali fonti attinga l'etimo, foriero di tanta affascinante stranezza, ma so che in me, outsider linguistico nella fanciullezza in Brianza, quale figlio di un napoletano e di una romagnola, il suono e il seme di questo lemma avevano attecchito ben bene, raggiungendo il livello di naturalezza degli assiomi.
Quand'ero piccolo, parecchi ragazzi appena più grandi di età usavano ancora il dialetto in famiglia e con gli amici e le mie orecchie, già bilingui in ambito domestico, si arricchivano d'altro idioma. Le scoperte si ampliavano poi d'estate, in Trentino, dove da bambini passavamo intere giornate con i coetanei valligiani molto più che con altri villeggianti.
Oggi permangono alcuni vivaci ricordi, rarefatti ma sgargianti, un po' come delle macchie rosse in un campo, eleganti e attraenti nella loro ammiccante immediatezza.

03 giugno 2018

In balia della malia

Tutt'e due con l'accento sulla i, beninteso. Così ci si sente ad ascoltare la voce di Marisol Martinez da Buenos Aires.
Posso ben dirlo, avendola sentita ad aprile con l'orchestra argentina del momento, la Romantica Milonguera, a maggio in duo con il bravo pianista Jean Filoramo (che avevo già sentito accompagnare il grande bandoneonista Osvaldo Barrios), e ieri sera con l'orchestra Solo Tango, formazione russa di livello mondiale e apprezzata anche in Argentina. Giustamente apprezzata, direi, perché in quattro esprimono e trasmettono un'energia essenziale e avvolgente con interpretazioni impeccabili e passionali al tempo stesso.
Marisol Martinez è indubbiamente bella, ma il fascino della sua voce è anche superiore alla sua avvenenza. Riesce a toccare corde profonde, attingendo direttamente al dire e al sentire proprio del tango tradizionale. Quando canta, viene contemporaneamente voglia di restare fermi ad ascoltare e di mettersi a ballare. La contraddizione viene risolta dal suo invito a riempire la pista di abbracci. Perché un suo invito non si può certo declinare, trovandosi in balia della sua malia.

02 giugno 2018

Cosa di tutti

Cercare di non farsi livellare verso il basso è un dovere verso sé stessi e un beneficio per tutti. Non dico sia facile riuscirci regolarmente, ma già pensarci ogni tanto può portare qualche frutto.
Che oggi sia la festa della Repubblica non deve indurci allo sconforto per il contrasto tra gli ideali del documento che la costituì e le ignobili bassezze di intrallazzatori e incapaci.
Pensiamo piuttosto al fatto che quel due giugno del quarantasei, oltre al referendum che sancì la scelta repubblicana, rendendoci cittadini anziché sudditi, fu anche la prima occasione in cui le donne ebbero l'opportunità di votare e di essere votate in elezioni politiche (nelle amministrative era già successo pochi mesi prima, nel marzo 1946). Inoltre, fu eletta l'Assemblea Costituente, che si occupò di redigere la nuova Costituzione della Repubblica Italiana.
La Repubblica non è cosa di altri: qualunque cosa le facciamo, la stiamo facendo anche a noi stessi.

01 giugno 2018

Comfort zone

Il presente, l'immediato, l'istante, il bambino che in te pretende, subito: un'indulgenza a pranzo, un'ulteriore leccornia in un'ottima gelateria, un giretto in bici con puntatina in biblioteca.
La capacità di gustarlo, quel presente, col giovinetto che in te scalpita gioioso, tuttora e nonostante: le chiacchiere in compagnie variabili, il compiacimento di assaporare golose combinazioni, il fresco arioso sulla pelle, la disponibilità a invertire la pedalata per dispensare viva cordialità, e la propensione a sorridere al mondo anche così com'è.
La prospettiva e le aspettative, la preoccupazione di procurarsi la quasi certezza del futuro piacere, in grado di contrastare l'ansia e di darti la forza di rimandarlo: nel ballo, nella lettura, nelle visioni, fors'anche nel resto.
Un futuro incerto, ma che non sia senza presente.

31 maggio 2018

You don't know what you've got till it's gone

Lo cantava Joni Mitchell in un verso di Big Yellow Taxi: non ti accorgi di quel che hai fino al momento in cui svanisce.
Averne la consapevolezza può consentirti di porvi rimedio, imparando a scorgere e apprezzare tutto ciò che di buono abitualmente daresti per scontato. Ciò e chi: cose e persone, situazioni e relazioni.

30 aprile 2018

Dieci album in 10 giorni

Qualche settimana fa Luca Talamazzi (caro amico e bravo chitarrista con cui ebbi la ventura e il piacere di collaborare negli Ohm Suite Ohm e nei Fragole e Sangue) mi nomina su facebook per una cosa "che può anche piacermi, sebbene non sia sicuro di continuare per 10 giorni di fila", questa:
Giorno 1 di 10 giorni. 10 dischi all time della tua vita. Qualcosa che realmente ha avuto un impatto su di te e che continui o continueresti ad ascoltare. Posta solo la copertina, non aggiungere spiegazioni. Uno al giorno. E nomina una persona al giorno.
Qui di seguito, le conseguenze.

