Stasera allo Spazio A di Sesto San Giovanni c'è un concerto rock: tra i gruppi che si esibiranno seguirò con particolare partecipazione gli Accauno, in cui suona la batteria mio fratello Beppe. Vieni anche tu?
Poi qui aggiungo un'altra cosa che non c'entra niente, ma dopo, ché adesso devo andare.
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Rieccomi [19:10]. Dice: Ma tu prendi tutto in allegria, come fai. Boh. In verità, giornate e settimane sono sempre contrassegnate anche da torcimenti di pensieri frammisti a malinconia, ma sta di fatto che in un modo o nell'altro gli umori positivi prevalgono e i sorrisi permangono anche senza che ci sia di mezzo un'emiparesi.
Oggi verso mezzogiorno, per esempio, mentre andavo a sottopormi all'ennesima laringoscopia di controllo, la nuvolaglia scura non m'impediva di spaziare con l'immaginazione a gradevoli dettagli cutanei sostenuti da preziosi ricordi. All'uscita, dopo aver fatto da interprete a una giovane signora indiana di nome Krishna, ho indulto alla gola (nel senso del peccato capitale) concedendomi uno stop in una rosticceria siciliana che avevo adocchiato poco prima. Arrivato lì ho avuto due belle sorprese e una conferma: avevano i tavolini per poter mangiare lì, a uno dei tavoli stava seduto un caro amico che non vedevo da tempo, contento e sorpreso quanto me dell'incontro, e le pietanze hanno risposto degnamente alle aspettative. Al Golfo di Mondello di via Murat a Milano mi sono pappato una pasta alle sarde, cui ho fatto seguire un involtino di melanzane e lo sfizio di un mini-arancino, prima di concludere con una cassatina. Uscito di lì, le nuvole avevano fatto spazio all'azzurro, per cui era il cielo stesso a rispondere sorridendo alla mia sorridente sazietà. Mi ci sono crogiolato.
E un'altra cosa ancora: poc'anzi, procedendo verso il sole con l'acqua sul parabrezza, sapevo che da qualche parte, su quelle gocce di pioggia ridente doveva esserci un arcobaleno che non riuscivo a vedere. Poi ho capito che non potevo vederlo, perché tra gli splash radenti delle gomme e le radiosità illuminanti, l'arcobaleno ero io.
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P.S.: riguardo alla laringoscopia, tutto OK.
20 aprile 2012
19 aprile 2012
Grande giro
Mi pare che l'espressione "What goes around comes around" perda un po' del suo senso karmico una volta tradotta in italiano: "Chi la fa, l'aspetti" emana un tono di ammonimento tutto negativo, a scapito del magico rapporto causa-effetto che ammanta il proverbio anglofono.
Come già ebbi a dire, credo nel grande giro e in qualche modo dovrei pure temerlo, se non fosse per il mio quasi fastidioso ottimismo. Lo stesso che mi fece scrivere così:
Come già ebbi a dire, credo nel grande giro e in qualche modo dovrei pure temerlo, se non fosse per il mio quasi fastidioso ottimismo. Lo stesso che mi fece scrivere così:
Maths
If you give two, you will receive 2 times as much.
If you give four, you will receive 4 times as much.
If you give five, you will be given a hand to touch.
If you give twenty, you will receive 20 times as much.
If you give forty, you will receive 40 times as much.
If you give love, you will be given a heartful touch.
18 aprile 2012
Aesculus pavia - ippocastano (var. a fiori rossi)
Oggi ho comprato un ombrello di emergenza dopo un incontro con la logopedista. Un ombrello davvero brutto, ma già dopo aver parcheggiato avevo intenzione di lasciare qualche euro in tasca a quel ragazzo scuro e gentile e all'uscita l'incalzare della pioggia mi ha definitivamente indotto all'acquisto. Un po' mi sono bagnato lo stesso, poi sono salito in macchina e ho attraversato un paio di volte l'autolavaggio celeste versione leggera.
Sul finire del pomeriggio, costeggiando il parco Nord tra un acquazzone e l'altro, ho rallentato fino quasi a fermare l'auto: era di nuovo il momento della fioritura e ho sorriso tra me e me.
Due anni fa, quando scattai quelle foto, anche il cuore stava fiorendo di illusioni nonostante le difficoltà del momento. Ho cullato dolcemente il ricordo, ma senza struggermi e dicendomi che il tempo dei petali non muore mai, che da qualche parte è sempre primavera. Basta non smettere di stupire e prima o poi capiterà nuovamente di tramutare l'allergia in allegria.
