A Villa Ghirlanda ci andai la prima volta per il matrimonio di mia sorella. In seguito, ci portai mia figlia piccolina a vedere uno spettacolo di burattini. Non immaginavo che, parecchi anni dopo, a Cinisello Balsamo ci sarei venuto a vivere.
Nel parco di Villa Ghirlanda, in questi anni, ho fatto tante passeggiate: familiari, romantiche, meditative... e negli ultimi mesi, più di qualche corsetta. All'interno della Villa non avevo messo più piede da quando la biblioteca comunale si traferì al Pertini. Stasera invece ci tornerò, a ballare tango, yuhu!
31 ottobre 2014
Só tozèro
Purdi nonpa tir efrédo
iomamman terodi te
Gambebra cinùnin trecio
che piustre tonon cenè
Nomipia cima cigodo
notipia ciopur seiqui
Purdi nonpa tir efrédo
noicia brace remco sì!
iomamman terodi te
Gambebra cinùnin trecio
che piustre tonon cenè
Nomipia cima cigodo
notipia ciopur seiqui
Purdi nonpa tir efrédo
noicia brace remco sì!
30 ottobre 2014
Sumo
Ciccioni e mostri sacri, mangiano quattordici volte più di te. Lottano grossi e forti: in meno di un minuto staranno in cielo o in terra.
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Scritto su sollecitazione di Simone Righini. Ho usato twitter per limitare in automatico il numero di battute.
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Scritto su sollecitazione di Simone Righini. Ho usato twitter per limitare in automatico il numero di battute.
Apri grande!
Per quanto grande sia il tuo abbraccio, qualcuno ne resterà escluso*. Tienilo a mente onde evitare la frustrazione di non poter essere dappertutto e dotato d'un'ubiquità sentimentale trasmissibile in contemporanea a reti diversificate. Scelte, scelte, scelte: microscelte, quelle di ciascun singolo istante durante una festa, per esempio, o quelle delle piccole decisioni sui programmi quotidiani o settimanali; grandi scelte, quelle di ogni piccola o grande svolta nel percorso della vita, lineare o arzigogolato che sia; scelte che potranno essere definitive o revocabili, ma non senza lasciare in ogni caso segni e conseguenze. Tienilo a mente, dunque, ma non tenere il tuo abbraccio per te: continua ad aprirlo e aprilo grande. Come diceva una dentista chissà quanto tempo fa: Apri grande!
* autocit. da twitter
* autocit. da twitter
Cornacchie
Tra una pennellata e l'altra, l'imbianchino appassionato di ornitologia mi disse che da queste parti le cornacchie stanno distruggendo le altre specie di uccelli, perché spadroneggiano e si mangiano le uova dai nidi altrui. A quanto vedo girando per il parco Nord, direi che potrebbe aver ragione: sono davvero tante, numerose e grosse, mentre altri uccellini non si vedono che raramente.
Più che un piumaggio pare una livrea la loro, severa fino quasi alla minaccia. Finora però al mio passaggio s'allontanano e non cercano di mangiarmi le scarpe, sebbene a parer mio percepiscano in qualche modo i miei pregiudizi nei loro confronti.
Più che un piumaggio pare una livrea la loro, severa fino quasi alla minaccia. Finora però al mio passaggio s'allontanano e non cercano di mangiarmi le scarpe, sebbene a parer mio percepiscano in qualche modo i miei pregiudizi nei loro confronti.
21 ottobre 2014
Un sentire elevato a potenza
Ci sono momenti in cui ti godi tutto quanto, momenti in cui la densità del vivere pesa d'una pienezza profumata di colori e musica, momenti in cui la gioia si fa euforica fino a traboccare da un sorriso che prende tutta la faccia e ti espande il torace.
Ci pensavo l'altro giorno in auto, a uno di quei momenti. Anzi: ci pensavo ancor prima di salirci, mentre ipotizzavo di metter su il CD di Paolo Conte, ovvero una raccolta contenente Bartali. Più che pensarci, in verità, m'era esplosa tra le note giocosa l'associazione d'idee capace di riportarmi di botto al giorno del mio cinquantunesimo compleanno, quando, a conclusione della splendida gita montana, riscendevo in auto, a equipaggio completo, i venti e passa tornanti del Pordoi, con l'accompagnamento del garbato e sguaiato artista astigiano.
Quella volta, il godimento si moltiplicò grazie alla compagnia, non solo perché in generale la condivisione raddoppia il piacere (vedi l'intestazione qui sopra), ma perché, in effetti, quando capita di goderti qualcosa al cospetto di qualcuno che ti conosce veramente, quando sai che la tua euforia verrà compresa appieno, è come se il sentire si elevasse a potenza, rimbalzando e balzando contento di essere riconosciuto.
È questo che, una volta verbalizzato, l'altro giorno ho comunicato telefonicamente al mio amico Alberto, che faceva parte del suddetto equipaggio. Per farlo, ho rinunciato a riascoltare il CD, ma ne è valsa la pena, giacché ancora una volta la condivisione era stata prodiga di piacere e di mutua contentezza. Tanto più che per un riascolto basta un clic su un link di poche righe fa.
Ci pensavo l'altro giorno in auto, a uno di quei momenti. Anzi: ci pensavo ancor prima di salirci, mentre ipotizzavo di metter su il CD di Paolo Conte, ovvero una raccolta contenente Bartali. Più che pensarci, in verità, m'era esplosa tra le note giocosa l'associazione d'idee capace di riportarmi di botto al giorno del mio cinquantunesimo compleanno, quando, a conclusione della splendida gita montana, riscendevo in auto, a equipaggio completo, i venti e passa tornanti del Pordoi, con l'accompagnamento del garbato e sguaiato artista astigiano.
Quella volta, il godimento si moltiplicò grazie alla compagnia, non solo perché in generale la condivisione raddoppia il piacere (vedi l'intestazione qui sopra), ma perché, in effetti, quando capita di goderti qualcosa al cospetto di qualcuno che ti conosce veramente, quando sai che la tua euforia verrà compresa appieno, è come se il sentire si elevasse a potenza, rimbalzando e balzando contento di essere riconosciuto.
È questo che, una volta verbalizzato, l'altro giorno ho comunicato telefonicamente al mio amico Alberto, che faceva parte del suddetto equipaggio. Per farlo, ho rinunciato a riascoltare il CD, ma ne è valsa la pena, giacché ancora una volta la condivisione era stata prodiga di piacere e di mutua contentezza. Tanto più che per un riascolto basta un clic su un link di poche righe fa.
15 ottobre 2014
Uno e un solo gelato
Ho mangiato un gelato, domenica. Non so da quanto tempo non lo facevo, anzi, lo so benissimo: da oltre due mesi, perché l'ultimo l'avevo mangiato a Galeata verso la fine di luglio e poi, al termine di quella vacanza itinerante, mi ero imposto uno stop ai dolci, stop rispettato per due mesi pieni, fatte salve un paio di eccezioni per eccezionali tagli di torta da occasione speciale.
Ho mangiato un gelato, dicevo, ma in verità me lo sono proprio goduto, anzi: l'ho pregustato, fin dal momento in cui ho deciso di appropinquarmi a una delle mie gelaterie preferite in assoluto. Una gelateria da poesia pura: sta L'albero dei gelati in quel di Seregno, zona Santa Valeria, e fa frutti freddi e buoni.
Sapevo prima di entrare che avrei preso uno e un solo gelato, e che il gesto non avrebbe dato la stura a un'insaziabile valanga dominata dalla gola, giacché mi sarei contenuto, limitandomi a una saggia sporadicità. Così, consapevole della rarità che rivaluta l'indulgere, ho occhieggiato i gusti disponibili, ho scelto il fico d'India, ho soppesato le varie possibilità di abbinamento e, orfano del gusto mirto che m'avrebbe riportato dritto dritto a Su Nuraghe, ho optato per un cioccolato con rum e amarene, giudicato previo assaggio partner ideale da accostare alla dolcezza straripante del ficodindia, in quanto dotato della giusta forza da opporre a contrasto gustativo.
Uscito sul piazzale, l'ho degustato in silenzio estatico, con tale trasporto e piacere esplicito che avrebbero dovuto pagarmi come propagandista. Non faccio per dire: un astante a me ignoto, dopo la mia esibizione, ha commentato complice: "Va giù bene, eh?"
Ho mangiato un gelato, dicevo, ma in verità me lo sono proprio goduto, anzi: l'ho pregustato, fin dal momento in cui ho deciso di appropinquarmi a una delle mie gelaterie preferite in assoluto. Una gelateria da poesia pura: sta L'albero dei gelati in quel di Seregno, zona Santa Valeria, e fa frutti freddi e buoni.
Sapevo prima di entrare che avrei preso uno e un solo gelato, e che il gesto non avrebbe dato la stura a un'insaziabile valanga dominata dalla gola, giacché mi sarei contenuto, limitandomi a una saggia sporadicità. Così, consapevole della rarità che rivaluta l'indulgere, ho occhieggiato i gusti disponibili, ho scelto il fico d'India, ho soppesato le varie possibilità di abbinamento e, orfano del gusto mirto che m'avrebbe riportato dritto dritto a Su Nuraghe, ho optato per un cioccolato con rum e amarene, giudicato previo assaggio partner ideale da accostare alla dolcezza straripante del ficodindia, in quanto dotato della giusta forza da opporre a contrasto gustativo.
Uscito sul piazzale, l'ho degustato in silenzio estatico, con tale trasporto e piacere esplicito che avrebbero dovuto pagarmi come propagandista. Non faccio per dire: un astante a me ignoto, dopo la mia esibizione, ha commentato complice: "Va giù bene, eh?"
09 ottobre 2014
Corsa bagnata
L'altro giorno sono andato per la prima volta a correre sotto la pioggia. Pioggia... via: pioggerellina. Una pioggia sottile, quasi trascurabile inizialmente - anche perché diversa da quella sottilissima dei Paesi Baschi, capace di intriderti completamente prima che tu te ne accorga - poi però, una volta dentro i vialetti alberati, la sento prendere corpo. È il rumore sulle foglie che la amplifica, mentre nei tratti a cielo aperto le gocce non hanno mutato numero né dimensione. Poco dopo, è indistinguibile dai rivoli di sudore sulla pelle e alla fine l'unico segno lasciato è qualche schizzo di fango sui calzini di spugna. Il segno interiore, invece, è la piccola soddisfazione di non aver saltato l'appuntamento con il modesto ma costante programma di allenamento.
06 ottobre 2014
Giù il cappello
Dopo la cena, l'uomo si tolse il cappello, segno distintivo di quell'estemporaneo ritrovo conviviale per le vie della città, lo posò sul tavolinetto e cominciò a raccontare:
Anni fa biasimavo e disprezzavo il marito di una mia amante, che la trascurava sessualmente e se ne andava a correre. Lei era più che avvenente e molto desiderosa, una femmina decisamente irresistibile, eppure lui non rispondeva quasi mai ai suoi richiami. Tuttora lo biasimo, intendiamoci, per avere sprecato tutto quel ben di dio e le decine di orgasmi che lei non poteva impedirsi di regalare una volta che si sentiva carnalmente bramata, però su una cosa lo capisco: non si può rispondere a quei richiami prima di andare a correre, perché poi non se ne troverebbe più la forza di volontà necessaria. Dopo, però, bisogna rimediare, a lungo e con tutta la passione.Ciò detto, si rimise in testa il cappello, si alzò e, presa sotto il braccio la sua sedia pieghevole, se ne andò a lunghi passi. Lo seguii con lo sguardo fino a quando si fece ingoiare dall'entrata del metrò, linea verde, insieme a tanti altri sconosciuti commensali. Rimasi per un bel po' a fissare il nulla, perso nei pensieri, perché le sue parole mi avevano rammentato che anni fa biasimavo e disprezzavo il marito di una mia amante, che la trascurava sessualmente, al contrario di quanto le accadeva con me. Poi mi riscossi, e me ne andai a ballare.
30 settembre 2014
Imperlarsi
Ho sudato correndo e ho sudato ancora di più quando ho finito di correre. Poi ho sudato ballando e ho sudato ancora di più quando ho finito di ballare. Dimostrano che il sudore non è solo simbolo di fatica, questi due bei modi di sudare; quasi quanto i casi in cui sudore potrebbe far rima con cuore e amore, mescolandosi gaudente ai versi d'una canzone antica.
Dell'eccessiva sbrigatività
Ci sono dei tempi per ogni cosa, dei tempi da rispettare con pazienza anche quando viene da mordere il freno. In certi casi si prende una scorciatoia credendo di fare prima, ma il risultato è di rendere la via più aspra, un po' come quando in montagna viene la tentazione di tagliare anziché seguire il sentiero a zig zag in una salita erta o su un ghiaione: i pochi metri guadagnati appesantiscono le gambe e finiscono col rallentare i passi successivi, per cui aumenta la fatica senza che si riduca il tempo del percorso.
29 settembre 2014
Un numero finito
Quante albe, quanti tramonti si vedranno ancora? Sapere che, comunque sia, si tratta di un numero finito, che effetto fa?
E lo stesso può dirsi, che so, dei baci o dei tuffi, dei pranzetti succulenti o delle buone letture, delle chiacchierate in pienezza e delle sane e sonore risate, dei sospiri e dei sorrisi, dei balli più appassionanti e dei migliori ascolti musicali.
Il fatto che in ogni caso si tratti di un numero finito non dovrà portare malinconie o rammarichi, bensì l'intensificarsi del gusto, perché la coscienza della fuggevolezza del vivere ne sappia incrementare la preziosità. Scheggia di tempo grande gemma.
E lo stesso può dirsi, che so, dei baci o dei tuffi, dei pranzetti succulenti o delle buone letture, delle chiacchierate in pienezza e delle sane e sonore risate, dei sospiri e dei sorrisi, dei balli più appassionanti e dei migliori ascolti musicali.
Il fatto che in ogni caso si tratti di un numero finito non dovrà portare malinconie o rammarichi, bensì l'intensificarsi del gusto, perché la coscienza della fuggevolezza del vivere ne sappia incrementare la preziosità. Scheggia di tempo grande gemma.
Cambio di stagione
Il cambio di stagione per me si è concretizzato nella necessità avvertita di indossare una maglietta tecnica per andare a corricchiare dopo il tramonto. L'avevo comprata quest'estate su una bancarella a Castello di Fiemme e in effetti, oltre a fare le veci del "gipunin" grazie alla sua capacità termica, ha la proprietà di far fuoriuscire il sudore, lasciando la pelle pressoché asciutta. L'ho indossata sotto la polo perché, essendo aderentissima, al momento sarebbe un poco imbarazzante esibirla, visto che la tartaruga non si è ancora ripresa del tutto dal rovesciamento.
28 settembre 2014
Aghi di lago
Fredda, fredda, fredda fredda l'acqua, ma più che il suo rigore, a dar freddo era la consapevolezza che una volta uscito, il sole non sarebbe stato quello in grado di scaldare davvero. La circolazione però si riattiva, l'energia scorre ovunque sull'epidermide e più addentro, accompagnandosi al compiacimento di non aver rinunciato nemmeno in principio d'autunno all'ennesimo bagno lacustre di questi ultimi mesi. Orta, Garda, Lecco sono i nomi delle acque di lago da cui mi sono lasciato battezzare quest'anno. Nascere e rinascere così non è poi tanto faticoso, nascere e rinascere per modo di dire, ché siamo ben lontani dalla combinazione ctrl-alt-canc (come, peraltro, lontana assai è la capacità di nutrirsi di luce, sebbene tutte quelle piante siano lì a dare l'esempio).
