07 febbraio 2019
Un mare di roccia
Ad avere pazienza e abbastanza tempo, ci si renderebbe conto che le montagne non sono altro che un mare fatto di roccia, un mare terrestre dal respiro lentissimo e ampio, con qualche singulto che qua e là talvolta ci fa sobbalzare. Le catene montuose in prospettiva a scolorare, fascinose onde al rallentatore, frantumano il senso del tempo che crediamo nostro, dilatandolo e riducendolo con il loro quieto mantice impercettibile all'occhio minuto. Sospeso a mezz'aria lo sguardo, incerto tra materia e divenire si posa e rivola, s'allunga e riviene. In balia della malia vogliosa ad un tempo di tattilità e fluttuazione, si perde e si riperde, finché nel ritmo di un nuovo respiro ritrova il suo mare interiore, goccia non meno magica di quello più grande, là fuori e tutto intorno.
27 gennaio 2019
Giornata della smemoria
La fame. Il freddo. Il disagio di non potersi lavare. I pruriti. La sete. La fame. Il freddo. La sporcizia. La fame. La debolezza. Il freddo. L'impossibilità di riposare. La fame. La stanchezza. La sete. Lo sconforto. Il freddo. La mancanza di prospettiva. La paura. I dolori. Il disagio di patire ogni patimento. L'assenza di prospettiva. Il freddo. La stanchezza. La disperazione. La sete. Il dolore. Il disagio delle ferite non curate. Il non potersi lavare. Le rogne. La fame. La stanchezza. L'assenza di umanità. La disperazione. L'oblio del Sé. Fame sete freddo stanchezza oblio. Disperazione oblio. Il patimento dei patimenti.
Perché perché perché perché perché perché perché?
Perché?
Perché allora? Perché adesso? Perché ancora? Perché?
Ricordiamoci la nostra umanità per riconoscere quella degli altri. Ricordiamoci per riconoscerci.
Non tutto è perduto finché noi siamo noi e diamo spazio all'essere più che al negare.
Che l'amore possa sconfiggere la paura, sì, paura, poiché altro non è che paura quella prepotenza esibita e urlata: paura e pura debolezza.
Che l'amore dia la forza di superare paure e debolezze, le stupide paure dei prepotenti senza potenza umana.
Chi nega (e annega) l'altrui umanità, nega e annulla la propria.
Perché perché perché perché perché perché perché?
Perché?
Perché allora? Perché adesso? Perché ancora? Perché?
Ricordiamoci la nostra umanità per riconoscere quella degli altri. Ricordiamoci per riconoscerci.
Non tutto è perduto finché noi siamo noi e diamo spazio all'essere più che al negare.
Che l'amore possa sconfiggere la paura, sì, paura, poiché altro non è che paura quella prepotenza esibita e urlata: paura e pura debolezza.
Che l'amore dia la forza di superare paure e debolezze, le stupide paure dei prepotenti senza potenza umana.
Chi nega (e annega) l'altrui umanità, nega e annulla la propria.
08 gennaio 2019
Qui peraltro non s'era mai chiuso
Pare ci siano diversi blog d'epoca che in questi giorni, stiracchiandosi dopo un lungo sonno, contravvengono alla regola della Pizia (roba da Blog Club, più o meno). D'altro canto, non vedo perché non debba valere anche la regola di Livefast.
Comunque sia... ciao con la manina a Strelnik, al Many e a Mirumir, tanto per cominciare (qui m'era uscito un refuso che val più d'un lapsus: "tango per cominciare").
Comunque sia... ciao con la manina a Strelnik, al Many e a Mirumir, tanto per cominciare (qui m'era uscito un refuso che val più d'un lapsus: "tango per cominciare").
28 dicembre 2018
Promemoria
Facile facile: quando fai qualcosa, qualunque essa sia, ricordati di respirare e sarà più facile.
E inoltre: quando fai qualcosa, qualunque essa sia, se oltre a respirare ti ricordi di sorridere, ti verrà meglio.
--
Nota utile: il sorriso va adeguato alle circostanze: in taluni casi andrà espresso solo interiormente.
E inoltre: quando fai qualcosa, qualunque essa sia, se oltre a respirare ti ricordi di sorridere, ti verrà meglio.
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Nota utile: il sorriso va adeguato alle circostanze: in taluni casi andrà espresso solo interiormente.
