23 marzo 2004

Ti farà vedere lei

Sono contento perché ieri finalmente sono andato dall'oculista per un controllo. Erano 11 anni (undici anni!) che non mi facevo visitare accuratamente e per fortuna non sono peggiorato (solo un piccolo aggiustamento di 0,25 di astigmatismo all'occhio destro e di miopia all'occhio sinistro - o viceversa, ora non ricordo). Mi sono anche lasciato mettere gocce e coloranti negli occhi per misurarne la pressione e per la verifica del fondo.
Tutto a posto, mi ha detto Cinthia, persona speciale e più che piacevole, capace di continuare a svolgere con amore il suo lavoro abbinando grande competenza e ridente giovialità, battuta pronta e sensibilità profonda.
Come vedi, ho ragione a ritenermi fortunato. Lo sono anche nell'incontrare o ritrovare chi contribuisce a rendere la vita degna di essere attraversata in compagnia.

22 marzo 2004

Tun-cià tùncia tutùn

Pur alle prese con un carico di lavoro urgente e pressante, o forse proprio per questo, l'altro ieri non ho potuto fare a meno di buttar giù al volo una potenziale canzone rappeggiante. E qual è il gusto di fare qualcosa se non la si condivide?

20 marzo 2004

Forse siamo in tempo

Dicevo: Fugge, corre, svanisce, oppure
Concentriamoci su quell'oppure, con l'ausilio di due brani che riporto di seguito.

Il primo è tratto dall'Hagakure e l'ho trovato sulla pagina di Gaspare:
Di certo esiste solo il particolare scopo del momento presente. Tutta la vita è fatta di attimi che si susseguono. Una volta compresa questa regola fondamentale, il samurai non deve più manifestare impazienza né porsi altri scopi. L'esistenza scorre semplicemente.
Tuttavia le persone tendono a dimenticare tale precetto, pensando che esista sempre qualcosa di più importante. Pochi capiscono il valore di questo principio. Non si può imparare a conformarsi alle proprie decisioni senza perdere la Via, se non dopo una certa età, ma, una volta raggiunta l'illuminazione, anche se non se ne ha chiaramente coscienza, la determinazione è sempre presente. Se ci fissiamo in questo stato di attenzione continua, raramente ci sentiremo confusi, poiché così restiamo fedeli ai nostri principi.

L'altro è stato seminato da Gilgamesh tra i commenti di Herzog:
Una volta un uomo, pensando che la vita fosse troppo breve per tutte le cose che ci sono da vedere, da fare e da provare, si mise alla ricerca della vita eterna.
Arrivò fin quasi ai confini del mondo conosciuto; antiche leggende del suo popolo dicevano che ad Oriente vi era un giardino, e là avrebbe trovato qualcuno che conosceva il segreto dell'immortalità. Era un tipo ostinato, e non si arrese di fronte alle difficoltà: attraversò deserti, guadò fiumi in piena, scalò montagne e navigò per mare.
Durante il suo viaggio incontrò, in una città di mare, una persona che faceva la sua stessa ricerca. Conversando, convennero che sarebbe stato bene unire gli sforzi, e si misero in cammino. Di fronte al fuoco del bivacco, una sera, il nostro eroe chiese al suo compagno di viaggio da quanto tempo fosse alla ricerca della vita eterna, e questi senza scomporsi gli rispose che erano ormai quasi novecento anni: era un potente stregone, e conosceva sistemi per prolungare la vita, ma non per renderla eterna.
Trasecolando, domandò come avesse impiegato tutto questo tempo e lo stregone scrollando le spalle rispose che non aveva fatto altro che cercare il segreto dell'immortalità, vagando da un continente all'altro. L'eroe comprese allora, in un lampo d'illuminazione, che non è la quantità di tempo a disposizione che cambia le cose, ma come s'impiega la quantità limitata di tempo che abbiamo a disposizione: mille anni, diecimila, possono non essere abbastanza se non si vive una vita degna d'essere vissuta.
Abbandonò la ricerca, tornò alla sua città e ricercò la felicità nelle piccole cose: la lealtà di un amico, l'amore di una compagna, la gioia di crescere un figlio. E curiosamente, l'immortalità che aveva cercato e che gli era sempre sfuggita trovò lui.

Entrambi preziosi per aiutarci nel difficile compito di provare a percorrere la via più semplice.

18 marzo 2004

Indegno di nota

il fatto di avere passato la serata all'assemblea condominiale. Però a non esser pigri ci sarebbe da imparare anche da quel tragicomico microcosmo, i cui meccanismi si replicano magnificandosi nella rete dei rapporti sociopolitici senza perdere il carattere grottesco.

17 marzo 2004

Fugge, corre, svanisce, oppure

Fin dall'età di dodici anni mi angustiavo per l'eccessiva velocità alla quale sentivo scorrere il tempo.
Trovandomi negli anni successivi a leggere i romantici francesi o i testi di Neil Young non scoprii novità, ma rinfrancai quella sensazione.
Poi, di recente (relativamente parlando) ci fu un periodo in cui il tempo sembrò fermarsi. Più che un arresto, in verità era una sorta di paradosso di Achille e la tartaruga trasposto dal piano spaziale e quello cronologico. Come nella recherche proustiana, ciascun istante assumeva la facoltà di dilatarsi quasi indefinitamente. Una rosa dagli infiniti petali a schiudersi incessantemente per lo stupore benefico di occhi golosi di cuore.
Ora, purtroppo, avverto nuovamente la furia della vertigine, con il rincorrersi delle settimane che a folate fanno scattare il contagiri dei mesi, a loro volta squieti e scalpitanti, pronti a travolgere ogni evento, a trascinare ogni cosa, a macinare il reale senza nemmeno concedere alla memoria il tempo di fissare i momenti.
Colgo il segnale, l'avvertimento, il monito a ricentrarmi sull'essere, qui e ora. E a vibrarne col sorriso interiore.

16 marzo 2004

Parentesi

Per me è un valore portare avanti quello che si è iniziato. Non apprezzo chi molla il colpo per sfiducia o per impazienza.
Certo nessuno deve continuare a fare ciò in cui non crede, però se un progetto coinvolge altre persone, mi sento responsabile anche di fronte a loro. Fine della parentesi.

Aggiornamento

Ho finalmente inserito i contributi arrivati negli ultimi tempi per la pagina Lessico dislessico.

Se te li fossi persi, puoi dare un'occhiata agli esordi delle rubriche Le traduzioni inutili e Coniati da vomito.

15 marzo 2004

Occhio

Di quel circo scalcagnato in cui ho sofferto il freddo ma ancor più il pensiero di come dovesse patirlo la giocoliera acrobata semisvestita, attempata madre dal corpo giovane. Di quel circo in cui ho passato una serata compassionevole, con buona disposizione d'animo, prontezza nel giustificare la sospensione dell'energia elettrica, serenità nell'affrontare l'imprevista pausa respirando torce al petrolio animate da clown ragazzini. Di quel circo in cui il presentatore ambiva alla dignità di un grande impresario con le fattezze di un imbonitore da mercatino rionale. Di quel circo in cui gli animali, a parte le colombe ammaestrate, si facevano quasi i fatti loro trottando in circolo a mostrarsi allo sparuto pubblico, a parte il rincoglionitissimo serpente boa estratto e riposto in cassa lignea, con il cavallo entrato a sorpresa e uscito prima che potessimo dire bah, a parte Lorenzo che entusiasta di gridolini ha riconosciuto l'incarnazione perfetta del suo peluche; animali aromatizzati alla segatura, animali un po' frusti anche quando fingevano di obbedire al domatore, come il dromedario acconsentendo ad accovacciarsi; animali vecchiotti, a parte l'asinello nero di 20 giorni che sembrava davvero un peluche, lui; animali così così dunque, a parte l'elefante. Un elefante indiano dal vivo e da vicino, pronto a ballare il valzer, poverino. Un'elefantessa, anzi. Di quel circo, dicevo, mi è rimasto impresso l'occhio di quell'elefante: un occhio che mi guardava come da dentro un'armatura, come da dietro una maschera. Un occhio venato di rosso e patinato di stanchezza, un occhio in bilico tra l'orrore di un errore karmico e l'accettazione del proprio destino evolutivo, in una catena di reincarnazioni non perfettamente a fuoco. L'elefante, anzi l'elefantessa, ha incassato le coccole di Lorenzo, che ha chiesto e ottenuto di poter accarezzare anche la proboscide, ma in quei momenti come in quello della foto ricordo non ho voluto incrociarne lo sguardo. Mi aveva già parlato, l'occhio di un'elefantessa di un circo scalcagnato.

11 marzo 2004

Bloggare da dio

Alcuni sono appena a un passo da quel livello, ne sono sicuro. Un esempio? Da Ezekiel il papa in persona si è prestato a un po' di rap!
Lezioncina per chi di dovere: la musica fa bene alla salute, i livori no.

Come il vento femmina

Lei e il suo innamorato si chiamano per nick. Non ha un blog, ma li frequenta. Sto parlando di Mistral, che ha raggiunto Gilga tra il novero dei convitati alla tavolata. Le ho fatto i complimenti per l'esordio, nel quale ci regala il racconto di un suo sogno lucido.

10 marzo 2004

Essere di versi

L'ho mai detto che sono fortunato? Credo di sì. L'altra sera, a margine dell'incontro con Jodorowsky, ho passato un po' di tempo con tre persone conosciute lì, venute appositamente dal Canton Ticino. Il piacere della conversazione e della presenza fisica hanno decisamente incrinato i miei pregiudizi sulla personalità elvetica. Per quanto si possa trattare di Svizzeri atipici, questa piacevole sorpresa è la dimostrazione che ogni avvicinamento può contribuire a demolire la stupidità dei luoghi comuni, buoni giusto per le barzellette.
Evidentemente non paga di sorprendermi, Manu, da me sollecitata per uno spunto o un'impressione, mi ha mandato dei versi che sono contento di poter pubblicare qui:
Non odo, ma Jodo
Come risvegliare i sensi
Come ti senti
Quando materializzi lo spirito
Intinto in quel credo
Ateo che spiritualizza
Ciò che non vedo ?
Odo Jodo la rima
Che tuo padre Jaime
Porta in sé come un mastino
« J'aime », il tuo destino
scritto nelle gesta goffe
di un bimbo d'anima.

