31 gennaio 2017

Ci s'ingentilirà

Gli abbracci che sto piano piano migliorando sono quelli tangueri. Lo faccio continuando a seguire i corsi del mio primo maestro Antonio Iantorno e della sua Anna Parker, lo faccio andando a ballare ogni volta che posso (poco o tanto, dipende dalla prospettiva), lo faccio anche prendendo qualche lezione extra dall'artista Beatriz Mendoza. L'affinamento non finisce mai, un po' come quando si impara a suonare uno strumento musicale o a padroneggiare una lingua straniera: più si progredisce, più si avverte l'enormità degli abissi da colmare. È come una spirale, positiva, e come in una spirale, ad ogni giro si ripassa sullo stesso punto, ma a un diverso livello.

Gli abbracci che non hanno bisogno di essere migliorati, ma solo praticati, invece, sono quelli affettivi. L'affettuosità non manca e non è mai mancata, ma le sue manifestazioni dipendono da diversi fattori. Uno fra tutti, la delicatezza dei cambiamenti evolutivi delle persone, segnatamente quelli dei figli. Però sappilo, tu che magari stai patendo le ritrosie della tua prole adolescenziale: quelle manifestazioni, talora sospese per lasciar posto agli scontri da crescita e da ricerca di autoaffermazione di giovanotti e giovanotte, poi torneranno, più belle che mai, perché nutrite di nuova consapevolezza.

Giorno trentuno: occhio, che imbarbarirsi è un attimo!

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Grazie per aver letto le mie parole, sarò lieto di leggere le tue.



a cura di Giulio Pianese

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