Mannaggia 'a maronn' e hasta la victoria.
20 aprile 2004
19 aprile 2004
È ufficiale
17 aprile 2004
Precisazione
Mi sono poi reso conto che il termine bloghémien era già stato usato da Effe in un intervento dell'ottobre 2003 o giù di lì. Giusto riconoscergliene la paternità, tantopiù che oramai si è dimostrato pronto anche per questo ruolo.
Il ritardatario
In ritardo? In ritardo!
Io in ritardo lo sono sempre. Da sempre.
Faccio sempre tardi, sono in ritardo fin dalla nascita: mia madre mi ha fatto in casa, volle farmi nascere nel paesino di mia nonna, e io la ripagai con un parto lunghissimo e difficile.
Da allora, qualsiasi impegno prestabilito mi vede in affanno. Appuntamenti di ogni genere per me sono una vera impresa. Rispettare un orario è cosa ardua, per quanto mi impegni.
Programmo, mi organizzo, ma poi c'è sempre qualcosa per cui mi tocca correre all'ultimo minuto. Correre dietro agli autobus e ridurmi ad andare a scuola in autostop. Correre dietro ai treni, perderli e trovarmi a pagare un supplemento per il TGV che non volevo prendere. Correre dietro alla puntualità, e perdere la serenità: iniziare la serata andando a prendere in ritardo una ragazza gelosa, che non si capacita del fatto che se sono arrivato tardi da lei non è per chissà quale altro intrallazzo.
Arrivare in ritardo alle prove, prendere per un pelo l'aereo, consegnare la tesi agli ultimi cinque minuti utili stile Blues Brothers, richiedere il passaporto due giorni prima di partire per nonsodove, avviare una pratica complicata a sei ore dalla scadenza nazionale, far iniziare il concerto al resto del gruppo con un brano strumentale perché è arrivato il momento e non mi sono ancora cambiato.
Tutte cose successe veramente e che continuano a succedere. Perché?
Con le ragazze, poi... mi sono capitate tutte puntuali, puntualissime. Impossibile riuscire a trovare sempre nuove scuse. Tutte puntuali, tranne una, vabbe': talmente ritardataria, come me, che prendevamo appuntamento ogni giorno ma riuscimmo a vederci solo due volte in cinque mesi. E finì così. Tutte puntuali dicevo, a parte quella che ebbe un ritardo, ma il fatto è che era rimasta incinta e questa è un'altra storia.
Io invece sempre trafelato, perché?
Il perché ho iniziato a chiedermelo, finalmente. Osservo che quasi sempre la causa è il cincischiare dell'ultimo minuto. Un ultimo minuto che può durare un minuto o un trimestre.
Mi domando perché. E la conclusione è semplice: faccio tardi perché non voglio mai smettere di fare quel che sto facendo. Non riesco a staccarmi. Non riesco a staccarmi da nulla, davvero.
In ritardo fin dalla nascita, dunque: mi hanno dovuto tirar fuori col forcipe.
D'altra parte, chi sarebbe così scemo da voler uscire da lì, un posto caldo morbido e comodo, per approdare nel difficile mondo?
Peggio che lasciare il tepore del lettuccio in un mattino d'inverno... roba da matti, non fa per me.
Io in ritardo lo sono sempre. Da sempre.
Faccio sempre tardi, sono in ritardo fin dalla nascita: mia madre mi ha fatto in casa, volle farmi nascere nel paesino di mia nonna, e io la ripagai con un parto lunghissimo e difficile.
Da allora, qualsiasi impegno prestabilito mi vede in affanno. Appuntamenti di ogni genere per me sono una vera impresa. Rispettare un orario è cosa ardua, per quanto mi impegni.
Programmo, mi organizzo, ma poi c'è sempre qualcosa per cui mi tocca correre all'ultimo minuto. Correre dietro agli autobus e ridurmi ad andare a scuola in autostop. Correre dietro ai treni, perderli e trovarmi a pagare un supplemento per il TGV che non volevo prendere. Correre dietro alla puntualità, e perdere la serenità: iniziare la serata andando a prendere in ritardo una ragazza gelosa, che non si capacita del fatto che se sono arrivato tardi da lei non è per chissà quale altro intrallazzo.
Arrivare in ritardo alle prove, prendere per un pelo l'aereo, consegnare la tesi agli ultimi cinque minuti utili stile Blues Brothers, richiedere il passaporto due giorni prima di partire per nonsodove, avviare una pratica complicata a sei ore dalla scadenza nazionale, far iniziare il concerto al resto del gruppo con un brano strumentale perché è arrivato il momento e non mi sono ancora cambiato.
Tutte cose successe veramente e che continuano a succedere. Perché?
Con le ragazze, poi... mi sono capitate tutte puntuali, puntualissime. Impossibile riuscire a trovare sempre nuove scuse. Tutte puntuali, tranne una, vabbe': talmente ritardataria, come me, che prendevamo appuntamento ogni giorno ma riuscimmo a vederci solo due volte in cinque mesi. E finì così. Tutte puntuali dicevo, a parte quella che ebbe un ritardo, ma il fatto è che era rimasta incinta e questa è un'altra storia.
Io invece sempre trafelato, perché?
Il perché ho iniziato a chiedermelo, finalmente. Osservo che quasi sempre la causa è il cincischiare dell'ultimo minuto. Un ultimo minuto che può durare un minuto o un trimestre.
Mi domando perché. E la conclusione è semplice: faccio tardi perché non voglio mai smettere di fare quel che sto facendo. Non riesco a staccarmi. Non riesco a staccarmi da nulla, davvero.
In ritardo fin dalla nascita, dunque: mi hanno dovuto tirar fuori col forcipe.
D'altra parte, chi sarebbe così scemo da voler uscire da lì, un posto caldo morbido e comodo, per approdare nel difficile mondo?
Peggio che lasciare il tepore del lettuccio in un mattino d'inverno... roba da matti, non fa per me.
La pazziata - bloghemien senza rete
con Fraps, Helghi, Mike, Rillo, Sphera, Cinzia, Darko
16 aprile 2004
Cose da sapere
Da approfonditi studi e serissimi sondaggi sul campo è risultato ed è stato inequivocabilmente certificato che un concerto della Black Sound Machine presenta senza alcun dubbio anche i seguenti vantaggi:
1) non fa ingrassare
2) non provoca reazioni allergiche
3) non ha controindicazioni per le effusioni amorose
Il che, se hai superato le feste pasquali accantonando il tempo delle abbuffate, disvelando tutte le sorprese senza che si sia assopita la voglia di divertirsi, ma soprattutto se i desideri non sono stati tutti appagati... può portare a una sola conclusione: è tornato il momento di passare una serata ascoltando cantando e ballando R&B, r'n'r, funky e soul.
L'occasione immediata è sabato 17 aprile 2004
c/o Box 31 a Paderno Dugnano (MI) - via Togliatti 31 - tel. 02-36540593
inizio concerto ore 22:30 circa
1) non fa ingrassare
2) non provoca reazioni allergiche
3) non ha controindicazioni per le effusioni amorose
Il che, se hai superato le feste pasquali accantonando il tempo delle abbuffate, disvelando tutte le sorprese senza che si sia assopita la voglia di divertirsi, ma soprattutto se i desideri non sono stati tutti appagati... può portare a una sola conclusione: è tornato il momento di passare una serata ascoltando cantando e ballando R&B, r'n'r, funky e soul.
L'occasione immediata è sabato 17 aprile 2004
c/o Box 31 a Paderno Dugnano (MI) - via Togliatti 31 - tel. 02-36540593
inizio concerto ore 22:30 circa
Dolce Stil Blog
Oggi da Placida un po' di sano divertimento con le rime malthusiane.
Intanto continua il Blogrodeo 1.0 e ci si chiede in quali altri orari proporlo (esprimi la tua preferenza).
Il weblog è quella cosa[Aggiornamento: ne è nato addirittura un blog a sé stante]
dov'è facile esternare,
se ti stanno ad ascoltare
te lo dice Shinystat.
Nota: il titolo del presente intervento è preso in prestito a Sphera (dai commenti di Herzog).
-.-.-.-.-Intanto continua il Blogrodeo 1.0 e ci si chiede in quali altri orari proporlo (esprimi la tua preferenza).
15 aprile 2004
Prossimamente...
BLOGROMEO 1.0, il concorso per le migliori dichiarazioni d'amore via blog.
Nel frattempo, ci si fan le basi su Lessico da amare.
Nel frattempo, ci si fan le basi su Lessico da amare.
14 aprile 2004
Effe, un uomo di lettere
Lettere dal blog firmate da un monogramma esplicitato: Herzog iniziò così, fedele a una linea, circoscritto da un delinearsi volutamente cinico e forzatamente gretto, sempre e immancabilmente capace di divertire, talora ustionando con l'acido dei suoi strali. Poi dal personaggio Effe non poté fare a meno di lasciarsi intravedere la persona, anche grazie all'entourage che gradatamente andò a costituire una vera e propria compagnia stabile, uno staff efficacemente raffigurato dal tocco pittorico di Buba.
Da lì il proliferare dei commenti, spesso ininterrotto crepitio d'arguzie o magari di scambi d'affetto mascherati dai giochi di ruolo. Uno spettacolo nello spettacolo, meglio vivibile dal di dentro, un'autorappresentazione a tempo pieno. Una pièce che l'autore lancia ma dalla quale poi si tiene in disparte, come se vivesse sempre un po' discosto, a un passo appena da se stesso.
Oggi quel blog compie un anno e il miglior modo per festeggiarlo è leggere The Cure, un racconto o romanzo breve, un hard-boiled ambientato nella blogosfera ma potenzialmente in grado di suscitare interesse e attenzione anche in lettori estranei a questa nostra malattia. Uscì a puntate a partire dal 9 ottobre 2003, ma chi non volesse faticare a ripescarlo dagli archivi lo può trovare per intero qui, confezionato a cura di riccionascosto e con la prefazione di Mitì Vigliero.
Buona lettura e buon compleanno a Herzog.
Da lì il proliferare dei commenti, spesso ininterrotto crepitio d'arguzie o magari di scambi d'affetto mascherati dai giochi di ruolo. Uno spettacolo nello spettacolo, meglio vivibile dal di dentro, un'autorappresentazione a tempo pieno. Una pièce che l'autore lancia ma dalla quale poi si tiene in disparte, come se vivesse sempre un po' discosto, a un passo appena da se stesso.
Oggi quel blog compie un anno e il miglior modo per festeggiarlo è leggere The Cure, un racconto o romanzo breve, un hard-boiled ambientato nella blogosfera ma potenzialmente in grado di suscitare interesse e attenzione anche in lettori estranei a questa nostra malattia. Uscì a puntate a partire dal 9 ottobre 2003, ma chi non volesse faticare a ripescarlo dagli archivi lo può trovare per intero qui, confezionato a cura di riccionascosto e con la prefazione di Mitì Vigliero.
Buona lettura e buon compleanno a Herzog.
Segnalazione
Come se non bastassero tutti quelli che già infesto, m'hanno invitato a partecipare a milanomultiblog.
Ho esordito segnalando l'inaugurazione di una mostra fotografica in un bar zona Navigli:
mercoledì 14 aprile ore 18:30
Rita&Cocktails
via Fumagalli 1 a Milano
Ho esordito segnalando l'inaugurazione di una mostra fotografica in un bar zona Navigli:
Rita&Cocktails
via Fumagalli 1 a Milano
13 aprile 2004
12 aprile 2004
11 aprile 2004
Vinile!
...e poi dicono che coi blog ci s'impigrisce. Au contraire! Aver lasciato un commento da Marquant (tomino del mese) mi ha indotto alla fatica di sgombrare il mobile del vecchio stereo, sollevarne il coperchio e il braccio per posizionare la puntina sulla quarta traccia della seconda facciata di Uncle Meat. Solo così mi è stato possibile riascoltare Electric Aunt Jemima, apprezzata anche dalla Cajuina, che ha addirittura gradito il successivo Prelude to King Kong.
Ora sul piatto sta girando Cruising with Ruben and the Jets, con le Mothers of Invention e il nostro Francis Vincent (nei panni del suo alias Ruben Sano per l'occasione) a far gli stupidini eccellenti con brani che giostrano tra il rock'n'roll blando e l'orecchiabilità melensa.
Ora vado a rimettere su Electric Aunt Jemima e poi usciamo.
Ora sul piatto sta girando Cruising with Ruben and the Jets, con le Mothers of Invention e il nostro Francis Vincent (nei panni del suo alias Ruben Sano per l'occasione) a far gli stupidini eccellenti con brani che giostrano tra il rock'n'roll blando e l'orecchiabilità melensa.
Ora vado a rimettere su Electric Aunt Jemima e poi usciamo.
10 aprile 2004
Bozza di "chiusa" per la pazziata dei bloghemien
Siam giunti qui che ti riempivi il ventre
di stuzzichini e versami da bere
t'abbiamo forse disturbato mentre
stava in aria il terzo tuo bicchiere
Non so perché m'andava di parlarti
la confidenza sembra cosa rara
ma chi si trova già da queste parti
la vita vera di sicuro impara
Se per un poco ci guardiamo dentro
per i sogni spazio ce n'è ancora
immagini parole che fan centro
e il cuore in superficie affiora
Se l'animo sincero che t'incontra
riluce di sorrisi e gioia vera
il nostro desiderio è come un mantra
regalaci un applauso e buonasera.
di stuzzichini e versami da bere
t'abbiamo forse disturbato mentre
stava in aria il terzo tuo bicchiere
Non so perché m'andava di parlarti
la confidenza sembra cosa rara
ma chi si trova già da queste parti
la vita vera di sicuro impara
Se per un poco ci guardiamo dentro
per i sogni spazio ce n'è ancora
immagini parole che fan centro
e il cuore in superficie affiora
Se l'animo sincero che t'incontra
riluce di sorrisi e gioia vera
il nostro desiderio è come un mantra
regalaci un applauso e buonasera.
