21 luglio 2014

Pericolo di lettura

Ci sono libri che per essere apprezzati davvero vanno assaporati al momento giusto, dicevo, e ne sono tuttora convinto.
Di più: solitamente oso dire che scelgo di leggere quando è il libro a "chiamarmi", quando in qualche modo si stabilisce una casuale misteriosa connessione con quel che avrà da dirmi.
Sembra già un discorso un po' bislacco, ma un dì aggiunsi che mentre lo leggi, un libro che ti piace è come se dicesse: "Mi piace essere letto da te". Guardai l'interlocutrice in cerca di uno sguardo scettico e invece mi rispose: "Io ci spero sempre, che il libro senta quanto mi sta piacendo".
Vedi, fai attenzione: la lettura è bella, bella bella, ma assai pericolosa.

20 luglio 2014

Raccontare

Ci sono almeno due modi di farlo: raccontare per filo e per segno, a mo' di aggiornamento e/o resoconto, è uno. L'altro, di norma riservato agli amici veri e praticabile esclusivamente in caso di facile intesa, è in verità un non raccontare, se non per via indiretta, parlando normalmente nel qui e ora, come se non ci si fosse mai distanziati nel tempo e nello spazio. È quel che succede quando ci si ritrova e sembra che il clic scatti automatico: quando basta un'espressione del volto o dello sguardo per capirsi al volo, quando anche solo un gesto fa sì che l'essenziale si percepisca reciprocamente, al di là del dire (o del non dire, che non è un vero e proprio tacere). Un gesto e forse, o soprattutto, il modo di compierlo: magari una banalità, come il modo di accartocciare un tovagliolino. Sono i rari casi in cui l'interlocuzione diventa lettura illuminante di un essere in divenire, in cui la conoscenza di sé s'arricchisce di nuove sfumature grazie all'altrui affettuosa decodificazione. In tutto ciò, il racconto sgorga anche verbalmente, trovando un nuovo ordine e nuovi sensi dal disordine narrativo, con le sue intermittenze e il ritmo spezzato da deviazioni ora esilaranti ora inaspettatamente profonde, da scambi e interludi che si fanno moneta sonante d'euforica umanità.

19 luglio 2014

Cinquantuno e un giorno

Sono stato in montagna, sulle montagne più belle del bellissimo e lassù ieri ne ho compiuti 51. Col tempo racconterò qualcosa, intanto grazie mille alla buona stella e agli affetti vicini e lontani, toccasana di un vivere che non si stufa e non mi stufa mai.

04 luglio 2014

Pa-pa-ra-pa-paà pa-ra-paà pa-ra-paaà

Ieri sera allo Spazio A si ballava in sala grande. A un certo punto, durante una cortina mi sono avvicinato alla musicalizadora (così si chiama una DJ di tango) e descrivendoglielo alla bell'e meglio le ho chiesto di individuare il titolo di un particolare brano che inizia con uno squillo di tromba di stampo quasi militaresco. Così, grazie alla "Burgoita", una volta arrivato a casa ho finalmente potuto selezionare questa divertente milonga e stamane l'ho ascoltata perché mi aiutasse a svegliarmi di più: La milonga de los fortines (mentre si affacciavano alla mente ricordi in bianco e nero, tipo il sergente Garcia di Zorro e, più vagamente, come in un sogno lontano, I forti di Forte Coraggio).

Quand’è l’ultima volta che hai fatto una cosa per la prima volta?

Dovevo arrivare a cinquant'anni suonati per provare sulla pelle l'efficacia del trilama. Eppure me l'aveva detto Gilgamesh, qualche vacanza fa, che la rasatura diventava più agevole e veloce. In verità, mi infastidiva l'idea di rincorrere i produttori di lamette e le loro moltiplicazioni (oggi siamo fermi al quadrilama o c'è di più?), disonesti com'erano stati nello smettere di commercializzare i ricambi gillette contour, che mi servivano per il leggerissimo e comodo rasoio in sughero Koh-i-noor regalatomi dal mio amico Cesare chissà quanti lustri fa (Cece è uno che ti consegna il regalo di natale al ferragosto successivo e quello di compleanno quando capita, però intanto ha il pensiero e pure il gesto). Comunque, per via dell'ennesimo pregiudizio, avevo rimandato sine die l'evoluzione tecnica, finché per caso mi son ritrovato a sfruttare un'offerta del Gigante, portandomi a casa una piccola scorta di questi usa e getta di categoria superiore. Ora ho una scusa in meno per non radermi come si deve, e una cosa in più da aggiungere alle più recenti in risposta all'interrogativo espresso sopra.

Nota: la domanda del titolo m'era scaturita scrivendo le Dieci cose.