14 dicembre 2018
S'accorciano
Luce. Buio. Luce. Buio. Luce. Buio. Luce. Un sorriso, un bel saluto. Una frustrazione, un'incazzatura. Affetto, sintonia. Introversione, distanza. Euforia immotivata, musica coinvolgente. Lagnosità varie, circoli viziosi. Contagi d'allegria, potenti spirali virtuose.
Luce. Buio. Un po' meno luce. Un po' più di buio. Ancora meno luce. Un po' di buio in più. Luce sempre più breve. Buio sempre più lungo. Per paura che la tenebra si mangi piano piano tutto il lume, si accendono le lucine: quelle delle candele di ḥănukkāh, quelle degli alberi di Natale, e prima ancora quelle delle lampade tradizionali del Diwali. Basterebbe salire in soffitta per averne anche qui: magari domani, magari dopodomani.
Luce breve e fioca. Buio, notte lunga. Luci piccoline stese mentre annotta. Lunghe notti buie e brevi accese intermittenze. Alba che confonde il giorno con il buio e poi di nuovo buio con le luci nella notte. Notte buio amori, stelle rilucenti. Buio che rifulge, notte nuovo giorno. Buio non più buio con il sole anche di notte. Luce buio luce buio luce.
Luce, buio. Le presenze, le assenze. Luce, buio. Buio, luce. Vecchi amici che ci sono sempre e altri che per sempre se ne vanno. Persone sempre vive nel ricordo anche quando non ci si vede quasi mai e persino quando vive, purtroppo, non sono più. Di una, conosciuta ai tempi delle prime ondate di blogger, ho saputo solo da pochi giorni. Mardin la voglio celebrare con parole da lei ritwittate qualche mese fa:
Luce. Buio. Un po' meno luce. Un po' più di buio. Ancora meno luce. Un po' di buio in più. Luce sempre più breve. Buio sempre più lungo. Per paura che la tenebra si mangi piano piano tutto il lume, si accendono le lucine: quelle delle candele di ḥănukkāh, quelle degli alberi di Natale, e prima ancora quelle delle lampade tradizionali del Diwali. Basterebbe salire in soffitta per averne anche qui: magari domani, magari dopodomani.
Luce breve e fioca. Buio, notte lunga. Luci piccoline stese mentre annotta. Lunghe notti buie e brevi accese intermittenze. Alba che confonde il giorno con il buio e poi di nuovo buio con le luci nella notte. Notte buio amori, stelle rilucenti. Buio che rifulge, notte nuovo giorno. Buio non più buio con il sole anche di notte. Luce buio luce buio luce.
Luce, buio. Le presenze, le assenze. Luce, buio. Buio, luce. Vecchi amici che ci sono sempre e altri che per sempre se ne vanno. Persone sempre vive nel ricordo anche quando non ci si vede quasi mai e persino quando vive, purtroppo, non sono più. Di una, conosciuta ai tempi delle prime ondate di blogger, ho saputo solo da pochi giorni. Mardin la voglio celebrare con parole da lei ritwittate qualche mese fa:
i am nothing more than a[Sono nulla più che una piuma presa nel vento; ma comunque, volo.]
feather caught in the wind,
but still, i fly.
04 dicembre 2018
Sulla fiducia
Nell'autunno inoltrato, un saluto al sole eseguito al mattino presto si fa sulla fiducia.
Fiducia facile da riporre, peraltro, quando nel bluette antelucano là fuori si presenta un cielo da "a mille ce n'è", con la luna e la stellina, ovvero l'ultimo quarto del nostro satellite naturale e il brillio di Giove, che all'occhio nudo in questi giorni pare accompagnare la falce di luna girandole attorno in una gentile danza lenta.
Ci si ferma incantati, e poi ci tocca correre.
Fiducia facile da riporre, peraltro, quando nel bluette antelucano là fuori si presenta un cielo da "a mille ce n'è", con la luna e la stellina, ovvero l'ultimo quarto del nostro satellite naturale e il brillio di Giove, che all'occhio nudo in questi giorni pare accompagnare la falce di luna girandole attorno in una gentile danza lenta.
Ci si ferma incantati, e poi ci tocca correre.
29 novembre 2018
Era ieri o ieri l'altro
Era ieri, sì, ieri, son sicuro: era ieri, o l'altro ieri, quando stavo al sole in cima ad una cresta dolomitica. Era forse il giorno prima quando al caldo bianco e blu la brezzolina greca accarezzava in spiaggia le mie voglie.