(Manuela Pagani)

09 marzo 2004

*

Il blogger è un tizio che se ne sta rannickiato dietro a un nomignolo.
(Zu)

08 marzo 2004

Il valore del sorriso

Per un periodo della mia vita ho fatto meditazione zen. Dalle 6 alle 8 del mattino. Due palle! Fermo lì, seduto di fronte al maestro, che stava immobile e tranquillo. C'erano le zanzare che mi pungevano, e il maestro mi colpiva ogni volta che tentavo di scacciarle. Non ce la facevo più, finché un giorno scoprii il segreto: vedete qui, agli angoli delle labbra? Abbiamo queste, si chiamano "commessure". Ecco, basta sollevarle un po', così, basta sollevarle solo un pochino e tutta la vita cambia completamente. Ho scoperto che con il sorriso si può sopportare qualsiasi cosa.
Girando il mondo ho visto tante raffigurazioni di Buddha, tutte diverse salvo per una cosa: il sorriso. Quello che resta del Buddha è il sorriso. Proprio come il gatto di Alice.
Così parlò Alejandro Jodorowsky (cito a memoria quel che ho sentito con le mie orecchie l'altra sera alla Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano). Attraverso il sorriso si è voluto presentare, chiedendo il permesso di raccontare tre storielle prima della presentazione del nuovo libro. È senz'altro un ottimo intrattenitore questo settantacinquenne dalla pelle distesa e luminosa come il bianco dei capelli che lo aureolano.

Alla sua comparsa, di colpo nessuno ha più sentito il fastidio della lunga attesa in piedi tra la calca che si era formata già un'ora prima dell'appuntamento. Alla libreria ero arrivato con un anticipo per me inusitato e che non sperimentavo più dai tempi in cui andavo allo stadio per le partite di Coppa dei Campioni (altro che cempionsliig), eppure erano già tutte occupate le file di sedie approntate davanti al palco, per fortuna abbastanza rialzato da consentire la visuale anche a noi che affollavamo le corsie di libri e CD.

Tra un racconto e un chiste, il nostro "psicomago" sciorinava con apprezzabile leggerezza concetti attinenti alla sfera mistica da tempo praticata (con pienezza: "alchimia significa materializzazione dello spirito e spiritualizzazione della materia").
Accennando alla sua esperienza di lettore di tarocchi, attività che svolge sempre gratuitamente, ha riferito di essersi reso conto che il più delle volte la gente non vuole davvero essere aiutata, perché ciò smuoverebbe troppi equilibri. "Quello che cercano è un'aspirina spirituale". Col tempo, si è risolto a utilizzare la bontà, a cercare di aiutare senza giudicare ("il giudizio è menzogna, pensate al francese jugement, juge-ment = il giudice mente").

[A proposito della divinazione, nel libro Psicomagia. Una terapia panica spiega il suo rifiuto di predire il futuro, in quanto ogni predizione si proporrebbe come modello da seguire, mentre il vedere oltre deve servire a capire e far capire quali siano i nodi personali da sciogliere.]

Un'altra storiella fa da pretesto per ricordare che tutto quel che facciamo è possibile solo grazie al leone che sta alle nostre spalle.
[Da quanto ho inteso, alludeva a un concetto analogo a quello del "sé superiore"*.]
In tale frangente ha richiamato la cabala (o Kabala o Qabbalah), "ciò che è ricevuto". Io stesso sono qui a dirvi delle cose e non so perché le sto dicendo, ma sono sicuro che a qualcuno serviranno.
[Un po' come dire che le parole si scelgono da sole i destinatari, vero?]

Parlando dell'arte, ha distinto tra la creazione ("roba da bambini") e l'arte sacra, nella quale l'artista riceve e comunica.
Da chi riceve? La risposta l'ha fornita implicitamente con un'altra storiella, secondo le cui conclusioni dentro di noi abbiamo un tesoro, un dio interiore, che ci rende re.

Dopo il lungo prologo cui ho accennato, ha menzionato il titolo del libro che costituiva la ragione ufficiale della sua presenza lì. La danza della realtà, dice con questa autobiografia, nel suo caso comportò l'attraversamento di una terribile depressione per la morte di una persona cara, che lo condusse a considerare l'arte come terapia. Terapia che serve per sé e per gli altri, perché aiutando gli altri a guarire guariamo noi stessi.
Ha poi regalato qualche riferimento alla sua infanzia: "Ho sofferto il peggiore dei mali: un padre terribile e una madre assente, la mancanza di una qualsiasi preparazione religiosa e il disprezzo per i valori umani". E ancora: "Mio padre si vestiva da Stalin e quando avevo 4 anni mi disse: 'Si muore, si imputridisce e tutto finisce'. Per questo diventai nevrotico e lo rimasi fino a 40 anni."
[Ripensando al nero trauma in cui affondava Santa Sangre, mi pare ci sia stata almeno una resurrezione.]

Gilga nei commenti chiedeva di porre un interrogativo sul "superamento del quarto varco", ma la richiesta è giunta in ritardo e devo purtroppo dirti che di sogni non si è parlato.
L'unica domanda posta dal pubblico riguardava la figura del matto nei tarocchi. Jodorowsky l'ha descritta così: il matto procede seguito da un cagnolino ed è l'unico a non avere un numero che lo definisce. Il matto è l'essere essenziale, colui che riconosce e lascia esprimere la propria energia divina, seguito dall'ego infantile. Ego che non va assolutamente soppresso, ma che va messo al nostro servizio.

Tra gli innumerevoli spunti emersi, ha ricordato anche l’importanza dell’atteggiamento nei confronti della vita. Raccontando l'ennesima storiella (in effetti si è ben guardato dal limitarsi alle tre annunciate) mima l'incazzatura di un tizio che ha in mano il biglietto vincente della lotteria. Gli chiedono perché sia arrabbiato e lui risponde: "Avevo comprato due biglietti: questo ha vinto milioni, ma quest'altro non ha vinto niente!"

Se la formula segreta è il sorriso, ridere è parte irrinunciabile della natura umana e non conosce vincoli legati alla sacralità, come illustra l’episodio biblico in cui a Sara e Abramo viene annunciata la nascita del primogenito Isacco (colui che fa ridere). Sara, novantenne sterile, all'Arcangelo aveva risposto con una risata.
[Questa l’avevo già sentita da Moni Ovadia]

* sono argomenti che per certi versi hanno già trovato una vocenarrante altrove, ma per stavolta se ne parla qui, mica potevo deludere i commentatori...
-.-.-.-.-.-.-

Dopo la conferenza sono andato a chiacchierare davanti a un aperitivo con tre persone che per caso si trovavano accanto a me, per caso da solo. Con le affascinanti Nadia e Manu e l'intrepido Gianni sono stato bene: alla fine tutti quanti abbiamo convenuto ridendo che una piccola psicomagia si è compiuta anche in quei momenti di condivisione e benessere reciproco per l'apertura di canali comunicativi tra sconosciuti esseri umani.

Ottomarzo

Antologia di Lorenzo, mentre sguazzavamo in piscina:
Gli esseri umani vivono sulla terra, ma possono anche andare in acqua e nuotare. Io sono un essere umano maschio, ma ci sono anche gli esseri umani femmine.
Quando compirò quattro anni diventerò un ragazzino e cambierò la voce. Quando crescerò diventerò adulto ma sarò sempre un maschio. Mia sorella invece sarà una femmina.
I figli non si possono sposare con la mamma altrimenti escono fuori bambini tutti storti.


Dialogo odierno:
- Lorenzo, sai che oggi è la festa della donna?
- Giulia invece l'ha fatta ieri la festa.
- Che c'entra, la cuginetta festeggiava il compleanno. Oggi è la festa di tutte le donne.
- Di tutte le femmine?
- Sì.
- Il 28 maggio invece è la festa dei maschi.
- Lorenzo, quello è il tuo compleanno.

Per lui è ancora un po' troppo difficile, ma per tutti noi non sarebbe male leggere quel che scrisse qualche mese fa babsi jones.

07 marzo 2004

Spigolature

Guardo sempre il cielo con un sorriso...
...dovessero mai scattarmi una foto satellitare..!

jasmin (e)
(A fine tunnel)

05 marzo 2004

Sciamerò lì, mi sa

In questi giorni su Letture e riletture mi è capitato di pubblicare un paio di recensioni sullo stesso autore. Sarebbe più appropriato definirlo "personaggio", per non limitarne la sfera di azione. In effetti colui che ricordavo come regista di Santa Sangre (titolo da cui aveva preso il nome anche un gruppo musicale di miei amici) è anche attore, scrittore, sceneggiatore, psicoterapeuta (o sciamano, o "psicomago", come si autodefinisce).
Incuriosito, oggi alle 18:30 andrò alla Feltrinelli di piazza Piemonte 2 a Milano per vedere di persona Alejandro Jodorowsky.

P.S.: le due recensioni sono di Marco Di Porto e di Fernanda Nosenzo Spagnolo.

04 marzo 2004

L'occhio tra le righe

Lui è uomo di (poche) parole.

Talvolta se ne sta a guardare, anzi, lo fa spesso (pure troppo, pe' li gusti mia).

Ora ha cominciato a far parlare anche le immagini.

Se lo dico, è per consigliarti una visita a fotonelquadro.

03 marzo 2004

Come ti chiami? Da dove blogghi?

Laura756 sta realizzando una "blog mappa" italiana: basta scriverle per far inserire il proprio blog nella regione di appartenenza.

Per chi come me si appassiona a queste cose, ricordo l'esistenza di geoURL, che rende possibile una localizzazione geografica dei siti web molto precisa a livello mondiale. I miei vicini di blog sono qui.

02 marzo 2004

Ricordi e rimozioni

Sono dotato di una discreta memoria, ma ho appena avuto conferma della sua selettività.

Mi è capitata in mano una vecchia cassetta riaffiorata dal solito marasma: London Calling dei Clash (1979). Nientedimeno! L'ho messa su.
Sono sempre loro. Sempre avvincenti, energici, avvolgenti. Ancora oggi i brani mantengono la forza delle origini e i nostri eroi attraversano il tempo. Se mai sfiorano il ridicolo, è quando si abbandonano alla presunzione di saper pronunciare lingue latine, come in Spanish Bombs (e in questo riescono a ottenere risultati peggiori perfino dei Pogues di Fiesta). Per il resto, nella loro rudezza continuano a essere attuali perfino nei testi.
Dunque un ascolto positivo, ancorché un po' distratto dalle varie incombenze a sovrapporsi. Abbastanza distratto da lasciar scorrere la cassetta anche dopo l'ultima traccia del lato A...

