Lo spessore con leggerezza, la sostanza impalpabile, la roca dolcezza, l'espressione ineguagliabile.
11 giugno 2004
L'essenziale è invisibile agli occhi
Lo spessore con leggerezza, la sostanza impalpabile, la roca dolcezza, l'espressione ineguagliabile.
10 giugno 2004
Risveglieremo l'eroe dei due mondi
Per l'undici giugno
saremo all'aperto
di ogni mugugno
faremo deserto.
Con questo messaggio
di nuovo ti avverto
riserva un assaggio
al nostro concerto!
Puoi chieder conferma
al pubblico esperto
vedrai, non si scherma
chi avrà già scoperto
le dolci delizie
con cui mi diverto,
di allegre primizie
spettacolo offerto
di quando, già tardi,
il distacco è sofferto
perché come bardi
abbiam riscoperto
che in fondo al tuo cuore
seppur ricoperto
la musica è amore:
di questo son certo.
Black Sound Machine, il solito gruppo da 12 elementi, per un concerto R&B, soul, funky e via e via... Venerdì 11 giugno ore 22:00, presso l'Osteria Garibaldi (all'aperto, quindi si starà bene), locale che si trova lungo la strada tra Barlassina e Cogliate (MI) e raggiungibile facilmente, per esempio, dalla superstrada Milano-Meda (uscita Barlassina) o dalla Statale dei Giovi (n. 35).
saremo all'aperto
di ogni mugugno
faremo deserto.
Con questo messaggio
di nuovo ti avverto
riserva un assaggio
al nostro concerto!
Puoi chieder conferma
al pubblico esperto
vedrai, non si scherma
chi avrà già scoperto
le dolci delizie
con cui mi diverto,
di allegre primizie
spettacolo offerto
di quando, già tardi,
il distacco è sofferto
perché come bardi
abbiam riscoperto
che in fondo al tuo cuore
seppur ricoperto
la musica è amore:
di questo son certo.
Black Sound Machine, il solito gruppo da 12 elementi, per un concerto R&B, soul, funky e via e via... Venerdì 11 giugno ore 22:00, presso l'Osteria Garibaldi (all'aperto, quindi si starà bene), locale che si trova lungo la strada tra Barlassina e Cogliate (MI) e raggiungibile facilmente, per esempio, dalla superstrada Milano-Meda (uscita Barlassina) o dalla Statale dei Giovi (n. 35).
09 giugno 2004
Omaggio (o giugno, forse, già)
- How old are you?
- Thirsty-something today.
- Here's looking at you, kid.
- Quanti anni compi?
- O-tanta-sete oggi.
- Brindiamoci su!
>>>
- Thirsty-something today.
- Here's looking at you, kid.
- Quanti anni compi?
- O-tanta-sete oggi.
- Brindiamoci su!
>>>
Premessa
"Ciao Sara, come stai?"
"Ciao Giulio! Tanto per cominciare faccio subito subito la permalosa ricordandoti che mi chiamo Sarah, con l'H!! :)"
...
Regalino riparatore
H!
Accapigliarsi non fa per me,
sorte vigliacca.
Accanto a te
senza la giacca
accalorato se
vita bislacca
accadrà di rivederci.
Non sarà cosa fiacca:
accasarsi magari no,
ma porca vacca
accatastarsi in un abbraccio, sì,
che non ci distacca...
Accavalliamoci,
saraH!
08 giugno 2004
07 giugno 2004
Rivai col lazo
Ricomincia il BlogRodeo online: oggi alle 15 sarà sguinzagliato il torello da domare. Presentarsi armati di parole elettriche.
05 giugno 2004
Tra l'altro
Per fortuna sono andato in treno, così ho avuto modo di farmi accompagnare in viaggio da Marcela Serrano, addolcendo i distacchi. Proprio le pagine sul tema del tempo sviluppate con meravigliosa sintesi in Antigua, vita mia sono state maestre durante l'attesa per le coincidenze. E non solo quelle ferroviarie.
Peccato non avere ampliato gli itinerari ad libitum.
Per fortuna sono passato dalla stazione, così ho potuto chiacchierare un po' con Cristiano e Chiara incontrati lì per caso (o per sincronicità degli eventi, come direbbe il bardo).
Peccato la sera prima i minuti di libertà dagli impegni già presi fossero pochi, appena sufficienti a un rapido giro di saluti.
Per fortuna mi sono svegliato in tempo utile a farmi un giretto in quella che mi è parsa una località turistica a giudicare dalla tranquillità del passeggio mattutino per il centro piacevolmente soleggiato.
Peccato non avere prolungato il soggiorno.
Per fortuna ho avuto la volontà necessaria a tenere a bada le pulsioni sollecitate dalle mie narici all'incontro ravvicinato con il profumo azzurro già riconosciuto e fatto fotografare.
Peccato avere dovuto tenere a bada quelle pulsioni.
Per fortuna chi per un soffio non c'era si è fatta poi sentire al telefono.
Peccato il telefono trasmetta solo il ricordo della radiosità percepita.
Per fortuna il telefono era acceso anche la notte precedente.
Peccato col telefono non funzioni il teletrasporto.
Per fortuna le persone con cui ho condiviso il palco mi sono piaciute (o già mi piacevano).
Peccato la limitatezza umana non permetta la trasmissione simultanea di contenuti espressivi differenziati e adattati ai diversi destinatari presenti e potenziali.
Peccato: non siamo dei.
Per fortuna siamo dei... bei tomi. In grado, spesso, di cogliere il meglio dalle situazioni.
Per questo, e per fortuna, ad Asti mi sono divertito, sono stato contento di rivedere o incontrare per la prima volta parecchie persone piacevoli, interessanti, belle, simpatiche.
Nota: gli aggettivi di cui sopra non sono facilmente cumulabili, ma in alcuni casi sì, eccome, anzi, sono parchi... evviva la natura!
Ri-conosciuti di persona: Buba, Donatella, Mitì, Effe, Ruggero, Silvia, Elisabetta, Alice, Paolo, Fraps, Narsil, Titti e i suoi cari, Massimiliano, Chiara, Cristiano, Davide... e poi i commensali raggiunti a cena, sui cui nomi la memoria ha dapprima navigato dietro l'etichetta di un favoloso Barbera: Margherita, Mia, Renato...
Ho saputo in seguito che tra il pubblico c'erano anche: Zanna, Northfromhere, Luca Ruella, Angelocesare...
Peccato non avere ampliato gli itinerari ad libitum.
Per fortuna sono passato dalla stazione, così ho potuto chiacchierare un po' con Cristiano e Chiara incontrati lì per caso (o per sincronicità degli eventi, come direbbe il bardo).
Peccato la sera prima i minuti di libertà dagli impegni già presi fossero pochi, appena sufficienti a un rapido giro di saluti.
Per fortuna mi sono svegliato in tempo utile a farmi un giretto in quella che mi è parsa una località turistica a giudicare dalla tranquillità del passeggio mattutino per il centro piacevolmente soleggiato.
Peccato non avere prolungato il soggiorno.
Per fortuna ho avuto la volontà necessaria a tenere a bada le pulsioni sollecitate dalle mie narici all'incontro ravvicinato con il profumo azzurro già riconosciuto e fatto fotografare.
Peccato avere dovuto tenere a bada quelle pulsioni.
Per fortuna chi per un soffio non c'era si è fatta poi sentire al telefono.
Peccato il telefono trasmetta solo il ricordo della radiosità percepita.
Per fortuna il telefono era acceso anche la notte precedente.
Peccato col telefono non funzioni il teletrasporto.
Per fortuna le persone con cui ho condiviso il palco mi sono piaciute (o già mi piacevano).
Peccato la limitatezza umana non permetta la trasmissione simultanea di contenuti espressivi differenziati e adattati ai diversi destinatari presenti e potenziali.
Peccato: non siamo dei.
Per fortuna siamo dei... bei tomi. In grado, spesso, di cogliere il meglio dalle situazioni.
Per questo, e per fortuna, ad Asti mi sono divertito, sono stato contento di rivedere o incontrare per la prima volta parecchie persone piacevoli, interessanti, belle, simpatiche.
Nota: gli aggettivi di cui sopra non sono facilmente cumulabili, ma in alcuni casi sì, eccome, anzi, sono parchi... evviva la natura!
Ri-conosciuti di persona: Buba, Donatella, Mitì, Effe, Ruggero, Silvia, Elisabetta, Alice, Paolo, Fraps, Narsil, Titti e i suoi cari, Massimiliano, Chiara, Cristiano, Davide... e poi i commensali raggiunti a cena, sui cui nomi la memoria ha dapprima navigato dietro l'etichetta di un favoloso Barbera: Margherita, Mia, Renato...
Ho saputo in seguito che tra il pubblico c'erano anche: Zanna, Northfromhere, Luca Ruella, Angelocesare...
03 giugno 2004
In carrozza!
Sono sul piede di partenza e sì, ad Asti andrò in treno, anche perché Diabolik ha la vettura già impegnata...
01 giugno 2004
Il giro del mondo in 80 post
La sera del 3 giugno, giovedì, sarà dedicata ai blog. Per l'occasione, la Biblioteca Astense ha pensato bene d'invitare Placida/SìSì, Effe, Buba e il sottoscritto.
Onorato dell'invito e felice della compagnia, spero che l'incontro sarà anche un'opportunità per conoscere di persona o rivedere altri blogger.
Forse succederà qualcosa di imperdibile, ma puoi anche decidere di non venire e limitarti ai resoconti: tanto, come ha precisato il funambolico titolare di Herzog: "l'incontro verrà ripreso da un cineoperatore malato di parkinson e trasmesso in diretta via videotelefonino".
Note:
1) ovviamente per l'evento è stato aperto un blog ad hoc. Attivo, frequentatissimo, conta già numerose adesioni.
2) è stato lanciato un concorso fotografico cui puoi partecipare liberamente, in special modo se ti alletta un premio in libri.
31 maggio 2004
Un buon webcompleanno
Oggi Pietro lo festeggia con una festicciola pomeridiana... via radio.
A partire dalle ore 16:00 si potrà seguire l'inaugurazione ufficiale di MieTerreRadio, che da qualche tempo aveva già cominciato a trasmettere.
Sarà possibile telefonare in diretta al numero 320 722 30 36 oppure chiedere di essere chiamati mandando un SMS o scrivendo qui.
Doppi auguri dunque!
A partire dalle ore 16:00 si potrà seguire l'inaugurazione ufficiale di MieTerreRadio, che da qualche tempo aveva già cominciato a trasmettere.
Sarà possibile telefonare in diretta al numero 320 722 30 36 oppure chiedere di essere chiamati mandando un SMS o scrivendo qui.
Doppi auguri dunque!
30 maggio 2004
From blogspHere to Eternity
FranCiskje (chissà come va pronunciato) ci regala il video del servizio di MTV sul BlogRodeo.
29 maggio 2004
Alla faccia della pigrizia
Essere fortunato significa anche avere voglia di fare quel che in quel momento si deve.
Così pensavo stamane lavando i pavimenti di casa. Operazione improcrastinabile dopo il pomeriggio di ieri. Già, perché il cielo poi non ha tenuto: tonitruante, ci ammonì da lassù tra oscuri squarci e chiassosi ohibò, con una pluralità di goccioloni severi.
Immediato il cambio di programma: di corsa a casa a tracciare col machete un camminamento tra le masserizie del corridoio, a raccogliere con la ruspa gli oggetti sparsi, a ribaltare tutto come una squadra demolizioni, facendo in 15 minuti quello che in tempi normali avrebbe richiesto 15 giorni. Solo così siamo stati in grado di accogliere la festosa turba di amichetti giunti per lo spegnimento delle candeline e l'accensione dello stabile. Ci hanno dato dentro, ma per chissà quale combinazione astrale non sono riusciti ad ammazzarsi né a causare danni irreparabili all'immobile. In certi momenti mi sembrava di rivedere Le teste matte, soprattutto la sigla iniziale che mostrava scontri evitati per un pelo tra vetture e tram, oltre alle solite torte in faccia.
Comunque, lo ammetto, più volte ho indugiato a godere con lo sguardo della loro spettacolarità: i bimbi avrebbero meritato un applauso e invece sono stato io a riceverne i sorrisi complici.
Così pensavo stamane lavando i pavimenti di casa. Operazione improcrastinabile dopo il pomeriggio di ieri. Già, perché il cielo poi non ha tenuto: tonitruante, ci ammonì da lassù tra oscuri squarci e chiassosi ohibò, con una pluralità di goccioloni severi.
Immediato il cambio di programma: di corsa a casa a tracciare col machete un camminamento tra le masserizie del corridoio, a raccogliere con la ruspa gli oggetti sparsi, a ribaltare tutto come una squadra demolizioni, facendo in 15 minuti quello che in tempi normali avrebbe richiesto 15 giorni. Solo così siamo stati in grado di accogliere la festosa turba di amichetti giunti per lo spegnimento delle candeline e l'accensione dello stabile. Ci hanno dato dentro, ma per chissà quale combinazione astrale non sono riusciti ad ammazzarsi né a causare danni irreparabili all'immobile. In certi momenti mi sembrava di rivedere Le teste matte, soprattutto la sigla iniziale che mostrava scontri evitati per un pelo tra vetture e tram, oltre alle solite torte in faccia.
Comunque, lo ammetto, più volte ho indugiato a godere con lo sguardo della loro spettacolarità: i bimbi avrebbero meritato un applauso e invece sono stato io a riceverne i sorrisi complici.
28 maggio 2004
RC auto
Ho appena rinnovato telefonicamente l'assicurazione obbligatoria. Sono incerto se inquietarmi o esaltarmi considerando un segno del destino il nome dell'Amministratore Delegato della compagnia: James Brown.
Quattvo!
Alla Caju aveva chiesto una pistola ad acqua e ha ricevuto in regalo una specie di mitra multicolore con serbatoio maxi.
