25 settembre 2019

Nutrimento

La luce d'oro che dal buco della serratura di casa l'accolse al rientro poco avanti il tramonto esibiva una promessa di benessere domestico e calore spirituale che in realtà erano intimamente presenti fin dal canticchiare mattutino.

In ogni situazione, essere in grado di cogliere le manifestazioni di preziosa bellezza è utile come nutrimento. Se è vero che la prima regola della fortuna è sentirsi fortunati, condizione indispensabile per godersi gli istanti è riuscire a percepirli, saperli sfiorare con almeno uno dei sei o sette sensi, sorridere loro dal profondo e magari anche dagli occhi, perfino quando questi sono velati da emissioni liquide.

Cantami o diva della pura meraviglia e ti meraviglierò.

14 settembre 2019

Luna di mezza stagione

Segnalami la luna, fammi notare il fiore, ritma il respiro col mio alla brezza. Sentine la musica, toccami la faccia, addenta il profumo che l'aria sospende. Fammi ascoltare i colori, indica la cascata, rendimi note le carezze del prato.
Mettiti il mio nome in bocca e blandendomici sciogli le ritrosie: scivola nell'abbraccio, abbandonati e abbandonando i timori riluci del tuo brillio.

Ora sono io a indicarti la luna, a ricordarti le lusinghe acquatiche, a evocare gli spazi immensi in cui tuffare la fantasia, a ispirare balzi e voli oltre ogni vertigine.
È il giorno delle leggende e la luna che lo sa si è fatta bella: capisce di poter essere irresistibile ai nostri occhi, che non ne tasteranno mai la lontana freddezza, contenti dell'inganno dolce come una notte di mezza stagione.

12 settembre 2019

Il primo consiglio

Ho iniziato: nelle classi è tutto uno zuccherino, con gli alunni che seguono partecipi ed entusiasti. Incrocio le dita dicendolo, ma in verità confido che continueranno a permettermi di accompagnarli nella loro crescita con un apprendimento attivo.
Per le attività collaterali, ovviamente non ho ancora assimilato le procedure e non posso dunque contare sugli automatismi che consentono di risparmiare energie per dedicarle a ciò che conta davvero. Comunque, anche colleghe già presenti in quella scuola negli scorsi anni confessavano di sentirsi affaticate dopo il primo giorno pieno: evidentemente abbiamo tutti messo più energia di quella necessaria.
Questo mi riporta al primo consiglio che ho dato ai ragazzi: Sapete quel è la prima regola per imparare l'inglese? Breathe! Respirate! Se stiamo in apnea non possiamo parlare, pensare, agire, vivere, o almeno non a lungo.

10 settembre 2019

Lacune

Viene lo sconforto mettendosi a discorrere con persone che non tengono conto dei fatti, dei dati, della realtà, né li vogliono leggere, considerare, studiare per rimediare alle proprie lacune. Mi riferisco al social network blu, quel giardinetto recintato che solo ogni tanto ne azzecca una.

Balliamoci su, va': in effetti ci rimango per gli amici e per il tango.

09 settembre 2019

Programmazione

Per il tango, mi arrivano inviti a eventi milongueri con molti mesi di anticipo, ma non mi piace programmare queste cose. Più che altro, non abbraccio facilmente l'idea di vincolare giornate, serate o fine settimana così in là nel tempo non potendo sapere quali altri impegni o incombenze sopraggiungeranno, né gradisco dare la mia adesione e poi sottrarla (al di là dell'eventuale esborso preventivo).
Come attestato di buona volontà e lungimiranza, mi pare già sufficiente prenotare due posti in milonga con quasi una settimana di anticipo (come ho fatto per il Treno che riapre il 15 settembre).