...fino al momento in cui la scia del fruscio lascia spazio a una musica che di primo acchito non riconosco. Non ricordavo di avere registrato i Clash sopra qualcos'altro. Ascolto incuriosito, poi m'intenerisco accorgendomi che si tratta degli Yes, gli Yes che ascoltavo verso la fine degli anni '70, gli Yes che rivaleggiavano coi mitici Genesis, gli Yes di Steve Howe e Rick Wakeman, con la vocina di Jon Anderson che s'inerpica lassù, nel mondo etereo e fatato... delle rotture di coglioni inenarrabili. Continuo ad ascoltare, riconosco i passaggi, dev'essere The Yes Album, no quello ce l'avevo in vinile. Ah, è quella pappetta di Fragile. Spengo. Ahr. Dose sufficiente per i prossimi vent'anni.

Ora basta con l'omeopatia: a disintossicare lo stereo deputo il CD che aveva compilato Palomar, benefico fin dal titolo.

Morale: c'è almeno una cosa che avevo completamente dimenticato. Non corro il rischio di diventare come Funes.

Nota per la serie "salviamo il salvabile": benché pallosissimi, gli Yes erano grandissimi strumentisti. Bill Bruford, poi, godrà per sempre di un salvacondotto speciale per aver prestato bacchette e tamburi ai King Crimson in Red (1974).

020304

Il titolo non c'entra niente, ma una data così carina non meritava di essere trascurata.

Finalmente ho aggiornato la pagina delle Reti relazionali, con le aggiunte di Vic e sphera e con i nuovi contributi di ohmygod e della... Signorina Silvani!

Nel frattempo, in un'altra parte del mondo, qualcuno scriveva il primo intervento di suo pugno su un blog.

01 marzo 2004

Veni vidi rividi

Non ero zitto, non ero al cinema: è bastato il piccolo schermo per distogliermi dal lavoro urgente e indurmi a procrastinarlo nelle successive ore notturne.
Tutto a causa di un capolavoro ineludibile, che si coglie come tale perfino a spezzoni.
Grandioso ma fluido, distilla una generosa dose d'amarezza che se presa dal verso giusto può riconciliarti con la vita, riconducendoti a non trascurarne l'essenzialità.
Cosa buona e giusta per la settima arte è rinnovare un tributo di gratitudine a Barry Lyndon, girato nel 1975 da un certo Stanley Kubrick.

29 febbraio 2004

Anno a doppio sesto

Boh, dice che vale la pena, che mica capita tutti gli anni. E allora baro un po' con blogger e anch'io avrò un "post" datato 29 febbraio.

27 febbraio 2004

26 febbraio 2004

forse

...magari se fossi stata nel mio palazzo, da piccoli avremmo litigato. Anzi, senza magari: avremmo litigato di brutto. Perché io ero un bel testone prevaricatore e tu eri sicuramente, non provarci nemmeno a negarlo, competitiva. Avresti voluto vincere a tutto. E siccome sei intelligente come un maschio, ma sei femmina, avresti inventato nuove regole per ogni gioco pur di vincere sempre. E mi avresti un giorno ammaliato e un giorno schiacciato.

[vuoi leggere anche il resto?]

25 febbraio 2004

Sphera di rel-azioni

Succede che c'è una tipa, ci sei? Sta tipa ha un blog, capito, cioè ci si legge, capito lì, vedo che mi legge, mi linka. Poi la trovo in qualche commento, ricordo il nick, associo il titolo del blog a una canzone che stavo imparando, quella dove la voce per partire aspetta il basso che fa du-du-dù-duu-dù-dudù-dudù... No, la canzone non c'entra, è solo per dire. Insomma, 'sta tipa mi manda i suoi link per le reti relazionali, sai quelle delle domande di quali blogger conosci? Di persona, dico, ovvio, mica quelli che leggi ma non sai manco che faccia hanno (per tacer del resto). Allora la pubblico e mi fa: "Oh, sai che avevamo fatto una roba più o meno così, uno schemino di relazioni, in una compagnia dove ci si conosceva e ogni tanto si limonava?" E allora pubblicalo, lo schemino, le faccio io. No fallo tu. No, aspetto. Alla fine la vince la mia pigrizia.

Occhiate:
  • a little less conversation. (di sphera)

  • rel-azioni (a cura della stessa in persona)

  • Reti relazionali (di cui galeotto fui me medesimo)
  • 24 febbraio 2004

    *

    Il blog è un apostrofo che rende pubblico un diario segreto, per cui si passa dall'io che soffre all'io che s'offre.
    (Zu)

    Good morning Booweesah!

    Basta che il sole decida di colorar d'intensità lo spazio, basta che il vento corra a sgombrarti la visuale fino a lasciarti scorgere i dettagli alpini, basta capire che devi aprire la serranda palpebrale, basta seguire l'idea di avviare una cassetta di Ray Charles e il caldobagno. Basta poco per riuscire a neutralizzare l'immane fatica di issare dal letto il sonno arretrato e prepararsi a scherzare il gelo che sferza il sorriso su una bicicletta a pieno carico, prezioso.

    You got to ho-o-o-o-o-old hold me in your arms
    And that's enough
    Yeah, that's enough


    Sì, basta poco.

    23 febbraio 2004

    Chi non ha memoria non ha futuro

    In piazzale Lugano, vicino a dove abito, il 23 febbraio 1986 un ragazzo fu ucciso da una pallottola vagante. Si chiamava Luca Rossi.

    Come ogni anno, oggi ci sarà una commemorazione collettiva legata anche ad altre iniziative.
    Perché da uno strappo possa nascere unione, dall'assurdità consapevolezza, dall'assenza presenza. E perché la pioggia non ci trascini con sé nell'oblio.

    20 febbraio 2004

    Vorrei la pelle nera

    Come rabdomanti, chiudiamo gli occhi e veniamo a cercarti...
    (Ray Charles non ne avrebbe avuto bisogno)
    ...sappiamo che quando ti incroceremo ci seguirai...
    (ascolta l'altoparlante della Bluesmobile)
    ...con le buone...
    (al contrario di quanto ti sarebbe successo con James Brown)
    E canterai con noi...
    (te lo chiede Cab Calloway)
    ...ti verrà voglia di metterti a ballare...
    (come con Aretha Franklin)
    ...ma lasceremo spazio anche all'intimità...
    (tipo quando Jake si toglie gli occhiali)
    ...perché sappiamo cosa vuole il cuore.
    (Everybody Needs Somebody To Love)

    Black Sound Machine
    domenica 22 febbraio 2004 ore 19:00
    (suoneremo durante l'happy hour)
    al Film - via Bolchini 31 - Varese - tel. 0332 212199

    P.S.: mi fanno notare che nel sito del locale la programmazione è sbagliata, ma vieni pure: il concerto è confermato.

    19 febbraio 2004

    Collegamento ipervocale

    Può a buon titolo definirsi "critica costruttiva" quella espressa da Rillo: prendendo spunto da una cazziata (definizione mia, da lui negata) alla pizia, propone letture pubbliche incrociate di... blog, in cui saranno le voci a fare da link.

    18 febbraio 2004

    Galassia Guttalax?

    Dai tempi di Blog Age ci si è resi conto che dei convegni sui blog la parte più bella è quella fatta di carne e ossa e scambi comunicativi diretti. Forse perché per sua natura è scevra da generalizzazioni, quelle che a turno annoiano, infastidiscono o addirittura fanno imbestialire.
    Non dico che tutto il resto sia da buttare, ché l'autoconsapevolezza passa anche attraverso la ponderazione. Ben vengano le discussioni e i confronti, purché si sappia di che cosa si sta parlando. Purché non ci si dimentichi che scrivere viene meglio dopo che si è imparato a leggere.

    Minirassegna provvisoria e aperta a segnalazioni:

    1) a Napoli
  • la cronaca di Gilgamesh (neoconvitato d'onore alla tavolata) + una romantica serata

  • il ritorno della pizia (che si becca una cazziata da Rillo)

  • le perplessità di Antonio Montanaro (Il mappamondo)

  • gli appunti di aitan (Gaetano Vergara)

  • il feroce Strelnik (guardate che in realtà è un cuore d'oro)

  • era anche una fiera di libri, disorganizzata (dice Annarita Briganti)

  • è la piazza il vero luogo d'incontro (lo confermano i registri dell'Hotel Messico)

  • lo sa bene anche Monia (Comzine)

  • però se invece dell'aperitivo prendi l'amaro... (la delusione del Mullah)

  • c'è chi ci ha passato il compleanno (Ludik)

  • Luca Sofri dichiara di essersi divertito (di più al convegno o a Marechiaro?)

  • le impressioni di Arsenio Bravuomo (segnalato da Effe)

  • c'era anche Raffaele (mianonnaincarriola)

  • un articolo di Pietro Plastina per Rai.it (segnalato da sand)

  • il fastidio e la rabbia di Ellie

  • un altro tassello, scritto da buiototale

  • blog e tarallucci, di Knef (segnalato da Antonio)

  • sensazioni mancate ed emozioni di pervinka

  • il filmato del dibattito (segnalato da Massimo Mantellini)

  • scena e retroscena, di cattive inclinazioni

  • le emozioni di Maria Circassa

  • ...


  • 2) in viaggio
  • volare, oh oh (di X§)

  • volare, ahi ahi (di b.georg)

  • ...


  • 3) post-scriptum
  • il dire e non dire di Giulio Mozzi

  • la nausea di Pros

  • blog, radio e TV... (di Ludik)

  • la gioia di manu e il suo sentire (mardin)

  • e qualcosa rimane (vero, Strel?)

  • ...