A papà e mamma un drago, che dovremo andare tutti insieme a cercare, dopo avere stabilito di comune accordo che averne uno vivo non è possibile e che un esemplare troppo grande risulterebbe poi difficile da maneggiare.
Lorenzo è orgoglioso di essere diventato gvandicello, specialmente da quando ieri sera gli ho permesso di usare un coltello vero a tavola (per tagliare l'uovo all'occhio di bue).
Oggi pomeriggio se il cielo regge festeggeremo con tutti i suoi compagni ai giardini di via Livigno, in un consesso multicolore.
A papà e mamma un drago, che dovremo andare tutti insieme a cercare, dopo avere stabilito di comune accordo che averne uno vivo non è possibile e che un esemplare troppo grande risulterebbe poi difficile da maneggiare.
Lorenzo è orgoglioso di essere diventato gvandicello, specialmente da quando ieri sera gli ho permesso di usare un coltello vero a tavola (per tagliare l'uovo all'occhio di bue).
Oggi pomeriggio se il cielo regge festeggeremo con tutti i suoi compagni ai giardini di via Livigno, in un consesso multicolore.
27 maggio 2004
Non solo a Rozzano: BSM
Ancora non so se presentarmi nella versione popstar supersexy oppure vestito da boy lift metallurgico. Forse alla fine, visto il conclamarsi del periodo estivo, un abbigliamento mare sapore di mare potrebbe rivelarsi consono. Se sarò a corto di camicie, non esiterò a commettere qualche piccolo reato, sicuramente da prescrizione. L'importante sarà non trascurare troppo quello che sta dietro i vestiti e dentro i pantaloni.
Perché sabato sera al Mi Cantino di Monza non si potrà prescindere dallo spirito: quello dell'anima, certo, quello delle bevande, sicuro, ma anche quello necessario a stringersi in 12 su quel minuscolo palco, che pure continua a darci piacevoli soddisfazioni, avviluppato com'è dall'attenzione affettuosa di chi si gode appieno (e ci fa godere) la serata musicale.
L'inizio del concerto è previsto per le 22:30, ma non mi stupirei slittasse verso le 23, come il cappello d'un tempo. Se vuoi farti riservare un posto, telefona al locale: 039-322970, che si trova in via Dante al civico 6.
Perché sabato sera al Mi Cantino di Monza non si potrà prescindere dallo spirito: quello dell'anima, certo, quello delle bevande, sicuro, ma anche quello necessario a stringersi in 12 su quel minuscolo palco, che pure continua a darci piacevoli soddisfazioni, avviluppato com'è dall'attenzione affettuosa di chi si gode appieno (e ci fa godere) la serata musicale.
L'inizio del concerto è previsto per le 22:30, ma non mi stupirei slittasse verso le 23, come il cappello d'un tempo. Se vuoi farti riservare un posto, telefona al locale: 039-322970, che si trova in via Dante al civico 6.
26 maggio 2004
Attore e spettatore
Proprio come in Jackie Brown di Tarantino, grazie ai blog la stessa scena la puoi seguire successivamente da prospettive diverse. Si concretizza nelle parole la ricchezza di uno sguardo molteplice, di un'esperienza attraversata e osservata grazie a un puzzle narrativo e cognitivo come quello descritto dalle efficaci parole di Sphera.
Esempio personale e recentissimo di tutto ciò l'ho vissuto, per esempio, leggendo il racconto di Tequila, con l'appuntamento dato a un angolo trafficatissimo, con i ritardi che diventano sincronia, con un abbraccio dal quale non mi sarei staccato più. Ma la serata doveva pur iniziare...
Esempio personale e recentissimo di tutto ciò l'ho vissuto, per esempio, leggendo il racconto di Tequila, con l'appuntamento dato a un angolo trafficatissimo, con i ritardi che diventano sincronia, con un abbraccio dal quale non mi sarei staccato più. Ma la serata doveva pur iniziare...
(puzzle, mosaico, sgabuzzino della memoria o del cuore)
25 maggio 2004
*
"Sarò il tuo diapason", le avevo detto, e cominciò a vibrare. Fummo felici, finché una volta non mi scordai e finì l'armonia.
24 maggio 2004
Ho visto la squonkina
Milano, piazza della Scala. Manifestazione per il diritto a scuole materne e asili nido pubblici. Giocolieri, trampolieri, animatori, lenzuola colorate e gessetti per disegnare sul porfido dello spazio prospiciente palazzo Marino. Più tardi arriverà anche una rappresentanza della Banda degli Ottoni.
La forza per contrastare ogni ingiustizia non c'è, e in effetti per me essere qui oggi è una scelta puramente occasionale, in una piazza casualmente condivisa con chi rivendica il diritto alla casa (evidentemente il malcontento è variegato, in questa nostra Mailand albertiniana).
A un certo punto mi sembra di riconoscere una tipa. Per assicurarmi della sua identità senza porle domande potrei annusarla, ma riconosco che forse non è la maniera più decente di comportarsi in spazio aperto al pubblico sguardo, dunque mi ritraggo. Poi però ci ripenso e mentre decido di assoggettarmi all'imbarazzante interrogatorio, guardo in faccia la bambina che tiene per mano e fugo ogni dubbio: "Ma tu sei..?" "Ciao!" "E quella allora è la squonkina... ecco, questa è Licia, loro sono i miei piccoli. Mi raccomando, salutami Sergio."
Dopo le presentazioni, assisto a un minidialogo solidale tra due mogli di blogger. Le vedo scuotere la testa con un fare tra la rassegnazione e il compatimento.
Tutto perché non hanno mai provato le nostre assurde ebbrezze, quelle da blogosfera.
La forza per contrastare ogni ingiustizia non c'è, e in effetti per me essere qui oggi è una scelta puramente occasionale, in una piazza casualmente condivisa con chi rivendica il diritto alla casa (evidentemente il malcontento è variegato, in questa nostra Mailand albertiniana).
A un certo punto mi sembra di riconoscere una tipa. Per assicurarmi della sua identità senza porle domande potrei annusarla, ma riconosco che forse non è la maniera più decente di comportarsi in spazio aperto al pubblico sguardo, dunque mi ritraggo. Poi però ci ripenso e mentre decido di assoggettarmi all'imbarazzante interrogatorio, guardo in faccia la bambina che tiene per mano e fugo ogni dubbio: "Ma tu sei..?" "Ciao!" "E quella allora è la squonkina... ecco, questa è Licia, loro sono i miei piccoli. Mi raccomando, salutami Sergio."
Dopo le presentazioni, assisto a un minidialogo solidale tra due mogli di blogger. Le vedo scuotere la testa con un fare tra la rassegnazione e il compatimento.
Tutto perché non hanno mai provato le nostre assurde ebbrezze, quelle da blogosfera.
Raccontare tutto è impossibile, dunque evviva il puzzle!
L'altra sera sono andato solo di gin tonic perché l'acqua tonica contiene il chinino che notoriamente è curativo. Effetti collaterali: ti sbianca l'orizzonte, nel senso che non torni a casa finché la notte non si schiarisce nei primi lucori di un nuovo giorno.
Un raduno così deve potersi prendere più spazio, anzi, più tempo. Quel tempo che fin dal mattino di venerdì vedevo solo di minaccioso profilo, sottilissimo e tutt'altro che proclive a lasciarsi riempire di tutto quello che avrei dovuto fare fino a sera.
Mi sentivo come Ray Liotta in Goodfellas, alle prese con una giornata impossibile sormontata da un elicottero ubiquo come una spada di Damocle a elica. Per fortuna le mie erano quasi tutte incombenze piacevoli e difatti non dismettevo il sorriso, come magicamente mi faceva notare Mafe in mezzo al traffico che tentava d'ingoiare la nostra carovana musical-bloggatara.
Blogganti ne vedevo e sentivo da giorni: conclusasi la pazziata, si erano intensificati i preparativi per il BlogRodeo, comprese attività propagandistiche (cartoline in ogni bar frequentato) e di borsa nera (affettatrici a manovella che passavano di mano transitando per sobborghi ex industriali).
Quella mattina però attendevo l'arrivo di qualcuno venuto da lontano, da oltre il fiume, da oltre le montagne, da oltre il mare. Ero insieme alla Cajuina, uscita in anticipo da scuola, ad accogliere Gilgamesh e Mistràl con un po' di cibarie e le prime birre della giornata. Poi, siccome l'elicottero di cui sopra c'era davvero, Gilga si appostava alla tastiera con piglio guerriero per sistemarlo a dovere. E avrei visto cose mistiche accadere al mio computer, occhieggiando ogni tanto a schermate imperscrutabili mentre salutavo i nuovi arrivati Alessio, Strelnik e Monia (e vi riabbraccio anche ora ripensandovi con calore).
Un raduno così deve potersi prendere più spazio, anzi, più tempo. Quel tempo che fin dal mattino di venerdì vedevo solo di minaccioso profilo, sottilissimo e tutt'altro che proclive a lasciarsi riempire di tutto quello che avrei dovuto fare fino a sera.
Mi sentivo come Ray Liotta in Goodfellas, alle prese con una giornata impossibile sormontata da un elicottero ubiquo come una spada di Damocle a elica. Per fortuna le mie erano quasi tutte incombenze piacevoli e difatti non dismettevo il sorriso, come magicamente mi faceva notare Mafe in mezzo al traffico che tentava d'ingoiare la nostra carovana musical-bloggatara.
Blogganti ne vedevo e sentivo da giorni: conclusasi la pazziata, si erano intensificati i preparativi per il BlogRodeo, comprese attività propagandistiche (cartoline in ogni bar frequentato) e di borsa nera (affettatrici a manovella che passavano di mano transitando per sobborghi ex industriali).
Quella mattina però attendevo l'arrivo di qualcuno venuto da lontano, da oltre il fiume, da oltre le montagne, da oltre il mare. Ero insieme alla Cajuina, uscita in anticipo da scuola, ad accogliere Gilgamesh e Mistràl con un po' di cibarie e le prime birre della giornata. Poi, siccome l'elicottero di cui sopra c'era davvero, Gilga si appostava alla tastiera con piglio guerriero per sistemarlo a dovere. E avrei visto cose mistiche accadere al mio computer, occhieggiando ogni tanto a schermate imperscrutabili mentre salutavo i nuovi arrivati Alessio, Strelnik e Monia (e vi riabbraccio anche ora ripensandovi con calore).
(altri tasselli si aggiungeranno, sicuramente)
23 maggio 2004
Dai, racconta!
In principio era la Mente, e la mente si fece Suprema.
Disse "Fiat Blog" e blog fuit, ma questo molto prima di andare a Torino.
Quando decretarono ch'era l'era dei blog, si spostò in un bar per una birra sotto la pioggia.
Seguirono pizze, aperitivi, feste, cene, mentre i tempi cambiavano.
In occasione di un evento durante l'avvento, insomma, proprio in quel tempo, M.S. ci apostrofò e disse: "Ho in mente un progettino e vorrei coinvolgervi."
Di lì a poco sarebbe nata la mailing list laurora, testimone di passi e passettini sulla lunga strada verso il BlogRodeo.
Disse "Fiat Blog" e blog fuit, ma questo molto prima di andare a Torino.
Quando decretarono ch'era l'era dei blog, si spostò in un bar per una birra sotto la pioggia.
Seguirono pizze, aperitivi, feste, cene, mentre i tempi cambiavano.
In occasione di un evento durante l'avvento, insomma, proprio in quel tempo, M.S. ci apostrofò e disse: "Ho in mente un progettino e vorrei coinvolgervi."
Di lì a poco sarebbe nata la mailing list laurora, testimone di passi e passettini sulla lunga strada verso il BlogRodeo.
(continua, magari)
22 maggio 2004
Wow!
Ancora non ho ripreso il fiato che serve per raccontare. Mi guardo qualche foto e intanto penso: "Com'è stato bello, che goduria!"
L'unico rimpianto è la mancanza di ubiquità: quando la densità degli accadimenti e la gradevolezza delle presenze raggiungono certi livelli, è inevitabile perdersi qualcosa, ma sono innamorato di queste intensità.
L'unico rimpianto è la mancanza di ubiquità: quando la densità degli accadimenti e la gradevolezza delle presenze raggiungono certi livelli, è inevitabile perdersi qualcosa, ma sono innamorato di queste intensità.
21 maggio 2004
20 maggio 2004
E l'inno?
Questa l'avevo scritta più di un anno fa, ma la ripropongo per due motivi:
c'è chi non riesce a leggere il mio vecchio blog a causa del trattino basso (underscore) dell'indirizzo;
potrebbe essere adottata come inno del BlogRodeo, da cantare a squarciagola a fine serata insieme alla Black Sound Machine.
Il tuo bacio è come un blog
Per un bacio sul tuo blog
faccio subito il login
muovo abile il mio mouse
quando aggiorno faccio ping.
Mi fa effetto questo post,
lo commenterò così:
"Oh-oh-oh-oh-oh-oh-oh
il tuo bacio è come un blog!"
I tuoi baci non son semplici baci
io ti linko ma tienili per me;
nei commenti, bambina tu mi piaci
e dico "Blo-blo-bloggami così!"
Vuoi postare sul mio blog?
Devi scrivere al login
questa password che ti dò,
non confonderla col link!
Ho cambiato username
oggi chiamami Mimì
"Oh-oh-oh-oh-oh-oh-oh
il tuo bacio è come un blog!"
I tuoi baci non son semplici baci
io ti linko ma tienili per me;
nei commenti, bambina tu mi piaci
e dico "Blo-blo-bloggami così!"
Il tuo bacio è come un blog
che mi fonde i permalink
tu fai muovere il mio mouse
come fosse un token-ring.
Bimba tu mi dai lo choc
e perciò posto così:
"Oh-oh-oh-oh-oh-oh-oh
Oh-oh-oh-oh-oh-oh-oh
Oh-oh-oh-oh-oh-oh-oh
il tuo bacio è come un blog!"
