Ieri Martina ha detto una cosa bellissima. Martina è del primo corso, ma è una seguidora nata: me ne accorsi nel momento in cui, azzardando passi che lei non conosceva, la sentii cavarsela nonostante la sua perplessità. Non aveva capito bene cosa fosse successo, ma aveva ascoltato i segnali e aveva risposto di conseguenza. Lo dissi al maestro, che confermò la mia impressione dopo averla "provata" all'istante (uso volutamente quel verbo, perché - rido - la scena ricordava le volte in cui si prova una moto facendo un giretto con qualche accelerata e magari un'impennata).
La cosa bellissima di ieri, Martina l'ha detta dopo che ci eravamo un po' ingarbugliati in una combinazione tra ocho atras e ocho adelante (combinazione che aveva funzionato bene prima e che ha continuato a funzionare poi).
Non volendo distrarmi dalla musica (Anna in qualità di musicalizadora stava piazzando una serie di tanghi uno più bello dell'altro), avevo liquidato rapidamente il suo interrogativo ("Cos'è successo?" "Il piede."), ma lei mi ha incalzato: "Quale piede? Ne abbiamo quattro."
Ne abbiamo quattro. In tre parole, l'essenza del tango, che o si fa insieme o non esiste.
16 gennaio 2013
15 gennaio 2013
L'albero dei verbi
Secondo Alejandro Jodorowsky (di cui ho letto poco, ma che ho visto e ascoltato dal vivo) noi siamo il nostro albero genealogico. In effetti la genealogia rappresenta non solo sul piano simbolico, ma anche su quello concreto il nostro albero della vita.
Ora mi vien da pensare che se di mio padre e mia madre cerco di prendere il meglio e rifuggire il peggio, devo prima riconoscerli, in loro e in me. Il miscuglio è doppiamente complicato, ma potendo pescherei di lui la semplicità e la capacità di fischiettare da cuor contento anche alla normalità del quotidiano vivere, di lei l'affettuosa accoglienza e l'infinita buona fede, mentre mi scrollerei volentieri l'iracondia e l'ansia, che rispettivamente li connotano impelagandoli troppo di frequente in inutili sofferenze.
Cuorcontento e affettuoso lo sono molto spesso, altrettanto spesso però mi sale una vena malinconica da mancanza indefinita. Volto al presente ci so stare, ma mai abbastanza, per via d'una nostalgia che pur mutando forma, di tanto in tanto mi piglia e mi scompiglia. Tempo fa scrissi di sintassi d'amore, ma in verità vorrei veder risbocciare i momenti e moltiplicare le occasioni in cui i verbi si coniugano all'indicativo presente senza bisogno di parlare.
Ora mi vien da pensare che se di mio padre e mia madre cerco di prendere il meglio e rifuggire il peggio, devo prima riconoscerli, in loro e in me. Il miscuglio è doppiamente complicato, ma potendo pescherei di lui la semplicità e la capacità di fischiettare da cuor contento anche alla normalità del quotidiano vivere, di lei l'affettuosa accoglienza e l'infinita buona fede, mentre mi scrollerei volentieri l'iracondia e l'ansia, che rispettivamente li connotano impelagandoli troppo di frequente in inutili sofferenze.
Cuorcontento e affettuoso lo sono molto spesso, altrettanto spesso però mi sale una vena malinconica da mancanza indefinita. Volto al presente ci so stare, ma mai abbastanza, per via d'una nostalgia che pur mutando forma, di tanto in tanto mi piglia e mi scompiglia. Tempo fa scrissi di sintassi d'amore, ma in verità vorrei veder risbocciare i momenti e moltiplicare le occasioni in cui i verbi si coniugano all'indicativo presente senza bisogno di parlare.
14 gennaio 2013
Modalità svacco
Intendiamoci, sono contento di essermi messo a disposizione del maestro come cavaliere ai nuovi corsi di tango e stasera avevo anche voglia di ballare, però quando la mia ex compagna di corso che sta ripetendo il secondo mi ha detto che stasera non ci sarebbe stata, non ho faticato a mettermi in modalità svacco.
Ogni tanto la vita va presa come un film d'intrattenimento, ogni tanto va bene passare un po' di tempo senza pretese e senza costrutto, indugiando al disimpegno e indulgendo al torrone alle mandorle. Poi certo verrà voglia di recuperare l'attività e la forma fisica, ma vivere il presente può e deve comprendere un po' di gentile inerzia.
Nota per le persone care: son sereno e mi si dipingono lievi sorrisi.
Ogni tanto la vita va presa come un film d'intrattenimento, ogni tanto va bene passare un po' di tempo senza pretese e senza costrutto, indugiando al disimpegno e indulgendo al torrone alle mandorle. Poi certo verrà voglia di recuperare l'attività e la forma fisica, ma vivere il presente può e deve comprendere un po' di gentile inerzia.
Nota per le persone care: son sereno e mi si dipingono lievi sorrisi.
13 gennaio 2013
Gomme
Gomma da masticare masticata a lungo, finale di giornata come fase d'attesa, ascolto di musica usata, visione di film già visto, tempo da snocciolare lungo terrapieni fluviali, meteo misto pioggia con nebbiosità indecisa, nessuna danza in corpo dodici.
Gomma rimasticata rimasta appiccicata sotto un banco vuoto vandalizzato, fine quadrimestre sfasato da attese mannaie su prevedibili illusioni, sempre la stessa musica risuona e suona come ciclo déjà vu.
Gomma per cancellare che buca il foglio, macchia di calamaio, pennino rotto, mina spezzata, pennarello scarico e carta assorbente in frantumi, quaderno finito a metà dettato, grembiule scucito e fiocco sdrucito.
Gomma naturale, starnuto arboreo, ultrapaesaggi ascosi sotto il fogliame, acqua umida fin dentro la pelle, mondo immondo, mondo vero, sudore fuori dal tempo, mai occhi miei ancora ti stanarono, eppure.
Gomma e gomma, tutta una gamma, gomme di gomma, gomma e gommone.
Gomma rimasticata rimasta appiccicata sotto un banco vuoto vandalizzato, fine quadrimestre sfasato da attese mannaie su prevedibili illusioni, sempre la stessa musica risuona e suona come ciclo déjà vu.
Gomma per cancellare che buca il foglio, macchia di calamaio, pennino rotto, mina spezzata, pennarello scarico e carta assorbente in frantumi, quaderno finito a metà dettato, grembiule scucito e fiocco sdrucito.
Gomma naturale, starnuto arboreo, ultrapaesaggi ascosi sotto il fogliame, acqua umida fin dentro la pelle, mondo immondo, mondo vero, sudore fuori dal tempo, mai occhi miei ancora ti stanarono, eppure.
Gomma e gomma, tutta una gamma, gomme di gomma, gomma e gommone.
12 gennaio 2013
Figli delle stelle Michelin
La verità è che ci sono due modi di mangiare tanto, o magari troppo: c'è quello in cui ne vale la pena, perché ci si trova di fronte a leccornie inenarrabili, prelibatezze irripetibili o rarissime, golosità irrinunciabili; poi c'è quello in cui con dei falsipieni esagerati e momentanei si cerca di colmare vuoti siderali o evidenti occultazioni dell'astronomia sentimentale. Siccome mi capita di mangiare troppo in entrambi i casi, sospetto sia ora di darmi una regolata, o di procurarmi un telescopio.
11 gennaio 2013
Le ultime parole famose
- Dimmi, figliolo.
- Sbiliguda venial... Con la supercazzola prematurata.
- Come, figliolo?
- Confesso, come foss'antani, con scappellamento... A destra e... Costantinato ammàniti.
- Quante volte, figliolo?
- Fifty-fifty per la fine... Come fosse mea culpa... Alla supercazz...
- Ed io ti assolvo, dai tuoi peccati. Nel nome del padre, del figliolo, dello spirito santo.
(Perozzi, da Amici miei)
- Sbiliguda venial... Con la supercazzola prematurata.
- Come, figliolo?
- Confesso, come foss'antani, con scappellamento... A destra e... Costantinato ammàniti.
- Quante volte, figliolo?
- Fifty-fifty per la fine... Come fosse mea culpa... Alla supercazz...
- Ed io ti assolvo, dai tuoi peccati. Nel nome del padre, del figliolo, dello spirito santo.
(Perozzi, da Amici miei)
10 gennaio 2013
Devi star bene per far star bene
Le istruzioni di emergenza degli aerei dicono che avendo accanto un bambino, in caso di necessità dev'essere l'adulto a indossare la maschera dell'ossigeno per primo. Una scelta che apparentemente cozza con le priorità che siamo soliti darci, ma che in realtà è l'unica a garantire una possibilità di sopravvivenza a entrambi. Infatti, se l'adulto desse la precedenza al bambino, rischierebbe di svenire: a quel punto nessuno potrebbe più occuparsi di lui e per di più il piccolo rimarrebbe a doversela cavare da solo. Due morti al prezzo di un'azione "altruista" stupida. Più saggio e funzionale, invece, assicurarsi di essere vivi e lucidi e poi occuparsi di chi sicuramente avrà bisogno di noi.
Per la serie: le istruzioni per la vita esistono, ma sono sparse qua e là in luoghi d'apprendimento casuale.
Per la serie: le istruzioni per la vita esistono, ma sono sparse qua e là in luoghi d'apprendimento casuale.
09 gennaio 2013
Luci nel neon-ato anno
Quand'è che si devono spegnere le lucine di Natale? Una volta accese, avendo optato per versioni non intermittenti e senza stramberie, ci si rende conto dell'atmosfera carina che creano, ma soprattutto di come aiutino ad attraversare il periodo più buio dell'anno (per ragioni astronomiche, non certo psicologiche).
Ora però che le giornate si allungano sempre più, con lo sguardo si può già trovare un ponte luminoso naturale verso le stagioni più miti, purché lo si faccia restando ben imbacuccati dietro sciarponi e copricapi. È a questo punto, coincidente con la fine delle feste (anche di quella ortodossa), che si possono spegnere.
Lo farò anch'io, censurando un'insana e impossibile voglia che mi verrebbe guardandone i colori sul muro. Quella di allestire qualcosa a imitazione delle opere di Dan Flavin.
Ora però che le giornate si allungano sempre più, con lo sguardo si può già trovare un ponte luminoso naturale verso le stagioni più miti, purché lo si faccia restando ben imbacuccati dietro sciarponi e copricapi. È a questo punto, coincidente con la fine delle feste (anche di quella ortodossa), che si possono spegnere.
Lo farò anch'io, censurando un'insana e impossibile voglia che mi verrebbe guardandone i colori sul muro. Quella di allestire qualcosa a imitazione delle opere di Dan Flavin.
08 gennaio 2013
In prosa e dal verso giusto
Leggere le storie a ritroso può essere assai spiazzante. Se si tratta del vivere, leggerlo a ritroso porterebbe comunque a una conclusione, a un per sempre, che però pare più definitivo, perché manca il finale in divenire. Il finale in divenire è una cosa che guardando in avanti sembra esserci sempre, come l'orizzonte. È l'incertezza su quel che succederà. Per questo, se la storia è in soggettiva, probabilmente è meglio non leggerla a ritroso, ma lasciare che lo sguardo ci si appoggi dal verso giusto.
Però è stato bello trovare questo spunto firmato Joseph Gordon-Levitt, da The Tiny Book of Tiny Stories:
Però è stato bello trovare questo spunto firmato Joseph Gordon-Levitt, da The Tiny Book of Tiny Stories:
If I read our story backwards, it’s about how I un-broke your heart, and then we were happy until one day, you forgot about me forever.
Se leggessi la nostra storia a ritroso, parla di come ti aggiustai il cuore e poi fummo felici finché, un giorno, ti dimenticasti di me per sempre.
07 gennaio 2013
Anche senza scopa
Ieri in effetti una befana di qui è passata: una cara amica è arrivata come un tornado e valicando ogni mio diniego mi ha risistemato casa: mentre stavo in sala a rimisurarmi la febbre mi ha lavato i piatti, mi ha rifatto il letto e si è portata via le lenzuola e delle camicie che oggi mi ha restituito lavate e stirate, mi ha portato la tachipirina che mi mancava (anche se finora non ho dovuto assumerla) e pure un regalino e un cioccolatino!
Niente carbone: si vede che ho fatto il bravo, o più probabilmente che sono fortunato. Specialmente perché ogni gesto è stato compiuto con un affetto bello bello. Grazie anche da qui :-)*
Niente carbone: si vede che ho fatto il bravo, o più probabilmente che sono fortunato. Specialmente perché ogni gesto è stato compiuto con un affetto bello bello. Grazie anche da qui :-)*
06 gennaio 2013
Ninna oh fino al mattino
Stamane ho provato una cosa nuova. Mi sono svegliato spontaneamente alle cinque, la temperatura ostinatamente attestata sui 38 gradi, la pesantezza frontale tale da farmi dolere le palpebre se le tenevo chiuse: mi sono risolto ad alzarmi e ho tirato su la tapparella. Logicamente fuori era ancora buio, la luna brillava un po' umida, qualche lucore qua e là intravisto senza l'ausilio degli occhiali mi diceva che il cielo non era avaro di stelle, sebbene non avesse più il nitore che l'aveva contraddistinto poche ore prima. Mi sono nuovamente sdraiato nel letto, rassegnato ad aspettare. Di lì a poco (non so quanto) l'aurora ha timidamente cominciato a farsi strada: l'ho vista accarezzare i vetri e piano piano, mentre la chiarità nel riquadro visibile s'accresceva, aumentava la sensazione di rilassamento. Poi sono apparsi nuovi colori pastello e io, lì, mi sono riaddormentato così, cullato dalla luce.
