08 ottobre 2012

Anniversari

Ottottobre è, come tanti altri, anzi, come tutti gli altri, un giorno di compleanni. Ci sono auguri che fa piacere fare e altri che non si possono trasmettere, non al diretto interessato, quantomeno, perché quello gli anni ha smesso di compierli, mannaggia. Però un ricordo ci sta bene, un ricordo condiviso fa star bene, e un ricordo moltiplicato per tante piccole tessere crea un mosaico, si sa.

Il mio di oggi è quello di una zonkerata che si concluse a un concerto ai tempi in cui c'ero anch'io sul palco, in quell'occasione con la Black Sound Machine. Come spesso in altre occasioni e sulla mailing list, Enzo faceva contemporaneamente da collante e catalizzatore, poi tutti quanti ci mettevano un pizzico di magia propria e il risultato era qualcosa in più della semplice somma delle parti.



07 ottobre 2012

Occhi prensili

Il modo di posare lo sguardo sul mondo è importante perché poi il mondo se lo ricorderà, vedrai, quando poserà su di te le sue mani.

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Meglio ancora se al mondo ti va di cantare, magari quella canzone che inizia chiedendo una carezza.

06 ottobre 2012

Rame

Il rame non va in lavastoviglie, così quel coperchio lo passo a mano e dopo averlo pulito mi viene da lucidarne un pezzetto, giusto per mostrare come può rilucere. Lo faccio in modo semplice, con la spugna e il detersivo, senza scomodarmi a tirar fuori aceto e sale grosso.

Aceto e sale grosso sono ingredienti efficaci, lo so perché li usammo un'estate, io e l'altro lavapiatti, al Prà del Gal, un albergo che oggi non esiste nemmeno più, per tirare a lucido un paiolo che era completamente annerito. Ogni giorno, una volta terminato il servizio, dedicavamo qualche minuto all'opera, che nessuno ci aveva richiesto, ma che, non so come, avevamo deciso di intraprendere. Sembrava senza speranza e invece, in capo a poche settimane, il paiolo sembrava nuovo, anzi meglio che nuovo: era lucente e vissuto al tempo stesso.

Il coperchio, comunque, lo passo solo con la spugnetta e il detersivo per piatti, ma intanto che ripenso al vecchio episodio e alla scrittura di questo post, lo passo tutto, non solo un pezzetto. Anche in questo caso, nessuno me l'aveva chiesto, ma è bella la gratuità nel far rilucere le cose, anche quando non si sa se altri occhi se ne accorgeranno.

Non è difficile, basta applicarsi per qualche minuto, meglio se per qualche minuto ogni giorno. Nei casi più ostinati, aceto e sale grosso sono assai efficaci, ma l'ingrediente imprescindibile è la voglia, la capacità di dedicarcisi un pochino tutti i giorni.

Se la vuoi prendere come metafora, non posso darti torto.

05 ottobre 2012

Prospettive

Cambiano le prospettive, cambiano, perché sono le cose a fartele cambiare. Riconosci, mentre ti escono dalla bocca, alcune delle raccomandazioni che ti sentivi propinare da piccolo o da ragazzino; osservi, sogghignando per l'ironia, il ribaltamento di ruoli negli orari da rispettare e far rispettare; ascolti, tra un non detto e un non sentito, i silenziosi sbuffi di noia e le scappatoie di momentaneo obnubilamento; respiri, un po' immaginandole un po' comprendendole, le aspirazioni forse illusorie ma forse no; abbracci con dolcezza anche gli entusiasmi ingenui; consideri con tenerezza, ma forzandoti alla fermezza dei principii, gli sgattaiolamenti illeciti e in ciascuno di quei momenti sei nello stesso momento tu come sei e com'eri, genitore e figlio, guardia e ladro, e nell'essere tu ora sei, insieme, occhio esterno da astrazione serena e pulsione circolatoria da preoccupato coinvolgimento.

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Se invece non sono le cose a cambiartele, cambiale tu, le prospettive, anche solo per provare. Magari senza proprio esagerare, altrimenti (e questa l'avrà pur detta qualche saggio e se no, la dico io) altrimenti fai come chi volendo scavare dentro di sé creò un terribile vuoto interiore.

Poi vedi tu: volendo puoi anche mettere il mondo a testa in giù, purché poi la paura non ti rovini la visione e la visuale.



In questa striscia di xkcd si dice:
- Che cosa stai facendo?
- Mi aggrappo al soffitto di un abisso senza fondo.
- Sei ben strano.
...
- Che c'è?
- Ho guardato giù.
E al passaggio del mouse sul disegno originale, si legge:
"I dropped a bird and I didn't hear it hit bottom."
Ho lasciato cadere un uccello e non l'ho sentito toccare il fondo.

04 ottobre 2012

I cuori squassa

Ho da fare e avrò sonno da recuperare: non so se domani m'addormenterò durante la laringoscopia o mentre il dentista mi starà sistemando un paio di colletti.
Eh, ma se c'è da fare tocca farlo, tocca crescere, a ogni età. Solo, dico, alla vita:
svezzami / e però vezzeggiami

(sull'aria del ritornello di Creola)

03 ottobre 2012

Tripla dedica musicale

A chi partirebbe per un viaggio se potesse montare su una topolino vestita d'amar tanto, ricordando che t'avesse accise non si riferisce alla benzina.

01 ottobre 2012

Del fare e della vita

La salvezza è nel fare, non nel proporsi di fare. Questo vale per tutto, certo, e non vale dire che fare comprende "fare buoni propositi".
Quello là suggerisce di non crogiolarsi nella nostalgia del passato. Ha ragione di sicuro, anche se d'altro canto di sicuro l'oblio impoverirebbe la vita, erodendole spessore. Assottigliarla, la vita, sarebbe cosa buona solo sulla bilancia.
Dare la vita ha il doppio senso del sacrificio e della procreazione; fare la vita è un paradosso, per ogni alienante istante in cui l'io abbandona il sé. Farsi la vita, invece, tornando al salvifico fare, è un impastare che richiede non solo il qui e ora, unico ingrediente a portata di mano, ma anche la pasta madre di ciò che è stato e il lievito di ciò che verrà. Solo che non esistono ricette precise.

30 settembre 2012

29 settembre 2012

Saluti e costumi

In precedenza l'avevo sentita in diversi aneddoti (v. Mitì e Raffa) e apprezzata in una vignetta, oggi invece questa frase l'ho pronunciata davvero: "È che vestita non ti riconoscevo."
Mi è successo dopo il momento di perplessità verificatosi allorquando, mentre gustavo un gelato ai fichi neri e yogurt da Pallini in quel di Seregno, venivo salutato da una vetrina del negozio di fronte. L'agnizione mi è riuscita solo grazie alla prontezza di Roberta nel mimare una nuotata, ricordandomi così le estive delizie sull'isola magica.

28 settembre 2012

Sì come l’onda che fugge e s’appressa

Tra pochissimi giorni, il primo ottobre, chiuderà il sistema di commenti Echo (JS-Kit), che senza chiederci il permesso aveva sostituito Haloscan, ereditando l'intero archivio di alcune migliaia di commenti al blog, dal 2003 in avanti. Ho salvato il file completo in formato XML, ma non so come importarlo in Blogger, né se ciò sia possibile. Quindi esiste la probabilità che tutti quei momenti se ne vadano come pixel nella pioggia, anzi, come bimbi nel limbo, e non nel senso della danza. Sarà un promemoria del fatto che bisogna abituarsi al transeunte.

27 settembre 2012

Oh oh

Volare: nei sogni l'ho fatto parecchie volte, mica volontariamente, anzi, e per fortuna mi svegliavo sempre prima di schiantarmi. Magari una volta o l'altra lo farò anche da sveglio. Per "volare" non intendo volare su un aereo, ma a contatto dell'aria, sia pure con l'ausilio di qualche aggeggio, tipo un parapendio, sempre che non sia una bestemmia.

Volare: nella realtà emotiva l'ho fatto qualche volta, e per fortuna non mi sono schiantato, anzi. Per "volare" non intendo fluttuare su una nuvoletta, ma trovarsi in solitaria, mica volontariamente, a contatto con gli strati più gelidi dell'atmosfera. Là dove il pensiero soffia flussi malinconici troppo struggenti, è d'aiuto vedere tutto come dall'alto, con il sorriso della distanza spaziotemporale. Con il sorriso, perché quando si mettono le cose in prospettiva, sul lungo percorso anche i picchi diventano collinette: non perdono il valore, ma si ridimensionano sull'intera esperienza del vivere.

26 settembre 2012

Pronto?

Ciao, aquilone.
Perché aquilone?
Perché anche se voli in alto, non voglio perdere il filo con te.
:-)
Come stai?
Bene, io sto bene. Tu?
Sì, sì, bene.
...
Non puoi parlare ora?
Insomma...
Allora ci chiacchieriamo un'altra volta.
Sì.
Ciao, ti voglio tanto bene.

25 settembre 2012

Quattro facciate in un clic

Le prime volte che ascoltavo Electric Ladyland ero un quasi sedicenne nella biblioteca civica di Cavalese durante le pause pomeridiane del mio lavoro estivo come lavapiatti. Non ero in grado di capirlo appieno e dunque di apprezzarlo come meritava, questo doppio vinile e doppio capolavoro, ma sentivo che era qualcosa di speciale.
Tornato a Seregno, sotto la puntina Shure del mio Pioneer acquistato in offerta da Buscemi, quei vinili ci finirono tante e tante volte, ma raro era l'ascolto completo del doppio ellepì. Per i più giovani è quasi inconcepibile, ma allora ci si doveva alzare a ogni facciata per girare il disco sul piatto e posizionare il braccio sui solchi iniziali, prima di tornare alla scrivania a studiare con il sottofondo preferito o, molto meglio, rimettersi la cuffia per ascoltare a volume adeguato e riuscire a captare tutti gli effetti stereo, compresi i passaggi da un canale all'altro cui Jimi ci aveva abituati, rendendoci quasi dipendenti anche in questo.
Come dicevo altrove, con la musica a portata di clic si ha inevitabilmente la frammentazione per singole canzoni. Qualche volta però torna la voglia di ascoltare un album per intero, per esempio Electric Ladyland di Jimi Hendrix. Alza le casse e buon clic.

