09 gennaio 2007

Ma

call [:] chiama, dice il messaggio; cioè, non so mica se sia davvero un messaggio; a esser sinceri, dargli retta equivarrebbe a una forzatura, a una lettura da pio desiderio, tipo quando ci si fa infinocchiare da un odore rimasto nell'aura e che ci pare presente nell'aria.
dream [+] sogno, l'altra notte; se t'ho sognata, dopo tanti anni che non accadeva, un motivo ci sarà pure; ci sarà, questo non mi pare una forzatura; nemmeno quella specie di kingkong cui apparteneva la manona che usciva dal fogliame per ghermirci, e noi via fuggitivi, insieme, fino a una specie di caserma col portone già chiuso, ma io sapevo come fare a entrare, anche se in realtà non lo volevo.
danger [-] pericolo, quello non c'era più; nessuna paura dei mostri; non più spaventosi di quanto possa esserlo la realtà, volendo; e se non vuoi e invece vuoi il bello, allora puoi, sappilo, è sempre come la storia del tuffo, che sembra più difficile prima di.
say [x] dimmi, con sincerità; esserlo con sé è la cosa più ardua, a quanto pare; rimestati dentro e sorprenditi, scintilla in trasparenza, fai rilucere il diamante che accende ogni cellula se le mani restano aperte fino al sorriso.

Ma avevo promesso un post sui "ma".
Un ma insistito lo descrisse la tipa di un tirassegno alle giostre, qualche lustro fa: "Quelli che quando stanno sparando gli finiscono i colpi, si lamentano sempre che l'ultimo era un centro. Certo, come no, quello che non è partito è ogni volta un colpo perfetto."
Ma un colpo non sparato fu di sicuro l'ultima canzone creata e suonata dal vivo dai Fragole & Sangue, quando ancora non s'era affacciato l'ultimo decennio del secolo scorso. A noi tutti piaceva un casino e so che ancora piace, ma non fu mai incisa in studio; non solo: non riesco a trovarne nemmeno una registrazione farlocca su cassetta scrausa. E allora puff, ma resta nel ritmo dell'apparato circolatorio, a ossigenare di scariche elettriche ogni cellula illuminata da dentro.

Che è rimasto?

Ma perché non ti ho trovata io?
Ma perché non ti ho tenuta qui?
Alle prime rughe
Prima delle rughe

Ma perché dobbiamo correre
Tutti i giri senza avere un replay?
Se luccica game over
Non cercare più monete, ci sei

Ma perché non ti ho tenuta qui?
Ma perché non ti ho salvata io?
Come vesti senza denti?
Come nutri i vecchi sogni?

Ma perché dobbiamo correre
Tutti i giri senza avere un replay?
Se luccica game over
Non cercare più monete, ci sei

Ma perché non ti ho trovata io?
Ma perché non ti ho fermata quando
Dai sogni al grande sonno
Il game over luccicava per te?

Delle cariche di linfa (Finché pulsa)
Delle cariche di linfa (Finché pulsa)
Delle cariche di linfa (Finché pulsa)
Al game over che è rimasto?

Che è rimasto?
Che è rimasto?
Che è rimasto?
Che è rimasto?


(1989, testo di Zu, musica dei Fragole & Sangue)

08 gennaio 2007

Apparuit

burànSe è stato un soffio, ci si fermi ad ascoltarlo.
Se è stato vento, che venga a scompigliare.
Se fu una furia, le si assecondi l'urlo.
Se è stato un parto, è di una cucciolata.
Se c'è caffè, saprà di cioccolata.

Buràn ha lambito anche me.

*

05 gennaio 2007

Al amisecidod etton

C'è qualcosa di bello in te, in quello che fai, in come sei. Così diceva e diceva fosse questa la prova del ritrovato amore per sé. Sembrava difatti stesse contemporaneamente da entrambi i lati dello specchio, in tutti i sensi. Non solo alla vista, insomma: se ne accorse trovandosi a masticare un torroncino che s'attaccò alle cuspidi e pervase le papille gustative senza prima essere stato introdotto nella cavità orale.
Se ne accorsero in due via via che le sensazioni venivano percepite in assenza di stimolo immediatamente riscontrabile, in una comunione a distanza che fu spesso fonte d'imbarazzo proprio e perplessità altrui, quando non addirittura terrore mascherato.
Tale comunione percettiva originò un rimbalzo d'identità clamoroso ma talvolta comodo, fin dai tempi dei compiti in classe. Il fatto che all'epoca non si conoscessero ancora fu un ostacolo superato non appena impararono a staccare gli alluci dai confini tridimensionali. Cominciarono allora a catapultarsi in qua e in là di anni o lustri, lungo la linea delle loro vite biunivoche.
Viaggiare nel tempo ignorando perfino in quale vita sarebbe avvenuto l'atterraggio era cosa eccitante, ma non scelta: l'ineluttabile guidava perfino il godimento animale, ogniqualvolta per la duplice casualità di un lancio gemellare si ottenevano dadi doppi e coincidenti sospiri d'anima e corpo riossigenati da bolle di istanti atemporali.
Durò in eterno, per tutte le festività di quell'anno bisestile, secondo il loro calendario duale. In alto, frattanto, sfrecciava immobile un'apparizione, la coda di ghiaccio stagliata come saggina sul cielo scuro più del carbone.

04 gennaio 2007

Resta a casa, lazy

- Pronto, buongiorno!
- Buongiorno...
- Allora, è contento?
- Uh?
- Ha visto, stavolta è toccato a lei!
- A me...
- Si rende conto, il privilegio di partecipare al Carnevale dei milioni, con la possibilità di incontrare di persona i suoi idoli televisivi preferiti, di scoprire i segreti della trasmissione visitando gli studi dove si registra e in più, anzi soprattutto, di concorrere alla vincita del montepremi assoluto, quello della "Maschera delle maschere"!
- Come, come?
- E tenga presente che indipendentemente dall'esito finale, il gettone di partecipazione è comunque assicurato e dunque lei il suo premio l'ha già vinto!
- Senta...
- Sì?
- ...non è che potreste portarmelo a casa, il premio?

03 gennaio 2007

Fin dai primordi

Quando la musica ti batte dentro fino a smarrirti, c'è il caso che si prepari mutamento. Sotto pioggia verdastra in catene e in libertà grazie ad essa, magari scorderai dov'è il passato. Ssh, taci, attendi dunque.
Quando le parole ti tagliano la gola fino ad annegarti di lacrime, è giunto il momento di soffiar via le paure. Domale sprezzandone l'avidità vergognosa, punta vividi gli occhi sul tramonto come già sapevano. Taci, stanotte taci e non tardare. Apprestati a spronar destrieri all'alba.

01 gennaio 2007

Grazie, altrettanto

Devo ancora decifrare il mittente dell'esseemmeesse augurale più curioso della nottata:

Gioia e rivoluzione, per tutti!

A presto.

29 dicembre 2006

È ssenza

Mi son reso conto che non possiedo ancora un'agenda per il 2007. Di solito me la facevo dare da una piccola banca che ha un'agenzia qui vicino, ma in queste ultime settimane evidentemente pensavo ad altro (chissà se leggervi una ritrosia ad abbandonare il passato e il presente che lo sta per diventare).
Stavo per industriarmi sul possibile rimedio, poi m'è tornato in mente uno spunto del tipo "il meno è più" (da Brezsny, credo) e soprattutto l'anelito di leggerezza di Alice in un suo messaggio di fine anno. In effetti, l'agenda è una delle cose di cui potrei anche fare a meno, in un futuro immediato di maggiore scioltezza e auspicabile agilità: tanto più che tra calendario a parete, computer, cellulare e capoccia, è probabile disponga di supporti a sufficienza.
Lo stesso ragionamento, anziché farsi dettare dalla casualità, dovrebbe volersi applicare a un sacco di ambiti, non solo nel mondo degli oggetti, ma in quello dei gesti e delle abitudini: sostituire le routine con le scelte, i giri a vuoto con la puntualizzazione dei desideri, per eliminare le azioni inutili guadagnando tempo e facendo spazio in agenda a quel che davvero si vuole realizzare. Nell'agenda che non ho.
Distaccarsi dagli oggetti non è facile, ma la paura è la stessa di quando ci si tuffa in acqua dall'alto, anche di poco: e le vertigini, e lo sbalzo termico, e un momento che non son pronto, e aspetta che prendo bene il respiro... tutte menate che appaiono nella loro insulsaggine una volta provato il piacere dell'immersione nell'antico elemento. Può esser d'aiuto ricordarsi che l'essenziale, alla fine, è spesso impalpabile, come la musica, come l'amore, come la lettura: tutti necessitano di strumenti e della capacità o abilità di cavarne il meglio, ma ciò che conta sta altrove, sospeso tra materia e ineffabile.

28 dicembre 2006

Se proprio

Girano e rigirano catene, di sant'antonio o di san blogger, e come sempre attecchiscono (si viralizzano, direbbe qualcuno). Mica le critico: dopotutto sono spunti per parlare ancora un po' di sé in qualche altro modo, perfino quando si tratta di copiare alcune righe da un libro.
Tuttavia, se proprio, mi orienterei su un'idea come quella di Rillo, che potrebbe indurre ciascuno a scrutarsi meglio e a scrutare l'orizzonte. Per ora la rilancio, poi magari m'industrierò a rispondere elencando anch'io punto per punto Le cinque migliori cose fatte nel 2006 e I cinque migliori propositi per il 2007.

--

Ecco, ci provo:

[migliori cose 2006]
1) Essermi concesso una vacanza extra da solo con i miei figli (grazie a preziose amicizie)
2) Aver fermato il tempo in meravigliosi istanti eterni, tante volte, mai abbastanza
3) Un viaggio partito come parentesi e diventato unico, tra stupore e senso di appartenenza
4) Aver fatto brillare occhi, aprire ali, sprizzare sorrisi
5) Essere stato Babbo Natale per molti bimbi.

[propositi 2007]
1) Ritrovare continuità lavorativa e stabilità economica
2) Far vivere l'Amore nel quotidiano e con i piedi per terra
3) Accelerare l'evoluzione spirituale
4) Preservare l'armonia per i miei cuccioli in qualsiasi situazione
5) Continuare a godere e far godere.

25 dicembre 2006

Please, please, please

perché così è Natura:
amore e morte insieme...

