Se mi chiedi qual è il mio sogno, non ti so rispondere.
Avere un sogno significa volere qualcosa di molto preciso al di sopra di tutto il resto e, auspicabilmente, essere disposti a fare di tutto per realizzarlo. Un sogno così non ce l'ho, un sogno unico e definito non rientra nel mio sguardo. Quel che riesco a vedere sono tanti piccoli sogni parcellizzati e che variano secondo le circostanze.
Forse avrò uno sguardo troppo corto e desideri troppo flessibili, ma fatto salvo il bene immenso per gli affetti cardine e i più stretti legami di sangue, fatto salvo il bene diffuso in andirivieni tra i palpitar di sorrisi e i pensieri di buone vibrazioni, quel che permane è l'impermanenza, un paesaggio di interessi e apprezzamenti e di fruizioni e godimenti fatto di bellezza imperitura ed effimera al tempo stesso.
Mentre lo dico, penso a un cielo mutevole e al suo ineffabile incanto, alla lontananza e alla vicinanza entrambe vertiginose e vorticanti, al perdersi per ritrovarsi, alla grandiosità di un puntino insignificante nel marasma e che pure, nella sua fragilità, trova nicchie di essere, ed è.
Non dimentico che per gran parte degli esseri umani tutte queste sensazioni sono un lusso e che per loro, purtroppo, avere un sogno significa anche solo poter sopravvivere.
Ciononostante, se mi chiedi di un sogno, non mi viene da pensare alle necessità immediate o a quelli che dovrebbero essere dei diritti per tutti i nostri simili, di questa stramba e troppo spesso molesta specie mortale. Per quelle e per quelli, si può parlare di auspicio, come per la salute propria e dei propri cari. Invece il sogno, una volta soddisfatte le esigenze primarie, sarebbe semmai la possibilità di raggiungere la soddisfazione interiore, o almeno percorrerne la via.
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L'ispirazione per il titolo è un anniversario, quello del famoso discorso di MLK.
27 agosto 2013
24 agosto 2013
Eolomassaggio
Il cielo, complice un vento imbuferito, fa una doccia energica alla città e ai suoi dintorni.
Un mio nipotone, quand'era piccino, mimando con le mani il movimento in verticale e in orizzontale, diceva: "Quando scende così è pioggia, quando invece scende così è tempesta." Dunque è stata tempesta, or ora, con Eolo, vestito per l'appunto da bufera, impegnato a non lasciar toccar terra alle cateratte prima che avessero percorso qualche decina di metri a sghembo. Ero lì lì per uscire e invece ho dovuto chiudere vetri e tapparelle, a far doppia diga agli scrosci.
Sta piovendo normalmente adesso e pare sereno, al confronto. Tutto è relativo e niente è grave da dietro i vetri, che ora però rispalanco.
Un mio nipotone, quand'era piccino, mimando con le mani il movimento in verticale e in orizzontale, diceva: "Quando scende così è pioggia, quando invece scende così è tempesta." Dunque è stata tempesta, or ora, con Eolo, vestito per l'appunto da bufera, impegnato a non lasciar toccar terra alle cateratte prima che avessero percorso qualche decina di metri a sghembo. Ero lì lì per uscire e invece ho dovuto chiudere vetri e tapparelle, a far doppia diga agli scrosci.
Sta piovendo normalmente adesso e pare sereno, al confronto. Tutto è relativo e niente è grave da dietro i vetri, che ora però rispalanco.
23 agosto 2013
Tanto tango
A quanto pare, l'augurio di un anno pieno di tango continua a funzionare, considerando che anche in ferie ho ballato, anzi, l'ho fatto da un capo all'altro della penisola, dal Salento all'Alto Adige.
All'inizio del mese a Nardò, provincia di Lecce, insieme alla gentile Viviana ho partecipato alla milonga in piazza davanti al castello di Acquaviva. Dapprima abbiamo ballato con musica dal vivo, grazie all'esibizione degli Alma de Tangos, trio formato da un fisarmonicista, un chitarrista e una cantante, bravi ed efficaci, poi sulle selezioni del musicalizador Luca Ortolan. Tutto questo, dopo che ci eravamo gustati uno spuntino nella bellissima piazza Salandra e un breve giretto turistico nel centro storico, con visita al terrazzo di un ristorante suggestivo, quello del Relais Il Mignano. È stata, tra l'altro, l'ennesima riprova della bellezza delle terre salentine (del mare, già si sa).
La notte di san Lorenzo, invece, me la sono goduta sulla terrazza delle distillerie Roner a Termeno, non per niente sulla Weinstrasse, poco a sud di Bolzano. Ero reduce da una bella giornata in montagna, ma la milonga serale non è stata da meno, grazie alle musiche del TJ Beppo e alle splendide tanguere che mi hanno onorato della loro compagnia in pista. Le ringrazierei tutte se non temessi di omettere qualche nome... Va be', ci provo comunque: grazie a Tania, che mi ha introdotto all'ambiente, poi a Miriam, Lidia, Monica, Karin, Silvana, Elena, Donatella, Brigitte, Laura e Christina, sperando non passi troppo tempo prima della prossima volta.
Il tango continua anche qui in zona: a Milano e dintorni le occasioni sembrano moltiplicarsi, tra milonghe fisse ed eventi occasionali. Prima di ferragosto sono stato alla fata verde per la milonga all'aperto organizzata da Hierba Buena, ieri sera ho partecipato alla riapertura dello Spazio A (sala piccola) dopo la pausa estiva, invece stasera ho dato forfait nonostante inizialmente mi allettasse l'illegal di corso Garibaldi angolo Moscova, ma bisogna rassegnarsi: non si può fare tutto e in fondo è bene che sia così.
All'inizio del mese a Nardò, provincia di Lecce, insieme alla gentile Viviana ho partecipato alla milonga in piazza davanti al castello di Acquaviva. Dapprima abbiamo ballato con musica dal vivo, grazie all'esibizione degli Alma de Tangos, trio formato da un fisarmonicista, un chitarrista e una cantante, bravi ed efficaci, poi sulle selezioni del musicalizador Luca Ortolan. Tutto questo, dopo che ci eravamo gustati uno spuntino nella bellissima piazza Salandra e un breve giretto turistico nel centro storico, con visita al terrazzo di un ristorante suggestivo, quello del Relais Il Mignano. È stata, tra l'altro, l'ennesima riprova della bellezza delle terre salentine (del mare, già si sa).
La notte di san Lorenzo, invece, me la sono goduta sulla terrazza delle distillerie Roner a Termeno, non per niente sulla Weinstrasse, poco a sud di Bolzano. Ero reduce da una bella giornata in montagna, ma la milonga serale non è stata da meno, grazie alle musiche del TJ Beppo e alle splendide tanguere che mi hanno onorato della loro compagnia in pista. Le ringrazierei tutte se non temessi di omettere qualche nome... Va be', ci provo comunque: grazie a Tania, che mi ha introdotto all'ambiente, poi a Miriam, Lidia, Monica, Karin, Silvana, Elena, Donatella, Brigitte, Laura e Christina, sperando non passi troppo tempo prima della prossima volta.
Il tango continua anche qui in zona: a Milano e dintorni le occasioni sembrano moltiplicarsi, tra milonghe fisse ed eventi occasionali. Prima di ferragosto sono stato alla fata verde per la milonga all'aperto organizzata da Hierba Buena, ieri sera ho partecipato alla riapertura dello Spazio A (sala piccola) dopo la pausa estiva, invece stasera ho dato forfait nonostante inizialmente mi allettasse l'illegal di corso Garibaldi angolo Moscova, ma bisogna rassegnarsi: non si può fare tutto e in fondo è bene che sia così.
21 agosto 2013
Dal balcone
Ho controllato: non è blu nemmeno stasera, la luna. Riabbassando lo sguardo, i colori si presentano attenuati, risaltano solo le luci in cima a quel palazzo, come tre lanterne rosse a proteggerlo dagli schianti di chi volasse troppo basso.
Eh, già, volare troppo basso è difficile e pericoloso: senz'altro meglio librarsi a respiro più ampio, slanciandosi oltre i timori da sguardo corto e affannato. Per farlo, tuttavia, occorre una rincorsa abbastanza lunga e decisa: volare, insomma, richiede di saper partire coi piedi per terra.
Finisco il gelato e riguardo in su. Non è blu, la luna, ma tutt'intorno sì. Buonanotte.
Eh, già, volare troppo basso è difficile e pericoloso: senz'altro meglio librarsi a respiro più ampio, slanciandosi oltre i timori da sguardo corto e affannato. Per farlo, tuttavia, occorre una rincorsa abbastanza lunga e decisa: volare, insomma, richiede di saper partire coi piedi per terra.
Finisco il gelato e riguardo in su. Non è blu, la luna, ma tutt'intorno sì. Buonanotte.
20 agosto 2013
È tutto un insieme di cose
Guardo fuori, osservo il modo in cui il vento muove la luce sulle foglie e penso che a lavorare con questa giornata fantastica mi sembra di stare agli arresti domiciliari. Però non ho l'interdizione ai pubblici uffici, così almeno stamattina sono potuto andare in posta a pagare una multa di venticinque euro per un tagliando del parchimetro scaduto da quindici minuti. Quindi dovrò lavorare un po' più del previsto per recuperare, poi guarderò fuori e osserverò il modo in cui il vento...
19 agosto 2013
Ricoperti
Ho comprato una scatola da sei mottarelli e li ho fatti fuori in un giorno e mezzo. La confezione li vende come "lo stecco dei ricordi".
In effetti ho memoria di quando un Mottarello costava cento lire, ma da piccolo preferivo risparmiarne cinquanta in più e optare per il Trifoglio, un piacere da 150 lire. Piacere di gusto, ma anche tattile, con quel ricoperto dalla protuberanza tripartita e geometricamente equilibrata. Piacere di gusto, ma anche di quantità, con quel 50% in più di gelato da mangiare. Con duecento lire si poteva acquistare il Quadrifoglio, ma non lo prediligevo, perché la sua era una simmetria affollata che qualcosa toglieva, anziché aggiungere, al piacere di ogni singolo morso. In rete trovo solo l'immagine del "trifoglio besana", comunque rende l'idea.
Il Trifoglio fu il mio ricoperto preferito in assoluto finché non mangiai il pinguino a Camogli.
In effetti ho memoria di quando un Mottarello costava cento lire, ma da piccolo preferivo risparmiarne cinquanta in più e optare per il Trifoglio, un piacere da 150 lire. Piacere di gusto, ma anche tattile, con quel ricoperto dalla protuberanza tripartita e geometricamente equilibrata. Piacere di gusto, ma anche di quantità, con quel 50% in più di gelato da mangiare. Con duecento lire si poteva acquistare il Quadrifoglio, ma non lo prediligevo, perché la sua era una simmetria affollata che qualcosa toglieva, anziché aggiungere, al piacere di ogni singolo morso. In rete trovo solo l'immagine del "trifoglio besana", comunque rende l'idea.
Il Trifoglio fu il mio ricoperto preferito in assoluto finché non mangiai il pinguino a Camogli.
18 agosto 2013
Porte
Non c'è un unico metodo di aprire le porte: per alcune bisogna spingere, per altre tirare. Quando credi di avere imparato, memorizzandole una per una, niente di più facile che ti ritrovi dall'altro lato, dove l'azione necessaria s'inverte.
E questo è niente: per poterle aprire, bisogna riconoscerle. Trompe-l'oeil, armadi, specchi, sgabuzzini sono solo alcuni degli ostacoli che si possono frapporre tra te e un'onorevole uscita dal locale in cui ti trovi.
Non c'è nemmeno bisogno che siano chiuse a chiave per metterti in difficoltà, però l'esistenza di chiavi non va trascurata, per non parlare di chiavistelli, lucchetti, serrature a combinazione o elettroniche, blindature: sono i casi in cui all'abilità personale andrà affiancato uno strumento idoneo.
D'altro canto, se una porta non si apre, è pur sempre possibile cambiare strada... e no, la storiella del portone non la cito e non la bevo, anzi, fa' attenzione: all'apertura improvvisa, un portone addosso può far male!
E questo è niente: per poterle aprire, bisogna riconoscerle. Trompe-l'oeil, armadi, specchi, sgabuzzini sono solo alcuni degli ostacoli che si possono frapporre tra te e un'onorevole uscita dal locale in cui ti trovi.
Non c'è nemmeno bisogno che siano chiuse a chiave per metterti in difficoltà, però l'esistenza di chiavi non va trascurata, per non parlare di chiavistelli, lucchetti, serrature a combinazione o elettroniche, blindature: sono i casi in cui all'abilità personale andrà affiancato uno strumento idoneo.
D'altro canto, se una porta non si apre, è pur sempre possibile cambiare strada... e no, la storiella del portone non la cito e non la bevo, anzi, fa' attenzione: all'apertura improvvisa, un portone addosso può far male!
17 agosto 2013
Su antiche note
In diversi casi, tenersi in contatto di tanto in tanto significa semplicemente dirsi: "Ti ricordo ancora".
16 agosto 2013
Un setaccio
Se avessi tenuto un diario su un quadernino come facevo da piccolo, ai tempi delle prime gite con la cantoria di Seregno negli anni settanta, avrei appuntato la cronologia di ogni singola tappa e forse di ogni singola attività turistica nel viaggio che a luglio m'ha portato con i miei figli verso la vacanza salentina.
Se l'avessi scritto in quel modo, probabilmente mi sarei ritrovato una serie di fatti spiattellati in modo semplice e preciso, quasi un'intelaiatura nuda, privata di molte sfumature, ma di certo utile come riferimento quando poi avessi deciso di riportare la mente allo scandaglio del vissuto.
In verità, non serve scrivere tutto se è vero, come è vero, che un qualsiasi piccolo spunto basta a far riemergere intere fette di esistenza, come un punta col suo iceberg. Però scrivere serve, è un setaccio che trattiene un poco di vita in più, o che, diciamo, almeno qualche volta può aiutare a farlo.
Se l'avessi scritto in quel modo, probabilmente mi sarei ritrovato una serie di fatti spiattellati in modo semplice e preciso, quasi un'intelaiatura nuda, privata di molte sfumature, ma di certo utile come riferimento quando poi avessi deciso di riportare la mente allo scandaglio del vissuto.
In verità, non serve scrivere tutto se è vero, come è vero, che un qualsiasi piccolo spunto basta a far riemergere intere fette di esistenza, come un punta col suo iceberg. Però scrivere serve, è un setaccio che trattiene un poco di vita in più, o che, diciamo, almeno qualche volta può aiutare a farlo.
15 agosto 2013
Lavoro si dice fatica
Non ho pregiudizi che m'impediscano di lavorare a Ferragosto, però oggi fatico, soprattutto perché avrei voglia di fare altro: e invece, oltretutto, ho saltato l'Idroparty oggi, la festa al Carroponte o una possibile milonga stasera, mi sono astenuto dal telefonare a qualcuno in zona per organizzare qualcosa e, ovviamente, dall'accettare inviti per ulteriori vacanze o gite brevi.
