Di recente mi è stata posta la domanda: "Por qué el tango? Cuéntame un poco si quieres."
La risposta breve è semplice: perché è una cosa che o si fa insieme o non esiste.
...
Ricordo i tempi in cui, sentendo di amici che andavano a lezione di tango, non mi capacitavo del fatto che potessero rinunciare, che so, a una spaghettata in compagnia in virtù di quell'impegno, che mi pareva tutt'altro che imprescindibile.
Fu a quel punto, a distanza di un paio d'anni dal mio ultimo concerto, che mi lasciai tentare da una prova gratuita di questo tango nei confronti del quale diverse persone mi avevano incuriosito. Era in una palestra vicino a casa e non potevo trovare scuse. Certo, la prova era solo una camminata in coppia, con la ballerina che procedeva all'indietro tenendo le mani sulle mie spalle: l'abbraccio era di là da venire, ma subito mi affascinò quel ballo in cui ci si muoveva in sincrono e la breve esperienza fu sufficiente a farmi percepire che il tango fosse una cosa che o si fa insieme o non esiste.
La coppia di insegnanti, nella mia ignoranza totale, mi pareva bravissima. In verità, fu una fortuna la carenza di pecunia che mi indusse a rinunciare all'iscrizione al corso: quei due, belli e aitanti (bellissima lei, aitante lui), avrebbero insegnato zumba l'ora successiva e qualcos'altro ancora quella dopo. In pratica, si limitavano a insegnare passi imparati a memoria, senza poter trasmettere quel che ignoravano: l'essenza del tango.
Dopo quella volta, per un paio di mesi partecipai a tutte le presentazioni di corsi gratuite che si tenevano in zona, finché approdai a una sala in viale Monza, nella sede del Circolo di Unità Proletaria, dove all'epoca insegnavano Antonio e Anna, che furono i miei primi veri maestri. Quindi posso dire di aver mosso i miei primissimi maldestri passi di tanguero sul piso del Tangoy, storica milonga milanese che felicemente continua a ospitare serate alle quali partecipo di frequente.
Da allora sono passati un bel po' di anni e ho fatto esperienza con altri maestri e maestre di tango, ma da più di un lustro devo molto agli insegnamenti di Luis Rojas, che continuo a seguire. In effetti, è come per lo studio di uno strumento musicale: più progredisci, più ti accorgi del bisogno di migliorare e affinarti.
Oggi mi capita spesso di ballare con tanguere che un tempo mi parevano irraggiungibili, ma anche di scoprirne di nuove. Sovente mi dicono che in milonga sorrido sempre: non credo sia vero, ma di certo sono contento per la musica che non mi ha mai stufato e per gli abbracci che talvolta mi rapiscono. Insomma, ballare tango mi pare irrinunciabile e alla domanda "Perché il tango?" risponderei: "E perché no?".

Nessun commento:
Posta un commento
Grazie per aver letto le mie parole, sarò lieto di leggere le tue.