Il gelato che si scioglie è l'immagine del mondo per la persona ansiosa, per chi pensa di dover cogliere al volo quell'unica occasione, talmente straordinaria da essere per forza, di sicuro, indubbiamente irripetibile.
La sedimentazione è il contrario del gelato che si scioglie. I fenomeni geologici richiedono tempo, anzi, se lo prendono direttamente: succedono perché è così che vanno le cose, ciclicamente, ma sempre diverse a ogni ciclo.
In effetti, quello che davvero conta non sparisce per un po' di attesa, inoltre si sa che le cose belle sono lente*. Tuttavia, se rimarcare tutto ciò denota certamente saggezza, è un fatto che il sapore del gelato rimanga migliore di quello delle rocce, anche di quelle metamorfiche.
(*)
06 gennaio 2012
05 gennaio 2012
La kalza?!
Se vuoi coltivare l'illusione magica nei bambini, la calza la devi far appendere vuota la sera prima. Dev'essere di lana e la dovranno trovare piena il mattino seguente. Preferibilmente, piena non solo di dolciumi preconfezionati, ma anche di quelli sfusi, oltre a qualche agrume e a un po' di noci, in modo da conferire una certa varietà all'insieme, ma soprattutto per concretizzare un contrasto cromatico e tattile, per mischiare e avvicinare i mondi natura e cultura o almeno i loro simulacri. Evita per favore le pseudocalze già pronte, non hanno senso: per la festa dell'apparizione, o giochi il gioco fino in fondo, o è meglio lasciar perdere. Se non hai un camino, andrà benissimo la cappa. Quella della cucina, però, non quella dell'alfabeto!
04 gennaio 2012
Silenzio, si gira!
Un bel tacer non fu mai scritto, diceva quello, e invece sì: sui cartelli di un film muto, per esempio. Specialmente se muto lo è per scelta, come succede a The Artist di Michel Hazanavicius, produzione del 2011 che ambienta il suo bianco e nero a cavallo tra gli anni venti e trenta del secolo scorso, quelli che videro l'avvento del sonoro sul grande schermo.
L'intreccio è metanarrativo, visto che s'impernia sulle alterne fortune di un divo del muto che rifiuta di conformarsi al nuovo mezzo espressivo. Non mancano i risvolti drammatici né quelli amorosi, ma colpisce la capacità di coinvolgimento esercitata da vicende che sfiorano l'ingenuità, quasi stilizzate, raccontate con nettezza e garbo intransigenti.
In questo, oltre alla bravura degli interpreti, un ruolo essenziale è svolto dalla colonna sonora: quella dei pochissimi rumori sapientemente utilizzati e quella delle musiche composte da Ludovic Bource, perfette nel sottolineare l'azione e gli umori o addirittura nel creare il pathos, rafforzando il patto di credulità tra autore e spettatore, di cui catturano la condiscendenza amplificando splendidamente l'efficacia della rappresentazione.
L'intreccio è metanarrativo, visto che s'impernia sulle alterne fortune di un divo del muto che rifiuta di conformarsi al nuovo mezzo espressivo. Non mancano i risvolti drammatici né quelli amorosi, ma colpisce la capacità di coinvolgimento esercitata da vicende che sfiorano l'ingenuità, quasi stilizzate, raccontate con nettezza e garbo intransigenti.
In questo, oltre alla bravura degli interpreti, un ruolo essenziale è svolto dalla colonna sonora: quella dei pochissimi rumori sapientemente utilizzati e quella delle musiche composte da Ludovic Bource, perfette nel sottolineare l'azione e gli umori o addirittura nel creare il pathos, rafforzando il patto di credulità tra autore e spettatore, di cui catturano la condiscendenza amplificando splendidamente l'efficacia della rappresentazione.
03 gennaio 2012
Golussuria
In settimane tradizionalmente cariche di sovracibarie, una domanda si fa preghiera si fa richiesta si fa imperativo doppio per erotici golosi: cibaciamoci! (nuovo lemma su Lessico da amare)
02 gennaio 2012
Fuori i secondi
Il Capodanno ce l'avrà un Vice? Se così fosse, giustificherei più facilmente questa difficoltà a riprendere il ritmo, a rituffarsi nelle cose da fare, da fare per sopravvivere nell'immediato e per guadagnarsi più avanti i tuffi nel blusalato che mancano da troppo.
Dopotutto, mi dico, quest'anno c'è o non c'è un giorno in più? Sì, vero, però bruciarselo subito non è saggio, e il giorno in più a regola sarebbe il ventinove del secondo mese. Allora dacci dentro, o dacci sotto, o dacci con la preposizione che preferisci, ma dacci senza pensare che è lunedì e che per quanto tu la prenda alla Leggera, il lunedì la testa ti vacilla...
Dopotutto, mi dico, quest'anno c'è o non c'è un giorno in più? Sì, vero, però bruciarselo subito non è saggio, e il giorno in più a regola sarebbe il ventinove del secondo mese. Allora dacci dentro, o dacci sotto, o dacci con la preposizione che preferisci, ma dacci senza pensare che è lunedì e che per quanto tu la prenda alla Leggera, il lunedì la testa ti vacilla...
