19 ottobre 2020

Dalla bellezza la resurrezione

È sempre un'ottima idea rifocillarsi di bellezza: l'ho detto a mia figlia che è andata a farsi un giro all'Hangar Bicocca per vedere le mostre lì allestite. 

Lo ripeto a me stesso e a chiunque rischi di abbrutirsi dando per scontata la quotidianità anziché provare a coglierne perle e luccichii. Non dirmi che è tutto grigiore e piattume: le occasioni per nutrirsi interiormente sono molteplici e sfaccettate come le pietre preziose che si occultano nel pulsare di ciascun istante. 

Certo, la sorpresa deve trovarti disponibile: come quella di una decina di sere fa, quando per caso ho scoperto che proprio sotto casa mia ci sarebbe stato uno spettacolo e ho ottenuto di potervi assistere nonostante non avessi prenotato. Ho così potuto apprezzare il "Piccolo canto di resurrezione", scritto e interpretato dalla Compagnia Piccolo Canto. Bravissime le cantattrici, intensa e pregnante la rappresentazione, fatta di racconti cantati e misteriosi, canti intrecciati e intimi, ispirazioni mistiche e comiche, umanissime e selvatiche, toccando temi spirituali e terreni, tragicomici, giocosi, liberatori. 

Come ho scritto sul loro libricino dopo gli applausi: "Grazie per l'abbraccio vocale che ci avete regalato alla fine", quando le interpreti si sono poste a cantare ai due lati della platea, costituita da sedie distanziate posizionate tra la villa secentesca Casati Stampa e la strada, rimasta oltre il cancello insieme al resto del mondo, mondo che però in un certo qual modo era tutto dentro alla teatralità dei loro canti polifonici e testi multifonici.

17 ottobre 2020

A scuola di magia

Oggi ho telefonato alla mia maestra delle elementari, Annamaria Bianchini. A 90 anni di età, ha la stessa voce e scioltezza di allora. Le ho raccontato dei recenti contatti con alcuni ex compagni e lei, chiedendomi di salutarglieli, ha detto che ricorda in particolare la nostra classe perché "non so se eravate molto bravi o molto monelli, ma c'era qualcosa di speciale". 

Forse, ho ipotizzato, è perché siamo stati l'ultimo ciclo con il senso della magia per il mondo della scuola. Abbiamo frequentato le elementari in un'epoca in cui permaneva un rispetto enorme, sia da parte nostra sia della società, per la figura della maestra, un riferimento importante e stimato. 

Tra l'altro, siamo stati gli ultimi a fare in tempo a vedere e a utilizzare il calamaio, sia pure solo per pochi mesi. Proprio un'altra epoca, in un misto di disciplina considerata normalità e di meravigliosa scoperta, tra grembiulini e fiocchi, quaderni e astucci, libro e sussidiario, ascolto e interrogazioni, silenzio e vivacità controllata. 

Certo, non saranno state sempre rose e fiori, per qualcuno qualcosa sarà sicuramente andato storto, perché non tutti avranno avuto la fortuna di trovare una maestra fantastica come la mia. 

L'augurio è che le brave maestre di oggi, genitori iperapprensivi permettendo, possano far rivivere quella magia anche ai bambini che sono loro affidati nei nuovi decenni di questo millennio. 



a cura di Giulio Pianese

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