05 gennaio 2013
Basta non farsi influenzare
Facile fare gli splendidi quando si crede che tutto si risolverà in quattro e quattr'otto, già più difficile non scoraggiarsi quando gli ostacoli si moltiplicano rimandando l'arrivo alla meta. Nel caso di una banale influenza che si inasprisce nuovamente dopo un'illusoria via di guarigione, la scocciatura è quella di dover annullare gli impegni, procrastinare i piaceri e soprattutto non poter contare sulla propria efficienza. Comunque alla fine sono bazzecole e quasi quasi stasera appendo comunque la calza, in attesa dei dolci della befana.
04 gennaio 2013
Lo sguardo sul mondo
La stella filante rosata che solca il cielo non era l'effetto del delirio febbrile (anzi, la temperatura rispetto a ieri è scesa), ma il riflesso su una scia d'aereo della luce che lega tramonto e crepuscolo.
Ci sono cose belle intorno, ci sono anche quando te ne dimentichi. Bisogna però decidere di posarvici lo sguardo anziché chiudere le tapparelle anzitempo. E siccome non sempre si può sapere in anticipo dove saranno queste cose belle, bisogna decidere di posare lo sguardo sul mondo il più possibile.
Ci sono cose belle intorno, ci sono anche quando te ne dimentichi. Bisogna però decidere di posarvici lo sguardo anziché chiudere le tapparelle anzitempo. E siccome non sempre si può sapere in anticipo dove saranno queste cose belle, bisogna decidere di posare lo sguardo sul mondo il più possibile.
03 gennaio 2013
02 gennaio 2013
Il potere della diretta
È quello che ti fa interrompere ciò che stai facendo per non perderti un brano musicale. Sicuramente farà parte dell'atteggiamento "gelato che si scioglie", ma come avrei potuto riaccendere l'aspirapolvere mentre trasmettevano Disorder dei Joy Division?
Il potere della diretta prescinde dall'agevole reperibilità del brano su altri supporti fonografici o in rete, perché il lì e ora casuale affascina più della riproducibilità autoindotta, cosa che forse vale anche per i ricordi e gli elementi sensoriali più svariati ai quali si agganciano.
In apparenza più che mai legato all'istante presente, il potere della diretta paradossalmente aumenta in misura proporzionale alla sua forza evocativa, con il riecheggiare multiforme di un passato lontano. Glaciazione che si scioglie.
Il potere della diretta prescinde dall'agevole reperibilità del brano su altri supporti fonografici o in rete, perché il lì e ora casuale affascina più della riproducibilità autoindotta, cosa che forse vale anche per i ricordi e gli elementi sensoriali più svariati ai quali si agganciano.
In apparenza più che mai legato all'istante presente, il potere della diretta paradossalmente aumenta in misura proporzionale alla sua forza evocativa, con il riecheggiare multiforme di un passato lontano. Glaciazione che si scioglie.
01 gennaio 2013
Primo di gennaio del nuovo anno
Razionalmente sarà anche un giorno come tutti gli altri, ma io la cesura la percepisco e mi fa il bell'effetto di quando cambi le lenzuola per averle fresche nel letto in cui ti coricherai, nella stanza che avrai riordinato, nella casa che almeno un pochino avevi rassettato.
L'augurio di un anno pieno di tango me l'avevano fatto (grazie!) e l'inizio è promettente, se è vero come è vero che ho ballato fino alle cinque allo Sveglione al Palatango e che stasera conto di replicare (stavolta fino all'una però).
Quest'anno, dunque, i valzer viennesi sono stati anticipati dal tango vals. A mio cognato che criticava il programma troppo ripetitivo e scontato del Concerto di Capodanno ho replicato che il meccanismo è quello delle fiabe ai bimbi: le si vogliono ascoltare e riascoltare, sempre uguali, come rassicurazione che il mondo sarà sempre lì anche dopo aver attraversato il buio. Così, i passatelli in brodo (stavolta della consistenza giusta) e il bel Danubio blu vanno a braccetto nel saper accarezzare l'atmosfera di una tavolata familiare, piacevolissima ancorché non completa.
Buon anno nuovo... come sempre.
L'augurio di un anno pieno di tango me l'avevano fatto (grazie!) e l'inizio è promettente, se è vero come è vero che ho ballato fino alle cinque allo Sveglione al Palatango e che stasera conto di replicare (stavolta fino all'una però).
Quest'anno, dunque, i valzer viennesi sono stati anticipati dal tango vals. A mio cognato che criticava il programma troppo ripetitivo e scontato del Concerto di Capodanno ho replicato che il meccanismo è quello delle fiabe ai bimbi: le si vogliono ascoltare e riascoltare, sempre uguali, come rassicurazione che il mondo sarà sempre lì anche dopo aver attraversato il buio. Così, i passatelli in brodo (stavolta della consistenza giusta) e il bel Danubio blu vanno a braccetto nel saper accarezzare l'atmosfera di una tavolata familiare, piacevolissima ancorché non completa.
Buon anno nuovo... come sempre.
31 dicembre 2012
Comunque decidiate di festeggiare...
Il brano è ancora una volta quello che suggerisce di considerare sempre gli aspetti positivi della vita, ma in una versione ad hoc: Always Look on the Bright Side of Life Sing-Along
30 dicembre 2012
Ball drop
Che fossero tutti partiti se ne accorse dalla facilità di parcheggio. Quasi tutti partiti, magari alcuni stavano ancora preparando i bagagli. Si apprestavano a scendere i gradini a ritroso con la valigia in mano, pronti, al primo accenno di presenza estranea nell'androne, a risalire come se invece stessero rientrando. Nessuno ammetteva di voler disertare, ma di fatto il deserto si stava piano piano creando, con una discrezione quasi clandestina, come se un silenzioso tam-tam partito dalle personalità più paurose stesse ora allertando anche gli insospettabili, quelli fino a ieri tra i più ragionevoli e affidabili.
Il timore, non detto, era quello di una trasmutazione e sebbene se ne conoscesse la natura simbolica e convenzionale, il passaggio spaventava e non intendevano affrontarlo. Non lì, quantomeno, in quei luoghi extraurbani connotati dall'indeterminazione, non così, da elettroni nell'orbita indistinta del grande nucleo cittadino. Il passaggio da attraversare, si vociferava, sarebbe stato di natura temporale e per quantico istinto, se non per erudizione, percepivano la propria discontinuità e il rischio di non esserci al momento giusto, perché, dicevano, non era una cosa certa, ma sarebbe stata una questione di probabilità e sebbene in pochi fossero contenti della propria condizione, nessuno avrebbe osato lasciarsi sfasare in una realtà parallela.
Mentre parcheggiava, immaginò la scena di un'enorme sfera pronta a calare sulla folla spaurita e subito dopo ne mutò la raffigurazione in una sparuta pluralità di superstiti, dei pochi non contagiati dalla serpeggiante follia. Poi la fantasia cambiò e si avvide della foggia geodetica del corpo sospeso e della sua dimensione e dell'immensa sua forza gravitazionale. Per questo, dunque, con un senso di incomprensione dovuto all'inafferrabilità dell'argomento, salì in casa e a sua volta si mise ad allestire i bagagli, preparandosi per non andare da nessuna parte.
Il timore, non detto, era quello di una trasmutazione e sebbene se ne conoscesse la natura simbolica e convenzionale, il passaggio spaventava e non intendevano affrontarlo. Non lì, quantomeno, in quei luoghi extraurbani connotati dall'indeterminazione, non così, da elettroni nell'orbita indistinta del grande nucleo cittadino. Il passaggio da attraversare, si vociferava, sarebbe stato di natura temporale e per quantico istinto, se non per erudizione, percepivano la propria discontinuità e il rischio di non esserci al momento giusto, perché, dicevano, non era una cosa certa, ma sarebbe stata una questione di probabilità e sebbene in pochi fossero contenti della propria condizione, nessuno avrebbe osato lasciarsi sfasare in una realtà parallela.
Mentre parcheggiava, immaginò la scena di un'enorme sfera pronta a calare sulla folla spaurita e subito dopo ne mutò la raffigurazione in una sparuta pluralità di superstiti, dei pochi non contagiati dalla serpeggiante follia. Poi la fantasia cambiò e si avvide della foggia geodetica del corpo sospeso e della sua dimensione e dell'immensa sua forza gravitazionale. Per questo, dunque, con un senso di incomprensione dovuto all'inafferrabilità dell'argomento, salì in casa e a sua volta si mise ad allestire i bagagli, preparandosi per non andare da nessuna parte.
Semplici domande
Com'è possibile la contemporaneità della nebbia e di una stellata con luna sontuosa a orchestrarla, com'è possibile il parallelismo tra una giornata di sole e una gelata serale sul parabrezza, come si conciliano entusiasmo e stanchezza, come si completano contemplazione e azione, come si miscelano sapori e odori nella memoria sensoriale? E poi invece, sul lato delle cose brutte, come si fa a mantenere il controllo di fronte a perfide provocazioni, com'è possibile rimanere sereni donando affetto e riuscendo a ignorare il disturbo di persone maniacalmente ostili? Domande oziose o viziose, domande astruse o semplici domande, con o senza risposta, ma una richiesta al sé: tira dritto al bello e lascia che il resto scivoli via lontano da te.
29 dicembre 2012
Ma che stagione è questa?
C'è mancato poco, mentre passavo l'aspirapolvere, che non finisse nel tubo. Solo all'ultimo ho notato gli occhioni scuri e le antenne che si muovevano, altrimenti quell'enorme cavalletta seminascosta dietro un piede della scala a pioli in alluminio non avrebbe avuto scampo. Che ci facesse da 'ste parti in questo periodo dell'anno è quasi un mistero, nonostante la giornata di sole quasi primaverile. Comunque, dopo avermi sorpreso e quasi impressionato, la sua inopinata presenza m'ha indotto a constatare che nemmeno i flagelli ("Ah, le cavallette!") sono quelli di una volta: la cavalletta era una soltanto. Alla fine, volendo rimandarla all'aria aperta senza ferirla, ho preso la scala, l'ho sporta dalla finestra e al primo scrollone lei è zompata via, con un balzo alato da record condominiale.
27 dicembre 2012
La fine e l'inizio
Ho iniziato questo 2012 a tavola con persone speciali e sebbene l'anno stia per finire non ho ancora ascoltato per intero il CD che mi avevano preparato, ma lo farò, ah, sì, lo farò, anzi lo sto già facendo, perché mi torna in mente l'uroboro e anche perché contiene parecchie chicche, come puoi desumere leggendo la scaletta:
2012, appunto, dove la fine è l'inizio.
1. In A Lifetime - Clannad and BonoTutte canzoni che in qualche modo richiamano la fine di qualcosa, però la frase in esergo recita: Quello che il bruco chiama fine del mondo il resto del mondo chiama farfalla.
2. Mad World - Michael Andrews
3. The End - Eddie Vedder
4. End Of A Circle - Dead Can Dance
5. The End - The Doors
6. Waiting For The End - Linkin Park
7. When The World Ends - Dave Matthews Band
8. Time Waits For No One - Rolling Stones
9. Until The End Of The World - U2
10. Closer To The Edge - 30 Seconds To Mars
11. (I'll love you) Till The End Of The World - Bad Seeds
12. In The End - Linkin Park
13. Fat Old Sun - David Gilmour
2012, appunto, dove la fine è l'inizio.
26 dicembre 2012
Su!
Delle gioie del condividere si potrebbe dire a iosa, invece basta farci caso anche solo qualche volta per convincersi. Per esempio, se ti trovassi a rivedere un bel film con persone che non l'hanno mai visto e se quelle persone ti fossero care e tu sapessi che lo gradiranno, ne godresti molto, perfino in barba a eventuali limitazioni tecniche.
È quanto m'è successo stasera con Up!, visto in TV a casa dei miei genitori insieme ai miei figli. L'avevo visto in 3D al cinema ben tre anni fa ("come passa il tempo", direbbe Fido - com'è utile lasciare tracce in rete, dico io) e sostanzialmente confermo le impressioni di allora:
È quanto m'è successo stasera con Up!, visto in TV a casa dei miei genitori insieme ai miei figli. L'avevo visto in 3D al cinema ben tre anni fa ("come passa il tempo", direbbe Fido - com'è utile lasciare tracce in rete, dico io) e sostanzialmente confermo le impressioni di allora:
Credevo che Up fosse un film sui meccanismi di friendfeed, invece è bellissimo. Ha dei dettagli di una delicatezza estrema: dietro l'intreccio, una storiellina bislacca fruibile anche solo superficialmente, ho creduto di percepire i fili che collegano la narrazione piana alla raffigurazione dell'indicibile, con un gioco di elastici tra limiti e slanci della condizione dell'umano vivere. Malinconia e capacità di reazione, ancoraggio al vissuto e crescita evolutiva (questo anche a livello di simbologia materiale). Non avevo visto i trailer, anzi non ne sospettavo nemmeno l'esistenza ed è stata dunque una sorpresa totale ritrovarmi a ridere, divertirmi, emozionarmi, perfino commuovermi dietro gli occhiali da 3D. Oltre a soffrire un po' di vertigini.
25 dicembre 2012
Fori forever
Credevo che i buchi ai lobi si fossero ormai richiusi completamente, dopo tre anni e più senza orecchini, invece oggi mia nipote non ha faticato a reintrodurvi un paio di chiodini con brillantino reperiti da mia sorella. Magari potrei anche ricominciare a addobbarmi, chissà.
