Per la manutenzione dell'automobile o per far riparare un qualsiasi elettrodomestico il tempo lo trovi e per il tuo corpo no? Qui sotto voglio raccogliere idee ed esempi di piccoli esercizi che possano migliorare la qualità del vivere nella realtà fisica, muscolare, articolare. E di conseguenza, tutto il resto.
1° RSI prevention
Una serie di semplicissimi esercizi illustrati per la prevenzione dei dolori posturali o di sindromi quali il tunnel carpale. Le spiegazioni sono in inglese, ma le immagini chiariscono tutto anche ai non anglofoni. (*)
2° Zhang Zhuang
Gaspar Torriero è un drago garbato, l'ho già detto. Ergo, se vuoi praticare l'esercizio da lui suggerito, concediti pure di dimezzarne i tempi o perfino ridurli di molto. L'importante è cominciare, anche un minuto è meglio di niente per il proprio benessere.
3° Tai Chi
"Esercizi mattutini dalla Cina" a cura di Ludo e Gilgamesh, che in tre lezioni insegnano come provvedere da sé a tenersi in forma grazie alla cosiddetta ginnastica dolce. Gratis e senza effetti collaterali. (*)
4° Paschimottanasana
Al piegamento in avanti da seduti, se mai vi si arriverà, occorre puntare piano piano, come suggerisce Gianni Lombardi.
5° Saluto al sole
Una semplice sequenza di posizioni facile da ricordare che in un minuto comprende piegamenti, stiramenti, flessioni, che coinvolgono tutte le parti del corpo e il respiro. Secondo l'hata yoga, andrebbe ripetuta al mattino e al tramonto.
(segnalazione di Su)
6° Orologio pelvico
Gnamina consiglia di "sdraiarsi a pancia in su, gambe piegate e un po' divaricate, far aderire bene tutta la schiena a terra, parte lombare compresa, braccia lungo i fianchi con il palmo della mano rivolto verso l'alto. Chiudete gli occhi e poi visualizzate mentalmente il cerchio di un orologio esattamente tra il pube e l'ombelico. Ora inventatevi una sequenza di orari e muovete il bacino in quella direzione. Es. destra-sinistra (ore 9 e poi ore 15). Nota: il bacino deve rimanere aderente al suolo."
[eccetera]
Qui c'è spazio per quel che mi suggerirai tu (e anche per quel che descriverò io, forse).
(*) questi li avevo già segnalati nel libricino compilato per Grazia.
--
Tra i suggerimenti più generici, ma non per questo meno validi:
§ Su consiglia il ballo in ogni sua forma e le capriole sul prato ("Conosco qualcuno che non ha mai smesso di farle perciò anche a settant'anni ci riesce benissimo, e assicura abbiano un effetto benefico anche sull'umore").
§ Intempestiva punta sullo yoga: "Per me fa davvero la differenza" e segnala un video e una serie di link.
§ Bhuidhe risponde: "Dormire: si bruciano 60 calorie all'ora."
§ Claudia: "Il karate! Libera corpo e mente."
§ Alliandre: "Suggerisco Workrave, un programmino che fa le stesse cose del software segnalato sul sito RSI Prevention, e in più è gratuito. Per la manutenzione, poi, vado di jogging e cavallo, per me l'effetto è lo stesso del karate di Claudia."
28 giugno 2007
22 giugno 2007
Occhio, Tano!
Ieri è morto il mio Presidente. Mi riferisco al baffo occhio di lince con cui abbiamo giocato, riso, scherzato, mangiato e bevuto tante e tante volte.
Stavo per scrivere se n'è andato, ma non mi pare che le cose stiano così. Prima sì che se n'era andato, per un po', quando il glioblastoma giocava a risiko col suo cervello, invadendone un pezzo per volta. Ora invece è di nuovo intero, il nostro Presidente, al quale brinderemo al più presto, di nuovo.
Ieri sono state avvisate un po' di persone, qualcuno oggi, qualcuno non si riuscirà a rintracciare, perché vent'anni di storie in comune portano inevitabilmente a disperdersi un po', anche dopo aver condiviso per tanto tempo e tante volte corse salti sudori docce cibo musica e vino.