Saran passati cinque giorni da quel lungo viaggiare lungo vie deserte, una decina al massimo dai giri in autostop. Forse un paio di mesi, o tre, dagli umidi baci timidi e, te lo concedo, almeno un anno e mezzo da quel dieci e lode preso nel dettato. Magari un lustro avanti nemmeno c'ero ancora.
Invece un giorno e un mese dopo, andando e riavvolgendo, diverse e assai copiose ecco affiorare nitide, lucenti e sfarfallare poi trentaduemila e cento immagini, sottili come petali archiviati in un sussurro.
È così fatto, pare, della memoria l'almanacco, coi misteriosi anditi, suoi magici wormhole che in un baleno svelano stanzoni e bugigattoli, colori e panorami, distese e controcieli di luci radenti, meravigliosi attimi infiniti, distanti e vicini, meravigliosi attimi infiniti.
Saran passati cinque giorni da quel lungo viaggiare lungo vie deserte, una decina al massimo dai giri in autostop. Forse un paio di mesi, o tre, dagli umidi baci timidi e, te lo concedo, almeno un anno e mezzo da quel dieci e lode preso nel dettato. Magari un lustro avanti nemmeno c'ero ancora.
Invece un giorno e un mese dopo, andando e riavvolgendo, diverse e assai copiose ecco affiorare nitide, lucenti e sfarfallare poi trentaduemila e cento immagini, sottili come petali archiviati in un sussurro.
È così fatto, pare, della memoria l'almanacco, coi misteriosi anditi, suoi magici wormhole che in un baleno svelano stanzoni e bugigattoli, colori e panorami, distese e controcieli di luci radenti, meravigliosi attimi infiniti, distanti e vicini, meravigliosi attimi infiniti.
27 ottobre 2018
Prima che il tempo cambi
Prima che cambi il tempo, lascia risplendere quel tuo sorriso, capace di far scintillare gli occhi tuoi e quelli altrui.
Prima che il tempo cambi, riscopri ogni minuto e le sue frazioni, nidi d'eternità minuscole e preziose, spesso più imperdibili di quanto non appaia.
Prima che cambi il tempo, risoffia sulle nuvole direzionandole a forgiare forme e disegni disparati, protagonisti ingenui di vivide vicende e fantasie fiabesche.
Prima che il tempo cambi, richiama a te le ore del ricordo e della speme, lancette fisse nel cielo mobile dei giganteschi ruotismi d'ingranaggi vitali.
Prima che cambi il tempo, sii tu sole e vento. Qui.
Prima che il tempo cambi, sii tu l'istante. Ora.
Prima che il tempo cambi, riscopri ogni minuto e le sue frazioni, nidi d'eternità minuscole e preziose, spesso più imperdibili di quanto non appaia.
Prima che cambi il tempo, risoffia sulle nuvole direzionandole a forgiare forme e disegni disparati, protagonisti ingenui di vivide vicende e fantasie fiabesche.
Prima che il tempo cambi, richiama a te le ore del ricordo e della speme, lancette fisse nel cielo mobile dei giganteschi ruotismi d'ingranaggi vitali.
Prima che cambi il tempo, sii tu sole e vento. Qui.
Prima che il tempo cambi, sii tu l'istante. Ora.
30 settembre 2018
04 agosto 2018
Abbracciare tempo e spazio
Stasera la traduzione che sto completando ha lasciato spazio, anzi tempo, anzi spazio-tempo, alla seconda visione di un film che richiama, per quanto può, un libro bellissimo che lessi nel 2005 in italiano e nel 2009 in lingua originale: rispettivamente La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo e The Time Traveler's Wife.
Con un pochino d'imbarazzo, confesso di aver pianto come una fontanella. Il fatto è che l'opera si lega molto, troppo, al tema degli addii e al mio bisogno di abbracciare tempo e spazio. Un bisogno che talvolta si soddisfa, almeno un po', almeno per un po', nel ricordarsi, nel ritrovarsi, nella condivisione di storie e memorie e negli sguardi allungati ad accarezzare panorami noti che lasciano ogni volta scoprire qualcosa in più di sé (in entrambi i sensi custoditi da questo pronome riflessivo).
Comunque, a sfogarsi poi ci si sente meglio e ci si trova subito pronti a risorridere.