Intanto mi ricordo che il foro a sinistra risale al 1987 (Antiparos, Cicladi), mentre quello a destra fu praticato a Napoli nel 1999 e riaperto a Milano, Bovisa qualche tempo dopo perché si stava inopportunamente rimarginando.
Certo che non si può mai dire che le cose passino, che le ferite si rimarginino del tutto, che il passato non torni, ma perlomeno in questo caso il risultato è solo un potenziale luccichio in più, senza alcun dolore e anzi col sorriso doppio, cronologicamente bidirezionale, anzi triplo, perché irradia un po' anche il presente.
Intanto mi ricordo che il foro a sinistra risale al 1987 (Antiparos, Cicladi), mentre quello a destra fu praticato a Napoli nel 1999 e riaperto a Milano, Bovisa qualche tempo dopo perché si stava inopportunamente rimarginando.
Certo che non si può mai dire che le cose passino, che le ferite si rimarginino del tutto, che il passato non torni, ma perlomeno in questo caso il risultato è solo un potenziale luccichio in più, senza alcun dolore e anzi col sorriso doppio, cronologicamente bidirezionale, anzi triplo, perché irradia un po' anche il presente.
24 dicembre 2012
Prescrizioni
Per la vigilia di Natale, indulgere ai piaceri del pesce e non solo a quelli della carne.
23 dicembre 2012
E ora qualcosa di completamente diverso
Motivo d'italico orgoglio: il bidet è proprio una bella cosa.
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*** = decoder per il titolo del post
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*** = decoder per il titolo del post
22 dicembre 2012
In quell'esatto istante
L'altra sera a festeggiare Elena e Paolo mi sono divertito, ho bevuto e parlato, ho brindato e ho ballato, purtroppo non ho cantato (non ci penso quasi mai, però stavolta mi è pesato non poter salire sul palco insieme alle voci care che lo calcavano in quel momento), comunque la musica l'ho apprezzata anche da fruitore, con le orecchie e col corpo, che si muoveva contento sebbene non ci fosse di mezzo il tango.
Come sempre, è stata una gioia rivedere persone che hanno costellato vari percorsi di vita, sprizzando affetto reciproco anche quando le frequentazioni sono tutt'altro che assidue (però dimmi, quanti punti avrò guadagnato ricordandomi una data di compleanno dopo quattro lustri di lontananza?). Poi ci sono le sfiziosità, come quella di constatare che il mondo è piccolo e la rete è grande, rete di amicizie che s'intrecciano a sorpresa anche tra le generazioni successive, belle da veder crescere, così uguali e così diverse.
Qualche volta nel corso degli anni mi è stato fatto notare come in certe situazioni appaia preda di una sorta di beatitudine ingiustificata, ma non sono io, è il miele per gli occhi golosi e l'impasto di mandorle d'anima che fluiscono intorno al sorridere vero. A tratti, una volta che impari a lasciar correre il respiro, t'investe un'onda tanto forte quanto impalpabile, tanto bella quanto inafferrabile, un po' come un flusso musicale visibile nel distendersi dello spirito, nel rincuorarsi dell'animo, nell'entusiasmarsi dell'io ebbro di vita in quell'esatto istante.
Come sempre, è stata una gioia rivedere persone che hanno costellato vari percorsi di vita, sprizzando affetto reciproco anche quando le frequentazioni sono tutt'altro che assidue (però dimmi, quanti punti avrò guadagnato ricordandomi una data di compleanno dopo quattro lustri di lontananza?). Poi ci sono le sfiziosità, come quella di constatare che il mondo è piccolo e la rete è grande, rete di amicizie che s'intrecciano a sorpresa anche tra le generazioni successive, belle da veder crescere, così uguali e così diverse.
Qualche volta nel corso degli anni mi è stato fatto notare come in certe situazioni appaia preda di una sorta di beatitudine ingiustificata, ma non sono io, è il miele per gli occhi golosi e l'impasto di mandorle d'anima che fluiscono intorno al sorridere vero. A tratti, una volta che impari a lasciar correre il respiro, t'investe un'onda tanto forte quanto impalpabile, tanto bella quanto inafferrabile, un po' come un flusso musicale visibile nel distendersi dello spirito, nel rincuorarsi dell'animo, nell'entusiasmarsi dell'io ebbro di vita in quell'esatto istante.
21 dicembre 2012
Per sfizio e in pace
Gli è che s'eran dimenticati d'aggiunger la postilla, quella che figura anche nella canzone dei R.E.M. (o degli ar-i-em, se preferisci):
Buon nuovo inizio, ne sarai capace, e goditi il solstizio come più ti piace.
It's the end of the world as we know it, ovvero "è la fine del mondo come lo conosciamo".Un cambiamento che poi, se ci pensi, è quel che succede ogni giorno.
Buon nuovo inizio, ne sarai capace, e goditi il solstizio come più ti piace.
20 dicembre 2012
19 dicembre 2012
Riavvio
Del microsonno riparatore già ho detto, or ora di strano c'è stato solo il fatto di svegliarsi senza sapere dov'ero, né che giorno fosse, né se fosse mattina o sera. Senza riferimenti tecnologici esterni non sarebbe stato facile raccapezzarsi. Comunque, basta stropicciarsi la faccia, rivolgere un bel saluto al mondo dei sogni, un nuovo benvenuto alla realtà e ripartire.
Buonanotte
Musica musica musica, musica prima dopo e durante, musica per le orecchie e per gli occhi.
Musica del saggio alle scuole medie, grazie all'impegno dei ragazzini e dei loro insegnanti: bello riconoscerne tanti là in mezzo, oltre ovviamente alla presa della presenza dolce della figliolanza, Lorenzo sul palco e la Caju accanto a me, intenta a frenarmi durante alcune esecuzioni particolarmente coinvolgenti per il mio orecchio emotivo (alcuni brani kletzmer più un elettricissimo Hideaway, che mi scaglia immediatamente nei solchi di Blues Breakers e quel che per me comporta).
Musica alla festa della scuola di tango, con tante belle persone e parecchie tande altrettanto belle, col taglio della torta per Antonio (riauguri!) e numerosi brindisi ottimamente musicalizzati.
Musica del ridere e sorridere, musica di luci e lucine dal firmamento che colora il centro città e i suoi bijoux, musica della radio fino in mezzo alla nebbia sulla via del ritorno, e musica anche al calduccio mentre scrivo questa buonanotte ai suonatori, ai danzatori e ai brindatori.
Musica del saggio alle scuole medie, grazie all'impegno dei ragazzini e dei loro insegnanti: bello riconoscerne tanti là in mezzo, oltre ovviamente alla presa della presenza dolce della figliolanza, Lorenzo sul palco e la Caju accanto a me, intenta a frenarmi durante alcune esecuzioni particolarmente coinvolgenti per il mio orecchio emotivo (alcuni brani kletzmer più un elettricissimo Hideaway, che mi scaglia immediatamente nei solchi di Blues Breakers e quel che per me comporta).
Musica alla festa della scuola di tango, con tante belle persone e parecchie tande altrettanto belle, col taglio della torta per Antonio (riauguri!) e numerosi brindisi ottimamente musicalizzati.
Musica del ridere e sorridere, musica di luci e lucine dal firmamento che colora il centro città e i suoi bijoux, musica della radio fino in mezzo alla nebbia sulla via del ritorno, e musica anche al calduccio mentre scrivo questa buonanotte ai suonatori, ai danzatori e ai brindatori.
17 dicembre 2012
Vai che vai che va
Va tutto bene, l'importante è non sbagliare i tempi, l'importante è addormentarsi quando il semaforo è rosso e l'auto ferma, l'importante è rimanere svegli in ogni momento durante il movimento. Va tutto bene, la stanchezza poi passerà e poi non è nemmeno stanchezza, solo un po' di sonno da recuperare, come sempre, come quasi da sempre, sembra. Va tutto bene: alla fine, alla fine del mondo non credo, anche se le possibilità sono molteplici e anche se dal punto di vista del singolo la fine individuale sarebbe indistinguibile dalla catastrofe globale. Va tutto bene, va tutto veloce, soprattutto il tempo che corre più della luce, anche ora, e difatti, se non mi sbrigo, sarò in ritardo. Ciao ciao.
16 dicembre 2012
In piscina la domenica mattina
Di nuovo in acqua clorata insieme al patatino, dopo essermi dotato di occhialini nuovi a tenuta adeguata (piccolo spot gratuito per arena). Il successo è stato convincere la Caju a unirsi a noi. Ha una bella acquaticità la mia sedicenne, scivola che è una bellezza, ma la pigrizia la frena assai (io: "Dodici", lei: "Sarò a due e mezza" -- però non smette di muoversi, tra burle e facezie col fratello e mezze vasche in apnea) e la induce poi a sollecitare l'uscita (io: "Ventotto", lei: "Arrivi a trenta e poi andiamo, sì?", io: "Aspetta, ne voglio fare almeno due in più dell'altra volta"). Comunque bello, bello rivederli giocare insieme e scherzare in acqua e prendersi in giro anche alla fine, quando la gentilissima Marta, assistente bagnanti nelle ore rubate allo studio, evita all'allegrotto Lorenzo lo smarrimento degli occhialini.
15 dicembre 2012
Lucine
In soffitta a prendere le decorazioni natalizie ci sono andato durante la pubblicità del thriller che ci stavamo vedendo io e la Caju, col patatino già nel mondo dei sogni. Mi sono portato torcia e cellulare oltre alle chiavi e quando sono giunto lassù ho illuminato ben bene gli anfratti, a evitare sorprese d'ogni genere, visti i criminali che ci sono in giro sul piccolo schermo. Ho compiuto la missione agevolmente, grazie alla previdenza con cui avevo riposto il materiale, tutto in un unico sacco nero. Ci sta tutto lì perché si tratta di poca roba: un alberello da mobiletto, qualche cosina da appendere qua e là e tre file di lucine colorate, che ora campeggiano su una parete, una finestra e l'alberello. Anche il thriller alla fine è finito bene, d'altronde si sa che alla fine tutto va bene e se non va bene, allora non è ancora la fine.
14 dicembre 2012
Primarie coi fiocchi
L'auto è dal gommista per il montaggio dei quattro pneumatici invernali, così tra l'altro domani dovrei riuscire a raggiungere il seggio e votare alle primarie per la regione Lombardia.
Sentendo parlare i tre candidati, veniva voglia di votarli tutti, comunque penso di orientarmi su Andrea Di Stefano, direttore della rivista Valori ed esperto di economia (etica) anche sulle frequenze di Radio Popolare.
Sentendo parlare i tre candidati, veniva voglia di votarli tutti, comunque penso di orientarmi su Andrea Di Stefano, direttore della rivista Valori ed esperto di economia (etica) anche sulle frequenze di Radio Popolare.
13 dicembre 2012
A cavallo degli occhi
Cosa t'ha portato Santa Lucia? Non dire "niente", non dirlo, perché di sicuro potresti trovarti in qualunque momento o spazio futuro a rimpiangere ciò che qui e ora hai e vivi o puoi avere e vivere senza magari apprezzarlo a dovere, perché la cosa più facile è dare per scontato quanto c'è di bello e buono e non accorgersi che riempie tempo e spazio, sia pure come un groviera bucherellato dalla malinconia o dal desiderio non (ancora) soddisfatto. Cosa t'ha portato santalùssia, mandarini e bagigi? Addentali, ma solo dopo averli sbucciati, ché solo allora saranno delizie, semplici e dirette, non elaborate né artificiose, delizie antiche rinnovabili. Cosa ti porterà ancora Santa Lucia? Tutto, tutto quel che vorrai davvero accogliere. Preparati, dunque, prepara cuore e sguardo.
12 dicembre 2012
Commenti
Posso dirlo, posso? Lo dico: mi mancano, certe volte mi mancano i vecchi commenti (di quando ancora funzionava il vecchio sistema Haloscan). Mi mancano sia per ragioni affettive, sia perché mi piaceva il fatto che si commentassero i post con la trasparenza di presenze personali riconoscibili e con la volontà di seguire fili comunicativi. Oggi, qualcuno per fortuna lo fa ancora, qualcun altro invece preferisce usare questi spazi come bizzarro sfogatoio con qualche deriva solipsistica.
11 dicembre 2012
Prossimamente dall'iPad scolastico
Era iniziata con una supplenza, poi le supplenze si sono moltiplicate, poi le ore fisse, quindi, quest'anno scolastico, l'affidamento di altre classi e materie, così oltre all'inglese mi ritrovo a insegnare scienze, andando a ripescare qua e là dalla memoria, a ripassare qui e lì su qualche testo e, per fortuna, a esplorare in rete: oggi per collaudare l'Apple TV dell'aula 22 abbiamo proiettato l'inizio del video in cui Amedeo Balbi chiarisce la materia oscura e presto lo mostrerò integralmente, sperando di ingolosire la curiosità dei ragazzi più giovani della Mazzini.
10 dicembre 2012
Su la tapparella e
Stamattina era ancora notte, ma una notte così chiara che si vedeva anche la parte nera della luna, quella ombreggiata, più un pianeta e qualche stella a far da corolla alla visuale, tra il freddo della stagione e il gelo cosmico che solo lo sguardo sa riscaldare di bellezza, così come fanno gli occhi di chi s'innamora, o la musica.
09 dicembre 2012
Cambiare le pile non è servito
Viva la natura, viva la natura, sì, certo, ma prova a ripetertelo con convinzione mentre ti lavi con l'acqua gelida perché lo scaldabagno è andato in crisi proprio durante un triduo festivo (diciamo pure che quelle che tendono a erompere non sono propriamente preghiere).