01 gennaio 2012
Duemilaedodici!
per giorni meravigliosi a venire
per giorni trascorsi da
comprendere ed amare
Sarà pure importante come inizia, d'accordo, ma lo è altrettanto come continua: fa' dunque in modo che l'anno sia bello giorno per giorno. E se un giorno sembra non andar bene, ricordati qualche parola saggia, vedrai che ripercorrerla ti aiuterà.
Poi c'è sempre lo sfizio di sapere come andrà a finire (sfizio molto popolare, per chi ricorda il Giudizio Universale di Cuore), anche se in verità non ci credo alla storia della fine del mondo.
Insomma: comunque la mettiamo, anche stavolta vale la pena andare avanti e mettere insieme le voci, squadrarsi gli sguardi, lambire i ricordi condivisi, esplorare i desideri e gli auspici, respirare il respiro, godersi il sorriso.
--
Le parole lassù me le aveva dedicate Ale D'Agostino firmandomi il suo libro Giorni.
per giorni trascorsi da
comprendere ed amare
Sarà pure importante come inizia, d'accordo, ma lo è altrettanto come continua: fa' dunque in modo che l'anno sia bello giorno per giorno. E se un giorno sembra non andar bene, ricordati qualche parola saggia, vedrai che ripercorrerla ti aiuterà.
Poi c'è sempre lo sfizio di sapere come andrà a finire (sfizio molto popolare, per chi ricorda il Giudizio Universale di Cuore), anche se in verità non ci credo alla storia della fine del mondo.
Insomma: comunque la mettiamo, anche stavolta vale la pena andare avanti e mettere insieme le voci, squadrarsi gli sguardi, lambire i ricordi condivisi, esplorare i desideri e gli auspici, respirare il respiro, godersi il sorriso.
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Le parole lassù me le aveva dedicate Ale D'Agostino firmandomi il suo libro Giorni.
31 dicembre 2011
Serie semiserie
Tre due uno zero sembra un conto alla rovescia, ma son solo le cifre che servono e che bastano a comporre la data odierna. Domani ne avanzerà una.
Zero uno uno due tre cinque otto eccetera è una serie seria che va all'insù formando spirali e un sacco di cose che non saprei, non ricordo, non capisco, ma ammiro come parte dello spirito, aurea sezione che sta tra la mente e l'anima.
Uno due sei nove va anch'essa all'insù, ma si ferma lì, o meglio parte in uno slego grezzo datato settantotto, divertente se non devi prendere un treno.
Invece stasera, si sa, a un certo punto capiterà a moltissimi di incappare nell'eterno tormentone a e i o u (ipsilon). Per quanto mi riguarda, spero di evitare per una volta Disco Samba, anche perché #aeiouy l'ho già incontrato nella sua versione più interessante grazie a Year In Hashtag, di cui prestissimo sarà pubblicata in rete la versione in inglese.
Nel frattempo, da qualche parte, è già domani. Auguri!
Zero uno uno due tre cinque otto eccetera è una serie seria che va all'insù formando spirali e un sacco di cose che non saprei, non ricordo, non capisco, ma ammiro come parte dello spirito, aurea sezione che sta tra la mente e l'anima.
Uno due sei nove va anch'essa all'insù, ma si ferma lì, o meglio parte in uno slego grezzo datato settantotto, divertente se non devi prendere un treno.
Invece stasera, si sa, a un certo punto capiterà a moltissimi di incappare nell'eterno tormentone a e i o u (ipsilon). Per quanto mi riguarda, spero di evitare per una volta Disco Samba, anche perché #aeiouy l'ho già incontrato nella sua versione più interessante grazie a Year In Hashtag, di cui prestissimo sarà pubblicata in rete la versione in inglese.
Nel frattempo, da qualche parte, è già domani. Auguri!
27 dicembre 2011
Albero digitale
Poco prima che iniziassero le festività, laVale mi ha chiesto: "Che cosa vorresti trovare sotto l’albero digitale per il futuro tecnologico dei tuoi figli?"
La mia risposta, insieme a quelle di altri genitori presenti in rete, è pubblicata nel vodafone lab.
--
Precedenti: un'intervista di qualche mese fa.
La mia risposta, insieme a quelle di altri genitori presenti in rete, è pubblicata nel vodafone lab.
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Precedenti: un'intervista di qualche mese fa.
25 dicembre 2011
Natale
Dopo una lunga e bella giornata conviviale (nel senso affettivo e in quello alimentare), tornando a casa insieme ai cuccioli (uno di quei privilegi di cui t'accorgi quando ti manca) ascoltavo su Radio Popolare una trasmissione che tramite la musica parla anche di carceri.
Dal contrasto mi è tornato in mente (anche questo tra parentesi) un pezzo comparso un anno fa nella raccolta Post sotto l’albero 2010 e lo voglio riportare qui sotto. Auguri a tutti.
Dal contrasto mi è tornato in mente (anche questo tra parentesi) un pezzo comparso un anno fa nella raccolta Post sotto l’albero 2010 e lo voglio riportare qui sotto. Auguri a tutti.
Sorvegliato speciale di wildAuguri anche in musica, con la sigla da cui la trasmissione prende il nome: Jailhouse Rock (nell'interpretazione dei Blues Brothers).
