31 agosto 2017

Memorabilia

Il giorno in cui tu sei nata mi stavo baciando con una davanti al Tudor Hall. Un bacio memorabile, scambiato con sensualissima allegria, perfetto ancorché unico, memorabile quanto il complimento poi ricevuto, vorace e morbido ad un tempo e come quello, gratis. Quella sera, perché fu di sera, non potevo sapere che stavi venendo al mondo, né che di lì a 26 anni mi sarei lasciato fotografare dai tuoi baci, flash scaturiti da complici risate condivise.
All'epoca ero già viaggiatore del tempo e fu probabilmente questo a suscitare la scintilla che riaccese d'allegria l'iridescente iride, facendoci sguinzagliare pulsioni con illogica tranquillità di spirito. Rispondendo alle tue di labbra mi riconoscevo nella polvere di stelle che ci aveva accompagnati, anticipavo la polvere di spezie che avrei incontrato più oltre, noncurante della polvere alla polvere che non riusciva più a spaventarmi.
Sarei poi ripartito, dopo un commiato di reciproca ilarità appassionata, verso rotte solitarie, inframmezzate da altri flash e rievocazioni, perle sul filo tralfamadoriano dei ricordi passati e futuri. Un giorno ci saranno di nuovo, un giorno ci sono già stati, un giorno ci furono e ci sono nuovi baci memorabili, ciascuno a caccia di un presente eterno nel tempo e nello spazio.

29 luglio 2017

Di grappa e altre bellezze

Ho usato due litri di Grappa Franciacorta Morbida per riempire i boccacci nei quali ora riposano alcoliche le ciorciole e i rametti di cembro che mi ha dato Walter della Baita Caserina perché potessi provare a farmi la grappa al cirmolo.
Non so quale sarà il risultato finale: intanto sto facendo il possibile, trasferendo ogni mattina i barattoli sul balcone perché si possano crogiolare al sole per tutto il giorno e riportandoli in casa la sera. Lo zucchero aggiunto si è già sciolto completamente, il colorito rosaceo è già stato acquisito, ma la pazienza è la virtù primaria per chi voglia sorbirsi dei bicchierini all'altezza delle aspettative.

Il colpo di fulmine gustativo era avvenuto quando, dopo una passeggiata in cresta sul Cornon, ero sceso col mio amico Franz a rifocillarmi alla Caserina. Qualche giorno più avanti, insieme a mio figlio Lorenzo avevamo ripetuto la camminata, allungandoci a percorrere il panoramicissimo monte Agnello prima di inoltrarci lungo il grazioso sentiero tra pini mughi e stelle alpine che dai "Cornacci" sovrasta da un lato la val di Fiemme e dall'altro l'ampio anfiteatro verde di Pampeago, incorniciato dalla magnificenza del Latemar, ma che offre alla vista, tra l'altro, anche l'intera catena del Lagorai, le Pale di San Martino, la Marmolada, il Piz Boè. In questa occasione, ripassando dalla Caserina per una fortaia di metà pomeriggio, insieme alla degustazione mi sono stati offerti gli onori boschivi atti alla produzione casereccia dell'ambita acquavite.

Mi rendo conto, scrivendone, che non si tratta solamente di voler ottenere una leccornia fine a sé stessa, ma di una sorta di tentativo di catturare la bellezza sensoriale promanante da un'intera area geografica che parla ai ricordi e alle voglie, comunicando quindi attraverso il tempo, dal passato al futuro, e che regala istanti sempre presenti grazie all'intensità della sua bellezza.

29 giugno 2017

Il pezzo

Ero lì in auto, mi accingevo a valicare il cavalcavia di Sesto quando ho avuto un'epifania euforizzante: dalla radio (Lifegate, in quel frangente) era partita poco prima Somebody to Love dei Jefferson Airplane, canzone che ascolto dalla fine degli anni settanta, quando acquistai il vinile del 1967 da cui è tratta, ossia Surrealistic Pillow, con tutta la band in posa sulla copertina rosa.

Il cielo era minaccioso, tanto da rievocare certe scene di A Serious Man, film dei fratelli Coen in cui proprio di questa canzone, che fa parte della colonna sonora, viene citato il testo da un rabbino come perla di saggezza ammannita a un ragazzino da redarguire.