  • 4) di riflesso
  • le parole e le persone, di Mike del Pallone d'Achille

  • ...
  • 17 febbraio 2004

    Mi guardo dalle foto ritrovate

    Sono io quello lì? Sono sempre lo stesso di quelle foto? Più facile rispondere considerando immagini di un periodo remoto che farlo con quelle dell'altro ieri o di due anni fa.
    Uguale e diverso, chili in più, chili in meno, barba lunga o basette, ma è soprattutto il "resto" a cambiare. A cambiare è soprattutto quello che non si vede, quello che sta intorno, tra noi e la prossemica, quello che unisce i fili tra il detto e l'indicibile, il profumo di un'emanazione reciproca, lo sguardo capace di oltrepassare l'altrui pupilla, i sorrisi che raccolgono lo scintillio dell'inafferrabile.
    E la raffigurazione mancata di un dipanarsi che sfugge. Sfugge alla riconversione razionale la rappresentazione del proprio flusso vitale nell'acronia tralfamadoriana, eppure la si coglie nella cocciuta e altrimenti inspiegabile convinzione che sì, sono io quello lì, sono sempre lo stesso e sono qui e lì contemporaneamente, se devo dar retta alla memoria e al mio sentire.

    16 febbraio 2004

    Microcosmi aperti

    La diffusione della scrittura pubblica avrà un buon effetto sulle prossime generazioni? Vanz dice di sì.
    Anch'io sono fiducioso: largo ai giovani e ai giovanissimi, così noi possiamo andare al bar.

    14 febbraio 2004

    Galassie

    Ripensando alle esortazioni dell'altra sera, quando il Poeta e il Confuso mi tentavano, mi sono dovuto legare alla scrivania per non seguirli a Napoli... la città che io amo!
    Ne amo tante, in verità, però il sangue non mente, la gola reclama, il cuore palpita e insomma, certe volte si fa proprio fatica a seguire la strada del dovere e della responsabilità. Gli abbracci, comunque, sono soltanto rimandati.
    Buon divertimento a tutti!

    xxxxxxx
    Zu

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  • Colonna sonora personale: Have you seen the stars tonight?

    13 febbraio 2004

    Sera leoni...

    L'altra sera tutto bene, ieri mattina mica tanto. Avevo bevuto troppo, avevo dormito troppo poco. Passando la giornata a tentare di riprendermi, ho capito perché i postumi da fumi dell'alcol in inglese si chiamino hangover, come il verbo che significa "rimanere sospeso" (to hang over). Quasi uno straccio con il cerchio alla testa, non ho potuto fare a meno di lasciar prevalere fino al crepuscolo quell'onda di fancazzismo sempre latente e in perenne attesa di diventare tsunami. Ma ero contento e lo sono ancora.
    Perché una semplice uscita serale produca grandi effetti positivi sul cuore non è totalmente spiegabile e ti risparmio la ripetizione di cose già dette. Ti rimando invece a un resoconto fresco, un punto di vista che passa attraverso gli occhi luminosi di una per cui era la prima volta.

    P.S.: per chi ne ha la voglia e la forza, ricordo le Reti relazionali, pagina sempre aperta ad aggiornamenti e nuovi contributi (succulenti o pigri, dipende da te).

    11 febbraio 2004

    Varie ed eventuali

    (si fa così quando non si sa che titolo mettere, no?)

    Promemoria: oggi il doposcuola milanese dei blog si dà una mossa (dalle ore 19:30).

    Musica per le mie orecchie, Leonardo lo è quasi sempre. Quando parte dalle parole dei Talking Heads, poi...

    Frasi Storiche ha abbandonato Clarence che crolla e da transfuga è stato gentilmente accolto dal contadino. Come regalo di inaugurazione, gli ho mandato una domanda della Cajuina.

    10 febbraio 2004

    Blues Age?

    I blogger continuano a incontrarsi e si appassionano al successivo resoconto soprattutto perché la moltiplicazione dei punti di vista arricchisce la tridimensionalità della verbalizzazione pubblica.

    Come succede anche nei classici, però, per uno stesso evento diverse fonti possono generare racconti diversi, e lo si può notare confrontando quello di Squonk, quello di Herzog e quello di Marquant.

    Ecco invece come andò in realtà quando il Sir conobbe Effe:
    Giro di Squonk (in F)

    Un dì di febbraio in quel di Torino
    città dove Squonk seminò il portafoglio
    avvenne un incontro al quale m'inchino,
    ché certo mancar di rispetto non voglio.

    Non voglio scherzare né prendermi beffe
    dell'uomo dal cuore rimasto in Sardegna:
    un pellegrinaggio dal magico Effe
    lo consideriamo una pratica degna.

    I due salutandosi senza parole
    a un cenno d'intesa e senza più indugio
    in quella città trascurata dal sole
    trovarono presto in un bar il rifugio.

    Per sciogliere i nervi fu presa la stecca
    per scioglier la lingua giù litri di birra
    e mentre la gola non resta mai secca
    nel cervello brucian l'incenso e la mirra.

    E fu una partita guidata dal bere
    in cui ogni rutto sembrava un petardo
    ma poi giunse il colpo che li fe' tacere
    lo strappo che sfregia per sempre il biliardo.

    S'adira il barista, un tal Salomone,
    "Dannati ubriaconi, vi porto alla neuro!"
    ma poi prova a far prevaler la ragione:
    "Orsù, risarcitemi seicento euro."

    A quelle parole il volto di Effe
    si fa cadaverico, bianco lenzuolo
    il suo bel compare ne ha viste a bizzeffe
    ma sviene a sua volta e s'accasciano al suolo.

    Riaprono gli occhi in un'altra stanza
    ancelle li attorniano a passi di danza
    una meridiana già segna le tre
    si accorgon di stare al cospetto d'un re.

    "Avete peccato, v'impongo la pena:
    voi oggi al crepuscolo, prima di cena,
    sarete divisi in questa città."
    E aggiunse: "Li voglio tagliati a metà."

    Seguirono pianti di disperazione
    stridore di denti e lacrime triste
    rimpianser gli eccessi della libagione
    che li condannavano a cose mai viste.

    Mai viste davvero, perché dopo un po'
    benché in ogni osso sentissero male
    capirono d'essere vivi però
    sdraiati per terra dinanzi al locale.

    Dall'onta di essere buttati fuori
    si alzan malconci, ma dopo un bel grog,
    ancora un po' in preda ai freddi sudori,
    si scordano l'incubo e tornano al blog.

    In un certo senso

    Lo scorso autunno vidi in TV Il sesto senso, bello. Mi incuriosiva perché qualche anno fa per il DVD avevo tradotto le interviste e qualche spezzone, tra cui alcune scene poi tagliate nella versione uscita nelle sale, però non avevo mai visto il film per intero.
    Vederlo quando oramai ne sapevo già i segreti non me l'ha rovinato, mi ha invece permesso di gustarne aspetti che avrei rischiato di trascurare se fossi stato assorbito dalla curiosità dell'intreccio.

    Analogo meccanismo può azionarsi se ci riavviciniamo a persone conosciute in precedenza: si saltano i livelli primari, scontati, e si passa a qualcosa di più interessante, profondo e troppo spesso negletto nella frenesia del correre a vuoto.
    In una certa misura, vale anche quando incontriamo di persona individui dei quali ci erano già noti alcuni aspetti, magari tramite la scrittura.

    09 febbraio 2004

    Generazione B

    Fiocco azzurro con link, ovvero un altro figlio di blogger, postato da Tony e BlackCat alle ore 5,30: 3 mega e 6, mica male... Benvenuto Alexander William, goditi il feed!

    06 febbraio 2004

    Dai, riattacca la spina

    Domani sera sabato 7 febbraio torniamo sul palco e ci piacerebbe suonare anche per te.
    La musica più o meno la conosci: la spina dorsale dei pezzi che riproponiamo è fatta di rhythm & blues, soul, funky, rock'n'roll. Il divertimento, invece, quello è sempre diverso, per tempi, modi, coinvolgimento, esaltazione, estasi, assuefazione... (si', siamo stupefacenti).

    Ah, l'anima pòrtatela pulita da casa, che la nostra è già nera.

    Black Sound Machine @ Busker via S.Anna 2 - Vimodrone (MI) - tel. 02 25007083

    04 febbraio 2004

    ...capirò

    I will understand... "perché è una cosa che tutti ovunque fanno nella stessa lingua". Come la musica.
    La musica che mi accompagnava in cuffia nel cuore della notte da adolescente era spesso quella della west coast e sebbene i miei ascolti siano sempre stati variegati, certe corde sono tuttora particolarmente sensibili.

    Prima stavo lavando i piatti (la lavastoviglie si è rotta e non ho nemmeno bestemmiato) mentre alla radio andava in onda una nuova trasmissione: "Da portar via". Dopo Wooden Ships, un bluesazzo di B.B.King sul quale narravano sue vicende di discriminazione razziale dell'altro ieri. Quindi infierivano con un brano dal mio disco preferito, riguardo al quale il dire traboccherebbe.

    Se mi sorridi...

    If you smile at me... è uno dei versi di Wooden Ships, che sto ascoltando a Radio Pop nella versione che preferisco, quella dei Jefferson Airplane.
    Potrei raccontare per ore, ma adesso no altrimenti me la perdo.

    03 febbraio 2004

    Cherchez la femme

    Qualche giorno fa al baretto di Bea, dopo avere espresso la supposizione che io conosca bene le donne, Lisbeth mi aveva affettuosamente ribattezzato con il titolo di un libro.
    La mia risposta a quanto pare è svaporata nel limbo dei pixel e allora la ripropongo qui:
    Un'amica tempo fa mi ha gratificato di un'osservazione che è per me un bellissimo complimento:
    "Sai Zu, non è vero che a te piacciono tutte, però è vero che in ciascuna riesci a vedere cosa c'è di bello e a notarlo."
    Dunque al titolo del libro da te menzionato, Lisbeth, preferirei quel film di Truffaut...

    Se poi devo provare a risponderti, lo faccio con una domanda: come si potrebbe dire di conoscere la musica? Tanto semplice da apprezzare eppure infinitamente complessa, al punto che anche praticandola attivamente non si finisce mai d'imparare.
    La stessa considerazione può valere per i vini: innumerevoli sono le sfumature da cogliere ed è già un successo se col tempo si impara a discernere le qualità oltre a lasciarsi inebriare.
    Contemplando il firmamento, bearsi di una comunione universale intuita percepita gustata e goduta è una pratica dell'essere che accresce piacere e consapevolezza in egual misura, ma come si potrebbe dire di conoscere le stelle?

    E tuttavia, non è detto che le differenze tra i sessi siano più imperscrutabili di quelle tra due diversi esseri umani. Meravigliosi abissi insondabili o esplorabili a seconda di come vorremo illuminare l'immersione di chi si tuffa nella nostra anima.

    baci e abbracci,
    Zu

    P.S.: a proposito di stelle, può anche capitare d'innamorarsi di una cometa...