A proposito di programmazione, non mi piace nemmeno quella scolastica, sebbene ne intenda la necessità. Il fatto è che sono incline a insegnare focalizzandomi sulle persone e adeguando le lezioni alle loro capacità, al loro livello di competenze e alle loro specifiche necessità di apprendimento. Per questo, nei corsi privati, procedo navigando a vista, pur avendo ben chiari gli obiettivi finali. Quest'anno invece mi toccherà proprio, a breve, metter mano al pomposo e imprescindibile documento chiamato per l'appunto "programmazione".
Spero di riuscire comunque a mantenere la concentrazione più sui ragazzi che sui programmi, mirando alla concretezza della loro crescita ed evitando di smarrirmi nella fumosa astrazione di pretenziose normative.

08 settembre 2019

Buone telecomunicazioni

Oggi, ancora una volta*, sono stato tessitore di contatti.
Nel dopopranzo di una festa parrocchiale alla quale avevo accompagnato mia mamma per farla distrarre un po', è saltato fuori che un paio di volontari lì presenti erano stati allievi di Antonia Mazzoni, per me "la Tonina", che da Galeata era venuta a insegnare a Seregno negli anni '70, soggiornando anche a casa nostra per un po'.
Mi sono fatto dare il numero dall'agendina che mia madre conserva e aggiorna da non so quanti decenni e l'ho chiamata. Quando, dopo affettuosi saluti in romagnolo, le ho passato i suoi ex scolari Giovanna e Fiorenzo (che lei ricordava perfettamente), ho sorriso di gusto vedendo riaffiorare nelle loro espressioni gli atteggiamenti dei bambini di fronte alla "signora maestra".
È stato divertente e bello. Per loro, molto bello: l'hanno dichiarato, ma lo sapevo già, perché in questi ultimi anni in più occasioni ho parlato al telefono con la mia maestra Annamaria Bianchini e ogni volta è stata una gioia piena.

* come avevo già detto, a suo tempo bgeorg mi aveva inserito tra i "tessitori".

07 settembre 2019

La parola è d'argento

Le cose, anche quelle scontate, forse soprattutto quelle, bisogna dirle. Va bene tacere anziché parlare a vanvera o solo per riempire vuoti apparenti durante le pause di cui invece abbiamo bisogno, ma fidarsi dell'interpretazione di un silenzio, specie a distanza, non è sempre saggio.
Pensa a quante volte gli innamorati, più che mai bisognosi di rassicurazione, si ripetono sdolcinatezze che a rigor di logica non sarebbero necessarie, almeno fintanto che gli occhi brillano. Così, dichiara che vuoi bene a chi vuoi bene, anche quando si sa. Denuncia il senso di mancanza, assicura la tua disponibilità, pronuncia i nomi, evoca i gesti affettuosi, in attesa di poterli esprimere dal vivo.

06 settembre 2019

Silenzi d'oro

Sono quelli che mantieni con le persone cui vuoi bene, quando sai che è meglio per loro non subire interferenze. Per esempio con i figli, quando hanno bisogno di volare liberi per sperimentarsi; con le ex, quando hanno bisogno di staccarsi per trovare altre strade; con i genitori anziani, quando hanno bisogno di riposare.
Altri silenzi d'oro sono quelli che mantieni con chi sta lavorando sul serio e necessita di grande concentrazione; con chi sta ballando e vuole godersi la musica mentre cerca di interpretarla insieme a te; con chi sta leggendo, qualsiasi cosa stia leggendo. E naturalmente, come diceva Marquant in Zitti al cinema, quando si guarda un film sul grande schermo.

05 settembre 2019

Antidoto

Non ostanti il dolore al piede e l'orario già tardivo, direi che è tempo di tornare in milonga.
Vado a prepararmi, ché musica e abbracci, per chi non lo sapesse, sono il miglior antidoto alla stanchezza!

04 settembre 2019

Età

A una collega che scherzando denunciava la sua angoscia per gli imminenti 50 anni (portati splendidamente, mi pare), ho risposto: "Li ho già ampiamente compiuti e ti assicuro che non succede niente. La stessa sensazione di vertigine si era annunciata a ogni decennio, ma in realtà continui a fare tutto quel che facevi prima, solo che i tempi di recupero si allungano."
Mentre lo dicevo, un sorriso interiore mi rammentava le parole che Enzo Baldoni ci scriveva in Zonker Zone: "Ragazzi, i cinquanta sono una figata!" Non mi sento di dargli torto: in effetti ogni età della vita, finora, ha avuto e sta avendo la sua bellezza.
Con un piccolo distinguo: non posso più bere caffè la sera, pena un'insonnia di cui mai ho sofferto in passato.