25 settembre 2014
Un magnifico pomeriggio
Che il tempo, nel senso del meteo, quest'estate sia stato così così non occorre sottolinearlo.
In Val di Fiemme, bella e cara, nel senso dell'affetto, persino a Ferragosto la giornata iniziò con una robusta precipitazione. I posti all'agriturismo però li avevamo già prenotati, non certo per l'insana voglia di uscire a pranzo proprio a Ferragosto, ma per festeggiare tutti insieme i diciott'anni di Chiara, nipote nata sei giorni dopo la mia primogenita. Posti in veranda, per fortuna veranda coperta, e pranzo tipico della tradizione culinaria trentina, come sempre lì a Salanzada. In otto a tavola, sapevamo bene come riempire i tempi di attesa: due mazzi di carte napoletane e via con sfide a tressette, scopone e briscola.
Poi, dopo il caffè e varie amenità (non per me, che continuo ad astenermi dai dolci), si sente spiovere e propongo di andare a sgranchirci le gambe. Raccoglie l'invito metà dei convitati e, tra questi, solo mia sorella Teresa e mio figlio Lorenzo mi imitano indossando gli scarponi. Ottimisti, visto il tempo, o semplicemente per evitare di sporcare le scarpe di fango.
Prendiamo, noi tre, la stradina verso Tabià, con una cautela quasi rassegnata che però si trasforma in apprezzamento via via più acceso, fino a sfiorare un'euforia stupefatta per come il cielo decide di premiarci, cromaticamente e climaticamente, accompagnandoci con meravigliosa radiosità. Meravigliati proseguiamo oltre e tocchiamo la magia quando attraversando un bosco e il suo ruscelletto cogliamo mille gioielli tra i rami e le cime delle altissime conifere d'intorno, grazie ai riflessi dei raggi solari.
Inoltre, arrivati al ponte delle Brustolaie, consultiamo la cartina esposta e notiamo che quella parte della valle, che abbiamo sempre un po' trascurato, saltandola a piè pari grazie alla funivia del Cermis, è molto più ricca e complessa (in effetti, è un insieme di altre valli) di quanto potessimo immaginare e ci ripromettiamo di esplorarla meglio in una prossima occasione.
Da entusiasta ribadisco che il mondo è bello, a parte le zanzare, come la maledetta che, porco qui e porco lì, mi ha martoriato piedi e caviglie mentre scrivevo questo post.
In Val di Fiemme, bella e cara, nel senso dell'affetto, persino a Ferragosto la giornata iniziò con una robusta precipitazione. I posti all'agriturismo però li avevamo già prenotati, non certo per l'insana voglia di uscire a pranzo proprio a Ferragosto, ma per festeggiare tutti insieme i diciott'anni di Chiara, nipote nata sei giorni dopo la mia primogenita. Posti in veranda, per fortuna veranda coperta, e pranzo tipico della tradizione culinaria trentina, come sempre lì a Salanzada. In otto a tavola, sapevamo bene come riempire i tempi di attesa: due mazzi di carte napoletane e via con sfide a tressette, scopone e briscola.
Poi, dopo il caffè e varie amenità (non per me, che continuo ad astenermi dai dolci), si sente spiovere e propongo di andare a sgranchirci le gambe. Raccoglie l'invito metà dei convitati e, tra questi, solo mia sorella Teresa e mio figlio Lorenzo mi imitano indossando gli scarponi. Ottimisti, visto il tempo, o semplicemente per evitare di sporcare le scarpe di fango.
Prendiamo, noi tre, la stradina verso Tabià, con una cautela quasi rassegnata che però si trasforma in apprezzamento via via più acceso, fino a sfiorare un'euforia stupefatta per come il cielo decide di premiarci, cromaticamente e climaticamente, accompagnandoci con meravigliosa radiosità. Meravigliati proseguiamo oltre e tocchiamo la magia quando attraversando un bosco e il suo ruscelletto cogliamo mille gioielli tra i rami e le cime delle altissime conifere d'intorno, grazie ai riflessi dei raggi solari.
Inoltre, arrivati al ponte delle Brustolaie, consultiamo la cartina esposta e notiamo che quella parte della valle, che abbiamo sempre un po' trascurato, saltandola a piè pari grazie alla funivia del Cermis, è molto più ricca e complessa (in effetti, è un insieme di altre valli) di quanto potessimo immaginare e ci ripromettiamo di esplorarla meglio in una prossima occasione.
Da entusiasta ribadisco che il mondo è bello, a parte le zanzare, come la maledetta che, porco qui e porco lì, mi ha martoriato piedi e caviglie mentre scrivevo questo post.
24 settembre 2014
Perle
Leggendo in metrò il libro di Alessandro Robecchi incappo in una considerazione sugli obitori e mi viene in mente che una volta ci sono stato davvero in un obitorio.
L'avevo dimenticato, ma in un lampo me lo sono rivisto: entrai per un saluto e la mia amica era là, biancaneve bionda sotto vetro, bella sempre e comunque, con gli occhi azzurri che indovinavo dietro le palpebre chiuse. Eravamo a fine secolo, nella prima metà di dicembre. Pochi giorni prima avevo fatto in tempo a salutarla dal vivo, beccando per caso il momento nelle poche ore del suo risveglio dal coma epatico nel quale poi risprofondò per pochi ultimi giorni.
Quando la cronologia delle memorie può sovrapporsi liberamente, svincolata da qualsiasi consecutio, ogni istante diventa perla unica e fluttuante, tempo fuori dal tempo. Proprio come succede ai momenti belli che ci prendiamo il lusso di vivere e di custodire, stampigliati nel sorriso ossigenante dell'essere intero.
L'avevo dimenticato, ma in un lampo me lo sono rivisto: entrai per un saluto e la mia amica era là, biancaneve bionda sotto vetro, bella sempre e comunque, con gli occhi azzurri che indovinavo dietro le palpebre chiuse. Eravamo a fine secolo, nella prima metà di dicembre. Pochi giorni prima avevo fatto in tempo a salutarla dal vivo, beccando per caso il momento nelle poche ore del suo risveglio dal coma epatico nel quale poi risprofondò per pochi ultimi giorni.
Quando la cronologia delle memorie può sovrapporsi liberamente, svincolata da qualsiasi consecutio, ogni istante diventa perla unica e fluttuante, tempo fuori dal tempo. Proprio come succede ai momenti belli che ci prendiamo il lusso di vivere e di custodire, stampigliati nel sorriso ossigenante dell'essere intero.
22 settembre 2014
Mosaici
A ogni tocco e a ogni abbraccio, a ogni sguardo corrisposto, a ogni parola scambiata, sospiro condiviso, risata moltiplicata, hai dato e ricevuto, dato e ricevuto un pezzettino di te agli altri e un pezzettino degli altri a te, sì, e a ogni passo e a ogni salto, a ogni dettaglio da incanto, a ogni ruscello ascoltato, respiro rapito, paesaggio sconfinato, hai dato e ricevuto, dato e ricevuto un pezzettino di te al mondo e un pezzettino di mondo a te. Questo sei, anche questo, tra l'altro.
21 settembre 2014
Ombre e luci
Avendo notato che ogni volta mi facevano male i piedi la mattina dopo aver corso senza plantari correttivi, stamane per la prima volta li ho usati. All'inizio, i piedi mi facevano male mentre correvo, poi il fastidio è sparito ed è andato tutto bene, tranne il fatto che al sesto minuto ho preso una storta. Assorbendo il dolore ho ricominciato piano piano e mi sono ripreso, traendo profitto dall'andatura ridotta per guardarmi meglio intorno: dagli squarci di luce tra le fronde e le frasche di Villa Ghirlanda filtravano raggi che coloravano le ombre d'un brillare tale da far rilucere le foglie, dando nuove profondità al sottobosco. Una gioielleria naturale in quattro dimensioni: quella del tempo mi ha riportato addirittura a un magnifico pomeriggio trentino, quello di Ferragosto, che però va raccontato a parte. Buonanotte.
20 settembre 2014
È un tempo selvaggio
Inverti le due cifre dell'età e ti ritrovi di nuovo ad ascoltare i Jefferson Airplane in cuffia al buio. Non sarà necessario alzarsi a girare il vinile giacché si attinge alla rete là fuori e questa è una prima differenza. Un'altra è la leggerezza delle cuffie. Quella fondamentale, però, è il fatto di non essere sdraiato sul letto e che il buio non sia totale, per colpa del biancore dello schermo. Sull'aeroplano della West Coast, carico fin dall'esordio ma capace di cullare, il tempo è scritto con la ipsilon. Inverti le due cifre dell'età, e la cautela sarà di non disturbare il sonno della prole anziché dei genitori, ritrovandoti ad ascoltare musica in cuffia al buio.
31 agosto 2014
Insegnanti
Domani il primo collegio docenti della prossima stagione scolastica. Per l'occasione, parafrasando un mio vecchio asterisco, dedico una frase-monito a me stesso e ai colleghi:
Il nostro valore non è nelle cose che sappiamo, ma in quelle che riusciremo a trasmettere.
Extra
30 agosto 2014
Antivigilia
Siamo all'antivigilia di quello che in parecchi considerano il vero capodanno e il tempo sembra andare in discesa, scorrendo ancor più velocemente di quando già non faccia. Scampo non c'è dalle mille e mille cosucce rimandate e non ancora fatte, a meno di non estraniarsi un momento, ampliando l'istante presente e attingendovi le energie necessarie a velocizzarsi poi, per anticipare lo scorrere ma senza correre, con il respiro ampio e beato di chi ha dintorno tutte le note del cosmo.
29 agosto 2014
Corsa e ricorsa
Se stai pensando di andare a correre e nutri dubbi sull'opportunità di farlo, leggiti il post, lungo, ma bello e interessante, di Andrea Beggi, esperto informatico e da anni presenza assidua in rete. Vi troverai perle di saggezza e motivazione che, chissà, potrebbero servirti anche qualora decidessi di non andare a correre.
Se come me vai di quando in quando a corricchiare, potrebbe interessarti un programma semplice e assolutamente abbordabile per trasformare le tue corsettine in allenamento utile. Ho appena cominciato a seguirlo e sono fiducioso, anche perché ho deciso di ottimizzare i tempi, eliminando il trasferimento in auto al parco Nord e mettendomi a camminare e correre subito fuori dal portone di casa, per le vie secondarie fino a Villa Ghirlanda.
Qui scaricabili in formato pdf trovi l'articolo esplicativo e due tabelle, che mi sono state gentilmente trasmesse da Luigi Piazzi, esperto web che tra le sue passioni non trascura il fisico atletico e la fotografia.
Se come me vai di quando in quando a corricchiare, potrebbe interessarti un programma semplice e assolutamente abbordabile per trasformare le tue corsettine in allenamento utile. Ho appena cominciato a seguirlo e sono fiducioso, anche perché ho deciso di ottimizzare i tempi, eliminando il trasferimento in auto al parco Nord e mettendomi a camminare e correre subito fuori dal portone di casa, per le vie secondarie fino a Villa Ghirlanda.
Qui scaricabili in formato pdf trovi l'articolo esplicativo e due tabelle, che mi sono state gentilmente trasmesse da Luigi Piazzi, esperto web che tra le sue passioni non trascura il fisico atletico e la fotografia.
28 agosto 2014
Un po' di cibo per l'anima
Tra le cose che mi piacciono del Trentino-Alto Adige, ora posso inserire anche l'Orchestra Haydn, che ho ascoltato dal vivo nella chiesetta di una frazione di un paese sul lago di Garda, apprezzandone molto l'amalgama su brani meravigliosi di Bach e Mozart e ammirando inoltre l'apporto della talentuosa solista Anna Tifu.
Carezze spirituali degne del cielo stellato sono quelle che promanano dalla musica di sublime livello: sono grato per aver potuto e voluto riceverle.
Carezze spirituali degne del cielo stellato sono quelle che promanano dalla musica di sublime livello: sono grato per aver potuto e voluto riceverle.
26 agosto 2014
Roba da sfogliare
Il blog Letture e riletture ha una storia e dei suoi perché. È vero che negli ultimi anni l'ho trascurato un po', ma di recente almeno un paio di bei suggerimenti li ho inseriti. Buona lettura.
25 agosto 2014
09 agosto 2014
Un'eccezione
Ammetto di aver fatto eccezione.
L'antefatto è che dopo anni ero di nuovo arrivato a toccare quota ottanta. E quindi, dopo essere riandato con la mente all'ultima volta in cui ero dimagrito sostanzialmente, ho adottato per analogia mimetica qualche piccolo provvedimento. Niente di impossibile, ma come allora, da lunedì, ho eliminato dalla mia dieta giornaliera i dolci e l'alcool. Salvo a colazione, riguardo ai dolci, ma comunque con moderazione, limitandomi a un cucchiaino di miele nella bevanda, che sia tè, malva o rooibos, e a qualche biscotto o a un po' di marmellata spalmata su fette biscottate o pane.
Troppo poco drastico, dici? Beh, io tendo spesso ad autocompiacermi per i piccoli risultati e a sfruttarne l'effetto come molla per ottenere di più e di meglio. E poi, c'è da spiegare una cosa: da piccolo ero magro, magrissimo; quando mi ritrovo sovrappeso, per me la sensazione è tuttora quella di essere "temporaneamente ingrassato", perfino laddove tale temporaneità si prolunghi per degli anni (alla descrizione di questo fenomeno, il mio amico Alberto di BZ si sbellicò fragorosamente di risa telefoniche tra la perplessità dei colleghi d'ufficio).
Poi, comunque, cerco di muovermi, andando a corricchiare quando riesco, camminando dove posso (mi dicono siano necessari ottomila passi al giorno tutti i giorni, vedremo come fare per tenere il conto). Secondo me un po' di chili se ne andranno (non oso dire che abbiano già iniziato l'esodo, per scaramanzia) e poi si tratterà di far durare la forma (uh, dire "la forma" mi ricorda il tai chi, ma tanto già so che se non è saggio assaggiare tutto, tantomeno lo è saggiarsi su troppi aspetti, meglio accontentarsi di spizzicare qua e là e su e giù).
Oggi, dicevo, ho fatto eccezione. Dopo pochi giorni non si dovrebbe, non è serio, ma suvvia: non capita tutte le settimane che la figlia compia diciott'anni e così ho brindato e mangiato anch'io la torta, in mezzo a un sacco di festeggiamenti iniziati con il sublime ramen del Fukurou, inframmezzati da graditissime visite a sorpresa e conclusi (per noi, giacché la neomaggiorenne poi è uscita coi suoi amici) con le sarde alla beccafico della rosticceria Golfo di Mondello.
Anzi, in verità, prima di salutarci abbiamo vissuto un momento particolare, in bilico tra risate emozionanti ed emozioni commoventi: da "bravo affabulatore", come sono stato gioiosamente o giocosamente definito in un commento, ho rievocato insieme alla famigliola riunita la nascita di Francesca, istante per istante, da quando la vidi uscire a tutte le fasi successive del più bel miracolo terrestre.