Adesso non c'è una canzoncina pronta, l'ultima te l'abbiamo cantata come ogni anno da quattro lustri il 26 dicembre, stavolta sulle note di Oh Happy Day, facendo le rime sull'età e prendendoti in giro come al solito, con il massimo di affettuosa bastardaggine che nemmeno la malattia poteva attenuare - e lo so che sei stato orgoglioso di noi, indefessi e va be' anche fessi, ma più inde secondo me, per come siamo riusciti a non farci abbattere né la voglia di ritrovarci, né quella di sgolarci e ridere insieme.
Domenica, tra la maschera e i tubicini, ho avuto l'impressione che tu fossi già pronto e che in qualche modo attendessi dai tuoi cari l'immenso coraggio di lasciarti andare. Ma no, pirla, non lasciar andare nel senso di una scorreggia. Insomma, stavo per parlare del massimo gesto d'amore possibile e invece dobbiamo per forza farci riconoscere per la consueta trivialità, ma è giusto sia così: il resto resti non detto, che tanto si sente e tracima da bocca e occhi, in un piantoriso che non si fa domare e scalpita sfondando soglie temporali, viaggiando su e giù per la vita come un lampo, perché ogni ricordo sia qui e ora.
Stavo per scrivere se n'è andato, ma non mi pare che le cose stiano così. Prima sì che se n'era andato, per un po', quando il glioblastoma giocava a risiko col suo cervello, invadendone un pezzo per volta. Ora invece è di nuovo intero, il nostro Presidente, al quale brinderemo al più presto, di nuovo.
Ieri sono state avvisate un po' di persone, qualcuno oggi, qualcuno non si riuscirà a rintracciare, perché vent'anni di storie in comune portano inevitabilmente a disperdersi un po', anche dopo aver condiviso per tanto tempo e tante volte corse salti sudori docce cibo musica e vino.
Adesso non c'è una canzoncina pronta, l'ultima te l'abbiamo cantata come ogni anno da quattro lustri il 26 dicembre, stavolta sulle note di Oh Happy Day, facendo le rime sull'età e prendendoti in giro come al solito, con il massimo di affettuosa bastardaggine che nemmeno la malattia poteva attenuare - e lo so che sei stato orgoglioso di noi, indefessi e va be' anche fessi, ma più inde secondo me, per come siamo riusciti a non farci abbattere né la voglia di ritrovarci, né quella di sgolarci e ridere insieme.
Domenica, tra la maschera e i tubicini, ho avuto l'impressione che tu fossi già pronto e che in qualche modo attendessi dai tuoi cari l'immenso coraggio di lasciarti andare. Ma no, pirla, non lasciar andare nel senso di una scorreggia. Insomma, stavo per parlare del massimo gesto d'amore possibile e invece dobbiamo per forza farci riconoscere per la consueta trivialità, ma è giusto sia così: il resto resti non detto, che tanto si sente e tracima da bocca e occhi, in un piantoriso che non si fa domare e scalpita sfondando soglie temporali, viaggiando su e giù per la vita come un lampo, perché ogni ricordo sia qui e ora.
21 giugno 2007
A che pensa il Pensatore?*
si scopre la regina
l'alfiere mi protegge
dalla dannata torre
per evitar d'esporre
i pezzi come un gregge
madonna beduina
mi toccherà lo stallo.
* domanda posta da Placida Signora.
19 giugno 2007
Ballatoio
Che bello, anche a metà mattina si comincia a sentire quel sole che ti morde la pelle. Il calore ti sfiora pian piano, l'insolazione arriva discreta e la luce è abbacinante, ma te ne accorgi solo dopo aver ritrovato rifugio all'ombra delle mura domestiche, di cui solo allora avverti la preziosa frescura. Tra i pallini neri retaggio del bagliore, i soli contorni percepiti sono fatti di penombra e riservatezza, nel silenzio.
Tornerò al sole dopo che avrò rubato l'idea a un personaggio di Gide: procurarmi due pietre lisce e piatte, che stiano in pugno alternativamente a rinfrescare il palmo acquistandone il calore e rilasciandolo poi, sebbene non mi sia chiaro se avrò più bisogno di sole o di ombra.