03 settembre 2019

La malinconia

È quel che ti cattura senza lasciarsi prendere, che t'abbraccia con arti da fantasma, di nascosto ti fa visita e all'improvviso si svela quasi, comunque irraggiungibile.

È l'inafferrabilità delle striature cangianti d'una volta rosaceleste che si tinge d'arancione e grigiume a due passi o tre dal cobalto crepuscolare. È la lontananza irreversibile d'un bimbo piccolino che corricchia ridacchiante i primissimi passi sulla sabbia bagnata facendo la spola tra mamma e papà. È la musica frangibarriere che ambisce a farti abbracciare l'impossibile, ingannevole nel prometterti di comprendere in te e il tempo e lo spazio. È il ricordo di un ricordo, forse un sapore, un profumo, un colore mitizzati nel cristallo d'un istante che si crede irripetibile.
È il vuoto e il pieno d'un piantoriso agrodolce che ti snuda l'anima, è il pieno e il vuoto d'illusoria dulcamara.

La malinconia sa cantare i colori anche a voce spezzata, dipingere il sonno di veglie sognate, scolpire nelle nubi gli ardori agognati.
La malinconia è uno sbuffo della pentola a pressione delle emozioni, che senza quello sfiato s'addenserebbero in tristezza, producendo una pennellata di pece densa in luogo di acquerelli variopinti.

02 settembre 2019

Le prime volte

Quando viene a mancare qualcuno, mi dissero, il primo anno è il peggiore, in quanto zeppo di prime volte "senza".

In effetti, ad esempio, oggi per la prima volta non ho potuto far gli auguri di buon anniversario ai miei genitori e mi son dovuto limitare a telefonare alla mamma ricordando anche papà. Stamattina me ne ero astenuto perché lei mi era sembrata un po' così e ho svicolato, parlando d'altro, casomai il suo pensiero potesse distrarsi altrove almeno per un po'. Stasera invece, cenando con mia figlia, sua prima nipote, l'abbiamo richiamata e tra varie affettuose comunicazioni informative, ci siamo scambiati parole augurali (lei ricambia sempre gli auguri quando li riceve, anche al suo compleanno, per dire).

Le prime volte, per fortuna, non sono sempre negative. Lo so, e a tal proposito mi piace celebrare un tormentone di questo blog: "Quand’è l’ultima volta che hai fatto una cosa per la prima volta?"

Le prime volte possono essere molto positive. Lo spero: sto iniziando una nuova avventura lavorativa. Sarà certamente un anno di prime volte. Gioiose, stimolanti, soddisfacenti, confido, giacché si tratta di insegnare inglese in una scuola media molto ben organizzata e accogliente.

01 settembre 2019

Capodanno amaro, anzi gustoso

Lo dicono in tanti che il vero capodanno sia il primo di settembre: prodromo del nuovo anno di attività, secondo lo schema ereditato dal calendario scolastico, rappresenta, con l'inizio dell'autunno meteorologico, l'avvio a un decisivo cambio di stagione ed è il tempo in cui i nodi cominciano a venire al pettine, soprattutto per tutto quanto è stato rimandato a "dopo le ferie".

È dunque un momento legittimo per i buoni propositi.
Sì, quelli che poi generalmente non si mantengono. La difficoltà nel metterli in atto si acuisce quanto più distanti si trovano dalle intenzioni autentiche. Formularne di troppo ambiziosi non porterà alcun risultato: meglio qualcosa di ben determinato, immediatamente verificabile e alla portata della nostra volontà.