Ebbene, mentre percorrevo in su e poi in giù quel cavalcavia, dopo essere stato catturato e trascinato dalle miscele vocali, con la vigoria di Grace Slick e il calore di Marty Balin, mi sono lasciato elettrizzare dagli intrecci strumentali, con la potenza del basso di Jack Casady, le irresistibili acidità della chitarra di Jorma Kaukonen e il sovrapporsi di tutti quanti, un proliferare di livelli d'ascolto che nel giro di tre minuti tre ti danno e ti tolgono tutto.

Lì mi sono detto: questo è IL pezzo. Ce ne sono tanti che mi emozionano e mi accompagnano da sempre, ce ne sono diversi che mi prendono totalmente, alcuni che ho addirittura sigillato come preferenze assolute, ma in quel momento, con forza, ho percepito e sentito così.

Subito m'è venuta voglia di scriverlo, ma non potevo fermarmi (ero di pronto soccorso tanguero, chiamato a far da cavaliere d'emergenza per una lezione cui partecipava anche mia figlia) e allora mi sono detto, e l'ho fatto: chiamo la Mi e glielo dico. Per fortuna m'ha risposto e così ho potuto condividere la sensazione, raddoppiando istantaneamente il piacere (e il sorriso, con questa romagnola che non vedo da quasi dodici anni).

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Signori e Signore: Jefferson Airplane, Somebody to Love

21 giugno 2017

Un pezzo

È arrivata oggi l'estate, eppure ne ho già vissuto un pezzo.

M'è successo qualche giorno fa, quando stavo estasiato in acque trasparenti e cilestrine, trasparenti e turchesi, trasparenti e blu, acque salate assolate, acque avvolgenti e beanti, le stesse che accarezzavano la spiaggia dove avevo lasciato maglietta costume e asciugamano, il cappellino da legionario e gli occhiali scuri nella loro custodia rossa, prima di avviarmi nudo verso l'iniziale contrasto termico che presto si sarebbe mutato in soave totalizzante carezza.

A Koufonissi pochi giorni ma intensi, ai quali ancora mi sento appeso, sebbene le circostanze m'abbiano obbligato a un rientro scandito da necessità incalzanti da incastrare tra gli impegni che già popolavano l'agenda. Preda della burocrazia per essere stato un sans papiers per via della destrezza di una mano disonesta calata nel mio marsupio il primo giorno di vacanza, nella calca sulla linea rossa della metropolitana, tra Syntagma e Panepistimio.
Per questo, dopo le vicissitudini tra la polizia turistica greca, i servizi consolari dell'Ambasciata italiana ad Atene e il recupero di lì a qualche giorno del documento provvisorio di viaggio (ETD) in quel di Paros, ho bussato qui da noi all'ufficio anagrafe e alla Polizia per ottenere, intanto, i certificati sostitutivi per poter esistere e guidare e mi sono procurato un cellulare, in attesa di una nuova carta di credito e della tessera sanitaria. Sì, perché ovviamente mi sono fatto rubare tutto il possibile.

Per fortuna c'era Martina ad aiutarmi e, la sera stessa, il tango a rapirmi: siamo andati in milonga nel quartiere di Psirri, raggiungibile a piedi dal nostro albergo, ed è stato davvero rinfrancante. Vaggelis Hatzopoulos, gentile quanto bravo, ci ha accolti molto cordialmente e ci siamo trovati subito benissimo per l'atmosfera, la musica, le persone e il pavimento perfetto. Il ballo, oltre che divertimento, si è confermato lingua franca, stendendo ponti comunicativi a ogni nuovo abbraccio, con in più l'effetto dei gol in trasferta nelle coppe europee.
Il tutto è stato una bella sorpresa, acuita dal contrasto con alcuni stradoni del centro (zona Omonia), abbandonati al degrado edilizio, sociale e anche economico, a giudicare dalla quantità di saracinesche serrate per sempre, o più probabilmente fino al momento in cui gli speculatori decideranno che i prezzi degli immobili si saranno abbassati a sufficienza per acquistare e mettersi a "riqualificare".
Quella sera, comunque, godemmo di una cenetta a Exarchia, quartiere vivacizzato da un sit-in studentesco, oltre che dai numerosi localini e ristoranti, prima di spostarci ad Agatharchou 15 per andare a ballare alla milonga El cabecéo che si tiene ogni giovedì (musica tradizionale, stile milonguero, età media un po' più bassa che da noi, parecchi tangueri e tanguere di ottimo livello).

