Il mondo rimpianto è un mondo perduto: erede del passato, erode il presente uccidendo ogni neonato nuovo momento. Tale strage d'innocenti istanti continuerà finché uno spiraglio di luce non giungerà a farsi salvatore del tempo per la vita a venire.
Ho visto una fessura nel cielo, disegnata in giallo: falcetto sottilissimo nel blu cobalto, abile a stagliarsi tra la promessa della ventura notte e il retrogusto crepuscolare figlio d'un tramonto sereno.
Ci ho infilato il dito e come una linguetta ho sollevato il velo dell'invisibile: sotto c'era un altro cielo uguale a quello, senza ancora nemmeno un tremolante brillio. Tempo d'uno sguardo, d'un'occhiata panoramica e il falcetto sottilissimo s'era fatto più intenso, più intenso il blu di sfondo, più vicina la promessa della notte, ma non una stella a rilucere.
La mano ha provato allora a rispalmare il velo dell'indicibile: la sfasatura della visione striava l'intera volta di sfumature incongrue, e il tremolante brillio che molteplice si proponeva alla miratura era come sdoppiato, con un lacerante effetto di finzione.
Un flashback improvviso, scarto temporale minimo ma efficace, m'ha quindi riportato alla vista iniziale: una tavola da favola, mirabilmente densa di promesse per l'occhio capace di paziente attesa. Ho visto una fessura nel cielo, disegnata in giallo: falcetto sottilissimo nel blu cobalto, dolce visione che si ridisegnava sul mio volto ardentemente sereno, ironico e sorridente.
Giorno di fine trimestre, giorno 90 da inizio anno, roba da angeli ubriachi.
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Lucinda Williams, Drunken angel
31 marzo 2017
14 marzo 2017
Linea punto
Sto sfruttando la quaresima. Non si tratta di una vera e propria dieta, tant'è vero che ho cominciato di domenica e non, come nel più classico dei cliché, di lunedì. Comunque sia, da più di una settimana mi sto moderando nell'alimentazione: a dire il vero, lo sto facendo moderatamente, nel senso che non mi sono certo trasformato in un asceta, però di fatto mi sto astenendo dai dolci e soprattutto dai fuori-pasto. Erano soprattutto questi ultimi ad aver acquisito la capacità di moltiplicarsi per numero, qualità e quantità, contribuendo non poco ad arrotondarmi in modo abbondantemente indesiderato.
Chissà quanto mi ci vorrà per riacquisire una linea tale da non farmi sentire in imbarazzo con me stesso e con qualche "voce affettuosamente critica". So che a Pasqua mangerò la pastiera, ma l'obiettivo è quello di riuscire a mantenere la capacità di controllarmi anche a medio-lungo termine, così da stabilizzare eventuali conquiste di forma e peso. Naturalmente sono consapevole della necessità di incrementare l'attività fisica e so che lo farò, pur senza farne necessariamente un totem. L'importante, per qualsiasi percorso, è compiere il secondo e il terzo passo dopo il primo, di modo che questo non risulti un'eccezione, ma l'inizio di un bel cammino.
Giorno di metà marzo, quasi, e mentre scrivo riascolto dopo tanto tempo un CD che mi è caro per colei che vi canta: Welela.
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bonus per te che leggi: Miriam Makeba, Hapo Zamani
Chissà quanto mi ci vorrà per riacquisire una linea tale da non farmi sentire in imbarazzo con me stesso e con qualche "voce affettuosamente critica". So che a Pasqua mangerò la pastiera, ma l'obiettivo è quello di riuscire a mantenere la capacità di controllarmi anche a medio-lungo termine, così da stabilizzare eventuali conquiste di forma e peso. Naturalmente sono consapevole della necessità di incrementare l'attività fisica e so che lo farò, pur senza farne necessariamente un totem. L'importante, per qualsiasi percorso, è compiere il secondo e il terzo passo dopo il primo, di modo che questo non risulti un'eccezione, ma l'inizio di un bel cammino.
Giorno di metà marzo, quasi, e mentre scrivo riascolto dopo tanto tempo un CD che mi è caro per colei che vi canta: Welela.
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bonus per te che leggi: Miriam Makeba, Hapo Zamani
08 marzo 2017
Mimose
Servirà lo sguardo dell'antropologo, quello che ti fa apparire vicino ciò che è lontano e lontano ciò che è vicino. Quello che serve a sottolineare le ingiustizie e discriminazioni che sono talmente sotto gli occhi di tutti giorno dopo giorno da diventare invisibili.