Per esempio, nel mio caso, un mese senza dolci. Un bel sacrificio per me che sono goloso, ma primo passo necessario per riguadagnare una forma fisica accettabile.
Ritenendo di facilitarmi, ho preso la rincorsa e ieri ho assaporato un caffè senza zucchero. Mentre lo sorbivo, ho pensato al cioccolato extra fondente, quello dall'85 per cento in su, e mi sono goduto quella tazzina che di colpo non è stata più tristemente amara, offrendomi invece un gusto particolare e tutto suo, per una volta non occultato dal dannoso zucchero.

29 giugno 2019

Un fiume, un refolo, la luna

Un fiume, un refolo d'aria fresca, la luna, che ora invece è nascosta nel cono d'ombra planetario, sono presenti nella musica, nel desiderio e nel ricordo anche recente, anche presente.

La musica è quella di un vals, Pequeña, che inizia con il verso "Donde el río se queda y la luna se va", un vals più da ascoltare che da ballare, specialmente nell'interpretazione del Chino Laborde che ricordo una sera al Cristal (Spirit de Milan).

Il fiume è il Bidente ("il più bel fiume per pescare", dissero soddisfatti in quel di Galeata, presso il lavatoio di via Gallica, due appassionati di pesca sportiva, reduci da una gara da 33 kg di pesci catturati con l'amo senza ardiglione e rilasciati vivi e non feriti), che solca la valle natia e nel quale mi sono reimmerso or non è guari. Le acque che passano non sono mai le stesse, ma è bello sapere di esserci stati con le persone care, in carne o in spirito.

Il refolo è qui, ora, più che benvenuto dopo le ardue prove termiche della giornata.

Nel desiderio, oltre alla necessità di occuparmi con metodo e continuità di quel che va fatto, compresa la cura di sé (perché per fare le cose bisogna farle), c'è anche l'ambizione di portare il tutto in me nei diversi tragitti e nelle varie destinazioni (temporanee)*.

* "Sono qui di passaggio."
"Tutti lo siamo."

31 maggio 2019

L'iceberg del dolore

L'altra mattina sono caduto dalla bici e ho ancora le ginocchia sbucciate, come da bambino.
È successo mentre salivo di fretta sul bordo basso del marciapiede vicino all'entrata della Mazzini: un po' l'asfalto bagnato, un po' l'effetto rotaia, la ruota mi è scivolata di lato e ho dovuto lasciar andare il velocipede evitando di poco un impatto diretto con le auto parcheggiate. Sono atterrato nello spazio tra due veicoli, riuscendo a rimettermi in piedi senza nemmeno imprecare.
Al momento ho avvertito solo il dolore delle escoriazioni e ho fatto lezione normalmente, dopo essermi medicato grazie al kit gentilmente improvvisato da Frankie, storico e mitico bidello. Solo il giorno successivo sono emerse le acciaccature dovute ai colpi e contraccolpi subiti.

Così è l'effetto iceberg del dolore: ciò che spunta all'inizio è solo una minima parte di quanto soggiace. A questo penso, e un po' lo temo, quando sbuffo, m'arrabbio e mi struggo espirando il vuoto mentre fatico ad accettare l'irreversibilità degli eventi.
Per l'animo ferito dispongo innanzi all'occhio della mente gli antidoti: in primis la memoria, dettagliata forza del ricordo a scongiurare il tempo perduto, con la consolazione delle felicità passate, poi la ragionevolezza, capace di accompagnare l'accettazione, quindi gli affetti, potenti lenitivi ed efficaci nutrienti, non ultimi gli scambi d'energia umana, molteplici canali aperti e all'apparenza inestinguibili, e infine la consapevolezza dell'infinita finitezza di noi tutti, irresistibile magia di questo esistere.

E tuttavia, sai che c'è? Mi sta un po' sul cazzo l'irreversibilità degli eventi.

30 maggio 2019

Teacher

I ragazzi della 4a C stanno terminando il percorso scolastico al CIOFS e hanno realizzato un video con dediche a ciascun insegnante.
A me è toccato questo bellissimo pensiero:



He said "learning is never ending"
He put his heart out on teaching
So here we are thanking
Our Prof. Pianese who's watching

Bello perché centrato: "non si finisce mai d'imparare" lo dico sempre, e il cuore ce lo metto tutto.