È che Milano in agosto, soprattutto dopo il 10, per un po' diventa bella e godibile, dunque pare un mezzo sacrilegio non approfittarne: il clima d'un tratto è ideale se non addirittura freschetto, il traffico è rarefatto, chi rimane è meno stressato e meglio disposto ai divertimenti, le iniziative e le occasioni non mancano.
O forse è solo che mi manca troppo un'ebbrezza mai provata in vita mia: quella di farmi le ferie pagate. Una sensazione che accosterei ai miei due esempi principi di dolce far niente.
È che Milano in agosto, soprattutto dopo il 10, per un po' diventa bella e godibile, dunque pare un mezzo sacrilegio non approfittarne: il clima d'un tratto è ideale se non addirittura freschetto, il traffico è rarefatto, chi rimane è meno stressato e meglio disposto ai divertimenti, le iniziative e le occasioni non mancano.
O forse è solo che mi manca troppo un'ebbrezza mai provata in vita mia: quella di farmi le ferie pagate. Una sensazione che accosterei ai miei due esempi principi di dolce far niente.
14 agosto 2013
Zing e zang
C'è la mezza luna e un bel cielo fresco con qualche nuvola tono su tono, c'è Venere all'occaso che brilla sui colori del crepuscolo, c'è in giro tanto da fare e da guardare, ma per una sera me ne starò tranquillo. Tranquillo sul fare perché devo puntare un po' sul lavoro e un po' sul riposo, tranquillo sul guardare perché se vuoi vedere non devi cercare.
Quest'ultima cosa me l'ha ricordata il firmamento nella sua emissione notturna tra sabato e domenica, al ritorno dalla bella serata di tango altoatesina. Nel cuore della notte di san Lorenzo, appena rientrato a Castello di Fiemme, mentre camminavo dal parcheggio a casa, ho alzato lo zaino delle scarpe da ballo fino a coprire alla vista la luce dei lampioni e, immediatamente, non solo la stellata s'è accesa, ma è sfrecciata, zing, una stella cadente da destra a sinistra. Il tempo di sorridere, fare tre passi, ripetere il gesto dello zaino e zang, stavolta da sinistra a destra, un'altra stella cadente ad aprirmi il sorriso.
In entrambe le occasioni avevo rivolto lo sguardo verso l'alto solo per godermi la meraviglia scura punteggiata di luci cosmiche ed ero stato premiato con lo spettacolo aggiuntivo delle scie luminose senza nemmeno il tempo di pensare a un desiderio né, tantomeno, di esprimerlo. A quel punto, pochi passi dopo, ho provato una terza volta a guardare all'insù riparando la vista dall'invadenza delle poche luci elettriche, ma in questo caso, evidentemente, lassù si sono accorti* che non mi stavo limitando ad ammirare la volta celeste in versione blu scuro, bensì che miravo a rimirare un'altra stella cadente e per questo, credo, l'ulteriore bonus mi si è negato.
* semicit. Troisi.
Quest'ultima cosa me l'ha ricordata il firmamento nella sua emissione notturna tra sabato e domenica, al ritorno dalla bella serata di tango altoatesina. Nel cuore della notte di san Lorenzo, appena rientrato a Castello di Fiemme, mentre camminavo dal parcheggio a casa, ho alzato lo zaino delle scarpe da ballo fino a coprire alla vista la luce dei lampioni e, immediatamente, non solo la stellata s'è accesa, ma è sfrecciata, zing, una stella cadente da destra a sinistra. Il tempo di sorridere, fare tre passi, ripetere il gesto dello zaino e zang, stavolta da sinistra a destra, un'altra stella cadente ad aprirmi il sorriso.
In entrambe le occasioni avevo rivolto lo sguardo verso l'alto solo per godermi la meraviglia scura punteggiata di luci cosmiche ed ero stato premiato con lo spettacolo aggiuntivo delle scie luminose senza nemmeno il tempo di pensare a un desiderio né, tantomeno, di esprimerlo. A quel punto, pochi passi dopo, ho provato una terza volta a guardare all'insù riparando la vista dall'invadenza delle poche luci elettriche, ma in questo caso, evidentemente, lassù si sono accorti* che non mi stavo limitando ad ammirare la volta celeste in versione blu scuro, bensì che miravo a rimirare un'altra stella cadente e per questo, credo, l'ulteriore bonus mi si è negato.
* semicit. Troisi.
13 agosto 2013
A piedi nudi sul terrazzo
L'unico motivo di contrarietà alle ferie in settembre è che in quel periodo, dopo la doccia serale, l'aria non è più abbastanza calda. Il fatto è che alla fine voglio stare con i piedi asciutti e poi mi piace che il costume risciacquato o il telo ancora umido si asciughino in fretta.
L'ideale, da quel punto di vista, è rappresentato dal calore delle pietre di un terrazzo inondato di sole e d'azzurro, calore che arriva a scottarti i piedi nudi anche pochissimi minuti dopo la doccia e senza nemmeno bisogno di usare un asciugamano. Di recente ho provato questa sensazione a Gallipoli, nella casa delle vacanze bella e accogliente della tanguera Viviana (che l'affitta, come puoi vedere qui).
Fu, quella, una giornata memorabile vissuta insieme ai miei figli. Il privilegio di visitare il centro storico dall'interno, utilizzando quella casa come base, ci permise di poter contare su una doccia dopo il bagno mattutino alla spiaggia della Purità, lambiti dal sole sul terrazzo panoramico e dalla frescura postprandiale all'interno delle spesse mura, per lasciar godere il corpo anche durante la digestione delle linguine con le cozze preparate ad arte dalla nostra ospitalissima ospite.
La casa è una bellezza incastonata tra altre bellezze, con scorci imperdibili sia nelle viuzze d'intorno, sia entrando dal portone del palazzo d'epoca e salendo le scale sulle quali graziose affacciano asimmetricamente altre abitazioni, sia e soprattutto dalle finestre e naturalmente dal terrazzo, dotato anche di un "mirador" che lo sovrasta, innalzando ulteriormente la visuale sugli altri edifici e terrazzi e sui loro incastri apparentemente labirintici.
Nel tardo pomeriggio ci deliziammo dal Gelataio matto, dove su suggerimento di Viviana abbinai al gusto caffè l'esclusiva "crema Plombiers". Poi, dopo un giro turistico a piedi e in bicicletta per tutto l'isolotto, tornammo in spiaggia fino al tramonto. Dopodiché, a un aperitivo coi ricci fece seguito l'approvvigionamento di "pucce" e fritture varie che andammo a scofanarci sul terrazzo, accarezzati da luna e stelle.
Stavamo per andarcene, quando partirono i fuochi d'artificio, e come rinunciare? I festeggiamenti per santa Cristina, patrona della città, erano stati annunciati dalle numerose luminarie e dal palo della cuccagna allestito al porto e sul quale nel pomeriggio in tanti avevano tentato la fortuna e la propria abilità, finendo per lo più in mare, accompagnati da musica e canti, fino allo spettacolare "rompete le righe", con sirene di varie imbarcazioni e molti tuffi, nel momento in cui uno più bravo o più fortunato degli altri era riuscito ad acchiappare la bandiera all'estremità del palo scivoloso, aggiudicandosi non so quale premio e tutta la soddisfazione.
E dunque, ci vedemmo i fuochi artificiali fino alla fine. Tutto bello, al punto da farci passare sopra alla successiva coda di oltre un'ora per uscire dal parcheggio del porto, dove avevamo fortunatamente trovato da posteggiare la mattina, occupando l'ultimo posto disponibile in quel momento ("il culo dei Pianese", direbbe l'amica Mistral).
P.S.: auguri, sia pure in notevole ritardo, alle Cristine di tutta la penisola, compresa quella con l'acca che l'altra sera all'ultimo passo dell'ultima tanda mi ha elegantemente avviluppato con un piacevole gancio.
L'ideale, da quel punto di vista, è rappresentato dal calore delle pietre di un terrazzo inondato di sole e d'azzurro, calore che arriva a scottarti i piedi nudi anche pochissimi minuti dopo la doccia e senza nemmeno bisogno di usare un asciugamano. Di recente ho provato questa sensazione a Gallipoli, nella casa delle vacanze bella e accogliente della tanguera Viviana (che l'affitta, come puoi vedere qui).
Fu, quella, una giornata memorabile vissuta insieme ai miei figli. Il privilegio di visitare il centro storico dall'interno, utilizzando quella casa come base, ci permise di poter contare su una doccia dopo il bagno mattutino alla spiaggia della Purità, lambiti dal sole sul terrazzo panoramico e dalla frescura postprandiale all'interno delle spesse mura, per lasciar godere il corpo anche durante la digestione delle linguine con le cozze preparate ad arte dalla nostra ospitalissima ospite.
La casa è una bellezza incastonata tra altre bellezze, con scorci imperdibili sia nelle viuzze d'intorno, sia entrando dal portone del palazzo d'epoca e salendo le scale sulle quali graziose affacciano asimmetricamente altre abitazioni, sia e soprattutto dalle finestre e naturalmente dal terrazzo, dotato anche di un "mirador" che lo sovrasta, innalzando ulteriormente la visuale sugli altri edifici e terrazzi e sui loro incastri apparentemente labirintici.
Nel tardo pomeriggio ci deliziammo dal Gelataio matto, dove su suggerimento di Viviana abbinai al gusto caffè l'esclusiva "crema Plombiers". Poi, dopo un giro turistico a piedi e in bicicletta per tutto l'isolotto, tornammo in spiaggia fino al tramonto. Dopodiché, a un aperitivo coi ricci fece seguito l'approvvigionamento di "pucce" e fritture varie che andammo a scofanarci sul terrazzo, accarezzati da luna e stelle.
Stavamo per andarcene, quando partirono i fuochi d'artificio, e come rinunciare? I festeggiamenti per santa Cristina, patrona della città, erano stati annunciati dalle numerose luminarie e dal palo della cuccagna allestito al porto e sul quale nel pomeriggio in tanti avevano tentato la fortuna e la propria abilità, finendo per lo più in mare, accompagnati da musica e canti, fino allo spettacolare "rompete le righe", con sirene di varie imbarcazioni e molti tuffi, nel momento in cui uno più bravo o più fortunato degli altri era riuscito ad acchiappare la bandiera all'estremità del palo scivoloso, aggiudicandosi non so quale premio e tutta la soddisfazione.
E dunque, ci vedemmo i fuochi artificiali fino alla fine. Tutto bello, al punto da farci passare sopra alla successiva coda di oltre un'ora per uscire dal parcheggio del porto, dove avevamo fortunatamente trovato da posteggiare la mattina, occupando l'ultimo posto disponibile in quel momento ("il culo dei Pianese", direbbe l'amica Mistral).
P.S.: auguri, sia pure in notevole ritardo, alle Cristine di tutta la penisola, compresa quella con l'acca che l'altra sera all'ultimo passo dell'ultima tanda mi ha elegantemente avviluppato con un piacevole gancio.
12 agosto 2013
Ruotismi
La Roda di Vaèl è un ingranaggio che fa ruotare intorno a sé il meccanismo della bellezza.
Sabato le abbiamo reso omaggio salendo dal rifugio Paolina al passo Vaiolon (2560 m). Spettacolare da entrambi i lati, paesaggio e roccia, il cammino: il Latemar, gli Oclini in basso tra Corno Bianco e Corno Nero, e tutt'intorno tanto di quel mondo da bearsi, fino al gruppo dell'Adamello innevato in lontananza, tra l'altro; e verso monte, stratificazioni rocciose variopinte, sorgenti a cascatella e fiori alpini. La seconda parte dell'ascesa è stata sul ghiaione e ci ha visti entrare in un nuvolone basso e costeggiare un piccolo ghiacciaio.
Sbucati al valico (ero con mia sorella e i nostri due ragazzi del duemila), ci siamo concessi una pausa per rifocillarci mentre il sole ci graziava nuovamente dei suoi raggi, quindi abbiamo proseguito per scendere verso il rifugio Roda di Vaèl. A un certo punto ho voluto vincere le mie paure vertiginose e sono salito su uno spuntone giusto sopra uno strapiombo, facendomi fotografare. Poi mi guarderò per capire se, come credo, è più spaventoso il pensiero della realtà. In effetti, soffro di più quando vedo gli altri sporgersi o se m'immagino nel vuoto, anziché quando mi trovo fisicamente in prossimità di un dirupo.
Continuando per il sentiero, gli occhi spaziavano dal Catinaccio all'incanto vicino e lontano, giocando a nominare le vette, Piz Boè e Marmolada su tutte, e a individuare le valli. Dopo una partita a carte al rifugio e molto sole a irradiarci, ci siamo riavviati per chiudere l'anello e riprendere la seggiovia che dal Paolina ci avrebbe riportati sulla via per il passo Costalunga.
Un giro soddisfacente e godibilissimo. Ho solo patito un po' per le ginocchia nella discesa finale, ma la sera sono andato ugualmente in milonga, a Termeno.
Sabato le abbiamo reso omaggio salendo dal rifugio Paolina al passo Vaiolon (2560 m). Spettacolare da entrambi i lati, paesaggio e roccia, il cammino: il Latemar, gli Oclini in basso tra Corno Bianco e Corno Nero, e tutt'intorno tanto di quel mondo da bearsi, fino al gruppo dell'Adamello innevato in lontananza, tra l'altro; e verso monte, stratificazioni rocciose variopinte, sorgenti a cascatella e fiori alpini. La seconda parte dell'ascesa è stata sul ghiaione e ci ha visti entrare in un nuvolone basso e costeggiare un piccolo ghiacciaio.
Sbucati al valico (ero con mia sorella e i nostri due ragazzi del duemila), ci siamo concessi una pausa per rifocillarci mentre il sole ci graziava nuovamente dei suoi raggi, quindi abbiamo proseguito per scendere verso il rifugio Roda di Vaèl. A un certo punto ho voluto vincere le mie paure vertiginose e sono salito su uno spuntone giusto sopra uno strapiombo, facendomi fotografare. Poi mi guarderò per capire se, come credo, è più spaventoso il pensiero della realtà. In effetti, soffro di più quando vedo gli altri sporgersi o se m'immagino nel vuoto, anziché quando mi trovo fisicamente in prossimità di un dirupo.
Continuando per il sentiero, gli occhi spaziavano dal Catinaccio all'incanto vicino e lontano, giocando a nominare le vette, Piz Boè e Marmolada su tutte, e a individuare le valli. Dopo una partita a carte al rifugio e molto sole a irradiarci, ci siamo riavviati per chiudere l'anello e riprendere la seggiovia che dal Paolina ci avrebbe riportati sulla via per il passo Costalunga.
Un giro soddisfacente e godibilissimo. Ho solo patito un po' per le ginocchia nella discesa finale, ma la sera sono andato ugualmente in milonga, a Termeno.