Servirà insegnare o ricordare a noi stessi e ai figli maschi che uguaglianza non significa appiattimento, ma parità di diritti e riconoscimento delle proprie e altrui particolarità.
Servirà abbracciarsi, uomini e donne, esseri umani.
Servirà essere umani, sempre.
Buon otto marzo.
Servirà insegnare o ricordare a noi stessi e ai figli maschi che uguaglianza non significa appiattimento, ma parità di diritti e riconoscimento delle proprie e altrui particolarità.
Servirà abbracciarsi, uomini e donne, esseri umani.
Servirà essere umani, sempre.
Buon otto marzo.
26 febbraio 2017
Sudiciume
L'incitazione cieca alla violenza avviene quando non si riesce a riconoscere l'altro come essere umano. Quando non solo non si vola, ma nemmeno si cammina, e anzi probabilmente si striscia nel proprio sudiciume morale.
Se ci si elevasse un pochino, con un minimo di distanza critica, ci si riconoscerebbe nell'altro e risulterebbe piuttosto difficile azzannarlo, o aizzargli contro altri cani striscianti nel medesimo sudiciume e a loro volta colpiti da cecità.
Come puoi invocare il tritacarne per "punire" delle azioni che alla fin fine non avrebbero danneggiato nessuno?
Sono molto disgustato. Se non si fosse capito, mi riferisco alle reazioni scomposte scatenatesi tra molti commentatori, noti e sconosciuti, nei confronti di due persone (malvestite e forse puzzolenti, ma persone come te, ricordalo) colte sul fatto mentre frugavano in cassonetti proibiti.
Nei cassonetti ci sta la spazzatura e allora vi chiedo: come si può essere gelosi dei propri rifiuti? Siete messi male, ma proprio male.
Giorno qualsiasi di un anno qualsiasi: era moderna, medio evo, età della pietra, prossimità all'estinzione o chissà che.
Se ci si elevasse un pochino, con un minimo di distanza critica, ci si riconoscerebbe nell'altro e risulterebbe piuttosto difficile azzannarlo, o aizzargli contro altri cani striscianti nel medesimo sudiciume e a loro volta colpiti da cecità.
Come puoi invocare il tritacarne per "punire" delle azioni che alla fin fine non avrebbero danneggiato nessuno?
Sono molto disgustato. Se non si fosse capito, mi riferisco alle reazioni scomposte scatenatesi tra molti commentatori, noti e sconosciuti, nei confronti di due persone (malvestite e forse puzzolenti, ma persone come te, ricordalo) colte sul fatto mentre frugavano in cassonetti proibiti.
Nei cassonetti ci sta la spazzatura e allora vi chiedo: come si può essere gelosi dei propri rifiuti? Siete messi male, ma proprio male.
Giorno qualsiasi di un anno qualsiasi: era moderna, medio evo, età della pietra, prossimità all'estinzione o chissà che.
19 febbraio 2017
La mente corre per conto suo
Era importante per me tornarci entro oggi, al parco, per trasformare un episodio nell'inizio di una sequenza virtuosa. Ho ripetuto lo schema dell'altro giorno, mezz'ora in tutto tra camminata sostenuta e corsetta, ma questa volta mi è sembrato più agevole.
A riprova di ciò, il fatto che perlomeno nei primi venti minuti il pensiero vagava altrove, fino a lasciarsi abbracciare dalla moltitudine di tanguere che mi sono venute in mente (oltre a Martina, ovviamente). Ebbene, come ho già avuto modo di esternare conversando in milonga, noi maschietti del tango siamo piuttosto fortunati, giacché le tanguere sono tantissime, bravissime, bellissime, in sé e per come disegnano arpeggi nel mondo, sull'onde della musica e in armonia con la guida di chi sta con loro nell'abbraccio.
Ho anche ridacchiato tra me e me rilevando un'analogia con un meccanismo che mi si accendeva durante i turni di guardia ai tempi della naja in quel di Bolzano: per farmela passare, scorrevo mentalmente in ordine alfabetico le ragazze che conoscevo (non necessariamente in senso biblico) e passo dopo passo il fucile in spalla mi pareva più leggero e il turno meno noioso, sebbene in qualche caso mi risultasse in un certo qual modo ostacolata la camminata.
Giorno 50: quasi sotto il segno dei pesci, ma che importano i segni se puoi seguire altri indizi?
A riprova di ciò, il fatto che perlomeno nei primi venti minuti il pensiero vagava altrove, fino a lasciarsi abbracciare dalla moltitudine di tanguere che mi sono venute in mente (oltre a Martina, ovviamente). Ebbene, come ho già avuto modo di esternare conversando in milonga, noi maschietti del tango siamo piuttosto fortunati, giacché le tanguere sono tantissime, bravissime, bellissime, in sé e per come disegnano arpeggi nel mondo, sull'onde della musica e in armonia con la guida di chi sta con loro nell'abbraccio.