11 maggio 2019

Papà Umberto

L'avevo scritto in piccolo: "papà mi manchi già", in fondo a una pagina ancora vuota del libricino delle firme, e solo dopo che s'è riempito sono andato a ripescare la scritta per accostarvi il mio nome. L'avevano appena portato lì, nella saletta condominiale che anni e anni fa aveva già accolto la nonna Teresita, ricomposto ed elegante nel suo completo gessato del giorno del matrimonio (completo mai più indossato da lui, che era aumentato di svariate taglie, ma utilizzato da me occasionalmente in gioventù per variare il look e da allora conservato nei miei armadi; pensando a quanto era dimagrito nell'ultimo anno e soprattutto durante l'ultimo lungo ricovero, m'è venuta l'idea di consegnarlo alla casa funeraria perché glielo facessero indossare). L'avevano appena portato lì, ricomposto nella bara, e il freddo della sua pelle era pungente quanto quello del vento che fuori soffiava facendosi gelida corrente sotto il porticato del palazzo. La duplice assenza di calore raggelava il cuore distillandone lacrime disperate.

Per lunghe ore e per tutto il giorno seguente, a nulla valeva farsi forza ogniqualvolta un qualsiasi riferimento verbale riportava all'evidenza l'enorme e triste perdita. Per questo su facebook scrivevo:
Le parole mi squassano. Come le leggo, le dico o le pronuncio, gli argini s'infrangono. Però di lì dovrò e vorrò passare. Ne scriverò e ne dirò. Intanto, l'immagine dell'estate scorsa che abbiamo scelto per ritrarlo. Con tutto il bene del mondo, il nostro papà Umberto, 6/6/1931 - 5/5/2019
Il giorno dopo (un lunedì al quadrato) sono andato lo stesso a scuola, dove ho insegnato per sei ore, piangendo solo negli intervalli tra una lezione e l'altra. Nel pomeriggio ero di nuovo accanto alla bara aperta, ma già il freddo veniva contrastato da un sole meno timido e dall'andirivieni ancor più nutrito di parenti e amici. Come viatico per la nottata, non sono mancato alla lezione di tango, dove musica e abbracci mi hanno aiutato moltissimo a staccare un po'.

Prima, per due mesi ci eravamo alternati tutti quanti (due fratelli e due sorelle, più la nostra mamma, i nostri figli e familiari, vari parenti e amici) per lasciarlo solo il meno possibile nelle peripezie ospedaliere iniziate a causa della frattura di un femore. Eravamo stati molto con lui, spaventandoci in più occasioni e risollevandoci insieme alle sue condizioni, purtroppo ogni volta un gradino più in giù della precedente. Come sempre succede, tuttavia, mi sembra di non esserci stato abbastanza: quel che soprattutto urla è il rammarico per la penultima sera, giunta dopo una giornata in cui papà sembrava quasi sulla via della ripresa: pur essendomi fermato lì oltre l'orario consentito, so che avrei potuto trattenermi ulteriormente e che l'avrei fatto se avessi potuto immaginare il seguito.

L'ultima notte io e mio fratello (con sua moglie) eravamo lì ad accarezzarlo fino alla fine anche se non era più vigile, con la saturazione che si abbassava e la pulsazione che s'affievoliva. Com'è sottile il confine! Com'è sottile, e non capisci più se il battito c'è o s'è arrestato, non lo capisci più nonostante il monitor, con l'allarme che continua a suonare e a essere annullato, perché non c'è un arbitro che fischia, è un digradare attraverso un territorio incerto, un territorio misterioso che si estende tra un qui e un lì di cui non sappiamo poi tanto. Le carezze non sono cessate neanche dopo il tracciato ufficiale (20 minuti di ECG piatto), quando siamo rientrati nella stanza insieme alla mamma che era sopraggiunta con le nostre sorelle e abbiamo continuato a sentire il calore del suo sangue, che è anche il nostro.