Tornerò al sole dopo che avrò rubato l'idea a un personaggio di Gide: procurarmi due pietre lisce e piatte, che stiano in pugno alternativamente a rinfrescare il palmo acquistandone il calore e rilasciandolo poi, sebbene non mi sia chiaro se avrò più bisogno di sole o di ombra.
15 giugno 2007
Monito(r)
Quando le parole si staccano dalle labbra o dai polpastrelli, in un certo senso non ci appartengono più, o meglio: ci appartengono quanto il resto del mondo, di cui vanno a far parte. Così, ritrovandole, uno le sente come se provenissero da un'altra voce, le ascolta e se ne fa nuovo destinatario.
(l'amore sta in noi, non là dove l'abbiamo proiettato)
08 giugno 2007
Parametri
Una prima buona misura della stima che nutri per le persone è pensare a chi affideresti per un paio d'ore i tuoi figli.
07 giugno 2007
Come pioveva
Una volta che pioveva ero su una macchina che si girò minimo due o tre volte su sé stessa a cento all'ora o quasi, era una cinquecento gialla e guidava un tipo che insomma non era proprio il miglior pilota del mondo, ma eravamo ragazzi e lui era uno dei pochissimi con la patente - e l'auto. Agnimodo, quella volta lì eravamo sul vialezara, così come chiamavamo e molti chiamano ancora in Brianza la "Nuova Valassina", che è per l'appunto il prolungamento della strada che a Milano di nome e cognome fa Viale Zara. Eravamo in quattro, io ero seduto dietro, mi ricordo, e ricordo che non smisi di ridere e raccontare non so cosa mentre roteavamo in preda alla combinazione tra velocità lineare e qualche vettore generato immagino da un'inopportuna pressione sul freno in concomitanza con un'azzardata azione sul volante, il tutto miscelato dal fondo bagnato, perché era una volta che pioveva. Ero incosciente, ma non di un'incoscienza compiaciuta: era piuttosto una sorta di presunzione, l'assurda sicurezza che a me, a noi, non sarebbe mai potuto capitare niente di male. Comunque, per fortuna, dopo qualche giravolta ci rimettemmo in traiettoria favorevole, mentre le altre auto ci sfrecciarono ai lati, evitandoci, ed evitandoci così una fine prematura.
05 giugno 2007
Cinque/sei/sette
Oggi la data si potrebbe anche scrivere così, in effetti. Una semplificazione che porta all'enumerazione, processo rassicurante, t'assicuro.
Quasi quanto l'archiviazione, forma di riordino che fornisce l'illusoria sensazione di controllo su (riempi lo spazio a piacere).
Dev'essere questo uno dei motivi per cui sta prendendo piede e riscuotendo successo in misura esponenziale l'applicazione che permette di esporre la propria biblioteca personale. Ho appena cominciato e cerco di non essere sistematico, mentre respingo ansia e fretta onde evitare che uno sfizio diventi un vero e proprio lavoro di catalogazione, richiedendo tempo ed energie che, nel caso, preferirei impiegare leggendo un buon libro, per esempio.
Comunque: divertiti anche tu con aNobii.
Quasi quanto l'archiviazione, forma di riordino che fornisce l'illusoria sensazione di controllo su (riempi lo spazio a piacere).
Dev'essere questo uno dei motivi per cui sta prendendo piede e riscuotendo successo in misura esponenziale l'applicazione che permette di esporre la propria biblioteca personale. Ho appena cominciato e cerco di non essere sistematico, mentre respingo ansia e fretta onde evitare che uno sfizio diventi un vero e proprio lavoro di catalogazione, richiedendo tempo ed energie che, nel caso, preferirei impiegare leggendo un buon libro, per esempio.
Comunque: divertiti anche tu con aNobii.
