C’è un rituale, c’è un andare in tondo, ci sono bimbi che sorridono, mamme che salutano, frutta candita, nuvole di fiato. Gli sguardi non si posano per molto, cercano. Cercano in giro, come se sapessero di dover trovare altro. Trovare o forse ritrovare. Le giostre non sono mai fuori stagione, né lo è la fiamma dell’infatuazione, vera o fatua che sia.
Accanto, un luccichio di complicità colora l’iride e ancor più il sorriso, goloso di sapori da scoprire o forse riscoprire. Un gettone e si parte, il contatto è immediato e il rinculo subito cancellato dal primo urto laterale; si prendono le misure per districarsi girando all’infinito il volante e premendo il pedale tra urletti assortiti e l’antiritmo di canzoni melense sparate insulsamente fino a far gracchiare gli altoparlanti.
Lui sa che si fermerà per un po’, ma non a lungo. Non sa dove ha lasciato la sua vita e pensa che ha perso il destino o il senso di averne uno. Guarda e legge come in un fumetto i pensieri della sventola straniera che sta campendo del suo lunghissimo passo le vie dello shopping invernale: Ti sento nei miei capelli, sento il tuo odore mentre cammino specchiandomi tutta nelle vetrine e negli occhi di passanti ingolositi. Sono poche ore e già mi manchi. Il peggio è sapere che è solo un’anticipazione di quanto succederà domani, su quell’aereo, e poi i giorni seguenti, ogni volta che il piede premerà sulla tavoletta per accelerare la distrazione su un qualsiasi rettilineo.
Quei due ridono, quelle altre ammiccano complici, anche in quel gruppetto motteggiano sotto i portici. Il freddo non esiste o meglio non resiste alla voglia di identità: dimostrare le appartenenze serve e un filo di nudo anche d’inverno trova spazio. Occhi bistrati e bistrattati, troppo azzurre e troppo rosa le palpebre, troppo carico il kajal, pesanti le matite e catarifrangenti le labbra. Però esserci e sapersi lì insieme conta, conta più di tutto, e in quel momento basta. Tutto il mondo, fuori.
Di fronte allo specchio, ricorda di essere stato un bel bocconcino, conteso addirittura e capace di leggerezza, nonché di stupide leggerezze. D’altronde, le priorità erano altre. Rievoca la prelibatezza del gioco, un modo di essere e fare cui abbandonarsi con serietà, quella indispensabile alla gioia che sa di sé. Già, il gioco, da cui farsi rapire con estasi fanciullesca e in fin dei conti un po’ cogliona, sì, ma vera e piena di presente. Di fronte allo specchio, anni dopo, gli occhi sono arrossati, l’epidermide chiede protezione, le pupille scintillano cogliendo l’immensa velocità del cronosoffio, mentre tutto viene rimandato come se ci fosse davvero tempo, come se bastasse anelare per garantirsi la prospettiva di nuovi splendori, di splendori nuovi o rinnovati.
Tutti quanti aspettano che il sole torni a scottare sulla pelle, disposti a sacrificarglisi fino al rossore, fino alle bolle se necessario. Sperano anche nel vento, quello capace di far alzare in volo gli aquiloni. E in un’onda da cavalcare, la preferita, indorata dal sole, richiamata dal mare o dall’amare. Senza nemmeno ancora allertare l’apparato circolatorio, ecco che una nuova felicità, illusoria o meno, agile si fa strada tra lo schiudersi delle labbra e lo stupore dietro alle palpebre. I bimbi dalle guance tonde, intanto, starnutiscono aggrappati a un albero, in attesa di un viaggiatore del tempo che li venga a prendere.
29 gennaio 2011
27 gennaio 2011
Fantasmi e speranze
Quando arrivammo ad Auschwitz-Birkenau aprirono le porte dei vagoni. Eravamo mezzi morti, ma dovemmo metterci velocemente in fila per cinque. C'era un uomo con in mano un bastone. Con un movimento della mano mandava le persone a destra o a sinistra. Mia madre, il mio fratellino e mia sorella andarono a sinistra. Non li rividi mai più.
- Lilly Ebert, ebrea ungherese, sopravvissuta ad Auschwitz
[fantasmi dal sito How to be a Retronaut, segnalato giorni fa da mastra]
E una canzone sorridente, Ale Brider (Tutti fratelli), da riascoltare e di cui, volendo, leggere testo e (mio) riadattamento in italiano.