L'antefatto è che dopo anni ero di nuovo arrivato a toccare quota ottanta. E quindi, dopo essere riandato con la mente all'ultima volta in cui ero dimagrito sostanzialmente, ho adottato per analogia mimetica qualche piccolo provvedimento. Niente di impossibile, ma come allora, da lunedì, ho eliminato dalla mia dieta giornaliera i dolci e l'alcool. Salvo a colazione, riguardo ai dolci, ma comunque con moderazione, limitandomi a un cucchiaino di miele nella bevanda, che sia tè, malva o rooibos, e a qualche biscotto o a un po' di marmellata spalmata su fette biscottate o pane.
Troppo poco drastico, dici? Beh, io tendo spesso ad autocompiacermi per i piccoli risultati e a sfruttarne l'effetto come molla per ottenere di più e di meglio. E poi, c'è da spiegare una cosa: da piccolo ero magro, magrissimo; quando mi ritrovo sovrappeso, per me la sensazione è tuttora quella di essere "temporaneamente ingrassato", perfino laddove tale temporaneità si prolunghi per degli anni (alla descrizione di questo fenomeno, il mio amico Alberto di BZ si sbellicò fragorosamente di risa telefoniche tra la perplessità dei colleghi d'ufficio).
Poi, comunque, cerco di muovermi, andando a corricchiare quando riesco, camminando dove posso (mi dicono siano necessari ottomila passi al giorno tutti i giorni, vedremo come fare per tenere il conto). Secondo me un po' di chili se ne andranno (non oso dire che abbiano già iniziato l'esodo, per scaramanzia) e poi si tratterà di far durare la forma (uh, dire "la forma" mi ricorda il tai chi, ma tanto già so che se non è saggio assaggiare tutto, tantomeno lo è saggiarsi su troppi aspetti, meglio accontentarsi di spizzicare qua e là e su e giù).
Oggi, dicevo, ho fatto eccezione. Dopo pochi giorni non si dovrebbe, non è serio, ma suvvia: non capita tutte le settimane che la figlia compia diciott'anni e così ho brindato e mangiato anch'io la torta, in mezzo a un sacco di festeggiamenti iniziati con il sublime ramen del Fukurou, inframmezzati da graditissime visite a sorpresa e conclusi (per noi, giacché la neomaggiorenne poi è uscita coi suoi amici) con le sarde alla beccafico della rosticceria Golfo di Mondello.
Anzi, in verità, prima di salutarci abbiamo vissuto un momento particolare, in bilico tra risate emozionanti ed emozioni commoventi: da "bravo affabulatore", come sono stato gioiosamente o giocosamente definito in un commento, ho rievocato insieme alla famigliola riunita la nascita di Francesca, istante per istante, da quando la vidi uscire a tutte le fasi successive del più bel miracolo terrestre.
08 agosto 2014
Traduzione dal francese
Chiara Tizian ha poetato in francese e mi è venuta voglia di tradurre in italiano i suoi versi:
Riporto anche qui l'originale:
Tra sale e cielo
Sa di saline
mentre si vede sparire il Gois,
passo passo fino al termine di un ricordo.
Oceano, sciogli i miei nodi.
Aspettami là dove m'hai cullata,
ebbra di desideri da seguire.
Riporto anche qui l'originale:
entre sel et ciel
Ça sent les marais salants
pendant qu’on voit disparaître le Gois,
pas à pas jusqu’au bout d’un souvenir.
Océan, débrouille mes noeuds.
Attends-moi là où tu m’as bercée,
ivre de désirs à suivre.
Puglie
A guardarmi nudo nello specchio, sembra che sulla coscia sinistra abbia un'autoreggente. È il residuo colorato di una lieve scottatura, l'abbronzatura parziale e non cercata di un pezzetto di corpo rimasto esposto durante la guida sabato scorso, quando risalendo le Puglie in una tarda mattinata soleggiata indossavo un pantaloncino-costume e dal finestrino aperto il sole batteva sulla mia pelle con la complicità del vento autostradale, quello che soffia sempre in direzione C-B, cofano-baule, intrufolandosi nell'abitacolo laddove si decida di non ricorrere all'artifizio dell'aria condizionata.
Dire le Puglie, al plurale, come ci insegnavano un tempo alle elementari, è molto più rispondente alle molteplici realtà di questa regione e al di là dei fatti storici è una cosa che s'intuisce già a un fugace passaggio. Le Puglie, dicevo, me le sono godute, seppur per pochi giorni, anche quest'anno, spizzicando piaceri dalle acque e dalle terre e dai loro sapori.
Come già detto altrove, tra i segni visibili e invisibili, sono questi ultimi a rimanere più a lungo impressi e così sarà per le acquatiche accoglienze dello Ionio e dell'Adriatico; per le accoglienze conviviali sui terrazzi salentini (rigrazie, Viviana); per le golosità ammannite da una cucina ricca dal mattino (prova i pasticciotti di Chéri, dove trovi anche quelli tradizionali con crema e amarena) fino a notte inoltrata (vai a Novoli al baracchino di Simona se vuoi mangiare una deliziosa e freschissima frittura di mare anche all'una di notte dopo il tango).
Una minivacanza salentina breve ma intensa, felice nell'incontro con le sabbie di Torre Rinalda, scarsamente frequentate in quei giorni e perciò ancor più godibili; nel piacere di ritrovare quelle di Pescoluse a nord di Torre Vado e in quello ancor più grande di rituffarsi presso le grotte (e di nuotarci dentro) a sud di Torre Vado; una minivacanza curiosa di girare in bici per le campagne nei dintorni di Campi Salentina e a piedi nei centri storici di Lecce e Gallipoli, qui con il bonus di un bagno alla Purità, dove ti immagini con un sospiro cosa potrebbero essere le pause pranzo lavorando in quella cittadina.
Qualche malinconia, anche, ritrovando luoghi e persone e momenti che l'anno scorso avevo condiviso coi miei figli, stavolta impegnati piacevolmente altrove, ma confido che ci rifaremo.
Soprattutto Salento dunque, ma il resto, di passaggio, è stato ugualmente gradito da me e dalla mia compagna di viaggio: la sosta pranzo con giretto a Trani dell'andata ha confermato le impressioni positive di un decennio fa riguardo al centro storico con le sue architetture di merletto (curiosamente, il nome della città è anagramma di trina). Al ritorno, il trauma da distacco è stato addolcito con una pausa gastronomica e balneare a Marina di Lesina, proprio di fronte alle isole Tremiti, che non tocco dal 1987.
Dire le Puglie, al plurale, come ci insegnavano un tempo alle elementari, è molto più rispondente alle molteplici realtà di questa regione e al di là dei fatti storici è una cosa che s'intuisce già a un fugace passaggio. Le Puglie, dicevo, me le sono godute, seppur per pochi giorni, anche quest'anno, spizzicando piaceri dalle acque e dalle terre e dai loro sapori.
Come già detto altrove, tra i segni visibili e invisibili, sono questi ultimi a rimanere più a lungo impressi e così sarà per le acquatiche accoglienze dello Ionio e dell'Adriatico; per le accoglienze conviviali sui terrazzi salentini (rigrazie, Viviana); per le golosità ammannite da una cucina ricca dal mattino (prova i pasticciotti di Chéri, dove trovi anche quelli tradizionali con crema e amarena) fino a notte inoltrata (vai a Novoli al baracchino di Simona se vuoi mangiare una deliziosa e freschissima frittura di mare anche all'una di notte dopo il tango).
Una minivacanza salentina breve ma intensa, felice nell'incontro con le sabbie di Torre Rinalda, scarsamente frequentate in quei giorni e perciò ancor più godibili; nel piacere di ritrovare quelle di Pescoluse a nord di Torre Vado e in quello ancor più grande di rituffarsi presso le grotte (e di nuotarci dentro) a sud di Torre Vado; una minivacanza curiosa di girare in bici per le campagne nei dintorni di Campi Salentina e a piedi nei centri storici di Lecce e Gallipoli, qui con il bonus di un bagno alla Purità, dove ti immagini con un sospiro cosa potrebbero essere le pause pranzo lavorando in quella cittadina.
Qualche malinconia, anche, ritrovando luoghi e persone e momenti che l'anno scorso avevo condiviso coi miei figli, stavolta impegnati piacevolmente altrove, ma confido che ci rifaremo.
Soprattutto Salento dunque, ma il resto, di passaggio, è stato ugualmente gradito da me e dalla mia compagna di viaggio: la sosta pranzo con giretto a Trani dell'andata ha confermato le impressioni positive di un decennio fa riguardo al centro storico con le sue architetture di merletto (curiosamente, il nome della città è anagramma di trina). Al ritorno, il trauma da distacco è stato addolcito con una pausa gastronomica e balneare a Marina di Lesina, proprio di fronte alle isole Tremiti, che non tocco dal 1987.
31 luglio 2014
Lu sule, lu mare, lu tangu
Al tango dico grazie perché mentre si balla spariscono per amore o per forza tutti gli eventuali pensieri molesti. Spariscono perché ti stai impegnando a commettere meno errori possibili cercando attraverso la musica e il contatto la concentrazione giusta o magari perché ti stai semplicemente godendo la tanda e la connessione nei passi di questo ballo che o si fa insieme o non esiste.
Dico grazie al tango anche perché rappresenta un'ampia piattaforma sulla quale salire per intavolare nuove conoscenze o per scoprire nuovi aspetti in quelle antiche. Non che sia tutto rose e fiori, ma a chi si lamenta chiedo: per caso il resto della vita lo è? Se si impara a gustare gli aspetti positivi e a lasciar scorrere via le molestie, si otterrà un distillato di piacevolezze di rara densità.
Grazie al tango lo dico inoltre perché anche grazie alle nuove amicizie intrecciate mi sto godendo questa minivacanza in Salento, dove, tra l'altro, ieri sera ho ballato tango.
Ora però vado un po' al mare, ciao.
Dico grazie al tango anche perché rappresenta un'ampia piattaforma sulla quale salire per intavolare nuove conoscenze o per scoprire nuovi aspetti in quelle antiche. Non che sia tutto rose e fiori, ma a chi si lamenta chiedo: per caso il resto della vita lo è? Se si impara a gustare gli aspetti positivi e a lasciar scorrere via le molestie, si otterrà un distillato di piacevolezze di rara densità.
Grazie al tango lo dico inoltre perché anche grazie alle nuove amicizie intrecciate mi sto godendo questa minivacanza in Salento, dove, tra l'altro, ieri sera ho ballato tango.
Ora però vado un po' al mare, ciao.
29 luglio 2014
Di passaggio
In caso di pioggia, i girasoli volgono il capo dall'altra parte e colà lo tengono, per un po', anche quando rispunta il sole. Chissà se fanno così perché non si fidano o perché si son stufati, fatto sta che ti ritrovi a rimirare distese di apparente rassegnazione o indifferenza in quegli stessi campi che furono capaci di ammaliarti sguardo e sorrisi. I sorrisi li dispensi comunque, catturando gli ultimi raggi di un sole quasi già prono alla curvatura terrestre e pronto a rapirsi oltre la collina.
Anche in caso di pioggia, se non fai come i girasoli, puoi trovare il momento giusto per cogliere una bella radiosità e, una volta al mare, per almeno un tuffo e qualche bracciata, in attesa di altro mare, di altro meteo e altre accoglienti terre.
Anche in caso di pioggia, se non fai come i girasoli, puoi trovare il momento giusto per cogliere una bella radiosità e, una volta al mare, per almeno un tuffo e qualche bracciata, in attesa di altro mare, di altro meteo e altre accoglienti terre.
25 luglio 2014
Canto per me
Ci sono. Sì, un po' assonnato, ma ci sono. Niente rischi, piuttosto dormo un po' nel parcheggio d'un autogrill, il tempo di ritemprarmi, come una ricarica d'emergenza: qualche minuto di sonno, una crema caffè e via di nuovo. Ci sono, ci sarò, sappimi aspettare quanto basta. Il bagaglio è incompleto già in partenza, ma intanto io ci sono ed esserci è quel che conta, contaci. La musica m'accompagna e scandisce le distanze abbracciandone gli spazi, commensurandoli alla campitura del movimento possibile. Ci sono, batto le mani sul volante e canto per me, sui rettilinei con gli Smiths, con Paolo Conte sui tornanti, musica e anima, musica è anima. Ci sono. Viaggiare mi rianima, anche stando fermo. Ci sono e di nuovo mi muoverò.
24 luglio 2014
Segni visibili e segni invisibili
Ci sono segni visibili e segni invisibili e sono questi ultimi a rimanere impressi più a lungo. Me lo disse un giorno una fanciulla che una sera s'era ferita il ginocchio sfregandolo ripetutamente, senza avvedersene, su un filo d'erba secco e dritto. La cicatrice sulla pelle, tenne a sottolineare, sarebbe scomparsa molto prima di quel che le era rimasto dentro come sensazioni, tra scambi d'energia di occhi e mani, di respiri e fludi, di terra calda e cielo illuminato da un generoso firmamento. Sono cose belle.
Così sarà anche per il segno visibile che a una settimana dall'escursione al Piz Boè reco sulla superficie corporea. Il fatto è che il giorno del mio compleanno, dopo l'arrivo in cima e la sosta alla Capanna Fassa, siamo scesi dall'altro versante e per divertimento abbiamo percorso un tratto scivolando sulla neve, usando come slittini i k-way stesi sotto il sedere. È stato bellissimo fino all'euforia, tanto che dell'ematoma sulla chiappa mi sono accorto solo un paio di giorni più tardi. Lì al momento, arrivati in fondo, si percepivano solo le risate per la neve che ci era penetrata fin sotto gli indumenti e che però non ci ha infastiditi più di tanto mentre a un tavolo all'aperto del rifugio Boè giocavamo a briscola in cinque (ossia briscola chiamata, altresì detta "ul dü", il due, in Brianza), sorseggiando chi un té, chi una Weissbier. Da lassù, prima e dopo e per tutto il giorno, c'era intorno tanto tanto mondo e dentro tanta sfavillante meraviglia, che rimarrà come cosa bella.
Così sarà anche per il segno visibile che a una settimana dall'escursione al Piz Boè reco sulla superficie corporea. Il fatto è che il giorno del mio compleanno, dopo l'arrivo in cima e la sosta alla Capanna Fassa, siamo scesi dall'altro versante e per divertimento abbiamo percorso un tratto scivolando sulla neve, usando come slittini i k-way stesi sotto il sedere. È stato bellissimo fino all'euforia, tanto che dell'ematoma sulla chiappa mi sono accorto solo un paio di giorni più tardi. Lì al momento, arrivati in fondo, si percepivano solo le risate per la neve che ci era penetrata fin sotto gli indumenti e che però non ci ha infastiditi più di tanto mentre a un tavolo all'aperto del rifugio Boè giocavamo a briscola in cinque (ossia briscola chiamata, altresì detta "ul dü", il due, in Brianza), sorseggiando chi un té, chi una Weissbier. Da lassù, prima e dopo e per tutto il giorno, c'era intorno tanto tanto mondo e dentro tanta sfavillante meraviglia, che rimarrà come cosa bella.
21 luglio 2014
Pericolo di lettura
Ci sono libri che per essere apprezzati davvero vanno assaporati al momento giusto, dicevo, e ne sono tuttora convinto.