19 maggio 2004
Accordi musicali
Se raggiungere l'intesa è auspicabile per suonare insieme, mettersi d'accordo è indispensabile per riuscire a trovarsi.
Nel sito del BlogRodeo sono in corso scambi comunicativi per combinare appuntamenti e passaggi, scavalcando ostacoli logistici e geografici.
Le comunicazioni proseguono poi via e-mail in privato, solitamente. Non so quante di queste assumano toni simili a quanto ricordato da trillycampanellino, un'amica neobloggante.
Nel sito del BlogRodeo sono in corso scambi comunicativi per combinare appuntamenti e passaggi, scavalcando ostacoli logistici e geografici.
Le comunicazioni proseguono poi via e-mail in privato, solitamente. Non so quante di queste assumano toni simili a quanto ricordato da trillycampanellino, un'amica neobloggante.
Puoi contarci
Diciamolo a tutti!
Il momento sta per arrivare: venerdì sera saremo tutti lì.
"Lì, dove?" è un interrogativo che riceverà adeguata risposta, ma prima i fatti: ci sarà un concerto, anzi prima ci sarà una gara, però un momento, prima di tutto ci sarà una festa: tra i partecipanti ci sei tu, certo, e ci sono anche un sacco di blogger che s'incontreranno dal vivo...
Chi sono i blogger, chiedi? Ora ti spiego: un blogger è uno che ha un blog... lo sai che cos'è un blog? Non importa, puoi venire lo stesso. Ah, ci tieni proprio a saperlo...
Aspetta, allora partiamo dall'inizio: ci sono i fiori e le farfalle, il polline e l'inseminazione, gli animali e la stagione dell'accoppiamento, e poi ci sono i film porno. A parte questo, esistono persone che ancora amano far le cose per il piacere di farle e tra queste possono annoverarsi molti di quelli che quotidianamente o quasi lasciano traccia di sé scrivendo parole in rete, su internet, magari in una specie di diario che si chiama blog.
Comunque, venerdì 21 maggio alle ore 21:00 inizierà una goliardica divertente ridanciana gara di scrittura tra blogger: il BlogRodeo 1.0.
Tre manche al fulmicotone: un quarto d'ora per scrivere e il resto del tempo per ascoltare, schiamazzare, bere e votare il migliore.
A un certo punto gli occhi si staccheranno dai monitor e dalle tastiere per puntare verso il palco ed è allora (23:30) che entrerà in scena la Black Sound Machine e la musica suonerà al ritmo nero dell'anima.
Tutto questo si svolgerà allo Spazio Aurora di via Cavour, 4 a Rozzano (MI).
(all'ingresso sarà richiesto un obolo di due euro)
18 maggio 2004
"Cosa pensi che ci sia qui dentro?"
In effetti mi ci ero incantato, stavo lì da un bel po' a guardare, un leggero sorriso a distendermi il volto.
"No, davvero, non so che cosa ci trovi."
Senza perdere la posizione alzai il sopracciglio e lo sguardo pensando di cogliere la divertita ironia della sua espressione. Invece era seria, fors'anche un po' scocciata per via della sineddoche rappresentata dal mio fare e a causa della quale si sentiva sminuita.
Confidando nella sua pazienza e nell'attaccamento che aveva sempre mostrato nei confronti della mia persona e delle mie passioni, tornai a contemplare la meraviglia che mi teneva inchiodato lì da lunghi minuti.
Una bellezza naturale la cui semplicità si esaltava nella percezione del connoisseur, proclive a pregustarne la sinestesia; una presenza nel contempo mitica e reale, l'idea incarnata, il ponte tra tangibile e sovrumano.
"Almeno, il mio ginecologo si fa pagare."
Ci affondai la lingua, per tacitarla, goloso.
"No, davvero, non so che cosa ci trovi."
Senza perdere la posizione alzai il sopracciglio e lo sguardo pensando di cogliere la divertita ironia della sua espressione. Invece era seria, fors'anche un po' scocciata per via della sineddoche rappresentata dal mio fare e a causa della quale si sentiva sminuita.
Confidando nella sua pazienza e nell'attaccamento che aveva sempre mostrato nei confronti della mia persona e delle mie passioni, tornai a contemplare la meraviglia che mi teneva inchiodato lì da lunghi minuti.
Una bellezza naturale la cui semplicità si esaltava nella percezione del connoisseur, proclive a pregustarne la sinestesia; una presenza nel contempo mitica e reale, l'idea incarnata, il ponte tra tangibile e sovrumano.
"Almeno, il mio ginecologo si fa pagare."
Ci affondai la lingua, per tacitarla, goloso.
[scritta per il BlogRodeo di oggi]
15 maggio 2004
Alla fine le rose le abbiamo comprate
Inizia che si entra nel bar un po' a sorpresa, caciarando ad alta voce, poi partono i dialoghi, i brindisi, le letture e i monologhi. E così abbiamo fatto ieri sera al Rita, un cocktail bar in via Fumagalli 1 a Milano, dove in queste settimane viene anche ospitata la mostra di Chiara Boniardi e Paola Biscari "Che Rita! Fotografie al bar".
Con me a "recitare" c'erano Mike, Rillo e Fraps, con noi a leggere c'era Sphera, per noi suonava Darko, disegnava Helghi e tutto questo fino alla chiusa, pronunciata da Cinzia in modo sicuramente efficace, visto che faceva scattare l'applauso desiderato e a quel punto direi anche meritato.
Attraverso la lettura dei loro "post" sono stati con noi estate-indiana (presente anche di persona insieme a narsil), giarina, motel, mics.
Un ringraziamento va inoltre a Edo per i beveraggi, a Matteo Nardini per l'assistenza tecnica e a Mario per le riprese.
Tra pochi giorni, se tutto fila liscio, sarà in rete un sito in cui convogliare tutto il materiale raccolto (copione, disegni, forse foto e filmati) per il piacere di condividere l'entusiasmo e la potenzialità propulsiva della proposta "pazziata".
Ci piacerebbe che iniziative analoghe si moltiplicassero e che ci fossero comunicate.
Per quanto ci riguarda, abbiamo rotto il ghiaccio scegliendo volutamente di farlo in un ambito non favorevolissimo: un locale stretto e lungo, con le nostre voci non amplificate e un pubblico totalmente all'oscuro di ciò che si sarebbe trovato di fronte (o in mezzo).
Comunque alla pazziata abbiamo preso gusto e siamo intenzionati a portarla in giro riproponendola con i necessari adattamenti in diverse situazione e ubicazioni.
Con me a "recitare" c'erano Mike, Rillo e Fraps, con noi a leggere c'era Sphera, per noi suonava Darko, disegnava Helghi e tutto questo fino alla chiusa, pronunciata da Cinzia in modo sicuramente efficace, visto che faceva scattare l'applauso desiderato e a quel punto direi anche meritato.
Attraverso la lettura dei loro "post" sono stati con noi estate-indiana (presente anche di persona insieme a narsil), giarina, motel, mics.
Un ringraziamento va inoltre a Edo per i beveraggi, a Matteo Nardini per l'assistenza tecnica e a Mario per le riprese.
Tra pochi giorni, se tutto fila liscio, sarà in rete un sito in cui convogliare tutto il materiale raccolto (copione, disegni, forse foto e filmati) per il piacere di condividere l'entusiasmo e la potenzialità propulsiva della proposta "pazziata".
Ci piacerebbe che iniziative analoghe si moltiplicassero e che ci fossero comunicate.
Per quanto ci riguarda, abbiamo rotto il ghiaccio scegliendo volutamente di farlo in un ambito non favorevolissimo: un locale stretto e lungo, con le nostre voci non amplificate e un pubblico totalmente all'oscuro di ciò che si sarebbe trovato di fronte (o in mezzo).
Comunque alla pazziata abbiamo preso gusto e siamo intenzionati a portarla in giro riproponendola con i necessari adattamenti in diverse situazione e ubicazioni.
14 maggio 2004
Preparazione
E il tempo per ripassare la parte? Boh, magari in auto, oppure lì fuori dal locale, stasera prima dell'irruzione.
13 maggio 2004
12 maggio 2004
Misticismo ermetico
M'illumino d'incenso.
P.S.: credevo anche d'averla inventata, invece se ne trovano precedenti a bizzeffe. Quanta gente dovrebbe andare a lavorare invece di star lì a cazzeggiare!
P.S.: credevo anche d'averla inventata, invece se ne trovano precedenti a bizzeffe. Quanta gente dovrebbe andare a lavorare invece di star lì a cazzeggiare!
Ricerca personale
Si richiede il possesso anche momentaneo di una videocamera, la capacità di usarla e la presenza a Milano (zona Navigli) nella serata di venerdì.
Si prospetta la possibilità di riprendere una pazziata dal vivo, quella dei bimbi sperduti che si esibiranno come bloghémien senza rete.
Si offre ogni onore e gloria, ma probabilmente anche da bere.
Si prospetta la possibilità di riprendere una pazziata dal vivo, quella dei bimbi sperduti che si esibiranno come bloghémien senza rete.
Si offre ogni onore e gloria, ma probabilmente anche da bere.
11 maggio 2004
10 maggio 2004
09 maggio 2004
04 maggio 2004
cA§in0 Tot@l€
Oggi 'o quatto e' maggio qui si è concretizzato elettronicamente, con lotte impari non ancora concluse contro le vili forze entropiche. Spero non succeda un quarantotto, ma son già quasi rassegnato alle ineleganti pratiche invasive: copia, formatta, reinstalla.
Ahi, questa volatilità...
Ahi, questa volatilità...
03 maggio 2004
Non è per il trofeo
che si partecipa. Non c'è nemmeno, un trofeo. Quello che c'è è il toro, il toro che scalpita dentro e si acquieta solo quando i polpastrelli vanno a pigiare in successione rapida quei tasti grigiobiancosporco. Così ci si ritrova a mandare un altro contributo al BlogRodeo, oggi in versione lunga e distesa, sì da accogliere nella sua arena tutti i profughi delle parole che han voglia di condividerle. C'è ancora tempo, fino a mezzanotte.
02 maggio 2004
Le rouge et le noir
Stasera raggiungere i "bimbi sperduti" per le prove della pazziata mi ha portato ad attraversare un blocco di sbandieratori urlanti. Non mi è affatto dispiaciuto: certe cose mica si cancellano.
30 aprile 2004
Esercizio di traduzione
Chi vuole cimentarsi nella difficile transumanza dei giochi di parole, che tendono a dileguarsi al guado tra una lingua e l'altra?
Ho ripescato da un vecchio messaggio questa frase di Mark Twain:
Ho ripescato da un vecchio messaggio questa frase di Mark Twain:
Age is an issue of mind over matter. If you don't mind, it doesn't matter.D'accordo con la mia corrispondente, la classificai tra le intraducibili. Ora invece oso proporre un tentativo, rimanendo poi in ascolto di altre proposte:
L'età è una forma di pensiero. Se non ti dai pensiero, non ti sforma.Aggiornamento: innanzitutto ringrazio chi ha cominciato a partecipare attraverso i commenti e rinnovo l'invito a contribuire. Nei prossimi giorni pubblicherò le varie proposte, anche perché ritengo che da ciascuna si possano trarre spunti. Nel frattempo, mi sono venute in mente altre possibilità:
L'età è la mente che segna la materia. È un sogno della mente, non è una cosa seria.
L'età è la coscienza che informa la sostanza. Se avanzi prende forma, se sosti non avanza.
L'età è quel che la mente assegna alla materia. Materialmente segna colui che si rassegna.
L'età è applicare la mente alla sostanza, ma in tal materia mente a chi le dà importanza.
29 aprile 2004
Storie di sé
La Cajuina mi chiede sempre più spesso di raccontarle di quando ero piccolo e io che pur mi vanto della mia buona memoria mi rendo conto di come sia difficile ripescare al volo aneddoti facilmente verbalizzabili e digeribili. Forse scrivendo un diario a ritroso...
Dunque: Un tempo, mi coricavo di buon'ora...
Dunque: Un tempo, mi coricavo di buon'ora...
28 aprile 2004
Tum-tum tachicardico
Stamane ho rodeato in 13 minuti. Purtroppo noto che non sono altrettanto veloce con il lavoro che ho sottomano, per cui mi c'impiombo per la prossima rotazione terrestre.
Nota: il titolo è diretta conseguenza di un apprezzamento giunto attraverso canali riservati.
Nota: il titolo è diretta conseguenza di un apprezzamento giunto attraverso canali riservati.
25 aprile 2004
U fa' la muntagna
Mi ci sono messo a chiacchierare soprattutto per via di Lorenzo, le cui perplessità, alla terza o quarta lapide che onoravamo, cominciavano a fortificarsi nella convinzione che i partigiani fossero tutti morti. Allora mi sono informato tra i presenti per cercare di individuare i sopravvissuti, agli eventi di allora e alla falcidie del tempo.
Uno di loro è Bruno, presidente della sezione ANPI della Bovisa, ultraottantenne in gamba e lucidissimo. Sobrio nell'espressione, mi ha colpito quando ha dichiarato quasi commosso il suo apprezzamento per l'apporto propulsivo fornito da Licia nelle scorse settimane per organizzare e rivitalizzare il rituale giro commemorativo della mattinata resistente.
Quest'anno, in effetti, alcune piccole novità hanno conferito un tocco di freschezza e trasmesso ai partecipanti un pizzico di entusiasmo in più: in testa al corteo stavano le biciclette; la forbice anagrafica risultava più che mai ampia; davanti a ciascuna delle lapidi il ricordo del caduto veniva pronunciato dal vivo e non delegato alla solita cassetta preregistrata; all'arrivo in piazza Bausan ci attendeva una bella rappresentanza della Banda degli Ottoni a Scoppio: sette elementi che hanno saputo riscaldare i cuori e rallegrare i sensi reinterpretando brani tradizionali e altri con i quali ci hanno accompagnato anche durante il successivo rinfresco al circolino (ricordo Bella Ciao, El Ejército del Ebro, Siamo i ribelli della montagna, Ale Brider, Tammurriata nera, Hasta Siempre Comandante, L'Internazionale).