03 giugno 2017

Piove col sole

Piove col sole. M'affaccio: una pioggerella allegra, rumorosa a intermittenza, rada e circoscritta. Dal cortile promana lo stesso odore che, in altro cortile, sentivo da piccolo. A pensarci, è lo stesso odore che sale sempre dall'asfalto in queste occasioni.
Piove col sole: tempo d'arcobaleni. Iridescente il futuro lo so immaginare, come la maglia dei ciclisti campioni del mondo dentro le biglie di plastica che facevamo rotolare sulla sabbia, prima al mare e poi in montagna, con tutti i bambini del luogo, noi unici villeggianti a comunicare nel dialetto locale.
Piove col sole. Smette e ricomincia, come un solletico al terreno riarso, come a stuzzicare le piante e i giardini qua sotto, che ora s'agitano al venticello reclamando, forse, più acqua. Il clima è di quando la brezza che t'agita la maglietta risulta carezzevole come uno sgrisolo.
Piove col sole: di certo non potrà durare fino a sera inoltrata. O nubi, o stelle, o tutt'e due.

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bonus d'obbligo: Creedence Clearwater Revival, Have You Ever Seen The Rain

23 maggio 2017

Mondo bombo

Il mondo non è quello che vogliono dipingere coloro che fanno esplodere ordigni (della grossa e cinica industria militare o del meschino terrorismo dei deficienti disperati).

Il mondo è un insieme di colori e di respiri. Voglio continuare a crederlo e a dirlo.

Anche per questo, oggi segnalo un libro suggerito dall'Apprendista libraio:
This is how we do it, di Matt Lamothe, illustra la vita quotidiana di sette bambini provenienti da sette paesi: Giappone, Italia, Uganda, Russia, Iran, Perù e India.
Qui sotto il breve video che lo presenta:



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bonus musicale e un pensiero a Manchester: Joy Division, Love Will Tear Us Apart

08 maggio 2017

Ke koan

Al koan "Qual è il suono di una mano sola?" qualche bravo jazzista avrebbe potuto rispondere: "Una rullata."
Qualcuno tipo Buddy Rich (qui con Charlie Parker, che a un certo punto gli sorride).

24 aprile 2017

Tempo al tempo

Il fatto che "ora" sia il punto medio del segmento che va da "10 anni fa" a "tra 10 anni" un po' di vertigini le dà. O forse sono brividi, come quelli che danno i colpi di calore determinati da un'esposizione prolungata all'azione del sole.

Vertiginoso è lo sguardo che affonda nel tempo se questo si estende bidirezionalmente. Siamo quasi perfettamente in grado di gestire proiezioni nel passato, anche molto remoto, o nel futuro, anche infinito; laddove però la proiezione si fa duplice, l'intendimento smette di funzionare: è la capienza a sfondarsi, per azione delle due aste telescopicamente allungate in versi opposti, è il capire a perdere i sensi, è la comprensione che cessa di afferrare per mancanza di presa.

Se invece "ora" è centrato nel mirino del sentire, i brividi sono più simili agli sgrisoli, il calore accarezza l'epidermide insieme all'aria che s'attraversa una pedalata dopo l'altra, gli occhi riconfezionano scorci già visti regalandoli allo sguardo goloso di semplicità e felice d'innocenti intense condivisioni.

Centrandosi nel mirino del sentire ci si toglierà forse un po' di prospettiva, ma con generosità verso di sé e gli altri ci si potrà e si potrà donare un meraviglioso effetto di sorridente soddisfazione. Per colmo d'immediatezza, potranno bastare, nell'ordine, ingredienti quali: Hangar Bicocca, bikemi, Wan Jiao, bikemi, passeggiata, Castello Sforzesco, bikemi, rientro.

E un bonus musicale, come (Nothing but) Flowers dei Talking Heads (1988).


a cura di Giulio Pianese

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