[speranze dalla musica, sempre, dall'animo fanciullo che non si rassegna, che non smette di cercare con lo sguardo dei sensi i fiori in mezzo agli orrori del non senso]
01 gennaio 2011
2011
Il tempo forse esiste e forse no, sarà anche vero che è tutta una costruzione, ma intanto il valore simbolico che ci autocostruiamo qualche effetto lo scatena. S-cateniamoci dunque, per viaggiare secondo inclinazione autentica, con l'auspicio di far risuonare i palpiti nelle armoniche più propizie al benessere intero. E siccome non è bene rinunciare al sole pur di ripararsi dalla pioggia, non ti auguro un anno senza lacrime, ma che per ogni lacrima ci siano mille sorrisi.
Buon anno nuovo colorato di sorrisi condivisi ;-)
e baci :-***
Buon anno nuovo colorato di sorrisi condivisi ;-)
e baci :-***
29 dicembre 2010
Retrospezione
Una visione, anche parziale e lontana, capace di dar le vertigini è quella sul tempo andato, per chi ha da sempre la fisima della velocità con cui passa. Un soffio, questa vita è un soffio. Un anno fatto di un attimo e di un altro ancora e di un altro attimo che colpisce e staglia, s'accende e sfuma, scalda e svapora. In un soffio. Eppure sono tante le cataste dei momenti, le fastelle dei ricordi, enciclopedici gli album di memoria che risfogli: l'immane dentro una piccolissima finitezza. E se, invece che all'ultimo anno, guardassi al decennio appena trascorso? Quanta paura, quanta, nello sgomento dello scorrere infinito d'infinitesimali particolari, captati ma impossibili da cogliere, microscopici e troppo grandi per la capienza di un presente che si fa frattale mescolando istanti e vite, idee e respiri, aneliti e assenze. Un soffio, è un soffio questa vita, ma si fa uragano insieme a quelle altrui.
11 dicembre 2010
Addobbi di parole
Anche quest'anno ho scritto un pezzo per il PSLA (Post sotto l'albero) e stamane lo mando al Sir, che lo impaginerà insieme a quelli di tutti i partecipanti.
Di cosa si tratti lo spiega per esempio questo articolo di Akille.
Per riferimenti sulle vecchie edizioni, vedi qui.
(se vuoi partecipare, basta rispettare il termine ultimo di consegna, fissato per la giornata di domani, domenica 12 dicembre - una giornata che ricordiamo anche per motivi decisamente meno festosi)
--
[Aggiornamenti]
Il Post sotto l'albero 2010, dice, comprende 134 post, 192 pagine, 75.694 parole, 378.841 caratteri spazi esclusi, anzi: 135 post, 192 pagine, 76.141 parole, 381.038 caratteri spazi esclusi e uscirà venerdì 17 alle 17.
Per scaricare il pdf passa da Sir Squonk.
Se non ci avevi trovato il mio pezzo non è perché non l'avessi scritto: che sia o meno una strategia markettara, negli ultimi anni il Psla ci ha abituati alle edizioni "Gronchi rosa", quelle coi refusi e le dimenticanze, poi sostituite dalla definitiva (epperò conservate da qualche collezionista).
Abbi dunque un po' di pazienza: ora che il Sir ha sistemato le cose, riscarica il Post sotto l'albero 2010. Ci troverai anche il mio contributo, che s'intitola I sette palazzi celesti.
Di cosa si tratti lo spiega per esempio questo articolo di Akille.
Per riferimenti sulle vecchie edizioni, vedi qui.
(se vuoi partecipare, basta rispettare il termine ultimo di consegna, fissato per la giornata di domani, domenica 12 dicembre - una giornata che ricordiamo anche per motivi decisamente meno festosi)
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[Aggiornamenti]
Il Post sotto l'albero 2010, dice, comprende 134 post, 192 pagine, 75.694 parole, 378.841 caratteri spazi esclusi, anzi: 135 post, 192 pagine, 76.141 parole, 381.038 caratteri spazi esclusi e uscirà venerdì 17 alle 17.
Per scaricare il pdf passa da Sir Squonk.
Se non ci avevi trovato il mio pezzo non è perché non l'avessi scritto: che sia o meno una strategia markettara, negli ultimi anni il Psla ci ha abituati alle edizioni "Gronchi rosa", quelle coi refusi e le dimenticanze, poi sostituite dalla definitiva (epperò conservate da qualche collezionista).
