13 aprile 2012

Allo spiedo

L'orario è una cosa astratta, pensò, con cui però tocca fare i conti, come con lo spartito nella musica per poter suonare insieme agli altri. Per questo si decise a interrompere la lettura delle vicende di Willy Melodia tornato dall'America e ad accingersi alle abluzioni mattutine prima di fiondarsi in una giornata che si preannunciava più carica d'incombenze che di nuvole.
Una vita sana ha bisogno di dormite più lunghe, si disse, tanto convinto d'aver ragione quanto di continuare a smentirsi nei fatti. Anche lì era una questione di orari, di mezz'ore che sfilavano tra le dita piombando nel passato prossimo come perline d'acciaio da un filo spezzato, di ore che si rimpicciolivano al buio, di mezze giornate svaporate tra il dire e il non fare.
Era, quello, un tempo un po' in sospeso ma cadenzato da impegni a cascata, un tempo infilzato da cadenze orarie grevi di scadenze difficili da danzare. Al mercato, verdure e pesce da cucinare con calma poi, e subito qualcosa di pronto da mangiare in fretta. Tipo quello, facciamo mezzo, sospeso e infilzato, arrostito allo spiedo, come il tempo, per essere in orario anche senza sapere ancora quando.

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a cura di Giulio Pianese

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