08 agosto 2013
Erano anni
Ho scaricato un po' di foto dal cellulare al computer. Non ne scatto molte, ma le avevo lasciate accumulare da troppo tempo.
Da un lato, è bello riscoprire immagini sopite dietro l'incalzare di nuovi eventi; dall'altro, mettendo insieme in un rapido sguardo momenti, persone e luoghi diversi e distanti tra loro nel tempo e nello spazio, non si riesce a riassaporarne compiutamente la specificità.
Così come la bellezza va gustata giorno per giorno, anche il suo ricordo va sorseggiato piano piano e un sapore alla volta. Solo dopo averli impressi nei sette sensi, o forse otto se contiamo anche la memoria, si potranno mescolare i menu.
Da un lato, è bello riscoprire immagini sopite dietro l'incalzare di nuovi eventi; dall'altro, mettendo insieme in un rapido sguardo momenti, persone e luoghi diversi e distanti tra loro nel tempo e nello spazio, non si riesce a riassaporarne compiutamente la specificità.
Così come la bellezza va gustata giorno per giorno, anche il suo ricordo va sorseggiato piano piano e un sapore alla volta. Solo dopo averli impressi nei sette sensi, o forse otto se contiamo anche la memoria, si potranno mescolare i menu.
07 agosto 2013
Con latte di mandorla
Del caffè in ghiaccio con (sciroppo di) latte di mandorla il vizio, a me e ai miei figli, lo diede Viviana sul suo terrazzo di Campi Salentina.
Era stata, quella, l'ultima delle tappe intermedie nel nostro lungo itinerario di avvicinamento a Lu Capu, estremità meridionale del Salento. Una sosta ristoratrice decisa sul momento, concordata telefonicamente on the road e guadagnata orgogliosamente senza ausilio di navigatori né di cartine. La contentezza di aver trovato il luogo si contornava di apprezzamenti estetici per l'inattesa bellezza del piccolo centro storico percorso a basso regime seguendo la nostra ospite che in bicicletta era venuta ad accoglierci alle porte del paese per condurci attraverso un labirinto di strade, viuzze e sensi unici.
Da lì in poi, ne volemmo gustare ogni giorno.
Ieri l'altro mi rammaricavo per essermi dimenticato di acquistare una bottiglia di latte di mandorla "di giù" e mi è stato detto che si può fare in casa. Ho espresso la mia perplessità in vari social network:
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Edit: che poi non era mica latte di mandorla, ma sciroppo di latte di mandorla.
Era stata, quella, l'ultima delle tappe intermedie nel nostro lungo itinerario di avvicinamento a Lu Capu, estremità meridionale del Salento. Una sosta ristoratrice decisa sul momento, concordata telefonicamente on the road e guadagnata orgogliosamente senza ausilio di navigatori né di cartine. La contentezza di aver trovato il luogo si contornava di apprezzamenti estetici per l'inattesa bellezza del piccolo centro storico percorso a basso regime seguendo la nostra ospite che in bicicletta era venuta ad accoglierci alle porte del paese per condurci attraverso un labirinto di strade, viuzze e sensi unici.
Da lì in poi, ne volemmo gustare ogni giorno.
Ieri l'altro mi rammaricavo per essermi dimenticato di acquistare una bottiglia di latte di mandorla "di giù" e mi è stato detto che si può fare in casa. Ho espresso la mia perplessità in vari social network:
* Mi dicono che il latte di mandorla si può fare in casa, ma io le mandorle non so come mungerle.e da friendfeed e da facebook mi hanno risposto con varie battute e soluzioni, tra cui la seguente ricetta di Elena Barusco:
LATTE DI MANDORLEPer i più pigri, Pryntyl segnala l'esistenza di un aggeggio da meno di cinquanta euro per spremere la frutta secca.
Ingredienti:
150 gr. di mandorle
1 bicchiere d’acqua
Facoltativa una quantità di zucchero in rapporto di un terzo del peso delle mandorle.
Sbollentate le mandorle in acqua bollente per circa 5 minuti, quindi eliminate la pellicina che le riveste strofinandole tra le dita, raccoglietele in una bacinella, asciugatele con cura e pestatele nel mortaio o rendetele in poltiglia con il minipimer. Raccogliete la pasta ottenuta in una terrina, con lo zucchero se volete aggiungerlo, e lasciate in infusione per sei ore con il bicchiere d’acqua. Filtrate il liquido ottenuto, trasferite la poltiglia in una garza e strizzatela raccogliendo il latte e unendolo a quello filtrato, quindi immergete di nuovo il fagottino nel suo latte e ripetete l’operazione un paio di volte, prima di eliminare la polpa. Versate il liquido in una bottiglia con il tappo e conservate in frigorifero. Per servirlo come bevanda potrete allungarlo al momento con acqua fredda a piacere.
Il trito di mandorle che vi rimane potrete utilizzarlo per un impasto per dolci o per preparare il gelato.
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Edit: che poi non era mica latte di mandorla, ma sciroppo di latte di mandorla.
06 agosto 2013
Tempo di lavatrici
"Mej un andà che cent andèmm" significa tra l'altro che il fare conta più del dire. Il che, per chi crede nelle parole, pone un dilemma: raccontare il da farsi anziché sbrigarsi a farlo è un rischio che si può correre senza mettere a repentaglio tutto l'aspetto organizzativo? Vero è che alcune descrizioni paiono inutili e che si fa prima a fare che a dire, però il pizzico di autocompiacimento che giunge dall'attestazione verbale può fungere da incentivo o da carburante per l'alacrità. È il senso ultimo delle "to do list", traduzione esatta di agenda, la cui utilità non è solo come promemoria, bensì come certificazione di piccoli progressi compiuti. Ora, comunque, è tempo di lavatrici, mentre già incalzano le incombenze previste insieme a quelle rimandate e a qualche altra novità, ma è tutta roba da fare più che da descrivere, per il momento.
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Per la citazione in dialetto, sono debitore della nonna brianzola della mezza salentina Laura.
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Per la citazione in dialetto, sono debitore della nonna brianzola della mezza salentina Laura.
29 luglio 2013
Commiato
"Non ho la macchina fotografica, ma ho colto un'inquadratura migliore delle tue" era stato effettivamente un approccio strano, tale da giustificare la perplessità espressa da quegli occhi verdi. "Parli italiano?" "Sì, certo". Allora le ripeté la frase, specificando: "Perché nella mia inquadratura" disse mimando il gesto, "c'eri anche tu". L'aveva osservata stando in piedi ad asciugarsi su uno scoglio discosto, ai lati di una spiaggetta tranquilla, dove quella snellezza bionda era giunta come un'apparizione solitaria e con incedere leggero si era messa a scattare foto tutto intorno prima di immergersi. Non seppe dire se in lei ci fosse veramente qualcosa d'irresistibile fino al momento in cui notò le fossette lombari; allora capì che avrebbe voluto ritrarla e che lo avrebbe fatto, con lo sguardo e con le parole. Infine, memore del rammarico di Adso da Melk, decise di presentarsi e di chiederle il nome, anche solo per poter associare quella visione a tale Silvia, col suo sorriso lieve e divertito dai complimenti inattesi e dall'ultimo bagno della vacanza prima di ripartire per Padova.
Grotte
Dentro e fuori, come in un utero fatto di mare. Dentro e fuori, come una rinascita. Un momento più ludico rispetto alle tecniche del rebirthing e forse più vicino al vero, considerata la preponderanza dell'elemento liquido.
Un dentro e fuori cominciato l'altro giorno alla "grotta del drago", che merita il nome grazie alla conformazione dell'imboccatura e soprattutto del fondo, con una grossa ugola calcarea a calare dall'alto proprio prima dell'ultimo anfratto, che verso il tramonto un raggio tinge di rosso. Dopo la sosta sulla minuscola spiaggetta nella gola del mostro, uscendo, gli occhialini permettevano di apprezzare come una prelibatezza il turchese delle acque retroilluminate dal giorno.
Ieri, dapprima mi sono tolto la soddisfazione di un tuffo da uno sperone di circa sei metri (un bel traguardo, considerate le mie vertigini), poi abbiamo preso a esplorare una serie di grotte comunicanti, godendo anche del brivido di un passaggio al buio il cui superamento ha fatto esultare d'euforia perfino la compassata Cajuina. Per gli standard d'entusiasmo miei e di Lorenzo, invece, praticamente a ogni bracciata sarebbe fuoriuscita l'esclamazione "Uau, cheffigata!" se la bocca non fosse stata quasi sempre in acqua. Un'acqua limpida e multicolore quasi quanto le pareti ornate di corallo viola e di rocce variopinte.
Ennesima meraviglia di questa vacanza che vorrei raccontare più diffusamente, se il wi-fi del Bambù Café fosse più vicino a casa e se il mare non mi richiamasse con tanta forza, troppa per resistervi a lungo.
Un dentro e fuori cominciato l'altro giorno alla "grotta del drago", che merita il nome grazie alla conformazione dell'imboccatura e soprattutto del fondo, con una grossa ugola calcarea a calare dall'alto proprio prima dell'ultimo anfratto, che verso il tramonto un raggio tinge di rosso. Dopo la sosta sulla minuscola spiaggetta nella gola del mostro, uscendo, gli occhialini permettevano di apprezzare come una prelibatezza il turchese delle acque retroilluminate dal giorno.
Ieri, dapprima mi sono tolto la soddisfazione di un tuffo da uno sperone di circa sei metri (un bel traguardo, considerate le mie vertigini), poi abbiamo preso a esplorare una serie di grotte comunicanti, godendo anche del brivido di un passaggio al buio il cui superamento ha fatto esultare d'euforia perfino la compassata Cajuina. Per gli standard d'entusiasmo miei e di Lorenzo, invece, praticamente a ogni bracciata sarebbe fuoriuscita l'esclamazione "Uau, cheffigata!" se la bocca non fosse stata quasi sempre in acqua. Un'acqua limpida e multicolore quasi quanto le pareti ornate di corallo viola e di rocce variopinte.
Ennesima meraviglia di questa vacanza che vorrei raccontare più diffusamente, se il wi-fi del Bambù Café fosse più vicino a casa e se il mare non mi richiamasse con tanta forza, troppa per resistervi a lungo.
27 luglio 2013
Routine
Si dice che la routine ammazzi il piacere, ma credo si possano configurare delle eccezioni. Una è senz'altro quella di alzarsi dal letto al mattino, camminare per un centinaio di metri e farsi una nuotatina in acque limpide; quindi, dopo una sosta al sole, il tempo di asciugare la pelle e riempire gli occhi di colore, tornare a casa per la prima colazione, a spalmare il pane di marmellata e compiacimento.
26 luglio 2013
Jump!
Soffro di vertigini, l'ho dichiarato piú volte. Vertigini, o forse è semplicemente paura. Paura di dove può farmi sprofondare lo sguardo che non trova appoggio, nel vuoto che si apposta pronto a inghiottirmi rubandomi l'equilibrio e la presa. Così, più o meno, mi sento quando mi sporgo da un balcone, da una terrazza, naturale o artificiale, da una finestra o un finestrino aperti sullo strapiombo. Il punto critico non è il guardare, quanto lo sporgersi, anche quello altrui qualora si tratti di persone care. Il punto critico si fa annunciare dalle mani sudate e da un lieve accenno di altri piccoli sintomi.
Prima di sera si andrà alle grotte che si aprono su questo tratto di costa ionica, tra Torre Vado e Leuca, e ci si tufferà. Sarò della partita, ma ho già espresso l'intenzione di limitarmi a tuffetti, perché la vertigine mi blocca.
Il blocco, però, perlomeno fino a circa tre metri lo riesco a forzare, come ho fatto l'altro ieri a San Gregorio, quando a turno ci siamo tuffati tutti quanti, compresi i miei figli e quelli della mia ospite Laura, smettendo solo al momento di contemplare il tramonto: rivolti gli sguardi all'orizzonte, abbiamo visto nell'ordine un magnifico disco arancione, un occhio di drago e infine il sole alla coque.
Prima di sera si andrà alle grotte che si aprono su questo tratto di costa ionica, tra Torre Vado e Leuca, e ci si tufferà. Sarò della partita, ma ho già espresso l'intenzione di limitarmi a tuffetti, perché la vertigine mi blocca.
Il blocco, però, perlomeno fino a circa tre metri lo riesco a forzare, come ho fatto l'altro ieri a San Gregorio, quando a turno ci siamo tuffati tutti quanti, compresi i miei figli e quelli della mia ospite Laura, smettendo solo al momento di contemplare il tramonto: rivolti gli sguardi all'orizzonte, abbiamo visto nell'ordine un magnifico disco arancione, un occhio di drago e infine il sole alla coque.
21 luglio 2013
Da Alexandros
Rivolto a levante mi sento, qui a Bari, dove mentre leggo il greco Petros Markaris, sorseggio la Zivana (o Zivania) cipriota, come bicchiere della staffa, prima di inoltrarmi più a sud e forse più a est.
18 luglio 2013
17 luglio 2013
Vacci
Non si dovrebbero consigliare serate alle quali non si ha intenzione di partecipare, ma dato che in questo caso la mia mancata partecipazione sarà dovuta soltanto ad altri impegni belli quanto improrogabili (vacanza coi miei figli), faccio un'eccezione e ti consiglio di non perderti, domani sera giovedì 18 luglio 2013, la Milonga Solidale con musica dal vivo allo Spazio A di Sesto San Giovanni.
Presensazione
Sento la brezza e mi s'anticipa la sensazione di quando saprà di mare. Strano, non ho mai la smania di partire né di arrivare, né stavolta faccio eccezione, però intanto questa brezza un po' sa. Sarà anche per aver appena letto, fortunato caso, un'ondata di parole in blue, ma più che altro è un fatto di apertura sensoriale, o un senso di vigilia.
16 luglio 2013
15 luglio 2013
Avvertimento
Attenzione: sono in grado di uccidere esseri viventi a mani nude. L'ho fatto anche poco fa.
Niente, ti avverto, per la tua incolumità. Prova ad avvicinarti e muori.
Non so poi se tu sai leggere, zanzara, ma io te l'ho detto.
Niente, ti avverto, per la tua incolumità. Prova ad avvicinarti e muori.
Non so poi se tu sai leggere, zanzara, ma io te l'ho detto.
La va a pochi
Nella preparazione dei bagagli sono ancora indietro, eufemismo per dire che sono a zero, ma so già che insieme ai sandali e ai costumi da bagno, quest'anno porterò anche le scarpe da tango, perché Salento non è solo pizzica, mi dicono.
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Nota: il titolo è roba di naja, quando non si vede l'ora che finisca, ma l'ho messo perché mi diverte e non perché abbia fretta di partire. In effetti, con le partenze ho un rapporto particolare...
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Nota: il titolo è roba di naja, quando non si vede l'ora che finisca, ma l'ho messo perché mi diverte e non perché abbia fretta di partire. In effetti, con le partenze ho un rapporto particolare...