Ho anche ridacchiato tra me e me rilevando un'analogia con un meccanismo che mi si accendeva durante i turni di guardia ai tempi della naja in quel di Bolzano: per farmela passare, scorrevo mentalmente in ordine alfabetico le ragazze che conoscevo (non necessariamente in senso biblico) e passo dopo passo il fucile in spalla mi pareva più leggero e il turno meno noioso, sebbene in qualche caso mi risultasse in un certo qual modo ostacolata la camminata.
Giorno 50: quasi sotto il segno dei pesci, ma che importano i segni se puoi seguire altri indizi?
16 febbraio 2017
Le riserve stanno ancora tutte lì
Se è vero quanto ho sentito stamattina alla radio, e cioè che il grasso inizia a intaccarsi dalla mezz'ora di corsa in avanti, posso dire alla panza di non angustiarsi ancora per un po', visto che la sgambata al parco Nord l'ho fatta durare mezz'ora in tutto, alternando camminata veloce e corsetta (5 e 10 minuti) per due volte. Comunque, è sempre più che il nulla e inoltre già mi sento un po' meglio. E a proposito: le corde vocali sono pulite, me l'ha detto la laringoscopia fatta l'altro giorno al Niguarda.
Verso il Carnevale: ti maschererai? Se sì, come?
Verso il Carnevale: ti maschererai? Se sì, come?
09 febbraio 2017
Memo
Ci sono foglietti vari e numerosi post-it ad affollare il paesaggio visivo di prossimità: dovrebbero fungere da promemoria e da sprone, ma rimangono lì così a lungo da risultare a un certo punto letteralmente invisibili, come se si mimetizzassero con lo sfondo (esiste una parola svedese su questo fenomeno: hemmablind, letteralmente "casa-cieco").
Oggi però me ne sono accorto e con una certa soddisfazione e perfino un pizzico di orgoglio ne ho eliminati un bel numero (nella raccolta differenziata, ovviamente, dopo aver strappato via la parte adesiva).
Tra di essi, quello che mi imponeva di provvedere ad anticipare la visita di controllo per la gola, così da contrastare le ansie di chi standomi intorno percepisce e talora patisce il mio perdurante abbassamento di voce. Domani si saprà già qualcosa al riguardo, presumibilmente.
Ora ne ho appiccicato uno nuovo: "torna a correre", dice.
325 giorni alla fine dell'anno: non è che ci sia poi tutto questo tempo.
Oggi però me ne sono accorto e con una certa soddisfazione e perfino un pizzico di orgoglio ne ho eliminati un bel numero (nella raccolta differenziata, ovviamente, dopo aver strappato via la parte adesiva).
Tra di essi, quello che mi imponeva di provvedere ad anticipare la visita di controllo per la gola, così da contrastare le ansie di chi standomi intorno percepisce e talora patisce il mio perdurante abbassamento di voce. Domani si saprà già qualcosa al riguardo, presumibilmente.
Ora ne ho appiccicato uno nuovo: "torna a correre", dice.
325 giorni alla fine dell'anno: non è che ci sia poi tutto questo tempo.
06 febbraio 2017
In sbatta per la musica
Se ti senti giù di giri, mettine su quarantacinque.
Qualora non cogliessi immediatamente il senso di questa frase, ti toccherebbe viaggiare un po' a ritroso nel tempo, fino a incontrare solchi neri apparentemente circolari, ma in verità disposti a spirale su un materiale plastico chiamato vinile e utili a trasmettere l'informazione sonora, attraverso l'azione della puntina e della testina fonografica, per far uscire dalle casse la musica selezionata.
I 45 giri erano i singoli, con una canzone per lato, in genere quella di maggior successo più una mezza sorpresa. Tale successo veniva un tempo misurato settimanalmente da una classifica che si ascoltava alla radio, la Hit Parade presentata da Lelio Luttazzi (ReAnto R la sta riproponendo sul suo blog).
Pensa che sbatta, dover inserire ed estrarre un disco dal mangiadischi, o addirittura sistemarlo sul piatto dello stereo posizionando poi la puntina sui primi solchi, solo per sentire una canzone.
