30 luglio 2020

Vedi che mi ricordo?

Oggi nel 1911 nasceva Teresita. Figlia di contadini, le piaceva andare a scuola ed era brava in matematica, ma dovette lasciarla dopo la seconda elementare. Da allora in poi i suoi studi riguardarono in particolare la mucca e il mattarello. Quest'ultimo imparò a usarlo quando ancora non arrivava al tavolo e per fare la sfoglia doveva salire su uno sgabellino. Intorno ai dodici anni si diede il primo timido bacio con Giulio, che dopo un paio di lustri sarebbe diventato suo marito. Ebbero due figlie, nel '34 e nel '36, ma la seconda non fece in tempo a vedere il suo babbo, stroncato da una polmonite verosimilmente insorta in seguito a un incidente di lavoro, per via di un giogo non bloccato correttamente e di buoi troppo impetuosi. Teresita si ritrovò dunque vedova, povera e sola, giacché la casa patriarcale si era smembrata (a quanto pare, Giulio era l'unico davvero animato dalla passione per il lavoro nei campi: "Lo vedi questo podere? Me lo farei tutto da solo."), tuttavia non si perse d'animo e con molti sacrifici, molto lavoro e pochissimo denaro riuscì comunque a far studiare le figlie, entrambe diplomate alla scuola magistrale. Per farlo, questa giovane contadina ignorante dovette anche lottare contro i pregiudizi e i moniti alla rassegnazione che le pervenivano dal circondario. Finalmente, con le figlie sistemate, si accingeva a una tranquilla vita di paese, con il suo negozietto di frutta e verdura (ma anche caramelle, giocattoli, statuine del presepe...), ma a un certo punto divenne nonna e si trasferì dalla Romagna alla Brianza per aiutare la figlia maggiore con quel primo nipote che portava lo stesso nome del nonno. Temporaneamente, certo... invece arrivarono altri bambini, uno dietro l'altro, e lei si fermò a Seregno fino alla fine, nel 2002. Due soli crucci aveva, pensando alla morte: che ci scordassimo di lei e di non essere tumulata accanto al marito. Invece, nonna, su questo puoi stare tranquilla: da diciott'anni sei lì accanto al tuo Giulio, e quest'altro Giulio non ti dimenticherà mai.

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Grazie per aver letto le mie parole, sarò lieto di leggere le tue.



a cura di Giulio Pianese

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