14 luglio 2013
Quatorze Juillet
Un passo, anche un solo passo; nella solita direzione o scartando, in avanti indietro di lato, un passo, almeno un passo va fatto. Quella cosa da dire, quella sulla punta dei pensieri, verbalizzazione difficile nella corsa a ostacoli del cervello lavato, quella cosa, anche solo una, va detta.
Districarsi dall'annaspare, liberarsi dal replicare, prender fiato e subito andare. Darsi una disciplina o infrangere una regola, recuperare il sonno o valicarne la soglia, essere e fare o essere e fare. Aspettare senza esitare, vigilare senza temere, recuperare il futuro.
Nelle proprie scarpe a piedi scalzi, nudi dentro i vestiti, pelle votata al vento nel tempo fuori dal tempo. Un tuffo nel sé per nuotare il mondo. Ora. Tu.
Di'. Accarezza. Telefona. Balza. Veglia. Sciogli. Parla. Corri. Sogna. Cammina. Scrivi. Apri. Sorgi. Ama. Saluta. Respira. Ora. Tu.
Le rivoluzioni altrui non si contano valide.
Districarsi dall'annaspare, liberarsi dal replicare, prender fiato e subito andare. Darsi una disciplina o infrangere una regola, recuperare il sonno o valicarne la soglia, essere e fare o essere e fare. Aspettare senza esitare, vigilare senza temere, recuperare il futuro.
Nelle proprie scarpe a piedi scalzi, nudi dentro i vestiti, pelle votata al vento nel tempo fuori dal tempo. Un tuffo nel sé per nuotare il mondo. Ora. Tu.
Di'. Accarezza. Telefona. Balza. Veglia. Sciogli. Parla. Corri. Sogna. Cammina. Scrivi. Apri. Sorgi. Ama. Saluta. Respira. Ora. Tu.
Le rivoluzioni altrui non si contano valide.
12 luglio 2013
Modalità
Per quanto preziosa sia la tua borsa di marca, l'occhio seguirà invece i tuoi singoli gesti. Per quanto belle siano le tue scarpe, sarà semmai il tuo incedere a catturarmi. Per quanto esclusiva sia l'edizione effimera del tuo rossetto, non varrà mai quanto il tuo sorriso. Per quanto carina sia la tua camicia da notte, son le tue cosce che vorrò accarezzare. Fai pure shopping, ma non dimenticarti di indossare te stessa prima di tutto.
11 luglio 2013
Rombi
Si alzò per andare a pisciare e sentì il rombo dell'aereo, vicino, tanto da far tremare i muri. Poi, lo schianto, e i muri, giù.
Si alzò per andare a pisciare e piazzatosi davanti al cesso con la mano destra poggiata su una piastrella di fronte agli occhi semichiusi e l'altra in basso ad assicurarsi di centrare il buco, pensò che forse stava sognando. No, stavi sognando prima, gli disse una voce nella testa. Cioè lui pensò che fosse nella testa, ma in realtà risuonava dentro e fuori, come da un altoparlante non localizzabile.
Si alzò per andare a pisciare e sentì un rombo che gli parve conosciuto, vicino, tanto da farlo barcollare. O forse era il sonno. Sonno arretrato, sonno persistente, sonno da sogno profondo. Poggiò l'unica mano su una piastrella di fronte agli occhi semichiusi e gli parve che il rombo nel frattempo si fosse dileguato. L'abbiamo scampata bella, si disse.
Si alzò per andare a pisciare e piazzatosi davanti al cesso con la mano destra poggiata su una piastrella di fronte agli occhi semichiusi e l'altra in basso ad assicurarsi di centrare il buco, pensò che forse stava sognando. No, stavi sognando prima, gli disse una voce nella testa. Cioè lui pensò che fosse nella testa, ma in realtà risuonava dentro e fuori, come da un altoparlante non localizzabile.
Si alzò per andare a pisciare e sentì un rombo che gli parve conosciuto, vicino, tanto da farlo barcollare. O forse era il sonno. Sonno arretrato, sonno persistente, sonno da sogno profondo. Poggiò l'unica mano su una piastrella di fronte agli occhi semichiusi e gli parve che il rombo nel frattempo si fosse dileguato. L'abbiamo scampata bella, si disse.
09 luglio 2013
Album completo
The Queen Is Dead. Quell'album degli Smiths ha per me il potere di rievocare tutta la forza dell'impeto del vivere. Sì, è come se richiamasse un fiume in piena, destinato a traboccare oltre le chiuse del tempo.
Avevo un walkman bello, me l'avevano regalato non so più se per il compleanno, la laurea o la partenza per il servizio militare. Erano settimane intense, giorni in cui tutto succedeva insieme, giorni e notti in cui si dormiva poco e si vedeva spesso l'alba dall'altro lato delle ore.
Un walkman, lo dico per i più giovani, era un aggeggio portatile per ascoltare le cassette musicali in cuffia. Un po' più ingombrante di un lettore mp3, ma le frequenze dei brani probabilmente venivano tagliate un po' meno, sebbene non arrivassero al livello di fedeltà dell'ascolto da vinile.
Quel walkman me l'ero portato in caserma a Bolzano (non ricordo invece di averlo mai utilizzato a Merano durante il C.A.R., il corso addestramento reclute che durò qualche settimana) e la sera in branda lo accendevo sempre prima di mettermi a dormire.
Tra gli ascolti preferiti c'era proprio questo ellepì, LP come Long Playing anche se in realtà dura poco più di trentasette minuti, riversato su cassetta per comodità. Il volume di ascolto era alto, tanto da farmi prendere qualche richiamo dai commilitoni maggiormente orientati al sonno, ma non vedevo alternativa, tanto mi pareva irresistibile.
Ebbene, dopo tanti anni (tanti, dal 1988 a oggi) ancora non mi ha stufato e ancora, se mi fermo ad ascoltarlo, scatena forze che non pertengono a un solo ambito, che non si limitano all'apprezzamento strettamente musicale né a quello di eventuali evocazioni nostalgiche. Sono forze che turbinano attorno e dentro all'essere come un doppio vortice costituito da una sorta di gioia vorace, paragonabile a certi bacimorsi dati e ricevuti in contesti più che appassionati, e da una sottile venatura malinconica, lama capace di aprire i boccaporti interiori facendo inondare il cuore di mari salati.
08 luglio 2013
Deficienza d'efficienza
Laddove si evidenzia la necessità di ridurre il lasso di tempo tra il momento in cui ci si mette al computer e quello in cui si inizia a lavorare sul serio.
07 luglio 2013
Minuti e minuzie
Più minuti, più sms, meno soldi. Uffa, no, grazie.
C'è chi la chiama fedeltà, invece tante volte non si cambia operatore telefonico solo per pigrizia. Per pigrizia, anche a fronte di offerte migliori, si rimane con chi si sta. Il che, se ci si trova bene come si sta, è giusto, perché alla fine non sarà un piccolo risparmio a valere lo sbattimento. In caso contrario, non cambiare sembra un po' da pirla.
Minuti, sms. Minuzie, forse, oppure messaggi. Dipende da come la si interpreta.
C'è chi la chiama fedeltà, invece tante volte non si cambia operatore telefonico solo per pigrizia. Per pigrizia, anche a fronte di offerte migliori, si rimane con chi si sta. Il che, se ci si trova bene come si sta, è giusto, perché alla fine non sarà un piccolo risparmio a valere lo sbattimento. In caso contrario, non cambiare sembra un po' da pirla.
Minuti, sms. Minuzie, forse, oppure messaggi. Dipende da come la si interpreta.
06 luglio 2013
Tiriamocela
A programmer’s wife tells him: “Run to the store and pick up a loaf of bread. If they have eggs, get a dozen.” The programmer comes home with 12 loaves of bread.
(dall'Independent, che riprende una serie di commenti apparsi su Reddit a proposito di "barzellette intellettuali")
Te la traduco:
La moglie di un programmatore gli dice: “Fai un salto al minimarket e prendi una pagnotta. Se vendono uova, prendine una dozzina.” Il programmatore torna a casa con 12 pagnotte.
--
Ce ne sono di ogni genere in quella pagina di Reddit. Questa, per esempio, fa riferimento ai frattali e mi piace un bel po':
Q: What does the "B" in Benoit B. Mandelbrot stand for?
A: Benoit B. Mandelbrot.
D: Che cosa significa la "B." di Benoit B. Mandelbrot?
R: Benoit B. Mandelbrot.
(dall'Independent, che riprende una serie di commenti apparsi su Reddit a proposito di "barzellette intellettuali")
Te la traduco:
La moglie di un programmatore gli dice: “Fai un salto al minimarket e prendi una pagnotta. Se vendono uova, prendine una dozzina.” Il programmatore torna a casa con 12 pagnotte.
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Ce ne sono di ogni genere in quella pagina di Reddit. Questa, per esempio, fa riferimento ai frattali e mi piace un bel po':
Q: What does the "B" in Benoit B. Mandelbrot stand for?
A: Benoit B. Mandelbrot.
D: Che cosa significa la "B." di Benoit B. Mandelbrot?
R: Benoit B. Mandelbrot.
XI
...a proposito di auguri mancati, non li ho fatti nemmeno al blog, che ieri ha compiuto undici anni.
05 luglio 2013
Intermittenze
Spesso mi picco di ricordare i compleanni altrui, ma farei meglio a smetterla: sarà l'hard disk troppo pieno, saranno le distrazioni che si moltiplicano, sarà anche l'età, sta di fatto che ormai capita con una certa frequenza di arrivare a pensarci in ritardo (ovviamente se è Facebook a fare da promemoria non vale) e dover così rinunciare al rituale di far gli auguri nel giorno giusto, che ritengo di buon gradimento anche quando è semplicemente un modo per dire: "Ehi, mi ricordo di te, so che esisti nello stesso mio mondo e lasso temporale, buona vita!"
Intanto, mi viene in mente che oggi è anche il compleanno di Mitì: auguri!
Intanto, mi viene in mente che oggi è anche il compleanno di Mitì: auguri!
04 luglio 2013
Un'eccezione
Di solito preferisco parlare di quel che mi piace e ignorare il resto. Invece stavolta lo dico, a Vito War che sta trasmettendo da RadioPop: tanto è bello l'amatissimo pezzo di Ray Charles che hai messo su (I Got A Woman), quanto fa cagare il remix che lo ha seguito. Punto.
Due o tre gusti
Non sono certo una cosa che associo all'estate, i gelati, perché io i gelati li mangio sempre e a qualsiasi temperatura. Ne sono goloso, talvolta smodatamente, ma faccio il possibile per far prevalere la qualità sulla quantità.
Ultimamente mi hanno deliziato in modo particolare quelli dell'Albero dei gelati a Seregno e di misciolgo in Bovisa. Queste ultime sere, invece, ho ripetutamente assaporato il gusto "gelsi rossi" (in abbinamento a panna e poi a vaniglia) della gelateria Naturale, che da San Vittore Olona ha portato anche quest'anno le sue prelibatezze al Carroponte di Sesto San Giovanni.
È già in programma una degustazione esplorativa con la mia amica Annalisa, anche lei come me ovviamente "golosa per motivi culturali", alla sua prossima incursione da queste parti direttamente da Londra, con la sana idea di addolcire chiacchiere e risate.
Ultimamente mi hanno deliziato in modo particolare quelli dell'Albero dei gelati a Seregno e di misciolgo in Bovisa. Queste ultime sere, invece, ho ripetutamente assaporato il gusto "gelsi rossi" (in abbinamento a panna e poi a vaniglia) della gelateria Naturale, che da San Vittore Olona ha portato anche quest'anno le sue prelibatezze al Carroponte di Sesto San Giovanni.
È già in programma una degustazione esplorativa con la mia amica Annalisa, anche lei come me ovviamente "golosa per motivi culturali", alla sua prossima incursione da queste parti direttamente da Londra, con la sana idea di addolcire chiacchiere e risate.
01 luglio 2013
Quando il primo cade di lunedì
- Hai visto com'è iniziato preciso luglio quest'anno?
- Con il primo?
- Ma no: di lunedì!
- Ah, certo, sì.
- ...
- E allora?
- E allora niente, è che mi dà un senso di bell'inizio, con tutte le sue cosine a posto...
- Di lunedì.
- Dai, non inizierai a menarla con la storia del lunedì giorno peggiore e balle varie.
- Ma no, ma no, cosa dici! Lunedì è... è semplicemente un giorno come gli altri.
- Ecco.
- Il primo della settimana.
- Giusto.
- Quello che solitamente si dedica agli inizi...
- E difatti inizia il mese!
- ...specialmente riguardo ai buoni propositi.
- Uh?
- Tipo... le diete. No?
- Ehm...
- Con il primo?
- Ma no: di lunedì!
- Ah, certo, sì.
- ...
- E allora?
- E allora niente, è che mi dà un senso di bell'inizio, con tutte le sue cosine a posto...
- Di lunedì.
- Dai, non inizierai a menarla con la storia del lunedì giorno peggiore e balle varie.
- Ma no, ma no, cosa dici! Lunedì è... è semplicemente un giorno come gli altri.
- Ecco.
- Il primo della settimana.
- Giusto.
- Quello che solitamente si dedica agli inizi...
- E difatti inizia il mese!
- ...specialmente riguardo ai buoni propositi.
- Uh?
- Tipo... le diete. No?
- Ehm...
30 giugno 2013
Sa lento
A me sembra di essere in largo anticipo a programmare le vacanze diverse settimane prima che inizino, ma effettivamente un pochino di preavviso agli amici che si andranno a trovare lungo la dorsale adriatica ci vuole. Lungo la dorsale intera, fino alla punta estrema. Per i dettagli, si vedrà, non esageriamo con l'anticipo.
Un pezzo da metter su
Mentre sparecchiavamo, la Caju s'è impossessata di YouTube per mettere su un pezzo. Le ho intimato di non sceglierne uno che mi ammazzasse le orecchie e subito, intimamente, mi sono assimilato alle generazioni precedenti, ricordando le volte in cui si lagnavano delle nostre scelte musicali troppo rumorose.
Poi, girandomi verso lo schermo, le ho chiesto di mettere prima quella lì che compariva in cima alla lista dei video. "Prima di cosa?" mi ha apostrofato stizzita. "Prima di quella che volevi mettere tu" ho risposto. "Ma io volevo mettere questa!"
E così ci siamo trovati perfettamente d'accordo su Ben Harper e la sua Diamonds On The Inside.
Poi, girandomi verso lo schermo, le ho chiesto di mettere prima quella lì che compariva in cima alla lista dei video. "Prima di cosa?" mi ha apostrofato stizzita. "Prima di quella che volevi mettere tu" ho risposto. "Ma io volevo mettere questa!"
E così ci siamo trovati perfettamente d'accordo su Ben Harper e la sua Diamonds On The Inside.
