10 dicembre 2014

Materiale autentico

Quando insegno a chi ha bisogno di rispolverare e migliorare l'inglese che già conosce, posso permettermi di utilizzare come ausilio testi un po' più complessi dei soliti destinati agli studentelli svogliati e soprattutto posso puntare su materiale autentico, ossia scritti e discorsi reali. Esempio: il blog di Seth Godin.

Altro esempio: i video di TED, con interessanti interventi su svariati argomenti. Uno di questi, presente on-line già da qualche stagione, è The Art of Asking (L'arte di chiedere) di Amanda Palmer, completo di trascrizione e traduzione. Te lo consiglio.
Oggi mi è giunta notizia che da quell'esperienza è nato un libro con lo stesso titolo.

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bonus: avevo già menzionato Amanda Palmer per un paio di chicche musicali: * e **, oltre che per quel discorso.

09 dicembre 2014

I cinquanta

Una dozzina d'anni fa mi dicevano che i 50 son belli da vivere perché ti gusti davvero tutto a un altro livello (che poi sostanzialmente a dirlo era Enzo Baldoni nella mailing list della Zonker Zone), ma io sotto sotto pensavo fossero considerazioni autoconsolatorie.
E invece.
Invece, mentre continuano a scorrere, sono qui a dirmi che davvero non è niente male, che non m'è passata la voglia d'imparare o di migliorare, che di cose belle ne faccio e ne vivo parecchie, che il gusto e il desiderio non si sono affievoliti e nemmeno le gioie o le belle speranze.
L'altro giorno al mio amico per la pelle, neocinquantenne, ho fatto gli auguri per telefono (non è su facebook) e sono stato lieto di sentirgli dire: "Sai, sono contento di esserci." Lo conosco e so che nemmeno questa era una considerazione autoconsolatoria.
Bene. Intanto godiamocela, poi si vedrà.

08 dicembre 2014

Quasi nessun dolore

Nelle conversazioni di livello medio, non appena dici di aver male da qualche parte, ti suggeriscono di prendere qualcosa, in genere un farmaco a effetto immediato. Salvo i casi estremi, lo ritengo un errore: se il corpo ti vuole segnalare che qualcosa non va, lo avrà fatto attraverso le sensazioni di disagio o malessere, che vengono puntualmente ignorate, e poi sarà passato al livello successivo, quello del dolore. Spegnere la spia senza analizzare il guasto ti preclude la possibilità di affrontarlo: meglio dunque cercare di capire come porre rimedio alla fonte, anziché andare a tacitare il sintomo.

Piccolo esempio personale: la settimana scorsa mi era venuto un dolore più acuto del solito a un piede, tormentandomi fino a rovinarmi l'umore e assottigliarmi le speranze per il giorno dopo, in cui prevedevo di andare a correre e anche a ballare. Ci ho dormito su e poi, anziché ricorrere a un analgesico, mi sono preso il quarto d'ora scarso necessario a seguire gli esercizi per i piedi già sperimentati in precedenza grazie alle segnalazioni dalle mie amiche tanguere altoatesine. Oh, ha funzionato!

30 novembre 2014

Aria!

Esci di corsa da un parco, per esempio quello di Villa Ghirlanda, e alla prima inspirazione da marciapiede ti rendi conto della pessima qualità dell'aria che tocca respirare "normalmente". Vien quasi voglia di andare via in cerca di ossigeno, vitalità e maggior bellezza... Per esempio dalle parti delle Dolomiti, magari in Val di Fassa, stavolta.

Fare e rifare

Mancano solo due settimane a concludere il piccolo programma di allenamento e stavo per chiedere a Luigi Piazzi un consiglio su come continuare dopo, ma ho già deciso che rifarò la seconda tabella, perché voglio vedere se stavolta riuscirò a completare le corse con variazioni senza sentirmi disperato come un vitello al macello. Oggi sono uscito bardato: k-way e berretto con visiera, che proteggendo gli occhiali dalle gocce di pioggia mi ha permesso di vedere fino agli ultimissimi minuti, quando le lenti si sono del tutto appannate.

Tempo di riletture

Tempo di riletture: ho riattraversato Belleville nelle pagine di Monsieur Malaussène, che ho riletto in francese (le precedenti passeggiate risalgono al '97 e al 2001). Un libro è di certo un buon libro se alla rilettura sa farsi riscoprire e con questo è successo anche stavolta, ma per gustarlo appieno consiglio di affrontarlo solo dopo aver letto le fasi precedenti della rocambolesca saga firmata Daniel Pennac (Au bonheur des ogres, La fée carabine, La petite marchande de prose).

Tempo di riletture: nel frattempo, sto riattraversando anche i singulti spaziotemporali di Billy Pilgrim, stralunato protagonista di Slaughterhouse-5, or the Children's Crusade di Kurt Vonnegut. Se non lo conosci, ti dico solo che era un geniaccio e che i suoi libri sono spiazzanti, grotteschi, divertenti e sempre validi quanto a ispirazione. Di questo, in particolare, confermo quanto avevo già detto in Letture e riletture.

Se pensi che sia un peccato rileggere quando c'è tanto da leggere (tanto di nuovo o tanti buchi da colmare), ti ho già risposto qui.