Personalmente, l'ho fatto molte più volte con i 33 giri, grazie ai quali per lo meno ti ascoltavi un'intera facciata, variabile come lunghezza tra il quarto d'ora abbondante e la mezz'ora scarsa. Il gesto, però, quello è rimasto nella memoria tattile, con le mani attente ad allargarsi per non far capitare i polpastrelli sulle tracce sonore nel momento in cui si estraeva l'ellepi dalla copertina, usando il pollice per il bordo esterno e il medio per sostenere il disco dal centro, dove stava l'etichetta. In un pomeriggio di studio liceale, mettevo come sottofondo parecchi tra i miei preferiti dell'epoca (che in alcuni casi continuo a preferire anche ora, per esempio Neil Young o i Jefferson Airplane) e mi alzavo di conseguenza dalla scrivania tutte le volte che serviva.
Con la pigrizia attuale, viziati dal clic facile, quella piccola fatica costituirebbe già un vaglio selettivo severissimo.
Sesta settimana: tu per quali dischi faresti volentieri quella piccola fatica?
Qualora non cogliessi immediatamente il senso di questa frase, ti toccherebbe viaggiare un po' a ritroso nel tempo, fino a incontrare solchi neri apparentemente circolari, ma in verità disposti a spirale su un materiale plastico chiamato vinile e utili a trasmettere l'informazione sonora, attraverso l'azione della puntina e della testina fonografica, per far uscire dalle casse la musica selezionata.
I 45 giri erano i singoli, con una canzone per lato, in genere quella di maggior successo più una mezza sorpresa. Tale successo veniva un tempo misurato settimanalmente da una classifica che si ascoltava alla radio, la Hit Parade presentata da Lelio Luttazzi (ReAnto R la sta riproponendo sul suo blog).
Pensa che sbatta, dover inserire ed estrarre un disco dal mangiadischi, o addirittura sistemarlo sul piatto dello stereo posizionando poi la puntina sui primi solchi, solo per sentire una canzone.
Personalmente, l'ho fatto molte più volte con i 33 giri, grazie ai quali per lo meno ti ascoltavi un'intera facciata, variabile come lunghezza tra il quarto d'ora abbondante e la mezz'ora scarsa. Il gesto, però, quello è rimasto nella memoria tattile, con le mani attente ad allargarsi per non far capitare i polpastrelli sulle tracce sonore nel momento in cui si estraeva l'ellepi dalla copertina, usando il pollice per il bordo esterno e il medio per sostenere il disco dal centro, dove stava l'etichetta. In un pomeriggio di studio liceale, mettevo come sottofondo parecchi tra i miei preferiti dell'epoca (che in alcuni casi continuo a preferire anche ora, per esempio Neil Young o i Jefferson Airplane) e mi alzavo di conseguenza dalla scrivania tutte le volte che serviva.
Con la pigrizia attuale, viziati dal clic facile, quella piccola fatica costituirebbe già un vaglio selettivo severissimo.
Sesta settimana: tu per quali dischi faresti volentieri quella piccola fatica?
03 febbraio 2017
Ricordi a voce
Ti ricordi, mi ricordo... Un verbo che se illumina il passato potrà essere fruttuoso per il futuro. Ripercorrere insieme pezzetti anche dolorosi per colmare buchi, riattraversarli per capire meglio e per guarire le ripercussioni delle ferite antiche.
Ti ricordo, mi ricordi? Un semplice ammicco, un cenno rassicurante sulla propria unità, così diluita nel tempo trascorso e nel vorticare di immagini sconnesse, di sequenze disgregate, di associazioni contraddittorie.
Ti ricorda, una voce amica e carissima, di fare i suffumigi, altrimenti la gola e la voce te le sarai giocate, a meno di non avere santi in paradiso e in calendario.
San Biagio: e se sei rimasto senza panettone?
Ti ricordo, mi ricordi? Un semplice ammicco, un cenno rassicurante sulla propria unità, così diluita nel tempo trascorso e nel vorticare di immagini sconnesse, di sequenze disgregate, di associazioni contraddittorie.
Ti ricorda, una voce amica e carissima, di fare i suffumigi, altrimenti la gola e la voce te le sarai giocate, a meno di non avere santi in paradiso e in calendario.
San Biagio: e se sei rimasto senza panettone?
02 febbraio 2017
Bene, grazie
Parlami di come si possano avere pensieri di ampio respiro mentre si sta tossendo.
No, però, oltre a ricordarti che poi passa, so che conosci l'opportunità di sfruttare ogni momento di pausa forzata come occasione per ricentrarti.
Bah, vedremo.
Candelora: cosa puoi ricavare dalla contraddittorietà dei proverbi?
No, però, oltre a ricordarti che poi passa, so che conosci l'opportunità di sfruttare ogni momento di pausa forzata come occasione per ricentrarti.
Bah, vedremo.