Abbi dunque un po' di pazienza: ora che il Sir ha sistemato le cose, riscarica il Post sotto l'albero 2010. Ci troverai anche il mio contributo, che s'intitola I sette palazzi celesti.
06 dicembre 2010
A tempo, nel tempo, oltre il tempo
Ci sono giochini che ti fanno perdere tempo, ma riguadagnare vita, sotto forma di intrecci tra ricordi, sensazioni, piaceri e sguardi prospettici su di sé, come siamo e come eravamo, come siamo e come forse saremo. Così, perlomeno, ho preso quello dei "15 album" che gira su facebook e che ho svolto così:
15 album... o 21
pubblicata da Giulio Pianese il giorno lunedì 6 dicembre 2010 alle ore 10.25
Regole: Non ci pensate per troppo tempo. 15 album che hai ascoltato e che rimarranno sempre impressi su di te. Elenca i primi 15 che riesci a ricordare in non più di 15 minuti! [...]
--
Non "taggo" nessuno, ma invito chi vuole a rispondere con la sua selezione. Per conto mio, scelgo di elencare alcuni tra gli album che rappresentarono per me vere e proprie epifanie, imponendosi al riascolto quotidiano e imbibendo il vivere, indipendentemente dal loro valore assoluto. E ne elenco 21, perché già così ne lascio fuori tanti, ma almeno il minimo sindacale, ecco.
1. Rimmel - Francesco De Gregori
2. 4 Way Street - Crosby, Stills, Nash & Young
3. Non farti cadere le braccia - Edoardo Bennato
4. Happy Trails - Quicksilver Messenger Service
5. Bluesbreakers - John Mayall
6. Electric Ladyland - Jimi Hendrix
7. Volunteers - Jefferson Airplane
8. After The Gold Rush - Neil Young
9. Seconds Out - Genesis
10. If I Could Only Remember My Name - David Crosby
11. The Piper At The Gates Of Dawn - Pink Floyd
12. The Doors - Doors
13. Led Zeppelin II - Led Zeppelin
14. Remain In Light - Talking Heads
15. You Are What You Is - Frank Zappa
16. Vai mo' - Pino Daniele
17. The Velvet Underground & Nico - Velvet Underground & Nico
18. The Queen Is Dead - Smiths
19. Puta's Fever - Mano Negra
20. Mlah - Les Négresses Vertes
21. Bossanova - Pixies
P.S.: sì, ripropongono una sorta di cronologia delle scoperte personali, dai tempi delle scuole medie in avanti.
--
Intanto last.fm, da un profilo che non utilizzo e in cui non entravo da chissà quanto, mi restituisce non solo l'elenco dei brani ascoltati di recente (desumendolo da blip.fm), ma la classifica degli artisti da me più gettonati. E mi fa contento:
--
Aggiornamento: se vuoi, vai a vedere anche gli album di mastrangelina, chiaratiz... o proponi le tue scelte nei commenti qui sotto, come vix...
15 album... o 21
pubblicata da Giulio Pianese il giorno lunedì 6 dicembre 2010 alle ore 10.25
Regole: Non ci pensate per troppo tempo. 15 album che hai ascoltato e che rimarranno sempre impressi su di te. Elenca i primi 15 che riesci a ricordare in non più di 15 minuti! [...]
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Non "taggo" nessuno, ma invito chi vuole a rispondere con la sua selezione. Per conto mio, scelgo di elencare alcuni tra gli album che rappresentarono per me vere e proprie epifanie, imponendosi al riascolto quotidiano e imbibendo il vivere, indipendentemente dal loro valore assoluto. E ne elenco 21, perché già così ne lascio fuori tanti, ma almeno il minimo sindacale, ecco.
1. Rimmel - Francesco De Gregori
2. 4 Way Street - Crosby, Stills, Nash & Young
3. Non farti cadere le braccia - Edoardo Bennato
4. Happy Trails - Quicksilver Messenger Service
5. Bluesbreakers - John Mayall
6. Electric Ladyland - Jimi Hendrix
7. Volunteers - Jefferson Airplane
8. After The Gold Rush - Neil Young
9. Seconds Out - Genesis
10. If I Could Only Remember My Name - David Crosby
11. The Piper At The Gates Of Dawn - Pink Floyd
12. The Doors - Doors
13. Led Zeppelin II - Led Zeppelin
14. Remain In Light - Talking Heads
15. You Are What You Is - Frank Zappa
16. Vai mo' - Pino Daniele
17. The Velvet Underground & Nico - Velvet Underground & Nico
18. The Queen Is Dead - Smiths
19. Puta's Fever - Mano Negra
20. Mlah - Les Négresses Vertes
21. Bossanova - Pixies
P.S.: sì, ripropongono una sorta di cronologia delle scoperte personali, dai tempi delle scuole medie in avanti.