--
Link: da questo stesso blog, qualcosa più o meno a proposito di quanto sopra.
Con un pochino d'imbarazzo, confesso di aver pianto come una fontanella. Il fatto è che l'opera si lega molto, troppo, al tema degli addii e al mio bisogno di abbracciare tempo e spazio. Un bisogno che talvolta si soddisfa, almeno un po', almeno per un po', nel ricordarsi, nel ritrovarsi, nella condivisione di storie e memorie e negli sguardi allungati ad accarezzare panorami noti che lasciano ogni volta scoprire qualcosa in più di sé (in entrambi i sensi custoditi da questo pronome riflessivo).
Comunque, a sfogarsi poi ci si sente meglio e ci si trova subito pronti a risorridere.
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Link: da questo stesso blog, qualcosa più o meno a proposito di quanto sopra.
22 luglio 2018
Tropical
Qui sopra la grandinata, mentre nel cielo a destra del balconcino le nuvole sono ornate dai raggi solari. Cerco dalla parte opposta l'arcobaleno e incontro invece una mezzaluna pallida, un attimo prima che svanisca dietro le gocce sempre più fitte.
Bello, ma poi penso: chissà se questo sarà il succo climatico che ci toccherà sempre più spesso.
In tal caso, c'è da sperare che le dosi non siano troppo massicce, che ci si possa continuare a riderci su, godendone l'anomalia temporanea e non i terribili effetti... Per sperare con qualche probabilità positiva di rallentare il cambiamento climatico, però, sarà meglio darsi da fare a invertire la rotta, a cominciare da una maggiore consapevolezza nei piccoli gesti e nelle scelte quotidiane.
Bello, ma poi penso: chissà se questo sarà il succo climatico che ci toccherà sempre più spesso.
In tal caso, c'è da sperare che le dosi non siano troppo massicce, che ci si possa continuare a riderci su, godendone l'anomalia temporanea e non i terribili effetti... Per sperare con qualche probabilità positiva di rallentare il cambiamento climatico, però, sarà meglio darsi da fare a invertire la rotta, a cominciare da una maggiore consapevolezza nei piccoli gesti e nelle scelte quotidiane.
20 luglio 2018
Scatola di pioggia
American Beauty è uno dei due album acustici dei Grateful Dead.
Roba del secolo scorso che ascoltavo da ragazzo e che mi piace ancora un sacco, dentro la scatola di pioggia* in cui viviamo, tra gioia e malinconia, immensità e finitezza, unità e distacchi, ma con il canto sempre pronto a irrorarci l'animo e lo sguardo, l'euforia e il piantoriso, fin quando durerà e forse anche oltre, chissà.
* "Box of Rain" è il titolo del primo brano di questo LP uscito nel 1970.
Roba del secolo scorso che ascoltavo da ragazzo e che mi piace ancora un sacco, dentro la scatola di pioggia* in cui viviamo, tra gioia e malinconia, immensità e finitezza, unità e distacchi, ma con il canto sempre pronto a irrorarci l'animo e lo sguardo, l'euforia e il piantoriso, fin quando durerà e forse anche oltre, chissà.
* "Box of Rain" è il titolo del primo brano di questo LP uscito nel 1970.
06 luglio 2018
Non è uno spazio libero
È il rimescolio di vita e morte, tempo dei ricordi e lampi di non tempo, passato smarrito e futuro nostalgico, è tutto questo di sicuro, con la musica come eccipiente, a innescare poesia; è tutto questo di sicuro, ma probabilmente altro ancora, a innescare le lacrime, con la musica come grimaldello.
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Giorgio Gaber, La libertà
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Giorgio Gaber, La libertà
Cannibalismi
La donna dei miei sogni varia secondo i sogni, forse dipende da quello che ho mangiato la sera prima.
Le donne dei sogni fagocitano le realtà indigeribili, ma in definitiva narcotizzano.
Lungo è il sonno che nutre l'oblio degli altri sogni, quelli da inseguire e trasformare in realtà.
La faticosa realtà, bella però, dove chi conta davvero deve essere, esserci, volermi sapere e sapere ingolosirmi.
Le donne dei sogni fagocitano le realtà indigeribili, ma in definitiva narcotizzano.
Lungo è il sonno che nutre l'oblio degli altri sogni, quelli da inseguire e trasformare in realtà.