31 maggio 2007
Because the night
vorrei lasciarmi scrivere da quel che viene, lasciarmi vivere da quel che chiama, respirarmi più vivo e riassaggiarmi più folle mentre vado dritto per la rotta riaggiustata
oppure
verrei a lasciarti leggere quel che mi preme, lasciarti scindere per ciò che brami, riassaggiarti lasciva a respirar tra le zolle mentre t'inoltri nel bosco dei desideri veri
vorrei, verrei, ma l'eco è muta tra le pareti di uno stomaco notturno
verrei, vorrei, ma l'ego sputa trame e reti d'uno stomachevole turno
29 maggio 2007
Partiture
Anzi che il pentagramma, il foglio bianco; sequenze alfanumeriche a far da notazione; il clic dei tasti e il monitor strumenti che rimpiazzano la penna d'oca e il rigo; quanto al resto, ci siamo: è musica, musica polifonica eseguita attraverso le parole di quattro personaggi.
Frasi che toccano e scardinano quanto un cantabile dai molteplici registri, motivi che si rincorrono attraversando la cronologia come fosse un setticlavio, in grado di moltiplicare le coesistenze in barba alle distanze spaziotemporali.
Sono i termini e i temi a ricorrere e a legare tra loro le voci di quattro donne, femmine o bambine, esseri umani, nella pagina di Bhuidhe che s'intitola: Penelope è partita, Penelope è tornata.
Frasi che toccano e scardinano quanto un cantabile dai molteplici registri, motivi che si rincorrono attraversando la cronologia come fosse un setticlavio, in grado di moltiplicare le coesistenze in barba alle distanze spaziotemporali.
Sono i termini e i temi a ricorrere e a legare tra loro le voci di quattro donne, femmine o bambine, esseri umani, nella pagina di Bhuidhe che s'intitola: Penelope è partita, Penelope è tornata.
Messaggi in bottiglia
Per caso, o coincidenza, o.
Raccolgo, apro, leggo: "gentilmente ti mangerei"
e lascio che un sorriso goloso contrasti la malinconia.
(nel frattempo, più o meno casualmente, si sente Neil Young)
Raccolgo, apro, leggo: "gentilmente ti mangerei"
e lascio che un sorriso goloso contrasti la malinconia.
(nel frattempo, più o meno casualmente, si sente Neil Young)
27 maggio 2007
Incipit è un termine che significa inizio
Qualcuno mi ha chiesto di riportare gli incipit di 5 libri per me importanti (di sicuro Sara e Jane, non ricordo se anche altri - nel caso, dimmelo e segnalerò), ma al momento mi vengono invece in mente un paio di finali: uno è quello del Corsaro Nero di Salgari, con le parole: "Guarda lassù: il Corsaro Nero piange!" scolpite nella mia memoria di fanciullino e ritrovate 35 anni dopo, quando la Cajuina ha ultimato la lettura del romanzo (ormai del finto viaggiatore veronese ha spulciato quasi l'intera serie).
L'altro è l'unico motivo per cui son grato a Baricco Alessandro, che lo lesse in TV anni e anni orsono: il paragrafo che suggella L'amore ai tempi del colera di García Márquez, del quale mi piace riportare anche l'originale, oltre all'efficace traduzione di Claudio M. Valentinetti:
Quanto agli incipit, ce ne sono mille milioni di miliavrdi, come direbbe Lorenzo, ma per ora me la cavo con uno che m'ha sempre divertito, in ragione di quel Barrabás destinato a infilzare cagnoline sulla sua verga: La casa degli spiriti di Isabel Allende.
L'altro è l'unico motivo per cui son grato a Baricco Alessandro, che lo lesse in TV anni e anni orsono: il paragrafo che suggella L'amore ai tempi del colera di García Márquez, del quale mi piace riportare anche l'originale, oltre all'efficace traduzione di Claudio M. Valentinetti:
-Y hasta cuándo cree usted que podemos seguir en este ir y venir del carajo?- le preguntò.
Florentino Ariza tenía la respuesta preparada desde hacía cincuenta i tres años, siete meses y once días con sus noches.
-Toda la vida- dijo.El amor en los tiempos del cólera
"E fino a quando crede che possiamo continuare con questo andirivieni del cazzo?" gli domandò.
Florentino Ariza aveva la risposta pronta da cinquantatré anni sette mesi e undici giorni, notti comprese.
"Per tutta la vita" disse.
Quanto agli incipit, ce ne sono mille milioni di miliavrdi, come direbbe Lorenzo, ma per ora me la cavo con uno che m'ha sempre divertito, in ragione di quel Barrabás destinato a infilzare cagnoline sulla sua verga: La casa degli spiriti di Isabel Allende.