01 luglio 2014

Patti, non parole

Un bel giochetto e un modo per farsi reciprocamente del bene a distanza fu espresso in un sms così articolato: Facciamo che se tu vai a correre io sto 24 ore senza fumare e che se io sto senza fumare tu vai a correre?
I markettari la chiamerebbero una situazione win-win e nella sostanza concordo sorridendo molto.
A correre (o corricchiare, secondo i punti di vista) ci sono andato domenica accompagnato da mio figlio in skateboard. Abbiamo scampato la pioggia ed è stato bello. Ora dovrei tornarci, ma in questo momento ho ancora da lavorare e poi per stasera mi servono le gambe leggere, ché se non piove si ballerà, qui.

30 giugno 2014

Prossima incoronazione

Arriva il giorno in cui ti lasci trapanare un osso. Per me arrivò tempo fa, in seguito alla rottura di un premolare. Sarà capitato tre o quattro mesi or sono, non so nemmeno dirlo con esattezza, sebbene al momento mi avessero impressionato l'idea e il fatto di ritrovarmi un perno metallico infilato stabilmente in una gengiva. Mi torna in mente ora perché domattina presto sarò dal dentista per il controllo e per fissare gli appuntamenti durante i quali nella mia bocca ristabiliranno la sovranità, dato che vi sarà imperniata una nuova corona. Nel frattempo, comunque, non avevo mai smesso di mangiare di tutto e questo forse si vede.

29 giugno 2014

Dolce risveglio

Soccombo sempre alla pigrizia riguardo agli aggeggi tecnologici e sto continuando a usare un vecchio Nokia che avevo ripristinato temporaneamente in seguito alla rottura dell'ennesimo cellulare più moderno. In effetti, come telefonino fa esattamente quel che deve, dunque perché sbattersi o spendere? Vero, però stasera sono contento di poter contare sullo smartphone di Lorenzo per la sveglia di domattina, così gli occhi si apriranno subito dopo che le orecchie saranno state deliziate dalla canzone che abbiamo selezionato insieme: Cupid di Sam Cooke (in questo caso, nella versione di Amy Winehouse).

P.S.: la doppia sveglia è importante perché lo accompagnerò ancora una volta alla partenza per la sua amata colonia di Vacciago, presso il lago d'Orta.

Eppure eppure

Dico a mia madre: "Respira!" Poi basta una ventola che arranca a mettermi l'ansia. Mi autospedisco i file del lavoro in sospeso, ma penso a quanto tempo sia passato dall'ultimo backup. La copia di riserva serve, il fatto è che non c'è mai il tempo di. Eppure sono io a dire sempre che il tempo bisogna semplicemente prenderselo. È così, e così di tutto e di più, erba voglio compresa, si potrà desiderare. Un prezzo da pagare c'è: tipicamente, quello di dover scegliere. Con il timore del rammarico di non averlo fatto per il meglio, un'altra forma d'ansia che schiaccia come un maglio. Eppure sono io a dire: "Respira!" Poi basta, basta un arrancare fatto di parole scritte e un clic arancione ad alleviar le note d'un'altra notte senza tango.

28 giugno 2014

Per fare tutto ci vuole un amo

Quando piove con il sole, di mestiere faccio il pescatore d'arcobaleni. Se abboccano, appena posso m'affretto a comunicarlo a chi può condividerne il piacere e la vista, nei paraggi di quello spicchio di mondo.
Non sempre mi riesce una pesca fruttuosa (ahahhahah), specialmente se nel contempo mi trovo vincolato alle responsabilità di conducente. L'impossibilità di torcere il busto fino a volgere il capo e lo sguardo di centottanta gradi rappresenta un impedimento sostanziale alla voluttà di spazzare l'orizzonte intero. L'eventuale arcobaleno, si sa, s'acquatta dal lato opposto al sole, dunque se stai procedendo verso ovest quasi all'ora del tramonto, tutto ciò che puoi fare è immaginare che ci sia, dietro di te, ad abbracciarti le spalle di colori, ma senza la conferma del guardo.
Rinunciare al periglioso voltafaccia, peraltro, non è detto debba diventar frustrante: oggi sull'asfalto il provvisorio lago si punteggiava di balletti d'acqua sorridenti ai raggi, soprattutto dopo che la tempesta e i rari chicchi ghiacciati avevan fatto luogo a impetuosi goccioloni e poi a gocce di bonaccia, che pur incalzando ancora a ritmo sincopato, preludevano al solleticante e delicato spiovere. L'occhio s'è come tuffato in quella musica visiva, quasi dimentico d'altri spettacoli. Un soave torpore, il tempo d'un lieve gioire, la sobrietà carezzevole di una vaghezza da incanto, momentaneo come quasi tutto ciò che è semplicemente bello.


a cura di Giulio Pianese

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