Per il primo, me la cavo condividendo la stessa copertina di Luca Talamazzi, perché non mi sono mai stufato di riascoltare i Velvet Underground & Nico.
Però lo dico già: non nominerò nessuno, chi vuole partecipi, commentando o pubblicando.
Aggiungerò il link di (almeno) una canzone per disco. Adesso mi va di riascoltare subito I'll Be Your Mirror.

Secondo giorno: Bossanova dei Pixies, che uscì nel 1990.
Come singolo pezzo, scelgo Allison, di cui proponemmo la cover con i Pontebragas.

Terzo giorno, terzo album: The Queen Is Dead degli Smiths. Iniziai ad ascoltare molto spesso i loro pezzi durante la naja, sdraiato in branda la sera tardi. Certe volte i commilitoni mi chiedevano di abbassare o spegnere, perché nonostante le cuffiette, il walkman sparava troppo.
La canzone che scelgo è solo una delle tante, anzi tutte, belle, dell'album: There Is A Light That Never Goes Out. Una curiosità: l'apertura ricorda un pezzo dei Velvet Underground (There She Goes Again), che a loro volta riprendevano un pezzo di Marvin Gaye (Hitch Hike, la cui versione eseguita dai Rolling Stones ispirò lo scherzetto di Johnny Marr).

Il 4° album che scelgo è Mlah, quello d'esordio (1988) delle Négresses Vertes, che m'estasiarono anche dal vivo al Rolling Stone di Milano, in un concerto davvero irripetibile, anche perché di lì a pochi mesi Helno, il cantante, morì.
Dilemma per la selezione di una canzone, visto che quasi tutte mi piacciono tantissimo, ma opto per l'imprescindibile C'est pas la mer à boire.

5° su 10. Il mio primissimo acquisto da ragazzino delle medie, quando ancora non avevo lo stereo, fu la cassetta Rimmel di Francesco De Gregori.
La canzone che mi va di riascoltare è quella che dà il titolo all'album, uscito nel 1975.
Per i più giovani eventualmente ignari, un'audiocassetta era una cosa così.

6° su 10. Babele Dunnit, anch'egli coinvolto da Luca Talamazzi, dichiarava: "Degli Stones non so scegliere. Veramente un casino. Troppi, troppi pezzi eccezionali."
Invece io a questo proposito non ho dubbi, soprattutto perché questo doppio uscito nel 1972 l'ho ascoltato davvero moltissime volte anche di recente, avendone il CD in auto. Il lato buffo è che è stato mio figlio Lorenzo a riportarmelo all'attenzione pochi anni fa: "Ohi pa', devi assolutamente ascoltare questo!" E io, sorridendo fin da dentro: "Bello, eh? L'hai trovato nella colonna lì in Bovisa, vero? E chi credi l'abbia comprato?".
Rolling Stones, Exile On Main Street. Come singolo, stasera scelgo Tumbling Dice, ma non obietterei a qualsiasi altro pezzo di questo disco straordinario.

Una menzione per Neil Young non può mancare, quindi per il 7° su 10 propongo un suo album. Tra i tanti che riascolterei volentieri in qualsiasi momento, scelgo il primo che acquistai, verso la fine degli anni settanta: After The Gold Rush, pubblicato nel 1970.
Il disco iniziava così.

8° su 10. Oggi la palma d'oro va a Remain In Light, capolavoro dei Talking Heads, che scoprii nel 1980 grazie al mio primo insegnante d'inglese David Jelley.
Il singolo che ripropongo all'ascolto è The Great Curve, che tra l'altro contiene uno dei miei versi preferiti in assoluto e cioè: "The world moves on a woman's hips", il mondo si muove sui fianchi di una donna.

Per il 9° su 10, sfrutto il post di Maurizio Raspante. Per me i Jefferson Airplane sono e sono stati imprescindibili fin dall'adolescenza. Questo disco, poi, contiene diversi pezzi che varrebbero da soli il "prezzo del biglietto". Dunque, vada per Surrealistic Pillow (1967).
La voglia del momento è di omaggiare Jorma Kaukonen con il suo Embryonic Journey... però aggiungo qualche parola su Somebody To Love, al quale dedicai un post sul blog.

10° su 10 giorni: Sciò di Pino Daniele. Innanzitutto perché è un doppio dal vivo del 1984 che racchiude molti dei suoi pezzi migliori e poi perché fu proprio nell'autunno di quell'anno che assistei a un suo concerto a Milano, la sera prima di partire per Napoli in autostop. Quel concerto iniziò con Je sto vicino a te, di cui ti faccio riascoltare la versione tratta dal suo secondo album, Pino Daniele, del 1979.
In effetti, preferisco le versioni che si trovano nei dischi originariamente registrati in studio, ma per le regole di questo giochino non potevo inserire Terra mia, Pino Daniele, Nero a metà, Vai mo', Bella 'mbriana e Musicante in un unico post.

25 aprile 2018

Buon 25 aprile!

Sto per andare in Bovisa, in giro in bici con l'ANPI a omaggiare e ricordare i partigiani caduti.
Oggi più che mai: ora e sempre Resistenza.
Se ci tieni ai diritti civili, che oramai diamo per scontati, ricorda e resisti anche tu. Possibilmente, producendo gioia.


a cura di Giulio Pianese

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