08 dicembre 2012
Passatelli prossimi
Non so se hai presente quella ghiottoneria della cucina romagnolo-montefeltrina che risponde al nome di passatelli in brodo. Oggi sono passato dai miei e mia madre ne aveva preparato l'impasto (pan grattato, formaggio, uova), ma era inaspettatamente in difficoltà nel trafilarli. Aiutandola ho per la prima volta contribuito a realizzare i passatelli, che da piccolo manco mi piacevano, ma dei quali sono diventato goloso in età adulta. Ho altresì piegato l'attrezzo che manco Uri Geller, ma il fatto è che quella torza di mia mamma aveva ceduto il suo "ferro", originale romagnolo, a una signora trentina, illudendosi di poterlo ricomprare tale e quale. Tzè, robaccia di metallo molle. Comunque poi s'è scoperto, grazie alla mia indagine minuziosa (ovvero, domanda diretta con sguardo indagatore), che per il pan grattato aveva usato quello di kamut. Ora, non so se ciò possa essere la causa delle difficoltà di cui sopra (l'impasto era più molto duro del dovuto, sebbene poi da mangiare fossero buoni), ma ad ogni buon conto l'ho ammonita: "Gli esperimenti con le cose sacre non li devi fare!"
07 dicembre 2012
Ma secondo te
Oggi c'è stato un veloce scambio via e-mail con la mia amica Annalaiser che a rileggerlo sembra una mini-intervista:
> Ma secondo te, basta avere un lavoro che piace per essere felice? Però poi la tua vita interiore fa schifo. O puoi anche essere felice con un lavoro che ti dà da mangiare, cercare di farlo al meglio e trovar fuori la felicità?
La seconda che hai detto, senza dubbio.
> Tu mi sembri felice anche quando consegni il pesce e non è il tuo lavoro.
"Felice" forse è un'espressione un po' esagerata, però è vero che sono contento di quasi tutto quel che capita, perché riesco a trovare soddisfazione anche nelle piccole cose e a gustarmi il lato bello del vivere in molti momenti.
> Se dovessi rinunciare a far il traduttore, saresti felice uguale?
Sì, anche perché non sempre le cose più importanti che si combinano sono quelle retribuite. Dopotutto, potrei continuare a tradurre di tanto in tanto canzoni o vignette per conto mio pur svolgendo un lavoro totalmente diverso.
--
A tutto ciò, aggiungerei che la passione per ciò che si fa può essere applicata ovunque, perfino alle piccole mansioni obbligatorie, tipo la cura della casa o la spesa, ma forse dipende anche dal dosaggio. In effetti il troppo stroppia, il troppo stroppia, soprattutto se è ripetitivo.
> Ma secondo te, basta avere un lavoro che piace per essere felice? Però poi la tua vita interiore fa schifo. O puoi anche essere felice con un lavoro che ti dà da mangiare, cercare di farlo al meglio e trovar fuori la felicità?
La seconda che hai detto, senza dubbio.
> Tu mi sembri felice anche quando consegni il pesce e non è il tuo lavoro.
"Felice" forse è un'espressione un po' esagerata, però è vero che sono contento di quasi tutto quel che capita, perché riesco a trovare soddisfazione anche nelle piccole cose e a gustarmi il lato bello del vivere in molti momenti.
> Se dovessi rinunciare a far il traduttore, saresti felice uguale?
Sì, anche perché non sempre le cose più importanti che si combinano sono quelle retribuite. Dopotutto, potrei continuare a tradurre di tanto in tanto canzoni o vignette per conto mio pur svolgendo un lavoro totalmente diverso.
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A tutto ciò, aggiungerei che la passione per ciò che si fa può essere applicata ovunque, perfino alle piccole mansioni obbligatorie, tipo la cura della casa o la spesa, ma forse dipende anche dal dosaggio. In effetti il troppo stroppia, il troppo stroppia, soprattutto se è ripetitivo.
06 dicembre 2012
Grandi fiori profumati
C'era un grande schermo e sullo schermo grande un film, ma non voglio ora parlare di quel film. C'era un fiore ad ampi petali sul manifesto fuori, c'eran rane tra la pioggia ad annaffiare storie. E c'era una colonna sonora, di sicuro c'era, ma non la ricordavo mica finché non mi ci imbattei per caso, riassaporandola poi brano dopo brano.
Da lì in poi, periodicamente rispondo al richiamo andando a riascoltare canzoni quali Save me, di Aimée Mann così come Deathly oppure, stasera, Wise Up, il cui testo rammenta in un certo qual modo che i nodi si scioglieranno solo quando avrai capito davvero.
Da lì in poi, periodicamente rispondo al richiamo andando a riascoltare canzoni quali Save me, di Aimée Mann così come Deathly oppure, stasera, Wise Up, il cui testo rammenta in un certo qual modo che i nodi si scioglieranno solo quando avrai capito davvero.
05 dicembre 2012
Contro ogni opposta corrente d'oblio
Parlando di un famoso torero appena morto, Hemingway scrive:
Poi, però, subito dopo il pensiero mi si è sovraffollato di finestre nelle quali scorrevano scene a tutto tondo e a tutti sensi, vissute e amate, evidentemente salvaguardate contro ogni opposta corrente d'oblio.
Men and boys bought full-length colored pictures of him to remember him by, and lost the picture they had of him in their memories by looking at the lithographs.
(da Banal Story, in The First Forty-Nine Stories)
ovveroUomini e ragazzi ne compravano grandi ritratti a colori per ricordarselo, e guardando le litografie perdevano l'immagine che di lui avevano nella memoria.Quando l'ho letto ho pensato: "È vero, mannaggia alle foto, che sovrapponendovisi oscurano i momenti custoditi in qualche remoto anfratto dell'archivio neuronale, tanto più preziosi quanto irripetibili."
Poi, però, subito dopo il pensiero mi si è sovraffollato di finestre nelle quali scorrevano scene a tutto tondo e a tutti sensi, vissute e amate, evidentemente salvaguardate contro ogni opposta corrente d'oblio.
04 dicembre 2012
Ocho agli impegni
03 dicembre 2012
Vento di stelle
Vento, cielo terso, stelle. Da ieri sera, vento freddo e cielo stellato. Di ieri sera dalle stelle del cielo il vento. Vento freddissimo, ma sorriso caldo, perché quel vento terso stellato portava chissà come chissà da dove pensieri radiosi.
02 dicembre 2012
Di nuovo in vasca
Dopo un anno e mezzo di assenza, sono tornato in piscina. Insieme al patatino, siamo andati in quella di Desio, dove sedici anni fa portammo una Cajuina di pochi mesi al corso di acquaticità, dove qualche anno dopo tornammo in varie occasioni tutti quanti, talvolta anche insieme ai cuginetti. Rivedendo le docce, ho ricordato e raccontato a Lorenzo l'episodio di quando da piccolino strillava e piangeva a pieni polmoni perché aborriva lo shampooo, al che lo ammansivo dicendogli: "Non piangere, non ti sto ancora facendo lo shampoo", ottenendo una subitanea tranquillità. Subito dopo: "Adesso, invece, piangi" e procedevo tra le sue urla, sorridendo per la scena che assomigliava molto alla sequenza Don't panic / Now, panic. Oggi comunque siamo stati bene, tra le chiacchiere, le nuotate e il corpo che ringrazia per essere stato infine nuovamente sollecitato. Di mio, sono contento di aver raggiunto l'obiettivo minimo, 30 vasche, senza sforzo. Adesso però aspetta a leccarmi, potrei sapere ancora un po' di cloro.
01 dicembre 2012
Per andare dove dobbiamo andare...
Tom tom, e chi è? Qua ci si arrangia studiando le mappe, chiedendo ai passanti, evocando intuizione e ricordando analogie. Si esplora il territorio, si percorrono itinerari sconosciuti senza raffigurazioni commentate in monotonia. Si spera di azzeccarci, qua e là ci si preoccupa un po' di non riuscire a farcela. Poi la lunghissima giornata si chiude senza che la malinconia abbia avuto opportunità di mangiarsene qualche brandello e se esistono un bene e un male ciò sembra un bene; se non che, nel contempo nemmeno il cielo ha avuto opportunità di farsi notare, nemmeno le cime innevate sono state viste e questo, se esistono un bene e un male, sembra un male, perché al tom tom si può rinunciare, al tum tum no, mai.
29 novembre 2012
Corticorti
Oggi sono andato a tagliarmi i capelli, o quel che ne resta, e lo specchio mi dice che sto bene.
Colori a metà e musiche intere
I colori per strada di notte sono quelli dei fari rossi da seguire, dei fari bianchi da evitare, i colori lungo la strada di notte sono quelli delle insegne giganti, dei lampioni parlanti, sono quelli riflessi nelle numerose gocce illuminate. L'arcobaleno sull'asfalto non è iridescente, è un bicolore fintoverde, finto perché sai che ha una puntina di blu quella striscia luccicante sul bagnato, là dove il freno sarebbe inutile.
La musica però, mentre passi un semaforo dopo l'altro, è quella che ti porti ancora nel corpo, quella degli abbracci provvisori ma veri, quella che hai provato a interpretare nelle movenze comunicate e condivise, quella che non canti ma fischietti, quella che viene sempre e comunque dall'anima, anche se stavolta in un'altra lingua.
La musica però, mentre passi un semaforo dopo l'altro, è quella che ti porti ancora nel corpo, quella degli abbracci provvisori ma veri, quella che hai provato a interpretare nelle movenze comunicate e condivise, quella che non canti ma fischietti, quella che viene sempre e comunque dall'anima, anche se stavolta in un'altra lingua.
27 novembre 2012
Mordersi la lingua
Oggi mi sono morso la lingua. Davvero però, non metaforicamente. È stato mentre spiegavo a un ragazzino delle medie la configurazione elettronica di alcuni atomi, quindi non credo fosse un segnale a me stesso di starmene zitto. Un segnale del genere forse me lo dovrei dare di tanto in tanto, quasi sicuramente me lo sarei dovuto dare anni e anni e anni fa, quando parole inopportune uscirono di bocca a ferire molto più di quanto non avessero dovuto, e come sicuramente non avrei voluto. Un segnale del genere però non riesco a darmelo nel normale fluire dell'esistenza, o piuttosto dovrei dire che non voglio darmelo. Preferisco lasciar trasparire molto, per quanto ciò sia nei poteri dell'espressione verbale o corporea. Certo non sarà sempre opportuno e talvolta mi dovrò pur frenare, ma tanto ora saprei come fare a mordermi la lingua, anche se duole e non mi piace.
26 novembre 2012
Sfide
Avevo da fare ma ho guardato Sfide, c'era Dibba, una puntata che m'ha sopraffatto per l'insondabile mix tra vita nostalgia morte calcio passione vittoria e sconfitta.
Insondabile è per me soprattutto la decisione di un essere umano di farla finita. Morire e rinascere è meglio farlo senza mutare piano d'esistenza, cadere e risorgere restando qui, attingendo fiduciosamente alle meraviglie che se non sono già sbocciate stanno per gemmare.
Per convincersene non occorre nemmeno rifarsi agli irrinunciabili affetti infiniti dei legami di sangue e di cuore: basta volersi tuffare in una qualsiasi occupazione relazionale con appassionata curiosità. Prova a imparare, prova a insegnare, prova a ballare.
Insondabile è per me soprattutto la decisione di un essere umano di farla finita. Morire e rinascere è meglio farlo senza mutare piano d'esistenza, cadere e risorgere restando qui, attingendo fiduciosamente alle meraviglie che se non sono già sbocciate stanno per gemmare.
Per convincersene non occorre nemmeno rifarsi agli irrinunciabili affetti infiniti dei legami di sangue e di cuore: basta volersi tuffare in una qualsiasi occupazione relazionale con appassionata curiosità. Prova a imparare, prova a insegnare, prova a ballare.
25 novembre 2012
Primarie in Bovisa
Un appello che non è stato difficile sottoscrivere.
Noi, cittadine e cittadini democratici e progressisti, ci riconosciamo nella Costituzione repubblicana, in un progetto di società di pace, di libertà, di eguaglianza, di laicità, di giustizia, di progresso e di solidarietà.Comunque vadano queste primarie del Centrosinistra, alla gradevole sensazione di trovare i banchetti abbastanza numerosi da smaltire agilmente la coda, si è unita la profonda soddisfazione di trovare le persone dietro i banchetti, persone che in gran parte conosco direttamente, persone che hanno una vita da affrontare come me e te, ma che decidono di dedicare parte del loro tempo al servizio di un bene comune. Bene comune: per quanto sfumati possano essere i contorni di questa idea, a fare la differenza è già il fatto di tendervi e di sforzarsi perché sia.
Vogliamo contribuire al cambiamento dell’Italia, alla ricostruzione delle sue istituzioni, a un forte impegno del nostro Paese per un’Europa federale e democratica. Crediamo nel valore del lavoro, nello spirito solidaristico e nel riconoscimento del merito. Vogliamo archiviare la lunga stagione berlusconiana e sconfiggere ogni forma di populismo.
Oggi siamo noi i protagonisti del cambiamento e ne sentiamo la responsabilità. La politica non è tutta uguale. Vogliamo che i nostri rappresentanti siano scelti per le loro capacità e per la loro onestà. Chiediamo che i candidati dell’Italia Bene Comune rispettino gli impegni contenuti nella Carta d'Intenti.
Per questi motivi partecipiamo alle elezioni primarie per la scelta del candidato comune alla Presidenza del Consiglio e rivolgiamo un appello a tutte le forze del cambiamento e della ricostruzione a sostenere il centrosinistra e il candidato scelto dalle primarie alle prossime elezioni politiche.
