Annusata dal balcone, oggi l'aria qui fuori, bianca di neve, sapeva di montagna.
Stanotte, bianca di luna ma umida e viola, è tutta intrisa di città.
È tutto troppo elettrico, meglio spegnere e immergersi tra le coltri.
Fino a domani e alla nuova luce riavvolgibile.
04 febbraio 2012
Tapparelle giù
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Zu
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23:12
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03 febbraio 2012
(s)Tralci di vite
Con la scusa di san Biagio mi sono scofanato mezzo panettone semiartigianale. Che poi di Biagio, in vita mia, a parte l'amico vagabondo di Lilli, ho conosciuto superficialmente solo un signore, qualche decennio fa. Di lui non ricordo granché; molto, invece, della sua famiglia, anche perché per qualche anno abitammo nello stesso condominio: dei quattro figli, tutti belli, i due maschi furono scolari di mia mamma e una delle femmine fu compagna di classe di mia sorella. L'altra, pochi anni più grande di me, era un mito per noi fanciulli non ancora ragazzini e tale rimase anche in seguito, perfino quando la conobbi un po' più da vicino scoprendo tra l'altro qualche affinità negli ascolti musicali.
È che se qualcosa o qualcuno ti pare inarrivabile, puoi star certo che non ci arriverai, a meno che non sia la montagna stessa a venirti incontro. E tuttavia, nel momento in cui il fenomeno dovesse verificarsi, se starai lì a badare di non farti travolgere non riuscirai comunque a salire al volo sull'incredibile convoglio. Oppure, per ironia, talvolta di convogli ce ne saranno due nello stesso istante: nessun indugio sarà ammesso, ma non è improbabile che la scelta comporterà un successivo rimpianto.
È quanto successe, in tale vendemmia di vite sfiorate, quella domenica pomeriggio al cinema in cui, adolescemo, mi sedetti accanto a un nuovo batticuore destinato a durare tre settimane, anziché accondiscendere all'invito ansioso di una mano ancor più giovane di me che graziosamente mi stringeva il braccio salendo gli scalini.
Basta, altrimenti finirò per scofanarmi anche l'altra metà del panettone, tra un sorriso goloso e un pensiero leggiadro alla seconda figlia del santo del giorno.
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Zu
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22:52
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02 febbraio 2012
Tre, due e dieci
Di mamma ce n'è una sola, ma io ne ho avute tre. Colei che patì per farmi nascere (grazie!), sua sorella mia zia mia omonima, e la mia nonnina. Tre perché tutte e tre mi hanno badato da piccolo. Anzi, fosse stato per loro, non avrebbero mai smesso (e in un certo senso, davvero non hanno smesso mai).
Oggi, scivolando su una lastra di marmo nascosta sotto un immacolato strato di neve, ho ruzzolato cavandomela senza danni: mi son girato come fossi un gatto e ho messo giù le mani ridendo, tutto in un istante, senza quasi nemmeno il tempo di spaventarmi. Oggi, due febbraio, fanno dieci anni che quella coi capelli bianchi non c'è più.
Stasera ho ripensato a quella volta che da piccolo caddi sul ghiaccio trascinandomela e a come per tanti anni, nonostante le mie rassicurazioni, continuò a sentirsi in colpa per il mio sopracciglio rotto nell'impatto. Stasera ho riso di nuovo pensando che magari c'era anche lei lì oggi, quando me la sono cavata senza danni e ridendoci su.
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Zu
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22:47
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01 febbraio 2012
Giùperstizioni
In tempi di pezzi di web che svaniscono (tipo splinter che va in schegge), annoto che la memoria di noi unità al carbonio rimane sfiziosa per capacità di permanere, perlomeno finché alzheimer non ci separi.
La cosuccia portafortuna di pronunciare le parole "rabbit rabbit" appena svegli il primo del mese me la ricordavo da un vecchio blog della primissima ora, ocurréncia (di Valentina "bellachioma" Tampellini). Solo in seguito ne cercai e trovai una spiegazione più ampia su Wikipedia, spiegazione comprendente la formula "rabbit, rabbit, white rabbit". Stamane mi è venuta in mente e alle labbra; di lì alla canzone, il passo è breve come un blip. Feed your head (and your blog).
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Nota: qui sopra non ho inserito i link al blog menzionato perché fanno scattare una segnalazione di malware. In verità, visitandoli non mi è successo alcunché (ho antivirus e firewall AVG), ma ci ho tenuto ad avvisare.
Sono questi: 1° luglio 2002 (Rabbit! Rabbit!) e ocurréncia (home page, aggiornata al febbraio 2007).
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Zu
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21:50
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31 gennaio 2012
La tavolata
Ecco il nuovo indirizzo del blog collettivo Zu-ppa-zu-ppa–ppa (in rete dal gennaio 2003), recuperato in extremis grazie all'intervento di occhivispi prima della definitiva chiusura di Splinder.
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Grazie mille anche a chi ha offerto aiuto e disponibilità rispondendo all'appello nei commenti o in privato.
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Zu
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16:57
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30 gennaio 2012
Nostalgia del futuro
Certe volte verrebbe da pensare quanto possa essere utile e bello disporre di un backup della nostra vita. Una copia di riserva per essere sicuri di saperne ripercorrere tutti i momenti e gli intrecci. Poi però ci si rende conto che non sarebbe comunque l'originale e che non ha senso fermarsi ai miraggi. Meglio cercare un'oasi, ove ombra d'ambra sia a dissetare i sensi.
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Zu
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23:33
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29 gennaio 2012
Anish Kapoor
Visto che la mostra è stata prorogata fino al 31 gennaio 2012, la sua installazione Dirty Corner rimarrà esposta alla Fabbrica del vapore di via Procaccini 4 a Milano ancora per qualche giorno.
Puoi guardarla, entrarci, ascoltarne i riverberi sonori, che comprenderanno i tuoi. L'ho fatto ieri sera, lasciandomi suggestionare senza filtri, senza approfondimenti preventivi né informazioni precise e ha funzionato.
Poi sono entrato nella saletta di proiezione, dove ho seguito il video di 22 minuti realizzato da Christina Clausen, in cui è l'artista stesso a presentarsi, illustrando le sue sperimentazioni e i risultati materiali e immateriali che ne derivano ("il conoscere passa attraverso il fare").
La sua è arte vera, con valore estetico e cognitivo, arte connessa alla sua fruizione sociale, prodotto concettuale che s'innesta nella realtà generando godimento e sapere aggiunto, mistero e intuizione.
Alla fine ho ripercorso il tunnel e arrivato in fondo ho canticchiato una canzone rivolto a quel grembo buio. Ho sorriso ascoltando la mia voce rimbalzare e pervadere tutto quanto. Si sentiva da tutte le parti, mi hanno detto.
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Zu
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23:56
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28 gennaio 2012
Dimmi di sci
Non è certo un tormento
sciar nella tormenta
sebbene sia veloce
la pista che era lenta
Mi beo di questo spasso
sciando a più non posso
e al Passo della Croce
non mi spaventa il rosso
La neve intanto cade
ma dove vuoi che vada
ammanta tutto quanto
è quella la sua strada
Sulla vallata affaccio
coi fiocchi sulla faccia
e ne respiro il canto
che tanto mondo abbraccia
La cima è una pagoda
la vista mia ne gode
una magia soffusa
e la risata esplode
Però mi manca il sole
stanotte dormo solo
e senza le tue fusa
è come stare al polo
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Zu
alle
23:58
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