[rif.: Mike, Fraps, Rillo, ancora Fraps, di nuovo Rillo e prossimamente Helghi e Sphera]
09 aprile 2004
Cose da Venerdì Santo
Scrivo cogliendo praticamente in diretta un dialogo tra Francesca (7) e Lorenzo (3).
F. (preoccupata per i funambolismi del fratellino): "E se muori, poi cosa fai?"
L. (imperturbabile): "Vado in cielo e ti dico le cose belle."
F. (preoccupata per i funambolismi del fratellino): "E se muori, poi cosa fai?"
L. (imperturbabile): "Vado in cielo e ti dico le cose belle."
07 aprile 2004
06 aprile 2004
Stelle
Il più lungo applauso cui abbia partecipato in vita mia è quasi sicuramente riconducibile a un concerto dei Pentangle, a Milano intorno al 1980. Al termine della scaletta programmata e di una lunga serie di bis si congedarono, ma con le luci del teatro già riaccese riuscimmo a richiamarli fuori dopo aver battuto le mani per una ventina di minuti.
Sul palco si ripresentarono solo John Renbourn e Jacqui McShee. La soddisfazione per il successo del nostro perseverare fu superata dal visibilio in cui ci mandò il brano che scelsero di eseguire: Watch the Stars. Guardare il cielo e trovarci ogni sera lo splendore di Venere è impagabile come un bacio d'amore, ma quella canzone lo accompagnerebbe degnamente.
Bonus di memoria: l'anno successivo, il solo fatto di conoscere quel gruppo folk mi guadagnò la benevolenza incondizionata di Janice, mia insegnante scozzese in quel di Hastings, dolce fin dalla voce.
Sul palco si ripresentarono solo John Renbourn e Jacqui McShee. La soddisfazione per il successo del nostro perseverare fu superata dal visibilio in cui ci mandò il brano che scelsero di eseguire: Watch the Stars. Guardare il cielo e trovarci ogni sera lo splendore di Venere è impagabile come un bacio d'amore, ma quella canzone lo accompagnerebbe degnamente.
Bonus di memoria: l'anno successivo, il solo fatto di conoscere quel gruppo folk mi guadagnò la benevolenza incondizionata di Janice, mia insegnante scozzese in quel di Hastings, dolce fin dalla voce.
04 aprile 2004
Relazioni di concerto
Stavo costeggiando il bancone a caccia di un cuba libre quando uno mi ferma col sorriso in volto e la mano tesa. Lo saluto contento, mai stufo delle benevole lusinghe di chi viene ad ascoltare la band, ma quello riesce a sorprendermi: "Complimenti... leggo il tuo blog." Questa non me l'aspettavo. [Ah, fatti vivo, che non ho annotato l'indirizzo delle tue pagine in rete.] Come se due diversi piani comunicativi si riunificassero.
Ieri sera al Mi Cantino tra il pubblico c'era una nutrita presenza di blogger (da buon catalizzatore, ho riunito allo stesso tavolo Sfera, FemmeFatale, Fraps e Schiaffo), ma anche di persone delle quali ho parlato recentemente proprio su queste pagine (Cinthia, Manu e Nadia). Incantevoli essenze che sembravano confermare e ampliare precedenti asserzioni, così: "noi non siamo virtuali e nemmeno i nostri post".
Ieri sera lo spazio era ad alta densità, non solo per via del palco evidentemente esiguo per noi 12, ma per la coincidenza di incontri e ritrovamenti e intrecci o connessioni che hanno portato a sorrisi e abbracci, a sorprendente benessere, al godimento condiviso su quella linea di confine tra tangibile e immateriale che è perfettamente rappresentata dalla musica.
A margine della scaletta prestabilita (completa di ovvia dedica), oltre alla solita jam session di Sweet Home Chicago (sul palco anche Schiaffo, e Luca del Mi Cantino, e Luigi nostro bassista titolare che si era fatto sostituire per impegni... sentimentali) ho goduto della collaborazione di Darko per una versione omnicomprensiva di Satisfaction (partenza blues con successiva accelerazione da hardcore soul).
Alla fine eravamo stanchi, cotti dai faretti, ma abbastanza contenti da cedere alle richieste di un manipolo di fanciulle irlandesi alle quali non abbiamo rifiutato il dittico Mustang Sally + Mr Pitiful. Eh, ieri sera il pubblico femminile vantava provenienze decisamente variegate: Irlanda, Lettonia, Svizzera, Jugoslavia (sì, lo dico così), Colombia... che bello il mondo colorato di bellezza!
Ieri sera al Mi Cantino tra il pubblico c'era una nutrita presenza di blogger (da buon catalizzatore, ho riunito allo stesso tavolo Sfera, FemmeFatale, Fraps e Schiaffo), ma anche di persone delle quali ho parlato recentemente proprio su queste pagine (Cinthia, Manu e Nadia). Incantevoli essenze che sembravano confermare e ampliare precedenti asserzioni, così: "noi non siamo virtuali e nemmeno i nostri post".
Ieri sera lo spazio era ad alta densità, non solo per via del palco evidentemente esiguo per noi 12, ma per la coincidenza di incontri e ritrovamenti e intrecci o connessioni che hanno portato a sorrisi e abbracci, a sorprendente benessere, al godimento condiviso su quella linea di confine tra tangibile e immateriale che è perfettamente rappresentata dalla musica.
A margine della scaletta prestabilita (completa di ovvia dedica), oltre alla solita jam session di Sweet Home Chicago (sul palco anche Schiaffo, e Luca del Mi Cantino, e Luigi nostro bassista titolare che si era fatto sostituire per impegni... sentimentali) ho goduto della collaborazione di Darko per una versione omnicomprensiva di Satisfaction (partenza blues con successiva accelerazione da hardcore soul).
Alla fine eravamo stanchi, cotti dai faretti, ma abbastanza contenti da cedere alle richieste di un manipolo di fanciulle irlandesi alle quali non abbiamo rifiutato il dittico Mustang Sally + Mr Pitiful. Eh, ieri sera il pubblico femminile vantava provenienze decisamente variegate: Irlanda, Lettonia, Svizzera, Jugoslavia (sì, lo dico così), Colombia... che bello il mondo colorato di bellezza!
02 aprile 2004
*
Lavorare stanca. L'unico rimedio è trovare un passatempo appassionante e farsi pagare per svolgerlo.
(citofonare Zu)
(citofonare Zu)
La maldestria rende ciechi
Ieri ho patito un imprevisto scocciante e costoso. Ho scassato un paio d'occhiali nuovissimi, schiacciandoli involontariamente sotto uno sgabello pieghevole che è crollato implacabile quando ho tentato di scostarlo con un piede. La mia maldestria è stata pari solo all'inavvertenza di averli precedentemente poggiati lì, insieme a dei fogli di lavoro. Cretino. Uno scherzetto da 150 euro, più o meno (nuova montatura più una lente che dovrò cambiare perché scheggiata). Comunque ho bestemmiato solo per tre o quattro minuti di filato, poi sono andato a concedermi alla vista dell'assemblea di classe della scuola materna con degli occhialoni neri di gomma che usavo per giocare a pallavolo. Insomma, una specie di pesce d'aprile autocongegnato.
Gli occhiali, dopo l'incidente, erano accartocciati. Ripensandoci oggi mi vengono in mente i crash test, le simulazioni con le automobili che troppo spesso fanno da anticipazione alle tragedie di cui sono disseminate le strade. Considerando che anche quegli eventi sono per lo più frutto di maldestra disattenzione, mi consolo pensando che per imparare la lezioncina me la sono cavata con poco. E quindi... ops, c@#*°, p0r+/§ (%&+#, scusate, mi si è rovesciato il calamaio sulla tastiera!
Gli occhiali, dopo l'incidente, erano accartocciati. Ripensandoci oggi mi vengono in mente i crash test, le simulazioni con le automobili che troppo spesso fanno da anticipazione alle tragedie di cui sono disseminate le strade. Considerando che anche quegli eventi sono per lo più frutto di maldestra disattenzione, mi consolo pensando che per imparare la lezioncina me la sono cavata con poco. E quindi... ops, c@#*°, p0r+/§ (%&+#, scusate, mi si è rovesciato il calamaio sulla tastiera!
La musica suona al ritmo nero dell'anima
- Mi sa che ho bisogno di una dose di BSM.
- Una dose di BSM? Pronti!
Domani sera suoneremo a Monza, al Mi Cantino. Non occorre un mago per dirti che se ti lascerai andare un po' al ritmo ti ripercorrerà il sorriso.
A evocarlo, un palco dei divertimenti dove le macchinine volanti sparano note colorate adescando cromie di Blues Brothers, Commitments, Big Joe Turner, Ray Charles, Creedence Clearwater, Otis Redding, Elvis Presley, Cab Calloway, James Brown, Aretha Franklin, Wilson Pickett...
Ambiranno alla tua presenza attiva e affettiva le voci di Zu, Elisa, Francesca, Marina, gli ottoni di Angelo, Ivan, Mauro, Sergio, i tasti di Enzo, le corde di Matteo e Vincenzo, le pelli e i metalli di Raffaele.
Insomma: Black Sound Machine sabato 3 aprile 2004
c/o Mi Cantino - via Dante, 6 - Monza - tel. 039 322970
inizio concerto ore 22:30
- Una dose di BSM? Pronti!
Domani sera suoneremo a Monza, al Mi Cantino. Non occorre un mago per dirti che se ti lascerai andare un po' al ritmo ti ripercorrerà il sorriso.
A evocarlo, un palco dei divertimenti dove le macchinine volanti sparano note colorate adescando cromie di Blues Brothers, Commitments, Big Joe Turner, Ray Charles, Creedence Clearwater, Otis Redding, Elvis Presley, Cab Calloway, James Brown, Aretha Franklin, Wilson Pickett...
Ambiranno alla tua presenza attiva e affettiva le voci di Zu, Elisa, Francesca, Marina, gli ottoni di Angelo, Ivan, Mauro, Sergio, i tasti di Enzo, le corde di Matteo e Vincenzo, le pelli e i metalli di Raffaele.
Insomma: Black Sound Machine sabato 3 aprile 2004
c/o Mi Cantino - via Dante, 6 - Monza - tel. 039 322970
inizio concerto ore 22:30
01 aprile 2004
31 marzo 2004
Archivio = voce del verbo bloggare
Archivio = voce del verbo bloggare, tempo passato, forma indeclinabile, modo personalizzabile.
Sull'uso dell'archivio come possibile fonte di spunti concordo con Massimo (Salto del Canale), ma non vorrei mai cancellare dalla pubblica visione quel che mi sono trovato a scrivere.
Uno dei motivi per cui metto in rete le mie parole è la volontà di lasciare traccia e non mi preoccupa la legge di murphlog secondo cui nessuno legge gli archivi, perché sono sempre più convinto che le parole trovino da sole i destinatari, anche a distanze temporali impreviste.
Nell'atteggiamento da tenere nei confronti della propria scrittura è auspicabile lo stesso magico equilibrio che permetterebbe di attraversare la vita con serena intensità dinamica:
Sull'uso dell'archivio come possibile fonte di spunti concordo con Massimo (Salto del Canale), ma non vorrei mai cancellare dalla pubblica visione quel che mi sono trovato a scrivere.
Uno dei motivi per cui metto in rete le mie parole è la volontà di lasciare traccia e non mi preoccupa la legge di murphlog secondo cui nessuno legge gli archivi, perché sono sempre più convinto che le parole trovino da sole i destinatari, anche a distanze temporali impreviste.
Nell'atteggiamento da tenere nei confronti della propria scrittura è auspicabile lo stesso magico equilibrio che permetterebbe di attraversare la vita con serena intensità dinamica:
Guardare avanti vivendo il presente senza dimenticare[vedi, per l'appunto, l'archivio]
28 marzo 2004
Catalogo di lemmi d'amore
Che cosa significa amore senza confini? Com'è fatto l'uomo ideale? Conta di più il karma o la chimica? Tra risposte e ulteriori quesiti si dipanano parole che vanno a sfiorare i sensi e la sensibilità, lapilli eruttivi di chi si cerca, scintille affettive di chi s'incontra, minuscoli tasselli sensuali di un mosaico ineffabile cui vorrebbero donare senso. Questo è Lessico da amare, una raccolta di lessico amoroso, lessico amorevole, parole d'amanti, diamanti espressivi, coccole verbali e verbalizzazioni dell'indicibile.
25 marzo 2004
Come si dice Black Sound Machine in patois?
Se lo impariamo abbastanza in fretta è meglio, perché domani saremo dalle parti di Aosta a esibirci nella notte della Vallée...
Per chi fosse in vena di un giretto fuori porta, ci troverete a suonare, cantare, ballare e guardarvi da questo palco:
venerdì 26 marzo 2004
Tatou
Loc. Amerique, 51
Quart (Aosta)
tel. 0165-775131
01:00 inizio concerto
Volendo puoi dare un'occhiata alle nuove pagine della Black Sound Machine.
Per chi fosse in vena di un giretto fuori porta, ci troverete a suonare, cantare, ballare e guardarvi da questo palco:
Tatou
Loc. Amerique, 51
Quart (Aosta)
tel. 0165-775131
01:00 inizio concerto
Volendo puoi dare un'occhiata alle nuove pagine della Black Sound Machine.
24 marzo 2004
Qua e là
Sono quasi sempre tardivo nel rispondere ai commenti, ma oggi l'ho fatto. Sia qui sia alla tavolata, dove nuovi arrivi aggiungono lustro e gradevolezza al consesso.