La Caju aveva appena finito di telefonare in diretta alla Jancovich per parlare di favole, regali e innamoramenti, che hanno dato la notizia: è morto James Brown. Per me, che lo conosco da pochi anni, come artista rappresenta l'immediatezza espressiva che fa combaciare anima e corporeità, dando lustro alla lussuria e carne ai sentimenti. Se lo ascolti con distrazione dirai che i pezzi son tutti uguali, un'occhiata fugace ai testi te li farà liquidare con supponenza, ma una maggiore attenzione di orecchie e bacino più vicino ti porterà a quel che conta davvero, dentro e fuori di te. E talvolta, a scoprire che in fondo all'animalità più vera c'è l'autentico cuore bambino, quello capace di far battere il sorriso del mondo. Doveva saperlo anche Lorenzo, se è vero com'è vero che da piccolo si tranquillizzava subito quando mi poggiava il capo sulla spalla per addormentarsi sulle note di questa canzone:

Please, please, please, please (Please, please, don't go)
Please, please, please (Please, please, don't go)
Honey please don't go
Yeah, oh yeah, whoa
I love you so (Please, please, don't go)

Baby you did me wrong (You know you done me wrong)
Whoa, whoa, you done me wrong (You know you done me wrong)
You know, you done, done me wrong (Whoa, whoa, oh yeah)
Took my love and now you're gone (Please, please, don't go)

Please, please, please, please, please (Please, please, don't go)
Please, please, please, please, please (Please, please, don't go)
Honey please don't go
Whoa, oh yeah, Lord
I love you so (Please, please, don't go)

I just want to hear you say aye (Please, please, don't go)
Aye, aye, aye, aye, aye, aye, aye, aye (Please, please, don't go)
Honey please don't go
Oh, oh, yeah
I love you so (Please, please, don't go)

Baby take my hand (Please, please, don't go)
I want to be your loving man, oh yeah (Please, please, don't go)
Darling please don't go
Oh, yeah, oh
I love you so (Please, please, don't go)

Please don't go (Please, please, don't go)
Please don't go (Please, please, don't go)
Honey please don't go
I love you so (Please, please, don't go)
Please, please

Per favore non andartene, ti amo tanto
Mi hai fatto male, hai preso il mio amore e sei andata via
Tutto quel che voglio è sentirti dire di sì
Prendimi la mano, lasciati amare, per favore non andartene
Ti amo tanto


Semplice, diretto, impudico.

24 dicembre 2006

Vengo da Lapponia

La prima decisione fu quella giusta: togliersi il maglione. In giro per le classi non fa mica freddo come lassù, oltre le distese di ghiaccio, oltre le distese di neve. Poi, chissà come mai, la necessità di procurare degli elastici per creare una specie di sbuffo ai pantaloni, ché non andassero a finire sotto le suole. Ma come, ne potevano scegliere uno su misura e invece hanno voluto me, come se il physique du rôle dipendesse da uno sguardo. Cintura elastica a fissarli in vita, sotto alla giubba, via gli occhiali (gli orecchini li avevo già tolti e lasciati a casa) ed eccomi pronto a infilare il capo nel bianco apparato barbalunga-e-baffi, cercando di tirare il più possibile dietro le orecchie lo spago deputato a reggerlo, con un nodo insolubile capace d'impedire ogni migliore regolazione. "Tu hai anche i baffi neri?" "Quando ero giovane!" "Ti cade un po' la barba..." "Perché sono vecchio!" Infine, il tradizionale berretto, rosso coi bordi bianchi come il resto della mise. Stai benissimo. Veramente mi sembra un po' troppo arrangiata. "Tu... sei il più bello del mondo..." detto con tono sognante da un bimbo fungerà da sigillo indiscutibile.
"Sei pronto?" chiedono sorridenti le educatrici, ma nemmeno per sogno: non ho idea di cosa fare, dove andare, che dire, come agire. Essere dentro a un'azione che hai sempre solo visto da fuori ti fa sentire contento e inadeguato come in quelle produzioni oniriche in cui eri tu a giocare il derby a San Siro con la maglia del Milan. Mi istruiscono sulla sequenza di consegna dei sacchi dono, destinati alle varie classi, io ascolto e non ci capisco niente. Su di sopra Arcobaleno, Verde, Arancione, non sbagliarti, poi giù in salone incontrerai Azzurri, Lilla e Blu, dopo la canzoncina, ti facciamo segno noi.
Sarò mica emozionato. Caricato il primo sacco sulla slitta, tutto procede in automatico: le entrate, i saluti (un misto tra bonomia Ho-ho-ho e una sorta di accento similucraino non preventivato), anche le improvvisazioni con le quali rispondo alle domande (dove sono le renne? le ho lasciate a pascolare su una nuvola perché sono timide, anzi ricordatevi la notte del 24 di accendere l'albero e spegnere gli occhietti, che se li aprite le renne scappano via), l'apertura dei doni (l'incanto rallentato dell'esitazione curiosa tra i pacchetti e la figura biancobarbuta e imberrettata lì a disposizione), il loro "abbraccio globale" (20 nanerottoli ad attorniarti con la loro magia e convinti che magico sia tu).
Non puoi sbagliare, nemmeno se non sai quali informazioni siano state fornite in precedenza (quante sono le renne? 8. credevo due... 2 per i viaggi brevi, 8 per quelli lunghi! è vero che una si chiama cometa? mmh, quella con la coda lunga, dici? Sì! Sono le altre a chiamarla così, per prenderla in giro), non puoi sbagliare perché in quel momento per loro sei una specie di dio: in un paio di casi trasformi lacrime in sorrisi e partecipazione, tutti ti seguono e vogliono starti vicino, ascoltare, parlare, ti ricordano le loro letterine, i giocattoli agognati, raccontano dell'albero e di sé, poi un quattrenne ti prende in disparte, ti guata ed esclama: "Io v-v-oglio u-un... ffratelino!"
Alla fine, sono stato bravo: non ho risposto con la battuta che è venuta in mente a tutte le persone cui ho raccontato l'episodio. E soprattutto, son riuscito a far finta d'ignorare un paio di vertiginose minigonne, perché Babbo Natale, si sa, ama solo i bambini e le renne.

21 dicembre 2006

Appartamento Affittasi Autoreferenziatissimi

Prima o poi dire che si è blogger tornerà utile anche laddove il locatore sia uno di quelli che fanno i difficili.

20 dicembre 2006

Babbo Natale

Esiste, t'assicuro che esiste. Perché io l'ho visto, anzi: lo sono stato.

[seguirà documentazione fotografica a corredare la cronaca di una mattinata con barba bianca e vestito rosso tra i bimbi della scuola materna]

19 dicembre 2006

Impalcatura o scena

Sul palco i momenti difficili li hanno tutti, una volta o l'altra. Oltre ai piccoli inconvenienti materiali, come la rottura di una corda per un chitarrista, la perdita di una bacchetta per un batterista o il raffreddore per un cantante, quelli più insidiosi sono in realtà legati alla sfera emotiva.

Nel mio caso non sono mai giunti per via del pubblico o della paura da palcoscenico: le persone presenti tendo a percepirle come un aiuto, come fonte di energia e benevolenza. I rischi di défaillance, semmai, me li hanno procurati le assenze. Una volta faticai non poco a cantare Allison (cover dei Pixies inserita nella scaletta dei Pontebragas), perché con eccessiva fiducia nella mia disinvoltura avevo voluto dedicarla a un'amica morta qualche anno prima.
In altre occasioni, a formare pericolosi magoni da inghiottire o superare all'istante, sono intervenute associazioni d'idee tra il brano interpretato e situazioni particolari, malinconie sulle quali non ci si dovrebbe soffermare durante un'esibizione pubblica. Comunque son sempre riuscito a sfangarla e anzi in un paio di casi la carica emotiva ha perfino giovato all'intensità della resa.

Per il resto, fortunatamente di solito prevale la funzione terapeutica cui la musica sa assolvere e dal palco si scende sudati e felici.
Come ci si salga la prima volta, invece, lo racconta molto bene un corposo personaggio(*) in questo intervento.


(*) bassista con cui occasionalmente ho condiviso il palco, zonkerante con cui condivido l'appartenenza a una mailing list e il piacere della convivialità, da pochissimo ha aperto il blog L'Esprit De L'Escalier.

18 dicembre 2006

Quasi una prassi

Sui blog, la gente che blogga e la blogosfera, b.georg era e continua a essere il mio teorico di riferimento (vedi commenti a Gaspar Torriero).

16 dicembre 2006

Chanukah, cannele e cannelotti

Si fa buio, la notte arriva sempre più presto subito dopo il veloce crepuscolo. Prendi una candela, l'accendi, illumina. Passa un giorno, breve, un po' coperto, torna la sera quasi all'improvviso. La prima candela ti serve per accenderne una seconda e constatare che è ancora vero: non perde niente della propria luce e insieme, per un istante, creano una fiamma più alta.
Se non hai una menorah vai con un candelabro qualsiasi, anche una bugia se lasci che il tuo cuore dica il vero e se non ci son candele usa i lumini, anche su un piattino o in una rana portalumino o dietro una casetta di natale con le finestrelle che fiammeggiano quando accendi lo stoppino.
Sarà comunque una festa delle luci se lo vorrai, perfino se non credi a questo o a quello, se gesto dopo gesto al ritmo del respiro incendierai l'istante d'un tenero sorriso. Perché sei questo e quello: lo spirito è concetto e insieme guizzo, pertiene all'intelletto e pure un poco al guitto. Così per cianuccà, almeno per un po', si mischia una preghiera a un motto di Totò.

15 dicembre 2006

he ehehe

Sarà anche scorretto, ma non posso (né voglio) impedirmi di ghignare leggendo questo Aggiornamento su Pinochet pubblicato in data odierna:
Friday, December 15, 2006
Pinochet Update
He's still dead.
// posted by evaristo

È ancora morto, ci informa.

--
Pronuncia: pinocé(t).

14 dicembre 2006

Una pista di cose mie per te

Aggiornando le Zuccate, vi ho inserito anche Buon Natale in digest, scritto per l'ormai famoso Post sotto l'Albero 2006.

13 dicembre 2006

Post sotto l'albero 2006

Un piccolo rito, è diventato: lui che invita, noi che accettiamo, lui che sollecita, noi che promettiamo, lui che incalza, noi che ci decidiamo, lui che raccoglie e confeziona il plico regalo. Squonk l'ha reso disponibile oggi*: 68 pagine di letture. Anche quest'anno ci sono anch'io e ne sono ancora lieto.

* è un file pdf liberamente scaricabile, stampabile, eventualmente diffondibile.