Modi e tempi
Uno dei modi peggiori di vivere è quello di pensare al condizionale anziché all'indicativo. Perdersi l'essenza e la pienezza di quel che si sta facendo per rincorrere quel che non è e che tutt'al più sarebbe, con tutti i se e i ma del caso (o del cazzo, perché certe volte le scuse per non essere o per non fare sono deboli schermi di chissà quali paure o pigrizie, deleterie incrostazioni mentali), sarebbe un po' da pirla.
Tutto ciò premesso: ora, a bocce ferme, dopo una bella giornata di vacanza mordi e fuggi, una bella gioiosa giornata in luoghi ameni, una bella affettuosa giornata con la prole al completo, una naturale giornata d'aria e sole e acqua e verde, ora un pensierino allo stage di milonga al quale non ho partecipato oggi lo faccio, ma sorridendo e confidando di recuperarlo in altra occasione.
Tutto ciò premesso: ora, a bocce ferme, dopo una bella giornata di vacanza mordi e fuggi, una bella gioiosa giornata in luoghi ameni, una bella affettuosa giornata con la prole al completo, una naturale giornata d'aria e sole e acqua e verde, ora un pensierino allo stage di milonga al quale non ho partecipato oggi lo faccio, ma sorridendo e confidando di recuperarlo in altra occasione.
Nitido mattino
Chiedi l'ora al calendario ed è - lo conferma il cielo - luna meno un quarto (in campo azzurro).
29 giugno 2013
Serata qui così
Da una parte c'è una milonga, dall'altra un tango festival, qui nei pressi una festa di piazza e un cinema all'aperto, poco in là un concerto gratis e poi birre e gelati. Uscire uscirò, ma stavolta solo per recuperare la primogenita in orario utile a farle accumulare un congruo numero d'ore di sonno prima della sveglia di domattina, quando partiremo per andare a trovare il tredicenne.
Tutto passa, anche Google Reader
Da tempo è stata annunciata la chiusura dell'aggregatore Google Reader per il 1° luglio 2013. Per un po' ho pensato che me ne sarei fregato, lasciando che le cose svaporassero, poi invece ho posto rimedio iscrivendomi al lettore di feed The Old Reader, anch'esso gratuito, e importando lì l'elenco delle fonti che seguo abitualmente.
Fatti di quella materia là
Nei sogni i tempi si mischiano e si mischiano anche i ruoli e le fattezze. Passare da un sogno proprio a un sogno altrui pare roba da Borges (vedi come al solito "Le rovine circolari") e invece basta ce lo raccontino perché paia verosimile. È quasi come vivere un pezzo di vita in più: esperire un'esperienza tramite parole ascoltate non ha niente di strano per chi già lo fa leggendo storie e romanzi che muovono emozioni.
Poi però, passato lo sfizio, occorrerà rispondere al bisogno di ritornare al proprio alveo animale, psicoemotivo, carnale e di sangue vivo. Si devono coltivare i propri sogni, non necessariamente quelli degli altri.
Poi però, passato lo sfizio, occorrerà rispondere al bisogno di ritornare al proprio alveo animale, psicoemotivo, carnale e di sangue vivo. Si devono coltivare i propri sogni, non necessariamente quelli degli altri.
Scorsi e non vidi
Sentire i botti senza vedere i fuochi artificiali potrebbe essere frustrante, invece sono già contento di sapere che da qualche parte ci siano. Poi dalla finestra del bagno riesco a scorgere qualche bagliore: si tratta di piccola cosa, niente che illumini il cielo, ma il cielo s'illumina da sé e tra i colori del crepuscolo brilla un astro: credo sia Venere.
28 giugno 2013
A matita
Sai come si chiama la voglia di te? Sta scritta in una lettera a due voci, due come i tipi di grafite che vergano fronte retro il foglio piegato in tre. Sta scritta implicitamente e come si chiama non si saprà leggendola. Per saperlo occorrerà aprire le orecchie a un'ora imprevista e ascoltare una voce che dirà Amore umido. Così, senza definizione, senza precisare l'origine e la forma di tale umidità, fluido corporeo più che atmosferico, fluido d'atmosfera d'incanto d'origine incerta o, più probabilmente, mista. Sarà una voglia condita d'assenza e nutrita d'essenza, sarà una voglia che trova in cucina gli aromi e accanto al piano cottura gli umori segreti, secreti durante golosi baci. Sarà una voglia tra parentesi, ma capace di schiudersi petalo dopo petalo dopo petalo tra un sorriso e l'altro per una vita intera fatta d'un momento rubato, la peggissima e meglissima che ci possa essere in una scrittura ama ti ta.
27 giugno 2013
26 giugno 2013
Quasi proverbialmente
Ci vuol pazienza, si dice. Bisogna tenere i piedi ben piantati per terra, si dice.
Pronti: da paziente, sono andato dal medico e mi sono fatto prescrivere un plantare.
Adesso si tratta di abituarsi, sperando che poi i benefici ripaghino i disagi e la spesa.
Pronti: da paziente, sono andato dal medico e mi sono fatto prescrivere un plantare.
Adesso si tratta di abituarsi, sperando che poi i benefici ripaghino i disagi e la spesa.
25 giugno 2013
RX OK
Le formule standard non sono sempre chiare. Nei referti, per esempio: ho dovuto chiedere conferma a un medico del reparto radiologico per tranquillizzarmi sulla diagnosi della radiografia di controllo al torace. Eppure, almeno in teoria, dovrei essere avvezzo alle parole, anche a quelle settoriali, visto il mestiere che svolgo.
Però dimmi tu se non è almeno un po' foriera d'ambiguità la seguente espressione: "Non addensamenti parenchimali a focolaio in atto." Dico: È in atto qualcosa? No, cancelli pure e scriva: Negativo! (che poi, ripenso io, "negativo" per dire "tutto bene" è già un programma di per sé).
Comunque ero già contento che mi avessero consegnato il referto senza penali per il ritardo con il quale m'ero presentato a ritirarlo. E per la giornata di cielo splendido, ma questo l'ho già detto.
Però dimmi tu se non è almeno un po' foriera d'ambiguità la seguente espressione: "Non addensamenti parenchimali a focolaio in atto." Dico: È in atto qualcosa? No, cancelli pure e scriva: Negativo! (che poi, ripenso io, "negativo" per dire "tutto bene" è già un programma di per sé).
Comunque ero già contento che mi avessero consegnato il referto senza penali per il ritardo con il quale m'ero presentato a ritirarlo. E per la giornata di cielo splendido, ma questo l'ho già detto.
Notte e dì
Quel cavolo di coniglio dei giapponesi sulla luna non lo riesco a vedere, però anche ieri sera effettivamente lei era davvero grande, lì poco sopra i palazzi. Poi s'è alzata, forse per non farsi bucare dalle antenne.
Oggi invece il cielo, sontuosamente bello d'un'aria brillante, accompagnava il tragitto facendomi sentire turista tra i finestrini spalancati. Le nuvole poggiavano sull'aria come pesciolini in un acquario, a decorare la profondità dello scenario d'uno spicchio di meraviglia.
Oggi invece il cielo, sontuosamente bello d'un'aria brillante, accompagnava il tragitto facendomi sentire turista tra i finestrini spalancati. Le nuvole poggiavano sull'aria come pesciolini in un acquario, a decorare la profondità dello scenario d'uno spicchio di meraviglia.
24 giugno 2013
Aria di colonia
Il tredicenne si trova a Vacciago, Lago d'Orta. Per il secondo anno di seguito l'ho salutato mentre partiva entusiasta per la colonia (anzi: "Casa vacanza"), dove potrà scatenarsi per due settimane insieme ai suoi amici e a quelli che conoscerà là.
Stamattina ad accompagnare i ragazzi noi papà eravamo in minoranza. Ho percepito qualche ansia di troppo serpeggiare attorno, ma alla fine perfino le mamme più apprensive sembravano convinte della bella necessità di lasciar spiccare un altro piccolo volo ai "cuccioli".
Domenica con la Caju ho in programma di ripetere la gita dell'anno scorso, confidando che per quella giornata il patatino vorrà concederci la sua presenza trascurando per qualche ora i compagni d'avventura.
Stamattina ad accompagnare i ragazzi noi papà eravamo in minoranza. Ho percepito qualche ansia di troppo serpeggiare attorno, ma alla fine perfino le mamme più apprensive sembravano convinte della bella necessità di lasciar spiccare un altro piccolo volo ai "cuccioli".
Domenica con la Caju ho in programma di ripetere la gita dell'anno scorso, confidando che per quella giornata il patatino vorrà concederci la sua presenza trascurando per qualche ora i compagni d'avventura.
23 giugno 2013
Piccole nicchie di bellezza
Tra quelli che considero pregi, esiste la capacità di godersi piccole nicchie di bellezza, in termini di tempo e di spazio. Ciò permette di sentirsi in vacanza, qua e là, anche nei luoghi della vita ordinaria e in qualche momento sottratto alle incombenze o alla routine.
Può bastare anche una passeggiata dietro casa, come una domenica di giugno dai miei genitori. A un certo punto mio padre si è seduto e sulla stessa panca di granito mi sono sdraiato io. Lui canticchiava canzoni napoletane, segno di contenta rilassatezza, io lasciavo andare lo sguardo in su, foglie contro il cielo e un bel pensiero in me. Erano le stesse canzoni che cantava sua madre mentre cucinava, mi ha detto. Bella musica anche nei colori lì intorno, pensavo.
Poi mi viene un "Aahhh!" di paciosa soddisfazione: In fondo, dico, quando vai in vacanza cosa fai? Ti sdrai al sole, ti rilassi, guardi il paesaggio. Ecco, anche qui ora è vacanza.
Può bastare anche una passeggiata dietro casa, come una domenica di giugno dai miei genitori. A un certo punto mio padre si è seduto e sulla stessa panca di granito mi sono sdraiato io. Lui canticchiava canzoni napoletane, segno di contenta rilassatezza, io lasciavo andare lo sguardo in su, foglie contro il cielo e un bel pensiero in me. Erano le stesse canzoni che cantava sua madre mentre cucinava, mi ha detto. Bella musica anche nei colori lì intorno, pensavo.
Poi mi viene un "Aahhh!" di paciosa soddisfazione: In fondo, dico, quando vai in vacanza cosa fai? Ti sdrai al sole, ti rilassi, guardi il paesaggio. Ecco, anche qui ora è vacanza.
22 giugno 2013
Non è per via del chiodo
Ogniqualvolta qualcuno espone un problema, la mente maschile tende istintivamente a cercare di risolverlo.
Se quel qualcuno è una creatura femminile, tuttavia, spesso ha solo bisogno di essere ascoltata.
Questo breve video esemplifica la situazione in modo chiaro e netto, direi.
Se quel qualcuno è una creatura femminile, tuttavia, spesso ha solo bisogno di essere ascoltata.
Questo breve video esemplifica la situazione in modo chiaro e netto, direi.
It's Not About the Nail from Jason Headley on Vimeo.
[segnalato dal prezioso Giavasan]21 giugno 2013
La fattibilità delle piccole cose
È proprio vero che tante volte ci si mette più a mettercisi che a farle, le cose.
Stamattina, per esempio, mi sono deciso a raggiungere l'ASL per trovarmi un medico più vicino a casa e, già che c'ero, per far aggiornare l'indirizzo sulla tessera sanitaria. Rassegnato a una corposa attesa, m'ero portato acqua potabile e un libro, ma il procedimento burocratico è stato svolto in un batter d'occhio e senza un minuto d'indugio.
Nel pomeriggio, dopo un taglio di capelli alla ghiri-ghiri (eseguito da Daniele), ho restituito un paio di libri alla biblioteca (il Pertini) e ho preso in prestito Il fiuto dello squalo, così finalmente leggerò Gianni Solla anche su carta dopo averlo seguito per un decennio sul blog Hotel Messico.
Note di merito a Cinisello Balsamo, e una in più per lo squarcio di cielo dal quale ora fa capolino una luna quasi interamente illuminata.
Stamattina, per esempio, mi sono deciso a raggiungere l'ASL per trovarmi un medico più vicino a casa e, già che c'ero, per far aggiornare l'indirizzo sulla tessera sanitaria. Rassegnato a una corposa attesa, m'ero portato acqua potabile e un libro, ma il procedimento burocratico è stato svolto in un batter d'occhio e senza un minuto d'indugio.
Nel pomeriggio, dopo un taglio di capelli alla ghiri-ghiri (eseguito da Daniele), ho restituito un paio di libri alla biblioteca (il Pertini) e ho preso in prestito Il fiuto dello squalo, così finalmente leggerò Gianni Solla anche su carta dopo averlo seguito per un decennio sul blog Hotel Messico.
Note di merito a Cinisello Balsamo, e una in più per lo squarcio di cielo dal quale ora fa capolino una luna quasi interamente illuminata.
20 giugno 2013
È bene ingraziarsi Ganesh
Qualche sera fa ho assistito a uno spettacolo di danza indiana tradizionale. Non conoscevo minimamente il Bharata Natyam e ringrazio Donatella, amica tanguera ed ex danzatrice in questa difficile e complessa disciplina, per avermi schiuso questo uscio, invitandomi alla serata e fornendomi qualche dritta introduttiva.
Sono capitato bene, perché Sangeeta Isvaran è un'artista straordinaria e padroneggia tutte le abilità espressive, usando corpo, mani, viso e occhi con una tecnica sopraffina che riesce a mettere al servizio del racconto e della poesia terrena e spirituale.
Prima di ciascuna parte del programma, Sangeeta ha spiegato i contenuti del brano sul quale avrebbe danzato, illustrandoci per sommi capi il filo della rappresentazione cui avrebbe dato vita. Dico rappresentazione a buon titolo e definirei lei una "danzattrice" per la capacità di ricreare, per via simbolica ed estetica, scene e situazioni, evocando personaggi e spiriti, dando raffigurazione a sentimenti e stati ineffabili.
Oltre alle tecniche di danza, ha esibito un'espressività facciale d'intensità almeno pari a quella delle migliori dive del cinema muto, riuscendo però a comunicarla in modo rapido e coordinato con il resto dei movimenti, pronta a mutare istantaneamente postura, asse, posizione degli arti e delle dita, direzione e colore dello sguardo, disegno del viso, rapporto con lo spazio visibile e invisibile.
Tutto questo, dipingendo con la musica il canto del vivere, insieme alla coscienza delle sue difficoltà (tra l'altro, Sangeeta è attiva in diverse iniziative legate al disagio sociale). Per quanto possa valere l'opinione di un profano: bravabravissima!
Sono capitato bene, perché Sangeeta Isvaran è un'artista straordinaria e padroneggia tutte le abilità espressive, usando corpo, mani, viso e occhi con una tecnica sopraffina che riesce a mettere al servizio del racconto e della poesia terrena e spirituale.