Barrabás arrivò in famiglia per via mare, annotò la piccola Clara con la sua delicata calligrafia. Già allora aveva l'abitudine di scrivere le cose importanti e più tardi, quando rimase muta, scriveva anche le banalità, senza sospettare che, cinquant'anni dopo, i suoi quaderni mi sarebbero serviti per riscattare la memoria del passato, e per sopravvivere al mio stesso terrore.(traduzione di Angelo Molino e Sonia Piloto di Castri)
Barrabás llegó a la familia por vía marítima, anotó la niña Clara con su delicada caligrafía. Ya entonces tenía el hábito de escribir las cosas importantes y más tarde, cuando se quedó muda, escribía también las trivialidades, sin sospechar que cincuenta años después, sus cuadernos me servirían para rescatar la memoria del pasado y para sobrevivir a mi proprio espanto.La casa de los espíritus
25 maggio 2007
Pubblicità blogresso
Nel libricino l'avevo scritto, che Rillo "ha saputo più volte farsi promotore e attore d'iniziative volte a portare l'esperienza dei blog a contatto con il resto del mondo".
Così, dopo un paio di pazziate e una pasolinata, stasera, venerdì 25 maggio, allo Spazio Civico di Casarile, alle porte di Milano (ma anche non lontano da Pavia), lo si potrà vedere insieme a Fraps, Aladin, Narsil e altre fantastiche creature in quattro intermezzi comici.
Lui si schermisce, ma credo che chi potrà farci un salto non se ne pentirà:
Così, dopo un paio di pazziate e una pasolinata, stasera, venerdì 25 maggio, allo Spazio Civico di Casarile, alle porte di Milano (ma anche non lontano da Pavia), lo si potrà vedere insieme a Fraps, Aladin, Narsil e altre fantastiche creature in quattro intermezzi comici.
Lui si schermisce, ma credo che chi potrà farci un salto non se ne pentirà:
Non posso assicurarvi nulla. Magari sbaglieremo le battute topiche. Magari canneremo i tempi. Ma se volete avere una minima idea di cosa voglia dire avere un Rillo che gira nudo per casa, se volete immaginare Narsil tra quarant'anni e Aladin negli agghiaccianti panni di una bimba petulante, beh, non mancate. È pure gratis ed è alle 21.
24 maggio 2007
Tredici per mille
Qualche giorno fa ho messo giù le due firme dal commercialista: quest'anno ho destinato l'8 per mille ai Valdesi (che non usano i fondi ricevuti per spese di culto e che hanno una posizione molto aperta su parecchie questioni cruciali) e il 5 per mille ad Amnesty International (che tra l'altro proprio in questi giorni ha pubblicato il rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nel mondo - da brividi se ci pensi).
23 maggio 2007
Magia? Prestigio? Scaramanzia!
Quello scaramantico di Martyn me l'aveva scritto, di sentirsi come il tacchino alla vigilia di Natale. Son contento che abbia avuto ragione, ma so benissimo il motivo per cui stavolta è andata bene: la Caju ha seguito la partita fino all'ultimo minuto (Lorenzo s'era arreso prima, ma già sereno per il vantaggio del Milan).
22 maggio 2007
Orco can
A proposito del Crimen sollicitationis, stavo per scrivere semplicemente: "Joseph Ratzinger, sei un orco", ma ho pensato che prima sia meglio documentarsi e riflettere senza farsi venire il sangue agli occhi, specialmente considerando che il personaggio in questione mi sta parecchio antipatico.
18 maggio 2007
Il disegno di Dio sull'uomo
...il disegno di Dio sull'uomo era effettivamente e senza dubbio il tatuaggio più bello del mondo, ma il tatuato s'imbarazzava, lui era uno che avrebbe voluto starsene tranquillo, bere un tè alla menta guardando il sole calare dopo una giornata di lavoro e prima di andare a farsi le abluzioni serali. E invece tutti quanti lo guatavano, timorosi perfino d'avvicinarsi alla radiosità che sprigionava dal cromatismo ineffabile della sua epidermide.