All'alba mi sono coricato e il sonno tardava a sopraffarmi, mentre s'affollavano numerosissime le immagini delle ultime settimane, tutte d'ambientazione tristemente simile, seppur piene di tenerezza. Allora ho fatto un esercizio mentale analogo a quando si pratica la respirazione profonda, diaframmatica: rilassando il cranio e chiudendo le palpebre, ho permesso alla memoria di fluttuare, come se sovrastasse immensi campi fioriti. Sono così emerse varie immagini, ricordi recenti o lontanissimi, di qualche anno o di pochi mesi, di diversi decenni o di qualche lustro, tutte testimonianze di una vita ricca di affetto e cura, di particolari spassosi o di normalità rassicurante, di senso della famiglia e di semplicità, quasi fosse ovvio essere un papà così bravo. Così bravo e così normale, capace di non lamentarsi mai per i doveri e le incombenze, dotato di un'acutezza mascherata da una grande adattabilità e dall'accettazione, ma pronto a incazzarsi platealmente e rumorosamente per quisquilie, alternando pazienza e irascibilità in modo quasi incredibile. Capace di godersi la quotidianità e sempre contento di accogliere, ha saputo trasmetterci un affetto indiscutibile e tutti i riferimenti necessari senza dover usare molte parole.

Sull'urna lignea predisposta per accogliere le sue ceneri, noi figli e nipoti abbiamo scritto o disegnato con dei pastelli forniti dall'impresa funebre. La mia frase l'ho scritta in rosso e firmata in blu: "Che bello è stato avere te come papà!".

Al funerale di papà ci sono stati più abbracci che in una bella serata di tango.

In chiesa, gremita di persone care, non avevamo previsto musica, troppo presi da tutto il resto, ma una signora al microfono intonava i canti liturgici. Dal primo banco, ho cantato anch'io quelli che conoscevo e nonostante l'emozione me la spezzasse, sentivo la mia voce uscire e amplificarsi quasi come nel tempo in cui ce l'avevo. Mia sorella Teresa che mi sedeva accanto a un certo punto si è messa a fare le doppie voci ed è stato bello.
Dopo la funzione, usciti sul piazzale ci siamo soffermati a salutare e salutarci prima che il carro funebre si avviasse al tempio crematorio. È stato un bagno di calore affettuoso, tanto calore e tanto affetto, molti abbracci e baci e sorrisi e un po' di piantoriso, una sorta di malinconica euforia, di gioia vitale in contrasto con la "sorella del sonno", ladra di un pezzo di noi che se n'è andato, ma impossibilitata a rubarci quanto di lui è in noi.

In casa della mamma, dove noi familiari siamo saliti con gli amici che hanno potuto e voluto farlo, a un certo punto l'atmosfera si è evoluta in una vera e propria festa, con focaccine, pizzette e biscotti, bibite e vino, tante chiacchiere e ricordi, parecchi aneddoti, alcuni "cult", altri di cui non rammentavamo l'esistenza, tante tessere del mosaico della memoria collettiva, quella in grado di far rivivere i tratti di chi ci manca, di renderlo presente anche se fisicamente non c'è più. "Ma quanto sarebbe stato contento Umberto di una cosa così?" ci siamo detti, credo a ragione, conoscendo il suo gradimento per la convivialità allargata.

E continua a volteggiare la rete di connessioni, intrecci, scambi e affetti che sa pescare dai fiumi di vita vissuta innumerevoli guizzanti esemplari, vivissimi istanti che niente e nessuno potrà portarci via: tutte cose che aiutano ad attraversare meglio il dolore, la tristezza e la malinconia, condendoli di gusto per le cose presenti e passate, di voglia di futuro e di interazioni affettuose.

Ecco, sintesi consolatoria e tanto vera, le parole che abbiamo fatto stampare sul retro della foto ricordo:

Qualcosa di te
in ciascuno di noi
per sempre.

20 aprile 2019

Nodi d'impermanenza

Tenere insieme tutti i fili è sempre più difficile, succede se non soffochi l'inclinazione a essere nodo relazionale ampio e aperto. La difficoltà nasce dall'esigenza di scegliere di momento in momento quali azioni intraprendere in via prioritaria tenendo conto degli impegni, degli affetti, degli auspici.