Di più: solitamente oso dire che scelgo di leggere quando è il libro a "chiamarmi", quando in qualche modo si stabilisce una casuale misteriosa connessione con quel che avrà da dirmi.
Sembra già un discorso un po' bislacco, ma un dì aggiunsi che mentre lo leggi, un libro che ti piace è come se dicesse: "Mi piace essere letto da te". Guardai l'interlocutrice in cerca di uno sguardo scettico e invece mi rispose: "Io ci spero sempre, che il libro senta quanto mi sta piacendo".
Vedi, fai attenzione: la lettura è bella, bella bella, ma assai pericolosa.
Di più: solitamente oso dire che scelgo di leggere quando è il libro a "chiamarmi", quando in qualche modo si stabilisce una casuale misteriosa connessione con quel che avrà da dirmi.
Sembra già un discorso un po' bislacco, ma un dì aggiunsi che mentre lo leggi, un libro che ti piace è come se dicesse: "Mi piace essere letto da te". Guardai l'interlocutrice in cerca di uno sguardo scettico e invece mi rispose: "Io ci spero sempre, che il libro senta quanto mi sta piacendo".
Vedi, fai attenzione: la lettura è bella, bella bella, ma assai pericolosa.
20 luglio 2014
Raccontare
Ci sono almeno due modi di farlo: raccontare per filo e per segno, a mo' di aggiornamento e/o resoconto, è uno. L'altro, di norma riservato agli amici veri e praticabile esclusivamente in caso di facile intesa, è in verità un non raccontare, se non per via indiretta, parlando normalmente nel qui e ora, come se non ci si fosse mai distanziati nel tempo e nello spazio. È quel che succede quando ci si ritrova e sembra che il clic scatti automatico: quando basta un'espressione del volto o dello sguardo per capirsi al volo, quando anche solo un gesto fa sì che l'essenziale si percepisca reciprocamente, al di là del dire (o del non dire, che non è un vero e proprio tacere). Un gesto e forse, o soprattutto, il modo di compierlo: magari una banalità, come il modo di accartocciare un tovagliolino. Sono i rari casi in cui l'interlocuzione diventa lettura illuminante di un essere in divenire, in cui la conoscenza di sé s'arricchisce di nuove sfumature grazie all'altrui affettuosa decodificazione. In tutto ciò, il racconto sgorga anche verbalmente, trovando un nuovo ordine e nuovi sensi dal disordine narrativo, con le sue intermittenze e il ritmo spezzato da deviazioni ora esilaranti ora inaspettatamente profonde, da scambi e interludi che si fanno moneta sonante d'euforica umanità.
19 luglio 2014
Cinquantuno e un giorno
Sono stato in montagna, sulle montagne più belle del bellissimo e lassù ieri ne ho compiuti 51. Col tempo racconterò qualcosa, intanto grazie mille alla buona stella e agli affetti vicini e lontani, toccasana di un vivere che non si stufa e non mi stufa mai.
04 luglio 2014
Pa-pa-ra-pa-paà pa-ra-paà pa-ra-paaà
Ieri sera allo Spazio A si ballava in sala grande. A un certo punto, durante una cortina mi sono avvicinato alla musicalizadora (così si chiama una DJ di tango) e descrivendoglielo alla bell'e meglio le ho chiesto di individuare il titolo di un particolare brano che inizia con uno squillo di tromba di stampo quasi militaresco. Così, grazie alla "Burgoita", una volta arrivato a casa ho finalmente potuto selezionare questa divertente milonga e stamane l'ho ascoltata perché mi aiutasse a svegliarmi di più: La milonga de los fortines (mentre si affacciavano alla mente ricordi in bianco e nero, tipo il sergente Garcia di Zorro e, più vagamente, come in un sogno lontano, I forti di Forte Coraggio).
Quand’è l’ultima volta che hai fatto una cosa per la prima volta?
Dovevo arrivare a cinquant'anni suonati per provare sulla pelle l'efficacia del trilama. Eppure me l'aveva detto Gilgamesh, qualche vacanza fa, che la rasatura diventava più agevole e veloce. In verità, mi infastidiva l'idea di rincorrere i produttori di lamette e le loro moltiplicazioni (oggi siamo fermi al quadrilama o c'è di più?), disonesti com'erano stati nello smettere di commercializzare i ricambi gillette contour, che mi servivano per il leggerissimo e comodo rasoio in sughero Koh-i-noor regalatomi dal mio amico Cesare chissà quanti lustri fa (Cece è uno che ti consegna il regalo di natale al ferragosto successivo e quello di compleanno quando capita, però intanto ha il pensiero e pure il gesto). Comunque, per via dell'ennesimo pregiudizio, avevo rimandato sine die l'evoluzione tecnica, finché per caso mi son ritrovato a sfruttare un'offerta del Gigante, portandomi a casa una piccola scorta di questi usa e getta di categoria superiore. Ora ho una scusa in meno per non radermi come si deve, e una cosa in più da aggiungere alle più recenti in risposta all'interrogativo espresso sopra.
Nota: la domanda del titolo m'era scaturita scrivendo le Dieci cose.
Nota: la domanda del titolo m'era scaturita scrivendo le Dieci cose.
01 luglio 2014
Patti, non parole
Un bel giochetto e un modo per farsi reciprocamente del bene a distanza fu espresso in un sms così articolato: Facciamo che se tu vai a correre io sto 24 ore senza fumare e che se io sto senza fumare tu vai a correre?
I markettari la chiamerebbero una situazione win-win e nella sostanza concordo sorridendo molto.
A correre (o corricchiare, secondo i punti di vista) ci sono andato domenica accompagnato da mio figlio in skateboard. Abbiamo scampato la pioggia ed è stato bello. Ora dovrei tornarci, ma in questo momento ho ancora da lavorare e poi per stasera mi servono le gambe leggere, ché se non piove si ballerà, qui.
I markettari la chiamerebbero una situazione win-win e nella sostanza concordo sorridendo molto.
A correre (o corricchiare, secondo i punti di vista) ci sono andato domenica accompagnato da mio figlio in skateboard. Abbiamo scampato la pioggia ed è stato bello. Ora dovrei tornarci, ma in questo momento ho ancora da lavorare e poi per stasera mi servono le gambe leggere, ché se non piove si ballerà, qui.
30 giugno 2014
Prossima incoronazione
Arriva il giorno in cui ti lasci trapanare un osso. Per me arrivò tempo fa, in seguito alla rottura di un premolare. Sarà capitato tre o quattro mesi or sono, non so nemmeno dirlo con esattezza, sebbene al momento mi avessero impressionato l'idea e il fatto di ritrovarmi un perno metallico infilato stabilmente in una gengiva. Mi torna in mente ora perché domattina presto sarò dal dentista per il controllo e per fissare gli appuntamenti durante i quali nella mia bocca ristabiliranno la sovranità, dato che vi sarà imperniata una nuova corona. Nel frattempo, comunque, non avevo mai smesso di mangiare di tutto e questo forse si vede.
29 giugno 2014
Dolce risveglio
Soccombo sempre alla pigrizia riguardo agli aggeggi tecnologici e sto continuando a usare un vecchio Nokia che avevo ripristinato temporaneamente in seguito alla rottura dell'ennesimo cellulare più moderno. In effetti, come telefonino fa esattamente quel che deve, dunque perché sbattersi o spendere? Vero, però stasera sono contento di poter contare sullo smartphone di Lorenzo per la sveglia di domattina, così gli occhi si apriranno subito dopo che le orecchie saranno state deliziate dalla canzone che abbiamo selezionato insieme: Cupid di Sam Cooke (in questo caso, nella versione di Amy Winehouse).
P.S.: la doppia sveglia è importante perché lo accompagnerò ancora una volta alla partenza per la sua amata colonia di Vacciago, presso il lago d'Orta.
P.S.: la doppia sveglia è importante perché lo accompagnerò ancora una volta alla partenza per la sua amata colonia di Vacciago, presso il lago d'Orta.
Eppure eppure
Dico a mia madre: "Respira!" Poi basta una ventola che arranca a mettermi l'ansia. Mi autospedisco i file del lavoro in sospeso, ma penso a quanto tempo sia passato dall'ultimo backup. La copia di riserva serve, il fatto è che non c'è mai il tempo di. Eppure sono io a dire sempre che il tempo bisogna semplicemente prenderselo. È così, e così di tutto e di più, erba voglio compresa, si potrà desiderare. Un prezzo da pagare c'è: tipicamente, quello di dover scegliere. Con il timore del rammarico di non averlo fatto per il meglio, un'altra forma d'ansia che schiaccia come un maglio. Eppure sono io a dire: "Respira!" Poi basta, basta un arrancare fatto di parole scritte e un clic arancione ad alleviar le note d'un'altra notte senza tango.
28 giugno 2014
Per fare tutto ci vuole un amo
Quando piove con il sole, di mestiere faccio il pescatore d'arcobaleni. Se abboccano, appena posso m'affretto a comunicarlo a chi può condividerne il piacere e la vista, nei paraggi di quello spicchio di mondo.
Non sempre mi riesce una pesca fruttuosa (ahahhahah), specialmente se nel contempo mi trovo vincolato alle responsabilità di conducente. L'impossibilità di torcere il busto fino a volgere il capo e lo sguardo di centottanta gradi rappresenta un impedimento sostanziale alla voluttà di spazzare l'orizzonte intero. L'eventuale arcobaleno, si sa, s'acquatta dal lato opposto al sole, dunque se stai procedendo verso ovest quasi all'ora del tramonto, tutto ciò che puoi fare è immaginare che ci sia, dietro di te, ad abbracciarti le spalle di colori, ma senza la conferma del guardo.
Rinunciare al periglioso voltafaccia, peraltro, non è detto debba diventar frustrante: oggi sull'asfalto il provvisorio lago si punteggiava di balletti d'acqua sorridenti ai raggi, soprattutto dopo che la tempesta e i rari chicchi ghiacciati avevan fatto luogo a impetuosi goccioloni e poi a gocce di bonaccia, che pur incalzando ancora a ritmo sincopato, preludevano al solleticante e delicato spiovere. L'occhio s'è come tuffato in quella musica visiva, quasi dimentico d'altri spettacoli. Un soave torpore, il tempo d'un lieve gioire, la sobrietà carezzevole di una vaghezza da incanto, momentaneo come quasi tutto ciò che è semplicemente bello.
Non sempre mi riesce una pesca fruttuosa (ahahhahah), specialmente se nel contempo mi trovo vincolato alle responsabilità di conducente. L'impossibilità di torcere il busto fino a volgere il capo e lo sguardo di centottanta gradi rappresenta un impedimento sostanziale alla voluttà di spazzare l'orizzonte intero. L'eventuale arcobaleno, si sa, s'acquatta dal lato opposto al sole, dunque se stai procedendo verso ovest quasi all'ora del tramonto, tutto ciò che puoi fare è immaginare che ci sia, dietro di te, ad abbracciarti le spalle di colori, ma senza la conferma del guardo.
Rinunciare al periglioso voltafaccia, peraltro, non è detto debba diventar frustrante: oggi sull'asfalto il provvisorio lago si punteggiava di balletti d'acqua sorridenti ai raggi, soprattutto dopo che la tempesta e i rari chicchi ghiacciati avevan fatto luogo a impetuosi goccioloni e poi a gocce di bonaccia, che pur incalzando ancora a ritmo sincopato, preludevano al solleticante e delicato spiovere. L'occhio s'è come tuffato in quella musica visiva, quasi dimentico d'altri spettacoli. Un soave torpore, il tempo d'un lieve gioire, la sobrietà carezzevole di una vaghezza da incanto, momentaneo come quasi tutto ciò che è semplicemente bello.
25 giugno 2014
Purple haze
Ti sarà capitato di soffermarti sul purpureo pensiero d'un futuro monco di ciò che ora dai per scontato. Una serie di gesti, incontri consueti, abituali dialoghi, perfino quelli mal sopportati, ti mancheranno una volta che, tra mill'anni, verranno meno.
Tale sensazione pare attigua alla nostalgia del futuro, ma ne costituisce il contraltare, il retro dello specchio: infatti, pur essendo anch'essa una mancanza, è tutt'altro che un auspicio; inoltre, laddove la nostalgia cerca l'avvicinamento all'impossibile, questa sorta di anticipazione dolorosa tenta di rifuggire l'inesorabile.
Unico antidoto sembrerebbe l'adozione di una diversa concezione del tempo, circolare o ciclico anziché lineare, ma non ritengo sia onestamente praticabile senza una rivoluzione mentale o spirituale un po' troppo scomoda per chi vive semplicemente in questo mondo.
Tale sensazione pare attigua alla nostalgia del futuro, ma ne costituisce il contraltare, il retro dello specchio: infatti, pur essendo anch'essa una mancanza, è tutt'altro che un auspicio; inoltre, laddove la nostalgia cerca l'avvicinamento all'impossibile, questa sorta di anticipazione dolorosa tenta di rifuggire l'inesorabile.
Unico antidoto sembrerebbe l'adozione di una diversa concezione del tempo, circolare o ciclico anziché lineare, ma non ritengo sia onestamente praticabile senza una rivoluzione mentale o spirituale un po' troppo scomoda per chi vive semplicemente in questo mondo.
20 giugno 2014
Qui sul balcone
Uh, che bel fiorellino, che bel fiore, guarda, ne sono sbocciati altri due, e pure quell'altro, che belli, che be...
Zac! Zac! Zac! Zac!
Poi li ho impastellati e me li sono fritti.
La zucca non ha protestato.
Nemmeno il giorno dopo e nemmeno oggi.
Piano piano sto imparando.
Zac! Zac! Zac! Zac!
Poi li ho impastellati e me li sono fritti.
La zucca non ha protestato.
Nemmeno il giorno dopo e nemmeno oggi.
Piano piano sto imparando.
19 giugno 2014
Dimmi dove e quando
Mi riferirono che alla domanda: "Che cosa ti manca di più?", la compagna di Massimo Troisi, intervistata dopo la di lui morte, rispose: "La sua malinconia."
Come risposta può sembrare strana, ma una dose di malinconia qualitativamente elevata e miscelata a un'ironica sensibilità serve. Serve a diluire nel comico il senso tragico, serve ad attraversare la tragedia contando su nuovi respiri e a trovare l'equilibrio sull'impermanenza.
Malinconia in dose omeopatica per chi malinconico lo è di suo a intermittenza, in forma sinusoidale o da montagne russe, malinconia da assumere in dose più massiccia affinché trovi sfogo il magone inspiegabile o possa liquefarsi e fuoriuscire il piombo d'un vago dolore remoto e mai rimosso.
C'è anche un'altra verità: quello del malinconico è uno sguardo che sul mondo si posa con ali di farfalla sublime, bella e consapevole dell'effimero, un po' come quell'intraducibile espressione giapponese.
--
Due bonus:
1. 30 parole intraducibili di altre lingue illustrate da Anjana Iyer
2. la canzone Quando, di Pino Daniele (dalla colonna sonora del film di Massimo Troisi Pensavo fosse amore, invece era un calesse)
Come risposta può sembrare strana, ma una dose di malinconia qualitativamente elevata e miscelata a un'ironica sensibilità serve. Serve a diluire nel comico il senso tragico, serve ad attraversare la tragedia contando su nuovi respiri e a trovare l'equilibrio sull'impermanenza.