--
Intanto last.fm, da un profilo che non utilizzo e in cui non entravo da chissà quanto, mi restituisce non solo l'elenco dei brani ascoltati di recente (desumendolo da blip.fm), ma la classifica degli artisti da me più gettonati. E mi fa contento:
The Rolling Stones (319 ascolti)
Nick Drake (185 ascolti)
Tom Waits (166 ascolti)
Frank Zappa (143 ascolti)
The Velvet Underground (121 ascolti)
Neil Young (117 ascolti)
Otis Redding (116 ascolti)
Jefferson Airplane (112 ascolti)
Pixies (111 ascolti)
Ray Charles (110 ascolti)
Talking Heads (108 ascolti)
Paolo Conte (108 ascolti)
Janis Joplin (107 ascolti)
Lou Reed (103 ascolti)
The Smiths (101 ascolti)
Jimi Hendrix (101 ascolti)
David Bowie (94 ascolti)
Bob Dylan (87 ascolti)
--
Aggiornamento: se vuoi, vai a vedere anche gli album di mastrangelina, chiaratiz... o proponi le tue scelte nei commenti qui sotto, come vix...
30 novembre 2010
Condivisione
Sono ormai parecchi anni che campeggia qui sopra e ancora ci credo: "la condivisione raddoppia il piacere".
Il perché e il percome ciascuno se li saprà spiegare a modo suo, ma oggi Chiara Tizian sul suo blog lo fa molto bene. E va anche un livello oltre, quello della condivisione delle cose con "le persone giuste":
Leggi anche il resto del suo post, che accarezza il sentire.
Il perché e il percome ciascuno se li saprà spiegare a modo suo, ma oggi Chiara Tizian sul suo blog lo fa molto bene. E va anche un livello oltre, quello della condivisione delle cose con "le persone giuste":
Ti accorgi che non le avresti godute alla stessa maniera se non le avessi vissute con la pelle tua e con quella degli altri allo stesso tempo.
Leggi anche il resto del suo post, che accarezza il sentire.
27 novembre 2010
04 novembre 2010
Non è star sopra un albero, a meno che non lo desideri veramente
Leggo alcune parole di wild sulla libertà e le trovo vere.
Mi torna ogni volta in mente la scena nel piazzale della caserma Mignone il giorno del congedo: ero sorridente, tranquillo, se non addirittura felice, mentre la maggior parte di quei giovanotti piangeva; a guardar bene, il motivo non era il prossimo distacco dai fra', i compagni di un anno di vita nella coercizione, bensì il ritrovarsi di colpo di fronte alla vita vera, senza nessuno che ti dicesse a ogni momento cosa fare e cosa non fare.
La libertà è di certo un banco di prova importante: non essere irreggimentati espone il proprio sguardo alla vista di una sorta di abisso vertiginoso, oppure al deserto dello smarrimento. Occorre crescere e in un istante stabilire direzione e velocità; occorre scegliere, momento per momento.
Pensa poi a cosa faresti se di colpo ti trovassi immune da qualsiasi incombenza coatta e non dovessi più preoccuparti delle necessità monetarie e materiali (sì, lo so, sembra un sogno, ma immagina che non sia per pochi giorni o settimane di vacanza, ma in via permanente). In effetti, tale condizione l'abbiamo sperimentata quasi tutti, da neonati. Però riviverla da esseri (semi)consapevoli sarebbe tutt'altra faccenda: il neonato fa esattamente quel che gli serve, l'adulto (o supposto tale) rischia sovente l'autodistruzione o l'alienazione.
La bacchetta magica per la condizione paradisiaca, ahimè, manca, tuttavia è sempre utile delineare i propri desideri, capire ciò di cui si ha autenticamente voglia.
Perlomeno per quanto dipende da noi stessi, ce la faremo. Per quanto riguarda il desiderio altrui, purtroppo e per fortuna, no (lo diceva persino il genio della lampada, a proposito dell'impossibilità di far innamorare qualcuno, per esempio -- purtroppo, e per fortuna).