Dovrei anche scrivere un po' di altro: una recensione da partorire o piuttosto da snellire per Letture e riletture prima che la biblioteca reclami il libro, tre risposte da dare per un salto in divenire prima che si spazientisca, qualcosa per un webgol tematico prima che cambi tema... solo che mi tocca anche lavorare e non posso bloggare a tempo pieno, uffa.
Intanto ho risposto all'appello di Babsi inoltrando a un paio di mailing list l'SOS Kosovo (anche su CuT'n'PaStE).
Dovrei anche scrivere un po' di altro: una recensione da partorire o piuttosto da snellire per Letture e riletture prima che la biblioteca reclami il libro, tre risposte da dare per un salto in divenire prima che si spazientisca, qualcosa per un webgol tematico prima che cambi tema... solo che mi tocca anche lavorare e non posso bloggare a tempo pieno, uffa.
Intanto ho risposto all'appello di Babsi inoltrando a un paio di mailing list l'SOS Kosovo (anche su CuT'n'PaStE).
23 marzo 2004
Ti farà vedere lei
Sono contento perché ieri finalmente sono andato dall'oculista per un controllo. Erano 11 anni (undici anni!) che non mi facevo visitare accuratamente e per fortuna non sono peggiorato (solo un piccolo aggiustamento di 0,25 di astigmatismo all'occhio destro e di miopia all'occhio sinistro - o viceversa, ora non ricordo). Mi sono anche lasciato mettere gocce e coloranti negli occhi per misurarne la pressione e per la verifica del fondo.
Tutto a posto, mi ha detto Cinthia, persona speciale e più che piacevole, capace di continuare a svolgere con amore il suo lavoro abbinando grande competenza e ridente giovialità, battuta pronta e sensibilità profonda.
Come vedi, ho ragione a ritenermi fortunato. Lo sono anche nell'incontrare o ritrovare chi contribuisce a rendere la vita degna di essere attraversata in compagnia.
Tutto a posto, mi ha detto Cinthia, persona speciale e più che piacevole, capace di continuare a svolgere con amore il suo lavoro abbinando grande competenza e ridente giovialità, battuta pronta e sensibilità profonda.
Come vedi, ho ragione a ritenermi fortunato. Lo sono anche nell'incontrare o ritrovare chi contribuisce a rendere la vita degna di essere attraversata in compagnia.
22 marzo 2004
Tun-cià tùncia tutùn
Pur alle prese con un carico di lavoro urgente e pressante, o forse proprio per questo, l'altro ieri non ho potuto fare a meno di buttar giù al volo una potenziale canzone rappeggiante. E qual è il gusto di fare qualcosa se non la si condivide?
20 marzo 2004
Forse siamo in tempo
Dicevo: Fugge, corre, svanisce, oppure
Concentriamoci su quell'oppure, con l'ausilio di due brani che riporto di seguito.
Il primo è tratto dall'Hagakure e l'ho trovato sulla pagina di Gaspare:
L'altro è stato seminato da Gilgamesh tra i commenti di Herzog:
Entrambi preziosi per aiutarci nel difficile compito di provare a percorrere la via più semplice.
Concentriamoci su quell'oppure, con l'ausilio di due brani che riporto di seguito.
Il primo è tratto dall'Hagakure e l'ho trovato sulla pagina di Gaspare:
Di certo esiste solo il particolare scopo del momento presente. Tutta la vita è fatta di attimi che si susseguono. Una volta compresa questa regola fondamentale, il samurai non deve più manifestare impazienza né porsi altri scopi. L'esistenza scorre semplicemente.
Tuttavia le persone tendono a dimenticare tale precetto, pensando che esista sempre qualcosa di più importante. Pochi capiscono il valore di questo principio. Non si può imparare a conformarsi alle proprie decisioni senza perdere la Via, se non dopo una certa età, ma, una volta raggiunta l'illuminazione, anche se non se ne ha chiaramente coscienza, la determinazione è sempre presente. Se ci fissiamo in questo stato di attenzione continua, raramente ci sentiremo confusi, poiché così restiamo fedeli ai nostri principi.
L'altro è stato seminato da Gilgamesh tra i commenti di Herzog:
Una volta un uomo, pensando che la vita fosse troppo breve per tutte le cose che ci sono da vedere, da fare e da provare, si mise alla ricerca della vita eterna.
Arrivò fin quasi ai confini del mondo conosciuto; antiche leggende del suo popolo dicevano che ad Oriente vi era un giardino, e là avrebbe trovato qualcuno che conosceva il segreto dell'immortalità. Era un tipo ostinato, e non si arrese di fronte alle difficoltà: attraversò deserti, guadò fiumi in piena, scalò montagne e navigò per mare.
Durante il suo viaggio incontrò, in una città di mare, una persona che faceva la sua stessa ricerca. Conversando, convennero che sarebbe stato bene unire gli sforzi, e si misero in cammino. Di fronte al fuoco del bivacco, una sera, il nostro eroe chiese al suo compagno di viaggio da quanto tempo fosse alla ricerca della vita eterna, e questi senza scomporsi gli rispose che erano ormai quasi novecento anni: era un potente stregone, e conosceva sistemi per prolungare la vita, ma non per renderla eterna.
Trasecolando, domandò come avesse impiegato tutto questo tempo e lo stregone scrollando le spalle rispose che non aveva fatto altro che cercare il segreto dell'immortalità, vagando da un continente all'altro. L'eroe comprese allora, in un lampo d'illuminazione, che non è la quantità di tempo a disposizione che cambia le cose, ma come s'impiega la quantità limitata di tempo che abbiamo a disposizione: mille anni, diecimila, possono non essere abbastanza se non si vive una vita degna d'essere vissuta.
Abbandonò la ricerca, tornò alla sua città e ricercò la felicità nelle piccole cose: la lealtà di un amico, l'amore di una compagna, la gioia di crescere un figlio. E curiosamente, l'immortalità che aveva cercato e che gli era sempre sfuggita trovò lui.
Entrambi preziosi per aiutarci nel difficile compito di provare a percorrere la via più semplice.
18 marzo 2004
Indegno di nota
il fatto di avere passato la serata all'assemblea condominiale. Però a non esser pigri ci sarebbe da imparare anche da quel tragicomico microcosmo, i cui meccanismi si replicano magnificandosi nella rete dei rapporti sociopolitici senza perdere il carattere grottesco.
17 marzo 2004
Fugge, corre, svanisce, oppure
Fin dall'età di dodici anni mi angustiavo per l'eccessiva velocità alla quale sentivo scorrere il tempo.
Trovandomi negli anni successivi a leggere i romantici francesi o i testi di Neil Young non scoprii novità, ma rinfrancai quella sensazione.
Poi, di recente (relativamente parlando) ci fu un periodo in cui il tempo sembrò fermarsi. Più che un arresto, in verità era una sorta di paradosso di Achille e la tartaruga trasposto dal piano spaziale e quello cronologico. Come nella recherche proustiana, ciascun istante assumeva la facoltà di dilatarsi quasi indefinitamente. Una rosa dagli infiniti petali a schiudersi incessantemente per lo stupore benefico di occhi golosi di cuore.
Ora, purtroppo, avverto nuovamente la furia della vertigine, con il rincorrersi delle settimane che a folate fanno scattare il contagiri dei mesi, a loro volta squieti e scalpitanti, pronti a travolgere ogni evento, a trascinare ogni cosa, a macinare il reale senza nemmeno concedere alla memoria il tempo di fissare i momenti.
Colgo il segnale, l'avvertimento, il monito a ricentrarmi sull'essere, qui e ora. E a vibrarne col sorriso interiore.
Trovandomi negli anni successivi a leggere i romantici francesi o i testi di Neil Young non scoprii novità, ma rinfrancai quella sensazione.
Poi, di recente (relativamente parlando) ci fu un periodo in cui il tempo sembrò fermarsi. Più che un arresto, in verità era una sorta di paradosso di Achille e la tartaruga trasposto dal piano spaziale e quello cronologico. Come nella recherche proustiana, ciascun istante assumeva la facoltà di dilatarsi quasi indefinitamente. Una rosa dagli infiniti petali a schiudersi incessantemente per lo stupore benefico di occhi golosi di cuore.
Ora, purtroppo, avverto nuovamente la furia della vertigine, con il rincorrersi delle settimane che a folate fanno scattare il contagiri dei mesi, a loro volta squieti e scalpitanti, pronti a travolgere ogni evento, a trascinare ogni cosa, a macinare il reale senza nemmeno concedere alla memoria il tempo di fissare i momenti.
Colgo il segnale, l'avvertimento, il monito a ricentrarmi sull'essere, qui e ora. E a vibrarne col sorriso interiore.
16 marzo 2004
Parentesi
Per me è un valore portare avanti quello che si è iniziato. Non apprezzo chi molla il colpo per sfiducia o per impazienza.
Certo nessuno deve continuare a fare ciò in cui non crede, però se un progetto coinvolge altre persone, mi sento responsabile anche di fronte a loro. Fine della parentesi.
Certo nessuno deve continuare a fare ciò in cui non crede, però se un progetto coinvolge altre persone, mi sento responsabile anche di fronte a loro. Fine della parentesi.
Aggiornamento
Ho finalmente inserito i contributi arrivati negli ultimi tempi per la pagina Lessico dislessico.
Se te li fossi persi, puoi dare un'occhiata agli esordi delle rubriche Le traduzioni inutili e Coniati da vomito.
Se te li fossi persi, puoi dare un'occhiata agli esordi delle rubriche Le traduzioni inutili e Coniati da vomito.
15 marzo 2004
Occhio
Di quel circo scalcagnato in cui ho sofferto il freddo ma ancor più il pensiero di come dovesse patirlo la giocoliera acrobata semisvestita, attempata madre dal corpo giovane. Di quel circo in cui ho passato una serata compassionevole, con buona disposizione d'animo, prontezza nel giustificare la sospensione dell'energia elettrica, serenità nell'affrontare l'imprevista pausa respirando torce al petrolio animate da clown ragazzini. Di quel circo in cui il presentatore ambiva alla dignità di un grande impresario con le fattezze di un imbonitore da mercatino rionale. Di quel circo in cui gli animali, a parte le colombe ammaestrate, si facevano quasi i fatti loro trottando in circolo a mostrarsi allo sparuto pubblico, a parte il rincoglionitissimo serpente boa estratto e riposto in cassa lignea, con il cavallo entrato a sorpresa e uscito prima che potessimo dire bah, a parte Lorenzo che entusiasta di gridolini ha riconosciuto l'incarnazione perfetta del suo peluche; animali aromatizzati alla segatura, animali un po' frusti anche quando fingevano di obbedire al domatore, come il dromedario acconsentendo ad accovacciarsi; animali vecchiotti, a parte l'asinello nero di 20 giorni che sembrava davvero un peluche, lui; animali così così dunque, a parte l'elefante. Un elefante indiano dal vivo e da vicino, pronto a ballare il valzer, poverino. Un'elefantessa, anzi. Di quel circo, dicevo, mi è rimasto impresso l'occhio di quell'elefante: un occhio che mi guardava come da dentro un'armatura, come da dietro una maschera. Un occhio venato di rosso e patinato di stanchezza, un occhio in bilico tra l'orrore di un errore karmico e l'accettazione del proprio destino evolutivo, in una catena di reincarnazioni non perfettamente a fuoco. L'elefante, anzi l'elefantessa, ha incassato le coccole di Lorenzo, che ha chiesto e ottenuto di poter accarezzare anche la proboscide, ma in quei momenti come in quello della foto ricordo non ho voluto incrociarne lo sguardo. Mi aveva già parlato, l'occhio di un'elefantessa di un circo scalcagnato.
11 marzo 2004
Bloggare da dio
Alcuni sono appena a un passo da quel livello, ne sono sicuro. Un esempio? Da Ezekiel il papa in persona si è prestato a un po' di rap!
Lezioncina per chi di dovere: la musica fa bene alla salute, i livori no.
Lezioncina per chi di dovere: la musica fa bene alla salute, i livori no.
Come il vento femmina
Lei e il suo innamorato si chiamano per nick. Non ha un blog, ma li frequenta. Sto parlando di Mistral, che ha raggiunto Gilga tra il novero dei convitati alla tavolata. Le ho fatto i complimenti per l'esordio, nel quale ci regala il racconto di un suo sogno lucido.
10 marzo 2004
Essere di versi
L'ho mai detto che sono fortunato? Credo di sì. L'altra sera, a margine dell'incontro con Jodorowsky, ho passato un po' di tempo con tre persone conosciute lì, venute appositamente dal Canton Ticino. Il piacere della conversazione e della presenza fisica hanno decisamente incrinato i miei pregiudizi sulla personalità elvetica. Per quanto si possa trattare di Svizzeri atipici, questa piacevole sorpresa è la dimostrazione che ogni avvicinamento può contribuire a demolire la stupidità dei luoghi comuni, buoni giusto per le barzellette.
Evidentemente non paga di sorprendermi, Manu, da me sollecitata per uno spunto o un'impressione, mi ha mandato dei versi che sono contento di poter pubblicare qui:
Evidentemente non paga di sorprendermi, Manu, da me sollecitata per uno spunto o un'impressione, mi ha mandato dei versi che sono contento di poter pubblicare qui:
Non odo, ma Jodo
Come risvegliare i sensi
Come ti senti
Quando materializzi lo spirito
Intinto in quel credo
Ateo che spiritualizza
Ciò che non vedo ?
Odo Jodo la rima
Che tuo padre Jaime
Porta in sé come un mastino
« J'aime », il tuo destino
scritto nelle gesta goffe
di un bimbo d'anima.