Per l'Italia. Bene Comune.
24 novembre 2012
Stuti
Dopo cena ho imparato che in singalese "grazie" si dice così e lo voglio dire anche da qui a Jagath, Ganga & co. per la gentilezza, la bellezza, la prelibatezza. Stuti :-)
Strane stranezze
Ieri sera ho ghignato con Jerome K. Jerome. Le risate mi sono uscite mentre aiutavo la Caju a tradurre alcuni passaggi di Three Men in a Boat per una verifica scolastica. Fruirne così al rallentatore ha accentuato l'effetto comico degli stranianti atteggiamenti dei protagonisti e dopo un po' anche in Francesca il fastidio di dover protrarre gli studi fino a tarda ora ha lasciato il passo a un genuino divertimento.
Frattanto il patatino si era addormentato anzitempo sul divano-letto ancora chiuso e punteggiava il nostro lavoro con una serie di interventi affabulatori assolutamente incomprensibili. Alla fine l'ho dovuto svegliare per poter fare il letto, ma lui tirandosi su non è uscito completamente dal regno di Morfeo e anzi si è messo a parlare un grammelot sonnambulo mentre, afferrandomi la mano che gli avevo porto, procedeva a massaggiarmene polso e palmo, proprio dove mi doleva. L'ho lasciato fare, sorridendo tra il divertito e l'estatico, e dopo circa mezzo minuto è come tornato in sé, e presentando il suo solito aspetto di dormiveglia è andato a fare l'ultima pipì, ha indossato il pigiama si è infilato sotto le lenzuola che intanto avevo steso e rimboccato, risprofondando nel sonno, stavolta scevro da spettacolarità.
Frattanto il patatino si era addormentato anzitempo sul divano-letto ancora chiuso e punteggiava il nostro lavoro con una serie di interventi affabulatori assolutamente incomprensibili. Alla fine l'ho dovuto svegliare per poter fare il letto, ma lui tirandosi su non è uscito completamente dal regno di Morfeo e anzi si è messo a parlare un grammelot sonnambulo mentre, afferrandomi la mano che gli avevo porto, procedeva a massaggiarmene polso e palmo, proprio dove mi doleva. L'ho lasciato fare, sorridendo tra il divertito e l'estatico, e dopo circa mezzo minuto è come tornato in sé, e presentando il suo solito aspetto di dormiveglia è andato a fare l'ultima pipì, ha indossato il pigiama si è infilato sotto le lenzuola che intanto avevo steso e rimboccato, risprofondando nel sonno, stavolta scevro da spettacolarità.
22 novembre 2012
Da ascoltare
Nick Cave - Into My Arms
Un testo che è una dichiarazione esagerata, ma molto bella. Poi magari metterò la traduzione qui.
21 novembre 2012
Giostrandosi
Dichiarare stanchezza, ma cedere sempre alla tentazione di rinunciare a uno spicchio di sonno, rubando riposo per non saltare nemmeno un giro di giostrina.
A proposito, ieri mattina ho visto una giostra dal di sotto. La stavano riparando ed era aperta in due, con un semicerchio della piattaforma ruotante sollevato a novanta gradi e metà degli elementi smontati e messi da parte: macchinine, cavallucci e camion dei pompieri poggiati al di fuori di ogni possibilità rotatoria. Un dietro le quinte che immobilizza la magia e di botto mostra com'è fatta la meccanica di un sogno, come stanno realmente le cose, spoetizzate dell'illusoria apparenza e riportate alla mera funzionalità.
Nessuna delusione particolare, comunque, solo un po' di curiosità, più o meno la stessa che induce, in altri momenti, a rinunciare a uno spicchio di sonno, rubando riposo per riavviare la giostrina a un altro spensierato giro.
A proposito, ieri mattina ho visto una giostra dal di sotto. La stavano riparando ed era aperta in due, con un semicerchio della piattaforma ruotante sollevato a novanta gradi e metà degli elementi smontati e messi da parte: macchinine, cavallucci e camion dei pompieri poggiati al di fuori di ogni possibilità rotatoria. Un dietro le quinte che immobilizza la magia e di botto mostra com'è fatta la meccanica di un sogno, come stanno realmente le cose, spoetizzate dell'illusoria apparenza e riportate alla mera funzionalità.
Nessuna delusione particolare, comunque, solo un po' di curiosità, più o meno la stessa che induce, in altri momenti, a rinunciare a uno spicchio di sonno, rubando riposo per riavviare la giostrina a un altro spensierato giro.
20 novembre 2012
Su per potere
Tra i superpoteri auspicati viene spesso fuori quello del teletrasporto istantaneo. Certo sarebbe comodo e alquanto desiderabile; mi chiedo tuttavia se non sia l'ennesima variante della nostra e altrui incapacità di scegliere.
Quanto all'ubiquità, non mi pare poi un gran dono, bensì frammentata invadenza, ove non sia pantocratica immanenza, o di qualità sfumata, un po' tra essenza e assenza.
Elevarsi si deve, ma restando coi piedi per terra.
Quanto all'ubiquità, non mi pare poi un gran dono, bensì frammentata invadenza, ove non sia pantocratica immanenza, o di qualità sfumata, un po' tra essenza e assenza.
Elevarsi si deve, ma restando coi piedi per terra.
19 novembre 2012
Freddo e calduccio
Fa freddo, un freddo umido. Tornare in una casa riscaldata è già una meta ambita.
La differenza tra house e home in inglese è quella tra l'edificio e il suo contenuto, in parte immateriale. Un contenuto che ha a che fare col calore, non solo quello scientificamente misurabile. Una corrispondenza in italiano potrebbe dunque generare la proporzione "house : casa = home : focolare". Focolare comprende il calore materiale, prodotto dai ceppi accesi, e quello simbolico, prodotto dagli intrecci vivi. Sommati, danno il calduccio.
Andare a casa in inglese si dice to go home, quindi la lingua rimanda sempre a un calduccio, caratteristica che non può derivare semplicemente da un impianto di riscaldamento: il calduccio, occorre un focolare per produrlo.
Affinché una casa sia un focolare ci vogliono le persone, ma soprattutto gli affetti. Il primo affetto indispensabile, però, è quello per sé e per il proprio intorno. Una casa diventa focolare già nel momento in cui si comincia a prendersi cura di qualche aspetto non strettamente legato alla funzionalità o alle necessità primarie.
Fa freddo, un freddo umido. Tornare in un focolare è una meta a portata di mano, lì a pochi gesti di distanza.
La differenza tra house e home in inglese è quella tra l'edificio e il suo contenuto, in parte immateriale. Un contenuto che ha a che fare col calore, non solo quello scientificamente misurabile. Una corrispondenza in italiano potrebbe dunque generare la proporzione "house : casa = home : focolare". Focolare comprende il calore materiale, prodotto dai ceppi accesi, e quello simbolico, prodotto dagli intrecci vivi. Sommati, danno il calduccio.
Andare a casa in inglese si dice to go home, quindi la lingua rimanda sempre a un calduccio, caratteristica che non può derivare semplicemente da un impianto di riscaldamento: il calduccio, occorre un focolare per produrlo.
Affinché una casa sia un focolare ci vogliono le persone, ma soprattutto gli affetti. Il primo affetto indispensabile, però, è quello per sé e per il proprio intorno. Una casa diventa focolare già nel momento in cui si comincia a prendersi cura di qualche aspetto non strettamente legato alla funzionalità o alle necessità primarie.
Fa freddo, un freddo umido. Tornare in un focolare è una meta a portata di mano, lì a pochi gesti di distanza.
18 novembre 2012
Crepuscolare vaghezza
Quando la cucina è un posto vivo
16 novembre 2012
Nighty-night
Era da troppo tempo che non tiravo giù questa tapparella dopo aver dato la buonanotte ai miei cuccioli (cresciuti).
15 novembre 2012
Le sinapsi circolari
Ascoltare Russian Roulette dei Lords Of The New Church mi fa venire in mente La lotteria di Babilonia di Jorge Luis Borges e di quanto brillassero gli occhi alla Cajuina quando l'altro giorno gliene accennavo, raccontandole di come la figura del bibliotecario del romanzo di Eco che stava leggendo (Il nome della rosa) sia un omaggio allo scrittore argentino.
Ero partito accennando al racconto La biblioteca di Babele, poi mi sono allargato agli altri capolavori di Finzioni (letto e riletto nella traduzione di Franco Lucentini per Einaudi e poi anche in originale), che effettivamente raccoglie narrazioni di una densità suprema. Sono parole che avvolgono idee, trovate, labirinti del pensiero e dell'esperienza umana reale o immaginata, ma non per questo meno vera. Concetti che ti restano in mente e che riaffiorano anche quando non te l'aspetti.
Ero partito accennando al racconto La biblioteca di Babele, poi mi sono allargato agli altri capolavori di Finzioni (letto e riletto nella traduzione di Franco Lucentini per Einaudi e poi anche in originale), che effettivamente raccoglie narrazioni di una densità suprema. Sono parole che avvolgono idee, trovate, labirinti del pensiero e dell'esperienza umana reale o immaginata, ma non per questo meno vera. Concetti che ti restano in mente e che riaffiorano anche quando non te l'aspetti.
14 novembre 2012
Toto mugugno
Potrei lamentarmi delle zanzare, di quelle ultime reduci, ultime si spera, che ancora s'aggirano a pungere e a molestare col loro zanzarìo, quel noioso sottile ronzio che fa rima con la bestemmia strappata al sonno interrotto.
Potresti lamentarti dei malanni stagionali, dal seccante mal di gola al tossicchiare sordo, dal raffreddore anosmico alla sinusite muta che dissemina asimmetrie nello stato di salute.
Potrebbe lamentarsi delle sorti del cugino disabile, del padre malato, del collega morto, delle assenze dell'ex o dell'amico e delle presenze di un tale sgradito, di tizia e di caia e poi pure sempronia.
Potrebbero lamentarsi del maltempo, quello davvero malo, quello che si fa beffe degli ombrelli e delle cerate, che scoperchia i ripari e soverchia le case, che i ponti li prende da sotto e da sotto li ingoia insieme alla gente.
Potreste lamentarvi, potremmo lamentarci tutti quanti, ne avremmo fors'anche il diritto per ogni piccolo o grande rovescio.
Potere si potrebbe, però a che pro? Perfino Geremia, scommetto, si riprometterebbe: se ho un po' di gnegnero non mi lagnerò.
Potresti lamentarti dei malanni stagionali, dal seccante mal di gola al tossicchiare sordo, dal raffreddore anosmico alla sinusite muta che dissemina asimmetrie nello stato di salute.
Potrebbe lamentarsi delle sorti del cugino disabile, del padre malato, del collega morto, delle assenze dell'ex o dell'amico e delle presenze di un tale sgradito, di tizia e di caia e poi pure sempronia.
Potrebbero lamentarsi del maltempo, quello davvero malo, quello che si fa beffe degli ombrelli e delle cerate, che scoperchia i ripari e soverchia le case, che i ponti li prende da sotto e da sotto li ingoia insieme alla gente.
Potreste lamentarvi, potremmo lamentarci tutti quanti, ne avremmo fors'anche il diritto per ogni piccolo o grande rovescio.
Potere si potrebbe, però a che pro? Perfino Geremia, scommetto, si riprometterebbe: se ho un po' di gnegnero non mi lagnerò.
13 novembre 2012
Quel che mi tange io tango
Lasciando un momento di lato i problemi di spostamento nel tempo, andrò ad affrontare quelli nello spazio, insistendo nell'imparare a ballare.
Quanti siano non so
Quanti siano i giorni di vigilia e quanti quelli vissuti al presente non so, il conto mi sfugge, sebbene in definitiva sia io a pagarlo, ma forse è più onesto, più corretto, più preciso frammentarli, quei giorni, e allora la questione si ripropone perché non so quante siano le ore di vigilia e quante quelle vissute al presente, ma anche in questo caso toccherà frazionarle fino ad arrivare ai quarti, ai minuti, agli istanti, al soffio d'un raggio di luce veloce impalpabile e via si ripartirà con occhi cosmici a cavallo di nuove meraviglie, e a lasciarsi catturare delle loro vigilie.
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Bonus per chi ha ancora gli occhi bambini: L'immagine astronomica del giorno, con un arcobaleno di luna (che, imparo, si dice moonbow), una stella cadente e la Via Lattea sullo sfondo: un'esagerazione di bellezza.
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Bonus per chi ha ancora gli occhi bambini: L'immagine astronomica del giorno, con un arcobaleno di luna (che, imparo, si dice moonbow), una stella cadente e la Via Lattea sullo sfondo: un'esagerazione di bellezza.
11 novembre 2012
Per più destinatari
Mi scrivo un promemoria prima che la stanchezza prenda il sopravvento. Quando si accumulano tante piccole cose da sistemare, la tentazione è quella di tirare una riga cancellando tutto quanto, nell'illusione che si possa ricominciare da zero con più facilità. Sappiamo invece che sarebbe come nascondere la polvere sotto il tappeto, oppure, per dirla con un'immagine più efficace e già accennata qua e là, come seppellire dinamite in giardino. Meglio ricordarsi che per far le cose bisogna farle e che per farle basta molto meno di quel che immagini, purché ti decida a iniziare, a piccoli passi, con l'efficacia di un gesto alla volta.
10 novembre 2012
D'altronde è autunno
Pochi giorni or sono dicevo dell'estate di san Martino a una giovane coppia cilena e imparavo che da loro esiste un analogo intermezzo climatico, identificato nei giorni intorno a san Giovanni (da noi, la notte dei fuochi e degli ardori). Per la serie: due emisferi, una razza (umana).