Mi torna ogni volta in mente la scena nel piazzale della caserma Mignone il giorno del congedo: ero sorridente, tranquillo, se non addirittura felice, mentre la maggior parte di quei giovanotti piangeva; a guardar bene, il motivo non era il prossimo distacco dai fra', i compagni di un anno di vita nella coercizione, bensì il ritrovarsi di colpo di fronte alla vita vera, senza nessuno che ti dicesse a ogni momento cosa fare e cosa non fare.
La libertà è di certo un banco di prova importante: non essere irreggimentati espone il proprio sguardo alla vista di una sorta di abisso vertiginoso, oppure al deserto dello smarrimento. Occorre crescere e in un istante stabilire direzione e velocità; occorre scegliere, momento per momento.
Pensa poi a cosa faresti se di colpo ti trovassi immune da qualsiasi incombenza coatta e non dovessi più preoccuparti delle necessità monetarie e materiali (sì, lo so, sembra un sogno, ma immagina che non sia per pochi giorni o settimane di vacanza, ma in via permanente). In effetti, tale condizione l'abbiamo sperimentata quasi tutti, da neonati. Però riviverla da esseri (semi)consapevoli sarebbe tutt'altra faccenda: il neonato fa esattamente quel che gli serve, l'adulto (o supposto tale) rischia sovente l'autodistruzione o l'alienazione.
La bacchetta magica per la condizione paradisiaca, ahimè, manca, tuttavia è sempre utile delineare i propri desideri, capire ciò di cui si ha autenticamente voglia.
Perlomeno per quanto dipende da noi stessi, ce la faremo. Per quanto riguarda il desiderio altrui, purtroppo e per fortuna, no (lo diceva persino il genio della lampada, a proposito dell'impossibilità di far innamorare qualcuno, per esempio -- purtroppo, e per fortuna).
20 ottobre 2010
Afterglow
Sì, è anche il titolo di una canzone dei Genesis, gruppo che da ragazzo ascoltavo con devozione, invero un pochino attenuata per la produzione successiva alla fuoriuscita di Peter Gabriel, ma non è per quello che la parola campeggia qui sopra, anche se in questo momento la canzone, dopo tanti anni, sta riaffiorandomi all'ascolto.
No, la parola vale per sé, con tutte le sue accezioni (Merriam-Webster) e traduzioni (Sansoni).
L'effetto piacevole che indugia presso di te dopo che qualcosa di bello è successo, si è realizzato, è stato vissuto. La luminescenza che riverbera come gli attimi cangianti e fuori confine fra tramonto e crepuscolo. Il bagliore che permane quando l'anima riluce di godimento.
Tutto quel che non riesci a tenere vivo se ti lasci sopraffare dal mal di schiena, imbufalire dalle avversità, tarlare dalle assenze, divorare dalle gelosie, scorare dai contrattempi.
Ed è o sarebbe un peccato, quasi come buttar via la bellezza di ciò che è stato.
La memoria alle volte è come un sacco di ciarpame, gravoso da trascinare, ostacolo al procedere, ceppo alle caviglie a impossibilitare la corsa libera.
La luce, però, non pesa.
Un sorriso colorato e portafortuna, a te che leggi e passi, a te che leggerai. E a me, ora e attraverso la notte.
No, la parola vale per sé, con tutte le sue accezioni (Merriam-Webster) e traduzioni (Sansoni).
L'effetto piacevole che indugia presso di te dopo che qualcosa di bello è successo, si è realizzato, è stato vissuto. La luminescenza che riverbera come gli attimi cangianti e fuori confine fra tramonto e crepuscolo. Il bagliore che permane quando l'anima riluce di godimento.
Tutto quel che non riesci a tenere vivo se ti lasci sopraffare dal mal di schiena, imbufalire dalle avversità, tarlare dalle assenze, divorare dalle gelosie, scorare dai contrattempi.
Ed è o sarebbe un peccato, quasi come buttar via la bellezza di ciò che è stato.
La memoria alle volte è come un sacco di ciarpame, gravoso da trascinare, ostacolo al procedere, ceppo alle caviglie a impossibilitare la corsa libera.
La luce, però, non pesa.
Un sorriso colorato e portafortuna, a te che leggi e passi, a te che leggerai. E a me, ora e attraverso la notte.