(Manuela Pagani)
09 marzo 2004
08 marzo 2004
Il valore del sorriso
Per un periodo della mia vita ho fatto meditazione zen. Dalle 6 alle 8 del mattino. Due palle! Fermo lì, seduto di fronte al maestro, che stava immobile e tranquillo. C'erano le zanzare che mi pungevano, e il maestro mi colpiva ogni volta che tentavo di scacciarle. Non ce la facevo più, finché un giorno scoprii il segreto: vedete qui, agli angoli delle labbra? Abbiamo queste, si chiamano "commessure". Ecco, basta sollevarle un po', così, basta sollevarle solo un pochino e tutta la vita cambia completamente. Ho scoperto che con il sorriso si può sopportare qualsiasi cosa.Così parlò Alejandro Jodorowsky (cito a memoria quel che ho sentito con le mie orecchie l'altra sera alla Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano). Attraverso il sorriso si è voluto presentare, chiedendo il permesso di raccontare tre storielle prima della presentazione del nuovo libro. È senz'altro un ottimo intrattenitore questo settantacinquenne dalla pelle distesa e luminosa come il bianco dei capelli che lo aureolano.
Girando il mondo ho visto tante raffigurazioni di Buddha, tutte diverse salvo per una cosa: il sorriso. Quello che resta del Buddha è il sorriso. Proprio come il gatto di Alice.
Alla sua comparsa, di colpo nessuno ha più sentito il fastidio della lunga attesa in piedi tra la calca che si era formata già un'ora prima dell'appuntamento. Alla libreria ero arrivato con un anticipo per me inusitato e che non sperimentavo più dai tempi in cui andavo allo stadio per le partite di Coppa dei Campioni (altro che cempionsliig), eppure erano già tutte occupate le file di sedie approntate davanti al palco, per fortuna abbastanza rialzato da consentire la visuale anche a noi che affollavamo le corsie di libri e CD.
Tra un racconto e un chiste, il nostro "psicomago" sciorinava con apprezzabile leggerezza concetti attinenti alla sfera mistica da tempo praticata (con pienezza: "alchimia significa materializzazione dello spirito e spiritualizzazione della materia").
Accennando alla sua esperienza di lettore di tarocchi, attività che svolge sempre gratuitamente, ha riferito di essersi reso conto che il più delle volte la gente non vuole davvero essere aiutata, perché ciò smuoverebbe troppi equilibri. "Quello che cercano è un'aspirina spirituale". Col tempo, si è risolto a utilizzare la bontà, a cercare di aiutare senza giudicare ("il giudizio è menzogna, pensate al francese jugement, juge-ment = il giudice mente").
[A proposito della divinazione, nel libro Psicomagia. Una terapia panica spiega il suo rifiuto di predire il futuro, in quanto ogni predizione si proporrebbe come modello da seguire, mentre il vedere oltre deve servire a capire e far capire quali siano i nodi personali da sciogliere.]
Un'altra storiella fa da pretesto per ricordare che tutto quel che facciamo è possibile solo grazie al leone che sta alle nostre spalle.
[Da quanto ho inteso, alludeva a un concetto analogo a quello del "sé superiore"*.]
In tale frangente ha richiamato la cabala (o Kabala o Qabbalah), "ciò che è ricevuto". Io stesso sono qui a dirvi delle cose e non so perché le sto dicendo, ma sono sicuro che a qualcuno serviranno.
[Un po' come dire che le parole si scelgono da sole i destinatari, vero?]
Parlando dell'arte, ha distinto tra la creazione ("roba da bambini") e l'arte sacra, nella quale l'artista riceve e comunica.
Da chi riceve? La risposta l'ha fornita implicitamente con un'altra storiella, secondo le cui conclusioni dentro di noi abbiamo un tesoro, un dio interiore, che ci rende re.
Dopo il lungo prologo cui ho accennato, ha menzionato il titolo del libro che costituiva la ragione ufficiale della sua presenza lì. La danza della realtà, dice con questa autobiografia, nel suo caso comportò l'attraversamento di una terribile depressione per la morte di una persona cara, che lo condusse a considerare l'arte come terapia. Terapia che serve per sé e per gli altri, perché aiutando gli altri a guarire guariamo noi stessi.
Ha poi regalato qualche riferimento alla sua infanzia: "Ho sofferto il peggiore dei mali: un padre terribile e una madre assente, la mancanza di una qualsiasi preparazione religiosa e il disprezzo per i valori umani". E ancora: "Mio padre si vestiva da Stalin e quando avevo 4 anni mi disse: 'Si muore, si imputridisce e tutto finisce'. Per questo diventai nevrotico e lo rimasi fino a 40 anni."
[Ripensando al nero trauma in cui affondava Santa Sangre, mi pare ci sia stata almeno una resurrezione.]
Gilga nei commenti chiedeva di porre un interrogativo sul "superamento del quarto varco", ma la richiesta è giunta in ritardo e devo purtroppo dirti che di sogni non si è parlato.
L'unica domanda posta dal pubblico riguardava la figura del matto nei tarocchi. Jodorowsky l'ha descritta così: il matto procede seguito da un cagnolino ed è l'unico a non avere un numero che lo definisce. Il matto è l'essere essenziale, colui che riconosce e lascia esprimere la propria energia divina, seguito dall'ego infantile. Ego che non va assolutamente soppresso, ma che va messo al nostro servizio.
Tra gli innumerevoli spunti emersi, ha ricordato anche l’importanza dell’atteggiamento nei confronti della vita. Raccontando l'ennesima storiella (in effetti si è ben guardato dal limitarsi alle tre annunciate) mima l'incazzatura di un tizio che ha in mano il biglietto vincente della lotteria. Gli chiedono perché sia arrabbiato e lui risponde: "Avevo comprato due biglietti: questo ha vinto milioni, ma quest'altro non ha vinto niente!"
Se la formula segreta è il sorriso, ridere è parte irrinunciabile della natura umana e non conosce vincoli legati alla sacralità, come illustra l’episodio biblico in cui a Sara e Abramo viene annunciata la nascita del primogenito Isacco (colui che fa ridere). Sara, novantenne sterile, all'Arcangelo aveva risposto con una risata.
[Questa l’avevo già sentita da Moni Ovadia]
* sono argomenti che per certi versi hanno già trovato una vocenarrante altrove, ma per stavolta se ne parla qui, mica potevo deludere i commentatori...
Dopo la conferenza sono andato a chiacchierare davanti a un aperitivo con tre persone che per caso si trovavano accanto a me, per caso da solo. Con le affascinanti Nadia e Manu e l'intrepido Gianni sono stato bene: alla fine tutti quanti abbiamo convenuto ridendo che una piccola psicomagia si è compiuta anche in quei momenti di condivisione e benessere reciproco per l'apertura di canali comunicativi tra sconosciuti esseri umani.
Ottomarzo
Antologia di Lorenzo, mentre sguazzavamo in piscina:
Gli esseri umani vivono sulla terra, ma possono anche andare in acqua e nuotare. Io sono un essere umano maschio, ma ci sono anche gli esseri umani femmine.
Quando compirò quattro anni diventerò un ragazzino e cambierò la voce. Quando crescerò diventerò adulto ma sarò sempre un maschio. Mia sorella invece sarà una femmina.
I figli non si possono sposare con la mamma altrimenti escono fuori bambini tutti storti.
Dialogo odierno:
- Lorenzo, sai che oggi è la festa della donna?
- Giulia invece l'ha fatta ieri la festa.
- Che c'entra, la cuginetta festeggiava il compleanno. Oggi è la festa di tutte le donne.
- Di tutte le femmine?
- Sì.
- Il 28 maggio invece è la festa dei maschi.
- Lorenzo, quello è il tuo compleanno.
Per lui è ancora un po' troppo difficile, ma per tutti noi non sarebbe male leggere quel che scrisse qualche mese fa babsi jones.
Gli esseri umani vivono sulla terra, ma possono anche andare in acqua e nuotare. Io sono un essere umano maschio, ma ci sono anche gli esseri umani femmine.
Quando compirò quattro anni diventerò un ragazzino e cambierò la voce. Quando crescerò diventerò adulto ma sarò sempre un maschio. Mia sorella invece sarà una femmina.
I figli non si possono sposare con la mamma altrimenti escono fuori bambini tutti storti.
Dialogo odierno:
- Lorenzo, sai che oggi è la festa della donna?
- Giulia invece l'ha fatta ieri la festa.
- Che c'entra, la cuginetta festeggiava il compleanno. Oggi è la festa di tutte le donne.
- Di tutte le femmine?
- Sì.
- Il 28 maggio invece è la festa dei maschi.
- Lorenzo, quello è il tuo compleanno.
Per lui è ancora un po' troppo difficile, ma per tutti noi non sarebbe male leggere quel che scrisse qualche mese fa babsi jones.
07 marzo 2004
Spigolature
Guardo sempre il cielo con un sorriso...
...dovessero mai scattarmi una foto satellitare..!jasmin (e)
(A fine tunnel)
05 marzo 2004
Sciamerò lì, mi sa
In questi giorni su Letture e riletture mi è capitato di pubblicare un paio di recensioni sullo stesso autore. Sarebbe più appropriato definirlo "personaggio", per non limitarne la sfera di azione. In effetti colui che ricordavo come regista di Santa Sangre (titolo da cui aveva preso il nome anche un gruppo musicale di miei amici) è anche attore, scrittore, sceneggiatore, psicoterapeuta (o sciamano, o "psicomago", come si autodefinisce).
Incuriosito, oggi alle 18:30 andrò alla Feltrinelli di piazza Piemonte 2 a Milano per vedere di persona Alejandro Jodorowsky.
P.S.: le due recensioni sono di Marco Di Porto e di Fernanda Nosenzo Spagnolo.
Incuriosito, oggi alle 18:30 andrò alla Feltrinelli di piazza Piemonte 2 a Milano per vedere di persona Alejandro Jodorowsky.
P.S.: le due recensioni sono di Marco Di Porto e di Fernanda Nosenzo Spagnolo.
04 marzo 2004
L'occhio tra le righe
Talvolta se ne sta a guardare, anzi, lo fa spesso (pure troppo, pe' li gusti mia).
Ora ha cominciato a far parlare anche le immagini.
Se lo dico, è per consigliarti una visita a fotonelquadro.
03 marzo 2004
Come ti chiami? Da dove blogghi?
Laura756 sta realizzando una "blog mappa" italiana: basta scriverle per far inserire il proprio blog nella regione di appartenenza.
Per chi come me si appassiona a queste cose, ricordo l'esistenza di geoURL, che rende possibile una localizzazione geografica dei siti web molto precisa a livello mondiale. I miei vicini di blog sono qui.
Per chi come me si appassiona a queste cose, ricordo l'esistenza di geoURL, che rende possibile una localizzazione geografica dei siti web molto precisa a livello mondiale. I miei vicini di blog sono qui.
02 marzo 2004
Ricordi e rimozioni
Sono dotato di una discreta memoria, ma ho appena avuto conferma della sua selettività.
Mi è capitata in mano una vecchia cassetta riaffiorata dal solito marasma: London Calling dei Clash (1979). Nientedimeno! L'ho messa su.
Sono sempre loro. Sempre avvincenti, energici, avvolgenti. Ancora oggi i brani mantengono la forza delle origini e i nostri eroi attraversano il tempo. Se mai sfiorano il ridicolo, è quando si abbandonano alla presunzione di saper pronunciare lingue latine, come in Spanish Bombs (e in questo riescono a ottenere risultati peggiori perfino dei Pogues di Fiesta). Per il resto, nella loro rudezza continuano a essere attuali perfino nei testi.
Dunque un ascolto positivo, ancorché un po' distratto dalle varie incombenze a sovrapporsi. Abbastanza distratto da lasciar scorrere la cassetta anche dopo l'ultima traccia del lato A...
...fino al momento in cui la scia del fruscio lascia spazio a una musica che di primo acchito non riconosco. Non ricordavo di avere registrato i Clash sopra qualcos'altro. Ascolto incuriosito, poi m'intenerisco accorgendomi che si tratta degli Yes, gli Yes che ascoltavo verso la fine degli anni '70, gli Yes che rivaleggiavano coi mitici Genesis, gli Yes di Steve Howe e Rick Wakeman, con la vocina di Jon Anderson che s'inerpica lassù, nel mondo etereo e fatato... delle rotture di coglioni inenarrabili. Continuo ad ascoltare, riconosco i passaggi, dev'essere The Yes Album, no quello ce l'avevo in vinile. Ah, è quella pappetta di Fragile. Spengo. Ahr. Dose sufficiente per i prossimi vent'anni.
Ora basta con l'omeopatia: a disintossicare lo stereo deputo il CD che aveva compilato Palomar, benefico fin dal titolo.
Morale: c'è almeno una cosa che avevo completamente dimenticato. Non corro il rischio di diventare come Funes.
Nota per la serie "salviamo il salvabile": benché pallosissimi, gli Yes erano grandissimi strumentisti. Bill Bruford, poi, godrà per sempre di un salvacondotto speciale per aver prestato bacchette e tamburi ai King Crimson in Red (1974).
Mi è capitata in mano una vecchia cassetta riaffiorata dal solito marasma: London Calling dei Clash (1979). Nientedimeno! L'ho messa su.
Sono sempre loro. Sempre avvincenti, energici, avvolgenti. Ancora oggi i brani mantengono la forza delle origini e i nostri eroi attraversano il tempo. Se mai sfiorano il ridicolo, è quando si abbandonano alla presunzione di saper pronunciare lingue latine, come in Spanish Bombs (e in questo riescono a ottenere risultati peggiori perfino dei Pogues di Fiesta). Per il resto, nella loro rudezza continuano a essere attuali perfino nei testi.
