17 aprile 2014

Cambiando di posto la erre e la gi

L'allergia porta starnuti e lacrimazioni, porta muco e ostruzioni l'allergia, e pure la rinite allergica, che vuole fazzoletti infiniti e spigoli lontani, pena capocciate irredimibili. L'allergia ai pollini t'isola e ridicolizza, t'invalida e ti stizza: è una condizione inumana e ironica, giacché ti colpisce quando la vita è tutta rose e fiori.

Quest'allergia comunque non è niente, perché poi passa, così come sta passando l'abbassamento di voce, mica come quella volta di quattro anni e mezzo fa, quando ciccai l'unica reunion dei Fragole & Sangue vent'anni dopo.
Quella volta, in coda al matrimonio del nostro tastierista, decidemmo di esibirci in alcuni nostri brani d'epoca e sebbene non li avessimo mai più provati da allora, riuscimmo a eseguirli con un buon impatto sonoro, a parte la voce, porcaccia la miseria, perché quel giorno le mie corde vocali sembravano in sciopero. Diedi la colpa all'allergia (all'ambrosia) e solo qualche mese dopo venni a sapere la vera causa.

Una di queste notti ho sognato proprio di dovermi riesibire con i Fragole & Sangue, ma di accorgermi solo all'ultimo momento di non avere minimamente ripassato i testi, che nel sogno non ricordavo bene. E sarebbe stato un peccato, perché il pezzo da suonare era Che è rimasto?, l'unico che ci rammarichiamo di non aver mai registrato in studio. Ma prima o poi lo ricanterò, in sogno o da sveglio, non so.

Quanto all'allergia, basta un piccolissimo anagramma per sorriderne.

08 aprile 2014

Da un CD in auto

Una canzone, basta una canzone antica, con le sue parole e le sue note. Una canzone relativamente antica, con le sue atmosfere che furono le tue. Basta ascoltarla, quella canzone, o anche un'altra, per sentire che ti tocca qualcosa dentro e che dentro la vibrazione risuona, tutta, in lungo e in largo, come una commozione in mezzo al torace capace di risalire tra il corpo la bocca e gli occhi, come un tentativo di capienza impossibile su vari decenni, come uno stretching dell'anima su un vasto pezzo di vita.

31 marzo 2014

Ora più ora meno

Del non star lì nemmeno a spostare le lancette, ché tanto, tempo qualche mese, tocca riportarle indietro. Poi, invece, orologio dopo orologio, uno si adegua, e va a tempo, per tempo (ciclicamente).
Domani come pesce d'aprile, annullati tutti gli orari e si va a senso, per quanto senso vi sia in ogni ciclo temporale.

27 marzo 2014

Tempo portami via con te

Leggo un bell'articolo sul dramma fittizio di essere indaffarati e su come sarebbe meglio evitare di dirselo e darsi invece da fare con calma e serenità. È di Hanna Rosin e nella traduzione italiana pubblicata sul Post s'intitola "Non avete poi tanto da fare, sappiatelo" (l'originale era su Slate: You’re Not As Busy As You Say You Are).

Mi viene da darle ragione, soprattutto se ripenso a quando, in uno dei momenti cruciali che nella primavera inoltrata del 1988 precedettero la consegna della mia tesi di laurea, una mattina piena di cose urgenti da fare scelsi invece di mettermi a leggere in poltrona, al sole e in pigiama, Se questo è un uomo di Primo Levi. Quella sosta non mi impedì di portare a termine i miei impegni e certamente mi arricchì.

Anche riguardo alla soluzione adottata dall'autrice di fronte alle cose da fare ("Le ho solo fatte, con calma, una dopo l’altra."), mi trovo d'accordo, da anni e anni.

15 marzo 2014

Ti piace Brahms?

Sto ascoltando la terza sinfonia di Bramhs (qui diretta da Leonard Bernstein). Avevo deciso di metterla su per far rilassare un po' Lorenzo e indurlo a riposare in vista della partita di pallanuoto che dovrà disputare nel tardo pomeriggio di oggi.

Sapevo che oltre a essere bella è abbastanza dolce da accarezzare i pensieri, lo sapevo non perché sia un esperto di musica classica, ma perché ricordavo di averla ascoltata una sera di fine ottobre scorso, mentre tornavo dalla Romagna guidando l'auto regalatami da mio zio. Si trattava del bellissimo programma "Il cartellone", che trasmette concerti in diretta. Quella sera era la volta della Filarmonica della Scala di Milano, diretta da André Previn. Oltre alla musica, trovai suadente la voce del conduttore radiofonico (forse Oreste Bossini), competente e appassionato.