Malinconia in dose omeopatica per chi malinconico lo è di suo a intermittenza, in forma sinusoidale o da montagne russe, malinconia da assumere in dose più massiccia affinché trovi sfogo il magone inspiegabile o possa liquefarsi e fuoriuscire il piombo d'un vago dolore remoto e mai rimosso.
C'è anche un'altra verità: quello del malinconico è uno sguardo che sul mondo si posa con ali di farfalla sublime, bella e consapevole dell'effimero, un po' come quell'intraducibile espressione giapponese.
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Due bonus:
1. 30 parole intraducibili di altre lingue illustrate da Anjana Iyer
2. la canzone Quando, di Pino Daniele (dalla colonna sonora del film di Massimo Troisi Pensavo fosse amore, invece era un calesse)
09 giugno 2014
Anche senza scavare
Ci sono tunnel per modo di dire e tunnel veri e propri. I primi sono quelli di cui già all'imboccatura vedi l'uscita, gli altri sono quelli di un'oscurità profonda quanto l'ignoto.
Eppure, può darsi il caso in cui i più ardui da attraversare non siano affatto questi ultimi. Se non ci credi, prendi come primo esempio un breve sottopasso maleodorante e mal frequentato, dove l'urina puzza come la paura di quel che ti potrebbe succedere se a metà strada ti prendessero in mezzo bloccandoti la via di scampo e la felicità. Come secondo esempio, invece, prendi un passaggio da una grotta acquatica all'altra, in cui il timore dell'attimo di buio sarà ben presto sostituito dalla meraviglia dei colori, dalla soddisfazione di avercela fatta e dalla bellezza di essere lì.
Se tutto ciò sia metafora di qualcosa d'altro, non so. Oltretutto, non ho nemmeno considerato il caso dei tunnel abitativi, tipo le tane dei conigli.
Eppure, può darsi il caso in cui i più ardui da attraversare non siano affatto questi ultimi. Se non ci credi, prendi come primo esempio un breve sottopasso maleodorante e mal frequentato, dove l'urina puzza come la paura di quel che ti potrebbe succedere se a metà strada ti prendessero in mezzo bloccandoti la via di scampo e la felicità. Come secondo esempio, invece, prendi un passaggio da una grotta acquatica all'altra, in cui il timore dell'attimo di buio sarà ben presto sostituito dalla meraviglia dei colori, dalla soddisfazione di avercela fatta e dalla bellezza di essere lì.
Se tutto ciò sia metafora di qualcosa d'altro, non so. Oltretutto, non ho nemmeno considerato il caso dei tunnel abitativi, tipo le tane dei conigli.
03 giugno 2014
Mmhbacio
Respirare a ritmo di vita, ricordarsi di. Ballare le fatiche, cantare gli annuvolamenti, sudar fuori i crucci. Muscoli e nervi risvegliare, sotto le dimenticate coltri d'adipe superfluo. Seguire lezioni di volo per farsi spuntare le ali, spuntare come nascere, però, non già tarpare. E in tutto questo e fra un vagito e l'altro, al pensiero d'un fugace quanto bello scalpitare, mandare col pensiero un bacio. Col pensiero e con le labbra e con loro il loro desiderio, d'intenzione tutta intera, così: mmh... Mmhbacio.
01 giugno 2014
Sperando che una tiri l'altra
Stamane ho preso la giornata al balzo e dopo una piccola colazione a base di ciliegie me ne sono andato al parco Nord a corricchiare. Dopo oltre un anno di assenza, è stato come smuovere un carro arrugginito e in effetti ci ho messo un sacco a rompere il fiato, non riuscendo nemmeno a concludere tutto di corsa il mio "solito" percorso che disegna una sorta di otto tra i sentieri e le stradine del parco. La sudata però me la sono fatta e l'importante era ricominciare.
31 maggio 2014
Naturalmente
In un certo qual modo mi rasserena sapere che il gelato, anche in una serata spruzzata da pioggia e freschetto, rimane la seconda cosa di cui son più goloso al mondo.
Balcania in quel di Sesto
Stasera al Carroponte, due garanzie: I figli di madre ignota sono per me vecchie conoscenze, mentre i Nema problema li avevo applauditi proprio lì un paio d'anni fa. Non so ancora se i miei figli saranno della partita, rispettivamente causa stanchezza accumulata e altri programmi, ma io una puntata la faccio. Tra poco.
L'AD dell'RC è JB
Tra i luoghi ricorrenti ve ne sono molti immateriali. Ad esempio, quelli legati alla musica: or ora ho rinnovato online l'assicurazione RC dell'auto e rivedendo la firma dell'amministratore delegato della compagnia assicurativa non ho potuto né voluto fare a meno di riandare con la mente e con le orecchie a una canzone cantata dall'artista suo omonimo. James Brown: straordinario nel cantare, altrettanto nel muoversi e danzare.
Un lampo dopo i tuoni
Tremila le cose da fare, fitti gli impegni, densi gli affetti, ma il tango s'insinua con feste, eventi e scritti, muovendo i suoi passi tra pensieri opere intenzioni e trova spazio ovunque, come l'acqua quand'è benefica, come l'acqua quand'è discreta, quando educata si asciuga lasciando opportunamente la pista libera e ballabile anche dopo le intemperie. Dopo i tuoni, un lampo: quello d'un'idea e via, un salto oltre il cancello del parco per godermi tre tande (grazie a Elena "seguidora"), senza nemmeno prendermi il tempo di cambiare le scarpe. Ancora una volta, alla Milonga Popular.
29 maggio 2014
Eppur svapora
Non è vero che non ci sono più le mezze stagioni. Te ne accorgi, per esempio, ogni volta che, tolto il piumone, rinfresca. Ogni volta che ti tocca spogliarti o rivestirti degli strati che t'ammantavano a causa delle indecisioni termovestimentarie prolungatesi fino a un attimo prima di uscir di casa. Ogni volta che per la strada non sai se scegliere di camminare dal lato assolato o da quello ombreggiato. Sulla mezza stagione però non puoi dormirci, non puoi perché se no in un attimo svapora.
23 maggio 2014
Desde el alma
Chissà se stasera Lulamiao ce la mette su.
Dall'anima vorrebbe risplendere il sole che oggi ci ha graziato, asciugando le lacrime del cielo e promettendo una bella e serena serata di Milonga popular.
Dall'anima vorrebbe risplendere il sole che oggi ci ha graziato, asciugando le lacrime del cielo e promettendo una bella e serena serata di Milonga popular.
(Attutito)
Metti la freccia, guardi nello specchietto, guardi nell'altro specchietto, controlli e ricontrolli, cambi corsia. Un flash, quasi una percezione, quella di una botta sorda dall'angolo cieco. Invece un angolo cieco non c'era, e allora. E allora si trattava di un veicolo invisibile, di quelli che non lasciano traccia sulla carrozzeria: rimane solo la botta, anzi, la percezione della. Botta interiore, con strascichi in un certo qual modo simili alla malinconia. Eppure se ne discostano: la loro germinazione non attinge alle stesse sorgenti tue intime. La cappa che fa annaspare è estranea, non dipende da te, forse ne è dipesa, di peso ti è ogni azione e inazione corrente e passata. È una cappa da botta attutita, una botta da lungo veicolo invisibile e inatteso. Non resta che recuperare la giusta corsia e ripristinare l'andatura ottimale, tra un azzurro che lo è ancora troppo poco e delle nuvole solo provvisoriamente chete. Automassaggiati l'aura e occhio agli specchietti, ma anche alla strada, lì davanti a te.
20 maggio 2014
17 maggio 2014
Il ballo di Baloo
Quando l'animo si muove leggero e gioioso, anche il corpo è bello da vedere, specialmente se l'occhio che guarda sorride affetto. In questo speciale caso, lo speciale sguardo si mette a leggere tra gli spazi colmati e svuotati, tra i respiri evocati e i sospiri disiati, ridelineando un essere in divenire ben oltre l'evidenza immediata.
L'animo, dal canto suo, si fa sentire. "Si fa sentire" in entrambi i sensi: quello di riuscire a farsi ascoltare e quello di diventare percezione pura e totale. In entrambi i casi, se davvero lo fa, lo fa in modo naturale e inavvertito, con l'inconsapevolezza dell'innocenza ritrovata per un istante, quello del movimento e del suo godimento. Perché il ballo è come un intenso vivere: quando sei in ballo sei in ballo, e in fondo è quello il bello.
L'animo, dal canto suo, si fa sentire. "Si fa sentire" in entrambi i sensi: quello di riuscire a farsi ascoltare e quello di diventare percezione pura e totale. In entrambi i casi, se davvero lo fa, lo fa in modo naturale e inavvertito, con l'inconsapevolezza dell'innocenza ritrovata per un istante, quello del movimento e del suo godimento. Perché il ballo è come un intenso vivere: quando sei in ballo sei in ballo, e in fondo è quello il bello.
07 maggio 2014
La forza del fiume
Sarà stato il primo maggio, sì, era proprio il primo maggio quando, prima di dedicarci al ripasso di letteratura inglese, con la Cajuina ci siamo sparati una discussione etimologica (risolta con una piccola ricerca sui significati e gli spropositi del termine "ariano"), virata poi su un piano più ampio e ancor più vago che andava a toccare, tra l'altro, la traduzione della Bibbia e le annotazioni, a tale riguardo, di Erri De Luca.
A proposito di elohim e di pluralità divina, per esemplificare il significato di "forze esterne", la Caju ha pronunciato una frase che lì per lì mi ha colpito e la cui semplicità voglio riportare qui:
A proposito di elohim e di pluralità divina, per esemplificare il significato di "forze esterne", la Caju ha pronunciato una frase che lì per lì mi ha colpito e la cui semplicità voglio riportare qui:
Se l'uomo non c'è, il fiume scorre lo stesso.
30 aprile 2014
Una frase da dire e da dirsi
Al liceo nella mia sezione la lingua straniera era il francese, ma quando capii di volermi orientare verso lo studio delle lingue, sebbene in terza media avessi optato per lo scientifico, decisi di iscrivermi a un corso di inglese. Lo seguii a Seregno presso l'International House, la cui scelta didattica era quella di utilizzare esclusivamente la lingua straniera, anche per insegnare ai principianti assoluti.
Il mio primo insegnante, David Jelley, fu bravissimo e simpatico e a fine corso ci scambiammo i contatti. Ricordo che era originario di Northampton, ma quell'anno risiedeva a Bristol (insieme a tre ragazze) e fu lì che lo andai a trovare partendo da Hastings, dove nell'estate dei miei diciott'anni seguivo gli utili e divertenti corsi dell'IH.
Era un sabato mattina quando mi accorsi di essermi svegliato troppo tardi per prendere il bus e ancora mezzo assonnato mi misi a fare autostop, dal lato sbagliato della strada. Dovevo tentare di arrivare in tempo alla stazione delle corriere per riuscire poi a raggiungere la Victoria Coach Station di Londra, da dove avrei preso il pullman per Bristol. La prima auto comunque si fermò, accostando sul lato opposto, e più che mai confuso salii a bordo spiegando alla bell'e meglio e ansiosamente la mia necessità. Quel signore gentile mi disse che mi avrebbe portato lì e poi aggiunse una frase che non capii. Chiesi spiegazioni e mi disse che sarei arrivato in tempo, scandendo lentamente: "You will be there in time."
L'espressione di cui non avevo inteso il significato era una frase semplice, una frase che si dovrebbe e ci si dovrebbe dire spesso, come potente incoraggiamento: You'll make it. Ce la farai.
Fu proprio così: arrivai a Londra addirittura con un certo anticipo, che mi permise di rifocillare corpo e spirito, con un panino e una bibita e poi, a sorpresa, con un bacio inatteso prima di salire in corriera alla volta di Bristol e di un'escursione sulle creste del Brecon Beacons, in una giornata inondata di sole e innaffiata di sidro.
Il mio primo insegnante, David Jelley, fu bravissimo e simpatico e a fine corso ci scambiammo i contatti. Ricordo che era originario di Northampton, ma quell'anno risiedeva a Bristol (insieme a tre ragazze) e fu lì che lo andai a trovare partendo da Hastings, dove nell'estate dei miei diciott'anni seguivo gli utili e divertenti corsi dell'IH.
Era un sabato mattina quando mi accorsi di essermi svegliato troppo tardi per prendere il bus e ancora mezzo assonnato mi misi a fare autostop, dal lato sbagliato della strada. Dovevo tentare di arrivare in tempo alla stazione delle corriere per riuscire poi a raggiungere la Victoria Coach Station di Londra, da dove avrei preso il pullman per Bristol. La prima auto comunque si fermò, accostando sul lato opposto, e più che mai confuso salii a bordo spiegando alla bell'e meglio e ansiosamente la mia necessità. Quel signore gentile mi disse che mi avrebbe portato lì e poi aggiunse una frase che non capii. Chiesi spiegazioni e mi disse che sarei arrivato in tempo, scandendo lentamente: "You will be there in time."
L'espressione di cui non avevo inteso il significato era una frase semplice, una frase che si dovrebbe e ci si dovrebbe dire spesso, come potente incoraggiamento: You'll make it. Ce la farai.
Fu proprio così: arrivai a Londra addirittura con un certo anticipo, che mi permise di rifocillare corpo e spirito, con un panino e una bibita e poi, a sorpresa, con un bacio inatteso prima di salire in corriera alla volta di Bristol e di un'escursione sulle creste del Brecon Beacons, in una giornata inondata di sole e innaffiata di sidro.
Intercalari
La bestemmia non ti si addice, gli dice, ed è una critica garbata, indugiante sul limitare tra stima e delusione, con il tono che esita sul crinale per poi seguire il declivio dell'affetto. Hai ragione, le risponde, e ne è convinto, e ricorda i tempi in cui riusciva a padroneggiare meglio il proprio linguaggio, quando il lignaggio dell'anima prevaleva sulla piatta focosità degli intercalari inopportunamente volgari.
C'era quel film con Jack Nicholson, quello del tizio ossessivo e più che ruvido, capace di rovinare tutto dicendo sempre la cosa sbagliata nel modo peggiore; capace però anche di rivolgere il miglior complimento possibile: Mi fai venire voglia di essere una persona migliore.
Ci pensa, sorride e se ne convince: ogni volta che questa sorta di meccanismo evolutivo si mette in moto grazie a un'interazione, c'è di mezzo della vicinanza affettiva; c'è del bene, reciproco, e la voglia di trasmetterlo. Sono le forme a cambiare, non la sostanza più sottile.
C'era quel film con Jack Nicholson, quello del tizio ossessivo e più che ruvido, capace di rovinare tutto dicendo sempre la cosa sbagliata nel modo peggiore; capace però anche di rivolgere il miglior complimento possibile: Mi fai venire voglia di essere una persona migliore.
Ci pensa, sorride e se ne convince: ogni volta che questa sorta di meccanismo evolutivo si mette in moto grazie a un'interazione, c'è di mezzo della vicinanza affettiva; c'è del bene, reciproco, e la voglia di trasmetterlo. Sono le forme a cambiare, non la sostanza più sottile.
Sollievo
Un sospiro, anzi uno sbuffo, di sollievo, tra l'emozione e la contentezza m'è uscito poc'anzi. Tentavo di avere notizie cliniche di un caro amico sottoposto a delicato e difficile intervento, quando ho ricevuto una telefonata direttamente dal suo cellulare. Così, ridendo di contentezza, ho saputo da Gilgamesh in persona che dopo dodici ore di operazione chirurgica più dodici di terapia intensiva si trova di nuovo in piedi, con la serenità di sempre. Buona guarigione, goppai!