Prima di congedarci, mi ha gratificato di qualche minuto di dialetto Luciano, il quale rivangava i tempi in cui il Partito Comunista in Bovisa raccoglieva il 70-80 per cento dei consensi elettorali. La frase che però mi sembra maggiormente degna di sottolineatura riguarda proprio la lotta partigiana: "Ho fatto la montagna, ma ne avrei fatto a meno". Questa a mio modo di sentire è la discriminante fondamentale tra chi ha portato un fazzoletto rosso al collo e il parabellum in spalla solo perché costretto dagli eventi o meglio dalle altrui prepotenze e chi invece, ammantato di camicie nere o brune, si proiettava sostanzialmente nel disumanizzante "Viva la muerte" dei franchisti.
Lo sguardo del partigiano invece è rivolto al sol dell'avvenir: sogna luce e vita, forse perché, come ricorda Babsi, nella notte lo guidano le stelle.
Le stelle e i pianeti di sicuro hanno guidato la nostra serata. Parlo di me e del zuvnot classe 2000, giacché le femmine di casa avevano già dato partecipando alla manifestazione pomeridiana. Noi due invece, dopo una pennichella, eravamo troppo vispi e ci siamo lasciati tentare dall'idea di una capatina agli Appunti partigiani, uno scenario impreziosito dal triumvirato celeste impudicamente propostosi alla nostra ammirazione: Luna, Marte e Venere in un quadretto d'autore.
Uno di loro è Bruno, presidente della sezione ANPI della Bovisa, ultraottantenne in gamba e lucidissimo. Sobrio nell'espressione, mi ha colpito quando ha dichiarato quasi commosso il suo apprezzamento per l'apporto propulsivo fornito da Licia nelle scorse settimane per organizzare e rivitalizzare il rituale giro commemorativo della mattinata resistente.
Quest'anno, in effetti, alcune piccole novità hanno conferito un tocco di freschezza e trasmesso ai partecipanti un pizzico di entusiasmo in più: in testa al corteo stavano le biciclette; la forbice anagrafica risultava più che mai ampia; davanti a ciascuna delle lapidi il ricordo del caduto veniva pronunciato dal vivo e non delegato alla solita cassetta preregistrata; all'arrivo in piazza Bausan ci attendeva una bella rappresentanza della Banda degli Ottoni a Scoppio: sette elementi che hanno saputo riscaldare i cuori e rallegrare i sensi reinterpretando brani tradizionali e altri con i quali ci hanno accompagnato anche durante il successivo rinfresco al circolino (ricordo Bella Ciao, El Ejército del Ebro, Siamo i ribelli della montagna, Ale Brider, Tammurriata nera, Hasta Siempre Comandante, L'Internazionale).
Prima di congedarci, mi ha gratificato di qualche minuto di dialetto Luciano, il quale rivangava i tempi in cui il Partito Comunista in Bovisa raccoglieva il 70-80 per cento dei consensi elettorali. La frase che però mi sembra maggiormente degna di sottolineatura riguarda proprio la lotta partigiana: "Ho fatto la montagna, ma ne avrei fatto a meno". Questa a mio modo di sentire è la discriminante fondamentale tra chi ha portato un fazzoletto rosso al collo e il parabellum in spalla solo perché costretto dagli eventi o meglio dalle altrui prepotenze e chi invece, ammantato di camicie nere o brune, si proiettava sostanzialmente nel disumanizzante "Viva la muerte" dei franchisti.
Lo sguardo del partigiano invece è rivolto al sol dell'avvenir: sogna luce e vita, forse perché, come ricorda Babsi, nella notte lo guidano le stelle.
Le stelle e i pianeti di sicuro hanno guidato la nostra serata. Parlo di me e del zuvnot classe 2000, giacché le femmine di casa avevano già dato partecipando alla manifestazione pomeridiana. Noi due invece, dopo una pennichella, eravamo troppo vispi e ci siamo lasciati tentare dall'idea di una capatina agli Appunti partigiani, uno scenario impreziosito dal triumvirato celeste impudicamente propostosi alla nostra ammirazione: Luna, Marte e Venere in un quadretto d'autore.
24 aprile 2004
Era meglio morire da piccoli?
Ieri ho partecipato anch'io al BlogRodeo, rispondendo alla domanda con questo contributo:
_______
“L’infanzia è l’età più bella…” “Beati loro: che se la godano, questi bambini, finché possono!” “Si è giovani una volta sola.” “Cosa c’è di più bello dell’adolescenza, quando hai tutta la vita davanti?”
Tutte puttanate.
Pronunciate da chi ha una cattiva memoria, da chi proietta sugli altri l’ombra delle proprie frustrazioni attuali, da chi crede di vivere e invece replica stancamente lo stesso copione anno dopo anno, stagione dopo stagione, mezzastagione dopo… no, quelle non ci sono più, già.
Puttanate enunciate da chi non ricorda le piccole grandi angosce dell’infante che teme d’essere abbandonato o che si sente trascurato. Le stizze del bambino che si crede ingiustamente limitato da regole incomprensibili. I sensi di vuoto di quando più che la vita davanti, si sentiva il baratro intorno. E i tabù, e l’ignoranza, e i pregiudizi da essa derivati. E il peso delle aspettative altrui: cosa farai da grande? Cazzo, lasciami vivere qui e ora.
Vivere qui e ora. Questo poi, volendo, lo si impara. E in tal caso, ciascun istante attraversato consapevolmente varrà più di qualsiasi batuffolo di peli. E sarà valsa la pena di bruciarseli. Vivendo. Senza interrompersi, senza stagnare. Vivendo e gustando. Senza smettere di affinare la capacità di cogliere tutto ciò che può pervenire ai cinque sensi. E magari scoprire che sono sei o sette, in realtà. Vista gusto tatto udito olfatto anima e amore. Oppure otto, se ci aggiungiamo quel piccolino che qualcuno avrebbe voluto far morire dentro di noi.
_______
Per la cronaca: ha vinto il contributo di gio.x, spiccando con merito tra diversi altri frammenti sicuramente validi.
I precedenti vincitori (e temi) del rodeo online sono stati:
dougx ("Dopo il primo bacio che ti darò")
gabryella ("Parla la tua lingua, l'italiano, e c'è una luce nel suo sguardo che è una mezza speranza")
Ardesia (“Mi tolgo le mutande, così facciamo prima”)
mem ("Da piccolo non mantenevo le promesse")
L'appassionante gioco non si ferma qui: prossimo appuntamento lunedì 26 aprile ore 13.
“L’infanzia è l’età più bella…” “Beati loro: che se la godano, questi bambini, finché possono!” “Si è giovani una volta sola.” “Cosa c’è di più bello dell’adolescenza, quando hai tutta la vita davanti?”
Tutte puttanate.
Pronunciate da chi ha una cattiva memoria, da chi proietta sugli altri l’ombra delle proprie frustrazioni attuali, da chi crede di vivere e invece replica stancamente lo stesso copione anno dopo anno, stagione dopo stagione, mezzastagione dopo… no, quelle non ci sono più, già.
Puttanate enunciate da chi non ricorda le piccole grandi angosce dell’infante che teme d’essere abbandonato o che si sente trascurato. Le stizze del bambino che si crede ingiustamente limitato da regole incomprensibili. I sensi di vuoto di quando più che la vita davanti, si sentiva il baratro intorno. E i tabù, e l’ignoranza, e i pregiudizi da essa derivati. E il peso delle aspettative altrui: cosa farai da grande? Cazzo, lasciami vivere qui e ora.
Vivere qui e ora. Questo poi, volendo, lo si impara. E in tal caso, ciascun istante attraversato consapevolmente varrà più di qualsiasi batuffolo di peli. E sarà valsa la pena di bruciarseli. Vivendo. Senza interrompersi, senza stagnare. Vivendo e gustando. Senza smettere di affinare la capacità di cogliere tutto ciò che può pervenire ai cinque sensi. E magari scoprire che sono sei o sette, in realtà. Vista gusto tatto udito olfatto anima e amore. Oppure otto, se ci aggiungiamo quel piccolino che qualcuno avrebbe voluto far morire dentro di noi.
Per la cronaca: ha vinto il contributo di gio.x, spiccando con merito tra diversi altri frammenti sicuramente validi.
I precedenti vincitori (e temi) del rodeo online sono stati:
dougx ("Dopo il primo bacio che ti darò")
gabryella ("Parla la tua lingua, l'italiano, e c'è una luce nel suo sguardo che è una mezza speranza")
Ardesia (“Mi tolgo le mutande, così facciamo prima”)
mem ("Da piccolo non mantenevo le promesse")
L'appassionante gioco non si ferma qui: prossimo appuntamento lunedì 26 aprile ore 13.
23 aprile 2004
BSM = 12 x 7 x 2
L'operazione in oggetto è risolvibile in una stringa di caratteri ASCII di questo genere:
"Un manipolo di musicanti si offrira' all'attenzione benevola
scopo reciproco godimento mediante ausilio musicale."
Legenda:
BSM : Black Sound Machine
12 : numero di musici sul palco
7 : le note
2 : i concerti
Altrimenti detto, saremo sul palco per te, per voi, per noi, per tutti stasera e domani sera, rispettivamente:
Venerdì 23 aprile 2004 @ Busker
Via S. Anna, 2 - Vimodrone (Mi) - tel. 02-25007083 - ore 22:30 inizio concerto
Sabato 24 aprile 2004 @ T 58 (ex Bajadera)
Via Vittorio Veneto (via principale, sotto i portici) - Bresso (Mi) - ore 22:30 inizio concerto
BSM
Basta Sapere la Matematica
scopo reciproco godimento mediante ausilio musicale."
Legenda:
BSM : Black Sound Machine
12 : numero di musici sul palco
7 : le note
2 : i concerti
Altrimenti detto, saremo sul palco per te, per voi, per noi, per tutti stasera e domani sera, rispettivamente:
Venerdì 23 aprile 2004 @ Busker
Via S. Anna, 2 - Vimodrone (Mi) - tel. 02-25007083 - ore 22:30 inizio concerto
Sabato 24 aprile 2004 @ T 58 (ex Bajadera)
Via Vittorio Veneto (via principale, sotto i portici) - Bresso (Mi) - ore 22:30 inizio concerto
Basta Sapere la Matematica
Curriculum e mulucirruc
Serendip riflette ad alta voce sul curriculum e poi s'interroga e ci interroga sul suo possibile contrario.
22 aprile 2004
21 aprile 2004
Divertissement
Su Maltusiani&C ci si diverte a giocare un po' con le parole. Quando Iamthelotus ha scritto un acrostico palindromo doppio non ho potuto esimermi dal commentare ammirato:
Oh!
Sublimo Ossidanti Stupori,
Osteggio Sospiri, Stupisco Obnubilato,
Ossequio Siffatta Sublime Ostentazione:
Sto Omaggiando Sinceramente.
Oh!
Sublimo Ossidanti Stupori,
Osteggio Sospiri, Stupisco Obnubilato,
Ossequio Siffatta Sublime Ostentazione:
Sto Omaggiando Sinceramente.
Oh!
Ieri sera in sala prove
Quando ho annunciato ai ragazzi che per il 21 maggio una quinta di Bari mi ha promesso il lancio del reggiseno sul palco, il mio tastierista, suo conterraneo, ha levato le braccia al cielo.
-.-.-.-.-
Intanto si continua a rodeare. Dopo la versione notturna svoltasi ieri, oggi si tornerà a domare parole in pausa pranzo, alle 13.
-.-.-.-.-
Intanto si continua a rodeare. Dopo la versione notturna svoltasi ieri, oggi si tornerà a domare parole in pausa pranzo, alle 13.
19 aprile 2004
È ufficiale
17 aprile 2004
Precisazione
Mi sono poi reso conto che il termine bloghémien era già stato usato da Effe in un intervento dell'ottobre 2003 o giù di lì. Giusto riconoscergliene la paternità, tantopiù che oramai si è dimostrato pronto anche per questo ruolo.
Il ritardatario
In ritardo? In ritardo!
Io in ritardo lo sono sempre. Da sempre.
Faccio sempre tardi, sono in ritardo fin dalla nascita: mia madre mi ha fatto in casa, volle farmi nascere nel paesino di mia nonna, e io la ripagai con un parto lunghissimo e difficile.
Da allora, qualsiasi impegno prestabilito mi vede in affanno. Appuntamenti di ogni genere per me sono una vera impresa. Rispettare un orario è cosa ardua, per quanto mi impegni.
Programmo, mi organizzo, ma poi c'è sempre qualcosa per cui mi tocca correre all'ultimo minuto. Correre dietro agli autobus e ridurmi ad andare a scuola in autostop. Correre dietro ai treni, perderli e trovarmi a pagare un supplemento per il TGV che non volevo prendere. Correre dietro alla puntualità, e perdere la serenità: iniziare la serata andando a prendere in ritardo una ragazza gelosa, che non si capacita del fatto che se sono arrivato tardi da lei non è per chissà quale altro intrallazzo.
Arrivare in ritardo alle prove, prendere per un pelo l'aereo, consegnare la tesi agli ultimi cinque minuti utili stile Blues Brothers, richiedere il passaporto due giorni prima di partire per nonsodove, avviare una pratica complicata a sei ore dalla scadenza nazionale, far iniziare il concerto al resto del gruppo con un brano strumentale perché è arrivato il momento e non mi sono ancora cambiato.
Tutte cose successe veramente e che continuano a succedere. Perché?
