Ho ricominciato ad andare in piscina e ricomincio a bere rooibos, che è buono e fa bene.
Rientrare in acqua clorata è un po' come andare in bicicletta: ci si rimette a pedalare senza pensarci e bracciata dopo bracciata si torna subito all'obiettivo minimo di qualche anno fa, cioè, per me che sono di poche pretese, 30 vasche. Tu che nuoti per davvero, abbi un po' di comprensione: negli ultimi anni avevo nuotato solo al mare o al lago, e sempre per brevissimi tratti. Da notare che per la prima volta ho fruito della piscina Costa, vicino alla quale abito da quasi 11 anni. La solita storia della tana dell'orso.
L'ennesima dimostrazione che basta guardarsi intorno per trovare, perfino nelle immediate vicinanze, possibilità di iniziative interessanti e attività utili o piacevoli, economiche o addirittura gratuite, me la fornisce anche il Pertini, dove in questo periodo, un venerdì al mese, si tiene la rassegna di conferenze "Alla scoperta dell'universo", a cura del Gruppo Astrofili di Cinisello Balsamo.
L'altra sera ho seguito quella sul telescopio spaziale Hubble. Lo sguardo sull'universo profondo è anche un avvicinamento al mistero e alla bellezza di scoprirne ogni volta un altro pezzetto, ancora, senza mai saziarsi, ma con la capacità di goderne, spicchio dopo spicchio. Per me si tratta di un arricchimento simile a quello ottenuto ascoltando musica classica dal vivo, un piacere che mi concedo raramente, ma senza mai pentirmene.
E a proposito di musica, stasera sarà quella del tango ad accompagnarmi in una nuova serata di abbracci. In questo 2018 ho quasi sempre variato milonga: Tangoy, Treno (anche stasera), Spazio A (tre volte per Rosa Morena e una per Oltretango), Milonguita (due volte), Sio, Café Dominguez, Pensalobien, Circolo Grossoni, Mariposa. Mi ripromettevo di andare a ballare una volta alla settimana, ma sto gradevolmente superando la media.
25 febbraio 2018
17 febbraio 2018
Un po' più in là del naso
In onore del Capodanno cinese, segnalo Risciò, un sito in cui si possono ascoltare interessanti podcast "a spasso per la Cina".
Su sollecitazione di mia figlia Francesca, per esempio, ascolto la puntata "La Cina in Africa".
Anche solo per guardare un po' più in là del nostro naso.
Su sollecitazione di mia figlia Francesca, per esempio, ascolto la puntata "La Cina in Africa".
Anche solo per guardare un po' più in là del nostro naso.
16 febbraio 2018
Sì, tromba!
Gli assoli che preferisco sono quelli che delineano una melodia riconoscibile.
Tanto per capirci, tipo la chitarra di George Harrison in Something, oppure, per chi ci ha conosciuti da vicino, tipo la chitarra di Darko (assolo dal minuto 3:30 circa) in Rumbablu dei Pontebragas.
Per la tromba, l'esempio perfetto per me è l'assolo di Concerto for Cootie, pezzo che Duke Ellington scrisse dedicandolo al suo trombettista Charles Melvin "Cootie" Williams: il cantato che la tromba propone irresistibile intorno al minuto due della canzone provoca un piacere che si rinnova a ogni ascolto e che oltre l'ascolto rimane.
Tanto per capirci, tipo la chitarra di George Harrison in Something, oppure, per chi ci ha conosciuti da vicino, tipo la chitarra di Darko (assolo dal minuto 3:30 circa) in Rumbablu dei Pontebragas.
Per la tromba, l'esempio perfetto per me è l'assolo di Concerto for Cootie, pezzo che Duke Ellington scrisse dedicandolo al suo trombettista Charles Melvin "Cootie" Williams: il cantato che la tromba propone irresistibile intorno al minuto due della canzone provoca un piacere che si rinnova a ogni ascolto e che oltre l'ascolto rimane.