Allo stato attuale delle cose, tra pioggia e nebbia, resta da capire se quest'anno la tregua soleggiata ci sia stata concessa in anticipo e se sia ancora di là da venire.
In ogni caso, ciascuna giornata è gemma imperdibile e andrà presa come viene, colorata o attenuata, e se farà freddo vuol dire che ci sarà un'occasione in più per mostrare affetto, dicendo alla maniera di Collodi "cuopriti bene" ai propri cari, quasi a voler prolungare con altri mezzi il calore di un abbraccio che non smette mai di volersi compiere.
Allo stato attuale delle cose, tra pioggia e nebbia, resta da capire se quest'anno la tregua soleggiata ci sia stata concessa in anticipo e se sia ancora di là da venire.
In ogni caso, ciascuna giornata è gemma imperdibile e andrà presa come viene, colorata o attenuata, e se farà freddo vuol dire che ci sarà un'occasione in più per mostrare affetto, dicendo alla maniera di Collodi "cuopriti bene" ai propri cari, quasi a voler prolungare con altri mezzi il calore di un abbraccio che non smette mai di volersi compiere.
L'imperscrutabilità ecc. ecc.
Gli ostacoli informatici mi innervosiscono oltremodo. Insopportabile è l'occasione in cui qualcosa fatto per facilitarti crea invece problemi e perdita di tempo senza che si stagli una soluzione nell'orizzonte cosmico, orizzonte assai ristretto dall'arrabbiatura.
Qui lo verbalizzo così, ma a voce lo sfogo più frequente e abusato uscitomi di bocca consta di sole coppie di parole, una specie di mantra che unisce con veemenza spiritualità e natura, accostando nell'espressione vari elementi faunistici al loro supposto creatore.
Nella circostanza, il motivo e motore di tutto ciò è l'inspiegabile impossibilità di importare alcuni file word nel CAT Déjà Vu X, che mi serve per svolgere più agevolmente e in modo migliore la traduzione del manuale tecnico di una macchina utensile.
Qui lo verbalizzo così, ma a voce lo sfogo più frequente e abusato uscitomi di bocca consta di sole coppie di parole, una specie di mantra che unisce con veemenza spiritualità e natura, accostando nell'espressione vari elementi faunistici al loro supposto creatore.
Nella circostanza, il motivo e motore di tutto ciò è l'inspiegabile impossibilità di importare alcuni file word nel CAT Déjà Vu X, che mi serve per svolgere più agevolmente e in modo migliore la traduzione del manuale tecnico di una macchina utensile.
08 novembre 2012
Piccola acquatica banalità
Quando ci sono le onde e ti metti lì apposta, dove ancora si tocca, a farti sbatacchiare, è divertente. Se invece non sei lì apposta e le onde sono tali da moltiplicare la paura più del gusto, è meglio non tentare di toccare, ma lasciarsi innalzare e abbassare dal moto ondoso stesso, facendo solo attenzione a respirare, piano, quando c'è aria e a non farlo quando c'è acqua. Un po' di vigilanza nel lasciarsi andare, dunque, sembra una buona ricetta balsamica, gorghi esclusi.
07 novembre 2012
Una storia
C'era una storia che volevo raccontare riguardo a un sette novembre, quella della volta in cui mi sentii la pancia scoppiare dal troppo mangiare, ma scoppiare davvero, la sentivo, tesa come la pelle di un tamburo, in quel paesino del Sannio con la croce o qualche madonna nel nome, ed era stata tutta colpa della torta, troppo buona per rinunciarvi anche se era giunta in tavola dopo i secondi, troppo gustosi per trascurarli anche se erano arrivati dopo un abbondante tris di primi troppo golosi per non bissarli, anche se a saziare sarebbero bastati i numerosi e prelibati antipasti.
Di quel giorno, oltre al cibo, alla gola e allo stomaco di abnorme capienza, ricordo il derby, che per l'occasione, il compleanno di un'amica, non avevo seguito a San Siro, ma di cui ebbi notizia via radio, con il gol di Papin risolutivo nel castigare i maledetti cugini nerazzurri. Papin, per dire, era un centravanti coi fiocchi, nel senso di uno che la metteva dentro anche nel Milan come aveva fatto già nel Marsiglia, ma non è che mi facesse impazzire, soprattutto perché dopo aver goduto di Van Basten (ma anche di Virdis, sempre per dire) non era affatto facile rimanere incantati da chicchessia.
Questo, per analogia, mi fa venire in mente quanto ebbe a dire il mio amico Cesare (tra l'altro, compagno di tante giornate di stadio) a proposito di donne: "Certo che se vai insieme a una modella, dopo... stai male." Bisogna però ammettere che in quell'occasione Papin diede una grande soddisfazione a tutti noi rossoneri, nonostante la pancia che scoppiava.
Di quel giorno, oltre al cibo, alla gola e allo stomaco di abnorme capienza, ricordo il derby, che per l'occasione, il compleanno di un'amica, non avevo seguito a San Siro, ma di cui ebbi notizia via radio, con il gol di Papin risolutivo nel castigare i maledetti cugini nerazzurri. Papin, per dire, era un centravanti coi fiocchi, nel senso di uno che la metteva dentro anche nel Milan come aveva fatto già nel Marsiglia, ma non è che mi facesse impazzire, soprattutto perché dopo aver goduto di Van Basten (ma anche di Virdis, sempre per dire) non era affatto facile rimanere incantati da chicchessia.
Questo, per analogia, mi fa venire in mente quanto ebbe a dire il mio amico Cesare (tra l'altro, compagno di tante giornate di stadio) a proposito di donne: "Certo che se vai insieme a una modella, dopo... stai male." Bisogna però ammettere che in quell'occasione Papin diede una grande soddisfazione a tutti noi rossoneri, nonostante la pancia che scoppiava.
06 novembre 2012
Mezzo pieno e mezzo vuoto
Ci sono sempre almeno due modi di considerare le cose.
Prendi per esempio l'ora solare: tutti quanti a sottolineare che fa buio troppo presto, che la sera già nel tardo pomeriggio s'ingoia le giornate. In realtà, le giornate non s'accorciano così tanto e te ne accorgi dalle albe rosate, dalla luce (a)dorata che squarcia la nuvolaglia indirizzando i pensieri del mattino.
Così, un momento d'angoscia andrà rigirato e rimirato come fosse un prisma, per riuscire a vederne le sfaccettature trascurate e le impreviste proiezioni luminose. Come nel mondo, come nel sole che splende perfino mentre le nubi lo occultano, c'è del bello in te, anche quando non te ne accorgi.
Usa dunque una bilancia a due piatti per soppesare come stai e cosa è mezzo pieno e mezzo vuoto. Per non parlare del fatto che "mezzo vuoto" non è necessariamente una cosa negativa, ché senza il vuoto il pieno non s'apprezza, nell'arte come nella vita.
Prendi per esempio l'ora solare: tutti quanti a sottolineare che fa buio troppo presto, che la sera già nel tardo pomeriggio s'ingoia le giornate. In realtà, le giornate non s'accorciano così tanto e te ne accorgi dalle albe rosate, dalla luce (a)dorata che squarcia la nuvolaglia indirizzando i pensieri del mattino.
Così, un momento d'angoscia andrà rigirato e rimirato come fosse un prisma, per riuscire a vederne le sfaccettature trascurate e le impreviste proiezioni luminose. Come nel mondo, come nel sole che splende perfino mentre le nubi lo occultano, c'è del bello in te, anche quando non te ne accorgi.
Usa dunque una bilancia a due piatti per soppesare come stai e cosa è mezzo pieno e mezzo vuoto. Per non parlare del fatto che "mezzo vuoto" non è necessariamente una cosa negativa, ché senza il vuoto il pieno non s'apprezza, nell'arte come nella vita.
05 novembre 2012
Il gusto del busto a busto
Dicono che Gardel non si balla, che sarebbe una specie di sacrilegio. A me pare un sacrilegio non farlo, ma son neofita, già sai. Neofita e inesperto, ma appassionato, e contento di sapere che mi abbiano visto "rapito nel vortice delle danze" e "con faccia beata". C'era in me, l'altro giorno allo Spazio A, l'incoscienza di godermela così come veniva. D'altro canto è un soffio, lo dice anche Volver che, vengo a sapere, è del 1935 (continua dunque la mia passione per le canzoni degli anni '30).
04 novembre 2012
Come il ricordo di un ricordo
La nostalgia, lo dice l'etimo stesso, ha a che fare col dolore. Ne esiste anche un tipo dolce, più affine alla malinconia, ma in ogni caso, come illustrava un vecchio appunto, ha effetti deleteri sia sul ricordo, sia sul presente.
La nostalgia, se è dolore per una distanza che si andrà a colmare, può essere una cosa bella, perfino una molla, che da struggimento si muta in fecondo sentimento. Se invece tale distanza risulta incolmabile nel tempo o nello spazio, lo struggersi rischia di acquisire il prefisso "di", foriero degli effetti deleteri di cui sopra.
La nostalgia, spesso, poggia non già sul ricordo, ma sul ricordo di un ricordo. Il ricordo di un ricordo è come il pensiero di un pensiero, come una cartella d'archivio di cui si veda solo il titolo a richiamarne il contenuto, che non sarà aperto. Al contenuto dei ricordi autentici non si accede così, in modo sistematico: quello va bene tutt'al più per una veloce rassegna.
Il ricordo vero è quello che t'avvolge improvviso, come un singolo flash multisensoriale scaturito da chissà quale sinapsi, e sarà una soave madeleine se non lascerai che la nostalgia se lo mangi, ma se sarai tu a sbocconcellarlo sorridendo a te, a quel che è stato e a quel che sarà.
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Bonus musicale: Kika che canta Audioricordi.
La nostalgia, se è dolore per una distanza che si andrà a colmare, può essere una cosa bella, perfino una molla, che da struggimento si muta in fecondo sentimento. Se invece tale distanza risulta incolmabile nel tempo o nello spazio, lo struggersi rischia di acquisire il prefisso "di", foriero degli effetti deleteri di cui sopra.
La nostalgia, spesso, poggia non già sul ricordo, ma sul ricordo di un ricordo. Il ricordo di un ricordo è come il pensiero di un pensiero, come una cartella d'archivio di cui si veda solo il titolo a richiamarne il contenuto, che non sarà aperto. Al contenuto dei ricordi autentici non si accede così, in modo sistematico: quello va bene tutt'al più per una veloce rassegna.
Il ricordo vero è quello che t'avvolge improvviso, come un singolo flash multisensoriale scaturito da chissà quale sinapsi, e sarà una soave madeleine se non lascerai che la nostalgia se lo mangi, ma se sarai tu a sbocconcellarlo sorridendo a te, a quel che è stato e a quel che sarà.
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Bonus musicale: Kika che canta Audioricordi.
03 novembre 2012
¡Que Viva Chile!
Dopo un pomeriggio tanguero, mi sono fatto leggere Niña morena y ágil da una voce cilena; ora ascoltiamo Te recuerdo Amanda, nella versione di Daniele Sepe e nell'originale di Victor Jara. Il tutto, sorseggiando il limoncello al cacao che mi lasciò in eredità Annalaiser ;-)
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grazie a Zoe, Macarena, Rafael
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grazie a Zoe, Macarena, Rafael
02 novembre 2012
Teoria della relatività domestica
Tra i misteri dell'universo e i paradossi spaziotemporali ci si perde, ma possiamo star certi che facendo spazio poi si guadagna tempo.
01 novembre 2012
Velata verità
Scelgo di riproporre l'ascolto di una canzone di Nick Drake e pensando ai suoi toni asserisco che "ha la velatura da primo novembre". Mentre lo faccio, però, mi rendo conto del doppio senso che arricchisce il sostantivo: la velatura è un lieve offuscamento, più o meno volontario, ma è anche l'insieme degli elementi che ti permettono di catturare il vento e navigare. D'altro canto, vero è che anche la musica è un fantastico veliero.
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- il brano è Hazey Jane I, tratto da Bryter Layter (e nel titolo l'assonanza è con hazy: velato, nebbioso, confuso)
- il libro delle parole è l'immensa Treccani (e non so come facciano a venderne ancora i tomi cartacei)
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- il brano è Hazey Jane I, tratto da Bryter Layter (e nel titolo l'assonanza è con hazy: velato, nebbioso, confuso)
- il libro delle parole è l'immensa Treccani (e non so come facciano a venderne ancora i tomi cartacei)
31 ottobre 2012
Un po' di arancione
Alla fine, scavata la zucca, ci sono rimasto dentro. Diciamo che quando a mezzanotte si trasformerà in carrozza, voglio assistere al mutamento da una posizione privilegiata, ancorché solitaria. Buona vigilia a tutti quanti, buona festa d'ognissanti.
30 ottobre 2012
Station to station
C'è aria da neve.
Si erano coricati ciascuno nel proprio giaciglio. L'intento era di addormentarsi prima di patire, prima che il freddo bucasse gli strati consunti e sporchi dei voluminosi indumenti. La promessa era di sognarsi, la speranza di risvegliarsi il mattino dopo.
Già, che stagione bislacca!
Sotto i cartoni, le giaculatorie della vecchia pazza giungevano all'orecchio come il gracchiare di una stazione radiofonica mal sintonizzata. I viaggiatori invece le subivano insieme agli improvvisi improperi, rivolti a caso ma con sputacchiante veemenza.
Le dirò, non mi dispiace quest'anticipo d'inverno, ha in sé come un'aria di festa.