12 dicembre 2006

Per voi giovani

Il pomeriggio del dodici dicembre [...]
Dice la gente che in piazza Fontana
forse è scoppiata una caldaia;
là nella piazza 16 morti
li benediva un cardinale

Per "tradizione orale" non si intenda necessariamente "esperienza in lavori di bocca orientati al piacere". L'etimo parla chiaro: si tratta di trasmettere, tramandare. Lo si è sempre fatto con le fiabe, i racconti, le canzoni. Così, anziché lasciarsi prendere dallo sconforto per il rinnovarsi di certe constatazioni, vale la pena rileggere e riascoltare.

[grazie a Yu Kung e Banda Bassotti]

11 dicembre 2006

RCU

Rillo pone alcune domande volte a capire perché quelli delle case farmaceutiche Rosicano Come Usurai se qualcuno guarisce per davvero dalla retticolite ulcerosa.

10 dicembre 2006

Total Khéops

Confermo il consiglio di lettura per Total Khéops (Casino totale) di Jean-Claude Izzo.
"Perché lo rileggi, c'è tanto da leggere..." era l'obiezione più che giustificata di Mi, che pure apprezza enormemente questo scrittore marsigliese capace di darti un pugno nello stomaco e sensazioni carezzevoli nella stessa pagina, sempre in grado di catturare attenzione ed emozioni avvincendoti nel profondo.
In effetti l'avevo già letto in italiano nel 2001 e qualche settimana fa l'ho comprato in versione originale per impulso, ma non è stata solo la questione linguistica a indurmi a ripercorrerlo. Il perché, se vuoi, te lo spiego con alcune parole che avevo già scritto e messo in rete anni fa (poi riproposte anche da Mike), parole che devono essere piaciute parecchio, visto che grazie a Google casualmente ho anche pescato un tizio che le aveva copiate senza citare la fonte. Eccole:

Letture e riletture
Dico sostengo e sento che la lettura è un piacere dell'essere intero, l'intensità prolungabile all'infinito. Anche la rilettura, però, sa profondere le sue grazie avviluppandoci per di più nella goduria "sicura". Alle volte il bisogno di rifugiarsi in qualcosa di già noto, già apprezzato, prevale sul desiderio di esplorare. La rilettura, però, non è solo una fuga. Non più di quanto lo sia il riascolto di un disco, l'ennesima degustazione della nostra pietanza preferita, la ricerca dell'accoppiamento con la stessa persona per anni e anni.
I libri sono molto più numerosi di quanto pensiamo: ognuno di essi si moltiplica per il numero di lettori che lo sfoglierà trovandoci qualcosa di proprio, un aspetto, un sapore o una peculiarità sfuggita ad altri o semplicemente non apprezzata allo stesso modo. Non solo: a ogni rilettura il libro rivelerà qualcosa di nuovo anche al medesimo lettore, che quasi sicuramente sarà cambiato dall'ultima volta in cui l'aveva prelevato dallo scaffale.
E così, non serve sentirsi in colpa temendo che le riletture vadano inevitabilmente a scapito di nuove scoperte, perché la capacità di scoprire è in noi e si può esplicare anche nella ripetizione, purché consapevole.

08 dicembre 2006

PSLA

Ogni anno di questi tempi Squonk si trova a raccogliere pezzulli che gli amici e i conoscenti blogosferanti gli inviano previo ripetuto martellamento ricevuto a opera del Sir stesso (chiunque lo desideri, comunque, può chiedere di partecipare).
Stavolta ho provveduto con qualche giorno d'anticipo e ieri sera gli ho mandato il mio contributo al Post sotto l'Albero.
Se ti chiedessi di cosa si tratta, ecco qua la raccolta dell'anno scorso, cui avevo partecipato con questo (l'anno prima, con questo).

07 dicembre 2006

InteresSanti

Il "messaggio di status" personalizzabile del chat di gmail spesso viene usato non solo per segnalare l'eventuale disponibilità alla conversazione scritta, ma come spunto spiritoso, espressione di uno stato d'animo (c'era un gustoso aneddoto di Petite Anglaise al riguardo) o stimolo al contatto (vedi Renato).
Oggi mi è piaciuto quello di Vanz e visto l'andazzo da calendario tradizionale di questi giorni sulla presente pagina e relativi commenti, lo riporto qui:

Sant'Ambrogio era gay


Nota: sì, ho usato chat al maschile, come fu in origine.

06 dicembre 2006

05 dicembre 2006

Oggi, ore 14

Sa Petra Ruja, in quel di Siniscola, sull'isola magica.



Da Marco e Mary, stavolta,
il mare è liscio come
una tavola... ra.

04 dicembre 2006

Mi sono accorto che

domani, 5 dicembre 2006, non solo è s. Giulio, ma la Luna piena, quella dei Regalini, sarà in Gemelli, come nel mio tema natale... Tra quanti guanciali possono dormire i desideri? Dimmi quando vanno espressi, quali sono da esprimere, cosa potrei chiedere, cosa dovrei chiedere. Come, chi, dove, che cosa? Se guardo a quanto sta scritto qui sotto a proposito delle paure, sembrerebbe logico puntare ad acqua, aria e armonia. Pam, pam, pam. A posto. Rispondere alle esigenze, però, così come rintuzzare i timori, è cosa ben diversa dal desiderare. I desideri per loro natura si sporgono oltre la mera constatazione della realtà presente. Sono sogni, sono quanto sembra impossibile. Sono ciò cui si aspira, sono fatti d'aria, quella che si espira, eppure sai, ahi, chi troppo sospira non respira e spira. Perché sono sbuffi d'onda, etere e luce, ma non potrebbero mai realizzarsi senza che i piedi siano ben piantati per terra. Senza che la volontà li abbia invocati, senza che l'io ne abbia delineato i tratti essenziali. Comincia a irradiare, le parole arriveranno.


Riconoscimenti:
* PlacidaSignora (sperando che torni presto in rete) per la luna dei regalini
* Bea (Mariemarion) per il tema natale
* nonno Giulio per il nome (e il luogo)
* nonno Giuseppe per il culto dell'onomastico (e per il cognome)

03 dicembre 2006

Hou ! Mamma mia...

Un giorno la matemagica HangingRock, carnale vestale di Gatti Pazzi, parlò della paura.

Il discorso continuò nei commenti, dove anch'io dissi la mia:
Paure personali:
- rimanere senza acqua potabile (ho un'ossessione che supera perfino l'amore, per questo elemento)
- morire soffocato (dev'essere un retaggio del parto, quando rischiai di strozzarmi col cordone ombelicale).
Paure di riflesso:
- che sia fatto del male ai miei cari (dunque, mi rendo conto, sono ricattabile, al contrario di Keyser Soze).

Colonna sonora: Les Négresses Vertes, come da titolo.

01 dicembre 2006

Lucentemente

Le foto di Buba spesso colgono e porgono l'incanto dell'istante senza bloccarne il movimento evolutivo.
Quella scelta per lo sfondo-calendario di dicembre 2006 ha una sacralità ispiratrice.

30 novembre 2006

Fino alla fine

Puoi dirmi che è un vizio, una mania, una fissazione, ma per me guardare i titoli di coda è una necessità e un piacere. Pretendo non mi sia negata la possibilità di scorrere i nomi del cast, di dare un'occhiata al personale che in qualche modo ha avuto un ruolo nella realizzazione o nella preparazione di quel che ho appena visto; lo sfizio di sapere qual era quel pezzo e chi lo eseguiva, in quali località sono state realmente girate le scene, o eventuali altre curiosità. Insomma, finché non vengono fuori i loghi delle pellicole usate e le clausole legali obbligatorie non me ne voglio andare dal cinema, anzi: non mi voglio alzare dal posto.
Inoltre, specialmente se il film mi ha soddisfatto, se è stato pregnante, ho bisogno di un momento di riassorbimento, di una camera di decompressione emotiva, di un passaggio lento e graduale alla vita tridimensionale che la proiezione aveva in un certo qual modo sospeso.
E tu, che non appena si conclude la vicenda filmata ti alzi a indossare il cappotto, tu che accendi le luci in sala, tu che inizi a chiacchierare o rumoreggiare: mi stai sul cazzo. M'infastidisci, mi irriti, mi disgusti quando passi davanti ostruendomi la visuale, interrompendomi quel piacere, impedendomi la soddisfazione di quella necessità.
Non temere, comunque: la tua punizione è già arrivata. Non solo perché perdi continuamente l'occasione di assaporare con calma l'alone che ogni magia produce attorno a sé, ma anche perché ieri, per esempio, non hai potuto udire quello che il regista aveva aggiunto alla fine, un sonoro che giunge all'orecchio solo agli ultimi secondi, sul nero dei decimetri finali di rullo; né tantomeno leggere il saluto conclusivo.
I figli degli uomini quell'attesa la meritava, eccome. Shanti Shanti Shanti.

29 novembre 2006

Je chante

Questa è la mia traduzione della canzone di Charles Trenet (1937). Il testo che riporto in calce è ricavato dall'ascolto dell'originale e differisce leggermente da quanto si trova di solito in rete:

Canto, sera e mattina, canto per la mia strada
Canto, di fattoria in castello, canto per un po' di pane e acqua
La notte mi corico sull'erba dei boschi, le mosche non mi pungono
Sono felice, ho tutto e niente
Canto per la mia strada

Gli elfi, divinità della notte, dormono nel mio letto
La luna fa capolino nel bosco, per danzare con noi
Suono dalla contessa: nessuno
È partita, per me ha lasciato solo un piatto di riso
mi dice un lacchè cinese

Canto, ma la fame che mi perseguita tormenta l'appetito
Cado all'improvviso in un sentiero
Svengo cadendo e son mezzo morto:
"Ehi, gendarmi che passate di qua
Gendarmi!" tendo le mani
"Pietà, ho fame, vorrei mangiare
Sono a stomaco vuoto"

Al commissariato altri baffoni mi hanno detto:
"Ah, caro mio, è lei il cantore vagabondo?
La sistemiamo noi... in prigione"
Oh, funicella, mi hai salvato dalla vita
Funicella, tu sia benedetta
Perché grazie a te ho reso l'anima
Mi sono impiccato stanotte

E da allora...
Canto! Sera e mattina, canto per i sentieri
Infesto fattorie e castelli
Un fantasma canterino è divertente
E la notte mi corico sull'erba dei boschi, le mosche non mi pungono
Sono felice, va tutto bene, non ho più fame
E canto per la mia strada!



Je chante!
Je chante soir et matin,
Je chante sur mon chemin
Je chante, je vais de ferme en château
Je chante pour du pain je chante pour de l'eau

Je couche
La nuit sur l'herbe des bois
Les mouches
Ne me piquent pas
Je suis heureux, j'ai tout et j'ai rien
Je chante sur mon chemin

Les elfes
Divinités de la nuit,
Les elfes
Couchent dans mon lit.
La lune se faufile à pas de loup
Dans le bois, pour danser, pour danser avec nous.