Sul finire del pomeriggio, costeggiando il parco Nord tra un acquazzone e l'altro, ho rallentato fino quasi a fermare l'auto: era di nuovo il momento della fioritura e ho sorriso tra me e me.
Due anni fa, quando scattai quelle foto, anche il cuore stava fiorendo di illusioni nonostante le difficoltà del momento. Ho cullato dolcemente il ricordo, ma senza struggermi e dicendomi che il tempo dei petali non muore mai, che da qualche parte è sempre primavera. Basta non smettere di stupire e prima o poi capiterà nuovamente di tramutare l'allergia in allegria.
17 aprile 2012
16 aprile 2012
Un sogno a prima sera
Mi canticchio mentalmente un motivetto ed ecco, so quando ricanterò per davvero: quando me sentirò 'n friccico ner còre anziché in gola.
Ne rileggo il testo, casualmente vedo l'anno e gli autori e mi dico Toh, non lo sapevo che Tanto pe' canta' fosse un'altra canzone degli anni '30.
Gli occhi guardano qui e ora, ma forse vedono quel che ancora non c'è.
Ne rileggo il testo, casualmente vedo l'anno e gli autori e mi dico Toh, non lo sapevo che Tanto pe' canta' fosse un'altra canzone degli anni '30.
Gli occhi guardano qui e ora, ma forse vedono quel che ancora non c'è.
15 aprile 2012
Tu aprile
Non è poi vero che aprile sia il mese più crudele: dipende da quel che ti capita di anno in anno. Dire Aprile spalanca le porte a un sacco di associazioni d'idee, per esempio richiama quel vecchio spettacolo di Paolini, che aprile lo esaltava come simbolo di riapertura e nuovo inizio. Aprile di suo ha tante cose, per esempio il pesce del Primo, per esempio la festa del Venticinque, senza contare i compleanni, che però ci sono anche negli altri mesi a dire il vero. Aprile, per una cosa mia, mi fa venire in mente anche i cioccolatini, quelli nella scatola di Forrest Gump, dolce metafora in allettante confezione, e la voglia di continuare ad assaggiarne, solo che qui intanto i cioccolatini li ho finiti, me li sono mangiati tutti quegli ovetti, quelli rossi fondenti e pure quelli gialli al caffè, tutti quanti, troppo piccoli per placare la golosità dei piccoli vuoti. Però è aprile, dunque trova altre scatole, aprile e ce ne saranno altri. Trovarle le trovi, perché le scatole finiscono solo quando non hai più voglia di aprirle, quando non hai più voglia di aprile.
14 aprile 2012
Centottanta gradi
Insegnami a usare il forno. No, ma quali doppi sensi, figurati, no no, ti giuro che non alludevo alla furnacella. Oddio, ora che mi ci fai pensare, certo... Ok, ok, va be', non prendertela. Dicevo: insegnami a usare il forno. Insegnami per bene, mettitici e fammi spiare i tuoi gesti mentre me li racconti per filo e per segno. Preparazione, disposizione, ingredienti, temperatura, controllo e monitoraggio: tutto, tutto quanto, non dare niente per scontato, perché niente so. Insegnami per bene, ché voglio imparare sul serio. Poi magari non è detto che lo userò molto, ma delle orate ogni tanto, in mancanza di griglia e brace, le potrei cucinare lì. E poi, soprattutto, mi piace come fai, come stai, come sei in cucina, tanto che... Ok, ok, va be', come vuoi. Non prendertela. A me va bene anche in un'altra stanza.
13 aprile 2012
Allo spiedo
L'orario è una cosa astratta, pensò, con cui però tocca fare i conti, come con lo spartito nella musica per poter suonare insieme agli altri. Per questo si decise a interrompere la lettura delle vicende di Willy Melodia tornato dall'America e ad accingersi alle abluzioni mattutine prima di fiondarsi in una giornata che si preannunciava più carica d'incombenze che di nuvole.
Una vita sana ha bisogno di dormite più lunghe, si disse, tanto convinto d'aver ragione quanto di continuare a smentirsi nei fatti. Anche lì era una questione di orari, di mezz'ore che sfilavano tra le dita piombando nel passato prossimo come perline d'acciaio da un filo spezzato, di ore che si rimpicciolivano al buio, di mezze giornate svaporate tra il dire e il non fare.