La faticosa realtà, bella però, dove chi conta davvero deve essere, esserci, volermi sapere e sapere ingolosirmi.
29 giugno 2018
Where we belong
L'inizio e la fine, le partenze e i ritorni, gli addii e i nuovi saluti: tutto questo, condito da una dolce malinconia, c'è nella canzone che fu l'ultimo singolo dei R.E.M., come un sogno fatto nell'omonima fase del sonno, poco prima del risveglio decisivo.
S'intitola We All Go Back to Where We Belong, "Torniamo tutti dove ci sentiamo a casa" (a scuola si insegna sempre la formula "belong to" = appartenere, ma il verbo "belong" significa innanzitutto "sentirsi a proprio agio", "essere nel posto giusto"; che poi, volendo, è una sorta di appartenenza).
Ritorni e passi all'indietro ne ho fatti tanti in vita mia: non nel senso dell'arretramento, semmai del recupero, quasi una piccola ricerca (del tempo perduto) per ritrovare e ritrovarsi. Negli ultimi due mesi, però, due volte in particolare mi è risuonata questa frase, proprio musicalmente, così com'è cantata: per i miei genitori. Quel giorno in cui ho mollato per qualche ora le scadenze incombenti e sono corso a far gli auguri alla mamma per l'omonima festa, pur sapendo che l'unico modo per farsela contare valida sarebbe stato fermarsi a pranzo. Quella sera in cui mi sono imposto perché festeggiassimo il compleanno di papà il giorno giusto, il sei di giugno, a costo di avere una tavolata incompleta: eravamo meno di una decina, ma lui è stato contento.
A breve li accompagnerò in montagna e mi fermerò con loro: una sorta di ribaltamento dei ruoli, se penso che ci fu un tempo in cui il 29 giugno (SS. Pietro e Paolo, all'epoca giorno festivo) era la data canonica per l'epopea delle partenze vacanziere familiari.
Per l'ennesima volta, la meta sarà Castello di Fiemme, uno dei luoghi che possiamo chiamare "casa". Confido che il senso di appartenenza nutra adeguatamente in me la necessaria pazienza.
Intanto, godiamoci la canzone:
S'intitola We All Go Back to Where We Belong, "Torniamo tutti dove ci sentiamo a casa" (a scuola si insegna sempre la formula "belong to" = appartenere, ma il verbo "belong" significa innanzitutto "sentirsi a proprio agio", "essere nel posto giusto"; che poi, volendo, è una sorta di appartenenza).
Ritorni e passi all'indietro ne ho fatti tanti in vita mia: non nel senso dell'arretramento, semmai del recupero, quasi una piccola ricerca (del tempo perduto) per ritrovare e ritrovarsi. Negli ultimi due mesi, però, due volte in particolare mi è risuonata questa frase, proprio musicalmente, così com'è cantata: per i miei genitori. Quel giorno in cui ho mollato per qualche ora le scadenze incombenti e sono corso a far gli auguri alla mamma per l'omonima festa, pur sapendo che l'unico modo per farsela contare valida sarebbe stato fermarsi a pranzo. Quella sera in cui mi sono imposto perché festeggiassimo il compleanno di papà il giorno giusto, il sei di giugno, a costo di avere una tavolata incompleta: eravamo meno di una decina, ma lui è stato contento.
A breve li accompagnerò in montagna e mi fermerò con loro: una sorta di ribaltamento dei ruoli, se penso che ci fu un tempo in cui il 29 giugno (SS. Pietro e Paolo, all'epoca giorno festivo) era la data canonica per l'epopea delle partenze vacanziere familiari.
Per l'ennesima volta, la meta sarà Castello di Fiemme, uno dei luoghi che possiamo chiamare "casa". Confido che il senso di appartenenza nutra adeguatamente in me la necessaria pazienza.
Intanto, godiamoci la canzone:
16 giugno 2018
All You Need Is Pop
Alla festa di Radio Popolare ci sono andato ieri sera per un paio di motivi, anzi qualcuno in più: per ascoltare il recital di Lella Costa (che ricordavo spiritosa e intelligente, ma che ho trovato bravissima sul palco, ancora meglio rispetto ai ricordi del passato), per bere la birra artigianale, per mangiare alle bancarelle del cibo da strada di qualità, per passare una serata in un parco, per fare un po' di chiacchiere, per sostenere la mia radio, alla quale sono abbonato da almeno un paio di decenni.