Je sonne
Chez la comtesse aujourd'hui :
Personne,
Elle est partie,
Elle n'a laissé qu'un plat d'riz pour moi
Me dit un laquais chinois

Je chante
Mais la faim qui me poursuit
Tourmente
Mon appétit.
Je tombe soudain au creux d'un sentier,
Je défaille en tombant et je meurs à moitié

"Hé gendarmes,
Qui passez sur le chemin
Gendarmes,
Je tends les mains.
Pitié, j'ai faim, je voudrais manger,
Je suis tout léger... léger".

Au poste,
D'autres moustaches m'ont dit,
Au poste,
"Ah ! mon ami, oui oui
C'est vous le chanteur, le vagabond ?
On va vous enfermer... oui, votre compte est bon."

Oh, ficelle,
Tu m'as sauvé de la vie,
Ficelle,
Sois donc bénie
Car grâce à toi j'ai rendu l'esprit,
Je me suis pendu cette nuit.

Et depuis...

Je chante !
Je chante soir et matin,
Je chante
Sur les chemins,
Je hante les fermes et les châteaux,
Un fantôme qui chante, on trouve ça rigolo
Et je couche,
La nuit sur l'herbe des bois,
Les mouches
Ne me piquent pas
Je suis heureux, ça va, j'ai plus faim,
Et je chante sur mon chemin !



Nota: sul mio amore per le canzoni degli anni '30 vedi qui (e qui).

28 novembre 2006

Ana non c'entra

Sto digiunando da 24 ore, a scopo di purificazione. Stasera vado a nanna presto e domani si ricomincia a manducare.
Qualche anno fa, diciamo pure una decina, una volta alla settimana mi disciplinavo a mangiare solo frutta per un giorno intero. L'effetto collaterale principale, la sonnolenza, m'indusse a sospendere la pratica nel periodo in cui una creatura neonata richiedeva presenza e attenzione anche in orari normalmente dedicati al sonno. Poi però, complice la pigrizia golosa, non ricominciai mai più.
Stavolta, lo spunto decisionale è tornato dopo la lettura di un articolo diffuso su Promiseland. Non ho proceduto ad alcuna preparazione specifica, mi son limitato ad appiccicare un paio di promemoria adesivi su frigo e dispensa dopo averci scritto a matita: Zu prova digiuno. Dopo di che, mi son concesso solo acqua fresca, bevendone copiosamente.
Riguardo alle sensazioni, oltre a qualche attacco di appetito più o meno nervoso, non sono mancati né il torpore né un po' di freddo, per cui nel tardo pomeriggio mi sono sdraiato a dormire mezz'oretta sotto una coperta di lana. Per prudenza, ho evitato di dedicarmi a lavori pesanti (ma i pavimenti li avevo già lavati domenica). Quanto alla diminuzione della libido di cui parlano nell'articolo, oggi non mi è capitato di svolgere attività sessuale, nemmeno da solo, ma almeno in certi momenti ne sarei stato visibilmente in grado. Ho fatto in modo di non trovarmi a interagire con persone che mangiassero o cucinassero e in generale con alimenti di qualsiasi sorta. Una cosa che mi è parsa utile è stato lavarmi più e più volte i denti, forse perché restituendo alla bocca un'atmosfera asettica ci si distanzia dal mondo dei sapori e delle fragranze.

27 novembre 2006

Punti incrociati


Il maglione giallo che indossa Lorenzo in questi giorni è un cardigan fatto a mano. Lo conosco bene perché lo portavo io da piccolo, proprio quello lì: risale ai tempi in cui la nonna coi suoi ferri faceva e disfaceva per tutti noi quattro nipotini. Coperte, calzettoni, maglioncini... miracoli di pazienza, sostanza e qualità, visto quanto ha resistito questo, con le sue trecce e i punti nonsocosa.

Il fascino delle cose fatte a mano però va oltre le considerazioni qualitative, oltre l'apprezzamento puramente sensoriale. Trova valore soprattutto nell'unicità, quella che attiene ai gesti, frutto di un fare così strettamente legato all'essere.

La stessa unicità riscontrabile nei rapporti più veri e che si concretizza nelle parole dette, negli sguardi scambiati, nelle carezze che restano tue perché è per te e con te che sono state create, negli istanti condivisi che albergando in diversi serbatoi di memoria raddoppiano la loro presenza nell'ineffabile bruma del tempo rarefatto.

26 novembre 2006

Blog al bacio

- Pronto.
- Ciao, come stai?
- Bene, ma come mai il blog non ti si vede più?
- Eh, stavo pulendo la tastiera con l'aspirapolvere senza aver spento il computer e non so per quale combinazione di tasti, ho cancellato tutto, l'ho eliminato senza volerlo.
- Oh, e adesso?
- Adesso lo riscrivo. I porconi li ho già tirati.
- Come, lo riscrivi?
- Lo riscrivo, una parola dopo l'altra.
- Parola per parola?! Vuoi dire che lo copi, hai fatto un becàp...
- Ma no, lo riscrivo nel senso che farò esattamente come avevo fatto all'inizio, mettendo giù e pubblicando quello che mi viene. E che non potrebbe mai essere uguale... un po' come con i baci.
- Cioè stai dicendo che il bacio è come un blog?
- Casomai che bloggare è come baciare. Se ti ricordassi tutti i baci che ci siamo dati, sapresti bene che non ce n'è stato uno identico all'altro. Sarà per questo che non mi stufano mai.
- Mmh... forse qualcuno si assomigliava, però, eheheh.
- Va be', dai, vado. Domani magari ti linco.
- Dai, non dire così!
- Perché?
- Se ti sentono i bambini...
- Ma no, son di là a giocare...
- Ah, ochèi, allora sì, fai pure, sai che (ci godo).
- Cosa?
- Che mi piace (...non posso parlare, amore).
- Dai, ci sentiamo quando si potrà, buona serata e baci.
- A te.

25 novembre 2006

Chi ben comincia ha già finito

Sul blog di e io che mi pensavo ha preso piede e anche quota l'ennesimo giochino che sembra fatto apposta per la vil razza bloggante: "Ogni inizio è una fine."
Dopo una notte di sogni inquieti, Gregor Samsa si ritrovò uguale al giorno prima, ed andò a lavorare.
In sostanza, come sintetizza Giavasan, "si prende l'incipit di un romanzo o di una poesia (ma anche di una canzone o di un film) e lo si cambia per fare in modo che la storia termini lì, subito, stravolgendone la logica". A Fincipit (felice conio di Stark) ho voluto partecipare anch'io:

1) Alice guarda i gatti e i gatti guardano nel sole, ma in realtà erano nati ciechi.

2) In principio era il Verbo. Il soggetto, implicito.

3) Un povero falegname ricavò un burattino da un pezzo di legno, ma tosto lo mise a ardere, ché gli era venuto davvero maluccio.

4) Allora tutti constatarono che Garabombo era veramente invisibile e decisero di disdire l'abbonamento.

Riepiloga, riassume e rilancia lo stesso eìo: Fincipit.

21 novembre 2006

L'onore dei guizzi

Il fatto di donare titolo e sottotitolo per una settimana a Certe piccole manie - tassonomia esistenziale meriterebbe un post già di per sé, vuoi perché sono orgoglioso sia stato scelto il mio Certe piccole aritmie - Extrasistolia sentimentale, vuoi per il piacere di sottolineare come la mutevolezza di quell'intestazione sia scaturita da un giocare collettivo e spontaneo che prese vita qualche settimana fa (fase uno e fase due) tra il fitto fogliame dei commenti al blog di Flounder, un lussureggiante salotto quasi degno della padrona di casa.

Vale però la pena approfittare di questa piccola esposizione di vanità per rilanciare la segnalazione di un raccontino sul filo dei discorsi che negli ultimi giorni hanno trovato e suscitato attenzione in rete (vedi per esempio l'intervento di Broono) riguardo al problema dell'anoressia e più in generale delle malattie che si esprimono in comportamenti pericolosamente anomali in campo alimentare.

Al raccontino scritto da Flounder manca il titolo, ma tutto il resto ce l'ha. Quel che mi è venuto da dire dopo averlo letto l'ho scritto nei suoi commenti. Leggilo anche tu e poi se ti va dimmi che te ne pare.

19 novembre 2006

Solchi di memoria

Col sottofondo di RadioPop che ripropone uno straordinario Robert Wyatt come dj d'eccezione (serie di trasmissioni che seguii in diretta chissà quanti anni fa), prendo spunto da una domanda posta in Zone:
Qual è il primo 33 giri che avete comprato? E sottolineo comprato da voi, con la vostra paghetta settimanale. Non valgono i regali, a meno che non siano arrivati dietro vostra esplicita richiesta.
Marina stessa definisce la sua curiosità un "quizzone scemo", ma in realtà è divertente rispondere, perché ci si crea l'occasione per rispolverare o riscoprire ricordi che non sai, come direbbe Conte.

Per me furono 4, tutti assieme, con una spedizione ad hoc da Seregno a Milano in treno coi miei amici, nel settembre '78 se non sbaglio, destinazione Buscemi dischi in corso Magenta:
Deep Purple, Made in Europe
Genesis, Trespass
John Mayall, Bluesbreakers
Quicksilver Messenger Service, Happy Trails

Quell'estate ero andato a lavorare per comprarmi lo stereo (un bellissimo Pioneer in offerta) e volevo iniziare al più presto a costruirmi la discografia desiderata, nelle ramificazioni dei miei gusti variegati, ove tra blues, rock, west coast e pop inglese spuntarono poi Frank Zappa e Velvet Underground, tanto per dire.
Eppure, fu un periodo di grandi pregiudizi, proprio da adolescenti che devono porsi contro per affermare il debole io. Tutto quel che andava in discoteca lo schifavamo e fu per colpa di dudududadada che rinunciammo al primo concerto italiano dei Police...

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Se anziché del primo LP mi avessero chiesto dei 45 giri che davo in pasto al mangiadischi, avrei detto che da bambino mi facevo regalare quelli di Gianni Morandi (Bella Belinda, Scende la pioggia) che era il mio preferito, ma anche qualcosa di Massimo Ranieri (Rose rosse, Erba di casa mia) e varie altre di musica leggera italiana.

Il mio primissimo acquisto da ragazzino delle medie, quando ancora non avevo lo stereo, fu la cassetta Rimmel di Francesco De Gregori. Nello stesso periodo, ascoltavo Crosby Stills Nash & Young (4 Way Street), duplicati da un amico. Quasi in contemporanea nacque la passione per Edoardo Bennato, ma ancora era da venire l'epoca degli ellepi, finché non colmai l'assenza di un giradischi in casa.