In molti luoghi, ai quali difficilmente pensiamo se non perché direttamente coinvolti, il Natale è un sorvegliato speciale. Durante tutte le feste ma soprattutto durante il Natale nelle comunità, nelle carceri, nelle case di cura esplodono le crisi più grandi, più difficili e dagli esiti, a volte, irreparabili e fatali. Lo sanno bene gli operatori del settore che durante i periodi festivi affinano i sensi e la vista, pronti a captare anche il più piccolo mutamento di umore. Ma quale sortilegio racchiude in sé questa ricorrenza, quale turbamento scatena e quali fantasmi evoca? Certo la gente fuori si circonda di persone care, prepara ricchi pasti e preziosi doni, accende luci e addobba la casa, tutto per esorcizzare lo spirito del Natale, ma chi è solo si trova inevitabilmente faccia a faccia con il sorvegliato speciale, e di conseguenza costretto ad affrontarne tutta l’essenza, confrontandosi con la sua anima, con la propria anima. Buon Natale anima mia.
21 dicembre 2011
Zappa che ti passa
Nella sterminata produzione zappiana, sono pochissimi ad avere ascoltato (quasi) tutto. E anche tra i brani più noti si scopre sempre qualche lacuna. C'è un pezzo, per esempio, che credo di avere sentito per la prima volta non su vinile o altro supporto, ma eseguito su un palco... dalla mia band.
Con i Blubaluba (genere soul, funky, R&B) stavamo suonando a una festa e qualcuno del pubblico ardì chiedere "qualcosa in tre quarti". Ivan (il trombettista) impose un 3/4 che s'intitola "benedetto sollievo". Poi ricominciammo con il nostro consueto repertorio.
Blessed Relief (Frank Zappa), da The Grand Wazoo, 1972
Con i Blubaluba (genere soul, funky, R&B) stavamo suonando a una festa e qualcuno del pubblico ardì chiedere "qualcosa in tre quarti". Ivan (il trombettista) impose un 3/4 che s'intitola "benedetto sollievo". Poi ricominciammo con il nostro consueto repertorio.
Blessed Relief (Frank Zappa), da The Grand Wazoo, 1972
17 dicembre 2011
Ieri alla coop
Alle elementari avevamo fatto un lavoretto, in gesso: tra i calchi disponibili avevo scelto una scoiattolina, poi l'avevo dipinta con le tempere (marrone per il pelo, azzurro intenso per gli occhi, nero per le pupille, giallo per il fiorellino che le ornava il ciuffo). Non riuscendo a disegnarle la bocca, chiesi aiuto alla maestra, che dipinse delle labbra rosse bellissime.
Belle come quelle di una signora vista ieri mentre facevo la spesa. Così ho pensato di avvicinarmi e raccontarglielo. "Che storia, grazie!" è stata la sorridente reazione. Poi sono andato in cassa a pagare.
Belle come quelle di una signora vista ieri mentre facevo la spesa. Così ho pensato di avvicinarmi e raccontarglielo. "Che storia, grazie!" è stata la sorridente reazione. Poi sono andato in cassa a pagare.
16 dicembre 2011
Tanda
Fare le cose senza pensare è dannoso se significa superficialità: a prevalere è il bambino egoista e maldestro, in cui goffaggine e ignoranza fanno a gara; le conseguenze sono negative per sé e per gli altri, talvolta nell'immediato e quasi sempre a medio o lungo termine. I danni sono materiali, morali, psicologici e sociali.
Fare le cose senza pensare è virtuoso se significa leggerezza: a prevalere è il bambino dallo sguardo limpido, con la luce nei gesti e il sapere naturale; le conseguenze sono benefiche per sé e spesso graziose per gli altri, sicuramente nell'immediato, e in qualche rara combinazione, sotterraneamente, anche a lungo termine. In tal caso, il bagliore rischiarerà più o meno vagamente memorie lontane e il mondo si arricchirà di qualche sorriso.
Fare le cose senza pensare è prezioso se la leggerezza è conquistata dopo un apprendimento: a prevalere è l'adulto entusiasta, che senza impigrirsi si è rimesso in gioco, pronto ad approfondire o addirittura a ripartire da zero in pratiche nuove o inusitate. Così accade, per esempio, nella musica: l'esecuzione va dimenticata per poter giungere all'interpretazione ed è in quel momento che se ne gode e se ne fa godere. Lo so, l'ho saputo. E così, spero, accadrà anche per il tango, prima o poi.
Fare le cose senza pensare è virtuoso se significa leggerezza: a prevalere è il bambino dallo sguardo limpido, con la luce nei gesti e il sapere naturale; le conseguenze sono benefiche per sé e spesso graziose per gli altri, sicuramente nell'immediato, e in qualche rara combinazione, sotterraneamente, anche a lungo termine. In tal caso, il bagliore rischiarerà più o meno vagamente memorie lontane e il mondo si arricchirà di qualche sorriso.
Fare le cose senza pensare è prezioso se la leggerezza è conquistata dopo un apprendimento: a prevalere è l'adulto entusiasta, che senza impigrirsi si è rimesso in gioco, pronto ad approfondire o addirittura a ripartire da zero in pratiche nuove o inusitate. Così accade, per esempio, nella musica: l'esecuzione va dimenticata per poter giungere all'interpretazione ed è in quel momento che se ne gode e se ne fa godere. Lo so, l'ho saputo. E così, spero, accadrà anche per il tango, prima o poi.