Con le ragazze, poi... mi sono capitate tutte puntuali, puntualissime. Impossibile riuscire a trovare sempre nuove scuse. Tutte puntuali, tranne una, vabbe': talmente ritardataria, come me, che prendevamo appuntamento ogni giorno ma riuscimmo a vederci solo due volte in cinque mesi. E finì così. Tutte puntuali dicevo, a parte quella che ebbe un ritardo, ma il fatto è che era rimasta incinta e questa è un'altra storia.
Io invece sempre trafelato, perché?
Il perché ho iniziato a chiedermelo, finalmente. Osservo che quasi sempre la causa è il cincischiare dell'ultimo minuto. Un ultimo minuto che può durare un minuto o un trimestre.
Mi domando perché. E la conclusione è semplice: faccio tardi perché non voglio mai smettere di fare quel che sto facendo. Non riesco a staccarmi. Non riesco a staccarmi da nulla, davvero.
In ritardo fin dalla nascita, dunque: mi hanno dovuto tirar fuori col forcipe.
D'altra parte, chi sarebbe così scemo da voler uscire da lì, un posto caldo morbido e comodo, per approdare nel difficile mondo?
Peggio che lasciare il tepore del lettuccio in un mattino d'inverno... roba da matti, non fa per me.
Io in ritardo lo sono sempre. Da sempre.
Faccio sempre tardi, sono in ritardo fin dalla nascita: mia madre mi ha fatto in casa, volle farmi nascere nel paesino di mia nonna, e io la ripagai con un parto lunghissimo e difficile.
Da allora, qualsiasi impegno prestabilito mi vede in affanno. Appuntamenti di ogni genere per me sono una vera impresa. Rispettare un orario è cosa ardua, per quanto mi impegni.
Programmo, mi organizzo, ma poi c'è sempre qualcosa per cui mi tocca correre all'ultimo minuto. Correre dietro agli autobus e ridurmi ad andare a scuola in autostop. Correre dietro ai treni, perderli e trovarmi a pagare un supplemento per il TGV che non volevo prendere. Correre dietro alla puntualità, e perdere la serenità: iniziare la serata andando a prendere in ritardo una ragazza gelosa, che non si capacita del fatto che se sono arrivato tardi da lei non è per chissà quale altro intrallazzo.
Arrivare in ritardo alle prove, prendere per un pelo l'aereo, consegnare la tesi agli ultimi cinque minuti utili stile Blues Brothers, richiedere il passaporto due giorni prima di partire per nonsodove, avviare una pratica complicata a sei ore dalla scadenza nazionale, far iniziare il concerto al resto del gruppo con un brano strumentale perché è arrivato il momento e non mi sono ancora cambiato.
Tutte cose successe veramente e che continuano a succedere. Perché?
Con le ragazze, poi... mi sono capitate tutte puntuali, puntualissime. Impossibile riuscire a trovare sempre nuove scuse. Tutte puntuali, tranne una, vabbe': talmente ritardataria, come me, che prendevamo appuntamento ogni giorno ma riuscimmo a vederci solo due volte in cinque mesi. E finì così. Tutte puntuali dicevo, a parte quella che ebbe un ritardo, ma il fatto è che era rimasta incinta e questa è un'altra storia.
Io invece sempre trafelato, perché?
Il perché ho iniziato a chiedermelo, finalmente. Osservo che quasi sempre la causa è il cincischiare dell'ultimo minuto. Un ultimo minuto che può durare un minuto o un trimestre.
Mi domando perché. E la conclusione è semplice: faccio tardi perché non voglio mai smettere di fare quel che sto facendo. Non riesco a staccarmi. Non riesco a staccarmi da nulla, davvero.
In ritardo fin dalla nascita, dunque: mi hanno dovuto tirar fuori col forcipe.
D'altra parte, chi sarebbe così scemo da voler uscire da lì, un posto caldo morbido e comodo, per approdare nel difficile mondo?
Peggio che lasciare il tepore del lettuccio in un mattino d'inverno... roba da matti, non fa per me.
La pazziata - bloghemien senza rete
con Fraps, Helghi, Mike, Rillo, Sphera, Cinzia, Darko
16 aprile 2004
Cose da sapere
Da approfonditi studi e serissimi sondaggi sul campo è risultato ed è stato inequivocabilmente certificato che un concerto della Black Sound Machine presenta senza alcun dubbio anche i seguenti vantaggi:
1) non fa ingrassare
2) non provoca reazioni allergiche
3) non ha controindicazioni per le effusioni amorose
Il che, se hai superato le feste pasquali accantonando il tempo delle abbuffate, disvelando tutte le sorprese senza che si sia assopita la voglia di divertirsi, ma soprattutto se i desideri non sono stati tutti appagati... può portare a una sola conclusione: è tornato il momento di passare una serata ascoltando cantando e ballando R&B, r'n'r, funky e soul.
L'occasione immediata è sabato 17 aprile 2004
c/o Box 31 a Paderno Dugnano (MI) - via Togliatti 31 - tel. 02-36540593
inizio concerto ore 22:30 circa
1) non fa ingrassare
2) non provoca reazioni allergiche
3) non ha controindicazioni per le effusioni amorose
Il che, se hai superato le feste pasquali accantonando il tempo delle abbuffate, disvelando tutte le sorprese senza che si sia assopita la voglia di divertirsi, ma soprattutto se i desideri non sono stati tutti appagati... può portare a una sola conclusione: è tornato il momento di passare una serata ascoltando cantando e ballando R&B, r'n'r, funky e soul.
L'occasione immediata è sabato 17 aprile 2004
c/o Box 31 a Paderno Dugnano (MI) - via Togliatti 31 - tel. 02-36540593
inizio concerto ore 22:30 circa
Dolce Stil Blog
Oggi da Placida un po' di sano divertimento con le rime malthusiane.
Intanto continua il Blogrodeo 1.0 e ci si chiede in quali altri orari proporlo (esprimi la tua preferenza).
Il weblog è quella cosa[Aggiornamento: ne è nato addirittura un blog a sé stante]
dov'è facile esternare,
se ti stanno ad ascoltare
te lo dice Shinystat.
Nota: il titolo del presente intervento è preso in prestito a Sphera (dai commenti di Herzog).
-.-.-.-.-Intanto continua il Blogrodeo 1.0 e ci si chiede in quali altri orari proporlo (esprimi la tua preferenza).
15 aprile 2004
Prossimamente...
BLOGROMEO 1.0, il concorso per le migliori dichiarazioni d'amore via blog.
Nel frattempo, ci si fan le basi su Lessico da amare.
Nel frattempo, ci si fan le basi su Lessico da amare.
14 aprile 2004
Effe, un uomo di lettere
Lettere dal blog firmate da un monogramma esplicitato: Herzog iniziò così, fedele a una linea, circoscritto da un delinearsi volutamente cinico e forzatamente gretto, sempre e immancabilmente capace di divertire, talora ustionando con l'acido dei suoi strali. Poi dal personaggio Effe non poté fare a meno di lasciarsi intravedere la persona, anche grazie all'entourage che gradatamente andò a costituire una vera e propria compagnia stabile, uno staff efficacemente raffigurato dal tocco pittorico di Buba.
Da lì il proliferare dei commenti, spesso ininterrotto crepitio d'arguzie o magari di scambi d'affetto mascherati dai giochi di ruolo. Uno spettacolo nello spettacolo, meglio vivibile dal di dentro, un'autorappresentazione a tempo pieno. Una pièce che l'autore lancia ma dalla quale poi si tiene in disparte, come se vivesse sempre un po' discosto, a un passo appena da se stesso.
Oggi quel blog compie un anno e il miglior modo per festeggiarlo è leggere The Cure, un racconto o romanzo breve, un hard-boiled ambientato nella blogosfera ma potenzialmente in grado di suscitare interesse e attenzione anche in lettori estranei a questa nostra malattia. Uscì a puntate a partire dal 9 ottobre 2003, ma chi non volesse faticare a ripescarlo dagli archivi lo può trovare per intero qui, confezionato a cura di riccionascosto e con la prefazione di Mitì Vigliero.
Buona lettura e buon compleanno a Herzog.
Da lì il proliferare dei commenti, spesso ininterrotto crepitio d'arguzie o magari di scambi d'affetto mascherati dai giochi di ruolo. Uno spettacolo nello spettacolo, meglio vivibile dal di dentro, un'autorappresentazione a tempo pieno. Una pièce che l'autore lancia ma dalla quale poi si tiene in disparte, come se vivesse sempre un po' discosto, a un passo appena da se stesso.
Oggi quel blog compie un anno e il miglior modo per festeggiarlo è leggere The Cure, un racconto o romanzo breve, un hard-boiled ambientato nella blogosfera ma potenzialmente in grado di suscitare interesse e attenzione anche in lettori estranei a questa nostra malattia. Uscì a puntate a partire dal 9 ottobre 2003, ma chi non volesse faticare a ripescarlo dagli archivi lo può trovare per intero qui, confezionato a cura di riccionascosto e con la prefazione di Mitì Vigliero.
Buona lettura e buon compleanno a Herzog.
Segnalazione
Come se non bastassero tutti quelli che già infesto, m'hanno invitato a partecipare a milanomultiblog.
Ho esordito segnalando l'inaugurazione di una mostra fotografica in un bar zona Navigli:
mercoledì 14 aprile ore 18:30
Rita&Cocktails
via Fumagalli 1 a Milano
Ho esordito segnalando l'inaugurazione di una mostra fotografica in un bar zona Navigli:
Rita&Cocktails
via Fumagalli 1 a Milano
13 aprile 2004
12 aprile 2004
11 aprile 2004
Vinile!
...e poi dicono che coi blog ci s'impigrisce. Au contraire! Aver lasciato un commento da Marquant (tomino del mese) mi ha indotto alla fatica di sgombrare il mobile del vecchio stereo, sollevarne il coperchio e il braccio per posizionare la puntina sulla quarta traccia della seconda facciata di Uncle Meat. Solo così mi è stato possibile riascoltare Electric Aunt Jemima, apprezzata anche dalla Cajuina, che ha addirittura gradito il successivo Prelude to King Kong.
Ora sul piatto sta girando Cruising with Ruben and the Jets, con le Mothers of Invention e il nostro Francis Vincent (nei panni del suo alias Ruben Sano per l'occasione) a far gli stupidini eccellenti con brani che giostrano tra il rock'n'roll blando e l'orecchiabilità melensa.
Ora vado a rimettere su Electric Aunt Jemima e poi usciamo.
Ora sul piatto sta girando Cruising with Ruben and the Jets, con le Mothers of Invention e il nostro Francis Vincent (nei panni del suo alias Ruben Sano per l'occasione) a far gli stupidini eccellenti con brani che giostrano tra il rock'n'roll blando e l'orecchiabilità melensa.
Ora vado a rimettere su Electric Aunt Jemima e poi usciamo.
10 aprile 2004
Bozza di "chiusa" per la pazziata dei bloghemien
Siam giunti qui che ti riempivi il ventre
di stuzzichini e versami da bere
t'abbiamo forse disturbato mentre
stava in aria il terzo tuo bicchiere
Non so perché m'andava di parlarti
la confidenza sembra cosa rara
ma chi si trova già da queste parti
la vita vera di sicuro impara
Se per un poco ci guardiamo dentro
per i sogni spazio ce n'è ancora
immagini parole che fan centro
e il cuore in superficie affiora
Se l'animo sincero che t'incontra
riluce di sorrisi e gioia vera
il nostro desiderio è come un mantra
regalaci un applauso e buonasera.
di stuzzichini e versami da bere
t'abbiamo forse disturbato mentre
stava in aria il terzo tuo bicchiere
Non so perché m'andava di parlarti
la confidenza sembra cosa rara
ma chi si trova già da queste parti
la vita vera di sicuro impara
Se per un poco ci guardiamo dentro
per i sogni spazio ce n'è ancora
immagini parole che fan centro
e il cuore in superficie affiora
Se l'animo sincero che t'incontra
riluce di sorrisi e gioia vera
il nostro desiderio è come un mantra
regalaci un applauso e buonasera.
[rif.: Mike, Fraps, Rillo, ancora Fraps, di nuovo Rillo e prossimamente Helghi e Sphera]
09 aprile 2004
Cose da Venerdì Santo
Scrivo cogliendo praticamente in diretta un dialogo tra Francesca (7) e Lorenzo (3).
F. (preoccupata per i funambolismi del fratellino): "E se muori, poi cosa fai?"
L. (imperturbabile): "Vado in cielo e ti dico le cose belle."
F. (preoccupata per i funambolismi del fratellino): "E se muori, poi cosa fai?"
L. (imperturbabile): "Vado in cielo e ti dico le cose belle."
07 aprile 2004
06 aprile 2004
Stelle
Il più lungo applauso cui abbia partecipato in vita mia è quasi sicuramente riconducibile a un concerto dei Pentangle, a Milano intorno al 1980. Al termine della scaletta programmata e di una lunga serie di bis si congedarono, ma con le luci del teatro già riaccese riuscimmo a richiamarli fuori dopo aver battuto le mani per una ventina di minuti.
Sul palco si ripresentarono solo John Renbourn e Jacqui McShee. La soddisfazione per il successo del nostro perseverare fu superata dal visibilio in cui ci mandò il brano che scelsero di eseguire: Watch the Stars. Guardare il cielo e trovarci ogni sera lo splendore di Venere è impagabile come un bacio d'amore, ma quella canzone lo accompagnerebbe degnamente.
Bonus di memoria: l'anno successivo, il solo fatto di conoscere quel gruppo folk mi guadagnò la benevolenza incondizionata di Janice, mia insegnante scozzese in quel di Hastings, dolce fin dalla voce.
Sul palco si ripresentarono solo John Renbourn e Jacqui McShee. La soddisfazione per il successo del nostro perseverare fu superata dal visibilio in cui ci mandò il brano che scelsero di eseguire: Watch the Stars. Guardare il cielo e trovarci ogni sera lo splendore di Venere è impagabile come un bacio d'amore, ma quella canzone lo accompagnerebbe degnamente.