Dunque un ascolto positivo, ancorché un po' distratto dalle varie incombenze a sovrapporsi. Abbastanza distratto da lasciar scorrere la cassetta anche dopo l'ultima traccia del lato A...
...fino al momento in cui la scia del fruscio lascia spazio a una musica che di primo acchito non riconosco. Non ricordavo di avere registrato i Clash sopra qualcos'altro. Ascolto incuriosito, poi m'intenerisco accorgendomi che si tratta degli Yes, gli Yes che ascoltavo verso la fine degli anni '70, gli Yes che rivaleggiavano coi mitici Genesis, gli Yes di Steve Howe e Rick Wakeman, con la vocina di Jon Anderson che s'inerpica lassù, nel mondo etereo e fatato... delle rotture di coglioni inenarrabili. Continuo ad ascoltare, riconosco i passaggi, dev'essere The Yes Album, no quello ce l'avevo in vinile. Ah, è quella pappetta di Fragile. Spengo. Ahr. Dose sufficiente per i prossimi vent'anni.
Ora basta con l'omeopatia: a disintossicare lo stereo deputo il CD che aveva compilato Palomar, benefico fin dal titolo.
Morale: c'è almeno una cosa che avevo completamente dimenticato. Non corro il rischio di diventare come Funes.
Nota per la serie "salviamo il salvabile": benché pallosissimi, gli Yes erano grandissimi strumentisti. Bill Bruford, poi, godrà per sempre di un salvacondotto speciale per aver prestato bacchette e tamburi ai King Crimson in Red (1974).
020304
Il titolo non c'entra niente, ma una data così carina non meritava di essere trascurata.
Finalmente ho aggiornato la pagina delle Reti relazionali, con le aggiunte di Vic e sphera e con i nuovi contributi di ohmygod e della... Signorina Silvani!
Nel frattempo, in un'altra parte del mondo, qualcuno scriveva il primo intervento di suo pugno su un blog.
Finalmente ho aggiornato la pagina delle Reti relazionali, con le aggiunte di Vic e sphera e con i nuovi contributi di ohmygod e della... Signorina Silvani!
Nel frattempo, in un'altra parte del mondo, qualcuno scriveva il primo intervento di suo pugno su un blog.
01 marzo 2004
Veni vidi rividi
Tutto a causa di un capolavoro ineludibile, che si coglie come tale perfino a spezzoni.
Grandioso ma fluido, distilla una generosa dose d'amarezza che se presa dal verso giusto può riconciliarti con la vita, riconducendoti a non trascurarne l'essenzialità.
Cosa buona e giusta per la settima arte è rinnovare un tributo di gratitudine a Barry Lyndon, girato nel 1975 da un certo Stanley Kubrick.
29 febbraio 2004
Anno a doppio sesto
Boh, dice che vale la pena, che mica capita tutti gli anni. E allora baro un po' con blogger e anch'io avrò un "post" datato 29 febbraio.
27 febbraio 2004
È quasi carnevale - d'ambrosia
Vèstiti sol di coriandoli - per me, stasera.
Io, io ti farò filare - le stelle.
Io, io ti farò filare - le stelle.
26 febbraio 2004
forse
...magari se fossi stata nel mio palazzo, da piccoli avremmo litigato. Anzi, senza magari: avremmo litigato di brutto. Perché io ero un bel testone prevaricatore e tu eri sicuramente, non provarci nemmeno a negarlo, competitiva. Avresti voluto vincere a tutto. E siccome sei intelligente come un maschio, ma sei femmina, avresti inventato nuove regole per ogni gioco pur di vincere sempre. E mi avresti un giorno ammaliato e un giorno schiacciato.
25 febbraio 2004
Sphera di rel-azioni
Succede che c'è una tipa, ci sei? Sta tipa ha un blog, capito, cioè ci si legge, capito lì, vedo che mi legge, mi linka. Poi la trovo in qualche commento, ricordo il nick, associo il titolo del blog a una canzone che stavo imparando, quella dove la voce per partire aspetta il basso che fa du-du-dù-duu-dù-dudù-dudù... No, la canzone non c'entra, è solo per dire. Insomma, 'sta tipa mi manda i suoi link per le reti relazionali, sai quelle delle domande di quali blogger conosci? Di persona, dico, ovvio, mica quelli che leggi ma non sai manco che faccia hanno (per tacer del resto). Allora la pubblico e mi fa: "Oh, sai che avevamo fatto una roba più o meno così, uno schemino di relazioni, in una compagnia dove ci si conosceva e ogni tanto si limonava?" E allora pubblicalo, lo schemino, le faccio io. No fallo tu. No, aspetto. Alla fine la vince la mia pigrizia.
Occhiate:
a little less conversation. (di sphera)
rel-azioni (a cura della stessa in persona)
Reti relazionali (di cui galeotto fui me medesimo)
Occhiate:
24 febbraio 2004
*
Il blog è un apostrofo che rende pubblico un diario segreto, per cui si passa dall'io che soffre all'io che s'offre.
(Zu)
(Zu)
Good morning Booweesah!
Basta che il sole decida di colorar d'intensità lo spazio, basta che il vento corra a sgombrarti la visuale fino a lasciarti scorgere i dettagli alpini, basta capire che devi aprire la serranda palpebrale, basta seguire l'idea di avviare una cassetta di Ray Charles e il caldobagno. Basta poco per riuscire a neutralizzare l'immane fatica di issare dal letto il sonno arretrato e prepararsi a scherzare il gelo che sferza il sorriso su una bicicletta a pieno carico, prezioso.
You got to ho-o-o-o-o-old hold me in your arms
And that's enough
Yeah, that's enough
Sì, basta poco.
You got to ho-o-o-o-o-old hold me in your arms
And that's enough
Yeah, that's enough
Sì, basta poco.
23 febbraio 2004
Chi non ha memoria non ha futuro
Come ogni anno, oggi ci sarà una commemorazione collettiva legata anche ad altre iniziative.
Perché da uno strappo possa nascere unione, dall'assurdità consapevolezza, dall'assenza presenza. E perché la pioggia non ci trascini con sé nell'oblio.
20 febbraio 2004
Vorrei la pelle nera
Come rabdomanti, chiudiamo gli occhi e veniamo a cercarti...
(Ray Charles non ne avrebbe avuto bisogno)
...sappiamo che quando ti incroceremo ci seguirai...
(ascolta l'altoparlante della Bluesmobile)
...con le buone...
(al contrario di quanto ti sarebbe successo con James Brown)
E canterai con noi...
(te lo chiede Cab Calloway)
...ti verrà voglia di metterti a ballare...
(come con Aretha Franklin)
...ma lasceremo spazio anche all'intimità...
(tipo quando Jake si toglie gli occhiali)
...perché sappiamo cosa vuole il cuore.
(Everybody Needs Somebody To Love)
Black Sound Machine
domenica 22 febbraio 2004 ore 19:00
(suoneremo durante l'happy hour)
al Film - via Bolchini 31 - Varese - tel. 0332 212199
P.S.: mi fanno notare che nel sito del locale la programmazione è sbagliata, ma vieni pure: il concerto è confermato.
(Ray Charles non ne avrebbe avuto bisogno)
...sappiamo che quando ti incroceremo ci seguirai...
(ascolta l'altoparlante della Bluesmobile)
...con le buone...
(al contrario di quanto ti sarebbe successo con James Brown)
E canterai con noi...
(te lo chiede Cab Calloway)
...ti verrà voglia di metterti a ballare...
(come con Aretha Franklin)
...ma lasceremo spazio anche all'intimità...
(tipo quando Jake si toglie gli occhiali)
...perché sappiamo cosa vuole il cuore.
(Everybody Needs Somebody To Love)
Black Sound Machine
domenica 22 febbraio 2004 ore 19:00
(suoneremo durante l'happy hour)
al Film - via Bolchini 31 - Varese - tel. 0332 212199
P.S.: mi fanno notare che nel sito del locale la programmazione è sbagliata, ma vieni pure: il concerto è confermato.
19 febbraio 2004
Collegamento ipervocale
Può a buon titolo definirsi "critica costruttiva" quella espressa da Rillo: prendendo spunto da una cazziata (definizione mia, da lui negata) alla pizia, propone letture pubbliche incrociate di... blog, in cui saranno le voci a fare da link.
18 febbraio 2004
Galassia Guttalax?
Dai tempi di Blog Age ci si è resi conto che dei convegni sui blog la parte più bella è quella fatta di carne e ossa e scambi comunicativi diretti. Forse perché per sua natura è scevra da generalizzazioni, quelle che a turno annoiano, infastidiscono o addirittura fanno imbestialire.
Non dico che tutto il resto sia da buttare, ché l'autoconsapevolezza passa anche attraverso la ponderazione. Ben vengano le discussioni e i confronti, purché si sappia di che cosa si sta parlando. Purché non ci si dimentichi che scrivere viene meglio dopo che si è imparato a leggere.
Minirassegna provvisoria e aperta a segnalazioni:
1) a Napoli
la cronaca di Gilgamesh (neoconvitato d'onore alla tavolata) + una romantica serata
il ritorno della pizia (che si becca una cazziata da Rillo)
le perplessità di Antonio Montanaro (Il mappamondo)
gli appunti di aitan (Gaetano Vergara)
il feroce Strelnik (guardate che in realtà è un cuore d'oro)
era anche una fiera di libri, disorganizzata (dice Annarita Briganti)
è la piazza il vero luogo d'incontro (lo confermano i registri dell'Hotel Messico)
lo sa bene anche Monia (Comzine)
però se invece dell'aperitivo prendi l'amaro... (la delusione del Mullah)
c'è chi ci ha passato il compleanno (Ludik)
Luca Sofri dichiara di essersi divertito (di più al convegno o a Marechiaro?)
le impressioni di Arsenio Bravuomo (segnalato da Effe)
c'era anche Raffaele (mianonnaincarriola)
un articolo di Pietro Plastina per Rai.it (segnalato da sand)
il fastidio e la rabbia di Ellie
un altro tassello, scritto da buiototale
blog e tarallucci, di Knef (segnalato da Antonio)
sensazioni mancate ed emozioni di pervinka
il filmato del dibattito (segnalato da Massimo Mantellini)
scena e retroscena, di cattive inclinazioni
le emozioni di Maria Circassa
...
2) in viaggio
volare, oh oh (di X§)
volare, ahi ahi (di b.georg)
...
3) post-scriptum
il dire e non dire di Giulio Mozzi
la nausea di Pros
blog, radio e TV... (di Ludik)
la gioia di manu e il suo sentire (mardin)
e qualcosa rimane (vero, Strel?)
...
4) di riflesso
le parole e le persone, di Mike del Pallone d'Achille
...
Non dico che tutto il resto sia da buttare, ché l'autoconsapevolezza passa anche attraverso la ponderazione. Ben vengano le discussioni e i confronti, purché si sappia di che cosa si sta parlando. Purché non ci si dimentichi che scrivere viene meglio dopo che si è imparato a leggere.
Minirassegna provvisoria e aperta a segnalazioni:
1) a Napoli
2) in viaggio
3) post-scriptum
4) di riflesso
17 febbraio 2004
Mi guardo dalle foto ritrovate
Sono io quello lì? Sono sempre lo stesso di quelle foto? Più facile rispondere considerando immagini di un periodo remoto che farlo con quelle dell'altro ieri o di due anni fa.
Uguale e diverso, chili in più, chili in meno, barba lunga o basette, ma è soprattutto il "resto" a cambiare. A cambiare è soprattutto quello che non si vede, quello che sta intorno, tra noi e la prossemica, quello che unisce i fili tra il detto e l'indicibile, il profumo di un'emanazione reciproca, lo sguardo capace di oltrepassare l'altrui pupilla, i sorrisi che raccolgono lo scintillio dell'inafferrabile.
E la raffigurazione mancata di un dipanarsi che sfugge. Sfugge alla riconversione razionale la rappresentazione del proprio flusso vitale nell'acronia tralfamadoriana, eppure la si coglie nella cocciuta e altrimenti inspiegabile convinzione che sì, sono io quello lì, sono sempre lo stesso e sono qui e lì contemporaneamente, se devo dar retta alla memoria e al mio sentire.
Uguale e diverso, chili in più, chili in meno, barba lunga o basette, ma è soprattutto il "resto" a cambiare. A cambiare è soprattutto quello che non si vede, quello che sta intorno, tra noi e la prossemica, quello che unisce i fili tra il detto e l'indicibile, il profumo di un'emanazione reciproca, lo sguardo capace di oltrepassare l'altrui pupilla, i sorrisi che raccolgono lo scintillio dell'inafferrabile.
E la raffigurazione mancata di un dipanarsi che sfugge. Sfugge alla riconversione razionale la rappresentazione del proprio flusso vitale nell'acronia tralfamadoriana, eppure la si coglie nella cocciuta e altrimenti inspiegabile convinzione che sì, sono io quello lì, sono sempre lo stesso e sono qui e lì contemporaneamente, se devo dar retta alla memoria e al mio sentire.
16 febbraio 2004
Microcosmi aperti
La diffusione della scrittura pubblica avrà un buon effetto sulle prossime generazioni? Vanz dice di sì.
Anch'io sono fiducioso: largo ai giovani e ai giovanissimi, così noi possiamo andare al bar.
Anch'io sono fiducioso: largo ai giovani e ai giovanissimi, così noi possiamo andare al bar.
14 febbraio 2004
Galassie
Ne amo tante, in verità, però il sangue non mente, la gola reclama, il cuore palpita e insomma, certe volte si fa proprio fatica a seguire la strada del dovere e della responsabilità. Gli abbracci, comunque, sono soltanto rimandati.
Buon divertimento a tutti!Galassia Gutenberg
Colonna sonora personale: Have you seen the stars tonight?
13 febbraio 2004
Sera leoni...