08 dicembre 2011
Dieci cose
Qualche giorno fa lo Splendido mi ha chiesto di scrivere le dieci cose importanti per me. Ho subito messo giù degli appunti così come mi venivano, poi quando ho riaperto il file gliel'ho mandato senza modifiche sostanziali. Ora che le hanno pubblicate, rileggendole mi ci riconosco, per cui posso ribadire che è bene nonché efficace esprimere le proprie preferenze a bruciapelo.
Eccoti dunque Le dieci cose importanti per Zu.
P.S.: ci sono già diversi contributi, identificati dall'etichetta le dieci cose.
Aggiornamento
In seguito a una conversazione telefonica, mi sono accorto che il link qui sopra non funziona più e che non mi ricordavo quali fossero le "10 cose".
Poi mi son reso conto che da qualche parte doveva esserci l'e-mail mandata allo Splendido e così le ho recuperate. Eccole, qui sotto, nell'ordine sparso in cui le avevo scritte allora:
Eccoti dunque Le dieci cose importanti per Zu.
P.S.: ci sono già diversi contributi, identificati dall'etichetta le dieci cose.
Aggiornamento
In seguito a una conversazione telefonica, mi sono accorto che il link qui sopra non funziona più e che non mi ricordavo quali fossero le "10 cose".
Poi mi son reso conto che da qualche parte doveva esserci l'e-mail mandata allo Splendido e così le ho recuperate. Eccole, qui sotto, nell'ordine sparso in cui le avevo scritte allora:
Non perdere la speranza e saperla trasmettere.
Essere vivo nel ricordo altrui e saper ricordare.
I miei figli.
La musica: da ascoltare, da sentire, se possibile anche da cantare.
Avere sempre voglia di spassarsela e di condividere esperienze e divertimento.
Continuare a intessere reti relazionali, nutrire le vie vecchie e nuove della comunicazione.
Scrivere, almeno ogni tanto, almeno un po’, per fissare in parole il divenire e magari anche per evolvere.
Non smettere di imparare: considerare la curiosità un valore e chiedersi di quando in quando Quand’è l’ultima volta che hai fatto una cosa per la prima volta?
Leggere, per perdersi e per ritrovarsi.
Gli affetti e gli amori, le gioie e perfino i dolori.
30 novembre 2011
NavigAbilità
La genialata di Tom Sawyer con la staccionata da ridipingere, omaggiata dall'odierno disegnino di Google che celebra il compleanno di Mark Twain*, è perfetta metafora dell'opera di sfruttamento del contenuto prodotto dagli utenti da parte delle varie piattaforme liberamente fruibili on-line. Noi, comunque, ci siamo divertiti e ci divertiamo a ridisporre i pixel, finché dura il mondo elettrico.
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* lo pseudonimo, secondo Samuel Langhorne Clemens, derivava da una convenzione marinaresca per segnalare la profondità di sicurezza per i battelli a vapore nelle acque fluviali.
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* lo pseudonimo, secondo Samuel Langhorne Clemens, derivava da una convenzione marinaresca per segnalare la profondità di sicurezza per i battelli a vapore nelle acque fluviali.
17 novembre 2011
Senza rete
Credo di sapere quando fu che mi spiacque scoprire che le cose finiscono. Dev'essere stato da bambino, con la tivù ancora in bianco e nero, senza telecomando e con soli quattro canali (primo, secondo, svizzera e capodistria). La triste scoperta dev'essere avvenuta proprio tramite la programmazione televisiva, o perlomeno questo è quanto la memoria emotiva ha archiviato e conservato, in quel modo vago e incisivo delle immagini sincretiche in grado nei sogni di comunicarci fulminee l'esatta istantanea del nostro stato d'animo, o d'anima, lampo intraducibile in parole se non a prezzo di lunghissimi e circonvoluti racconti, frustrati dall'assenza di simultaneità nel dire.
Dev'essere andata così: c'era un ciclo di trasmissioni, tipo forse Senza rete, che scandiva rassicurante l'apparente incuranza dei riti scontati. Le seguivo, magari con modesto coinvolgimento, probabilmente con un certo piacere. Poi un giorno, o piuttosto una sera, mi fu annunciato che la consuetudine settimanale si sarebbe interrotta, perché quella era l'ultima puntata. Che fosse l'ultima in assoluto o che si trattasse dell'interruzione stagionale, nulla cambia, giacché immutato fu per me allora il colpo, uno choc che evidentemente travalicava il fatto in sé, per avviluppare invece nel suo manto nebuloso l'intero tessuto del vivere.
Il punto era, è: le cose finiscono. Le situazioni non durano per sempre. Le esperienze non sono riavvolgibili. Bellezza, piacevolezza e tranquillità non sono sicure né controllabili. Sì, d'accordo, lo so, lo sai, poi c'è un'altra stagione, oppure ci sono altre cose, e pure nuovi inizi, ma. Il chiodino del piccolo lutto un buchino lo lascia comunque, il chiodo grande potrebbe addirittura martoriare. E allora? Beh, almeno aver cura di non lasciarli arrugginire: non rimanere mai, mai sulla croce, specialmente se sotto la pioggia. Ah, e fischiettare.