Era, quello, un tempo un po' in sospeso ma cadenzato da impegni a cascata, un tempo infilzato da cadenze orarie grevi di scadenze difficili da danzare. Al mercato, verdure e pesce da cucinare con calma poi, e subito qualcosa di pronto da mangiare in fretta. Tipo quello, facciamo mezzo, sospeso e infilzato, arrostito allo spiedo, come il tempo, per essere in orario anche senza sapere ancora quando.
Una vita sana ha bisogno di dormite più lunghe, si disse, tanto convinto d'aver ragione quanto di continuare a smentirsi nei fatti. Anche lì era una questione di orari, di mezz'ore che sfilavano tra le dita piombando nel passato prossimo come perline d'acciaio da un filo spezzato, di ore che si rimpicciolivano al buio, di mezze giornate svaporate tra il dire e il non fare.
Era, quello, un tempo un po' in sospeso ma cadenzato da impegni a cascata, un tempo infilzato da cadenze orarie grevi di scadenze difficili da danzare. Al mercato, verdure e pesce da cucinare con calma poi, e subito qualcosa di pronto da mangiare in fretta. Tipo quello, facciamo mezzo, sospeso e infilzato, arrostito allo spiedo, come il tempo, per essere in orario anche senza sapere ancora quando.
12 aprile 2012
Leccornie
Secrezioni ghiandolari coagulate, rigurgito di insetti, semi oleaginosi di drupa pelosa: incredibile come siano gustosi, come stiano bene insieme il formaggio di capra, il miele e le mandorle. Ancor meglio se ci si beve sopra del buon Vermentino di Sardegna.
11 aprile 2012
Il bacio colorato tra cielo e terra
Oggi nella pentola d'oro nascosta dove finisce l'arcobaleno c'è il sonno.
10 aprile 2012
E l'aria sapeva
Ho camminato nelle pozzanghere a piedi asciutti, per le strade attraversando il traffico, ho camminato sui marciapiedi attento a non calpestare le fenditure, sulle grate sentendo gli sbuffi di calore malsano, ho slalomato tra le deiezioni, ho camminato sotto le gocce di un ombrello che perde, tra rosso verde e anabbaglianti, ho camminato al ritmo di una voce, ho parlato portando la macchina con un occhio al tachimetro e l'altro alle lumìe del passato, ho saltato semafori e lampeggianti sognando balzi spaziotemporali, ho raccolto multe da pagare, ho posteggiato salvaguardando lo specchietto che fu rotto, ho riascoltato la pioggia, ho camminato in una pozzanghera bagnata a piedi ancora asciutti, ho lasciato camminare lo sguardo sulle gocce vanitose sotto i lampioni, le ho annusate nell'aria e l'aria sapeva di memoria pirata.
09 aprile 2012
Fruibili ispirazioni da aspirazioni impossibili
Poema si chiama questa canzone, ma le rime le tracciano i due corpi che danzano insieme, con la musica a esorcizzare dolcemente lo struggente testo.
08 aprile 2012
Mela mangio
Sbucciare la mela è un gesto familiare, un simbolo di cura per l'altro, soprattutto tra genitori e figli. Quando sbuccio la mela per qualcuno, sto sempre attento a togliere anche le pellicine del torsolo*, il cui contatto in bocca mi ha sempre infastidito oltremisura.
Da piccolo non avrei concepito di mangiare una mela non sbucciata, forse perché mi è sempre stata presentata già mondata. Questo, in verità, talora avveniva anche in età adolescenziale, le volte in cui, mentre studiavamo, ci veniva servita a spicchi trafitti da stuzzicadenti affinché non dovessimo sporcarci le mani (che vizi, ah, che vizi!).
Naturalmente, nel frattempo mangiavo anche mele intere, ma ero particolarmente schifiltoso quando arrivavo nei pressi del torsolo. Un giorno però, nel 1981 a Hastings, vidi Birgit, una ragazza di Basilea, che la mela la divorava intera e per intero, sputandone solo i semi, alla fine. Guardai e ammirai come, rimanendo col picciuolo in mano, coniugava voracità e nonchalance e cambiai atteggiamento nei confronti del torsolo**. Permase tuttavia l'esigenza di eliminare quelle pellicine dagli eventuali spicchi.
Ieri, comunque, ne ho sbucciata e mondata una per bene e ho fatto colazione con fette di mela e miele di abete, sorta di connubio tra una tradizione da capodanno ebraico e i sapori del Trentino.