02 febbraio 2018
Siamo quasi tutti immigranti
Ho messo il pollice in su a questa definizione di "immigrant" su Urban Dictionary:
immigrant
What every inhabitant of the USA is, except the Native Americans.
A: Dude, I fuckin hate them immigrants!
B: Well whaddaya think your great great great grand father was?
Te la traduco qui:
immigrant
What every inhabitant of the USA is, except the Native Americans.
A: Dude, I fuckin hate them immigrants!
B: Well whaddaya think your great great great grand father was?
Te la traduco qui:
immigrante
Ciò che è ogni abitante degli Stati Uniti, tranne i Nativi americani.
A: Oh, li odio quei cazzo di immigranti!
B: Be', cosa credi che fosse il tuo trisarcavolo?
27 gennaio 2018
Shabbat
Oggi non ho lavorato.
Nel primo pomeriggio sono andato al parco Nord in bici, l'ho posata e mi sono accostato e mescolato al corteo che si stava formando per andare a omaggiare il Monumento al Deportato e commemorare così la Giornata della Memoria.
C'era più gente di quanto mi aspettassi, dietro e accanto ai labari dei Comuni e delle associazioni della zona; parecchi con il fazzoletto dell'ANED; numerose le presenze legate all'ANPI; nutrita e attiva la rappresentanza di una scuola media di Sesto San Giovanni; inoltre, con sollievo ho registrato la partecipazione di giovani e di ragazzi, che voglio immaginare pronti a rilevare la staffetta di ciò che non va dimenticato, non solo alle commemorazioni, ma nel quotidiano vivere.
Nei discorsi ufficiali, quasi tutti hanno menzionato Liliana Segre, di recente nominata senatrice a vita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Le parole di questa grande sopravvissuta, così piena di energia e generosa nel condividerla mentre rinnova i dolori vissuti raccontando per l'ennesima volta la sua testimonianza, le ho ascoltate proprio l'altro giorno. È successo al CIOFS di Milano, una delle scuole professionali in cui insegno, perché abbiamo deciso che i ragazzi potessero seguire la diretta del suo incontro con oltre duemila studenti al Teatro degli Arcimboldi, tramite il live streaming disponibile dal sito del Corriere della Sera.
Del suo racconto mi hanno toccato particolarmente in profondità (o forse dovrei dire proprio in gola, dove si forma il groppo del pianto) i punti in cui parla del suo rapporto col padre. "Come lo guardi tuo padre, come guardi un padre che ti chiede scusa per averti messo al mondo?", dice con voce che rimane ferma nonostante l'evidente dolore incommensurabile, dolore raddoppiato dall'effetto specchio, dal rimbalzo delle coscienze e del sentire, dal massacro degli affetti più cari. Orrori senza un perché. La figlia tredicenne che vede il padre tornare pesto da un interrogatorio e lo abbraccia ("In quel momento, era lui mio figlio."), la figlia che tenta di apparire relativamente serena per non aggiungere angoscia. La donna che riguardando indietro si sente nonna di sé stessa, che prova tenerezza infinita per quella piccolina e i tormenti che ha dovuto attraversare. La narratrice che trancia in una sola breve frase la separazione più dolorosa della sua vita: "Non lo rividi mai più."
Cito a memoria, potrei sbagliare di qualche sillaba, ma non sbaglio nel consigliarti di ascoltare quella testimonianza. Al momento, purtroppo, il link non risulta fruibile, ma se ne hai voglia puoi sentire la sua voce, insieme ad altre voci, nello speciale podcast realizzato da Radio Popolare.
Nel primo pomeriggio sono andato al parco Nord in bici, l'ho posata e mi sono accostato e mescolato al corteo che si stava formando per andare a omaggiare il Monumento al Deportato e commemorare così la Giornata della Memoria.