--
P.S.: la canzone l'avevo già linkata (e sorrido).
Dev'essere andata così: c'era un ciclo di trasmissioni, tipo forse Senza rete, che scandiva rassicurante l'apparente incuranza dei riti scontati. Le seguivo, magari con modesto coinvolgimento, probabilmente con un certo piacere. Poi un giorno, o piuttosto una sera, mi fu annunciato che la consuetudine settimanale si sarebbe interrotta, perché quella era l'ultima puntata. Che fosse l'ultima in assoluto o che si trattasse dell'interruzione stagionale, nulla cambia, giacché immutato fu per me allora il colpo, uno choc che evidentemente travalicava il fatto in sé, per avviluppare invece nel suo manto nebuloso l'intero tessuto del vivere.
Il punto era, è: le cose finiscono. Le situazioni non durano per sempre. Le esperienze non sono riavvolgibili. Bellezza, piacevolezza e tranquillità non sono sicure né controllabili. Sì, d'accordo, lo so, lo sai, poi c'è un'altra stagione, oppure ci sono altre cose, e pure nuovi inizi, ma. Il chiodino del piccolo lutto un buchino lo lascia comunque, il chiodo grande potrebbe addirittura martoriare. E allora? Beh, almeno aver cura di non lasciarli arrugginire: non rimanere mai, mai sulla croce, specialmente se sotto la pioggia. Ah, e fischiettare.
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P.S.: la canzone l'avevo già linkata (e sorrido).
01 novembre 2011
Spaziotempo
Sfrecciando nel tempo i luccichii si moltiplicano e via passano velocissimi, troppo, nell'apnea della meraviglia, gli occhi spalancati quanto la bocca, sguardo d'emozione sgranata, la pelle del viso slabbrata con impeto dal vento spaziale. Nemmeno gli occhi della mente riescono a farsi capienti abbastanza da cogliere ognissantacosa, lambiscono appena ciuffi inattesi, accenni e sensazioni, riflessi di semiobliati rimasugli, eppure atti a scuotere elettricamente la linfa tutta.
Sfrecciando avanti e indietro nel tempo ti cerco e dimentico di cercarmi, come Silver Surfer ma senza superpoteri, tra i ghiacci siderali delle enormi distanze e il cuore di magma dei doni affettivi, incandescente riserva che brucia e carbura. Ognora. Allora riscocca la freccia del tempo, da lì a qui e ora. Nell'ambra la scia che riporta il passato al futuro, carezza al sorriso di un'ombra, nostalgia dell'essere petalo, e schiudersi a una luce che sfiora.
Sfrecciando avanti e indietro nel tempo ti cerco e dimentico di cercarmi, come Silver Surfer ma senza superpoteri, tra i ghiacci siderali delle enormi distanze e il cuore di magma dei doni affettivi, incandescente riserva che brucia e carbura. Ognora. Allora riscocca la freccia del tempo, da lì a qui e ora. Nell'ambra la scia che riporta il passato al futuro, carezza al sorriso di un'ombra, nostalgia dell'essere petalo, e schiudersi a una luce che sfiora.
23 ottobre 2011
Non farti confondere dal "la la la"
Questa canzone è scherzosa, ma anche profonda.
L'avevo apprezzata dapprima in un'esecuzione di Amanda Palmer, poi ho scoperto che ne è autore l'artista scozzese Nick Currie, alias Momus, dal suo album Ping Pong (1997).
Di seguito il testo originale e una mia traduzione, per la quale ho scelto di mantenere il punto di vista femminile derivato dalle interpretazioni della poliedrica Amanda MacKinnon Gaiman Palmer (vedi anche Dresden Dolls e Evelyn Evelyn), in quanto mi sembra più divertente e in acrobatico equilibrio tra disincanto e sensibilità, specialmente nei non detti e nelle parentesi.
I Want You, But I Don't Need You
I like you, and I’d like you to like me to like you
But I don’t need you
Don’t need you to want me to like you
Because if you didn’t like me
I would still like you, you see
La la la
La la la
I lick you, I like you to like me to lick you
But I don’t need you
Don’t need you to like me to lick you
If your pleasure turned into pain
I would still lick for my personal gain
La la la
La la la
I fuck you, and I love you to love me to fuck you
But I don’t fucking need you
Don’t need you to need me to fuck you
If you need me to need you to fuck
That fucks everything up
La la la
La la la
I want you, and I want you to want me to want you
But I don’t need you
Don’t need you to need me to need you
That’s just me
So take me or leave me
But please don’t need me
Don’t need me to need you to need me
Cos we’re here one minute, the next we’re dead
So love me and leave me
But try not to need me
Enough said
I want you, but I don’t need you
La la la
La la la
I love you, and I love how you love how I love you
But I don’t need you
Don’t need you to love me to love you
If your love changed into hate
Would my love have been a mistake?