Abbonarsi significa sostenere l'informazione indipendente, merce rarissima, quasi quanto il giornalismo vero. Per abbonarsi bastano 90 euro all'anno (pochi centesimi al giorno).
"All You Need Is Pop" continua oggi (sabato) e domani (domenica).
Abbonarsi significa sostenere l'informazione indipendente, merce rarissima, quasi quanto il giornalismo vero. Per abbonarsi bastano 90 euro all'anno (pochi centesimi al giorno).
"All You Need Is Pop" continua oggi (sabato) e domani (domenica).
05 giugno 2018
Ciculabet
Ho scoperto che questa parola, poesia della semplicità infantile, evocatrice di colori a macchie rosse sul ciglio delle strade o in mezzo ai campi, viene compresa in un'area ben più limitata di quel che pensavo.
Ho verificato che se dico "ciculabèt" a Milano, non mi capiscono nemmeno le persone che conservano una buona pratica dialettale. Questo perché solo in brianzolo (o quantomeno, in dialetto seregnese) si dice così "papavero" o "papaveri".
Non so a quali fonti attinga l'etimo, foriero di tanta affascinante stranezza, ma so che in me, outsider linguistico nella fanciullezza in Brianza, quale figlio di un napoletano e di una romagnola, il suono e il seme di questo lemma avevano attecchito ben bene, raggiungendo il livello di naturalezza degli assiomi.
Quand'ero piccolo, parecchi ragazzi appena più grandi di età usavano ancora il dialetto in famiglia e con gli amici e le mie orecchie, già bilingui in ambito domestico, si arricchivano d'altro idioma. Le scoperte si ampliavano poi d'estate, in Trentino, dove da bambini passavamo intere giornate con i coetanei valligiani molto più che con altri villeggianti.
Oggi permangono alcuni vivaci ricordi, rarefatti ma sgargianti, un po' come delle macchie rosse in un campo, eleganti e attraenti nella loro ammiccante immediatezza.
Ho verificato che se dico "ciculabèt" a Milano, non mi capiscono nemmeno le persone che conservano una buona pratica dialettale. Questo perché solo in brianzolo (o quantomeno, in dialetto seregnese) si dice così "papavero" o "papaveri".
Non so a quali fonti attinga l'etimo, foriero di tanta affascinante stranezza, ma so che in me, outsider linguistico nella fanciullezza in Brianza, quale figlio di un napoletano e di una romagnola, il suono e il seme di questo lemma avevano attecchito ben bene, raggiungendo il livello di naturalezza degli assiomi.
Quand'ero piccolo, parecchi ragazzi appena più grandi di età usavano ancora il dialetto in famiglia e con gli amici e le mie orecchie, già bilingui in ambito domestico, si arricchivano d'altro idioma. Le scoperte si ampliavano poi d'estate, in Trentino, dove da bambini passavamo intere giornate con i coetanei valligiani molto più che con altri villeggianti.
Oggi permangono alcuni vivaci ricordi, rarefatti ma sgargianti, un po' come delle macchie rosse in un campo, eleganti e attraenti nella loro ammiccante immediatezza.
03 giugno 2018
In balia della malia
Tutt'e due con l'accento sulla i, beninteso. Così ci si sente ad ascoltare la voce di Marisol Martinez da Buenos Aires.
Posso ben dirlo, avendola sentita ad aprile con l'orchestra argentina del momento, la Romantica Milonguera, a maggio in duo con il bravo pianista Jean Filoramo (che avevo già sentito accompagnare il grande bandoneonista Osvaldo Barrios), e ieri sera con l'orchestra Solo Tango, formazione russa di livello mondiale e apprezzata anche in Argentina. Giustamente apprezzata, direi, perché in quattro esprimono e trasmettono un'energia essenziale e avvolgente con interpretazioni impeccabili e passionali al tempo stesso.
Marisol Martinez è indubbiamente bella, ma il fascino della sua voce è anche superiore alla sua avvenenza. Riesce a toccare corde profonde, attingendo direttamente al dire e al sentire proprio del tango tradizionale. Quando canta, viene contemporaneamente voglia di restare fermi ad ascoltare e di mettersi a ballare. La contraddizione viene risolta dal suo invito a riempire la pista di abbracci. Perché un suo invito non si può certo declinare, trovandosi in balia della sua malia.
