29 luglio 2014

Di passaggio

In caso di pioggia, i girasoli volgono il capo dall'altra parte e colà lo tengono, per un po', anche quando rispunta il sole. Chissà se fanno così perché non si fidano o perché si son stufati, fatto sta che ti ritrovi a rimirare distese di apparente rassegnazione o indifferenza in quegli stessi campi che furono capaci di ammaliarti sguardo e sorrisi. I sorrisi li dispensi comunque, catturando gli ultimi raggi di un sole quasi già prono alla curvatura terrestre e pronto a rapirsi oltre la collina.
Anche in caso di pioggia, se non fai come i girasoli, puoi trovare il momento giusto per cogliere una bella radiosità e, una volta al mare, per almeno un tuffo e qualche bracciata, in attesa di altro mare, di altro meteo e altre accoglienti terre.

25 luglio 2014

Canto per me

Ci sono. Sì, un po' assonnato, ma ci sono. Niente rischi, piuttosto dormo un po' nel parcheggio d'un autogrill, il tempo di ritemprarmi, come una ricarica d'emergenza: qualche minuto di sonno, una crema caffè e via di nuovo. Ci sono, ci sarò, sappimi aspettare quanto basta. Il bagaglio è incompleto già in partenza, ma intanto io ci sono ed esserci è quel che conta, contaci. La musica m'accompagna e scandisce le distanze abbracciandone gli spazi, commensurandoli alla campitura del movimento possibile. Ci sono, batto le mani sul volante e canto per me, sui rettilinei con gli Smiths, con Paolo Conte sui tornanti, musica e anima, musica è anima. Ci sono. Viaggiare mi rianima, anche stando fermo. Ci sono e di nuovo mi muoverò.

24 luglio 2014

Segni visibili e segni invisibili

Ci sono segni visibili e segni invisibili e sono questi ultimi a rimanere impressi più a lungo. Me lo disse un giorno una fanciulla che una sera s'era ferita il ginocchio sfregandolo ripetutamente, senza avvedersene, su un filo d'erba secco e dritto. La cicatrice sulla pelle, tenne a sottolineare, sarebbe scomparsa molto prima di quel che le era rimasto dentro come sensazioni, tra scambi d'energia di occhi e mani, di respiri e fludi, di terra calda e cielo illuminato da un generoso firmamento. Sono cose belle.

Così sarà anche per il segno visibile che a una settimana dall'escursione al Piz Boè reco sulla superficie corporea. Il fatto è che il giorno del mio compleanno, dopo l'arrivo in cima e la sosta alla Capanna Fassa, siamo scesi dall'altro versante e per divertimento abbiamo percorso un tratto scivolando sulla neve, usando come slittini i k-way stesi sotto il sedere. È stato bellissimo fino all'euforia, tanto che dell'ematoma sulla chiappa mi sono accorto solo un paio di giorni più tardi. Lì al momento, arrivati in fondo, si percepivano solo le risate per la neve che ci era penetrata fin sotto gli indumenti e che però non ci ha infastiditi più di tanto mentre a un tavolo all'aperto del rifugio Boè giocavamo a briscola in cinque (ossia briscola chiamata, altresì detta "ul dü", il due, in Brianza), sorseggiando chi un té, chi una Weissbier. Da lassù, prima e dopo e per tutto il giorno, c'era intorno tanto tanto mondo e dentro tanta sfavillante meraviglia, che rimarrà come cosa bella.

21 luglio 2014

Pericolo di lettura

Ci sono libri che per essere apprezzati davvero vanno assaporati al momento giusto, dicevo, e ne sono tuttora convinto.
Di più: solitamente oso dire che scelgo di leggere quando è il libro a "chiamarmi", quando in qualche modo si stabilisce una casuale misteriosa connessione con quel che avrà da dirmi.
Sembra già un discorso un po' bislacco, ma un dì aggiunsi che mentre lo leggi, un libro che ti piace è come se dicesse: "Mi piace essere letto da te". Guardai l'interlocutrice in cerca di uno sguardo scettico e invece mi rispose: "Io ci spero sempre, che il libro senta quanto mi sta piacendo".
Vedi, fai attenzione: la lettura è bella, bella bella, ma assai pericolosa.