La la la
La la la
So I’m gonna leave you, and I’d like you to leave me to leave you
But lover believe me, it isn’t because I don’t need you (you know I don’t need you)
All I wanted was to be wanted
But you’re drowning me deep in your need to be needed
La la la
La la la la la la la la la
I want you, and I want you to want me to want you
But I don’t need you
Don’t need you to need me to need you
That’s just me
So take me or leave me
But please don’t need me
Don’t need me to need you to need me
Cos we’re here one minute, the next we’re dead
So love me and leave me
But try not to need me
Enough said
I want you, but I don’t need you
Ti voglio, ma non ho bisogno di te
Mi piaci, e vorrei che ti piacesse che mi piaci
ma non ho bisogno di te
non ho bisogno che tu mi voglia perché tu mi piaccia
Perché se io non ti piacessi,
vedi, mi piaceresti comunque
La la la
La la la
Ti lecco, mi piace che ti piaccia che io ti lecchi
ma non ho bisogno di te
non ho bisogno che ti piaccia per leccarti
Se il tuo piacere si mutasse in tormento
leccherei comunque per mio godimento
La la la
La la la
Ti scopo, e adoro che adori che io ti scopi
ma non ho un cazzo di bisogno di te
non ho bisogno che tu abbia bisogno che io ti scopi
Se hai bisogno che io abbia bisogno di te per scopare
se ne va tutto affanculo
La la la
La la la
Ti voglio, e voglio che tu voglia che io ti voglia
ma non ho bisogno di te
non ho bisogno che tu abbia bisogno che io abbia bisogno di te
Sono semplicemente io
quindi prendimi o lasciami
ma per favore non avere bisogno di me
non avere bisogno che io abbia bisogno che tu abbia bisogno di me
Perché un istante siamo qui e l’istante dopo siamo morti
dunque amami e lasciami
ma cerca di non avere bisogno di me
Basta con le parole
ti voglio, ma non ho bisogno di te
La la la
La la la
Ti amo, e adoro come adori come ti amo
ma non ho bisogno di te
non ho bisogno che tu mi ami per amarti
Se si mutasse in odio il tuo amore
il mio amore sarebbe stato un errore?
La la la
La la la
Perciò ti lascerò, e vorrei che mi lasciassi per lasciarti
ma amante, credimi, non è perché non ho bisogno di te (lo sai che non ho bisogno di te)
Tutto ciò che volevo era essere voluta
ma mi stai affogando nel tuo bisogno di essere necessario
La la la
La la la la la la la la la
Ti voglio, e voglio che tu voglia che io ti voglia
ma non ho bisogno di te
non ho bisogno che tu abbia bisogno che io abbia bisogno di te
Sono semplicemente io
perciò prendimi o lasciami
ma per favore non avere bisogno di me
non avere bisogno che io abbia bisogno che tu abbia bisogno di me
Perché un istante siamo qui e l’istante dopo siamo morti
dunque amami e lasciami
ma cerca di non avere bisogno di me
Basta con le parole
ti voglio, ma non ho bisogno di te
--
P.S. gennaio 2012: ho modificato la traduzione di un paio di versi (quelli che finiscono con to lick you e to love you). Inoltre avevo omesso di specificare che in alcuni casi la ridanciana struttura cela un doppio significato riguardo al bisogno, "need", smentito o dichiarato secondo la piega della lettura. Così, Don’t need you to need me to need you può essere: "non ho bisogno che tu abbia bisogno che io abbia bisogno di te" oppure: "non ho bisogno che tu abbia bisogno di me per avere bisogno di te".
L'avevo apprezzata dapprima in un'esecuzione di Amanda Palmer, poi ho scoperto che ne è autore l'artista scozzese Nick Currie, alias Momus, dal suo album Ping Pong (1997).
Di seguito il testo originale e una mia traduzione, per la quale ho scelto di mantenere il punto di vista femminile derivato dalle interpretazioni della poliedrica Amanda MacKinnon Gaiman Palmer (vedi anche Dresden Dolls e Evelyn Evelyn), in quanto mi sembra più divertente e in acrobatico equilibrio tra disincanto e sensibilità, specialmente nei non detti e nelle parentesi.
I Want You, But I Don't Need You
I like you, and I’d like you to like me to like you
But I don’t need you
Don’t need you to want me to like you
Because if you didn’t like me
I would still like you, you see
La la la
La la la
I lick you, I like you to like me to lick you
But I don’t need you
Don’t need you to like me to lick you
If your pleasure turned into pain
I would still lick for my personal gain
La la la
La la la
I fuck you, and I love you to love me to fuck you
But I don’t fucking need you
Don’t need you to need me to fuck you
If you need me to need you to fuck
That fucks everything up
La la la
La la la
I want you, and I want you to want me to want you
But I don’t need you
Don’t need you to need me to need you
That’s just me
So take me or leave me
But please don’t need me
Don’t need me to need you to need me
Cos we’re here one minute, the next we’re dead
So love me and leave me
But try not to need me
Enough said
I want you, but I don’t need you
La la la
La la la
I love you, and I love how you love how I love you
But I don’t need you
Don’t need you to love me to love you
If your love changed into hate
Would my love have been a mistake?