    02 febbraio 2004

    Nonna Teresita

    Sono passati 2 anni dal 2-2-2002.
    Adesso me lo sai dire o no se anche di là ti lasciano usare il mattarello per fare i cappelletti?

    01 febbraio 2004

    Ninna nanna dei nomi

    In II D stanno studiando le rime e si sono inventati la Ninna nanna dei nostri nomi (Papà Andrea, prendi nota):
    Ninna nanna a Simona e Amira
    Alessandro Francesco e Clara,
    a Federico Daniele e Andrea
    a Matteo Elisa e Bea

    Ninna nanna ad Alissa e Alice
    ad Alicia Bianca e Beatrice
    a Francesca Andres e Bruno
    a Kennedy Davide e a qualcuno.
    Come si può notare, la Bovisa è già multietnica.

    31 gennaio 2004

    Pagà e murì gh'è semper temp

    C'è una scenetta scritta da Biccio che devo mostrare a qualche mio cliente:
    Stamattina andrò al supermercato:
    "Bip.... Bip.... Bip.... 89 Euro e 25 centesimi"
    "Grazie, va bene una fattura a 90 giorni?" [continua]
    Già. Per noi soggetti alle mercuriali mutevolezze di chi determina rinvii e ritardi sui pagamenti, bisognerà trovare un modo per quadrare il cerchio, altrimenti toccherà comprarsi un passamontagna.

    Guardando in su

    L'altro giorno sfogavo così un accesso malincomico: Datti a me luna, porgiti croissant. Di te mi nutrirò...
    Ma non è che stia sempre a parlarci con gli astri. In genere mi limito ad ammirarli, con tanto di oooh di stupore ed eventuali commenti compiaciuti se non sono da solo alla finestra.

    Specialmente in queste settimane che ci stanno regalando l'esibizione quotidiana di diversi pianeti. Da qui posso seguire le traiettorie di Marte la sera tardi e ammirare lo stabile splendore di Giove la mattina presto.

    C'era un tizio che dipingeva mandala per poi ricoprirli di nero. Comportamento in apparenza assurdo, però chi andava a visitare la mostra li osservava con altri occhi sapendo che presto non sarebbero più stati visibili.

    Nella cerchia metropolitana anche una cosuccia altrove banale come la visibilità della volta celeste è un privilegio raro. Anche da questo deriva l'ingenua gioia di riconoscere quei punti brillanti così lontani e così vicini. Ciò che per noi avrà una fine diventa prezioso.

    29 gennaio 2004

    J'adore!

    Applicherei a un'intera schiera di diaristi telematici quanto ha scritto Pollicina riferendosi alla mailing list della Zonker's Zone:
    Adoro questa lista. E' come l'autobiografia infinita di un intero popolo.
    P.S.: per il titolo, va dato credito a MacUbu (glielo sentii dire il 21 novembre 2003).

    28 gennaio 2004

    Tutti fratelli

    Ci siamo andati tutti e quattro al corteo. L'abbiamo intercettato in corso Venezia, visto che in realtà partiva da Palestro anziché da San Babila. Ci siamo accodati alla selva di cartelli neri con i nomi di alcuni campi di annientamento nazifascisti e di alcuni luoghi teatro di analoghe stragi.

    In perfetta autonomia, prima di uscire la Cajuina si era preparata un suo cartello, disegnando coi pennarelli "uno che uccide un altro" e scrivendoci sopra NON DEVONO PIÙ SUCCEDERE QUESTE COSE.
    Mi unisco al suo auspicio ascoltando e cantando:
    Ale Brider

    Un mir zainen ale brider,
    Oi, oi, ale brider,
    Un mir zingen freileche lider,
    Oi, oi, oi!

    Un mir haltn zich in einem
    Oi, oi, zich in einem,
    Azelches iz nito bai keinem,
    Oi, oi, oi

    Un mir zainen ale einik
    Oi, oi, ale einik
    Tzi mir zainen fil tzi veinik,
    Oi, oi, oi

    Un mir libn zich doch ale,
    Oi, oi zich doch ale,
    Vi a chosn mit a kale
    Oi, oi, oi!

    Un mir zainen freilach munter,
    Oi, oi, freilach munter,
    Zingen lider tantsn unter
    Oi, oi, oi!

    Un mir zainen ale shvester,
    Oi, oi, ale shvester,
    Azoi vi Rochl, Ruth, un Ester
    Oi, oi, oi
    (Morris Winchevsky, 1856-1932)


    Tutti fratelli

    Siamo noi tutti fratelli,
    Oi, oi, sì fratelli,
    E intoniamo canti belli,
    Oi, oi, oi!

    Stiamo insieme in un abbraccio,
    Oi, oi, in un abbraccio,
    Forte come nessun laccio,
    Oi, oi, oi

    Siamo uniti anche nei giochi,
    Oi, oi, nei bei giochi,
    Che siam tanti o siamo pochi,
    Oi, oi, oi

    E ci amiamo siam carini,
    Oi, oi, siam carini,
    Come giovani sposini,
    Oi, oi, oi!

    Siam felici sorridiamo,
    Oi, oi, sorridiamo,
    Se cantiamo e poi balliamo,
    Oi, oi, oi!

    Abbracciamo voi sorelle,
    Oi, oi, voi sorelle,
    Nell'amore le più belle,
    Oi, oi, oi!
    (mio riadattamento in italiano)

    27 gennaio 2004

    Nodo al fazzoletto

    Oggi 27 gennaio è la giornata della memoria.

    A Milano nelle scuole alle ore 11:59 sarà osservato un minuto di silenzio. Qui le altre iniziative cittadine e le mostre (però mi risulta che il corteo da San Babila al Duomo partirà alle ore 18).

    24 gennaio 2004

    Materiale rotabile

    Tu-tun tu-tun, tu-tun tu-tun. È un bel rumore, perché il treno lo ami. È il vero viaggio, lo sapevi già prima di leggere In Transiberiana, lo hai sempre saputo apprezzare.
    Tu-tun tu-tun faceva il treno che ti portava in vacanza, in questo stesso tragitto ad angolo retto verso nord-est. Tutti quanti in uno scompartimento, con miliardi di valige borse borsette sacchetti, confezionati da mamma e nonna, trasportati con la colonna sonora delle bestemmie paterne, una ghirlanda pittoresca di interrogativi sulle finalità ultime di tutti quei bagagli.
    Tu-tun tu-tun, quattro figli. Tu-tun tu-tun, niente auto. Tu-tun tu-tun, SS. Pietro e Paolo si parte, due mesi di vacanza. Tutto normale per noi. Un miracolo in realtà. Economico innanzitutto, visto che in sette si viveva con due modesti stipendi statali e una pensione minima.
    Tu-tun tu-tun. Un miracolo anche per tutto il resto. Se oggi sembra dura anche solo preparare tre borse e un biberon e salire sull'auto sotto casa, cosa doveva essere affrontare una mini-epopea come quella?
    Tu-tun tu-tun. Ho fame! Ho sete! Paf, come d'incanto saltavano fuori panini di tutti i tipi, frutta assortita e come bevanda il tè preparato a casa. Oggi capisco perché all'arrivo ci obbligavano a farci una dormitina pomeridiana: è vero che erano supereroi, ma perfino l'Uomo Ragno ogni tanto deve riposare.

    23 gennaio 2004

    Mattina

    Sveglia. Un'altra di quelle albe buie. Preparati, sbrigati. Folla in bagno. Alt riflessivo della sognatrice sul problema dell'acqua: Cosa succederà quando finirà su tutto il pianeta? Allora mi fermo a rispondere, senza allarmismi ma senza edulcorare troppo la questione. Nel frattempo plof, plof Ho fatto la cacca! Bravo, dai che facciamo il bidè. Tu non incantarti. Fila a fare colazione. Fatevi trovare già con le scarpe ché altrimenti perdiamo l'autobus. Non andiamo in macchina? No, non la voglio prendere. Perché? E vai di spiegazione sull'inquinamento e sul perché l'autobus, anche se inquina, è meglio. Papà vieni a vedere che cielo bellissimo! Tutto coperto... però non mento dicendo che il cielo è sempre bello. E scendiamo le scale.

    21 gennaio 2004

    Ebbro ludico

    Mi è sempre piaciuto giocare, a tutto e con tutti, purché prendessero il gioco abbastanza seriamente da rispettarne le regole e purché alla fine si ricordassero che era un gioco.
    Scegliere con chi giocare non è sempre possibile e di certo non è facile, un po' come per il sesso e forse per l'amore, trovare persone in grado di gioire e farci gioire pienamente che si vinca o si perda.
    Tuttavia, se si ha voglia di tirare i dadi o una palla, mescolare le carte o i bastoncini, tracciare segni in aria o su un foglio bisogna pur provarci... evitando chi reiteratamente per capriccio, pigrizia o scoramento decreta la morte ingiustificata di una partita lasciandola a metà; girando al largo da chi mantiene il muso anche alla cessazione delle ludiche ostilità; cercando chi gioca con passione e ce la mette tutta fino in fondo; misurandosi con chiunque s'impegni a dare il meglio per batterti ma senza smettere di rispettarti.
    Imparando da questa serietà giocosa a prendere la vita con gioiosa leggerezza.
    Ma tutto questo mi è venuto in mente mentre volevo dire un'altra cosa: che confermo di essere fortunato, avendo accettato di giocare con lei. Cosa si vinceva? Un responso.

    20 gennaio 2004

    Un test, dai labirinti di Serendip

    Avrei dovuto vedere una porta rossa per dipingerla di nero, ma quella, nera, lo era già di suo. Pesante e chiusa, verniciato anche il pomello, mi sa di centro sociale d'altri tempi, quando ci vestivamo tutti di nero, per intero e senza alzate di capo. Esito ad accingermi ad aprirla, indugio ripensando a un senso d'inadeguatezza assolutamente ingiustificato. Avrei dovuto sapere di essere superiore a quei cliché, di poterli saltare a sette o otto messi in fila, balzandoci sopra con un sorriso, il mio sorriso. Quello che loro invece si facevano mancare così spesso, pur di atteggiarsi. Atteggiarsi a maledetti, a gente che sa già tutto, tutto quello che conta e quello da dimenticare, i comportamenti da praticare e quelli da evitare come la peste, i gusti da clonare. E le serate ad annoiare. Me, perlomeno.