28 novembre 2014

Leaving significa partire o lasciare

Dal barbiere ieri si ascoltava John Denver. Mentre Daniele mi accorciava la scarna capigliatura, ho chiuso gli occhi nel sorriso sulle note di Leaving On A Jet Plane. A brano terminato, gli ho detto che ne apprezzo molto la versione di Peter, Paul & Mary, ma che la prima volta la sentii eseguita benissimo e con il giusto trasporto da Janice Hunter, una scozzese che faceva pratica come giovanissima insegnante a Hastings nel 1981 (la conobbi frequentando le free lessons della International House e le serate che organizzavano per noi studentelli, but I still remember when we bumped into each other at Victoria Bus Station that morning). Sappiamo quanto sia potente la musica nel far tracimare i ricordi e come sappia addolcire di graziosità e bellezza le lievi e innocue malinconie. Questo brano riassume il senso del distacco nel testo, ma lo sa anche accarezzare, specialmente con l'ingenua ondeggiante purezza di miscelazioni vocali come queste.

27 novembre 2014

Per rendere grazie

Poiché siamo in zona Thanksgiving Day, ecco una ricetta particolare che mi fece ridere per la prima volta a inizio secolo: il tacchino al whisky. La dedico soprattutto ai ragazzi e alle ragazze dei settori Ristorazione e Sala/Bar della scuola ASP Mazzini, che stasera a Villa Ghirlanda ci hanno deliziati con manicaretti salati e dolci e libagioni varie, regalandoci una preserata festosa, tra sorrisi e chiacchiere e molti brindisi.

Ricetta del tacchino al whisky

Ingredienti: un tacchino di circa 5 chili per 6 persone e una bottiglia di whisky; sale, pepe, olio d'oliva e lardo.
Lardellare il tacchino, cucirlo, aggiungere sale e pepe e un filo d'olio. Scaldare il forno a 250 gradi per circa 10 minuti. Nell'attesa, versarsi un bicchiere di whisky.
Mettere in forno il tacchino su un piatto di cottura. Versarsi due bicchieri di whisky.
Bettere il dermosdado a 300 gradi ber 20 minuti. Versciarsci dre bicchieri di whisky.
Dopo una messci'ora, aprire il forno della porta e sciorvegliare la bollitura del tacchetto. Brendere la vottiglia di vishschi e infilarscene una bella golata nel gargarozzo.
Dopo un'altra bezz'ola, trascinarsci verscio il forno, spalancare quella ssstupida porta e ributtare, no, rimirare... Oh, insomma, mettere la gallina nell'altro verscio.
Uscitionarsci la mano con la caxxo di porta e chiuderla, porca zozza.
Cercare di scedersci su una cavolo di scedia e verssarsci un uissski di bikkiere... o il co-contrario, non scio' più.
Nuocere... no, suocere... no cuocere no, ah sì, cuocere l'animale be due ore. Eh hop! Un bicchierino! Sciempre gradito.
Levare il forno dal dacchino. Rimboccarsi un po' di wisdky.
Cercare di nuovo di estrarre il taachiino, perché la prima volta no ci sciamo riusciti.
Raccogliere il facchino caduto sul pavimento. Pulirlo con uno schifo di straccio e sbatterlo su un gatto, un matto, un piatto. Ma chissenefrega.
Spaccarsi la faccia per via del grasso rimasto sul soffitto, sul pavimento della cugina e cercare di rialsarsi.
Decidere che si sta meglio tutti giù per terra, ridere di pancia e finire la bottiglia di vhiskyo.
Arrambicarsi sul letto e dorbire dudda la notche.
Mangiare il tacchino freddo con la maionese l'indomani mattina e per il resto della giornata ripulire il bordello fatto in cucina.

26 novembre 2014

Un imperscrutabile miscuglio

Allacciarsi a vicenda, intrecciarsi, connettersi, collegarsi, stabilire contatti, tirare fili sottili, stendere nastri bianchi da un'individualità all'altra sono tutte azioni che per funzionare devono poter contare su due parti di volontà, una di casualità e tre o quattro di un imperscrutabile miscuglio comprendente dosi variabili di compatibilità, diversità, affinità, mutua e muta comprensione e capacità di reciproca lettura. Quest'ultimo ingrediente consiste nell'esposizione codificata di proprie sfaccettature allo sguardo altrui, inopinatamente in grado di capire e farci capire più di quanto non sapessimo già. Da lì, credo, anche da lì, scaturisce il nutrimento per l'evoluzione personale. Chiamala empatia, se vuoi, però speziata d'amore. Un sapore che lascerà assetati, ma di una sete che saprà dove e come ritrovare l'abbeveratoio.

25 novembre 2014

Tempo contato

Per una serie di circostanze ero rimasto un'intera settimana senza tango. Senza ci si può stare, certo, però è molto meglio non doverne fare a meno. Stasera sono tornato a lezione, prestandomi volentieri per una tanguera del quarto corso, e ne sono lieto. Ne sono lieto anche le volte in cui so di sottrarre ore al sonno necessario, ma si sa che quasi sempre è proprio lui la prima vittima delle cose più divertenti, quelle che magari si relegano in orari improbabili pur di non tralasciarle.
Com'è difficile prendersi il tempo per fare tutto, com'è arduo rispettare i propri limiti per non mettere a repentaglio la lucidità il mattino dopo, com'è complicato trasmettere un pizzico di saggezza nelle istruzioni per l'uso del quotidiano vivere che si vorrebbero consegnare ai figli o più in generale alle generazioni successive. Tutto si gioca sull'equilibrio, come nel tango, ed è tutt'altro che facile.


a cura di Giulio Pianese

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