C'era più gente di quanto mi aspettassi, dietro e accanto ai labari dei Comuni e delle associazioni della zona; parecchi con il fazzoletto dell'ANED; numerose le presenze legate all'ANPI; nutrita e attiva la rappresentanza di una scuola media di Sesto San Giovanni; inoltre, con sollievo ho registrato la partecipazione di giovani e di ragazzi, che voglio immaginare pronti a rilevare la staffetta di ciò che non va dimenticato, non solo alle commemorazioni, ma nel quotidiano vivere.
Nei discorsi ufficiali, quasi tutti hanno menzionato Liliana Segre, di recente nominata senatrice a vita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Le parole di questa grande sopravvissuta, così piena di energia e generosa nel condividerla mentre rinnova i dolori vissuti raccontando per l'ennesima volta la sua testimonianza, le ho ascoltate proprio l'altro giorno. È successo al CIOFS di Milano, una delle scuole professionali in cui insegno, perché abbiamo deciso che i ragazzi potessero seguire la diretta del suo incontro con oltre duemila studenti al Teatro degli Arcimboldi, tramite il live streaming disponibile dal sito del Corriere della Sera.
Del suo racconto mi hanno toccato particolarmente in profondità (o forse dovrei dire proprio in gola, dove si forma il groppo del pianto) i punti in cui parla del suo rapporto col padre. "Come lo guardi tuo padre, come guardi un padre che ti chiede scusa per averti messo al mondo?", dice con voce che rimane ferma nonostante l'evidente dolore incommensurabile, dolore raddoppiato dall'effetto specchio, dal rimbalzo delle coscienze e del sentire, dal massacro degli affetti più cari. Orrori senza un perché. La figlia tredicenne che vede il padre tornare pesto da un interrogatorio e lo abbraccia ("In quel momento, era lui mio figlio."), la figlia che tenta di apparire relativamente serena per non aggiungere angoscia. La donna che riguardando indietro si sente nonna di sé stessa, che prova tenerezza infinita per quella piccolina e i tormenti che ha dovuto attraversare. La narratrice che trancia in una sola breve frase la separazione più dolorosa della sua vita: "Non lo rividi mai più."
Cito a memoria, potrei sbagliare di qualche sillaba, ma non sbaglio nel consigliarti di ascoltare quella testimonianza. Al momento, purtroppo, il link non risulta fruibile, ma se ne hai voglia puoi sentire la sua voce, insieme ad altre voci, nello speciale podcast realizzato da Radio Popolare.
15 gennaio 2018
Doce docet
Per me, c'è sempre bisogno di musica. Ormai, da tempo, la fonte è internet: in pratica sono passato dall'hi-fi al wi-fi.
Svantaggio: la qualità del suono. Vantaggio: la disponibilità immediata e variegata.
Vantaggio: soddisfazione subitanea delle pulsioni all'ascolto. Svantaggio: non sentire più o quasi più degli album interi, a scapito di pezzi che non vengono subito in mente ma che varrebbe la pena riascoltare un po' più spesso.
Vantaggi: interazione e nuovi ascolti.
A cavallo tra vantaggi e svantaggi di cui sopra, la facilità di creare delle playlist, come ad esempio quella che su spotify (versione gratuita su web) ho chiamato "doce" (dolce, in napoletano).
Svantaggio: la qualità del suono. Vantaggio: la disponibilità immediata e variegata.
Vantaggio: soddisfazione subitanea delle pulsioni all'ascolto. Svantaggio: non sentire più o quasi più degli album interi, a scapito di pezzi che non vengono subito in mente ma che varrebbe la pena riascoltare un po' più spesso.
Vantaggi: interazione e nuovi ascolti.
A cavallo tra vantaggi e svantaggi di cui sopra, la facilità di creare delle playlist, come ad esempio quella che su spotify (versione gratuita su web) ho chiamato "doce" (dolce, in napoletano).
06 gennaio 2018
Cammini
Un proposito è quello di camminare un po' di più.