Memoria e oblio
Alternare i ricordi e un po' di smemoratezza aiuta ad alleggerirsi, perché se è vero come è vero che la memoria passata e personale accresce la nostra ricchezza interiore, talvolta questa si fa bagaglio enorme, capace di schiacciare, rallentando o bloccando ogni movimento verso l'attimo futuro. Forse sarà sufficiente dotare di ante robuste la cabina armadio che custodisce il tempo perduto, cosicché sia possibile ritrovarlo, ma anche, temporaneamente, lasciarlo da parte.
26 aprile 2014
Qui e là
Fare i turisti nella propria città è uno dei vantaggi collaterali dell'ospitare forestieri, oltremodo piacevole se si tratta di persone care.
Così, dopo la manifestazione di ieri, oggi la passeggiata verso il centro ha avuto un bis di sole in fronte, un po' di vento sulle foglie, molto azzurro in cielo e lo sguardo contento di posarsi tutt'intorno.
L'unico rammarico è l'impossibile ubiquità, sebbene sia proprio questa mancanza a obbligarci in continuazione a scegliere, ottima e difficile occupazione evolutiva nel bel giardino dei sentieri che si biforcano del nostro attuale vivere.
Così, dopo la manifestazione di ieri, oggi la passeggiata verso il centro ha avuto un bis di sole in fronte, un po' di vento sulle foglie, molto azzurro in cielo e lo sguardo contento di posarsi tutt'intorno.
L'unico rammarico è l'impossibile ubiquità, sebbene sia proprio questa mancanza a obbligarci in continuazione a scegliere, ottima e difficile occupazione evolutiva nel bel giardino dei sentieri che si biforcano del nostro attuale vivere.
24 aprile 2014
Aggiustamenti
Riuscire a riparare quel che si rompe è un gran vantaggio da diversi punti di vista: economico, ecologico, personale. Non esserne capaci non significa rinunciare: a medio termine, si può sempre imparare; nell'immediato, si può ricorrere a chi sa già farlo.
Per le bici non ce ne sono tantissimi in giro e di sicuro ce ne sono pochissimi che lo fanno anche a domicilio, come la Ciclofficina Sociale. Rivolgendomi a loro ho risparmiato un paio d'ore e domani potrò sfilare anch'io in bicicletta per le vie della Bovisa con un fazzoletto rosso al collo (appuntamento in via Mercantini alle 9.30).
--
P.S.: riuscire a riparare agli errori è un'altra faccenda, ma non è detto che sia una faccenda senza speranza.
Per le bici non ce ne sono tantissimi in giro e di sicuro ce ne sono pochissimi che lo fanno anche a domicilio, come la Ciclofficina Sociale. Rivolgendomi a loro ho risparmiato un paio d'ore e domani potrò sfilare anch'io in bicicletta per le vie della Bovisa con un fazzoletto rosso al collo (appuntamento in via Mercantini alle 9.30).
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P.S.: riuscire a riparare agli errori è un'altra faccenda, ma non è detto che sia una faccenda senza speranza.
23 aprile 2014
Partecipare al venticinque aprile
In questi giorni è tutto un recuperare e far aggiustare le bici che serviranno per il giretto di venerdì mattina alla Bovisa coi partigiani. Dico proprio "coi partigiani", perché 25 aprile non significa solo commemorazione, ma partecipazione.
18 aprile 2014
La Passione a tavola
Era un bel po' che non cucinavo un pranzo intero per i miei figli. Tra le volte in cui andiamo dai nonni e le scorte che mia madre mi ammannisce, per esempio il ragù, c'è sempre qualcosa di già pronto cui ricorrere. Oggi invece, per scelta, ci siamo fatti un giretto al mercato rionale e lì abbiamo deciso l'orientamento del menu. Come secondo, un paio di orate che ho fatto al forno su un letto di veli di patate, zucchine e cipollotto già adagiato su olio, olive di gaeta, capperi e odori, e una sogliola che ho cotto in padella con condimenti simili. Il sughetto per gli spaghi l'ho improvvisato miscelando a fuoco vivo olio, aglio novello, peperoncino, tonno, pomodori datterini, oltre a olive e capperi e al basilico del balconcino. Li ho fatti brindare con me aprendo un vermentino di Alghero, poi sono andato avanti io ma solo fino a metà bottiglia, per preservare un po' di lucidità in vista del testo inglese per il quale la Caju mi aveva chiesto aiuto interpretativo. È stata una bella giornata fatta anche di musica e chiacchiere, mentre la tivù è rimasta sempre spenta.
17 aprile 2014
Cambiando di posto la erre e la gi
L'allergia porta starnuti e lacrimazioni, porta muco e ostruzioni l'allergia, e pure la rinite allergica, che vuole fazzoletti infiniti e spigoli lontani, pena capocciate irredimibili. L'allergia ai pollini t'isola e ridicolizza, t'invalida e ti stizza: è una condizione inumana e ironica, giacché ti colpisce quando la vita è tutta rose e fiori.
Quest'allergia comunque non è niente, perché poi passa, così come sta passando l'abbassamento di voce, mica come quella volta di quattro anni e mezzo fa, quando ciccai l'unica reunion dei Fragole & Sangue vent'anni dopo.
Quella volta, in coda al matrimonio del nostro tastierista, decidemmo di esibirci in alcuni nostri brani d'epoca e sebbene non li avessimo mai più provati da allora, riuscimmo a eseguirli con un buon impatto sonoro, a parte la voce, porcaccia la miseria, perché quel giorno le mie corde vocali sembravano in sciopero. Diedi la colpa all'allergia (all'ambrosia) e solo qualche mese dopo venni a sapere la vera causa.
Una di queste notti ho sognato proprio di dovermi riesibire con i Fragole & Sangue, ma di accorgermi all'ultimo momento di non avere minimamente ripassato i testi, che nel sogno non ricordavo bene. E sarebbe stato un peccato, perché il pezzo da suonare era Che è rimasto?, l'unico che ci rammarichiamo di non aver mai registrato in studio. Ma prima o poi lo ricanterò, in sogno o da sveglio, non so.
Quanto all'allergia, basta un piccolissimo anagramma per sorriderne.
P.S.: o anche una minifilastrocca.
Quest'allergia comunque non è niente, perché poi passa, così come sta passando l'abbassamento di voce, mica come quella volta di quattro anni e mezzo fa, quando ciccai l'unica reunion dei Fragole & Sangue vent'anni dopo.
Quella volta, in coda al matrimonio del nostro tastierista, decidemmo di esibirci in alcuni nostri brani d'epoca e sebbene non li avessimo mai più provati da allora, riuscimmo a eseguirli con un buon impatto sonoro, a parte la voce, porcaccia la miseria, perché quel giorno le mie corde vocali sembravano in sciopero. Diedi la colpa all'allergia (all'ambrosia) e solo qualche mese dopo venni a sapere la vera causa.
Una di queste notti ho sognato proprio di dovermi riesibire con i Fragole & Sangue, ma di accorgermi all'ultimo momento di non avere minimamente ripassato i testi, che nel sogno non ricordavo bene. E sarebbe stato un peccato, perché il pezzo da suonare era Che è rimasto?, l'unico che ci rammarichiamo di non aver mai registrato in studio. Ma prima o poi lo ricanterò, in sogno o da sveglio, non so.
Quanto all'allergia, basta un piccolissimo anagramma per sorriderne.
P.S.: o anche una minifilastrocca.
08 aprile 2014
Da un CD in auto
Una canzone, basta una canzone antica, con le sue parole e le sue note. Una canzone relativamente antica, con le sue atmosfere che furono le tue. Basta ascoltarla, quella canzone, o anche un'altra, per sentire che ti tocca qualcosa dentro e che dentro la vibrazione risuona, tutta, in lungo e in largo, come una commozione in mezzo al torace capace di risalire tra il corpo la bocca e gli occhi, come un tentativo di capienza impossibile su vari decenni, come uno stretching dell'anima su un vasto pezzo di vita.
31 marzo 2014
Ora più ora meno
Del non star lì nemmeno a spostare le lancette, ché tanto, tempo qualche mese, tocca riportarle indietro. Poi, invece, orologio dopo orologio, uno si adegua, e va a tempo, per tempo (ciclicamente).
Domani come pesce d'aprile, annullati tutti gli orari e si va a senso, per quanto senso vi sia in ogni ciclo temporale.
Domani come pesce d'aprile, annullati tutti gli orari e si va a senso, per quanto senso vi sia in ogni ciclo temporale.
27 marzo 2014
Tempo portami via con te
Leggo un bell'articolo sul dramma fittizio di essere indaffarati e su come sarebbe meglio evitare di dirselo e darsi invece da fare con calma e serenità. È di Hanna Rosin e nella traduzione italiana pubblicata sul Post s'intitola "Non avete poi tanto da fare, sappiatelo" (l'originale era su Slate: You’re Not As Busy As You Say You Are).
Mi viene da darle ragione, soprattutto se ripenso a quando, in uno dei momenti cruciali che nella primavera inoltrata del 1988 precedettero la consegna della mia tesi di laurea, una mattina piena di cose urgenti da fare scelsi invece di mettermi a leggere in poltrona, al sole e in pigiama, Se questo è un uomo di Primo Levi. Quella sosta non mi impedì di portare a termine i miei impegni e certamente mi arricchì.
Anche riguardo alla soluzione adottata dall'autrice di fronte alle cose da fare ("Le ho solo fatte, con calma, una dopo l’altra."), mi trovo d'accordo, da anni e anni.
Mi viene da darle ragione, soprattutto se ripenso a quando, in uno dei momenti cruciali che nella primavera inoltrata del 1988 precedettero la consegna della mia tesi di laurea, una mattina piena di cose urgenti da fare scelsi invece di mettermi a leggere in poltrona, al sole e in pigiama, Se questo è un uomo di Primo Levi. Quella sosta non mi impedì di portare a termine i miei impegni e certamente mi arricchì.
Anche riguardo alla soluzione adottata dall'autrice di fronte alle cose da fare ("Le ho solo fatte, con calma, una dopo l’altra."), mi trovo d'accordo, da anni e anni.
15 marzo 2014
Ti piace Brahms?
Sto ascoltando la terza sinfonia di Bramhs (qui diretta da Leonard Bernstein). Avevo deciso di metterla su per far rilassare un po' Lorenzo e indurlo a riposare in vista della partita di pallanuoto che dovrà disputare nel tardo pomeriggio di oggi.
Sapevo che oltre a essere bella è abbastanza dolce da accarezzare i pensieri, lo sapevo non perché sia un esperto di musica classica, ma perché ricordavo di averla ascoltata una sera di fine ottobre scorso, mentre tornavo dalla Romagna guidando l'auto regalatami da mio zio. Si trattava del bellissimo programma "Il cartellone", che trasmette concerti in diretta. Quella sera era la volta della Filarmonica della Scala di Milano, diretta da André Previn. Oltre alla musica, trovai suadente la voce del conduttore radiofonico (forse Oreste Bossini), competente e appassionato.
So che oltre a essere bella è abbastanza dolce da alleviare i tristi pensieri, lo so perché mi sta aiutando a riprendermi da una bruttissima notizia che ho appena ricevuto, violenta come un colpo di clava: un ragazzo, alunno della scuola presso cui insegno, è deceduto ieri sera in seguito a un incidente in motorino. Non conosco ancora i dettagli, ma conoscevo lui, gli insegnavo e lo seguivo, ci scherzavo e lo redarguivo, anche ieri alla campanella di fine intervallo, invitandolo a tornare in classe in orario. Lunedì, invece, non lo troverò in classe e sarà un'altra botta, anche per tutti i compagni. Mi si ghiacciano i pensieri se immagino anche solo lontanamente il dolore dei suoi familiari. Non ci sono parole che tengano, per questo sono state inventate le formule fisse; formule, sì, ma non per questo meno sentite. Condoglianze, in effetti, significa esattamente partecipazione al dolore.
Sapevo che oltre a essere bella è abbastanza dolce da accarezzare i pensieri, lo sapevo non perché sia un esperto di musica classica, ma perché ricordavo di averla ascoltata una sera di fine ottobre scorso, mentre tornavo dalla Romagna guidando l'auto regalatami da mio zio. Si trattava del bellissimo programma "Il cartellone", che trasmette concerti in diretta. Quella sera era la volta della Filarmonica della Scala di Milano, diretta da André Previn. Oltre alla musica, trovai suadente la voce del conduttore radiofonico (forse Oreste Bossini), competente e appassionato.
So che oltre a essere bella è abbastanza dolce da alleviare i tristi pensieri, lo so perché mi sta aiutando a riprendermi da una bruttissima notizia che ho appena ricevuto, violenta come un colpo di clava: un ragazzo, alunno della scuola presso cui insegno, è deceduto ieri sera in seguito a un incidente in motorino. Non conosco ancora i dettagli, ma conoscevo lui, gli insegnavo e lo seguivo, ci scherzavo e lo redarguivo, anche ieri alla campanella di fine intervallo, invitandolo a tornare in classe in orario. Lunedì, invece, non lo troverò in classe e sarà un'altra botta, anche per tutti i compagni. Mi si ghiacciano i pensieri se immagino anche solo lontanamente il dolore dei suoi familiari. Non ci sono parole che tengano, per questo sono state inventate le formule fisse; formule, sì, ma non per questo meno sentite. Condoglianze, in effetti, significa esattamente partecipazione al dolore.
14 marzo 2014
La luna e il sole sul dondolo
Poc'anzi, anzi ormai alcune ore fa, erano lì, la luna e il sole, due tondi a farsi da contrappeso. Due tondi colorati talmente simmetrici sul dondolo dello sfondo cosmico da parere finti.
Da parere finti un po' come nel Truman Show, un po' come quando ti guardi intorno per capire se quello che ti sta succedendo è reale o se si tratta di uno scherzone (tra l'altro, la sensazione dello scherzone mi capitò davvero una volta, a Superga, poi invece era vero, incredibile ma vero, che bello).
Se la vita sia o meno uno scherzone è un interrogativo che si sarà posto a tutti, a molti, a qualcuno, almeno una volta, almeno di striscio, vero? Giusto per capire se un'occasionale deriva solipsistica faccia parte della normale esperienza personale di ciascuno, da piccolo o da ragazzino quantomeno.
L'interrogativo, comunque, c'era in un libro. Un libro meraviglioso e arcinoto: L'io della mente di Hofstadter e Dennett (di cui uscì per Adelphi negli anni ottanta la traduzione italiana di Giuseppe Longo). A un certo punto, mi pare di ricordare, gli autori istigano il lettore a ipotizzare che l'universo sia creazione di un dio e che questi non abbia ancora deciso se conferire alla sua opera il carattere comico o quello tragico. E chiedono: in quale decisione speri tu?
La scelta non è facile: in una commedia tutto finisce bene, però non la si può prendere sul serio, al contrario della tragedia, che però, per l'appunto, si conclude tragicamente.
Che fare, dunque? Boh, per conto mio so che sottrarsi a un dilemma è impossibile finché non si sposta il punto di vista, ma soprattutto so che nella salsa di pomodoro, irrinunciabile salato condimento, ci va anche un pizzico di zucchero, mentre la dolce ciambella richiede una presa di sale. In ogni aspetto, una punta dell'opposto.