Posso ben dirlo, avendola sentita ad aprile con l'orchestra argentina del momento, la Romantica Milonguera, a maggio in duo con il bravo pianista Jean Filoramo (che avevo già sentito accompagnare il grande bandoneonista Osvaldo Barrios), e ieri sera con l'orchestra Solo Tango, formazione russa di livello mondiale e apprezzata anche in Argentina. Giustamente apprezzata, direi, perché in quattro esprimono e trasmettono un'energia essenziale e avvolgente con interpretazioni impeccabili e passionali al tempo stesso.
Marisol Martinez è indubbiamente bella, ma il fascino della sua voce è anche superiore alla sua avvenenza. Riesce a toccare corde profonde, attingendo direttamente al dire e al sentire proprio del tango tradizionale. Quando canta, viene contemporaneamente voglia di restare fermi ad ascoltare e di mettersi a ballare. La contraddizione viene risolta dal suo invito a riempire la pista di abbracci. Perché un suo invito non si può certo declinare, trovandosi in balia della sua malia.
02 giugno 2018
Cosa di tutti
Cercare di non farsi livellare verso il basso è un dovere verso sé stessi e un beneficio per tutti. Non dico sia facile riuscirci regolarmente, ma già pensarci ogni tanto può portare qualche frutto.
Che oggi sia la festa della Repubblica non deve indurci allo sconforto per il contrasto tra gli ideali del documento che la costituì e le ignobili bassezze di intrallazzatori e incapaci.
Pensiamo piuttosto al fatto che quel due giugno del quarantasei, oltre al referendum che sancì la scelta repubblicana, rendendoci cittadini anziché sudditi, fu anche la prima occasione in cui le donne ebbero l'opportunità di votare e di essere votate in elezioni politiche (nelle amministrative era già successo pochi mesi prima, nel marzo 1946). Inoltre, fu eletta l'Assemblea Costituente, che si occupò di redigere la nuova Costituzione della Repubblica Italiana.
La Repubblica non è cosa di altri: qualunque cosa le facciamo, la stiamo facendo anche a noi stessi.
Che oggi sia la festa della Repubblica non deve indurci allo sconforto per il contrasto tra gli ideali del documento che la costituì e le ignobili bassezze di intrallazzatori e incapaci.
Pensiamo piuttosto al fatto che quel due giugno del quarantasei, oltre al referendum che sancì la scelta repubblicana, rendendoci cittadini anziché sudditi, fu anche la prima occasione in cui le donne ebbero l'opportunità di votare e di essere votate in elezioni politiche (nelle amministrative era già successo pochi mesi prima, nel marzo 1946). Inoltre, fu eletta l'Assemblea Costituente, che si occupò di redigere la nuova Costituzione della Repubblica Italiana.
La Repubblica non è cosa di altri: qualunque cosa le facciamo, la stiamo facendo anche a noi stessi.
01 giugno 2018
Comfort zone
Il presente, l'immediato, l'istante, il bambino che in te pretende, subito: un'indulgenza a pranzo, un'ulteriore leccornia in un'ottima gelateria, un giretto in bici con puntatina in biblioteca.
La capacità di gustarlo, quel presente, col giovinetto che in te scalpita gioioso, tuttora e nonostante: le chiacchiere in compagnie variabili, il compiacimento di assaporare golose combinazioni, il fresco arioso sulla pelle, la disponibilità a invertire la pedalata per dispensare viva cordialità, e la propensione a sorridere al mondo anche così com'è.
La prospettiva e le aspettative, la preoccupazione di procurarsi la quasi certezza del futuro piacere, in grado di contrastare l'ansia e di darti la forza di rimandarlo: nel ballo, nella lettura, nelle visioni, fors'anche nel resto.
Un futuro incerto, ma che non sia senza presente.
La capacità di gustarlo, quel presente, col giovinetto che in te scalpita gioioso, tuttora e nonostante: le chiacchiere in compagnie variabili, il compiacimento di assaporare golose combinazioni, il fresco arioso sulla pelle, la disponibilità a invertire la pedalata per dispensare viva cordialità, e la propensione a sorridere al mondo anche così com'è.
La prospettiva e le aspettative, la preoccupazione di procurarsi la quasi certezza del futuro piacere, in grado di contrastare l'ansia e di darti la forza di rimandarlo: nel ballo, nella lettura, nelle visioni, fors'anche nel resto.
Un futuro incerto, ma che non sia senza presente.
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