Stasera lo farò con la musica, in milonga, ma dicevo proprio in generale: nel quotidiano ordinario, ricordando sempre che quattro passi sono meglio di niente; poi, almeno di tanto in tanto, in quello straordinario, con qualche passeggiata un po' più lunga e magari, presto o tardi, un cammino vero e proprio.
Stasera lo farò con la musica, in milonga, ma dicevo proprio in generale: nel quotidiano ordinario, ricordando sempre che quattro passi sono meglio di niente; poi, almeno di tanto in tanto, in quello straordinario, con qualche passeggiata un po' più lunga e magari, presto o tardi, un cammino vero e proprio.
31 dicembre 2017
Olio buono
Giusto prima che iniziassero le vacanze di Natale, quelle scolastiche, una collega insegnante ci ha presentato i suoi oli. Sì, perché, ci ha spiegato, ha un'azienda agricola nella Sicilia natia: Le Sette Aje. Curioso, come sempre mi accade per una produzione artigianale o meglio ancora fatta in casa, ho accettato l'invito ad assaggiarli. Li ho apprezzati tutti e sei, dal più delicato al più saporito, gustandoli su pezzetti di pane. Accattivanti quanto i loro nomi (Accussì, Accuddì, Canaddunaschi, Àmmini, Ciàvuru, Cafisu), mi hanno lasciato la vivificante sensazione di aver provato qualcosa di molto buono. È stato bello lasciarsi guidare nella degustazione e soddisfacente riconoscere sapori e retrogusti prima ancora di ricevere le informazioni dettagliate.
L'olio buono è olio buono, ma è ancora meglio se lo prendi direttamente dal produttore. Anni fa, per esempio, ne avevo acquistato una latta on-line dal contadino svizzero in terra toscana, Ste, il blogger di Voglia di terra. Buono e delicato. Come lui, dunque.
Ora mi resta la curiosità di provare il Bellapietra, prodotto dalla mia ex compagna di scuola e collega traduttrice Valeria Leotta (alias ranafatata). In verità vorrei anche, prima o poi, riuscire ad accogliere l'invito di andarli a vedere da vicino, i suoi ulivi nei pressi di Sciacca (il mare già lo apprezzai) e magari assaggiare qualche ricettina delle sue (tipo gli spaghetti innominati, una caponata, la cuccìa). Olio buono e tanto bene.
L'olio buono è olio buono, ma è ancora meglio se lo prendi direttamente dal produttore. Anni fa, per esempio, ne avevo acquistato una latta on-line dal contadino svizzero in terra toscana, Ste, il blogger di Voglia di terra. Buono e delicato. Come lui, dunque.
Ora mi resta la curiosità di provare il Bellapietra, prodotto dalla mia ex compagna di scuola e collega traduttrice Valeria Leotta (alias ranafatata). In verità vorrei anche, prima o poi, riuscire ad accogliere l'invito di andarli a vedere da vicino, i suoi ulivi nei pressi di Sciacca (il mare già lo apprezzai) e magari assaggiare qualche ricettina delle sue (tipo gli spaghetti innominati, una caponata, la cuccìa). Olio buono e tanto bene.
Però si può far festa
Ma tranquilli, rilassatevi che non scade niente a mezzanotte, mica siamo venuti qui con una zucca e dei topolini, o no?
30 dicembre 2017
Il giardino delle radio
Mentre traduco, spesso ho bisogno di piccoli stacchi: in questo momento, per esempio, sto sentendo Jazz Radio Manouche da Lione, Francia.
Questo grazie a un fantastico link rilanciato da Antonio Sofi: l'aggeggino si chiama Radio Garden e permette di ascoltare qualsiasi radio presente sul web in giro per il mondo, semplicemente spostandosi intorno al globo con il mouse e facendo clic. Voci dal mondo in diretta, che meraviglia.