Da parere finti un po' come nel Truman Show, un po' come quando ti guardi intorno per capire se quello che ti sta succedendo è reale o se si tratta di uno scherzone (tra l'altro, la sensazione dello scherzone mi capitò davvero una volta, a Superga, poi invece era vero, incredibile ma vero, che bello).
Se la vita sia o meno uno scherzone è un interrogativo che si sarà posto a tutti, a molti, a qualcuno, almeno una volta, almeno di striscio, vero? Giusto per capire se un'occasionale deriva solipsistica faccia parte della normale esperienza personale di ciascuno, da piccolo o da ragazzino quantomeno.
L'interrogativo, comunque, c'era in un libro. Un libro meraviglioso e arcinoto: L'io della mente di Hofstadter e Dennett (di cui uscì per Adelphi negli anni ottanta la traduzione italiana di Giuseppe Longo). A un certo punto, mi pare di ricordare, gli autori istigano il lettore a ipotizzare che l'universo sia creazione di un dio e che questi non abbia ancora deciso se conferire alla sua opera il carattere comico o quello tragico. E chiedono: in quale decisione speri tu?
La scelta non è facile: in una commedia tutto finisce bene, però non la si può prendere sul serio, al contrario della tragedia, che però, per l'appunto, si conclude tragicamente.
Che fare, dunque? Boh, per conto mio so che sottrarsi a un dilemma è impossibile finché non si sposta il punto di vista, ma soprattutto so che nella salsa di pomodoro, irrinunciabile salato condimento, ci va anche un pizzico di zucchero, mentre la dolce ciambella richiede una presa di sale. In ogni aspetto, una punta dell'opposto.
08 marzo 2014
Giorno per giorno da Montevideo
I figli dei giorni di Eduardo Galeano (traduzione di Marcella Trambaioli) è un libro fatto come un calendario, o se vuoi come un blog assiduo. Bella la sua densa brevità. Efficace la pungente ironia. Istruttive le citazioni e le sue varie storie, pescate dal mondo attuale e passato.
07 marzo 2014
Verso l'uno o l'altro declivio
Da cuorcontento con la malinconia in agguato, mi basta poco a far vacillare l'umore verso uno o l'altro declivio del benessere interiore.
L'importante è agire. Tipo oggi, quando dopo la seduta dall'igienista dentale ho cambiato itinerario per intercettare il mio Lorenzo e salutarlo mentre si aggirava con amici e amiche in vena di scherzi carnevaleschi per la Bovisa e dintorni. È stato un toccasana in questo pomeriggio di pieno sole che sarebbe stato troppo azzurro e lungo senza gli affetti più cari più che vicini. O tipo poco fa, quando sono uscito sul balcone cogliendo con lo sguardo una scia d'aereo rosata e il bel croissant rilucente di questo quarto di luna abbondante e ammiccante.
Quando l'umore si stabilisce per il verso giusto, è anche più facile trasmetterlo, il battito da cuorcontento, come nella ridente telefonata della carissima seguidora rediviva, Elena, che non vedo l'ora di ritrovare in pista non appena le fortune lo permetteranno.
L'importante è agire. Tipo oggi, quando dopo la seduta dall'igienista dentale ho cambiato itinerario per intercettare il mio Lorenzo e salutarlo mentre si aggirava con amici e amiche in vena di scherzi carnevaleschi per la Bovisa e dintorni. È stato un toccasana in questo pomeriggio di pieno sole che sarebbe stato troppo azzurro e lungo senza gli affetti più cari più che vicini. O tipo poco fa, quando sono uscito sul balcone cogliendo con lo sguardo una scia d'aereo rosata e il bel croissant rilucente di questo quarto di luna abbondante e ammiccante.
Quando l'umore si stabilisce per il verso giusto, è anche più facile trasmetterlo, il battito da cuorcontento, come nella ridente telefonata della carissima seguidora rediviva, Elena, che non vedo l'ora di ritrovare in pista non appena le fortune lo permetteranno.
05 marzo 2014
Ti rimando a
Una pagina intelligente scritta da Simone Righini riguardo all'educazione dei figli piccoli.
03 marzo 2014
Di corsa in palcoscenico
Era tanto che non correvo e quella sera di gennaio non fu certo facile farlo con indosso il giaccone e in tasca le chiavi e il cellulare e il portafoglio e l'appunto con l'indirizzo del teatro cui ero diretto, in ritardo mio malgrado, non avendo trovato da parcheggiare se non a distanza notevolissima, distanza che mi trovavo a percorrere a spron battuto e senza grazia, sudato e col fiatone.
Lo spettacolo e la compagnia poi valsero la pena, giacché la mia amica Annalisa mi aveva un'altra volta invitato a una rappresentazione efficace e riuscita nel rendere i meccanismi di un classico del teatro del novecento come Lo zoo di vetro di Tennessee Williams, per la regia di Arturo Cirillo.
Per domani sera, un'altra amica mi ha consigliato uno spettacolo inedito e siccome mi spiace non riuscire a farcela, stavolta nemmeno correndo, mi sa, te lo segnalo, sperando di fare cosa gradita:
Per info, tel.: 333.5730340
Lo spettacolo e la compagnia poi valsero la pena, giacché la mia amica Annalisa mi aveva un'altra volta invitato a una rappresentazione efficace e riuscita nel rendere i meccanismi di un classico del teatro del novecento come Lo zoo di vetro di Tennessee Williams, per la regia di Arturo Cirillo.
Per domani sera, un'altra amica mi ha consigliato uno spettacolo inedito e siccome mi spiace non riuscire a farcela, stavolta nemmeno correndo, mi sa, te lo segnalo, sperando di fare cosa gradita:
La scalata della Piramide di Sale di Antonio Conticello viene messa in scena dal “Teatro dei Cinque Sensi”: l'attore in scena interpreta un racconto, ritorna al cantastorie, con una combinazione misurata tra recitazione, musica, danza, canto, proiezione di foto e video che si mescola con i profumi sprigionati, sino ad appagare i restanti sensi come l'olfatto, il tatto e il gusto. Quattro ragazzi appena tredicenni vivono l’estate dei primi anni settanta in modo scanzonato prima di imbattersi in una vera e propria avventura legata a una misteriosa credenza popolare.Appuntamento domani, martedì 4 marzo 2013 alle ore 21 al Teatro Delfino di Milano, in Via Dalmazia 11.
Per info, tel.: 333.5730340
02 marzo 2014
Nello spazio del cielo c'è il tempo
Oggi c'era un cielo che (ma uffa parli sempre del cielo non guardi altro) un momento, lasciami dire: c'era un cielo che sembrava quello di quel giorno là, quello in cui ci baciammo in un cimitero, ricordi, vero, ricordi e ridi, eh, ché saranno mica cose da fare, dici, no che non sono da fare, ma lo rifaresti e lo rifarei anch'io e so che ti sembra una cosa bella, perché lo è, e comunque hai visto, eh, hai visto che non guardo solo il cielo o meglio che nello spazio del cielo c'è il tempo, quello del meteo, però c'è anche l'altro tempo, quello della memoria.
01 marzo 2014
Marzo bagnato
No, non mi sembra una giornata orribile solo perché piove, anzi. Con la pioggia, l'aria diventa respirabile, il cielo si lava e quando di nuovo si mostrerà nudo sarà più nitido. Con la pioggia, puoi stare in casa e approfittare per sistemare qualcosina rimandata tante volte, oppure puoi uscire a bagnarti un po', o un po' di meno se non ti dà fastidio impugnare un ombrello. Con la pioggia, la musica sospesa cade per lasciarsi ascoltare. Che bussi o meno, tu aprile la porta. È la pioggia di marzo, ma non quella dell'altro emisfero, che potrebbe risultare malinconica per la stagione che introduce. Qui, la pioggia di marzo annuncia a modo suo la primavera e come potresti non aprirle la porta?
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bonus musicale: Richard Hawley, Open up your door
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bonus musicale: Richard Hawley, Open up your door
28 febbraio 2014
Il giorno che non c'è
Affacciandocisi da oggi, domani è proprio il giorno che non c'è.
Vuoto d'un attimo, assenza in luogo d'un appuntamento instabile, foglietto strappabile mancante. Destriero in posizione impossibile, capirai, una zampa su quattro, ci vorrebbe Pegaso.
È il non momento delle realizzazioni improbabili o magari illusorie, un po' come il centro mancato al tiro a segno. È fors'anche l'istante delle non ricorrenze: la pallestra delle emozioni senza una data certa, l'immenso vorticare dei momenti inestimabili. È, chissà, questo e altro il giorno che tra oggi e domani manca.
Se lo senti ronzare tra mezzanotte precisa e precisa mezzanotte, è proprio il giorno che non c'è. O per meglio dire: sarebbe, visto che non c'è.
Vuoto d'un attimo, assenza in luogo d'un appuntamento instabile, foglietto strappabile mancante. Destriero in posizione impossibile, capirai, una zampa su quattro, ci vorrebbe Pegaso.
È il non momento delle realizzazioni improbabili o magari illusorie, un po' come il centro mancato al tiro a segno. È fors'anche l'istante delle non ricorrenze: la pallestra delle emozioni senza una data certa, l'immenso vorticare dei momenti inestimabili. È, chissà, questo e altro il giorno che tra oggi e domani manca.
Se lo senti ronzare tra mezzanotte precisa e precisa mezzanotte, è proprio il giorno che non c'è. O per meglio dire: sarebbe, visto che non c'è.
27 febbraio 2014
Trovare la forza
Il tempo tiranno e le cose da fare, gli orari bislacchi e il pensiero alla sveglia dell'indomani: ecco alcuni ostacoli fisici e mentali che si frappongono al cogliere d'impulso ogni opportunità di divertimento o approfondimento, di scoperta o profferta, di danza o vicinanza.
Tu chiamalo senso di responsabilità, se vuoi, ma l'io bambino lo chiama solo e semplicemente "uffa" e non è detto che abbia torto.
Una delle frasi più accoglienti che mi sia mai sentito rivolgere da una persona cara al mio arrivo in orario inconsueto fu: "Non è mai troppo presto, non è mai troppo tardi."
La trovo bellissima ed è un peccato non trovare la forza di applicarla più spesso.
Tu chiamalo senso di responsabilità, se vuoi, ma l'io bambino lo chiama solo e semplicemente "uffa" e non è detto che abbia torto.
Una delle frasi più accoglienti che mi sia mai sentito rivolgere da una persona cara al mio arrivo in orario inconsueto fu: "Non è mai troppo presto, non è mai troppo tardi."
La trovo bellissima ed è un peccato non trovare la forza di applicarla più spesso.
24 febbraio 2014
Per la serie
"Pronto"
"Ciao, cosa fai?"
"Faccio un po' di gas"
"Eh?"
"..."
"..."
"Ahahha, ma cos'hai capito, sono in coda al distributore del GPL"
Per la serie: la frequenza delle minchiate non è inferiore a quella di tante altre cose, anche se non può nemmeno lontanamente competere con quella delle nascite, delle morti o, per esempio, del battito cardiaco. Se non cogli il riferimento è perché non hai ancora dato un'occhiata all'ennesimo capolavoro di xkcd: una grande vignetta in movimento che s'intitola Frequency.
"Ciao, cosa fai?"
"Faccio un po' di gas"
"Eh?"
"..."
"..."
"Ahahha, ma cos'hai capito, sono in coda al distributore del GPL"
Per la serie: la frequenza delle minchiate non è inferiore a quella di tante altre cose, anche se non può nemmeno lontanamente competere con quella delle nascite, delle morti o, per esempio, del battito cardiaco. Se non cogli il riferimento è perché non hai ancora dato un'occhiata all'ennesimo capolavoro di xkcd: una grande vignetta in movimento che s'intitola Frequency.
23 febbraio 2014
IVA inclusa
Raccogliere i documenti contabili è una rottura inenarrabile, però perfino lì si possono nascondere minuscole nicchie di spunti piacevoli, come quando, rivedendo le fatture del telepass, si riaffacciano alla visione e al sorriso i viaggi compiuti e i giri vissuti, e le persone con cui tanti bei momenti sono stati condivisi.
22 febbraio 2014
Smetto quando voglio
Titoli di coda, leggo "© 2014" e dico:
- Ah, ma è proprio appena uscito!
- Per forza è appena uscito: siamo al cinema.
Già: al cinema vado così di rado da essermi abituato ai DVD presi in prestito dalla biblioteca (sempre bello Il Pertini), tra i quali ovviamente non sono disponibili le ultimissime uscite.
Dunque prendi pure un po' con le molle il mio entusiasmo, ma accogli ugualmente il consiglio di andarti a vedere il bel film d'esordio di Sydney Sibilia, con il suo trattamento, cinematograficamente efficace fin dai titoli di testa e davvero assai divertente per l'intera vicenda, di drammi parecchio attuali nel nostro Paese, in tempi di tagli alla ricerca e di svalutazione dei cervelli.
Doppie grazie alla mia amica Narsil.
- Ah, ma è proprio appena uscito!
- Per forza è appena uscito: siamo al cinema.
Già: al cinema vado così di rado da essermi abituato ai DVD presi in prestito dalla biblioteca (sempre bello Il Pertini), tra i quali ovviamente non sono disponibili le ultimissime uscite.
Dunque prendi pure un po' con le molle il mio entusiasmo, ma accogli ugualmente il consiglio di andarti a vedere il bel film d'esordio di Sydney Sibilia, con il suo trattamento, cinematograficamente efficace fin dai titoli di testa e davvero assai divertente per l'intera vicenda, di drammi parecchio attuali nel nostro Paese, in tempi di tagli alla ricerca e di svalutazione dei cervelli.
Doppie grazie alla mia amica Narsil.
17 febbraio 2014
Ricetta del giorno
Impeccabili non si può essere sempre, anzi: quasi mai lo si è. L'importante è saperlo e sapercisi adeguare: pronti ad ammettere una mossa falsa e possibilmente a rimediarvi, mantenendo in ogni caso la convinzione di poter fare meglio nelle successive occasioni.
Quanto alla difficoltà di raggiungere l'aplomb per un cuore focoso: non potendo puntare sull'efficacia di una distaccata freddezza, non resta che alimentarsi alla fonte dell'autenticità, rischiosa ma disarmante.
Quanto alla difficoltà di raggiungere l'aplomb per un cuore focoso: non potendo puntare sull'efficacia di una distaccata freddezza, non resta che alimentarsi alla fonte dell'autenticità, rischiosa ma disarmante.
11 febbraio 2014
Tutto e il suo contrario
Nella vita succede di tutto e il contrario di tutto. Questo è sempre vero o falso per chiunque (e per nessuno), nelle grandi come nelle piccole cose.
Prendi il tempo, nel senso del meteo: dopo piogge feriali interminabili, arriva un fine settimana inondato di raggi di sole, durante il quale però piove anche un po'. Volendo, si potrebbe dire che c'è stata una bellissima tregua piena di luce, colori e calore, oppure optare per una lamentela sull'eccesso di precipitazioni che non risparmia nemmeno il week-end.
