Di mamma ce n'è una sola, ma io ne ho avute tre. Colei che patì per farmi nascere (grazie!), sua sorella mia zia mia omonima, e la mia nonnina. Tre perché tutte e tre mi hanno badato da piccolo. Anzi, fosse stato per loro, non avrebbero mai smesso (e in un certo senso, davvero non hanno smesso mai).
Oggi, scivolando su una lastra di marmo nascosta sotto un immacolato strato di neve, ho ruzzolato cavandomela senza danni: mi son girato come fossi un gatto e ho messo giù le mani ridendo, tutto in un istante, senza quasi nemmeno il tempo di spaventarmi. Oggi, due febbraio, fanno dieci anni che quella coi capelli bianchi non c'è più.
Stasera ho ripensato a quella volta che da piccolo caddi sul ghiaccio trascinandomela e a come per tanti anni, nonostante le mie rassicurazioni, continuò a sentirsi in colpa per il mio sopracciglio rotto nell'impatto. Stasera ho riso di nuovo pensando che magari c'era anche lei lì oggi, quando me la sono cavata senza danni e ridendoci su.
02 febbraio 2012
Tre, due e dieci
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Zu
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22:47
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01 febbraio 2012
Giùperstizioni
In tempi di pezzi di web che svaniscono (tipo splinter che va in schegge), annoto che la memoria di noi unità al carbonio rimane sfiziosa per capacità di permanere, perlomeno finché alzheimer non ci separi.
La cosuccia portafortuna di pronunciare le parole "rabbit rabbit" appena svegli il primo del mese me la ricordavo da un vecchio blog della primissima ora, ocurréncia (di Valentina "bellachioma" Tampellini). Solo in seguito ne cercai e trovai una spiegazione più ampia su Wikipedia, spiegazione comprendente la formula "rabbit, rabbit, white rabbit". Stamane mi è venuta in mente e alle labbra; di lì alla canzone, il passo è breve come un blip. Feed your head (and your blog).
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Nota: qui sopra non ho inserito i link al blog menzionato perché fanno scattare una segnalazione di malware. In verità, visitandoli non mi è successo alcunché (ho antivirus e firewall AVG), ma ci ho tenuto ad avvisare.
Sono questi: 1° luglio 2002 (Rabbit! Rabbit!) e ocurréncia (home page, aggiornata al febbraio 2007).
scritto da
Zu
alle
21:50
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31 gennaio 2012
La tavolata
Ecco il nuovo indirizzo del blog collettivo Zu-ppa-zu-ppa–ppa (in rete dal gennaio 2003), recuperato in extremis grazie all'intervento di occhivispi prima della definitiva chiusura di Splinder.
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Grazie mille anche a chi ha offerto aiuto e disponibilità rispondendo all'appello nei commenti o in privato.
scritto da
Zu
alle
16:57
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30 gennaio 2012
Nostalgia del futuro
Certe volte verrebbe da pensare quanto possa essere utile e bello disporre di un backup della nostra vita. Una copia di riserva per essere sicuri di saperne ripercorrere tutti i momenti e gli intrecci. Poi però ci si rende conto che non sarebbe comunque l'originale e che non ha senso fermarsi ai miraggi. Meglio cercare un'oasi, ove ombra d'ambra sia a dissetare i sensi.
scritto da
Zu
alle
23:33
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29 gennaio 2012
Anish Kapoor
Visto che la mostra è stata prorogata fino al 31 gennaio 2012, la sua installazione Dirty Corner rimarrà esposta alla Fabbrica del vapore di via Procaccini 4 a Milano ancora per qualche giorno.
Puoi guardarla, entrarci, ascoltarne i riverberi sonori, che comprenderanno i tuoi. L'ho fatto ieri sera, lasciandomi suggestionare senza filtri, senza approfondimenti preventivi né informazioni precise e ha funzionato.
Poi sono entrato nella saletta di proiezione, dove ho seguito il video di 22 minuti realizzato da Christina Clausen, in cui è l'artista stesso a presentarsi, illustrando le sue sperimentazioni e i risultati materiali e immateriali che ne derivano ("il conoscere passa attraverso il fare").
La sua è arte vera, con valore estetico e cognitivo, arte connessa alla sua fruizione sociale, prodotto concettuale che s'innesta nella realtà generando godimento e sapere aggiunto, mistero e intuizione.