Questo grazie a un fantastico link rilanciato da Antonio Sofi: l'aggeggino si chiama Radio Garden e permette di ascoltare qualsiasi radio presente sul web in giro per il mondo, semplicemente spostandosi intorno al globo con il mouse e facendo clic. Voci dal mondo in diretta, che meraviglia.
29 dicembre 2017
Riviva il blog!
C'è una ragazzina* di 11 anni che ha aperto un blog. Si chiama 50mila pagine e parla di fumetti.
Ci ho curiosato e subito m'è balzato all'occhio un post contenente Diario di una schiappa. Avevo conosciuto la serie nel 2011, quando ebbi l'onore e il piacere di fare da interprete al suo autore Jeff Kinney.
Mi sono messo a rimestare nell'archivio, sorprendendomi nello scoprire di non avere scritto alcun post al riguardo. Ho però trovato questi appunti in un messaggio e-mail del 21 aprile di quell'anno a un'amica:
*Mila è figlia d'arte, dato che sua madre è stata una delle prime blogger italiane: la pizia (vedi anche Mondo Blog).
Ci ho curiosato e subito m'è balzato all'occhio un post contenente Diario di una schiappa. Avevo conosciuto la serie nel 2011, quando ebbi l'onore e il piacere di fare da interprete al suo autore Jeff Kinney.
Mi sono messo a rimestare nell'archivio, sorprendendomi nello scoprire di non avere scritto alcun post al riguardo. Ho però trovato questi appunti in un messaggio e-mail del 21 aprile di quell'anno a un'amica:
La settimana scorsa ho fatto da interprete a Jeff Kinney, l'autore di Diary of a Wimpy Kid ("Diario di una Schiappa" nell'edizione italiana), che era a Milano per alcune interviste e per incontrare i suoi fan ed è stato molto divertente, oltre ad avermi soddisfatto professionalmente. Ho portato ai miei figli il suo libro con dedica personalizzata: Lorenzo l'ha divorato mentre era qui da me e ne abbiamo riso insieme, poi me lo sono letto anch'io, ora tocca a Francesca. In effetti le vicende, i personaggi e le battute di questo "racconto a vignette" funzionano sia per i piccoli, sia per i più grandi.
*Mila è figlia d'arte, dato che sua madre è stata una delle prime blogger italiane: la pizia (vedi anche Mondo Blog).
28 dicembre 2017
Sette più uno
Ah, che nomi avevano i contadini!
Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, Ettore.
Cognome: Cervi. Senza dimenticare Quarto Camurri, fucilato insieme a loro dai fascisti il 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia.
--
bonus: Gianni Rodari, Compagni fratelli Cervi
Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, Ettore.
Cognome: Cervi. Senza dimenticare Quarto Camurri, fucilato insieme a loro dai fascisti il 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia.
--
bonus: Gianni Rodari, Compagni fratelli Cervi
24 dicembre 2017
Nonostante tutto
Per le mie associazioni mentali, se mi dicono "Marina Petrillo", ripenso subito alla "Zucca di Cenerentola", trasmissione che negli anni '90 andava in onda su Radio Popolare il sabato sera sul presto, per fare compagnia a chi si stava preparando per uscire. Marchio di fabbrica era innanzitutto la sigla Bella Símamær di Björk, tratta dall'album quasi sconosciuto Gling-Gló.
In realtà, le doti e abilità di Marina non si limitano alla conduzione di trasmissioni musicali o d'intrattenimento: giornalista, comunicatrice, interprete, scrittrice... basta una googlata per farsene un'idea.
Questi concetti pubblicati sul suo blog Alaska:
Uno dei numerosi punti chiave è questo:
Sarò un cuorcontento sempliciotto, ma per me un carburante imprescindibile è il senso di festa collettiva, gioiosità, voglia di vivere. Sempre, anche quando si "lotta".
In realtà, le doti e abilità di Marina non si limitano alla conduzione di trasmissioni musicali o d'intrattenimento: giornalista, comunicatrice, interprete, scrittrice... basta una googlata per farsene un'idea.