La la la
La la la
So I’m gonna leave you, and I’d like you to leave me to leave you
But lover believe me, it isn’t because I don’t need you (you know I don’t need you)
All I wanted was to be wanted
But you’re drowning me deep in your need to be needed
La la la
La la la la la la la la la
I want you, and I want you to want me to want you
But I don’t need you
Don’t need you to need me to need you
That’s just me
So take me or leave me
But please don’t need me
Don’t need me to need you to need me
Cos we’re here one minute, the next we’re dead
So love me and leave me
But try not to need me
Enough said
I want you, but I don’t need you
Ti voglio, ma non ho bisogno di te
Mi piaci, e vorrei che ti piacesse che mi piaci
ma non ho bisogno di te
non ho bisogno che tu mi voglia perché tu mi piaccia
Perché se io non ti piacessi,
vedi, mi piaceresti comunque
La la la
La la la
Ti lecco, mi piace che ti piaccia che io ti lecchi
ma non ho bisogno di te
non ho bisogno che ti piaccia per leccarti
Se il tuo piacere si mutasse in tormento
leccherei comunque per mio godimento
La la la
La la la
Ti scopo, e adoro che adori che io ti scopi
ma non ho un cazzo di bisogno di te
non ho bisogno che tu abbia bisogno che io ti scopi
Se hai bisogno che io abbia bisogno di te per scopare
se ne va tutto affanculo
La la la
La la la
Ti voglio, e voglio che tu voglia che io ti voglia
ma non ho bisogno di te
non ho bisogno che tu abbia bisogno che io abbia bisogno di te
Sono semplicemente io
quindi prendimi o lasciami
ma per favore non avere bisogno di me
non avere bisogno che io abbia bisogno che tu abbia bisogno di me
Perché un istante siamo qui e l’istante dopo siamo morti
dunque amami e lasciami
ma cerca di non avere bisogno di me
Basta con le parole
ti voglio, ma non ho bisogno di te
La la la
La la la
Ti amo, e adoro come adori come ti amo
ma non ho bisogno di te
non ho bisogno che tu mi ami per amarti
Se si mutasse in odio il tuo amore
il mio amore sarebbe stato un errore?
La la la
La la la
Perciò ti lascerò, e vorrei che mi lasciassi per lasciarti
ma amante, credimi, non è perché non ho bisogno di te (lo sai che non ho bisogno di te)
Tutto ciò che volevo era essere voluta
ma mi stai affogando nel tuo bisogno di essere necessario
La la la
La la la la la la la la la
Ti voglio, e voglio che tu voglia che io ti voglia
ma non ho bisogno di te
non ho bisogno che tu abbia bisogno che io abbia bisogno di te
Sono semplicemente io
perciò prendimi o lasciami
ma per favore non avere bisogno di me
non avere bisogno che io abbia bisogno che tu abbia bisogno di me
Perché un istante siamo qui e l’istante dopo siamo morti
dunque amami e lasciami
ma cerca di non avere bisogno di me
Basta con le parole
ti voglio, ma non ho bisogno di te
--
P.S. gennaio 2012: ho modificato la traduzione di un paio di versi (quelli che finiscono con to lick you e to love you). Inoltre avevo omesso di specificare che in alcuni casi la ridanciana struttura cela un doppio significato riguardo al bisogno, "need", smentito o dichiarato secondo la piega della lettura. Così, Don’t need you to need me to need you può essere: "non ho bisogno che tu abbia bisogno che io abbia bisogno di te" oppure: "non ho bisogno che tu abbia bisogno di me per avere bisogno di te".
09 ottobre 2011
Come e quanto
Come saranno i fuochi d'artificio della festa più bella che i sogni ti abbiano permesso d'immaginare? Quanto sarà ampio il luogo destinato ad accogliere tutti gli amici e le persone a te care di tutti i tempi?
L'immagine perfetta del desiderio bambino permane, per quanto impolverata dal lungo oblio. La sua ingenuità non si confonde con le imperfezioni di realtà casuali, non si scontra in competizioni. Quel prato cintato intorno alla villa l'hai visto o creato nella tua mente e sai bene che lì dentro non si patisce disagio, che il conflitto non vi trova piede, che è un piccolo paradiso con la verità di una fiaba.
Come sarà il nostro vivere alla rincorsa dell'improbabile? Quanto saranno difficili da scovare le pietre preziose al naturale, ascose lucentezze indistinguibili all'occhio avido?
Lo sguardo dentro il buio ce lo insegnarono di nuovo, di nuovo apprendemmo a fidarci dell'emanazione, a procedere tentoni risalendo il corso del tempo e così ritrovarci. Nessun percorso fa paura di per sé quando la mano e la mano si cercano, quando le dita ridisegnano volti, quando le carezze tracciano profili richiamando l'anima all'epidermide che risuona di armoniche.
Come saranno gli istanti presenti quando non esisterà un quando? In quanto tempo il tempo si annullerà nell'essere, quanto durerà per ciascun petalo il meraviglioso schiudersi?
L'eternità verticale di un momento magico non è più illusoria di tutto il resto. L'immensa vertigine del bello incontenibile si specchia in una bolla di saliva gonfiata per gioco, s'insabbia tra le curve di una pista per le biglie, risuona nel rimbalzo di un pallone sul cemento, odora di cantine scavalcate a nascondino, ha il gusto di una mela presa a Dio nel suo giardino.