Alla fine ho ripercorso il tunnel e arrivato in fondo ho canticchiato una canzone rivolto a quel grembo buio. Ho sorriso ascoltando la mia voce rimbalzare e pervadere tutto quanto. Si sentiva da tutte le parti, mi hanno detto.
scritto da
Zu
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23:56
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28 gennaio 2012
Dimmi di sci
Non è certo un tormento
sciar nella tormenta
sebbene sia veloce
la pista che era lenta
Mi beo di questo spasso
sciando a più non posso
e al Passo della Croce
non mi spaventa il rosso
La neve intanto cade
ma dove vuoi che vada
ammanta tutto quanto
è quella la sua strada
Sulla vallata affaccio
coi fiocchi sulla faccia
e ne respiro il canto
che tanto mondo abbraccia
La cima è una pagoda
la vista mia ne gode
una magia soffusa
e la risata esplode
Però mi manca il sole
stanotte dormo solo
e senza le tue fusa
è come stare al polo
scritto da
Zu
alle
23:58
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27 gennaio 2012
La memoria non sfuma
Gli ebrei sono raffigurati come topi umanizzati, i nazisti sono gatti (disumani), i (kapò) polacchi maiali, gli americani cani. La storia è molto efficace, pregnante, bella nella sua drammaticità, autentica nell'evitare edulcorazioni: capace di mostrare, accanto all'assurdità dell'orrore complessivo, le piccole meschinità presenti in tutti gli esseri umani in difficoltà, dunque anche nelle vittime.
Fino al 5 febbraio 2012, l'opera è presentata in 26 pannelli esposti alla mostra "I Fumetti della Memoria: Maus e Giorgio Perlasca", aperta allo Wow Spazio Fumetto in viale Campania 12 a Milano, infoline 02-49.52.47.44, ingresso gratuito.
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Ah, siccome certi deficienti credono di lavarsi la coscienza ascrivendo ogni atrocità "agli altri", non trascuriamo in guardare la sozzura in casa nostra, ricordando i campi di concentramento italiani: quelli di Fossoli, Bolzano, Trieste (Risiera di San Sabba) e tutti gli altri.
Senza dimenticare la vergogna delle leggi razziali, emanate da Mussolini nel 1938 e accettate o comunque non abbastanza contrastate da noi "Italiani-brava-gente", forse perché nessuno aveva ancora meditato su parole come queste:
Als die Nazis die Kommunisten holten, / habe ich geschwiegen; / ich war ja kein Kommunist.
Als sie die Sozialdemokraten einsperrten, / habe ich geschwiegen; / ich war ja kein Sozialdemokrat.
Als sie die Gewerkschafter holten, / habe ich nicht protestiert; / ich war ja kein Gewerkschafter.
Als sie die Juden holten, / habe ich nicht protestiert; / ich war ja kein Jude.
Als sie mich holten, / gab es keinen mehr, / der protestieren konnte.
Quando i nazisti vennero per i comunisti,
io restai in silenzio;
non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici,
rimasi in silenzio;
non ero un socialdemocratico.
Quando vennero per i sindacalisti,
io non feci sentire la mia voce;
non ero un sindacalista.
Quando vennero per gli ebrei,
rimasi in silenzio;
non ero un ebreo.
Quando vennero per me,
non era più rimasto nessuno
che potesse far sentire la mia voce.
scritto da
Zu
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23:15
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26 gennaio 2012
Più che un post, un appello
Tra pochi giorni, il 31 gennaio, Splinder chiuderà. Su quella piattaforma, aperta sul finire del 2002, sbarcai a gennaio 2003 su loro richiesta. Era gestita da un manipolo di giovanotti in gamba: riuscirono a creare l'alternativa italiana a blogspot e furono di fatto corresponsabili dell'incremento numerico di bloggatori nel nostro paese. Siccome avevo già un blog personale (dal 5 luglio 2002), pensai di aprirne colà uno collettivo e nacque Zu-ppa-zu-ppa--ppa (La tavolata), che annunciai così.
Ora, è pur vero che tutto passa, ma mi dispiacerebbe che tutto quanto andasse perduto, anche perché, soprattutto nei primi anni di vita, quel convivio telematico registrò una notevole vivacità, con tanto di insigni partecipazioni nell'ambito dell'italica blogselva. Quindi, se sai come fare e ti va di aiutarmi a salvare il tutto trasmigrando (su wordpress o su blogspot, come ti viene meglio), fammi un fischio via e-mail, grazie.
scritto da
Zu
alle
20:04
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