Bonus di memoria: l'anno successivo, il solo fatto di conoscere quel gruppo folk mi guadagnò la benevolenza incondizionata di Janice, mia insegnante scozzese in quel di Hastings, dolce fin dalla voce.
04 aprile 2004
Relazioni di concerto
Stavo costeggiando il bancone a caccia di un cuba libre quando uno mi ferma col sorriso in volto e la mano tesa. Lo saluto contento, mai stufo delle benevole lusinghe di chi viene ad ascoltare la band, ma quello riesce a sorprendermi: "Complimenti... leggo il tuo blog." Questa non me l'aspettavo. [Ah, fatti vivo, che non ho annotato l'indirizzo delle tue pagine in rete.] Come se due diversi piani comunicativi si riunificassero.
Ieri sera al Mi Cantino tra il pubblico c'era una nutrita presenza di blogger (da buon catalizzatore, ho riunito allo stesso tavolo Sfera, FemmeFatale, Fraps e Schiaffo), ma anche di persone delle quali ho parlato recentemente proprio su queste pagine (Cinthia, Manu e Nadia). Incantevoli essenze che sembravano confermare e ampliare precedenti asserzioni, così: "noi non siamo virtuali e nemmeno i nostri post".
Ieri sera lo spazio era ad alta densità, non solo per via del palco evidentemente esiguo per noi 12, ma per la coincidenza di incontri e ritrovamenti e intrecci o connessioni che hanno portato a sorrisi e abbracci, a sorprendente benessere, al godimento condiviso su quella linea di confine tra tangibile e immateriale che è perfettamente rappresentata dalla musica.
A margine della scaletta prestabilita (completa di ovvia dedica), oltre alla solita jam session di Sweet Home Chicago (sul palco anche Schiaffo, e Luca del Mi Cantino, e Luigi nostro bassista titolare che si era fatto sostituire per impegni... sentimentali) ho goduto della collaborazione di Darko per una versione omnicomprensiva di Satisfaction (partenza blues con successiva accelerazione da hardcore soul).
Alla fine eravamo stanchi, cotti dai faretti, ma abbastanza contenti da cedere alle richieste di un manipolo di fanciulle irlandesi alle quali non abbiamo rifiutato il dittico Mustang Sally + Mr Pitiful. Eh, ieri sera il pubblico femminile vantava provenienze decisamente variegate: Irlanda, Lettonia, Svizzera, Jugoslavia (sì, lo dico così), Colombia... che bello il mondo colorato di bellezza!
Ieri sera al Mi Cantino tra il pubblico c'era una nutrita presenza di blogger (da buon catalizzatore, ho riunito allo stesso tavolo Sfera, FemmeFatale, Fraps e Schiaffo), ma anche di persone delle quali ho parlato recentemente proprio su queste pagine (Cinthia, Manu e Nadia). Incantevoli essenze che sembravano confermare e ampliare precedenti asserzioni, così: "noi non siamo virtuali e nemmeno i nostri post".
Ieri sera lo spazio era ad alta densità, non solo per via del palco evidentemente esiguo per noi 12, ma per la coincidenza di incontri e ritrovamenti e intrecci o connessioni che hanno portato a sorrisi e abbracci, a sorprendente benessere, al godimento condiviso su quella linea di confine tra tangibile e immateriale che è perfettamente rappresentata dalla musica.
A margine della scaletta prestabilita (completa di ovvia dedica), oltre alla solita jam session di Sweet Home Chicago (sul palco anche Schiaffo, e Luca del Mi Cantino, e Luigi nostro bassista titolare che si era fatto sostituire per impegni... sentimentali) ho goduto della collaborazione di Darko per una versione omnicomprensiva di Satisfaction (partenza blues con successiva accelerazione da hardcore soul).
Alla fine eravamo stanchi, cotti dai faretti, ma abbastanza contenti da cedere alle richieste di un manipolo di fanciulle irlandesi alle quali non abbiamo rifiutato il dittico Mustang Sally + Mr Pitiful. Eh, ieri sera il pubblico femminile vantava provenienze decisamente variegate: Irlanda, Lettonia, Svizzera, Jugoslavia (sì, lo dico così), Colombia... che bello il mondo colorato di bellezza!
02 aprile 2004
*
Lavorare stanca. L'unico rimedio è trovare un passatempo appassionante e farsi pagare per svolgerlo.
(citofonare Zu)
(citofonare Zu)
La maldestria rende ciechi
Ieri ho patito un imprevisto scocciante e costoso. Ho scassato un paio d'occhiali nuovissimi, schiacciandoli involontariamente sotto uno sgabello pieghevole che è crollato implacabile quando ho tentato di scostarlo con un piede. La mia maldestria è stata pari solo all'inavvertenza di averli precedentemente poggiati lì, insieme a dei fogli di lavoro. Cretino. Uno scherzetto da 150 euro, più o meno (nuova montatura più una lente che dovrò cambiare perché scheggiata). Comunque ho bestemmiato solo per tre o quattro minuti di filato, poi sono andato a concedermi alla vista dell'assemblea di classe della scuola materna con degli occhialoni neri di gomma che usavo per giocare a pallavolo. Insomma, una specie di pesce d'aprile autocongegnato.
Gli occhiali, dopo l'incidente, erano accartocciati. Ripensandoci oggi mi vengono in mente i crash test, le simulazioni con le automobili che troppo spesso fanno da anticipazione alle tragedie di cui sono disseminate le strade. Considerando che anche quegli eventi sono per lo più frutto di maldestra disattenzione, mi consolo pensando che per imparare la lezioncina me la sono cavata con poco. E quindi... ops, c@#*°, p0r+/§ (%&+#, scusate, mi si è rovesciato il calamaio sulla tastiera!
Gli occhiali, dopo l'incidente, erano accartocciati. Ripensandoci oggi mi vengono in mente i crash test, le simulazioni con le automobili che troppo spesso fanno da anticipazione alle tragedie di cui sono disseminate le strade. Considerando che anche quegli eventi sono per lo più frutto di maldestra disattenzione, mi consolo pensando che per imparare la lezioncina me la sono cavata con poco. E quindi... ops, c@#*°, p0r+/§ (%&+#, scusate, mi si è rovesciato il calamaio sulla tastiera!
La musica suona al ritmo nero dell'anima
- Mi sa che ho bisogno di una dose di BSM.
- Una dose di BSM? Pronti!
Domani sera suoneremo a Monza, al Mi Cantino. Non occorre un mago per dirti che se ti lascerai andare un po' al ritmo ti ripercorrerà il sorriso.
A evocarlo, un palco dei divertimenti dove le macchinine volanti sparano note colorate adescando cromie di Blues Brothers, Commitments, Big Joe Turner, Ray Charles, Creedence Clearwater, Otis Redding, Elvis Presley, Cab Calloway, James Brown, Aretha Franklin, Wilson Pickett...
Ambiranno alla tua presenza attiva e affettiva le voci di Zu, Elisa, Francesca, Marina, gli ottoni di Angelo, Ivan, Mauro, Sergio, i tasti di Enzo, le corde di Matteo e Vincenzo, le pelli e i metalli di Raffaele.
Insomma: Black Sound Machine sabato 3 aprile 2004
c/o Mi Cantino - via Dante, 6 - Monza - tel. 039 322970
inizio concerto ore 22:30
- Una dose di BSM? Pronti!
Domani sera suoneremo a Monza, al Mi Cantino. Non occorre un mago per dirti che se ti lascerai andare un po' al ritmo ti ripercorrerà il sorriso.
A evocarlo, un palco dei divertimenti dove le macchinine volanti sparano note colorate adescando cromie di Blues Brothers, Commitments, Big Joe Turner, Ray Charles, Creedence Clearwater, Otis Redding, Elvis Presley, Cab Calloway, James Brown, Aretha Franklin, Wilson Pickett...
Ambiranno alla tua presenza attiva e affettiva le voci di Zu, Elisa, Francesca, Marina, gli ottoni di Angelo, Ivan, Mauro, Sergio, i tasti di Enzo, le corde di Matteo e Vincenzo, le pelli e i metalli di Raffaele.
Insomma: Black Sound Machine sabato 3 aprile 2004
c/o Mi Cantino - via Dante, 6 - Monza - tel. 039 322970
inizio concerto ore 22:30
01 aprile 2004
31 marzo 2004
Archivio = voce del verbo bloggare
Archivio = voce del verbo bloggare, tempo passato, forma indeclinabile, modo personalizzabile.
Sull'uso dell'archivio come possibile fonte di spunti concordo con Massimo (Salto del Canale), ma non vorrei mai cancellare dalla pubblica visione quel che mi sono trovato a scrivere.
Uno dei motivi per cui metto in rete le mie parole è la volontà di lasciare traccia e non mi preoccupa la legge di murphlog secondo cui nessuno legge gli archivi, perché sono sempre più convinto che le parole trovino da sole i destinatari, anche a distanze temporali impreviste.
Nell'atteggiamento da tenere nei confronti della propria scrittura è auspicabile lo stesso magico equilibrio che permetterebbe di attraversare la vita con serena intensità dinamica:
Sull'uso dell'archivio come possibile fonte di spunti concordo con Massimo (Salto del Canale), ma non vorrei mai cancellare dalla pubblica visione quel che mi sono trovato a scrivere.
Uno dei motivi per cui metto in rete le mie parole è la volontà di lasciare traccia e non mi preoccupa la legge di murphlog secondo cui nessuno legge gli archivi, perché sono sempre più convinto che le parole trovino da sole i destinatari, anche a distanze temporali impreviste.
Nell'atteggiamento da tenere nei confronti della propria scrittura è auspicabile lo stesso magico equilibrio che permetterebbe di attraversare la vita con serena intensità dinamica:
Guardare avanti vivendo il presente senza dimenticare[vedi, per l'appunto, l'archivio]
28 marzo 2004
Catalogo di lemmi d'amore
Che cosa significa amore senza confini? Com'è fatto l'uomo ideale? Conta di più il karma o la chimica? Tra risposte e ulteriori quesiti si dipanano parole che vanno a sfiorare i sensi e la sensibilità, lapilli eruttivi di chi si cerca, scintille affettive di chi s'incontra, minuscoli tasselli sensuali di un mosaico ineffabile cui vorrebbero donare senso. Questo è Lessico da amare, una raccolta di lessico amoroso, lessico amorevole, parole d'amanti, diamanti espressivi, coccole verbali e verbalizzazioni dell'indicibile.
25 marzo 2004
Come si dice Black Sound Machine in patois?
Se lo impariamo abbastanza in fretta è meglio, perché domani saremo dalle parti di Aosta a esibirci nella notte della Vallée...
Per chi fosse in vena di un giretto fuori porta, ci troverete a suonare, cantare, ballare e guardarvi da questo palco:
venerdì 26 marzo 2004
Tatou
Loc. Amerique, 51
Quart (Aosta)
tel. 0165-775131
01:00 inizio concerto
Volendo puoi dare un'occhiata alle nuove pagine della Black Sound Machine.
Per chi fosse in vena di un giretto fuori porta, ci troverete a suonare, cantare, ballare e guardarvi da questo palco:
Tatou
Loc. Amerique, 51
Quart (Aosta)
tel. 0165-775131
01:00 inizio concerto
Volendo puoi dare un'occhiata alle nuove pagine della Black Sound Machine.
24 marzo 2004
Qua e là
Sono quasi sempre tardivo nel rispondere ai commenti, ma oggi l'ho fatto. Sia qui sia alla tavolata, dove nuovi arrivi aggiungono lustro e gradevolezza al consesso.
Dovrei anche scrivere un po' di altro: una recensione da partorire o piuttosto da snellire per Letture e riletture prima che la biblioteca reclami il libro, tre risposte da dare per un salto in divenire prima che si spazientisca, qualcosa per un webgol tematico prima che cambi tema... solo che mi tocca anche lavorare e non posso bloggare a tempo pieno, uffa.
Intanto ho risposto all'appello di Babsi inoltrando a un paio di mailing list l'SOS Kosovo (anche su CuT'n'PaStE).
Dovrei anche scrivere un po' di altro: una recensione da partorire o piuttosto da snellire per Letture e riletture prima che la biblioteca reclami il libro, tre risposte da dare per un salto in divenire prima che si spazientisca, qualcosa per un webgol tematico prima che cambi tema... solo che mi tocca anche lavorare e non posso bloggare a tempo pieno, uffa.
Intanto ho risposto all'appello di Babsi inoltrando a un paio di mailing list l'SOS Kosovo (anche su CuT'n'PaStE).
23 marzo 2004
Ti farà vedere lei
Sono contento perché ieri finalmente sono andato dall'oculista per un controllo. Erano 11 anni (undici anni!) che non mi facevo visitare accuratamente e per fortuna non sono peggiorato (solo un piccolo aggiustamento di 0,25 di astigmatismo all'occhio destro e di miopia all'occhio sinistro - o viceversa, ora non ricordo). Mi sono anche lasciato mettere gocce e coloranti negli occhi per misurarne la pressione e per la verifica del fondo.
Tutto a posto, mi ha detto Cinthia, persona speciale e più che piacevole, capace di continuare a svolgere con amore il suo lavoro abbinando grande competenza e ridente giovialità, battuta pronta e sensibilità profonda.
Come vedi, ho ragione a ritenermi fortunato. Lo sono anche nell'incontrare o ritrovare chi contribuisce a rendere la vita degna di essere attraversata in compagnia.
Tutto a posto, mi ha detto Cinthia, persona speciale e più che piacevole, capace di continuare a svolgere con amore il suo lavoro abbinando grande competenza e ridente giovialità, battuta pronta e sensibilità profonda.
Come vedi, ho ragione a ritenermi fortunato. Lo sono anche nell'incontrare o ritrovare chi contribuisce a rendere la vita degna di essere attraversata in compagnia.