L'altra sera tutto bene, ieri mattina mica tanto. Avevo bevuto troppo, avevo dormito troppo poco. Passando la giornata a tentare di riprendermi, ho capito perché i postumi da fumi dell'alcol in inglese si chiamino hangover, come il verbo che significa "rimanere sospeso" (to hang over). Quasi uno straccio con il cerchio alla testa, non ho potuto fare a meno di lasciar prevalere fino al crepuscolo quell'onda di fancazzismo sempre latente e in perenne attesa di diventare tsunami. Ma ero contento e lo sono ancora.
Perché una semplice uscita serale produca grandi effetti positivi sul cuore non è totalmente spiegabile e ti risparmio la ripetizione di cose già dette. Ti rimando invece a un resoconto fresco, un punto di vista che passa attraverso gli occhi luminosi di una per cui era la prima volta.
P.S.: per chi ne ha la voglia e la forza, ricordo le Reti relazionali, pagina sempre aperta ad aggiornamenti e nuovi contributi (succulenti o pigri, dipende da te).
Perché una semplice uscita serale produca grandi effetti positivi sul cuore non è totalmente spiegabile e ti risparmio la ripetizione di cose già dette. Ti rimando invece a un resoconto fresco, un punto di vista che passa attraverso gli occhi luminosi di una per cui era la prima volta.
P.S.: per chi ne ha la voglia e la forza, ricordo le Reti relazionali, pagina sempre aperta ad aggiornamenti e nuovi contributi (succulenti o pigri, dipende da te).
12 febbraio 2004
11 febbraio 2004
Varie ed eventuali
(si fa così quando non si sa che titolo mettere, no?)
Promemoria: oggi il doposcuola milanese dei blog si dà una mossa (dalle ore 19:30).
Musica per le mie orecchie, Leonardo lo è quasi sempre. Quando parte dalle parole dei Talking Heads, poi...
Frasi Storiche ha abbandonato Clarence che crolla e da transfuga è stato gentilmente accolto dal contadino. Come regalo di inaugurazione, gli ho mandato una domanda della Cajuina.
Promemoria: oggi il doposcuola milanese dei blog si dà una mossa (dalle ore 19:30).
Musica per le mie orecchie, Leonardo lo è quasi sempre. Quando parte dalle parole dei Talking Heads, poi...
Frasi Storiche ha abbandonato Clarence che crolla e da transfuga è stato gentilmente accolto dal contadino. Come regalo di inaugurazione, gli ho mandato una domanda della Cajuina.
10 febbraio 2004
Blues Age?
I blogger continuano a incontrarsi e si appassionano al successivo resoconto soprattutto perché la moltiplicazione dei punti di vista arricchisce la tridimensionalità della verbalizzazione pubblica.
Come succede anche nei classici, però, per uno stesso evento diverse fonti possono generare racconti diversi, e lo si può notare confrontando quello di Squonk, quello di Herzog e quello di Marquant.
Ecco invece come andò in realtà quando il Sir conobbe Effe:
Come succede anche nei classici, però, per uno stesso evento diverse fonti possono generare racconti diversi, e lo si può notare confrontando quello di Squonk, quello di Herzog e quello di Marquant.
Ecco invece come andò in realtà quando il Sir conobbe Effe:
Giro di Squonk (in F)
Un dì di febbraio in quel di Torino
città dove Squonk seminò il portafoglio
avvenne un incontro al quale m'inchino,
ché certo mancar di rispetto non voglio.
Non voglio scherzare né prendermi beffe
dell'uomo dal cuore rimasto in Sardegna:
un pellegrinaggio dal magico Effe
lo consideriamo una pratica degna.
I due salutandosi senza parole
a un cenno d'intesa e senza più indugio
in quella città trascurata dal sole
trovarono presto in un bar il rifugio.
Per sciogliere i nervi fu presa la stecca
per scioglier la lingua giù litri di birra
e mentre la gola non resta mai secca
nel cervello brucian l'incenso e la mirra.
E fu una partita guidata dal bere
in cui ogni rutto sembrava un petardo
ma poi giunse il colpo che li fe' tacere
lo strappo che sfregia per sempre il biliardo.
S'adira il barista, un tal Salomone,
"Dannati ubriaconi, vi porto alla neuro!"
ma poi prova a far prevaler la ragione:
"Orsù, risarcitemi seicento euro."
A quelle parole il volto di Effe
si fa cadaverico, bianco lenzuolo
il suo bel compare ne ha viste a bizzeffe
ma sviene a sua volta e s'accasciano al suolo.
Riaprono gli occhi in un'altra stanza
ancelle li attorniano a passi di danza
una meridiana già segna le tre
si accorgon di stare al cospetto d'un re.
"Avete peccato, v'impongo la pena:
voi oggi al crepuscolo, prima di cena,
sarete divisi in questa città."
E aggiunse: "Li voglio tagliati a metà."
Seguirono pianti di disperazione
stridore di denti e lacrime triste
rimpianser gli eccessi della libagione
che li condannavano a cose mai viste.
Mai viste davvero, perché dopo un po'
benché in ogni osso sentissero male
capirono d'essere vivi però
sdraiati per terra dinanzi al locale.
Dall'onta di essere buttati fuori
si alzan malconci, ma dopo un bel grog,
ancora un po' in preda ai freddi sudori,
si scordano l'incubo e tornano al blog.
In un certo senso
Lo scorso autunno vidi in TV Il sesto senso, bello. Mi incuriosiva perché qualche anno fa per il DVD avevo tradotto le interviste e qualche spezzone, tra cui alcune scene poi tagliate nella versione uscita nelle sale, però non avevo mai visto il film per intero.
Vederlo quando oramai ne sapevo già i segreti non me l'ha rovinato, mi ha invece permesso di gustarne aspetti che avrei rischiato di trascurare se fossi stato assorbito dalla curiosità dell'intreccio.
Analogo meccanismo può azionarsi se ci riavviciniamo a persone conosciute in precedenza: si saltano i livelli primari, scontati, e si passa a qualcosa di più interessante, profondo e troppo spesso negletto nella frenesia del correre a vuoto.
In una certa misura, vale anche quando incontriamo di persona individui dei quali ci erano già noti alcuni aspetti, magari tramite la scrittura.
Vederlo quando oramai ne sapevo già i segreti non me l'ha rovinato, mi ha invece permesso di gustarne aspetti che avrei rischiato di trascurare se fossi stato assorbito dalla curiosità dell'intreccio.
Analogo meccanismo può azionarsi se ci riavviciniamo a persone conosciute in precedenza: si saltano i livelli primari, scontati, e si passa a qualcosa di più interessante, profondo e troppo spesso negletto nella frenesia del correre a vuoto.
In una certa misura, vale anche quando incontriamo di persona individui dei quali ci erano già noti alcuni aspetti, magari tramite la scrittura.
09 febbraio 2004
Generazione B
06 febbraio 2004
Dai, riattacca la spina
Domani sera sabato 7 febbraio torniamo sul palco e ci piacerebbe suonare anche per te.
La musica più o meno la conosci: la spina dorsale dei pezzi che riproponiamo è fatta di rhythm & blues, soul, funky, rock'n'roll. Il divertimento, invece, quello è sempre diverso, per tempi, modi, coinvolgimento, esaltazione, estasi, assuefazione... (si', siamo stupefacenti).
Ah, l'anima pòrtatela pulita da casa, che la nostra è già nera.
Black Sound Machine @ Busker via S.Anna 2 - Vimodrone (MI) - tel. 02 25007083
La musica più o meno la conosci: la spina dorsale dei pezzi che riproponiamo è fatta di rhythm & blues, soul, funky, rock'n'roll. Il divertimento, invece, quello è sempre diverso, per tempi, modi, coinvolgimento, esaltazione, estasi, assuefazione... (si', siamo stupefacenti).
Ah, l'anima pòrtatela pulita da casa, che la nostra è già nera.
Black Sound Machine @ Busker via S.Anna 2 - Vimodrone (MI) - tel. 02 25007083
04 febbraio 2004
...capirò
I will understand... "perché è una cosa che tutti ovunque fanno nella stessa lingua". Come la musica.
La musica che mi accompagnava in cuffia nel cuore della notte da adolescente era spesso quella della west coast e sebbene i miei ascolti siano sempre stati variegati, certe corde sono tuttora particolarmente sensibili.
Prima stavo lavando i piatti (la lavastoviglie si è rotta e non ho nemmeno bestemmiato) mentre alla radio andava in onda una nuova trasmissione: "Da portar via". Dopo Wooden Ships, un bluesazzo di B.B.King sul quale narravano sue vicende di discriminazione razziale dell'altro ieri. Quindi infierivano con un brano dal mio disco preferito, riguardo al quale il dire traboccherebbe.
La musica che mi accompagnava in cuffia nel cuore della notte da adolescente era spesso quella della west coast e sebbene i miei ascolti siano sempre stati variegati, certe corde sono tuttora particolarmente sensibili.
Prima stavo lavando i piatti (la lavastoviglie si è rotta e non ho nemmeno bestemmiato) mentre alla radio andava in onda una nuova trasmissione: "Da portar via". Dopo Wooden Ships, un bluesazzo di B.B.King sul quale narravano sue vicende di discriminazione razziale dell'altro ieri. Quindi infierivano con un brano dal mio disco preferito, riguardo al quale il dire traboccherebbe.
Se mi sorridi...
If you smile at me... è uno dei versi di Wooden Ships, che sto ascoltando a Radio Pop nella versione che preferisco, quella dei Jefferson Airplane.
Potrei raccontare per ore, ma adesso no altrimenti me la perdo.
Potrei raccontare per ore, ma adesso no altrimenti me la perdo.
03 febbraio 2004
Cherchez la femme
Qualche giorno fa al baretto di Bea, dopo avere espresso la supposizione che io conosca bene le donne, Lisbeth mi aveva affettuosamente ribattezzato con il titolo di un libro.
La mia risposta a quanto pare è svaporata nel limbo dei pixel e allora la ripropongo qui:
La mia risposta a quanto pare è svaporata nel limbo dei pixel e allora la ripropongo qui:
Un'amica tempo fa mi ha gratificato di un'osservazione che è per me un bellissimo complimento:
"Sai Zu, non è vero che a te piacciono tutte, però è vero che in ciascuna riesci a vedere cosa c'è di bello e a notarlo."
Dunque al titolo del libro da te menzionato, Lisbeth, preferirei quel film di Truffaut...
Se poi devo provare a risponderti, lo faccio con una domanda: come si potrebbe dire di conoscere la musica? Tanto semplice da apprezzare eppure infinitamente complessa, al punto che anche praticandola attivamente non si finisce mai d'imparare.
La stessa considerazione può valere per i vini: innumerevoli sono le sfumature da cogliere ed è già un successo se col tempo si impara a discernere le qualità oltre a lasciarsi inebriare.
Contemplando il firmamento, bearsi di una comunione universale intuita percepita gustata e goduta è una pratica dell'essere che accresce piacere e consapevolezza in egual misura, ma come si potrebbe dire di conoscere le stelle?
E tuttavia, non è detto che le differenze tra i sessi siano più imperscrutabili di quelle tra due diversi esseri umani. Meravigliosi abissi insondabili o esplorabili a seconda di come vorremo illuminare l'immersione di chi si tuffa nella nostra anima.
baci e abbracci,
Zu
P.S.: a proposito di stelle, può anche capitare d'innamorarsi di una cometa...
02 febbraio 2004
Nonna Teresita
01 febbraio 2004
Ninna nanna dei nomi
In II D stanno studiando le rime e si sono inventati la Ninna nanna dei nostri nomi (Papà Andrea, prendi nota):
Ninna nanna a Simona e AmiraCome si può notare, la Bovisa è già multietnica.
Alessandro Francesco e Clara,
a Federico Daniele e Andrea
a Matteo Elisa e Bea
Ninna nanna ad Alissa e Alice
ad Alicia Bianca e Beatrice
a Francesca Andres e Bruno
a Kennedy Davide e a qualcuno.
31 gennaio 2004
Pagà e murì gh'è semper temp
C'è una scenetta scritta da Biccio che devo mostrare a qualche mio cliente:
Stamattina andrò al supermercato:Già. Per noi soggetti alle mercuriali mutevolezze di chi determina rinvii e ritardi sui pagamenti, bisognerà trovare un modo per quadrare il cerchio, altrimenti toccherà comprarsi un passamontagna."Bip.... Bip.... Bip.... 89 Euro e 25 centesimi"
"Grazie, va bene una fattura a 90 giorni?" [continua]
Guardando in su
L'altro giorno sfogavo così un accesso malincomico: Datti a me luna, porgiti croissant. Di te mi nutrirò...
Ma non è che stia sempre a parlarci con gli astri. In genere mi limito ad ammirarli, con tanto di oooh di stupore ed eventuali commenti compiaciuti se non sono da solo alla finestra.
Specialmente in queste settimane che ci stanno regalando l'esibizione quotidiana di diversi pianeti. Da qui posso seguire le traiettorie di Marte la sera tardi e ammirare lo stabile splendore di Giove la mattina presto.
C'era un tizio che dipingeva mandala per poi ricoprirli di nero. Comportamento in apparenza assurdo, però chi andava a visitare la mostra li osservava con altri occhi sapendo che presto non sarebbero più stati visibili.
Nella cerchia metropolitana anche una cosuccia altrove banale come la visibilità della volta celeste è un privilegio raro. Anche da questo deriva l'ingenua gioia di riconoscere quei punti brillanti così lontani e così vicini. Ciò che per noi avrà una fine diventa prezioso.
Ma non è che stia sempre a parlarci con gli astri. In genere mi limito ad ammirarli, con tanto di oooh di stupore ed eventuali commenti compiaciuti se non sono da solo alla finestra.