Questi concetti pubblicati sul suo blog Alaska:
Adesso sappiamo che avere a disposizione praticamente tutta l’informazione del mondo non ci rende più informati, né cittadini più responsabili, né esseri più empatici o realmente connessi. Anzi. Infantilizzare i formati per “raggiungere un pubblico più ampio” non fa che distribuire a più persone un’informazione in pillole che ha perduto tutti i suoi nutrienti, ma non crea affatto un maggior numero di persone informate. Ci sono passaggi dell’assorbimento dell’informazione che non si possono saltare, e sono personali, e lenti, non c’è niente da fare.sono tratti da un articolo ricchissimo (Il Grande Rancore), che ho letto grazie alle parole filtrate da Mafe che me l'hanno posto all'attenzione.
Uno dei numerosi punti chiave è questo:
tornare a leggere dei libri, a giocare, a cucinare, ad ascoltare la musica – occupazioni che ti sembrano gratuite e autoindulgenti se pensi costantemente che il mondo sta andando a fuoco. A stare il più possibile con persone che fanno, che allevano, che costruiscono nonostante tutto.È qualcosa che, per me, non rappresenta solo un modo di ricaricarsi, ma uno degli obiettivi stessi del fare e dell'impegnarsi. Se non per andare verso un tentativo di gioia, possibilmente gioia condivisa, perché darsi tanto da fare, perché sacrificarsi? Semplificando un po', ripenso ai partigiani, che non lottavano "per la lotta", ma perché tutti potessero tornare a vivere una vita che valesse la pena di essere vissuta.
Sarò un cuorcontento sempliciotto, ma per me un carburante imprescindibile è il senso di festa collettiva, gioiosità, voglia di vivere. Sempre, anche quando si "lotta".
Motivo di gratitudine
"Cominciate col fare ciò che è necessario" è la citazione (di San Francesco) che m'è capitata l'altra sera a tavola nel bigliettino che accompagnava una carinissima decorazione natalizia, distribuita a noi colleghi da Giorgio Floridi.
Un monito che mi pare utilissimo a tutti i livelli, da quello della quotidianità a quello dell'evoluzione personale, dalle questioni organizzative a quelle relazionali, dalle faccende domestiche alla crescita spirituale.
Il punto critico, magari, può essere legato alla definizione di cosa risulti "necessario", ma quale che sia la risposta, il fatto di essersi posti la domanda sarà dirimente e qualificante per le nostre azioni successive, che in un modo o nell'altro porteranno a un successo, grande o piccolo, foriero d'altri e altri ancora.
Un monito che mi pare utilissimo a tutti i livelli, da quello della quotidianità a quello dell'evoluzione personale, dalle questioni organizzative a quelle relazionali, dalle faccende domestiche alla crescita spirituale.
Il punto critico, magari, può essere legato alla definizione di cosa risulti "necessario", ma quale che sia la risposta, il fatto di essersi posti la domanda sarà dirimente e qualificante per le nostre azioni successive, che in un modo o nell'altro porteranno a un successo, grande o piccolo, foriero d'altri e altri ancora.
Parole di connessione
Quest'anno le lucine le ho messe su all'ultimo momento, ma la parola "lucine" mi ha fatto tornare in mente che anni fa avevo scritto in 20 minuti un pezzo per Gallizio perdendone poi le tracce. Ora, grazie alla Wayback Machine, l'ho recuperato e lo ricopio qui:
Ho riacceso le lucine.
Il periodo è di nuovo quello, l’eterna vigilia, ma le parole avevano iniziato il loro andirivieni un po’ prima, scivolando sul ghiaccio dei polder e dei canali di campagna, prendendo la rincorsa dalle terre basse per giungere fino a qui. Un “qui” doppio, visto che stavo con un piede in ciascuna staffa: di giorno in una casa, di notte in un’altra, da solo solissimo, ma per scelta.