Le donne non erano esenti dal suo fascino, ma nemmeno le più coraggiose reggevano la vista di quel lucore, che le inibiva totalmente. Una vita frustrante, fatta di slanci repressi, di voglie taciute, di rapporti solo sognati. Anche i dialoghi risultavano frettolosi, quando non venivano evitati. Ai suoi spunti, le persone rispondevano tutt'al più con monosillabi, frutto d'improvvisa balbuzie.
Provò la strada del romitaggio, dell'esilio, del viaggio. Passarono così anni di nuovi orizzonti, ogni volta oscurati agli occhi altrui dall'arcobaleno cangiante della sua tela epiteliale.
Solo, solo, disperata meraviglia perennemente fuori luogo.
Fino al mattino in cui le sue palpebre ricevettero il bacio d'un angelo senza ali. Non volle aprire gli occhi, temendo che il sogno finisse. Erano proprio quelle le labbra d'innumerevoli fantasie oniriche, d'impossibili sogni a occhi aperti, le stesse incontrate giù, nell'abisso del sonno più profondo e dimentico di sé.
Così, a occhi chiusi si lasciò baciare, a occhi chiusi rispose all'incanto, con le palpebre ancora abbassate permise alle mani di percorrere il profilo di quella creatura, lieve, morbida e calda come il sangue che ribollendo gli risvegliava le membra, gli rizzava il membro, lo induceva a cercare umido rifugio in anfratti che mai, mai aveva potuto nemmeno pensare di avvicinare, lui, frutto della maledetta predilezione divina.
Si amò attraverso quell'angelo, il cui ansimare era tale e quale al suo, il cui pulsare rispondeva alle stesse impellenze, i cui dolci rantoli lo facevano lievitare, perdere, ritrovare. Esploso e più intero, nel buio blu di mille universi, si risdraiò, senza perdere il contatto tattile.
Poi, piangendo per il timore, aprì gli occhi. Era lì, era vero, un angelo bellissimo ma senza piume, le cui ali erano le mani che lo accarezzavano, il cui volo era l'ondeggiare del bacino che ancora lo provocava e ricercava, il cui sguardo era nelle labbra protese, nelle narici allargate, nel sorriso disteso di un viso stupendo, e nel vacuo biancore di due occhi senza retina.
Le donne non erano esenti dal suo fascino, ma nemmeno le più coraggiose reggevano la vista di quel lucore, che le inibiva totalmente. Una vita frustrante, fatta di slanci repressi, di voglie taciute, di rapporti solo sognati. Anche i dialoghi risultavano frettolosi, quando non venivano evitati. Ai suoi spunti, le persone rispondevano tutt'al più con monosillabi, frutto d'improvvisa balbuzie.
Provò la strada del romitaggio, dell'esilio, del viaggio. Passarono così anni di nuovi orizzonti, ogni volta oscurati agli occhi altrui dall'arcobaleno cangiante della sua tela epiteliale.
Solo, solo, disperata meraviglia perennemente fuori luogo.
Fino al mattino in cui le sue palpebre ricevettero il bacio d'un angelo senza ali. Non volle aprire gli occhi, temendo che il sogno finisse. Erano proprio quelle le labbra d'innumerevoli fantasie oniriche, d'impossibili sogni a occhi aperti, le stesse incontrate giù, nell'abisso del sonno più profondo e dimentico di sé.
Così, a occhi chiusi si lasciò baciare, a occhi chiusi rispose all'incanto, con le palpebre ancora abbassate permise alle mani di percorrere il profilo di quella creatura, lieve, morbida e calda come il sangue che ribollendo gli risvegliava le membra, gli rizzava il membro, lo induceva a cercare umido rifugio in anfratti che mai, mai aveva potuto nemmeno pensare di avvicinare, lui, frutto della maledetta predilezione divina.
Si amò attraverso quell'angelo, il cui ansimare era tale e quale al suo, il cui pulsare rispondeva alle stesse impellenze, i cui dolci rantoli lo facevano lievitare, perdere, ritrovare. Esploso e più intero, nel buio blu di mille universi, si risdraiò, senza perdere il contatto tattile.