Specialmente in queste settimane che ci stanno regalando l'esibizione quotidiana di diversi pianeti. Da qui posso seguire le traiettorie di Marte la sera tardi e ammirare lo stabile splendore di Giove la mattina presto.
C'era un tizio che dipingeva mandala per poi ricoprirli di nero. Comportamento in apparenza assurdo, però chi andava a visitare la mostra li osservava con altri occhi sapendo che presto non sarebbero più stati visibili.
Nella cerchia metropolitana anche una cosuccia altrove banale come la visibilità della volta celeste è un privilegio raro. Anche da questo deriva l'ingenua gioia di riconoscere quei punti brillanti così lontani e così vicini. Ciò che per noi avrà una fine diventa prezioso.
29 gennaio 2004
J'adore!
Applicherei a un'intera schiera di diaristi telematici quanto ha scritto Pollicina riferendosi alla mailing list della Zonker's Zone:
Adoro questa lista. E' come l'autobiografia infinita di un intero popolo.P.S.: per il titolo, va dato credito a MacUbu (glielo sentii dire il 21 novembre 2003).
28 gennaio 2004
Tutti fratelli
Ci siamo andati tutti e quattro al corteo. L'abbiamo intercettato in corso Venezia, visto che in realtà partiva da Palestro anziché da San Babila. Ci siamo accodati alla selva di cartelli neri con i nomi di alcuni campi di annientamento nazifascisti e di alcuni luoghi teatro di analoghe stragi.
In perfetta autonomia, prima di uscire la Cajuina si era preparata un suo cartello, disegnando coi pennarelli "uno che uccide un altro" e scrivendoci sopra NON DEVONO PIÙ SUCCEDERE QUESTE COSE.
Mi unisco al suo auspicio ascoltando e cantando:
In perfetta autonomia, prima di uscire la Cajuina si era preparata un suo cartello, disegnando coi pennarelli "uno che uccide un altro" e scrivendoci sopra NON DEVONO PIÙ SUCCEDERE QUESTE COSE.
Mi unisco al suo auspicio ascoltando e cantando:
Ale Brider
Un mir zainen ale brider,
Oi, oi, ale brider,
Un mir zingen freileche lider,
Oi, oi, oi!
Un mir haltn zich in einem
Oi, oi, zich in einem,
Azelches iz nito bai keinem,
Oi, oi, oi
Un mir zainen ale einik
Oi, oi, ale einik
Tzi mir zainen fil tzi veinik,
Oi, oi, oi
Un mir libn zich doch ale,
Oi, oi zich doch ale,
Vi a chosn mit a kale
Oi, oi, oi!
Un mir zainen freilach munter,
Oi, oi, freilach munter,
Zingen lider tantsn unter
Oi, oi, oi!
Un mir zainen ale shvester,
Oi, oi, ale shvester,
Azoi vi Rochl, Ruth, un Ester
Oi, oi, oi(Morris Winchevsky, 1856-1932)
Tutti fratelli
Siamo noi tutti fratelli,
Oi, oi, sì fratelli,
E intoniamo canti belli,
Oi, oi, oi!
Stiamo insieme in un abbraccio,
Oi, oi, in un abbraccio,
Forte come nessun laccio,
Oi, oi, oi
Siamo uniti anche nei giochi,
Oi, oi, nei bei giochi,
Che siam tanti o siamo pochi,
Oi, oi, oi
E ci amiamo siam carini,
Oi, oi, siam carini,
Come giovani sposini,
Oi, oi, oi!
Siam felici sorridiamo,
Oi, oi, sorridiamo,
Se cantiamo e poi balliamo,
Oi, oi, oi!
Abbracciamo voi sorelle,
Oi, oi, voi sorelle,
Nell'amore le più belle,
Oi, oi, oi!(mio riadattamento in italiano)
27 gennaio 2004
Nodo al fazzoletto
A Milano nelle scuole alle ore 11:59 sarà osservato un minuto di silenzio. Qui le altre iniziative cittadine e le mostre (però mi risulta che il corteo da San Babila al Duomo partirà alle ore 18).
24 gennaio 2004
Materiale rotabile
Tu-tun tu-tun, tu-tun tu-tun. È un bel rumore, perché il treno lo ami. È il vero viaggio, lo sapevi già prima di leggere In Transiberiana, lo hai sempre saputo apprezzare.
Tu-tun tu-tun faceva il treno che ti portava in vacanza, in questo stesso tragitto ad angolo retto verso nord-est. Tutti quanti in uno scompartimento, con miliardi di valige borse borsette sacchetti, confezionati da mamma e nonna, trasportati con la colonna sonora delle bestemmie paterne, una ghirlanda pittoresca di interrogativi sulle finalità ultime di tutti quei bagagli.
Tu-tun tu-tun, quattro figli. Tu-tun tu-tun, niente auto. Tu-tun tu-tun, SS. Pietro e Paolo si parte, due mesi di vacanza. Tutto normale per noi. Un miracolo in realtà. Economico innanzitutto, visto che in sette si viveva con due modesti stipendi statali e una pensione minima.
Tu-tun tu-tun. Un miracolo anche per tutto il resto. Se oggi sembra dura anche solo preparare tre borse e un biberon e salire sull'auto sotto casa, cosa doveva essere affrontare una mini-epopea come quella?
Tu-tun tu-tun. Ho fame! Ho sete! Paf, come d'incanto saltavano fuori panini di tutti i tipi, frutta assortita e come bevanda il tè preparato a casa. Oggi capisco perché all'arrivo ci obbligavano a farci una dormitina pomeridiana: è vero che erano supereroi, ma perfino l'Uomo Ragno ogni tanto deve riposare.
Tu-tun tu-tun faceva il treno che ti portava in vacanza, in questo stesso tragitto ad angolo retto verso nord-est. Tutti quanti in uno scompartimento, con miliardi di valige borse borsette sacchetti, confezionati da mamma e nonna, trasportati con la colonna sonora delle bestemmie paterne, una ghirlanda pittoresca di interrogativi sulle finalità ultime di tutti quei bagagli.
Tu-tun tu-tun, quattro figli. Tu-tun tu-tun, niente auto. Tu-tun tu-tun, SS. Pietro e Paolo si parte, due mesi di vacanza. Tutto normale per noi. Un miracolo in realtà. Economico innanzitutto, visto che in sette si viveva con due modesti stipendi statali e una pensione minima.
Tu-tun tu-tun. Un miracolo anche per tutto il resto. Se oggi sembra dura anche solo preparare tre borse e un biberon e salire sull'auto sotto casa, cosa doveva essere affrontare una mini-epopea come quella?
Tu-tun tu-tun. Ho fame! Ho sete! Paf, come d'incanto saltavano fuori panini di tutti i tipi, frutta assortita e come bevanda il tè preparato a casa. Oggi capisco perché all'arrivo ci obbligavano a farci una dormitina pomeridiana: è vero che erano supereroi, ma perfino l'Uomo Ragno ogni tanto deve riposare.
23 gennaio 2004
Mattina
Sveglia. Un'altra di quelle albe buie. Preparati, sbrigati. Folla in bagno. Alt riflessivo della sognatrice sul problema dell'acqua: Cosa succederà quando finirà su tutto il pianeta? Allora mi fermo a rispondere, senza allarmismi ma senza edulcorare troppo la questione. Nel frattempo plof, plof Ho fatto la cacca! Bravo, dai che facciamo il bidè. Tu non incantarti. Fila a fare colazione. Fatevi trovare già con le scarpe ché altrimenti perdiamo l'autobus. Non andiamo in macchina? No, non la voglio prendere. Perché? E vai di spiegazione sull'inquinamento e sul perché l'autobus, anche se inquina, è meglio. Papà vieni a vedere che cielo bellissimo! Tutto coperto... però non mento dicendo che il cielo è sempre bello. E scendiamo le scale.
21 gennaio 2004
Ebbro ludico
Mi è sempre piaciuto giocare, a tutto e con tutti, purché prendessero il gioco abbastanza seriamente da rispettarne le regole e purché alla fine si ricordassero che era un gioco.
Scegliere con chi giocare non è sempre possibile e di certo non è facile, un po' come per il sesso e forse per l'amore, trovare persone in grado di gioire e farci gioire pienamente che si vinca o si perda.
Tuttavia, se si ha voglia di tirare i dadi o una palla, mescolare le carte o i bastoncini, tracciare segni in aria o su un foglio bisogna pur provarci... evitando chi reiteratamente per capriccio, pigrizia o scoramento decreta la morte ingiustificata di una partita lasciandola a metà; girando al largo da chi mantiene il muso anche alla cessazione delle ludiche ostilità; cercando chi gioca con passione e ce la mette tutta fino in fondo; misurandosi con chiunque s'impegni a dare il meglio per batterti ma senza smettere di rispettarti.
Imparando da questa serietà giocosa a prendere la vita con gioiosa leggerezza.
Ma tutto questo mi è venuto in mente mentre volevo dire un'altra cosa: che confermo di essere fortunato, avendo accettato di giocare con lei. Cosa si vinceva? Un responso.
Scegliere con chi giocare non è sempre possibile e di certo non è facile, un po' come per il sesso e forse per l'amore, trovare persone in grado di gioire e farci gioire pienamente che si vinca o si perda.
Tuttavia, se si ha voglia di tirare i dadi o una palla, mescolare le carte o i bastoncini, tracciare segni in aria o su un foglio bisogna pur provarci... evitando chi reiteratamente per capriccio, pigrizia o scoramento decreta la morte ingiustificata di una partita lasciandola a metà; girando al largo da chi mantiene il muso anche alla cessazione delle ludiche ostilità; cercando chi gioca con passione e ce la mette tutta fino in fondo; misurandosi con chiunque s'impegni a dare il meglio per batterti ma senza smettere di rispettarti.
Imparando da questa serietà giocosa a prendere la vita con gioiosa leggerezza.
Ma tutto questo mi è venuto in mente mentre volevo dire un'altra cosa: che confermo di essere fortunato, avendo accettato di giocare con lei. Cosa si vinceva? Un responso.
20 gennaio 2004
Un test, dai labirinti di Serendip
Avrei dovuto vedere una porta rossa per dipingerla di nero, ma quella, nera, lo era già di suo. Pesante e chiusa, verniciato anche il pomello, mi sa di centro sociale d'altri tempi, quando ci vestivamo tutti di nero, per intero e senza alzate di capo. Esito ad accingermi ad aprirla, indugio ripensando a un senso d'inadeguatezza assolutamente ingiustificato. Avrei dovuto sapere di essere superiore a quei cliché, di poterli saltare a sette o otto messi in fila, balzandoci sopra con un sorriso, il mio sorriso. Quello che loro invece si facevano mancare così spesso, pur di atteggiarsi. Atteggiarsi a maledetti, a gente che sa già tutto, tutto quello che conta e quello da dimenticare, i comportamenti da praticare e quelli da evitare come la peste, i gusti da clonare. E le serate ad annoiare. Me, perlomeno.
Meglio uscire dal trip e cercare quella che non c'è. Una porta azzurra esiste solo in quei film luminosi con magioni enormi e capienti quanto un albergo. Case sulle quali può anche precipitare un aereo e se ne fanno un baffo. Case come quella scelta da Garp nel film. Quanto mi piacque! Il libro lo lessi anni e anni e anni dopo, in originale, ma perfino all'impossibile confronto il film non ci smenava troppo. Certo, il libro ha la possibilità di andare fino in fondo, fino a mostrarci che siamo tutti "casi terminali". A ricordarci una saggia levità, l'unica che può conciliare capacità di gioire e umana consapevolezza. Quella porta azzurra, io la vedo e basta. Sono altri, i personaggi, che la aprono. Però la luce che ammanta quegli ambienti, quella la vivo anch'io, sul serio e non solo nella finzione scenica.
La porta bianca. Chissà perché oggi le fattezze di queste porte nella mia mente sono simili tra loro. Di ottima fattura, in legno massiccio, con 4 rettangoli a sbalzo ciascuna. Dico: una porta bianca poteva anche essere un banale ingresso ambulatoriale, magari un po' scassatello come a Niguarda dove fanno le vaccinazioni ai piccoli. Invece questa immagine l'ho dovuta evocare io, perché da sola era l'altra a proporsi, quella di una porta ideale, da cartolina irlandese. Dove anche il bianco è un colore a tutti gli effetti e non un semplice sfondo. Mi accontento di rimanere fuori anche da questa porta: meglio guardare l'edificio stando all'aria aperta e magari con una pinta scura in mano piuttosto che rischiare di affrontare una moquette non lavata da troppo tempo, come quella casa a Hastings dove mi toccò soggiornare per un paio di settimane, dopo che mi ero abituato alle comodità dell'impeccabile famiglia Medhurst.
L'ultima porta è quella rosa, ma dove? Serendip, quanti confetti avevi mangiato quel giorno? Una porta rosa? Nella casetta delle bambole forse. Speriamo almeno di riuscire a visualizzare un rosa pastello, che se mi capita il fucsia in questo dopocena vomito. Niente, posso fare finta, ma è sempre una porta estranea. Stasera non valico passaggi, stasera sto qui a scrivere queste quattro righe. Stasera... saranno loro a scrivere me. Non è solo una questione di stanchezza: il fervore la farebbe superare agevolmente; è che a furia di vedere porte che si vogliono diverse e che invece sono la stessa camuffata sento odore di truffa. E allora non varco la soglia. Però sono qui e le mie braccia restano aperte, non ho paura a lasciar pulsare nudo il cuore né a rispondere ai sorrisi. L'amore però si farà in strada, dopo aver bussato a una porta a caso.
