18 agosto 2013

Porte

Non c'è un unico metodo di aprire le porte: per alcune bisogna spingere, per altre tirare. Quando credi di avere imparato, memorizzandole una per una, niente di più facile che ti ritrovi dall'altro lato, dove l'azione necessaria s'inverte.
E questo è niente: per poterle aprire, bisogna riconoscerle. Trompe-l'oeil, armadi, specchi, sgabuzzini sono solo alcuni degli ostacoli che si possono frapporre tra te e un'onorevole uscita dal locale in cui ti trovi.
Non c'è nemmeno bisogno che siano chiuse a chiave per metterti in difficoltà, però l'esistenza di chiavi non va trascurata, per non parlare di chiavistelli, lucchetti, serrature a combinazione o elettroniche, blindature: sono i casi in cui all'abilità personale andrà affiancato uno strumento idoneo.
D'altro canto, se una porta non si apre, è pur sempre possibile cambiare strada... e no, la storiella del portone non la cito e non la bevo, anzi, fa' attenzione: all'apertura improvvisa, un portone addosso può far male!

6 commenti:

  1. Perché scali le montagne?

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    1. perché nuotarci è più difficile

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  2. bella. rub o e ti cito, va bene?

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. http://promemoriacrimilda.blogspot.it/2013/08/porte-non-ce-un-unico-metodo-di-aprire.html

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Grazie per aver letto le mie parole, sarò lieto di leggere le tue.



a cura di Giulio Pianese

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