Candelora: cosa puoi ricavare dalla contraddittorietà dei proverbi?
01 febbraio 2017
Piressia?
'Sto mese, ci sarà un motivo se si chiama così, mi dicevo. Allora me la sono provata e non ce l'avevo. Però un po' conciatino mi sento e lo sono: tra un colpo di tosse e l'altro saluto dunque il mondo anzitempo e vado a rintanarmi sotto le pezze, sperando in una dormita ristoratrice.
Inizio del secondo mese: al risveglio hai pronunciato "rabbit, rabbit, white rabbit"?
Inizio del secondo mese: al risveglio hai pronunciato "rabbit, rabbit, white rabbit"?
31 gennaio 2017
Ci s'ingentilirà
Gli abbracci che sto piano piano migliorando sono quelli tangueri. Lo faccio continuando a seguire i corsi del mio primo maestro Antonio Iantorno e della sua Anna Parker, lo faccio andando a ballare ogni volta che posso (poco o tanto, dipende dalla prospettiva), lo faccio anche prendendo qualche lezione extra dall'artista Beatriz Mendoza. L'affinamento non finisce mai, un po' come quando si impara a suonare uno strumento musicale o a padroneggiare una lingua straniera: più si progredisce, più si avverte l'enormità degli abissi da colmare. È come una spirale, positiva, e come in una spirale, ad ogni giro si ripassa sullo stesso punto, ma a un diverso livello.
Gli abbracci che non hanno bisogno di essere migliorati, ma solo praticati, invece, sono quelli affettivi. L'affettuosità non manca e non è mai mancata, ma le sue manifestazioni dipendono da diversi fattori. Uno fra tutti, la delicatezza dei cambiamenti evolutivi delle persone, segnatamente quelli dei figli. Però sappilo, tu che magari stai patendo le ritrosie della tua prole adolescenziale: quelle manifestazioni, talora sospese per lasciar posto agli scontri da crescita e da ricerca di autoaffermazione di giovanotti e giovanotte, poi torneranno, più belle che mai, perché nutrite di nuova consapevolezza.
Giorno trentuno: occhio, che imbarbarirsi è un attimo!
Gli abbracci che non hanno bisogno di essere migliorati, ma solo praticati, invece, sono quelli affettivi. L'affettuosità non manca e non è mai mancata, ma le sue manifestazioni dipendono da diversi fattori. Uno fra tutti, la delicatezza dei cambiamenti evolutivi delle persone, segnatamente quelli dei figli. Però sappilo, tu che magari stai patendo le ritrosie della tua prole adolescenziale: quelle manifestazioni, talora sospese per lasciar posto agli scontri da crescita e da ricerca di autoaffermazione di giovanotti e giovanotte, poi torneranno, più belle che mai, perché nutrite di nuova consapevolezza.
Giorno trentuno: occhio, che imbarbarirsi è un attimo!
30 gennaio 2017
Non solo una canzone
"One of my all time faves", una delle mie preferite in assoluto, ho scritto su blip rilanciandola, ma potrei anche adottare le parole del mio amico Enzo Favoino, che a proposito dei Jefferson Airplane (e dei Jefferson Starship) dichiara: "li adoro. Da sempre e per sempre".
Di come da ragazzino l'ascoltavo di notte con le cuffie ho già scritto.
Wild Tyme, come tanti altri pezzi della West Coast di quell'epoca, per me il tempo lo abbraccia dentro e fuori.
Giorno trenta: provare ad abbracciare il futuro come si sa abbracciare il passato, provare a fare in modo che i tempi migliori siano quelli a venire.
Di come da ragazzino l'ascoltavo di notte con le cuffie ho già scritto.
Wild Tyme, come tanti altri pezzi della West Coast di quell'epoca, per me il tempo lo abbraccia dentro e fuori.
Giorno trenta: provare ad abbracciare il futuro come si sa abbracciare il passato, provare a fare in modo che i tempi migliori siano quelli a venire.
29 gennaio 2017
Cinema da divano
Un po' di tosse e un residuo di saggezza mi hanno indotto a rinunciare alla serata di tango con musica dal vivo che mi ero pregustato in quel di Desio, a Villa Tittoni, con la già apprezzata 3T Tango Orchestra.
Mi sono consolato con un capolavoro di Billy Wilder del 1957, Witness for the Prosecution (Testimone d'accusa), con Tyrone Power, la mitica Marlene Dietrich e l'immenso Charles Laughton, finalmente ascoltato in lingua originale grazie al DVD preso in prestito dalla biblioteca civica di Cinisello Balsamo, il Pertini.