Dalla tensione a ricomporre il puzzle identitario del nostro intorno, sia esso ampio e rarefatto o circoscritto e denso, di quando in quando scaturisce un temporaneo blocco delle iniziative, blocco che va forzato per ripartire a essere e fare. Dopotutto, il più delle volte, basta darsi una mossa e il resto vien da sé, si spera.

Possiamo stare seduti sul cuor della terra, ma non siamo obbligati a restarci per sempre. Muovendosi anziché star fermi e facendolo in due, come succede nel tango in abbraccio chiuso, aumentano massa e velocità. Essendo queste le condizioni per il rallentare del tempo*, ecco spiegato il motivo per cui il ballo ringiovanisce.

Tenere insieme i fili vuol dire anche miscelare situazioni e iniziative, incontrando e facendo incontrare persone di ambiti differenti e dagli interessi variegati, oppure vedendo le stesse persone in ambienti diversi dal solito, innescando qualcosa di semplice e quasi banale, ma vero e godibile, come ad esempio un picnic quasitanguero al parco Nord a pasquetta.

* Carlo Rovelli, L'ordine del tempo

31 marzo 2019

Durata più o meno ampia e definita

Qui già il tempo è quello che è: poco, e questi che fanno? Gli rubano un'ora. Poi te la restituiamo, dicono. Certo, certo. Intanto però la corsa si fa più affannnosa, o per meglio dire, più affannoso risulta il pensiero che tenta d'anticiparla. La corsa, di per sé, nemmeno esiste. Anzi, è proprio quando le ondate di "cose da fare" affogano le rive che ci si blocca, non capendo più da che parte cominciare a sbrogliarsela.

Da qualche tempo, prima di iniziare la lezione nelle classi più turbolente in cui insegno inglese, prendo in prestito un orologio, possibilmente con le lancette, e chiedo a tutti quanti di dedicare un minuto a noi stessi, staccandoci per 60 secondi da cellulari, iPad, penne e quaderni, rimanendo svegli e in silenzio. L'idea l'ho presa da una lezione di Lorenzo Pierobon sull'uso della voce in ambito didattico e ho potuto constatare la verità di quanto ci aveva anticipato, ossia il generale gradimento dell'iniziativa da parte dei ragazzi. Per loro soprattutto, ma in fondo anche per molti di noi, non è agevole trovare nel corso della giornata momenti di quiete assoluta in cui ci si possa e voglia concedere il lusso di fermarci.

Riguardo al tempo, quel che succede fermandosi è che un po' lo si rallenta: quasi ne incrementassimo l'ampiezza, come se in un respiro più grande i petali della rosa infinita di ciascun istante trovassero modo di schiudersi, regalandoci per quegli attimi tranquilli un sentore d'eternità. A quel punto, sapremo soppesare l'importanza o l'irrilevanza delle incombenze e percepire quali petali assecondare a seconda delle azioni e modalità che intenderemo consacrare come irrinunciabili.

07 febbraio 2019

Un mare di roccia

Ad avere pazienza e abbastanza tempo, ci si renderebbe conto che le montagne non sono altro che un mare fatto di roccia, un mare terrestre dal respiro lentissimo e ampio, con qualche singulto che qua e là talvolta ci fa sobbalzare. Le catene montuose in prospettiva a scolorare, fascinose onde al rallentatore, frantumano il senso del tempo che crediamo nostro, dilatandolo e riducendolo con il loro quieto mantice impercettibile all'occhio minuto. Sospeso a mezz'aria lo sguardo, incerto tra materia e divenire si posa e rivola, s'allunga e riviene. In balia della malia vogliosa ad un tempo di tattilità e fluttuazione, si perde e si riperde, finché nel ritmo di un nuovo respiro ritrova il suo mare interiore, goccia non meno magica di quello più grande, là fuori e tutto intorno.


a cura di Giulio Pianese

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