20 luglio 2014

Raccontare

Ci sono almeno due modi di farlo: raccontare per filo e per segno, a mo' di aggiornamento e/o resoconto, è uno. L'altro, di norma riservato agli amici veri e praticabile esclusivamente in caso di facile intesa, è in verità un non raccontare, se non per via indiretta, parlando normalmente nel qui e ora, come se non ci si fosse mai distanziati nel tempo e nello spazio. È quel che succede quando ci si ritrova e sembra che il clic scatti automatico: quando basta un'espressione del volto o dello sguardo per capirsi al volo, quando anche solo un gesto fa sì che l'essenziale si percepisca reciprocamente, al di là del dire (o del non dire, che non è un vero e proprio tacere). Un gesto e forse, o soprattutto, il modo di compierlo: magari una banalità, come il modo di accartocciare un tovagliolino. Sono i rari casi in cui l'interlocuzione diventa lettura illuminante di un essere in divenire, in cui la conoscenza di sé s'arricchisce di nuove sfumature grazie all'altrui affettuosa decodificazione. In tutto ciò, il racconto sgorga anche verbalmente, trovando un nuovo ordine e nuovi sensi dal disordine narrativo, con le sue intermittenze e il ritmo spezzato da deviazioni ora esilaranti ora inaspettatamente profonde, da scambi e interludi che si fanno moneta sonante d'euforica umanità.

19 luglio 2014

Cinquantuno e un giorno

Sono stato in montagna, sulle montagne più belle del bellissimo e lassù ieri ne ho compiuti 51. Col tempo racconterò qualcosa, intanto grazie mille alla buona stella e agli affetti vicini e lontani, toccasana di un vivere che non si stufa e non mi stufa mai.

04 luglio 2014

Pa-pa-ra-pa-paà pa-ra-paà pa-ra-paaà

Ieri sera allo Spazio A si ballava in sala grande. A un certo punto, durante una cortina mi sono avvicinato alla musicalizadora (così si chiama una DJ di tango) e descrivendoglielo alla bell'e meglio le ho chiesto di individuare il titolo di un particolare brano che inizia con uno squillo di tromba di stampo quasi militaresco. Così, grazie alla "Burgoita", una volta arrivato a casa ho finalmente potuto selezionare questa divertente milonga e stamane l'ho ascoltata perché mi aiutasse a svegliarmi di più: La milonga de los fortines (mentre si affacciavano alla mente ricordi in bianco e nero, tipo il sergente Garcia di Zorro e, più vagamente, come in un sogno lontano, I forti di Forte Coraggio).

Quand’è l’ultima volta che hai fatto una cosa per la prima volta?

Dovevo arrivare a cinquant'anni suonati per provare sulla pelle l'efficacia del trilama. Eppure me l'aveva detto Gilgamesh, qualche vacanza fa, che la rasatura diventava più agevole e veloce. In verità, mi infastidiva l'idea di rincorrere i produttori di lamette e le loro moltiplicazioni (oggi siamo fermi al quadrilama o c'è di più?), disonesti com'erano stati nello smettere di commercializzare i ricambi gillette contour, che mi servivano per il leggerissimo e comodo rasoio in sughero Koh-i-noor regalatomi dal mio amico Cesare chissà quanti lustri fa (Cece è uno che ti consegna il regalo di natale al ferragosto successivo e quello di compleanno quando capita, però intanto ha il pensiero e pure il gesto). Comunque, per via dell'ennesimo pregiudizio, avevo rimandato sine die l'evoluzione tecnica, finché per caso mi son ritrovato a sfruttare un'offerta del Gigante, portandomi a casa una piccola scorta di questi usa e getta di categoria superiore. Ora ho una scusa in meno per non radermi come si deve, e una cosa in più da aggiungere alle più recenti in risposta all'interrogativo espresso sopra.

Nota: la domanda del titolo m'era scaturita scrivendo le Dieci cose.

01 luglio 2014

Patti, non parole

Un bel giochetto e un modo per farsi reciprocamente del bene a distanza fu espresso in un sms così articolato: Facciamo che se tu vai a correre io sto 24 ore senza fumare e che se io sto senza fumare tu vai a correre?
I markettari la chiamerebbero una situazione win-win e nella sostanza concordo sorridendo molto.
A correre (o corricchiare, secondo i punti di vista) ci sono andato domenica accompagnato da mio figlio in skateboard. Abbiamo scampato la pioggia ed è stato bello. Ora dovrei tornarci, ma in questo momento ho ancora da lavorare e poi per stasera mi servono le gambe leggere, ché se non piove si ballerà, qui.


a cura di Giulio Pianese

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