Un commento inatteso, una risposta, altri commenti, e poi g-talk. Una membrana che si apre e inonda i pixel di caratteri che già sorridono, perché niente si cerca. Poi, se una svolta dev’essere individuata, ci fu un tragitto in cui le parole restarono sospese per i venti minuti necessari a raggiungere l’altro computer. In attesa della nuova connessione, però, la connessione si rafforzò in modo decisivo. Ti aspetto. Ti porto con me. Rieccomi. Rieccoci.
Senza ancora saperlo, di persona ci si era già avvinghiati quella sera. In carne e ossa fu questione di qualche settimana più in là, quando le lucine si riaccesero ovunque e senza bisogno di elettricità. Je maakt me blij, vlinderfee.
18 dicembre 2017
Libri, che vizio
Hanno chiesto qual è stato il libro dell'anno:
- questa è su anobii:
Chiara Balzani a Il libro sul comodinoHo risposto:
Forse è il momento di fare il thread: "libro dell'anno 2017". Potete sceglierne uno, letto quest'anno ma non per forza uscito quest'anno. Via.
Se valgono anche i saggi: Kate Fox, Watching the English (spassoso e illuminante)Riguardo a quest'ultimo, riporto qui le brevissime recensioni che scrissi dopo averlo letto nel 2008:
Per la narrativa, quello che sto rileggendo: Sara Gruen, Water for Elephants
- questa è su anobii:
Dennis was right to say that it is a great story. Strong, moving, true, it goes back and forth in time, between an elderly house and a train circus. Two distinct time sets, two different narrative lines, but one voice, able to speak of life and death, hard times and real friendship, hate and wrath, love and passion, in a way that does not fail in capturing the reader till the very last line. At least.- questa è su Letture e riletture:
Forte, commovente, autentico. La narrazione si alterna tra due diversi scenari cronologici e ambientali: il circo degli anni '30, una casa di riposo dei nostri giorni. La voce però è unica e sa parlare di vita e di morte, tempi duri e amicizia vera, odio e ira, amore e passione, in un modo che non manca di catturare il lettore fino all'ultimissima riga, come minimo.
17 dicembre 2017
Il gelo e il palo
Ho dovuto sghiacciare il parabrezza per la prima volta l'altro ieri sera. Sono grato di potermene stare al calduccio. Sembra scontato, ma ogni volta mi vengono in mente i senzatetto e il freddo che si trovano costretti a patire.
Il freddo mi ha un po' bloccato con la bici, nel senso che siccome mi sentivo un po' così così e temevo addirittura l'influenza, per un paio di mattine ho rinunciato a pedalare verso il lavoro, rassegnandomi a usare l'auto. Poi ci ha pensato una gomma a terra, che ho fatto riparare solo ieri, a far rimanere la rossa al palo.
Al palo non sono rimasto a lungo con il tango: ho saltato una lezione con la Caju, ma abbiamo recuperato seguendo una pratica guidata la sera successiva; riguardo alle serate in milonga, se venerdì mi sono rintanato, sabato ho invece partecipato al "Night&Day Solidale" organizzato da Oltretango allo Spazio A. Ci siamo divertiti e il ricavato questa volta è stato devoluto all'associazione Wondy sono io.
Il freddo mi ha un po' bloccato con la bici, nel senso che siccome mi sentivo un po' così così e temevo addirittura l'influenza, per un paio di mattine ho rinunciato a pedalare verso il lavoro, rassegnandomi a usare l'auto. Poi ci ha pensato una gomma a terra, che ho fatto riparare solo ieri, a far rimanere la rossa al palo.
Al palo non sono rimasto a lungo con il tango: ho saltato una lezione con la Caju, ma abbiamo recuperato seguendo una pratica guidata la sera successiva; riguardo alle serate in milonga, se venerdì mi sono rintanato, sabato ho invece partecipato al "Night&Day Solidale" organizzato da Oltretango allo Spazio A. Ci siamo divertiti e il ricavato questa volta è stato devoluto all'associazione Wondy sono io.