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scritto per SEGNALE ORARIO [Gli Orologi di Everton]

24 settembre 2012

Maddalena

"Tu hai un sorriso che quando si accende pare che splenda il sole."
"Uei, che gentile, ma hai bisogno di qualcosa?"
"Sì: di abbronzarmi."

23 settembre 2012

22 settembre 2012

Una mezza per un attimo

Non è vero che non esistono più le mezze stagioni, è solo che si è troppo distratti per coglierle. Per esempio, da qualche minuto è ufficialmente autunno, ma sono giorni e giorni, e giorni e giorni saranno, che le temperature, i colori e le carezze dell'aria parlano di passaggio, equidistanti tra l'estate e la stagione che la segue. Anche la luce soggiace alla legge dell'equità, ma solo per un istante, tra il dì e la notte. Un "cogli l'attimo" che quasi quasi ricorda la burocratica perentorietà (Dalle otto alle otto) del vecchio sketch di Cinzia Leone.

21 settembre 2012

Sì, viaggiare

Ogni volta che guido su un percorso abituale, mentre viaggio viaggio anche nel tempo: la testa parte da una qualsiasi associazione mentale e va, parte e va, come una navigazione senza meta di link in link e non sono più lì, cioè, sono lì tant'è vero che gli occhi si lasciano dipingere dai colori che vedono, ma non sono più lì perché riempiono la tela di altre immagini e il sentire di sensazioni ricordate o proiettate. Il pianeta in quei momenti scorre sotto le ruote con abilità sufficiente a portarmi in automatico a destinazione, mentre il movimento relativo segue tutt'altri percorsi in uno scenario quadridimensionale che abbraccia e sintetizza uno spicchio di tutto quel che è stato o sarebbe o sarà, di quel che, occhio, frena, gira, ok, puoi ripartire, di nuovo vado e torno. Torno dove posso trovare di che ancorarmi al qui e ora, di che ancorare il qui al là e l'ora al sempre, dove posso perdermi per ritrovarmi. Torno a viaggiare, come fa la memoria emotiva o la fantascienza.

20 settembre 2012

Piace non piace piace non piace

Dice, ma a te piace tutto? No: per esempio, non sopporto l'odore dei cracker masticati, mi fa schifo la puzza di popcorn e ho una repulsione per le barbabietole rosse. L'avversione per i cracker non so da dove venga né quando sia iniziata; i popcorn forse iniziai a detestarli all'epoca in cui l'atrio del cinema Mexico era pervaso dal loro olezzo; quanto alle barbabietole rosse, provai a mangiarle nell'agosto 1983, in un paesino ai piedi dei Pirenei: non mi piacquero, ma riprovai il giorno seguente e fu allora che ritrovandomi alla soglia di un conato mi tolsi ogni dubbio e non ne mangiai mai più. Sarà anche vero che i gusti cambiano, ma non mi sento ancora pronto a riassaggiarle, o meglio non ne ho la voglia né, per fortuna, la necessità.

19 settembre 2012

Per una che va storta una dritta c'è

Oggi a un certo punto mi sono fermato, ho risposto a un sms con una telefonata e ho trovato il tono rassicurante che ci voleva: ho accarezzato di parole una piccola disperazione esagerata, contribuendo a ripristinare la tranquillità. Mi sono stupito della mia reazione pacata e scevra da qualsiasi rimprovero, ma sentivo che in quel momento andava bene così e so che è stata giusta perché ho fatto quel che sentivo. Ho detto di non dispiacersi troppo perché ci sono cose che vanno e vengono e quel che conta è altro, ma ho anche detto di non rassegnarsi e di porre rimedio (sistemando qualcos'altro che apparentemente non c'entrava). Alla fine, ho saputo, tutto è tornato a posto. Sì, mi compiaccio, e ora vado a recuperare qualche ora di sonno fino alle soglie dell'alba.

18 settembre 2012

Mozart, per esempio

Una frase di Andy Dufresne a proposito della musica mi trova concorde, facendomi inoltre pensare che nella vita tutto ciò che conta davvero, sempre, è quel che nessuno può portarti via.

17 settembre 2012

Avvitamenti

Quante vite ci sono in una vita? Tante: guardale come una mise en abîme nelle foto di un decennio fa, le tue e dei tuoi cari. Vite inafferrabili, sfuggenti come tutti gli istanti, prismi da attraversare con inevitabile struggimento, quello da mancanza di tutto tutto insieme. Eppure, intrecciata a quel senso di perdita generale, sta una ricchezza di densità inestimabile, quella di un vissuto fatto e disfatto da gioie più ampie della memoria che le contiene, fulgori diffusi che faticano a comprimersi, arcobaleni infusi nei vasi che li convogliano in circolo. Tutto svapora, è vero, ma in qualche modo ignoto si tatua come verità velata, vaga e indelebile, nell'anticamera dell'oblio: tutto svapora ma è pronto a riaffiorare, come inchiostro simpatico, nel personalissimo museo del sapercom'era e del sempresentire.

16 settembre 2012

Gardaland

Sono abbastanza allenato a prendere il meglio di quel che c'è, riuscendo così quasi sempre, in qualche modo, a godermela. Non ha fatto eccezione questo fine settimana passato in una bolgia esagerata, un luogo carico di promesse che si traducono però in assurde musichette assordanti, una meta che sfoggia attrazioni di prim'ordine per raggiungere le quali però tocca sacrificarsi in attese quasi interminabili, un'enorme macchina mangiasoldi travestita da paese dei balocchi, un'illusione truffaldina tritapazienza. Nonostante i però, comunque, le esperienze vissute tra sabato e domenica sono state degne di essere, anche grazie alla compagnia.

Il primo giorno ho iniziato a consumare una Adrenaline Express con Lorenzo (mentre la Caju ha scelto di aspettare con un gruppo di amici e amiche), sparandoci per due volte le montagne russe, che per me erano quasi un inedito: credo, e non ne sono nemmeno sicuro, di esserci salito in precedenza solo una volta, alle Varesine. Dunque, primo tabù infranto, con il doppio giro della morte replicato in due corse ravvicinate, e grande divertimento. Abbiamo continuato con il Blue Tornado, e in questo caso era la prima volta anche per il mio cucciolo, che nelle occasioni passate era troppo piccolo per salirci. Mentre ascendevamo ripetevo a voce alta: "Ma chi me l'ha fatto fare!", ma alla fine, malgrado le impressionanti evoluzioni, sulla paura ha prevalso la goduria, come testimonia tra l'altro una ridente foto che appena possibile scansionerò, e ne siamo usciti con un grasso senso di soddisfazione e la voglia di replicare, testé soddisfatta. Dopo una Fuga da Atlantide, una pausa rilassante (rifocillamento alimentare e Corsari in compagnia del resto della combriccola), quindi abbiamo ripreso la via dell'adrenalina con un doppio giro sul Raptor, anch'esso impressionante, soprattutto la prima volta.

Il secondo giorno, oltre a svariate gradite repliche e qualche giretto vario, c'è stata un'altra prima volta per entrambi, anzi stavolta per tutti e tre, dato che anche Francesca è stata della partita: ci siamo azzardati a osare e superando le paure interiori e quelle indotte siamo saliti sulla torre di Space Vertigo, dalla quale si precipita in caduta libera (o almeno questa è l'illusione, per qualche eterno istante fino al momento della frenata che riaccompagna al suolo). Una botta cardiocircolatoria che si fa sentire fino ai polsi e poi l'euforia di averlo fatto, ben raffigurata dalla chiassosa esultanza del gioioso dodicenne.

Il mantra nei momenti ansiogeni preludio a ogni prima discesa era "respira" e ha funzionato davvero, per tutti quanti. Su nessuna delle attrazioni si è sofferto, tranne che sulla giostra dei cavalli, dove per scherzo siamo saliti prima di andarcene: mentre le fanciulle giocavano sui cavallini come quelli del tempo che fu, mi stringevo con mio figlio e altri ragazzini nella "tazza", che i giovani manigoldi subito si adoperavano a far ruotare vorticosamente, togliendoci per un po' di minuti l'equilibrio e financo il ben dell'intelletto.

Alla fine, saluti affettuosi ai compagni di giochi (e di code) e un pensiero di attrazione-repulsione per Gardaland.

15 settembre 2012

Luogotenenti

Quando gli eventi più disparati mi riportano a uno stesso luogo, mi chiedo perché, come se il mondo dovesse mandarmi segnali. Magari è così, magari no, in ogni caso interrogarsi non fa mai male, anche se talvolta il frutto della riflessione non è questo granché.

Succede oggi con Rho, che per me ha sempre voluto dire una sola cosa: professor Fregni, quello che operò mio padre di polipi al naso tanti decenni fa (il prof non era ancora famoso e mio padre era un bel po' più giovane di me ora). Rho, che sembra un'onomatopea legata al russare, Rho, con quell'acca inutile e un tantino medica, non la conosco mica e anche oggi ci son stato di sfuggita e non l'ho certo compresa. In quelle lande mi smarrisco, mannaggia alla pigrizia che non mi fa attivare il navigatore che sta in quel sacchetto di carta sopra il mobile da qualche mese; però poi chiedo a qualche passante e in qualche modo, un po' all'antica, la strada la trovo. Comunque a mio padre i polipi li tolsero, ma quanto al russare, mi sa che non ci provarono neanche.