L'alcol in corpo dava l'illusione di aiutare a scaldarsi, ma incrementava soltanto l'intensità e la varietà dei cattivi odori. Era il naso in quei momenti l'organo più offeso, mortificato nel senso dell'olfatto e ibernato dall'esposizione alla temperatura esterna. Il resto dei corpi se ne stava occultato anche nelle forme, nemmeno l'animo d'immaginarsele, dentro quei fagottoni dai colori incerti.
Guardi, non mi ci faccia pensare, altrimenti entro nel panico dei regali natalizi.
Chiacchiere, chiacchiere inutili. Ma cos'era utile, ormai? Quello era un mondo lontano, era il mondo di quelli che avevano una casa in cui tornare, anche se non ci pensavano. Una casa e una vasca da bagno con l'acqua calda. Forse a Natale, ecco, ad arrivarci; c'erano quelle robe, quelle giornate dell'accoglienza. Ad arrivarci, a Natale.
Che esagerazione! Per quelli c'è tempo, eccome. Piuttosto: che cosa farà per àllouin?
Sentirsi una catasta abbandonata, un sacco di carne trita, una zucca vuota con l'unico pensiero fisso di conservare il calore, di accucciarsi per passare al di là della notte. Sentire senza sentirsi veramente, sentire come percezione aliena, al limitare della galassia sociale.
Niente, niente, quelle americanate lì non le considero mica. Al massimo intaglieremo due o tre zucche e faremo un po' di dolcetto-scherzetto; sa, per i bambini.
Eppure, un tempo passato ci furono infanzia e fanciullezza e lenzuola pulite sotto le coperte. Un tempo passato e forse anche tra poco, se le palpebre sapranno farsi un po' più pesanti dei neon. Forse anche tra poco, con la promessa di sognarsi e la speranza di risvegliarsi, poi, con il sole.
Ma sti taxi? Crisi crisi, intanto c'è sempre da aspettare! Ah, ecco, tocca a me. Arrivederci e buone cose.
--
Title track: ***
Si erano coricati ciascuno nel proprio giaciglio. L'intento era di addormentarsi prima di patire, prima che il freddo bucasse gli strati consunti e sporchi dei voluminosi indumenti. La promessa era di sognarsi, la speranza di risvegliarsi il mattino dopo.
Già, che stagione bislacca!
Sotto i cartoni, le giaculatorie della vecchia pazza giungevano all'orecchio come il gracchiare di una stazione radiofonica mal sintonizzata. I viaggiatori invece le subivano insieme agli improvvisi improperi, rivolti a caso ma con sputacchiante veemenza.
Le dirò, non mi dispiace quest'anticipo d'inverno, ha in sé come un'aria di festa.
L'alcol in corpo dava l'illusione di aiutare a scaldarsi, ma incrementava soltanto l'intensità e la varietà dei cattivi odori. Era il naso in quei momenti l'organo più offeso, mortificato nel senso dell'olfatto e ibernato dall'esposizione alla temperatura esterna. Il resto dei corpi se ne stava occultato anche nelle forme, nemmeno l'animo d'immaginarsele, dentro quei fagottoni dai colori incerti.
Guardi, non mi ci faccia pensare, altrimenti entro nel panico dei regali natalizi.
Chiacchiere, chiacchiere inutili. Ma cos'era utile, ormai? Quello era un mondo lontano, era il mondo di quelli che avevano una casa in cui tornare, anche se non ci pensavano. Una casa e una vasca da bagno con l'acqua calda. Forse a Natale, ecco, ad arrivarci; c'erano quelle robe, quelle giornate dell'accoglienza. Ad arrivarci, a Natale.
Che esagerazione! Per quelli c'è tempo, eccome. Piuttosto: che cosa farà per àllouin?
Sentirsi una catasta abbandonata, un sacco di carne trita, una zucca vuota con l'unico pensiero fisso di conservare il calore, di accucciarsi per passare al di là della notte. Sentire senza sentirsi veramente, sentire come percezione aliena, al limitare della galassia sociale.
Niente, niente, quelle americanate lì non le considero mica. Al massimo intaglieremo due o tre zucche e faremo un po' di dolcetto-scherzetto; sa, per i bambini.
Eppure, un tempo passato ci furono infanzia e fanciullezza e lenzuola pulite sotto le coperte. Un tempo passato e forse anche tra poco, se le palpebre sapranno farsi un po' più pesanti dei neon. Forse anche tra poco, con la promessa di sognarsi e la speranza di risvegliarsi, poi, con il sole.
Ma sti taxi? Crisi crisi, intanto c'è sempre da aspettare! Ah, ecco, tocca a me. Arrivederci e buone cose.
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Title track: ***
29 ottobre 2012
Capriccio di luna
Stasera ho accarezzato un riccio. Era lì, sotto casa dei miei, accanto all'aiuola vicino alla quale ho posteggiato. Veramente, timido o impaurito che fosse, si era andato a nascondere dall'altra parte mentre chiudevo la portiera, ma l'ho sgamato e mi ci sono avvicinato. Ho rinunciato all'idea di prenderlo su, temendo di spaventarlo e un pochino anche per evitare eventuali morsi, sebbene nessun riccio mi abbia mai morsicato finora.
In ambito urbano, l'ultima volta ne avevo visto uno in un giardino condominiale zona Gratosoglio, prima ancora chissà, i ricordi sfumano, ma se risalgo alla preadolescenza rivedo quelli che a Castello di Fiemme avevamo fatto nuotare nella fontana antistante l'edicola (di allora), ma senza maltrattarli né danneggiarli, almeno credo.
Del riccio di stasera ho rispettato appieno la timidezza, limitandomi ad accarezzarne gli aculei. Ho potuto notare che tale comportamento è stato apprezzato, se così posso interpretare i suoi movimenti: dapprima ha accennato a chiudersi, poi si è un po' rilasciato, sebbene non abbastanza da mostrare il musetto. "Bello che sei", gli ho detto.
Nel frattempo, il plenilunio furoreggiava, ma quella è un'altra storia.
In ambito urbano, l'ultima volta ne avevo visto uno in un giardino condominiale zona Gratosoglio, prima ancora chissà, i ricordi sfumano, ma se risalgo alla preadolescenza rivedo quelli che a Castello di Fiemme avevamo fatto nuotare nella fontana antistante l'edicola (di allora), ma senza maltrattarli né danneggiarli, almeno credo.
Del riccio di stasera ho rispettato appieno la timidezza, limitandomi ad accarezzarne gli aculei. Ho potuto notare che tale comportamento è stato apprezzato, se così posso interpretare i suoi movimenti: dapprima ha accennato a chiudersi, poi si è un po' rilasciato, sebbene non abbastanza da mostrare il musetto. "Bello che sei", gli ho detto.
Nel frattempo, il plenilunio furoreggiava, ma quella è un'altra storia.
28 ottobre 2012
Mai e poi my
Puoi riprometterti tutti i "mai" che vuoi, ma sai bene che alcuni nascono già bugiardi, non per colpa loro, ma per l'impossibilità di mantenerli. Puoi autoimporti le intransigenze come armature, come rigidi vagoni su misura e su binari, ma sai bene che al primo scambio salteranno come pezzi di latta caduti da un carretto. Puoi irrigidirti illudendoti di resistere a quel che in realtà ti muove e smuove, ma sai bene che sarà soltanto una paralisi momentanea e che non ti porterà alcun giovamento. Oppure... no, nessun oppure, qua non trovi ricette, al massimo l'esempio di una serie di "mai" inoffensivi, dei "mai" che si scrivono così: My my, hey hey (Out of the blue) e Hey Hey, My My (Into The Black).
P.S.: oppure, come commenta LilaLaMarea su friendfeed: Mai e poi m'hai.
P.S.: oppure, come commenta LilaLaMarea su friendfeed: Mai e poi m'hai.
27 ottobre 2012
Ora più ora meno
Quasi quasi punto la sveglia alle tre per spostarle proprio al momento preciso, le lancette (che poi, lancette, quali lancette, qua son tutti numerini, tra radiosveglia, cordless e cellulare). Sì sì, la punto alle tre e sposto l'orario. Anzi, quasi quasi la punto alle due, mi sveglio per vedere come sono le due dell'ora legale per poi, dopo un'ora, confrontarle con quelle del tempo standard, la cosiddetta ora solare.
Ora solare, ora solare, ora solare sarà mica un sinonimo di happy hour, ora solare, o la prima parte di un'altalena ciclotimica da posta dei lettori di un giornalino da bimbiminkia (ora solare, ora triste, ma sempre sotto il segno della pazzia, amo l'amicizia e lo shopping, odio l'ipocrisia e la scuola).
Quasi quasi punto la sveglia, quasi quasi la miro proprio, quasi quasi le sparo e mi compro un gallo al suo posto, purché canti all'ora giusta, purché non mi faccia brutti scherzi che gli tiro il collo e mi ricompro una radiosveglia mettendoci pure le batterie che in questa mancano, eccome se mancano, te ne accorgi quando salta la corrente e allora puoi puntare e spostare tutti gli orari che vuoi, l'orologio andrà sempre sullo zerozero:zerozero.
Quasi quasi sposto l'orario avanti e indietro di parecchie ore, ripetutamente, per andare avanti e indietro nel tempo, o nello spaziotempo, come in questo filmato sull'universo che conosciamo, presentato in scala reale (che è molto più di un poker).
Ora solare, ora solare, ora solare sarà mica un sinonimo di happy hour, ora solare, o la prima parte di un'altalena ciclotimica da posta dei lettori di un giornalino da bimbiminkia (ora solare, ora triste, ma sempre sotto il segno della pazzia, amo l'amicizia e lo shopping, odio l'ipocrisia e la scuola).
Quasi quasi punto la sveglia, quasi quasi la miro proprio, quasi quasi le sparo e mi compro un gallo al suo posto, purché canti all'ora giusta, purché non mi faccia brutti scherzi che gli tiro il collo e mi ricompro una radiosveglia mettendoci pure le batterie che in questa mancano, eccome se mancano, te ne accorgi quando salta la corrente e allora puoi puntare e spostare tutti gli orari che vuoi, l'orologio andrà sempre sullo zerozero:zerozero.
Quasi quasi sposto l'orario avanti e indietro di parecchie ore, ripetutamente, per andare avanti e indietro nel tempo, o nello spaziotempo, come in questo filmato sull'universo che conosciamo, presentato in scala reale (che è molto più di un poker).
26 ottobre 2012
Epistolario
Buongiorno,
non ho potuto fare a meno di notarLa l'altro giorno in quell'ufficio. Gioviale e bel sorriso.
ArriverLa
Salve,
sono contento che si ricordi di me, in effetti avevo captato una simpatia ed è bello sia reciproca.
Ciao,
mi hanno fatto piacere i tuoi auguri, grazie ancora!
Come te la passi? Che sorpresa gradevole il tuo messaggio, lieto che la vita ti sorrida e che tu abbia voglia di comunicarmelo. Non so quando tornerò da quelle parti, dipende da tanti fattori, comunque un salto lo farò e ci vedremo.
Ehi! È stato molto carino da parte tua ricordarti di chiedermi com'era andata, mi ha fatto un bell'effetto, forse anche perché non avevo mai pensato di tenere in tasca un pezzo di cielo. A presto.
Sentire la tua voce è stato avvolgente, e sì, anch'io ho ripensato a quel che ci siamo concessi di dirci: è strano ma bello.
Un effetto così, a distanza e senza riferimenti concreti, è più che raro, è quasi incredibile! Dobbiamo vederci!
- Ciao.
- Ciao.
- Mmmmhhh
- Mmmmhhh
Fine (o inizio, dipende)
non ho potuto fare a meno di notarLa l'altro giorno in quell'ufficio. Gioviale e bel sorriso.
ArriverLa
Salve,
sono contento che si ricordi di me, in effetti avevo captato una simpatia ed è bello sia reciproca.
Ciao,
mi hanno fatto piacere i tuoi auguri, grazie ancora!
Come te la passi? Che sorpresa gradevole il tuo messaggio, lieto che la vita ti sorrida e che tu abbia voglia di comunicarmelo. Non so quando tornerò da quelle parti, dipende da tanti fattori, comunque un salto lo farò e ci vedremo.
Ehi! È stato molto carino da parte tua ricordarti di chiedermi com'era andata, mi ha fatto un bell'effetto, forse anche perché non avevo mai pensato di tenere in tasca un pezzo di cielo. A presto.
Sentire la tua voce è stato avvolgente, e sì, anch'io ho ripensato a quel che ci siamo concessi di dirci: è strano ma bello.
Un effetto così, a distanza e senza riferimenti concreti, è più che raro, è quasi incredibile! Dobbiamo vederci!
- Ciao.
- Ciao.
- Mmmmhhh
- Mmmmhhh
Fine (o inizio, dipende)
25 ottobre 2012
Con-tatto
Parlando di servizio clienti, Seth Godin afferma: "the facts of the case are irrelevant. The feelings are all that matter, and changing feelings takes humanity and connection, not cash." (i fatti in questione sono irrilevanti. Tutto ciò che conta sono le sensazioni, e cambiare le sensazioni richiede umanità e interrelazione, non moneta contante.)
Sensazioni, sentimenti, impressioni ed emozioni: quel che resta è quel che non si può toccare.
Alla lunga, anche quando si passa attraverso il tatto, quel che davvero ti tange è l'intangibile.
E però tanto ti permea che non vedi l'ora di poterlo di nuovo tastare con mano.
Sensazioni, sentimenti, impressioni ed emozioni: quel che resta è quel che non si può toccare.
Alla lunga, anche quando si passa attraverso il tatto, quel che davvero ti tange è l'intangibile.