17 novembre 2006

Camel si dice dromedario

Un anno fa moriva il papà di una cara amica, un tipo speciale che si chiamava Jim. Gli piacevano limerick e filastrocche, un po' come quella che ho messo qui.

L'ho letta, ci ho riso sopra, poi m'è venuto in mente di provare a tradurla, o meglio ricrearla in italiano a rime alternate.
Ecco quel che ne è sortito:
Tra gli animali del vasto deserto
quando l'amor di stagione li spinge
il dromedario procura sconcerto
perché vorrebbe incularsi la sfinge.

Ma pieno il culo la sfinge ha di sabbia
al dromedario così all'improvviso
viene la gobba per via della rabbia
ed alla sfinge lo strano sorriso.

16 novembre 2006

EN > IT

Ho un mug (quelle tazze cilindriche col manico) regalatomi in tempi remoti che continuo a trovare simpatico: sul lato vi campeggia un pinguino dalla forma pressoché tondeggiante, corredato dalla scritta "I'm not overweight" (non sono sovrappeso). Sotto la tazza si può leggere il resto: "I'm undertall" (sono "sottoaltezza").

Soltanto oggi la Caju, che spesso ne fa uso a colazione, mi ha chiesto di tradurre. Dopo la spiegazione, ho provato a fornire una soluzione che proponesse in italiano un gioco di assonanze per surrogare i rimbalzi semantici dell'originale:

I'm not overweight.
I'm undertall.


Non sono troppo grasso.
Son solo troppo basso.

Altre proposte?
(di traduzione, non di dieta)

- - -

Ivano: Non è il chilo in più, è il metro in meno.

Broono: È la gravità, ma non è grave.

Aitan: Non è il chilo di troppo, ma la statura da tappo.

Aquatarkus: No, non è lardo / sono solo un po' sardo.

Mike: Dal cerchio largo / a stento m'alzo.

Elena: 1) Non è grasso che cola, ma altezza che cala.
2) Non sono pesante... Sono un cortometraggio.

Gigi Massi: Ma che pinguedine! È mancanza di altitudine...

15 novembre 2006

Boccaccia mia

Ieri ho fatto una gaffe, ma una di quelle imperdonabili: vedendo che avevo preso questo titolo di Izzo (da regalare), la libraia ha espresso il suo entusiasmo per l'autore marsigliese, del quale ha dichiarato di aver letto tutti i libri tranne due. Così ci siamo messi a parlare, e l'originale, e la traduzione, ma com'è bravo, com'era bravo, e quello è un pugno nello stomaco ma ne vale la pena e poi, a un certo punto, con la nonchalance più maldestra del mondo, en passant, raccontandole la reazione di un'amica nello scoprire [una certa cosa] ho rivelato alla mia interlocutrice il finale di Solea! Avevo capito chissà come che l'avesse già letto e invece, mamma mia, mi sono sentito davvero mortificato, sebbene lei, pur dispiaciutissima, provasse a minimizzare.
Niente da fare: imperdonabile. Sono uscito dalla libreria sapendomi più coglione che mai. Più tardi, però, dopo essere andato a prendere i bimbi, ci sono tornato con loro a portarle dei dolcetti e lei è scoppiata a ridere.

A Lorenzo, a Francesca e alla sua amichetta Bianca avevo raccontato la vicenda ed esemplificato:
- Un po' come se svelassi alla Cajuina (appassionatamente impegnata a leggersi l'intera serie di Salgari) che alla fine...
- No, papà!
- ...che alla fine, Sandokan...
- No, dai, non farlo, uffa!
- ...che Sandokan alla fine... diventa una femmina.

Uahr, uahr, uhar, scoppi di risa in Bianca e Lorenzo, il quale inoltre condiva con varie smorfie la soddisfazione per la battuta, quasi una rivalsa sull'eroe preferito della sorella.
Francesca invece s'è indignata e financo offesa. Toccale tutto, ma non il suo pirata prediletto.

14 novembre 2006

Anticalcare

Se di traduzione vogliamo parlare e non di calco pedissequo, ha ragione Massimo:

mid-term elections = elezioni di metà mandato

13 novembre 2006

Splinder night

Domani sera, martedì 14 novembre 2006, dalle ore 19 al Luminal di viale Monte Grappa 14 a Milano.
Non mi potrò trattenere a lungo, ma almeno un salto per salutarli lo vorrei fare.

09 novembre 2006

Da dove dgt?

Non sono solito dissertare sulla provenienza dei visitatori di queste pagine ("referrers" in itangliano), ma una visita da Paris, Texas vale l'eccezione: per il film di Wenders, per il disco di Ry Cooder, per lei.



(anche se nella fattispecie cercavano su Google... "tutto sulle capre")

06 novembre 2006

Riabbracci

Ieri in tarda mattinata Rillo e Narsil mi hanno riferito che alcune persone (2 ragazze e 1 ragazzo) in centro a Milano brandivano cartelli con la scritta "dono abbracci"; interrogati, spiegavano che più o meno una volta al mese ripetono l'iniziativa.
L'idea non ha mancato di solleticare il nostro animo pazziante e chissà che un giorno o l'altro non ci uniamo a moltiplicare le forze benefiche d'amore gratuito (Rillo ha tenuto a specificare che dovrò solo abbracciare e non limonare chi vorrà approfittare dell'offerta).

Oggi vedo su [mini]marketing che analoga minimanifestazione ha avuto luogo anche altrove.
Che si tratti di coincidenza o di attività collegate tra loro, comunque mi ricordano il video Free Hugs di cui si parlò tempo fa.

05 novembre 2006

Dunque

Di quel che è da fare è inutile dire, anzi è dannoso perché ruba tempo. Per quel che è da dire c'è poco da fare, diventa falloso quand'è fuori tempo. Del tempo dell'aria non vale parlare. Il tempo che resta si fa attraversare.

04 novembre 2006

Poesia in tournée

Se ami la poesia, magari ti farà piacere sentirti ricordare che stasera a Venezia parte il lovepoetry! tour e che le prossime tappe previste toccheranno Alessandria l'11 novembre e Vercelli il 26.
Del manipolo poetante conosco finora Arsenio Bravuomo e Carlo Molinaro: a loro in particolare, ma anche a tutti gli altri un grosso e affettuoso in bocca al lupo.

Muoviti muoviti

Troppe ore davanti al computer? Se lamenti dolenzie a schiena, collo, braccia, polsi, dita... eccoti qualche semplice esercizio da fare. Il tuo corpo ti ringrazierà.

La sindrome del tunnel carpale appartiene alla categoria delle lesioni da sforzo ripetuto (RSI) e colpisce anche la categoria dei traduttori, i quali però talvolta si trovano soverchiati da altri problemi...

03 novembre 2006

Certe fortune

Per esempio, che in queste sere l'anno scorso non facesse questo freddo becco.
E anche il fatto di essere vivi, certo.

Ma che mania!

Immagina di riunire in una sola pagina blog, fotoblog, audioblog, videoblog, il tutto già dotato degli ammennicoli potenzialmente desiderabili (commenti, feed, tag, community) e caratterizzato da facilità estrema di gestione fin dall'iscrizione.
A questo Vox mi era venuta voglia di dare un'occhiata dopo aver letto Mantellini. L'ho fatto, e tanto per vedere come funziona, ho inserito anche un file audio inedito dei Blubaluba, registrato dal vivo nel 2005.

02 novembre 2006

Passaggio a livella

Ogn'anno, il due novembre c'è l'usanza / per i defunti andare al Cimitero. Oddio, non proprio ogni anno, diciamolo: solo qualche volta è capitato che la ricorrenza fosse onorata esattamente alla data prescritta; d'altronde, le distanze geografiche pongono vincoli e poi per queste cose non sono fissato come invece mi succede per il compleanno, che pretendo di festeggiare solo ed esclusivamente nel giorno in cui cade l'anniversario preciso.
Trovarsi il 2 novembre tra le tombe, comunque, sembra ovvio, ma oggi la circostanza è stata speciale. Nulla di originale, in verità, nulla di diverso dall'ordine naturale delle cose. So it goes, chioserebbe Billy Pilgrim. E già: si nasce, si vive, si muore, siamo una specie fatta così, non abbiamo ancora imparato l'immortalità o forse non ci interessa davvero.

Una signora anziana, una mamma, una nonna, una bisnonna muore. Semplicemente, se ne va. Chi resta, a guardare nella voragine di quei tre metri criptici cementati di buio, dapprima non capisce, poi non si rassegna: per questo interviene drastica la pietra tombale, a tranquillizzarti sulla realtà del dolore, a pestarti le croste delle ferite, a chiudere quanto va chiuso. Chiude senza tanti complimenti, ma lo fa perché le abrasioni possano cicatrizzarsi per bene e guarire sul serio, perché la visione riesca a riaprirsi a paesaggi dinamici, perché la vita riprovi nel sorriso a rivincere per l'ennesima effimera volta sulla morte, che non è detto sia più misteriosa di lei.
Anche le braccia si chiudono, ma lo fanno attorno alle persone care. Gli abbracci sanno di amicizia che osa chiedere e dare sostegno, resistendo anche a distanza di anni. Porgere le condoglianze a Cece e ai suoi familiari è stato un bagno di affetto, riprova hegeliana del positivo dal negativo.
Gioioso suggello, su sfondo terso, la tavolozza delle fronde irradiate di luce e vento, meglio dei Caran d'Ache in scatola grande, perfino. E tutti quei colori fan da corredo, accompagnano un giro a omaggiare amici presentiassenti, fatti di sogno e polvere, o forse luce, chissà. E già: si nasce, si vive, si muore, siamo una specie fatta così, un vizio di forma per qualcuno, ma se fosse diversamente, che sfizio ci sarebbe?

31 ottobre 2006

Che festa sia!