Un altro luogo insistente è la zona di viale Monza, ma proprio in modo esagerato. Tra amori e lavori, mangiate e ballate ci capito quasi sempre, quasi come succedeva qualche lustro fa. Ex fidanzate e voraci flirt, traduzioni e lezioni private, cene esotiche e allegre pizzate, passeggiate al parco Trotter o lungo la Martesana, chiacchiere, concerti e cocktail, e poi anche il ballo, seriamente e col sorriso: a lezioni di tango argentino sono andato lì e lì tornerò tra pochi giorni. A proposito, sappi che martedì 2 ottobre ci sarà la serata di presentazione dei nuovi corsi di Antonio e Anna alla quale potrai partecipare gratuitamente. Vieni a farti un giro e prova ad avvicinarti allo stile milonguero, magari ti piacerà un sacco.

14 settembre 2012

Rimedi

Contro l'orzaiolo, l'impacco di malva (insieme a un po' di pazienza) funziona!
Se dormi a cul scoèrto o tieni la finestra aperta una notte di troppo, invece, il raffreddore non te lo toglie nessuno per qualche giorno.
Così al divertimentificio insieme ai cuccioli (mi tocca, eh, faccio da sostituto accompagnatore) mi porterò un sacco di fazzoletti e fazzolettini.

13 settembre 2012

Il tempo in cui

Guarda che colori dopo la tempesta: l'aria è serena, come diceva la Canzone. Però questo è il tempo in cui un acquazzone basta a rinfrescar sul serio, il tempo in cui se sei in campeggio rimani un po' troppo umido dopo la doccia serale; arrivan le giornate in cui il bucato non s'asciuga più all'istante, la calura è ormai solo il ricordo di un ricordo e per strada cerchi il percorso assolato anziché l'ombra. Sembra cresca improvvisamente la sollecitudine con cui la luce cede il passo alla sera. Tutt'intorno e per tutto il giorno ogni colore scintilla e riluce, ma Settembre è un brillare non più carico di calde promesse.

11 settembre 2012

Ecco cosa significa fare un certo effetto

Le parole che funzionano sono quelle semplici, guarda per esempio il testo della canzone Lay and Love dei Pieces of Shit, dalla colonna sonora del film This Must Be The Place (una lacuna da colmare, mi dicono, ma prima o poi magari lo vedrò).
Dice più o meno così:
Da quanto ho visto, sei magnifica
combatti il male con tutto ciò che fai
ogni tuo atto è spettacolare
perciò mi stendo qui e ti amo

Da quanto sento, sei generosa
fai splendere un sole radioso
quando entri, le cose si illuminano
perciò mi stendo qui e ti amo

Da quel che so, sei terrorizzata
la diffidenza scorre in te
il tuo sorriso nasconde un che di doloroso
perciò mi stendo qui e ti amo

Perciò mi stendo qui e ti amo
sono pieno di viola e rosso e blu
ho la sensazione da quel che faccio
che anche tu potresti stenderti qui e amarmi


Lay and Love

From what I've seen, you're magnificent
You fight evil with all you do
Your every act is spectacular
It makes me lay here and love you

From what I hear, you are generous
You make sunshine and glory too
When you walk in things go luminous
It makes me lay here and love you

From what I know, you're terrified
You have mistrust running through you
Your smile is hiding something hurtful
It makes me lay here and love you

It makes me lay here and love you
I'm filled with violet and red and blue
I have a feeling from what I do
That you might lay there and love me too

10 settembre 2012

Dov'è il bello del ballo

La prima volta che vidi quel ballo di gruppo, anzi forse la prima volta che vidi un ballo di gruppo in assoluto, fu nel film Un'altra vita di Carlo Mazzacurati. La canzone faceva "Oggi qui / domani là / io vado e vivo così", in una versione opportunamente ritmata, e i personaggi la ballavano, o per meglio dire, la seguivano a tempo con una serie di mosse e passi preordinati, esibendo un'indolenza da stravaccamento post-abbuffata, oltre a un'insensatezza da zapping compulsivo nei confronti non già dello schermo televisivo, ma della vita tutta. Un imprinting per me decisamente pregiudizievole nei confronti dell'alligalli, hully gully de noantri.

In realtà, conoscere i passi di un ballo non è una cosa brutta, saperli eseguire è tutt'altro che disdicevole e non c'è niente di male a farlo in gruppo. Il senso di appartenenza, il rito, il divertimento condiviso, come pure la socialità, il superamento delle timidezze e financo l'esercizio fisico sono tutti fattori sufficienti. Mi delude però che si balli qualsiasi brano allo stesso identico modo e che siano tanto numerosi gli arrangiamenti orrendi.

Lontano dai passi preordinati sta invece il tango argentino, in cui l'imprevedibilità s'accompagna all'assoluta necessità di comunicazione continua tra i ballerini affinché la coppia danzante divenga entità unica che insieme crea. Comunicazione corporea fatta di muscoli e ascolto, di musicalità e passione, per quanto ci si riesca.

Riguardo all'hully gully, l'ho già ammesso, senz'altro sono influenzato dal pregiudizio originale, sicuramente non ho avuto davanti agli occhi gli esempi più apprezzabili, ma il punto di questa contrapposizione è un altro e comporta una scelta: da un lato, un adeguamento pedissequo e acritico che pur facilitando accesso e partecipazione, livella verso il basso aspettative e godimenti; dall'altro, un percorso difficile e inizialmente frustrante, che in seguito però presumibilmente permetterà un maggiore sviluppo creativo, una ricca ramificazione di varianti possibili, una nutriente vicinanza tra diverse sensibilità.

Se ti sembra che tale contrapposizione non riguardi solo il ballo, non posso darti torto.

09 settembre 2012

A testa in giù nella ipsilon

Bello il lago, bella l'acqua, bella una giornata al laghetto, meglio ancora se con una barchetta (grazie Marco e Simona), meglissimo ancora se ci sono entrambi i figli e si divertono molto più del previsto in compagnia dei cuginetti più giovani.
Bello il lago, bella l'acqua, bello tuffarcisi, ma sarà che manca il sale e soprattutto la trasparenza, a andar giù prevaleva una certa inquietudine e sembrava subito di essere nella sigla di quella trasmissione, come si chiama, quella con le immagini dell'Atalante e la musica di Bruce Springsteen cantata da Patti Smith.
Però anche poche bracciate sono state tonificanti, anche pochissime bracciate sono state sufficienti a farmi risalire contento per sdraiarmi a prua perché volevo godermi scientemente e appieno la sensazione di non fare un cazzo.

08 settembre 2012

Petite mort

Durante lo stretching dopo la corsetta al parco colavo copiosamente e sebbene non abbia visto sguardi preoccupati m'è venuto da ri-ridere ripensando a una certa sudata sui sedili posteriori.

07 settembre 2012

E ancora buon compleanno

Per la serie "gelaterie buone", non avevo ancora menzionato L'albero dei gelati di Seregno, dove la bontà è golosamente naturale, con ingredienti bio e a filiera corta e un ventaglio di gusti suggestivo, festa per le papille. Oggi me ne sono pappata una doppia razione, per la serie "sono goloso per motivi culturali".
La vera festa però è stata l'occasione che ha permesso di ritrovarci tutti quanti per far gli auguri alla nostra sorellina. Tutti e 4 i figli e 6 nipotini su 7 sono stati una bella festa anche per i due capostipite, lì nel piazzale di Santa Valeria. Basta poco, quando è molto.

06 settembre 2012

A domani

Della farfalla che mi è entrata in casa dirò un'altra volta. Ora vado allo Spazio A, ciao.

05 settembre 2012

Guardaroba

Un vestito è bello a seconda di quel che c'è sotto, di quel che ci metti o non ci metti, ma soprattutto a seconda di chi ce l'ha addosso. Ancora più bello se puoi permetterti di spiegazzarlo e perfino macchiarlo riuscendo a non preoccupartene troppo. Indossalo su una Topolino e fatti scarmigliare dal passaggio delle stagioni, poi fermati a collaudarlo come si deve, accostando lungo il tragitto o qualche sua deviazione. Cerca gli sbuffi compiaciuti delle ortiche, complici a sorpresa d'incontri sorprendenti, e saprai che lì potrai abbandonarti fintanto che il bello scaccerà la paura. Sotto il vestito, tutto.

04 settembre 2012

Almeno un momento

Di ogni giorno bisognerebbe, e lo si potrebbe fare, ti dico, selezionare almeno un momento speciale e in qualche modo onorarlo, nel dire o nel ricordare, per esempio.
Di questa giornata, lunga e varia e densa, scelgo un attraversamento pseudonebuloso: stavamo percorrendo la statale 48 in direzione di Ora (Auer) e per un bel tratto la visibilità si è quasi annullata; in realtà, ci siamo poi resi conto, non di nebbia si trattava, bensì di nuvole stazionanti a mezza montagna, che ci hanno avvolto per alcuni minuti del tragitto postvacanziero prima di partorirci all'ampia e sempre spettacolare val d'Adige e all'imbocco autostradale che ogni volta mi fa esitare, quando devo scegliere se tornare in giù o risalire verso Bolzano - Bozen / Brennero, sulla A22.