    Meglio uscire dal trip e cercare quella che non c'è. Una porta azzurra esiste solo in quei film luminosi con magioni enormi e capienti quanto un albergo. Case sulle quali può anche precipitare un aereo e se ne fanno un baffo. Case come quella scelta da Garp nel film. Quanto mi piacque! Il libro lo lessi anni e anni e anni dopo, in originale, ma perfino all'impossibile confronto il film non ci smenava troppo. Certo, il libro ha la possibilità di andare fino in fondo, fino a mostrarci che siamo tutti "casi terminali". A ricordarci una saggia levità, l'unica che può conciliare capacità di gioire e umana consapevolezza. Quella porta azzurra, io la vedo e basta. Sono altri, i personaggi, che la aprono. Però la luce che ammanta quegli ambienti, quella la vivo anch'io, sul serio e non solo nella finzione scenica.

    La porta bianca. Chissà perché oggi le fattezze di queste porte nella mia mente sono simili tra loro. Di ottima fattura, in legno massiccio, con 4 rettangoli a sbalzo ciascuna. Dico: una porta bianca poteva anche essere un banale ingresso ambulatoriale, magari un po' scassatello come a Niguarda dove fanno le vaccinazioni ai piccoli. Invece questa immagine l'ho dovuta evocare io, perché da sola era l'altra a proporsi, quella di una porta ideale, da cartolina irlandese. Dove anche il bianco è un colore a tutti gli effetti e non un semplice sfondo. Mi accontento di rimanere fuori anche da questa porta: meglio guardare l'edificio stando all'aria aperta e magari con una pinta scura in mano piuttosto che rischiare di affrontare una moquette non lavata da troppo tempo, come quella casa a Hastings dove mi toccò soggiornare per un paio di settimane, dopo che mi ero abituato alle comodità dell'impeccabile famiglia Medhurst.

    L'ultima porta è quella rosa, ma dove? Serendip, quanti confetti avevi mangiato quel giorno? Una porta rosa? Nella casetta delle bambole forse. Speriamo almeno di riuscire a visualizzare un rosa pastello, che se mi capita il fucsia in questo dopocena vomito. Niente, posso fare finta, ma è sempre una porta estranea. Stasera non valico passaggi, stasera sto qui a scrivere queste quattro righe. Stasera... saranno loro a scrivere me. Non è solo una questione di stanchezza: il fervore la farebbe superare agevolmente; è che a furia di vedere porte che si vogliono diverse e che invece sono la stessa camuffata sento odore di truffa. E allora non varco la soglia. Però sono qui e le mie braccia restano aperte, non ho paura a lasciar pulsare nudo il cuore né a rispondere ai sorrisi. L'amore però si farà in strada, dopo aver bussato a una porta a caso.

    19 gennaio 2004

    L'oro ha una certa età

    Avrà sgranato gli occhi in quell'immenso spazio
    sgranchendosi le gambe e i muscoli stirando
    avrà assaggiato frutti ed erbe finché sazio
    con gli occhi volti al cielo e forse sbadigliando

    un brivido lo colse, un interrogativo,
    e gli sarà sembrato alquanto esagerato
    subire con durezza in modo sbrigativo
    l'amara reprimenda e poi esser cacciato.

    E or che sulla barca già monta la sua vela
    s'impegna, si concentra e tribola un pochino
    ancora con la mente ritorna a quella mela
    all'albero e alle dolci delizie del giardino.

    Racconterà di quelle, ma non gli crederanno
    sarà considerato un elemento strano
    un povero immaturo che in fondo non fa danno
    se parla un po' dell'Eden, un posto fuori mano.

    (Doppio) Cambio di vocale

    Di come Gonio colse l'essenza di Splinder...

    Abbasso la squola

    La Moratti è ignorante o in malafede quando confonde doposcuola e tempo pieno?
    E da quali postulati parte una matematica secondo la quale 27 = 40?

    Un verbo mi risuona insistente: smantellare. L'ho vista e la vedo nelle realtà che frequento quotidianamente, la volontà di erodere ciò che è pubblico, anche quando funziona perfettamente. Una vocina maligna mi dice che fanno così per favorire il privato, ma naturalmente mi sbaglierò a pensar male di quelle brave persone...

    Oggi alle ore 18.00 a Milano davanti a Palazzo Marino manifestazione di genitori e bimbi insieme ai lavoratori della scuola. Anche per farsi domande e cercare risposte.

    16 gennaio 2004

    Tosse

    Soprattutto, non mi devo incazzare. Devo convincermi che dal momento in cui salirò sul palco e per tutto il concerto lei sparirà. Non avvertirò alcun bruciore alla laringe, né sarà presente il raspino a ostacolare i passaggi da una nota all'altra. Sarò immune da ogni cosa per quelle due ore.
    Tutt'al più, volendo aiutare la buona stella ad aiutarmi, seguirò qualche prezioso consiglio:
    anti "ranteghino" (raspino), come lo chiamiamo qui: acciughe salate.
    anti tussivo: bollire una mela con la buccia, sino a quando diventa morbidissima. togliere la mela (la mangi poi) e bere l'acqua con cucchiaio di miele mescolato.

    15 gennaio 2004

    Tripletta BSM

    Stavolta non ci sono scuse!
    Nel fine settimana la Black Sound Machine si esibirà in tre concerti consecutivi in tre città diverse. Tutto per offrirti la possibilità di pescare la soluzione che meglio ti si addice, nella serata che più ti aggrada. Non potrai certo mancare, dunque ti aspettiamo...
    ...oppure dacci il tuo indirizzo e verremo direttamente a casa tua (anche a cena, però).

    [/] voce: Zu; voci e cori: Elisa, Francesca, Marina; [\]
    [/] sezione fiati: Angelo, Ivan, Mauro, Sergio; [\]
    [/] tastiera: Enzo; chitarra: Matteo; basso: Luigi; batteria: Roberto [\]


  • venerdì 16 gennaio 2004 @ Mi Cantino - via Dante 6 - Monza - tel. 039 322970 - inizio concerto ore 22:30

  • sabato 17 gennaio 2004 @ L'Elisir - via San Dionigi 21 - Milano - tel. 02 5398938 - inizio concerto ore 21:30

  • domenica 18 gennaio 2004 @ Film - via Bolchini 31 - Varese - tel. 0332 212199 - inizio concerto ore 19:00
  • 14 gennaio 2004

    Facce Tarzan!

    Leggo qua e là che il sindaco di Milano sulla sua scrivania tiene in bella mostra una bandiera a stelle e strisce. Quasi quasi al prossimo concerto della Black Sound Machine gli dedico Tu vuo' fa' l'americano.
    Al protagonista della canzone di Carosone i soldi di mammà servivano per le sigarette; Albertini non so bene per che cosa li usi, ma di sicuro so che li nega agli asili nido e alle scuole materne. Quasi peggio del buffone suo superiore.

    Per Giove, un pianeta!

    Grazie alla dritta di Activemax, stamattina l'ho visto e l'ho mostrato ai piccoli, che affascinati e incuriositi mi hanno bombardato di domande. A qualcosa ho risposto, ma sarà bene documentarmi un po'.

    13 gennaio 2004

    Un bacio non dato è...

    ...come un genio che spreca il talento
    un affronto al tempo che passa
    come un brindisi lanciato al vento
    uno stereo senza una cassa

    è una musica senza frase
    che delude l'orecchio e lo sguardo
    un amore nell'ultima fase
    un binario raggiunto in ritardo

    è un affetto di sole parole
    un impulso ridotto al laccio
    come un'alba ma senza il sole
    una bimba mai presa in braccio

    una lingua di sola grammatica
    come un asino senza il bue
    un errore di matematica
    esser solo e credersi in due

    come un raggio senza pi greco
    una coda nel posto sbagliato
    il paesaggio d'un vicolo cieco
    una rima che va disattesa

    è un countdown interrotto alla NASA
    una, virgola senza ragione
    una bella domanda inevasa
    sei puntini di sospensione.

    12 gennaio 2004

    Share!

    Significa "condividere", quindi figurati se non riscontra le mie simpatie. Share! è il nuovo progetto collettivo di Helghi, quella di Drawingblog, che me lo ha descritto come
    una condivisione di segni e disegni online... un grande disegno collettivo... una mappa di intensità e segni che cambia continuamente e prende le direzioni che i partecipanti decidono agendo sui disegni degli altri o continuandoli...
    Non so disegnare, ma verrò a trovarti.

    Eduardo Mendoza

    Da qualche settimana volevo parlare del suo romanzo Il mistero della cripta stregata, l'ennesima pesca fortunata alla biblioteca rionale. Finalmente l'ho fatto, su Letture e riletture.

    Moneta sonante

    Però ci piove sopra. Leggilo su Candido.

    09 gennaio 2004

    Il sole dei viventi

    Si chiama Maria e quando sorride le splendono gli occhi. Alla mattina la incontri in piazza Bausan, indaffarata a sistemare la baraccheria, come dice lei. Una congerie di sacchi e sacchetti rigonfi quanto il suo abbigliamento, fatto di strati e strati e strati. La pelle sporca e annerita, la bocca semisdentata, la schiena ricurva e l'igiene presumibilmente scarso non riescono a fare di lei una vecchia strega. Non se hai provato almeno una volta a rivolgerle la parola: risponde sempre con garbo e contentezza, riverendo ogni offerta che non sollecita mai ma per la quale ringrazia con le parole e con lo sguardo. Offerta che si concretizza in un panino, una focaccia, una brioche, meglio ancora se alla crema. Bisogna però industriarsi per immaginare i suoi gusti, perché all'interrogativo mirato a sondarli risponde: "Come le pare. Va bene qualsiasi cosa."
    Perché viva così non so, non riesco a capacitarmi di come sia finita per la strada, nonostante le storie lette o ascoltate. Mi piacerebbe sentirla parlare più a lungo, ma c'è sempre il timore di risultare inopportuno o invadente. Piano piano, magari.

    08 gennaio 2004

    Non smettere di guardare

    Sì, non bisogna smettere di guardare, e se qui fuori il cielo è troppo grigio per invogliare gli occhi, vado a cercarmelo da un'altra parte, il cielo. Perché dai bambini non si finisce mai d'imparare. E talvolta anche dai loro padri.