22 marzo 2004
Tun-cià tùncia tutùn
Pur alle prese con un carico di lavoro urgente e pressante, o forse proprio per questo, l'altro ieri non ho potuto fare a meno di buttar giù al volo una potenziale canzone rappeggiante. E qual è il gusto di fare qualcosa se non la si condivide?
20 marzo 2004
Forse siamo in tempo
Dicevo: Fugge, corre, svanisce, oppure
Concentriamoci su quell'oppure, con l'ausilio di due brani che riporto di seguito.
Il primo è tratto dall'Hagakure e l'ho trovato sulla pagina di Gaspare:
L'altro è stato seminato da Gilgamesh tra i commenti di Herzog:
Entrambi preziosi per aiutarci nel difficile compito di provare a percorrere la via più semplice.
Concentriamoci su quell'oppure, con l'ausilio di due brani che riporto di seguito.
Il primo è tratto dall'Hagakure e l'ho trovato sulla pagina di Gaspare:
Di certo esiste solo il particolare scopo del momento presente. Tutta la vita è fatta di attimi che si susseguono. Una volta compresa questa regola fondamentale, il samurai non deve più manifestare impazienza né porsi altri scopi. L'esistenza scorre semplicemente.
Tuttavia le persone tendono a dimenticare tale precetto, pensando che esista sempre qualcosa di più importante. Pochi capiscono il valore di questo principio. Non si può imparare a conformarsi alle proprie decisioni senza perdere la Via, se non dopo una certa età, ma, una volta raggiunta l'illuminazione, anche se non se ne ha chiaramente coscienza, la determinazione è sempre presente. Se ci fissiamo in questo stato di attenzione continua, raramente ci sentiremo confusi, poiché così restiamo fedeli ai nostri principi.
L'altro è stato seminato da Gilgamesh tra i commenti di Herzog:
Una volta un uomo, pensando che la vita fosse troppo breve per tutte le cose che ci sono da vedere, da fare e da provare, si mise alla ricerca della vita eterna.
Arrivò fin quasi ai confini del mondo conosciuto; antiche leggende del suo popolo dicevano che ad Oriente vi era un giardino, e là avrebbe trovato qualcuno che conosceva il segreto dell'immortalità. Era un tipo ostinato, e non si arrese di fronte alle difficoltà: attraversò deserti, guadò fiumi in piena, scalò montagne e navigò per mare.
Durante il suo viaggio incontrò, in una città di mare, una persona che faceva la sua stessa ricerca. Conversando, convennero che sarebbe stato bene unire gli sforzi, e si misero in cammino. Di fronte al fuoco del bivacco, una sera, il nostro eroe chiese al suo compagno di viaggio da quanto tempo fosse alla ricerca della vita eterna, e questi senza scomporsi gli rispose che erano ormai quasi novecento anni: era un potente stregone, e conosceva sistemi per prolungare la vita, ma non per renderla eterna.
Trasecolando, domandò come avesse impiegato tutto questo tempo e lo stregone scrollando le spalle rispose che non aveva fatto altro che cercare il segreto dell'immortalità, vagando da un continente all'altro. L'eroe comprese allora, in un lampo d'illuminazione, che non è la quantità di tempo a disposizione che cambia le cose, ma come s'impiega la quantità limitata di tempo che abbiamo a disposizione: mille anni, diecimila, possono non essere abbastanza se non si vive una vita degna d'essere vissuta.
Abbandonò la ricerca, tornò alla sua città e ricercò la felicità nelle piccole cose: la lealtà di un amico, l'amore di una compagna, la gioia di crescere un figlio. E curiosamente, l'immortalità che aveva cercato e che gli era sempre sfuggita trovò lui.
Entrambi preziosi per aiutarci nel difficile compito di provare a percorrere la via più semplice.
18 marzo 2004
Indegno di nota
il fatto di avere passato la serata all'assemblea condominiale. Però a non esser pigri ci sarebbe da imparare anche da quel tragicomico microcosmo, i cui meccanismi si replicano magnificandosi nella rete dei rapporti sociopolitici senza perdere il carattere grottesco.
17 marzo 2004
Fugge, corre, svanisce, oppure
Fin dall'età di dodici anni mi angustiavo per l'eccessiva velocità alla quale sentivo scorrere il tempo.
Trovandomi negli anni successivi a leggere i romantici francesi o i testi di Neil Young non scoprii novità, ma rinfrancai quella sensazione.
Poi, di recente (relativamente parlando) ci fu un periodo in cui il tempo sembrò fermarsi. Più che un arresto, in verità era una sorta di paradosso di Achille e la tartaruga trasposto dal piano spaziale e quello cronologico. Come nella recherche proustiana, ciascun istante assumeva la facoltà di dilatarsi quasi indefinitamente. Una rosa dagli infiniti petali a schiudersi incessantemente per lo stupore benefico di occhi golosi di cuore.
Ora, purtroppo, avverto nuovamente la furia della vertigine, con il rincorrersi delle settimane che a folate fanno scattare il contagiri dei mesi, a loro volta squieti e scalpitanti, pronti a travolgere ogni evento, a trascinare ogni cosa, a macinare il reale senza nemmeno concedere alla memoria il tempo di fissare i momenti.
Colgo il segnale, l'avvertimento, il monito a ricentrarmi sull'essere, qui e ora. E a vibrarne col sorriso interiore.
Trovandomi negli anni successivi a leggere i romantici francesi o i testi di Neil Young non scoprii novità, ma rinfrancai quella sensazione.
Poi, di recente (relativamente parlando) ci fu un periodo in cui il tempo sembrò fermarsi. Più che un arresto, in verità era una sorta di paradosso di Achille e la tartaruga trasposto dal piano spaziale e quello cronologico. Come nella recherche proustiana, ciascun istante assumeva la facoltà di dilatarsi quasi indefinitamente. Una rosa dagli infiniti petali a schiudersi incessantemente per lo stupore benefico di occhi golosi di cuore.
Ora, purtroppo, avverto nuovamente la furia della vertigine, con il rincorrersi delle settimane che a folate fanno scattare il contagiri dei mesi, a loro volta squieti e scalpitanti, pronti a travolgere ogni evento, a trascinare ogni cosa, a macinare il reale senza nemmeno concedere alla memoria il tempo di fissare i momenti.
Colgo il segnale, l'avvertimento, il monito a ricentrarmi sull'essere, qui e ora. E a vibrarne col sorriso interiore.
16 marzo 2004
Parentesi
Per me è un valore portare avanti quello che si è iniziato. Non apprezzo chi molla il colpo per sfiducia o per impazienza.
Certo nessuno deve continuare a fare ciò in cui non crede, però se un progetto coinvolge altre persone, mi sento responsabile anche di fronte a loro. Fine della parentesi.
Certo nessuno deve continuare a fare ciò in cui non crede, però se un progetto coinvolge altre persone, mi sento responsabile anche di fronte a loro. Fine della parentesi.
Aggiornamento
Ho finalmente inserito i contributi arrivati negli ultimi tempi per la pagina Lessico dislessico.
Se te li fossi persi, puoi dare un'occhiata agli esordi delle rubriche Le traduzioni inutili e Coniati da vomito.
Se te li fossi persi, puoi dare un'occhiata agli esordi delle rubriche Le traduzioni inutili e Coniati da vomito.
15 marzo 2004
Occhio
Di quel circo scalcagnato in cui ho sofferto il freddo ma ancor più il pensiero di come dovesse patirlo la giocoliera acrobata semisvestita, attempata madre dal corpo giovane. Di quel circo in cui ho passato una serata compassionevole, con buona disposizione d'animo, prontezza nel giustificare la sospensione dell'energia elettrica, serenità nell'affrontare l'imprevista pausa respirando torce al petrolio animate da clown ragazzini. Di quel circo in cui il presentatore ambiva alla dignità di un grande impresario con le fattezze di un imbonitore da mercatino rionale. Di quel circo in cui gli animali, a parte le colombe ammaestrate, si facevano quasi i fatti loro trottando in circolo a mostrarsi allo sparuto pubblico, a parte il rincoglionitissimo serpente boa estratto e riposto in cassa lignea, con il cavallo entrato a sorpresa e uscito prima che potessimo dire bah, a parte Lorenzo che entusiasta di gridolini ha riconosciuto l'incarnazione perfetta del suo peluche; animali aromatizzati alla segatura, animali un po' frusti anche quando fingevano di obbedire al domatore, come il dromedario acconsentendo ad accovacciarsi; animali vecchiotti, a parte l'asinello nero di 20 giorni che sembrava davvero un peluche, lui; animali così così dunque, a parte l'elefante. Un elefante indiano dal vivo e da vicino, pronto a ballare il valzer, poverino. Un'elefantessa, anzi. Di quel circo, dicevo, mi è rimasto impresso l'occhio di quell'elefante: un occhio che mi guardava come da dentro un'armatura, come da dietro una maschera. Un occhio venato di rosso e patinato di stanchezza, un occhio in bilico tra l'orrore di un errore karmico e l'accettazione del proprio destino evolutivo, in una catena di reincarnazioni non perfettamente a fuoco. L'elefante, anzi l'elefantessa, ha incassato le coccole di Lorenzo, che ha chiesto e ottenuto di poter accarezzare anche la proboscide, ma in quei momenti come in quello della foto ricordo non ho voluto incrociarne lo sguardo. Mi aveva già parlato, l'occhio di un'elefantessa di un circo scalcagnato.
11 marzo 2004
Bloggare da dio
Alcuni sono appena a un passo da quel livello, ne sono sicuro. Un esempio? Da Ezekiel il papa in persona si è prestato a un po' di rap!
Lezioncina per chi di dovere: la musica fa bene alla salute, i livori no.
Lezioncina per chi di dovere: la musica fa bene alla salute, i livori no.
Come il vento femmina
Lei e il suo innamorato si chiamano per nick. Non ha un blog, ma li frequenta. Sto parlando di Mistral, che ha raggiunto Gilga tra il novero dei convitati alla tavolata. Le ho fatto i complimenti per l'esordio, nel quale ci regala il racconto di un suo sogno lucido.
10 marzo 2004
Essere di versi
L'ho mai detto che sono fortunato? Credo di sì. L'altra sera, a margine dell'incontro con Jodorowsky, ho passato un po' di tempo con tre persone conosciute lì, venute appositamente dal Canton Ticino. Il piacere della conversazione e della presenza fisica hanno decisamente incrinato i miei pregiudizi sulla personalità elvetica. Per quanto si possa trattare di Svizzeri atipici, questa piacevole sorpresa è la dimostrazione che ogni avvicinamento può contribuire a demolire la stupidità dei luoghi comuni, buoni giusto per le barzellette.
Evidentemente non paga di sorprendermi, Manu, da me sollecitata per uno spunto o un'impressione, mi ha mandato dei versi che sono contento di poter pubblicare qui:
Evidentemente non paga di sorprendermi, Manu, da me sollecitata per uno spunto o un'impressione, mi ha mandato dei versi che sono contento di poter pubblicare qui:
Non odo, ma Jodo
Come risvegliare i sensi
Come ti senti
Quando materializzi lo spirito
Intinto in quel credo
Ateo che spiritualizza
Ciò che non vedo ?
Odo Jodo la rima
Che tuo padre Jaime
Porta in sé come un mastino
« J'aime », il tuo destino
scritto nelle gesta goffe
di un bimbo d'anima.
(Manuela Pagani)
09 marzo 2004
08 marzo 2004
Il valore del sorriso
Per un periodo della mia vita ho fatto meditazione zen. Dalle 6 alle 8 del mattino. Due palle! Fermo lì, seduto di fronte al maestro, che stava immobile e tranquillo. C'erano le zanzare che mi pungevano, e il maestro mi colpiva ogni volta che tentavo di scacciarle. Non ce la facevo più, finché un giorno scoprii il segreto: vedete qui, agli angoli delle labbra? Abbiamo queste, si chiamano "commessure". Ecco, basta sollevarle un po', così, basta sollevarle solo un pochino e tutta la vita cambia completamente. Ho scoperto che con il sorriso si può sopportare qualsiasi cosa.Così parlò Alejandro Jodorowsky (cito a memoria quel che ho sentito con le mie orecchie l'altra sera alla Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano). Attraverso il sorriso si è voluto presentare, chiedendo il permesso di raccontare tre storielle prima della presentazione del nuovo libro. È senz'altro un ottimo intrattenitore questo settantacinquenne dalla pelle distesa e luminosa come il bianco dei capelli che lo aureolano.
Girando il mondo ho visto tante raffigurazioni di Buddha, tutte diverse salvo per una cosa: il sorriso. Quello che resta del Buddha è il sorriso. Proprio come il gatto di Alice.
Alla sua comparsa, di colpo nessuno ha più sentito il fastidio della lunga attesa in piedi tra la calca che si era formata già un'ora prima dell'appuntamento. Alla libreria ero arrivato con un anticipo per me inusitato e che non sperimentavo più dai tempi in cui andavo allo stadio per le partite di Coppa dei Campioni (altro che cempionsliig), eppure erano già tutte occupate le file di sedie approntate davanti al palco, per fortuna abbastanza rialzato da consentire la visuale anche a noi che affollavamo le corsie di libri e CD.
Tra un racconto e un chiste, il nostro "psicomago" sciorinava con apprezzabile leggerezza concetti attinenti alla sfera mistica da tempo praticata (con pienezza: "alchimia significa materializzazione dello spirito e spiritualizzazione della materia").
Accennando alla sua esperienza di lettore di tarocchi, attività che svolge sempre gratuitamente, ha riferito di essersi reso conto che il più delle volte la gente non vuole davvero essere aiutata, perché ciò smuoverebbe troppi equilibri. "Quello che cercano è un'aspirina spirituale". Col tempo, si è risolto a utilizzare la bontà, a cercare di aiutare senza giudicare ("il giudizio è menzogna, pensate al francese jugement, juge-ment = il giudice mente").