L'immagine perfetta del desiderio bambino permane, per quanto impolverata dal lungo oblio. La sua ingenuità non si confonde con le imperfezioni di realtà casuali, non si scontra in competizioni. Quel prato cintato intorno alla villa l'hai visto o creato nella tua mente e sai bene che lì dentro non si patisce disagio, che il conflitto non vi trova piede, che è un piccolo paradiso con la verità di una fiaba.
Come sarà il nostro vivere alla rincorsa dell'improbabile? Quanto saranno difficili da scovare le pietre preziose al naturale, ascose lucentezze indistinguibili all'occhio avido?
Lo sguardo dentro il buio ce lo insegnarono di nuovo, di nuovo apprendemmo a fidarci dell'emanazione, a procedere tentoni risalendo il corso del tempo e così ritrovarci. Nessun percorso fa paura di per sé quando la mano e la mano si cercano, quando le dita ridisegnano volti, quando le carezze tracciano profili richiamando l'anima all'epidermide che risuona di armoniche.
Come saranno gli istanti presenti quando non esisterà un quando? In quanto tempo il tempo si annullerà nell'essere, quanto durerà per ciascun petalo il meraviglioso schiudersi?
L'eternità verticale di un momento magico non è più illusoria di tutto il resto. L'immensa vertigine del bello incontenibile si specchia in una bolla di saliva gonfiata per gioco, s'insabbia tra le curve di una pista per le biglie, risuona nel rimbalzo di un pallone sul cemento, odora di cantine scavalcate a nascondino, ha il gusto di una mela presa a Dio nel suo giardino.
04 ottobre 2011
Oggi come oggi
Io, io, io me lo ricordo di quando ci si era appena messi il grembiulino, si aveva giusto il tempo di aprire il quaderno, scrivere la data, aprire l'astuccio dei pastelli, disegnare un saio e un lupo e già arrivava un giorno di vacanza!
Io, io, io me lo ricordo di quando il 4 ottobre era festa nazionale e non sapevamo nemmeno distinguere tra festa laica e religiosa, ché tanto era uguale: si stava a casa da scuola, dal lavoro, si giocava, si mangiava, si rigiocava.
Io, io, io me lo ricordo di quando il 4 ottobre cadeva in settembre, sì in settembre: è che il calendario lo disegnavano così, perché lo disegnava una per cui disegnare era sempre stato un incubo e che piuttosto si sarebbe fatta sculacciare.
Io, io, io me lo ricordo di quando, oggi, è ancora estate ma la sera poi ti frega perché rinfresca. Anche se poi in fondo non è mica quella la fregatura, bensì il fatto che il mare e la montagna sono lontani da qui, troppo lontani, quasi come te.
Io, io, io me lo ricordo di quando il 4 ottobre era festa nazionale e non sapevamo nemmeno distinguere tra festa laica e religiosa, ché tanto era uguale: si stava a casa da scuola, dal lavoro, si giocava, si mangiava, si rigiocava.
Io, io, io me lo ricordo di quando il 4 ottobre cadeva in settembre, sì in settembre: è che il calendario lo disegnavano così, perché lo disegnava una per cui disegnare era sempre stato un incubo e che piuttosto si sarebbe fatta sculacciare.
Io, io, io me lo ricordo di quando, oggi, è ancora estate ma la sera poi ti frega perché rinfresca. Anche se poi in fondo non è mica quella la fregatura, bensì il fatto che il mare e la montagna sono lontani da qui, troppo lontani, quasi come te.
29 settembre 2011
L'ora che muove al navigare
Mica puoi avere il controllo su tutto.
Non sempre, dice, non sempre le cose vanno come desideri o come avevi previsto, le cose non vanno così o cosà, dice; ma il fatto, il fatto vero è che le cose non vanno, non vanno da sé, nemmeno se hanno le ruote. Le cose non vanno se non le fai andare tu.
Non puoi avere il controllo di tutto, ma se vuoi che qualcosa si muova, la devi smuovere e per farlo devi smuoverti tu.
Mica puoi avere il ricordo di tutto.
Non sempre riaffiora la nota al sentire, ma quando sai scegliere cosa ascoltare la trovi, prima o poi la ritrovi una canzone che fa per te e lo sai perché mentre la senti ti smuove la vita, poco sopra i fianchi del mondo. Senza paura riascolti il sentire.
Non puoi avere un ricordo su tutto, ma se per cantarne il fluire muovi l'anima, il marasma ingoia il pudore e puoi commuoverti, tu.
Non sempre, dice, non sempre le cose vanno come desideri o come avevi previsto, le cose non vanno così o cosà, dice; ma il fatto, il fatto vero è che le cose non vanno, non vanno da sé, nemmeno se hanno le ruote. Le cose non vanno se non le fai andare tu.
Non puoi avere il controllo di tutto, ma se vuoi che qualcosa si muova, la devi smuovere e per farlo devi smuoverti tu.
Mica puoi avere il ricordo di tutto.
Non sempre riaffiora la nota al sentire, ma quando sai scegliere cosa ascoltare la trovi, prima o poi la ritrovi una canzone che fa per te e lo sai perché mentre la senti ti smuove la vita, poco sopra i fianchi del mondo. Senza paura riascolti il sentire.
Non puoi avere un ricordo su tutto, ma se per cantarne il fluire muovi l'anima, il marasma ingoia il pudore e puoi commuoverti, tu.
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