24 settembre 2014

Perle

Leggendo in metrò il libro di Alessandro Robecchi incappo in una considerazione sugli obitori e mi viene in mente che una volta ci sono stato davvero in un obitorio.
L'avevo dimenticato, ma in un lampo me lo sono rivisto: entrai per un saluto e la mia amica era là, biancaneve bionda sotto vetro, bella sempre e comunque, con gli occhi azzurri che indovinavo dietro le palpebre chiuse. Eravamo a fine secolo, nella prima metà di dicembre. Pochi giorni prima avevo fatto in tempo a salutarla dal vivo, beccando per caso il momento nelle poche ore del suo risveglio dal coma epatico nel quale poi risprofondò per pochi ultimi giorni.
Quando la cronologia delle memorie può sovrapporsi liberamente, svincolata da qualsiasi consecutio, ogni istante diventa perla unica e fluttuante, tempo fuori dal tempo. Proprio come succede ai momenti belli che ci prendiamo il lusso di vivere e di custodire, stampigliati nel sorriso ossigenante dell'essere intero.

1 commento:

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Grazie per aver letto le mie parole, sarò lieto di leggere le tue.



a cura di Giulio Pianese

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