    07 gennaio 2004

    Buon Natale!

    ...per esempio ad Angéla (la tua mancanza si sente, ma è più importante saperti serena) e a Leonid, che dopo essere venuto a casa mia vestito da Babbo Natale, finalmente i regalini è andato a portarli ai suoi bimbi rimasti in Ucraina e che vede al massimo una volta ogni sei mesi.
    Buon Natale a Ludmila, la dolce infaticabile Luda che dopo tre anni di lontananza non ce l'ha fatta più ed è tornata dai suoi figlioletti: lo splendido Stasic e il gioiello Alina, carinissima e protettiva quella volta con il mio Lorenzig.
    Buon Natale al popolo di donne che incontro la mattina sull'82, quando accompagno i miei cuccioli a scuola. Lo leggo anche nei vostri occhi chiari di stanchezza che sono un privilegiato a poter vivere come vivo. Al vostro sorriso rispondo con l'augurio che un Buon Natale vi restituisca ogni gioia.

    01 gennaio 2004

    30 dicembre 2003

    Ci si diverte un sacco

    Vorrei farmi sponsorizzare dall'Alitalia o da qualche altra compagnia aerea. Mica per altro: per i sacchetti, quelli per il vomito. Sarebbero utilissimi qui, appesi al collo di ciascun componente della GFA, la grande famiglia allargata, colpita in modo trasversale e fantasiosamente combinatorio da un virus influenzale.
    Un virus le cui conseguenze ti fanno ripensare ai Monty Python, la scena al ristorante in cui il cameriere chiede: "Come sta?" e il bulimico cliente risponde: "Meglio... meglio che mi porti un secchio".
    Finora l'ho scampata, ma per domani sera, in luogo dei botti, proporrò un'olimpionica gara di rutti.

    29 dicembre 2003

    Happy Trails

    S'intitola così un LP dei Quicksilver Messenger Service (1969), uno dei miei gruppi preferiti nell'ambito della west coast.

    Fu tra i 4 vinili che inaugurarono la mia discografia adolescenziale nella seconda metà degli anni settanta.
    Lo ricordo con orgoglio e ancora oggi lo considero un riferimento imprescindibile nonché un piacere per le orecchie e l'animo.
    Happy trails to you, until we meet again,
    Happy trails to you, keep smilin' till then.
    Happy trails to you, till we meet again
    Buon viaggio, dunque.

    28 dicembre 2003

    Neve!

    Già al risveglio, paesaggio incantevole e ovattato, mentre fiocchi generosi accarezzavano l'aria. Per tutto il giorno non ha smesso di nevicare, qui nella valle dell'Elvo. Dopo essermi divertito a spalare, sono uscito a passeggiare con Meg, affettuosa femmina di pastore australiano che mi sa sensibile ai suoi guaiti. Siamo andati avanti fino a lasciarci imbiancare, fino a confondere cielo e sfondo montano. Bella soddisfazione anche essere ubbidito perfettamente nonostante avessi tralasciato il guinzaglio (una piccola lezione anche questa?).
    Spalare, camminare, ammirare, respirare. Essere e fare. Il mio insegnante di storia dell'arte ai tempi dello IULM, Gabriele Mandel, aveva scritto un libro con quel titolo. L'essere umano ha bisogno di agire per confermare la propria esistenza, per esprimersi, per crescere. Il concetto è valido non solo applicato all'ambito della creazione artistica, ma anche alla banale pratica quotidiana. Che poi è banale soltanto nella misura in cui lo permettiamo.
    Gustare di ogni giorno, di ogni giorno distillare l'essenza benefica o l'insegnamento, sono obiettivi di benessere e insieme strumenti di crescita. Purché vivere diventi l'arte in cui non smettere di cimentarsi.

    27 dicembre 2003

    SMS

    Pare che quest'anno sia stato stabilito un nuovo record di messaggini augurali scambiati tramite cellulare.
    Trovo ingiusto deprecarli come categoria, perché pregnanza e gradevolezza non possono essere mera funzione dello strumento utilizzato. Alcuni sono addirittura degni di essere conservati (e in alcuni casi lo faccio davvero). Altri meritano quantomeno una segnalazione, come lo scambio di cui sono stato testimone diretto:

    [scrive lo zio, classe 1950] Previsioni meteo: prevista pioggia di baci e abbracci. Si consiglia di chiudere l'ombrello e aprire il cuore.

    [risponde la nipotina, classe 1996] Previsioni del tempo: qui c'è il sole e manda una luce fatta d'amore.

    25 dicembre 2003

    C'era una volta...

    ...un gruppo che si autodefiniva di rock meticcio*. Erano entusiasti, ma poveri e disorganizzati. Così, nonostante tutti i componenti potessero già vantare esperienze precedenti e faccia tosta a sufficienza, le esibizioni si limitarono a pochi concerti, nella loro regione.
    So per certo che indelebili ricordi rimangono in chi c'era, come so di gradire gli apprezzamenti che continuano a pervenire da chi non ha mai smesso di ascoltare la cassetta autoprodotta, testimonianza parziale ma significativa.
    Ora quelle tracce sono scaricabili gratuitamente in rete, così chi vorrà le potrà finalmente trasferire su CD.
    Sotto l'albero e col fiocchetto, eccoti dunque i Pontebragas.

    * da anni mi è telematicamente impossibile aggiornare quel sito, nel quale è anche indicato un indirizzo e-mail che non esiste più.

    24 dicembre 2003

    La festa delle luci

    Una candela che ne accende un'altra non perde nulla della sua luce.
    Anzi, nel momento in cui la seconda candela si illumina, insieme generano una fiamma più grande.
    ...
    Anche se crederai che si sia spenta, quella fiammella continuerà a brillare dentro di te e se ti farai trasparente la luce si irradierà.
    Buone feste a tutti.

    23 dicembre 2003

    *

    In me albergano sentimenti contrastanti.
    Il guaio è quando svaniscono senza avere pagato la camera.

    22 dicembre 2003

    Immancabilmente

    Riascolti un brano dimenticato e un baluginio riemerge dalle memorie sepolte. Effetti che solo la musica sa provocare sempre, essendo in grado di insinuarsi, risuonare, riverberare e rifrangendosi infrangere ogni barriera. Senza nemmeno lasciarti capire perché vada a pizzicare corde di un tempo sbagliato.
    So dry your eyes
    And turn your head away
    Now there's nothing more to say
    Now you're gone away
           (Nick Cave, Lament)

    Allora asciugati gli occhi
    e volgiti altrove
    non c'è più nulla da dire
    ormai sei andata via.
    Ti solletica l'orecchio, ti apre la percezione, col bisturi della malinconia ti viviseziona lasciando pulsare nel tuo cuore aperto il senso della mancanza, immancabilmente.

    20 dicembre 2003

    *

    Si cerca il pelo nell'uovo quando ahimè si è certi
    non ne possano essere rimasti tra i denti.

    18 dicembre 2003

    Il Tempio del template

    È un sollievo constatare che Ilenia dal vivo è ancor più simpatica di quando scrive sul blog, e che la simpatia è solo una delle sue doti.
    È un sollazzo coniugare i piaceri gastronomici con l'amenità delle conversazioni, dove il discorso è un giardino di sentieri che si biforcano.
    È un sollucchero poter tradurre l'attenzione reciproca in affettuosa fisicità, specialmente per chi è strafugno di natura.
    È un solletico quello che ogni volta manda a segno il richiamo, spinge a esserci e induce a ribadire che con questa gente si sta proprio bene a passar le serate.
    Ed è una sorpresa incontrare lì per caso un'altra blogger in incognito. Per caso... per caso lo direi se al caso ci credessi. Se era lì, ci sarà stata una ragione, come quella che move il sole e l'altre stelle.

    P.S.: grazie a Mitì che ha fatto da catalizzatrice.

    16 dicembre 2003

    Motti e moti

    In illo tempore dixit Biccio:
    Per essere uno spirito libero occorre una disciplina ferrea

    Questa è bella e utile, ma difficile, almeno per me che tra stoici ed epicurei non avrei dubbi. Comunque mi ci sto provando, per necessità riorganizzative. Vedremo.

    15 dicembre 2003

    Windows 69

    Che sia stato l'anelito libertario proprio dello spirito anarchico più genuino a indurlo a volare?
    La questione si pose in questura più o meno a quest'ora, allora.

    [grazie Auro che ricordi]

    Attualità

    Alla notizia di ieri, il commento che più mi è piaciuto è quello di Roberta della Zonker's Zone:
    "Constato che trovare un idraulico sotto Natale è più difficile che trovare Saddam."

    14 dicembre 2003

    Largo ai giovani

    Un altro esercizio della Cajuina, sempre sul quadernone rosso di seconda elementare.
    Invento una breve storia con queste parole: CALDO, NEVE, LETTERA, CAMINO, BABBO NATALE.

    Il giorno della vigilia di Natale arrivò Babbo Natale. Aveva molto freddo e scese da un camino spento, ma era ancora caldo perché era stato spento da poco.
    Babbo Natale aveva terminato tutti i regali e non ne aveva più per i bambini che abitavano in quella casa.
    Fuori faceva freddo e c'era la neve.
    Si avvicinò al camino per riscaldarsi un po'. E trovò una lettera dei due bambini.
    C'era scritto: "Caro Babbo Natale vorremmo delle macchinine e due aeroplani giocattolo.
    Babbo Natale pensò: "Oh mio Dio ho finito i giocattoli, come faccio?"
    E si mise a passeggiare avanti e indietro.
    Ad un tratto gli venne un'idea: "Li costruirò io!"
    Li costruì con dei pezzi di legno che aveva in tasca, li impacchettò e li mise sotto l'albero di Natale e tornò a casa sua.

    12 dicembre 2003

    Minuto di silenzio

    Milano, ore 16.37 di venerdì 12 dicembre 1969: un ordigno, composto da sette chili di tritolo, esplode nel salone centrale della Banca Nazionale dell’Agricoltura, in piazza Fontana, a Milano. Il bilancio è atroce: 17 morti e 88 feriti.
    Nella stessa giornata, altre quattro bombe.

    Minuto di silenzio. Ne dovessimo rispettare uno per ogni strage impunita, per ogni tragedia annunciata e non evitata, per ogni ingiustizia non riparata, per ogni vergogna non cancellata, qui in Italia si parlerebbe molto ma molto meno. Forse potremmo approfittarne per riflettere un po' di più. E un po' prima.