Come che sia, il punto è scegliere quali aspetti considerare. Come nei notiziari, come navigando in internet, come nella scelta di qualcosa da leggere o da ascoltare, si tratta di selezionare. Allora sarai tu a costruire le tue informazioni, la tua rete, i tuoi diletti. A decidere come poserai lo sguardo sul mondo.
Prendi il tempo, nel senso del meteo: dopo piogge feriali interminabili, arriva un fine settimana inondato di raggi di sole, durante il quale però piove anche un po'. Volendo, si potrebbe dire che c'è stata una bellissima tregua piena di luce, colori e calore, oppure optare per una lamentela sull'eccesso di precipitazioni che non risparmia nemmeno il week-end.
Come che sia, il punto è scegliere quali aspetti considerare. Come nei notiziari, come navigando in internet, come nella scelta di qualcosa da leggere o da ascoltare, si tratta di selezionare. Allora sarai tu a costruire le tue informazioni, la tua rete, i tuoi diletti. A decidere come poserai lo sguardo sul mondo.
05 febbraio 2014
"Vita è l'Amore che non muore"
Oggi il post da leggere lo trovi su Cut'n'Paste. Sono parole di Bea, alias Mariemarion, che lei non trovava la forza di pubblicare, come invece mi ha concesso di fare. Un abbraccio grande (e, oggi, auguri di buon compleanno a Pupa).
03 febbraio 2014
Un altro Capodanno
L'anno del cavallo è arrivato, l'ho visto, ho visto insieme ai miei figli qualche dragone che lo proclamava. All'anno del cavallo non abbiamo dedicato libagioni, ma degustato cibarie, dalla piccante e quasi immangiabile zampa di fenice ai deliziosi lamian ("pasta fatta casa") saltati con frutti di mare, passando per i dolcini della casa di Long Chang, serviti intempestivamente a metà pasto ma ugualmente apprezzati. L'anno del cavallo portava con sé freddo e un po' d'umidità, ma siamo stati bene comunque. L'anno del cavallo è arrivato, me ne sono accorto, ma ora sta facendo galoppare me nitrendomi: "Buon lavoro, Zu."
01 febbraio 2014
The Casual Vacancy
Mi hanno detto diverse volte che Harry Potter è scritto bene, che non è roba da bambini e che è bello da leggere. La voglia non me l'ha fatta venire nessuno finora, però mi è capitato per le mani un altro libro della stessa autrice, un romanzo che non c'entra niente con la strafamosa serie e che mi ero ritrovato a sfogliare quasi per caso, appena sfiorato da un minimo di curiosità, per poi divorarlo goloso.
The Casual Vacancy di J.K. Rowling pesa 480 pagine nell'edizione con copertina rigida ed è una di quelle letture che non solo ti spiace interrompere, ma che non vorresti finissero.
L'autrice sa davvero scrivere e lo fa senza appiopparti inutili passaggi di ridondanza professionale che si trovano in altri autori di grido. Al lettore non vengono chiarite subito le interrelazioni tra i personaggi, le cui caratteristiche si scoprono e approfondiscono un poco alla volta, come quando nella vita reale si comincia a conoscere qualcuno (e mai si finisce). Da un improvviso decesso, l'assenza che si viene a creare tocca in un modo o nell'altro tutti gli abitanti di un borgo della provincia inglese. Il seggio vacante diviene non solo il motivo del contendere, ma l'occasione per portare in superficie tensioni sociali, familiari e personali di ogni generazione, facendo esplodere i problemi e le asprezze che sottendono la cupola idilliaca deputata ad ammantare la piccola località. La realtà è cruda, spesso fino all'intollerabile, il tessuto sociale è un intrico di verità difficili, in cui ciascuna esistenza porta il proprio fardello, diverso per ogni età e condizione. La vita e le sue ansie, il fiume e le sue anse, e ogni personaggio il suo ansare.
The Casual Vacancy di J.K. Rowling pesa 480 pagine nell'edizione con copertina rigida ed è una di quelle letture che non solo ti spiace interrompere, ma che non vorresti finissero.
L'autrice sa davvero scrivere e lo fa senza appiopparti inutili passaggi di ridondanza professionale che si trovano in altri autori di grido. Al lettore non vengono chiarite subito le interrelazioni tra i personaggi, le cui caratteristiche si scoprono e approfondiscono un poco alla volta, come quando nella vita reale si comincia a conoscere qualcuno (e mai si finisce). Da un improvviso decesso, l'assenza che si viene a creare tocca in un modo o nell'altro tutti gli abitanti di un borgo della provincia inglese. Il seggio vacante diviene non solo il motivo del contendere, ma l'occasione per portare in superficie tensioni sociali, familiari e personali di ogni generazione, facendo esplodere i problemi e le asprezze che sottendono la cupola idilliaca deputata ad ammantare la piccola località. La realtà è cruda, spesso fino all'intollerabile, il tessuto sociale è un intrico di verità difficili, in cui ciascuna esistenza porta il proprio fardello, diverso per ogni età e condizione. La vita e le sue ansie, il fiume e le sue anse, e ogni personaggio il suo ansare.
30 gennaio 2014
Filastroccola
Su e giù per i colli la zona di Gavi
su e giù per i colli la zona del gavi
di belli castelli anche un po' abbandonati
tepore cullarsi di già inebriati
La musica è quella di quell'astigiano
- e da Gavi va Bartali in note
e a Novi c'è Coppi in vetrina -
fa freddo fa caldo c'è il sole su al forte
fa caldo fa freddo c'è il sonno alle porte
C'è voglia di cibo e di vino
è tempo di cibo e di vino
ma quell'euforia che t'avvolge cantando
danzandoti dentro
è il vero momento divino.
su e giù per i colli la zona del gavi
di belli castelli anche un po' abbandonati
tepore cullarsi di già inebriati
La musica è quella di quell'astigiano
- e da Gavi va Bartali in note
e a Novi c'è Coppi in vetrina -
fa freddo fa caldo c'è il sole su al forte
fa caldo fa freddo c'è il sonno alle porte
C'è voglia di cibo e di vino
è tempo di cibo e di vino
ma quell'euforia che t'avvolge cantando
danzandoti dentro
è il vero momento divino.
24 gennaio 2014
Un discorsetto uscito più o meno così
Oggi che sei adolescente, proponiti di fare un regalo a una persona. Un regalo da costruire e custodire per il tuo io del futuro, per te come sarai tra dieci o quindici anni, per esempio. Il regalo da costruire sei tu ora, tu e la tua capacità di cogliere le opportunità di apprendimento e di crescita, di coglierle e assimilarle, di assorbirle e farle fruttare. Il frutto sarà un dono e quel dono sarai tu, per quella persona che ti aspetta di qui a qualche lustro.
23 gennaio 2014
Un giocattolo domestico
Comprare una casa in cui già abitavi è come trovarsi tra le mani a Natale un regalo ricevuto in anticipo. Svantaggi e vantaggi di un giocattolo già aperto: si perde la sorpresa, si perde la novità, si perde in parte il senso del regalo; d'altro canto, non si perde mezza giornata a smanettarci su prima di poterlo usare.
Una casa, nuova o vecchia che sia, può essere un giocattolo nel momento in cui ci si appassiona a migliorarne un particolare, intervenendo sulle strutture, sulle attrezzature, sull'arredo o sul corredo, ma anche, più nell'immediato, quando si decide di risistemarne qualche contenuto, magari pulendo a fondo una porzione nascosta, una nicchia quasi invisibile, un ripiano raramente accessibile.
Mettersi a svuotare e riempire presenta un lato attraente, forse perché l'ondulazione tra pieno e vuoto è la raffigurazione simbolica e materiale della vita e dei meccanismi che l'accompagnano, la sollecitano, la moltiplicano.
Svuotare, pulire, fare la cernita e riempire meno di prima è un sollievo, per il respiro e per la snellezza del quotidiano vivere. Il meno, se è un "meno" selezionato, è davvero di più, è sicuramente quanto ti basta e soprattutto è in grado di regalarti spazio libero e probabilmente anche tempo.
In partenza, il tempo per tutto ciò non ti è dato, ma se te ne prendi un pochino qui e un pochino là, piano piano ce la farai a moltiplicarlo (per sé stesso e per tre virgola quattordici, puntando il compasso al centro di un benessere da far spaparanzare).
Una casa, nuova o vecchia che sia, può essere un giocattolo nel momento in cui ci si appassiona a migliorarne un particolare, intervenendo sulle strutture, sulle attrezzature, sull'arredo o sul corredo, ma anche, più nell'immediato, quando si decide di risistemarne qualche contenuto, magari pulendo a fondo una porzione nascosta, una nicchia quasi invisibile, un ripiano raramente accessibile.
Mettersi a svuotare e riempire presenta un lato attraente, forse perché l'ondulazione tra pieno e vuoto è la raffigurazione simbolica e materiale della vita e dei meccanismi che l'accompagnano, la sollecitano, la moltiplicano.
Svuotare, pulire, fare la cernita e riempire meno di prima è un sollievo, per il respiro e per la snellezza del quotidiano vivere. Il meno, se è un "meno" selezionato, è davvero di più, è sicuramente quanto ti basta e soprattutto è in grado di regalarti spazio libero e probabilmente anche tempo.
In partenza, il tempo per tutto ciò non ti è dato, ma se te ne prendi un pochino qui e un pochino là, piano piano ce la farai a moltiplicarlo (per sé stesso e per tre virgola quattordici, puntando il compasso al centro di un benessere da far spaparanzare).
21 gennaio 2014
Verbalizzando
Ai primi di dicembre un'amica mi ha invitato a cena in un posto buonissimo, a Milano zona Navigli. Si chiama Cucina Fusetti e si mangiano piatti di tradizione (e commistione, e sperimentazione) sarda e portoghese. Anche i vini e la cordialità sono all'altezza di un'assai gradevole serata.
Ci sono incantevoli viuzze lì intorno. Meglio passeggiarvi a piedi, però, perché in auto rischi di trovarti a percorrere inavvertitamente tratti a traffico limitato, specialmente se in preda alla distrazione da ricerca di parcheggio. A ricordarmelo oggi è stata la notifica di una multa, con tanto di indicazione per accedere alla foto on-line. Se la pago entro cinque giorni mi fanno lo sconto del 30%.
Ci sono incantevoli viuzze lì intorno. Meglio passeggiarvi a piedi, però, perché in auto rischi di trovarti a percorrere inavvertitamente tratti a traffico limitato, specialmente se in preda alla distrazione da ricerca di parcheggio. A ricordarmelo oggi è stata la notifica di una multa, con tanto di indicazione per accedere alla foto on-line. Se la pago entro cinque giorni mi fanno lo sconto del 30%.
16 gennaio 2014
Una rottura
C'è una perdita idrica e mi stanno spaccando il pavimento in corridoio, vicino all'ingresso. Stavo per scrivere: oggi faccio l'umarell in casa mia. Poi mi sono riaffacciato e c'erano davvero due umarells, sul pianerottolo, a osservare l'andamento dei lavori.
14 gennaio 2014
Venti minuti
All'antivigilia di Natale, Gallizio mi aveva scritto: "ciao zu, Nelle prossime 72 ore avrai il privilegio di sceglierti 20 minuti per te (solo per te). Al tuo segnale, riceverai la traccia via mail per scrivere il tuo pezzo. Quando vuoi. Il tuo pezzo. Sì, lo chiamiamo pezzo perché è un tassello, il tuo tassello, che andrà ad aggiungersi, a comporre, scomporre e ricomporre il mondo laggiù."
Il segnale l'ho fatto partire nella mattinata di santo Stefano e il pezzo mi si è scritto da sé. Ora è pubblicato, insieme a tanti altri, in "72 ore 20 minuti".
Il segnale l'ho fatto partire nella mattinata di santo Stefano e il pezzo mi si è scritto da sé. Ora è pubblicato, insieme a tanti altri, in "72 ore 20 minuti".
08 gennaio 2014
Di luci e di pile
Passato anche il Natale ortodosso, non ci sono più scuse per tenere accese le lucine, ma tanto i risvegli antelucani stanno per diventare albe luminose, fors'anche lucenti. Non temo, su questo, di peccare come mio solito di facile ottimismo: le probabilità che le giornate tornino ad allungarsi sono molto elevate, stando alle precedenti esperienze.
Bisognerebbe, semmai, far tesoro di queste ultime settimane ancora un po' buie per ricaricare le pile, ma sappiamo tutti quanto sia difficile rinunciare ai divertimenti, in specie quelli dispendiosi dal punto di vista energetico.
A proposito, oggi sono rimasto male nell'apprendere una notizia sullo smaltimento di pile e batterie: i rivenditori non le raccolgono più, perché non solo il Comune non passa a ritirarle, ma se loro si presentano alla piattaforma ecologica, vengono respinti o viene loro richiesta una gabella. Se quest'ultima informazione è vera, mi sembra una cretinata, giacché la comunità dovrebbe trarre vantaggio dallo smaltimento differenziato di materiali pericolosi, che altrimenti finirebbero per inquinare irrimediabilmente il terreno e la falda acquifera. O sbaglio?
Dunque ho messo da parte la vecchia batteria del cordless e la pila ormai scarica della radiosveglia, in attesa della prossima spedizione in via Petrella 55 (che è pur sempre una bella gita, quasi come andare a vedere le nutrie).
Bisognerebbe, semmai, far tesoro di queste ultime settimane ancora un po' buie per ricaricare le pile, ma sappiamo tutti quanto sia difficile rinunciare ai divertimenti, in specie quelli dispendiosi dal punto di vista energetico.
A proposito, oggi sono rimasto male nell'apprendere una notizia sullo smaltimento di pile e batterie: i rivenditori non le raccolgono più, perché non solo il Comune non passa a ritirarle, ma se loro si presentano alla piattaforma ecologica, vengono respinti o viene loro richiesta una gabella. Se quest'ultima informazione è vera, mi sembra una cretinata, giacché la comunità dovrebbe trarre vantaggio dallo smaltimento differenziato di materiali pericolosi, che altrimenti finirebbero per inquinare irrimediabilmente il terreno e la falda acquifera. O sbaglio?
Dunque ho messo da parte la vecchia batteria del cordless e la pila ormai scarica della radiosveglia, in attesa della prossima spedizione in via Petrella 55 (che è pur sempre una bella gita, quasi come andare a vedere le nutrie).
06 gennaio 2014
Termometro
Febbriciattola (37,8) stasera, la prendo come un consiglio a imbozzolarmi un po'. Doppia tazza di malva e sotto il piumone da solo. Per il resto ci saranno tempo e altre occasioni, spero.
05 gennaio 2014
Era ora
Un po' d'ebbrezza e tanta contentezza. Risultato di un lauto pranzetto, cuscinato tra la generazione precedente e la seguente, in pratica con il sangue del mio sangue del passato e del futuro, per la prima volta tutti quanti nella mia casa di Cinisello Balsamo. Riuscire a far rimanere seduta mia madre è stata la vera impresa, riuscita con la collaborazione dei miei due gioielli. Ah: sopra, quando ho scritto "cuscinato" non mi riferivo alla cottura, ma proprio a una mia sensazione di morbido benessere. C'è di che esser grati. Nati.
02 gennaio 2014
Minuzie non trascurabili
Nell'incrocio dei clic, è bello ogni volta venire a sapere che ci si segue, ci si legge, ci si guarda almeno come si può, un po' a distanza fisicamente, ma da vicino col pensiero e i ricordi o gli slanci.
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