Come già si disse un anno fa, chi se ne importa se è importata, l'importante è festeggiare.
C'è chi lo farà in modi paurosissimi, chi si dedicherà alle mangerie augurali e chi avrà a che fare con bimbi.
Anche a questi ultimi, ma non solo, sono dedicati i Giochi tradizionali da fare, a cura di Jane, la super rossa della Zone:
  • ducking for apples (immergersi per le mele): prendere una bacinella capiente e riempirla di acqua, metterla per terra; buttare dentro delle mele; mettersi in ginocchio (aspettate... non è quel tipo di gioco!) e cercare di afferrare una mela con i denti. Provare per credere, è difficile. In teoria, chi prende la mela per prima si sposa quell'inverno, ma lasciamo perdere...
  • apple peeling (sbucciare la mela): mettersi davanti a uno specchio con una candela accesa e sbucciare una mela; buttare la buccia per terra dietro le spalle; vedrete la faccia del(la) futuro/a sposo/a nello specchio e la buccia disegnerà l'iniziale del suo nome. Di solito gli amici si divertono con foto mostruose e la buccia fa sempre una "c".
  • treacle scones (scones alla melassa): appendere gli scones (specie di tortine) dal soffitto con lo spago e cospargerli di melassa dopo aver messo diversi strati di giornale per terra; cercare di mangiare lo scone senza coprire il capo di melassa. Non c'è alcuno shampoo, sapone o solvente che toglie la melassa dai capelli. Ne so qualcosa.

    Jane :-)

  • Sempre la nostra scozzese preferita ci regala una curiosità linguistica: "Trick or treat è un'americanata. È una pratica antica imitare le fate e andare in giro a chiedere regalini su minaccia di dispetti. Il suo nome antico, ancora in uso da noi, è guising (da disguise, travestimento)."

    25 ottobre 2006

    Annuncio concerto


    Suoneremo per Bagheera,
    balleremo con Baloo,
    canteremo tutta sera
    se ci vieni pure tu


    venerdì 27 ottobre 2006 al Mi Cantino di Monza in via Dante, 6

    il concerto inizierà alle ore 23 in punto
    è consigliabile arrivare un po' prima e meglio ancora prenotare:
    tel. 039 322970

    voci, fiati, tastiere, chitarra, basso, batteria
    funky, soul, blues, R&B, groove & love

    Blubaluba
    questa mi suona bene

    le foto - il video (ca. 18 mega) - gli audio (uno, due e tre)

    24 ottobre 2006

    Oi dialogoi

    Accompagnarli a scuola alla mattina è un privilegio anche per l'opportunità di ascoltarne le conversazioni durante la deambulazione:

    Lorenzo, anni 6: Mamma mia, quanta gente che fuma! Pevrò c'è qualcuno che non fuma mai... gli animali, eeheehhe!
    Francesca, anni 10: Guarda che noi siamo animali.
    L.: No, noi siamo umani.
    F.: Esistono tre regni: minerale, vegetale, animale. Dato che non siamo pietre e nemmeno piante, siamo animali.
    L.: No, senti, noi non siamo animali, siamo degli umani.
    F.: Gli umani sono una specie di animali. Altrimenti anche il leopardo potrebbe dire che ci sono quattro categorie: minerali, vegetali, animali e i leopardi.
    L.: Uffa, non è vevro.
    F.: Senti, dei tre regni: minerali, vegetali, animali, noi cosa siamo?
    L.: Un sogno.

    20 ottobre 2006

    Sentito dire

    Overheard in New York, segnalato da Ceci della Zonker's Zone, riporta frasi sentite per strada e spesso presenta autentiche chicche. Abbastanza innocuo ma carino il seguente scambio ai margini della parata per il Pulaski Day:

    Ragazza polacca n. 1: Era il Cardinale quello?
    Ragazza polacca n. 2: No. Il Cardinale è vestito di rosso.
    Ragazzo polacco: Ehi, se il Papa stesse sopra al cardinale, farebbero la Polonia!
    Ragazze polacche: ...
    Ragazzo polacco: No, voglio dire, come la bandiera!


    Quanto al titolo, non è certo da meno:
    E se gli stesse dentro, farebbero la Svizzera.

    19 ottobre 2006

    Sssht

    Dai, ti prego, solo un momentino: svegliami tra cinque minuti, ho bisogno di staccare un attimo, di lasciarmi andare al torpore e prometto che tornerò presto, che sarò in forma e sorridente; chiamami, in caso non mi rialzassi spontaneamente, però fallo con delicatezza, meglio ancora con dolcezza, ma non troppa, altrimenti anziché lasciare il giaciglio ti ci trascinerò e indugeremo a lungo, più di quanto non ci si possa concedere date le circostanze.

    (chiudo gli occhi e penso che non avrei mai dovuto acconsentire a farmi tatuare l'interno delle palpebre)

    18 ottobre 2006

    Katalogato

    Mi piace la commistione tra dialetto astense e finto nippo di Kata Homo, il catalogo umano allestito da Alice, che mi ci ha inserito e prezzato.

    Aggiornamento: nella prima versione del catalogo ero effettivamente presente in questa veste.

    Matemagica

    Ringrazio la graziosa omonima che mi ha strappato qualche risata inviandomi una serie di immagini sulla risoluzione di problemi matematici, cose tipo questa:



    Problema: Trovare x.
    Soluzione: Eccola qui.

    17 ottobre 2006

    Benvenuto, Fabio!

    Mi hanno comunicato che stasera è nato un nuovo nipotino, il secondogenito della mia sorellina.

    Copia e incolla

    Lo faccio quasi tutti i giorni: tutti i giorni o quasi ritaglio qualcosa qua e là e lo copio su CuT'n'PaStE.

    Oggi invece lo voglio fare qui, per invitarti a leggere o rileggere l'ennesimo imperdibile pezzo di Sphera ["casa.", del 17 ottobre 2006], una che sa infilare perle bellissime sulla collana del vivere:
    A delimitare ciò che ti appartiene non sono i muri che costruisci, ma il raggio della tua luce.

    16 ottobre 2006

    Lingue d'inferno

    C'è un incendio in via Andreoli, proprio in questo istante. Affacciatomi a guardare, sembra che a bruciare sia un appartamento del palazzo in cui abitavo prima, al numero 9. Non ho voglia di scendere in strada e mischiarmi tra i curiosi o i preoccupati per vedere meglio: m'è bastata l'impressione lasciata dalle fiamme che fuoriuscivano prepotenti dalle finestre a lambire l'inizio della notte, mentre non si capiva se il camion dei pompieri con la scala già estratta stesse servendo a qualcosa o meno.
    Un po' d'angoscia per le persone eventualmente in pericolo, ma soprattutto stupore al verificarsi di un evento tremendo per urgenza e realtà, della categoria di quel che si pensa possa riguardare sempre e soltanto altri, altrove.
    Per un momento ho perfino temuto che il fuoco potesse propagarsi casa per casa mangiandosi tutto per duecento metri di edifici fino a giungere qui... e allora mi sono sbrigato a cliccare [Send] sul messaggio e-mail che avevo appena concluso.
    Ora è spento. Restano i lampeggianti blu e arancioni, punto interrogativo intermittente che non si spiega come possa essere indesiderata una voluta di fumo.

    14 ottobre 2006

    Questi so' numeri!

    Estrazione n. 122 del 12/10/2006 (giovedì)
    Milano 52-45-25-76-12


    Me l'ha segnalato Broono, io mica lo sapevo quando scrissi questo.

    Domani metto giù un bancariello in stazione, sotto la metropolitana.
    Vieni con fiducia, vediamo che si può fare.

    12 ottobre 2006

    6 parole

    Mi stupiva che il misurato b.georg usasse le misure per definire una bloggante, poi dall'intestazione della pagina di riferimento ho capito in che senso intendere "la fantastica quarta", ma soprattutto ho trovato menzione, buon esempio e applicazione di un bel giochino: scrivere una storia in sei parole.

    Di primo acchito, "6 parole" mi ha istigato il commento:
    Sole, cuore, amore... Poi però vattene.

    Oggi invece contribuisco con:
    L'amò perdutamente, ma teneva famiglia.

    11 ottobre 2006

    Giù dalla giostra

    Primo: prendere atto della realtà.
    Secondo: ricordarsene.
    Terzo: fissarselo in testa e negli occhi.
    Quarto: fare lo stesso con tutti gli altri sei o sette sensi.
    Quinto: lasciar posare.
    Sesto: promemoria.
    Settimo: ricominciare a guardarsi in giro.
    Ottavo: lasciare che il passato riaffiori come passato e non come finto presente.


    Aggiornamento: oltre a intrecciarsi nei commenti qui sotto, la conversazione sviluppa spunti interessanti con le considerazioni di Flounder e Broono, alle quali ho provato a rispondere qui e qui.

    09 ottobre 2006

    Chiure l'uocchie pe guarda'

    Così un verso di Pino Daniele ai tempi di Musicante, da un pezzo che diceva di musica nell'aria e altre magie ineffabili.
    La musica è la mia salvezza (è tutto quel che ho, cantava lui prima ancora) e in questi giorni mi si propone agli occhi con le parole del già lodato libro di Françoise Goddard; mi attraversa le cavità corporee rimettendomi insieme i frantumi mentre canto con i Blubaluba; mi accarezza le orecchie col sorriso jazzato delle nuvole d'alta montagna, grazie alla cortesia dell'organizzazione I Suoni delle Dolomiti (la stessa di questo evento) che mi ha omaggiato di un bel CD con Stefano Bollani e altri valenti musici, tra cui vecchie conoscenze come Ares Tavolazzi e scoperte per me recenti come Petra Magoni.
    Ho sempre detto che la musica ti frega, per la sua capacità di scardinare qualsiasi bastione di autodifesa emotiva, ma è altrettanto vero che sa essere ausilio terapeutico per la guarigione di qualsiasi ferita, se le si lascia il tempo, se la si segue a tempo, se si comprende che è tempo di lasciarsi andare a quel che sarà.

    07 ottobre 2006

    06 ottobre 2006

    04 ottobre 2006

    Note d'anima

    La musica segue nei fiumi il corso dei pensieri, scava nella terra il solco al sentire, crea nell'aria lo spazio al cuore, mentre toglie il fiato e te lo restituisce a tempo, col tempo dei palpiti giusti, in tempo per non morire e poi ti fa morire, sì, ma di godimento, se ti ci lasci andare.

    Blubaluba, sabato 7 ottobre 2006 allo Spaziomusica di via Faruffini 5 a Pavia: nove elementi a far vibrare l'energia del funky, soul, blues, R&B, groove & love, sulle note dei miti della musica vera, la musica che ha tiro e fa rinascere ogni volta chi suona e chi ascolta.

