09 aprile 2013

Abbracci

Nel lavoro sono meticoloso (una vecchia amica un po' strolega diceva che è per via di "Marte in Vergine"), ma ciò non esclude la possibilità di immettere anche in quest'ambito, ove possibile, la cordialità autentica. Del fatto che questi siano semi pronti a germogliare ho avuto riprova oggi, quando un cliente mi ha salutato con un abbraccio ("Come here, man, nice to see you again!") che non m'aspettavo.

Come un abbraccio sono state oggi le parole ricevute da una persona che ho visto (e abbracciato) solo un paio di volte dal vivo, ma con la quale i contatti non si sono mai spenti. Mi ha fatto un regalo grande scrivendomi e mi sono lasciato coccolare dai suoi complimenti, benefici per come mi si sono posati addosso. Li voglio riportare anche qui:
Mi è piaciuto tanto il post che hai scritto a febbraio, quello col titolo "E puff".
Te lo volevo dire.
Hai cesellato con le parole una constatazione che appartiene anche a me; sono andata a rileggerlo ieri, sulla spinta di chissà quale stream of consciousness.
La tua scrittura si fa sempre più nitida.
[devo dire che non ricordavo minimamente il post e me lo sono andato a rileggere]

Con un altro abbraccio si è conclusa la giornata: quello tanguero. Per me è quanto di più bello si produce, in essenza, da questo ballo e del quale patirei l'assenza.

4 commenti:

  1. un cliente mi ha salutato

    Ma adesso a scuola gli scolari si chiamano «clienti»?

    Santa Madonna…

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  2. ha interpretato male! :)
    Stella*

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Grazie per aver letto le mie parole, sarò lieto di leggere le tue.



a cura di Giulio Pianese

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