02 settembre 2012

Tanti così

Oggi i miei genitori fanno 50 anni di matrimonio. Mezzo secolo di scenette tragicomiche, con drammi tremendi per qualsiasi minuzia, ma ottima capacità di saper prendere per il verso giusto le questioni importanti. A vederli nel quotidiano sembrano assurdi e impossibili, ma come si fa a dire che non abbiano ragione loro? Figli, nipoti e risate, nonostante tutto, abbondano.

01 settembre 2012

Che tu ci creda o no

Una cosa bella o una cosa brutta, per sapere se davvero è così, devi immaginartela reiterata o prolungata. In genere è più facile che una cosa che ti sembra bella diventi brutta, per noia o deterioramento, tuttavia sarebbe stupido negare spazio alle evoluzioni favolose, che hanno, sì, ce l'hanno, possibilità d'esistere e ragione d'essere, per quanto raramente ciò succeda. Poi non è detto, però intanto avrai goduto pienamente della gioia di ciascun istante totale, come quello in cui uno più una uguale tutt'uno. E poi, comunque, non è detto neanche il contrario, che tu ci creda o no.

31 agosto 2012

Incremami e andiamo

Mannaggia, manco il tempo di lasciar finire il mese e già mi sto spellando.

30 agosto 2012

Arrivai arrivai

Come un cambio di stagione se dentro l'armadio piovesse, come se le nuvole sorgessero dalla terra, l'umidità che all'improvviso ti avvolge è un'umidità buona da respirare, come se la valle intera si bagnasse, contenta del tuo ritorno. Una bellezza che non fa che volerti, che non fai che volere.

29 agosto 2012

A cuore umido

La musica può dirti tutto quando sa essere travolgente. Come un'onda cosmica riempie i boccaporti di tutti e sette i sensi, potente pioggia d'oltrespazio. Come un'intuizione riaccende le sinapsi, eccitante luce d'ultrablu. Aleggiando, come un bacio troppo a lungo anelato, tra timpani e corpo eterico, è scassinatrice d'armature non grazie alle parole, ma a come te le porge ammalianti o scaglia a spilli fitti. È fatta d'istanti ed è cammino eterno, si consuma in un attimo eppure resta, dentro e attorno. Si muta in ciò che vuoi e canta quel che più ti manca, la ritrovi e ti sfugge, lenisce e ferisce, ti porta ovunque lasciandoti lì. Ti accarezza percuotendoti, perché sì, la musica può dirti tutto, ma sa farlo in modo meravigliosamente devastante. La musica ti frega sempre.

28 agosto 2012

Il respiro dei colori

Ieri, poco prima del tramonto, mentre mi sgranchisco con qualche esercizio prima di corricchiare per il parco Nord, sento un commento femminile di passaggio: "Il saluto al sole, che bello!". Il tempo di rialzarmi e volgere il capo ed è già lontana sul rettilineo, ma al piacere di quanto ho udito si aggiunge la vista di una figura veloce e leggiadra, in maglietta rossa e tuta grigia aderente. Terminato il saluto e qualche allungamento, inizio la corsettina con un sorriso in più. Costeggio le stradine prediligendone il bordo appena sconnesso e così l'attenzione va sui passi, mentre per un tratto sfrutto un tizio come lepre per sostenere l'andatura e rompere il fiato, poi giro sull'erba mentre quello procede sull'asfalto e ritorno in su a chiudere l'8 del mio percorso abituale (abituale negli anni scorsi: quest'anno è solo la terza volta, vergogna). Quando arrivo sul prato verso il limite settentrionale del parco, con la coda dell'occhio la rivedo, eccola lì che si estende in posizioni di stretching stile yoga, con una nettezza di linee che triangola alla perfezione con i due astri che si fronteggiano, uno arancione diffuso e l'altro bianco e tondeggiante, via via meno timido con l'avanzare dell'ora. Luce bellissima, io imbacalito, vorrei avvicinarmi ma l'esitazione mi lascia solo il tempo di vederla ripartire, rapida. La voglia di seguirla s'intensifica nel momento in cui sono testimone di un gesto, una schiocchezza che però mi rallegra: mentre corre, rallenta un attimo per saltare a toccare le foglie di un albero, uno simile a questi. Proverei a raggiungerla per dirglielo, se solo fossi più allenato, ma temo che arriverei più o meno nelle condizioni di Massimo Troisi nella scena dell'isolato.

27 agosto 2012

Fischia, che roba

- T'ho sentito fischiettare, sei allegro?
- Davvero fischiettavo? Non me ne sono accorto. Boh, più che allegro, sarò sereno... o rassegnato, ahhhaah.
- Rassegnato non è da te.
- Vero, non è da me: sono di quell'ottimismo da far quasi schifo, sono di quelli che se stanno perdendo due a zero a tre minuti dalla fine pensano ancora di poter recuperare...
- ...qualche volta è successo davvero!
- Sì, lo so... ti riferivi a quel derby torinese, vero?
- Ah, no, non seguo il calcio, credevo parlassi per metafore e basta.
- Che c'entra seguire o non seguire, quella è cultura generale, eheheheh.
- Comunque mi fa piacere sentirti fischiettare.
- Eh... Ti fischietterei volentieri, ti fischierei dietro anche, rivedendoti in bici, purché non ti sia stufata di pedalare sull'arcobaleno.

26 agosto 2012

Volteggiando

C'era una volta una notte in cui dopo aver sognato raccontavo subito il sogno fatto. C'era una volta un giorno in cui dopo essermi svegliato raccontavo appena possibile il sogno a chi vi aveva in qualche modo preso parte. C'era un'altra volta in cui non avevo potuto farlo perché chi vi aveva preso parte non c'era più. C'era quella volta in cui non mi venne neanche in mente di andare a giocarmelo al lotto, perché era stata già una vincita così.
C'erano volte in cui i sogni venivano di notte a occhi chiusi. Sogni tanti, incubi raramente, ma spaventi vertiginosi parecchi, sull'ottovolante del tempo. C'erano volte in cui i sogni si costruivano a occhi aperti, ma più che progetti erano fantasticherie da mani occupate. C'erano giravolte in cui sogno e realtà si fondevano, anzi la realtà superava il migliore sogno e non ci si poteva credere, ma succedeva. C'erano volte in cui i giri delle cose e dei sentimenti davano ragione e torto a tutti spennellando le coscienze d'inevitabilità.
C'era una volta in un sogno una stella come quella delle fiabe. C'era una volta stellata da sogno che partiva bassa all'orizzonte davanti alla spiaggia di Paliohori. Sarebbe stata da onorare meglio, quella volta. Nei sogni talvolta succede, da sé, stavolta però non lo dico. Sarà il sogno, se vuole, a far le capovolte per raccontarsi a chi vi ha preso parte o per ritornare un'altra volta a salutar le stelle.

25 agosto 2012

Quaranta gocce

Tuona, stuona, che te lo dico a fare: la finestra ce l'hai anche tu, no? Certo, qui non è lì e magari il cielo e l'aria sono diversi, ma l'arcobaleno che ancora non vedono i tuoi occhi scoccherà frecce simili ovunque pelle nuda respiri brezza, ovunque cuore occluso reclami ebbrezza. Tuona, stona il lampo mancato, la pioggia solo promessa, la tapparella serrata per prudenza anticiclonica ancora asciutta. Perché ti parlo del tempo? Non è tempo per farlo, non ho il tempo che mi prendo: soffiando un po' in là gli impegni accumulo polvere e daffare, prendo i giorni a frustrate e lo so che non va bene, ma tanto si recupera, vero? Non tuona più, ora, l'arco che ancora non vedi risuona con altri armonioso e scocca note di cui s'ignora la chiave. Ha tuonato, prima o poi pioverà come speravi e allora, ricorda, non ti dovrai lamentare, nemmeno se vedessi un'arca.

24 agosto 2012

Fermo un giro

Cavoli, è bastata la corsettina di ieri sera a imbastirmi i quadricipiti e nemmeno lo stretching e la passeggiata a passo sostenuto di oggi sono stati sufficienti a farmi smaltire completamente l'acido lattico. Anche per questo ho rinunciato alla mezza idea di raggiungere il palatango, ma l'appuntamento è soltanto rimandato. E presto ricominceranno le pratiche con Antonio e Anna: meno male, perché la voglia di apprendere e migliorare è tanta, quanto quella di ballare milonguero.

23 agosto 2012

Dentro e fuori

È stato ieri nel territorio di Siniscola l'ultimo bagno di questa vacanza sarda, straordinaria perché imprevista e perché piena di meraviglie. Un alternarsi di nuotate e spaparanzate, un galleggiar m'è dolce in questo mare baciato da un technicolor cangiante e cristallino.
A un certo punto sono salito sulla grande duna di sabbia soave che sovrasta un lungo tratto di bianca spiaggia tra S'ena e s'acchitta e Capo Comino. All'ombra dei ginepri, mi sono messo a guardare, incantato anche dai suoni, rarefatti ma udibilissimi, per uno strano effetto anfiteatro che faceva captare pur a notevole distanza brandelli di discorsi dei pochi fortunati bagnanti. I blu e gli azzurri erano a un tempo intensi e trasparenti, con riflessi luccicanti e caldi accarezzati dalla brezza, seducente anche sull'assolata pelle salata che per un giorno avevo voluto lasciare senza protezione alcuna.
Assaporavo con gli occhi accogliendo ogni altro impulso sensoriale mentre le emozioni s'intrecciavano ai sentimenti, in un sinuoso viluppo di densità e mancanze, di grato godimento e nostalgia in struggente anticipo. È allora che mi sono sentito pervaso da una sensazione tanto forte da inondare, un'irrisolvibile pulsione bipolare che di fronte all'immane bellezza mi faceva voler continuare ad ammirare da fuori e però mi chiamava a volerci sguazzare dentro. Un piacere reclamava l'altro fin negli istinti, e nel contempo affiorava la consapevolezza che né l'uno né l'altro sarebbero stati per sempre. Una sensazione avvolgente e penetrante che prima d'allora avevo provato solo con amorevoli e splendidamente golose fiche.