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* torsolo che in realtà sarebbe il vero frutto.
** altro argomento decisivo in merito: Pinocchio e le pere.
Da piccolo non avrei concepito di mangiare una mela non sbucciata, forse perché mi è sempre stata presentata già mondata. Questo, in verità, talora avveniva anche in età adolescenziale, le volte in cui, mentre studiavamo, ci veniva servita a spicchi trafitti da stuzzicadenti affinché non dovessimo sporcarci le mani (che vizi, ah, che vizi!).
Naturalmente, nel frattempo mangiavo anche mele intere, ma ero particolarmente schifiltoso quando arrivavo nei pressi del torsolo. Un giorno però, nel 1981 a Hastings, vidi Birgit, una ragazza di Basilea, che la mela la divorava intera e per intero, sputandone solo i semi, alla fine. Guardai e ammirai come, rimanendo col picciuolo in mano, coniugava voracità e nonchalance e cambiai atteggiamento nei confronti del torsolo**. Permase tuttavia l'esigenza di eliminare quelle pellicine dagli eventuali spicchi.
Ieri, comunque, ne ho sbucciata e mondata una per bene e ho fatto colazione con fette di mela e miele di abete, sorta di connubio tra una tradizione da capodanno ebraico e i sapori del Trentino.
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* torsolo che in realtà sarebbe il vero frutto.
** altro argomento decisivo in merito: Pinocchio e le pere.
07 aprile 2012
Questione di ritmo
Quando hai molto da fare, fai più cose, l'avevo già rimarcato. Per converso, non appena ti lasci andare, tenere il passo sostenuto diventa un'impresa e non appena ti fermi, riavviarsi diventa ancor più arduo.
Se vuoi riprendere buone abitudini, il segreto è non mettersi a proclamare i propositi, ma metterli in atto direttamente, ricordando che per fare le cose bisogna farle* e che non serve annunciarle né sottolinearle: perché si avverino bisogna che siano, non basta che siano dette, e per la continuità ci vuole la dedizione nei fatti.
Quindi non starò a dire che cosa sono andato a fare oggi al parco Nord, dopo mesi e mesi che non.
Se vuoi riprendere buone abitudini, il segreto è non mettersi a proclamare i propositi, ma metterli in atto direttamente, ricordando che per fare le cose bisogna farle* e che non serve annunciarle né sottolinearle: perché si avverino bisogna che siano, non basta che siano dette, e per la continuità ci vuole la dedizione nei fatti.
Quindi non starò a dire che cosa sono andato a fare oggi al parco Nord, dopo mesi e mesi che non.
06 aprile 2012
Ci vuol passione
A non darmi mai per vinto devo averlo imparato da nonna Teresita, che quando qualcosa andava perduto non si rassegnava mai, cercando fino al ritrovamento.
La prima volta fu una lezione collettiva, visto che noi bambini avevamo smarrito il pallone tra i cespugli di un declivio e stavamo già rinunciando al possibile recupero, sebbene all'epoca un pallone rappresentasse un patrimonio cospicuo e non facilmente sostituibile. Con l'agire e l'applicazione ci dimostrò che le cose non possono sparire.
Ricordo la sua tenacia anche nell'episodio del mio giubbetto in pelle dimenticato chissà dove durante una gita a Pietralba (Weissenstein), dove io e lei ritornammo in corriera il giorno seguente. Interrogò non so quante persone, finché venimmo a sapere che il giubbetto era stato ritrovato. Un signore ci accompagnò con una 600 bianca fino al limitare di un bosco nei pressi di Aldino (Aldein), dove abitava il tizio che ce lo restituì. Poi alla fine facemmo l'autostop per tornare alla base, Castello di Fiemme, non volendo stare ad aspettare troppo a lungo la corriera serale.
Era una nonna sprint, quella lì.
La prima volta fu una lezione collettiva, visto che noi bambini avevamo smarrito il pallone tra i cespugli di un declivio e stavamo già rinunciando al possibile recupero, sebbene all'epoca un pallone rappresentasse un patrimonio cospicuo e non facilmente sostituibile. Con l'agire e l'applicazione ci dimostrò che le cose non possono sparire.