27 settembre 2010
Una passeggiata
Percorrere a piedi le strade in cui solitamente transiti in auto, camminando di buona lena come se dovessi andare da qualche parte. Percorrerle con una curiosità estranea e tranquilla, cambiando marciapiede per non perdere gli ultimi raggi lunghi, lasciando lo sguardo libero di cogliere particolari insignificanti e di memorizzarli a breve nell'archivio delle cose belle impreviste. Adottare una diversa forma di meditazione, quella ambulante, in cui l'ozio si ribalta in dinamismo da pilota automatico, in cui distacco e vigilanza si scambiano i ruoli nell'accompagnare sentimenti e sensi. Allora trovi l'immagine e la sua verbalizzazione, allora speri anzi confidi che una scintilla di brace stia covando sotto le ceneri ancora quasi calde. Non hai bisogno di chiederti se avrai abbastanza fiato per soffiarvi su, ma se saprai pazientare per non soffocare il rinfocolarsi. Se saprai accompagnare con tranquilla curiosità il sorriso di sentimenti e sensi per non perdere i rinnovati raggi. Percorrere i tempi e gli spazi in cui solitamente transitano i sogni, percorrerli con lo sguardo libero e il cuore aperto alle cose belle impreviste.
06 settembre 2010
Chissà
Magari t'avrei raccontato di cose che orecchie innocenti non devono sentire, magari te ne avrei parlato con dovizia di particolari, magari t'avrebbe fatto piacere, magari stuzzicato fino a sospendere il respiro. Respiro quasi afasico perché il fiato trova un tunnel senza ostacoli e dunque non riesce a risuonare, un bisbiglio sottile è tutto ciò che resta, per ora. Per un'ora forse ti saresti chiusa nella tua stanza, forse ti saresti ascoltata impronta per impronta, blandita nei sensi e nel senso del sé. Se una sorta di connessione, qualsiasi sorta di connessione, si attiva è perché emittente e ricevente funzionano nei medesimi istanti. Distanti, eppure per un momento il gorgoglio degli apparati erogeni avrebbe ammantato tutto quanto, giungendo a zittire l'irritante frustrazione dei tempi lunghi. Per un tempo più prolungato, probabilmente, sarebbero poi stati dei lampeggiamenti di visualizzazioni magiche, quelle nel mio sguardo lontano, a rivelarti nuove e antiche bellezze. Bellezze permanenti di luce anche al buio, come quando guardi la lampada accesa, distogli lo sguardo e si spegne il resto del mondo, per la cecità scintillante. Scintillano gli occhi, stanchi o chissà. Chi sa sorridere saprà farlo anche domani, magari.
26 agosto 2010
Zonker's (pan)Zone
Commemorare significa ricordare insieme: nella mailing list della Zonker's Zone lo si fa il 26 agosto, perché in quel giorno sei anni fa si ebbe notizia della morte di Enzo.
Per ventiquattr'ore la list riapre i battenti (quella per gli scambi quotidiani è migrata, si chiama G_Zone) e ciascuno scrive quel che gli viene.
A me ieri notte è venuto questo:
Per ventiquattr'ore la list riapre i battenti (quella per gli scambi quotidiani è migrata, si chiama G_Zone) e ciascuno scrive quel che gli viene.
A me ieri notte è venuto questo:
La morte la si sfiora comunque vivendo, l'importante è non rischiare di sfiorare la vita anziché viverla.
Preziosa vita, come il tempo e gli spazi nei quali si inscrive. Preziosa vita, quella dell'istante presente di chi è presente a sé stesso.
Presente da vivere anche quando si vorrebbe sgusciarne via verso qualche illusione. Da vivere perché è il qui e ora che c'è ed è sul qui e ora che cresce il foraggio più nutriente per l'altrove spaziotemporale.
Come se fosse facile. Non lo è, coi tempi e lo spazio che annichiliscono. Tempi in disorganica sovrapposizione, tra memoria, visioni, speranze. Spazio grande, fin troppo, a pensarci sull'orlo dell'abisso blu scuro, troppo poco invece quando si cerca là quello che va trovato qui.
Non è facile, ma è bello. Vivere, rievocare, sperare. Tenere vivo lo sguardo della memoria, fino a moltiplicarne il luccichio blu nella condivisione di ricordi e sensazioni.
Ho detto a una persona: "Ti penso tanto, nel tempo e nello spazio."
Come a volerne abbracciare la vita intera.
Come se fosse facile. Non lo è, perché l'energia infraumana che scalda e scotta, elettrizza e carbonizza, rinfresca e gela, esalta e abbatte, è capacissima di far dimenticare il presente, di annientare il qui e ora, di mutare lo sguardo sul mondo offuscandone il luccichio bambino.