[A proposito della divinazione, nel libro Psicomagia. Una terapia panica spiega il suo rifiuto di predire il futuro, in quanto ogni predizione si proporrebbe come modello da seguire, mentre il vedere oltre deve servire a capire e far capire quali siano i nodi personali da sciogliere.]
Un'altra storiella fa da pretesto per ricordare che tutto quel che facciamo è possibile solo grazie al leone che sta alle nostre spalle.
[Da quanto ho inteso, alludeva a un concetto analogo a quello del "sé superiore"*.]
In tale frangente ha richiamato la cabala (o Kabala o Qabbalah), "ciò che è ricevuto". Io stesso sono qui a dirvi delle cose e non so perché le sto dicendo, ma sono sicuro che a qualcuno serviranno.
[Un po' come dire che le parole si scelgono da sole i destinatari, vero?]
Parlando dell'arte, ha distinto tra la creazione ("roba da bambini") e l'arte sacra, nella quale l'artista riceve e comunica.
Da chi riceve? La risposta l'ha fornita implicitamente con un'altra storiella, secondo le cui conclusioni dentro di noi abbiamo un tesoro, un dio interiore, che ci rende re.
Dopo il lungo prologo cui ho accennato, ha menzionato il titolo del libro che costituiva la ragione ufficiale della sua presenza lì. La danza della realtà, dice con questa autobiografia, nel suo caso comportò l'attraversamento di una terribile depressione per la morte di una persona cara, che lo condusse a considerare l'arte come terapia. Terapia che serve per sé e per gli altri, perché aiutando gli altri a guarire guariamo noi stessi.
Ha poi regalato qualche riferimento alla sua infanzia: "Ho sofferto il peggiore dei mali: un padre terribile e una madre assente, la mancanza di una qualsiasi preparazione religiosa e il disprezzo per i valori umani". E ancora: "Mio padre si vestiva da Stalin e quando avevo 4 anni mi disse: 'Si muore, si imputridisce e tutto finisce'. Per questo diventai nevrotico e lo rimasi fino a 40 anni."
[Ripensando al nero trauma in cui affondava Santa Sangre, mi pare ci sia stata almeno una resurrezione.]
Gilga nei commenti chiedeva di porre un interrogativo sul "superamento del quarto varco", ma la richiesta è giunta in ritardo e devo purtroppo dirti che di sogni non si è parlato.
L'unica domanda posta dal pubblico riguardava la figura del matto nei tarocchi. Jodorowsky l'ha descritta così: il matto procede seguito da un cagnolino ed è l'unico a non avere un numero che lo definisce. Il matto è l'essere essenziale, colui che riconosce e lascia esprimere la propria energia divina, seguito dall'ego infantile. Ego che non va assolutamente soppresso, ma che va messo al nostro servizio.
Tra gli innumerevoli spunti emersi, ha ricordato anche l’importanza dell’atteggiamento nei confronti della vita. Raccontando l'ennesima storiella (in effetti si è ben guardato dal limitarsi alle tre annunciate) mima l'incazzatura di un tizio che ha in mano il biglietto vincente della lotteria. Gli chiedono perché sia arrabbiato e lui risponde: "Avevo comprato due biglietti: questo ha vinto milioni, ma quest'altro non ha vinto niente!"
Se la formula segreta è il sorriso, ridere è parte irrinunciabile della natura umana e non conosce vincoli legati alla sacralità, come illustra l’episodio biblico in cui a Sara e Abramo viene annunciata la nascita del primogenito Isacco (colui che fa ridere). Sara, novantenne sterile, all'Arcangelo aveva risposto con una risata.
[Questa l’avevo già sentita da Moni Ovadia]
* sono argomenti che per certi versi hanno già trovato una vocenarrante altrove, ma per stavolta se ne parla qui, mica potevo deludere i commentatori...
Dopo la conferenza sono andato a chiacchierare davanti a un aperitivo con tre persone che per caso si trovavano accanto a me, per caso da solo. Con le affascinanti Nadia e Manu e l'intrepido Gianni sono stato bene: alla fine tutti quanti abbiamo convenuto ridendo che una piccola psicomagia si è compiuta anche in quei momenti di condivisione e benessere reciproco per l'apertura di canali comunicativi tra sconosciuti esseri umani.
Ottomarzo
Antologia di Lorenzo, mentre sguazzavamo in piscina:
Gli esseri umani vivono sulla terra, ma possono anche andare in acqua e nuotare. Io sono un essere umano maschio, ma ci sono anche gli esseri umani femmine.
Quando compirò quattro anni diventerò un ragazzino e cambierò la voce. Quando crescerò diventerò adulto ma sarò sempre un maschio. Mia sorella invece sarà una femmina.
I figli non si possono sposare con la mamma altrimenti escono fuori bambini tutti storti.
Dialogo odierno:
- Lorenzo, sai che oggi è la festa della donna?
- Giulia invece l'ha fatta ieri la festa.
- Che c'entra, la cuginetta festeggiava il compleanno. Oggi è la festa di tutte le donne.
- Di tutte le femmine?
- Sì.
- Il 28 maggio invece è la festa dei maschi.
- Lorenzo, quello è il tuo compleanno.
Per lui è ancora un po' troppo difficile, ma per tutti noi non sarebbe male leggere quel che scrisse qualche mese fa babsi jones.
Gli esseri umani vivono sulla terra, ma possono anche andare in acqua e nuotare. Io sono un essere umano maschio, ma ci sono anche gli esseri umani femmine.
Quando compirò quattro anni diventerò un ragazzino e cambierò la voce. Quando crescerò diventerò adulto ma sarò sempre un maschio. Mia sorella invece sarà una femmina.
I figli non si possono sposare con la mamma altrimenti escono fuori bambini tutti storti.
Dialogo odierno:
- Lorenzo, sai che oggi è la festa della donna?
- Giulia invece l'ha fatta ieri la festa.
- Che c'entra, la cuginetta festeggiava il compleanno. Oggi è la festa di tutte le donne.
- Di tutte le femmine?
- Sì.
- Il 28 maggio invece è la festa dei maschi.
- Lorenzo, quello è il tuo compleanno.
Per lui è ancora un po' troppo difficile, ma per tutti noi non sarebbe male leggere quel che scrisse qualche mese fa babsi jones.
07 marzo 2004
Spigolature
Guardo sempre il cielo con un sorriso...
...dovessero mai scattarmi una foto satellitare..!jasmin (e)
(A fine tunnel)
05 marzo 2004
Sciamerò lì, mi sa
In questi giorni su Letture e riletture mi è capitato di pubblicare un paio di recensioni sullo stesso autore. Sarebbe più appropriato definirlo "personaggio", per non limitarne la sfera di azione. In effetti colui che ricordavo come regista di Santa Sangre (titolo da cui aveva preso il nome anche un gruppo musicale di miei amici) è anche attore, scrittore, sceneggiatore, psicoterapeuta (o sciamano, o "psicomago", come si autodefinisce).
Incuriosito, oggi alle 18:30 andrò alla Feltrinelli di piazza Piemonte 2 a Milano per vedere di persona Alejandro Jodorowsky.
P.S.: le due recensioni sono di Marco Di Porto e di Fernanda Nosenzo Spagnolo.
Incuriosito, oggi alle 18:30 andrò alla Feltrinelli di piazza Piemonte 2 a Milano per vedere di persona Alejandro Jodorowsky.
P.S.: le due recensioni sono di Marco Di Porto e di Fernanda Nosenzo Spagnolo.
04 marzo 2004
L'occhio tra le righe
Talvolta se ne sta a guardare, anzi, lo fa spesso (pure troppo, pe' li gusti mia).
Ora ha cominciato a far parlare anche le immagini.
Se lo dico, è per consigliarti una visita a fotonelquadro.
03 marzo 2004
Come ti chiami? Da dove blogghi?
Laura756 sta realizzando una "blog mappa" italiana: basta scriverle per far inserire il proprio blog nella regione di appartenenza.
Per chi come me si appassiona a queste cose, ricordo l'esistenza di geoURL, che rende possibile una localizzazione geografica dei siti web molto precisa a livello mondiale. I miei vicini di blog sono qui.
Per chi come me si appassiona a queste cose, ricordo l'esistenza di geoURL, che rende possibile una localizzazione geografica dei siti web molto precisa a livello mondiale. I miei vicini di blog sono qui.
02 marzo 2004
Ricordi e rimozioni
Sono dotato di una discreta memoria, ma ho appena avuto conferma della sua selettività.
Mi è capitata in mano una vecchia cassetta riaffiorata dal solito marasma: London Calling dei Clash (1979). Nientedimeno! L'ho messa su.
Sono sempre loro. Sempre avvincenti, energici, avvolgenti. Ancora oggi i brani mantengono la forza delle origini e i nostri eroi attraversano il tempo. Se mai sfiorano il ridicolo, è quando si abbandonano alla presunzione di saper pronunciare lingue latine, come in Spanish Bombs (e in questo riescono a ottenere risultati peggiori perfino dei Pogues di Fiesta). Per il resto, nella loro rudezza continuano a essere attuali perfino nei testi.
Dunque un ascolto positivo, ancorché un po' distratto dalle varie incombenze a sovrapporsi. Abbastanza distratto da lasciar scorrere la cassetta anche dopo l'ultima traccia del lato A...
...fino al momento in cui la scia del fruscio lascia spazio a una musica che di primo acchito non riconosco. Non ricordavo di avere registrato i Clash sopra qualcos'altro. Ascolto incuriosito, poi m'intenerisco accorgendomi che si tratta degli Yes, gli Yes che ascoltavo verso la fine degli anni '70, gli Yes che rivaleggiavano coi mitici Genesis, gli Yes di Steve Howe e Rick Wakeman, con la vocina di Jon Anderson che s'inerpica lassù, nel mondo etereo e fatato... delle rotture di coglioni inenarrabili. Continuo ad ascoltare, riconosco i passaggi, dev'essere The Yes Album, no quello ce l'avevo in vinile. Ah, è quella pappetta di Fragile. Spengo. Ahr. Dose sufficiente per i prossimi vent'anni.
Ora basta con l'omeopatia: a disintossicare lo stereo deputo il CD che aveva compilato Palomar, benefico fin dal titolo.
Morale: c'è almeno una cosa che avevo completamente dimenticato. Non corro il rischio di diventare come Funes.
Nota per la serie "salviamo il salvabile": benché pallosissimi, gli Yes erano grandissimi strumentisti. Bill Bruford, poi, godrà per sempre di un salvacondotto speciale per aver prestato bacchette e tamburi ai King Crimson in Red (1974).
Mi è capitata in mano una vecchia cassetta riaffiorata dal solito marasma: London Calling dei Clash (1979). Nientedimeno! L'ho messa su.
Sono sempre loro. Sempre avvincenti, energici, avvolgenti. Ancora oggi i brani mantengono la forza delle origini e i nostri eroi attraversano il tempo. Se mai sfiorano il ridicolo, è quando si abbandonano alla presunzione di saper pronunciare lingue latine, come in Spanish Bombs (e in questo riescono a ottenere risultati peggiori perfino dei Pogues di Fiesta). Per il resto, nella loro rudezza continuano a essere attuali perfino nei testi.
Dunque un ascolto positivo, ancorché un po' distratto dalle varie incombenze a sovrapporsi. Abbastanza distratto da lasciar scorrere la cassetta anche dopo l'ultima traccia del lato A...
...fino al momento in cui la scia del fruscio lascia spazio a una musica che di primo acchito non riconosco. Non ricordavo di avere registrato i Clash sopra qualcos'altro. Ascolto incuriosito, poi m'intenerisco accorgendomi che si tratta degli Yes, gli Yes che ascoltavo verso la fine degli anni '70, gli Yes che rivaleggiavano coi mitici Genesis, gli Yes di Steve Howe e Rick Wakeman, con la vocina di Jon Anderson che s'inerpica lassù, nel mondo etereo e fatato... delle rotture di coglioni inenarrabili. Continuo ad ascoltare, riconosco i passaggi, dev'essere The Yes Album, no quello ce l'avevo in vinile. Ah, è quella pappetta di Fragile. Spengo. Ahr. Dose sufficiente per i prossimi vent'anni.
Ora basta con l'omeopatia: a disintossicare lo stereo deputo il CD che aveva compilato Palomar, benefico fin dal titolo.
Morale: c'è almeno una cosa che avevo completamente dimenticato. Non corro il rischio di diventare come Funes.
Nota per la serie "salviamo il salvabile": benché pallosissimi, gli Yes erano grandissimi strumentisti. Bill Bruford, poi, godrà per sempre di un salvacondotto speciale per aver prestato bacchette e tamburi ai King Crimson in Red (1974).
020304
Il titolo non c'entra niente, ma una data così carina non meritava di essere trascurata.
Finalmente ho aggiornato la pagina delle Reti relazionali, con le aggiunte di Vic e sphera e con i nuovi contributi di ohmygod e della... Signorina Silvani!
Nel frattempo, in un'altra parte del mondo, qualcuno scriveva il primo intervento di suo pugno su un blog.
Finalmente ho aggiornato la pagina delle Reti relazionali, con le aggiunte di Vic e sphera e con i nuovi contributi di ohmygod e della... Signorina Silvani!
Nel frattempo, in un'altra parte del mondo, qualcuno scriveva il primo intervento di suo pugno su un blog.
01 marzo 2004
Veni vidi rividi
Tutto a causa di un capolavoro ineludibile, che si coglie come tale perfino a spezzoni.
Grandioso ma fluido, distilla una generosa dose d'amarezza che se presa dal verso giusto può riconciliarti con la vita, riconducendoti a non trascurarne l'essenzialità.
Cosa buona e giusta per la settima arte è rinnovare un tributo di gratitudine a Barry Lyndon, girato nel 1975 da un certo Stanley Kubrick.
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