Giorno ventinove: attenersi ai fatti.
Mi sono consolato con un capolavoro di Billy Wilder del 1957, Witness for the Prosecution (Testimone d'accusa), con Tyrone Power, la mitica Marlene Dietrich e l'immenso Charles Laughton, finalmente ascoltato in lingua originale grazie al DVD preso in prestito dalla biblioteca civica di Cinisello Balsamo, il Pertini.
Giorno ventinove: attenersi ai fatti.
28 gennaio 2017
Piccoli esercizi d'impermanenza
Vedendo su facebook il nuovo slogan di Esselunga per la prima colazione, mi è tornata in mente una sciocchezza che avevo scritto in rete.
Immaginavo una scenetta con la moglie di Kronos, che secondo il mito divorò i suoi figli, che parlando di lui diceva: "Al mattino ha loro in bocca".
Oggi di questa sciocchezza non riesco a trovare traccia né sul blog né su twitter.
Vuoi vedere che l'avevo pubblicata su friendfeed, il piccolo ma vivacissimo social network che un paio d'anni fa fu sciolto come un bambino nell'acido dai suoi nuovi padroni?
In compenso, a oggi so di essere stato il primo e l'unico ad aver usato l'espressione "contendendomisi", in un twit del 2009:
Giorno ventotto: esercizi d'impermanenza, per la serie "lacrime nella pioggia".
Immaginavo una scenetta con la moglie di Kronos, che secondo il mito divorò i suoi figli, che parlando di lui diceva: "Al mattino ha loro in bocca".
Oggi di questa sciocchezza non riesco a trovare traccia né sul blog né su twitter.
Vuoi vedere che l'avevo pubblicata su friendfeed, il piccolo ma vivacissimo social network che un paio d'anni fa fu sciolto come un bambino nell'acido dai suoi nuovi padroni?
In compenso, a oggi so di essere stato il primo e l'unico ad aver usato l'espressione "contendendomisi", in un twit del 2009:
Bella passeggiata e giretto a Villa Ghirlanda coi pargoli che ora stavano appiccicati contendendomisi, ora giocavano come noi da piccoli.
Giorno ventotto: esercizi d'impermanenza, per la serie "lacrime nella pioggia".
27 gennaio 2017
Far inciampare le bufale
Per rilanciare una bufala ti basta un clic, così, senza verificare, senza pensare, talvolta senza nemmeno leggere quello che stai pubblicando. Sì, perché rilanciare significa pubblicare, pensaci: è come se controfirmassi quell'affermazione o quell'accostamento arbitrario di immagini e parole buttate lì a caso. A caso per noi, naturalmente, perché chi invece le ha inizialmente approntate lo ha fatto e continua a farlo per un qualche scopo, sia esso dettato dall'avidità di un tot per clic o da un malato calcolo politico-ideologico.
A caso tu rilanci, con un clic, e per quel singolo clic a me ne occorrerano almeno una decina anche solo per segnalarti l'infortunio di aver diffuso una bufala. Dovrò copia-incollare i termini chiave e inserirli nella casella di ricerca di google insieme alla parola "bufala" (oppure hoax, in inglese), trovare il link che la smaschera, copia-incollare suddetto link e piazzartelo a mo' di commento sotto il tuo improvvido intervento pubblico.
Uno sbattimento sproporzionato, se dovesse moltiplicarsi per gli innumerevoli episodi che si moltiplicano in rete, e segnatamente su facebook, grazie a te e alle persone che come te non verificano alcunché e paiono staccare il cervello quando hanno a portata di mano una tastiera e un mouse oppure uno smartphone.
Una sproporzione di sforzi comunque minima rispetto a quella necessaria a smontare personalmente una bufala o un'affermazione assurda che, tentando di promuoversi come verità, ignora qualsiasi ragionamento articolato e i lunghi studi e le ricerche condotte e gli approfondimenti operati da tante persone che prima di te, prima di quel tuo stupido clic, si sono date da fare con serietà e applicazione per chissà quante ore, giorni, mesi, anni.
Ad ogni modo, quel piccolo sforzo di provare a farti riflettere voglio continuare a farlo. Voglio essere la tua pietra d'inciampo, un monito e un ostacolo all'obnubilamento, alla negazione, alla piattezza della pigrizia lobotomizzatrice.
Una pietra d'inciampo voglio esserlo soprattutto oggi, ventisette gennaio.
Giorno ventisette: giorno della memoria.