14 dicembre 2017
Reti di memoria
A proposito di memoria, mi piace poter contare su qualche ausilio per richiamarla, aiutare a evocarla, ravvivarla.
Per quel che concerne la rete, ogni scritto e ancor più ogni interscambio di cui vada persa traccia mi pare motivo di rammarico. Talvolta non c'è nulla da fare, ma per fortuna esiste l'archivio di internet, dotato di una "macchina per tornare indietro". Mi riferisco al sito archive.org e alla sua Wayback Machine.
L'organizzazione non governativa Internet Archive, che se ne occupa, non ha scopo di lucro e si basa sul contributo volontario di chi voglia donare anche pochi spiccioli, come ho fatto io oggi. Mi hanno mandato la ricevuta, eccola:
Per quel che concerne la rete, ogni scritto e ancor più ogni interscambio di cui vada persa traccia mi pare motivo di rammarico. Talvolta non c'è nulla da fare, ma per fortuna esiste l'archivio di internet, dotato di una "macchina per tornare indietro". Mi riferisco al sito archive.org e alla sua Wayback Machine.
L'organizzazione non governativa Internet Archive, che se ne occupa, non ha scopo di lucro e si basa sul contributo volontario di chi voglia donare anche pochi spiccioli, come ho fatto io oggi. Mi hanno mandato la ricevuta, eccola:
Your Internet Archive receipt [#1318-9155]
Thanks for your $10 payment to Internet Archive.
$10 at Internet Archive
Giulio Pianese —
December 14, 2017 #1318-9155
13 dicembre 2017
Fermo mezzo giro
La notte più lunga, l'inverno, le lucine per esorcizzare il buio sempre più incombente, tutte quelle cose lì, e santalucia, quest'anno sono giunte per dirmi di rallentare, anzi di fermarmi un momento, di prendermi il tempo per recuperare. Con una sorta di minaccia d'influenza, oggi il mio organismo mi ha suggerito e poi imposto di mettermi un po' giù, di riposare e rimandare tutto quanto.
Ho ubbidito, confidando che poi piano piano si possa di nuovo procedere spediti, pronti a soddisfare la sete di luce, che sappiamo tornerà, tra pochi giorni, a essere sempre più abbondante, rosicchiando minuti di giorno in giorno all'alba e al tramonto.
Ho ubbidito, confidando che poi piano piano si possa di nuovo procedere spediti, pronti a soddisfare la sete di luce, che sappiamo tornerà, tra pochi giorni, a essere sempre più abbondante, rosicchiando minuti di giorno in giorno all'alba e al tramonto.
12 dicembre 2017
Attualizzare la memoria
Se ci sono cose, intendo cose accadute anche al di fuori della nostra cerchia ristretta, da non dimenticare, una di queste è sicuramente la strage di piazza Fontana.
Se posso permettermi un suggerimento, una maniera di attualizzare il ricordo è sostenere l'informazione indipendente.
Ne conosco un esempio valido e interessante: si chiama Radio Popolare e proprio in questi giorni è in campagna abbonamento (abbonato io lo sono da diversi lustri, e me ne vanto).
Certe cose, dicevo, vanno ricordate:
Se posso permettermi un suggerimento, una maniera di attualizzare il ricordo è sostenere l'informazione indipendente.
Ne conosco un esempio valido e interessante: si chiama Radio Popolare e proprio in questi giorni è in campagna abbonamento (abbonato io lo sono da diversi lustri, e me ne vanto).
Certe cose, dicevo, vanno ricordate:
Milano, ore 16.37 di venerdì 12 dicembre 1969: un ordigno, composto da sette chili di tritolo, esplode nel salone centrale della Banca Nazionale dell’Agricoltura, in piazza Fontana, a Milano. Il bilancio è atroce: 17 morti e 88 feriti.Anche attraverso la musica.
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