Non è facile, ma è bello. Esserci, sporgersi. Riaccendere quel luccichio, e lo sguardo, fino a moltiplicarlo nel riflesso di un altro sguardo, dal cuore dei sogni.
E magari, un giorno, posarlo insieme sul mondo, che mondo non è senza la nostra purezza.
ciao
Zu
17 agosto 2010
Solo un po' di batticroma
Il cuore ha una mielina, come i nervi, che a momenti si assottiglia o si dirada lasciandolo scoperto, esposto in nudità. Allora qualsiasi intemperie sembra infinita e impossibile da sopportare, come se il futuro fosse irrimediabilmente bloccato dietro una porta chiusa dalla parte sbagliata. Sono i momenti in cui occorre fare molta attenzione a quali pezzi ascoltare e quali evitare, ché la musica sa scardinare e può devastare, già sai. Sst, senti il respiro del sangue, accarezzalo finché non si scalda di nuovo e. Soffia. Pulsa. Vivi. Dammi miele lieve in gola, dammi rock a fior di pelle, dammi ritmo ritmo in vena, dammi un bacio di promesse. Non voglio conoscer lo spartito, ma ho voglia di suonarlo insieme.
15 agosto 2010
Ogni giorno dopo ogni giorno
Citando DFW:
"It is unimaginably hard to do this, to stay conscious and alive, day in and day out."
(È inconcepibilmente difficile riuscire, giorno dopo giorno, a rimanere consapevoli e vivi.)
Elena (quella di Londra) chiede:
Rispondo:
Suicidarsi è comunque un segno d'impazienza.
Per il resto, dipende forse dalla capacità* di raggiungere e più o meno mantenere un equilibrio tra la lucidità della consapevolezza e l'ebbrezza del godimento**.
* Una capacità necessaria anche per leggere Le correzioni di Jonathan Franzen, mi pare (ho appena superato la metà, è un libro bello e terribile).
** "Ebbro lucido" lo cantavo in una canzone dei Fragole e Sangue due dozzine d'anni fa.
"It is unimaginably hard to do this, to stay conscious and alive, day in and day out."
(È inconcepibilmente difficile riuscire, giorno dopo giorno, a rimanere consapevoli e vivi.)
Elena (quella di Londra) chiede:
Voi ci riuscite, ogni giorno?
Voi ci provate ogni giorno?
David Foster Wallace si è suicidato.
Rispondo:
Suicidarsi è comunque un segno d'impazienza.
Per il resto, dipende forse dalla capacità* di raggiungere e più o meno mantenere un equilibrio tra la lucidità della consapevolezza e l'ebbrezza del godimento**.
* Una capacità necessaria anche per leggere Le correzioni di Jonathan Franzen, mi pare (ho appena superato la metà, è un libro bello e terribile).
** "Ebbro lucido" lo cantavo in una canzone dei Fragole e Sangue due dozzine d'anni fa.
10 agosto 2010
Sentiero 541
A stare a ridosso del Catinaccio e sotto le Torri del Vajolet le vertigini mi funzionano al contrario. Guardando in su. Forse perché m'inebrio di tanta bellezza. Quelle rocce mi sono piaciute quanto... o quasi. Tanto, comunque.
05 agosto 2010
Rifulgenti Nuove Albe
Avevo il laringoscopio su per il naso e giù fino in gola (e ogni volta l'effetto mi fa ripensare con ammirato stupore a certe prestazioni graziosamente elargitemi), una dottoressa con mascherina (poi se l'è tolta, che carina) e un dottore (uno serio, anche se alla prima visita ridemmo un sacco), ero occupato a non tossire e mentre li sentivo discorrere sulla detersione del glottide capto alcune parole lasciate scivolare con nonchalance: la neoplasia non c'è più. Così, quasi fossero scontate. Estraggono la fibra ottica dalle mie cavità, appena il tempo di riprendermi e chiedo se ho capito bene. Alla fine, chiedo di nuovo conferma e se posso divulgare la notizia.
Poi esco nel corridoio e la prima persona alla quale lo comunico è una sconosciuta con cui avevo chiacchierato in sala d'aspetto, incoraggiandola sulla risoluzione del suo problema. Ci abbracciamo. È vero che sono affettuoso ed espansivo, sprimacciatore mi chiamarono e strafugno, però in quell'istante capisco che al di là delle considerazioni razionali che mi facevano attendere l'esito del controllo come si attende il responso del meccanico al momento della revisione biennale, c'era in me un carico emotivo stivato sottocoperta, lo stesso che all'uscita, mentre iniziavo a comunicare la rassicurante notizia ad alcune persone care, mi faceva avvertire un nodo di commozione tendente a sciogliersi proprio lì, in gola, dove deve tornare a vorticare per bene il chakra blu, quello dei 16 petali.