22 agosto 2012

Sospiri al mirto

Rientro addolcito da una coccolosa visita fuori programma ai cuccioli e nutrito da una cena improvvisata grazie a Licia che cucina sempre in sovrappiù.

21 agosto 2012

Un altro tuffo

Mi sembrava quasi, durante la nuotata solitaria al tramonto davanti alla lunghissima spiaggia di Siniscola, all'altezza di Sa Petra Ruja, mi sembrava quasi di essere in un Truman Show, per via dei colori incredibili dei riflessi sulle onde tra una bracciata e l'altra, per lo sfondo di dune bianche al limitare della pineta, per il profilo quasi nero della vegetazione e delle montagne stagliate contro l'arancione, per il crescente di luna con il suo chiarissimo falcetto, per il cielo ancora azzurro sopra tutto ciò, solcato dalla doppia scia di un aereo e da un gabbiano. E ho pensato anche alle rovine circolari di Borges, al sogno del sogno di un sogno e a come mi sembrerà domani sera, al rientro, e se e cosa sognerò.

Rieccomi

Ebbene sì, ieri per la prima volta in questo duemilaedodici non ho pubblicato un post, ma è stata una giornata lunga e bella, talmente bella e lunga da traboccare in quella seguente.

La mattina è cominciata presto, con l'avvistamento di una donnola pochi metri dopo la partenza: si è fermata a bordo carreggiata levandosi sulle zampine posteriori, quasi in posa da cartone animato, prima di dileguarsi ratta e agile.
A quel punto è iniziata la gita, con Antonio alla guida e Cristina come tour operator, alla volta della costa Smeralda. Dopo una toccata e fuga alle tre spiaggettine di Capriccioli, ci siamo gustati un lungo bagno alla spiaggia del Principe, prima che s'affollasse: davvero un bel posto, anche perché dal mare la vista incontra solo natura, con i consueti favolosi abbinamenti cromatici di acqua sabbia macchia e cielo.
Ripartenza con brevi stop panoramici e passeggiata a Porto Cervo, un bendidio strabiliante ormai occultato da una curatissima sovrastruttura umana, dove però non vorrei passare il mio tempo nemmeno se fossi miliardario (sarà che lo shopping non m'entusiasma).
Trasferimento a Baja Sardinia, pizza e giretto verso il mare: constatato l'ammasso di ombrelloni e corpi, proseguiamo lungo la scogliera e, meraviglia delle meraviglie, a pochissimi minuti dalla bolgia il mondo si apre su un paradiso, con la punta a protendersi tra le onde, gli scogli a creare una baia e la vista dell'arcipelago settentrionale a titillare ulteriormente la vorace beatitudine degli occhi. Mi godo i tuffi e il bagno finora più bello di questa vacanza (anche perché inaspettato) e non posso fare a meno di nutrire incomprensione per chi, potendo accedere a tanto splendore, s'accontenta di posarsi sul proprio adipe cerebrale poche centinaia di metri addietro.
Saremo grati all'insistenza di Cristina che ci fa raggiungere l'orso di roccia, sia per la bellezza del monumento naturale, sia per il panorama che da lassù si gode appieno, insieme alle carezze del vento ("no, questa per noi è una brezza", dice l'addetta alla biglietteria), sia per i pannelli informativi sulla flora locale (chissà se prima o poi riuscirò a colmare i miei gap botanici).
Da Capo d'Orso infine torniamo alla base, passando da Palau e Arzachena.

A quel punto uno potrebbe essere più che soddisfatto, ma la pacchia non finisce lì, perché Marco e Mary vengono a prendermi e mi portano a Capo Comino. Il Moletto è la meta della nostra cena: cozze, tonno fresco preparato in modi originali e prelibati, parecchi brindisi con Karmis e conclusione con seadas e mirto. Infine, prima che la notte inghiotta il sonno, salita al vecchio faro (per la precisione si tratta della "stazione semaforica" di fine ottocento) ristrutturato da Marco Scarpellini (in effetti è un bravo architetto, oltre che un caro amico). Da lì stellata mozzafiato, un'immensità quasi commovente, che rimane nella linfa anche durante le chiacchiere sull'amaca del giardino, fino alle ore piccole.

Poi una buona notte e un buon risveglio con il saluto al sole sull'erba ancora bagnata. Sorrido.

19 agosto 2012

Ancora per un po'

Non svegliarmi, dimmi che è ancora la risacca a coprire il rumore degli irrigatori e non qualche passaggio automobilistico acusticamente invasivo. Svegliami, dimmi che si fa un'altra gita come quella a Capo Comino, un'altra pinneggiata come quelle a Punta Molara e al di là di Capo Coda Cavallo, un'altra passeggiata come quelle a Brandinchi e Lu Impostu, un altro giretto breve come quello a La Cinta. Stuzzicami, pregustiamo una cena sfiziosa ittica o un pranzo luculliano in un ovile. Invitami, versa altro mirto per brindare al prossimo giro. Cullami, dimmi che riposerò abbastanza profondamente da voler sfidare l'alba per tuffarmi ancora in un'intera giornata di sole e di mare. Ancora e ancora, ancora per un po'.

18 agosto 2012

Marevigliosamente

Alla fine anche quando sembra che la traboccante bellezza dell'intorno sia tale da sopraffare ogni cosa, sono pur sempre gli affetti a prevalere. Gli affetti e le mancanze: te ne accorgi da certi moti del cuore, da certi rimandi della percettività, da certi tuffi nel passato, da certi riabbracci nel sempre.
Così, accanto al puro godimento di un'intera giornata nell'oasi n. 5 della riserva naturale di Biderosa, si schiera un'inquadratura tardopomeridiana che fa tanto Villasimius coi pargoli; la deviazione imprevista in quel di Orosei risveglia i ricordi della vacanza in famiglia del 2003; al saluto al sole collettivo su una sabbia-borotalco a inizio giornata risponde l'affettuoso saluto al volo ad amici cari a Sa Petra Ruja poco prima del rientro alla base.

17 agosto 2012

Molara e Tavolara

Il giro dell'imbarcazione ti porta fin dove scendi nella trasparenza e risali con i pesci a farti da cielo, poi là dove ti viene spontaneo sentirti un re, complice una minicaletta monoposto.
Attorno, profili da arcipelago che sono in realtà promontori, l'isolotto di un'isola dell'isola, macchia mediterranea e cromatismi sfrontati, profumi e odori sorprendenti, sole vento e mare, mare meraviglioso da cui non sai staccarti mai.
"E allora?"
"In effetti, ci sono modi peggiori di annoiarsi."

16 agosto 2012

Vacanza

Vacanza è quando perdi un po' la cognizione del tempo, si dice, ma in verità è piuttosto quando perdi la cognizione del calendario, mentre il tempo lo guadagni, vivendone ogni goccia con lo stupore e l'intensità di un bambino.
Vacanza è quando si stacca, ci si distrae, si riprende fiato, non si pensa più a niente, si dice, ma in verità è piuttosto quando ci si riconnette con sé stessi, percependosi e proponendosi con spontaneità e autenticità, insomma quando non ci si tradisce.
Vacanza viene da "vuoto", ma è vera solo se quel vuoto è un vuoto voluto e se è condito di pienezza. Vacanza è vacanza se ti aiuta a reimparare a respirare, vacanza è vacanza quando il godere del respiro supera ogni sospiro.

15 agosto 2012

Arsure

Gitami e passeggiami, nuotami e ascoltami, ondami e pesciami, tuffami e rinuotami, assolami e spiaggiami, boccagliami e mascherami, immersionami e riemergimi, riassolami e scogliami, ritornami, docciami, infine cibami, ebbrezzami e poi stellami, fuocami d'artificio, annottami e brezzami e forse, dico forse, non sentirò la mancanza di. Forse.

14 agosto 2012

Con l'accento sulla e

Da un Capo all'altro, al mattino presto si parte in gita da Coda Cavallo, dove mi sono gioiosamente bagnato tra i raggi del tramonto ieri sera al compendio di un viaggio da ultimo minuto. Dopo Capo Comino e le sue meravigliose dune, bacche di ginepro e limpide acque, Berchida. Gioco con le onde e con le onde gioca il tuo corpo, il cui saettare curve tra le curve dell'acqua cattura lo sguardo. Non so chi sei e non te lo chiedo, non so come parli né cosa diresti se ti chiedessi il nome, ma che importa: il mare stavolta mi basta, giocosa mente e culo sporgente in costume blu. Il mare e i culurgiones, che in Gallura, mi dice Vanna che li fa in casa per il Delfino, sono immancabilmente con la menta.

12 agosto 2012

11 agosto 2012

Cena e chiacchiere a 4 stelle

L'altra sera è stato bello essere ospite di Evelyn a cena allo Shandranj, un hotel che si trova tra i boschi e il rio Stava, sulla strada che porta all'alpe di Pampeago. Ci sono andato con mia sorella Teresa e non solo abbiamo mangiato benissimo, ma siamo stati proprio bene a chiacchierare con lei, vulcanica direttrice, che si merita tutte e quattro le stelle per l'energia e la partecipazione, per la simpatia e la passione apparentemente inesauribili. Era la seconda volta che ci si vedeva, dopo la mia visita di fine marzo, e finalmente abbiamo potuto brindare alla messa on-line del nuovo sito, al quale ho contribuito scrivendo i testi.