Prima di ciascuna parte del programma, Sangeeta ha spiegato i contenuti del brano sul quale avrebbe danzato, illustrandoci per sommi capi il filo della rappresentazione cui avrebbe dato vita. Dico rappresentazione a buon titolo e definirei lei una "danzattrice" per la capacità di ricreare, per via simbolica ed estetica, scene e situazioni, evocando personaggi e spiriti, dando raffigurazione a sentimenti e stati ineffabili.
Oltre alle tecniche di danza, ha esibito un'espressività facciale d'intensità almeno pari a quella delle migliori dive del cinema muto, riuscendo però a comunicarla in modo rapido e coordinato con il resto dei movimenti, pronta a mutare istantaneamente postura, asse, posizione degli arti e delle dita, direzione e colore dello sguardo, disegno del viso, rapporto con lo spazio visibile e invisibile.
Tutto questo, dipingendo con la musica il canto del vivere, insieme alla coscienza delle sue difficoltà (tra l'altro, Sangeeta è attiva in diverse iniziative legate al disagio sociale). Per quanto possa valere l'opinione di un profano: bravabravissima!
E riletture
Un libro è un buon libro quando, alla rilettura, si fa riscoprire.
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Questa volta è il turno di Until I Find You di John Irving.
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Questa volta è il turno di Until I Find You di John Irving.
18 giugno 2013
Via di corsa
Prendere appuntamenti per fare le cose insieme ad altri serve a non farsi vincere dalla pigrizia, dal caldo, dall'indolenza... però bisogna staccare la linea! Ciao.
Millelucciole
Sabato sera lo spettacolo è stato offerto dalla natura e l'abbiamo colto grazie alla voglia di farci un'ulteriore passeggiata tardiva nonostante la stanchezza per la lunga giornata. Il merito iniziale è però stato di un sms che pulsava sorrisi, ricordandomi della possibile presenza di lucciole in quei paraggi.
Abbiamo imboccato la salita verso il colle di Sant'Ellero, l'eremita patrono di Galeata, e già dopo qualche decina di metri, al riparo dalle fonti di illuminazione elettrica, si sono palesate le prime mirabili intermittenze. Dapprima le avvistavamo con entusiasmo trattenuto dal timore che si dileguassero, ammirandole sul ciglio della strada e tra i cespugli e gli arbusti, poi le vedevamo attraversarci il cammino a diverse altezze e non abbiamo più calmierato le esclamazioni e l'euforico meravigliarsi dei tre bambini che erano in noi, indipendentemente dal ruolo di padre e di ragazzini adolescenti (in effetti, sono entrambi teenager ormai) e ci siamo anche azzardati a toccarle e a prenderle in mano.
Superato il primo tornante, gli alberi a destra e sinistra rilucevano come decorazioni natalizie e nella buia prospettiva della salita sterrata si moltiplicavano a centinaia se non a migliaia i magici insettini nella stagione degli amori. Eravamo consci della straordinarietà dello spettacolo ed è grazie a ciò che i ragazzi hanno risposto positivamente agli incitamenti, proseguendo nonostante la paura li inducesse a tornare indietro (colpa di qualche suggestione horror da loro evocata per scherzo e poi risultata troppo efficace). Così siamo arrivati quasi a metà del percorso, una metà sufficiente a farci sentire grati per essere lì. A tratti s'intravedevano scorci di cielo stellato tra le chiome ed era un bel vedere, ma per una sera le effimere luci terrestri hanno surclassato quelle del firmamento.
Abbiamo imboccato la salita verso il colle di Sant'Ellero, l'eremita patrono di Galeata, e già dopo qualche decina di metri, al riparo dalle fonti di illuminazione elettrica, si sono palesate le prime mirabili intermittenze. Dapprima le avvistavamo con entusiasmo trattenuto dal timore che si dileguassero, ammirandole sul ciglio della strada e tra i cespugli e gli arbusti, poi le vedevamo attraversarci il cammino a diverse altezze e non abbiamo più calmierato le esclamazioni e l'euforico meravigliarsi dei tre bambini che erano in noi, indipendentemente dal ruolo di padre e di ragazzini adolescenti (in effetti, sono entrambi teenager ormai) e ci siamo anche azzardati a toccarle e a prenderle in mano.
Superato il primo tornante, gli alberi a destra e sinistra rilucevano come decorazioni natalizie e nella buia prospettiva della salita sterrata si moltiplicavano a centinaia se non a migliaia i magici insettini nella stagione degli amori. Eravamo consci della straordinarietà dello spettacolo ed è grazie a ciò che i ragazzi hanno risposto positivamente agli incitamenti, proseguendo nonostante la paura li inducesse a tornare indietro (colpa di qualche suggestione horror da loro evocata per scherzo e poi risultata troppo efficace). Così siamo arrivati quasi a metà del percorso, una metà sufficiente a farci sentire grati per essere lì. A tratti s'intravedevano scorci di cielo stellato tra le chiome ed era un bel vedere, ma per una sera le effimere luci terrestri hanno surclassato quelle del firmamento.
14 giugno 2013
Via con me
Cj ho così una botta di caldo che anticiperei la partenza a stasera pur di tenere aperto il finestrino. Invece ci dormiamo su prima di farci un giretto in Romagna, al paese natìo.
13 giugno 2013
Ballare all'aperto
Stasera ho intenzione di andare al Palatango di Segrate.
C'è di bello che si balla all'aperto, una sensazione che per il tango ho sperimentato ripetutamente l'anno scorso, la maggior parte delle volte proprio al Palatango durante la stagione estiva, quando sotto le stelle appena fuori città la temperatura regalava quel paio di gradi in meno sufficienti a riattivare gli entusiasmi troppo provati dall'afa.
Le altre occasioni sono state la Milonga popular, alla quale di recente ho bissato la partecipazione di un anno fa, godendo della musica e dell'atmosfera prima durante e dopo le tande; e, sempre l'anno scorso, un concerto che tennero sul tetto del centro commerciale di Cinisello Balsamo. Al suono di un'orchestra che si esibiva dal vivo mi capitò di ballare anche a Bolzano, ma quella volta causa il meteo riparammo all'interno del teatro.
Con la musica dal vivo, comunque, ballare è diverso: durata e stile dei pezzi sono meno prevedibili e si amplifica la sensazione d'irripetibilità ch'è già propria del ballo in sé.
In più, ballare all'aperto dà un senso di libertà. Quasi quanto far l'amore su un terrazzo, i corpi nudi riverberanti di luna come le notti d'estate il Talvera.
C'è di bello che si balla all'aperto, una sensazione che per il tango ho sperimentato ripetutamente l'anno scorso, la maggior parte delle volte proprio al Palatango durante la stagione estiva, quando sotto le stelle appena fuori città la temperatura regalava quel paio di gradi in meno sufficienti a riattivare gli entusiasmi troppo provati dall'afa.
Le altre occasioni sono state la Milonga popular, alla quale di recente ho bissato la partecipazione di un anno fa, godendo della musica e dell'atmosfera prima durante e dopo le tande; e, sempre l'anno scorso, un concerto che tennero sul tetto del centro commerciale di Cinisello Balsamo. Al suono di un'orchestra che si esibiva dal vivo mi capitò di ballare anche a Bolzano, ma quella volta causa il meteo riparammo all'interno del teatro.
Con la musica dal vivo, comunque, ballare è diverso: durata e stile dei pezzi sono meno prevedibili e si amplifica la sensazione d'irripetibilità ch'è già propria del ballo in sé.
In più, ballare all'aperto dà un senso di libertà. Quasi quanto far l'amore su un terrazzo, i corpi nudi riverberanti di luna come le notti d'estate il Talvera.
12 giugno 2013
Yāsamīn
Effluvio è una parola che acquista senso, conquistandolo, quando si passa accanto a dei gelsomini in fiore una di queste sere.
La primavera non finisce mai d'inoltrarsi.
La primavera non finisce mai d'inoltrarsi.
11 giugno 2013
Per capi colorati
Lavatrice da svuotare, bacinelle rosse, mollette di legno. Poi, all'improvviso, la voglia l'urgente necessità di stare a torso nudo sul balcone; puoi non guardare se vuoi, ma sentirai, coricandoti, il calore che restituirà il corpo attraverso rinnovati contatti epidermici. Non vedo l'ora che i piedi cerchino l'erba.
08 giugno 2013
Variopinto svaporare
È solo che si era addormentato. Lui, l'omino che girava le pagine dei calendari, stava pisolando da mesi. In assenza della sua opera, i mesi non riuscivano a trascorrere normalmente, le stagioni s'inceppavano, le settimane andavano ripetendosi con sovrapposizioni cronoclimatiche in grado di confondere e ubriacare chiunque.
Anche lui s'era addormentato. Lui, l'omino dal sorriso ostinato, s'era assentato da settimane. In mancanza della sua energia, le settimane non riuscivano a sbrogliarsi e anziché dipanarsi normalmente, le decadi si mischiavano, i giorni confondevano nomi e numeri, sovrapponendo dati e cognizioni fino a stranire tutti quanti.
S'erano addormentati anche i sensi. Non già i cinque corporei, ma gli altri: quello del dovere, quello dell'opportunità, fors'anche quello del ridicolo. Il dovere di girare le pagine, l'opportunità di farlo al momento giusto e la capacità di riderci su anziché farsi ridere dietro. Perdere i sensi ne fu la conseguenza immediata, quasi come un lento svaporare.
Senza sensi su cui contare, la sensazione che tutto fosse senza senso fece capolino. I vapori del sonno inebriavano il sentire, ottundendo il senso del tempo. Il senso della musica, però, vorticando come un soffio azzurrato si estese ad avvolgere carni e spirito, ancora sfarfallanti di baci e di versi colorati, di diversi baci e colori di poesia, tra quelle variopinte rime blu.
Anche lui s'era addormentato. Lui, l'omino dal sorriso ostinato, s'era assentato da settimane. In mancanza della sua energia, le settimane non riuscivano a sbrogliarsi e anziché dipanarsi normalmente, le decadi si mischiavano, i giorni confondevano nomi e numeri, sovrapponendo dati e cognizioni fino a stranire tutti quanti.
S'erano addormentati anche i sensi. Non già i cinque corporei, ma gli altri: quello del dovere, quello dell'opportunità, fors'anche quello del ridicolo. Il dovere di girare le pagine, l'opportunità di farlo al momento giusto e la capacità di riderci su anziché farsi ridere dietro. Perdere i sensi ne fu la conseguenza immediata, quasi come un lento svaporare.
Senza sensi su cui contare, la sensazione che tutto fosse senza senso fece capolino. I vapori del sonno inebriavano il sentire, ottundendo il senso del tempo. Il senso della musica, però, vorticando come un soffio azzurrato si estese ad avvolgere carni e spirito, ancora sfarfallanti di baci e di versi colorati, di diversi baci e colori di poesia, tra quelle variopinte rime blu.
07 giugno 2013
A tavola (non) s'invecchia
L'amore per la convivialità dev'essere un fattore ereditario. Lo sento in me, lo vedo in mio padre, lo ricordo in mio nonno. Altrettanto, va detto, succede o succedeva per la discendenza materna. Questo miscuglio romagnolo-napoletano fa sì che le tavolate per noi di famiglia siano numerose e per cadenza e per partecipazione.
Ieri sera al Torrazzo a festeggiare gli ottantadue di papà Umberto eravamo solo parenti strettissimi: una ventina di persone. D'altronde, con 4 figli e consorti (o ex consorti) già il numero si fa cospicuo, poi c'è il nipotame che ammonta a 7 elementi, come le note, ed è una bella musica.
Dico bella musica e penso però a quella battuta di Woody Allen: "La famiglia Zelig abitava sopra a un bowling, ma erano spesso gli avventori del bowling a protestare per il troppo rumore."
Ieri sera al Torrazzo a festeggiare gli ottantadue di papà Umberto eravamo solo parenti strettissimi: una ventina di persone. D'altronde, con 4 figli e consorti (o ex consorti) già il numero si fa cospicuo, poi c'è il nipotame che ammonta a 7 elementi, come le note, ed è una bella musica.
Dico bella musica e penso però a quella battuta di Woody Allen: "La famiglia Zelig abitava sopra a un bowling, ma erano spesso gli avventori del bowling a protestare per il troppo rumore."
06 giugno 2013
Pazienta!
È inutile che fai, ancora non è arrivata l'estate. L'estate arriva quando per la strada cerchi l'ombra, quando esci senza pensare a portarti un capo di vestiario in più nel caso dovesse rinfrescare, quando brami continuamente acqua e ghiaccioli come un rabdomante irrequieto. L'estate è quando a rotolarsi tra le lenzuola in due si suda a rivoli. L'estate, inoltre, arriva ufficialmente il 21 giugno, quindi è inutile che fai, ancora non è arrivata l'estate.
05 giugno 2013
03 giugno 2013
Meteoora
Ora piove, ma il tempo in questi giorni ha retto: per una bella festa, per una passeggiata, per una milonga popular, di cui dirò.
31 maggio 2013
Musica, studenti!
Stasera si applaudono di nuovo le magliette arancioni dell'orchestra della scuola media (pardon: della "Scuola Secondaria Statale di I Grado") di via Maffucci.
Clicca e ascolta
Voglio farti ascoltare Concrete Clima, una canzone di Boris Savoldelli (con Paolo Fresu alla tromba) che ho sentito grazie a Maurizio Principato (ciao, fra') che l'ha trasmessa da Radio Popolare.
Piccole magie
A proposito di grasse risate, mi rinutrono al ripensarci quelle dell'altra sera, quando ero seduto di fronte al tredicenne al Golfo di Mondello, rosticceria siciliana che merita più di un passaggio (si trova a Milano, in via Murat).
Nel momento in cui il proprietario ha sentito che era il compleanno di Lorenzo, ci ha annunciato che avrebbe mandato al nostro tavolo un "mago" di livello. Il tempo di gustarci una parmigiana, un po' di panelle, un involtino di melanzane e qualche altra sfiziosità prima di chiudere con cannoli e cassatine, ed ecco che arriva Valery, prestigiatore che si trovava nel locale non so se per caso o per accordi loro. Dopo essersi presentato, precisando di essere provvisto soltanto di un mazzo di carte da allenamento, ci ha sciorinato una serie di giochetti meravigliosi, eseguiti con una destrezza agile e invisibile, proponendoci poi analoghi exploit con una moneta da 20 centesimi. Eravamo tutti e quattro (pur da separati, ci riuniamo volentieri in occasioni speciali) contenti ed entusiasti come bambini di fronte ai fuochi d'artificio e grati per quell'inatteso intrattenimento.
Al termine dell'esibizione, è stato Lorenzo a innescare la ridarola: dopo aver preso un po' in giro la Caju che di recente si era maldestramente esibita con piccoli giochi di prestigio in occasione di una grigliata con amici e parenti, si è messo a parodiare la sparizione di oggetti usando un pacchetto di fazzolettini, con effetti che ricordavano un po' i bimbi che si "nascondono" semplicemente coprendosi gli occhi con le mani.