    03 ottobre 2006

    02 ottobre 2006

    Cuore pulpitante

    Ci passava tutti i giorni in motorino, vicino a quel muro: grigio cemento, senza nemmeno un graffito, con un simulacro di marciapiede raffigurato da un'inutile striscia bianca. Inutile per i pedoni, perché nessuno sarebbe stato tanto avventato da avventurarsi in quel passaggio troppo stretto per l'intensità del traffico.
    Ci passava tutti i giorni e lo rasentava, noncurante del giacchettino in pelle che alla mezza stagione cedeva brandelli di sé scoprendo le parti opache. Noncurante, in quell'estate calda e stolida, della sua stessa epidermide, raschiata più e più volte fino alla carne viva in quelle curve volutamente mal calcolate.
    Ci passava tutti i giorni in lavanderia, a lasciare camicie strappate e a chiazze rugginose, tela d'autore del suo sangue rappreso. Snob quanto bastava ed elegante, impeccabile nei modi e strambo, scontrino alla mano ritirava i suoi straccetti lavati e stirati alla perfezione.

    Ma non gli bastò più quella grattugia: un giorno finalmente se ne accorse, girò il manubrio e ricercò l'impatto. Il muro lo sospese per lussarlo, e alla caduta accoglierne le macchie, così benevolmente e in leggerezza, come nei gesti oliati dalla voglia. Ahilui non si sottrasse ed il suo viso andò a baciar coi bulbi la parete. Il freno conficcato nel costato, un ghigno storto sulla faccia pesta.

    Adesso resta solo un punto in forse: se debba sopraggiungere un furgone e metter fine alfine alle sue pene. Oppure se arrestare il flusso immane, pericoloso traffico adirato, e sia lasciato indenne o almeno vivo il temerario insano e lesionato. Si ascolta il gocciolio che dentro al ventre produce a stille l'organo pulsante, quel cuore che sgozzato vuol cadere giù nell'abisso per dimenticare.

    Ti manderei qualcuno a ricucirti, ma solo se prometti d'imparare: il cuore vuole palpiti e miraggi, tu ascolta i volontari che son saggi.

    01 ottobre 2006

    *

    Quando rumina la vita
    e ti sfugge un poco o latita
    la bellezza va capita
    del sorriso che ti capita.

    (Caspita!)

    30 settembre 2006

    In presa diretta

    Bzaar Camp attraverso le foto di Samuele Silva.
    Si tratta di un incontro in cui ogni partecipante presenta qualcosa. Anche se in questa occasione non mi sono gettato nella mischia, l'idea di aggregazione attiva così come lo scambio di esperienze mi piace assai e spero ci saranno resoconti in rete.

    28 settembre 2006

    A 40 è uno squonkuasso

    Se Gonio chiama e bloggator risponde, estemporaneo nasce un blog in quarantena: squonkuarantology.

    Abbracciamondo

    L'altra sera al Movida mi sono sentito apostrofare come da parecchio tempo non succedeva: lo sprimacciatore. Sia ben chiaro che del nomignolo affibbiatomi da Jorma vado orgoglioso, perché rimanda all'espressione fisica della mia affettuosità (non ci crederai, ma già così mi trattengo).
    Se, fatta salva la cura dell'igiene personale, ci si tocca, massaggia, abbraccia un po' di più, il mondo non potrà che trarne giovamento, credo. Né sono l'unico a pensarla così: guarda il video "Free Hugs" (segnalato da Diavoletta).

    25 settembre 2006

    Film a raffica

    C'è tempo fino a mezzanotte per partecipare al giochino di mirumir:
    Quali sono i 10 film che salvereste in caso di [riempire con un evento a scelta, non voglio sapere quale]? Non quelli che vi farebbero necessariamente fare bella figura, non quelli che pensate di dover salvare: mi piacerebbe una cosa possibilmente svergognata, grazie. Potete anche dirne uno alla volta (numerateli), cambiare idea, farvi influenzare dal vicino di commento, spiegare perché (motivazioni come "mi piace Johnny Depp" sono ritenute perfettamente accettabili).
    Niente regole, post aperto, dibattito, bagigi per tutti.
    Come criterio, ho scelto alcuni dei film che non mi stuferei di rivedere:
    1. Toto le héros - Un eroe di fine millennio (Jaco Van Dormael)
    2. Pensavo fosse amore, invece era un calesse (Massimo Troisi)
    3. La banda degli onesti (Camillo Mastrocinque)
    4. La vita è un miracolo (Emir Kusturica)
    5. Ogni cosa è illuminata (Liev Schreiber)
    6. Frankenstein junior (Mel Brooks)
    7. The Blues Brothers (John Landis)
    8. Pane e tulipani (Silvio Soldini)
    9. Mujeres al borde de un ataque de nervios (Pedro Almodóvar)
    10. Prospero's Books (Peter Greenaway)

    P.S.: fossero stati 11 i titoli consentiti, ne avrei inserito uno brutto, perché bisogna anche riservarsi del tempo per limonare senza rimpianti.


    Aggiornamento: la miru ha fatto lo spoglio!

    Tutti quei momenti

    Un giorno d'autunno il mio amico Cece, occhialuto, andava in vespa in mezzo alla nebbia. A un certo punto però s'accorse di essere l'unico a procedere quasi a passo d'uomo, mentre tutti lo superavano. Rispondendo con goffa gestualità a qualche derisore, per caso toccò una lente, rendendosi conto solo allora dell'appannamento che lo aveva fino a quell'istante ingannato e rallentato.

    L'episodio narratomi torna alla memoria guardando la sequenza d'immagini fotografiche di Roberto: la pioggia dietro i vetri non finirà mai fintanto che gli occhi lacrimeranno.

    Dai una scorsa alla serie e comunica le tue impressioni, o immagina una tua storia.

    23 settembre 2006

    Libra

    In un sol giorno il cambio di stagione, segno zodiacale, anno: l'equinozio m'equipaggerà d'equilibrio?
    Si potrebbe sostenere che l'equilibrio non esiste perché siamo in continuo divenire, ma a tale obiezione risponderei con l'esempio del funambolo: equilibrio per lui non significa acchetarsi in situazione statica, ma trovare la condizione che gli permetta di procedere sul filo, in costante movimento. Istante per istante sarà per intero nel tempo presente, o cadrà.
    Forse un giorno o l'altro a percorrere quell'ardita distanza non sarà solo e l'equilibrio diverrà ancor più delicato, ma probabilmente anche più affascinante.

    22 settembre 2006

    Fraps-è

    Il pigrone spumeggiante per eccellenza, il fidanzato denegante per deficienza, il fantasma pazziante per incoscienza, avrebbe finalmente riattivato il suo spazio web. Ora mi chiedo se sia necessario procurargli un programma autobloggante perché si ricomincino a vedere dei post.

    Ah, quella del programma autobloggante non è una fola, ma una favola moderna, molto ben congegnata e scritta da aquatarkus.

    La buona educazione

    Anche quando ci si ricorda che il fare conta più del dire, quanto si riesce a trasmettere ai propri figli è sempre un coacervo di cose buone e meno buone; ma se la perfezione non esiste, ciò non esime dal tentativo di continuare a migliorarsi.
    E questo è un motivo in più per leggere Squonk:
    oggi, in fondo, le persone corte ci danno l'impressione di diventare grandi molto in fretta perché a quattro o cinque anni sanno cambiare un dvd o usare la Playstation, ma in fondo sono molto più "piccole" di quanto non fossero i loro nonni, perché noi - i loro genitori - a quarant'anni non sappiamo sopportare nemmeno un decimo delle Paure che i nostri padri hanno dovuto e saputo affrontare durante la loro infanzia

    21 settembre 2006

    Incubazioni

    Leggo Narsil che dipinge una tremenda scena da incubo e mi tornano in mente per associazione d'idee parole che quasi un anno fa avevo appuntato senza mai decidere di pubblicarle e senza mai capire la provenienza delle immagini evocate:
    Volano in su e in giù quei rapaci, eleganti, e li guardi ammirato da tale grazia giostrante. Non pensi che quel movimento sia l'alternanza dei loro turni per cibarsi di una carogna, né che la carogna di cui si stanno nutrendo, spolpandola, sei proprio tu.

    Inutile stropicciarsi gli occhi, sono aperti su un sogno diurno. Inutile pizzicarsi, sei già sveglio: solo un tantino allucinato. Abbacinato lo sarai tra poco, se non distogli occhi e pensiero e non la smetti di fissare quel biancore capace di mettere il mondo vero in sottofondo.

    Sbagliasti a dir loro che avevi fegato, a offrirti a cuore aperto, ad assicurare che interiormente li avresti coccolati. Ora ti trovano una delizia e si servono golosamente. È la loro natura, che t'aspettavi?

    Piovono pietre

    Niente di drammatico, è solo che a RadioPop hanno appena trasmesso il pezzo Simmer Down, antica sigla della mitica rubrica mattutina di Alessandro Robecchi.
    Per il resto, qui si vibra di vita (o è tremula malinconia?) e poi di tanto in tanto si va pure a riposare.
    Buonanotte, e buona fortuna.

    19 settembre 2006

    Emolandia

    Si scioglie nelle vene per una finta di Maradona, s'è sciolto nella teca com'è vera la Madonna, s'è sparso sulla faccia No! Attento, ma no, cazzo, nooo! della signora sotto il furgone, ahiomamma però almeno è viva, avete visto cosa può succedere state attenti bambini, sangue del mio sangue, non versatelo, nemmeno nella coppa a cena con gli amici più intimi, che poi non si sa mai, e non pungetevi, sangue di Giuda!, con lo spillone o con un fuso, mica posso stare cent'anni senza di voi, ché il sangue non è acqua, oh no, anche quando è sangue misto, anzi quello soprattutto, siam meticci lo sapete, serve per mischiar la razza e rafforzare i cromosomi, questa è nobiltà di sangue autentica, l'altra solo triste endogamia da stanze scure, pallide tare e melanconia, lo dico a sangue freddo, non ce l'ho con nessuno, per carità, a che pro guastarsi il sangue, sarebbe un prosciugamento emotivo, un emosalasso col prefisso bisvalido e poi non ne resta più per lavar le offese, ma cosa vuoi lavare cosa, figuriamoci poi come conceresti gli asciugamani, peggio di Macbeth, si suderebbe sangue a ripulirli e l'acqua ossigenata a fiumi sotto sotto soffrirebbe perché bionda non si piace.