A caso tu rilanci, con un clic, e per quel singolo clic a me ne occorrerano almeno una decina anche solo per segnalarti l'infortunio di aver diffuso una bufala. Dovrò copia-incollare i termini chiave e inserirli nella casella di ricerca di google insieme alla parola "bufala" (oppure hoax, in inglese), trovare il link che la smaschera, copia-incollare suddetto link e piazzartelo a mo' di commento sotto il tuo improvvido intervento pubblico.
Uno sbattimento sproporzionato, se dovesse moltiplicarsi per gli innumerevoli episodi che si moltiplicano in rete, e segnatamente su facebook, grazie a te e alle persone che come te non verificano alcunché e paiono staccare il cervello quando hanno a portata di mano una tastiera e un mouse oppure uno smartphone.
Una sproporzione di sforzi comunque minima rispetto a quella necessaria a smontare personalmente una bufala o un'affermazione assurda che, tentando di promuoversi come verità, ignora qualsiasi ragionamento articolato e i lunghi studi e le ricerche condotte e gli approfondimenti operati da tante persone che prima di te, prima di quel tuo stupido clic, si sono date da fare con serietà e applicazione per chissà quante ore, giorni, mesi, anni.
Ad ogni modo, quel piccolo sforzo di provare a farti riflettere voglio continuare a farlo. Voglio essere la tua pietra d'inciampo, un monito e un ostacolo all'obnubilamento, alla negazione, alla piattezza della pigrizia lobotomizzatrice.
Una pietra d'inciampo voglio esserlo soprattutto oggi, ventisette gennaio.
Gli stolperstein sono lì, non li si può ignorare, si può evitare di leggerli ma si sa bene che ci sono incisi sopra un nome, una data di nascita, una data di morte e un campo di concentramento, perciò inducono all’attribuzione del dolore dell’Olocausto a dei singoli individui e non al numero sei milioni di, che è sempre impressionante ma mai quanto un solo nome e cognome. (dal blog di Totentanz)Ricordiamoci di essere individui, ricordiamoci di essere umani.
Giorno ventisette: giorno della memoria.
26 gennaio 2017
Arigato gosai mas
Il trailer mi aveva già attratto e sono contento di essere stato amabilmente trascinato a vedere Your Name di Makoto Shinkai.
Lo scambio delle vite, il tema della ricerca, gli sfasamenti sarebbero stati già sufficienti ad affascinarmi, ma ho apprezzato molto anche l'intreccio, le rese grafiche e le soluzioni di regia, spettacolari e aggraziate ad un tempo.
L'incontro e la miscela degli opposti tra modernità e tradizione si ritrova nell'accostamento dell'estetica millenaria che si nutre di elegante attesa al dinamismo audace ed esplosivo della metropoli. La natura stessa riassume in sé entrambi gli aspetti e sa farsi spettacolo nella quiete o nella deflagrazione cosmica.
Anche da un profano come me, non certo appassionato o conoscitore di anime e manga, tutto ciò si lascia gustare. Forse perché è bello e commovente poter essere, come canta la sigla, "tàim furàia", graziosa spronuncia giapponese di time flyer, volatore del tempo.
Giorno ventisei: con la memoria e l'immaginazione si viaggia nello spaziotempo passato, futuro e anche presente.
--
P.S.: la nipponista Martina mi segnala che la traslitterazione corretta è "Arigatō gozai masu", mentre io avevo trascritto la pronuncia.
Arigatō gozai masu, dunque. キス
Lo scambio delle vite, il tema della ricerca, gli sfasamenti sarebbero stati già sufficienti ad affascinarmi, ma ho apprezzato molto anche l'intreccio, le rese grafiche e le soluzioni di regia, spettacolari e aggraziate ad un tempo.
L'incontro e la miscela degli opposti tra modernità e tradizione si ritrova nell'accostamento dell'estetica millenaria che si nutre di elegante attesa al dinamismo audace ed esplosivo della metropoli. La natura stessa riassume in sé entrambi gli aspetti e sa farsi spettacolo nella quiete o nella deflagrazione cosmica.
Anche da un profano come me, non certo appassionato o conoscitore di anime e manga, tutto ciò si lascia gustare. Forse perché è bello e commovente poter essere, come canta la sigla, "tàim furàia", graziosa spronuncia giapponese di time flyer, volatore del tempo.
Giorno ventisei: con la memoria e l'immaginazione si viaggia nello spaziotempo passato, futuro e anche presente.
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P.S.: la nipponista Martina mi segnala che la traslitterazione corretta è "Arigatō gozai masu", mentre io avevo trascritto la pronuncia.