Una cosa bella delle risate è che sono contagiose, l'altra è che hanno solo effetti collaterali positivi: quando te le godi e poi quando te le ricordi. In grado di dipingere momenti di bella semplicità, di semplice bellezza. Sono queste le vere piccole magie.
Nel momento in cui il proprietario ha sentito che era il compleanno di Lorenzo, ci ha annunciato che avrebbe mandato al nostro tavolo un "mago" di livello. Il tempo di gustarci una parmigiana, un po' di panelle, un involtino di melanzane e qualche altra sfiziosità prima di chiudere con cannoli e cassatine, ed ecco che arriva Valery, prestigiatore che si trovava nel locale non so se per caso o per accordi loro. Dopo essersi presentato, precisando di essere provvisto soltanto di un mazzo di carte da allenamento, ci ha sciorinato una serie di giochetti meravigliosi, eseguiti con una destrezza agile e invisibile, proponendoci poi analoghi exploit con una moneta da 20 centesimi. Eravamo tutti e quattro (pur da separati, ci riuniamo volentieri in occasioni speciali) contenti ed entusiasti come bambini di fronte ai fuochi d'artificio e grati per quell'inatteso intrattenimento.
Al termine dell'esibizione, è stato Lorenzo a innescare la ridarola: dopo aver preso un po' in giro la Caju che di recente si era maldestramente esibita con piccoli giochi di prestigio in occasione di una grigliata con amici e parenti, si è messo a parodiare la sparizione di oggetti usando un pacchetto di fazzolettini, con effetti che ricordavano un po' i bimbi che si "nascondono" semplicemente coprendosi gli occhi con le mani.
Una cosa bella delle risate è che sono contagiose, l'altra è che hanno solo effetti collaterali positivi: quando te le godi e poi quando te le ricordi. In grado di dipingere momenti di bella semplicità, di semplice bellezza. Sono queste le vere piccole magie.
29 maggio 2013
Inversione di ruoli
Il maestro Antonio è estroso sia quando balla e si lascia ispirare dalla musica, sia quando insegna e segue le intuizioni del momento. Prestandomi come cavaliere ai primi corsi, più volte mi sono trovato ad affrontare combinazioni di passi o variazioni che non mi aveva insegnato in precedenza. Ieri sera a un certo punto ha detto: "Inversione di ruoli, su, dai." Dopo un momento di esitazione per capire che non stava scherzando, per due tanghi abbiamo provato che cosa significa ballare interpretando il ruolo opposto: difficile, delirante, da incubo, divertente, ma soprattutto utilissimo a capire le difficoltà altrui e a cercare di intuire come appianarle nel momento in cui si torna alla posizione abituale.
Un esercizio del genere sarebbe prezioso anche in altri campi della vita: oltre ovviamente a quello della relazione di coppia, penso alla subordinazione gerarchica in un ufficio o ai ruoli in ambito scolastico, per esempio. Quanto si potrebbe migliorare nei rapporti, nella gestione, nell'insegnamento se si conoscesse meglio l'altro punto di vista, se lo si conoscesse fino a potercisi immedesimare davvero?
Se l'obiettivo immediato è quello di interpretare meglio il proprio ruolo o svolgere il proprio compito in modo ottimale, il fine ultimo è il raggiungimento di una sintonia tale da garantire la bellezza nel ballo (o nei rapporti, nella collaborazione, nell'apprendimento e così via).
Tale sintonia c'è di sicuro tra Antonio e Anna ed è quella che mi ha indotto a definirli meravigliosi nell'esibizione che ci hanno regalato una settimana fa alla festa di fine corsi.
Un esercizio del genere sarebbe prezioso anche in altri campi della vita: oltre ovviamente a quello della relazione di coppia, penso alla subordinazione gerarchica in un ufficio o ai ruoli in ambito scolastico, per esempio. Quanto si potrebbe migliorare nei rapporti, nella gestione, nell'insegnamento se si conoscesse meglio l'altro punto di vista, se lo si conoscesse fino a potercisi immedesimare davvero?
Se l'obiettivo immediato è quello di interpretare meglio il proprio ruolo o svolgere il proprio compito in modo ottimale, il fine ultimo è il raggiungimento di una sintonia tale da garantire la bellezza nel ballo (o nei rapporti, nella collaborazione, nell'apprendimento e così via).
Tale sintonia c'è di sicuro tra Antonio e Anna ed è quella che mi ha indotto a definirli meravigliosi nell'esibizione che ci hanno regalato una settimana fa alla festa di fine corsi.
28 maggio 2013
Col punto esclamativo
Tra i giorni di festa, oggi è uno di quelli segnati sul calendario col punto esclamativo: il compleanno di Lorenzo.
Dopo averlo applaudito domenica al Conservatorio, dove in mattinata si esibivano diverse orchestre di alunni delle scuole medie, oggi andrò a festeggiarlo, quel mio tredicenne sempre più bello.
Sì, certo, prima dovrò assolvere a diversi impegni lavorativi combattendo col sonno arretrato, ma il punto esclamativo rimane.
Dopo averlo applaudito domenica al Conservatorio, dove in mattinata si esibivano diverse orchestre di alunni delle scuole medie, oggi andrò a festeggiarlo, quel mio tredicenne sempre più bello.
Sì, certo, prima dovrò assolvere a diversi impegni lavorativi combattendo col sonno arretrato, ma il punto esclamativo rimane.
27 maggio 2013
La canzone è bella...
...ma il video è ancora più bello della canzone.
Oren Lavie - Her Morning Elegance
Twittererie non strutturate
Una volta mi sfogavo con gli asterischi, ora c'è twitter:
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P.S.: grazie dei numerosi apprezzamenti su tumblr!
C'è così tanta crisi che ci hanno staccato pure il riscaldamento globale.
4:11 PM - 25 Mag 13
Per gli ottici alla moda il lavoro è tutta una montatura.
5:30 PM - 24 Mag 13
Non mettere mai a dieta le grasse risate.
1:33 PM - 23 Mag 13
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P.S.: grazie dei numerosi apprezzamenti su tumblr!
25 maggio 2013
E io rimango sveglio
E non so che giorno è, mi sconvolgo sempre un po'... così cantava Pino Daniele e così mi sento quando prendo la notte per il giorno e sovverto completamente i ritmi pur dovendo adempiere a obblighi e doveri in tempi predeterminati.
Si va avanti a fare, a brigare, a lavorare, ma avendo parzialmente perso la cognizione del calendario e trovandosi straniati o straniti dalla necessità di consultarlo, così come l'orologio, quasi da perfetti estranei. Quando poi il clima non aiuta, lo smarrimento investe addirittura le stagioni.
Un modo un po' scomodo per evocare l'altro lato della medaglia dei viaggi nel tempo, illustrato con diversi accenni anche nel romanzo La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo (The Time Traveler's Wife), quando Henry si ritrova nudo e ignaro della sua posizione spaziotemporale e nell'urgenza di procurarsi di che sopravvivere in ambiente sconosciuto e forse ostile.
Nessuna grande ostilità avvistabile da queste parti, per fortuna, ma presto sarà opportuno far girare nuovamente le sfere diurna e notturna in armonia con la rotazione planetaria, nell'impossibile intento di "mettersi in pari" con il sonno e col da farsi, per poi ricominciare a divertirsi con minori affanni... fino a non sapere più che giorno è.
Si va avanti a fare, a brigare, a lavorare, ma avendo parzialmente perso la cognizione del calendario e trovandosi straniati o straniti dalla necessità di consultarlo, così come l'orologio, quasi da perfetti estranei. Quando poi il clima non aiuta, lo smarrimento investe addirittura le stagioni.
Un modo un po' scomodo per evocare l'altro lato della medaglia dei viaggi nel tempo, illustrato con diversi accenni anche nel romanzo La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo (The Time Traveler's Wife), quando Henry si ritrova nudo e ignaro della sua posizione spaziotemporale e nell'urgenza di procurarsi di che sopravvivere in ambiente sconosciuto e forse ostile.
Nessuna grande ostilità avvistabile da queste parti, per fortuna, ma presto sarà opportuno far girare nuovamente le sfere diurna e notturna in armonia con la rotazione planetaria, nell'impossibile intento di "mettersi in pari" con il sonno e col da farsi, per poi ricominciare a divertirsi con minori affanni... fino a non sapere più che giorno è.
Cittadino non votante
Ho appena avuto conferma dall'ufficio elettorale di Cinisello Balsamo che non potrò votare perché il cambio di residenza è troppo recente e gli elenchi elettorali non sono ancora stati aggiornati.
In bocca al lupo a Siria Trezzi, candidato sindaco del centrosinistra, che avrei sostenuto.
In bocca al lupo a Siria Trezzi, candidato sindaco del centrosinistra, che avrei sostenuto.
22 maggio 2013
Ricordi smarriti e ritrovati
Alla morte di Ray Manzarek sono scaturiti ricordi, stavolta non in me, ma in altre persone, che nella prima metà degli anni ottanta avevano ascoltato le cover che facevamo con gli Ohm Suite Ohm (Luca alla chitarra, Aaron alle tastiere, io alla voce e Giuliano alla batteria). Con quel gruppo post-liceale, pezzi nostri ne realizzammo meno delle dita di una mano: il repertorio era incentrato soprattutto su Doors e Rolling Stones, poi c'erano alcune escursioni, da Jimi Hendrix ai Jefferson Airplane, e puntatine varie, dai Velvet Underground agli U2, oltre a qualche omaggio occasionale, tipo a David Bowie e anche ai Sex Pistols. Sfiziosissimo fu l'inserto dei Talking Heads in Fire di Hendrix.
La bellezza delle memorie condivise è prima di tutto quella di sentire più vero il proprio vissuto, più vivo il proprio passato, poi c'è quel gusto particolare di veder riemergere particolari dimenticati, tipo alcuni concerti che mi hanno rammentato. Sapere che un ricordo alberga non solo nel tuo archivio, ma che altre sue sfaccettature esistono in quelli altrui è bello almeno quanto una pacca amichevole, un abbraccio fraterno o un "cinque" dato a mano aperta con ridente entusiasmo. Talvolta, in ambiti particolari, può essere rinfrancante quanto un adorabile cenno d'intesa, come un saluto con strizzatina d'occhio di chi ha compreso anche i non detti di un discorso.
La bellezza delle memorie condivise è prima di tutto quella di sentire più vero il proprio vissuto, più vivo il proprio passato, poi c'è quel gusto particolare di veder riemergere particolari dimenticati, tipo alcuni concerti che mi hanno rammentato. Sapere che un ricordo alberga non solo nel tuo archivio, ma che altre sue sfaccettature esistono in quelli altrui è bello almeno quanto una pacca amichevole, un abbraccio fraterno o un "cinque" dato a mano aperta con ridente entusiasmo. Talvolta, in ambiti particolari, può essere rinfrancante quanto un adorabile cenno d'intesa, come un saluto con strizzatina d'occhio di chi ha compreso anche i non detti di un discorso.
21 maggio 2013
Fuori dal tempo
Quel che non sapeva era di avere una De Lorean. Da qualche decina di minuti pigiava inconsapevole il pedale e stava rispettando i limiti di velocità per evitare di prendere un'altra di quelle multe capaci di asciugargli il portafoglio per l'importo e i coglioni per il fastidio.
L'andatura regolare in un certo qual modo alimentava la sua impazienza. Voleva arrivare il più presto possibile, anzi avrebbe voluto essere già lì. A pensarci bene, ghignava tra sé e sé, avrebbe voluto essere già lì da anni. In pochi giorni, un po' a sorpresa e quasi all'improvviso, era cresciuta una sorta di urgenza, un anelito di sapore nuovo e di sapere antico. Così ora aveva urgenza di arrivare, ma temeva la multa.
Cominciò l'andirivieni di telefonate. L'auricolare aveva un microfono a penzoloni che faticava a convogliare la sua voce, ancora flebile dopo quel che era capitato. Le conversazioni avevano luogo a fatica ma non vi rinunciava, forse per la necessità di comunicare ad altre persone lo strano traboccare. Fu probabilmente per via di quelle distrazioni che a un certo punto si trovò ad accelerare fino a sentir vibrare la carrozzeria.
Era quasi a tavoletta quando si rese conto che ormai era troppo tardi, o troppo presto. Dove stava andando lo sapeva e non lo sapeva, giacché in un lampo balzò indietro di una trentina d'anni. La scena riportava alla sua mente quel film, quello a cavallo tra paradosso e fantascienza, in bilico tra divertimento e angoscia, in dubbio tra destino e libero arbitrio.
Nel suo caso però non era stato il resto del mondo a scivolare nel passato, bensì la sua persona. Si ritrovò a contatto coi sentimenti acerbi e il candore timido, coi palpitanti entusiasmi e l'ardore incantato della prima adolescenza. Ci si tuffò valicando timori e imbarazzi, propri e altrui, e nuotò e nuotò, felice anche tra le lacrime salate del mare, nuotò fino all'altra riva, nuotò fino ad arenarsi e lì restò a lungo. Lì restò, tra sole e salsedine, un bacio del vento a ricordare l'effimera consistenza di quel balzo incredibilmente vero quanto inatteso, o forse atteso da sempre.
L'andatura regolare in un certo qual modo alimentava la sua impazienza. Voleva arrivare il più presto possibile, anzi avrebbe voluto essere già lì. A pensarci bene, ghignava tra sé e sé, avrebbe voluto essere già lì da anni. In pochi giorni, un po' a sorpresa e quasi all'improvviso, era cresciuta una sorta di urgenza, un anelito di sapore nuovo e di sapere antico. Così ora aveva urgenza di arrivare, ma temeva la multa.
Cominciò l'andirivieni di telefonate. L'auricolare aveva un microfono a penzoloni che faticava a convogliare la sua voce, ancora flebile dopo quel che era capitato. Le conversazioni avevano luogo a fatica ma non vi rinunciava, forse per la necessità di comunicare ad altre persone lo strano traboccare. Fu probabilmente per via di quelle distrazioni che a un certo punto si trovò ad accelerare fino a sentir vibrare la carrozzeria.
Era quasi a tavoletta quando si rese conto che ormai era troppo tardi, o troppo presto. Dove stava andando lo sapeva e non lo sapeva, giacché in un lampo balzò indietro di una trentina d'anni. La scena riportava alla sua mente quel film, quello a cavallo tra paradosso e fantascienza, in bilico tra divertimento e angoscia, in dubbio tra destino e libero arbitrio.
Nel suo caso però non era stato il resto del mondo a scivolare nel passato, bensì la sua persona. Si ritrovò a contatto coi sentimenti acerbi e il candore timido, coi palpitanti entusiasmi e l'ardore incantato della prima adolescenza. Ci si tuffò valicando timori e imbarazzi, propri e altrui, e nuotò e nuotò, felice anche tra le lacrime salate del mare, nuotò fino all'altra riva, nuotò fino ad arenarsi e lì restò a lungo. Lì restò, tra sole e salsedine, un bacio del vento a ricordare l'effimera consistenza di quel balzo incredibilmente vero quanto inatteso, o forse atteso da sempre.