    18 settembre 2006

    Un dono del creato

    Petra Magoni lo è per come canta e per come esiste sul palco.
    Avrebbe potuto entrare in scena, regalarci la sua voce multistrato e uscire senza dire una sola parola: saremmo stati grati alla Fortuna e alle rotte intergalattiche per averci portato lì un'aliena bella quanto brava e ancor più brava della bellezza. E invece si mette pure a dialogare, a intrattenere il pubblico, a gigioneggiare insieme al suo "socio", altrettanto simpatico ed efficace. Ma allora ditelo che questa è più che perfetta e che ha ragione quello là a innamorarsene ogni volta.
    Così intensamente era iniziato il concerto, con una ninnannanna sarda dalla magia stregonesca e una Come together ritmata dal fiato dell'anima, che uno non sapeva come fare per applaudire di più dello spellarsi. Allora si cambia posto, si va proprio davanti al palco e non più accecati dalle luci si resta pure a bocca aperta per il resto, che è un sovrappiù, d'accordo, mica eravamo lì per quello, ma non guasta.
    Per inciso, Ferruccio Spinetti, che suona il contrabbasso trasformandolo in un'intera orchestrina, sarebbe bravissimo; è bravissimo, ma viene spontaneo lasciarsi calamitare da lei in ogni esecuzione, coi suoi virtuosismi che tradiscono spessori come petali a schiudersi infiniti, con una varietà di registri vocali e interpretativi da brividi freddocaldi e da sangue in circolo a mille.
    Il repertorio è variegato oltre ogni dire, ma ogni cosa alla fine porta un marchio, il suo, che viene dall'universo dei quattro elementi e si muta in sublime al passaggio da quelle sue corde vocali da paradiso. Musica nuda che veste e adorna il mondo.

    - - -

    Bonus: parole innamorate e foto del concerto da Aladin, senza parole e video da Broono.

    15 settembre 2006

    Rogo

    Di me non t'importa e chissenefrega,
    suoniamo insieme e non ti brucerai
    Ho un solo desiderio a stuzzicarmi:
    fammi stare accanto al tuo fuoco

    Jimi Hendrix, Fire

    Nel torace, fin dal primo istante al risveglio, le palpebre ancora abbassate e non più percorse dal sorriso, gli si accese a cerchio come una sorta di fornelletto. Sapeva già, per esperienza, che da allora in poi non gli avrebbe più concesso requie.
    Si erano dati totalmente, troppi e troppo intensi gli scambi per non lasciare impronta indelebile. E la processione percettiva di ricordi fisici e visivi era corroborata da quelli verbali, copiosi e mondani, distillati ed eterni, scaturiti dal brillio di sensi e anima.
    Tutto stampato, tutto conservato, anche materialmente. Un archivio che non gli occorreva sfogliare perché l'aveva dentro sempre. Eppure, qualcosa andava fatto, bisognava intervenire: suo malgrado, non poteva negare di conoscere il valore degli atti simbolici.
    Quella sera si decise, come Abramo con Isacco. Gli avevano procurato napalm da spruzzare sul cartaceo: "Quell'ammasso enorme s'alzerà in aria leggero come un'esplosione di brace liquida".
    Si mise lì vicino, stava in piedi ignorando la vampata. Dentro, il fornelletto seguitava a consumarlo senza tregua. Guatando il calor bianco di quelle fiamme illegali gli parve dapprima di scorgere tratti e poi linee, un tatuaggio di cenere scura a punteggiare di grafismi immobili l'aria tremula.
    S'accorse volgendosi alla parete lunga del loft dello spettacolo di sé, proiettore di parole sagomato in forma d'uomo. Da quel lambire smanioso d'incendio, a vortice sprigionava una danza futurista aggrappata all'intonaco e strappata al suo cuore, alle sue carni. La memoria d'ogni espressione, discorso, sussurro, d'ogni dire trascorso scalfiva, crudele diamante, la sua diafana anatomia e ne eruttava, fattasi segno e graffito.

    § § §

    Mattino, esterno urbano. Due umani: la mano piccola in quella più grande, andatura che s'adegua a pareggiare i passi, zainetto sulle spalle contenente l'orgoglio di un quadernone con parole in stampatello scritte a matita.

    - Papà, stanotte mi sono svegliato, ma non son venuto nel lettone.
    - Bravo che sei riuscito a riaddormentarti da solo.
    - Eh, si vede che l'acchiappasogni ha funzionato, perché non mi sono spaventato del sogno.
    - Com'era questo sogno?
    - C'era un uomo di vetro.
    - Di vetro?!
    - Sì, era lì in piedi e si vedeva tutto dentro. Però invece degli organi e del sangue, invece di tutte le cose e anche delle ossa, si vedeva un fuoco.
    - Dentro di lui?
    - Sì, un fuoco dentro il vetro.
    - Ah, e scottava?
    - No, io non mi sono scottato, ma di sicuro lui sentiva caldo, perché a un certo punto si è girato a guardarmi e aveva gli occhi che gli sudavano tanto.

    12 settembre 2006

    Respirare

    Un'utopia, con le mucose gonfie. Agli dei dava il nettare, a me l'allergia, quest'omonimia similmeneghina. Fare a meno del naso per ore, salvo che per soffiarselo, ti illustra la differenza degli elementi, e quanto sia asciutta l'aria che ingoi tra le fauci come carta assorbente. Davvero non pare la stessa capace di ossigenarti lo sguardo in montagna o di tonificare l'umore sulla battigia. Non è la stessa, infatti, non è aria, come dici per troncare un'interazione importuna. Eppure, sia come sia, ne hai bisogno come... come dell'aria che respiri. Almeno un secondo, un minuto, un'ora, secondino, un'ora d'aria mi spetta. Aria, aria, risponde con sufficienza, negandomi la bastevole ventilazione e condannandomi così, che ironia, all'insufficienza respiratoria. Non sono morto per un soffio. Al cuore.

    [rif.: commenti post precedente]

    P.S.: l'espressione "post precedente" è talmente assurda che ho voluto lasciarla vivere.

    10 settembre 2006

    Terra

    Nome sottovalutato, dato per scontato, quasi dimenticato. Come le cose che ti ritrovi dinanzi agli occhi tutti i giorni e che vanno a far parte del paesaggio invisibile, quello di cui non ti rendi conto nemmeno se ci sbatti contro, quello di cui ti accorgi solo se ribalti completamente la casa per delle pulizie generali che aspettavano da tempo immemorabile e grazie alle quali capisci lo spreco dello spazio e l'inutilità dei feticci che non sapevi nemmeno più esistessero.
    Terra, dicevo, è un nome magico, a pensarci. La terza pietra a partire dal Sole, cantava il moretto riccioluto.
    (intermezzo: son due giorni che ammazzo le zanzare al volo, starò mica diventando troppo zen?)
    Cioè, non so se mi spiego, è il nostro pianeta, perbacco. L'unico a distanza raggiungibile sul quale siamo in grado di vivere (o sopravvivere).
    Se mi sporgo a guardarlo da fuori, insieme agli altri che ruotano intorno al Sole, mi dispiace persino che questa vicina stella si spegnerà (tra qualche miliardo di anni, mi pare).
    Be', nel frattempo, in questo battito di ciglia che mi sta toccando, spero proprio di avere sempre la forza e il coraggio per vivere davvero, senza smettere di cogliere le meraviglie che la vita regalerà.

    05 settembre 2006

    Velatamente

    Un voilier sans voile, c'est un non-sens, une hérésie, c'est comme un jour sans lumière, un corps sans âme, une fontaine sans eau, un enfant sans rire, un feu sans chaleur
    (di ImpasseSud)

    Ha ragione la blogueuse (o jouebeuse, per dirla ancor più alla francofona*) di Entre mer et maquis : connaissez-vouz leurs parfums ? a rimarcarlo: Un veliero senza vele è un controsenso, un'eresia, è come un giorno senza luce, un corpo senz'anima, una fontana senz'acqua, un bimbo senza sorriso, un fuoco senza calore.

    Se un'imbarcazione è nata per far l'amore con l'acqua e il vento, non la si potrà snaturare a lungo senza svilirla, senza svilirsi e senza che l'universo mondo abbia a soffrirne.

    _________
    * per conto mio, all'inizio avevo ben proposto e usato "diarista telematico", ma non è affatto facile far attecchire l'italiano in ambiti anglofili.

    04 settembre 2006

    Alti frangenti

    I cavalloni dell'ultimo giorno di mare risorgono nel bianco e nero dei ricordi lontani, quelli in cui non sai più distinguere la parte di memoria da quella di racconto, in una Riviera di levante d'epoca spartana, fatta di piste per le biglie e salvagenti rossi.
    I cavalloni si rinnovano e tornano, l'ultimo giorno di mare, nelle gradazioni di blu turchese azzurro e bianco schiuma del mare mosso davanti a Sa Petra Ruja.
    Li si aspetta a riva per saltarli, si va loro incontro per farsi travolgere, ci si tuffa dentro a bucarli per riemergere nell'euforia che non dimentica il rispetto per gli elementi.
    I cavalloni a noi bambini piacciono, ancora, sempre. Irresistibili animali d'acqua.

    02 settembre 2006

    Oggi sposi, qualche anno fa

    Uno dei motivi per cui posso dirmi fortunato è costituito dai genitori che ho avuto in sorte. Naturalmente, per rendermene conto ci sono voluti anni, lustri, ma soprattutto confronti con quel che ho visto in giro. Prima di traforare incredulo la patina delle situazioni altrui, davo per scontato che ogni papà e mamma si comportassero così con i figli, regalando loro il massimo della propria disponibilità e affettuosità, piantando nel contempo saldi paletti di riferimento, anche sotto forma d'insopportabili divieti. Grazie a questi si cresce fino a ritrovarsi in grado di svellerli per fissarne di nuovi, grazie a quelle lo si fa dopo essersi imbevuti della nutriente autostima.
    Bravi genitori non significa persone perfette: limiti e difetti son di tutti, ma se gli dei dell'infanzia cadranno nella polvere allo sguardo adolescente, si dovranno pur risollevare a quello dell'evoluzione postconflittuale, possibile dopo un distacco fisico o simbolico.
    Guardandoli con equilibrio, ancora scuoto il capo rassegnato all'inevitabilità di certi modi che impediscono loro di godere appieno, ma col sorriso affiora un grazie a toccare labbra e occhi insieme a un augurio per i loro 44 anni.

    01 settembre 2006

    Stagione 2006 / 2007

    D'accordo, facciamo pure che oggi è capodanno: sarà un'occasione in più per ricominciare, per fare, per far meglio, per non indulgere nell'indolenza.
    Piccole azioni simboliche valgono più di venticinque parole e tutto fa brodo: rimettere la pila all'orologio fermo da mesi, riaprire il buco al lobo dell'orecchio destro, riordinare quel che s'è sparso non appena ha finito di servire, magari andare a tagliarsi i capelli o perfezionare la rasatura; ma anche sorridere al sole seppur deboluccio sulla pelle, ai colori benché confinati tra asfalto e ferraglie, ai volti ritrovati, alle presenze. Lasciando perdere quel che non c'è e chi non ci vuol essere.
    Guardare avanti per trasferire il luccichio dai sogni alla realtà.


    a cura di Giulio Pianese

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