10 agosto 2012

A presto

Oggi dobbiamo salutare il Trentino-Alto Adige per un po'. Lo farei con le parole pronunciate da Lorenzo (buon onomastico, patatino!) al cospetto delle Torri del Vajolet e delle cime circostanti: "Questi massicci ti fanno venire il senso dell'inchino."

09 agosto 2012

Francesca

Auguri, fanciulla sedicenne!
(ma per me sempre e per sempre la mia Cajuina)
                                                              papà

08 agosto 2012

Rosengarten

Gita, appunti di cronaca. Gardeccia (m 1949) - Vajolet (m 2243) a passo spedito, pausa frutta e cambio maglietta. Sentiero 542 per inerpicarsi fino al Re Alberto (m 2620), un tè caldo, poi pizze e panini cavati fuori dagli zaini dopo aver scritto sul libricino del rifugio le nostre verità del momento (Lorenzo: "È la passeggiata più soddisfacente che abbia mai fatto", io: "Il dodicenne è ormai uno stambecco e talvolta si fatica a stargli dietro"). Bellissime vertigini accanto alle Torri del Vajolet, panorama immenso che si apre salendo pochi metri ("Patatino, vieni e preparati gli occhi!"), qualche foto che prima o poi scaricheremo dai cellulari e facile ascesa al Santner (m 2741), con altri gloriosi panorami a perdita d'occhio e guadagno d'emozioni. Si indugia un bel po' a girare qua e là tra le creste prima di ridiscendere perché sembra difficile poter fare a meno di tanto mondo. Percorso a ritroso ottimo, con piccola deviazione per curiosare al Preuss ed estemporanea partita a briscola con carte piacentine e avversarie modenesi (ciao Anna, Marvi e Maria), battute 3 a 2 sul filo dei punti. D'altronde il Catinaccio in tedesco si chiama Giardino di rose.

07 agosto 2012

Un paio di cose slegate tra loro ma legate a me

"U'm spiés ke..." (Mi spiace che...), ogni volta che glielo sento dire, la obbligo a verbalizzare qualcosa che invece la rende contenta. È questo l'esercizio che da qualche giorno sto imponendo a mia madre, perché non esiste che si lasci andare alle lamentazioni quando le cose essenziali in fondo vanno bene o, più spesso, alle autofustigazioni anche dopo aver fatto di tutto e di più (soprattutto in ambito culinario, ma non solo).

A parte questo, constato che la memoria non sempre mi assiste in ogni dettaglio, anche quelli importanti, ma credo sia perché si proietta in avanti o nell'istante in corso. Una memoria orientata al futuro, che paradosso, ma sì: quasi una sorta di opaca chiaroveggenza, o un modo carezzevole di leggere l'essere e il divenire, e provare, provare, provare provare provare di tanto in tanto a baciarne gli intrecci.

06 agosto 2012

Le orecchie e i piedi

Oggi la ricerca ricercata e apprezzata è stata quella di Gianluca Petrella, ultravirtuoso del trombone a tiro, in compagnia del maestro Enrico Rava alla tromba. Ricerca musicale sul filo del jazz e oltre, ricerca di suoni da inselvatichire e rumori da addomesticare attraverso la padronanza totale et ultra dello strumento. Ricerca ricercata e apprezzata da me e mia sorella Teresa, arrivati in fondo a Val San Nicolò, dove si è tenuto il concerto organizzato da I Suoni delle Dolomiti.
A fine giornata sono andato a comprarmi un paio di scarponi nuovi (in offerta a La Sportiva di Ziano), perché un poco alla volta si cambia e quelli che usavo da ormai parecchi anni mi facevano male ai piedi (ah, come vorrei un massaggio, magari da una riflessologa brava come Marina Vanoli).

05 agosto 2012

La nutriente arte del bosco

L'arte la montagna il respiro la ricerca il cibo: tutto questo assieme è stata l'esperienza odierna all'Alpe di Pampeago, lungo il sentiero di RespirArt con partenza dalla Baita Caserina.
Tra le opere di land art che si integrano nel percorso, ho trovato particolarmente ispirate due installazioni del 2011 di Marco Nones: una specie di raggiera di legno, per il movimento che, pur da inchiodata, suggerisce o suscita nello spazio tra sole e pensiero; e una forma ricreata con un ramo d'albero sradicato dal vento, sezionato e al vento restituito come corno e mirino, come vortice e spirale, come molla naturale proiettata sul panorama.
Arte gastronomica è espressione che ben s'attaglia a quanto combina Alessandro Gilmozzi con il suo Borderline, uno straordinario dessert realizzato raccogliendo, lavorando e utilizzando elementi boschivi quali gemme, licheni, resine. Dopo avere illustrato la sua linea di ricerca camminando sul limitare del bosco tra spiegazioni, gesti e ricordi (le "caramelle" di resina del nonno), ci ha fatto degustare il prodotto finito (una composizione con resina e miele di melo, "terriccio" di mais, gelato all'olio essenziale di gemme e bacche, resina caramellata, licheni), servito su un sasso e consumato con l'ausilio di un cucchiaino di legno di cirmolo. È stato come mangiarsi il bosco, reso godibile anche per i golosi come me.

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P.S.: ecco il video!

04 agosto 2012

Esigenze

A onta del rischio di metter su qualche chilo di troppo, oggi non ho voluto esimermi dal gustare la panna montata con frutti di bosco del rifugio Friedrich August, perché dopo che la brevissima passeggiata dal Col Rodella e la ripida ascesa alle pendici del gruppo del Sassolungo mi avevano riempito le papille ottiche di una bellezza esagerata, anche quelle gustative hanno esatto la loro parte.

03 agosto 2012

Mezzogiorno di sole

"L'è mezodì? L'è mezodì?" era il suo mantra. Un gigante buono di non so quanti decenni col cervello piccolino e uno stomaco questuante. Lo vedevo in piscorte, la pineta del paese, seduto sulla panchina insieme ai suoi familiari che chiacchieravano con i miei mentre noi fanciulli giocavamo ad arrampicarci sugli alberi. Quando finalmente il suono delle campane e le sirene delle segherie ufficializzavano l'arrivo dell'ora di pranzo, gli si illuminavano gli occhi e il faccione e nell'espressione passava da beota a beato, scattando a molla per andare a casa. Mi è tornato in mente sentendo oggi le campane dal Doss Zelor (Dos Celor), dov'ero a prendere il sole, tra una dormicchiata e un po' di lettura.

02 agosto 2012

Andata e ritorno

Non so perché abbiano asfaltato la stradina di campagna che collega Castello a Cavalese. Voglio dire, ci sono già lo storico stradone di sopra e la relativamente recente fondovalle, che bisogno c'era di bitumare anche questa? Certo, percorrerla in vespa era quasi avventuroso prima, e ricordo di averlo fatto per un'estate intera da adolescente, ma ora, così, il piacere di passeggiarci è quasi dimezzato, nonostante il panorama favoloso e il bel calore dei muretti a secco, solarium e nascondiglio dei piccoli graziosi sauri.
Per fortuna in un tratto hanno lasciato terreno e sassi, compresi quelli bianchi che da bambini usavamo come gessetti sulle pietre più scure; il tratto che passa davanti alla madonnina, piccola rudimentale cappella che tra l'altro ricorda i caduti sul lavoro della cava che un tempo le fu adiacente. Lì stamane mi sono seduto a ricevere una telefonata e, credendo che una certa cosa fosse una cosa brutta, ho tirato una fila di porchi. Più tardi, con difficoltà, mi hanno fatto capire che invece era una cosa bella e allora al ritorno, ripassando di lì, mi sono tolto il cappello: non sono un credente, ma era un modo per chiedere scusa al luogo e forse anche al me bambino che lo lambiva giocoso.

01 agosto 2012

Atti mancati

- Dottoressa, se in un luogo del cuore uno ci lascia le scarpe cosa significa?
- Beh, dipende, vediamo...
- Ma mi dica, ho dei problemi?
- Si sdrai, si sdrai, che i problemi li risolviamo.

31 luglio 2012

Ritardi

Arrivare puntuale agli appuntamenti non è la cosa che mi riesce più facile nella vita, ma tu prova a non arrabbiarti troppo ovemai fossi un po' in ritardo e vedrai che passeremo dei bei momenti.

30 luglio 2012

Un ottimo metodo

Un ottimo metodo, di cui ieri ho avuto la riprova, un ottimo e sano metodo per riportarsi al qui e ora, cancellando ogni altra preoccupazione e pensiero, è quello di attraversare a piedi nudi un ruscelletto di montagna, per esempio il Travignolo durante una scampagnata in val Venegia. Meglio ancora farlo come bonus di fine gita, quel fuori programma che tanto mi piace in quanto prolungamento extra di ogni piacevole attività, dalle feste alle vacanze... a tutto il resto.
Un altro metodo può essere quello di sudare un paio di magliette per salire un’erta, basta anche il Cimon del Tò della Trappola, ma in tal caso ci vuole anche un piccolo aiuto soprannaturale per scansare la pioggia, com’è successo oggi a me e Lorenzo, graziati dal cielo che ci regalava lo squarcio d’azzurro a seguire i nostri spostamenti fino ai laghetti Bombasel. Il “piccolo aiuto” sarebbe il nostro pensiero al giorno del compleanno della nonnina Teresita (1911-2002), una ricorrenza che anche l’anno scorso aveva portato buono dissipando la nuvolaglia per una gita al Laresei, dove fu scattata questa foto.