18 maggio 2013
I figli sono pezzi di eterna poesia
Oggi un sorriso in più me lo regala la Caju, che al ritorno da scuola mi chiede di "metter su" (una volta lo facevamo col vinile, ora con youtube) un pezzo di David... Gi... Gilmour? Le chiedo. Sì! Ha fatto una canzone con un sonetto di Shakespeare! Ehehehhe, questa?
Ridacchiando eseguo, quindi le porgo una fotocopia con testo, traduzione e qualche traccia dei miei appunti di studente ai tempi dell'università. Poi ho addirittura approfittato del bonus di attenzione per propinarle l'anticipazione di uno dei temi di Ode to a Grecian Urn, per quando tra un anno o poco più affronterà John Keats.
Ridacchiando eseguo, quindi le porgo una fotocopia con testo, traduzione e qualche traccia dei miei appunti di studente ai tempi dell'università. Poi ho addirittura approfittato del bonus di attenzione per propinarle l'anticipazione di uno dei temi di Ode to a Grecian Urn, per quando tra un anno o poco più affronterà John Keats.
17 maggio 2013
Da Oscar
Parlando di attori con Lorenzo, gli dico che sì, Edward Norton è bravo, ma che De Niro è un mostro, universalmente riconosciuto come uno dei migliori in assoluto. Lui replica che è vero, ma che entrambi non possono competere con Chuck Norris. In effetti, ammetto, l'espressività del sorriso che sfodera sempre a fine puntata è inarrivabile. Scoppiamo a ridere e rido di nuovo quando se ne esce con una definizione che non posso evitare di appuntarmi: "Sì, Chuck Norris ha proprio il sorriso di un ebete che fa finta di capire."
Forse poi s'inarcherà
Quando torna a risplendere il sole con le gocce ancora nell'aria, ci insegnarono da bambini, è tempo di arcobaleni. Sempre li cerco, talvolta li trovo senza cercarli, li trovo una meraviglia da sempre e sempre sarà così. Sarà ed è così perfino quando sono incazzato per questioni d'incomunicabilità, le peggiori per me.
Da qui al momento non vedo arcobaleni, sebbene mi ridano parecchie goccioline dalle foglie di una magnolia che sta qua sotto. Che poi mi ridano o m'irridano non saprei, ma in fondo non importa: me le godo comunque, almeno per un po'.
Da qui al momento non vedo arcobaleni, sebbene mi ridano parecchie goccioline dalle foglie di una magnolia che sta qua sotto. Che poi mi ridano o m'irridano non saprei, ma in fondo non importa: me le godo comunque, almeno per un po'.
Uno squarcio
Anche oggi il mio balcone si è trovato proprio sotto lo squarcio di sole, con nuvole a incombere da entrambe le parti in gradazioni cromatiche via via più minacciose. Ora tuona, come un bussare insistente. Anziché al Macbeth, però, ripenso a "La spada del sole" di Italo Calvino (in Palomar), in cui il protagonista (essenzialmente un punto di vista, che infatti porta il nome di un osservatorio) si sente quasi omaggiato dalla lingua di luce riflessa dal sole sull'acqua in cui nuota, salvo poi rendersi conto che quella spada esisterà anche senza di lui. Poi, di botto, grandina forte. Qui.
16 maggio 2013
Voto per mille
Quando decidi a chi destinare la tua quota dell'otto per mille, non decidi solo dei tuoi pochi o tanti soldi, ma contribuisci a determinare la destinazione della quota totale di 8 x 1000 raccolta dalle tasse di tutti i contribuenti, un importo di circa un miliardo di euro. Qualche informazione in più si trova nel sito occhiopermille.
Per quanto mi riguarda lo assegno sempre ai Valdesi, per la trasparenza della loro linea: non destinano nemmeno un euro a finalità di culto, alla costruzione o alla manutenzione delle chiese o al pagamento degli stipendi dei pastori, a differenza di quanto fa la Chiesa cattolica, checché ne dicano i suoi martellanti spot radiotelevisivi.
Per quanto mi riguarda lo assegno sempre ai Valdesi, per la trasparenza della loro linea: non destinano nemmeno un euro a finalità di culto, alla costruzione o alla manutenzione delle chiese o al pagamento degli stipendi dei pastori, a differenza di quanto fa la Chiesa cattolica, checché ne dicano i suoi martellanti spot radiotelevisivi.
15 maggio 2013
14 maggio 2013
Gioielleria
Passo ore a correggere cataloghi on-line di gioielli, ma quelli che davvero apprezzo non sono fatti principalmente di pietre e metalli. Quelli che mi piacciono sono a base di carbonio e possiedono a loro volta la sensorialità che riescono a stimolare. Sono esemplari unici e indossarli è un'esperienza in divenire ogni volta strabiliante quando l'avere coincide con l'essere.
13 maggio 2013
Tanto quanto un quanto
A un certo punto ci fu come un rallentamento. Se ne avvide grazie alla canzone che stavano trasmettendo alla radio: conoscendone bene il tempo, s'accorse dell'infinitesima discontinuità. La melodia continuava a funzionare, ma i giri erano lievemente indugianti. S'immaginò rimpicciolire fino allo spessore d'un'onda di frequenza ed entrare in quella fenditura per sottrarsi un momento, un istante, un'inezia, alla cronologia. Farlo attraverso la musica avrebbe per così dire garantito la bontà dell'effimera esperienza, quasi rappresentato un'assicurazione sulla possibilità di varcare l'ineffabile soglia anche in senso contrario. Schiudersi ed esplorare quel desiderio fu tutt'uno e così avvenne il passaggio: fu un mulinio d'immagini e sensazioni, un turbinare di evocazioni e ricordi, una congerie di punti di riferimento a far da madeleine in rapida e intensa successione, nel loro variopinto evocare, nella loro innata capacità di suscitare emozionanti picchi di multisensorialità. Quando tornò, avvertiva ancora una carica elettrica pervadere il suo essere, friccicante fino ai polpastrelli: era come l'accensione in serie delle lucine dell'albero di Natale, però ce l'aveva dentro la linfa. Alla fine, nulla era diverso dal solito, ma era cosciente di quel balzo e si ricordò una volta di più che nessuno può toglierti quello che hai ballato.
12 maggio 2013
Inoltre
La primavera inoltrata comprende la gioia della biancheria che si asciuga al sole, un sole che si fa respirare e che lascia respirare. Comprende scenari d'azzurro sontuoso e l'abbaglio di comignoli rilucenti. Comprende di essere a un passo dal "troppobellismo" e forse per questo si arresta e ti fa sostare, finché non indugerai ad ascoltare il vento e la sua voce, sul lenzuolo grande e sulla girandola arancione che vortica con impazienza bambina sul balcone. Finché non riprenderai i passi slegandoti, non ripeterai i passi rinnovandoti e riscoprendo il tuo spirito alto, quello capace di collegare pelle e piacere raggio per raggio (e il pi greco per una volta non c'entra).
11 maggio 2013
Light rain
10 maggio 2013
Viaggetti urbani
Eravamo in metrò seduti uno di fronte all'altro, a volte lo intravedevo soltanto per via degli altri passeggeri, ma mi godevo la sua presenza. Ero assonnato eppure rimanevo sveglio e vigile, come quel giorno al reparto di ostetricia del San Carlo, con lui neonato e io, in arretrato di sonno come poche altre volte, a tenerlo sdraiato sulle mie cosce, percependo lo sguardo preoccupato di un'astante che temeva mi potessi addormentare facendolo cadere. No, impossibile: le mie mani allora, come la volontà oggi, mi tenevano lì dove dovevo essere, dove volevo essere.
Eravamo in metrò seduti uno di fronte all'altro e quando si è liberato un posto sono andato a sedermi accanto a lui. Lì, dopo un po', mi sono concesso un paio di microsonnellini tra una fermata e l'altra. Mi ha svegliato mentre arrivavamo a Cimiano, accennando all'emersione in superficie della metropolitana come cosa degna di nota, il che mi ha reso contento per quanto mi pare buono e giusto apprezzare ogni piccola cosa intorno. Sensazione amplificata poco più tardi, mentre ci accomodavamo in testa al trenino automatico verso il San Raffaele con l'aria e l'autoironico compiacimento di due che salgono su una giostra. Ho riso e sorriso anche intimamente, rivedendo i miei entusiasmi in lui, bellissimo piezz' 'e core.
Eravamo in metrò seduti uno di fronte all'altro e quando si è liberato un posto sono andato a sedermi accanto a lui. Lì, dopo un po', mi sono concesso un paio di microsonnellini tra una fermata e l'altra. Mi ha svegliato mentre arrivavamo a Cimiano, accennando all'emersione in superficie della metropolitana come cosa degna di nota, il che mi ha reso contento per quanto mi pare buono e giusto apprezzare ogni piccola cosa intorno. Sensazione amplificata poco più tardi, mentre ci accomodavamo in testa al trenino automatico verso il San Raffaele con l'aria e l'autoironico compiacimento di due che salgono su una giostra. Ho riso e sorriso anche intimamente, rivedendo i miei entusiasmi in lui, bellissimo piezz' 'e core.
Radiazione tanguera
Ancora tango?! Così mi hanno detto ieri e avranno anche ragione. Io stesso, prima di iniziare, consideravo con stupita sufficienza coloro che lo classificavano tra le proprie priorità, non rinunciandovi facilmente per un qualsiasi altro programma serale. Di certo posso dire di non essermi stufato: dopo la serata di ieri in sala grande allo spazio A, per esempio, mi restano ancora un timbro sull'avambraccio e la voglia di ascoltare la programmazione musicale messa a disposizione sul sito web della Mariposa La2x4.it, dedicata esclusivamente a tango, vals e milonga e ispirata all'omonima radio di Buenos Aires.
09 maggio 2013
Storia, lingua e geografia
La multidisciplinarietà è necessaria perché può aiutare a capire meglio, ma anche o soprattutto perché è più divertente.
Piccola dimostrazione: la cartina d'Europa evidenziata in base a come si dice "cetriolo".

Nella stessa pagina di Strange Maps si trova anche la cartina relativa al lemma "arancia".
Piccola dimostrazione: la cartina d'Europa evidenziata in base a come si dice "cetriolo".
Nella stessa pagina di Strange Maps si trova anche la cartina relativa al lemma "arancia".
08 maggio 2013
Una volta era proprio oggi
Ai semafori dei dintorni i venditori di rose li trovo sempre tranne quella volta che mi servirebbero. Quanto ai negozi, nei momenti in cui potevo essere in giro non erano ancora aperti oppure avevano già chiuso.
La festa della mamma sul calendario è segnata per domenica 12, ma un tempo era l'otto maggio e siccome oggi ero di passaggio a cena dai miei, volevo farle gli auguri. Alla fine ho rubato un fiore da un giardino.
La festa della mamma sul calendario è segnata per domenica 12, ma un tempo era l'otto maggio e siccome oggi ero di passaggio a cena dai miei, volevo farle gli auguri. Alla fine ho rubato un fiore da un giardino.
05 maggio 2013
Alle giostre con la puzza al naso
Devono essersi moltiplicati, non c'è altra spiegazione. Mi riferisco ai baracchini che vendono frittura alle giostre, roba fritta con olio di chissà quale specie, miasma fritto e rifritto che lascia nell'aria un odore di burro rancido invadente e persistente. Devono essersi moltiplicati, dico, perché non avendone un ricordo così spiacevole e marcato nelle esperienze della fanciullezza, non posso accettare di aver trascurato un elemento olfattivo talmente spiccato, né posso credere di averlo semplicemente rimosso dall'archivio della memoria. L'unica spiegazione è che prima, ai tempi che furono, non ce n'erano così tanti in rapporto al numero di attrazioni presenti. A parte questo particolare nauseabondo, oggi è stato divertente far divertire i pargoli, ovvero i miei nipotini più piccoli, con Lorenzo a fare quasi da chaperon, alle giostre di santa Valeria, tradizionale appuntamento seregnese che ha mutato il luogo ma non il periodo rispetto ai tempi che furono, quelli in cui l'impatto visivo non era pressoché soffocato in modo così intenso dalle sgradevolezze olfattive.
04 maggio 2013
Su per giù sarà superfluo
Per non essere costantemente in ritardo su quel che s'ha da fare occorrerebbe procurarsi un sacco per disfarsi del ciarpame, però uno solo non basta, perché bisogna differenziare, e dunque occorrerebbe procurarsi diversi sacchi di diverso colore, qualche sacchetto di carta o scatolone, più dei contenitori biodegradabili, più un'adeguata dose di decisione e coraggio per estendere il più possibile la nozione di ciarpame. A questo punto, iniziare a sfoltire, smaltire, snellire, tranciare, fare spazio per fare luogo al futuro, il futuro immediato, praticamente il presente. E sbrigarsi, anche, perché nel frattempo il presente presenta il nuovo conto di ciò che su per giù sarà superfluo, con altro materiale da vagliare e selezionare prima che sia di nuovo indispensabile sfoltire, smaltire, snellire, tranciare, fare spazio per farsi spazio e darsi tempo, perlomeno quello di un time out.
03 maggio 2013
Bella e possibile
Questa è una maglietta che ho intenzione di procurarmi nei prossimi giorni, sostenendo Radio Popolare con un contributo extra di 20 euro.
02 maggio 2013
La memoria di quel che sarà
C'è film e film. Se un Gosford Park, benché su piccolo schermo, è comunque foriero di pregnanza, un Viaggio sola in visione cinematografica festiva non è certo sufficiente a raddensare sapori che rimangano, perlomeno non quanto Up In The Air (Tra le nuvole) cui qua e là allude.
Resta il fatto che i film non vanno bene per obnubilarsi, né la musica, né il sonno: ciascun passo in tal senso cederebbe ben presto la via allo spleen da Sehnsucht, e sarebbe pronta la malinconia a farla da padrona, poggiando su quel che non è ma sarebbe potuto essere.
Per fortuna c'è anche altro, di bello e di vivo, di pronto o promettente, nella danza degli istanti, nel fluttuare di ciò che, nascosto al primo scorrere, si rivela ai successivi passaggi, come quando si rilegge una poesia dopo averla studiata un po'.
Resta il fatto che i film non vanno bene per obnubilarsi, né la musica, né il sonno: ciascun passo in tal senso cederebbe ben presto la via allo spleen da Sehnsucht, e sarebbe pronta la malinconia a farla da padrona, poggiando su quel che non è ma sarebbe potuto essere.
Per fortuna c'è anche altro, di bello e di vivo, di pronto o promettente, nella danza degli istanti, nel fluttuare di ciò che, nascosto al primo scorrere, si rivela ai successivi passaggi, come quando si rilegge una poesia dopo averla studiata un po'.
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