Ricordo la sua tenacia anche nell'episodio del mio giubbetto in pelle dimenticato chissà dove durante una gita a Pietralba (Weissenstein), dove io e lei ritornammo in corriera il giorno seguente. Interrogò non so quante persone, finché venimmo a sapere che il giubbetto era stato ritrovato. Un signore ci accompagnò con una 600 bianca fino al limitare di un bosco nei pressi di Aldino (Aldein), dove abitava il tizio che ce lo restituì. Poi alla fine facemmo l'autostop per tornare alla base, Castello di Fiemme, non volendo stare ad aspettare troppo a lungo la corriera serale.
Era una nonna sprint, quella lì.
05 aprile 2012
Istantanee
Passeggiando per il quartiere, guardiamo il passaggio tra fioriture e fresche fronde, quel novello ammantarsi di verdi foglioline che sta per uniformare la livrea agli alberi dopo l'effimero variopinto sfoggio delle recenti settimane. Alcuni li fotografiamo, con le palpebre, proprio mentre sono metà in fiore e metà in foglia. È, questo essere che il divenire ben presto occulterà, un momento da cogliere al volo come un incontro senza appuntamento, una vicinanza imprevista, il passaggio di una cometa; è un piacere da gustare immediatamente, quasi come un gelato che mentre lo mangi fa dire a te "mi sciolgo".
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* L'ultima frase è dedicata a Michela, promettente gelataia in Bovisa.
** Riguardo all'immagine del gelato che si scioglie, vedi anche: Sapore di sapere.
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* L'ultima frase è dedicata a Michela, promettente gelataia in Bovisa.
** Riguardo all'immagine del gelato che si scioglie, vedi anche: Sapore di sapere.
04 aprile 2012
Nuovi lemmi da amare
Ho aggiornato Lessico da amare, il blog che dal 2003 raccoglie "lessico amoroso, lessico amorevole, parole d'amanti, diamanti espressivi, coccole verbali e verbalizzazioni dell'indicibile".
A proposito, se vuoi dire la tua o aggiungere qualche lemma, scrivimi.
A proposito, se vuoi dire la tua o aggiungere qualche lemma, scrivimi.
03 aprile 2012
In onda
Quando non sai più cosa fare, perché non è tempo o non è luogo o perché perché perché, se ti viene, irradia amore. Farà bene anche a te, eccome.
Poi secondo me a un certo punto ci vogliono pure dei begli abbracci, però quanto sopra vale sempre, tanto con le maiuscole che con le minuscole.
Poi secondo me a un certo punto ci vogliono pure dei begli abbracci, però quanto sopra vale sempre, tanto con le maiuscole che con le minuscole.
02 aprile 2012
Lustro
Cinque anni dopo, si guardò intorno. Ricostruiva a fatica gli spazi vuoti che all'epoca connotavano l'intera dimora. All'epoca non c'erano quasi mobili, a parte un tavolo, un divano, qualche sedia e, di là, un letto e un armadio. Anche la cucina era ridotta all'essenziale e nemmeno corredata. Nessun elettrodomestico e solo un vecchio cellulare come solo mezzo di comunicazione immediata.
Però le piastrelle e tutte le loro fughe erano più pulite allora, quando si era conquistato metro per metro la nettezza di un nuovo abitare e quando ancora non erano passati cinque anni di solitudini e intermittenti luminescenze a dargli lustro.
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bonus: David Bowie, Five Years
Però le piastrelle e tutte le loro fughe erano più pulite allora, quando si era conquistato metro per metro la nettezza di un nuovo abitare e quando ancora non erano passati cinque anni di solitudini e intermittenti luminescenze a dargli lustro.
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bonus: David Bowie, Five Years
01 aprile 2012
Ciorciola di saggezza
Nella vita il cioccolato non finisce mai se ogni giorno riesci a vedere il tuo pezzettino di cielo.
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video sorridente: Evelyn Evelyn (ovvero Amanda Palmer & Jason Webley), Have You Seen My Sister Evelyn
P.S.: questa ciorciola ("pigna", in dialetto trentino) è una sintesi tra un racconto di Evelyn, direttrice dell'Hotel Shandranj in Val di Fiemme, e un mio "predicozzo" ai rassegnati della vita.
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video sorridente: Evelyn Evelyn (ovvero Amanda Palmer & Jason Webley), Have You Seen My Sister Evelyn
P.S.: questa ciorciola ("pigna", in dialetto trentino) è una sintesi tra un racconto di Evelyn, direttrice dell'Hotel Shandranj in Val di Fiemme, e un mio "predicozzo" ai rassegnati della vita.
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