29 luglio 2012

Seele vuol dire soul

Almeno due persone care, di provenienza diversa e tra loro sconosciute, hanno sostenuto negli scorsi mesi che il tango sia per me una sorta di compensazione dell’anima, un modo di intonare col corpo la melodia che non riesco più a esprimere come prima con le corde vocali.
Premesso che le mie intonazioni danzerecce sono ancora inadeguate e che sto semplicemente muovendo i secondi passi da principiante, in effetti questa passione mi sta conquistando sempre più, per tutte le componenti che ruotandole intorno vi s’intrecciano: musica, condivisione, socialità, apprendimento, esplorazione, sensualità.
L’altra notte ho sorriso tra me e il firmamento dopo una serata di tango. Reduce da una giornata lunga e bella quanto impegnativa, l’avevo voluta ulteriormente allungare andando alla milonga organizzata in piazza Verdi a Bolzano e spostata all’interno del teatro causa pioggia. Dapprima si è ballato e sudato al suono di un’orchestra con tanto di cantante argentino (bravi e gran bella voce), poi si è continuato al piano di sopra con un musicalizador dalle sequenze gradevoli quanto efficaci. Alla fine di tutto, dopo le tande, le chiacchiere e i saluti, ho fatto ritorno a Castello di Fiemme e nel cuore della notte ho sorriso tra me e il firmamento quando mi sono reso conto che, contrariamente a quanto sarebbe stato prevedibile, avevo zero sonno: vispo alla guida e all’arrivo, dopo aver parcheggiato e mentre constatavo che le innumerevoli stelle profumavano di legna, ho colto un’analogia ripensando alla sensazione carezzevolmente adrenalinica di ogni dopo concerto, quando il sonno scavalcava orologi e fusi orari per lasciar pulsare l’anima ancora per un po’.

28 luglio 2012

Vacanza

Ci sono quelli che quando vanno in ferie ci mettono un sacco prima di sentirsi davvero in vacanza. Gli stress accumulati, i ritmi al veleno, le routine schiavizzanti riescono a impedire lo stacco immediato e la fruizione subitanea della goduria. Poi ci sono quelli un po' più fortunati, come me: poco dopo la partenza, diciamo una volta superato lo scoglio della tangenziale o del check in o del vagone giusto al binario, è già iniziata la vacanza, a tutti gli effetti.
Ieri mattina un po' stressatino lo ero, ero anche in ritardo, ma mentre mi dirigevo in Bovisa per caricare bagagli e pargoli ho ricevuto una telefonata: "Noi andremmo alla Malga Ora, voi a che punto siete?" "Non ti preoccupare, andate, vi raggiungiamo lì." Tanto è bastato per farmi anticipare ulteriormente l'istante magico in cui si passa dal mondo degli obblighi alla (relativa) spensieratezza che fa respirare i minuti e sorridere lo sguardo.
È stata una bella giornata, un pronti-via perfetto nella grandiosità di un orizzonte capace di sopraffare, con prati e boschi favolosi e con le rocce immense a disegnare un arco d'autore dal massiccio del Latemar ai frastagli del Catinaccio. Ah, e un cielo azzurro bello come gli occhi di Angelica (con la g dura e il sorriso morbido) che ci ha serviti al tavolo.

27 luglio 2012

Computeriadi

Questo post è per ringraziare Raffa, dal cui ex portatile sto scrivendo (ewwiwa, da incallito procrastinatore, ce l'ho fatta a ridurmi ad attivarlo all'ultimo secondo utile, dopo mesi che era lì a disposizione).

26 luglio 2012

Dove ho messo lo zaino?

Da domani, per qualche settimana sarò via e avrò tutt'al più una connessione ballerina.
Infatti domani sera, per coerenza, se tutto va bene andrò a ballare.
Di nuovo tango a Bolzano, ma stavolta la milonga sarà all'aperto.

25 luglio 2012

Un clic

A volte basta un clic, non quello del mouse, ma quello che vedi scattare negli occhi di chi all'improvviso comprende o nell'animo di chi a un tratto s'appassiona.
Lo stesso clic, o simile, a quelli che senti dentro di te ogni volta che scatta il senso del bello, sia esso rivolto alle piccole cose o a una cosa grande.

24 luglio 2012

Magliette

Non so quand'è stata l'ultima volta che ho acquistato una maglietta, forse mai. Ne ho i cassetti pieni, ma per quel che ricordo, me le hanno tutte regalate. Ne ho i cassetti pieni, ma si tratta per lo più di roba d'epoca. Per roba d'epoca intendo che parecchie di quelle magliette stanno lì da parecchi lustri, giacché tendo a non disfarmene persino quando sono troppo conciate per potercisi presentare in pubblico, e t'assicuro di non avere criteri molto restrittivi al riguardo. Del mucchio fanno parte esemplari come quella del ventennale di Radio Popolare (1996), quella di uno spettacolo della Fura dels Baus (1997), quella che mi portò il Paio dal Chicago Blues Festival (1995), quella ormai sottilissima raffigurante le decorazioni di Nino Parrucca in quel di Mondello e che risale ai primi anni novanta. Più recenti, una della Splinder night (2006) e quella della prima Blogfest (2003). Queste ultime non le indosso in giro per pudore, invece ce n'è tutta una serie che non porto in pubblico perché hanno il collo macchiato; ce l'hanno da un paio d'anni: i normali lavaggi non cancellano quelle tracce e non ho voglia di candeggiare o chissà che altro per eliminare i segni della crema Vea, quella che applicavo sulla pelle arrossatissima davanti alla gola bersagliata dalle radio/terapie.

23 luglio 2012

Online games

Da molti anni rifuggo qualsiasi forma di video game perché so che rischio la dipendenza, quasi come per i gelati. Se da ragazzo la recinzione di sicurezza era il numero limitato di monete a disposizione, con l'avvento degli aggeggi domestici solo la mancanza di elettricità avrebbe potuto interrompere il gioco, per cui l'unica soluzione sicura divenne l'astensione totale, pena la dissoluzione della più preziosa risorsa intangibile: il tempo.
[Ti prevengo: no, il mondo delle relazioni telematiche non è una perdita di tempo, non sempre almeno. Dalle mailing list ai forum ai blog ai social network, se vuoi pescarla c'è un sacco di ricchezza costituita da semi fatti per fiorire lì e altrove, in sinapsi e anche in carne e ossa.]
I giochi, invece, i giochi: quelli, per quanto belli, il tempo te lo disintegrano, succhiandoti vita che non recupererai. Ma tanto io ne sto alla larga. Quasi sempre. In effetti, ogni tanto gioco a reversi (othello) e se lo faccio, per un po' (un po' troppo, mannaggia) mi perdo via.

22 luglio 2012

Tra una tempesta e l'altra

La bordura dorata di quelle nuvole bianchissime attorno all'unico squarcio d'azzurro è lì a ricordare che al di sopra il sole splende sempre.
La restante massa grigiazzurra di nuvoloni carichi e l'orizzonte blu gas sono lì ad ammonire che se stendi fuori dovrai essere pronto a ritirare il bucato da un momento all'altro in men che non si dica.

21 luglio 2012

Alla fine è tutto un grande giro

Dice: ma la smetti di farti adottare? Rido e rispondo che non lo faccio mica apposta, che sarà perché sono fortunato, o che ho le antenne estroflesse e capto, anche se poi magari è solo una questione di numeri e probabilità, elevate a furia di rimanere allo scoperto a costo di prendersi un'adacquata, comunque non posso negarlo: vengo spesso adottato.
Nulla di estremamente impegnativo, intendiamoci, ma le piccole cure sono sintomi di pensieri grandemente affettuosi e, siano essi permanenti o transitori, li apprezzo. Così, accade che vada a consegnare il pesce a un G.A.S. e scoprendo una conoscenza comune (una mia cugina) mi invitino a cena ammannendomi prelibatezze e cordialità egualmente gustose, oppure che dia lezioni d'inglese e mi ritrovi prossimo ospite in vacanza, ma anche una torta fatta in casa, qualche tanda speciale, un libro messo da parte o delle camicie stirate sono testimonianze luccicanti.
Peraltro, non escluderei che portino fortuna. Per esempio, qualche anno fa un amico mi regalò la sua vecchia auto. Dopo averla utilizzata per un paio d'anni, quando dovetti farla rottamare telefonai all'autodemolizioni di mio zio (in realtà, il marito di una cugina di mio padre) e in quella occasione riallacciai i contatti con sua figlia, anche lei come me separata, e frequentandoci la portai a qualche ritrovo coi miei amici. Uno di loro se ne invaghì, ricambiato, e da allora vivono insieme felici e contenti. Era quello che mi aveva regalato l'auto.

20 luglio 2012

Brevi scrosci

Stando a casa una sera, ho fatto piovere. Stando a casa, comunque, mi sono "prenotato" momenti belli in montagna, in città, in milonga e al mare, mentre le distanze si accorciano sul filo dei clic, delle voci e dei pensieri. Stando a casa, tra lavori e incombenze, penso alle cose belle tra un rock'n'roll vecchio e uno (relativamente) nuovo.

19 luglio 2012

Divine sgrullate

Certe volte penso che se Dio esiste e ci sta guardando, è lì che scuote la testa.
Il fatto è che lo penso riguardo a stupidaggini e amenità da cazzeggio ed è anche per questo, mi sa, che scuote la testa.

18 luglio 2012

CompLeonka

Festeggiare qui è bello anche perché davvero si mangia bene!
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Grazie per l'android e per il pennino capacitivo.
:)

17 luglio 2012

Forse ma forse

A sorpresa, può darsi che quest'anno riesca a rituffarmi in spettacolare acqua salata dopo troppo prolungata assenza. Il difficile sarà prenotare un traghetto tenendo le dita incrociate.