Poi, piangendo per il timore, aprì gli occhi. Era lì, era vero, un angelo bellissimo ma senza piume, le cui ali erano le mani che lo accarezzavano, il cui volo era l'ondeggiare del bacino che ancora lo provocava e ricercava, il cui sguardo era nelle labbra protese, nelle narici allargate, nel sorriso disteso di un viso stupendo, e nel vacuo biancore di due occhi senza retina.
16 maggio 2007
Cento desideri tascabili
Link, 100 link. Se lo ripeti cento volte, link, diventa una specie di luccichio intermittente su una fine tessitura ampia quanto il globo e fitta fitta, ricca di collegamenti e di pensiero: il web.
...il resto su Grazia, a pag. 200.
(tutto per presentare un libricino che uscirà in allegato alla rivista la prossima settimana: "100 siti per 100 desideri. La rete in tasca", della cui compilazione sono stato lieto di occuparmi, collaborando con la redazione del blog di Grazia)
...il resto su Grazia, a pag. 200.
(tutto per presentare un libricino che uscirà in allegato alla rivista la prossima settimana: "100 siti per 100 desideri. La rete in tasca", della cui compilazione sono stato lieto di occuparmi, collaborando con la redazione del blog di Grazia)
10 maggio 2007
Quasi quasi il cuore sanguina
I complimenti al secondo numero di Buràn li faccio ancor prima di averlo letto, e non solo per motivi estetici. Creare dal nulla e diffondere una rivista di traduzione letteraria on-line non è cosa da poco, ma in prospettiva ancor più valore acquista l'impegno reiterato, testimonianza di volontà e continuità. Mi dicono di gran bei racconti e me li leggerò, non appena potrò staccare per qualche ora gli occhi e l'attenzione dalle attuali incombenze.
Di Buràn e le Scritture Invisibili della rete mondiale si parlerà sabato 12 maggio al LitCamp di Torino. Ottima occasione d'incontro con amici vicini e lontani e, ne son quasi certo, foriera di bisbocce indimenticabili.
Sempre a Torino, alla Fiera internazionale del libro, domenica 13 maggio ci sarà Mike a presentare il suo A passo d'angelo, con il polline di Untitl.Ed e la corolla affettiva dei pazziati, specialmente quelli che saranno lì in carne e ossa.
Un programma im-per-di-bi-le! e invece... me lo perderò, ahiiii.
In quei momenti, comunque, sarò con i Blubaluba in concerto per una bella sposa. Il posto è assai romantico, quasi struggente, ma prometto di non gettarmi nel blu dal dirupo. Ora vado, ché mi devo ristudiare le carte sullo jus primae noctis, che secondo me spetta al cantante.
Di Buràn e le Scritture Invisibili della rete mondiale si parlerà sabato 12 maggio al LitCamp di Torino. Ottima occasione d'incontro con amici vicini e lontani e, ne son quasi certo, foriera di bisbocce indimenticabili.
Sempre a Torino, alla Fiera internazionale del libro, domenica 13 maggio ci sarà Mike a presentare il suo A passo d'angelo, con il polline di Untitl.Ed e la corolla affettiva dei pazziati, specialmente quelli che saranno lì in carne e ossa.
Un programma im-per-di-bi-le! e invece... me lo perderò, ahiiii.
In quei momenti, comunque, sarò con i Blubaluba in concerto per una bella sposa. Il posto è assai romantico, quasi struggente, ma prometto di non gettarmi nel blu dal dirupo. Ora vado, ché mi devo ristudiare le carte sullo jus primae noctis, che secondo me spetta al cantante.
08 maggio 2007
Perdindirindina
Non trovo più il cellulare. Provo a chiamare dal fisso e non risulta raggiungibile. Si è scaricato o m'ha scaricato?
(comunque, c'è chi fa cappellate peggiori)
--
Aggiornamento: ho di nuovo un telefonino. Il numero è immutato, anche se avendo dovuto bloccare la scheda ho perso tutta la rubrica.
(comunque, c'è chi fa cappellate peggiori)
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Aggiornamento: ho di nuovo un telefonino. Il numero è immutato, anche se avendo dovuto bloccare la scheda ho perso tutta la rubrica.
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