E però tanto ti permea che non vedi l'ora di poterlo di nuovo tastare con mano.
Da ieri
Due cose di ieri: una, che è bello esserci per le persone cui vuoi bene, anche a distanza o per telefono se non è possibile altrimenti.
L'altra: this is laughter yoga! Lo yoga della risata, descritto in questo sintetico e divertente documentario di John Cleese (sì, quello dei Monty Python), si basa sul semplice assunto "fake it, fake it, until you make it" e se non ci credi provaci: fai finta di ridere e poi vedrai se non ti verrà da ridere davvero (funziona anche partendo dal sorriso).
L'altra: this is laughter yoga! Lo yoga della risata, descritto in questo sintetico e divertente documentario di John Cleese (sì, quello dei Monty Python), si basa sul semplice assunto "fake it, fake it, until you make it" e se non ci credi provaci: fai finta di ridere e poi vedrai se non ti verrà da ridere davvero (funziona anche partendo dal sorriso).
23 ottobre 2012
22 ottobre 2012
Unicità in doppio senso
Se ti vuoi scatenare devi prima scatenarti, liberare dai ceppi il cuore, o forse solo l'anulare. Se non vuoi abbandonare devi abbandonarti a quel che sei o vuoi. E se vuoi puoi, sai, puoi affrancarti senza spedirti all'altro mondo: purché "ammaliamoci" non porti alla malattia ma all'incanto ammaliante, purché aver letto significhi talamo e non capezzale. Quanto a me, ti rapirei, come tu mi rapisci.
21 ottobre 2012
Raggi
Quando stai in compagnia di un certo numero di amici ti rendi conto di come il bene sia un'irradiazione diffusa e non un raggio laser. Questo per dire che l'esclusività non è sempre e comunque benefica: in effetti, sviluppando la metafora, un raggio puntuale e puntato sempre nello stesso punto risulterebbe distruttivo.
D'altro canto, un sole che non torni a splendere tutti i giorni non sarà davvero una stella, ma al massimo una cometa: bellissima ed emozionante, ma non in grado di riscaldare la vita.
Comunque, anche nel caso di orbite lunghissime, evviva le presenze raggianti e reciprocamente vivificanti!
D'altro canto, un sole che non torni a splendere tutti i giorni non sarà davvero una stella, ma al massimo una cometa: bellissima ed emozionante, ma non in grado di riscaldare la vita.
Comunque, anche nel caso di orbite lunghissime, evviva le presenze raggianti e reciprocamente vivificanti!
20 ottobre 2012
Scambi
Ritornando alla domanda dell'altro giorno ("E tu, dimmi, per cosa vivi esattamente?"), su friendfeed Zoe ha commentato così:
Ho risposto:
imparare è bello, ma se imparo senza godermela non è la stessa cosa (le emozioni arrivano anche, ogni tanto, ma non posso dire di vivere per quelle).
E soggiunto:
poi, tanto per capirsi: godermela è quella cosa che mi tira i muscoli facciali al sorriso illuminante e mi fa sentire pieno il torace e l'apparato motorio; le emozioni sono quelle che mi fanno il vuoto tra stomaco e ombelico, talvolta variando il ritmo cardiaco. Se le due cose capitano insieme, è un fuoco d'artificio interiore che trabocca fino all'aura.
Il bello di questi scambi, come osservava in altro ambito la tanguera Donatella, è che "scrivere i pensieri li chiarisce".
ci ho pensato un po', perché non mi venivano le parole giuste, e "godermela" non mi tornava del tutto: poi ho capito che io vivo per imparare cose nuove, ed emozionarmici su, nel mentre. :)
Ho risposto:
imparare è bello, ma se imparo senza godermela non è la stessa cosa (le emozioni arrivano anche, ogni tanto, ma non posso dire di vivere per quelle).
E soggiunto:
poi, tanto per capirsi: godermela è quella cosa che mi tira i muscoli facciali al sorriso illuminante e mi fa sentire pieno il torace e l'apparato motorio; le emozioni sono quelle che mi fanno il vuoto tra stomaco e ombelico, talvolta variando il ritmo cardiaco. Se le due cose capitano insieme, è un fuoco d'artificio interiore che trabocca fino all'aura.
Il bello di questi scambi, come osservava in altro ambito la tanguera Donatella, è che "scrivere i pensieri li chiarisce".
19 ottobre 2012
Però non so se lo passa la mutua
Oggi a un tg illustravano i benefici della tangoterapia. Se funziona davvero, nei prossimi giorni starò benissimo, perché questa settimana ne sto facendo scorpacciate, mentre cerco di imparare e migliorare.
18 ottobre 2012
Non ci basta una canzone
Stamane ho preparato una specie di gioco didattico per le lezioni d'inglese di lunedì mattina alla ASP Mazzini. Ho selezionato il testo di una canzone (non dico quale altrimenti le piccole pesti se la vanno già a cercare) e l'ho traforato, lasciando dei buchi nei quali i ragazzi dovranno inserire le parole che capteranno all'ascolto.
Più tardi, grazie a una segnalazione nella pagina facebook del British Council di Milano, ho scoperto un sito dove quel giochino è realizzato molto bene: scegli un brano, selezioni il livello (principiante, intermedio, avanzato) e ne completi il testo mentre lo senti.
Unica pecca, il ventaglio musicale non mi pare abbastanza ampio. Per dire, il pezzo che avevo scelto io non c'è.
Più tardi, grazie a una segnalazione nella pagina facebook del British Council di Milano, ho scoperto un sito dove quel giochino è realizzato molto bene: scegli un brano, selezioni il livello (principiante, intermedio, avanzato) e ne completi il testo mentre lo senti.
Unica pecca, il ventaglio musicale non mi pare abbastanza ampio. Per dire, il pezzo che avevo scelto io non c'è.
17 ottobre 2012
Profumo di stelle
Vorrei potessi sentire l'odore della sera, certe sere, come lo sento io, o per meglio dire, vorrei che sentirlo ti facesse percepire come e cosa mi suscita, quali evocazioni richiama e vivifica. Quali e quanti sensi smuove, di sicuro più di cinque, e su che percorsi conduce la mente, come in un cinema d'essai lustro di ricordi imprescindibili. Allora vedresti dove sono i lacci bianchi che collegano tutto ciò che è illuminato, sapresti ciò che è vivo fuori dal tempo e capiresti come e quanto anche tu sia presente, ancora, nel mio sentire e nel vorrei.
16 ottobre 2012
Evvirgole
L'altro giorno Rillo (su facebook) chiedeva: "E tu, dimmi, per cosa vivi esattamente?"
Ho risposto, al volo: "Per essere felice, o almeno contento, e per godermela, meglio se serenamente e in armonia con il resto del mondo."
Per godersela, aggiungo ora, è indispensabile riconoscere che i momenti belli esistono anche nelle nicchie tra un affanno e l'altro o perfino tra un sospiro e un respiro; è utile voler guardare e saper vedere, essere disposti ad aprirsi e accogliere senza lasciarsi sopraffare dalle aspettative; ed è senz'altro d'uopo non avere il culo troppo pesante.
È altresì necessario, in caso di condivisione (opportuna perché, come sappiamo, raddoppia il piacere), che questa avvenga con persone in grado a loro volta di riconoscere, di guardare, di sorridere e di sorridersi.
Ho risposto, al volo: "Per essere felice, o almeno contento, e per godermela, meglio se serenamente e in armonia con il resto del mondo."
Per godersela, aggiungo ora, è indispensabile riconoscere che i momenti belli esistono anche nelle nicchie tra un affanno e l'altro o perfino tra un sospiro e un respiro; è utile voler guardare e saper vedere, essere disposti ad aprirsi e accogliere senza lasciarsi sopraffare dalle aspettative; ed è senz'altro d'uopo non avere il culo troppo pesante.
È altresì necessario, in caso di condivisione (opportuna perché, come sappiamo, raddoppia il piacere), che questa avvenga con persone in grado a loro volta di riconoscere, di guardare, di sorridere e di sorridersi.
15 ottobre 2012
Appunti
- Con la volontà tutto è possibile.
- No. Tutti possono tutto ciò che ricade sotto il loro controllo; il resto è miracolo.
- No. Tutti possono tutto ciò che ricade sotto il loro controllo; il resto è miracolo.
14 ottobre 2012
Dolce dormire
Una delle prime espressioni che volli imparare andando in vacanza in Grecia fu "diplò crevàti" (vado a memoria, né sto a controllare la traslitterazione), ossia "letto matrimoniale", perché dormire insieme era importante, essenziale. Non ho mai capito le coppie da letti separati, a me davano fastidio perfino i materassi indipendenti. Ho sempre trovato irrinunciabili i contatti semincoscienti del sonno condiviso.
"Certo, facile per te che non hai difficoltà a riaddormentarti a ogni sveglia imprevista, ma pensa cosa dev'essere per gli insonni cronici o per chi ha il sonno delicato assuefarsi all'involontaria invadenza altrui, alle differenze di temperatura, alla colonna sonora dei respiri più o meno pesanti, ai sogni, agli incubi, alle apnee, ai desideri improvvisi o ai momenti rubasonno di una buonanotte interminabile o ancora alle abitudini più diverse."
Boh, sarà, però già se stai a fare tante storie, se non entri in risonanza come con le fusa di un gatto, significa che quella comunanza non fa per te. E in effetti, pure per me che amo la vicinanza fino all'intreccio degli arti, dormire insieme è cosa intima assai, cui anelare solo in casi rari. Peraltro anche stanotte, come tantissime altre notti, dormo da solo (e forse, come già fu detto, qualcuno dorme nel posto sbagliato).
"Certo, facile per te che non hai difficoltà a riaddormentarti a ogni sveglia imprevista, ma pensa cosa dev'essere per gli insonni cronici o per chi ha il sonno delicato assuefarsi all'involontaria invadenza altrui, alle differenze di temperatura, alla colonna sonora dei respiri più o meno pesanti, ai sogni, agli incubi, alle apnee, ai desideri improvvisi o ai momenti rubasonno di una buonanotte interminabile o ancora alle abitudini più diverse."
Boh, sarà, però già se stai a fare tante storie, se non entri in risonanza come con le fusa di un gatto, significa che quella comunanza non fa per te. E in effetti, pure per me che amo la vicinanza fino all'intreccio degli arti, dormire insieme è cosa intima assai, cui anelare solo in casi rari. Peraltro anche stanotte, come tantissime altre notti, dormo da solo (e forse, come già fu detto, qualcuno dorme nel posto sbagliato).
Porco qui e porco lì
Se pensi che tutti i treni da Cadorna fermino alla Bovisa, sappi che non è così: ce n'è almeno uno che fa tutta una tirata fino a Malpensa e se ci sali pensando di guadagnare un quarto d'ora di sonno e farlo guadagnare al patatino stanco che è con te reduce da una bella festa, ti spari invece un giro da ore piccole avanti e indietro dal Terminal. Per fortuna, tra una partita a briscola e un sonnellino, il giovanotto la prende con filosofia e ora già riposa sereno. Tu invece... pure, perché alla fine, malgrado le inevitabili imprecazioni iniziali, sai che non sono queste le cose per cui prendersela a male. Buonanotte e sogni d'oro.
12 ottobre 2012
Zero zero settete
Ahahahahahah, che ridere, ma che bello, essere svegliati da una che si presenta così: "Mi chiamo Pussy Galore." No, non avevo mai visto Goldfinger. E anche ora, quel pezzetto basta e avanza. Pussy Galore, ahahhahahah.
11 ottobre 2012
12 ottobre
Con soli sei pennarelli prova a disegnar tre caravelle e inventati un miscuglio giusto per il colore del Mar dei Sargassi, che chissà che verso fanno quando ci passi sopra. Il disegno trasuda oltre il foglio e allora capisci che servivano dei pastelli, te li procuri e sono ben dodici, c'è pure il rosa per colorar le facce dei marinai, perché mica lo sai quanto siano sempre abbronzate.
Aspetti qualche tempo e ti regalano i Caran d'Ache, sono acquerelli, ma soprattutto sono quaranta. Il giorno delle caravelle è passato da un pezzo e tu passi a disegnare campagne e colline e campi e boschi e sullo sfondo qualche montagna, finché non hai usato tutti i verdi e tutti i marroni, compresi ocra e terra di Siena. Ma tutto ciò è di là da venire, intanto disegna le tre caravelle e qualche onda del mare, tra il verde e il blu, e il nulla all'orizzonte, un nulla che però si riempirà come i forzieri.
Aspetti qualche tempo e ti regalano i Caran d'Ache, sono acquerelli, ma soprattutto sono quaranta. Il giorno delle caravelle è passato da un pezzo e tu passi a disegnare campagne e colline e campi e boschi e sullo sfondo qualche montagna, finché non hai usato tutti i verdi e tutti i marroni, compresi ocra e terra di Siena. Ma tutto ciò è di là da venire, intanto disegna le tre caravelle e qualche onda del mare, tra il verde e il blu, e il nulla all'orizzonte, un nulla che però si riempirà come i forzieri.
10 ottobre 2012
La miru e il gnocco
Dal vivo non l'ho mai vista, ma sospetto che mirumir, blogger da una decina d'anni, sia una gnocca. Di sicuro lo è quando scrive, come ad esempio in questo racconto, in cui guarda caso si parla di gnocchi: La provvisoria adozione dell'infinito.
09 ottobre 2012
A ciascuno il suo
C'è una coccinella che fa paracadutismo sulle piastrelle del bagno.
Nel frattempo io mi rado e poi vado a tango.
Nel frattempo io mi rado e poi vado a tango.
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