Meglio uscire dal trip e cercare quella che non c'è. Una porta azzurra esiste solo in quei film luminosi con magioni enormi e capienti quanto un albergo. Case sulle quali può anche precipitare un aereo e se ne fanno un baffo. Case come quella scelta da Garp nel film. Quanto mi piacque! Il libro lo lessi anni e anni e anni dopo, in originale, ma perfino all'impossibile confronto il film non ci smenava troppo. Certo, il libro ha la possibilità di andare fino in fondo, fino a mostrarci che siamo tutti "casi terminali". A ricordarci una saggia levità, l'unica che può conciliare capacità di gioire e umana consapevolezza. Quella porta azzurra, io la vedo e basta. Sono altri, i personaggi, che la aprono. Però la luce che ammanta quegli ambienti, quella la vivo anch'io, sul serio e non solo nella finzione scenica.
La porta bianca. Chissà perché oggi le fattezze di queste porte nella mia mente sono simili tra loro. Di ottima fattura, in legno massiccio, con 4 rettangoli a sbalzo ciascuna. Dico: una porta bianca poteva anche essere un banale ingresso ambulatoriale, magari un po' scassatello come a Niguarda dove fanno le vaccinazioni ai piccoli. Invece questa immagine l'ho dovuta evocare io, perché da sola era l'altra a proporsi, quella di una porta ideale, da cartolina irlandese. Dove anche il bianco è un colore a tutti gli effetti e non un semplice sfondo. Mi accontento di rimanere fuori anche da questa porta: meglio guardare l'edificio stando all'aria aperta e magari con una pinta scura in mano piuttosto che rischiare di affrontare una moquette non lavata da troppo tempo, come quella casa a Hastings dove mi toccò soggiornare per un paio di settimane, dopo che mi ero abituato alle comodità dell'impeccabile famiglia Medhurst.
L'ultima porta è quella rosa, ma dove? Serendip, quanti confetti avevi mangiato quel giorno? Una porta rosa? Nella casetta delle bambole forse. Speriamo almeno di riuscire a visualizzare un rosa pastello, che se mi capita il fucsia in questo dopocena vomito. Niente, posso fare finta, ma è sempre una porta estranea. Stasera non valico passaggi, stasera sto qui a scrivere queste quattro righe. Stasera... saranno loro a scrivere me. Non è solo una questione di stanchezza: il fervore la farebbe superare agevolmente; è che a furia di vedere porte che si vogliono diverse e che invece sono la stessa camuffata sento odore di truffa. E allora non varco la soglia. Però sono qui e le mie braccia restano aperte, non ho paura a lasciar pulsare nudo il cuore né a rispondere ai sorrisi. L'amore però si farà in strada, dopo aver bussato a una porta a caso.
19 gennaio 2004
L'oro ha una certa età
Avrà sgranato gli occhi in quell'immenso spazio
sgranchendosi le gambe e i muscoli stirando
avrà assaggiato frutti ed erbe finché sazio
con gli occhi volti al cielo e forse sbadigliando
un brivido lo colse, un interrogativo,
e gli sarà sembrato alquanto esagerato
subire con durezza in modo sbrigativo
l'amara reprimenda e poi esser cacciato.
E or che sulla barca già monta la sua vela
s'impegna, si concentra e tribola un pochino
ancora con la mente ritorna a quella mela
all'albero e alle dolci delizie del giardino.
Racconterà di quelle, ma non gli crederanno
sarà considerato un elemento strano
un povero immaturo che in fondo non fa danno
se parla un po' dell'Eden, un posto fuori mano.
sgranchendosi le gambe e i muscoli stirando
avrà assaggiato frutti ed erbe finché sazio
con gli occhi volti al cielo e forse sbadigliando
un brivido lo colse, un interrogativo,
e gli sarà sembrato alquanto esagerato
subire con durezza in modo sbrigativo
l'amara reprimenda e poi esser cacciato.
E or che sulla barca già monta la sua vela
s'impegna, si concentra e tribola un pochino
ancora con la mente ritorna a quella mela
all'albero e alle dolci delizie del giardino.
Racconterà di quelle, ma non gli crederanno
sarà considerato un elemento strano
un povero immaturo che in fondo non fa danno
se parla un po' dell'Eden, un posto fuori mano.
Abbasso la squola
La Moratti è ignorante o in malafede quando confonde doposcuola e tempo pieno?
E da quali postulati parte una matematica secondo la quale 27 = 40?
Un verbo mi risuona insistente: smantellare. L'ho vista e la vedo nelle realtà che frequento quotidianamente, la volontà di erodere ciò che è pubblico, anche quando funziona perfettamente. Una vocina maligna mi dice che fanno così per favorire il privato, ma naturalmente mi sbaglierò a pensar male di quelle brave persone...
Oggi alle ore 18.00 a Milano davanti a Palazzo Marino manifestazione di genitori e bimbi insieme ai lavoratori della scuola. Anche per farsi domande e cercare risposte.
E da quali postulati parte una matematica secondo la quale 27 = 40?
Un verbo mi risuona insistente: smantellare. L'ho vista e la vedo nelle realtà che frequento quotidianamente, la volontà di erodere ciò che è pubblico, anche quando funziona perfettamente. Una vocina maligna mi dice che fanno così per favorire il privato, ma naturalmente mi sbaglierò a pensar male di quelle brave persone...
Oggi alle ore 18.00 a Milano davanti a Palazzo Marino manifestazione di genitori e bimbi insieme ai lavoratori della scuola. Anche per farsi domande e cercare risposte.
16 gennaio 2004
Tosse
Soprattutto, non mi devo incazzare. Devo convincermi che dal momento in cui salirò sul palco e per tutto il concerto lei sparirà. Non avvertirò alcun bruciore alla laringe, né sarà presente il raspino a ostacolare i passaggi da una nota all'altra. Sarò immune da ogni cosa per quelle due ore.
Tutt'al più, volendo aiutare la buona stella ad aiutarmi, seguirò qualche prezioso consiglio:
Tutt'al più, volendo aiutare la buona stella ad aiutarmi, seguirò qualche prezioso consiglio:
anti "ranteghino" (raspino), come lo chiamiamo qui: acciughe salate.
anti tussivo: bollire una mela con la buccia, sino a quando diventa morbidissima. togliere la mela (la mangi poi) e bere l'acqua con cucchiaio di miele mescolato.
15 gennaio 2004
Tripletta BSM
Stavolta non ci sono scuse!
Nel fine settimana la Black Sound Machine si esibirà in tre concerti consecutivi in tre città diverse. Tutto per offrirti la possibilità di pescare la soluzione che meglio ti si addice, nella serata che più ti aggrada. Non potrai certo mancare, dunque ti aspettiamo...
...oppure dacci il tuo indirizzo e verremo direttamente a casa tua (anche a cena, però).
[/] voce: Zu; voci e cori: Elisa, Francesca, Marina; [\]
[/] sezione fiati: Angelo, Ivan, Mauro, Sergio; [\]
[/] tastiera: Enzo; chitarra: Matteo; basso: Luigi; batteria: Roberto [\]
venerdì 16 gennaio 2004 @ Mi Cantino - via Dante 6 - Monza - tel. 039 322970 - inizio concerto ore 22:30
sabato 17 gennaio 2004 @ L'Elisir - via San Dionigi 21 - Milano - tel. 02 5398938 - inizio concerto ore 21:30
domenica 18 gennaio 2004 @ Film - via Bolchini 31 - Varese - tel. 0332 212199 - inizio concerto ore 19:00
Nel fine settimana la Black Sound Machine si esibirà in tre concerti consecutivi in tre città diverse. Tutto per offrirti la possibilità di pescare la soluzione che meglio ti si addice, nella serata che più ti aggrada. Non potrai certo mancare, dunque ti aspettiamo...
...oppure dacci il tuo indirizzo e verremo direttamente a casa tua (anche a cena, però).
[/] sezione fiati: Angelo, Ivan, Mauro, Sergio; [\]
[/] tastiera: Enzo; chitarra: Matteo; basso: Luigi; batteria: Roberto [\]
14 gennaio 2004
Facce Tarzan!
Leggo qua e là che il sindaco di Milano sulla sua scrivania tiene in bella mostra una bandiera a stelle e strisce. Quasi quasi al prossimo concerto della Black Sound Machine gli dedico Tu vuo' fa' l'americano.
Al protagonista della canzone di Carosone i soldi di mammà servivano per le sigarette; Albertini non so bene per che cosa li usi, ma di sicuro so che li nega agli asili nido e alle scuole materne. Quasi peggio del buffone suo superiore.
Al protagonista della canzone di Carosone i soldi di mammà servivano per le sigarette; Albertini non so bene per che cosa li usi, ma di sicuro so che li nega agli asili nido e alle scuole materne. Quasi peggio del buffone suo superiore.
Per Giove, un pianeta!
Grazie alla dritta di Activemax, stamattina l'ho visto e l'ho mostrato ai piccoli, che affascinati e incuriositi mi hanno bombardato di domande. A qualcosa ho risposto, ma sarà bene documentarmi un po'.
13 gennaio 2004
Un bacio non dato è...
...come un genio che spreca il talento
un affronto al tempo che passa
come un brindisi lanciato al vento
uno stereo senza una cassa
è una musica senza frase
che delude l'orecchio e lo sguardo
un amore nell'ultima fase
un binario raggiunto in ritardo
è un affetto di sole parole
un impulso ridotto al laccio
come un'alba ma senza il sole
una bimba mai presa in braccio
una lingua di sola grammatica
come un asino senza il bue
un errore di matematica
esser solo e credersi in due
come un raggio senza pi greco
una coda nel posto sbagliato
il paesaggio d'un vicolo cieco
una rima che va disattesa
è un countdown interrotto alla NASA
una, virgola senza ragione
una bella domanda inevasa
sei puntini di sospensione.
un affronto al tempo che passa
come un brindisi lanciato al vento
uno stereo senza una cassa
è una musica senza frase
che delude l'orecchio e lo sguardo
un amore nell'ultima fase
un binario raggiunto in ritardo
è un affetto di sole parole
un impulso ridotto al laccio
come un'alba ma senza il sole
una bimba mai presa in braccio
una lingua di sola grammatica
come un asino senza il bue
un errore di matematica
esser solo e credersi in due
come un raggio senza pi greco
una coda nel posto sbagliato
il paesaggio d'un vicolo cieco
una rima che va disattesa
è un countdown interrotto alla NASA
una, virgola senza ragione
una bella domanda inevasa
sei puntini di sospensione.
12 gennaio 2004
Share!
Significa "condividere", quindi figurati se non riscontra le mie simpatie. Share! è il nuovo progetto collettivo di Helghi, quella di Drawingblog, che me lo ha descritto come
una condivisione di segni e disegni online... un grande disegno collettivo... una mappa di intensità e segni che cambia continuamente e prende le direzioni che i partecipanti decidono agendo sui disegni degli altri o continuandoli...Non so disegnare, ma verrò a trovarti.
Eduardo Mendoza
Da qualche settimana volevo parlare del suo romanzo Il mistero della cripta stregata, l'ennesima pesca fortunata alla biblioteca rionale. Finalmente l'ho fatto, su Letture e riletture.
09 gennaio 2004
Il sole dei viventi
Si chiama Maria e quando sorride le splendono gli occhi. Alla mattina la incontri in piazza Bausan, indaffarata a sistemare la baraccheria, come dice lei. Una congerie di sacchi e sacchetti rigonfi quanto il suo abbigliamento, fatto di strati e strati e strati. La pelle sporca e annerita, la bocca semisdentata, la schiena ricurva e l'igiene presumibilmente scarso non riescono a fare di lei una vecchia strega. Non se hai provato almeno una volta a rivolgerle la parola: risponde sempre con garbo e contentezza, riverendo ogni offerta che non sollecita mai ma per la quale ringrazia con le parole e con lo sguardo. Offerta che si concretizza in un panino, una focaccia, una brioche, meglio ancora se alla crema. Bisogna però industriarsi per immaginare i suoi gusti, perché all'interrogativo mirato a sondarli risponde: "Come le pare. Va bene qualsiasi cosa."
Perché viva così non so, non riesco a capacitarmi di come sia finita per la strada, nonostante le storie lette o ascoltate. Mi piacerebbe sentirla parlare più a lungo, ma c'è sempre il timore di risultare inopportuno o invadente. Piano piano, magari.
Perché viva così non so, non riesco a capacitarmi di come sia finita per la strada, nonostante le storie lette o ascoltate. Mi piacerebbe sentirla parlare più a lungo, ma c'è sempre il timore di risultare inopportuno o invadente. Piano piano, magari.
08 gennaio 2004
Non smettere di guardare
Sì, non bisogna smettere di guardare, e se qui fuori il cielo è troppo grigio per invogliare gli occhi, vado a cercarmelo da un'altra parte, il cielo. Perché dai bambini non si finisce mai d'imparare. E talvolta anche dai loro padri.
07 gennaio 2004
Buon Natale!
...per esempio ad Angéla (la tua mancanza si sente, ma è più importante saperti serena) e a Leonid, che dopo essere venuto a casa mia vestito da Babbo Natale, finalmente i regalini è andato a portarli ai suoi bimbi rimasti in Ucraina e che vede al massimo una volta ogni sei mesi. Buon Natale a Ludmila, la dolce infaticabile Luda che dopo tre anni di lontananza non ce l'ha fatta più ed è tornata dai suoi figlioletti: lo splendido Stasic e il gioiello Alina, carinissima e protettiva quella volta con il mio Lorenzig.
Buon Natale al popolo di donne che incontro la mattina sull'82, quando accompagno i miei cuccioli a scuola. Lo leggo anche nei vostri occhi chiari di stanchezza che sono un privilegiato a poter vivere come vivo. Al vostro sorriso rispondo con l'augurio che un Buon Natale vi restituisca ogni gioia.
01 gennaio 2004
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