So che oltre a essere bella è abbastanza dolce da alleviare i tristi pensieri, lo so perché mi sta aiutando a riprendermi da una bruttissima notizia che ho appena ricevuto, violenta come un colpo di clava: un ragazzo, alunno della scuola presso cui insegno, è deceduto ieri sera in seguito a un incidente in motorino. Non conosco ancora i dettagli, ma conoscevo lui, gli insegnavo e lo seguivo, ci scherzavo e lo redarguivo, anche ieri alla campanella di fine intervallo, invitandolo a tornare in classe in orario. Lunedì, invece, non lo troverò in classe e sarà un'altra botta, anche per tutti i compagni. Mi si ghiacciano i pensieri se immagino anche solo lontanamente il dolore dei suoi familiari. Non ci sono parole che tengano, per questo sono state inventate le formule fisse; formule, sì, ma non per questo meno sentite. Condoglianze, in effetti, significa esattamente partecipazione al dolore.

14 marzo 2014

La luna e il sole sul dondolo

Poc'anzi, anzi ormai alcune ore fa, erano lì, la luna e il sole, due tondi a farsi da contrappeso. Due tondi colorati talmente simmetrici sul dondolo dello sfondo cosmico da parere finti.
Da parere finti un po' come nel Truman Show, un po' come quando ti guardi intorno per capire se quello che ti sta succedendo è reale o se si tratta di uno scherzone (tra l'altro, la sensazione dello scherzone mi capitò davvero una volta, a Superga, poi invece era vero, incredibile ma vero, che bello).
Se la vita sia o meno uno scherzone è un interrogativo che si sarà posto a tutti, a molti, a qualcuno, almeno una volta, almeno di striscio, vero? Giusto per capire se un'occasionale deriva solipsistica faccia parte della normale esperienza personale di ciascuno, da piccolo o da ragazzino quantomeno.
L'interrogativo, comunque, c'era in un libro. Un libro meraviglioso e arcinoto: L'io della mente di Hofstadter e Dennett (di cui uscì per Adelphi negli anni ottanta la traduzione italiana di Giuseppe Longo). A un certo punto, mi pare di ricordare, gli autori istigano il lettore a ipotizzare che l'universo sia creazione di un dio e che questi non abbia ancora deciso se conferire alla sua opera il carattere comico o quello tragico. E chiedono: in quale decisione speri tu?
La scelta non è facile: in una commedia tutto finisce bene, però non la si può prendere sul serio, al contrario della tragedia, che però, per l'appunto, si conclude tragicamente.
Che fare, dunque? Boh, per conto mio so che sottrarsi a un dilemma è impossibile finché non si sposta il punto di vista, ma soprattutto so che nella salsa di pomodoro, irrinunciabile salato condimento, ci va anche un pizzico di zucchero, mentre la dolce ciambella richiede una presa di sale. In ogni aspetto, una punta dell'opposto.

08 marzo 2014

Giorno per giorno da Montevideo

I figli dei giorni di Eduardo Galeano (traduzione di Marcella Trambaioli) è un libro fatto come un calendario, o se vuoi come un blog assiduo. Bella la sua densa brevità. Efficace la pungente ironia. Istruttive le citazioni e le sue varie storie, pescate dal mondo attuale e passato.

07 marzo 2014

Verso l'uno o l'altro declivio

Da cuorcontento con la malinconia in agguato, mi basta poco a far vacillare l'umore verso uno o l'altro declivio del benessere interiore.
L'importante è agire. Tipo oggi, quando dopo la seduta dall'igienista dentale ho cambiato itinerario per intercettare il mio Lorenzo e salutarlo mentre si aggirava con amici e amiche in vena di scherzi carnevaleschi per la Bovisa e dintorni. È stato un toccasana in questo pomeriggio di pieno sole che sarebbe stato troppo azzurro e lungo senza gli affetti più cari più che vicini. O tipo poco fa, quando sono uscito sul balcone cogliendo con lo sguardo una scia d'aereo rosata e il bel croissant rilucente di questo quarto di luna abbondante e ammiccante.
Quando l'umore si stabilisce per il verso giusto, è anche più facile trasmetterlo, il battito da cuorcontento, come nella ridente telefonata della carissima seguidora rediviva, Elena, che non vedo l'ora di ritrovare in pista non appena le fortune lo permetteranno.


a cura di Giulio Pianese

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