16 luglio 2012

Per te la mia canzone vola

Oggi è il compleanno della mia mamma. Mi spiace non poter fare un blitz fiemmazzo per stanarla dalla cucina dove sicuramente anche oggi, vacanze o non vacanze, si darà da fare.

Di cucinare, cucinare per tutti quanti, non sa fare a meno. D'altronde, se il cibo è una sua ossessione è anche un po' colpa mia, che da piccolo non volevo mangiare alcunché. Lei si disperava e insisteva, ottenendo ovviamente l'effetto opposto ai suoi fini di nutrice; si disperava giungendo perfino a rivolgere preghiere alle entità superiori affinché io mangiassi. Se queste esistono, devono avere i riflessi un po' rallentati, perché solo dopo diversi anni cominciai a gustare un numero apprezzabile di pietanze e a volerne mangiare in quantità... cosa che non ho più smesso di fare.

Gli auguri glieli ho fatti per telefono e dalla sua contentezza sembrava avessi fatto chissà che. D'altronde, ho ancora in mente l'immagine di quella volta che si commosse solo perché dall'altra stanza mi sentì provare, con il sax tenore che strimpellavo in quel periodo tardoadolescenziale, le note della canzone "Mamma", con la quale intendevo omaggiarla. Non mi diede il tempo di finire la prima strofa che era già corsa lì, col sorriso velato dall'emozione, a ringraziarmi. È di quelle persone che si dedicano in toto agli altri dimenticandosi un po' troppo spesso, se non quasi sempre, di sé (tipo l'anno scorso, quando con il medico che le stava cucendo l'unghia del pollice senza anestesia, l'unico suo rammarico era la previsione di trovarsi impossibilitata a svolgere normalmente tutte le attività domestiche).

È di quelle persone con le quali occorre fare attenzione alle attenzioni, nel senso che credono di non meritarsele e rimangono spiazzate quando gliele rivolgi. Se mostri di occuparti o preoccuparti per loro o semplicemente se espliciti anche verbalmente il bene, ascolta e tra uno schermirsi e un non detto percepirai una miniesplosione interna, tipo "pockh", preludio di una silente commozione. Sono i casi in cui ci vuole assolutamente un abbraccio. Tra qualche giorno, d'accordo?

Poi semmai le dirò a voce che ne ho scritto qui, perché lei, che ha insegnato a leggere e scrivere a decine e decine e decine di piccoli grandi esseri umani, il computer non sa nemmeno come si accende.

15 luglio 2012

Cuochi

Se Masciu fosse stato Dio, la donna non sarebbe mai nata, perché con la costola di Adamo lui avrebbe fatto partire una grigliata.

14 luglio 2012

Pìgliate 'na Bastiglia

Come festeggiare decidilo tu, ma festeggia. Oggi perché è il 14 luglio, simbolo della Rivoluzione che mirava a libertà, uguaglianza e fraternità. Festeggia tralasciando le parti spiacevoli, tieni buono solo il bene. Come, decidilo tu, ma tralasciale. Oggi festeggia perché è oggi. Fai almeno un'eccezione. Come, decidilo tu, ma fai pure un'eccezione perché oggi è un giorno speciale, oggi come ogni giorno. Accendi quattro Partagas e tracanna qualche bicchiere di rum, liberamente e fraternamente. Allons enfants, jamme bbelle!

13 luglio 2012

Affetto da causa-effetto

Se ti fa venir voglia di migliorare, è cosa buona. Vale per gli hobby, le attività, gli strumenti, le persone e gli amori. Non per niente è il più bel complimento.

12 luglio 2012

A ogni istante incerto

Fugge, sfugge, è un furto, una cara ossessione, il tempo, bipolare elemento a ogni istante incerto tra lo svanire e l'eternarsi. E a ogni istante d'incertezza in questo boh entusiasta mi dico che sì, alla fine sarà stato tutto un soffio, ma fintanto che si è nel vento e lo si riesce a respirare, vivere vale la candela, anzi, la clessidra.

10 luglio 2012

Knödel

Quasi di passaggio, oggi ti dico che i canederli fatti in casa da Ewa di Holen, frazione di Aldino/Aldein, sono molto buoni. Li ho mangiati la scorsa settimana quando, accompagnando i miei in Val di Fiemme, abbiamo fatto una piccola deviazione per il pranzo.

09 luglio 2012

Ancora un po' di tango

Milonga all'aperto con chiaro di luna presso il Palatango di Segrate.

- Pugliese!
- Già, Pugliese...
- Bello, eh?
- Sì, ma difficile.
- Beh, certo, è poco ritmato...
- Va interpretato.
- Perché, non ce la fai?
- Intimamente lo interpreto, però tradurlo in ballo con le mie capacità attuali è come voler suonare Bach con l'ukulele.

Poi invece l'abbiamo ballato e, stando al giudizio dell'esperta ballerina, non sono andato affatto male.

In effetti, con l'ukulele si possono fare un sacco di cose.

08 luglio 2012

Morale con storiella

Per la serie: è meglio far bene le cose perché un po' di fatica in più all'inizio te ne risparmia molta poi.
Una volta ero a Mondello (PA), faceva caldo e stavo ammazzando mosche con una palettina. Quando le vittime cadevano a terra, le raccoglievo con scopino e paletta per gettarle nella pattumiera, ma a un certo punto Emiliano Zapata (il gatto di casa dei miei cognati, da cui ero ospite) ne ha mangiata una. Da quel momento gli ho lasciato mangiare anche le successive e risparmiandomi i gesti della raccolta ho potuto intensificare la caccia. A un certo punto, però, il felino ha vomitato.

07 luglio 2012

Era il 1985

Il vinile da cui è tratto questo pezzo mi ricorda una festa di compleanno di tanto tempo fa, con un intero secchio di caipirinha preparato da noi fin dal tardo pomeriggio. Un secchio intero, con tanta cachaça. La festa, con tutto un terrazzo che sporgeva sulla notte milanese a disposizione d'ogni pia voglia di baci, fu definita un apice.
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The Cure - Grinding Halt

06 luglio 2012

Types and typos

Siccome poi su twitter mi è più difficile ritrovarmi, me l'appunto anche qui:
Only after proofreading did they realize they couldn't possibly be spellbound by each other: he was too fuzzy, she was too fussy.
Capire mi capisco, ma se riesci a tradurmi, dimmelo.

05 luglio 2012

Sortilegi

Nel cibo diviso siede l'angelo*, ma anche in quello moltiplicato. Che sia una ciliegia spiccata al volo in cucina, un gelato allo yogurt da brivido o una cena conviviale, si creano fili invisibili di non detto e altri che s'intrecciano in discorsi tra un boccone e l'altro, ma in ogni caso dev'esserci una sovrapproduzione di ossitocina visto l'incremento di empatia che si sviluppa nel mangiare insieme (dal "cum edere" latino all'ispanico comér), in un crescendo pirotecnico se per caso si arriva fino al ciba(cia)rsi.

* reminescenza da Stefano Benni, La compagnia dei Celestini, leggibile per intero qui.

04 luglio 2012

Tango si dice così anche a Bolzano

Di recente mi hanno fatto osservare che ho una visione un po' edulcorata dell'ambiente del tango. Ho risposto di avere "l'entusiasmo del neofita nei confronti dell'insieme e la fortuna del principiante negli incontri avvenuti finora". Entusiasmo e fortuna che ribadisco dopo una serata passata in milonga a Bolzano, al circolo di via Druso. Vero è che potrei essere tacciato di partigianeria, essendo la città altoatesina da vari decenni uno dei miei luoghi del cuore, ma è innegabile la piacevolezza di cui si è condita questa esperienza, con un'accoglienza e una disponibilità che mi hanno aiutato a superare l'imbarazzo del sentirmi decisamente il meno esperto (diciamo pure il più scarso) dell'intera sala. Grazie dunque a Tania golden baby per avermici introdotto e fatto rompere il ghiaccio, e grazie mille anche alle altre brave e belle ballerine per le numerose tande (che in trasferta, si sa, valgono il doppio, come i gol fuori casa nelle coppe europee). A presto!

P.S.: bello anche ritrovare lì un paio di vecchi amici che non vedevo da qualche anno: Bogo (grazie per la birra e le ciacole) e Nando, grande istrione e tanguero appassionato, capace di regalarmi una scenetta fumettistica quando scorgendomi ha strabuzzato gli occhi e mollato la ballerina a metà tanda per venirmi a salutare tra risate incredule e contente.

03 luglio 2012

Musica preferita

L'anno scorso su friendfeed lanciai una domanda:
"Ricordi chi e quando ti ha fatto scoprire, inducendoti ad ascoltare per la prima volta, il tale gruppo, la tale canzone?"
Da parte mia, nelle risposte avevo menzionato Crosby, Stills, Nash & Young (scoperti nella seconda metà degli anni '70 grazie al mio amico bolzanino Alberto Rossi) e i Talking Heads (scoperti nel 1980 grazie al mio primo insegnante d'inglese David Jelley).

Oggi mi torna in mente un altro gruppo, che conoscevo ma sdegnavo e del quale però scoprii un aspetto totalmente nuovo e inatteso con Spirit of Eden, "un album da ascoltare al buio in cuffia", come mi disse Carlo Albertoli porgendomi il vinile appena uscito (fine anni '80). Di nuovo grazie, dunque, e buon ascolto di I believe in you.

02 luglio 2012

01 luglio 2012



a cura di Giulio Pianese

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