    ...riflette il pensiero la realtà rispecchia pensando i riflessi le idee ripensa l'irreale esplode lo specchio riflettendo i retropensieri frantuma irrealmente la morte scintilla lo sguardo riscoppia urlando muto.

    Lui ha visto la luce!

    "Vedi la luce?"
    "La banda..."
    "Vedi la luce?"
    "La banda!"
    "Tu hai visto la luce?"
    "Sì, ho visto la luce!"

    "La banda Elwood. La banda!"
    "La banda? ... La banda. La banda? La banda!"


    Quale altro giorno potrebbe essere più adatto per rievocare quella scena?
    Quale se non quello di santa Lucia, protettrice della vista e sorgente di illuminazione?
    Con quale altra band se non la Black Sound Machine?

    Dopo tutte queste domande, la risposta:
    sabato sera 13 dicembre 2003 suoneremo al Busker di Vimodrone
    ...e Tu ci sarai.

    Black Sound Machine @ Busker - via S.Anna 2 - Vimodrone (MI) - Tel. 02 25007083

    11 dicembre 2003

    Come promesso, la Cajuina

    Francesca oggi ha riportato a casa il suo quadernone rosso della II D appositamente perché potessi ricopiare qui il suo raccontino. E io lo faccio.
    Invento una storia:
    Danaé e la gara dei salti sul trampolino elastico

    Danaé è una ragazzina di quindici anni ed è molto brava: un bel giorno fu invitata a una gara di salti sul trampolino elastico: lei accettò ma non era capace. Allora si mise a piangere.
    Ad un tratto si sentì chiamare: "Danaé!" Si alzò e si accorse che era la sua amica che si chiamava Simona.
    Le disse: "Conosco qualcuno che ti insegnerà come si salta sul trampolino."
    Allora tutte e due si recarono verso una foresta fitta fitta.
    La sua amica la portò in una caverna. Lì trovarono uno gnomo che sapeva saltare più di mezzo chilometro. Simona disse allo gnomo: "Amico, puoi insegnare alla mia amica come si salta sul trampolino elastico?"
    Lo gnomo stette un po' zitto, poi disse: "Sì, a patto che mi darai ciò che voglio."
    Danaé accettò. Lui le fece imparare a saltare sul trampolino elastico.
    Danaé andò alla gara e vinse la coppa dell'Italia.
    Lo gnomo le ricordò le promesse fatte: disse: "Voglio la coppa." Lei l'aveva data alla sua amica e lo gnomo minacciò dicendole che siccome non gli dava la coppa avrebbe dovuto consegnargli la sua anima.
    Lei pianse e lo gnomo concedette un po' di tempo.
    Quando lo gnomo ritornò disse alla amica di Danaé: "Sono tornato a prendere la mia anima."
    La amica di Danaé disse: "Danaé è in viaggio, torna domani." In verità Danaé aveva detto alla sua amica: "Di' che non ci sono."
    Lo gnomo ricordandosi delle promesse fatte tornò ancora a casa di Danaé.
    Questa volta l’amica di Danaé aveva un pugnale.
    Quando aprì la porta "Zac" infilò il pugnale nel petto, lo gnomo cadde a terra e Danaé disse: "Posso uscire dal mio nascondiglio?"
    La sua amica disse di sì e insieme festeggiarono contente.

    Sefeifi ofon lafaifin

    Hai mai giocato con la lingua farfallina? Da piccolini tra noi fratelli e sorelle ci fu un periodo in cui parlavamo quasi solo così, indispettendo gli adulti, quasi avessimo in gran dispitto loro e il loro dire. In realtà lo facevamo non per dispetto, ma per puro divertimento.
    Così è oggi per gli Esercizi di stile di zop, sui quali, a dispetto del lavoro, si persevera da oltre un anno.
    Con il gifiofochefettofo siamo arrivati al n. 293, traguardo da non dispettare, al quale in precedenza avevo contribuito solo con l'esercizio 21 (numero a me caro perché...).
    E se uno Splinder dispettoso li cancellasse? Ne rimarrebbe purtuttavia traccia in un libro.

    10 dicembre 2003

    Scolaretto, guarda qui: clic

    Le foto dei maestrini

    [invece vedi qui]


    Teresa cun i occ asot la guerda vers e mèr (...)
    l'am fa avdel un'amor pers a Remin d'insteda



    e du sbèi a i'ò fat du sbèi ad sageza
    bute via l'America e pu guardela cun dulceza

    colonna sonora: Remin da Canti randagi

    08 dicembre 2003

    Oh bej, oh bej

    Senza bisogno di scomodarti per andare alla fiera di S.Ambrogio, potrai riservare l'esclamazione al pacchettino natalizio confezionato da Sergio e messo in rete da b.georg.

    P.S.: il file è in pdf. Se non ce l'hai già, dovrai scaricare (gratis) Adobe Reader.

    Aggiornamento: lo stesso file è stato reso disponibile anche da Carlo Berardelli (qui) e da Marquant.

    06 dicembre 2003

    Santi, fanti e canti

    Ieri ho ricevuto gli auguri per l'onomastico (grazie a Pupa e a quelli della tavolata). Non me li facevano dai tempi di mio nonno Giuseppe, che da buon napoletano ricordava 'o nomme con maggiore solennità anche rispetto al compleanno.

    A proposito di santi, oggi la Cajuina ha telefonato al suo amichetto Nicola (che è di Bari ma non ha mai partecipato a Sanremo) ed è stato sfizioso constatarne la disinvoltura: io in seconda elementare ero molto più timido e decisamente imbranato nei rapporti con l'altro sesso. Dovrei preoccuparmi?
    In realtà, se proprio devo rifarmi a uno stereotipo paterno, preferisco essere orgoglioso sentendola leggere una storia che si è inventata come compito scolastico. Le chiederò di poterla ricopiare qui, così vedremo se Miss Francis si guadagnerà l'imprimatur dalla sua zia astrale.

    Quest'ultima, lo so anche dai commenti, si rammarica di non poter assistere ai concerti della Black Sound Machine. Quello dell'altra sera ha visto una partecipazione di pubblico numericamente scarsa (da giovedì di provincia operosa e piovosa), però dal palco ci siamo dati ugualmente, divertendoci anche a inserire un piccolo tributo a Francis Vincent Zappa.
    Già prima del concerto parlavamo tra di noi del desiderio di omaggiare FZ a un decennio esatto dalla sua morte, ma tra le proposte abbiamo scartato quella di Angelo. Ci siamo invece affidati all'improvvisazione, citando The Illinois Enema Bandit durante l'esecuzione di Papa's Got A Brand New Bag, in un duetto tra la mia voce e la tromba di Ivan, che ha anche accennato il tema di King Kong.

    Alla prossima occasione aspetto anche chi stavolta ha confinato la sua presenza all'ambito delle telecomunicazioni, comunque graditissime.

    04 dicembre 2003

    Quando si corre

    Cercare di sbrigarsi senza perdere di vista la qualità, dover dimenticare il sonno e tentare di recuperare energie senza voler usare additivi illegali, accontentarsi di riservare scampoli di attenzione anche a quel che più attrae: sentirsi comprimere la giornata senza per questo arrendersi all'ineluttabile. Perché c'è sempre la risorsa del pensiero, che parte come onda sottile più veloce di un destriero e perfino di un e-mail o di un sms, come sono poi venuto a sapere, rinfrancato dal gradevole stupore che una volta di più mi ha abbracciato gli ultrasensi.

    03 dicembre 2003

    Vivere altrove

    Fermo restando il sacrosanto dire di Giorgio alla voce Gasparrea:
    ha fatto l'unica (l'unica) cosa che un governo (qualsiasi governo) in democrazia non deve mai fare: porre il proprio vantaggio al di sopra di quello di coloro che è chiamato a servire.

    Concordo con questa osservazione di Carlo Annese:
    Il fatto è che ormai qualsiasi cosa o qualsiasi personaggio deve passare dalla televisione per dimostrare la propria esistenza. E anche chi apparentemente contesta questo ragionamento lo usa come strumento. E il teatro, mi chiedo? E tutti gli altri spazi di manifestazione del pensiero e della cultura, non contano? Non sono anche quelli spazi pubblici di aggregazione, di riflessione, di conoscenza, di pensiero (e della sua libertà)? Perché, chi vuole opporsi al potere della tv non la fa davvero, ma da fuori?

    E poi magari apro un libro, accendo la radio, metto su un disco, mi sdraio sul letto... Ti parlo o ti scrivo e ricordo quel canto (gli spazi siamo noi). Poi forse ti sogno, chissà se in silenzio riparte l'incanto (o i pazzi siamo noi).

    Giovedì gnocchi, oppure la BSM

    Qualcuno ha detto che le migliori cose al mondo o sono illegali, o sono immorali, o fanno ingrassare. Giovedì sera cercheremo di smentirlo... almeno durante il concerto. Infatti se verrai a sentirci di sicuro non ti arresteranno, non farai niente di male, non perderai la linea. Anzi è risaputo che andare a vedere la Black Sound Machine è cosa buona, giusta e salutare.
    Vero che la musica esaltante, i ritmi coinvolgenti e l'euforia comunicativa potrebbero anche indurti a perdere il controllo, ma in fondo in fondo è quello che speriamo succeda sempre: anche noi, come i fratelli del blues, sappiamo che ognuno di noi ha bisogno di qualcuno da amare, da coccolare, da accarezzare, con cui ballare, esagerare, perché... everybody needs somebody to love!

    Dico dunque dove:
    Marmaja - via Monte Grappa, 27 - Cusano Milanino (Mi)
    tel. 026133302
    giovedì 4 dicembre 2003
    I need you

    02 dicembre 2003

    Eh già

    Siccome non avevo mai abbastanza tempo, ho provato a metterne da parte un po'. Ma non v'è giara atta a conservarlo.
    Va consumato così com'è, nell'unico modo possibile: istante per istante.

    01 dicembre 2003

    L'avverbio è servito

    Sollecitato da Pietro, per il suo Vocablogario di nuovo allestimento propongo un conio da lapsus, o cazzata da ictus, a scelta:

    meravogliosamente: avverbio che dà la misura dello stupore carnale, della sensualità sensibile, del compendio di anima e corpo nell'amorevole godimento condiviso.


    a cura di Giulio Pianese

    scrivimi