Arigatō gozai masu, dunque. キス
25 gennaio 2017
Ufficio recupero validità
La burocrazia è un mostro mangiatempo peggiore di... di facebook, per dire. Compilare moduli in modalità sia cartacea sia elettronica, archiviare e riarchiviare originali e copie, attestare l'inattestabile, perdersi in mille rivoli inessenziali vie più lontani dal nucleo della questione che conta davvero: tutto ciò lo si sperimenta anche o soprattutto in ambiti importanti, quali ad esempio il sistema educativo e quello sanitario. Per fortuna, se la fortuna la sai guardare, in mezzo alle scartoffie puoi trovare volti comprensivi e non ancora scarichi della loro dose di umanità. Ed è allora che puoi respirare, pensando che riuscire a vivere anche quello che dapprima pare tempo perso è un autentico e necessario successo.
Giorno venticinque: la fortuna occorre volerla guardare, occorre saperla vedere.
Giorno venticinque: la fortuna occorre volerla guardare, occorre saperla vedere.
24 gennaio 2017
Cantata per la memoria
Venerdì sera a Desio nel giorno della memoria e poi sabato sera a Cesano Maderno in replica, ci sarà uno spettacolo cui avrò in minima parte contribuito anch'io, avendo partecipato alla traduzione dei testi.
Si tratta di Holocaust Cantata, Songs From The Camps, ovvero Canzoni dai campi dell'olocausto alternate a brevi letture che raccontano storie minime e terribili di quei giorni mesi anni di orrore.
Giorno ventiquattro: ventiquattr'ore che in realtà sembrano sempre qualcuna in meno.
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Coro Santuario del Crocifisso di Desio
Holocaust Cantata, Songs From The Camps
Cantata per coro misto (S.A.T.B), pianoforte e violoncello
Testi di canti e letture tratti in gran parte dall’archivio musicale “Aleksander Kulisiewicz” dell’United States Holocaust Memorial Museum (USHMM) di Washington
- venerdì 27 gennaio 2017 ore 21:00 all'Auditorium Scuole Pertini (scuole Blu) in Via Milano 345 a Desio
- sabato 28 gennaio 2017 ore 21:00 all'Auditorium Paolo e Davide Disarò - Antica Chiesa di Santo Stefano in Piazza Mons. Arrigoni a Cesano Maderno
Si tratta di Holocaust Cantata, Songs From The Camps, ovvero Canzoni dai campi dell'olocausto alternate a brevi letture che raccontano storie minime e terribili di quei giorni mesi anni di orrore.
Giorno ventiquattro: ventiquattr'ore che in realtà sembrano sempre qualcuna in meno.
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Coro Santuario del Crocifisso di Desio
Holocaust Cantata, Songs From The Camps
Cantata per coro misto (S.A.T.B), pianoforte e violoncello
Testi di canti e letture tratti in gran parte dall’archivio musicale “Aleksander Kulisiewicz” dell’United States Holocaust Memorial Museum (USHMM) di Washington
- venerdì 27 gennaio 2017 ore 21:00 all'Auditorium Scuole Pertini (scuole Blu) in Via Milano 345 a Desio
- sabato 28 gennaio 2017 ore 21:00 all'Auditorium Paolo e Davide Disarò - Antica Chiesa di Santo Stefano in Piazza Mons. Arrigoni a Cesano Maderno
23 gennaio 2017
Latitango
Tornando a casa di notte ripensavo alle tande ballate e per un momento m'è venuta voglia di mettermi a fare la recensione delle milonghe frequentate, menzionandone i dati oggettivi e quelli soggettivi. Poi mi sono reso conto che questi ultimi sono di gran lunga preponderanti in una serata di tango e allora mi limito a giubilare al ricordo dei gradevoli abbracci e delle musiche dipinte dai movimenti corporei di due che si fanno una cosa sola, almeno per un po'.
Finora in questo gennaio sono stato, e stato bene, al San Telmo, alla Mariposa, al Tangoy e al Principe, tutte a Milano. Rispetto alle medie di tante persone appassionate di tango che vanno a ballare quasi tutte le sere, io sono quasi un latitante, ma si fa quel che si può, e poi credo di compensare godendomela davvero molto, nel corpo e nello spirito.
Giorno ventitré: per sapere dove andare a ballare, si può sempre consultare FAItango.
Finora in questo gennaio sono stato, e stato bene, al San Telmo, alla Mariposa, al Tangoy e al Principe, tutte a Milano. Rispetto alle medie di tante persone appassionate di tango che vanno a ballare quasi tutte le sere, io sono quasi un latitante, ma si fa quel che si può, e poi credo di compensare godendomela davvero molto, nel corpo e nello spirito.
Giorno ventitré: per sapere dove andare a ballare, si può sempre consultare FAItango.
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