E quello sarà il prossimo passo, per tornare a parlare senza fatica e, auspicabilmente, a cantare* (questo l'ho promesso e in qualche modo, non so ancora come e quando, lo farò).
Intanto, grazie per i bei pensieri e i sorrisi, per le dita incrociate e i sogni portafortuna, per le onde positive e il bene diffuso, per gli abbracci e per i baci, per la felicità.
E naturalmente, grazie ai medici del San Pio X che a marzo scoprirono il carcinoma alla corda vocale destra e ai radioterapisti di Niguarda che, a quanto pare, l'hanno debellato.
* in più, conterò sullo speciale incoraggiamento ricevuto giorni fa poco dopo l'alba a Col Margherita (2560 m slm) da Moni Ovadia.
Poi esco nel corridoio e la prima persona alla quale lo comunico è una sconosciuta con cui avevo chiacchierato in sala d'aspetto, incoraggiandola sulla risoluzione del suo problema. Ci abbracciamo. È vero che sono affettuoso ed espansivo, sprimacciatore mi chiamarono e strafugno, però in quell'istante capisco che al di là delle considerazioni razionali che mi facevano attendere l'esito del controllo come si attende il responso del meccanico al momento della revisione biennale, c'era in me un carico emotivo stivato sottocoperta, lo stesso che all'uscita, mentre iniziavo a comunicare la rassicurante notizia ad alcune persone care, mi faceva avvertire un nodo di commozione tendente a sciogliersi proprio lì, in gola, dove deve tornare a vorticare per bene il chakra blu, quello dei 16 petali.
E quello sarà il prossimo passo, per tornare a parlare senza fatica e, auspicabilmente, a cantare* (questo l'ho promesso e in qualche modo, non so ancora come e quando, lo farò).
Intanto, grazie per i bei pensieri e i sorrisi, per le dita incrociate e i sogni portafortuna, per le onde positive e il bene diffuso, per gli abbracci e per i baci, per la felicità.
E naturalmente, grazie ai medici del San Pio X che a marzo scoprirono il carcinoma alla corda vocale destra e ai radioterapisti di Niguarda che, a quanto pare, l'hanno debellato.
* in più, conterò sullo speciale incoraggiamento ricevuto giorni fa poco dopo l'alba a Col Margherita (2560 m slm) da Moni Ovadia.
18 luglio 2010
Una smorfia e via
Traguardi lungo il percorso: farne quarantasette senza fare 47, continuando ad affrontare la vita con poca 90 e con lo sguardo pieno di 72.
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16 luglio 2010
My Own Private Milano
Milano, fotografata dai non milanesi, e raccontata dagli indigeni: è questo il soggetto e l'oggetto dell'ennesima iniziativa di Squonk, capace ogni volta di innescare la voglia di partecipazione anche quando il pensiero tenderebbe altrove.
Mi sento lieto e onorato di essere tra quei venti "milanesi per nascita o per adozione, che un giorno hanno ricevuto una fotografia, e la richiesta di scriverci sopra qualcosa, qualsiasi cosa".
Il risultato al momento è un pdf scaricabile qui, pregevolmente confezionato da Nemo.
--
Se vuoi, dai un'occhiata alla bella foto scattata da Stefigno e al mio testo che la accompagna.
Mi sento lieto e onorato di essere tra quei venti "milanesi per nascita o per adozione, che un giorno hanno ricevuto una fotografia, e la richiesta di scriverci sopra qualcosa, qualsiasi cosa".
Il risultato al momento è un pdf scaricabile qui, pregevolmente confezionato da Nemo.
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Se vuoi, dai un'occhiata alla bella foto scattata da Stefigno e al mio testo che la accompagna.
05 luglio 2010
Chimere
A perdere il filo non è Teseo, ma il Minotauro, che un'idea del perché e per come delle cose la può derivare solo e direttamente dagli ampi spazi celesti, da quel che gli passa sopra la testa, molto al di sopra. Se solo potesse rispecchiarsi in quelle perle che seppur di rado cadono a rinfrescargli i pensieri, riconoscere la grandezza della propria doppia natura, quell'anima-lità che lo rende completo e che ad Arianna piacerebbe, se solo sapesse osare.
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